Legnano story - note personali
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fatto podcast
 
Cascina Caldera - Via Caldera - Quinto Romano
 
Tipica cascina a corte chiusa, risale al 1500.
Apparteneva alla nobile famiglia dei Rainoldi assieme alla cascina San Romano fino al 1596, quando le due cascine vennero divise tra i fratelli dello stesso casato.
Una lapide in latino del 1608 attesta la sua dedicazione a San Carlo Borromeo, che fece una visita pastorale nelle cascine della Pieve di Trenno nel 1576.
 
“Cesare Rainoldo, figlio di Barbara Carcano e
Paolo Maria (Funzionario di corte), nipote di
Giovan Battista presidente del senato
milanese, pronipote di Gian Giacomo
presidente della magistratura straordinaria,
valoroso soldato contro i belgi sotto
Alessandro Farnese, molto caro agli uomini
più importanti per la probità dei costumi e la
abilità nello svolgere gli incarichi, unico di
Milano nell’ordine dei decurioni, incaricò di
costruire questo tempio. Avendo assegnato
del denaro per svolgere quotidianamente delle
cerimonie religiose. All’età di 45 anni morì,
con grande senso di rettitudine, il 2 Aprile
1602. Gian Giacomo Rainoldo con
straordinario affetto verso il fratello, costruì il
tempio che volle fosse dedicato a San Carlo.”
 
Nel 1753, alla morte del conte don Giorgio Rainoldi, ultimo discendente della casata, Cascina Caldera cambiò proprietà. Nel 1779 vennero apportate alcune migliorie funzionali. La data è incisa con i caratteristici caratteri dell’epoca, nella parete in granito dell’abbeveratoio sotto il porticato sud, all’ingresso principale delle stalle dei bovini.
La struttura della cascina rimase pressoché inalterata fino al 1843, quando, sotto la spinta della politica agricola degli Austriaci, venne ristrutturata con l’ampliamento delle stalle, fienili e portico; venne edificata anche la casera per la lavorazione dei formaggi e la sezione (ancora osservabile sotto il porticato Ovest) con curiosi “stabielli” a due piani sovrapposti per l’allevamento dei suini in basso e dei polli in alto
Sulla parete di un’abitazione dei salariati si intravede un piccolo affresco votivo dedicato alla Madonna di Caravaggio. Non è niente di eccezionale, ma è il simbolo della fede e dell’affetto dei contadini.
La chiesetta dedicata a San Carlo con l’andare del tempo fu trascurata fino a diventare un deposito di attrezzi agricoli.
Uno degli ultimi proprietari, il conte Baudi Selve di Vercelli, per un contenzioso con gli affittuari, i signori Regazzetti, tolse loro le 600 pertiche di terreno dalla conduzione e le mise a monocultura di frumento per molti anni, obbligandoli così ad approvvigionarsi di foraggio nelle altre cascine del circondario.
L’antico oratorio adesso non esiste più, è stato demolito per allargare il portone d’ingresso della cascina, rimane solo la lapide murata sulla casa adiacente, su cui si vede ancora chiarissima la sagoma della chiesetta.
Attualmente la cascina Caldera è di proprietà del Comune di Milano, concessa alla Sezione milanese di Italia Nostra per divenire la sede per la direzione e la manutenzione del Parco delle Cave, spazi per attività sociali, alloggi di presidio e la sede delle Guardie Ecologiche Volontarie del Comune di Milano. I porticati all’ingresso di Via Caldera ed all’uscita verso il Parco delle Cave sono stati ricostruiti a regola d’arte. Sono attualmente in corso d’opera gli interventi di manutenzione per la sistemazione delle parti pericolanti e di quelle più esposte all’usura del tempo e delle intemperie.
Grazie al lavoro di Italia Nostra, nella primavera del 1998 venne ripristinata l’antica e  razionale distribuzione delle acque di irrigazione intorno alla cascina Caldera. La vista della grande distesa a verde è da allora molto gradevole, con un paesaggio ordinato, tranquillo e curato. Dopo trent’anni, le aree agricole intorno alla cascina possono ancora essere irrigate con acque pulite, con poca spesa gestionale e nel pieno rispetto della storia del paesaggio agrario. Si è trattato di un lavoro di recupero che ha consentito all’acqua di tornare a scorrere copiosa lungo gli antichi tracciati, riportando la vita e cancellando rapidamente gli effetti negativi causati da decenni di abbandono e incuria.
Il lavoro realizzato non è stato da poco, si sono superate difficoltà ed imprevisti di ogni genere, sono stati ripristinati antichi manufatti (chiuse, incastri, ponticelli, ecc.) ma anche scavati canali ex-novo.
 
 
cascine-6-2-1.pdf - Il complesso di Cascina Bettole visto dal terrapieno della “nuova” Via Novara. L’importante arteria è stata realizzata ex novo a sud della Cascina a seguito dell’ampliamento dello svincolo con la Tangenziale Ovest in occasione dei Mondiali di Calcio del 1990. Da allora il vecchio tracciato di Via Novara è stato declassato a “strada  senza uscita” ed il nuovo, praticamente, “taglia in due” la Cascina con il territorio di competenza. Un sottopasso, a sinistra nella fotografia, permette il collegamento ma, essendo stato realizzato notevolmente sotto il piano di campagna, sovente risulta allagato.
cascine-6-2-2.pdf - Cascina Caldera. Sulla sinistra, uno dei tanti parcheggi (rimasti in gran parte inutilizzati) realizzati in occasione dei Mondiali di Calcio del 1990. Sulla destra l’ex “giardino” settecentesco, ora utilizzato per attività ippica e deposito di materiali e macchinari.
cascine-6-2-3.pdf - Il rimessaggio dei cavalli - Antico e moderno a confronto
cascine-6-2-4.pdf - L’ala est con le ex abitazioni dei salariati ed il campaniletto a vela, sulla parete a sinistra è chiaramente visibile la sagoma del tetto della chiesetta; sullo spigolo, a destra, la lapide in marmo. - Panoramica di Cascina Caldera, vista da Sud, dall’area attrezzata del Parco delle Cave
cascine-6-2-5.pdf - Il lavello in granito utilizzato per abbeverare il bestiame . Al centro la data di realizzazione : 1779, in piena dominazione austriaca. - L’affresco con l’effige della Madonna di Caravaggio e l’interno dell’antica ghiacciaia
cascine-6-2-6.pdf  - Franco Zamboni
cascine-6-2-7.pdf - Angela Zamboni ed alcuni simpatici “ospiti” della Cascina
 
 
 
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