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lib1466-batt-legn-07 - La_disfatta_del_Barbarossa_a_Legnano - Questo testo analizza la storica battaglia di Legnano del 1176 come lo scontro decisivo tra due visioni del mondo radicalmente opposte: l'autoritarismo verticale del Sacro Romano Impero e l'autonomia partecipativa dei comuni italiani.
 
Questo testo analizza la storica battaglia di Legnano del 1176 come lo scontro decisivo tra due visioni del mondo radicalmente opposte: l'autoritarismo verticale del Sacro Romano Impero e l'autonomia partecipativa dei comuni italiani. Attraverso il saggio di Paolo Grillo, la narrazione ripercorre la brutale distruzione di Milano da parte del Barbarossa e la successiva rinascita della solidarietà cittadina nella Lega Lombarda, culminando nel fallimento del terrore imperiale. L’evento viene descritto come un vero e proprio cortocircuito storico, in cui un esercito di civili e artigiani riesce a smantellare il paradigma della cavalleria aristocratica grazie a una profonda coesione sociale e a un forte contratto comunitario. In definitiva, il racconto celebra la vittoria del software di una comunità — l'identità e la coscienza civile — contro la forza bruta dell'hardware militare, segnando il trionfo dell'autogoverno sulla monarchia assoluta.
 
 
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Immaginiamo per un attimo l'unità militare più corazzata e più temuta di tutta l'Europa del X secolo. Uomini addestrati alla guerra fin da bambini che a un certo punto vengono letteralmente spazzati via da un gruppo di calzolai, fornai, fabbri, gente arrivata sul campo di battaglia a piedi.
Sì, esatto. Sembra davvero la trama di un film di fantasia. Una roba epica ma inventata.
C'è un'esagerazione totale. Eppure ehm stiamo parlando di un fatto storico assolutamente documentato.
È praticamente il glitch definitivo, no? Un errore nel sistema, in quella che potremmo chiamare la matrix del potere medievale.
Un vero e proprio corto circuito. Sì, perché per la logica dell'epoca un evento del genere non era, diciamo, semplicemente improbabile, era concettualmente impossibile.
Impossibile, certo.
Cioè, l'ordine naturale delle cose prevedeva che l'aristocrazia guerriera dominasse e basta e che i popolani, beh, subissero.
Invece oggi ci troviamo a discutere esattamente del capo avvolgimento di quell'ordine. Quindi benvenuti a questa nostra nuova esplorazione a fondo. Oggi facciamo un tuffo in una storia monumentale, visto che c'è un anniversario davvero epico, gli 850 anni dalla battaglia di Lignano, che si è combattuta il 29 maggio del 1176.
Che data!
Eh sì, abbiamo esaminato un sacco di resoconti storici e eh ci stiamo basando in particolare sulle ricostruzioni pazzesche, davvero minuziose del saggio di Paolo Grillo, l'assedio di Milano del 1162 e il trionfo del Barbarossa che è appena uscito in questo 2026,
che è un testo fondamentale. Mh mh. Perché l'errore che si fa spessissimo con Legnano è di, sai, derubricarla a un semplice scontro militare.
Una battaglia e via.
Esatto, una battaglia e via. Invece il libro di Grillo ci permette di guardare oltre la tattica, di analizzare proprio le viscere di questa guerra. Ci aiuta a decifrare come una popolazione urbana, un'amalgama di persone normalissime, si è riuscita a smantellare un intero paradigma politico che poi ente la nostra missione di oggi non si tratta solo di capire la scaramuccia o come una fazione abbia vinto in campo aperto, si tratta di comprendere lo scontro frontale e violentissimo tra due modelli di società completamente opposti, radicalmente incompatibili.
Assolutamente.
Allora, cerchiamo di sbrogliare la matassa perché il panorama dell'Italia del X secolo non è per niente intuitivo da capire. Per cogliere la gravità di Legnano dobbiamo avere chiarissimi i profili dei due giganti che si stanno scontrando.
E allora partiamo dal vertice, no? Da dal vertice della catena alimentare dell'epoca, cioè il Sacro Romano Impero, guidato in quel momento da Federico I di Sveia, che tutti conoscono come il Barbarossa, il famoso Barbarossa,
lui stesso, imperatore dal 1155. E per capire il Barbarossa bisogna capire la sua visione del mondo, cioè nella sua mente il potere ha una struttura strettamente verticale.
In che senso verticale?
Nel senso che è una specie di cascata ininterrotta, no? Parte da Dio, scende sul l'imperatore, poi da lui fluisce ai grandi principi, ai nobili e giù fino ad arrivare alla massa dei sudditi in fondo alla piramide.
E i sudditi stanno lì solo per prendere ordini?
Praticamente sì. Il loro ruolo è uno solo, obbedire e pagare le tasse, i tributi.
E per garantire che questa cascata scenda bene senza intoppi, l'imperatore ha in mano uno strumento terrificante. Parlo del suo esercito, il cui nucleo è questa elite aristocratica impressionante.
I famosi cavalieri. Esatto. Le fonti parlano di una forza d'urto di circa 3000 cavalieri pesanti tedeschi. Ma non pensiamo, sai, al soldato normale a cavallo. Queste erano macchine da guerra umane.
Sì. Uomini che non avevano mai lavorato in vita loro. Cioè, mai un giorno di lavoro. Adestrati da bambini. La guerra per loro era un privilegio di classe e cavalcavano questi distrieri immensi allevati apposta per reggere il peso di armature sempre più spesse e pesanti.
L'aspetto affascinante qui è che questa forza formidabile non era per niente abituata a trovare degli ostacoli veri. E poi se guardiamo dall'altra parte delle Alpi c'è il Nord Italia che era un mondo un po' strano all'epoca, no?
Un mondo decisamente anomalo, nato sostanzialmente da un vuoto di potere, cioè a causa della lunga lotta per le investiture tra Papato e impero e a causa di tante guerre civili in Germania, l'autorità imperiale in Italia era di fatto assente per decenni.
Il padrone di casa non c'era.
Esatto. E in questa assenza prolungata Le città italiane hanno iniziato a fare da sole, si sono autoorganizzate, hanno creato i comuni, praticamente istituzioni autonome in cui i cittadini eleggevano i propri magistrati, i consoli e facevano le loro leggi. E qui emerge il contrasto perché il loro esercito era lo specchio della società.
In che modo?
Nel senso che le stime ci dicono che queste forze civiche potevano mobilitare dai 12.000 ai 15.000 uomini, ma non professionisti. Parliamo di, insomma, tutta la popolazione maschile in grado di tenere in mano un'arma, la fanteria cittadina.
Certo, ma sai il punto cruciale qui è proprio la natura del potere, perché nei comuni il potere non scendeva dall'alto per diritto divino, salendo dal basso invece una cosa impensabile per l'impero.
Impensabile. Si basava, con tutti i limiti dell'epoca, ovviamente, su un principio di consenso, di partecipazione. C'era questo contratto sociale, diciamo, tacito, ma molto vincolante, del tipo "Se io partecipo ai benefici devo anche combattere". Precisamente il diritto di partecipare al governo e alla ricchezza della città coincideva in modo assoluto col dovere di difenderla, mettendo a rischio la vita.
Se volessimo rendere l'idea con un'analogia per chi ci ascolta e magari mastica più di economia che di storia medievale, è come una collisione tra due modelli aziendali. L'impero del Barbarosa è tipo una vecchia gigantesca corporazione monopolistica. C'è il CEO con potere assoluto, le procedure rigidissime e chi sta ai piani bassi non fiata.
Mi piace questa immagine. Mentre i comuni italiani sono come un ecosistema di startup, sono caotiche, decentralizzate, litigano in continuazione tra di loro, fanno un sacchio di rumore, ma sono agilissime,
innovative, ricche e basate sulla partecipione.
È un'analogia che calza perfettamente e spiega bene anche la reazione del Barbar Rossa, perché quando Federico scende in Italia la prima volta tra il 1154 e il 1155 si guarda intorno e vede questo ecosistema di startup impazzite e si spaventa. Più che spaventarsi capisce il pericolo, essendo un uomo con un grandissimo intuito politico. Vede Milano che per gli standard del tempo era una metropole immensamente ricca con un'autonomia ormai, diciamo, sfacciata.
Facevano quello che volevano.
Assolutamente. E Federico intuisce che Milano non è solo la città ribelle che evade le tasse, è una minaccia sistemica. Il modello milanese rischiava di far crollare proprio l'intera architettura ideologica dell'impero.
E allora come fa un imperatore a chiudere una Tap che gli dà fastidia. Le taglie i fondi, le taglie le risorse vitali. Ed è questo il meccanismo che fa esplodere tutto. Arriviamo alla famosa dieta di Roncaglia. Siamo nel 1158.
Esatto.
Federico convoca questa mega assemblea con giuristi, rappresentanti delle città e praticamente dice la ricreazione è finita. Pretende la restituzione immediata di tutte le regalie.
Che poi in termini pratici significava espropriare le città dei diritti sovrani di base perché le regalie includevano cose tipo il diritto di riscuotere i dazzi sulle strade, sui fiumi, amministrare la giustizia, battere moneta.
Micali, eh no, era il cuore economico dell'autonomia di un comune.
È come se oggi ehm un governo centrale decidesse da un giorno all'altro di sequestrare tutto il bilancio di una regione, chiudere i tribunali e mandare un tizio straniero a governare. E poi Federico vieta le alleanze, giusto?
Sì, vi categoricamente qualsiasi alleanza tra le città. Ogni comune deve rispondere solo all'impero. e a nessun altro.
Nessuna rete di protezione, nessuna. E questo divieto unito a questa spogliazione di risorse è il vero punto di non ritorno. Sottrarre tutta questa ricchezza e azzerare le libertà civiche provoca inevitabilmente una reazione violenta.
Va bene.
E qui entriamo nella fase più buia di questa vicenda, quando l'impero decide di dare una lezione indimenticabile.
L'assedio di Milano. Leggendo il libro di Paolo Grillo. Qua si esce, sai, dalla visione un po' romantica della guerra con i cavalieri e si entra in un incubo logistico umano. Tra il 1161 e il 1162 il Barbarossa non cerca la bella battaglia campale, opta per lo strangolamento.
Un logoramento sistematico. Sì, devastano le campagne in modo metodico, bruciano i campi, tagliano gli alberi, distruggono i mulini. Milano viene isolata e affamata per mesi finché non cede, all'inizio del 116. due.
E le condizioni che impongono i milanesi sono spietate, cioè non c'è nessuna clemenza. L'imperatore ordina che Milano venga semplicemente cancellata dalle mappe. Mura giù, fossati riempiti, torri demolite.
Tutto distrutto. Ma aspetta, perché qui c'è un dettaglio che quando l'ho letto sono rimasto sbalordito. Eh, chi è che ha materialmente demolito la città? Perché questo è politico ed è macabro.
Hai centrato il punto. Federico non usa i suoi soldati. tedeschi per spaccare le pietre. Affida il lavoro sporco alle milizie dei comuni italiani alleati dell'Impero Lodi, Cremona, Pavia, Como, cioè i vicini di casa.
I vicini di casa che spesso erano pure i rivali commerciali feroci di Milano. Viene assegnato loro il compito di radere al suolo dei quartieri precisi ed è stata una mossa lucidissima, calcolata per creare delle fratture insanabili tra i lombardi.
Mamma mia, un monito per tutta l'Europa praticamente. E poi c'è il trauma della gente. I milanesi sopravvissuti vengono cacciati. costretti a vivere in quattro accampenti giganti, villaggi di baracche nel fango, lontani dalle rovine.
E non dimentichiamo il colpo psicologico e religioso, eh, che per la mentalità dell'epoca era devastante.
Le reliquie, giusto?
Sì, l'esercito imperiale confisca le reliquie dei remagi che erano custodite a Milano e le porta in Germania a Colonia. Era il modo del Barbarossa per dire, guardate che vi ho tolto non solo i soldi, ma anche la protezione di Dio è pesantissimo. Però m arrivati a questo punto a me viene un dubbio strategico forte. Cioè, c'è qualcosa che non quadra se ci pensi.
O.
Se l'obiettivo di Federico era governare il Nord Italia e farci un bel profitto, estrarre ricchezza con le tasse, che senso ha radere al suolo la metropoli più ricca, il motore economico della zona? Cioè, se distruggi fisicamente la città non ti tagli la fonta dei soldi da solo, oltre a creare un odio pazzesco.
È una perpilsità assolutamente fondata la tua. Se la guardiamo con gli occhi di un politico di oggi, la mossa del Barba Rossa è un suicidio economico, ma per un sovrano medievale L'autorità, il mantenimento del potere e l'obbedienza assoluta venivano molto prima del PIL, diciamo.
Aveva bisogno di far paura.
Esatto. Federico aveva bisogno di una punizione talmente esemplare, talmente violenta da paralizzare chiunque pensasse a una ribellione sia in Italia che in Germania. Però ehm ha fatto un errore di calcolo madornale su quello che sarebbe successo dopo.
Ti riferisci a chi ha messo a governare?
Sì, l'amministrazione, avendo Spazzato via i comuni, Federico manda i suoi fiduciari, i famosi podestà imperiali e chi sono? Perlopiù aristocratici tedeschi o religiosi che della complessità italiana non capivano nulla.
Immagino non parlassero neanche la lingua.
Spesso no e consideravano gli italiani praticamente come una razza inferiore da spremere e basta, come un esercito di occupazione. Tasse arbitrarie, prepotenze, insomma un incubo.
Il risultato è ovvio. In pochissimi anni il clima diventa letteralmente insostenibile. E la cosa pazzesca è che l'odio verso questi podestà finisce per colpire pure quelle città, tipo Cremona, che fino a due anni prima stavano smantellando Milano col sorriso sulle labbra.
Eh, l'oppressione non guarda in faccia a nessuno e tra l'altro ehm quei milanesi esiliati nelle baracche dei quattro campi profughi non si erano mica sciolti. I legami di quartiere, le corporazioni, l'autorità dei loro consoli. Tutta questa roba era sopravvissuta anche senza i muri della città.
E infatti questa pressione folle porta al capovolgimento della scacchiera. L'eccesso di autoritarismo di Federico ottiene il risultato opposto a quello che voleva. Nasce la solidarietà tra nemici e nascono le leghe.
Sì, prima nel 1164 c'è la Lega Veronese un po' in periferia, ma il vero terremoto, ehm, la rottura totale arriva in primavera del 1167 con la nascita della Lega Lombarda, un giuramento tra Cremona, Brescia, Bergamo, Mantova.
E la prima cosa che fanno qual è? Una cosa bellissima, tra l'altro. Scortano i milanesi fuori dai campi profughi, li riportano sulle macerie di Milano e tutti insieme ricostruiscono le mura e i fossati. La rinascita di Milano è proprio ehm il fallimento del terrore imperiale.
Ma la Lega non sta ferma a difendersi, passa all'offensiva geopolitica.
E qui arriva la parte davvero interessante, una mossa di una sfacciataggine unica. Nel 1168 i comuni si alleano e fondano una città nuova di Zecca. La costruiscono in Piemonte in una posizione strategica in mezzo ai territori alleati dell'impero. E sai come la chiamano?
Alessandria.
Alessandria. In onore di Papa Alessandro II che all'epoca era il peggior nemico del Barbarossa in assoluto. Cioè è una provocazione clamorosa. Io l'ho pensata così. È come se tu ti costruissi una tenda abusiva nel giardino del padrone di casa che ti ha appena sfrattato.
Rende molto bene.
E poi dai alla tenda il nome del giudice che lo sta processando.
Se colleghiamo questo al quadro generale notiamo che Federico in quel momento è debolissimo, non può neanche rispondere alla provocazione perché l'anno prima a Roma il suo esercito è stato decimato da un'epidemia probabilmente malaria.
Tantissimi morti senza combattere.
Sì, migliaia di soldati d'elite morti nel letto, quindi lui deve scappare in Germania.
Ma non si scorda l'affronto di Alessandria. Infatti nel 1174 scende di nuovo in Italia con un esercito enorme, tipo 8.000 cavalieri. Il suo unico scopo è cancellare questa città provocatoria.
Inizia l'assedio. di Alessandria che però diventa un disastro totale. Dura 6 mesi da ottobre ad aprile nell'inverno, nel fango, sotto la pioggia. Le mura di terra di Alessandria reggono benissimo. Nel frattempo l'esercito della Lega Lombarda arriva in soccorso e Federico è bloccato.
Bloccato e con le truppe logorate. Deve levare le tende. Si tenta una tregua, la tregua di Montebello, ma niente da fare. Le posizioni sono incompatibili. L'impero vuole obbedien e comuni non ci pensano proprio a rinunciare all'autonomia. Fine della diplomazia.
E quindi andiamo dritti alla resa dei conti. 29 maggio 1176, Legnano. Federico è a Como e deve a tutti i costi arrivare a Pavia per unire le sue truppe che sono arrivate fresche dalla Germania con quelle dei suoi alleati. Ma la Lega Lombarda ha molti più uomini, sa dove sta andando e gli blocca la strada sfrittando benissimo il terreno, boschi, paludi per non far muovere la cavalleria tedesca. inizia per caso con le avanguardie che si scontrano. Poi arrivano i tedeschi veri, i cavalieri e i lombardi all'inizio devono indietreggiare. Sembra la solita scena in cui i fanti scappano, ma invece arretrano apposta per svelare il loro cuore difensivo. E qua bisogna parlare del carroccio.
Eh, il carroccio è fondamentale perché le fonti ne parlano in un modo pazzesco. Non era un carretto, era una roba immensa di legno a quattro ruote trainata da buoi enormi vestiti a festa. Scopro c'era un albero gigante con le bandiere di Milano, un altare dove i preti dicevano messa mentre la gente si ammazzava all'intorno e la Martinella, la campana.
Sì, questa grande campana che suonava in continuazione per dare i ritmi. Praticamente era, non so, un centro di comando mobile incrociato con una cattedrale e i fanti lombardi si piazzano tutti intorno a questo carro. Però c'è un corto circuito logico che cerco di sbrogliare.
Dicci.
Da una parte hai 3000 cavalli enormi con l'armatura e sopra tizi nati per uccidere che ti caricano il galoppo. Dall'altra hai che so il panettiere e il fabbro a piedi. L'istinto umano ti dice di scappare urlando. Perché non sono scappati?
È un mix di meccanica, psicologia e sociologia. Dal punto di vista meccanico hanno creato un muro vero e proprio. Hanno piantato a terra dei mega scudi i palvesi incastrati tra loro e da questi scudi usciva una foresta di lance lunghissime puntate nel terreno. Cavalli.
I cavalli sono animali intelligenti. Nessun cavallo sano di mente si schianta volontariamente contro un muro di punte di lancia, indipendentemente dagli speroni. Quindi la cavalleria deve frenare all'ultimo secondo, perdendo tutta l'energia dell'impatto.
Ah, geniale. E dal punto di vista psicologico, come fai a non farti prendere dal panico?
Per come era organizzata da società, cioè quei fanti non erano estranei messi in fila a caso, erano schierati per quartiere. Questo significa che il tizio, la tua destra era tuo fratello, quello a sinistra era il calzolaio da cui andavi tutti i giorni. Dietro c'era il tuo vicino di casa.
Pazzesco.
Se tu avessi mollato lo scudo per scappare, aprendo una breccia, avresti fatto uccidere tutte le persone che amavi. E se anche fossi tornato in città vivo, la tua vita sociale lavorativa sarebbe stata finita. L'infamia era molto molto peggio di morire in battaglia e questa coesione densissima che ha tenuto duro.
E tengono duro per ore. Tutta la mattina, il pomeriggio i tedeschi caricano, i lombardi li rispingono finché succede l'imprevisto.
Eh sì, il sole picchiava forte, sinemaggio, armature caldissime, le forze imperiali sono stanchissime e in questo stallo succede la cosa che decide tutto. Barba rossa, che combatteva in prima linea in modo anche molto spericolato, cade da cavallo, viene disarcionato nella mischia, sparisce sotto un groviglio di cavalli, polvere, armi, nessuno lo vede più.
E se in quell'epoca non hai il microfono per avvis e non vedi più la bandiera del tuo imperatore.
Il panico totale. Quell'ellite guerriera che si sentiva invincibile mandata da Dio, vede il sovrano scomparire. Si convincono che sia morto e crollano psicologicamente di schianto. Rompono i ranghi e iniziano a scappare verso Pavia.
E i lombardi?
I lombardi a quel punto paprono il muro, escono e contrattaccano. Inseguono i tedeschi in fuga, ne uccidono tantissimi e, cosa incredibile, invadono l'accampamento dell imperatore. Prendono i tesori, i documenti e catturano un sacco di nobili, una rotta storica. Quindi cosa significa tutto questo dal punto di vista politico? Perché Federico riappare a Pavia qualche giorno dopo, umiliato e ferito, ma è bloccato. Senza esercito non ha scelta, deve negoziare. E arriviamo ai trattati di pace che sono due fondamentalmente. Il primo è la pace di Venezia nel 1177 che è super simbolica perché imperatore deve riconoscere il Papa e mettersi letteralmente in ginocchio davanti a lui, a San Marco.
E il secondo,
il secondo è quello che conta per l'Italia, la pace di costanza del 1183. Ovviamente l'hanno scritta facendo finta che fosse una magnanima concessione del sovrano, sai, per salvargli la faccia.
Certo, formalità. Ma nella pratica per la gente delle città che voleva dire?
Voleva dire la vittoria su tutta la linea. Le regalie tornavano ai comuni, quindi il mercante di Milano o di Brescia sapeva che i suoi soldi delle tasse rimanevano in città per fare opere pubbliche e non andavano in Germania.
Ah, cambiava tutto.
E potevano eleggere i propri consoli, alzare le mura senza chiedere il permesso a un re lontano 1000 km. L'impero aveva perso il nord Italia di fatto.
Un traguardo pagato carissimo, ma fondamentale. E tra l'altro la fine di Federico Barbarossa è ehm da film pure quella. Torna in Germania, riesce a sistemare i suoi rivali interni e ormai vecchio decide di partire per la terza crociata.
Sì, dopo che era accaduta Ma non muore in una battaglia epica contro il Saladino, muore annegando nel 1190 in un fiume, il Gokusu, nell'attuale Turchia. Insomma, una fine un po' banale per un uomo che ha segnato un'epoca, ma sai, questo solleva una questione importante per noi, cioè Legnano non è solo un aneddoto militare, è l'istante preciso in cui il dogma assoluto del potere imperiale va in pezzi. Si dimostra a tutta l'Europa che un monarca assoluto basato solo sul l'esercito e la paura non ce la fa.
Non ce la fa contro chi?
Contro una comunità che ha un'identità forte, organizzata dal basso, capace di tirare fuori risorse umane ed economiche in modo partecipativo.
È una dinamica davvero affascinante ed è per questo che arrivati alla fine a me viene da ripensare all'inizio, a quel 1162 in cui Milano viene rasa al suolo. Morte clinica, giusto?
Teoricamente sì.
Uno si chiede cosa renda davvero reale una città, perché se guardiamo l'hardware, i mattoni, le chiese, le mura Quello era stato spazzato via. Maeri ed erbacce. Fisicamente Milano non c'era più.
Ma però il software della città, la coscienza civile di essere milanesi, i legami tra le persone, il muto soccorso dei consoli, quello è sopravvissuto, è vissuto per 5 anni nel fango di quattro campi profughi. Ed è un pensiero potente, se uno ci pensa l'idea che l'essenza di una comunità, quando è partecipativa vive in una dimensione completamente distaccata dai muri che la circondano.
E l'impero con tutti i suoi cavalieri non aveva proprio le armi per sconfiggere quella cosa lì.
Perfetto, un saluto a tutti e grazie per averci seguito in questa nostra esplorazione a fondo. Alla prossima.