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"lib1303-Milano-23 "
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lib1303-Milano-23 - Milano è il suo più grande araldo. I rintocchi storici della torre del comune e i storici personaggi all'ombra della stessa e la via crucis d'uno scrittore.
Questo brano celebra l'identità storica di Milano attraverso un racconto elegante dei suoi monumenti e delle figure letterarie che l’hanno amata, partendo dall’antico elogio del poeta Ausonio fino al profondo legame con Stendhal. La narrazione si snoda attorno al Palazzo dei Giureconsulti e alla sua torre, ripercorrendo le vicende delle campane storiche, come la Zavataria, che scandivano i ritmi quotidiani e le emergenze civiche della città. Un tema centrale è la trasformazione dei simboli politici, illustrata attraverso la nicchia della torre che ospitò in successione le statue di Filippo II, di Bruto e infine di Sant’Ambrogio, testimoniando il passaggio tra diverse ere governative. L'autore intreccia con maestria cronaca storica, citazioni manzoniane e aneddoti popolari, offrendo un ritratto vivace di una metropoli capace di competere con la grandezza di Roma. - lib1303-Milano-23.mp3
lib1303-Milano-23 - Milano è il suo più grande araldo. I rintocchi storici della torre del comune e i storici personaggi all'ombra della stessa e la via crucis d'uno scrittore.
Milano è il suo più grande araldo. I rintocchi storici della torre del comune e i storici personaggi all'ombra della stessa e la via crucis d'uno scrittore. Il volt di San Michele Algallo, che comunicava col Sestriere di Porta Vercellina, riceveva il titolo dall'antigua chiesetta che, volgendo la fronte alla via Oreifici, recava in cima al campanile un gallo di rame dorato. Dallo spezzato del timpano che corona il bel portale barocco racchiuso nel vano di una finestra rett emerge la marmorea effige del poeta Ausonio nell'ato di indicare con la destra la lapide sulla quale sono riportati i versi che egli stesso volle nel quarto secolo dedicare a Milano. Versi tra i più belli che mai Vate abbia indirizzato a una città. Ausonio era il di Bordeaux. 15 secoli più tardi un altro scrittore gall ma di Grenobel Stendal amerà a tal punto la medesima città da farsi ricordare sulla pietra tombale. Così Henry Bale milanese. Ma ecco il celebre elogio di Ausonio. Tradutto Milano è una città meravigliosa, c'è di tutto. Numerosi e splendidi gli edifici, arguta e affabile l'indole degli abitanti. ben radicati i costumi, una doppia muraglia che accresce il fascino e per la gioia del popolo stanno il circo e l'ampia mole del teatro inanellato di gradini, templi e palazzi imperiali, l'opulenza l'opulenta Zecca e la zona delle terme consacrate ad Ercole. Porticati ad orni e marmore i fregi e mura che acquisa d'immenso bastione la cingono. Tutto è senza pari grandioso e sublime talché non teme il raffronte raffronto con Roma. Qua, insomma, c'è proprio di tutto, quasi il circo, il teatro, i templi, il palazzo imperiale, la zecca, le terme, il cule e la via porticata e le mure col doppio fossato. Manca solo il Campedoglio che forse ai tempi del poeta più non esisteva, tant'è che ancora oggi Non se ne conosce con esattezza l'ubicazione e la rena che allo stesso non doveva troppo guardare. Bah, non deustibus. L'antico voltone d'accesso alla porta Vercellina venne rifatto verso la metà del 6ic assieme al contiguo palazzo della scuola palatine, dopo che un incendio li aveva entrambi distrutti. Fece modello, quel palazzo dei giuri consulti che in un fastoso stile barocco tutt'ora fiancheggia dall'altro lato la loggia dei mercanti. A volerlo così era stato il milanese Gianna Angelo Medici, dopo che Assurto Assuto al Soglio Pontificio, col nome di Pio I aveva stimato doveroso lasciare la città natale un segno tangibile di sé. istruzione fu iniziata sotto la direzione del Sergni il 7 aprile del 1562, anche se la pietra fondamentale rinvenuta alla fine dell'800 e poi collocata sulla fronte verso via San Margherita, recita la data del 21 novembre 1561. Ai primi del secolo successivo si provvide a restaurare secondo il gusto dell'epoca, la torre che sorgeva a metà del palazzo e mostrava ancora il bel laterizio acceso di quanto nel 1700 1272 Napoli la torre l'aveva innalzata per collocarvi le campane del comune. Di queste la più famosa, se non la più antica, era certamente quella che dal nome del podestà e che che ce l'aveva sistemata Era un tal zavatario della strada e veniva detta zavateria. I suoi lenti rintocchi regolavano l'ora del pranzo e della cena e dopo il terzo tocco era fatto obbligo che si voleva uscire di fornirci fornirsi di torce. I bimbi invece era il momento d'and nanna sospinti premorosamente dalle loro mamme che ammonivano. a sonna lavegia, un po' come oggidì le ultime pronipoti sogliono raccomandare a nanna dopo i cartoni. Ma se c'era da chiamare a raccolta i cittadini per decidere di affari importanti o per marciare contro i nemici del comune, la zavatar zavataria veniva suonata a rapidi rintocchi. Nel 300 un La famosa campana venne collocata sulla torre di Napo dal podestà Beccario, dei Beccaria e da costui si disse beccara, forse la stessa che gli sorti nel 48 faranno suonare a distesa per tutte e cinque le storiche giornate. A tal proposito, riferiscono le cronache, che fu tanta la furia dei patrioti che alla fine essa si ruppe e bisognò ricoverare a castello. Da allora i milanesi, per regolare proprio i cipolloni dovettero affidarsi esclusivamente al grande quadrante che fin dai primi del seicento era stato applicato sulla torre dei giuri consulti, la quale da allora venne altresì denominata torre dell'orologio. In seguito, come noto, servì ugualmente allo scopo l'orologio del camposanto. Ai piedi della torre che è giunta a noi nella linda veste conferitale dall'ultimo restauro ottocentesco monta la guardia al riparo di una piccola nicchia le figge scolpita da Sant'Ambrogio nell'atto di alzare le prime tre dita come a indicare di essere il terzo e si spera anche l'ultimo inquilino della nicchia medesima che per chi non lo sapesse ebbe già l'onore di ospitare le statue di Filippo II di Spagna e di Marco Giunio Brutto. In effetti, quando Renzo, proveniente dal forno delle grucce, si trovò a passare sotto questa torre, la statua che vide fu quella del reed di Spagna dal viso serio, burbero e accipigliato, opera Sisadi di Andrea Bifi. Ma molti anni dopo, nel 1796 e in pieno furore giacobino si pensò bene di sostituire la testa di Filippo II con quella del tirannicida brutto, nella cui destra il luogo dello scetro comparve il pugnale. A proposito di pugnale sulla rapide che fu apposta alla base della statua era inciso all'ipocrisia di Filippo II su Succeda. La virtù di Marco Giugno Brutto. Cittadini, specchiatevi nel vostro primo console. E così accomodata stette forse per un paio di anni, ma una mattina certuni che non avevano in simpatia con Marco Brutto, anzi dovevano avere con lui una ruggine segreta, gettarono una fun intorno alla statua. La tirarono giù, le fecero 100 angherie e mutilata e ridotta a un tosso in forme. La trascinarono con gli occhi di fuori e con le lingue fuori per le strade e quando furono stracchi bene la ruzzolarono non so dove. Del successivo pigionante della storia della storica nicchia non dice Manzoni giacchè al momento in cui scriveva di quel tumulto di San Martino nella stessa non aveva ancora fatto la sua comparsa le fige di Sant'Ambrogio che infatti venne inaugurata soltanto nel 1833. A scolpirla in veste togata romana era stato Luigi Scorsini, ben noto ai milanesi per quelle quattro corpose cariatidi che da poco adornavano il palazzo della stampa Soncino al civico 115 dello stradone di San Prassede, oggi il numero 16 del corso di Portavittoria e dalle quali dobbiamo credere e ricavarse maggiori soddisfazioni. Accade infatti che mentre il 23 novembre di quell'anno ci si apprestava a trasferire la statua del nel broletto, una corda uncinò la mano del santo troncandola di netto. Poco mancò che al povero Scorsini, che si vantava di averla scolpita di un sol pezzo, venisse una incope riappiccicata bella meglio la mano si proseguì il viaggio fino al palazzo dei giur consulti a questo punto il bravo scultore rischiò per davvero di rimetterci le coronarie giacché avvide che mentre l'imbamento aveva stato era quadrato, la nechia che lo doveva contenere era maledizione semicircolare. Per fortuna quippo fuato con qualche sap colpo di scalpello e così il 31 dello stesso mese si potè finalmente procedere all'inaugurazione ufficiale, ma dicono le cronache con modesta pompa e quasi di soppiatto. L'unico a fregarsi le mani per la contentezza fu quel tal Polentat che stazionava vicino allo storico pozzo e che approfittò della novità per rincarare il prezzo alla poleta portandolo da un soldo che era a tre soldi la fetta. Dopotutto si giustificava. Era stato Sant'Ambrogio con quelle tre ditte alzate a ordinargli l'aumento. Al presente le figie del santo patrono troneggia bonaria dall'alto del suo massiccio piedistallo, ma le manca da qualche tempo l'ultima falangele dell'anulare destro. Ah, se lo sapesse il bravo Scorzini ??
lib1303-Milano-23 - Portico del Panigarola. - Il Portico del Panigarola, situato nella storica Piazza dei Mercanti a Milano, rappresenta uno dei frammenti più significativi della vita civica e commerciale della città nei secoli passati.
Il Portico del Panigarola, situato nella storica Piazza dei Mercanti a Milano, rappresenta uno dei frammenti più significativi della vita civica e commerciale della città nei secoli passati. Originariamente noto come "coperto dei notai", l'edificio deve il suo nome attuale alla potente famiglia Panigarola, che ebbe il compito di custodire gli atti pubblici fin dai tempi del libero comune
. Tale incarico divenne un privilegio ereditario con l'avvento della signoria, portando la schiatta a ottenere il possesso dell'edificio dove svolgeva le proprie funzioni
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Di seguito sono riportati i dettagli principali riguardanti la storia, l'architettura e le curiosità legate a questo luogo:
Storia e Funzione Sociale
Centro del commercio: Nonostante gli antichi statuti comunali stabilissero che i portici dovessero restare liberi per il passaggio, sotto le campate del Panigarola si radunavano abitualmente i banchi di vendita di ogni tipo di merce
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Una fauna eterogenea: Il portico era frequentato da una folla variegata, definita nelle fonti come "fauna poliforma". Tra questi si trovavano le cosiddette "vestali dell'amore" e i "porci di Sant'Antonio", considerati quasi come vacche sacre e lasciati circolare liberamente
. Esisteva inoltre una loggia specifica dotata di bastoni di sostegno per ospitare sparvieri e falconi
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La Fiera degli Oh Bej! Oh Bej!: Prima di trasferirsi in Piazza Sant'Ambrogio, questa celebre fiera popolare occupava proprio questi spazi, aggiungendo ulteriore vivacità e confusione al luogo
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Caratteristiche Architettoniche
Stile e Restauri: L'aspetto attuale dell'edificio risale in gran parte a un rifacimento quattrocentesco
. Restauri recenti hanno riportato alla luce quattro eleganti arcate a sesto acuto, decorate con ricche cornici in terracotta a motivi di fogliame
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Elementi decorativi: Nel punto di incontro delle arcate si trova una deliziosa effigie scolpita di un Ercole bambino
. Le colonne sono sormontate da capitelli a palmette
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La finestra del Beltrami: All'angolo con la porta di San Michele spicca una stupenda finestra ogivale in terracotta, che fu minuziosamente ricomposta dall'architetto Luca Beltrami alla fine del XIX secolo
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Il collegamento con il Palazzo della Ragione: La struttura è caratterizzata da un "cavalcavia a voltone" che ha origine proprio sotto il portico e che anticamente faceva parte di un sistema di passaggi (originariamente in legno e poi in pietra) che collegava gli uffici del Podestà al Palazzo della Ragione
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La Sentenza contro il Litigare
All'interno del sottoportico si trova una lapide con una scritta in latino in caratteri gotici, risalente al 1445
. Tradotta dal Venosta, la lapide riporta un ammonimento di grande realismo e attualità sulla futilità delle dispute legali:
"Dal litigare nascono inimicizie, si spendono danari, si turba l'animo, si sciupa il corpo, si lascia l'onesto e si impingua il curiale che anche vincendo si trova aver tutto buttato in mangerie legali"
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Questa sentenza, dettata da una prudenza quasi manzoniana, sottolinea come i costi e lo stress di una causa legale finiscano per arricchire solo gli avvocati (i "curiali"), lasciando il contendente a mani vuote anche in caso di vittoria
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Note di Epoca Moderna
In tempi più recenti, il portico ha subito diverse trasformazioni d'uso:
Ristorazione: Parte delle arcate meridionali è occupata da tempo da un ristorante alla moda
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Seconda Guerra Mondiale: Dopo i bombardamenti del 1943 che distrussero la Rinascente, Piazza Mercanti e il portico ospitarono provvisoriamente i magazzini del celebre emporio, con i reparti vendita (come quello dei giocattoli) allestiti accanto agli elementi barocchi della piazza
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Numerazioni storiche: Sul portale è ancora visibile l'antica numerazione austriaca (3091), mentre fino agli anni '70 sopravvivevano targhe provvisorie in cartone della "Guglielmone Biscotti" che indicavano il numero civico (21) con caratteri grandi per essere visibili durante l'oscuramento bellico
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Chi era la famiglia Panigarola e che ruolo aveva?
Cosa sono i porci di Sant'Antonio menzionati nel testo?
Approfondisci il restauro della finestra di Luca Beltrami
lib1303-Milano-23 - Tradizioni popolari. - Le tradizioni popolari che animavano la zona del Portico del Panigarola e della Piazza dei Mercanti a Milano dipingono il quadro di un luogo brulicante di vita, dove il sacro, il profano e la necessità commerciale si intrecciavano quotidianamente.
Le tradizioni popolari che animavano la zona del Portico del Panigarola e della Piazza dei Mercanti a Milano dipingono il quadro di un luogo brulicante di vita, dove il sacro, il profano e la necessità commerciale si intrecciavano quotidianamente.
La vita commerciale e le fiere popolari
Storicamente, il portico e gli spazi circostanti erano il cuore pulsante del commercio milanese. Nonostante gli antichi statuti comunali imponessero che i portici dovessero restare liberi per il passaggio, la consuetudine popolare vedeva il radunarsi costante di banchi di vendita carichi di ogni tipo di mercanzia
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Una delle tradizioni più sentite era legata alla fiera degli "Oh Bej! Oh Bej!". Prima di trasferirsi definitivamente nella più ampia piazza Sant'Ambrogio, questa celebre fiera popolare aveva la sua sede proprio in Piazza dei Mercanti, attirando una folla indisciplinata e variopinta
. Anche in tempi più recenti, la piazza ha mantenuto una vocazione commerciale d'emergenza: dopo i bombardamenti del 1943, ospitò provvisoriamente i magazzini della Rinascente, trasformandosi in un moderno emporio dove, ad esempio, il reparto giocattoli era allestito accanto all'antico pozzo barocco
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Una "fauna" urbana eterogenea
Le fonti descrivono una frequentazione del portico composta da una "fauna poliforma". Tra le figure che popolavano abitualmente questi spazi si distinguevano:
I "porci di Sant'Antonio": Questi animali circolavano liberamente ed erano tenuti in gran conto, quasi come se fossero "vacche sacre" per la popolazione
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Le "vestali dell'amore": Figure che facevano parte del tessuto sociale del tempo e che, insieme ai venditori, ignoravano i divieti di sosta sotto i portici
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I rapaci: Esisteva una specifica loggia dotata di bastoni di sostegno destinata a ospitare sparvieri e falconi, a testimonianza di tradizioni legate alla caccia o alla custodia di tali animali a vantaggio dei proprietari
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La saggezza popolare e l'avversione per le liti
Una parte fondamentale della tradizione popolare del luogo è racchiusa nella "saggezza di strada" scolpita nel marmo. Nel sottoportico del Panigarola si trova infatti una lapide del 1445 con un'iscrizione in caratteri gotici che funge da monito contro le dispute legali
. La sentenza, tradotta in un linguaggio che richiama l'arguzia di personaggi manzoniani, avverte i cittadini che:
"Dal litigare nascono inimicizie, si spendono danari, si turba l'animo, si sciupa il corpo, si lascia l'onesto e si impingua il curiale che anche vincendo si trova aver tutto buttato in mangerie legali"
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Questo ammonimento riflette un sentimento popolare di profonda diffidenza verso la burocrazia e le spese legali, sottolineando come la vittoria in tribunale spesso non compensi le perdite materiali e morali subite
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Memorie della vita quotidiana in guerra
Le tradizioni popolari si legano anche alla memoria collettiva dei periodi più difficili. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la piazza conservava tracce di una pragmatica "tradizione di sopravvivenza". Si ricordano le targhe provvisorie di cartone della "Guglielmone Biscotti", affisse sulle facciate per indicare i numeri civici (come il 21 del portico) con caratteri grandi e bianchi su fondo rosso
. Questi accorgimenti erano essenziali per permettere ai cittadini di orientarsi durante le notti di oscuramento, diventando parte del paesaggio urbano e della memoria storica degli abitanti fino agli anni '70
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Chi erano i porci di Sant'Antonio e perché erano sacri?
Qual era il legame tra la Rinascente e Piazza Mercanti?
Approfondisci la storia della famiglia Panigarola e dei notai.
lib1303-Milano-23 - Palazzo dei Giureconsulti. - Il Palazzo dei Giureconsulti, situato a ridosso della Loggia dei Mercanti a Milano, è un edificio di grande rilievo storico e architettonico, caratterizzato da uno sfarzoso stile barocco e da una storia densa di aneddoti
Il Palazzo dei Giureconsulti, situato a ridosso della Loggia dei Mercanti a Milano, è un edificio di grande rilievo storico e architettonico, caratterizzato da uno sfarzoso stile barocco e da una storia densa di aneddoti
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Ecco i dettagli principali relativi alla sua costruzione, alla sua torre e alle vicende legate alle statue che ne hanno ornato la facciata:
Origini e Costruzione
Committenza papale: La costruzione fu voluta dal milanese Gian Angelo Medici il quale, una volta salito al soglio pontificio con il nome di Pio IV, decise di lasciare un segno tangibile del legame con la sua città natale
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Edificazione: I lavori iniziarono formalmente il 7 aprile 1562 sotto la direzione del Seregni, sebbene la pietra fondamentale (ritrovata alla fine dell'Ottocento e oggi visibile su via Santa Margherita) riporti la data del 21 novembre 1561
. Il palazzo servì anche come modello per il rifacimento della contigua Scuola Palatina dopo un incendio nel XVII secolo
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La Torre e le sue Campane
Al centro del palazzo sorge una torre che vanta una storia molto più antica dell'edificio stesso:
Origine medievale: Fu innalzata nel 1272 da Napo Torriani per ospitare le campane del comune
. Restaurata all'inizio del Seicento per adeguarla al gusto dell'epoca, divenne nota come Torre dell'Orologio dopo l'installazione di un grande quadrante che serviva ai milanesi per regolare i propri orologi da tasca (i "cipolloni")
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La "Zavataria": Era la campana più celebre, chiamata così dal podestà Zavatario della Strada. I suoi rintocchi regolavano la vita cittadina: annunciavano l'ora dei pasti e l'obbligo di uscire con le torce dopo il terzo tocco serale
. Veniva inoltre suonata a rintocchi rapidi per chiamare i cittadini a raccolta o per le emergenze belliche
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La "Beccara": Nel Trecento, una campana (forse la stessa Zavataria) fu sistemata dal podestà Beccaria e rinominata in suo onore
. Si dice che i patrioti la suonarono con tale furia durante le Cinque Giornate di Milano del 1848 da romperla, rendendo necessario il suo ricovero al Castello Sforzesco
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La Nicchia e il "Valzer" delle Statue
Ai piedi della torre si trova una nicchia che ha ospitato nel tempo personaggi molto diversi tra loro, specchio dei mutamenti politici della città:
Filippo II di Spagna: La prima statua, opera di Andrea Biffi, ritraeva il re di Spagna con espressione burbera
. È la statua che Renzo Tramaglino vede nel romanzo I Promessi Sposi passando per la piazza
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Marco Giunio Brutto: Nel 1796, in pieno fervore giacobino, la testa di Filippo II fu sostituita con quella del tirannicida Brutto e lo scettro divenne un pugnale
. Pochi anni dopo, una folla inferocita tirò giù la statua con delle funi e la trascinò per le strade fino a ridurla in pezzi
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Sant'Ambrogio: L'attuale inquilino, inaugurato nel 1833, è il patrono di Milano
. La statua fu scolpita da Luigi Scorsini in veste di togato romano
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Curiosità e Aneddoti
L'incidente di Scorsini: Durante il trasporto della statua di Sant'Ambrogio, una corda troncò di netto la mano del santo. Lo scultore, che si vantava di averla realizzata in un sol pezzo, rischiò il collasso per il dolore, ma la mano fu riattaccata alla meglio
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L'errore architettonico: Scorsini ebbe un secondo shock quando si accorse che il basamento della statua era quadrato, mentre la nicchia nel palazzo era semicircolare; il problema fu risolto all'ultimo momento con colpi di scalpello per farla entrare
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Il venditore di polenta: All'inaugurazione del 1833, un venditore ambulante noto come "Polentat" approfittò della folla per triplicare il prezzo della polenta (da uno a tre soldi). Si giustificò scherzosamente dicendo che era stato lo stesso Sant'Ambrogio a ordinarglielo, indicando il numero tre con le dita alzate della mano destra
. Ancora oggi, alla statua manca l'ultima falange dell'anulare destro
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Chi era il poeta Ausonio e cosa scrisse su Milano?
Quali sono le origini della vicina Scuola Palatina?
Perché Stendhal si faceva chiamare "milanese" sulla tomba?
lib1303-Milano-23 - Statua di Sant'Ambrogio. - La statua di Sant'Ambrogio, situata ai piedi della torre del Palazzo dei Giureconsulti a Milano, è un monumento che racchiude in sé secoli di storia politica e urbana, essendo il "terzo inquilino" di una nicchia che ha visto l'alternarsi di simboli opposti
.La statua di Sant'Ambrogio, situata ai piedi della torre del Palazzo dei Giureconsulti a Milano, è un monumento che racchiude in sé secoli di storia politica e urbana, essendo il "terzo inquilino" di una nicchia che ha visto l'alternarsi di simboli opposti
.
Gli "inquilini" precedenti e il contesto storico
La nicchia che oggi ospita il santo patrono ebbe una storia turbolenta, specchio dei mutamenti politici della città:
Filippo II di Spagna: La prima effigie a occupare lo spazio fu quella del re di Spagna, un'opera di Andrea Biffi che ritraeva il sovrano con un'espressione burbera e accipigliata
. È proprio questa la statua che il personaggio di Renzo Tramaglino, nel romanzo I Promessi Sposi, vede passando sotto la torre
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Marco Giunio Brutto: Nel 1796, durante il periodo giacobino, la statua di Filippo II fu drasticamente modificata: la testa del re fu sostituita con quella del tirannicida Brutto e lo scettro fu mutato in un pugnale
. Alla base fu apposta un'epigrafe che esortava i cittadini a rispecchiarsi nella virtù del "primo console"
. Questa sistemazione durò solo un paio d'anni, finché una folla ostile non abbatté la statua con delle funi, trascinandola per le strade fino a distruggerla
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La realizzazione di Luigi Scorsini
L'attuale statua di Sant'Ambrogio, raffigurato in veste togata romana, fu inaugurata solo nel 1833
. L'opera fu affidata allo scultore Luigi Scorsini, già noto per le cariatidi del palazzo della stampa Soncino
. La genesi del monumento fu però costellata di incidenti:
La mano troncata: Durante il trasferimento verso il Broletto il 23 novembre 1833, una corda si impigliò nella mano del santo, troncandola di netto
. Scorsini, che andava fiero di aver scolpito l'opera in un solo pezzo, ne fu profondamente scosso, ma la mano venne riattaccata alla meglio per proseguire il tragitto
.
L'errore del basamento: Giunti al Palazzo dei Giureconsulti, lo scultore si accorse con orrore che mentre il basamento della statua era quadrato, la nicchia destinata a ospitarlo era semicircolare
. Il problema fu risolto d'urgenza con colpi di scalpello per permettere l'inserimento dell'opera
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Inaugurazione e leggende popolari
L'inaugurazione ufficiale avvenne il 31 ottobre 1833, ma con una cerimonia modesta e quasi in sordina
. L'evento è ricordato anche per un aneddoto legato a un venditore ambulante di polenta, soprannominato "Polentat", che stazionava vicino al pozzo della piazza
. Approfittando della novità, l'uomo triplicò il prezzo della polenta portandolo da uno a tre soldi; quando i clienti protestarono, egli si giustificò scherzosamente indicando la statua di Sant'Ambrogio che, con le prime tre dita alzate, sembrava ordinare proprio quel rincaro
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Ancora oggi, l'effigie del santo troneggia sul suo piedistallo, sebbene le cronache facciano notare che da qualche tempo le manchi l'ultima falange dell'anulare destro
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Chi era il poeta Ausonio e cosa scrisse su Milano?
Qual è la storia del gallo di rame sul campanile di San Michele?
Parlami della scuola palatina e del suo legame con i Giureconsulti
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