16 lib1425 Rugareto

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lib1425 Rugareto
 
Contents
16.1 percorso arancio
16.2 percorso rosa
16.3 percorso verde
16.4 percorso rosso
16.5 percorso viola
16.6 cenni di botanica sul percorso dei fontanili
 
 

16.1 percorso arancio

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PERCORSO ARANCIO
 
Descrizione del percorso: l'itinerario attraversa su carrarecce e sentieri il territorio di Gorla Minore. Il percorso può essere percorso sia a piedi che in bicicletta.
 
Interesse: storico e naturalistico.
Bacheche: Santuario Madonna dell'Albero e nelle vicinanze del circolo ippico in Via Manzoni.
 
Il percorso arancione interessa particolarmente il territorio di Gorla Minore e ha una lunghezza di 5 Km.
Il Comune di Gorla Minore ha ca. 6400 abitanti e si sviluppa su una superficie di 7.72 Kmq ad un'altitudine media di 237 m. s.l.m.
L'elemento più caratteristico che incontriamo sul nostro tracciato è senza dubbio il Santuario della Madonna dell'Albero nella frazione di Prospiano.
Si pensa che la chiesetta campestre già esistesse nel XV secolo e che fosse stata costruita come la piccola Baraggiola, da qualche ricco proprietario terriero. Si racconta che il 10 luglio 1854 d'improvviso scoppiò un furioso temporale e la gente che lavorava nei campi vicini trovò riparo proprio sotto l'entrata del santuario. Un fulmine si abbatté sul gruppo di contadini che, atterriti, si rivolsero alla Madonna la quale accolse la loro preghiera e li salvò.
La ricorrenza ditale miracolo assumerà, nel linguaggio popolare, la denominazione di "festa daa scaja" cioè del fulmine.
 
Fuori percorso ma meritevole di una breve visita citiamo la Villa Durini già "Casa Magna". L'immobile fu costruito nel XVI secolo da una nobile famiglia milanese, i Magni appunto, quale dimora di campagna nella "ridente ed amena Valle Olona".
La proprietà passò successivamente ai Terzaghi e poi ai Durini i quali, infine, nel 1956 cedettero la villa e lo splendido parco al Comune di Gorla Minore.

16.2 percorso rosa

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PERCORSO ROSA
 
Descrizione del percorso: su comode carrarecce e tra boschi di essenze introdotte miste a quercette il percorso ha i punti estremi nella cappella della "Baraggiola" e nell'antica chiesa di "San Vitale".
 
Interesse: naturalistico, paesaggistico, storico e artistico.
 
Bacheche: S. Vitale; vicinanze Cappella Baraggiola.
 
Il percorso rosa si sviluppa nel territorio di Gorla Maggiore con una leggera deviazione verso la Cascina Cipollina in Carbonate e misura ca. 8,5 Km.
 
Gorla Maggiore ha ca. 4750 abitanti e si estende su una superficie di 5.34 kmq.
L'altitudine media è di 258m s.l.m.
L'itinerario tracciato consente di incontrare alcuni punti interessanti.
Subito dopo la partenza il sentiero ci conduce verso la cappella della Baraggiola, vicinissima al confine con Gorla Minore, ed ormai pericolante. Riteniamo che la cappella sia stata costruita unicamente per favorire la bonifica dei territori della zona ed il cui termine indicava nell'alto medioevo una parte di terra incolta o non bonificata. La costruzione è un piccolo oratorio campestre molto semplice, con forma parallelepipeda e con il portale ad arco. Gli affreschi interni sono stati quasi tutti trasferiti e la chiesetta è nel più completo abbandono.
 
Proseguendo, nei pressi della Cascina Cipollina, incontriamo il Fontanile di Tradate chiamato anche Rabaù (rabbia). Il torrente nasce nei pressi di Castelnuovo Bozzente e sembra che avesse anche delle diramazioni verso il fiume Olona. Il corso d'acqua fu molto pericoloso e durante alcune piene riuscì ad interrompere l'attività di alcuni mulini sul fiume Olona. Distrusse anche la Cascina Cipollina (1761) che venne poi ricostruita un po' più lontano. Tutte queste alluvioni costrinsero l'Ente Tre Torrenti (gli altri due erano il Bozzente e il Gradaluso) ad apporre delle modifiche al corso consentendo lo spaiamento del Fontanile, nei momenti di maggiore pressione, verso i boschi Ramascioni. Da allora il torrente diminuì la sua rabbia e successivamente l'Ente Tre Torrenti fu sciolto. Giunti alla conclusione del nostro itinerario incontriamo la stupenda chiesa di San Vitale e Santa Valeria. Il momento ideale per una sua visita è verso il tramonto quando il sole illumina completamente la facciata.
L'edificio si trova sul ciglio della valle; è semplice ed essenziale e sprigiona un'atmosfera incantevole. La costruzione, la cui attuale forma è del 1600 ca., risale sin ai tempi romani.

16.3 percorso verde

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PERCORSO VERDE
 
Descrizione del percorso: il sentiero si sviluppa su due anelli percorrendo carrarecce, sentieri ed un breve tratto di strada asfaltata.
 
Interesse: naturalistico.
 
Bacheche: nei pressi del campo sportivo e della Chiesa Parrocchiale di Nizzolina.
 
Il percorso verde si sviluppa nel territorio di Marnate. Il tracciato, completamente in bosco, ha una lunghezza di ca. 6 Km.
 
Marnate conta ca. 5750 abitanti su una superficie di 4.81 kmq.
L'altitudine media è di 227m s.l.m.
L'origine del toponimo Marnate ha diverse interpretazioni. La tesi più accreditata farebbe derivare il nome da "Marna", un calcare argilloso che veniva usato per correggere i terreni aridi per aumentarne la produttività. Probabilmente in questa zona sarà stato usato molto calcare, di conseguenza si arrivò al nome di Marnate cioè terreno corretto con marna.
 
Il percorso scelto interessa anche la frazione di Nizzolina (si pensa che dove sorse il vecchio nucleo di Nizzolina fossero diffusi gli alberi di nocciolo; nella forma dialettale nocciola è detta "Niscioa", perciò dal diminutivo nocciolina abbiamo "Nisciuina"), può essere percorso sia a piedi che in bicicletta ed è tanto breve quanto piacevole.
Una visita a parte merita la vecchia chiesa di Santa Maria in Piazza detta anche "Chiesa Madonna" situata nell'attuale Piazza IV Novembre. In origine probabilmente faceva parte delle opere difensive a protezione del porto fluviale dell'Olona, allora navigabile. Successivamente trasformata in luogo di culto, si ritiene che essa sia stata la prima chiesa di Marnate. All'interno viene conservato un affresco del 1200 raffigurante la Madonna con Bambino. Sul campanile è installato un antico orologio a contrappesi con una sfera sola.
Segnaliamo, nelle immediate vicinanze, anche la chiesa del Lazzaretto , dedicata a San Rocco, che venne costruita a ricordo del luogo dove venivano isolati i malati di peste. Da non dimenticare, infine, la chiesa di Sant'Ilario , la cui attuale forma risale all’inizio del secolo, con il singolare campanile che svetta al centro della facciata, particolare raro nella costruzione delle chiese.

16.4 percorso rosso

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PERCORSO ROSSO
 
Descrizione del percorso: il percorso comprende la visita del centro del paese dove si può osservare il Castello.
 
Interesse: naturalistico, storico e artistico. Bacheche: P.zza E. Toti, Cascina Visconta, Santuario S. Maria.
 
Il percorso rosso è tracciato nel territorio di Cislago ed ha uno sviluppo di ca. 9 Km.
 
Cislago conta ca. 8000 abitanti, si estende su una superficie di 10.92 kmq ed ha un'altitudine media di 237m s.l.m.
L' itinerario può anche iniziare dalla Stazione delle Ferrovie Nord che, durante le giornate festive, effettua un servizio anche per i ciclo turisti.
L'attraversamento della Statale ci conduce nei pressi del Castello dei Conti di Castelbarco. L'origine della rocca risale ai primordi dell'età carolingia. Lo stato attuale risale a11620 quando furono condotti importanti lavori di restauro per opera del Marchese Cesare Visconti il quale trasformò il castello da rocca militare in residenza di campagna.
L'edificio è una massiccia costruzione a pianta rettangolare con due imponenti torri sulla facciata chiusa e con merlatura ghibellina . Di fronte al lato principale vi è un esteso parco, una volta del castello, e poi diventato giardino pubblico. Nelle immediate vicinanze troviamo la chiesetta dedicata alla Vergine Maria Annunziata . Durante il Medioevo era questo un luogo di culto ad uso esclusivo dei Signori che stipendiavano un cappellano per celebrarvi il S. Sacrificio.
La chiesetta era posta su un rialzo del terreno, lambito dalle acque del torrente Bozzente, che passava proprio dietro la cappella maggiore, rendendo la planinietricamente ancor più collegata al castello. L'edificio appartiene alla fine del trecento; si presenta come un oratorio tardo gotico ad aula, terminante con una abside rettangolare, con finestre ogivali ed archetti trilobi.       Proseguendo per il nostro itinerario incontriamo la Chiesa della Nostra Signora del Sacro Cuore. La chiesetta fu costruita agli inizi di questo secolo per iniziativa degli abitanti della vicina Cascina Visconta.
Apporto determinate arrivò dai Conti Castelbarco che donarono il terreno su cui tu edificato l'Oratorio. La chiesa risulta lunga 18.60m, larga 8.25m ed alta 11.20m.
Subito dopo incontriamo la Cascina Visconta, esempio lombardo di dimora a corte pluriaziendale, caratterizzata da una produzione agricola svariata e destinata al fabbisogno delle poche famiglie che vi abitavano.
Attualmente l'edificio versa in condizioni preoccupanti e, nonostante la bellezza della posizione e del territorio, non intravediamo segnali di rilancio.
Da ultimo, ma non per importanza, abbiamo la possibilità di visitare la chiesa di S. Maria in Campagna, attualmente detta della "Madonna della Neve".
La sua posizione periferica sembra riconducibile all'usanza medioevale di non accogliere direttamente i forestieri per evitare contagi e malattie, soprattutto peste e colera; il carattere isolato espresso dalle mura che circondano l'edificio, la presenza di un pozzo per acqua, la prossimità del cimitero dei morti per contagio e i ripetuti affreschi delle figure di S. Sebastiano e S. Rocco sembrano avvalorare questa ipotesi. La chiesa nella sua struttura attuale risale al XV secolo e all'interno troviamo affreschi attribuiti a Gian Giacomo Lampugnani e ai Fiarimenghini (possibilità di visita guidata chiedendo alla ProLoco tel. 02.96382607).

16.5 percorso viola

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PERCORSO VIOLA
 
Descrizione del percorso: partendo da Villa Rusconi e percorrendo comode carrarecce si incontra per lunghi tratti il torrente Bozzente.
 
Interesse: naturalistico.
 
Bacheche: nei pressi della villa Rusconi.
 
Il percorso viola è lungo ca. 9 Km e si sviluppa nel territorio di Rescaldina.
 
Rescaldina ha popolazione di ca. 11800 abitanti e si estende su una superficie di 8.18kmq. L'altitudine media è di 233m s.l.m..
Comune situato nella fascia pedemontana del1'alto milanese, lambito dal Bozzente.
Sul suo territorio sono situate numerose industrie ed attività commerciali che hanno favorito, soprattutto negli anni 60, un forte sviluppo.
L'origine del nome di Rescalda (dì cui Rescaldina sarà un diminutivo) si ritiene che sia composta dal latino "robur" cioè rovere e dal longobardo "scalta" cioè macchia di alberi, quindi "bosco di roveri". Il nostro itinerario si sviluppa nella frazione di Rescalda, un'interessante ed attraente località dove ancora enorme è la fascia boschiva. Il fiume Bozzente è il protagonista perché riesce ad accompagnarci per un lungo tratto. Il corso del fiume era un tempo spostato più ad Est, raccoglieva i ruscelli che si formavano nei boschi di Appiano Gentile per toccare poi Cislago, Gerenzano ed Uboldo. Successivamente, dopo alcune disastrose inondazioni in Cislago, il Bozzente fu deviato dal suo antico letto nel Cavo Borromeo che è tuttora l'attuale corso.
Esempio di antica edilizia rurale è la Cascina Pagana che costituisce il motivo di maggior interesse del percorso. L'annessa chiesetta di San Giuseppe fu costruita nel 1700 ca. dalle famiglie Raimondi e Guzzetti.
L'edificio è in buone condizioni: ha una facciata semplice e lineare interrotta solamente da due finestre nella parte inferiore, al centro delle quali vi è il portone di ingresso mentre la parte superiore è scandita da una vetrata quadrangolare e da due finte finestre contenenti, in passato, due statue. L'interno è costituito da un'unica navata a forma di aula lunga 7,20 m., larga 7.40 m. ed alta 7.50 m..
L'abside, rialzata di un gradino rispetto alla navata, è lunga 3 m., larga 5.50 m. ed alta 7.20 m. L' intervento della Sovrintendenza ha consentito il rifacimento della copertura della cappella e della sacrestia che l'ha riportata al suo antico splendore. Durante la primavera, esattamente nel giorno di San Giuseppe, l'edificio viene aperto al pubblico.

16.6 cenni di botanica sul percorso dei fontanili

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CENNI DI BOTANICA SUL PERCORSO DEI FONTANILI
I sentieri tracciati nel Percorso dei Fontanili prendono in considerazione quel estensione territoriale nota dal punto di vista geografico con il nome di Medio Olona ed in passato conosciuta come Cerrina, il cui nome trae origine da una specie di quercia autoctona un tempo facilmente riscontrabile nei nostri boschi: il Cerro (Quercus Cerris). A riscontro di analisi ed osservazioni pedologiche del terreno il suolo risulta prevalentemente composto da materiale grossolano quale sassi e ciottoli di varia pezzatura frutto del deposito di detriti trasportati durante lo scioglimento delle ultime glaciazioni (glaciazione di Wurm, avvenuta circa 20.000 anni fa) questa azione di deposito ha così contribuito a formare una zona di terrazzamento, nella quale prevale una certa acidità ed impermeabilità del suolo con conseguente scarsa fertilità del terreno, tali caratteristiche geomorfologiche insieme alle condizioni climatiche hanno fatto in modo che il nostro ambiente naturale e boschivo si evolvesse verso un ecosistema di brughiera alberata, anche se come vedremo successivamente la pressione antropica, vale a dire la presenza umana e i suoi insediamenti, ha notevolmente influenzato l'aspetto naturale del nostro territorio. L'associazione vegetale potenziale ed ottimale dovrebbe essere costituita dal Querco Carpineto vale a dire dalla Farnia (Quercus Robur) e dal Carpino bianco (Carpinus betulus) insieme ad altre essenze arboree autoctone che un tempo costituivano il patrimonio forestale dell'antica foresta planiziale padana. D'altro canto la costante opera umana di disboscamento e d'insediamento ha modificato in maniera rilevante il territorio del Medio Olona, ci troviamo quindi di fronte per la maggiore a boschi misti di latifoglie, nei quali oltre alla presenza di essenze arboree autoctone stanno sempre più affermandosi essenze arboree alloctone (cioè non originarie del luogo), che nulla hanno a che fare con la nostra flora e che creano seri e gravi problemi di degrado all'evoluzione naturale dei boschi, in quanto fortemente infestanti e senza competitori naturali che possano frenare la loro crescita. Prima di procedere ad ulteriori enunciazioni di carattere botanico riteniamo utile ricordare quali funzioni estremamente importanti ricoprono il bosco e i suoi alberi, che possiamo riassumere in un'azione biofisica intesa come protezione e costituzione del suolo, ossigenazione dell'aria e regolazione del clima, senza per nulla trascurare una funzione sociale, quest'ultima nel nostro contesto territoriale ricopre un ruolo che certamente non può essere dimenticato ed ignorato. Per evitare una semplice sequela di nominativi riguardante essenze arboree e floreali si è ritenuto opportuno e utile considerare l'ottimale vegetativo con le sue presenze più significative ed utilizzare il supporto di disegni e foto illustrative. Nella parte esterna dei boschi, cioè quella che corre lungo i sentieri è purtroppo presente più che altrove il ciliegio tardivo (Prunus serotina) pericoloso infestante in quanto con la sua rapida crescita, oltre un metro all'anno, soffoca e sottrae luce alle altre specie vegetali del bosco, la cui crescita è certamente inferiore ed ostacolata dal Prunus serotina; sempre nelle zone più aperte ed esposte al sole è da prendere in considerazione la presenza di un'altra specie alloctona: la Robinia (Robinia pseudoacacia) che pare sia arrivata in Europa dal Nord America nel lontano 1600 e piantumata per rispondere alla forte e notevole esigenza di legname e legna da ardere dei secoli scorsi, quest'ultima a differenza del Ciliegio tardivo, presente per lo più come piccolo albero, arriva ad assumere la sembianza di un vero e proprio albero con un'altezza di decine di metri ; dove non arrivano il Ciliegio tardivo e la Robinia vi é da rilevare anche se in numero decisamente inferiore la presenza dell'Ailanto (Ailanthus altissima) di origine asiatica anch'essa quindi specie arborea non autoctona. E' dunque all'interno dei boschi che le specie arboree più pregiate riescono a vivere e crescere, anche se per le giovani piante esiste il problema di soffocamento precedentemente esposto; tra questi alberi ricoprono certamente un ruolo di primaria importanza botanica le genericamente chiamate Querce, vale a dire: la già citata Farnia (Quercus robur), il Rovere (Quercus Petraea) il Cerro (Quercus Cerris) e la Roverella (Quercus Pubescens), quest'ultima con la caratteristica, lo evidenzia il nome stesso, di avere dimensioni più ridotte rispetto alle altre Querce e di prediligere terreni calcarei ed asciutti, è quindi presente in numero non certo rilevante soprattutto in forma di albero arbusto; per quanto concerne le essenze di Querce alloctone vi è da notare certamente la Quercia Rossa (Quercus rubra) di provenienza nord americana, la cui concentrazione é particolarmente intensa e significativa nei boschi di Marnate e Gorla. Inoltre, per quanto riguarda l'identificazione ed il riconoscimento delle Querce c'è da far notare la non semplicità nell'effettuare tale operazione in quanto tra le Querce vi è la tendenza ad ibridarsi tra loro e formare così po¬polazioni cosiddette ibride, quindi per una corretta interpretazione dell'albero e del suo riconoscimento occorre osservare attentamente oltre al suo portamento e alla corteccia un ramo con le sue foglie e ghiande attaccate ed avvalersi di un buon manuale di botanica per 12 chiave di lettura. Altra presenza arborea significativa è costituita dalla famiglia delle Betulacee, anche se in numero non certo notevole si possono segnalare la presenza di Carpino bianco (Carpinus betulus), Betulla (Betula pendula) come specie pioniera nell'evoluzione del bosco e Ontano nero (Alnus glutinosa) quest'ultimo però solo in presenza di suoli alluvionali umidi e vicino a corsi d'acqua, è detta perciò essenza arborea tipicamente igrofita; per quanto concerne gli arbusti non possiamo dimenticare di segnalare oltre già noto Nocciolo (Corylus avellana) caratterizzato da una fitta massa di lunghi rami arcuati che partono dal suolo il Biancospino (Crataegus monogyna) facilmente riconoscibile anche nella stagione invernale grazie ai suoi caratteristici aculei, e poi il Corniolo (Cornus mas), il Sanguinello (Cornus sanguinea) , il Ligustro (Ligustrum vulgare), il Sambuco (Sambucus nigra), l'Evonimo conosciuto anche come Fusaggine (Euonymus europaeus) e comunemente chiamata Berretta da prete e per finire il "nostro" ciliegio a grappoli : il Pado (Prunus padus) che a differenza di quello esotico é presente purtroppo in numero inferiore. L'elencazione delle essenze arboree ed arbustive, per non considerare le specie floreali, ed erbacee Fusaggine presenti nel territorio non è certo conclusa ed altro ancora ci sarebbe da dire, ma poi il tutto rischierebbe di essere una sistematica nota con annesso elenco, quello che invece ci preme segnalare è il fatto che, anche nei nostri boschi della Valle Olona a volte a torto bistrattati esistono, seppur in forma ristretta e ridotta (nicchie ecologiche) degli aspetti e valori di biodiversità che occorre preservare e difendere per poter garantire a noi e alle generazioni future una qualità di vita migliore e più rispettosa di quello che cista intorno: il nostro ecosistema.