lib1361-QGLA253-armi

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redigio.it/BiblioV4/lib1361-QGLA253-armi.html - Il testo analizza l'evoluzione tecnica dell'equipaggiamento difensivo medievale tra il X e il XIV secolo, evidenziando il passaggio dai primi caschi in cuoio bollito o metallo a strutture più complesse. L'autore descrive una progressione morfologica che muove dal casco a nasale verso l'elmo chiuso,              
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lib1361-QGLA253-armi - Il testo analizza l'evoluzione tecnica dell'equipaggiamento difensivo medievale tra il X e il XIV secolo, evidenziando il passaggio dai primi caschi in cuoio bollito o metallo a strutture più complesse. L'autore descrive una progressione morfologica che muove dal casco a nasale verso l'elmo chiuso,
 
Il testo analizza l'evoluzione tecnica dell'equipaggiamento difensivo medievale tra il X e il XIV secolo, evidenziando il passaggio dai primi caschi in cuoio bollito o metallo a strutture più complesse. L'autore descrive una progressione morfologica che muove dal casco a nasale verso l'elmo chiuso, sottolineando come la ricerca di forme aerodinamiche e superfici coniche servisse a deviare efficacemente i colpi delle lame. Oltre alle protezioni per il capo, viene esaminata la struttura delle armature corporee, come la prugna e l'usbergo, e l'importanza degli indumenti imbottiti per assorbire gli impatti. Infine, attraverso l'analisi dei bassorilievi di Porta Romana, il documento propone una riflessione storica sull'identità dei combattenti, distinguendo tra cavalleria e fanteria pesante sulla base di dettagli iconografici come la forma dello scudo e l'assenza degli speroni. -QGLA253-armi.mp3
 
 
lib1361-QGLA253-armi - Armi e abbigliamento guerresco del X secolo. Leopositiva numero 9. Questi sono forse gli altri unici due esemplari che ci sono pervenuti in quel periodo.
 
Armi e abbigliamento guerresco del X secolo. Leopositiva numero 9. Questi sono forse gli altri unici due esemplari che ci sono pervenuti in quel periodo. Sono tutti e due di quasi un secolo precedenti rispetto a quelli che abbiamo descritto prima. Il casco sotto ed è la tradizione ed è attribuito a San Venceslao che morì nel 935. Il casco di prima è databile a 1100. Comunque si vede che la tipologia non cambia. Questo casco è stato ritrovato a Praga ed è ora conservato nel tesoro della cattedrale di Praga. L'oggetto che si vede sopra a questa diapositiva numero 9 è anche esso un casco di area polacca. Il casco di San Veneslao è tecnicamente meno interessante dell'altro perché il nasale non è un pezzo unico con il coppo, ma è applicato con questa lamina argentata e poi Come più o meno si riesce a vedere. Diapositiva numero 10. Ci sono tre tipologie diverse nello stesso casco. Il tipo più perfezionato è quello in centro che è come esemplare di Vienna che abbiamo visto prima. I caschi in questo periodo potevano essere fatti sia in metallo che in un altro materiale come in questo caso, ad esempio in cuoio bollito. In pratica Si prendeva una pezza di cuoio, la si faceva bollire nella cera e la si metteva in uno stampo. Quando il cuoio raffreddato veniva seccato, diventava leggerissimo e durissimo. Ciò permetteva di difendersi bene, di non essere appesantiti e di potere decorare il cuoio a sbalzo o in taglio. Il primo esempio in alto è un casco fatto in questo modo, con una cerchiatura in ferro intorno. Poi nasale in ferro. Anch'esso il coppo dell'ultimo casco sull'angolo può essere realizzato sia in cuoio cotto sia in metallo. Il primo esempio nell'angolo ha il vertice del corpo non diritto. Non nasse con le lisse della base, ma leggermente spinto in avanti. Nei casi in cui il vertice è spinto un po' in avanti, si tratta di solito di oggetti più antichi. Con il passare del tempo, il vertice del corpo indietreggiò fino ad arrivare a creare una forma aerodinamica ai colpi di spada, una forma che diventò quasi completamente tonda. Gli oggetti che si vedono nell'immagine risalgono agli anni intorno al 1180. Pochi anni dopo, come testimonia il casco al centro, venne applicata una maschera, una visiera con gli intagli con una vista e i fogli di reazione per riparare il volto. Il corpo rimane invece perfettamente uguale ai precedenti. Il passaggio successivo è rappresentato da questa figura che presenta non più un casco, ma un nelmo vero e proprio risalente alla prima metà del 1200. Si tratta però di un elmo che riparava sì perfettamente il volto e la nuca, ma stranamente aveva un coppo piatto che non era per Niente sfuggente, colpi di lama. Via via si arrivò a questi modelli, quelli del 1250, in cui la testa era completamente coperta, potremmo dire da un cilindro di metallo fatto in varie parti. A seconda del numero delle piastre metalliche che compongono l'elmo, possiamo definire la tipologia e la data e attribuirlo anche ad aree differenti. Il passaggio ulteriore consistette nel rendere il corpo che in questo immagine completamente piatto in forma conica, in modo da permettere sempre un maggior passaggio della lama. Questo elmo prese il nome di elmo a staro, ossia a botte, a secchio. Il passaggio successivo fu l'elmo a pan di zucchero, così chiamato perché era quasi un cono che copriva completamente il capo tranne le aperture degli occhi. Dia numero 11. Qui una miniatura di Tristano in area italiana, milanese dei primi del 1300. Nel tristano si trovano esempi di elmo a pan di zucchero in versione semplice o con la visiera che si muove incerniata sulla banda e che può essere rialzata. L'altro esempio particolarmente interessante che vedremo nel tristano ha la protezione della testa divisa in due. Un che ripara la parte alta fino agli occhi è una specie di grembiulone che ripara il volto dagli occhi in giù fino alle spalle e al collo. Diositivo numero 12. Questi sono i guerrieri che molto probabilmente il Barbarossa si era trovato di fronte quando era venuto a combattere il Legnano. Sono i guerrieri che si trovano nei bassorilievi della Porta Romana, attualmente al Castello Sforzesco. Opera di Gerardo Mastnanega o Mastnanega e di Anselmo di Alzate. L'epoca è il 1171. Questa è una delle immagini in assoluto più importanti per lo studio dell'armamento e dell'armatura europea. Qui troviamo due diverse coperture del corpo. Uno, la prugna che copre il guerriero dalla testa ai piedi. Gli elementi che compongono la sono cuciti su un giaccone di pelle. Due l'usbergo sotto il quale scende una veste che è l'imbottito e che serve ad evitare che una volta preso il colpo di spada gli anelli di metallo si attacchino alla pelle. L'imbottito di pelle, di stoffa, di crini di cavallo serve come ulteriore riparo. Il casco è quello tipico. In alto si intravedono il vertice che si spinge un pochino in avanti e il casco costolato. Uno dei guerrieri raffigurati porta una banderuola con un cavallo inalberato. È uno dei primi simboli eraldici che troviamo in Italia. Lo stesso simbolo lo troviamo sullo scudo dell'altro personaggio che però non ha la banderuola sulla cima dello spiedo. Gli scudi sono gli stessi che avevamo visto nella razza di Bur con la differenza sono passati più di 100 anni. Lo scudo non è più perfettamente arrotondato, ma è, come si dice, scapezzato, ossia la parte superiore è tagliata, non più arrotondata, ma diritta. In un caso si vedono lumbone e una serie di ferrature che rinforzano lo scudo fatto in legno e ricoperto in pelle. Nell'altro caso le ferrature non ci sono perché è rappresentato questo stemma araldico. Su questa immagine esiste un dibattito molto aperto. Ma chi sono questi signori? Ma sono veramente dei cavalieri? Probabilmente no, per due motivi. Uno, sia la Brugna che l'usbergo non hanno alcuna apertura della vita in giù che consentisse di cavalcare. Anche ammesso che questa armatura venisse raccolta fino alla vita, doveva costituire comunque un impedimento. Due Sia il personaggio davanti che quello di dietro non portano un elemento essenziale per un cavaliere, ossia gli speroni. Questi ultimi mancano non perché il materiale lapideo sia consunto, ma perché non erano stati scolpiti. Il fatto strano è che nello stesso basso rilievo in alto vi è un personaggio a cavallo. Come mai allora? Ci si chiede, questo scultore abbastanza attento e particolari Se voleva rappresentare dei cavalieri, non li ha fatti innanzitutto a cavallo. Se il cavallo non poteva essere scolpito per mancanza di spazio, potevano certamente essere scolpiti gli speroni. Gli speroni e la spada sono due attributi essenziali dei cavalieri. Molto probabilmente più che cavalieri sono i rappresentanti di una fanteria pesante che può permettersi di vestirsi in questo modo.
 
 
lib1361-QGLA253-armi - Evoluzione dei caschi. - L'evoluzione dei caschi e degli elmi tra il X e il XIV secolo, come descritta nelle fonti, mostra un progressivo perfezionamento tecnico volto a bilanciare la protezione del volto con la necessità di deviare i colpi e mantenere la leggerezza.
 
L'evoluzione dei caschi e degli elmi tra il X e il XIV secolo, come descritta nelle fonti, mostra un progressivo perfezionamento tecnico volto a bilanciare la protezione del volto con la necessità di deviare i colpi e mantenere la leggerezza.
Il periodo altomedievale: X e XI secolo
Nel X secolo, le tipologie di casco presentavano caratteristiche costruttive meno integrate rispetto ai modelli successivi. Un esempio celebre è il casco di San Venceslao (morto nel 935), dove il nasale non era un pezzo unico con il coppo (la parte superiore), ma veniva applicato tramite una lamina d'argento
.
Un dettaglio cronologico importante riguarda la forma del coppo: negli esemplari più antichi, il vertice tende a essere spinto leggermente in avanti rispetto all'asse della base
. Con il passare del tempo, il vertice indietreggiò fino a rendere la forma del casco quasi completamente tonda e aerodinamica, una soluzione studiata appositamente per far scivolare i colpi di spada senza che l'impatto fosse diretto
.
Materiali e tecniche costruttive
Nonostante il metallo fosse comune, in questo periodo i caschi potevano essere realizzati anche in cuoio bollito
. La tecnica prevedeva di far bollire il cuoio nella cera per poi modellarlo in uno stampo: una volta raffreddato, il materiale diventava leggerissimo e durissimo, permettendo inoltre decorazioni a sbalzo
. Questi caschi in cuoio erano spesso rinforzati con cerchiature e nasali in ferro
. Intorno al 1100, si iniziarono a vedere modelli più perfezionati, come quelli conservati a Vienna, dove il nasale e il coppo erano realizzati in un pezzo unico
.
La nascita della visiera e dell'elmo chiuso (XII - XIII secolo)
Verso il 1180, si assiste a un'innovazione fondamentale: l'applicazione di una maschera o visiera al casco tradizionale
. Questa presentava intagli per la vista e fori di aerazione per proteggere integralmente il volto, pur mantenendo un coppo simile ai modelli precedenti
.
Nella prima metà del 1200, appare l'elmo vero e proprio, che riparava perfettamente sia il volto che la nuca
. Curiosamente, in questa fase iniziale, molti elmi presentavano un coppo piatto: sebbene garantissero una protezione totale, questa forma non era efficace nel deviare i colpi di lama
. Entro il 1250, la testa era ormai completamente racchiusa in una sorta di cilindro di metallo composto da varie piastre
.
Verso l'elmo a "pan di zucchero" (XIII - XIV secolo)
Per ovviare al problema del coppo piatto, la forma si evolse nuovamente verso una struttura conica. Si distinguono due tipologie principali in questa fase:
Elmo a storo (o a botte/secchio): Caratterizzato da una forma cilindrica che iniziava a farsi più sfuggente
.
Elmo a pan di zucchero: Chiamato così per la sua forma quasi conica, copriva interamente il capo lasciando solo le fessure per gli occhi
.
Nei primi del 1300, come testimoniato dalle miniature italiane (ad esempio nel Tristano milanese), l'elmo a pan di zucchero poteva essere dotato di una visiera mobile incernierata che poteva essere sollevata
.
Protezioni composte
Un'ulteriore variante interessante del XIV secolo prevedeva la protezione della testa divisa in due parti distinte:
Un elemento per la parte alta fino agli occhi
.
Una sorta di "grembiulone" metallico che proteggeva il volto dagli occhi in giù, estendendosi fino alle spalle e al collo
.
Infine, è importante notare che queste protezioni non agivano da sole. Sotto il casco o l'elmo, i guerrieri indossavano spesso un imbottito (di stoffa, pelle o crini di cavallo) e il cappuccio dell'usbergo (maglia di ferro), necessari per ammortizzare i colpi e impedire che il metallo ferisse direttamente la pelle in caso di impatto
.
Come funzionava la tecnica del cuoio bollito?
Quali sono le differenze tra l'elmo a botte e quello a pan di zucchero?
Cosa indossavano i guerrieri sotto l'elmo per ammortizzare i colpi?
 
 
lib1361-QGLA253-armi - Materiali delle armature. - L'analisi dei materiali utilizzati per la fabbricazione delle armature tra il X e il XIV secolo rivela un approccio tecnologico volto a coniugare la massima protezione possibile con la necessità di leggerezza e mobilità per il combattente. I materiali principali identificati nelle fonti includono metalli vari, cuoio trattato e materiali tessili o organici per l'imbottitura.
 
L'analisi dei materiali utilizzati per la fabbricazione delle armature tra il X e il XIV secolo rivela un approccio tecnologico volto a coniugare la massima protezione possibile con la necessità di leggerezza e mobilità per il combattente. I materiali principali identificati nelle fonti includono metalli vari, cuoio trattato e materiali tessili o organici per l'imbottitura.
I materiali dei caschi e degli elmi
La costruzione dei caschi prevedeva l'uso di diversi tipi di metallo e tecniche di lavorazione del cuoio:
Metallo e Ferro: Il materiale d'elezione per la protezione del capo era il metallo, spesso ferro per la struttura principale e il nasale
. In alcuni esemplari di particolare pregio, come il casco di San Venceslao (X secolo), venivano utilizzati metalli preziosi come l'argento per applicare componenti funzionali, come la lamina che fissava il nasale al coppo
. Con l'evoluzione verso l'elmo chiuso nel XIII secolo, la struttura divenne un complesso cilindro di piastre metalliche rivettate tra loro
.
Cuoio Bollito: Una soluzione tecnologica estremamente interessante era l'uso del cuoio bollito nella cera. Questo materiale veniva modellato in uno stampo e, una volta raffreddato, diventava leggerissimo e durissimo
. Questo permetteva di ottenere una protezione efficace senza l'eccessivo peso del ferro, consentendo inoltre decorazioni artistiche a sbalzo o a intaglio
. Spesso questi caschi in cuoio venivano rinforzati con cerchiature e nasali in ferro per aumentarne la resistenza nei punti critici
.
Le protezioni per il corpo: metallo e imbottiture
Per il resto del corpo, le fonti distinguono tra diverse tipologie di difesa che integravano materiali rigidi e morbidi:
L'Usbergo (Maglia di ferro): Era composto da una fitta trama di anelli di metallo
. La sua funzione era principalmente quella di fermare i colpi di taglio delle spade.
La "Prugna" (o Brogna): Questa protezione era costituita da elementi metallici o rigidi cuciti direttamente su un giaccone di pelle
. Rappresentava una forma di armatura composita che sfruttava la flessibilità della pelle e la resistenza del materiale applicato.
L'Imbottito (Gambeson): Un elemento fondamentale, spesso trascurato ma vitale, era il capo indossato sotto l'armatura metallica. Questo "imbottito" poteva essere realizzato in pelle, stoffa o riempito con crini di cavallo
. La sua funzione era duplice: attutire la forza d'urto del colpo (che la maglia di ferro da sola non poteva dissipare) ed evitare che gli anelli di metallo, sotto l'impatto del colpo, ferissero direttamente la pelle del guerriero
.
I materiali dello scudo
Anche lo scudo seguiva una logica di costruzione multi-materiale per garantire robustezza e capacità di assorbimento:
Legno e Pelle: La struttura portante dello scudo era solitamente in legno, che veniva poi ricoperto in pelle per aumentarne la coesione e la durata
.
Ferrature e Umbone: Per rinforzare la struttura lignea, venivano applicate delle ferrature (strisce di ferro) e, al centro, l'umbone, una borchia metallica che serviva sia a proteggere l'impugnatura sia a deflettere i colpi diretti
. In epoche successive, come nel XII secolo, la decorazione araldica dipinta poteva talvolta sostituire le ferrature esterne, sebbene la struttura di base rimanesse composita
.
In sintesi, l'equipaggiamento difensivo del periodo non si affidava a un unico materiale, ma a una stratificazione intelligente di metallo (per la resistenza), cuoio e legno (per la struttura e la leggerezza) e fibre tessili o organiche (per l'ammortizzazione degli urti)
.
Come funzionava la visiera mobile del XIV secolo?
Quali erano i primi simboli araldici sugli scudi?
Perché i guerrieri di Porta Romana non erano cavalieri?
 
 
lib1361-QGLA253-armi - Tipologie di elmi. - L'evoluzione delle protezioni per il capo tra il X e il XIV secolo mostra un passaggio tecnologico significativo: dal semplice casco aperto a strutture metalliche chiuse e complesse, progettate per massimizzare la protezione senza sacrificare l'aerodinamica.
 
L'evoluzione delle protezioni per il capo tra il X e il XIV secolo mostra un passaggio tecnologico significativo: dal semplice casco aperto a strutture metalliche chiuse e complesse, progettate per massimizzare la protezione senza sacrificare l'aerodinamica.
Le principali tipologie e fasi evolutive descritte nelle fonti sono le seguenti:
Il Casco Alto-Medievale (X - XI secolo)
In questo periodo, la protezione principale è costituita dal casco, che si distingue dall'elmo vero e proprio per essere meno integrale.
Casco di San Venceslao (X secolo): Un esemplare celebre (morto nel 935) conservato a Praga. Tecnicamente è meno avanzato rispetto ai modelli successivi poiché il nasale non è fuso con il coppo (la calotta), ma applicato tramite una lamina d'argento
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Casco di Vienna (circa 1100): Rappresenta una tipologia più perfezionata in cui il nasale e il coppo sono realizzati in un pezzo unico di metallo
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Caratteristiche morfologiche: I caschi più antichi presentano spesso il vertice del coppo spinto leggermente in avanti rispetto all'asse della base
. Con il passare del tempo, il vertice indietreggia fino a rendere la forma quasi completamente tonda e aerodinamica, studiata appositamente per far scivolare i colpi di spada
.
Materiali alternativi: Oltre al metallo, i caschi potevano essere in cuoio bollito nella cera. Questo materiale, una volta raffreddato in uno stampo, diventava estremamente duro e leggero, permettendo decorazioni a sbalzo o a intaglio. Spesso venivano rinforzati con cerchiature e nasali in ferro
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L'introduzione della Visiera (Fine XII secolo)
Verso il 1180, al casco tradizionale inizia a essere applicata una maschera o visiera. Questa presenta intagli per la vista e fori di aerazione per proteggere il volto, mentre il coppo rimane simile ai modelli precedenti
. Un esempio di questa fase è visibile nei guerrieri raffigurati nei bassorilievi di Porta Romana (1171), che indossano caschi spesso costolati con il vertice rivolto in avanti
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L'Elmo Chiuso e il "Grande Elmo" (XIII secolo)
Nella prima metà del 1200 appare l'elmo vero e proprio, che ripara integralmente sia il volto che la nuca
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Elmo a Coppo Piatto: I primi esemplari presentavano paradossalmente un coppo piatto, che non era efficace nel deviare i colpi di lama
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Elmo Cilindrico (1250 circa): La testa è ormai completamente racchiusa in un cilindro di metallo composto da diverse piastre rivettate. Il numero e la disposizione di queste piastre aiutano oggi gli storici a datare e localizzare la provenienza degli esemplari
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Evoluzioni del XIV secolo
Per migliorare la capacità di deflettere i colpi, la sommità piatta dell'elmo venne progressivamente resa conica.
Elmo a Staro (o a Botte/Secchio): Caratterizzato da una forma che inizia a farsi più sfuggente rispetto al cilindro perfetto
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Elmo a Pan di Zucchero: Chiamato così per la sua forma quasi conica. Copre completamente il capo lasciando solo le fessure per gli occhi
.
Varianti con Visiera Mobile: Nei primi del 1300 (come testimoniato dalle miniature del Tristano milanese), l'elmo a pan di zucchero può essere dotato di una visiera incernierata che può essere sollevata
.
Protezione in due pezzi: Una variante interessante del XIV secolo prevede una protezione divisa: un elemento per la parte alta fino agli occhi e una sorta di "grembiulone" metallico che protegge il volto dagli occhi in giù, estendendosi fino alle spalle e al collo
.
È importante sottolineare che, indipendentemente dalla tipologia, queste protezioni venivano indossate sopra un imbottito di stoffa o pelle e sopra il cappuccio dell'usbergo (maglia di ferro), necessari per assorbire l'energia dell'impatto e proteggere la pelle dal contatto diretto con il metallo
.
Come si muoveva la visiera incernierata del XIV secolo?
Quali sono le differenze tra l'usbergo e la prugna?
Perché lo scudo è diventato scapezzato nel XII secolo?
 
 
lib1361-QGLA253-armi - Armamento del Barbarossa. - In base alle fonti fornite, l'armamento legato all'epoca di Federico Barbarossa (XII secolo) può essere analizzato attraverso i guerrieri raffigurati nei bassorilievi della Porta Romana (1171), opera di Gerardo Mainanego e Anselmo da Campione, che rappresentano molto probabilmente le truppe che l'imperatore si trovò di fronte durante le sue campagne in Italia, come a Legnano
 
In base alle fonti fornite, l'armamento legato all'epoca di Federico Barbarossa (XII secolo) può essere analizzato attraverso i guerrieri raffigurati nei bassorilievi della Porta Romana (1171), opera di Gerardo Mainanego e Anselmo da Campione, che rappresentano molto probabilmente le truppe che l'imperatore si trovò di fronte durante le sue campagne in Italia, come a Legnano
.
L'armamento di questo periodo si caratterizza per una transizione tecnologica verso una protezione sempre più integrale, sebbene ancora distinta dalle forme chiuse del secolo successivo.
Protezione del corpo: la prugna e l'usbergo
Le fonti identificano due tipologie principali di coperture per il corpo utilizzate dai guerrieri di quest'epoca:
La Prugna (o Brugna): Si tratta di una difesa che copre il guerriero dalla testa ai piedi. È composta da elementi protettivi (metallici o rigidi) cuciti direttamente su un giaccone di pelle
. Questa struttura offriva una protezione robusta ma flessibile.
L'Usbergo: La classica maglia di ferro composta da anelli metallici intrecciati
.
L'Imbottito: Un elemento cruciale indossato sotto l'usbergo era una veste protettiva fatta di pelle, stoffa o crini di cavallo
. Questa tunica imbottita aveva la funzione vitale di impedire che, una volta ricevuto un colpo di spada, gli anelli di metallo della maglia penetrassero o si "attaccassero" alla pelle del guerriero, fungendo al contempo da ammortizzatore per la forza d'urto
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Il casco del XII secolo
Il casco tipico dei guerrieri del Barbarossa presenta caratteristiche morfologiche precise che lo distinguono dagli elmi chiusi del XIII secolo:
Forma e struttura: Il casco è spesso costolato e presenta un coppo il cui vertice si spinge leggermente in avanti rispetto all'asse della base
. Questa inclinazione è tipica degli oggetti più antichi, poiché con il tempo il vertice tenderà a indietreggiare per favorire una forma più aerodinamica e tonda
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Protezione del volto: Sebbene in questo periodo (intorno al 1180) iniziassero ad apparire le prime maschere o visiere con intagli per la vista e fori di aerazione, i caschi comuni mantenevano ancora una struttura aperta, spesso rinforzata da un nasale
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Lo scudo e le insegne
Lo scudo dell'epoca Barbarossa mostra un'evoluzione rispetto ai modelli rotondi dei secoli precedenti:
Morfologia "scapezzata": Lo scudo non è più perfettamente tondo, ma presenta la parte superiore tagliata e diritta
.
Materiali e rinforzi: È realizzato in legno ricoperto di pelle
. La struttura è rinforzata dall'umbone (una borchia centrale) e da una serie di ferrature metalliche disposte a raggiera
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Araldica: In alcuni casi, le ferrature scompaiono per lasciare spazio alle prime rappresentazioni di simboli eraldici, come il cavallo inalberato, che fungevano da riconoscimento sul campo di battaglia
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Armi e distinzione tra fanteria e cavalleria
Le fonti sollevano un dibattito interessante sulla natura dei guerrieri raffigurati nei bassorilievi dell'epoca:
Armi d'offesa: I guerrieri portano lo spiedo (una sorta di lancia o picca) che in alcuni casi presenta una banderuola sulla cima
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Il dibattito sui cavalieri: Sebbene pesantemente armati, questi personaggi potrebbero non essere cavalieri ma rappresentanti di una fanteria pesante d'élite
. Questo è dedotto da due dettagli tecnici:
Né la prugna né l'usbergo presentano le aperture dalla vita in giù necessarie per montare a cavallo
.
Mancherebbero gli speroni, attributo essenziale del cavaliere insieme alla spada, che lo scultore avrebbe certamente inserito se avesse voluto rappresentare nobili a cavallo, come dimostrato dalla presenza di altri personaggi equestri nello stesso rilievo
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Qual era la differenza tra brugna e usbergo?
Come funzionava lo scudo scapezzato con l'umbone?
Perché si pensava che i guerrieri di Porta Romana fossero fanti?
 
 
lib1361-QGLA253-armi - Simbologia araldica antica. - La simbologia araldica antica, basandosi sulle testimonianze dei bassorilievi della Porta Romana risalenti al 1171, rappresenta una delle prime manifestazioni visive dell'identità nobiliare o militare in Italia
 
La simbologia araldica antica, basandosi sulle testimonianze dei bassorilievi della Porta Romana risalenti al 1171, rappresenta una delle prime manifestazioni visive dell'identità nobiliare o militare in Italia
. Questo periodo, coincidente con le imprese del Barbarossa, segna un momento di transizione fondamentale in cui gli elementi puramente funzionali delle protezioni iniziano a lasciare spazio a simboli distintivi
.
Uno dei primi simboli: Il cavallo inalberato
Uno degli esempi più significativi e precoci di araldica identificati nelle fonti è il cavallo inalberato
. Questo simbolo compare in due forme distinte all'interno delle raffigurazioni dei guerrieri della Porta Romana:
Sulla banderuola: Un guerriero porta questo simbolo su una piccola bandiera posta sulla cima della propria arma (uno spiedo)
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Sullo scudo: Un altro personaggio presenta il medesimo stemma direttamente sulla superficie dello scudo
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Questo "cavallo inalberato" è considerato uno dei primi simboli eraldici documentati in Italia, segnando la nascita di un linguaggio visivo che avrebbe poi caratterizzato tutta l'epoca medievale
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L'evoluzione dello scudo come supporto araldico
Lo scudo subisce una trasformazione morfologica e decorativa che favorisce la nascita dell'araldica:
Passaggio alla forma "scapezzata": Rispetto ai modelli del secolo precedente (come quelli dell'arazzo di Bayeux), lo scudo del tardo XII secolo non è più perfettamente rotondo, ma presenta la parte superiore tagliata e diritta, una forma che offre una superficie più adatta alla rappresentazione di stemmi
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Dalle ferrature allo stemma: Inizialmente, lo scudo (costruito in legno e pelle) era rinforzato da elementi metallici funzionali come l'umbone centrale e le ferrature a raggiera
. Tuttavia, le fonti evidenziano come, con l'emergere dell'araldica, queste ferrature tendano a scomparire per lasciare spazio alla pittura dello stemma, trasformando un oggetto di pura difesa in un manifesto d'identità
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Araldica e status sociale
Sebbene l'araldica sia tradizionalmente associata alla cavalleria, le fonti sollevano un dibattito interessante: i guerrieri che portano questi primi simboli (come quelli della Porta Romana) potrebbero non essere cavalieri, ma rappresentanti di una fanteria pesante d'élite
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Infatti, nonostante l'uso di stemmi e armature complete, in queste figure mancano gli speroni, che insieme alla spada costituivano gli attributi essenziali e simbolici dell'ordine cavalleresco
. Questo suggerisce che, nelle sue fasi primordiali, la simbologia araldica potesse essere adottata anche da corpi militari di alto rango non necessariamente appartenenti alla cavalleria nobile
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Qual era la funzione dello spiedo e della banderuola?
Come si distingueva un cavaliere da un fante pesante?
Quali erano le differenze tra l'elmo a botte e quello a pan di zucchero?
 
 
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