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redigio.it/BiblioV8/lib1258-Milano-potpot.html - Il testo rievoca la metamorfosi urbana di Milano, focalizzandosi sul contrasto tra la nobiltà delle antiche carrozze e l'avvento della moderna locomozione automobilistica presso i giardini di via Palestro.
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lib1258-Milano-potpot.html - Il testo rievoca la metamorfosi urbana di Milano, focalizzandosi sul contrasto tra la nobiltà delle antiche carrozze e l'avvento della moderna locomozione automobilistica presso i giardini di via Palestro.
Il testo rievoca la metamorfosi urbana di Milano, focalizzandosi sul contrasto tra la nobiltà delle antiche carrozze e l'avvento della moderna locomozione automobilistica presso i giardini di via Palestro. Attraverso una narrazione che intreccia topografia e nostalgia, l'autore guida il lettore tra i fasti dei palazzi storici e la vita dei vecchi postiglioni, immaginando il loro stupore di fronte alla nascente sede dell'Automobile Club. La narrazione si arricchisce di aneddoti risorgimentali e mondani, trasformando i singoli edifici in testimoni silenziosi di duelli, balli mascherati e atti di patriottismo. In definitiva, la fonte funge da cronaca sentimentale della trasformazione cittadina, celebrando un passato fatto di cavalli e distinzione sociale che cede inevitabilmente il passo al progresso tecnico.
lib1258-Milano-potpot. - Milano pot numero civico 1299 di contrada del Monte di fronte al Bagutino, dove avevano il loro deposito le diligenze e messaggerie del Lombardo Veneto, ai boschetti della villa reale c'erano come ci sono ancora quattro passi
Milano pot numero civico 1299 di contrada del Monte di fronte al Bagutino, dove avevano il loro deposito le diligenze e messaggerie del Lombardo Veneto, ai boschetti della villa reale c'erano come ci sono ancora quattro passi e il luogo deserto è umbroso con un numero di tigli almeno doppio di quanti ne siano avanzati offriva tante comodità che i postiglioni della concessionaria impresa Franchetti quando avevano un cavallo da provare andavano in Stram Marina il cui nome ricorda la benemerita famiglia che a proprie spese trasformò in ameno passeggio un campo dove venivano scaricati i detriti della città. Or bene, ve lo immaginate voi uno di quei vecchi postiglioni in cilindro lucido col fiocco di piume giallonere, marsinetta verde e risvolti rossi e bottoni dorati, braghe di pelle di Dante, stivaloni alla scuderia e cornetta tracolla, fermo in quel punto dai boschetti dove una ripida discesa conduceva ai nuovi garage dell'automobile club. "Ferma, ferma", griderebbe vedendo una otto cilindri scivolare per quella china pericolosa. "Ma quale sarebbe il suo stupore se poi ne vedesse un'altra risalirla dolcemente e senza aiuto di alcuno? Poveretto, compiendo ogni settimana il suo viaggio d'andata e ritorno Milano Torino o Milano-Venezia, nelle lunghe tappe faticose sotto il sole, la pioggia, la neve, avrà sognato strade meno disagevoli, cambi di cavalli meno rapidi, più frequenti osterie e più generose mance, almeno da parte di quei viacciatori che secondo la promessa nell'orario ufficiale avevano avuto la fortuna di trovare insieme con un buon posto la compagnia di persone adatte ad allegerire le noie del viaggio. "Verrà un giorno, avrà pensato mentre i paracarri si succedevano ai paracarri, che i miei successori avranno cavalli normandi, che tutti gli stradali avranno un doppio filare di pioppi e che i postiglioni come i funzionari giurati dello Stato avranno anche un trattamento di pensione molto migliore. Chi gli avrebbe detto invece che a meno di un secolo Postiglioni, cavalli e dirigenze saranno passati fra le anticaglie? Ma senza andare tanto indietro quello strano scendere e salire di automobili non avrebbe forse sorpreso anche due artisti al nostro tempo. che tenevano la stramarina come una succursale del loro studio, appunto perché erano specialisti di cavalli. Molti, infatti ricordano ancora il Barsaghi che vi studiava il cavallo del suo Napoleone II sul famoso Loren appartenente a marchese Soncino e montato dal conte Durini che sapeva fargli prendere tutti gli atteggiamenti di desiderate dell'artista e anche il de Albertis vi studiava sui cavalli dei numerosi amici le sue cariche e i suoi ritorni alle corse, le sue scene medievali e forse fu lo stesso Lowengren, candido come il mantello wagneriano, cavaliere del cigo, caduto in quell'anno alla scala, che gli servì per il quadro della signora di Monza e del suo vicino Egidio. Insomma, l'automobile Club non poteva scegliere per i suoi garage una località più adatta a sottolineare il contrasto fra i nuovi e gli antichi mezzi di locommozione, essendo ai boschetti che al tempo degli spagnoli si teneva il quotidiano corso di gara al quale intervenivano 100 tiri a 6, 400 tiri a 4, c'è tiri a due e 1500 cavalieri. È vero che Stramarina non terminava a via palestro, ma continuava fino ai bastioni lambendo le ortaglie delle carcanine della Dolorata e dei serviti di San Dionigi, le quali nel 1783 cedettero il posto ai vecchi giardini pubblici. Ma con tanta abbondanza di equipaggi, c'è da credere che i signori di allora andassero al corso per turno. E notare che le carrozze a un solo misero cavallo non vi erano ammesse per non turbare con lo spettacolo della loro povertà la signoralità trionfante. Mentre però dalla parte dei boschetti l'automobile club cambiato faccia la propria casa e speriamo la migliori ricorrendo a quel verde a cui ha fatto strage verso il corso. Essa conserva la fronte che venne data più di un ascolto che fa dei principi porsia, patrici veneziani, i quali volo, eh fregiare il portale con dei medaglioni due di due illustri milanesi. Cese Bacaria e Melchiorri Gioia morto allora. Allora è probabile anzi che la costruzione abbia potuto fruire del decreto del 4 luglio 1786 col quale venivano appunto esonerati da ogni dao i materiali da fabbrica destinati al miglioramento della porta orientale. Provvido decreto perché a quell'epoca dai cosiddetti portoni di porta demoliti nel 1818 fino alla russica tettoia che 10 anni dopo venne sostituita coi due casini daiari dell'architetto Vantini. Ben pochi erano degli edifici che rompevano la monotonia dei prati, delle vigne e delle ortaglie del cosiddetto borgo di Porta Orientale solcato nell'ultimo tratto dell'acqua lunga. Uno dei molti canali che davano febbre e zanzare in abbondanza ai buoni milanesi, i quali furono felicissimi di veder scorgere uno dopo l'altro il palazzo Serbelloni, costruito dall'architetto Cantoni per quel duca Galeazzo già ciambellano austriaco che seguendo la corrente dei nuovi tempi si acquistò il nome di ex Duoka cuoco per lo zelo impegnato e spiegato nel suo vediare i pranzi e le cene del Bonaparte e dei suoi generali. Il palazzo saporiti, la cui architettura rivela nel suo autore il Perego, scenografo della Scala. Il Palazzo Bovara, oggi dal pozzo sede dellazione francese che ricorda le famose terzine del porta in morte dell'onesto consigliere di Stato. e via fino alle ultime casi in un angolo con bastioni, quella destra dove il noto caffè del Rinascimento offriva la sua grande terrazza a chi voleva assistere al corso delle carrozze, a quella sinistra dove 100 anni fa l'ungherese principe Battian diede quel famoso ballo mascherato e cui i figurini erano stati disegnati da Francesco A e a proposito di Balli fu appunto nell'attuale palazzo dell'Automobile Club acquistato dal barone dal barone Ciani già proprietario degli stabili vicini ed era non mai abbastanza compiant casa rossa che nel 1856 il capitano Manfredo Camperio, in onore del quale lo O Cani dava un gran ballo, mise alla porta il capitano austriaco Schondfell che aveva osato intervenirvi in uniformi. Incidenti che diede luogo al noto duello. La casa passò poi ai carissimi brillante ufficiale di Garibaldi che l'abitò a lungo con la celebre Colson, reduce dai trionfi della Scala dove aveva furoreggiato, come si deve diceva loro, nel poliuto, nella regione, nella norma e e via dicendo. Il carissimo era stato con Caroli e Picosi una delle tre guide mandate da Garibaldi la notte del giugno 1859, dopo la battaglia di Varese di Varese a svegliare Como, ancora occupata da Orban, per annunciarvi il suo prossimo arrivo. L'impresa era abbastanza audace, avrebbe meritato un premio che invece non venne, ma di sollecitarlo dal generale, ben se ne incaricò uno dei tre. "Il miglior premio" gli rispose Garibaldi con la sua voce d'oro, "È la coscienza di aver compiuto il proprio dovere." "Certamente," si strette l'altro, "ma senza una distinzione nessuno saprà che in quella terribile notte. "Lo so io" esclamò Garibaldendogli la mano. E pare abbastanza perché fur a far finito. Da carissimi, la casa passò in marzza a suoi eredi, poi alla duchessa Melzi, ma questa è storia di ieri e dell'altro ieri, ma senza velo di polvere e senza odore di muffa priva cioè di quei due elementi che sulla toiletta di un vecchio cronista stanno al posto della cipria e dell'acqua di violette.
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