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redigio.it/dati16/QGLC662-cerro-resistenza.mp3 - Cerro Maggiore nel 1940 1945 - nell'anniversario della libera/lib1288-cerro-resistenza zione - La lotta, i cerresi e la testimonianza di un partigiano - vicende legnanesi - 11,08 - #50 - #36 ,1717 parole
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- redigio.it/dati16/QGLC662-cerro-resistenza.mp3 - Cerro Maggiore nel 1940 1945 - nell'anniversario della liberazione - La lotta, i cerresi e la testimonianza di un partigiano - vicende legnanesi - 11,08 - #50 - #36
lib1288-cerro-resistenza - Questa fonte raccoglie preziose testimonianze storiche che commemorano il cinquantesimo anniversario della Resistenza nel territorio di Cerro Maggiore e del legnanese
Questa fonte raccoglie preziose testimonianze storiche che commemorano il cinquantesimo anniversario della Resistenza nel territorio di Cerro Maggiore e del legnanese. Attraverso il racconto in prima persona del partigiano Pietro Pessina, viene delineato il passaggio dall'opposizione ideologica alla lotta armata clandestina, evidenziando il ruolo cruciale svolto dalle figure religiose e dall'Azione Cattolica nella formazione delle brigate locali. Il testo descrive con tensione gli episodi di rappresaglia nazista e l'impegno civile di uomini che, uniti da un solenne giuramento, scelsero di rischiare la vita per garantire la libertà delle generazioni future. In definitiva, la narrazione funge da ponte tra la memoria individuale e quella collettiva, celebrando gli ideali di giustizia che portarono alla liberazione dell'Italia settentrionale dal giogo nazi-fascista. - QGLC662-cerro-resistenza.mp3
lib1288-cerro-resistenza - Cerro maggiore. nel 1940-195. Queste sono le notizie del 50º anniversario della Resistenza. La lotta di liberazione, le testimonianze esunte dalle croniche del tempo, i racconti dei protagonisti e le ricostruzioni dei fatti del periodo clandestino della resistenza nel legnanese
- www.redigio.it e la storia continua. Cerro maggiore. nel 1940-195. Queste sono le notizie del 50º anniversario della Resistenza. La lotta di liberazione, le testimonianze esunte dalle croniche del tempo, i racconti dei protagonisti e le ricostruzioni dei fatti del periodo clandestino della resistenza nel legnanese ci permettono di valutare obiettivamente quali sentimenti e quali ideali animarono la lotta di tanti patrioti presenti nei paesi della zona che si mostrarono sempre più intolleranti e apertamente ostili ai nazisti occupanti e alle brigate fasciste che li appoggiavano. Dopo i tre mesi invernali trascorsi fra timori e paure arrivò puntuale la primavera e con essa l'inizio della lotta di liberazione del nord dell'Italia. Per la verità un grande spavento lo corsero gli abitanti della vicina San Vittorio Olona e di riflesso anche quelli cerresi che a causa di una incombente eretata si trovarono ad ospitare alcuni loro parenti. Erano le 15:20 del 17 febbraio 1945. di Carnevale, quando lungo la statale del Sempione venne ucciso da due partigiani un soldato tedesco che rientrava alla caserma di Legnano. Immediata fu la reazione delle truppe tedesche occupanti. La zona fu circondata e le abitazioni furono perquisite, ma non fu trovato un solo adulto. La regola, infatti, voleva che per ogni militare tedesco ucciso venissero fucilati 10 civili. minacciato anche di bruciare l'intero quartiere di Cane e solo dopo frenetiche trattative fra il comando tedesco di Legnano, il parroco di San Vittore don Giuseppe Magni e Ernesto Bravin, si raggiunse un accordo che prevedeva la fucilazione di due detenuti politici prigionieri a Legnano. Durante il mese di aprile i movimenti insoluzionali clandestini intensificarono la loro attività. furono gli appartenenti alle Brigate Garibaldi e alla Brigata Carroccio che operavano ormai da anni nella zona a venire allo scoperto in questi giorni partecipando attivamente alla lotta che culminò il 24 25 e 26 segnando la fine della seconda guerra mondiale. Ma il racconto delle vicende avvenute nel mese di aprile a Cerro Maggiore lo lasciamo ai ricordi di un uomo che li visse protagonista Pietro Pessina. I ricordi di Pietro Pessina. Sono veramente felice di poter raccontare, anche se ho dovuto aspettare 50 anni, alcune delle esperienze vissute nelle file dell'Azione Cattolica a Cerro Maggiore, al fianco di un sacerdote Don Mario Ghiringelli che fondò e seppe animare il movimento clandestino in paese. Non ritengo opportuno dilungarmi nella descrizione di quella che fu la mia vita di antifascista e di partigiano, ma il ricordo di alcuni fatti non posso certamente cancellarlo della memoria e ritengo sia giunto il tempo di raccontarli. Uno degli episodi più tristi che torna nella mia mente è quello in cui Benito Mussolini No, lo scioglimento di tutte le associazioni non appartenenti al regime fascista. In questa occasione ebbe accesi scontri non solo ideologici e verbali, ma con alcuni iscritti al partito fascista del paese. Fumo obbligati alla consegna delle bandiere e a iscriverci al Partito Fascista. Ma questo obbligo non fece altro che aumentare la mia fede di cattolico e di conseguenza il mio impegno con contro il Partito Fascista. Una parentesi non voluta di questo mio particolare impegno fu quando venni chiamato le armi e inviato a Venaria Reale e poi a Olux. Venni concedato alla fine del 1942. È ritornato a casa, ormai al mio lavoro nei campi e alla guida dei cavalli per il trasporto delle merci e naturalmente al mio impegno antifascista. Nel del 1943 iniziarono nelle grandi città gli scioperi di protesta per le condizioni di vita pessime nelle quali versavano gli operai ai quali il duce aveva fatto un mucchio di promesse non mantenute. Anche nei nostri paesi iniziarono le azioni di sabotaggio, ma bisognò attendere sino a luglio perché cominciasse la vera guerra contro il regime fascista. L'8 settembre è un una data che nessun italiano può permettersi di dimenticare. L'esercito italiano si arrese e le truppe tedesche alleate divennero truppe di occupazione, arrestando tutti coloro che si opponevano alla loro avanzata, compresi i militari italiani e gli ebrei. Nel mese di novembre, presso il convento dei Frati Cappuccini di Ceromaggiore, si tenne una giornata di preghiera in piena clandestinità alle quale partecipa Luigi Meda, Dino del Bo, malvestiti, migliori e clerici, che sarebbero poi diventati fondatori del Partito Popolare di Don Sturzo e di De Gasperi. Completavano il gruppo di preghiera Morelli, sindacalista di Castellanza, Annacleto Tenconi, il sindaco della liberazione di Legnano, Frascoli, Parolo, Strobino, Vignati di Legnano, Ennio Girola di Negrate, Bernini e Nebuloni di Parabiago, don Giuseppe di Geranzano e tanti altri, compresi il gruppo di Cerro con il sottoscritto Ecerani, Caccia, Brambilla, Livio, Proverbio e molti altri. Oltre a pregare Dio, mettemo le le basi per la formazione del gruppo Partigiani Cattolico. Dopo qualche giorno ebbi la sorpresa di venire convocato nella di don Mario Ghiringelli che mi chiese di diventare il comandante del gruppo armato. Ebbi qualche esitazione pensando ai pericoli e alle responsabilità, allora ero già padre di tre figli, ma accettai questo delicato e pericoloso impegno proprio pensando al loro futuro e alla loro libertà. Raccogliemmo alcuni amici pronti a correre i miei stessi pericoli e fondammo il gruppo nel quale si entrava dopo congiuramento. Giuro nel nome di Dio dalla patria, per cui combatto di impegnare tutte le mie forze, anche con il sacrificio della vita, agli ordini del raggruppamento, di visione patrioti al freddo di Dio, fino alla liberazione dell'Italia e trionfo della causa. Il gruppo era formato da 25 amici che, alla presenza di don Mario Ghiringhelli, del professor Strobino diutraglio Frascoli, di Annacleto Tenconi e del tenente Angelo, vice comandante del gruppo, giurarono fedeltà alla patria. Dopo averli abbracciati mi recai a completare il rito del giuramento con altri amici abitanti nella frazione Cantalupo. Iniziamo poi ad avere contatti con formazioni di diversa estrazione politica nella più assoluta clandestinità, visti i pericoli che si dovevano affrontare. I referenti di questi contatti erano i capi dei gruppi don Mario Ghiringelli e il sottoscritto per Cerro Maggiore, Luciano Vignati di Bostarsizio e don Carlo Riva per San Domenico, Anacreto Tenconi per Legnano, don Giuseppe Imbeni per la zona di Cugiono nella quale operava Giovanni Marcora. Il tenente Angelo, vice comandante della divisione Alfredo di Dio e il responsabile delle stesse divisioni Eugenio Cefis, nato con il nome di battaglia di Alberto. Il compito che c'eravamo imposti era quello di sostenere con viveri e armi i partigiani che si erano rifugiati in montagna, fra i quali vi era un gruppetto di cerresi, Emilio Morcchi, Claudio Ferrario e Benvenuto Lazzati, oltre a L'Enrico Patani. che fu servizio, e trucidato nel mese di giugno del 1944 in Valgrande.
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