Legnano story - note personali
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Cascina Fametta – Cassina Fametta
In alcune carte topografiche viene chiamata anche Cascina Fanetta, ma è più conosciuta col nome di Fametta.
Quasi “soffocata” dalla “Tangenzialina” che collega Via Novara (Vighignolo) con Pero, dalle vasche del Depuratore di Pero e dal deposito dei Treni della Metropolitana Milanese, ancora sopravvive l’originaria destinazione agricola finalizzata alla raccolta del riso.
Cascina Fametta è collegata a Trenno con una stradina tortuosa in mezzo alle risaie, ultimo lembo della via Rizzardi.
Un luogo suggestivo, quasi irreale, nonostante la vicinanza di enormi realizzazioni industriali come il deposito ATM ed il Depuratore di Pero.
Durante la prima guerra mondiale la proprietaria della Fametta era la signora Scolari, per lavorare i campi coltivati a risaia utilizzava i prigionieri di guerra austriaci.
Poi sono subentrati come affittuari i Farina, i Campari, gli Zucchetti ed attualmente la cascina è condotta dalla famiglia Sobacchi.
In una mappa topografica del 1836 curata dal ten. Berra (collezione A.Porri), ad ovest della cascina Fametta, in mezzo alle risaie, è segnalata una fornace per la fabbricazione di mattoni e coppi, chiamata appunto “la Fornace della Fametta”.
Ai tempi della Scolari, un trenino a vapore, guidato da una donna e da un prigioniero austriaco trasportava i mattoni dai campi argillosi della Fametta fino alla fornace di Pero.
Ogni campo cavato doveva ritornare ad essere coltivato, per tre anni non era gravato dell’affitto, il canone serviva per comperare il letame ed il concime per ripristinare la fertilità.
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