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lib1360-QGLA252-armi - Armi e abbigliamento guerresco del X secolo. diapositiva numero due si vede un'acqua santiera che si trova ad Asquigrana e fa parte del tesoro della cattedrale.
Armi e abbigliamento guerresco del X secolo. diapositiva numero due si vede un'acqua santiera che si trova ad Asquigrana e fa parte del tesoro della cattedrale. Si possono osservare una serie di elementi interessanti. Carlomagno è in trono. Le guardie che portano un casco con un rinforzo in mezzeria, come si è visto nell'immagine precedente. Lusbergo che arriva fino ai gomiti è poco sopra le ginocchia. lo scudo tondo con un altro cerchio al centro che non è altro che l'umbone, ossia la parte che permetteva di inserire la mano all'interno dello scudo. La lancia presenta alla base della gorbia, che sarebbe il manico, due dentini di arresto che servivano a fare in modo che la lancia non penetrasse troppo nel corpo dell'avversario e a far sì che essa potesse essere più facilmente estratta. Erano usati soprattutto in cavalleria. Quando la cavalleria attaccava, colpiva e il cavaliere doveva recuperare la lancia per potere colpire di nuovo. Il tutto in movimento. Nella diapositiva numero tre si vede una placca d'avorio che raffigura San Demetrio. L'immagine presenta l'altro tipo di costume guerresco di questa epoca è un costume che riprende forme classichegianti o bizantineggianti. San Demmetrio indossa un vestimento fatto di placchettine molto piccole imbricate tra loro che formano la prugna di cui si è detto prima. Coprono le spalle degli spallacci che permettono di articolare meglio il braccio e di poter tenere al tempo stesso l'articolazione riparata. Lo scudo è sempre rotondo. La spada è in questo caso abbastanza corta. Nelle due immagini precedenti non abbiamo visto le spade perché erano nascoste, ma sicuramente quei personaggi avevano anche loro in dotazione un'arma da pugno, la spada. Dipositiva numero 4. In questa immagine siamo arrivati in Italia a Bobbio. Si tratta di mosaici che stanno nella chiesa di San Qui ritroviamo lo scudo tondo, l'usbergo esattamente come quello visto precedentemente con la differenza che qui si prolunga fino a coprire tutto il braccio. Il casco che subisce in questo caso una prima modifica, un primo perfezionamento. Infatti è appuntito e a forma ogivale, ma davanti al volto scende una lamella, il nasale, che costituisce la prima rudimentale Difesa del volto. Depositiva numero 5. L'immagine è tratta dalla razzo della regina Metailde, più noto come la razzo di Bayer. La razzo racconta le gesta dell'invasione dell'Inghilterra, della battaglia di Hastings del 106. L'immagine raffigura i guerrieri di questo periodo. Si tratta di un perfetto guerriero dell'epoca con tutti gli oggetti tipici che ritroveremo fino intorno ai primi del 200. Ha in testa un casco appuntito ogivale con nasale. Si difende con uno scudo che non è più tondo. In questo caso ci si era resi conto che si poteva cambiare la tipologia anche in vista di una maggiore funzionalità. Lo scudo lungo a Mandorla, che sera noto poi come scudo alla Normanna serviva perfettamente per il cavaliere che doveva caricare perché era largo in alto e stretto in basso, per cui la larghezza dello scudo sulla sommità permetteva di riparare tutto il corpo, cioè le spalle e la parte stretta in basso serviva per proteggere la gamba sinistra. Tutto il guerriero era così riparato, si nascondeva dietro lo scudo e caricava di remmo lancia in resta. Non è giusto dire lance in resta, perché la resta ancora non era stata inventata. L'altra arma oltre la lancia è una spada a due fili, non molto lunga. In quel periodo le spade arrivavano a circa 90 cm, ma abbastanza larga, che serve esclusivamente a tirare colpi confendenti dei traversoni, difficilmente per punta e infatti le punte er erano abbastanza ogivate. Il vestimento guerresco era fatto da un usbergo che a questo punto copriva tutte le braccia e le gambe fino alle ginocchia. Diositiva numero 6. Si tratta di uno spangenelm francese del vio secolo ed è un casco fatto di tante lamelle affiancate, di tanti spicchi rinforzati da queste parti. Sulla giuntura dei due spicchi è alla base è un casco anch'esso di derivazione orientale e comunque arriva in Italia soprattutto con le invasioni barbariche. Diositiva numero 7. Si tratta di un guerriero situa. Siamo nei paesi del nord. Il guerriero raffigurato è un vichingo. Notiamo come i guerrieri vichinghi normanni italiani si coprono la testa allo stesso modo, ossia con il casco conico con il nasale. diapositiva numero 8. Questo è forse l'unico pezzo conservatoci di un casco alla Normanna. È interessante dal punto di vista tecnico realizzativo il fatto che tutto l'oggetto, sia il corpo che ogivato e leggermente costolato in mezzeria per permettere ai colpi di spada di scivolare meglio, sia il nasale siano realizzati tutti in un unico pezzo. Ciò dimostra che Le capacità di realizzazione in questo periodo erano già alte. Ovviamente però forgiare da una lastra di metallo un oggetto in questo modo che segue due andamenti di curve diverse è un procedimento complesso che costa. Pochi potevano permettersi di averlo. Questo casco è stato disposto alla mostra di Milano Comunale che si è svolta nel 1993 a Palazzo Reale. Ora è conservato a Vienna.
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