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"lib1313-Milano-a2 "
redigio.it/BiblioV4/lib1313-Milano-a2.html - Questo testo rievoca la Milano storica attraverso una passeggiata narrativa tra i vicoli tortuosi e le trasformazioni urbanistiche della zona di Piazza Fontana. L'autore esplora il contrasto tra la modernità razionale e il passato "pittoresco", concentrandosi sulla Zocca di San Clemente, un antico ceppo per la macellazione che simboleggia la vita mercatale e quotidiana
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lib1313-Milano-a2 - Questo testo rievoca la Milano storica attraverso una passeggiata narrativa tra i vicoli tortuosi e le trasformazioni urbanistiche della zona di Piazza Fontana. L'autore esplora il contrasto tra la modernità razionale e il passato "pittoresco", concentrandosi sulla Zocca di San Clemente, un antico ceppo per la macellazione che simboleggia la vita mercatale e quotidiana
Questo testo rievoca la Milano storica attraverso una passeggiata narrativa tra i vicoli tortuosi e le trasformazioni urbanistiche della zona di Piazza Fontana. L'autore esplora il contrasto tra la modernità razionale e il passato "pittoresco", concentrandosi sulla Zocca di San Clemente, un antico ceppo per la macellazione che simboleggia la vita mercatale e quotidiana dei secoli scorsi. Tra memorie familiari e cronache erudite, emerge il legame profondo tra la città e la famiglia Visconti, insieme alla figura caritatevole dell'arcivescovo Pietro Filargo, divenuto poi Papa Alessandro V. In definitiva, l'opera funge da prezioso recupero della memoria locale, salvando dall'oblio frammenti di architettura e tradizioni che hanno definito l'identità milanese prima delle grandi demolizioni. - lib1313-milano-a43.mp3
lib1313-Milano-a2 - il Palazzo di Pietro Goldoni, Vidoni, Aimi, via Nirone, il groviglio dei vicoli tra il Cordusio via Meravigli e Piazza Castello e l'apertura di via Dante, piazza Fontana, la zocca di di San Clemente e l'ospizio dell'arcivescovo Pietro e gli antichi mercati.
Milano A41, il Palazzo di Pietro Goldoni, Vidoni, Aimi, via Nirone, il groviglio dei vicoli tra il Cordusio via Meravigli e Piazza Castello e l'apertura di via Dante, piazza Fontana, la zocca di di San Clemente e l'ospizio dell'arcivescovo Pietro e gli antichi mercati. Questa è la Milano A43. Nulla ricorda gli antichi aspetti di queste contrade se si eccetua il loro andamento sempre a Sgimbeo. Il Romus scrisse che la d' un tempo era la città delle vie storte e il vecchio morto di raddrizzare le gambe ai cani poteva benissimo essere sostituito con quello di raddrizzare le strade a Milano. In verità da allora se ne sono raddrizzate parecchie, sacrificando magari il pittoresco e coi tempi moderni sarà risolto un problematico invito fatto ai nostri avi. Il pianto del Mussi, per quanto affettuoso e presago, non è poi da prendersi come una perenne sistematica catillinaria. Una certa corata vigilanza permane intorno alle vecchie pietre, anche se troppo spesso presso in fruttuosa. Non sempre gli strali roventi del coltissimo storico e giornalista erano vibrati a segno, ma sempre inutilmente con come quando fu demolita la pustella dei fabbri. Il Romussi tuonò allora in consiglio comunale appioppando ai milanesi due aggettivi eroenti e famosi: indotti e immori. Se ora entriamo in piazza Fontana constatiamo, in base alle vecchie stampe conservatici, che l'aspetto odierno della piazza è diverso dall'antico, ma parecchi milanesi lamentano la vetusta casa. Scoltea che fa angolo fra le vie arivescovado e San Clemente, nota perché vi era incorporata la base giunatore e perché ospitava da secoli una fabbrica di cappelli per sacerdoti. Avanzo delle case di Giovanni Visconti arcivescovo. Tutta la zona circostante abitata da congiunti, clienti, famiglie dei signori di Milano, formava il quartiere Visconteo in cui ogni ostentava in pietra o a fresco l'emblema del bicione. La piazza era in origine il giardino dell'arcivescovato Viridarium e divenne poi sede poi sede di mercato e verdura e frutta che vi si stabilì popolato di baracche e di tende e e dominato da una tettoia che sorgeva di fronte alla via delle ore ed era detta la zona di San Clemente. Zoca era chiamato il possente ceppo di legno sul quale si squartavano i buoi capra e suini per il mercato delle carni. Nel 1779, constatatosi che il verziere era insufficiente ai bisogni della popolazione, allora valutata a 200.000 anime, lo si trasferì nella tigua piazza Santo Stefano, dove lo vide, lo frequentò e lo Antò il porta finché lo si bandì ai tempi nostri e lo si collocò ai margini della città. Singolare il fatto che della zocca di San Clemente sia rimasto vivo il ricordo fino, si può dire ai nostri giorni per merito del dottor Paolo Vergani, figlio del dottor Giovanni Vergani, morto Alevio nel 1922 e che fu un appassionato ed eludito di cose milanesi discendenti da una famiglia Vergani che ebbe la proprietà della zocca di San Clemente, nel senso di esercitarvi il privilegio che doveva essere l'editizio di macellare sulla zocca il bestiame che vi portavano a sezionare i venditori della città. Il dottor Paolo Vergani raccolse anzi gli appunti di suo padre in un opuscolo raro e a trovarsi, facendo così la storia della zocca di San Clemente e della torre del Verzaro, alla cui base quella si appoggiava. Si tratta di un argomento di poca importanza storica, ma che può riuscire attraente nel quadro del costume dei secoli scorsi e per questo amiamo inserirlo nel nostro vagabondaggio. L'opuscolo, pubblicato con molta cura da Osvaldo Lissoni, rega reca anche preziose illustrazioni in xilografia e dimostra attraverso una ludevole devozione filiale quanto sia vero che se tutti gli scritti che si pubblicano fossero tutti lavorati al torno dell'osservazione, in poche pagine si raccoglievano grandi e utili verità. La zocca si appoggiava, come detto, alla muraglia di quella che nella successione dei documenti di viene comunemente chiamata Torre del Verso e che fino a qualche decennio fa veniva distinta dal rimanente del fabbricato sopra Portovi perché monta monta d'intonaco e di tintura e rilevava un ammasso di granito vivo con i blocchi connessi saldamente su stradi tenace. Un piccolo cartellino a stampa annunciava al passeggero di Stratto, basamento di una delle torri dei Visconti che qui avevano le loro case nel secolo X. La contrada di San Clemente fu così chiamata per l'esistenza di una chiesa dedicata al pontefice, martire di tal nome, chiesa in cui oggi non rimane vestigia alcuna. Ma nei riguardi della chiesa di San Clemente e la storia di Milano Benef benefica e segna qui una bella pagina riferisce il Torre e e lo riportiamo dal prefatto opuscolo del dottor Giampaolo Vergani che nel 1405 quando le guerre e le altre calamità in Lombardia era fluita in città gran quantità di vecchi impoveriti e di acatoni e l'arcivescovo Pietro con le lemos elargite gli da Tom Grassi costituisce un ospedale dei vecchi poveri vicino alla chiesa di San Clemente. L'arcivescovo Pietro, che nella serie dei presuli milanesi porta il titolo di secondo era quel frate Filargo che oriundo di Creta apparenne all'ordine dei minori per quanto di oscura origine seppe acquistarsi per dottrina virtù e potenza oratoria i favori di Giangale Visconti che lo tenne in sommo onore. Pietro Filargo, fatto arcivescovo nel 142 e cardinale divenne papa col nome di Alessandro V. Lo si disse uomo a salmunifico verso i poveri e le persone degne della sua benignità. Nulla per sé, riservando tanto che le cronache riferiscono che allora giùamente solesse dire di essere stato ricco come vescovo, povero come cardinale e mendico come papa. La statua che nel nostro duomo, in uno dei finestroni dell'apisi settentrionale, rappresenta un ecclesiastico con la destra alzata in atto e benedire e tiene sulla sinistra un gran libro sul quale si poggia la tiera e vuol raffigurari raffiguri appunto il filargo e opera che gli Studiosi del Gran Tempio riferiscono al primo quarto del secolo X e alla scuola di Accopino da Tradate. L'artista che lo scolpì intese forse mostrare che fu per merito degli studi se il celebre umanista poter raggiungere la dignità pontificale. L'ospizio fondato dal Filargo fu nel 1574 rimosso da San e trasportato in via Vercellina in quel vicolo detto di San Giovanni sul muro che fino a principio del nostro secolo era chiamato dei vecchi. Le case che abitavano i vecchi vicine al Palazzo Civescovile furono adattate a stanze per i canonici ordinari della cattedrale che il che fa ritenere che la chiesa di San Clemente fosse edificata sul lato destro della via da piazza Fontana e l'ospizio corrispondesse laddove in via delle ore sta anche attualmente la cosiddetta canonica del Duomo o abitazione del capitolo minore metropolitano e dietro e di fianco all'ospizio era l'altra casa segnata col numero 46 e che presenta in fissa sul portone d'accesso una lapidina in marmo con la leggenda Collegio degli Ostiari.
lib1313-Milano-a2 - Piazza Fontana. - La storia di Piazza Fontana a Milano è caratterizzata da una profonda trasformazione urbana che l'ha vista passare da giardino privato a centro nevralgico del commercio cittadino, fino all'assetto moderno che differisce notevolmente da quello antico
La storia di Piazza Fontana a Milano è caratterizzata da una profonda trasformazione urbana che l'ha vista passare da giardino privato a centro nevralgico del commercio cittadino, fino all'assetto moderno che differisce notevolmente da quello antico
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Di seguito sono riportati i dettagli principali riguardanti l'evoluzione e i punti di interesse della piazza secondo le fonti:
Origini e il Mercato del "Verziere"
In origine, la piazza non era uno spazio pubblico ma il giardino dell'arcivescovato, noto come Viridarium
. Successivamente, quest'area divenne la sede del mercato della verdura e della frutta, popolandosi di baracche e tende
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La Zocca di San Clemente: Uno degli elementi più caratteristici di questo periodo era una tettoia situata di fronte alla via delle Ore, chiamata la "zocca di San Clemente"
. Il termine "zocca" si riferiva al possente ceppo di legno utilizzato per squartare i bovini, i caprini e i suini per il mercato delle carni
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Spostamento del mercato: Nel 1779, a causa dell'incremento della popolazione milanese (allora stimata in 200.000 anime), il mercato fu trasferito nella vicina piazza Santo Stefano poiché lo spazio di Piazza Fontana era divenuto insufficiente
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Il Quartiere Visconteo e le Architetture Scomparse
Tutta la zona circostante Piazza Fontana costituiva il quartiere Visconteo, dove risiedevano i congiunti e i clienti dei signori di Milano
. In quest'area, ogni edificio ostentava l'emblema del biscione, in pietra o affrescato
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La Torre del Verzaro: La "zocca" poggiava sulla muraglia di quella che i documenti chiamano Torre del Verzaro (o del Verso)
. Fino a pochi decenni fa, questa struttura era ancora distinguibile per il suo ammasso di granito vivo e fungeva da basamento per una delle torri dei Visconti del X secolo
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Casa Scoltea: Situata all'angolo tra via Arcivescovado e via San Clemente, questa antica casa era nota per ospitare da secoli una fabbrica di cappelli per sacerdoti e per aver incorporato la base di una torre
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Chiesa di San Clemente: La contrada prendeva il nome da una chiesa dedicata a San Clemente, di cui oggi non rimane alcuna traccia
. Si ritiene fosse situata sul lato destro della via provenendo da Piazza Fontana
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Istituzioni di Carità e Religione
Nel 1405, l'arcivescovo Pietro Filargo (futuro Papa Alessandro V) fondò un ospedale per i vecchi poveri vicino alla chiesa di San Clemente, utilizzando le elemosine di Tommaso Grassi per soccorrere i numerosi indigenti presenti in città a causa delle guerre
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Nel 1574, questo ospizio fu rimosso e trasportato in via Vercellina
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Le case che ospitavano i poveri, vicine al Palazzo Arcivescovile, furono in seguito adattate a stanze per i canonici della cattedrale, dando origine a quella che oggi è la canonica del Duomo in via delle Ore
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Trasformazione Urbana
Le fonti sottolineano come l'aspetto odierno della piazza sia molto diverso da quello del passato
. Un tempo Milano era definita la "città delle vie storte", ma nel corso dei secoli molti di questi tracciati sono stati raddrizzati, sacrificando il pittoresco in favore della modernità
. Nonostante ciò, alcune tracce del passato, come l'andamento irregolare di certe contrade, rimangono a testimonianza dell'antico reticolo medievale
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Chi era Pietro Filargo e come divenne Papa Alessandro V?
Qual era il privilegio della famiglia Vergani sulla Zocca?
Cosa rappresentava l'emblema del Biscione nel quartiere Visconteo?
lib1313-Milano-a2 - Zocca di San Clemente. - La Zocca di San Clemente rappresenta un elemento fondamentale della memoria storica di Piazza Fontana e dell'antico assetto commerciale di Milano. Sebbene oggi la piazza abbia un aspetto moderno molto diverso da quello originario, la "zocca" è rimasta viva nel ricordo degli studiosi come simbolo delle tradizioni mercantili e delle strutture difensive medievali della città
La Zocca di San Clemente rappresenta un elemento fondamentale della memoria storica di Piazza Fontana e dell'antico assetto commerciale di Milano. Sebbene oggi la piazza abbia un aspetto moderno molto diverso da quello originario, la "zocca" è rimasta viva nel ricordo degli studiosi come simbolo delle tradizioni mercantili e delle strutture difensive medievali della città
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Ecco i dettagli principali riguardanti la sua natura, la sua funzione e la sua importanza storica:
Definizione e Funzione Pratica
Il termine "zocca" indicava un possente ceppo di legno
. La sua funzione era strettamente legata al mercato delle carni che si svolgeva nella zona: su questo ceppo venivano infatti squartati i bovini, i caprini e i suini portati dai venditori della città per essere sezionati
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Collocazione nel Mercato
La zocca non era un elemento isolato, ma si trovava all'interno di un contesto commerciale molto vivace:
Il Verziere originario: Piazza Fontana era in origine il giardino dell'arcivescovato (Viridarium), trasformato poi in un mercato di frutta e verdura affollato di baracche e tende
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La Tettoia: La zocca era situata sotto una tettoia che sorgeva proprio di fronte alla via delle Ore
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Spostamento del mercato: Nel 1779, a causa dell'aumento della popolazione milanese, il mercato (e con esso le attività connesse alla zocca) fu trasferito nella vicina piazza Santo Stefano
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La Famiglia Vergani e il "Privilegio"
Un aspetto singolare della storia della zocca è il legame con la famiglia Vergani. Secondo le ricerche del dottor Paolo Vergani (che pubblicò un raro opuscolo sull'argomento basandosi sugli appunti del padre Giovanni, morto nel 1922), la sua famiglia ebbe per lungo tempo la proprietà della zocca
. Questo non indicava solo il possesso fisico dell'oggetto, ma un vero e proprio privilegio ereditario: i Vergani avevano il diritto esclusivo di macellare e sezionare il bestiame sulla zocca per conto dei commercianti milanesi
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Legame con l'Architettura Visconti
La zocca era fisicamente appoggiata alla muraglia di una struttura antica nota come Torre del Verzaro (o Torre del Verso)
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Origini medievali: Questa torre costituiva il basamento di una delle fortificazioni dei Visconti, che nel secolo X avevano in questa zona le loro residenze (il cosiddetto "quartiere Visconteo")
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Caratteristiche costruttive: Fino a pochi decenni fa, la base della torre era ancora visibile e si distingueva dal resto degli edifici circostanti perché priva di intonaco; appariva come un ammasso di granito vivo con blocchi congiunti in modo estremamente solido
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Il Contesto di San Clemente
Il nome "San Clemente" derivava da una chiesa dedicata al pontefice martire che sorgeva nella contrada, ma di cui oggi non rimane alcuna traccia
. Si ritiene che la chiesa si trovasse sul lato destro della via provenendo da piazza Fontana e che l'area adiacente ospitasse un ospizio per i "vecchi poveri" fondato nel 1405 dall'arcivescovo Pietro Filargo
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In sintesi, la Zocca di San Clemente non era solo uno strumento da macellaio, ma un punto di riferimento che univa la vita quotidiana del mercato alla storia nobiliare dei Visconti e alle tradizioni di antiche famiglie milanesi
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Chi era la famiglia Vergani e il loro privilegio?
Quali tracce rimangono del quartiere Visconteo oggi?
Perché Milano era chiamata la città delle vie storte?
lib1313-Milano-a2 - Famiglia Visconti. - La presenza della famiglia Visconti a Milano, secondo le fonti, è profondamente radicata nel tessuto urbano storico della zona di Piazza Fontana, che un tempo costituiva il cuore del cosiddetto quartiere Visconteo
La presenza della famiglia Visconti a Milano, secondo le fonti, è profondamente radicata nel tessuto urbano storico della zona di Piazza Fontana, che un tempo costituiva il cuore del cosiddetto quartiere Visconteo
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Di seguito sono riportati i dettagli principali riguardanti la loro influenza e le testimonianze architettoniche lasciate in quest'area:
Il Quartiere Visconteo e la Residenza
Le fonti descrivono la zona circostante Piazza Fontana come il quartiere dove risiedevano non solo i signori di Milano, ma anche i loro congiunti e clienti
. Quest'area era caratterizzata da una fitta rete di palazzi che rendevano esplicita l'appartenenza e la fedeltà alla casata
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Il Simbolo del Biscione
Un elemento distintivo della presenza viscontea era l'ostentazione del proprio emblema araldico, il biscione
. Questo simbolo era onnipresente nel quartiere:
Veniva scolpito in pietra o dipinto in affresco su ogni edificio appartenente alla famiglia o ai suoi associati
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Fungeva da segno di riconoscimento immediato del potere e dell'influenza della casata sul territorio cittadino
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Architetture e Fortificazioni
La potenza dei Visconti si manifestava anche attraverso imponenti strutture difensive, le cui tracce erano visibili ancora fino a tempi relativamente recenti:
Torri del X secolo: Nel quartiere sorgevano diverse torri risalenti al secolo X, epoca in cui i Visconti iniziarono a consolidare la loro presenza
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La Torre del Verzaro: Questa struttura (nota anche come Torre del Verso) poggiava su una muraglia che fungeva da basamento per una delle torri viscontee
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Solidità Costruttiva: Le fonti sottolineano la robustezza di queste costruzioni, descrivendole come ammassi di granito vivo con blocchi congiunti in modo così solido da sfidare i secoli
. Spesso queste antiche basi di torre venivano incorporate in edifici successivi, come nel caso della Casa Scoltea all'angolo tra via Arcivescovado e via San Clemente
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Contesto Storico
La zona abitata dai Visconti faceva parte di quella che veniva definita la "città delle vie storte", un groviglio di vicoli e contrade dall'andamento irregolare (a "sgimbeo") che caratterizzava la Milano medievale prima delle successive trasformazioni urbane che hanno raddrizzato molte strade
. In questo contesto, il palazzo e le torri dei Visconti rappresentavano punti di riferimento monumentali in un reticolo stradale altrimenti caotico
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Chi era l'arcivescovo Pietro Filargo e come divenne Papa?
Qual era la funzione del Collegio degli Ostiari?
Dove si trova la statua di Alessandro V nel Duomo?
lib1313-Milano-a2 - Arcivescovo Pietro Filargo. - L'arcivescovo Pietro Filargo è una figura di grande rilievo nella storia milanese del XV secolo, noto non solo per la sua ascesa ai vertici della gerarchia ecclesiastica, ma anche per il suo profondo impegno caritativo e il legame con la famiglia Visconti.
L'arcivescovo Pietro Filargo è una figura di grande rilievo nella storia milanese del XV secolo, noto non solo per la sua ascesa ai vertici della gerarchia ecclesiastica, ma anche per il suo profondo impegno caritativo e il legame con la famiglia Visconti.
Origini e Ascesa al Potere
Pietro Filargo era originario di Creta e apparteneva all'ordine dei frati minori
. Nonostante le sue origini oscure, riuscì a distinguersi grazie alla sua profonda dottrina, alle sue virtù e a una notevole potenza oratoria
. Queste qualità gli permisero di entrare nelle grazie di Giangaleazzo Visconti, che lo tenne in sommo onore e lo favorì nella sua carriera
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I passaggi principali della sua carriera ecclesiastica includono:
1402: Nomina ad Arcivescovo di Milano
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Cardinalato: Elevazione a Cardinale
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Papato: Elezione al soglio pontificio con il nome di Alessandro V
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Carattere e Generosità
Le fonti descrivono Filargo come un uomo "assai munifico" verso i poveri e le persone degne
. La sua totale dedizione alla carità era tale che non riservava nulla per sé; le cronache del tempo riferiscono un suo celebre detto secondo cui sarebbe stato "ricco come vescovo, povero come cardinale e mendico come papa"
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Opere Caritative a Milano
Nel 1405, in un periodo in cui la Lombardia era martoriata dalle guerre e molti indigenti affluivano a Milano, l'arcivescovo Pietro utilizzò le elemosine ricevute da Tommaso Grassi per fondare un ospedale per i "vecchi poveri"
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Collocazione: L'ospizio sorse inizialmente vicino alla chiesa di San Clemente, nell'area di Piazza Fontana
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Evoluzione: Nel 1574 l'istituzione fu trasferita in via Vercellina (nel vicolo di San Giovanni sul muro, anticamente chiamato "dei vecchi")
.
Lascito urbano: Le case originarie che ospitavano i poveri, situate vicino al Palazzo Arcivescovile, furono successivamente adattate a stanze per i canonici della cattedrale, diventando quella che oggi è la Canonica del Duomo in via delle Ore
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Rappresentazioni Artistiche
La memoria di Pietro Filargo è preservata nel Duomo di Milano. In uno dei finestroni dell'abside settentrionale si trova una statua che lo raffigura:
Iconografia: L'opera ritrae un ecclesiastico con la mano destra alzata in atto di benedire, mentre con la sinistra regge un grande libro su cui poggia la tiara papale
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Significato: Gli studiosi ritengono che l'artista abbia voluto simboleggiare come sia stato proprio il merito dei suoi studi a permettere al "celebre umanista" di raggiungere il pontificato
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Attribuzione: La scultura è datata al primo quarto del secolo XV ed è attribuita alla scuola di Jacopino da Tradate
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Chi era Jacopino da Tradate?
Cosa significa che Filargo era un 'celebre umanista'?
Qual era il legame tra Filargo e Giangaleazzo Visconti?
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