lib1450-buseccon-milanesi-05

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redigio.it/BiblioV10/lib1450-buseccon-milanesi-05.html Il testo analizza l'origine leggendaria e il significato storico del soprannome dispregiativo "buslecconi", attribuito ai milanesi in seguito alla resa della città a Federico Barbarossa nel 1162.             
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lib1450-buseccon-milanesi-05 - Il testo analizza l'origine leggendaria e il significato storico del soprannome dispregiativo "buslecconi", attribuito ai milanesi in seguito alla resa della città a Federico Barbarossa nel 1162.
 
Il testo analizza l'origine leggendaria e il significato storico del soprannome dispregiativo "buslecconi", attribuito ai milanesi in seguito alla resa della città a Federico Barbarossa nel 1162. Attraverso l'esame di antiche monografie e una controversa medaglia cinquecentesca, l'autore esplora la narrazione umiliante dell'imperatrice Beatrice e della punizione inflitta ai cittadini, un racconto spesso alimentato da rivalità politiche tra città italiane e tensioni religiose con la Germania. L'opera mette in luce come il confine tra cronaca e mito sia sfumato, evidenziando come la propaganda e il dileggio abbiano trasformato un trauma bellico in una beffa duratura. In definitiva, il brano riflette sulla superba indifferenza del potere imperiale e sulla persistenza della memoria storica attraverso l'ingiuria e la satira popolare. - lib1450-buseccon-milanesi-05.mp3
 
 
lib1450-buseccon-milanesi-05 -  I bus con milanesi. Nel 1913 Carlo Lomussi nella sua nota monografia Milano nei suoi movimenti definì con irritazione la storia dell'Asina, una fola grossolana e ancora storie da leggenda senza fondamento. Per fortuna si ha con l'opera delle antichità lombardico milanesi,
 
www. redigo.it e la storia continua. I bus con milanesi. Nel 1913 Carlo Lomussi nella sua nota monografia Milano nei suoi movimenti definì con irritazione la storia dell'Asina, una fola grossolana e ancora storie da leggenda senza fondamento. Per fortuna si ha con l'opera delle antichità lombardico milanesi, un'antologia settecentesca di varie notizie e raccolta in quattro volumi dai monaciesi del monastero imperiale di Sant'Ambrogio e Milano. Nell'opera si presenta il fatto come leggenda. È in tono talmente secco e concitato che sembra quasi che l'offesa bruci ancora enormemente ai buoni monaci milanesi, pure a distanza di tanti secoli. Il Madini verosimilmente ipotizza che pur ammettendo che la storia fosse realmente vera, a pagare la punizione fossero stati solamente i milanesi più rappresentativi. irresponsabile dell'organizzazione della difesa della città durante il suo assedio. La popolazione milanese all'epoca era numerosissima e non ci sarebbero state mule, asine e fichi capaci di bastare alla troppo lunga processione degli umiliati. L'episodio dell'imperatrice, scrive il Maldini, va ridotto come tanti altri episodi di quelle epoche a proporzioni concili col buon senso. Ma vera o non vera, la storia dell'imperatrice, del fico e dell'asina era guardate sempre come un'arma nelle mani di tutti quelli che volevano benfeggiare i milanesi. E ancora, nel X secolo la vicenda doveva costituire un appiglio importante per chi in qualche modo covava ancora la sua ruggine contro gli abitanti di Milano. In quell'epoca prese a circolare Lombardia una certa medaglia spacciata come pezzo del X secolo. Il Madini abbia modo di vederne vari esemplari conservati nella raccolta numismatica del Castello Sforcesco di Milano. Rappresentava da un lato il profilo del Barbarossa con tanto di elmo e in testa la scritta fed.impin. Dall'altro raffigurava invece l'imperatrice Beatrice con la colonia in testa seduta in groppa la famosa asina e con la coda in mano, mentre uno dei milanesi puniti abbracciava le cosce della bestia eseguendo il proprio castigo. Sopra le fige della sovrana compariva una scritta un po' strana: "Ecco la fico." L'errore grammaticale tradiva la provenienza della medaglia. Quella scritta doveva essere di origine tedesca, malamente tradotta da qualcuno che conosceva appena appena l'italiano. In tedesco, infatti, il frutto del fico è un sostantivo di genere femminile. Si scrive die feige. L'inesperto traduttore aveva fatto la traduzione letterale senza datarla esigenze della lingua italiana. Ecco che ancora nella Italia viene inciso l'articolo italiano l'ha giustamente tradotto da quello tedesco di e il sostantivo italiano fico altrettanto giustamente tradotto dal sostantivo tedesco Feij ma senza pensare che quest'ultimo, essendo della lingua italiana di genere maschile non si sarebbe dovuto concordare con il relativo articolo. Il risultato finale suonava nella ridicola stonatura ecco la fico, che invece avrebbe voluto essere ecco il fico, ossia ecco la vergogna della pena inferta ai milanesi. Lo spunto il bonetto per questa medaglia sarebbe sia stato fornito da alcuni scrittori tedeschi della fine del XV secolo che parlarono dell'imperatrice Beatrice e dai milanesi in alcune loro opere. pubblicazioni. Raffaello Barviera, appassionato raccogliore e scrittore di memorie ambrosiane, vissuto a cavallo tra il X e il XX secolo, scrisse: "Il Cranz e il Muster e altri scrittori tedeschi non seri vendono questa panzana per vera, appoggiandosi a una medaglia falsa, cognata posta da qualche bello o piuttosto brutto spirito." per far credere vero e grotesco racconto, per dilegiare i milanesi e abbindolare gli ingenui. La notizia diffusa del tedesche rimbalzò per l'Europa e a partire dal 1743 a Parigi fu in circolazione il gran dier, cioè il grande dizionario storico, un'opera in otto volumi curata da Luise Morery. Nel volume secondo e sesto alla voce imperatrice a quella di Milano era illustrata con ampiezza di particolari la leggenda dell'imperatrice dell'Asien e dei milanesi. La fama dei BCONI ormai correva per le contrade di Germania e di Francia. Ma per quale ragione potevano ancora avere i tedeschi nel X secolo per prendersela così accanditamente coi milanesi? L'opera di Sebastian Müster nella quale si dava ampio spazio all'umiliante disavventura dell'Asina intitolata Cosmografia universale era stata pubblicata a Colonia nel 1575. Nel 500 tra Milano e Colonia si trascinavano ancora delle diatribe legate alle spoglie dei Magi che Milano aveva sempre inutilmente rivendicato e che i tedeschi avevano collocato nella loro cattedrale in un artista e prezioso reliquiario del getto dorato, smalti e gemme. Milano non aveva mai perdonato a Barbarossa di averli defraudati di quelle preziose reliquie che ora Colonia tenevano che che ora Colonia teneva bestett. I milanesi da un lato sbandieravano ancora dopo più di 400 anni quel ladro cigio come un furto sacrilago mai punito. I tedeschi di Colonia, dall'altro, replicavano alla nomea di ladri, ricordando ai milanesi la loro fama di Busleconi. Sul fuoco di questa polemica soffiava anche un certo vento padano. La medaglia forse era il con germanico, ma di committenza italiana. Ad ordinarne la fattura doveva essere stata una città rivale che voleva prendersi gioco dei adesi. Questa città era forse lodi, come lascia supporre il libro dell'odigano, dell'Udigiano Molossi. Comunque stessero le cose, quella bronzea falsificazione veniva presentata, anzi spacciata, come una testimonianza sicura della vera origine del soprannome dei milanesi. Giorgio Giulini, che la vide 200 anni dopo la sua missione la definì ciocca e vergog Ma l'illustre storico per evitare di entrare in merito la storia che, come già detto riteneva scabrosa, se ne guardò bene dallo scrivere perché mai la medaglia andasse catalogata in quel modo. Il Madini, anche se non lo ammette chiaramente, crede o vorrebbe credere alla leggenda dell'imperatrice dell'Asina, alla quale nella sua opera dedica un intero intero e lungo capitolo. E senza impolla ufficialmente a scrive però la nascita del soprannome Busleconi ai giorni terribili della resa e poi della distruzione di Milano e agli anni immediatamente successivi, lasciando intendere che in quell'epoca i milanesi dovrebbero dovettero sentirsi ripetutamente chiamare dai loro nemici in quel modo beffardo e provocatorio, senza mai poter ribellare. Del resto non avrebbero avuto neanche la forza di replicare. Affamati e impoveriti, senza più energia né coraggio, furono costretti a lasciare la loro città, che, sebbene non fosse stata completamente rasuolo, era stata rovinata in tal modo da non essere più abitabile. Solo le chiese, per religiosità o per superstizione non furono distrutte. La La paura della collera divina aveva ancora il suo effetto, anche suo uomini e carichi di odio, come i nemici di Milano. Dal 1162 al 1167 i milanesi furono costretti ad accamparsi in alcuni subborghi fuori dalle mura e la leggenda vuole che sulle rovine fumanti di Milano il Barbarossa facesse passare gli aratri per poi cospargere il suolo di sale. Milano, non molti anni dopo, per convenienza, si sarebbe riappercificata con le città nemiche che avevano contribuito con foga devastatrice alla sua distruzione e quando tutte confluirono nella Lega lombarda. Con la pace, ipotizza Almadini, cadero i pretesti più clamorosi per gli insulti, mandò il nominolo di Buslecconi non morì del tutto, si nascose nelle pieghe della storia. Concl dello scrittore, tramutandosi in bu e coni dall'ingiuria alla Faenza bonaria. Sulla vendetta di Federico Barbarosa, dopo che il primo marzo del 1162, un giovedì, i consoli milanesi si recarono a Lodi, dove l'imperatore soggiornava annunciandogli ufficialmente la rese alla città e gli scrissero lunghe pagine di atrocità. Le scure dei suoi soldati si abbatterono sugli alberi, dei quali non si poteva più vedere traccia dentro le mura, così come sui nasi di chi andava punito in modo particolare. Tutte le fertili e ricche campagne attorno alla città furono devastate. Chi riusciva a introdursi in quelle praterie deserte in cerca di qualcosa da mangiare, quando veniva trovato si vedeva mozzare la mano che aveva cercato cibo. Uno dei piedi che li avevano condotti fin lì. Quando i miranesi furono costretti a sfilare in lunga processione, inginocchiarsi davanti a lui, l'imperatore volle che anche la moglie, vestita quegli abiti e gioielli della regalità, assistesse alla resa guardando dalle finestre di una comoda stanza, dove scoppiettava dei cammini accesi, mentre fuori il freddo e la miseria regnavano ovunque tra i vinti. Anche lei doveva godere lo spettacolo. del dolore dei milanesi. Le pagine delle croniche medievali sono piene di testimonianze di di pietà, vere o leggendarie, esternate dalle sovrane moglie del re vincitori, alle quali i mariti talvolta promettevano l'esercizio ben calibrato di compassione verso gli sconfitti e i sottomessi. Ma Beatrice di Borgogna, imperatrice di Germania pare restasse fredda, impassibile davanti ai milanesi schiacciati e umiliati dalla perdita di ogni bene. Sembra che le donne di Milano, come dicono alcune gente leggende, si fossero rivolte a lei chiedendo che intercedesse per i loro figli presso l'imperatore. Ma Beatrice si mostrò superbamente indifferente a quelle preghiere. E il poeta Giosuè Carducci, che aveva tolto gli elenchi di Queste leggende ferma nei versi de la canzone di Legnano, impassibile, l'impassibile sovrane intenta a guardare delle finestre lo spettacolo delle donne imploranti, le quali non alle quali non concesse aiuto. Davanti a tutta quella pena, l'imperatrice volse alle spalle, anzi, come scriveva il poeta, trassesi indietro. Ed era la stessa beatrice che sapeva anche cantare e comporre canzoni d'amore che si delle rime cortesi e proteggeva gli artisti. Tutta questa superba e crudele indifferenza verso il dolore della popolazione civile di Milano era solo la condivisione dell'odio professale? La storia dell'Asina non conteneva forse qualche piccola parte di verità. La sovrana vide prostrarsi ai piedi dell'imperatore le milizie milanesi che consegnavano i vesili cittadini, poi tutti i soldati che portavano le insegne belliche e venne trascinato ai piedi del trono anche il carroccio, il più prezioso simbolo dei milanesi, la cui bianca bandiera fu ammainata fino a confondersi nella polvere del suolo. Poi fu la vuosta del popolo e lo Sentiremo nella nella prossima puntata. www.redigio.it e la storia continua.
 
 
lib1450-buseccon-milanesi-05 -  Leggenda dell'asina. - La leggenda dell'asina (o della mula) rappresenta uno degli episodi più celebri e controversi legati all'umiliazione di Milano dopo la resa a Federico Barbarossa nel 1162. Sebbene molti storici, come Carlo Lomussi nel 1913, l'abbiano liquidata come una "fola grossolana" o una storia leggendaria priva di fondamento, essa ha avuto un impatto duraturo nella memoria storica e nella cultura popolare
 
La leggenda dell'asina (o della mula) rappresenta uno degli episodi più celebri e controversi legati all'umiliazione di Milano dopo la resa a Federico Barbarossa nel 1162. Sebbene molti storici, come Carlo Lomussi nel 1913, l'abbiano liquidata come una "fola grossolana" o una storia leggendaria priva di fondamento, essa ha avuto un impatto duraturo nella memoria storica e nella cultura popolare
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Le origini e il contenuto della leggenda
La vicenda trae origine dal clima di estrema tensione e odio tra l'imperatore Federico Barbarossa e la città di Milano. Secondo la narrazione leggendaria, i milanesi avrebbero offeso l'imperatrice Beatrice di Borgogna, costringendola a cavalcare un'asina al contrario (con la faccia rivolta alla coda). Per vendicarsi di questo affronto, una volta conquistata la città, il Barbarossa avrebbe imposto ai cittadini una punizione infamante: per avere salva la vita, i milanesi avrebbero dovuto estrarre con i denti un fico dall'ano di un'asina
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Questa storia è presentata in tono quasi "concitato" persino in opere settecentesche, come l'antologia dei monaci del monastero di Sant'Ambrogio, segno che l'offesa percepita bruciava ancora a secoli di distanza
. Tuttavia, storici come il Madini suggeriscono che, qualora il fatto fosse avvenuto, la punizione sarebbe stata riservata solo ai milanesi più rappresentativi, responsabili della difesa, poiché la popolazione era troppo numerosa per una simile processione
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La medaglia e l'errore grammaticale
Un elemento fondamentale che ha alimentato il mito è la circolazione di una medaglia, spacciata per antica ma verosimilmente prodotta tra il XV e il XVI secolo per dileggiare i milanesi
. La medaglia raffigurava:
Da un lato, il profilo del Barbarossa con la scritta fed.impin
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Dall'altro, l'imperatrice Beatrice in groppa all'asina con la coda in mano, mentre un milanese punito eseguiva il castigo
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Sopra l'effigie della sovrana compariva la scritta "Ecco la fico". Questo errore grammaticale (in italiano "fico" è maschile) tradisce l'origine tedesca del pezzo: in tedesco, il frutto del fico è femminile (die Feige). L'incisore aveva tradotto letteralmente l'articolo senza adattarlo alla lingua italiana, creando la ridicola stonatura "ecco la fico" invece di "ecco il fico", inteso come "ecco la vergogna della pena inferta"
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Il legame con il soprannome "Busecconi"
La leggenda dell'asina è strettamente intrecciata all'origine del soprannome "Busecconi" (o Busleconi) attribuito ai milanesi
. Secondo il Madini, questo epiteto beffardo nacque proprio nei giorni terribili della resa e della distruzione della città, quando i milanesi, affamati e impoveriti, venivano insultati dai nemici senza poter reagire
. Col tempo, il termine perse la sua connotazione ingiuriosa originaria per trasformarsi in un'espressione più bonaria
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Rivalità politiche e diffusione europea
La diffusione della leggenda non fu casuale, ma alimentata da precise rivalità politiche:
Contrasti con Colonia: Nel '500 esisteva una forte diatriba tra Milano e Colonia per le spoglie dei Re Magi, sottratte dal Barbarossa a Milano e portate in Germania. Mentre i milanesi gridavano al sacrilegio, i tedeschi rispondevano ricordando loro la "fama di Busecconi" e la storia dell'asina
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Rivalità locali: Si ipotizza che la medaglia stessa, pur di fattura germanica, fosse stata commissionata da una città rivale di Milano, forse Lodi, per prendersi gioco degli odiati vicini
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Nonostante la sua natura di "panzana", la notizia ebbe una risonanza tale da essere inserita in opere di prestigio internazionale come la Cosmografia universale di Sebastian Münster (1575) e il Grand Dictionnaire Historique di Louis Moréri a Parigi (1743), diffondendo la fama del castigo dei milanesi in tutta Europa
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Il ruolo dell'imperatrice Beatrice
Nelle cronache e nelle leggende, la figura di Beatrice di Borgogna emerge come una sovrana superba e impassibile. Mentre le donne di Milano imploravano la sua intercessione per i figli, lei si sarebbe mostrata indifferente al loro dolore, voltando le spalle alla popolazione umiliata
. Questa immagine di crudeltà è stata ripresa anche da Giosuè Carducci nella sua Canzone di Legnano, dove descrive la sovrana intenta a guardare dalle finestre lo spettacolo della miseria dei vinti senza concedere alcun aiuto
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lib1450-buseccon-milanesi-05 - Federico Barbarossa. - Federico Barbarossa emerge dai documenti come una figura di immenso potere, la cui memoria è indissolubilmente legata alla distruzione di Milano e a un clima di profonda umiliazione e ferocia bellica
 
Federico Barbarossa emerge dai documenti come una figura di immenso potere, la cui memoria è indissolubilmente legata alla distruzione di Milano e a un clima di profonda umiliazione e ferocia bellica
. La sua figura non è solo quella di un sovrano politico, ma di un nemico quasi mitologico la cui vendetta contro i milanesi ha alimentato secoli di leggende e risentimenti
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La resa di Milano e la ferocia imperiale
Il momento culminante del rapporto tra l'imperatore e la città si consumò nel marzo del 1162, quando i consoli milanesi si recarono a Lodi per annunciare ufficialmente la resa
. Barbarossa non si limitò alla vittoria militare, ma mise in atto una vera e propria devastazione sistematica:
Atrocità fisiche: I soldati imperiali si accanirono sui vinti, arrivando a mozzare i nasi dei puniti e a tagliare mani o piedi a chiunque venisse sorpreso nelle campagne devastate in cerca di cibo
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Distruzione ambientale: Le scuri dei soldati abbatterono sistematicamente gli alberi dentro le mura, cancellandone ogni traccia, mentre le fertili campagne circostanti vennero ridotte a un deserto
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Il sale sulle rovine: Secondo la leggenda, Barbarossa spinse l'offesa al punto di far passare gli aratri sulle rovine fumanti della città, cospargendo il suolo di sale per simboleggiarne la fine definitiva
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Rispetto per il sacro: Nonostante l'odio, l'imperatore risparmiò le chiese, probabilmente per superstizione o timore della collera divina, lasciandole come unici edifici abitabili in una città altrimenti distrutta
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L'umiliazione simbolica e il Carroccio
La vittoria di Barbarossa fu celebrata attraverso rituali di sottomissione estremamente pesanti. Durante la processione dei vinti, l'imperatore pretese che la moglie, Beatrice di Borgogna, assistesse allo spettacolo del dolore milanese da una stanza riscaldata, mentre fuori regnavano freddo e miseria
. Ai piedi del trono imperiale fu trascinato anche il Carroccio, il simbolo più sacro dell'autonomia milanese, la cui bandiera bianca fu ammainata fino a confondersi con la polvere del suolo
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La "Leggenda dell'Asina" e la medaglia infamante
Il nome di Federico Barbarossa è strettamente legato alla cosiddetta "fola" o leggenda dell'asina
. Sebbene storici successivi l'abbiano definita priva di fondamento, essa narra di una punizione grottesca inflitta ai milanesi (estrarre un fico dall'ano di una mula con i denti) come ritorsione per un'offesa subita dall'imperatrice
. Per alimentare questa narrazione, in epoche successive circolò una medaglia che ritraeva da un lato il profilo del Barbarossa con l'elmo e la scritta fed.impin., e dall'altro l'imperatrice Beatrice sull'asina mentre un milanese eseguiva il castigo
. Questa medaglia, sebbene ritenuta falsa da esperti come Giorgio Giulini, servì per secoli a dileggiare i milanesi e a giustificare il soprannome offensivo di "Busecconi"
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Il furto delle reliquie dei Magi
Un altro aspetto centrale del passaggio di Barbarossa in Lombardia fu la sottrazione delle spoglie dei Re Magi da Milano
. L'imperatore le consegnò a Colonia, dove furono riposte in un prezioso reliquiario d'oro
. Questo atto fu vissuto dai milanesi come un "furto sacrilego" mai punito, alimentando una diatriba tra Milano e Colonia che durò per oltre quattrocento anni e che vedeva i tedeschi rispondere alle accuse di furto ricordando ai milanesi la loro presunta umiliazione legata all'asina
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Evoluzione storica e conciliazione
Nonostante la durezza del conflitto, la figura di Barbarossa dovette alla fine confrontarsi con la resilienza lombarda. Quando le città nemiche confluirono nella Lega Lombarda, i pretesti per gli insulti più clamorosi caddero e Milano si riappacificò, almeno per convenienza, con l'autorità imperiale
. Col tempo, persino l'ingiuria di "Busecconi", nata sotto il peso della sua oppressione, si trasformò in un'espressione di bonaria appartenenza, segnando la fine di un'epoca di odio viscerale
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lib1450-buseccon-milanesi-05 - Umiliazione dei milanesi. - L'umiliazione dei milanesi, culminata con la resa a Federico Barbarossa nel marzo del 1162, rappresenta uno dei momenti più drammatici della storia medievale della città, caratterizzato da una commistione di violenza fisica, distruzione materiale e sottomissione simbolica
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L'umiliazione dei milanesi, culminata con la resa a Federico Barbarossa nel marzo del 1162, rappresenta uno dei momenti più drammatici della storia medievale della città, caratterizzato da una commistione di violenza fisica, distruzione materiale e sottomissione simbolica
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La violenza fisica e la distruzione della città
La punizione inflitta dall'imperatore non si limitò alla sconfitta politica, ma assunse tratti di estrema crudeltà. Le cronache riportano atrocità sistematiche:
Mutilazioni: A coloro che venivano puniti in modo particolare veniva mozzato il naso
. Inoltre, chiunque venisse sorpreso nelle campagne devastate a cercare cibo subiva la mozzatura di una mano o di un piede
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Devastazione ambientale: Le truppe imperiali abbatterono tutti gli alberi all'interno delle mura e distrussero le fertili campagne circostanti, riducendole a deserti
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Annientamento simbolico: La leggenda narra che Barbarossa fece passare gli aratri sulle rovine fumanti di Milano e cosparse il suolo di sale per sancirne la fine
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Esilio e sopravvivenza: Tra il 1162 e il 1167, i milanesi furono costretti a vivere in accampamenti precari nei sobborghi fuori dalle mura, poiché la città era stata resa inabitabile
. Solo le chiese furono risparmiate, non per clemenza, ma per il timore superstizioso della collera divina
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I rituali di sottomissione e il ruolo dell'imperatrice
L'umiliazione fu orchestrata come uno spettacolo pubblico di degradazione. L'imperatore impose che la moglie, Beatrice di Borgogna, assistesse alla resa da una stanza riscaldata, godendo della vista dei vinti che sfilavano nel gelo e nella miseria
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Il Carroccio: Il simbolo supremo dell'autonomia milanese fu trascinato ai piedi del trono e la sua bandiera bianca fu ammainata fino a toccare la polvere
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L'indifferenza di Beatrice: Nonostante le suppliche delle donne milanesi, che chiedevano pietà per i propri figli, l'imperatrice rimase superbamente impassibile e fredda, un atteggiamento poi immortalato anche da Giosuè Carducci
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La Leggenda dell'Asina e il soprannome "Busecconi"
Un elemento centrale dell'umiliazione postuma è la cosiddetta "storia dell'asina", definita da alcuni storici come una "fola grossolana" ma riportata con sdegno in antologie settecentesche
. Secondo questa narrazione, i milanesi furono costretti a un atto degradante (estrarre un fico dall'ano di un'asina con i denti) per ritorsione a un'offesa arrecata all'imperatrice
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La medaglia infamante: Per secoli circolò una medaglia (probabilmente un falso del XV-XVI secolo) che ritraeva l'imperatrice sull'asina e un milanese intento alla pena, accompagnata dalla scritta grammaticalmente errata "Ecco la fico"
. L'errore tradiva l'origine tedesca del conio, derivando dalla traduzione letterale del femminile die Feige
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Origine del soprannome: Da questi eventi e dal clima di scherno derivò l'epiteto "Busecconi" (o Busleconi), nato come insulto beffardo durante gli anni della distruzione, quando i milanesi non avevano la forza di reagire alle provocazioni dei nemici
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Rivalità internazionali e memoria storica
L'umiliazione dei milanesi divenne un'arma retorica nelle dispute europee. Ad esempio, nel '500, la diatriba tra Milano e Colonia per le spoglie dei Re Magi (sottratte dal Barbarossa) vedeva i tedeschi rispondere alle accuse di furto ricordando ai milanesi la loro presunta vergogna legata alla leggenda dell'asina
. Solo con la nascita della Lega Lombarda e la successiva riconciliazione politica, questi insulti persero la loro carica aggressiva, trasformando il termine "Busecconi" in un'espressione di bonaria appartenenza
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lib1450-buseccon-milanesi-05 - Soprannome Buslecconi. - Il soprannome "Buslecconi" (o Busecconi) rappresenta un epiteto storicamente denigratorio rivolto ai milanesi, le cui origini sono profondamente intrecciate con la sconfitta della città per mano di Federico Barbarossa nel 1162 e con le leggende fiorite attorno a quell'evento
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Il soprannome "Buslecconi" (o Busecconi) rappresenta un epiteto storicamente denigratorio rivolto ai milanesi, le cui origini sono profondamente intrecciate con la sconfitta della città per mano di Federico Barbarossa nel 1162 e con le leggende fiorite attorno a quell'evento
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Origine storica e contesto della resa
Secondo lo storico Madini, la nascita del soprannome risale ai giorni terribili della resa e della successiva distruzione di Milano
. In quegli anni (1162-1167), i milanesi, ridotti alla fame, impoveriti e costretti ad accamparsi fuori dalle mura cittadine ormai inabitabili, dovettero subire ripetutamente questo appellativo beffardo e provocatorio da parte dei loro nemici
. La popolazione, priva di energia e coraggio a causa delle atrocità subite (come la mutilazione di mani, piedi e nasi), non ebbe la forza di reagire a tale scherno
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Il legame con la "Leggenda dell'Asina"
Il soprannome è strettamente collegato alla cosiddetta "storia dell'asina" (o della mula), un racconto che circolò per secoli come arma per dileggiare i milanesi
. Secondo questa leggenda, per vendicare un'offesa arrecata all'imperatrice Beatrice di Borgogna, il Barbarossa avrebbe imposto ai cittadini una punizione infamante: estrarre con i denti un fico dall'ano di un'asina
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Per dare credito a questa narrazione, tra il XV e il XVI secolo iniziò a circolare una medaglia falsa, spacciata come reperto antico, che raffigurava l'imperatrice sull'asina e un milanese intento a compiere il castigo
. La medaglia riportava la scritta grammaticalmente errata "Ecco la fico", un errore derivante da una traduzione letterale dal tedesco (dove il termine fico è femminile: die Feige)
. Questa medaglia servì per secoli a "dimostrare" la veridicità del racconto e a giustificare il soprannome offensivo
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Rivalità politiche e diffusione del termine
La fama dei "Buslecconi" fu alimentata da specifiche contese internazionali e locali:
Contrasto con Colonia: Nel '500, tra Milano e Colonia esisteva una forte diatriba per le spoglie dei Re Magi, sottratte dal Barbarossa e portate in Germania
. Quando i milanesi accusavano i tedeschi di "furto sacrilego", questi rispondevano ricordando loro la "fama di Busleconi" e l'umiliazione dell'asina
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Rivalità con Lodi: Si ipotizza che la stessa medaglia infamante, pur di conio germanico, fosse stata ordinata da una città rivale di Milano, probabilmente Lodi, per schernire gli odiati vicini
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Diffusione europea: La notizia di questa umiliazione finì persino in opere di prestigio come la Cosmografia universale di Sebastian Münster (1575) e il Grand Dictionnaire Historique di Louis Moréri a Parigi (1743), rendendo il soprannome noto in tutta Europa
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L'evoluzione del termine
Con il passare del tempo e il mutare degli scenari politici, il termine subì una trasformazione. Dopo la nascita della Lega Lombarda e la successiva riappacificazione di Milano con le città nemiche, i pretesti per gli insulti più feroci vennero meno
. Il soprannome non morì, ma si "nascose nelle pieghe della storia", tramutandosi gradualmente da ingiuria carica d'odio in un'espressione di "bonaria appartenenza" (i moderni Busecconi)
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lib1450-buseccon-milanesi-05 - Beatrice di Borgogna. - Beatrice di Borgogna, moglie di Federico Barbarossa, emerge dalle fonti come una figura complessa, caratterizzata da un profondo contrasto tra la sua raffinata cultura cortese e la superba freddezza mostrata durante l'umiliazione di Milano
 
Beatrice di Borgogna, moglie di Federico Barbarossa, emerge dalle fonti come una figura complessa, caratterizzata da un profondo contrasto tra la sua raffinata cultura cortese e la superba freddezza mostrata durante l'umiliazione di Milano
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Il ruolo nella resa di Milano (1162)
Durante i drammatici eventi del marzo 1162, Beatrice non fu una semplice spettatrice passiva, ma la sua presenza fu attivamente voluta dall'imperatore per sottolineare il trionfo imperiale
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L'ostentazione del potere: Mentre fuori i milanesi sfilavano nel freddo e nella miseria, distrutti dalla fame e dalle mutilazioni, Beatrice assisteva alla scena dalle finestre di una stanza confortevole e riscaldata, indossando abiti regali e gioielli preziosi
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Indifferenza e crudeltà: Le cronache e le leggende dell'epoca la descrivono come fredda e impassibile di fronte al dolore dei vinti
. Nonostante le donne di Milano si fossero rivolte a lei con preghiere disperate affinché intercedesse per i propri figli presso l'imperatore, Beatrice si mostrò superbamente indifferente a tali suppliche
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Il Carroccio: Dalla sua posizione privilegiata, vide le milizie milanesi consegnare i vessilli e vide il Carroccio, simbolo sacro dell'autonomia cittadina, venire trascinato ai piedi del trono imperiale mentre la sua bandiera bianca veniva ammainata nella polvere
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Rappresentazioni letterarie e leggendarie
La figura di Beatrice è stata cristallizzata nella memoria storica anche attraverso la letteratura e le credenze popolari:
La Canzone di Legnano: Il poeta Giosuè Carducci riprese le leggende medievali descrivendo l'imperatrice come una sovrana impassibile che, davanti alla pena della popolazione, scelse di non concedere alcun aiuto e di voltare le spalle alle donne imploranti
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La Leggenda dell'Asina: Beatrice è la protagonista involontaria della celebre "fola" dell'asina. Secondo il racconto, i milanesi l'avrebbero offesa costringendola a cavalcare un'asina al contrario
. Questo presunto affronto sarebbe stato il motivo della successiva punizione grottesca inflitta dal Barbarossa ai cittadini
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La medaglia infamante: Tra il XV e il XVI secolo circolò una medaglia che la ritraeva con la corona in testa, seduta in groppa a un'asina mentre teneva la coda dell'animale in mano, accompagnata dalla derisoria scritta grammaticalmente errata "Ecco la fico"
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Il contrasto della personalità
Le fonti evidenziano una singolare dicotomia nella sua figura
. Da un lato, Beatrice era una donna di alta cultura, capace di cantare e comporre canzoni d'amore secondo i canoni delle rime cortesi, nonché una nota protettrice di artisti
. Dall'altro lato, questa sensibilità artistica sembrava svanire di fronte ai milanesi, verso i quali manifestava una superba e crudele indifferenza, forse alimentata dalla condivisione dell'odio profondo che il marito nutriva per la città ribelle
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Quali furono le atrocità fisiche inflitte dal Barbarossa?
Perché le spoglie dei Re Magi causarono una disputa?
Come si trasformò il termine Busecconi nel tempo?
 
 
 
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