lib1285-Milano-stregonerie

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redigio.it/BiblioV4/lib1285-Milano-stregonerie.html - Il testo offre un affresco vivido della Milano del XIII secolo, descrivendo un’epoca di transizione caratterizzata da una profonda tensione tra splendore civico e oscurantismo religioso. 
  1. redigio.it/dati16/QGLC659-Milano-stregonerie.mp3 - Bonvesin de la Riva, nel 13 secolo tra roghi, magnificenze e stregonerie - Roghi e inquisizione - Eresia, femminismo, cani e gatti, la liberta' della donna. - Fervore produttivo, il medico eclesiastico, la disgrazia con i potenti, l'Ospizio di S. Erasmo - I grandeur de Milan -   l'originale mp3, 1791parole
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lib1285-Milano-stregonerie - Il testo offre un affresco vivido della Milano del XIII secolo, descrivendo un’epoca di transizione caratterizzata da una profonda tensione tra splendore civico e oscurantismo religioso.
 
Il testo offre un affresco vivido della Milano del XIII secolo, descrivendo un’epoca di transizione caratterizzata da una profonda tensione tra splendore civico e oscurantismo religioso. Da un lato, l’autore evidenzia la ferocia dell'Inquisizione e dei roghi pubblici, che colpivano non solo eretici e avversari politici, ma anche le prime istanze di emancipazione femminile rappresentate da figure radicali come Guglielmina Boema. Dall'altro, viene celebrata la prosperità economica e scientifica della città, documentata attraverso le cronache di Bonvesin della Riva che descrivono una metropoli operosa, popolata da eccellenze mediche e artigianali. In definitiva, il racconto sottolinea come l’opulenza e la fioritura culturale milanese abbiano convissuto con una progressiva erosione delle libertà comunali, sacrificata sull'altare delle lotte di potere tra nobiltà e popolo. -  QGLC659-Milano-stregonerie.mp3
 
 
lib1285-Milano-stregonerie - Milano nel la seconda metà del X secolo tra stregonerie, roghi e manificenze. L'opera letteraria e umanitaria di fra Bonvesin della Riva di Legnano, la libertà della donna e i grandur de Milan.
 
www.redigio.it e la storia continua. Milano nel la seconda metà del X secolo tra stregonerie, roghi e manificenze. L'opera letteraria e umanitaria di fra Bonvesin della Riva di Legnano, la libertà della donna e i grandur de Milan. Nella seconda metà del secolo X fiammeggiava a Milano i roghi per sentenza del Tribunale dell'Inquisizione che aveva ormai la sua sede stabile nella Basilica di Sant'Austorgio. Venivano così bruciati i nemici del popolo, o meglio del Signore che in quel momento dominava la città. I falsali, gli usurai, gli eretici. L'eresia, anche a causa dei continui conflitti tra potere laico e potere arcivescovile, si appeggiava sempre più arditamente tra tra popolani e nobili. Ma un nuovo movimento era anche sorto, quello che oggi è ancora di attualità e si chiama femminismo. Le donne, stanche dei lunghi secoli di sottomissione e sfornate dall'anelito di libertà che aveva rafforzato la lotta per la conquista dell'indipendenza dei comuni, mal sopportavano le continue angherie dei nobili signori. Così a Milano si tenevano riunioni di donne che rivendicavano i loro diritti nella casa, nei commerci e perfino nella vita pubblica. Ovvio che tali riunioni sfociassero spesso in aperte ribellioni alle imposizione dei preti o seguenti ai voleri della Chiesa e quindi del Signore che comandava in città. Da qui i sospetti dell'inquisizione e le prime suffragette milanesi finivano sul rogo, così come vi anche i cavalli e i cani ammaestrati perché si diceva far fare ad animali cose che facevano i cristiani era ugualmente indizio di stregoneria. Eppure stregoni e alchimisti non mancavano e ad essi si rivolgeva non soltanto il popolo per trarne conforto durante le carestie e pestilenze, ma anche i potenti per avere auspici e presagi sul futuro. Non pochi furono Tuttavia stregoni e alchimisti che finirono anche essi al rogo. La libertà della donna. Le lotte intestine che non avevano mai fine davano spesso motivo per saccheggi delitti compiuti da signori al soldo compiuti da sicari a soldo di questo o di quel nobile, di uno di questi episodi seguito da distruzione di palazzi è rimasto il ricordo con via case rotte. Perfino un domenicano inquisitore, un certo frate Pietro, cadde trafitto da numerose punerate una sera dell'aprile del 1252 presso San Pietro Martire per mano di sicari prezzolati da Stefano Confalonieri di Agli. È in quegli anni che Guglielmina Boema, anticipando il sansonismo, proclamava sulle piazze la libertà della donna, l'incarnazione dello Spirito Santo in femmina e perfino il diritto per le donne di poter essere elette Papa. Se queste erano alcune delle ombre della vita milanese dell'epoca, trovava la città che era in pieno fervore produttivo. La popolazione assommava oltre 200.000 anime", scrisse fra Bonbesin della Riva, che viveva nel borgo di Legnano, attento cronista medievale, che la città aveva allora forma circolare perché la sua rotondità era simbolo di perfezione. C'erano sei porte principali e 10 secondarie chiamate pusterle. Erano circa 200 le chiese con un complesso di 480 altari, 120 campanili con oltre 200 campane. Operavano in Milano e in alcuni borghi con vicini 300 fornai, 440 macellai, un numero infinito di artigiani, 150 chirurghi, otto professori di grammatica e lo stesso Bonvesin tenevano scuola in Legnano. Ciascuno con una scolaresta a numerosa e 14 esperti maestri di canto ambrosiano. I medici erano 28 e tra questi rimase famoso nella storia della medicina Guido Lanfranco, detto Lanfranco da Milano, un ecclesiastico che secondo una moda allora in voga era sposato e aveva un figlio. Costui che era stato allievo del famoso Guglielmo da Saliceto, a aveva aperto a Milano uno studio molto apprezzato per le cure mediche e chirurgiche. Si era poi specializzato in un particolare della chirurgia scrivendo anche dei trattati che per secoli fecero testo, come ad esempio la modalità di estrazione dei calcoli vescicali, malattia allora se diffusa. Aveva però le sue idee politiche e finì con cadere in disgrazia nei riguardi di Matteo Visconti, signore di Per salvare la pelle dovette chiudere il suo studio, così ben avviato per fuggire Esule in Francia, dove insegnò chirurgia a Lione e a Parigi e dove morì nel 1306, non prima di avere dettato cure per l'emorragia celebrale e le tecniche di trapanazione del cranio. Ma torniamo a Milano dove nel frattempo la carta moneta è messa per fronteggiare gli ingenti. debiti dello Stato veniva ritirata e sostituita con monete d'argento e aure. I commerci, infatti prosperavano e le relazioni con le repubbliche marinare si erano fatte più strette, al punto che i mercanti milanesi si trovavano perfino nelle fiere di Lione e di Lipsia. Narano gli antichi clonisti che la vita di Milano era allora quella di una grande città oppurenta. Vi erano tutta via anche molti poveri che le varie congregazioni di beneficenza aiutavano, ma in genere a Milano si viveva agiatamente. Il frate legnanese della Congregazione degli Umiliati, Bonvesind Riva, aveva fondato a Legnano l'ospizio Sant'Erasmo, proprio per aiutare viandanti e ammalati poveri. Iord de Milan. Nel 1288 Bonves Vesin scrisse il de Manarialibus Urbis Mediolani, i grandur de Milano, come dire le maneficenze della città di Milano. Quest'opera scritta in volgare è introdotta dall'autore con queste parole: Chi è che il ver con i grandeur de Milan e sarà sicur de Stolibar Belchar. Il libro rispecchiava uno dei momenti più solenni della storia milanese, il periodo di transizione tra Comune e la signoria. Scampato dopo le guerre con Federico II, l'ultimo pericolo di divenire preda dallo straniero. A Milano si riaccendono gli odi di classe e gli urti tra po popolo e la nobiltà. Il primo, smagnoso di conservare la supremazia si stringe attorno a un capo che ne difende i diritti, ma prepara anche la strada alla tirannia. Bonfesino si infiamma ai ricordi del passato, ma non s'accorge delle insidie nascoste sotto la paterna protezione dei capi del popolo e dei nobili che sognano il predominio di Milano sulle altre città della Lombardia. Quel che languiva a Milano allora era la letteratura eccezione fatta per le opere che tra i primi in Lombardia scrisse in lingua volgare il De Riva che pubblicò perfino un galateo diventato poi molto popolare. Doveva aggiungere a Milano Messer Francesco Petrarca su invito dell'arcivescovo Giovanni Visconti nel 1353 perché vi f un'improvvisa fioritura di poesia. 6 anni dopo Petrarca fu raggiunto a Milano dal suo carissimo amico Giovanni Boccaccio che gli offrì la cattedra di letteratura all'Università di Firenze, ma Petrarca rifiutò affascinato com'era da Milano. Si è parlato all'inizio dell'inquisizione e i roghi di punizione sommaria. Si può dire che tra quelle fiamme non soltanto bruciavano dei corpi, ma anche ma che andavano consumandosi poco per volta nelle signorie, anche le libertà che i comuni avevano a fatica conquistato per il popolo.
 
 
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