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lib1396-leggenda-biscione-05 - Questa fonte esplora la celebre leggenda di Ottone Visconti, un valoroso crociato che, secondo la tradizione storiografica milanese, avrebbe dato origine allo stemma del Biscione. Il racconto narra di un epico duello sotto le mura di Gerusalemme,
 
Questa fonte esplora la celebre leggenda di Ottone Visconti, un valoroso crociato che, secondo la tradizione storiografica milanese, avrebbe dato origine allo stemma del Biscione. Il racconto narra di un epico duello sotto le mura di Gerusalemme, dove Ottone sconfisse il principe saraceno Volux, sottraendogli l'insegna del serpente che divenne poi il simbolo dinastico della famiglia. Il testo analizza come questa narrazione sia stata alimentata da cronisti medievali e rinascimentali per nobilitare le origini dei Visconti, intrecciandola persino con miti antichi legati alla nascita divina di Alessandro Magno. Nonostante i dubbi storici, la potenza di questo immaginario araldico è stata tale da influenzare profondamente l'identità di Milano e ispirare grandi poeti come Torquato Tasso. - lib1396-leggenda-biscione-05.mp3
 
 
lib1396-leggenda-biscione-05 - La leggenda del bise. La quinta puntata, la leggenda del viceconte Ottone. Alla suggestiva e abbastanza credibile ipotesi proposta dal Galli si affianca a questa leggenda che è stata considerata come la più importante e quindi la più accreditata dagli storici,
 
La leggenda del bise. La quinta puntata, la leggenda del viceconte Ottone. Alla suggestiva e abbastanza credibile ipotesi proposta dal Galli si affianca a questa leggenda che è stata considerata come la più importante e quindi la più accreditata dagli storici, tanto da venire spesso spacciata come vera storia, come l'unico racconto con il quale pot spiegare nel tempo le reali origini dello stemma Visconteo. In questa leggenda il protagonista è ancora una volta il vice Conte Ottone, il bandieraio della insegna benedetta del serpente miracoloso affidatogli dall'arcivescovo Arnolfo II, partito per Gerusalemme nel 1906 con altri 7.000 crociati milanesi, ma la trama del racconto è completamente diversa. Il primo cronista a dare la notizia di questa leggenda fu forse Galvano Fiamma che la riportò nel suo manipulus florum sive storia e di olanensis, opera del 1361. Cesare Cantù deve finire lo studio del Fiamma storico al servizio dei bisconti, quindi cortigiano, tutto vae sui tempi antichi. E dopo il fiamma che addirittura compose alcune sue cronache a glorificazione dei Visconti, tanti altri cronisti ripresero la medesima versione della leggenda e la crusero nelle loro cronache. Fra questi vi fu anche Giovanni Pietro Cagnola, nobile milanese, castellano della Rocca di Sartirana, che fu autore di una storia di Milano che tratta il periodo compreso dal 1023 al 1497. Zoan Pietro della Cagnola scrisse la sua cronaca nel secolo XV, ma l'opera restò manoscritta per secoli e venne data alle stampe a Firenze solo nel 1842. Nella sua storia il Cagnola traccia una breve genealogia dei bisconti e ci presenta il vice ponte ottone come un eroe la cui fama tutti conoscevano e che ben si giustrava tra tanti coraggiosi cavalieri accorsi con lui sotto le mura. di Gerusalemme scrissero: "Stando questi principi e i signori cristiani accampati vicino a Gerusalem", scrisse il cagnola, "Uno grande principe di là dallo fiume di Iordano chiamato Vonux, eccellente nell'arma, e intendendo la fama di Ottone per interprete lo invitò a combattere. La quale cosa facilmente si ottenne e il sesto giorno seguente tutti i due armati entrarono in campo. Questo ottone per insegna portava scolpiti nello scudo sette segni perché aveva vinto sette fortissimi uomini. Volux portava una biscia con un uomo scorticato in bocca e così tutti i due giunti in campo Bottone con la lancia lo fece cadere a terra e subito prese la mazza e gli diede un tale colpo che gli fece uscire il cervello et morto volus ottone di cavalermo e togliersi tutte le spoglie a quali portò puro trionfo et signo di vittoria e giunta a Milano quelle donò al nostro Signore Dio nella chiesa cattedrale et deliberò et volle che non solo lui ma tutti i suoi su Essori Visconti per singolare insegna portassero essa vittoriosa biscia e così è stato fino a presente tempo. Nella su nella sua raffriazione il biscione viene rappresentato mentre si torce in varie curve e riavviluppandosi su se stesso forma anche un anello per poi riprendere tortuoso verso la propria coda. Quell'anello disegna una specie di o e sarebbe l'iniziale del nome del prode ottone e ne racconterebbe simbolizzandone le valorose gestra. Il vice conte dunque avrebbe strappato a Saraceno, ucciso in duello in terra santa le sue insegne araldiche facendole proprie e trasmettendole ai suoi discendenti. Tristano Calco nella sua istoria Atrie sconfessò la leggenda, ma la storia non mancava di suggestioni, tanto che fu molto difficile sfatarla. Persino Tolquato Tasso la incluse, sebbene con un accenno fuggevole nella Gerusalemme liberata, dove nel canto 1 ricorda l'impresa leggendaria di Ottone Visconti con i versi e il forte Otton che conquistò lo scudo. in cui da Langue esce un fanciul ignudo. Alla leggenda di Otone e di Vollux si intrecciava anche un'altra e più antica leggenda, secondo lo storico Gaspare Bugati che ne parla nel libro terzo dell'opera intitolata Istoria universale stampata a Venezia nel 1570, il principe Volux battuto dal forte Otton apparteneva a una rammificata famiglia dalla quale era uscita anche l'imperatore Alessandro Magno. Anzi, il bisigione che Wolp i suoi parenti esibivano come simbolo personale era proprio legato a un episodio avvenuto nei mesi appena precedenti, la nascita del grande imperatore avvenuta nel 356 aant. Cristo e si richiamava le sue presunte divine, delle quali ne parla anche Plutarco. In una notte la regina Olimpiade, madre di Alessandro si era svegliata nel proprio letto e aveva trovato disteso accanto a sé un serpente che misteriosamente scomparve. Sotto le spoglie del retile si nascondeva una divinità. Alessandro in realtà era figlio di questa divinità. e non del re Filippo il macedone, come tutti credevano. Le origini e le simbologie del bisone dei ducchi di Milano, fallorosi uomini e armini, non potevano avere dunque dei precedenti più illustri.
 
 
lib1396-leggenda-biscione-05 - Leggenda del Biscione. - La leggenda del Biscione è il fulcro dell'araldica milanese e della famiglia Visconti, e le fonti descrivono diverse versioni che tentano di spiegare l'origine di questo simbolo iconico, oscillando tra realtà storica e pura fantasia cavalleresca
 
La leggenda del Biscione è il fulcro dell'araldica milanese e della famiglia Visconti, e le fonti descrivono diverse versioni che tentano di spiegare l'origine di questo simbolo iconico, oscillando tra realtà storica e pura fantasia cavalleresca
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La Leggenda di Ottone Visconti e il Gigante Volux
La versione più accreditata dagli storici antichi, spesso presentata come vera storia, vede come protagonista il viceconte Ottone Visconti durante la prima crociata del 1096
. Ottone, bandieraio dell'insegna benedetta del serpente miracoloso, si trovava sotto le mura di Gerusalemme quando fu sfidato a duello da un principe saraceno di nome Volux (o Vonux), descritto come un guerriero eccellente
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Il Duello: Volux portava uno scudo con l'effigie di una biscia che divorava un uomo scorticato
. Ottone riuscì a sconfiggerlo, uccidendolo con un colpo di mazza che "gli fece uscire il cervello"
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Il Trofeo: Come segno di vittoria, Ottone adottò l'insegna del nemico ucciso, portandola in trionfo a Milano e donandola alla cattedrale, stabilendo che i suoi successori la portassero come simbolo familiare
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Simbolismo e Nobiltà: Nella raffigurazione viscontea, le spire del biscione formerebbero una sorta di "O", iniziale del nome Ottone
. Inoltre, lo storico Gaspare Bugati collega Volux alla stirpe di Alessandro Magno, suggerendo che il simbolo del serpente derivasse da un episodio divino legato alla nascita del grande imperatore macedone
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La Leggenda di Eriprando (o Aliprando)
Un'altra versione sposta la cronologia al 1037, circa 60 anni prima della crociata, durante l'assedio di Milano da parte dell'imperatore Corrado II
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L'Eroe: Protagonista è il nobilissimo Eriprando (o Aliprando), comandante di mille uomini e antenato dei Visconti
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Lo Scontro: Eriprando si scontrò in duello con Bauerio, un superbo nipote dell'imperatore tedesco che aveva giurato di colpire le porte di Milano con la sua lancia
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La Vittoria: Eriprando uccise Bauerio mozzandogli il capo
. Poiché Bauerio portava sullo scudo una vipera attorcigliata, Eriprando decise di adottare tale simbolo per commemorare la sua impresa eroica a difesa della patria
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Uberto Visconti e il Drago di Porta Venezia
Una narrazione più fantastica, che risale addirittura al V secolo (epoca di Sant’Ambrogio), riguarda Uberto Visconti e la sua lotta contro un drago mostruoso
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Il Mostro: Si narrava che un drago vivesse in una caverna vicino all'attuale Porta Venezia (zona della chiesa di San Dionigi), terrorizzando Milano con il suo fiato mortifero e divorando i cittadini
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L'Impresa: Uberto, descritto come un "seguace di Marte", affrontò la creatura armato più di coraggio e ingegno che di armi, riuscendo a ucciderla
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L'Eredità: Per celebrare la liberazione della città, Uberto assunse il capo del dragone come suo cimiero, dando origine al nome "Visconte" (viceconte) per la sua discendenza
. Sebbene storici successivi come Serviliano Latuada abbiano criticato questa leggenda definendola adatta solo alle "vecchiere", essa rimase profondamente radicata nell'immaginario popolare milanese
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Il Prodigio di Re Desiderio
Esiste infine una versione legata a Desiderio, l'ultimo re dei Longobardi (756-774), considerato da alcuni come un antenato dei conti di Angera e quindi dei Visconti
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L'Episodio: Si racconta che mentre Desiderio dormiva sull'erba dopo un pranzo, una vipera si fosse avvinghiata attorno alla sua fronte come una corona, senza morderlo
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Il Presagio: Interpretando l'evento come un segno prodigioso del destino che lo chiamava al trono, Desiderio scelse di porre l'immagine del serpente sulla sua insegna regale
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In sintesi, la leggenda del biscione non è un unico racconto, ma un mosaico di miti volti a nobilitare la stirpe viscontea, collegandola a imprese crociate, difesa della città, vittorie su creature mostruose o presagi divini
 
 
lib1396-leggenda-biscione-05 - Ottone Visconti. - Nella storia e nel mito di Milano, la figura del viceconte Ottone Visconti rappresenta il pilastro fondamentale per spiegare le origini dello stemma nobiliare della famiglia.
 
Nella storia e nel mito di Milano, la figura del viceconte Ottone Visconti rappresenta il pilastro fondamentale per spiegare le origini dello stemma nobiliare della famiglia. Sebbene esistano diverse versioni, quella che lo vede protagonista durante le Crociate è considerata la più accreditata dagli storici antichi, tanto da essere stata spesso presentata come un fatto storico reale
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Il contesto storico e la spedizione a Gerusalemme
Secondo le cronache, Ottone Visconti era il bandieraio dell'insegna benedetta del serpente miracoloso, un incarico affidatogli dall'arcivescovo Arnolfo II
. Nel 1096, egli partì per la Terra Santa insieme a un contingente di circa 7.000 crociati milanesi con l'obiettivo di liberare Gerusalemme
. La sua fama di eroe era ben nota tra i cavalieri che partecipavano all'assedio della città santa
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Il duello con il principe Volux
L'episodio centrale della vita leggendaria di Ottone riguarda la sfida lanciata da un potente principe saraceno proveniente dalle terre oltre il fiume Giordano, chiamato Volux (o Vonux)
. Volux, descritto come un guerriero d'eccellenza, invitò Ottone a un duello singolo dopo aver sentito parlare della sua grande reputazione
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Le insegne: Prima dello scontro, Ottone portava uno scudo con sette segni, a simboleggiare sette uomini valorosi da lui già sconfitti in precedenza
. Volux, invece, esibiva un'insegna che raffigurava una biscia con un uomo scorticato in bocca
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Lo scontro: Il sesto giorno dopo la sfida, i due si affrontarono in campo aperto. Ottone riuscì inizialmente a disarcionare Volux con la lancia; successivamente, lo colpì a morte con una mazza, infliggendogli un colpo talmente violento da fargli "uscire il cervello"
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La nascita del simbolo visconteo
Dopo la vittoria, Ottone si impossessò delle spoglie del nemico e portò l'insegna del serpente in trionfo fino a Milano
. Una volta tornato in patria, donò il trofeo alla chiesa cattedrale e stabilì che quel simbolo — la vittoriosa biscia — sarebbe diventato l'emblema perpetuo della sua discendenza, i Visconti
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Simbologia grafica: Una curiosità legata alla raffigurazione del biscione riguarda la sua forma tortuosa: si dice che le spire del serpente, riavvolgendosi su se stesse, formino un anello che disegna una lettera "O", l'iniziale del nome di Ottone, a perenne memoria delle sue gesta
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Tradizione letteraria e collegamenti mitologici
La leggenda di Ottone fu tramandata da importanti cronisti come Galvano Fiamma (nel XIV secolo) e Giovanni Pietro Cagnola (nel XV secolo)
. Anche la grande letteratura ne celebrò le imprese: Torquato Tasso, nella Gerusalemme liberata, cita esplicitamente "il forte Otton che conquistò lo scudo"
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Infine, lo storico Gaspare Bugati propose un collegamento ancora più antico e illustre: sostenne che il principe Volux discendesse dalla stirpe di Alessandro Magno
. Secondo questa visione, il simbolo del serpente risalirebbe a un presunto episodio divino che coinvolse la madre di Alessandro, Olimpiade, legando così lo stemma dei Visconti a un'origine semidivina e imperiale
 
 
lib1396-leggenda-biscione-05 - Araldica milanese. - L'araldica milanese trova il suo simbolo più iconico e celebrato nello stemma della famiglia Visconti, comunemente noto come il Biscione. Secondo le fonti, la leggenda del viceconte Ottone è considerata la spiegazione più autorevole e accreditata per le origini di questa insegna, tanto da essere stata storicamente trattata come una ricostruzione veritiera dei fatti
 
L'araldica milanese trova il suo simbolo più iconico e celebrato nello stemma della famiglia Visconti, comunemente noto come il Biscione. Secondo le fonti, la leggenda del viceconte Ottone è considerata la spiegazione più autorevole e accreditata per le origini di questa insegna, tanto da essere stata storicamente trattata come una ricostruzione veritiera dei fatti
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Il Ruolo di Ottone Visconti nelle Crociate
Il fulcro dell'araldica viscontea è legato alle gesta del viceconte Ottone, che nel 1096 partì per la Terra Santa come bandieraio dell'insegna benedetta del serpente miracoloso, un incarico ricevuto dall'arcivescovo Arnolfo II
. Ottone guidava un contingente di circa 7.000 crociati milanesi ed era già celebre per il suo valore militare
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La narrazione araldica si concentra sul duello avvenuto sotto le mura di Gerusalemme tra Ottone e un potente principe saraceno di nome Volux (o Vonux), descritto come un guerriero eccellente proveniente dalle terre oltre il Giordano
. In quel momento, Ottone portava uno scudo decorato con sette segni, che simboleggiavano sette valorosi guerrieri da lui precedentemente sconfitti
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La Genesi del Simbolo: Il Duello con Volux
Il principe Volux esibiva un'insegna che raffigurava una biscia con un uomo scorticato in bocca
. Durante lo scontro, Ottone riuscì a disarcionare il nemico con la lancia e successivamente lo uccise con un violento colpo di mazza
. Come trofeo di guerra e segno tangibile della vittoria, Ottone si appropriò delle spoglie e delle insegne di Volux, portandole in trionfo a Milano
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Tornato in patria, Ottone compì due atti fondamentali per la storia araldica della città:
Donò l'insegna alla cattedrale come offerta votiva
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Stabilì formalmente che non solo lui, ma tutti i suoi successori Visconti avrebbero adottato la "vittoriosa biscia" come propria insegna distintiva
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Caratteristiche Grafiche e Simboliche
Nella raffigurazione araldica tradizionale, il biscione è rappresentato mentre si torce in varie curve
. Un dettaglio simbolico particolarmente rilevante riguarda il modo in cui il serpente si riavvolge su se stesso: le sue spire formano un anello che disegna una specie di lettera "O", interpretata come l'iniziale del nome di Ottone, a perenne memoria delle sue gesta
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Tradizione Storiografica e Letteraria
Il consolidamento del biscione nell'araldica milanese deve molto all'opera di cronisti medievali e rinascimentali che glorificarono la casata viscontea:
Galvano Fiamma fu probabilmente il primo a riportare questa versione nel 1361 nella sua opera Manipulus Florum
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Giovanni Pietro Cagnola, nel XV secolo, ribadì la genealogia dei Visconti legata a questo evento eroico
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Torquato Tasso, nella sua celebre opera Gerusalemme liberata, consacrò il simbolo nei versi che ricordano "il forte Otton che conquistò lo scudo", descrivendo il serpente da cui esce un "fanciul ignudo" (variante del "uomo scorticato" citato da altre cronache)
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Collegamenti Mitologici Illustri
Per nobilitare ulteriormente l'araldica milanese, alcuni storici come Gaspare Bugati cercarono di collegare il simbolo a origini ancora più remote e divine
. Bugati sostenne che il principe Volux appartenesse alla stirpe di Alessandro Magno
. Secondo questa tesi, il biscione derivava da un evento prodigioso legato alla nascita di Alessandro: si narrava che un serpente divino fosse apparso nel letto della regina Olimpiade, madre del condottiero macedone, suggerendo che lo stemma dei duchi di Milano avesse dunque origini divine e imperiali
 
 
lib1396-leggenda-biscione-05 - Storia di Milano. - La storia di Milano, secondo le fonti fornite, è indissolubilmente legata all'ascesa della famiglia Visconti e alla genesi del loro simbolo araldico, il Biscione, unendo cronaca storica, leggenda cavalleresca e celebrazione politica.
 
La storia di Milano, secondo le fonti fornite, è indissolubilmente legata all'ascesa della famiglia Visconti e alla genesi del loro simbolo araldico, il Biscione, unendo cronaca storica, leggenda cavalleresca e celebrazione politica.
Il ruolo delle Crociate e Ottone Visconti
Un momento cruciale nella narrazione storica milanese risale al 1096, durante la prima crociata. In quell'anno, il viceconte Ottone Visconti, descritto come il bandieraio dell'insegna benedetta del "serpente miracoloso" affidatagli dall'arcivescovo Arnolfo II, partì per Gerusalemme alla guida di circa 7.000 crociati milanesi
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L'episodio che definì l'identità visiva della città per i secoli a venire fu il duello sotto le mura di Gerusalemme tra Ottone e un principe saraceno chiamato Volux (o Vonux), un guerriero d'eccellenza proveniente dalle terre oltre il Giordano
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Il duello: Ottone, che portava uno scudo con sette segni a simboleggiare sette valorosi già sconfitti, affrontò Volux, la cui insegna raffigurava una biscia con un uomo scorticato in bocca
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La vittoria: Ottone disarcionò il nemico con la lancia e lo uccise con un colpo di mazza, portando poi le spoglie e l'insegna in trionfo a Milano
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L'istituzione dello stemma: Una volta tornato, Ottone donò l'insegna alla cattedrale e stabilì che la "vittoriosa biscia" sarebbe stata il simbolo perpetuo dei suoi successori, i Visconti
. Si dice che le spire del serpente formino una sorta di lettera "O", iniziale di Ottone, a memoria delle sue gesta
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Gli storici e la costruzione del mito milanese
La storia di Milano è stata documentata e, in parte, nobilitata da diversi cronisti nel corso dei secoli:
Galvano Fiamma: Nel suo Manipulus Florum del 1361, fu probabilmente il primo a riportare la leggenda di Ottone, agendo come storico al servizio dei Visconti per glorificarne le origini
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Giovanni Pietro Cagnola: Nobile milanese del XV secolo, scrisse una storia di Milano che copre il periodo dal 1023 al 1497, tracciando la genealogia dei Visconti e presentando Ottone come un eroe di fama universale
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Tristano Calco: Pur essendo la leggenda di Ottone molto radicata, Calco cercò successivamente di sconfessarla nella sua Istoria Patria, sebbene il fascino del racconto rendesse difficile sradicarlo dalla memoria collettiva
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Collegamenti con l'antichità classica
Per elevare ulteriormente il prestigio di Milano, alcuni storici cercarono di collegare la simbologia cittadina a figure dell'antichità. Gaspare Bugati, nella sua Istoria Universale del 1570, sostenne che il principe Volux (sconfitto da Ottone) appartenesse alla stirpe di Alessandro Magno
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Secondo questa ricostruzione, il simbolo del serpente risalirebbe a un episodio prodigioso avvenuto prima della nascita di Alessandro nel 356 a.C., quando un serpente divino fu trovato nel letto della regina Olimpiade
. Questo legame serviva a suggerire che le origini dei duchi di Milano non fossero solo eroiche, ma addirittura divine e imperiali, nobilitando la storia della città attraverso il mito
 
 
lib1396-leggenda-biscione-05 - Crociate a Gerusalemme. - Le Crociate a Gerusalemme, nel contesto delle fonti fornite, sono descritte non solo come un evento bellico di portata storica, ma come il palcoscenico eroico su cui si è definita l’identità araldica di Milano e della famiglia Visconti
 
Le Crociate a Gerusalemme, nel contesto delle fonti fornite, sono descritte non solo come un evento bellico di portata storica, ma come il palcoscenico eroico su cui si è definita l’identità araldica di Milano e della famiglia Visconti
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. La narrazione si concentra in particolare sulla spedizione del 1096, guidata dal viceconte Ottone Visconti
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La Spedizione Milanese del 1096
Secondo le cronache storiche e leggendarie, Ottone Visconti partì per la Terra Santa nel 1096, rivestendo il prestigioso ruolo di bandieraio dell'insegna benedetta del serpente miracoloso, un incarico che gli era stato affidato direttamente dall'arcivescovo Arnolfo II
. Ottone non era solo: era a capo di un imponente contingente composto da circa 7.000 crociati milanesi
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Una volta giunti a destinazione, i principi e i signori cristiani si accamparono sotto le mura di Gerusalemme
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. In questo contesto di assedio, Ottone emerse come un cavaliere di fama universale, distinguendosi per il suo valore tra i numerosi guerrieri accorsi per la liberazione della città santa
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Il Duello tra Ottone e Volux
L'episodio più celebre avvenuto durante le crociate a Gerusalemme riguarda la sfida lanciata a Ottone da un potente nemico:
L'avversario: Si trattava di un grande principe saraceno proveniente dalle terre oltre il fiume Giordano, chiamato Volux (o Vonux), noto per essere eccellente nell'uso delle armi
. Attratto dalla fama di Ottone, Volux lo invitò a un combattimento singolo tramite un interprete
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Le insegne: Prima dello scontro, Ottone esibiva uno scudo con sette segni, simboleggianti sette uomini fortissimi da lui già sconfitti
. Volux, invece, portava un'insegna raffigurante una biscia con un uomo scorticato in bocca
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L'esito: Il sesto giorno dopo la sfida, i due entrarono in campo. Ottone riuscì inizialmente a far cadere Volux da cavallo con la lancia; successivamente, lo colpì con una mazza con tale violenza da ucciderlo sul colpo
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Conseguenze Storiche e Simboliche
Dopo la morte di Volux, Ottone si impossessò delle sue spoglie e della sua insegna, portandole in trionfo fino a Milano
. Questo evento è considerato l'atto di nascita del Biscione visconteo: Ottone donò il trofeo alla cattedrale milanese e decretò che la "vittoriosa biscia" sarebbe diventata il simbolo perpetuo della sua casata
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La rilevanza di questa impresa crociata fu tale da influenzare la storiografia e la letteratura dei secoli successivi:
Cronache storiche: La vicenda fu riportata da Galvano Fiamma nel 1361 e successivamente da Giovanni Pietro Cagnola, che tracciò la genealogia dei Visconti partendo proprio dall'eroismo dimostrato sotto le mura di Gerusalemme
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Letteratura epica: Persino Torquato Tasso, nel primo canto della Gerusalemme liberata, celebrò l'impresa con i versi dedicati al "forte Otton che conquistò lo scudo"
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Legami mitologici: Lo storico Gaspare Bugati spinse la narrazione oltre, sostenendo che il nemico sconfitto da Ottone a Gerusalemme, Volux, appartenesse alla stirpe di Alessandro Magno, collegando così l'impresa crociata milanese a una discendenza divina e imperiale risalente al 356 a.C.
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Chi era il principe Volux e qual era la sua insegna?
Perché lo stemma raffigura un uomo scorticato in bocca?
Qual è il legame tra il biscione e Alessandro Magno?
 
 
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