Legnano story - note personali
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Cascina Bolla – Via Paris Bordone 9.
Nel 1400 la Cascina Bolla è ricordata come "osteria". Situata circa sull'area dell'attuale Via Paris Bordone al n. 9, allora a breve distanza dal corso dell'Olona, si presentava con un porticato con archi a sesto acuto, e al piano superiore finestrelle archiacute con cotti, aveva una torretta affrescata con un volo d'uccelli. Appartenne alla famiglia Caimi. Modifiche successive furono apportate da un proprietario successivo, certo Arrigoni.
Probabilmente fu danneggiata dal terremoto del 1473, quando era ancora proprietà Caimi, che la cedettero nel 1478 ai De Bolli che l'abitarono fino al 1642, sebbene ci siano notizie che assicurano che il celebre giureconsulto Giuseppe Bolla l'acquistò nel 1496.
Sulle piante topografiche del 1500 era chiamata "Labola" e il complesso oltre alla Cascina comprendeva una villa medioevale e un oratorio, prima dedicato a Santa Maria Nascente, quindi a San Gaetano alla Bolla, riferente alla Chiesa di San Siro.
Nel 1567 abitava una sola famiglia, registrata nella parrocchia di San Martino al Corpo.
Tutta l'area passò poi ai Visconti di Modrone che rimasero proprietari sino alla fine del 1800. L'ingegner Camillo Rovizzani e il geometra Romano Pagnotti, nel 1983, dopo studi ed indagini, affermarono che la villa De Bolli fosse quella abitata da Leonardo mentre lavorava a Santa Maria  delle Grazie e fosse collegata con il Castello Sforzesco per mezzo di un camminamento sotterraneo, logicamente segreto. Dissero che Leonardo vi possedesse una vigna, ma vi sono notizie controverse. Pare inoltre che fosse una delle mete preferite da Gian Galeazzo Visconti durante le sue cavalcate. Nel 1912 era in dubbio la sua sopravvivenza perché il Comune di Milano, dovendo tracciare il nuovo Piano Regolatore, avrebbe dovuto abbatterla. I proprietari si opposero, chiedendo di modificare il Piano. Nel 1925 il Comune acquistò la casa e un pezzo di prato con l'evidente intenzione di demolire tutto perché nel 1929 chiese alla "Sovrintendenza ai monumenti" il permesso di abbattere almeno la parte dell'edificio che sarebbe finito sulla nuova via Ravizza, per edificare una scuola. Nel 1933 la cascina passò all'Opera Nazionale Balilla (ONB) per costruirvi la Casa dei Balilla, mai realizzata, fu poi acquistata dalla Gioventù Italiana del Littorio (GIL). Tra il 1934 e il 1939 venne letteralmente smantellata poco per volta e fu asportato di tutto. Fu recintata, tanto per salvare qualcosa, ma rubarono anche la recinzione. Nel 1941 la GIL propose al Comune di riprendersi quanto rimasto ma niente si mosse fino ai bombardamenti del '41, quando fu danneggiata. Quello che è rimasto della vecchia cascina, ovvero la sagoma del castelletto tardo gotico che ricorda un casino di caccia, è stato restaurato ed incorporato in una villa moderna ed è difficile da vedere perché è nascosto da alti pioppi e da una muraglia.
Da un articolo del gennaio 2002 del giornale il diciotto.
Spostata leggermente a nord della Cascina Bolla c’era anche la più piccola Cascina Bolletta
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