lib1451-buseccon-milanesi-06

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redigio.it/BiblioV10/lib1451-buseccon-milanesi-06.html - Questo testo esplora l'evoluzione dell'identità meneghina attraverso il folclore e la satira popolare, analizzando come i milanesi abbiano storicamente risposto all'oppressione straniera con lo scherno.    
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lib1451-buseccon-milanesi-06 - Questo testo esplora l'evoluzione dell'identità meneghina attraverso il folclore e la satira popolare, analizzando come i milanesi abbiano storicamente risposto all'oppressione straniera con lo scherno.
 
Questo testo esplora l'evoluzione dell'identità meneghina attraverso il folclore e la satira popolare, analizzando come i milanesi abbiano storicamente risposto all'oppressione straniera con lo scherno. L'autore traccia un parallelo tra la figura di Federico Barbarossa e quella di Francesco Giuseppe, evidenziando come l'ostilità verso i regnanti si traducesse spesso in caricature volgari delle imperatrici, come dimostrato dai bassorilievi medievali di Porta Tosa e dalle canzoni irriverenti dedicate alla principessa Sissi. Oltre a documentare la nascita di epiteti storici come Buseconi, il brano riflette sul profondo campanilismo lombardo e sulla capacità del popolo di trasformare il trauma politico in umorismo graffiante. In definitiva, il racconto celebra l'antico spirito ambrosiano, capace di sfidare l'autorità attraverso l'ironia e la conservazione di una memoria collettiva fatta di sberleffi e tradizioni popolari. - lib1451-buseccon-milanesi-06.mp3
 
 
lib1451-buseccon-milanesi-06 -  I bus con milanesi. Poi fu la volta del popolo. Sfilarono vecchi, le donne e i bambini. I colonisti dicono che stringe tra le mani dei crocifissi che stendevano verso l'imperatore chiedendo misericordia.
 
www. redigo.it e la storia continua. I bus con milanesi. Poi fu la volta del popolo. Sfilarono vecchi, le donne e i bambini. I colonisti dicono che stringe tra le mani dei crocifissi che stendevano verso l'imperatore chiedendo misericordia. La faccia del Barbar Rossa, secondo uno storico tedesco, rimase immobile e fredda come pietra. Solo gli anni dopo, col successo della battaglia Legnano, i destini milanesi sarebbero cambiati. Rialzata la testa con orgoglio, ritrovata la forza di ricominciare, i milanesi ricostruirono la loro città, ricordando a dentro le mura, ritornando a vivere dentro la mura e il ricordo del crudele imperatore avrebbe terrorizzato a lungo i milanesi, quei brianzoli che avevano partecipato per Milano e che l'imperatore, di conseguenza di ciò, aveva perseguitato bruciando i loro villaggi e passando per la spada ai loro genti, lo figurarono spesso con sembianze del demonio. I comi, che invece gli erano erano stati alleati e avevano ricevuto da lui benefici e privilegi, lo santificarono. Nella chiesa parrocchiale di Brienno, un paesino alle rive dell'Ario, si conservarono per secoli alcune reliquie tra le quali un dente canino, ritenute di San Federico imperatore. I milanesi, quando nel 1171 edificarono la la nuova Porta Romana, vi colocarono Ato un basso rilievo con la figura di un personaggio dall'area inquietante che si dice rappresentasse Barbarossa. Così lo descrive Carlo Romussi nella sua monografia Milano nei suoi monumenti, col capo scoperto, con la folta barba intorno alle guance e al mento e con due grandi baffi arriciatti in modo spavaldo. Nella destra mano tiene un moncone di cetro. È seduto e fra le gambe rincrociate si vede uno strano animale con un muso tra l'umano e il canino, orecchie e ali da pipistrello, petto squamoso e coda da sirena. Il mostriciatolo che l'imperatore sembra quasi cavaccare sarebbe l'emblema della sua crudeltà e con la bocca aperta che mostra i denti famelici, ma era anche l'emblema della sua falsità con la coda di sirena. e nell'animo chiuso ad ogni senso di pietà che lo indica la corazza di squami che lo riveste. Sulla fronte di Porta Tosa viene invece murato un altro basso rilievo che si diceva conten ricavò il proprio nome. Questa porta veniva chiamata anche tosa, da tondere invece, ossia tosare, ma che in questo caso poteva anche significare rad L'ad datazione di quest'opera è a Spagne, la stessa del precedente parolilievo e rappresenta una donna di un atteggiamento volgare che alza completamente la gonna, impugna nella mano destra un rasoio ed intende ed è intenta radersi il senso guardando fissa davanti a sé. Rappresenterebbe l'imperatrice Beatrice e con questa specie di offensiva caricatura che la colpiva nel modo peggiore. Le donne milanesi si prendevano una piccola rivincita, vendicando l'aiuto e la pietà a suo tempo negati. Sintetizzando le tante argomentazioni sopra, si può dire che per l'origine della voce Buseconi, tratta dalla parola Busecca, fossero schiati schierati da secoli tutti diretti interessati, i milanesi e gli ambrosiani in genere, intendendo per ambrosiani tutti gli abitanti delle terre della diocesi milanese, ossia dell'antico contado. Per l'origine della voce Busleconi erano schierati invece tutti i lombardi delle varie città, capoluogo di provincia, che altro non erano che i discendenti degli antichi nemici. Nel tempo, svanito l'odio dei loro antenati, si muovevano comunque sempre più spinti dagli orgogli di municipio, tanto dur dire sentimenti che alimentavano ancora abbondantemente in gusto per lo scherno e la derisione. Nonostante il buonismo e l'ottimismo espressi da cherubini, infatti ancora ai suoi tempi il campanilismo era una realtà che riguardava non solo i piccoli centri di campagna, ma selpeggiava un po' anche nei rapporti che si intrattenevano tra le grandi città. I milanesi d'accanto loro a a prescindere dalla verità o dalla falsità dei fatti legati alla leggenda dell'imperatrice, quando parlavano delle origini del loro epitteto, i bcconi rintracciabili dall'amata Busecca, non fingevano e nemmeno cercavano di nascondersi, inventandosi delle ragioni più nobili delle reali. Parlavano con estrema convinzione e completa buona fede. Nel caso contrario, il buon Carl porta non avrebbe di certo potuto usare tranquillamente quella che allora sarebbe stata ritenuta un'oscenità gravissima per insegnire del titolo di Buse, da intendersi come Bus Leccona, l'imperatrice Maria Luisa d'Asburgo in persona e sarebbe stato arrestato seduta stante dai severi gendarmi austriaci e condannato per direttissima per reato di Lesa maestà. almeno da tre o quattro secoli per i milanesi, l'origine del loro soprannome era ormai ritenuta unicamente quella che risvegliava solo allusioni bonarie. E qui il cherubini aveva ragione evocando i ricordi di abbuffate allusteria. E a proposito delle imperatrici, fatte eccezione per la gloriosa Maria Teresia Savia, mater di tutti i suoi popoli, ancora oggi venerata agli ambrosiani, al pari della longobarda Regina Teodorinda. È curioso vedere e ripetersi di di identiche analogie nel rapporto che i milanesi intrattennero con alcune di loro. La storia dell'imperatrice beatrice, beffeggiata dai milanesi nel modo che abbiamo ampiamente descritto, si ripetè molto più brandamente, ma in sostanza, con le stesse dinamiche. con Elisabetta di Baviera, moglie dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria, la celebsima Sissi Barbarosa e Cecco Beppe, così come noto, veniva chiamato l'imperatore d'Austria-Ungheria a Milano e nel nord Italia in maniera diversa. Erano coralmente detestati dai milanesi e l'odio che molti ambrosiani avevano provato per due si è resteso anche alle loro mogli che lo avevano a loro volta cordialmente ricambiato. Anche Elisabetta, infatti, come già Beatrice, non amava i milanesi che li teneva infini, falsi e pericolosi. I milanesi del X secolo avevano ingiuriato l'imperatrice Beatrice, presentandola dall'alto del basso rilievo di Portatosa, nell'atto di mostrare pubblicamente e a tutti il proprio senso. Quelli del X secolo, in un modo diverso, fecero lo stesso, facendo dalla romantica e inquietà Sissi la protagonista di un'irriverente canzonetta popolare nella quale le vengono attribuite le più strampate trasgressioni a protocollo di corte, girenzolare da sola per quartieri come la Bovisa, per niente consoni al suo stato imperiale e fare la tranviera e andare a spalso al tram con la liggera, la famosa malavita milanese, oppure cadere dalla bicicletta piroitando in mezzo alla strada, comportamento decisamente sguaiato per una sovrana, ma la scompostezza attribuita alla canzone diventava un insulto volgare quando nell'ultima strofa anche Elisabetta, come la sua collega medievale, mostrava a tutti il proprio organo genitale, anzi, da come si intuisce tra le note e le strofe quello di mostrare le prudente era addirittura ritenuto con grande ironia un suo vizio troppo frequentemente manifestate. Molti fur libri che alla fine dell'800 del secondo dopoguerra trattarono il folklore musicale milanese e riportavano le varie strofe della canzonetta intitolata La moglie di Cecco Beppe, ma l'ultima strofa veniva sempre urata. Il popolo melanese la fischiettava per le strade, gli ubriachi la intonavano a scorciagola uscendo di notte da rusterie, ma sulla carta, come un secolo prima, ai giorni dei cherubini, quella sconcezza non poteva né doveva comparire. In alcuni libri, seguendo la regola di sempre, si trova la solita addusione alla rima ritenuta sconcia, ma senza che mai le sue parole ven ero riprodotte. Anche Artiglio Frescura, nella sua raccolta canzoni popolare milanese edita da Ceschina, riporta la canzone nelle sue strofe ritenute pulite e omette la quarta scrivendo. Manca nel testo una quarta stofa a quanto strofa a quanto pepata o peggio. E la sua censura una volta che si viene a conoscenza delle parole espurgate se si tiene conto che avvenuta nel 1939 la dice lunga sui mutamenti nel senso della morale comune. Chi scrive ha sentito più volte Brianza, cantare la strofa incriminata tra gli starbotti dell'osteria, quando ancora esistevano le vere osterie. E in tempi rotti a ogni volgarità c'è da dire che quelle rime sempre rigid rigidamente evitate dalla stampa oggi appaiono come un vero vero fiore di primavera e testimoniano anche il gusto ironico del folklore canolo milanese tra i sottili doppi sensi. La moglie di Cecco Beppe la gaveva una gran malizia la trave in gambe allarif Gorizia bim bom bom al rombo del cannone. La moglie di Francesco Giuseppe aveva una grande peria per aria e le gambe per F vedere Gorizia bim bom bom al rombo del cannone. L'uso del nome della città iridenta di Gorizia scelto come sinonimo dell'imperial reggio organo genitale è piuttosto divertente e a onta di ogni censura del passato è una delle tante importanti testimonianze dello scomparso antico umorismo alla milanese. Anche così ritevano una volta I milanesi, ambrosiani, menchini, i paggiani, i mangiacires, puseconi o bus leconi, che dir si voglia. www.redigio.it e la storia continua.
 
 
lib1451-buseccon-milanesi-06 - Federico Barbarossa. - La figura di Federico Barbarossa emerge dalle fonti come un personaggio estremamente polarizzante, la cui memoria storica è profondamente divisa tra l'odio viscerale dei milanesi e la devozione dei suoi alleati
 
La figura di Federico Barbarossa emerge dalle fonti come un personaggio estremamente polarizzante, la cui memoria storica è profondamente divisa tra l'odio viscerale dei milanesi e la devozione dei suoi alleati
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La percezione milanese: l'imperatore crudele e demoniaco
Per i milanesi e gli abitanti del contado (gli ambrosiani), Barbarossa fu l'incarnazione della crudeltà e della spietatezza
. Le fonti riportano un episodio emblematico in cui, davanti a una folla di vecchi, donne e bambini che sfilavano implorando misericordia con dei crocifissi in mano, il volto dell'imperatore rimase "immobile e freddo come pietra"
. Questa insensibilità segnò profondamente l'immaginario collettivo, tanto che i brianzoli, perseguitati dall'imperatore per aver appoggiato Milano, arrivarono a raffigurarlo con le sembianze del demonio
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L'odio dei milanesi si cristallizzò in opere d'arte cariche di simbolismo negativo:
Il basso rilievo di Porta Romana (1171): Rappresenta un personaggio dall'aria inquietante, identificato con il Barbarossa, con una folta barba, grandi baffi spavaldi e un moncone di scettro nella mano destra
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Il mostro simbolico: L'imperatore è raffigurato mentre cavalca uno strano animale con muso umano-canino, ali di pipistrello e coda di sirena
. Ogni parte di questa creatura rappresentava un vizio: la bocca aperta per la crudeltà famelica, la coda di sirena per la falsità e la corazza di squame per un animo chiuso alla pietà
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La vendetta contro l'imperatrice: L'astio si estese anche alla moglie, l'imperatrice Beatrice, beffeggiata con una caricatura volgare sul basso rilievo di Porta Tosa come ritorsione per la pietà negata alla città
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La percezione comasca: "San Federico Imperatore"
In netto contrasto con la visione milanese, gli abitanti di Como, storici alleati dell'impero che ricevettero da lui benefici e privilegi, arrivarono a santificarlo
. Nella chiesa parrocchiale di Brienno, sulle rive del lago di Como, furono conservate per secoli delle reliquie attribuite a un presunto "San Federico imperatore", tra cui un dente canino
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Eredità e paralleli storici
Il nome di Barbarossa rimase così impresso nella memoria del Nord Italia da diventare un termine di paragone per futuri dominatori stranieri
. Secoli dopo, il sentimento di odio che i milanesi provavano per Federico fu paragonato a quello nutrito verso l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, soprannominato "Cecco Beppe"
. Entrambi gli imperatori furono coralmente detestati e le loro figure, insieme a quelle delle consorti (Beatrice per Federico e Sissi per Francesco Giuseppe), divennero oggetto di scherno, canzonette popolari e satire volgari che miravano a colpire l'autorità imperiale nel suo prestigio
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Solo dopo il successo della battaglia di Legnano i destini di Milano cambiarono, permettendo ai cittadini di ricostruire le mura e ritrovare l'orgoglio, sebbene il ricordo del "crudele imperatore" abbia continuato a terrorizzare e influenzare la cultura locale per generazioni
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lib1451-buseccon-milanesi-06 - Storia di Milano. - La storia di Milano, così come emerge dalle fonti, è profondamente segnata da un indomito spirito di resistenza e da una complessa rete di simbolismi nati dai conflitti con il potere imperiale, in particolare quello di Federico Barbarossa e, secoli dopo, degli austriaci.
 
La storia di Milano, così come emerge dalle fonti, è profondamente segnata da un indomito spirito di resistenza e da una complessa rete di simbolismi nati dai conflitti con il potere imperiale, in particolare quello di Federico Barbarossa e, secoli dopo, degli austriaci.
La rinascita dopo il Barbarossa e la Battaglia di Legnano
Uno dei momenti più critici della storia milanese fu lo scontro con Federico Barbarossa, descritto come un sovrano dalla faccia "immobile e fredda come pietra" di fronte alle suppliche della popolazione
. Nonostante la crudeltà dell'imperatore, che perseguitò duramente anche i brianzoli alleati di Milano bruciando villaggi e sterminando genti, la città trovò la forza di reagire
. La Battaglia di Legnano segnò il punto di svolta: con la vittoria, i milanesi ritrovarono l'orgoglio e la forza di ricostruire le proprie mura e far ripartire la vita cittadina
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Il simbolismo monumentale come forma di vendetta
La memoria del conflitto con Barbarossa fu impressa indelebilmente nell'architettura cittadina:
Porta Romana (1171): Qui fu collocato un bassorilievo che ritraeva l'imperatore con un aspetto inquietante, folta barba e un moncone di scettro
. Ai suoi piedi è raffigurato un mostro simbolico (con ali di pipistrello e coda di sirena), che rappresentava i suoi vizi: la crudeltà famelica, la falsità e un animo chiuso alla pietà
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Porta Tosa: Su questa porta venne murato un altro bassorilievo, raffigurante una donna in un atteggiamento volgare intenta a radersi (da cui il nome "Tosa", ovvero tosare)
. L'opera era una caricatura offensiva dell'imperatrice Beatrice, moglie di Federico, creata dalle donne milanesi come ritorsione per la pietà che lei aveva negato alla città nel momento del bisogno
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L'identità dei "Buseconi" e degli "Ambrosiani"
La storia milanese è intessuta anche di definizioni identitarie e soprannomi. I milanesi e gli ambrosiani (termine che includeva tutti gli abitanti della diocesi e dell'antico contado) rivendicano con orgoglio l'epiteto di "Buseconi", derivato dalla "Busecca" (la trippa)
. Se per i milanesi questo termine evoca ricordi bonari di abbuffate in osteria, per i discendenti degli antichi nemici lombardi era inizialmente uno strumento di scherno e derisione
. Col tempo, però, l'odio antico è svanito, lasciando spazio a un più leggero campanilismo
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Parallelismi storici: Barbarossa e "Cecco Beppe"
Le fonti evidenziano una curiosa analogia tra il sentimento antimperiale del Medioevo e quello del XIX secolo verso la dominazione austriaca
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Barbarossa e Francesco Giuseppe: Entrambi gli imperatori (l'ultimo soprannominato "Cecco Beppe") erano coralmente detestati dai milanesi
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Beatrice e Sissi: Così come l'imperatrice Beatrice era stata umiliata con i bassorilievi di Porta Tosa, l'imperatrice Elisabetta di Baviera (Sissi) divenne protagonista di irriverenti canzonette popolari
. In queste canzoni, Sissi veniva descritta in situazioni sguaiate — come girare per la Bovisa con la "liggera" (la malavita locale) o cadere dalla bicicletta — e colpita con insulti volgari che riecheggiavano quelli medievali diretti a Beatrice
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L'umorismo milanese e la satira politica
Nonostante la censura (specialmente sotto il regime fascista nel 1939), il folklore milanese ha conservato tracce di un umorismo tagliente e satirico
. Un esempio è l'uso del nome della città di Gorizia nelle canzoni popolari come doppio senso scurrile per sbeffeggiare l'autorità imperiale austriaca
. Questo spirito ironico, che spazia tra i soprannomi di "menghini", "paggiani" e "buseconi", rimane una delle testimonianze più vivide dell'antico umorismo meneghino e della sua capacità di resistere ai dominatori attraverso la derisione
 
 
lib1451-buseccon-milanesi-06 - Tradizioni popolari milanesi. - Le tradizioni popolari milanesi, come emergono dalle fonti, sono intrise di uno spiccato spirito satirico, una forte identità gastronomica e una memoria storica che trasforma i grandi conflitti politici in espressioni di folklore irriverente.
 
Le tradizioni popolari milanesi, come emergono dalle fonti, sono intrise di uno spiccato spirito satirico, una forte identità gastronomica e una memoria storica che trasforma i grandi conflitti politici in espressioni di folklore irriverente.
L'identità dei "Buseconi"
Al centro della cultura popolare milanese si trova il soprannome "Buseconi" (o Busleconi), un termine che deriva direttamente dalla busecca, ovvero la trippa
. Questo epiteto ha vissuto una doppia vita:
Per i milanesi e gli ambrosiani: È un titolo portato con orgoglio e buona fede, che evoca immagini bonarie di abbuffate in osteria e convivialità
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Per gli altri lombardi: Storicamente, i discendenti degli antichi nemici di Milano usavano questo termine con intento di scherno e derisione, alimentando un forte campanilismo che sopravviveva ancora nell'Ottocento
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Oltre a "Buseconi", la tradizione popolare associa ai milanesi e agli abitanti del contado altri soprannomi come "menghini", "paggiani" e "mangiacires"
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Il folklore della resistenza: dai bassorilievi alle canzonette
Una caratteristica peculiare delle tradizioni milanesi è la capacità di vendicarsi dei potenti attraverso l'arte e l'ironia. Questo si manifesta in due cicli storici paralleli:
L'epoca del Barbarossa: Dopo la distruzione della città, i milanesi espressero il loro odio per l'imperatore Federico e sua moglie Beatrice tramite monumenti pubblici. Sulla Porta Romana (1171) fu scolpito un Barbarossa con sembianze mostruose e inquietanti
. Sulla Porta Tosa, invece, le donne milanesi vollero un bassorilievo che ritraeva l'imperatrice Beatrice in un atteggiamento osceno e volgare, come ritorsione per la pietà che lei aveva negato alla città
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L'epoca austriaca: Secoli dopo, lo stesso schema si ripeté con l'imperatore Francesco Giuseppe ("Cecco Beppe") e l'imperatrice Sissi. Quest'ultima divenne protagonista di una celebre canzonetta popolare irriverente intitolata "La moglie di Cecco Beppe"
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La satira canora e l'umorismo "alla milanese"
La musica popolare milanese è ricca di sottili doppi sensi e di una vena di ribellione contro l'autorità. Nella canzone dedicata a Sissi, l'imperatrice veniva descritta mentre compiva azioni sguaiate e poco consone al suo rango:
Gironzolare da sola per la Bovisa
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Frequentare la "liggera", ovvero la malavita milanese dell'epoca
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Fare la tranviera o cadere goffamente dalla bicicletta
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L'apice di questa satira era rappresentato da un'ultima strofa, spesso censurata nei libri di folklore (come nella raccolta di Artiglio Frescura del 1939), in cui si usava il nome della città di Gorizia come eufemismo volgare per indicare l'organo genitale dell'imperatrice
. Questo uso scherzoso di nomi geografici "irredenti" per dileggiare la monarchia asburgica è considerato una delle testimonianze più vivide dello scomparso antico umorismo alla milanese
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Il ruolo dell'osteria
L'osteria rappresentava il cuore pulsante di queste tradizioni. Era qui che, tra "starbotti" e bicchieri di vino, gli ubriachi e i popolani intonavano a squarciagola le strofe proibite della malavita o le canzoni di protesta, mantenendo vivo un folklore che la stampa ufficiale e la censura di regime cercavano di cancellare
 
 
lib1451-buseccon-milanesi-06 - Origine del termine Buseconi. - L'origine del termine Buseconi è strettamente legata alla parola "Busecca", ovvero la trippa, e la sua interpretazione è stata per secoli oggetto di una divisione tra i milanesi e i loro vicini lombardi
 
L'origine del termine Buseconi è strettamente legata alla parola "Busecca", ovvero la trippa, e la sua interpretazione è stata per secoli oggetto di una divisione tra i milanesi e i loro vicini lombardi
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La prospettiva dei milanesi e degli "ambrosiani"
Per i milanesi e gli ambrosiani — termine che includeva tutti gli abitanti delle terre della diocesi e dell'antico contado — l'epiteto "Buseconi" veniva rivendicato con orgoglio e completa buona fede
. Secondo le fonti, quando i milanesi parlavano dell'origine di questo soprannome, non cercavano di inventare ragioni nobili o di nascondersi dietro falsità: per loro, il termine richiamava unicamente l'amata busecca e risvegliava allusioni bonarie legate ai ricordi di abbuffate in osteria
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La versione dei nemici: "Busleconi"
In netto contrasto, gli abitanti delle altre città capoluogo della Lombardia, discendenti degli antichi nemici di Milano, utilizzavano una variante diversa: "Busleconi"
. In questo caso, l'origine del termine non era legata alla gastronomia, ma era mossa da sentimenti di scherno, derisione e orgoglio di municipio
. Nonostante il passare dei secoli avesse attenuato l'odio ancestrale, il campanilismo spingeva ancora i vicini a usare questo soprannome con intento satirico
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Evoluzione storica e sdoganamento del termine
Un passaggio interessante riguarda la percezione della gravità del termine nel tempo:
La prova di Carlo Porta: Le fonti citano il poeta Carlo Porta, il quale utilizzò il titolo di "Buse" (inteso come Bus Leccona) riferendosi all'imperatrice Maria Luisa d'Asburgo
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Assenza di sanzioni: Il fatto che il poeta non sia stato arrestato dai gendarmi austriaci per lesa maestà suggerisce che, già da almeno tre o quattro secoli, il termine avesse perso per i milanesi ogni connotazione offensiva o oscena, diventando un soprannome popolare accettato
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In sintesi, mentre per i milanesi il termine "Buseconi" è diventato un simbolo di convivialità e identità popolare, per il resto della Lombardia è rimasto a lungo uno strumento di campanilismo verbale, inserendosi in una lista di epiteti che includeva anche termini come "menghini", "paggiani" e "mangiacires"
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lib1451-buseccon-milanesi-06 - Satira contro imperatrici. - La satira contro le imperatrici a Milano emerge dalle fonti come una potente forma di resistenza culturale e vendetta popolare, utilizzata per colpire l'autorità imperiale laddove il potere militare non poteva arrivare
 
La satira contro le imperatrici a Milano emerge dalle fonti come una potente forma di resistenza culturale e vendetta popolare, utilizzata per colpire l'autorità imperiale laddove il potere militare non poteva arrivare
. Questo fenomeno presenta analogie sorprendenti tra epoche diverse, in particolare nel modo in cui furono bersagliate l'imperatrice Beatrice nel XII secolo e l'imperatrice Elisabetta (Sissi) nel XIX secolo
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L'imperatrice Beatrice: la ritorsione di Porta Tosa
L'astio dei milanesi verso Beatrice, moglie di Federico Barbarossa, nacque dal fatto che la sovrana aveva negato alla città l'aiuto e la pietà richiesti durante il conflitto con l'Impero
. Per questo motivo, le donne milanesi decisero di prendersi una "piccola rivincita" attraverso un'opera pubblica di scherno
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La caricatura monumentale: Sulla facciata di Porta Tosa (che prendeva il nome dal termine "tondere", ovvero tosare) fu murato un bassorilievo che ritraeva l'imperatrice in un atteggiamento estremamente volgare
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L'atto osceno: Beatrice era raffigurata con uno sguardo fisso mentre alzava completamente la gonna e, impugnando un rasoio, era intenta a radersi il senso (le parti intime)
. Questa immagine rappresentava l'ingiuria suprema, mirata a colpire la dignità della sovrana nel modo più umiliante possibile
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L'imperatrice Sissi: la satira canora e il "vizio" di Gorizia
Secoli dopo, la stessa dinamica di odio e derisione si ripeté con Elisabetta di Baviera (Sissi), moglie di Francesco Giuseppe
. Mentre i milanesi chiamavano l'imperatore "Cecco Beppe", la sovrana ricambiava l'astio considerando i milanesi "infidi, falsi e pericolosi"
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La canzonetta irriverente: La figura romantica di Sissi fu trasformata dal popolo milanese nella protagonista della canzone "La moglie di Cecco Beppe"
. Nel testo, l'imperatrice veniva descritta mentre compiva azioni sguaiate e contrarie al protocollo di corte, come:
Gironzolare da sola per quartieri popolari come la Bovisa
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Frequentare la "liggera" (la malavita milanese dell'epoca) o fare la tranviera
.
Cadere goffamente dalla bicicletta in mezzo alla strada
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La strofa censurata e il doppio senso: L'insulto diventava esplicito nell'ultima strofa, dove, in parallelo con Beatrice, veniva attribuito a Sissi il vizio di mostrare pubblicamente i propri organi genitali
. Per aggirare la censura, che era ancora attiva nel 1939, il popolo utilizzava un sottile doppio senso geografico:
Eccezioni e contesti politici
Non tutte le sovrane asburgiche furono però oggetto di satira. Le fonti ricordano con reverenza l'imperatrice Maria Teresa d'Austria, venerata dagli ambrosiani come una "madre di tutti i suoi popoli" al pari della regina Teodolinda
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Un altro esempio citato riguarda l'imperatrice Maria Luisa d'Asburgo, che il poeta Carlo Porta chiamò con il titolo di "Buse" (da Bus Leccona)
. Il fatto che Porta non sia stato arrestato dai gendarmi austriaci per lesa maestà suggerisce che, a quel tempo, l'uso di certi soprannomi popolari fosse ormai percepito dai milanesi come un'allusione bonaria legata alle tradizioni gastronomiche (i "Buseconi") piuttosto che come un'offesa politica intenzionale
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Chi erano i "Buseconi" e cosa significa questo nome?
Perché i milanesi presero in giro l'imperatrice Beatrice?
Qual è il significato del mostro sotto i piedi del Barbarossa?
 
 
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