lib1260-Milano-Antica

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redigio.it/BiblioV8/lib1260-Milano-Antica.html. - Questa narrazione delinea un viaggio affascinante nel cuore antico di Milano, concentrandosi sul quartiere delle Cinque Vie come nucleo pulsante della storia cittadina fin dall'epoca romana.
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lib1260-Milano-Antica. - Questa narrazione delinea un viaggio affascinante nel cuore antico di Milano, concentrandosi sul quartiere delle Cinque Vie come nucleo pulsante della storia cittadina fin dall'epoca romana.
 
Questa narrazione delinea un viaggio affascinante nel cuore antico di Milano, concentrandosi sul quartiere delle Cinque Vie come nucleo pulsante della storia cittadina fin dall'epoca romana. L'autore intreccia sapientemente l'archeologia del foro e del cardo con aneddoti legati a figure illustri, esplorando la resistenza di monumenti come il Palazzo Borromeo e le vicissitudini di personaggi eccentrici come Giuseppe Gorani. Il testo mette in luce il contrasto tra la decadenza post-bellica e la nobiltà originaria dei luoghi, rivelando segreti nascosti tra le mura, dalle bocciature giovanili di Giuseppe Verdi alle leggendarie visite di Giulio Cesare e Ottaviano. Attraverso questa analisi corografica, l'opera si propone di preservare la memoria storica e l'identità topografica di una metropoli in continua trasformazione, celebrando la persistenza del passato sotto il moderno tessuto urbano.
 
 
lib1260-Milano-Antica - delle vecchie contrade milanesi, le cinque vie, la statua di San Carlo che è risonante, Palazzo Borromeo, la Torre dei Gorani e il Shiro de Milan, il giovane Verdi e musicista incompreso, il teatro romano, il cardo, il decumanus,
 
delle vecchie contrade milanesi, le cinque vie, la statua di San Carlo che è risonante, Palazzo Borromeo, la Torre dei Gorani e il Shiro de Milan, il giovane Verdi e musicista incompreso, il teatro romano, il cardo, il decumanus, Ottaviano e la statua di Bruto. Giulio Cesare e gli asparagi al burro. Zecca e Zechieri, Santa Maria segreta. È una puntata abbastanza porposa. Quindi si arriva alle cinque vie che è un nodo stradale dal quale si ripartono le vie di Santa Marta, Santa Maria Podone, Bollo, Bocchetto e Santa Maria Funcolorino. I bombardamenti del 43 hanno scomposto i raccordi esistenti fra queste contrade appaiono il rabbciamento di case civile in parte mutilate e in parte rifatte alla buona. Rimane ai margini verso la piazza di Santa Maria Podone un muro esterno con un famoso portale gotico e la piazza stessa ha potuto riavere il suo antico respiro e fu Fu risparmiata anche la chiesa di Santa Maria Podone, rannicchiata a ridosso dalla fredda mole del palazzo del Banco di Roma, stridente scatolame modernissimo. La piazza di Santa Maria Podone si adorna di una statua in rame sbalzato di San Carlo, quasi a proteggere la chiesa che ha una bella facciata secentesca del mangone. L'architetto di fiducia del cardinale Federico, oggi è una piazza, si può dire senza nome, uno slargo con evidenti segni di una viabilità disordinata ove i monelli giocano spesso senza rispetto al silenzio e soprattutto alla statua del santo, colpendone consassi la tonaca per goderne il suono della battitura. È un divertimento innocente, senza maligne intenzioni che fa ricordare per i torneamenti e le giostre organizzate dalla famiglia Borromeo, il cui palazzo dalle severe linee rinascimentali spicca nel fondo della disadorna piazza, privata anche del verde che in altri tempi la arricchiva. Tempi in cui la nobile casata aristocraticamente riservata dava ricevimenti e in quel giorno il portiere metteva la divisa turchina. coi bottoni d'oro, aprendo il pesante portone di noce alle carrozze del patriato in visita. Ma c'erano anche dei giorni in cui il palazzo si apriva agli studenti e ai forestieri che volessero visitare la ricca galleria d'arte. L'architetto Mezzanotte ricorda che davanti alla chiesa stazionava fino a una settantina di anni fa un accantone deforme, un anerotolo della testa grossa, il quale balbettando confuse parole, si affrettava ad aprire la porta ai shuri e questi lo compensavano con un soldarello o magari con qualcuno di quei consunti quatrini di Maria Teresa Cognati con lo stemma del Ducato che ancora circolavano misti alle monetine di rame con le figie di Vittorio Emanuele II. Ma qualche anziano sussurava che quel nane rotolo fosse una ex spia austriaca. Nulla di più probabile se si pensa che Casa Romeo era considerata nido del liberalismo. Nido di liberalismo era pure la casa dei pedroli, oggi distrutta senza rimedio, e che aveva un'appendice rustica nella quale abitavano artigiani, imballatori e luicidatori di mobili. Questa appendice sboccava nella via Gorani con ogni portale fastuoso di casa Barzero o Barzero attribuito al maggiore dei Richini. Qui era la torre detta dei Gorani, l'ultima delle torri gentilissime di cui i nobili ornavano le loro case che però non apparteneva ai gorani ma ai crivelli. I gorani oriund della Lomellina vennero a Milano nel 1600 e furono da prima iscritti a nella Mobiltà lombarda, quale famiglia Nova, poi fatti i conti di Lucernate. Il personaggio più notevole della casata è Giuseppe, le cui avventure fecero parlare e si può dire mezza Europa. Ecco come Giuseppe viene descritto da un suo contemporaneo. Insofferente alla rigorosa disciplina paterna, abbandonò a 17 anni la casa natale aluolando in un reggimento lombardo al servizio dell'Austria. Portabandiera nella guerra dei 7 anni, fatto prigioniero dai prusiani, fugge e a capo di una masnada di scavezza Colli si impadronisce dalla città di Tilitare una loggia massonica. Ripreso e scampato fortunamente alla forca si dà la carriera politica letteraria. Fa breve ritorno a Milano. in lite equipa niente meno che alla conquista della Corsica di cui intendeva fare un reame con la Sardegna e la Spezia. Chiede per l'impresa aiuti al sultano, poi agli stati beri, poi al Portogallo, sognando il trono di Costantinopoli ed è preso sul serio da Voltaire. Ritornato alle lettere stringe amicizia con Baili. che chiederà per lui la cittadinanza francese con Cesare e Beccaria. Pubblica nel 1770 un saggio dell'Illuminismo che gli varà applausi dai filosofanti francesi. Tornato a Milano, un decreto di Leopoldo II gli toglie la cittadinanza austriaca, i titoli e i beni e a Milano non farà più ritorno. Si stabilisce a Non dove si fa amico di Robespier che lo spedisce commissario a Ginevra dove improvvisamente diventa monarchico rimangiandosi tutto il suo recente passato. In viso e sospetto a tutti i partiti, si isola in Svizzera dove vive nel silenzio e nell'oscurità per 25 anni. Gli ultimi della sua vita tumultosa intentano scrivere le sue memorie che lascerà manoscritte dopo molti anni queste saranno ritrovate da uno studioso ginevrino per caso su una bancarella di libri usati. Torniamo in Milano, in via Sant'Orsola chiude l'isolato dei Borromei che fu noisi di mistica pace, risonante di canti sacri e asilo di preghiere fino a che non venne aperta la via Dante e la topografia non mutò. Si benne mutasse di molto il sapore caratteristico delle vecchie contrade che quiete e silenziose vennero turbate alla fine del 700 dalla bufera dalle soppressioni ordinate da Giuseppe II. La plaga adonava infatti gran parte dei conventi della città che furono tutti o quasi tutti chiusi o adattate a scuole elementari o a caserme. Anche oggi le vie hanno nomi di conventi o allineano case senza cariche di stanca vecchiezza e anche delle cinque vie che è un luogo antico, la cui origine risale pare all'età imperiale e che Antonio Monti chiamò il Shir di Milano, cioè il nocciolo, rimane fermo il nome e intatta la secolare planimetria. È un nodo considerato anche dagli archeologi il sito più vecchio di Milano. Era questa l'area dell'antico foro al quale convergevano il cardo settentrionale dalle attuale via Cantù e Manzoni e il merionale in direzione delle vie Torino e Nerino per le vie Santa Maria Folcorina e Santa Maria La Porta e l'orientale per la via Valpetrosa. Nomi di vie o derivati da chiese esistenti o esistiti. o di origini oscure. Il luogo è da tempo soggetto a piano regolatore e perciò le case vi sono state lasciate invecchiare, meno nei rami che si dipartono dalla piazza San Sepolcro, rimasta per conto ricca di qualche nobiltà architettonica, come il Palazzo Castani e la Chiesa di qualche pregio, ma non antico. Le vie di questo gruppo risentono gli anni, anzi Gli edifici mostrano taluno i rabberciamenti provvisori dei bombardamenti e altri si accontentano di rassegnarsi in attesa del piccone. In via San Mauriglio, degno di rispetto, e anche il palazzo Greppi e un lato della via Santa Marta è stato rifatto verso Piazza Mentana per far posto a botteghe e magazzini con soprastanti abitazioni. In una di queste case il Comune aveva posto nel 1913, centenario della nascita di Giuseppe Verdi, una lapide che ricordava come i maestro avesse abitato il suo primo giungere diciannovenne nella città che tanta gloria doveva dargli. La lapide rimossa è stata rifatta con molta dignità e maggior pregio e collocata nell'androne dalla Casa numero 19 vi perpetua però un errore laddove afferma che il giovane venne a Milano per apprendervi i primi elementi dell'arte. In verità Verdi i primi elementi li aveva già presi a Buseto, tanto che giunto nella nostra città poter presentarsi agli esami al conservatorio eseguendo al pianoforte un capriccio dell'ERS e superando un esame di composizione. È vero che non fu ammesso perché aveva superato l'età prescritta e i suoi esaminatori non riscontrarono in lui quel genio profetico che avrebbe potuto far superare tale scoglio burocratico. Il maestro Angeleri, uno dei più burberi giudici, si scandalizzò del modo in cui il giovane aspirante teneva le mani sulla tastiera, tanto da scrivere sul verbale, che il giovane Verdi non sa suonare piano e non lo saprà mai. Tuttavia è ben noto che Verdi non frequentò il conservatorio, né quello di Milano né altri, e che a Milano studiò invece due anni con un umile e dottissimo maestro, Vincenzo Lavigia che abitava a Portonova. In via Santa Marta il futuro grande maestro venne mantenuto dal monte di Pietà di Busseto e trovò ospitalità presso un Bussetano di cuore il dottor Luigi Seletti. Le cinque vie sono degne di ricordo, non per quello che ormai mostrano, decrepitezza di case logole malinconiche, ma bensì per il fatto che sorgono su autentiche fondamenta romane e tutto fa credere che fosse luogo di traffico, di particolare rilievo se la qualifica cinque vie accompagnò più volte nel Medioevo l'indirizzo di innotabili. Se di antico e pregevole qualcosa resta e sepolto sotto l'intonaco o la o la sopra sovrapposizione in muratura. Certo, sotto le cinque via era un area che dove sorgeva il teatro romano. Ma la costruzione del Palazzo delle Poste, quella della Banca d'Italia hanno dato sepolture illustre a un mondo di oltre 20 secoli e scomposto anche le tracce delle vecchie. Il riassetto urbanistico, specialmente con l'apertura della piazza degli affari con relativo palazzo, rendevano ormai il nostro pellegrinaggio e spegne il nostro muro per le contrade antiche. Prima di passare altre zone ove trovare ancora quel sapore che che cerchiamo, riprendiamo a quanto scrivere in mezzanotte che ci che ci sembra il più il romanziere degli studiosi della vecchia Milano e insieme è documentato e di questo luogo e così scrisse: "Tutto concorre in questa vera area sacra a riconoscere in breve spazio il centro maggiore, la piazza principale e forse unica della Mediolano romana, il forum pubblico dove il dicumanus e il cardo maximus si incontrano per ritagliare nella simmetria in quattro settori la città quadrata. Se i guardi il tracciato da una vecchia pianta di Milano di uno dei punti più centrali della nostra città, cioè il quartiere che circondava la piazza ove sorgono le chiese di San Sepolcro e la Biblioteca Ambrosiana, piazza che ancora in una carta dell'anno 879 è detta Forum Pubblica Moneta e E nonostante certe derivazioni prodotte da posteriori trasformazioni edilizie, ancora si vede come nel centro di quella piazza venivano incrociarsi angolo retto il prolungamento di due vie che possiamo ritenere il cardo e il decanus e parallele a queste corrono a egali intervalli altre vie a formare lo scacchiere caratteristico delle antiche città italiane, mentre i prolungam a settentrione a mezzodì del cardo, conduce ancora oggi alle due oposte porte della città. Non troppo arrischiata, ipotesi dire che forse abbiamo qui il nocciolo dell'antica città romana, cresciuta accanto alla più antica e probabilmente più irregolare città gallica. La fantasia ha gallopato e qualche studioso si è abbandonato a supposizioni forse affrettate. e non sufficientemente fondate. Così, secondo il Colombo, la zona di San Sepolcro sarebbe il luogo del campo romano costruito presso la città gallica dopo la conquista di Marcello e la via Andegari segnerebbe la siete di la siepe di Biancospino Andegarium che delimitava la città gallica. La contrada dei due muri scomparsa nella sistemazione ottocentesca di Piazza del Duomo e ricorderebbe la divisione fra le due città, l'insubre e la romana sorte sul campo di Marcello. Spogliata da amplificazioni e da congetture resta mai smentita la visione del De Marchi, il foro al centro di una rete viaria del Decomanus da nordest a sud-ovest, nel cardo, da nord-ovest a sudest. Forse questo da riconoscere nel tracciato di via Unione Asoli Moneta San Vittore al teatro o nella direzione via Bollo, Santa Maria Funcorina. Lungo questa ultima via si trovano nel 1875 traccia di una via rastricata e fiancheggiata da un edificio suntuoso di marmi e forse porticato. Secondo le scoperte fattane di recente dal compianto dei capitani. Di questi paraggi è la via Valpetrosa che conduce in via Torino. Appartiene anche essa la vecchia Milano, ma c'è sempre, ma si è sempre tenuta su fra case civile, invecchiate con dignità e arrivate sin noi, dove la via Valpetrosa si parte dalla piazza di San Sepolcro. Alcuni ruderi scoperti nel travaglio delle frequenti febri, edilizie e fanno pensare che Ivi fosse un edificio importante, forse la curia o un tribunale e la statua di Marco Giugno Bruto. Cesare l'aveva chiamato a reggere la Gaglia e Bruto l'aveva amministrata con giustizia. D'altra parte i milanesi avevano ragione di riconosc di riconoscente attaccamento a Cesare che aveva dato loro la cittadina anza romana. Perciò caduto Bruno ne conservano la statua.
Il mezzanotte ricorda l'aneddoto narrato da Plutarco e che riprendiamo. Ottaviano, nipote di Cesare, viene nella Gaglia e visita al Foro fermandosi davanti alla statua di Brutto che i milanesi si sono dimenticati di smontare o forse non hanno voluto farlo. Momento d'ansia. Ottaviano l'opera loda l'opera d'arte e i magistrati del correnteo tirano il fiato. Purtroppo di statue e monumenti che hanno fatto dopri doppi o tripli servizi ce ne furono sempre in tutti i tempi e i luoghi. L'arco della pace a Milano. Informi. Comunque Ottaviano vuol prendersi una piccola vendetta. È fatta una cera brusca dice dunque è vero che Se mi siete ostili, i magistrati, ma l'Agusto ride e dice "Ho scherzato bravi milanesi che tenete fede gli amici nella sventura, resti la statua dove è stata innalzata". E la statua rimase. Rivrà poi in piazza Mercanti e passerà anche per quella di Sant'Ambrogio. E in questa piazza risuonarono le parole di Cicerone quando era governatore della Cisalpina e vi fece sosta Cesare prima di custare gli asparagi al burro nella casa di Valerio Leonti. Pare però che a col suo primo apparire il burro non piacesse molto a Cesare. Qui era anche la zecca imperiale, almeno ai tempi degli ultimi imperatori, ma il luogo non è stato ancora fissato con precisione e non è possibile oggi determinarlo. Il Calderini del confronto con le altre città ritiene che si trovasse nel centro urbano e molti scavi per le fondamenta del Palazzo della Banca d'Italia si rinvennero tracce di un grande edificio rettangolare del quale potrebbe essere indicata la più antica Zecca. Sull'area del predetto palazzo era anche il basso rilievo una chiesetta soppressa nel 1783 dedicata a Santa Mattia Ad Monetan, da cui forse è memoria attuale via Moneta che esiste tutt'ora. Di Zecche nei secoli se ne contano parecchie. Oatevi a o trasferitevi. Ai tempi di Galeazzo Maria Sforza esisteva un'officina per il cogno di monete vicina all'antica chiesetta di Santa Maria Caipis, detta anche di San Tommaso. Da la quale sussiste in via Zecca Vecchia un'insegna su di un portale recante un ducale con l'iniziali del figlio di Francesco Sforza. Dell'attività dei secchieri esiste in Duomo una bella vetrata di Nicola d'Avarallo, rappresentante l'immagine del loro protettore, Sant'Egidio in atto di Battelmonita. Fra la via Buchetto e la via Meravigli era la contrade di Santa Maria Segreta, oggi quasi completamente sparita, così come sparita la Chiesa omonima, trasportata nel 1908 in altra zona della città. La chiesa prese il nome del benefattore ignoto che la fece costruire per devozione ed era una chiesa di notevole valore artistico. Nel punto in cui la via si metteva in via Bocchetto era la storica Casa dei Melzi, un bel cortile quattroesco e un portale salvato nella demolizione dell'ufficio, trasportandolo e ricomponendolo nella villa Melzi di Bellaggio.
 
 
lib1260-Milano-Antica - Antiche osterie milanesi. - Le antiche osterie milanesi rappresentano un capitolo fondamentale della storia sociale e culturale della città, strettamente legato alla sua antica natura di centro agricolo e vinicolo. In passato, Milano era ricca di vigne e ortaglie, veri e propri polmoni verdi che si estendevano in zone oggi centrali come il Quadronno, il Vivaio, la Commenda e i ponti di San Celso e Porta Magenta
 
Le antiche osterie milanesi rappresentano un capitolo fondamentale della storia sociale e culturale della città, strettamente legato alla sua antica natura di centro agricolo e vinicolo. In passato, Milano era ricca di vigne e ortaglie, veri e propri polmoni verdi che si estendevano in zone oggi centrali come il Quadronno, il Vivaio, la Commenda e i ponti di San Celso e Porta Magenta
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Il legame con la produzione vinicola
Nel XIV secolo, si stima che la città e il suo territorio producessero oltre 600.000 carri di vino per una popolazione di circa 700.000 persone, garantendo quasi un carro a disposizione per ogni "bocca"
. Il vino veniva spesso prodotto e conservato direttamente dalle famiglie nelle cucine o al piano terra delle abitazioni per mancanza di cantine
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Un fenomeno curioso era la vendita diretta al pubblico da parte delle case patrizie e persino dell’Arcivescovo
. Queste osterie nobiliari, come la celebre Cantinetta del Cacastione (oggi Silvestri) a Porta Venezia, esponevano lo stemma gentilizio del proprietario
. Tale insegna fungeva da protezione: per rispetto alla nobiltà, i fanti del Bargello (la polizia dell'epoca) evitavano di entrarvi per compiere arresti
. Solo nel 1668 un decreto proibì l’uso di insegne nobiliari sulle osterie, permettendo esclusivamente quella del Sovrano
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Le osterie più celebri e le loro specialità
Le antiche osterie non erano luoghi di "mezza perdizione", ma centri di aggregazione con atmosfere specifiche e specialità culinarie rinomate:
Osteria della Casera: Situata tra alberi giganteschi, era famosa per la sua facciata che ricordava un antico cascinare
. Era un luogo prediletto dal poeta Carlo Porta, che qui amava gustare il vino frizzante dei colli lombardi
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Osteria del Pellegrino: Sorgeva nei pressi della Senavra, l'antico manicomio milanese (nome che all'epoca incuteva timore)
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Il Ronchetto (già Osteria della Cassuela): Divenne celebre per la sua specialità a base di rane
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La Margasciada: Situata al bivio tra la strada Varesina e la Comasina, era la meta domenicale dei milanesi che volevano mangiare gli asparagi
. Si trovava vicino ai boschi della Merlada, un tempo noti come covo di banditi
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Caffè del Rinascimento: Offriva una grande terrazza ai Bastioni, da cui i clienti potevano assistere al quotidiano "corso" delle carrozze signorili
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Regole ferree e vita quotidiana
Il governo spagnolo impose norme disciplinari molto severe agli osti e ai commercianti di vino. Gli osti non potevano acquistare vino a meno di 15 miglia dalla città per favorire gli acquisti dei privati e dovevano utilizzare esclusivamente misure di vetro (boccali, zaine) fornite da venditori autorizzati dal vicario
. Inoltre, le botteghe dovevano restare chiuse durante la messa grande della domenica e potevano vendere vino solo in orari limitati a mezzogiorno e al tramonto
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Un ruolo centrale era svolto dai brentatori, i trasportatori di vino, che erano talmente impegnati nel loro lavoro da ignorare talvolta persino le campane che segnalavano gli incendi, trovando più redditizio trasportare vino che acqua
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Luoghi di patriottismo e rivolta
Le osterie furono anche focolai di fermento politico. L'Osteria della Casera, in particolare, divenne il ritrovo dei patrioti guidati dal tintore Gaetano Assi nel 1851
. Fu proprio in questa osteria che l'operaio Amatore Sciesa (passato alla storia come Antonio per un errore tipografico nella sentenza) accettò l'incarico di affiggere manifestini rivoluzionari contro l'occupazione austriaca
. Dopo l'arresto, Sciesa pronunciò la famosa frase "Tiremm innanz" ("andiamo avanti") davanti al patibolo, rifiutando di tradire i compagni in cambio della vita
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Questa ricca rete di osterie e vigne iniziò a scomparire a metà dell'Ottocento, non solo a causa dell'espansione edilizia e dei "palazzi di cemento", ma anche per l'arrivo della fillossera dall'America nel 1866, un parassita che distrusse le radici delle viti, cancellando definitivamente i cartelli "Si vende uva" dai portoni milanesi
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Quali erano le regole sugli orari delle osterie milanesi?
Chi era Amatore Sciesa e cosa fece all'osteria?
Perché l'osteria del Ronchetto era famosa per le rane?
 
 
lib1260-Milano-Antica - Palazzo Borromeo. - Il Palazzo Borromeo sorge in una delle zone più antiche e storicamente significative di Milano, situata nel cuore del cosiddetto "nocciolo" della città romana, in un nodo stradale oggi noto come le Cinque Vie
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Il Palazzo Borromeo sorge in una delle zone più antiche e storicamente significative di Milano, situata nel cuore del cosiddetto "nocciolo" della città romana, in un nodo stradale oggi noto come le Cinque Vie
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. Questa dimora nobiliare è caratterizzata da severe linee rinascimentali e domina il fondo della piazza di Santa Maria Podone
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Ecco alcuni dettagli significativi riguardanti la storia e l'atmosfera del palazzo tratti dalle fonti:
Vita nobiliare e cultura
In passato, la nobile casata dei Borromeo era nota per la sua aristocraticità e riservatezza, ma il palazzo si animava in occasione di ricevimenti esclusivi
. Durante questi eventi, il portiere indossava una distintiva divisa turchina con bottoni d'oro, aprendo il pesante portone di noce alle carrozze del patriziato in visita
. Nonostante questa esclusività, la famiglia dimostrava una certa apertura culturale, permettendo a studenti e forestieri di accedere all'edificio per visitare la sua ricca galleria d'arte
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Contesto politico e spirituale
Il palazzo non era solo un centro di potere e arte, ma anche di fermento ideologico: le fonti lo definiscono un "nido del liberalismo"
. Inoltre, l'area circostante, che comprendeva l'intero "isolato dei Borromei" delimitato da via Sant'Orsola, era pervasa da un'atmosfera di mistica pace, risonante di canti sacri e preghiere, almeno fino a quando le trasformazioni urbanistiche legate all'apertura di via Dante non ne mutarono la topografia
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La piazza e la statua di San Carlo
Di fronte al palazzo si trova la chiesa di Santa Maria Podone, la cui facciata secentesca fu realizzata da Francesco Maria Richini (detto il Mangone), architetto di fiducia del cardinale Federico Borromeo
. La piazza antistante ospita una celebre statua in rame sbalzato di San Carlo Borromeo
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In epoche passate, questa zona era utilizzata dalla famiglia per organizzare tornei e giostre
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Un aneddoto curioso riportato dalle fonti riguarda i bambini milanesi (i "monelli") che, per divertimento, usavano colpire con dei sassi la tonaca della statua del santo per godersi il suono metallico della battitura
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Sempre nella piazza, fino a circa settant'anni fa, era consuetudine incontrare un povero mendicante deforme che apriva la porta ai signori in cambio di pochi spiccioli, e che alcuni sospettavano essere stato un'ex spia austriaca
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Il palazzo rimane oggi una testimonianza fondamentale della Milano aristocratica, inserito in un contesto urbano che, nonostante i bombardamenti del 1943 e le modernizzazioni, conserva ancora le tracce della sua secolare planimetria imperiale
Quali opere d'arte sono conservate nella galleria di Palazzo Borromeo?
Approfondisci la leggenda dei "monelli" e della statua di San Carlo.
Chi era Gaetano Assi e quale fu il suo ruolo nelle osterie?
 
 
lib1260-Milano-Antica - Urbanistica e bombardamenti. - L'urbanistica e i bombardamenti sono strettamente intrecciati nella storia di Milano, poiché gli eventi bellici del 1943 hanno agito come un violento catalizzatore di trasformazione per il tessuto cittadino, in particolare nel suo "nocciolo" più antico
 
L'urbanistica e i bombardamenti sono strettamente intrecciati nella storia di Milano, poiché gli eventi bellici del 1943 hanno agito come un violento catalizzatore di trasformazione per il tessuto cittadino, in particolare nel suo "nocciolo" più antico
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L'impatto dei bombardamenti del 1943 a Milano
I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno profondamente alterato la fisionomia delle zone storiche:
Scomposizione dei raccordi storici: Nelle cosiddette "Cinque Vie" (il nodo stradale tra via Santa Marta, Santa Maria Podone, Bollo, Bocchetto e Santa Maria Fulcorina), le bombe hanno frammentato i collegamenti secolari tra le contrade
. Ciò che rimane oggi è spesso un "rabbacciamento" di case civili, in parte mutilate e rifatte alla buona, che mostrano ancora i segni di una viabilità disordinata
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Distruzioni irrimediabili: Alcuni edifici storici sono andati perduti per sempre, come la Casa dei Pedroli, definita dalle fonti "distrutta senza rimedio"
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Il contrasto tra antico e moderno: In alcuni casi, i monumenti risparmiati dalle bombe si trovano oggi soffocati dallo sviluppo urbanistico successivo. La chiesa di Santa Maria Podone, ad esempio, appare ora "rannicchiata" a ridosso della mole del palazzo del Banco di Roma, descritto come uno "stridente scatolame modernissimo"
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Urbanistica post-bellica e stratificazione
Il riassetto urbanistico non è stato causato solo dalle bombe, ma anche da scelte pianificate che hanno sacrificato il passato in nome della modernità:
Sepolture illustri: La costruzione di grandi edifici pubblici come il Palazzo delle Poste e la Banca d'Italia ha "sepolto" un mondo vecchio di oltre venti secoli, cancellando le tracce della topografia romana e medievale
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Piano Regolatore e attesa: Nelle zone ancora soggette a piano regolatore, come le Cinque Vie, molte case sono state lasciate invecchiare e logorarsi in attesa del "piccone" demolitore
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Il concetto di "terreno bombardato" nelle strade moderne
In un contesto più contemporaneo, le fonti utilizzano metaforicamente il termine "bombardato" per descrivere lo stato di abbandono delle infrastrutture italiane:
Buche vs Smart Road: Viene criticata la scelta di investire oltre un miliardo di euro in Smart Road (colonne di sensori, intelligenza artificiale e droni) quando le strade reali sono piene di buche, descritte ironicamente come un "terreno bombardato" su cui vengono installate telecamere di ultima generazione
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Precedenti storici di "azzeramento" urbanistico
Il tema della distruzione totale e della ricostruzione in nuovi siti emerge anche nei miti antichi citati nelle fonti:
Il rifiuto di tornare: Dopo il Diluvio Universale, che spazzò via le prime cinque città fondate dagli dei (Eridu, Bad Tibira, Larak, Sippar e Shuruppak), la "regalità" non tornò nei siti originali ma discese in una città nuova, Kish
. Questo rappresenta un radicale mutamento urbanistico e politico: gli dei non ricostruirono le città antiche, lasciando che l'umanità proseguisse da sola in nuovi insediamenti
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Distruzioni epiche: Altri esempi di urbanistica interrotta da conflitti includono la distruzione di Troia e la successiva "odissea" per il ritorno, o la distruzione di Gerusalemme nel primo secolo, che portò a una riscrittura della storia e delle tradizioni religiose
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Approfondisci la leggenda del girasole e della bella Giacomina
Quali erano le profezie per chi nasceva in ottobre?
Racconta la storia della 'fiera bestia' che terrorizzò Milano
 
 
 
 
Questo documento rappresenta un vasto archivio digitale multimediale dedicato alla preservazione della memoria storica e delle tradizioni locali di Legnano. La struttura è organizzata come un indice cronologico dettagliato che copre oltre un decennio di contenuti, includendo programmi culturali, podcast e materiale folcloristico raccolto sotto il progetto "Radio-Fornace". Attraverso migliaia di file in formato audio, video e documenti PDF, il portale funge da biblioteca virtuale per esplorare racconti comunitari e rassegne storiche. L'obiettivo principale è quello di offrire una storia web interattiva che colleghi il passato e il presente del territorio lombardo tramite una moderna consultazione online.