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redigio.it/BiblioV10/lib1449-buseccon-milanesi-04.html - Questo testo esplora le radici leggendarie e linguistiche del termine milanese "buseconi", collegandolo a un’umiliante rappresaglia inflitta dall’imperatore Federico Barbarossa ai cittadini ribelli di Milano  
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lib1449-buseccon-milanesi-04 - Questo testo esplora le radici leggendarie e linguistiche del termine milanese "buseconi", collegandolo a un’umiliante rappresaglia inflitta dall’imperatore Federico Barbarossa ai cittadini ribelli di Milano
 
Questo testo esplora le radici leggendarie e linguistiche del termine milanese "buseconi", collegandolo a un’umiliante rappresaglia inflitta dall’imperatore Federico Barbarossa ai cittadini ribelli di Milano. Secondo il mito, dopo che i milanesi avevano offeso l’imperatrice costringendola a cavalcare un asino al contrario, il sovrano li obbligò a recuperare un fico con i denti dall’ano dell’animale per avere salva la vita. L'autore analizza come questa punizione grottesca, che sottintende un gesto di sottomissione fisica e linguistica, sia stata storicamente oggetto di pudore e censura da parte dei cronisti ambrosiani, desiderosi di nascondere un simile oltraggio. Attraverso il confronto tra leggenda e silenzio storiografico, il brano mette in luce come il concetto di onore e moralità medievale abbia trasformato un possibile evento storico in un epiteto identitario duraturo e controverso. -
 
 
lib1449-buseccon-milanesi-04 - I bus con milanesi. I milanesi, scrive dovunque il Molossi, male affezionati l'imperatore pensando solo a una nuova ribellione appalesarono pentosto il loro malo animo con maltrattare i suoi ambasciatori
 
www. redigo.it e la storia continua. I bus con milanesi. I milanesi, scrive dovunque il Molossi, male affezionati l'imperatore pensando solo a una nuova ribellione appalesarono pentosto il loro malo animo con maltrattare i suoi ambasciatori e più che con una disdicevolezza non più udita nel modo che sono per narrate. L'imperatrice venne a Milano non da altro spinta che dal desiderio di vederla, stimandosi sicura e lontana dal ricevere affronto alcuno. Ma i milanesi, fermata alla Real Donna e alle Namula su di esso al rovescio fece salire la fecero e datele in mano a guisa di briglia la coda della bestia. Così uccellandola ne la mandarono fuori per l'altra porta della città. Da una porta all'altra della città l'imperatrice passò tra la folla che rideva di lei e che fece grande gazzarra attorno alla mura. Ciò inteso da Federico addiratone molto si portò incontamente adiale milanadesi, i quali, essendo in suo potere, furono a Federico accettati a patto che chi volesse vivere uno dei fichi cavassero coi denti dalle parti vergognose della mula, altrimenti sarebbero stati messi a fil di spada. Molti, piuttosto che assoggettarsi a nonomignosa pena, l'essero di morire là dove Le amanti erano della vita, fecero quanto ad essi era imposto. Rispetto a tanti altri suoi predecessori, anche ai più famosi e a tanti contemporanei, notei alle cronache della vita letteraria del secolo dei lumi, il Molossi si comportò con un certo coraggio, facendo il suo racconto nel modo più esplicito che potesse. Ma anche a un lodigiano come lui che non doveva difendere alcun mito cittadino. Il pudore imponeva delle regole da rispettare. Così non sapremo mai con precisione da quale parte specifica del sottocoda della bestia i miladesi fossero stati costretti a sfilare con i denti il famigerato fico. Il frutto fra i tanti che avrebbero potuto prestarsi al bisogno non doveva essere stato preselto a caso dall'ideatore della pena, anzi sembravano proprio uno strumento preferito ad altri per esternare una più sottile e credele vendetta, offendendo ancora più profondamente gli orgogliosi milanesi. Il fico è un frutto notoriamente molto morbido che quando è maturo si rompe assai facilmente. I poveri malcapitati che dovevano estrarlo dalla parte posteriore della mura e non potevano assolutamente usare le mani quando anche i denti non riuscivano a essere d'aiuto a raggiungere il loro obiettivo. Avranno avuto bisogno di aiutarsi, ahimè, anche utilizzando abbondantemente la lingua, diventando così automaticamente dei bus leconi in piena regola, bus leconi del bus. A questo, in questo primitivo è allora impetibile epiteto stava dunque, dicevano dei detratori dei milanesi, la vera origine del soprannome dei Buseconi, o almeno così si voleva che andassero le cose a darretta dai sostenitori che in verità sembravano troppo interessati a ribadire fermamente questa tesi. Ma la bestia in questione era una mula o un'asina? Le varie fonti fanno confusione e alternano ora una ora l'altra. Nessuno degli scrittori ne riportarono nei loro libri la storia dell'imperatrice insultata dai miladesi. Si premura però di aggiungere un'osservazione molto importante per capire il peso dell'ingiuria inferta Beatrice di Germania. Non si trattava infatti solo di averla resa ridicola, di averla pubblicamente derisa, ma soprattutto di aver le gravemente offesa e in un e in un modo che all'epoca si era soliti fare con le persone, donne soprattutto che erano ritenute di dubbia fama. L'asino era un animale che per simbologia popolare antica rappresentava la lascivia e la lussuria. Per questo nel Medioevo chi veniva accusato di adulterio, una volta riconosciuto colpevole, veniva obbligato a cavalcare pubblicamente un asino. Nel caso dell'adultere, la cavalcata pubblica avveniva in mezzo a un maggior lubidrio, poiché le poverette venivano beffeggiate come donne senza costume, quasi alla stregua delle prostitute. Figuriamoci quindi il peso di quell'ondta. Alcuni scrittori sostennero addirittura che la distruzione di Milano fosse voluta dal Barbarossa per vendicare la grande omiliazione subita la propria consorte e lo scrittore Pietro Madini nella sua monografia intitolata proprio I Buseconi, edita a Milano nel 1930, dopo aver riportato per primo le parole del Molosi, giustamente si domanda, "Ma l'episodio dunque dell'imperatrice della Mura è storia? È falsità? È leggenda, è tradizione? A commento e nel tentativo dipanare i troppi dubbi, egli ci offre anche un interessante saggio di antologia critica, presentando varie fonti bibliografiche persino straniere sulla vicenda dell'imperatrice dell'Asina e dei milanesi. È piuttosto curioso l'atteggiamento degli storici e degli scrittori ambrosiani in riguardo nei confronti di questa storia. Quando non si rifugiano nel silenzio esprimono tutti grande pudore, fastidio e irritazione e dichiarano invariabilmente che si trattava di una enorme falsità. I cronisti che vivevano all'epoca nella quale l'evento sarebbe accaduto tacciano dando inizio per primi a una lunga retticenza ereditia tramandata di secolo in secolo che perdurava ancora nell'800. In questo secolo tale reticienza, sia cui maggiormente perché è aggravata, come abbiamo accennato, dall'esasperazione del concetto di pudore e di morale che impediva di entrare nel dettaglio dell'episodio dell'asina e del fico. Il silenzio degli storici contemporanei ai fatti fa automaticamente relegare la vicenda tra le tante leggende nate in margine agli eventi storici del Medioevo lombardo. Ma il Madini osserva giustamente che molti storici coevi del Barbarossa, testimoni diretti dei tradici eventi milanesi dell'epoca, tacquero anche i suoi episodi storicamente comprovati e ben più importanti, come per esempio il convegno di Pontida dell'aprile 1167. Vien da pensare che dal X al 13º secolo tutti gli eruditi anesi che si occuparono delle vicende storiche della città, ma sopportassero l'idea di raccontare una grave ingiuria subita dai loro concittadini. Ingiuria che li aveva fatti diventare lo zimbello delle città nemiche e che quindi preferissero tacere. Tutte le altre testimonianze in merito, infatti, sebbene ritracciabili a partire dal 500 in poi, sono sempre di fonte rigorosamente non milanese. Giulio Giorgio Giulini, uno dei più illustri storici che Milano ebbe nelle sue monumentali memorie spettanti alla storia di Milano, non raccontò la vicenda perché l'argomento troppo volgare e si limitò ad alludervi scrivendo intorno alla stessa moglie di Federico Augusto si legge che i milanesi abbiano adesso fatta fatto dei trattamenti molto ingiuriosi dei quali abbiamo dovuto poi pagarne nel fio. Ben 200 anni dopo il Giulini da un famoso testo scolastico molto innuso nelle scuole del miladese e curato da Pietro Rotondi, emersse il medesimo immutato e ferreo riservo. Sempre e ancora all'insegna dell'antico motto alludere a tutto Ma non rivelare mai niente. Federico Barbarossa, scrive Rotondi, fu molto ostile milanesi, i quali lo ripagarono con sconci motti e volandio, con più sconce rappresentazioni che provocarono dall'altra parte un non meno villano ricambio. www.redigo.it e la storia continua. M.
 
 
lib1449-buseccon-milanesi-04 - Federico Barbarossa. - Federico I di Germania, universalmente noto come Federico Barbarossa, rappresenta nelle fonti una figura centrale e controversa della storia medievale lombarda, la cui memoria è inscindibilmente legata al conflitto con il comune di Milano
 
Federico I di Germania, universalmente noto come Federico Barbarossa, rappresenta nelle fonti una figura centrale e controversa della storia medievale lombarda, la cui memoria è inscindibilmente legata al conflitto con il comune di Milano
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La distruzione di Milano e la crudeltà dell'imperatore
Il momento più drammatico del suo regno in Italia fu l'assedio di Milano, che capitolò nel marzo del 1162 dopo due anni di resistenza
. Barbarossa ne ordinò la distruzione sistematica, avvalendosi dell'aiuto dei contingenti delle città rivali di Milano, come Pavia, Como, Lodi, Cremona e Novara
. La sua condotta durante e dopo la resa è descritta come spietata:
Mutilazioni e devastazioni: Ordinò di mozzare mani e piedi a chiunque venisse trovato nelle campagne in cerca di cibo e fece abbattere ogni albero all'interno delle mura
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L'insensibilità al dolore: Durante la sfilata dei vinti — vecchi, donne e bambini che imploravano pietà con dei crocifissi — il volto dell'imperatore rimase "immobile e freddo come pietra"
. Egli pretese inoltre che la moglie Beatrice assistesse allo spettacolo della miseria milanese da una finestra del suo palazzo a Lodi
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L'aratura simbolica: La leggenda narra che sulle rovine fumanti della città l'imperatore fece passare l'aratro e spargere il sale per decretarne la fine definitiva
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La leggenda della vendetta e il "fatto del fico"
Molte fonti attribuiscono l'accanimento di Barbarossa contro Milano a una grave ingiuria subita dalla moglie, l'imperatrice Beatrice, durante una sua visita non ufficiale in città
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L'offesa dei milanesi: Secondo il racconto, i cittadini avrebbero catturato Beatrice, costringendola a cavalcare una mula (o un'asina) al rovescio, impugnandone la coda a mo' di briglia, per poi cacciarla dalla città tra le beffe della folla
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La "punizione del fico": Come ritorsione, Barbarossa avrebbe imposto ai prigionieri milanesi una pena infamante: chiunque volesse aver salva la vita doveva estrarre con i denti un fico dalle "parti vergognose" della mula
. Questo episodio è citato come una delle possibili (e ingiuriose) origini del soprannome "Busleconi" (da bus-leca, ovvero chi lecca il buco), termine che i nemici di Milano usavano per deriderli
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Iconografia e percezione popolare: dal Demonio al Santo
La figura del Barbarossa ha generato sentimenti diametralmente opposti a seconda delle fazioni politiche:
Per i milanesi e i brianzoli: L'imperatore divenne lo "spauracchio" della Lombardia, spesso raffigurato con le sembianze del demonio a causa delle persecuzioni e dei villaggi bruciati
. Un celebre basso rilievo del 1171 sulla Porta Romana lo ritrae con un'espressione inquietante, seduto sopra un mostro (con ali di pipistrello e coda di sirena) che simboleggiava la sua crudeltà, falsità e mancanza di pietà
. Al Castello Sforzesco si conserva inoltre un rilievo satirico di una donna che si rade il pube, interpretato come uno scherno rivolto all'imperatrice Beatrice
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Per i comaschi: Essendo stati storici alleati dell'Impero e beneficiari di privilegi, essi arrivarono a santificare l'imperatore
. Nella chiesa di Brienno, sul lago di Como, furono conservate per secoli reliquie attribuite a un presunto "San Federico imperatore"
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Il declino e l'eredità storica
La fortuna del Barbarossa in Italia mutò drasticamente con la Battaglia di Legnano, che permise ai milanesi di rialzare la testa e ricostruire la città
. Secoli dopo, l'odio popolare verso di lui venne paragonato a quello nutrito dai milanesi per l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe (detto "Cecco Beppe")
. Entrambi i sovrani, insieme alle rispettive consorti (Beatrice e Sissi), rimasero nell'immaginario meneghino come simboli della tirannide straniera, combattuta dal popolo non solo con le armi ma anche attraverso una satira pungente e canzonette irriverenti
 
 
lib1449-buseccon-milanesi-04 - Origine dei Buseconi. - L'origine del soprannome "Buseconi" è legata a un episodio leggendario e altamente degradante avvenuto durante il conflitto tra la città di Milano e l'imperatore Federico Barbarossa.
 
L'origine del soprannome "Buseconi" è legata a un episodio leggendario e altamente degradante avvenuto durante il conflitto tra la città di Milano e l'imperatore Federico Barbarossa.
Secondo i detrattori dei milanesi, questo appellativo deriverebbe da una punizione umiliante che l'imperatore impose ai cittadini per vendicare l'onore di sua moglie.
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L'insulto all'Imperatrice Beatrice
Le fonti narrano che l'Imperatrice Beatrice di Germania si fosse recata a Milano solo per il desiderio di vedere la città, credendosi al sicuro.
Tuttavia, i milanesi, animati da un forte spirito di ribellione contro l'Impero, la catturarono e le inflissero un'offesa gravissima:
La costrinsero a montare al rovescio su una mula (o un'asina, a seconda delle fonti).
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Le misero tra le mani la coda della bestia affinché la usasse come briglia.
La fecero sfilare da una porta all'altra della città tra le risa e lo scherno della folla.
Questo gesto non era solo una derisione pubblica, ma portava con sé un simbolismo profondo e infamante: nel Medioevo, far cavalcare un asino era una punizione riservata alle adultere e alle donne di "dubbia fama", che venivano così equiparate alle prostitute.
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La vendetta di Barbarossa e il "Fico"
Quando Barbarossa venne a conoscenza dell'accaduto, la sua ira fu tale che alcuni storici sostengono che la successiva distruzione di Milano fu motivata proprio dal desiderio di vendicare la consorte.
Una volta che i milanesi caddero nelle sue mani, egli impose loro una condizione "ignominiosa" per aver salva la vita:
Ogni prigioniero doveva estrarre un fico dalle "parti vergognose" o dal sottocoda di una mula usando esclusivamente i denti.
L'uso delle mani era severamente vietato e chi si rifiutava veniva passato a fil di spada.
Poiché il fico è un frutto estremamente morbido e facile a rompersi, i condannati, non potendo usare le mani e faticando con i soli denti, furono probabilmente costretti ad aiutarsi molto con la lingua.
Da questo atto deriverebbe l'epiteto originale "bus leconi" (leccatori del buco), che secondo i critici della città sarebbe la vera radice del termine Buseconi.
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Reticenza storica e leggenda
Nonostante la popolarità della storia, esiste un grande dibattito sulla sua veridicità. Gli storici milanesi dell'epoca (tra il X e il XIII secolo) mantennero un silenzio assoluto sulla vicenda, probabilmente per pudore e vergogna, non volendo documentare un episodio che rendeva i loro concittadini lo zimbello delle città rivali.
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Le testimonianze scritte iniziano a comparire in modo esplicito solo a partire dal Cinquecento e quasi esclusivamente da fonti non milanesi.
Anche storici illustri dei secoli successivi, come Giorgio Giulini nel Settecento, evitarono di trattare l'argomento perché considerato troppo volgare, limitandosi ad allusioni vaghe sul fatto che i milanesi avessero trattato ingiustamente l'imperatrice e avessero poi dovuto "pagarne il fio" (espressione che, ironicamente, richiama il termine "fico").
Ancora nell'Ottocento, testi scolastici come quello di Pietro Rotondi preferivano alludere a "sconce rappresentazioni" e "villani ricambi" senza mai rivelare i dettagli scabrosi dell'asina e del fico.
 
 
lib1449-buseccon-milanesi-04 - Beatrice di Germania. - Nelle fonti fornite, Beatrice di Germania (nota anche come l'Imperatrice Beatrice) è la figura centrale di un episodio leggendario e altamente ingiurioso che segnò profondamente i rapporti tra l'Impero e la città di Milano durante il regno di Federico Barbarossa.
 
Nelle fonti fornite, Beatrice di Germania (nota anche come l'Imperatrice Beatrice) è la figura centrale di un episodio leggendario e altamente ingiurioso che segnò profondamente i rapporti tra l'Impero e la città di Milano durante il regno di Federico Barbarossa.
L'arrivo a Milano e l'umiliazione pubblica
Beatrice giunse a Milano spinta dal semplice desiderio di vedere la città, ritenendosi al sicuro da ogni possibile affronto
. Tuttavia, i milanesi, che nutrivano un forte risentimento verso l'imperatore, la catturarono e le inflissero un'umiliazione senza precedenti
. Secondo il racconto del Molossi:
Fu costretta a salire su una mula (o un'asina) al rovescio
.
Le fu posta tra le mani la coda della bestia, affinché la usasse come se fosse una briglia
.
Fu condotta in una sorta di parata derisoria da una porta all'altra della città, circondata da una folla che rideva e faceva "grande gazzarra"
.
Il simbolismo dell'insulto
L'offesa arrecata a Beatrice non era solo un atto di scherno, ma un gesto carico di significati infamanti per l'epoca
. L'asino era infatti considerato un simbolo di lascivia e lussuria
. Nel Medioevo, costringere una donna a cavalcare pubblicamente un asino era una punizione specifica riservata a chi era accusata di adulterio o alle donne di "dubbia fama"
. In pratica, attraverso questa rappresentazione, i milanesi cercarono di equiparare l'Imperatrice a una prostituta, infliggendole un'onta gravissima che colpiva direttamente l'onore della corona imperiale
.
La vendetta di Barbarossa
La reazione di Federico Barbarossa alla notizia dell'affronto subito dalla consorte fu di estrema ira
. Alcuni scrittori sostengono addirittura che la successiva distruzione di Milano sia stata dettata proprio dalla volontà di vendicare questa grande umiliazione
. Per riparare l'offesa, Barbarossa impose ai milanesi vinti la celebre e degradante punizione del "fico": ogni cittadino, per aver salva la vita, doveva estrarre un fico dal sottocoda di una mula usando esclusivamente i denti
. Questo episodio, definito un "villano ricambio", sarebbe all'origine del soprannome spregiativo "Buseconi" (leccatori del buco)
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Il silenzio delle fonti milanesi
È interessante notare come la figura di Beatrice e l'episodio della mula siano stati oggetto di una lunga reticenza storica da parte degli studiosi milanesi
. Dal X al XIII secolo, i cronisti locali tacquero sull'accaduto per pudore e vergogna, non volendo tramandare un evento che rendeva i loro concittadini lo zimbello delle città nemiche
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Storici illustri come Giorgio Giulini evitarono di entrare nei dettagli perché l'argomento era considerato "troppo volgare", limitandosi a scrivere che i milanesi fecero all'imperatrice "trattamenti molto ingiuriosi"
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Ancora nell'Ottocento, autori come Pietro Rotondi preferirono usare espressioni vaghe come "sconci motti" e "sconce rappresentazioni" per evitare di descrivere l'episodio nei suoi particolari più scabrosi
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Nonostante i dubbi sulla veridicità storica del fatto — se sia cioè storia, leggenda o tradizione — l'episodio di Beatrice rimane un punto focale per comprendere la ferocia del conflitto tra il Barbarossa e Milano
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lib1449-buseccon-milanesi-04 - Leggenda del fico. - La leggenda del fico rappresenta uno degli episodi più crudi e umilianti legati al conflitto tra l'imperatore Federico Barbarossa e la città di Milano, fungendo da spiegazione leggendaria (e spregiativa) per l'origine del soprannome milanese "Buseconi"
 
La leggenda del fico rappresenta uno degli episodi più crudi e umilianti legati al conflitto tra l'imperatore Federico Barbarossa e la città di Milano, fungendo da spiegazione leggendaria (e spregiativa) per l'origine del soprannome milanese "Buseconi"
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L'antefatto: l'oltraggio all'Imperatrice
Secondo la narrazione riportata dal Molossi, l'evento scatenante fu un gravissimo affronto inflitto dai milanesi a Beatrice di Germania, moglie del Barbarossa. L'imperatrice si era recata a Milano per semplice desiderio di visitarla, credendosi al sicuro, ma i cittadini la catturarono e le imposero un'umiliazione pubblica
. Beatrice fu costretta a salire su una mula al rovescio, usando la coda dell'animale come briglia, e fu fatta sfilare per le vie della città tra le risa e lo scherno della folla
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Questo gesto aveva un significato simbolico profondo e infamante: nel Medioevo, far cavalcare un asino era la punizione riservata alle adultere e alle donne di "dubbia fama", equiparandole di fatto alle prostitute
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La vendetta di Barbarossa e la prova del fico
Informato dell'accaduto, Federico Barbarossa reagì con un'ira tale che, secondo alcuni autori, la successiva distruzione di Milano fu motivata proprio dalla volontà di vendicare l'onore della consorte
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. Una volta che i milanesi caddero in suo potere, l'imperatore impose loro una condizione "ignominiosa" per aver salva la vita:
Ogni prigioniero doveva estrarre un fico dal "sottocoda" o dalle "parti vergognose" di una mula usando esclusivamente i denti
.
Coloro che si rifiutavano di sottoporsi a tale degradazione venivano immediatamente passati a fil di spada
.
Il fico non fu scelto a caso: essendo un frutto molto morbido che si rompe facilmente, i prigionieri — impossibilitati a usare le mani — erano costretti ad aiutarsi abbondantemente con la lingua per riuscire nell'intento
. Da questo atto deriverebbe l'epiteto infamante "bus leconi" (leccatori del buco), che i detrattori indicano come la vera radice del termine Buseconi
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Storicità e reticenza
Il dibattito sulla veridicità della leggenda è complesso. Gli storici milanesi dell'epoca (dal X al XIII secolo) mantennero un silenzio assoluto sulla vicenda, probabilmente per pudore e vergogna, non volendo tramandare un evento che rendeva i loro concittadini lo zimbello delle città nemiche
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. Le prime testimonianze scritte esplicite risalgono solo al XVI secolo e sono quasi esclusivamente di fonte non milanese
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Anche nei secoli successivi, illustri storici come Giorgio Giulini evitarono di descrivere i dettagli per via della loro "volgarità", limitandosi ad allusioni vaghe secondo cui i milanesi avrebbero riservato all'imperatrice trattamenti ingiuriosi di cui dovettero poi "pagarne il fio"
. Ancora nell'Ottocento, testi scolastici come quello di Pietro Rotondi parlavano genericamente di "sconce rappresentazioni" e di un "villano ricambio" da parte del Barbarossa, mantenendo il segreto sui particolari più scabrosi dell'asina e del fico
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lib1449-buseccon-milanesi-04 - Storia di Milano. - Nelle fonti fornite, la storia di Milano viene analizzata principalmente attraverso il prisma del suo turbolento rapporto con il Sacro Romano Impero nel XII secolo, concentrandosi su un episodio specifico che fonde storia, leggenda e identità cittadina: il conflitto con l'imperatore Federico Barbarossa.
 
Nelle fonti fornite, la storia di Milano viene analizzata principalmente attraverso il prisma del suo turbolento rapporto con il Sacro Romano Impero nel XII secolo, concentrandosi su un episodio specifico che fonde storia, leggenda e identità cittadina: il conflitto con l'imperatore Federico Barbarossa.
La ribellione contro l'Impero
Milano è descritta come una città "male affezionata" all'imperatore, costantemente incline a nuove ribellioni
. Questo spirito d'indipendenza si manifestò non solo in ambito politico e militare, ma anche attraverso atti di insolenza senza precedenti verso l'autorità imperiale, come il maltrattamento degli ambasciatori e, soprattutto, l'affronto diretto alla consorte di Federico
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L'oltraggio a Beatrice di Germania
Un momento cruciale nella narrazione storica milanese riportata dalle fonti è la visita dell'Imperatrice Beatrice. Entrata a Milano spinta dal solo desiderio di vederla e stimandosi al sicuro, fu invece vittima di un'umiliazione pubblica pianificata dai cittadini
. La costrinsero a salire su una mula al rovescio, facendole impugnare la coda della bestia come se fosse una briglia, e la fecero sfilare tra la folla schernente da una porta all'altra della città
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Questo atto non era una semplice derisione, ma un'offesa carica di simbolismo medievale: l'asino rappresentava la lascivia e la lussuria, e la cavalcata pubblica era la punizione riservata alle adultere e alle prostitute
. Equiparando l'Imperatrice a una donna di "dubbia fama", i milanesi inflissero un'onta gravissima alla corona imperiale
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La distruzione della città e la punizione del "Fico"
La reazione del Barbarossa fu violentissima. Alcuni storici, come Pietro Madini nella sua monografia del 1930, sostengono che la distruzione di Milano fu voluta dall'imperatore proprio per vendicare l'umiliazione subita dalla moglie
. Una volta che i milanesi caddero in suo potere, Federico impose loro una condizione "ignominiosa" per aver salva la vita:
Ogni prigioniero doveva estrarre un fico dal sottocoda di una mula usando esclusivamente i denti
.
Coloro che rifiutavano venivano passati a fil di spada
.
Poiché il frutto è morbido e facile a rompersi, i condannati dovettero aiutarsi abbondantemente con la lingua, venendo definiti dai detrattori "bus leconi" (leccatori del buco), termine che darebbe origine al soprannome "Buseconi"
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La storiografia del silenzio e del pudore
Un aspetto significativo della storia di Milano emerso dalle fonti è la reticenza degli storici locali nel documentare questi eventi.
Silenzio secolare: Dal X al XIII secolo, i cronisti milanesi tacquero completamente sull'episodio dell'asina e del fico, probabilmente per vergogna e per non tramandare un evento che rendeva la città lo zimbello dei nemici
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Giorgio Giulini: Anche nel XVIII secolo, lo storico Giulini evitò di raccontare i dettagli perché l'argomento era considerato "troppo volgare", limitandosi a scrivere che i milanesi dovettero "pagarne il fio" per i trattamenti ingiuriosi verso l'imperatrice
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Pietro Rotondi: Ancora nell'Ottocento, i testi scolastici parlavano genericamente di "sconce rappresentazioni" e di un "villano ricambio" da parte del Barbarossa, mantenendo il segreto sui particolari più scabrosi
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In sintesi, la storia di Milano in questo periodo è caratterizzata da un'aspra lotta per l'autonomia che sfociò in atti di estrema sfida simbolica, seguiti da una repressione imperiale brutale che la memoria storica della città ha cercato per secoli di mitigare o nascondere per ragioni di decoro e morale
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Qual era il significato simbolico dell'asino nel Medioevo?
Perché gli storici milanesi mantennero il silenzio sulla vicenda?
Cosa scrisse Pietro Madini riguardo alla veridicità della leggenda?
 
 
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