lib1369-QGLA396-elezioni

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redigio.it/BiblioV4/lib1369-QGLA396-elezioni.html - Il brano illustra i sofisticati meccanismi elettorali di Siena e Venezia nel Medioevo, caratterizzati da un intreccio indissolubile tra sorteggio casuale e selezione meritocratica.            
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lib1369-QGLA396-elezioni - Il brano illustra i sofisticati meccanismi elettorali di Siena e Venezia nel Medioevo, caratterizzati da un intreccio indissolubile tra sorteggio casuale e selezione meritocratica.
 
Il brano illustra i sofisticati meccanismi elettorali di Siena e Venezia nel Medioevo, caratterizzati da un intreccio indissolubile tra sorteggio casuale e selezione meritocratica. Attraverso procedure meticolose basate su commissioni multiple e scremature successive, le città intendevano neutralizzare la corruzione e il clientelismo, impedendo a fazioni o gruppi di potere di manipolare il voto. Il ricorso alla sorte non era un atto di superficialità, bensì una precisa garanzia di imparzialità e indipendenza per i futuri governanti, che risultavano così liberi da debiti politici verso singoli sostenitori. In ultima analisi, il testo invita a riscoprire questa filosofia antica, in cui la complessità del rito assicurava la tutela del bene comune contro le ambizioni personali.
 
 
lib1369-QGLA396-elezioni - Eletti per caso nel Medioevo. Come avvenivano le elezioni nel secolo X. Chi elegge gli elettori? M a Siena due volte anno a novembre e a maggio si eleggevano i nuovi consoli dell'arte della mercanzia. In numero di quattro, si trattava di magistrati dotati di ampio potere, non solo giudiziario, nei confronti di tutti i mercanti e artieri, ma anche in ambito politico, in quanto i titolari entravano di diritto a far parte del governo.
 
Eletti per caso nel Medioevo. Come avvenivano le elezioni nel secolo X. Chi elegge gli elettori? M a Siena due volte anno a novembre e a maggio si eleggevano i nuovi consoli dell'arte della mercanzia. In numero di quattro, si trattava di magistrati dotati di ampio potere, non solo giudiziario, nei confronti di tutti i mercanti e artieri, ma anche in ambito politico, in quanto i titolari entravano di diritto a far parte del governo. Tutti gli iscritti all'arte erano convocati in un giorno fissato per le elezioni. e dovevano per forza partecipare, tranne giusto impedimento, a pena di una multa non lieve divisi in tre gruppi, uno per ogni terzo, cioè rione cittadino, ognuno prendeva da un contenitore con la mano aperta e con le dita larghe, in modo da impedire le frodi una cedola ripiegata. Quasi tutte queste cedole erano state lasciate bianche. tranne nove, tre per ogni terziere, su cui erano stampigliato un alfa e un omega. I nove artieri che avevano pescato le cedole scritte costituivano una prima commissione di grandi elettori. Questa commissione a sua volta era scremata, cioè si ripeteva al suo interno lo stesso sistema di sorteggio con le pollice scritte in modo che nel risultato eletto uno per terzo. Questa seconda che era Namini, commissione di tre grandi elettori, nominava in assoluto isolamento 12 artieri per ogni terzo, facendo attenzione che se non ce ne fossero due provenienti dalla stessa bottega o della stessa società mercantile, questa terza commissione di 36 subiva a sua volta un nuovo sorteggio con le consuete pollice, sei delle quali 2 per ter recavano le solite Alfa e Omega. I sei della quarta commissione, così designati, venivano subito presi in consegna dalle guardie comunali e separati dagli altri, in modo che non potessero comunicare con alcuno. Nella stessa serata si riunivano e dopo aver pregato e invocato il nome di Gesù Cristo, sceglievano quattro consoli nuovi sui cui nominativi dovevano convergere almeno cinque voti. Come si vede, un sistema complesso che assommava la sorte alla cooazione, ma che doveva effettivamente portare all'elezione di personalità di sicuro rilievo. Quando la sorte rende liberi. Anche nella designazione dei supremi reggitori cittadini si usavano sistemi simili e addirittura più complessi. A Venezia le elezioni del Doge dal 1268 prevedeva che il più giovane membro del maggior consiglio si recasse per prima cosa a pregare in San Marco e poi ritornasse portando con sé il primo ragazzino incontrato per strada. lui era delegato a estrarre le polizne. Nel frattempo, infatti, dopo aver allontanato il maggior consiglio, i minori di 30 anni, si era provveduto a preparare, come a Siena, tanti foglietti quanti erano i consiglieri e su 30 di essi era stato scritto elector. Il ragazzino estraeva una alla volta le pollice e le dava ai consiglieri che sfilavano davanti antiordinatamente. Chi riceveva in sorte la cedola scritta doveva rimanere nella sala. Gli altri uscivano. Si ripeteva poi la stessa operazione per ridurli a nove. Questi grandi elettori erano chiusi in un vero e proprio conclave e non potevano uscire prima di avere eletto 40 cittadini fra i più stimati con ognuno con almeno sette voti. Da questo punta in poi è come se le cose precipitassero. I 40 erano ridotti per sorteggio a 12, i quali dovevano scegliere 25 cittadini con non meno di nove preferenze per ognuno. Tra questi 25 ne erano sorteggiati nove, i quali a loro volta i quali a loro volta ne sceglievano 45 nuovi con almeno sette preferenze a testa. I 45 erano quindi scremati a sorte fino al numero di 11, i quali sceglievano i veri grandi elettori del Doge, il numero di 41, ognuno con almeno nove preferenze. La commissione dei 41, dopo aver assistito alla messa e giurato pubblicamente di ben operare, votava segretamente, ognuno scrivendo su un bigliettino il nome di colui che gli sembrava adatto alla carica. Il solito ragazzino estraeva dall'urna un foglietto con un nome. Il designato era quindi condotto al cospetto della commissione che ne esaminava l'idoneità per mezzo di un serrato interrogatorio al termine del quale si svolgeva la votazione finale. Per essere eletto ci volevano almeno 25 voti. altrimenti si passava a estrarre un nuovo foglietto. Semplice. Cosa ci vuole? Può sembrare a prima vista un vero e proprio delirio di sorteggi e votazioni e ripetizione, ma esso è un senso preciso. Dal momento che le varie operazioni si svolgevano in sequenza serrata, non c'era tempo né modo di stabilire fra coloro che ambivano alla car accordi coperti e al tempo stesso si faceva in modo che l'eletto non dovesse niente a nessuno, cioè non fosse debitore della carica a nessun gruppo di potere. Al di là dei meccanismi, si tratta di una filosofia sulla quale sarebbe bene anche oggi fermarsi a riflettere. ??
 
 
lib1369-QGLA396-elezioni - Elezioni medievali. - Le elezioni nel Medioevo non erano affatto un processo semplice o scontato, ma rappresentavano un vero e proprio laboratorio di sperimentazione politica, caratterizzato da sistemi complessi che cercavano di bilanciare il caso (sorteggio) e la scelta consapevole (elezione e cooptazione)
 
Le elezioni nel Medioevo non erano affatto un processo semplice o scontato, ma rappresentavano un vero e proprio laboratorio di sperimentazione politica, caratterizzato da sistemi complessi che cercavano di bilanciare il caso (sorteggio) e la scelta consapevole (elezione e cooptazione)
. L'obiettivo principale di questi meccanismi intricati era garantire l'imparzialità, prevenire le frodi e assicurarsi che l'eletto non fosse debitore della propria carica a nessun gruppo di potere o fazione specifica
.
Il sistema di Siena: la sorte come garanzia di onestà
A Siena, in particolare nel contesto delle corporazioni come l'Arte della Mercanzia, le elezioni dei consoli (magistrati con ampi poteri giudiziari e politici) avvenivano due volte l'anno
. Tutti gli iscritti erano obbligati a partecipare, pena una multa
. Il sistema prevedeva diverse fasi:
Primo sorteggio: I membri, divisi per terzieri (rioni), estraevano da un contenitore delle cedole ripiegate. Quasi tutte erano bianche, tranne nove (tre per terziere) contrassegnate dai simboli Alfa e Omega
.
Commissioni a cascata: I nove estratti formavano una prima commissione, che veniva ulteriormente scremata tramite sorteggio fino a ridursi a tre "grandi elettori"
. Questi tre nominavano in isolamento 36 artieri, assicurandosi che non appartenessero alla stessa bottega o società mercantile
.
Fase finale: Da questi 36, attraverso un ulteriore sorteggio, venivano scelti sei membri che, messi sotto custodia dalle guardie comunali per impedire comunicazioni esterne, eleggevano infine i quattro nuovi consoli
.
Venezia e l'elezione del Doge: un "delirio" di pesi e contrappesi
Il sistema veneziano per l'elezione del Doge, stabilito nel 1268, è forse l'esempio più estremo di complessità elettorale medievale
. Il processo iniziava con un gesto simbolico: il membro più giovane del Maggior Consiglio prelevava il primo bambino incontrato per strada (detto "ballottino"), il quale aveva il compito di estrarre fisicamente le polizze dall'urna
.
Il meccanismo prevedeva una sequenza serrata di sorteggi e votazioni per ridurre progressivamente il numero degli elettori: da 30 a 9, poi la nomina di 40, ridotti a 12, che sceglievano 25, ridotti a 9, che ne eleggevano 45, scremati a 11, fino ad arrivare ai 41 grandi elettori finali
. Questi 41, dopo aver giurato e assistito alla messa, votavano segretamente. Il candidato estratto doveva superare un serrato interrogatorio sull'idoneità e ottenere almeno 25 voti per essere confermato
. Questa struttura impediva la formazione di accordi preventivi e garantiva che l'eletto fosse una figura di rilievo accettata da diverse componenti sociali
.
La democrazia nei villaggi e nelle corporazioni
Anche le realtà minori, come i villaggi del contado o le confraternite, adottavano sistemi simili, seppur semplificati
. In Toscana, era comune che il consiglio uscente nominasse una commissione di grandi elettori o che questa venisse estratta a sorte tra i maschi adulti
. Esistevano regole rigide per garantire la rappresentanza territoriale (ogni frazione aveva diritto a rappresentanti) e per evitare il nepotismo, vietando l'elezione di parenti stretti nello stesso consiglio
.
Un principio cardine di quasi tutte queste istituzioni era il divieto assoluto di ricandidatura immediata
. Impedendo di ricoprire lo stesso ufficio per due mandati consecutivi, la società medievale cercava attivamente di ostacolare la nascita di "politici di professione" e di favorire il ricambio della classe dirigente
.
Filosofia politica: tra unanimità e "Sanior Pars"
Il pensiero politico medievale era guidato dal principio del codice giustinianeo: "Ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere approvato"
. Inizialmente, si tendeva a ricercare l'unanimità, vedendo il corpo sociale come un organismo unico
. Tuttavia, data la difficoltà pratica di ottenere il consenso di tutti, fu elaborata la teoria della sanior pars (la parte più "sana" o migliore)
. Secondo questa visione, l'opinione dei più saggi e autorevoli aveva valore legale anche se numericamente minoritaria
.
Solo con il tempo si affermò il principio maggioritario, che inizialmente richiedeva comunque maggioranze qualificate molto alte (come i 2/3 o i 3/4)
. Il coinvolgimento politico era talmente diffuso che un cittadino maschio di una città comunale media aveva innumerevoli occasioni di sedere in vari consigli (segreti, speciali, generali o allargati), rendendo la partecipazione un onere quasi quotidiano
.
Il declino: l'imborsazione e la chiusura oligarchica
Verso la fine del XIII secolo, questa stagione di sperimentazione creativa iniziò a declinare a favore di una chiusura oligarchica
. A Firenze, ad esempio, si passò al sistema dell'imborsazione: i nomi dei cittadini ritenuti idonei (scelti in base alla fedeltà politica, come l'appartenenza alla parte Guelfa) venivano inseriti in borse da cui venivano poi estratti a sorte i nuovi magistrati
. Sebbene l'estrazione finale sembrasse democratica, il vero controllo avveniva a monte, durante la compilazione delle liste, permettendo alla classe dirigente di perpetuarsi senza un reale ricambio
.
Qual era il significato di Alfa e Omega sulle schede elettorali?
Perché Venezia usava un bambino per estrarre i nomi?
Cosa si intendeva per sanior pars nelle decisioni collettive?
 
 
lib1369-QGLA396-elezioni -  Sorteggio e voto. - Il sistema elettorale medievale, come emerge chiaramente dalle fonti, non si basava su una semplice consultazione democratica nel senso moderno del termine, ma su un'architettura complessa e originale che fondeva il sorteggio (sorte) e il voto (cooptazione). Questa combinazione era concepita come un dispositivo di sicurezza per proteggere l'integrità delle istituzioni dalle ambizioni personali e dalle fazioni politiche
 
Il sistema elettorale medievale, come emerge chiaramente dalle fonti, non si basava su una semplice consultazione democratica nel senso moderno del termine, ma su un'architettura complessa e originale che fondeva il sorteggio (sorte) e il voto (cooptazione). Questa combinazione era concepita come un dispositivo di sicurezza per proteggere l'integrità delle istituzioni dalle ambizioni personali e dalle fazioni politiche
.
La logica del sorteggio: prevenire la corruzione
Nel Medioevo, l'uso della sorte non era visto come una rinuncia alla scelta, ma come un modo per garantire l'imparzialità. Il principio fondamentale era che l'eletto non dovesse essere debitore della propria carica a nessun gruppo di potere o "lobby" specifica
.
Il caso di Siena: Nelle elezioni dei consoli dell'Arte della Mercanzia, il sorteggio serviva a creare commissioni di "grandi elettori". Gli iscritti estraevano da un'urna delle cedole: la maggior parte erano bianche, ma nove recavano i simboli Alfa e Omega
. Solo chi estraeva queste ultime entrava a far parte della commissione elettorale. Per evitare frodi, l'estrazione avveniva con la "mano aperta e dita larghe"
.
Il sistema di Venezia: Per l'elezione del Doge, il sorteggio raggiunse vette di estrema complessità. Il processo iniziava con un gesto simbolico: il membro più giovane del Maggior Consiglio prelevava il primo bambino incontrato per strada, detto "ballottino", il quale aveva il compito fisico di estrarre le polizze dall'urna
. Questo serviva a rendere il caso assolutamente incontrollabile dall'esterno.
Il voto e le "commissioni a cascata"
Una volta che il sorteggio aveva individuato un ristretto numero di elettori, questi procedevano alla scelta consapevole tramite il voto, ma spesso in più fasi successive per "scremare" ulteriormente i candidati.
A Venezia, questo era un vero "delirio" di passaggi: i 30 estratti venivano ridotti a 9, che eleggevano 40 cittadini, i quali venivano ridotti per sorte a 12, che ne sceglievano 25, e così via, fino ad arrivare a 41 grandi elettori finali
. Questi ultimi, dopo aver giurato e assistito alla messa, votavano segretamente
. Il candidato estratto doveva poi superare un serrato interrogatorio sulla sua idoneità prima della votazione definitiva, dove erano necessari almeno 25 voti su 41
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La filosofia politica: Unanimità e "Sanior Pars"
Il concetto di voto nel Medioevo era guidato da principi diversi da quelli odierni:
L'ideale dell'unanimità: Basandosi sul Codice di Giustiniano ("ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere approvato"), l'uomo medievale vedeva la società come un corpo unico che doveva muoversi all'unanimità
.
La Sanior Pars: Poiché l'unanimità era difficile da raggiungere, si applicava la teoria della sanior pars: il voto dei membri più saggi e autorevoli ("la parte migliore") aveva più peso legale rispetto alla mera maggioranza numerica
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Il principio maggioritario: Solo con il tempo si affermò il voto a maggioranza, ma inizialmente si preferivano maggioranze qualificate elevate, come i 2/3 o i 3/4 dei votanti
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La difesa contro i "politici di professione"
Un elemento cardine del sistema era il divieto assoluto di ricandidatura immediata
. In quasi tutte le realtà, dai grandi comuni ai piccoli villaggi del contado, era vietato essere rieletti due volte di seguito allo stesso ufficio pubblico
. Questo serviva a garantire un ricambio continuo e a impedire che la gestione della cosa pubblica diventasse un mestiere permanente per pochi individui
.
Il declino: l'Imborsazione
Verso la fine del Trecento, questo sistema di "creative sperimentazioni" iniziò a subire una chiusura oligarchica
. A Firenze si diffuse il sistema dell'imborsazione: i nomi dei cittadini ritenuti idonei (scelti in base alla loro fedeltà politica, come l'appartenenza alla parte Guelfa) venivano inseriti in borse di pelle
. Sebbene l'estrazione finale sembrasse affidata al caso, il vero controllo politico avveniva al momento della compilazione delle liste, permettendo alla classe dirigente di perpetuarsi senza un reale rischio elettorale
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Confronto con il modello moderno
Mentre il sistema medievale cercava di frammentare il potere attraverso il caso per proteggere la libertà, i modelli democratici successivi, come quello degli Stati Uniti, si sono concentrati maggiormente sull'organizzazione del potere attraverso il compromesso e la rappresentanza
. Ad esempio, la Costituzione americana utilizzò il voto e la rappresentanza come strumenti pratici per tenere uniti stati diversi, arrivando a compromessi controversi come quello dei "tre quinti" per il conteggio degli schiavi, dove il voto non serviva a dare diritti alle persone, ma ad aumentare il potere politico dei proprietari
. In questo senso, la storia mostra come il voto possa essere sia uno strumento di partecipazione (come nelle piazze medievali) sia un meccanismo di struttura sociale e controllo
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Come funzionava il sistema delle commissioni a cascata?
Qual era il ruolo del ballottino a Venezia?
Perché era vietata la ricandidatura immediata nel Medioevo?
 
 
lib1369-QGLA396-elezioni -  Mercanzia di Siena. - L'Arte della Mercanzia di Siena rappresentava una delle istituzioni più significative della città, e il sistema utilizzato per eleggere i suoi vertici costituisce un esempio straordinario di come la società medievale cercasse di coniugare il caso e la scelta oculata per garantire l'imparzialità
 
L'Arte della Mercanzia di Siena rappresentava una delle istituzioni più significative della città, e il sistema utilizzato per eleggere i suoi vertici costituisce un esempio straordinario di come la società medievale cercasse di coniugare il caso e la scelta oculata per garantire l'imparzialità
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Il ruolo dei Consoli
Le elezioni dei nuovi consoli della Mercanzia avvenivano due volte l'anno, precisamente nei mesi di novembre e di maggio
. Venivano eletti quattro consoli, i quali erano magistrati investiti di poteri estremamente ampi
. Essi non esercitavano solo una giurisdizione giudiziaria nei confronti di tutti i mercanti e degli artieri iscritti, ma detenevano anche un rilevante potere politico, poiché i titolari di questa carica entravano di diritto a far parte del governo cittadino
.
Il meccanismo elettorale: dalla sorte alla scelta
Il processo elettorale era estremamente meticoloso e strutturato in diverse fasi per impedire brogli e influenze esterne:
Partecipazione obbligatoria: Nel giorno fissato, tutti gli iscritti all'arte erano obbligati a presentarsi
. Chi non partecipava, salvo giustificato impedimento, era punito con una multa non lieve
.
Il primo sorteggio (I nove elettori): I partecipanti venivano divisi in tre gruppi, corrispondenti ai terzieri (i rioni cittadini)
. Ognuno estraeva da un contenitore una cedola ripiegata, prelevandola con la "mano aperta e le dita larghe" per dimostrare visivamente l'assenza di frodi
. Mentre la maggior parte delle cedole era bianca, nove di esse (tre per ogni terziere) recavano stampigliati i simboli Alfa e Omega
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Le commissioni a cascata: I nove estratti formavano la prima commissione di grandi elettori
. Questa veniva ulteriormente ridotta tramite un nuovo sorteggio interno fino a ottenere solo tre grandi elettori (uno per ogni terziere)
.
La cooptazione dei trentasei: Questi tre elettori, operando in assoluto isolamento, avevano il compito di nominare 36 artieri (12 per ogni terzo)
. In questa fase esistevano vincoli precisi: non potevano essere scelti due membri provenienti dalla stessa bottega o dalla stessa società mercantile
.
La selezione finale: Questa commissione di 36 persone subiva un ennesimo sorteggio per individuare sei membri (due per terziere) che recassero nuovamente i simboli Alfa e Omega
.
L'elezione definitiva e l'isolamento
Una volta designati, i sei membri della quarta commissione venivano immediatamente presi in consegna dalle guardie comunali
. Venivano separati dal resto della cittadinanza per impedire qualsiasi comunicazione esterna che potesse influenzare il loro voto
.
La sera stessa, dopo aver pregato e invocato il nome di Gesù Cristo, i sei elettori procedevano alla nomina dei quattro nuovi consoli
. Per rendere valida l'elezione di un candidato, era necessaria una maggioranza qualificata: dovevano convergere su ogni nome almeno cinque voti su sei
.
La filosofia del sistema
Questo "delirio" di sorteggi e votazioni incrociate aveva uno scopo politico e morale ben preciso: assicurarsi che l'eletto fosse una personalità di rilievo e, soprattutto, che non fosse debitore della propria carica a nessun gruppo di potere o fazione specifica
. Impedendo accordi preventivi e lasciando l'ultima parola a un gruppo ristretto e isolato, si cercava di proteggere la libertà e l'onestà della magistratura
. Inoltre, la partecipazione diffusa e i sistemi di rotazione, comuni anche in altre realtà toscane e nelle corporazioni, miravano a evitare la creazione di una classe di "politici di professione", favorendo invece un ricambio continuo tra i cittadini
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Come funzionava il sistema dell'imborsazione a Firenze?
Perché nel Medioevo si preferiva la Sanior Pars alla maggioranza?
Quali erano le regole per evitare il nepotismo nei villaggi?
 
 
lib1369-QGLA396-elezioni - Elezione del Doge. - L'elezione del Doge a Venezia, stabilita nel 1268, rappresenta uno degli esempi più estremi e affascinanti di ingegneria istituzionale medievale, concepita come un sofisticato sistema di pesi e contrappesi per garantire l'imparzialità e prevenire la corruzione
 
L'elezione del Doge a Venezia, stabilita nel 1268, rappresenta uno degli esempi più estremi e affascinanti di ingegneria istituzionale medievale, concepita come un sofisticato sistema di pesi e contrappesi per garantire l'imparzialità e prevenire la corruzione
. Il processo era strutturato come una sequenza serrata di sorteggi e votazioni incrociate, mirata a rendere impossibile la formazione di fazioni o accordi preventivi
.
L'inizio del rito e il ruolo del "Ballottino"
Il rito elettorale iniziava con un gesto di profonda valenza simbolica: il membro più giovane del Maggior Consiglio si recava a pregare nella Basilica di San Marco e, uscendo, prelevava il primo ragazzino incontrato per strada
. Questo fanciullo, denominato "ballottino", aveva il compito fisico di estrarre le polizze dall'urna, garantendo che la sorte non fosse manipolata dagli adulti coinvolti nel gioco politico
. Prima di iniziare, tutti i membri del consiglio sotto i 30 anni venivano allontanati dalla sala
.
Il "delirio" dei sorteggi e delle commissioni
Quello che segue è stato descritto nelle fonti come un vero e proprio "delirio" di passaggi matematici volti a scremare progressivamente il corpo elettorale
:
Primo sorteggio: Tra tutti i consiglieri, il ballottino estraeva 30 nomi (coloro che ricevevano la cedola con scritto "elector")
.
Riduzione a 9: Questi 30 venivano ridotti per sorte a 9, i quali si riunivano in un conclave per eleggere 40 cittadini stimati (ognuno doveva ottenere almeno 7 voti)
.
Riduzione a 12: I 40 venivano nuovamente ridotti per sorteggio a 12
.
Elezione dei 25: Questi 12 sceglievano 25 cittadini, con una soglia di almeno 9 preferenze ciascuno
.
Riduzione a 9: I 25 venivano ridotti per sorte a 9
.
Elezione dei 45: Questi 9 ne eleggevano 45, con almeno 7 preferenze a testa
.
Riduzione a 11: I 45 venivano scremati per sorte fino a 11
.
I Grandi Elettori (41): Questi 11 eleggevano finalmente i 41 veri grandi elettori del Doge, ognuno dei quali doveva aver ricevuto almeno 9 voti
.
La fase finale: il giuramento e l'interrogatorio
Una volta formata, la commissione definitiva dei 41 assisteva alla messa e prestava un giuramento pubblico di operare con onestà
. Si procedeva quindi a una votazione segreta su bigliettini; il ballottino estraeva un nome dall'urna e il candidato designato veniva condotto davanti alla commissione
.
Qui il candidato non veniva semplicemente eletto, ma sottoposto a un serrato interrogatorio per verificarne l'idoneità alla carica
. Solo al termine di questo esame si svolgeva la votazione finale: per diventare Doge, erano necessari almeno 25 voti su 41
. Se il quorum non veniva raggiunto, si procedeva all'estrazione di un nuovo nome
.
La filosofia del sistema: libertà e indipendenza
Questa complessità non era fine a se stessa, ma rispondeva a una precisa filosofia politica
. Poiché le operazioni si svolgevano in una sequenza rapidissima, i candidati non avevano il tempo materiale per stringere accordi segreti o promettere favori
. L'obiettivo fondamentale era duplice:
Assicurarsi che l'eletto fosse una personalità di sicuro rilievo
.
Garantire che il Doge non fosse debitore della propria carica verso alcun gruppo di potere o "lobby", rendendolo così un arbitro libero e indipendente sopra le parti
.
In sintesi, per la mentalità veneziana del tempo, era proprio la combinazione tra sorte e scelta consapevole a rendere le istituzioni libere dalle ambizioni personali
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Chi era il "ballottino" a Venezia?
Come funzionava l'imborsazione a Firenze?
Cos'era la teoria della sanior pars?
 
 
lib1369-QGLA396-elezioni -  Prevenzione delle frodi. - Nel Medioevo, la prevenzione delle frodi elettorali non era solo una questione tecnica, ma una necessità vitale per preservare l'ordine sociale e l'indipendenza delle istituzioni. Le città comunali e le corporazioni svilupparono meccanismi ingegnosi che combinavano gesti fisici di trasparenza, isolamento forzato e barriere legislative per impedire che fazioni o individui ambiziosi potessero manipolare il bene pubblico.
 
Nel Medioevo, la prevenzione delle frodi elettorali non era solo una questione tecnica, ma una necessità vitale per preservare l'ordine sociale e l'indipendenza delle istituzioni. Le città comunali e le corporazioni svilupparono meccanismi ingegnosi che combinavano gesti fisici di trasparenza, isolamento forzato e barriere legislative per impedire che fazioni o individui ambiziosi potessero manipolare il bene pubblico.
Trasparenza nei gesti e sorteggio imparziale
Il primo livello di prevenzione riguardava l'atto fisico della votazione o dell'estrazione. A Siena, durante l'elezione dei consoli dell'Arte della Mercanzia, ogni iscritto doveva prelevare la propria cedola dal contenitore tenendo la "mano aperta e con le dita larghe"
. Questo accorgimento visivo serviva a dimostrare pubblicamente che non vi fosse alcuna manipolazione o occultamento di biglietti favorevoli
.
Per garantire l'imparzialità assoluta nel sorteggio, Venezia adottò una soluzione simbolica e pratica: il "ballottino"
. Il membro più giovane del Maggior Consiglio prelevava il primo bambino incontrato per strada dopo una preghiera in San Marco
. Era questo fanciullo, estraneo alle logiche di potere degli adulti, a estrarre fisicamente le polizze dall'urna, agendo come un garante della sorte che non poteva essere corrotto
. Inoltre, per evitare influenze interne, nelle elezioni veneziane i membri del consiglio minori di 30 anni venivano allontanati dalla sala prima dell'inizio delle operazioni
.
Isolamento e controllo fisico degli elettori
Una volta individuati i "grandi elettori" tramite la sorte, il sistema medievale prevedeva misure drastiche per impedire che potessero essere avvicinati o influenzati da gruppi esterni:
Custodia armata: A Siena, i sei membri della commissione finale venivano immediatamente presi in consegna dalle guardie comunali
.
Isolamento assoluto: Gli eletti venivano separati dal resto della cittadinanza e chiusi in un luogo protetto affinché non potessero comunicare con alcuno prima di aver espresso il voto definitivo
.
Sequenza serrata: A Venezia, l'intero processo elettorale si svolgeva in una sequenza temporale così rapida e complessa che non rimaneva tempo materiale ai candidati per stabilire "accordi coperti" o promesse di favori tra un sorteggio e l'altro
. L'obiettivo era che l'eletto non dovesse la propria carica a nessuna "lobby" o gruppo di potere specifico
.
Barriere legislative: parentela, bottega e territorialità
Oltre ai meccanismi di voto, esistevano regole rigide sulla composizione dei collegi elettorali per evitare il nepotismo e il monopolio economico:
Divieto di bottega: Nelle commissioni senesi, i grandi elettori dovevano assicurarsi che tra i nominati non ce ne fossero due provenienti dalla stessa bottega o dalla stessa società mercantile
.
Incompatibilità familiare: Nei villaggi del contado, era vietato scegliere membri del consiglio che fossero tra loro parenti stretti
.
Principio di territorialità: Per garantire una rappresentanza equa e prevenire il predominio di una zona sulle altre, ogni frazione del territorio aveva diritto a un numero paritario di rappresentanti
.
La lotta contro i "politici di professione"
Un pilastro fondamentale della prevenzione della corruzione era il divieto assoluto di ricandidatura immediata
. Impedendo a chiunque di essere rieletto due volte di seguito allo stesso ufficio pubblico, le società medievali ostacolavano la nascita di una classe dirigente fissa e di "politici di professione", favorendo un ricambio continuo che rendeva più difficile il consolidamento di reti clientelari
.
Evoluzione e manipolazione: il caso dell'imborsazione
Nonostante questi sforzi, i sistemi potevano essere aggirati. Nel XIV secolo, a Firenze, si passò al sistema dell'imborsazione
. Sebbene l'estrazione finale dalle borse sembrasse affidata alla sorte, la frode si era spostata a monte: nella compilazione delle liste
. Una commissione governativa selezionava i cittadini "idonei" basandosi sulla loro fedeltà politica (come l'appartenenza alla parte Guelfa), trasformando un meccanismo di libertà in uno strumento di chiusura oligarchica e controllo sociale
.
Prospettiva moderna: anticorpi e nuovi poteri
In una prospettiva più ampia che tocca la storia contemporanea, il concetto di prevenzione della frode e degli abusi di potere si è evoluto in "anticorpi democratici"
. Negli Stati Uniti, ad esempio, strumenti come la libertà di stampa, l'azione della magistratura e l'opera dei whistleblower hanno permesso di denunciare e contrastare crimini e violazioni dello Stato, come dimostrato dai casi dei Pentagon Papers o del Watergate
. Tuttavia, le fonti avvertono che oggi il potere è diventato più opaco e difficile da controllare rispetto al passato, a causa della velocità della comunicazione digitale e della capacità dei nuovi poteri di influenzare l'opinione pubblica
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Come funzionava il sistema dell'imborsazione a Firenze?
Cos'era la teoria della "sanior pars" nelle votazioni?
Chi era il "ballottino" nel sistema elettorale veneziano?
 
 
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