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redigio.it/BiblioV8/lib1271-civilta-ritorno.html - Perché la Prima CIVILTÀ SI RIFIUTÒ di Tornare sulla TERRA? | Documentario per DORMIRE - Il testo narra la storia dell'umanità attraverso la prospettiva degli antichi scribi mesopotamici, esplorando il mistero della Lista Reale Sumerica e dei regni antidiluviani durati decine di migliaia di anni.                               hml
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lib1271-civilta-ritorno - Perché la Prima CIVILTÀ SI RIFIUTÒ di Tornare sulla TERRA? | Documentario per DORMIRE - Il testo narra la storia dell'umanità attraverso la prospettiva degli antichi scribi mesopotamici, esplorando il mistero della Lista Reale Sumerica e dei regni antidiluviani durati decine di migliaia di anni.
 
Il testo narra la storia dell'umanità attraverso la prospettiva degli antichi scribi mesopotamici, esplorando il mistero della Lista Reale Sumerica e dei regni antidiluviani durati decine di migliaia di anni. Attraverso l'analisi di reperti come il Prisma di Weld-Blundell e il mito di Atrahasis, l'autore suggerisce che la civiltà non sia nata dal nulla, ma sia stata istituita dagli Anunnaki, esseri celesti che crearono l'uomo affinché li sostituisse nel pesante lavoro fisico sulla Terra. Il racconto evidenzia una frattura netta causata dal diluvio universale, interpretato non come una punizione divina per il peccato, ma come un tentativo di silenziare il "clamore" di una popolazione diventata insostenibile. L'idea centrale è quella di un rifiuto di tornare, ovvero la scelta deliberata di questi creatori di ritirarsi definitivamente nei cieli, lasciando che gli esseri umani gestissero in autonomia le conoscenze tecnologiche e sociali ricevute in eredità.
 
 
lib1271-civilta-ritorno - l'argilla è ancora umida lui lo sente sotto il pollice sinistro quella resistenza morbida che fra un'ora diventerà pietra fuori Nippur dorme ancora l'alba non è arrivata ma lui è già qui con la lampada ad olio accesa sul pavimento in terra cotta
 
 
l'argilla è ancora umida lui lo sente sotto il pollice sinistro quella resistenza morbida che fra un'ora diventerà pietra fuori Nippur dorme ancora l'alba non è arrivata ma lui è già qui con la lampada ad olio accesa sul pavimento in terra cotta chinato su una tavoletta fresca che pesa quasi quanto il suo avambraccio chiama Urnamma non il re un altro Urnamma uno dei 300 scribbi che vivono nel recinto del tempio e che ogni mattina prima che il sole tocchi le torri dello zigurat prendono il loro stilo di canna e continuano il lavoro il lavoro non finisce mai c'è sempre un'altra lista da copiare un'altra sequenza di nomi da incidere nella lista che loro chiamano la lista dei re quella che non ha inizio comprensibile quella che va indietro nel tempo fino a un punto che nessuno di loro riesce a visualizzare conosce a memoria i primi nomi li ha copiati forse 100 volte li sussurra mentre li incide come una litania alulim di Eridu 28.400 anni di regno alngar di Eridu 36.006 anni di regno e Men Luana di Bad Tibira 43.220 anni di legno i numeri non lo sorprendono più una volta da bambino aveva chiesto al suo maestro come fosse possibile che un uomo regnasse per 43.000 anni il maestro aveva sollevato la testa dalla sua tavoletta lo aveva guardato per un lungo momento e poi aveva detto una sola frase: "Non erano uomini come noi" e aveva abbassato di nuovo lo sguardo urnamma non aveva mai saputo se quello fosse un avvertimento o una spiegazione forse era entrambe le cose fuori il vento di marzo porta l'odore del fiume l'eufrate è vicino a meno di 200 passi e in questa stagione all'odore del limo fresco e delle canne che marciscono sulle rive è un odore che Urnamma conosce da sempre l'odore di Nippur l'odore della civiltà che non è mai finita da quando il mondo esiste o almeno da quando i testi dicono che esiste prima del diluvio prima di tutto quella lista reale sumerica che le mani di Urnamma continuano a copiare e che è sopravvissuta fino a noi in 17 esemplari il più famoso dei quali è il prisma di Weld Blundel conservato oggi alla Schmolian Museum di Oxford elenca otto re che governarono cinque città prima che il diluvio spazzasse via tutto il tempo totale dei loro regni ammonta a 241.200 anni non è un'esagerazione poetica non è un errore di copiatura è una cifra precisa coerente tra tutti i 17 esemplari scritta con lo stesso sistema sessagesimale rigoroso che i sumeri usavano per registrare le razioni di orzo e le transazioni di bestiame ma non è solo il numero a fermare il respiro è ciò che succede dopo dopo il diluvio il testo cambia registro i regni si accorciano in modo brusco precipitoso da 43.000 anni a 3500 da 3500 a 2000 da 2000 a 700 da 700 a 20 il testo scende come una pietra nell'acqua verso di noi verso Urnam seduto con la sua lampada e il suo stilo in quella notte di marzo a Nippur i numeri si normalizzano i re diventano umani oppure ed è la domanda che il testo non fa ma che contiene in ogni riga qualcosa che era presente prima del diluvio ha smesso di essere presente dopo quella prima civiltà coloro che regnarono per 10.000 20.000 43.000 anni dove andarono perché non tornarono benvenuto in questo documentario per dormire stai per scendere in un tempo che i testi sumeri chiamano il tempo prima del diluvio un tempo in cui i grandi dei gli anunnachi quelli che dal cielo vennero sulla terra secondo la traduzione letterale del termine abitavano le prime cinque città insieme agli esseri umani o agli esseri che precedevano ciò che siamo diventati resterai qui per tutta la notte se vuoi il ritmo è lento le parole sono progettate per accompagnarti verso il sonno senza abbandonarti mai nella confusione lascia che le immagini arrivino da sole ur nama Annippur solleva un momento lo stilo guarda la fiamma della lampada la fiamma non si muove l'aria è ferma dentro il recinto del tempio prima dell'alba poi riprende a incidere la versione che conosce chiunque abbia studiato storia del mondo antico è questa la civiltà umana nasce in Mesopotamia attorno al quarto millennio prima di Cristo le prime città Uruk Eridu Ur Nippur Lagash emergono dalla pianura alluvionale tra il Tigri e l'Eufrate come funghi dopo la pioggia scrittura architettura monumentale calendario matematica astronomia tutto appare in uno spazio di 5 o se secoli un battito di ciglia su scala geologica prima il silenzio del neolitico dopo Sumer questa è la versione ufficiale ed è corretta nei suoi fatti fondamentali i primi segni di scrittura cuneiforme datano a circa il 3at 300 cristo trovati a Uruk le prime grandi strutture templari risalgono allo stesso periodo i calcoli matematici più antichi le prime mappe celesti i primi codici legali tutti sumeri tutti dentro un arco di 1000 anni tra il 3500 e il 2500 anno anti cristoist il problema non è ciò che questa versione dice il problema è ciò che non dice ciò che sorvolava senza fermarsi i testi sueri non iniziano con il tremito 300 di Cristo iniziano molto prima iniziano con un tempo che non ha nome nella nostra cronologia eridou prima città del mondo secondo le fonti sumere non secondo un'interpretazione moderna non secondo un'ipotesi alternativa secondo i testi sumeri stessi eridu fu abbassata dal cielo questo è il verbo che usano e il termine è tecnico non poetico come prima sede della regalità sulla terra il re di Eriu fu Alulim regnò per 28.400 da 400 anni la questione non è se crederci alla lettera la questione è capire perché un popolo che contava l'orzo con precisione millimetrica usasse quel numero precisamente quel numero in un documento amministrativo la lista reale non è un poema non è un'epopea mitologica è una lista la struttura è burocratica secca ripetitiva come un registro catastale x regnò per IM anni in Zetta città poi la legalità passò a Bavu non c'è abbellimento non c'è dramma solo i nomi le città i numeri e quei numeri se li leggi con la chiave giusta con la chiave del sistema Sumero dove l'unità di base è il Shar 3600 anni corrispondente a un grande ciclo astronomico si rivelano non arbitrari si rivelano calcolati ogni regno prediluviano è un multiplo esatto di 3600 o di 600 o di 60 sono numeri cosmici non regni umani ma sono numeri reali codificati intenzionali qualcuno prima di Urnamma prima dei scribi di Nippur del 2100 aveva calcolato quei numeri e li aveva messi in quella lista e quella lista era già considerata antica quando Urnam la copiò era già una copia di una copia di una copia di qualcosa di più antico di qualcosa che parlava di una prima civiltà e di un rifiuto lasciatemi fermare un momento su quella parola rifiuto il titolo di questo documentario dice che la prima civiltà si rifiutò di tornare sulla Terra è una lettura non l'unica possibile ma è la lettura che emerge da un insieme di testi sumeri accadici e babilonesi messi in sequenza come se fossero le tessere di un mosaico che nessuno ha mai avuto la pazienza di disporre sul tavolo tutte insieme il testo della Trahasis datato intorno al 1700 a di cristo ma basato su tradizioni orali molto più antiche racconta che gli anunnachi i grandi dei coloro che erano venuti sulla Terra per svolgere un compito a un certo punto si fermarono si rifiutarono di continuare il testo dice letteralmente "Gli dei avevano gravato troppo il lavoro era pesante il disagio era grande e poi gli anunnaki maggiori fecero pesare sugli igigi il lavoro gli ighigli erano i dei rango inferiore quelli che svolgevano il lavoro fisico e anche loro alla fine si ribellarono ed è in quel momento nella ribellione degli egigi nel rifiuto degli anunnaki di continuare il lavoro sulla Terra che nasce l'essere umano creato secondo la Trahasis specificamente per sostituire chi si era rifiutato di restare la prima civiltà secondo questi testi non scomparve si rifiutò di continuare e non tornò ma perché cosa c'era sulla Terra che rendeva il loro lavoro insopportabile cosa avevano trovato qui che li aveva esausti il testo dell'Atrais è conservato in tre versioni principali la più completa delle quali si trova al British Museum di Londra catalogata come tavoletta BM 78941 la lingua è accadica la scrittura è cuneiforme la datazione è il 17 secolo prima di Cristo ma il testo stesso dichiara di attingere a tradizioni orali precedenti i sumeriologi Stephanie Dalley e WG lambert che ne hanno prodotto le traduzioni accademiche di riferimento concordano questo testo è la versione scritta di qualcosa che circolava almeno 1000 anni prima di essere inciso nell'argilla 1000 anni prima del 1700 a cr è il 2700 crist prima della terza dinastia di Ur prima di Sargon di Akad quasi all'inizio di ciò che chiamiamo civiltà scritta e la storia che racconta è questa: c'erano esseri sulla Terra prima di noi lavoravano il lavoro era insopportabile si ribellarono e poi vennero gli umani urnamma a Nippur in quella notte di marzo del 2010 antitirristo forse non sa tutto questo sa i nomi sa i numeri sa che prima del diluvio esisteva qualcosa che poi non esistette più sa che la regalità dopo il diluvio scese di nuovo dal cielo questo dice il testo dopo che il diluvio aveva spazzato via tutto la regalità scese di nuovo dal cielo e tornò a insediarsi nelle città degli uomini ma quegli otto re prediluviani quelli con i nomi impossibili e i regni impossibili loro non tornarono lo stilo di Urnamide l'ultimo nome della serie prediluviana Ubartutu di Shuruppak 18.006 anni di regno poi il diluvio poi il silenzio lui soffia sulla tavoletta per rimuovere le briciole di argilla che lo stilo ha sollevato guarda ciò che ha scritto non lo capisce più di quanto lo capissimo noi 2100 anni prima di Cristo 21 anni prima di chiunque trovasse quelle tavolette nel deserto ma lo copia lo stesso perché è il suo lavoro perché qualcuno prima di lui aveva deciso che questi nomi non dovevano essere persi che la memoria di ciò che era venuto prima doveva sopravvivere in qualunque forma anche se nessuno sapeva più esattamente cosa significasse fuori l'alba comincia a toccare le torri dello Zigurat di Nippur la lampada di Urnamma perde importanza la tavoletta si sta asciugando il vento porta ancora l'odore del fiume il sole è alto quando il sacerdote entra nella biblioteca del tempio di Eridu non una biblioteca come intendiamo noi niente scaffali di legno niente rotoli di papiro solo file di nicchie scavate nei muri di mattoni crudi e dentro ogni nicchia tavolette d'argilla impilate una sopra l'altra come mattoni loro stesse alcune sono piccole della dimensione di un palmo altre pesano quanto un bambino di 3 anni lui si chiama Henky Mansum è il guardiano delle tavolette antiche il custode delle liste che nessuno consulta più se non per copiare a 52 anni barba grigia una cicatrice sotto l'occhio sinistro che si è fatto da bambino cadendo da un muretto a leggere il sumero arcaico quello che non si parla più da secoli ma che è ancora inciso sulle tavolette più vecchie quelle che i suoi predecessori copiarono da tavolette ancora più vecchie in una catena ininterrotta che risale secondo ciò che lui stesso ha letto fino a un tempo prima che Eidu fosse fondata dagli uomini quella frase lo ha sempre fermato prima che Eidu fosse fondata dagli uomini cosa significa che fu fondata da qualcun altro enky Mansum estrae una tavoletta dalla terza nicchia della parete ovest la tavoletta è pesante argilla cotta indurita dal fuoco in un'epoca in cui ancora non si usava il fuoco per cuocere l'argilla qualcuno in un tempo che lui non sa collocare aveva deciso di rendere permanente questo testo non solo di copiarlo ma di renderlo indistruttibile il testo si chiama Eidu Genesis noi lo conosciamo con quel nome moderno ma Enkimansum non ha un nome per esso per lui è semplicemente la tavoletta della creazione degli uomini neri uomini neri è il termine che il testo usa per indicare gli esseri umani non nel senso del colore della pelle nel senso di coloro che hanno la testa nera che è l'espressione sumerica standard per dire umanità enky Mansum siede contro la parete della biblioteca con la tavoletta sulle ginocchia legge il testo dice che all'inizio non c'erano città non c'era irrigazione non c'erano campi coltivati gli animali non erano ancora addomesticati l'umanità mangiava erba con la bocca come le pecore non c'era regalità e poi gli dei scesero e fondarono cinque città: Eidu Padtibira Larak Sipar Shurupak e in quelle cinque città istituirono la regalità e gli esseri umani smisero di mangiare erba e iniziarono a coltivare il grano e il mondo divenne ciò che è adesso ma poi dice il testo gli dei decisero di spazzare via l'umanità non dice perché dice solo che il dio Enlil il signore del vento il re degli dei decise che gli esseri umani erano diventati troppo rumorosi troppo numerosi il loro clamore saliva fino al cielo e disturbava il riposo degli dei e così venne il diluvio e tutto fu spazzato via tutte e cinque le città tutti ire tutta la prima civiltà enky Mansum conosce la storia la conosce da quando era bambino ma oggi mentre legge qualcosa si ferma dentro di lui una frase che ha letto 100 volte ma che improvvisamente vede in modo diverso dopo che il diluvio ebbe spazzato via tutto quando la regalità scese di nuovo dal cielo la regalità fu a Kish di nuovo dal cielo non tornò a Eridou non tornò a Bad Tibira a Larak a Sipar a Shurupak scese in un posto nuovo Kish una città che non esisteva prima del diluvio una città degli uomini non degli dei gli dei non tornarono a Eridou non ricostruirono le cinque città che avevano fondato non ripresero il lavoro cosa era cambiato enky Mansum chiude gli occhi fuori nel cortile del tempio sente le voci dei bambini che giocano sente l'odore del pane che cuoce nelle cucine del recinto sacro sente il rumore delle capre che pascolano nel campo dietro il muro sud tutto questo le città l'agricoltura il pane gli animali domestici i bambini che giocano in cortili di mattoni tutto questo secondo il testo che ha sulle ginocchia fu insegnato dagli dei prima del diluvio e poi dopo il diluvio gli dei se ne andarono e non tornarono a insegnare nulla gli esseri umani continuarono da soli con ciò che avevano imparato ma da soli quella tavoletta che Enky Mansum tiene sulle ginocchia esiste davvero la chiamiamo Eidu Genesis o Genesi Sumera è conservata in frammenti al Museum of the Ancient Orient di Istanbul e alla University of Pennsylvania il testo è sumero arcaico la datazione della copia più antica è attorno al 1600 a di cro ma i sumeriologi concordano che il contenuto risale a tradizioni orali di almeno 1000 anni precedenti forse 1500 il professore Thorild Jacobsen uno dei massimi esperti di letteratura sumerica del XXo secolo tradusse questo testo nel 1939 e scrisse nel suo commento: "Ciò che colpisce in questo racconto non è solo la somiglianza con il racconto biblico del diluvio ma il fatto che il testo sumero sembri presupporre una conoscenza dettagliata di una civiltà che esistette prima del diluvio e che poi scomparve completamente una civiltà che esistette prima del diluvio non tribù di cacciatori raccoglitori una civiltà con città re agricoltura scrittura e quella civiltà scomparve e gli dei chiunque o qualunque cosa quel termine indicasse nell'originale sumero non tornarono a ricostruirla perché spostiamoci a Babilonia 1200 anni dopo Enchimansum siamo nel 539 aco la città è assediata dai persiani fra tre giorni il re Nabonedo fuggirà e Babilonia cadrà senza combattere ma oggi in una stanza del complesso templare di Esagila un sacerdote anziano di nome Beroso sta copiando un testo che i persiani non devono trovare beroso è un sacerdote di Marduk il Dio patrono di Babilonia ma è anche uno storico sa il greco sa l'accadico sa il sumero ha accesso alle biblioteche reali a tavolette che risalgono a 1000 anni prima di lui e sta per perdere tutto i persiani bruceranno le biblioteche distruggeranno i templi la conoscenza accumulata in 3000 anni di civiltà mesopotamica sparirà nel giro di una generazione beroso lo sa e per questo sta copiando non tutto non ha tempo ma il nucleo le liste i nomi i numeri sta copiando la sequenza dei re che regnarono prima del diluvio e mentre copia traduce dal sumero arcaico al babilonese corrente quello che i persiani forse capiranno quello che forse qualcuno in futuro potrà leggere la lista di Beroso è leggermente diversa da quella di Urnam i nomi sono trascritti foneticamente in babilonese e alcuni numeri sono arrotondati ma la struttura è identica 10 re cinque città regni di decine di migliaia di anni poi il diluvio poi il silenzio beroso aggiunge una nota personale cosa che Urnama non si sarebbe mai permesso scrive: "Questi re governarono la terra quando gli dei camminavano ancora tra gli uomini dopo il diluvio gli dei si ritirarono nei cieli e non discesero più come prima" non discesero più come prima non dice che scomparvero dice che non discesero più una distinzione sottile ma cruciale gli dei non erano morti non erano svaniti semplicemente avevano smesso di venire avevano smesso di camminare sulla Terra beroso chiude la tavoletta fuori sente il rumore lontano dell'esercito persiano che monta le tende oltre le mura della città domani forse sarà troppo tardi ma oggi ha finito il suo lavoro quella copia di Beroso non ci è arrivata le tavolette che scrisse furono distrutte proprio come temeva ma qualcosa sopravvisse beroso dopo la caduta di Babilonia fuggì in Grecia e lì sull'isola di Coss scrisse in greco non più in cunei forme una storia del mondo dalla creazione al suo tempo la chiamò Babiloniaca tre volumi nessuno dei tre ci è arrivato completo ma frammenti furono citati da storici successivi Giuseppe Flavio Eusebio di Cesarea Giorgio Sincello e in quei frammenti Beroso ripete la lista: I 10 re anteediluviani i regni impossibili e poi la frase che ora tradotta in greco suonava così: Meta deon cataclismon hoi teoi ukatebbesan dopo il diluvio gli dei non scesero più non tornarono spostiamoci ancora mesopotamia settentrionale 1849 dco un archeologo britannico di nome Austin Henry Lard sta scavando nelle rovine di Ninive l'antica capitale dell'Assria sotto un tel una collina artificiale formata da strati sovrapposti di città distrutte e ricostruite trova una stanza le pareti sono foderate di tavolette d'argilla migliaia forse 20.000 è la biblioteca di Assurbanipal l'ultimo grande re Assiro che regnò nel VI secolo aanti cristo assurbanipal era ossessionato dalla conoscenza antica mandò scribi in tutto l'impero a copiare ogni testo sumero e babilonese che riuscissero a trovare e li portò tutti a Ninive e li conservò in quella stanza poi Ninive cadde i medi e i babilonesi la bruciarono nel 612 an crist fuoco distrusse la città ma indurì le tavolette l'argilla cruda si trasformò in terra cotta e le tavolette sopravvissero sepolte sotto 12 m di detriti per 2500 anni lard le porta a Londra al British Museum e lì negli anni successivi un assiriologo di nome George Smith inizia a decifrarle nel 1872 Smith sta traducendo una tavoletta che fa parte dell'epopea di Gilgames il poema più famoso della letteratura mesopotamica e all'improvviso si ferma la tavoletta racconta di un diluvio universale un uomo costruisce un'arca salva gli animali l'acqua sommerge il mondo poi si ritira l'uomo manda fuori un corvo poi una colomba la colomba torna con un ramo d'ulivo la storia è identica a quella biblica ma questa tavoletta è più antica della Bibbia di almeno 1000 anni smith secondo le cronache del tempo fu così scosso dalla scoperta che si alzò dalla sedia corse per la stanza e iniziò a togliersi i vestiti per l'eccitazione non è uno scherzo è ciò che gli altri studiosi presenti raccontarono smith aveva capito di aver trovato la prova che il diluvio biblico non era un'invenzione ebraica era una memoria comune a tutto il Medio Oriente antico una memoria di qualcosa che era realmente successo ma c'è un dettaglio che Smith in quel momento non nota o forse lo nota ma non gli dà peso nella versione mesopotamica del diluvio quella dell'epopea di Gilgames quella della Traasis quella dell'Eridugenesis il diluvio non è un castigo per i peccati degli uomini è un fastidio gli dei decidono di sterminare l'umanità perché fa troppo rumore perché si è moltiplicata troppo perché il suo clamore disturba il sonno degli dei è una motivazione bizzarra se la leggi con occhi moderni ma diventa meno bizzarra se la leggi in un altro modo se leggi clamore non come rumore fisico ma come attività come impatto come pressione su un sistema l'umanità era diventata troppo numerosa consumava troppo modificava troppo l'ambiente e gli dei chiunque fossero qualunque cosa rappresentassero decisero che non era più sostenibile e mandarono il diluvio e l'umanità fu quasi spazzata via e poi quando l'acqua si ritirò gli dei non tornarono non ricostruirono le città che avevano fondato non ripresero il progetto lasciarono che gli esseri umani continuassero da soli con le conoscenze che avevano ricevuto ma senza supervisione senza guida senza intervento diretto perché torniamo alla domanda del titolo perché la prima civiltà si rifiutò di tornare sulla Terra una possibile risposta emerge se mettiamo insieme tutti i testi che abbiamo visto finora l'eridu Genesis dice che gli dei fondarono le prime cinque città e insegnarono agli uomini l'agricoltura la metallurgia la scrittura la Trahasis dice che gli dei lavoravano sulla Terra che il lavoro era pesante che si ribellarono la lista reale dice che prima del diluvio i rearono per decine di migliaia di anni e dopo il diluvio i regni si accorciarono drasticamente l'epopea di Gilgamesh dice che dopo il diluvio gli dei si ritirarono e non discesero più tra gli uomini come prima se leggi questi testi come fonti storiche distorte non come cronache letterali ma come memorie di eventi reali tramandate oralmente per millenni e poi cristallizzate in forma mitica emerge un pattern c'era una presenza sulla Terra prima del diluvio una presenza che fondò città insegnò tecnologie governò per periodi di tempo che noi non riusciamo a concepire poi venne una catastrofe globale un diluvio un'inondazione un innalzamento del livello del mare qualcosa che sommerse le città costiere e sterminò gran parte della popolazione e dopo quella catastrofe quella presenza non tornò non ricostruì non riprese il controllo gli esseri umani continuarono da soli con le conoscenze ereditate ma da soli perché quella presenza non tornò una risposta possibile perché aveva capito che il progetto non funzionava che l'umanità lasciata crescere senza limiti sarebbe diventata insostenibile che il clamore l'impatto la pressione sull'ecosistema il consumo di risorse avrebbe superato la capacità del sistema di reggere e quindi decisero di non tornare di lasciare che l'umanità si autogestisse di ritirarsi non una scomparsa un ritiro una scelta deliberata un rifiuto di tornare enk Mansum a Eridou in quella biblioteca di tavolette impilate si alza le ginocchia gli scricchiolano ha passato troppo tempo seduto contro la parete fredda rimette la tavoletta nella sua nicchia esce nel cortile il sole è a metà cielo i bambini stanno ancora giocando le capre stanno ancora pascolando il mondo continua e gli dei chiunque fossero qualunque cosa fossero non sono tornati non in 3000 anni non in 5000 forse non torneranno mai c'è un testo che nessuno legge più si chiama Atrahasis che in accadico significa straordinariamente saggio ed è il nome del protagonista l'uomo che costruì l'arca e sopravvisse al diluvio ma non è la storia del diluvio che ci interessa adesso è ciò che viene prima ciò che il testo racconta sui primi giorni quando gli dei camminavano ancora sulla terra e il lavoro non era ancora stato trasferito agli uomini siamo a Babilonia 1646 A.C un giovane scriba di nome Sin Lechiun Ninni sta copiando una tavoletta molto antica così antica che la lingua in cui è scritta Sumero arcaico non si parla più da 500 anni lui la sta traducendo in accadico la lingua che si parla a Babilonia in quel momento la lingua che i mercanti usano da Sur fino a Elam da Mari fino al Golfo Persico sin lechi un ninni è nervoso non perché la traduzione sia difficile lui conosce il sumero meglio di quanto conosca l'accadico ma perché il contenuto lo turba sta traducendo un testo che descrive il momento in cui gli dei decisero di creare gli esseri umani e la ragione per cui li crearono il testo dice: "Quando gli dei erano uomini sopportavano il lavoro portavano il cesto da trasporto il cesto da trasporto degli dei grande il lavoro era pesante il disagio era grande si inlechi un ninni si ferma rilegge gli dei erano uomini non nel senso che fossero mortali nel senso che lavoravano come uomini con le mani con la schiena scavando canali trasportando terra costruendo argini il testo continua gli anunnaki maggiori fecero sopportare il lavoro agli gigi gli gigi scavarono i fiumi aprirono i canali che danno vita alla terra gli ghiggi scavarono il tigri scavarono l'Eufrate sinle chiuninni conosce il tigri e l'Eufrate li ha attraversati decine di volte sono fiumi immensi larghi centinaia di metri in alcuni punti che scorrono per migliaia di chilometri dalla montagna fino al mare e il testo sta dicendo che qualcuno li scavò non che si formarono naturalmente che furono scavati da chi dagli i Ghigi i dei di rango inferiore coloro che lavoravano per quanto tempo lavorarono il testo lo dice: "Per 3600 anni sopportarono il lavoro notte e giorno gemevano si lamentavano brontolarono negli scavi." 3600 anni un numero preciso uno shar nella numerazione sumera un grande ciclo e poi dice il testo gli Gigi si ribellarono bruciarono i loro attrezzi marciarono di notte fino alla casa di Enlil il re degli dei e circondarono la sua dimora en Lil ebbe paura chiamò gli altri dei maggiori in consiglio e nel consiglio il Dio Enchi il Dio della saggezza il Dio delle acque dolci il Dio che più tardi in altre tradizioni sarà chiamato EA o Oanes propose una soluzione: creare un sostituto un essere che potesse sopportare il lavoro al posto degli igigi un essere fatto di argilla e sangue divino abbastanza forte da lavorare abbastanza intelligente da capire gli ordini ma abbastanza limitato da non ribellarsi creare l'uomo sinlechi un ninni copia le parole esatte che la dea madre crei la progenie che l'uomo sopporti il giogo degli dei che l'uomo porti il cesto da trasporto degli dei copia si ferma posa lo stilo fuori nel cortile del tempio sente il rumore degli operai che trasportano mattoni per riparare un muro crollato sente il ritmo del loro respiro il colpo sordo dei mattoni impilati uno sopra l'altro sente qualcuno che canta una canzone di lavoro una di quelle canzoni che si cantano per sincronizzare lo sforzo quando si tira una corda o si solleva un peso portare il cesto sopportare il gioco lavorare è esattamente ciò che quegli uomini stanno facendo fuori esattamente ciò che lui stesso fa chinato su questa tavoletta con la schiena che inizia a dolere dopo 3 ore nella stessa posizione il testo che sta traducendo dice che questo tutto questo il lavoro la fatica il giogo fu il motivo per cui gli esseri umani furono creati non per uno scopo nobile non per glorificare gli dei non per contemplare la bellezza del creato per lavorare per sostituire chi non voleva più lavorare in Lechi un ninni riprende lo stilo continua a copiare il testo descrive il processo di creazione la dea madre chiamata Nintetili a seconda delle versioni prende argilla dal fondo dell'Abzu le acque dolci sotterranee la impasta con il sangue di un dio sacrificato un dio ribelle che aveva partecipato alla sommossa degli ghigi e da quella pasta crea il primo uomo non uno sette sette uomini e sette donne creati in un solo giorno e poi dice il testo per 3600 anni gli uomini lavorarono di nuovo 3600 di nuovo uno shar un ciclo completo e alla fine di quel ciclo dice il testo l'umanità si moltiplicò la terra muggì come un toro gli dei furono disturbati dal clamore enlil sentì il loro rumore disse agli dei maggiori: "Il clamore dell'umanità è diventato opprimente non riesco a dormire per il frastuono." E qui il testo prende una piega che Sin lei un ninni non si aspettava enlil non decide immediatamente di mandare il diluvio prima manda una pestilenza gli uomini muoiono a migliaia ma Enchi il Dio che li aveva creati insegna agli uomini come fermare la pestilenza l'umanità sopravvive si moltiplica di nuovo enlil manda una siccità i fiumi si prosciugano i campi si seccano gli uomini muoiono di fame ma Enki insegna loro come scavare pozzi più profondi come trovare acqua sotterranea l'umanità sopravvive si moltiplica di nuovo en Lil manda una carestia niente cresce il bestiame muore ma Enchy insegna agli uomini a pescare a raccogliere molluschi a nutrirsi di ciò che il mare offre l'umanità sopravvive si moltiplica di nuovo e alla fine Enlil decide basta l'umanità è troppo resiliente troppo adattabile troppo numerosa l'unico modo per fermarla è distruggerla completamente e manda il diluvio sin lechi uninni arriva a questo punto del testo e si ferma di nuovo il sole è sceso fuori è quasi buio accende una lampada ad olio l'unica che può permettersi e continua a leggere alla sua luce tremolante il diluvio arriva ma Enki ancora una volta tradisce il piano degli altri dei va dall'uomo più saggio della sua epoca Atrahasis straordinariamente saggio e gli dice di costruire un'arca non gli dice parla al muro della casa di Atrahasis fingendo di parlare da solo mentre sa che Atrahasis sta ascoltando dall'altra parte muro dice Henky presta attenzione abbatti la casa costruisci una barca abbandona i beni cerca la vita disprezza i possessi salva la vita fai salire nella barca il seme di ogni essere vivente atrahasis obbedisce costruisce l'arca fa salire gli animali fa salire la sua famiglia fa salire i pochi altri esseri umani che accettano di seguirlo il testo dice che la maggior parte della gente rise di lui lo prese per pazzo continuò a vivere come sempre fino al giorno in cui l'acqua iniziò a salire e poi venne il diluvio 7 giorni e sette notti l'acqua sommerse le montagne ogni essere vivente sulla terra ferma morì gli dei stessi dice il testo furono terrorizzati dalla violenza del diluvio che avevano scatenato si rannicchiarono come cani accovacciati contro il muro esterno e quando l'acqua si ritirò quando l'arca si posò sulla cima di una montagna e Atraasis aprì la porta e mandò fuori gli uccelli per cercare terra asciutta gli dei sceso sentirono l'odore del sacrificio che Atrahasis aveva preparato carne bruciata offerta in ringraziamento e si radunarono attorno come mosche dice il testo perché erano affamati non avevano mangiato per 7 giorni nessuno aveva offerto loro sacrifici l'umanità era quasi scomparsa e fu in quel momento dice il testo che gli dei capirono cosa avevano perso nintu la dea madre quella che aveva creato gli uomini impastando argilla e sangue piane il testo dice: Nintu pianse come una donna in travaglio pianse per le sue creature pianse per gli uomini che aveva creato e che ora giacevano nel fango come larve di mosca e En Lil il dio che aveva mandato il diluvio fu accusato dagli altri dei eny lo affrontò direttamente come hai potuto senza riflettere scatenare il diluvio imponi un castigo al peccatore per il suo peccato imponi una punizione al trasgressore per la sua trasgressione ma non sterminare sii paziente non sradicare sinle chiuninni copia queste parole con mano tremante la fiamma della lampada oscilla l'ombra dello stilo sulla tavoletta cresce e si riduce sii paziente non sradicare il testo continua gli dei fanno un patto l'umanità può sopravvivere ma con dei limiti da ora in poi dice in Lil ci saranno donne sterili ci saranno demoni che raiscono i bambini ci saranno sacerdotesse a cui è proibito avere figli la popolazione umana non crescerà più senza controllo ci saranno meccanismi naturali che la terranno sotto una certa soglia e poi dice il testo in una frase che Sineki un Ninni legge tre volte per essere sicuro di aver capito bene gli dei si ritirarono nei cieli e non scesero più sulla terra come prima non scesero più come prima esattamente le stesse parole che Beroso userà 1200 anni dopo scrivendo in greco sull'isola di Coss gli dei non scomparvero non morirono ma smisero di camminare tra gli uomini smisero di insegnare smisero di intervenire direttamente lasciarono che l'umanità continuasse da sola con le conoscenze che aveva già ricevuto ma senza nuove rivelazioni perché Sin lechi un ninni chiude la tavoletta che sta copiando guarda quella che ha scritto lui le sue parole in accadico traduzione di parole sumere scritte 1000 anni prima traduzione forse di una tradizione orale ancora più antica non sa rispondere ma sa cosa ha copiato e sa che quel testo sarà conservato nella biblioteca del tempio di Marduc e che forse qualcuno fra 100 anni fra 1000 anni lo leggerà e si farà la stessa domanda perché si ritirarono quella tavoletta che Sin lechi un ninni copiò esiste anzi ne esistono tre versioni principali tutte conservate al British Museum di Londra la più completa è catalogata come BM 78941 il testo è accadico scritto in caratteri cuneiformi datato al X secolo aant.Cist fu scoperto nel 1965 durante Scavia Sippar in Iraq è tradotto completamente solo negli anni 70 del 9 dall'assiriologo britannico WG Lambert in collaborazione con Aer Millard la traduzione fu pubblicata nel 1969 dalla Oxford University Press con il titolo Atrasis The Babylonian Story of the Flood ma il testo stesso dichiara di essere una copia il colofon la nota finale dello scriba dice: "Tavoletta di Nur Aya scriba anziano copiata e verificata da un'antica tavoletta scritta secondo l'originale e collazionata" un'antica tavoletta quanto antica non lo sappiamo ma la lingua il vocabolario la struttura grammaticale suggeriscono che il testo originale fosse sumero arcaico forse del terzo millennio avanti cristo forse anche prima e cosa ci dice quel testo letto senza filtri teologici moderni letto come documento storico ci dice che c'era lavoro da fare sulla Terra lavoro fisico pesante continuo scavare canali costruire argini drenare paludi irrigare campi lavoro che qualcuno doveva fare ci dice che inizialmente quel lavoro fu fatto da un gruppo chiamato i ghigi subordinati a un gruppo chiamato Anunnaki ci dice che dopo 3600 anni gli Ighigi si ribellarono e rifiutarono di continuare ci dice che fu allora creato un sostituto l'essere umano specificamente per svolgere quel lavoro ci dice che gli esseri umani lavorarono per altri 3600 anni si moltiplicarono divennero troppo numerosi ci dice che ci fu un tentativo di ridurre la popolazione attraverso pestilenze siccità carestie ci dice che questi tentativi fallirono perché qualcuno il dio Enchi insegnò agli umani come sopravvivere ci dice che alla fine fu scatenata una catastrofe globale il diluvio per sterminare l'umanità ci dice che l'umanità sopravvisse grazie all'intervento dello stesso Enchi che avvertì un uomo e gli permise di costruire un'arca e ci dice che dopo il diluvio gli dei si ritirarono e non intervennero più direttamente se leggi questo come mito è una storia affascinante ma senza conseguenze reali se lo leggi come memoria storica distorta diventa qualcosa di diverso diventa la cronaca di un progetto fallito un progetto che prevedeva la creazione di una forza lavoro che prevedeva il controllo di quella forza lavoro e che a un certo punto sfuggì di mano e la risposta al fallimento fu il ritiro non la distruzione completa non l'abbandono totale ma il ritiro dalla gestione diretta lasciare che il sistema si autoregolasse lasciare che gli esseri umani continuassero da soli con ciò che avevano imparato ma senza ulteriori interventi questo è se vogliamo crederci il rifiuto di tornare non un'impossibilità una scelta la luce della lampada di Sinle Kiun Ninni si sta spegnendo l'olio è quasi finito lui si alza si stira la schiena esce nel cortile del tempio la notte è limpida sopra di lui le stelle brillano come non brillano mai sopra le città moderne la Via Lattea è un fiume di luce che attraversa il cielo da orizzonte a orizzonte e lui scriba di Babilonia sedicenne figlio di un vasaio e di una tessitrice guarda quel fiume e si chiede se lassù da qualche parte ci siano ancora gli dei che un tempo camminavano quaggiù e se ci sono perché non scendono più e se scendessero cosa direbbero vedendo ciò che gli esseri umani sono diventati vedendo le città che hanno costruito vedendo i templi che hanno eretto vedendo i campi che hanno irrigato i fiumi che hanno deviato le montagne che hanno scavato vedendo che il lavoro il lavoro per cui furono creati non si è mai fermato e forse non si fermerà mai lechi un ninni rientra versa l'ultima goccia d'olio nella lampada riprende lo stilo ha ancora tre tavolette da copiare prima dell'alba il lavoro continua
 
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