lib1347-QGLM512-milano-panettone

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redigio.it/BiblioV4/lib1347-QGLM512-milano-panettone.html - Il brano offre un affascinante ritratto socioculturale di Milano, intrecciando la genesi industriale del panettone con un’analisi critica dei costumi della borghesia cittadina contemporanea.             
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lib1347-QGLM512-milano-panettone - Il brano offre un affascinante ritratto socioculturale di Milano, intrecciando la genesi industriale del panettone con un’analisi critica dei costumi della borghesia cittadina contemporanea.
 
Il brano offre un affascinante ritratto socioculturale di Milano, intrecciando la genesi industriale del panettone con un’analisi critica dei costumi della borghesia cittadina contemporanea. L’autore ripercorre inizialmente la sfida storica tra i maestri pasticceri per la paternità del dolce natalizio, evidenziando come l’intuito di Angelo Motta abbia trasformato un errore di lievitazione in un successo globale e in un simbolo dell’imprenditoria moderna. La narrazione vira poi verso una riflessione sulla decadenza del salotto milanese, osservando come l'antica vivacità intellettuale sia stata soffocata da un pragmatismo arido, dove il culto del profitto e degli affari ha ormai sostituito l'arte della conversazione e del pettegolezzo. Infine, il testo utilizza la bicicletta come metafora di una perduta ebbrezza della libertà, descrivendo una metropoli ostile ai ritmi lenti e ai percorsi alternativi a causa della sua conformazione urbana e della frenesia produttiva. - lib1347-QGLM512-milano-panettone.mp3
 
lib1347-QGLM512-milano-panettone - Milano, il panettone e il pettegolezzo. Il panettone è il dolce tradizionale ambrosiano. ogni Natale in tutto il mondo e vanta una paternità contrastata.
 
www.redigo.it e la storia continua. Milano, il panettone e il pettegolezzo. Il panettone è il dolce tradizionale ambrosiano. ogni Natale in tutto il mondo e vanta una paternità contrastata. Due sono state le offellerie storiche a contendersi il primato di averlo inventato già nell'800. La pasticceria di Paolo Biffi che aveva aperto il suo negozio di fianco al Duomo dopo un soggiorno a Parigi e quella del Cova all'angolo di via Manzoni, ma la fortuna del panetone diede un contributo decisivo Angelo Motta, il giovane pasticcere nato a Gessate nel 1890 che aveva bottega in via chiusa a Porta Ticinese e clissando all'inizio degli anni 20 l'altro famoso panettone della pasticceria Bai. Motta aveva attrezzato un suo forno con un vecchio gruppo elettrogeno militare acquistato alla fiera di Siniglia, ma divenne un vero capitano dell'industria, aprendo col suo marchio la grande M che richiamava la falciata del Duomo, una serie di bar di pasticcerie. Vuole la leggenda che per la distrazione di un lavorante che aveva lasciato l'impasto nel forno qualche minuto più del dovuto, il panettone si gonfiasse oltremodo in altezza. Ma proprio per questo, insaporito da uvette e canditi, soff come nessun altro dolce dell'epoca. Piacque tanto ai milanesi. Lo imitò subito dopo Gioacchino Alemania 1892-174 che divenuto a sua volta industriale dolciario. Fu il concorrente di Motta fino alla fine dei degli anni 60. Oggi le società Motte Alemania sono state entrambe assorbite dalla Nestlé. Petgolezzo. Se c'è qualcosa in cui spicchino i milanesi è la loro indifferenza al pezzolezzo, così diffuso in provincia e in altre città italiane, forse perché l'arte del gossip richiede disinteresse e tempo libero. Se in un salotto qualcuno racconta di un guadagno in borsa, susciterà la attenzione presenti molto di più che se rivelasse una sua avventura sentimentale. Lo si vede anche dalle tavolate che vengono imbandite doviziose quanto noiose e settoriali. Ecco i galà della pubblicità, le cene della moda, i buffet per operatori turistici, i cocktail per gli architetti, i balli dei giornalisti. Era famoso 50 anni fa il il veglione di carnevale dal ciclo della stampa. Ed è curiosa questa tendenza a riunirsi tra addetti ai lavori, questo bisogno in esausto di parlare sempre della professione, persino nei pranzi in casa tra amici. Gli uomini di affari parlano di affari e le mogli ingioiellate parlano di gioielli. È raro che si discuta qualcosa che sia estraneo all'interesse dei presenti, come una mostra un libro, un fatto di cronaca. L'argomento principe è sempre il capitale, l'investimento, il passaggio di proprietà, anche quando i vini sono ben scelti, di ottima annata e dunque meritevole di qualche commento. Anche il petgolezzo mondano o la diceria Galante non hanno più corso, un po' per mancanza di protagonisti, non ci sono più industriali disposti a insigliare la babysitter ai bambini, un po' per debole curiosità degli altri e pensare che i salotti milanesi erano celebrati per la loro vivacità intellettuale e per la varietà degli invitati, cioè gli ufficiali come Stendal o poeti come Boito. Magari si mangiava così così, ma si discuteva di tutto. Adesso la cucina è irreprensibile, ma la conversazione langue e le persone spiritose sono diventate introvabili. Infatti, ancora prima di mezzanotte qualcuno comincia a sbriciare l'orologio. "Scusate" dice alzandosi dal divano, "ma domani mattina ho un aero alle 8:00. Oggi c'è un solo argomento capace di trattenere Fugiaschi. Ma lo sapete quanto guadagna il Bianchi? Dite una cifra. La spicciola è uno dei nomi con cui i milanesi di inizio secolo chiamavano la bicicletta, usata nel senso di multiuso quotidiano e per questo spicciola. Un altro epiteto era Volina che si riferiva invece alla possibilità del mezzo capace di volare nel traffico. Da ragazzi la chiamavamo la biga, ma senza alcuna allusione alla romanità. Peccato però che Milano non sia città favorevole a velocidi, non solo per la quantità di motore e motorini, ma per il fondo stesso delle sue strade, con le selci di granito fatte per tener fermi i binari del tram, sulle quali il povero ciclista è costretto a sobalzare per evitare di infilarsi dentro la rotaia. In verità il comune a aveva cercato di allestire apposite piste ciclabili che però non portavano da nessuna parte e sono state presto abbandonate. Così per chi ama pedalare l'unico percorso cittadino è quello lungo il canale della Martesana che inizia la cassina dei pom, alla cascina delle mele e termina dopo una decina di chilometri. Però Milano finisce più di altre città per rivelarsi senza voler nemico della bicicletta che era stata inventata non per celebrare la velocità ma lebrezza della libertà. www.redigio.it e la storia continua.
 
 
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