lib1261-Milano-Antica

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lib1261-Milano-Antica - Questo testo rievoca la Milano ottocentesca attraverso la descrizione delle sue antiche osterie, luoghi che fungevano da centri di aggregazione sociale e rifugio dalla monotonia urbana dell'epoca.
 
Questo testo rievoca la Milano ottocentesca attraverso la descrizione delle sue antiche osterie, luoghi che fungevano da centri di aggregazione sociale e rifugio dalla monotonia urbana dell'epoca. L'autore traccia una mappa sentimentale e storica citando ritrovi celebri come la Casera e il Ronchetto, legandoli a tradizioni culinarie e alla frequentazione di figure letterarie come il poeta Carlo Porta. Oltre al folklore, il racconto sottolinea la dimensione politica di questi spazi, divenuti basi operative per i patrioti risorgimentali che lottavano contro l'oppressione straniera. La narrazione culmina nel sacrificio eroico di Amatore Scesa, la cui vicenda trasforma l'osteria da semplice luogo di svago in un simbolo della resistenza e dell'identità morale milanese.
 
 
lib1261-Milano-Antica - Carlo Porta e l'osteria della Casera, l'osteria del pellegrino e il ronchet di Ran e gli asparici della margasciada e tiremmo in NASA.
 
Carlo Porta e l'osteria della Casera, l'osteria del pellegrino e il ronchet di Ran e gli asparici della margasciada e tiremmo in NASA. Si comprende come le vecchie strade di Milano così strette, poco reate, silenziose, con una tinta monotona e coi segni più o meno manifesti della vecchia non dovessero allettare i nostri nonni e passeggiarli, specialmente per occupare l'ozio delle domeniche. Da ciò l'opportunità di dedicarlo all'osteria. Ma le osterie dei nostri nonni non avevano, come oggi un tono di mezza perdizione o un carattere chiassoso e grossolano. Non erano ancora insidiate da quel vino caldo e generoso che più tardi cominciò da fluire nella Milano ottocentesca da Trani e da Barletta. Si preferiva nelle vecchie osterie di Milano un buon vino frizzante dei colli lombardi, quello che il porta gustava l'osteria della casera celebissima per la sua falsa apparenza di cascinare. Era a mezza nascosta fra gli alberi giganteschi e un rozteccato separava la corte dall'orte dall'orto. E più oltre era la stalla di mucca offerenti il latte appena munto alle ragazze che sospiravano la fine delle partite a bocce o a Priscola per accompagnarsi nel ritorno a casa con i giovanotti. Alla cassera facevano corona altre osterie famose, quelle del pellegrino che sorgeva nei pressi della Senavra, cioè il manicomio, nome che dava dei brividi al solo nominarlo perché si vede che allora i mati circolavano meno numerosi di oggi per la città. Alla Senavra Napoleone fece rinchiudere Giuseppe Lattanzi, fondatore e direttore del Corriere delle Dame, per punirlo di una indiscrirezione politica commessa su quel giornale. Nell'osteria della Cassuela cedeva il posto al più famoso Ronchetto con la specialità delle sue rane. E un'altra osteria domenicale era la margasciada dove i milanesi si lecavano a mangiare gli asparagi. Osteria le cui tracce si vedevano ancora ai nostri giorni al bivio delle strade Varesina e Comasina nel luogo dove si stendevano i boschi della Merlada rimasti celebri nella tradizione popolare per essere un covo di banditi e specialmente per quelli della banda Scorbino Ma oggi i banditi si sono urbanizzati e motorizzati. L'osteria della cassera, che il porte è resa famosa, sopravvisse alla sua prima stessa scomparsa perché vi si davano convegno i patrioti capitanati dal tintore Gaetano Arsi, i quali tentarono nell'agosto del 1851 di sollevare il popolo milanese. con la diffusione di manifestini rivoluzionari. Fu in questa pittoresca austeria che l'assi condusse il 30 luglio del 1851 il suo intimo amico amatore Sesa. Passato la storia la gloria col nome di Antonio per un errore del tipografo incaricato di stampare la sentenza della sua condanna a morte. E fu là che lo scese averne incaricato di affliggere durante la notte un certo numero di volantini rivoluzionari. Di qualcosa, magari quando lavoro - e gli assunse il pericoloso compito senza fiatale. Andò a casa, cennò con la giovanissima sposa e uscì, ma fu scoperto mentre compiva la rischiosa impresa, arrestato e mandato a morte. Sembra frutto di una commovente fantasia di cui è capace soltanto il cuore del popolo. l'episodio della famosa frase Terminance che gli avrebbe pronunciato gli sbirri quando fattelo fermare sotto le finestre di casa sua, gli dissero che se egli avesse fatto il nome dei complici avrebbe avuto salva la vita. In verità lo scesa non venne fatto passare sotto la finestre di casa sua, ma gli fu fatta la proposta di delazione sul luogo del patibolo e gli ricordati la moglie e i figli che lui morto sarebbero rimasti nella miseria. Al che l'eroico operaio rispose: "Provvederà a loro la patria".
 
 
 
 
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