lib1377-Milano-Carmagnola-35

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lib1377-Milano-Carmagnola-35 - Il testo ripercorre la storia urbana di un angolo di Milano trasformato dai sventramenti edilizi di fine Ottocento, focalizzandosi sul passaggio dal fitto groviglio medievale alla moderna apertura di via Dante.
 
 
Il testo ripercorre la storia urbana di un angolo di Milano trasformato dai sventramenti edilizi di fine Ottocento, focalizzandosi sul passaggio dal fitto groviglio medievale alla moderna apertura di via Dante. Al centro della narrazione emerge il Palazzo del Carmagnola, un edificio simbolo che ha vissuto una parabola discendente: da fastosa residenza rinascimentale, abitata dalla favorita di Ludovico il Moro, a sede degli uffici comunali e tributari. L'autore intreccia toponomastica scomparsa e dettagli architettonici, evocando la presenza di maestri come Bramante e Leonardo in cortili oggi mutilati o alterati. La memoria storica si estende infine al Pio Luogo della Misericordia, sottolineando il contrasto tra l'antico prestigio nobiliare della zona e le sue successive funzioni assistenziali e amministrative. - lib1377-Milano-Carmagnola-35.m
 
 
lib1377-Milano-Carmagnola-35 - Siamo a Milano, la casa del Carmagnola è il Pio luogo della misericordia.
 
Siamo a Milano, la casa del Carmagnola è il Pio luogo della misericordia.
Certo che a Cordusio dove stava piantato San Carlo, il castello non lo poteva vedere. Beh, giaché a quei tempi non era ancora stata ricavata la lunga di addirittura della via Dante e tutta la zona nord-ovest dell'antica curia ducis plurava di case e casupole disseminato nel fitto garbuglio di stradine secolari. L'apertura della via Dante realizzata nel tardo 800 finì per sconvolgere il tracciato di queste vie che parte ne uscirono mutile parte sparirono del tutto dalla topografia. cittadina. Così la via San Prospero che allietata dall'omonima chiesetta costituiva diretta prosecuzione dei meravigli sopravvive il tratto di Levante, triste e disadorno che va a sfociare sulla via Broletto. Rimpetta lo sbocco della via Bassano Porrone. Toponimo quest'ultimo voluto dal duca di Feria per onorare la memoria del suo prode, quanto crudele conotiero. Ne uscì del pari decapitata la via Rovello, che un tempo iniziava dove ora termina la via Santa Maria Segreta. Scomparve invece del tutto la vetusta contrada dei Cavenaghi che transitava più a nord e raccordava la stretta di San Tommaso o che veniva anticamente chiamata alla metà di Levante del l'odierna via San Tommaso col vicolo Porlezza e così si perse per sempre il ricordo dell'illustre famiglia che ne aveva originato il toponimo i Cavenaghi, per l'appunto. Beh, pazienza a un altrettanto nobile casato che via Bedimora è dedicata all'attuale via Rovello che sbuca in attesa nella via Dante. Ciò non di meno nel 700 Il toponimo veniva riferito al secondo tratto di contrada oltre l'incrocio di San Tommaso. Il tratto iniziale a partire da via Santa Maria Segreta chiamandosi San Nazaro pietra Santa dal nome della Chiesetta che prima di scomparire con l'apertura della via Dante sorgeva presso lo svolto di questa nei meravigli tributo di Pietra Santa derivava alla parrocchiale da un tronco di colonna romana che già sottrato un preesistente tempietto pagano e vi si conservava a guisa di acqua santiera. Al numero due del ruvello già civico 2310 nella contrada di San Nazaro Pietra Santa sorge la spoglia fronte neoclassica della dimora che come avverte a un fu di Francesco Bussone, conte di Carmagnola, per regare per regare donazione di Filippo Maria Visconti, il quale nel 1415 volle così ricompensarlo dei suoi servi. Donazione che venne aimè revocata quando il condottiero passò al soldo dei veneziani, ma poi all'ultimo momento ho riconfermata per non insospettire Fenze della politica e accertato che il calmagnola provvide a restaurare ed abbellire il palazzo, anche se questo raggiunse il massimo splendore solo quando, sul finire del secolo, il moro lo ritolse agli eredi del conte sontuosa residenza della propria favorita Cecilia Galerani, a cui una a cui una sopraggiunta imprevista anza rendeva poco, assai poco consigliabile l'ulteriore permanenza al castello, accanto alla purtollerante Beatrice Deste, consorte legittima del Duca. Fu questo il periodo d'oro per la bella dimora che fra cerimonie e banchetti memorabili vide trascorrere sotto le sue volte l'olimpo nobiliare e artistico del tempo. Con l'avvento delle dominazioni straniere inizia Il lento e fatale declino del palazzo che donato una prima volta a Luigi X di Francia al Fido Dambuas per venne poi da costui e altri venduto finché il proprietario di proprietario in proprietario cade nelle avide fauci degli spagnoli, i quali dopo avervi a lungo e pomposamente pivaccato, magari alle leggerendolo di qualche arredo o di troppo, lo cedono definitivamente al Comune di Milano. Questi lo adibisce da prima a deposito dei pubblici granai, ma poi rinsavito e allora cadeva. Vi fa trasferire i suoi uffici della sede del proletto nuovo dove stavano da ben sei secoli. La vetusta magione del Carmagnola divenne così il proletto nuovissimo. Quello vecchio, si sa, sorgeva nei pressi del moderna piazzetta reale. Il trasloco tuttavia non sarà definitivo e infatti con l'unità d'Italia l'amministrazione comunale passa a Palazzo Marino, mentre la dimora del condottiero, uscita malconcia dai pesanti rimaneggiamenti del tardo 800 e del primo 9 si appresta ad accogliere la ripartizione e tributi che tutt'ora via sede. Quindi dalle stelle alle stalle. Dall'ingresso di via Rovello si accede a un primo cortile che ebbe già il vaghissimo quadriportico murato su due lati per ricavarne locali di comodo. Ne più vi campeggia il grande stemma quadrilobato di marmo che ha già un fregio al portico di ponente e inquartato nella biscia biscontea con le iniziali in carattere i gottico. dell'antico padrone di casa c.fr, ossia Comes Franciscus. In compenso è ancora visibile sulla parete che chiude la sinistra la corte una meridiana dipinta che reca il motto urale oram non numero misi serenam che ci fa superfluo tradurre superfluo. Nelle svelte colonne che sorreggono gli archi e nei capitelli rinascimentali, ognuno diverso dall'altro, sono ancora riconoscibili i modi, se non la mano del sommo bramante, che ben di certo a frequentare la fastosa dimora, forse indugiando in eletti conversali con frate Bandello e col Trissino, il Bellincioli e il divino Leonardo. Il quale ultimo, come si sa, vuole immortalare sulla tela le mirabili fattezze della padrona di casa, Madonna Cecilia. Fuor fuor di gravidanza, si intende più gravi, ahimè, le offese patite dal palazzo nella seconda e maggior corte ove tutte quattro le ali dell'antico porticato furono arretrate e camuffate da livide murature moderne. Unica nota gentile, l'eleganza vera da pozzo che biancheggia al centro e da cui fa un capolino un esile tralcio di edera e qualche stoganio per delle fisce de consolation. Da qui si esce sulla via Proletto, dove il palazzo prospetta ora la maggior fronte, poiché fu restaurata e arretrata di qualche metro nel secolo passato. Quasi di rimpetto, pressa poco all'altezza dell'odierno 18, già civico 1739, fioriva nel 700 il più celebre luogo Pio della città, nomato dalla misericordia, appunto, perché ivi si dispensano ogni giorno linosine ai poveri cittadini di pane, vino, legumi e vesti. E la benefica istituzione sopravanzava tutte le altre di Milano, fin da quando nel 1626 le eron piovute in eredità le rendite della gentilonna Virginia Spinola, rendite di cui finì per beneficiare anche la Nessa Chiesina, parimenti detta della misericordia. Fenché ampliamente rinnovato, il palazzo che segue al numero 20, serba ancora qualche traccia di quella che Fu già una dimora signorile nel tardo 500. Così nel cortile il quadriportico soffittato a cassettoni su colonne toscane architravate che mostra nell'ala di fondo da gran murata, una targa araldica scolpita nel marmo e fra gli interc coloni due capitelli a palmette dell'ultimo 400. impostati direttamente sulle basi. All'esterno si specchiano nella strada i contorni pugnati delle finestre che ritornano sulla facciata della casa accanto al numero 22 ad orna di un'elegante balconata in ferro battuto.
 
 
lib1377-Milano-Carmagnola-35 - Storia di Milano. - La storia di Milano, come emerge dalle fonti, è un fitto intreccio di trasformazioni urbanistiche, vicende di condottieri e illustri protagonisti del Rinascimento, che hanno lasciato segni indelebili nel tessuto cittadino, in particolare nell'area compresa tra il Cordusio e il Castello Sforzesco.
 
La storia di Milano, come emerge dalle fonti, è un fitto intreccio di trasformazioni urbanistiche, vicende di condottieri e illustri protagonisti del Rinascimento, che hanno lasciato segni indelebili nel tessuto cittadino, in particolare nell'area compresa tra il Cordusio e il Castello Sforzesco.
L’Evoluzione Urbanistica: La Rivoluzione di Via Dante
Uno degli eventi più significativi della storia moderna di Milano è stata l'apertura di via Dante alla fine dell'Ottocento (realizzata nel 1884 nell'ambito del Piano Beruto)
. Questo intervento, tipico dell'età umbertina, mirava a creare un rettifilo monumentale tra il Duomo e il Castello
. Sebbene il progetto originale prevedesse un boulevard di 30 metri e persino l'abbattimento del Castello Sforzesco, la versione finale fu ridimensionata a 20 metri, salvando fortunatamente strutture storiche come il Palazzo del Carmagnola
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Tuttavia, questa operazione comportò la distruzione di una vasta zona della città antica, cancellando o mutilando vie secolari come via San Prospero, via Rovello e la contrada dei Cavenaghi
. Molte di queste strade erano caratterizzate da un "fitto garbuglio di case e casupole" che risaliva all'epoca dell'antica Curia Ducis
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Il Rinascimento e la Corte Sforzesca
Milano visse il suo massimo splendore artistico sotto i Visconti e gli Sforza. Un edificio simbolo di quest'epoca è il Palazzo del Carmagnola (in via Rovello):
Origini: Fu donato da Filippo Maria Visconti nel 1415 a Francesco Bussone, conte di Carmagnola, come ricompensa per i suoi servizi militari
.
Il periodo d'oro: Alla fine del XV secolo, Ludovico il Moro confiscò il palazzo e lo trasformò in una residenza sontuosa per la sua favorita, Cecilia Gallerani
. Si narra che sotto le sue volte passasse l'olimpo artistico del tempo, inclusi Bramante (le cui mani sono riconoscibili nelle colonne e nei capitelli del cortile) e Leonardo da Vinci, che proprio qui avrebbe frequentato la Gallerani prima di immortalarla nella Dama con l'ermellino
.
Trasformazioni successive: Nel corso dei secoli, il palazzo passò di mano in mano (francesi, spagnoli) fino a diventare proprietà del Comune di Milano, che lo utilizzò come deposito di granai e sede di uffici finanziari, assumendo il nome di Broletto Nuovissimo
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Luoghi di Culto e Tradizioni Antiche
La storia milanese è punteggiata da chiese che custodiscono segreti e leggende:
San Nazaro alla Pietra Santa: Situata un tempo nell'angolo tra via Rovello e via Meravigli, la chiesa (abbattuta nel 1888) doveva il suo nome a un tronco di colonna romana conservato al suo interno come acquasantiera
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Santa Maria Segreta: Fondata nell'833, il nome deriverebbe dall'umiltà della sua fondatrice che volle restare anonima o, secondo una tradizione non agiografica, dal fatto di essere stata costruita sulle rovine di un carcere romano situato presso il teatro
. La chiesa fu demolita nel 1910 per fare spazio al Palazzo della Posta Centrale
.
San Tommaso in Terra Mala: Questa chiesa, il cui toponimo fu confermato nel 1865, è legata alla memoria di un'antica zona centrale di Milano
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Figure Storiche e Conflitti
Le fonti menzionano diversi personaggi che hanno segnato la vita politica e sociale della città:
Enrico da Monza: Capo della "Società dei Gagliardi" o della "Morte", fu un eroe che si batté contro l'imperatore Federico II nel 1237 per difendere il Carroccio milanese
.
Bassano Porrone: Condottiero milanese morto eroicamente nel 1662 durante la guerra tra Spagna e Savoia. A lui è dedicata l'omonima via per volontà del duca di Feria
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Ludovico Mezzi: Vicario di Provvigione citato da Manzoni nei Promessi Sposi, la cui casa in via Santa Maria Segreta fu devastata dal popolo durante la carestia del 1628
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Ferrante Aporti: In tempi più recenti (1828), aprì proprio in via Santa Maria Segreta il primo asilo d'infanzia della città
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Il Novecento e il Piccolo Teatro
Nel XX secolo, il recupero degli spazi storici ha portato alla nascita di istituzioni culturali di fama mondiale. L'ex cinema rionale situato nel Palazzo del Carmagnola divenne nel 1947 la sede del Piccolo Teatro della Città di Milano, il primo centro stabile italiano, diretto da Paolo Grassi e Giorgio Strehler
. L'inaugurazione avvenne con l'opera L'albergo dei poveri di Gor'kij, dando inizio a una lunga serie di successi internazionali
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Infine, è interessante notare come Milano sia stata testimone di episodi oscuri anche in tempi recenti: durante la Repubblica di Salò, il Broletto fu sede della Legione Muti, un gruppo di torturatori fascisti
.
 
lib1377-Milano-Carmagnola-35 - Palazzo del Carmagnola. - Il Palazzo del Carmagnola, situato in via Rovello 2 (un tempo contrada di San Nazaro Pietra Santa), rappresenta uno dei fulcri storici e architettonici di Milano, testimone del passaggio della città dal Medioevo al Rinascimento e, infine, alla modernità
 
Il Palazzo del Carmagnola, situato in via Rovello 2 (un tempo contrada di San Nazaro Pietra Santa), rappresenta uno dei fulcri storici e architettonici di Milano, testimone del passaggio della città dal Medioevo al Rinascimento e, infine, alla modernità
.
Origini e la Figura del Carmagnola
La dimora deve il suo nome a Francesco Bussone, celebre condottiero noto come il Conte di Carmagnola. L'edificio gli fu donato nel 1415 da Filippo Maria Visconti come ricompensa per i suoi servigi militari
. La storia della proprietà fu turbolenta fin dall'inizio: la donazione venne revocata quando il Carmagnola passò al servizio della Repubblica di Venezia, per poi essere riconfermata all'ultimo momento dal Visconti per ragioni politiche
. Nonostante le vicissitudini, il Conte provvide a restaurare e abbellire significativamente il palazzo
.
L'Età d'Oro sotto Ludovico il Moro
Il massimo splendore artistico e mondano fu raggiunto alla fine del XV secolo, quando Ludovico il Moro sottrasse il palazzo agli eredi del Carmagnola per farne la residenza della sua favorita, Cecilia Gallerani
. Questa decisione fu dettata dalla necessità di allontanare la Gallerani dal Castello Sforzesco a causa di una gravidanza "imprevista" che rendeva difficile la convivenza con la legittima consorte del Duca, Beatrice d'Este
.
Sotto Cecilia Gallerani, il palazzo divenne un centro culturale d'eccellenza, frequentato dall'olimpo artistico dell'epoca
:
Leonardo da Vinci: Frequentò assiduamente la dimora e proprio qui ritrasse la padrona di casa nel celebre dipinto La Dama con l'ermellino
.
Donato Bramante: La sua influenza, se non la sua mano diretta, è ancora oggi visibile nelle svelte colonne e nei capitelli rinascimentali del primo cortile, ognuno caratterizzato da un disegno unico
.
Figure Letterarie: Il palazzo ospitò illustri personaggi come frate Bandello, il Trissino e il Bellincioni
.
Evoluzione Architettonica
L'edificio attuale presenta una fronte neoclassica piuttosto sobria, frutto di rimaneggiamenti successivi
. Tuttavia, l'interno conserva tracce del suo glorioso passato:
Il Primo Cortile: Un tempo caratterizzato da un leggiadro quadriportico, oggi appare murato su due lati
. Vi si trova ancora uno stemma marmoreo con la biscia viscontea e le iniziali "C.FR" (Comes Franciscus), appartenenti all'antico proprietario
. Sulla parete sinistra spicca una meridiana con il motto latino: Horas non numero nisi serenas ("Non conto che le ore serene")
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Il Secondo Cortile: Ha subito danni maggiori, con le ali del porticato arretrate e nascoste da murature moderne
. Al centro rimane però un'elegante vera da pozzo in marmo bianco
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Dettagli artistici: Nel cortile sono visibili capitelli a palmette della fine del Quattrocento e, in un palazzo adiacente (che faceva parte del complesso), balconate in ferro battuto e finestre a bugnato
.
Da Residenza Nobiliare a Istituzione Pubblica
Con la fine della dinastia sforzesca e l'inizio delle dominazioni straniere, il palazzo iniziò un lento declino
. Fu donato a Luigi XII di Francia e passò per diverse mani finché non fu acquisito dagli spagnoli, che lo cedettero infine al Comune di Milano
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L'amministrazione cittadina ne cambiò radicalmente la destinazione d'uso:
Deposito di granai: Inizialmente utilizzato per scopi annonari
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Broletto Nuovissimo: Dopo sei secoli, gli uffici comunali si trasferirono qui dal vecchio Broletto, rendendo il palazzo il nuovo centro amministrativo della città
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Sede di uffici: Con l'Unità d'Italia e il trasferimento del Comune a Palazzo Marino, l'edificio divenne sede della ripartizione tributi
.
Piccolo Teatro: Come discusso in precedenza, nel XX secolo il palazzo ha trovato una nuova vita culturale diventando la sede del primo teatro stabile italiano, fondato da Paolo Grassi e Giorgio Strehler nel 1947.
L'integrità del palazzo e delle vie circostanti è stata messa a dura prova alla fine dell'Ottocento dall'apertura di via Dante, che ha comportato la demolizione di gran parte dell'antico tessuto urbano, incluse la chiesa di San Nazaro Pietra Santa e la contrada dei Cavenaghi
 
 
lib1377-Milano-Carmagnola-35 - Trasformazioni urbanistiche ottocentesche. - Le trasformazioni urbanistiche di Milano nel corso del tardo Ottocento hanno segnato una svolta radicale per il volto della città, portando alla transizione da un fitto tessuto medievale e rinascimentale a una metropoli moderna caratterizzata da ampie prospettive monumentali
 
Le trasformazioni urbanistiche di Milano nel corso del tardo Ottocento hanno segnato una svolta radicale per il volto della città, portando alla transizione da un fitto tessuto medievale e rinascimentale a una metropoli moderna caratterizzata da ampie prospettive monumentali
.
L'Apertura di Via Dante e lo Sconvolgimento del Tracciato Antico
L'intervento più incisivo di questo periodo fu l'apertura di via Dante, una "lunga addirittura" concepita per collegare il centro cittadino con il Castello Sforzesco
. Prima di questa operazione, la zona a nord-ovest dell'antica Curia Ducis era caratterizzata da un "fitto garbuglio di stradine secolari" e da una densa concentrazione di case e casupole che rendevano l'area quasi labirintica
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L'apertura della nuova via non fu indolore per la topografia storica:
Via San Prospero: Un tempo prosecuzione diretta di via Meravigli e sede di un'omonima chiesetta, fu pesantemente mutilata; oggi ne sopravvive solo il tratto di levante, descritto come "triste e disadorno", che sfocia in via Broletto
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Via Rovello: Subì una vera e propria "decapitazione"
. In precedenza, la via iniziava nel punto in cui oggi termina via Santa Maria Segreta
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Contrada dei Cavenaghi: Questa antica via, che raccordava la stretta di San Tommaso con il vicolo Porlezza, scomparve del tutto, cancellando così anche la memoria toponomastica della nobile famiglia che le dava il nome
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La Perdita di Edifici Storici e Luoghi di Culto
Le trasformazioni ottocentesche comportarono anche la distruzione di importanti testimonianze religiose e archeologiche. Un esempio emblematico è la scomparsa della chiesetta di San Nazaro alla Pietra Santa, abbattuta proprio per fare spazio alla nuova via Dante
. Questa parrocchiale era nota perché custodiva un tronco di colonna romana, proveniente da un antico tempio pagano, utilizzato come acquasantiera
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Adattamenti Architettonici e Facciate Neoclassiche
Molti edifici che riuscirono a sopravvivere alle demolizioni dovettero comunque adattarsi al nuovo gusto estetico e alle nuove necessità viabilistiche:
Palazzo del Carmagnola: La storica dimora di Francesco Bussone subì pesanti rimaneggiamenti tra il tardo Ottocento e il primo Novecento
. La sua fronte su via Rovello assunse l'attuale aspetto neoclassico, molto più sobrio rispetto allo splendore rinascimentale dell'epoca di Ludovico il Moro
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Via Broletto: Anche su questo lato, il Palazzo del Carmagnola fu oggetto di interventi invasivi: la facciata fu restaurata e arretrata di qualche metro nel corso del secolo passato per allinearsi alle nuove esigenze urbanistiche
. Questi lavori portarono anche all'arretramento e al camuffamento delle ali dell'antico porticato nella seconda corte, oggi nascoste da "livide murature moderne"
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In sintesi, sebbene l'urbanistica ottocentesca abbia conferito a Milano un respiro più monumentale e razionale, lo ha fatto a costo di sacrificare gran parte del patrimonio storico minuto, fatto di vicoli e piccole contrade, che definiva l'identità della città antica
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lib1377-Milano-Carmagnola-35 - Cecilia Gallerani. - Cecilia Gallerani è stata una figura centrale della vita nobiliare e culturale milanese del tardo Quattrocento, nota soprattutto per essere stata la favorita di Ludovico il Moro
 
Cecilia Gallerani è stata una figura centrale della vita nobiliare e culturale milanese del tardo Quattrocento, nota soprattutto per essere stata la favorita di Ludovico il Moro
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Secondo quanto riportato dalle fonti, la sua storia è strettamente legata a quella del Palazzo del Carmagnola (situato in via Rovello 2):
Il trasferimento al Palazzo: Sul finire del XV secolo, Ludovico il Moro sottrasse la dimora agli eredi del Conte di Carmagnola per trasformarla nella residenza sontuosa di Cecilia
. Questo spostamento fu dettato da ragioni di opportunità politica e personale: una "sopraggiunta imprevista gravidanza" rendeva infatti sconsigliabile la sua ulteriore permanenza al Castello Sforzesco, dove viveva Beatrice d'Este, la legittima e "pur tollerante" consorte del Duca
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Il "Periodo d'Oro": Sotto la guida di Cecilia, il palazzo visse il suo massimo splendore, diventando teatro di banchetti memorabili e cerimonie che ospitavano l'olimpo nobiliare e artistico dell'epoca
. La sua dimora divenne un vero e proprio centro di aggregazione per intellettuali e artisti.
Il circolo culturale: Tra le personalità che frequentavano i suoi salotti e indugiavano in "eletti conversari" figuravano frate Bandello, il Trissino, il Bellincioni e l'architetto Donato Bramante
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Il legame con Leonardo da Vinci: Madonna Cecilia è celebre per il suo legame artistico con Leonardo da Vinci, il quale frequentava abitualmente la sua fastosa dimora
. Le fonti ricordano esplicitamente come il "divino Leonardo" abbia voluto immortalare sulla tela le mirabili fattezze della padrona di casa (riferimento al celebre ritratto della Dama con l'ermellino)
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In sintesi, Cecilia Gallerani non fu solo un'amante ducale, ma una vera protagonista del Rinascimento milanese, capace di trasformare la sua residenza in un fulcro di vita mondana e culturale di altissimo livello
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lib1377-Milano-Carmagnola-35 -  Luogo Pio Misericordia. - Il Luogo Pio Misericordia, situato in via Broletto (all'incirca all'altezza dell'odierno numero 18, corrispondente all'antico civico 1739), era considerato nel Settecento la più celebre istituzione caritatevole di Milano
 
Il Luogo Pio Misericordia, situato in via Broletto (all'incirca all'altezza dell'odierno numero 18, corrispondente all'antico civico 1739), era considerato nel Settecento la più celebre istituzione caritatevole di Milano
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Funzione e Beneficenza
La fama di questa istituzione derivava dalla sua intensa attività di assistenza: ogni giorno vi si dispensavano ai cittadini poveri elemosine in natura, che comprendevano beni di prima necessità come pane, vino, legumi e vesti
. La sua capacità di intervento superava quella di tutte le altre opere pie milanesi dell'epoca
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Il Lascito di Virginia Spinola
Un momento di svolta cruciale per la storia del Luogo Pio avvenne nel 1626, quando l'istituzione ricevette in eredità le ingenti rendite della gentildonna Virginia Spinola
. Questo vasto patrimonio garantì la stabilità economica dell'ente e andò a beneficio anche della piccola chiesa annessa, parimenti denominata Chiesina della Misericordia
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Contesto Architettonico e Vicinanze
Il Luogo Pio si inserisce in un contesto urbano ricco di testimonianze storiche e nobiliari:
Architettura del tardo Cinquecento: Il palazzo situato al numero 20 di via Broletto, sebbene ampiamente rinnovato, conserva ancora le tracce di un'antica dimora signorile del tardo XVI secolo
. All'interno del cortile è visibile un quadriportico con soffitto a cassettoni su colonne toscane architravate
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Dettagli Rinascimentali: Tra gli intercolunni del cortile si trovano due preziosi capitelli a palmette risalenti alla fine del Quattrocento, impostati direttamente sulle basi
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Elementi Esterni: Le facciate degli edifici circostanti (numeri 20 e 22) mostrano finestre dai contorni bugnati ed eleganti balconate in ferro battuto, tipiche dell'architettura milanese di pregio
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È interessante notare come la stessa "casa del Carmagnola" sia stata identificata con il Pio Luogo della Misericordia, a testimonianza di come questi edifici storici abbiano cambiato funzione nel tempo, passando da residenze di condottieri a centri di assistenza pubblica e uffici comunali
. Il Luogo Pio sorgeva quasi di rimpetto allo sbocco di via Bassano Porrone, in un'area che, prima delle demolizioni ottocentesche per l'apertura di via Dante, era caratterizzata da un fitto reticolo di vie e contrade
.
Quali opere pie amministrava il Luogo Pio Misericordia?
Chi era il condottiero Bassano Porrone?
Qual era la funzione della Chiesina della Misericordia?
 
 
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