lib1302-Milano-20

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lib1302-Milano-20 - Questo testo ripercorre la ricca stratificazione storica di Piazza dei Mercanti a Milano, descrivendola come un antico centro pulsante dove la vita quotidiana e le rigide leggi comunali si intrecciavano costantemente.
 
Questo testo ripercorre la ricca stratificazione storica di Piazza dei Mercanti a Milano, descrivendola come un antico centro pulsante dove la vita quotidiana e le rigide leggi comunali si intrecciavano costantemente. L'autore delinea un vivace ritratto delle tradizioni popolari e delle trasformazioni urbanistiche, citando figure curiose come i maiali di Sant'Antonio e l'evoluzione del Palazzo dei Notai nella residenza della prestigiosa famiglia Panigarola. Attraverso un’analisi che spazia dai dettagli architettonici gotici ai drammatici ricordi dei bombardamenti del 1943, il brano mette in luce la resilienza dello spirito cittadino. Infine, l'opera si sofferma su una celebre sentenza latina contro le liti giudiziarie, offrendo una riflessione senza tempo sul realismo e sulla saggezza pragmatica che caratterizzano l'identità milanese. - lib1302-Milano-20.mp3
 
 
lib1302-Milano-20 - La fauna poliforma all'ombra dei mercanti, il portico del Panigarola e schegge di saggezza popolare sotto le Campate del palazzo comunale si radunavano nei secoli passati i banchi di vendita di ogni sorta di mercanzia e ciò in spreo degli antichi statuti i quali sancivano che i portici dovessero restare sgombri per il libero passaggio di tutti,
 
La fauna poliforma all'ombra dei mercanti, il portico del Panigarola e schegge di saggezza popolare sotto le Campate del palazzo comunale si radunavano nei secoli passati i banchi di vendita di ogni sorta di mercanzia e ciò in spreo degli antichi statuti i quali sancivano che i portici dovessero restare sgombri per il libero passaggio di tutti, eccetto benitese le la nostrane vestali dell'amore e non meno non strani i porci di Sant che pur erano tenuti in conto di vacche sacre. Si chiudevano occhio solo per gli spariere e i falconi, a vantaggio dei quali esisteva una loggia degli appositi bastoni di sostegno. Senza contare quell'altra fauna bipede assai più indisciplinata e variopinta che ogni anno gremiva la popolare fiera di Obei Obei, la quale prima di nella più capace piazza Sant'Ambrogio. Giusto qui aveva il tempo alla sede. Per finire, in epoca relativamente recente, la storica piazza dei mercanti parve per un momento quasi riacquistare la funzione che ne aveva originato il nome e fu quando venne trasformata in una sorta di moderno emporio per ospitare provvisoriamente i magazzini della Rinascente. dopo che questa era stata semidistrutta dalle bombe del 43. Ancora rammentiamo il reparto giocattoli sistemato accanto al polso barocco per l'occasione camuffato in banco vendita. Sul lato orientale della piazza si annudavano le antiche carceri del broletto con accanto la casa e gli uffici del Podestà. Questi acceneva al Palazzo del ragione tramite una un ponticello di legno in tutto simile a quella che sull'opposto lato consentiva l'accesso al pubblico e che rifatta in pietra e muratone il bel logiato a colonne archivitravate, tutto riconoscibile dal caratteristico cavalcavia a voltone che ha origine sotto il portico della Panigarola. Era questa una potente famiglia che fino ai tempi del libero comune aveva il compito di custodire tutti gli atti pubblici e tale era lo scrupolo con cui assolveva a grave incarico che quando al comune seguì la signoria, esso divenne privilegio ereditario dell'illustre schiatta e i discendenti ottennero addirittura il possesso dell'edificio in cui svolgevano il loro lavoro. Così quello che era stato il coperto dei notai divenne il coperto dei panigarola. Lo stesso che pur nella veste conferitegli dal rifarcimento quattroesco è giunto fino a noi. Recenti restauri han riportato alla luce quattro eleganti arcate a sesto acuto, orlate da ricche cornici a fogliami di terracotta. E seppure ahimè un un ristorante alla moda ingombra da tempo le prime due campate di mezzodì e che si tratti degli ultimi redi di Panigarola sono state incomprenso del tutto liberate le altre due verso il voltone della via Mercanti. Qui nel punto d'incontro a reggere la caduta dell'arco compare la deliziosefige scolpita di un ercole bambino. Tozze colonne coronate da capitelli a palmette sostengono le restanti arcade su quella in angolo con la porta di San Michelo. Michele rosseggia di terra cotta una stupenda finestra ogivale che fu minuziosamente ricomposta da Luca Beltrami sul finire del secolo scorso. Nel sottoportico del Pernigarola si cela una rapide che reca incisa in caratteri gotici. una scritta in latino che qui non vi racconto. Si tratta di una sentenza che vi fu affissa nel 1445 e venne così tradotta dal Venosta. Dal litigare nascono inicizie, si spendono danari, si turba l'animo, si sciupa il corpo, si lascia l'onesto e si impingua il curiale che anche Vincendo si trova aver tutto buttato in mangerie legali. Sentenza di impareggiabile realismo che pur dettata dalla prudenza di un don abbondio e dall'argusia di una perpetua con la consulenza stilistica di don Ferrante. Eh, e e già che ci siamo, mettiamoci anche a Carne, giacchè di quel Tommaso Capponago che si firma sotto Non abbiamo mai sentito parlare. Accanto, sopra un logoro portale, compare l'antica numerazione austriaca 3091. Ma ancora all'inizio degli anni 70 sopravviveva, di certo, lasciatevi per dimenticanza, l'ultima di quelle targhe provvisorie di cartone che nel periodo di guerra la Guglielmone Biscotti aveva diseminato sulle facciate delle case e riproducevano accanto a ciascuno ingresso e rispettivo numero civico. Qui era il 21, ma in formato più grande e bianco su fondo rosso perché fosse meglio visibili nelle notte d'oscuramento. Ve ne ricordate?
 
 
lib1302-Milano-20 - Portico del Panigarola. - Il Portico del Panigarola, situato nella storica Piazza dei Mercanti a Milano, rappresenta uno dei frammenti più significativi della vita civica e commerciale della città nei secoli passati. Originariamente noto come "coperto dei notai", l
 
Il Portico del Panigarola, situato nella storica Piazza dei Mercanti a Milano, rappresenta uno dei frammenti più significativi della vita civica e commerciale della città nei secoli passati. Originariamente noto come "coperto dei notai", l'edificio deve il suo nome attuale alla potente famiglia Panigarola, che ebbe il compito di custodire gli atti pubblici fin dai tempi del libero comune
. Tale incarico divenne un privilegio ereditario con l'avvento della signoria, portando la schiatta a ottenere il possesso dell'edificio dove svolgeva le proprie funzioni
.
Di seguito sono riportati i dettagli principali riguardanti la storia, l'architettura e le curiosità legate a questo luogo:
Storia e Funzione Sociale
Centro del commercio: Nonostante gli antichi statuti comunali stabilissero che i portici dovessero restare liberi per il passaggio, sotto le campate del Panigarola si radunavano abitualmente i banchi di vendita di ogni tipo di merce
.
Una fauna eterogenea: Il portico era frequentato da una folla variegata, definita nelle fonti come "fauna poliforma". Tra questi si trovavano le cosiddette "vestali dell'amore" e i "porci di Sant'Antonio", considerati quasi come vacche sacre e lasciati circolare liberamente
. Esisteva inoltre una loggia specifica dotata di bastoni di sostegno per ospitare sparvieri e falconi
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La Fiera degli Oh Bej! Oh Bej!: Prima di trasferirsi in Piazza Sant'Ambrogio, questa celebre fiera popolare occupava proprio questi spazi, aggiungendo ulteriore vivacità e confusione al luogo
.
Caratteristiche Architettoniche
Stile e Restauri: L'aspetto attuale dell'edificio risale in gran parte a un rifacimento quattrocentesco
. Restauri recenti hanno riportato alla luce quattro eleganti arcate a sesto acuto, decorate con ricche cornici in terracotta a motivi di fogliame
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Elementi decorativi: Nel punto di incontro delle arcate si trova una deliziosa effigie scolpita di un Ercole bambino
. Le colonne sono sormontate da capitelli a palmette
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La finestra del Beltrami: All'angolo con la porta di San Michele spicca una stupenda finestra ogivale in terracotta, che fu minuziosamente ricomposta dall'architetto Luca Beltrami alla fine del XIX secolo
.
Il collegamento con il Palazzo della Ragione: La struttura è caratterizzata da un "cavalcavia a voltone" che ha origine proprio sotto il portico e che anticamente faceva parte di un sistema di passaggi (originariamente in legno e poi in pietra) che collegava gli uffici del Podestà al Palazzo della Ragione
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La Sentenza contro il Litigare
All'interno del sottoportico si trova una lapide con una scritta in latino in caratteri gotici, risalente al 1445
. Tradotta dal Venosta, la lapide riporta un ammonimento di grande realismo e attualità sulla futilità delle dispute legali:
"Dal litigare nascono inimicizie, si spendono danari, si turba l'animo, si sciupa il corpo, si lascia l'onesto e si impingua il curiale che anche vincendo si trova aver tutto buttato in mangerie legali"
.
Questa sentenza, dettata da una prudenza quasi manzoniana, sottolinea come i costi e lo stress di una causa legale finiscano per arricchire solo gli avvocati (i "curiali"), lasciando il contendente a mani vuote anche in caso di vittoria
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Note di Epoca Moderna
In tempi più recenti, il portico ha subito diverse trasformazioni d'uso:
Ristorazione: Parte delle arcate meridionali è occupata da tempo da un ristorante alla moda
.
Seconda Guerra Mondiale: Dopo i bombardamenti del 1943 che distrussero la Rinascente, Piazza Mercanti e il portico ospitarono provvisoriamente i magazzini del celebre emporio, con i reparti vendita (come quello dei giocattoli) allestiti accanto agli elementi barocchi della piazza
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Numerazioni storiche: Sul portale è ancora visibile l'antica numerazione austriaca (3091), mentre fino agli anni '70 sopravvivevano targhe provvisorie in cartone della "Guglielmone Biscotti" che indicavano il numero civico (21) con caratteri grandi per essere visibili durante l'oscuramento bellico
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Chi era la famiglia Panigarola e che ruolo aveva?
Cosa sono i porci di Sant'Antonio menzionati nel testo?
Approfondisci il restauro della finestra di Luca Beltrami
 
 
lib1302-Milano-20 - Tradizioni popolari. - Le tradizioni popolari che animavano la zona del Portico del Panigarola e della Piazza dei Mercanti a Milano dipingono il quadro di un luogo brulicante di vita, dove il sacro, il profano e la necessità commerciale si intrecciavano quotidianamente.
 
Le tradizioni popolari che animavano la zona del Portico del Panigarola e della Piazza dei Mercanti a Milano dipingono il quadro di un luogo brulicante di vita, dove il sacro, il profano e la necessità commerciale si intrecciavano quotidianamente.
La vita commerciale e le fiere popolari
Storicamente, il portico e gli spazi circostanti erano il cuore pulsante del commercio milanese. Nonostante gli antichi statuti comunali imponessero che i portici dovessero restare liberi per il passaggio, la consuetudine popolare vedeva il radunarsi costante di banchi di vendita carichi di ogni tipo di mercanzia
.
Una delle tradizioni più sentite era legata alla fiera degli "Oh Bej! Oh Bej!". Prima di trasferirsi definitivamente nella più ampia piazza Sant'Ambrogio, questa celebre fiera popolare aveva la sua sede proprio in Piazza dei Mercanti, attirando una folla indisciplinata e variopinta
. Anche in tempi più recenti, la piazza ha mantenuto una vocazione commerciale d'emergenza: dopo i bombardamenti del 1943, ospitò provvisoriamente i magazzini della Rinascente, trasformandosi in un moderno emporio dove, ad esempio, il reparto giocattoli era allestito accanto all'antico pozzo barocco
.
Una "fauna" urbana eterogenea
Le fonti descrivono una frequentazione del portico composta da una "fauna poliforma". Tra le figure che popolavano abitualmente questi spazi si distinguevano:
I "porci di Sant'Antonio": Questi animali circolavano liberamente ed erano tenuti in gran conto, quasi come se fossero "vacche sacre" per la popolazione
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Le "vestali dell'amore": Figure che facevano parte del tessuto sociale del tempo e che, insieme ai venditori, ignoravano i divieti di sosta sotto i portici
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I rapaci: Esisteva una specifica loggia dotata di bastoni di sostegno destinata a ospitare sparvieri e falconi, a testimonianza di tradizioni legate alla caccia o alla custodia di tali animali a vantaggio dei proprietari
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La saggezza popolare e l'avversione per le liti
Una parte fondamentale della tradizione popolare del luogo è racchiusa nella "saggezza di strada" scolpita nel marmo. Nel sottoportico del Panigarola si trova infatti una lapide del 1445 con un'iscrizione in caratteri gotici che funge da monito contro le dispute legali
. La sentenza, tradotta in un linguaggio che richiama l'arguzia di personaggi manzoniani, avverte i cittadini che:
"Dal litigare nascono inimicizie, si spendono danari, si turba l'animo, si sciupa il corpo, si lascia l'onesto e si impingua il curiale che anche vincendo si trova aver tutto buttato in mangerie legali"
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Questo ammonimento riflette un sentimento popolare di profonda diffidenza verso la burocrazia e le spese legali, sottolineando come la vittoria in tribunale spesso non compensi le perdite materiali e morali subite
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Memorie della vita quotidiana in guerra
Le tradizioni popolari si legano anche alla memoria collettiva dei periodi più difficili. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la piazza conservava tracce di una pragmatica "tradizione di sopravvivenza". Si ricordano le targhe provvisorie di cartone della "Guglielmone Biscotti", affisse sulle facciate per indicare i numeri civici (come il 21 del portico) con caratteri grandi e bianchi su fondo rosso
. Questi accorgimenti erano essenziali per permettere ai cittadini di orientarsi durante le notti di oscuramento, diventando parte del paesaggio urbano e della memoria storica degli abitanti fino agli anni '70
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Chi erano i porci di Sant'Antonio e perché erano sacri?
Qual era il legame tra la Rinascente e Piazza Mercanti?
Approfondisci la storia della famiglia Panigarola e dei notai.
 
 
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