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lib1348-QGLM513-Milano-trani - Questa registrazione esplora l’identità storica di Milano attraverso l'analisi di quattro termini dialettali e luoghi iconici che ne hanno segnato l'evoluzione urbana e sociale
Questa registrazione esplora l’identità storica di Milano attraverso l'analisi di quattro termini dialettali e luoghi iconici che ne hanno segnato l'evoluzione urbana e sociale. Il testo illustra innanzitutto i "tombon", pericolosi vortici dei canali navigabili legati alla gestione delle acque e alla navigazione a traino, per poi passare alla Torre del Parco, simbolo architettonico che ha attraversato le epoche dal fascismo fino alla moderna sponsorizzazione Branca. Viene inoltre approfondita l'origine etimologica de "la tosa", collegata alla statua provocatoria di Porta Vittoria, e il concetto di "trani", termine pugliese adottato dai milanesi per indicare le osterie popolari frequentate dai cosiddetti "tranat". Attraverso questi aneddoti, la narrazione mira a preservare la memoria collettiva di una città in bilico tra antiche tradizioni popolari e trasformazioni monumentali. - lib1348-QGLM513-Milano-trani.mp3
lib1348-QGLM513-Milano-trani - Milano, tombon, la torre del parco, la tosa e trani. I tomboni dove l'acqua del navio presentava profondità diverse o era alimentata ad altri canali
www.redigo.it e la storia continua. Milano, tombon, la torre del parco, la tosa e trani. I tomboni dove l'acqua del navio presentava profondità diverse o era alimentata ad altri canaliogi. Si verificavano pericolosi gorghi e mulinelli, ma che la gente chiamava tombon. Due erano i tombon più famosi, uno era quello di San Marco, dove l'acqua del bacino formava una piccola cataratta e un altro in via Arena sotto il bastione di Porta Atticinese. Alla fine dell'800 Quando i milanesi avevano ancora scarsa familiarità con il nuovo, il tombonde San Marc era considerato il più spaventoso e qui il Naviglio restituiva talvolta impigliati nelle chiuse cadaveri di suicidio o vittime di delitti. Secondo recenti calcoli compiuti sulla base documenti, risulta che che per trainare i barconi contro corrente e riportarli al punto di parten erano necessari cavalli che sulla sponda del dosso trascinassero innatanti mediante funi. Per un convoglio la cobbia di cinque barconi serviva il tiro di cinque cavalli. La velocità media contro corrente non raggiungeva il mezzo l'ora. La torre del parco. Quando fu costruita alla fine degli anni 30 si chiamava Torre Littoria in omaggio alla romanità celebrata dal fascismo. Era fatta di tubi di acciaio con uno spazio interno nel quale correva un piccolo ascensore che trasportava cittadini e turisti su una minuscola terrazza Belvedere alla quota di 108 m, la stessa della Madonnina del Duomo. All'interno si trovava un piccolo bar circolare con qualche tavolino per le consumazioni, ma gli avventori, in gran parte coppiette, preferivano indugiare lungo il parapetto esterno, da dove si gode un panorama mozzafiato dell'arco della pace, del Parco Sempione e delle Prealpi lombardi. Nel dopoguerra il servizio di ascensore venne sospeso e la domestica Tour e Ifel fu per molti anni lasciata in abbandono. È stata riaperta nel 1988 e resa agibile quando la ditta Fratelli Branca si offrì come sponsor di provvedere alla sua manutenzione ribattezzandola con il nome di Torre Branca. La tosa. è l'appellativo dialettale di ragazza, si pronuncia tusa, derivato dal verbo tosare, perché nella pubertà i giovinetti maschi e femmine dovevano portare i capelli corti, cioè tosati. Anticamente si diceva tuos anche al anche al maschile, ma soprattutto si diceva tusan al plurale in meneghino, perché le ragazze prima dell'adolescenza Non avevano peli sul pube e da questo deriva il nome di Porta Tosa. Infatti, nell'anno 1000, sull'arco di ingresso della porta era stato scolpito un basso rilievo che rappresentava una donna nell'atto di Raders genitali. Non si è mai saputo chi fosse. Oggi la scultura è conservata al Museo d'arte Antica di Milano, ma la voce popolare la definì come la moglie del rossa, pensando che l'ignoto scultore volesse offendere in tal modo l'imperatore tedesco che aveva fatto demolire le torri della città. Ad ogni modo, l'arco incendiato durante le cinque giornate fu demolito e la porta tosa prese d'allora il nome di Porta Vittoria. Nel 600 per intervento dell'arcivescovo Carlo Boromeo lo scena scultura era stata sportata dalla porta e conservata in un giardino privato. Trani. Trani è una città della Puglia famosa per il suo vino, da cui hanno preso il nome mescite. È usato ancora dei vecchi milanesi come sinonimo di osteria, bettola, cantina, ma con una forte venatura plebea. Il vino di rosso e corposo è sempre servito nelle case produttrici per tagliare il vino prodotto nelle vigne del settilentrione e dargli una maggiore robustezza alcolica. Da trani deriva a sua volta l'gettivo tranat, cioè frequentatore abituale di osterie. Ai tempi del porta si usava invece il termine bch, cioè buca, che è tutt'ora il nome di un antico ristorante del centro. Il mio nonno Carlo, che era un tranatica montava in bicicletta e faceva il giro dai trani lungo la circonvalazione, rincasando la sera allegramente al ticcio. www.redigio.it e la storia continua.
lib1348-QGLM513-Milano-trani - Tomboni del Naviglio. - I Tomboni del Naviglio rappresentano una parte suggestiva e storicamente densa della Milano d'altri tempi, legata alla complessa rete idrica che un tempo caratterizzava la città. In dialetto milanese, il termine "tombon" veniva utilizzato per indicare punti specifici dei canali dove l'acqua presentava profondità irregolari o dove il flusso era alimentato da altri canali secondari
I Tomboni del Naviglio rappresentano una parte suggestiva e storicamente densa della Milano d'altri tempi, legata alla complessa rete idrica che un tempo caratterizzava la città. In dialetto milanese, il termine "tombon" veniva utilizzato per indicare punti specifici dei canali dove l'acqua presentava profondità irregolari o dove il flusso era alimentato da altri canali secondari
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Dalle fonti emergono diversi dettagli interessanti riguardo a questi luoghi:
Caratteristiche fisiche e pericoli
La conformazione dei tomboni creava dinamiche idrauliche particolarmente insidiose. In questi punti si verificavano spesso pericolosi gorghi e mulinelli
. Queste turbolenze rendevano i tomboni luoghi temuti dalla popolazione locale, non solo per il rischio di annegamento, ma anche per l'immaginario collettivo che vi si era sviluppato attorno.
I tomboni più celebri
Le fonti identificano due tomboni principali che rimasero impressi nella memoria storica di Milano:
Il Tombon di San Marco: Situato presso l'omonimo bacino, era caratterizzato da una piccola cataratta formata dal salto dell'acqua
. Alla fine dell'Ottocento, era considerato il punto più spaventoso dei Navigli
. La sua fama sinistra era dovuta al fatto che le correnti e le chiuse tendevano a trattenere oggetti e corpi: non era raro, infatti, che il Naviglio restituisse proprio lì i cadaveri di persone morte per suicidio o vittime di episodi criminali
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Il Tombon di via Arena: Si trovava sotto il bastione di Porta Ticinese
. Sebbene meno citato per episodi macabri rispetto a quello di San Marco, rappresentava comunque un punto nodale e pericoloso della rete idrica urbana.
Difficoltà nella navigazione
La presenza di correnti forti e irregolari in corrispondenza dei tomboni rendeva il trasporto fluviale estremamente gravoso. Per risalire la corrente e riportare i barconi al punto di partenza, era necessario un enorme sforzo fisico:
Sulla sponda (detta "del dosso") venivano impiegati dei cavalli che trainavano i natanti mediante robuste funi
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Un convoglio standard, chiamato "cobbia", era composto da cinque barconi e richiedeva il tiro di altrettanti cavalli
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La velocità di risalita era incredibilmente ridotta, inferiore al mezzo chilometro l'ora, a testimonianza della resistenza opposta dalle acque in questi punti critici
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In sintesi, i tomboni non erano solo elementi tecnici del sistema dei Navigli, ma veri e propri punti di riferimento geografici e culturali, intrisi di timore reverenziale e legati alla dura realtà del lavoro e della cronaca cittadina dell'epoca
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Quali sono le storie popolari sulla scultura di Porta Tosa?
Parlami della trasformazione della Torre Littoria in Torre Branca.
Cos'è un 'trani' e perché è associato alle osterie milanesi?
lib1348-QGLM513-Milano-trani - Torre del Parco. - La Torre del Parco, situata all'interno del Parco Sempione di Milano, è una struttura metallica di grande rilievo storico e architettonico, costruita alla fine degli anni '30
La Torre del Parco, situata all'interno del Parco Sempione di Milano, è una struttura metallica di grande rilievo storico e architettonico, costruita alla fine degli anni '30
. Originariamente fu battezzata Torre Littoria, un nome scelto in omaggio alla romanità celebrata durante il periodo fascista
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Dal punto di vista tecnico e strutturale, la torre presenta le seguenti caratteristiche:
Materiali e Struttura: La costruzione è realizzata interamente in tubi di acciaio
. Al suo interno è presente un vano in cui scorreva un piccolo ascensore, destinato a trasportare visitatori e turisti verso la cima
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Altezza Simbolica: La torre culmina in una minuscola terrazza Belvedere situata a 108 metri di altezza
. Questa misura non è casuale, poiché corrisponde esattamente alla quota della Madonnina del Duomo, il punto di riferimento più iconico della città
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Esperienza dei visitatori: All'interno della sommità si trovava un piccolo bar circolare provvisto di tavolini per le consumazioni
. Tuttavia, le fonti indicano che i frequentatori dell'epoca, in gran parte coppiette, preferivano indugiare lungo il parapetto esterno per godere di una vista mozzafiato che abbracciava l'Arco della Pace, tutto il Parco Sempione e si spingeva fino alle Prealpi lombarde
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La storia della torre ha visto anche lunghi periodi di inattività:
L'abbandono: Nel secondo dopoguerra, il servizio dell'ascensore fu sospeso e la struttura — affettuosamente definita la "domestica Tour Eiffel" — cadde in uno stato di abbandono per molti anni
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La rinascita: La torre tornò a nuova vita nel 1988, quando fu riaperta e resa nuovamente agibile al pubblico
. Questo recupero fu possibile grazie all'intervento della ditta Fratelli Branca, che si offrì come sponsor per finanziare la manutenzione necessaria
. In occasione di questo restauro, la struttura fu ufficialmente ribattezzata con il nome che porta ancora oggi: Torre Branca
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Chi era la figura scolpita a Porta Tosa?
Qual è il significato del termine milanese Trani?
Perché Porta Tosa è stata rinominata Porta Vittoria?
lib1348-QGLM513-Milano-trani - Porta Tosa. - Porta Tosa rappresenta uno dei luoghi più emblematici della storia milanese, la cui identità è legata a una combinazione di etimologia dialettale, leggende popolari e trasformazioni urbane radicali.
Porta Tosa rappresenta uno dei luoghi più emblematici della storia milanese, la cui identità è legata a una combinazione di etimologia dialettale, leggende popolari e trasformazioni urbane radicali.
Ecco i dettagli principali che emergono dalle fonti riguardo a questo sito storico:
L'etimologia e l'origine del nome
Il termine "Tosa" è l'appellativo dialettale per ragazza (pronunciato comunemente tusa). L'origine di questa parola risiede nel verbo "tosare", una pratica comune durante l'antichità: nella pubertà, infatti, sia i ragazzi che le ragazze dovevano portare i capelli corti, ovvero tosati
. In meneghino, il plurale tusan indicava le giovani prima dell'adolescenza, facendo riferimento al fatto che non avessero ancora peli sul pube; proprio da questa particolare accezione deriva il nome di Porta Tosa
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Il bassorilievo della "Tosa"
La porta era celebre per una scultura molto particolare situata sull'arco di ingresso fin dall'anno 1000. Si trattava di un bassorilievo raffigurante una donna colta nell'atto di radersi i genitali
. L'identità della donna ritratta non è mai stata accertata storicamente, ma la voce popolare ha alimentato per secoli una leggenda specifica:
La figura fu identificata come la moglie dell'imperatore Federico Barbarossa (soprannominato "il Rossa" nelle fonti)
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Secondo la credenza, l'ignoto scultore avrebbe realizzato l'opera con l'intento di offendere l'imperatore tedesco, colpevole di aver fatto demolire le torri della città di Milano
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La censura e la conservazione
L'opera fu considerata scandalosa per molti secoli. Nel Seicento, per intervento dell'arcivescovo Carlo Borromeo, la scultura fu giudicata "oscena" e rimossa dalla sua posizione originaria sulla porta per essere trasferita in un giardino privato
. Attualmente, il bassorilievo è sopravvissuto ed è conservato presso il Museo d'Arte Antica di Milano
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Da Porta Tosa a Porta Vittoria
Il destino della porta cambiò definitivamente durante il Risorgimento. Nel corso delle Cinque Giornate di Milano, l'arco di Porta Tosa fu dato alle fiamme e successivamente demolito
. In seguito a questi eventi patriottici e alla cacciata degli austriaci, il luogo perse il suo nome originale per assumere quello che porta ancora oggi: Porta Vittoria
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Cosa significa il termine 'trani' nel dialetto milanese?
Qual è la differenza tra un 'trani' e un 'buca'?
Chi erano i 'tranatt' e cosa facevano abitualmente?
lib1348-QGLM513-Milano-trani - Osterie di Trani. - Il termine Trani identifica, nel gergo della vecchia Milano, un tipo di locale molto specifico: la mescita di vino, diventata nel tempo sinonimo di osteria, bettola o cantina
Il termine Trani identifica, nel gergo della vecchia Milano, un tipo di locale molto specifico: la mescita di vino, diventata nel tempo sinonimo di osteria, bettola o cantina
. Sebbene oggi il termine sia meno diffuso tra i giovani, è ancora utilizzato dai milanesi di vecchia data per indicare luoghi di ritrovo popolari, spesso caratterizzati da una forte venatura plebea
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Le origini e il legame con la Puglia
Il nome di queste osterie deriva direttamente dalla città di Trani, in Puglia, celebre per la sua produzione vinicola
. Storicamente, il vino proveniente da questa zona era particolarmente apprezzato dai produttori del Nord per le sue caratteristiche organolettiche:
Si trattava di un vino rosso e molto corposo
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Veniva utilizzato principalmente per "tagliare" i vini prodotti nelle vigne del settentrione, con lo scopo di conferire loro una maggiore robustezza alcolica e struttura
. Proprio per la grande diffusione di questo prodotto nelle mescite milanesi, il nome della città d'origine passò per antonomasia a indicare il locale stesso
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Linguaggio e figure sociali
Il legame tra Milano e queste osterie ha generato termini dialettali specifici che descrivono il tessuto sociale dell'epoca:
Tranatt: Questo aggettivo sostantivato indica il frequentatore abituale dei "trani", ovvero colui che passa molto tempo nelle bettole a bere
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Buca (o "bucha"): Prima che il termine "Trani" diventasse egemone, ai tempi del poeta Carlo Porta si usava definire questi locali con il nome di "buca"
. Ancora oggi, nel centro di Milano, esiste un antico ristorante che conserva questa denominazione storica
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Uno spaccato di vita quotidiana
Le fonti offrono un'immagine vivida della vita legata a questi locali attraverso aneddoti personali. Viene citata, ad esempio, la figura di nonno Carlo, descritto come un vero e proprio tranatt
. La sua routine era emblematica di un'epoca passata: montava in bicicletta e percorreva la circonvallazione facendo tappa nelle varie osterie sparse lungo il tragitto, per poi rincasare la sera "allegramente alticcio"
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Questi luoghi non erano solo punti di ristoro, ma centri di aggregazione per le classi popolari, dove il consumo di vino robusto e il dialetto milanese si fondevano in una cultura urbana ormai quasi del tutto scomparsa
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Quali sono i pericoli legati al Tombon di San Marco?
Perché la Torre Branca è alta esattamente 108 metri?
Chi era la "Tosa" nel bassorilievo di Porta Vittoria?
lib1348-QGLM513-Milano-trani - Storia di Milano. - La storia di Milano si intreccia indissolubilmente con i suoi canali, le sue porte e i costumi popolari che hanno definito l'identità della città nel corso dei secoli. Attraverso l'analisi di alcuni luoghi e simboli specifici, emerge un quadro vivido della vita milanese dal Medioevo fino all'epoca moderna.
La storia di Milano si intreccia indissolubilmente con i suoi canali, le sue porte e i costumi popolari che hanno definito l'identità della città nel corso dei secoli. Attraverso l'analisi di alcuni luoghi e simboli specifici, emerge un quadro vivido della vita milanese dal Medioevo fino all'epoca moderna.
Il sistema dei Navigli e i "Tomboni"
Una parte fondamentale della storia idraulica e sociale di Milano è rappresentata dai tomboni, ovvero punti specifici del Naviglio dove l'acqua presentava profondità irregolari o dove avveniva l'immissione di canali secondari
. Questi luoghi erano noti per la formazione di pericolosi gorghi e mulinelli
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Tra i più celebri si ricordano:
Il Tombon di San Marco: Situato presso l'omonimo bacino, presentava una piccola cataratta. Alla fine dell'Ottocento era considerato un luogo sinistro e spaventoso, poiché le sue chiuse tendevano a trattenere i cadaveri di suicidi o vittime di omicidi restituite dal fiume
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Il Tombon di via Arena: Posizionato sotto il bastione di Porta Ticinese
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La navigazione in questi tratti era estremamente difficile. Per risalire la corrente, era necessario l'impiego di cavalli che, muovendosi sulla sponda chiamata "del dosso", trainavano i barconi con delle funi
. Un convoglio tipico (detto cobbia) di cinque barconi richiedeva il tiro di cinque cavalli, e la velocità di avanzamento era incredibilmente lenta, non raggiungendo nemmeno il mezzo chilometro l'ora
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Porta Tosa: tra leggenda e patriottismo
La storia di Porta Tosa (oggi nota come Porta Vittoria) offre uno spaccato curioso sull'etimologia dialettale e sulla resistenza milanese
. Il termine "tosa" (ragazza, pronunciato tusa) deriva dall'usanza antica di tosare i capelli ai giovani durante la pubertà
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Il nome della porta è legato a un celebre bassorilievo dell'anno 1000 che raffigurava una donna nell'atto di radersi i genitali
. La tradizione popolare identificò tale figura nella moglie dell'imperatore Federico Barbarossa; si credeva infatti che lo scultore avesse voluto offendere l'imperatore, colpevole di aver fatto abbattere le torri di Milano
. Nel Seicento, l'arcivescovo Carlo Borromeo fece rimuovere l'opera considerandola oscena; oggi è conservata al Museo d'Arte Antica di Milano
. La porta cambiò nome in Porta Vittoria dopo essere stata incendiata e demolita durante le gloriose Cinque Giornate di Milano
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La Torre del Parco (Torre Branca)
Un esempio di architettura moderna inserita nel tessuto storico è la Torre del Parco, costruita alla fine degli anni '30 in tubi d'acciaio
. Originariamente denominata Torre Littoria in omaggio al regime fascista, la struttura raggiunge un'altezza simbolica di 108 metri, la medesima quota della Madonnina del Duomo
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Sebbene dotata di un ascensore e di un bar circolare sulla sommità, la torre cadde in abbandono nel secondo dopoguerra, venendo scherzosamente definita la "domestica Tour Eiffel"
. Fu solo nel 1988 che, grazie alla sponsorizzazione della ditta Fratelli Branca, la torre fu restaurata, riaperta al pubblico e rinominata Torre Branca
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Le osterie e la cultura del "Trani"
Infine, la storia popolare milanese è legata ai Trani, termine che indicava le mescite di vino e le osterie con una connotazione prettamente plebea
. Il nome deriva dalla città pugliese di Trani, il cui vino rosso e corposo veniva spedito a Milano per "tagliare" i vini del nord, aumentandone la gradazione alcolica
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Questa cultura ha generato termini e figure sociali specifiche:
Tranatt: Il frequentatore abituale di queste osterie
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Buca: Un termine più antico (risalente all'epoca del poeta Carlo Porta) utilizzato per indicare questi locali, alcuni dei quali esistono ancora nel centro cittadino
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Questi elementi — dai pericoli dei canali alle leggende delle porte, fino alla vita sociale delle osterie — compongono il mosaico della Milano storica, una città capace di trasformare le proprie infrastrutture tecniche in simboli culturali duraturi
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Quali altri nomi storici aveva la Torre Branca?
Perché il Tombon di San Marco era così temuto?
Com'era la vita di un 'tranatt' nella vecchia Milano?
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