Legnano story - note personali
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Introduzione
 
 
 
“Fioeù,
voreves sémper bén e, sorattùtt,
vorégh bén a la tèrra e rispèttela
perché l’é generosa e la recompensa sèmper”
 
Ad Erminia e Pietro Bianchi,
i nostri straordinari Genitori,
con infinito affetto e riconoscenza
Enrica, Angelo e Gianni Bianchi
 
 
 
  1. redigio.it⁄dati2008⁄QGLG760-Cascina-linterno.mp3 - Cascine milanesi  aperte - Cascina Linterno nel parco delle cave nei pressi di Bresso -
  2. redigio.it⁄dati2008⁄QGLG761-Cascina-linterno.mp3 - Cascine milanesi  aperte - Cascina Linterno - Il progetto culturale - Expo 2015 - il distretto agricolo culturale milanese, il progetto del politecnico -
  3. redigio.it⁄dati2008⁄QGLG762-cascine-introduzione.mp3  - Le cascine della Vercellina - Introduzione -
  4. redigio.it⁄dati2008⁄QGLG763-cascine-portavercellina.mp3  - Le cascine della Vercellina - Introduzione -
 
 
 
 
 
 
 
Pochi di noi conoscono le valenze della Provincia di Milano quale importante polo agricolo e terra di forti tradizioni, oggi quasi dimenticate a causa dell’enorme sviluppo industriale e tecnologico.
Se la produzione agroalimentare e zootecnica vive ora un momento di rivalutazione perché  elemento strategico per l’economia e il benessere del territorio, ciò avviene anche e soprattutto grazie alla rete di vecchie cascine che hanno saputo rinnovare la propria attività e adeguarsi alle nuove richieste dei consumatori.
Esiste tuttavia una grande parte di questo lascito rurale che è totalmente scomparso e rimane presente solamente nei ricordi, nelle vecchie fotografie e nelle mappe catastali o addirittura citato nel nome di una strada, di un quartiere    sommerso dalla nuova edilizia.
E’ quindi con piacere che accolgo questa pubblicazione sulle cascine di Porta Vercellina, un testo che ha un valore innanzitutto storico ma che ci ricorda come la realtà della “città metropolitana” che oggi viviamo tragga origine da un substrato contadino ricchissimo di tradizioni e testimone di un lavoro quotidiano che con la sua tenacia ha contribuito non poco a creare il mito di una città viva, laboriosa, capace di forte imprenditorialità.
 
cascine-in-1.pdf
 
Luigi Vimercati
Assessore all’Agricoltura
Provincia di Milano
 
 
 
L’opera “Ad ovest di Milano – Le Cascine di Porta Vercellina” di Angelo e GianniBianchi colma più di un vuoto: di alcune  delle cascine e aree agricole descritte nel loro libro, ma che purtroppo non esistono più; della ricerca storiografica su questi temi; della non sufficiente attenzione che Milano presta al valore delle sue radici culturali e produttive. Milano tende ad essere, a tornare, una della capitali europee dell’innovazione e creatività, ma non possiamo dimenticare che le prime “innovazioni creative” milanesi sono state proprio nell’agricoltura e portano firme illustri, come quella di Leonardo, e sconosciute dei tantissimi agricoltori che hanno sviluppato il nostro territorio sia con lo sforzo delle braccia sia dell’inventiva e sperimentazione. Le “Marcite” e il “Sistema dei Navigli” possono, ad esempio, essere considerati il vecchio “petrolio” del Milanese in quanto permisero lo sviluppo di un’agricoltura intensiva e facilitarono la nascita delle attività industriali collegate. Fare, come continuano con quotidiano eroismo tante famiglie, “Agricoltura a Milano” vuol dire però non solo farsi interpreti di una gloriosa tradizione, ma anche rendere un “Servizio” di sempre maggiore valore all’intera collettività. I campi, gli allevamenti, la cascine, le macchine agricole e gli animali delle fattorie rappresentano molto di più di una attività produttiva significativa e virtuosa: costituiscono un fondamentale polmone verde in aree fortemente urbanizzate; raffigurano una testimonianza attuale della nostra cultura e un museo didattico “vivo” per far scoprire a tutti i bambini l’emozione di guardare un vero gallo e accarezzare un vitello; offrono l’opportunità di acquistare prodotti biologici e controllati a pochi chilometri o addirittura centinaia di metri dalle nostre abitazioni. Il mio ringraziamento, quale discendente di un famiglia di agricoltori e in qualità di Presidente del Consiglio di Zona 7, è rivolto: agli “Amici Cascina Linterno” e a tutti coloro che con la loro opera e lavoro difendono e promuovono l’agricoltura a Milano; alla presidente della Commissione Verde Norma Iannacone e a tutti i consiglieri di Zona 7 che hanno fatto loro questi temi negli questi ultimi cinque anni, a tutti i collaboratori del settore Zona 7 per la loro speciale attenzione; all’Assessore della Provincia di Milano Luigi Vimercati che ci dimostra come sia possibile collaborazione tra diversi livelli e istituzioni per concretizzare il progetto di quella “Grande Milano” che, oltre a migliorare qualità della vita di tutti noi, costituirebbe un modello, per l’Italia e l’Europa, di sviluppo virtuoso basato sulla parallela e costante promozione di innovazione e tradizione.
 
cascine-in-2.pdf
 
Pasquale Maria Cioffi
Presidente del Consiglio di
Zona 7 di Milano
 
 
Nota degli Autori
Milano è considerata per vocazione città essenzialmente industriale, commerciale e residenziale, proiettata nel futuro come punta del terziario avanzato e dei servizi connessi; la città più cablata d’Italia.
Può sembrare anacronistico che si sia provveduto a sviluppare una ricerca sulle Cascine che un tempo figuravano numerose nel suo territorio. Noi ci siamo limitati ad illustrare quelle che più ci sono vicine, che fanno parte, o che lo hanno fatto, della nostra zona.
Molte volte c’è stato domandato di raccontare com’era costituito il territorio e la storia di questa parte della città prima che fosse urbanizzata.
Lo abbiamo quindi chiesto a chi nelle Cascine è nato o in esse sviluppa ancora la propria attività.
Abbiamo raccolto i loro ricordi, le loro impressioni, il loro entusiasmo, in molti casi la loro profonda amarezza e delusione.
Loro sono i veri autori di questo libro.
Molte Cascine hanno avuto, ed hanno tuttora, un destino amaro fatto di picconi, di scavatrici o di abbandono spettrale; qualcuna impreziosisce ancora il territorio, anche se a volte mutilata e priva della sua vitalità imprenditoriale.
Ne abbiamo censite ben 130; le più sono state abbattute e di loro è rimasto, a modesto risarcimento storico, solamente il nome inciso sulla targa della via dove erano collocate.
Questa ricerca è una risposta a queste domande e ci auguriamo che serva a portare conoscenza, al fine di conservare e di valorizzare quello che ancora è rimasto, così da poter evitare gli errori compiuti nel passato.
Milano ancora adesso ha un cuore contadino.
Generalmente si pensa che nelle grandi città l’attività agricola non esista più e che le poche Cascine rimaste siano la testimonianza di una realtà ormai scomparsa.
Ma a Milano non è così.
Basta invece parlare con gli agricoltori milanesi rimasti per rendersi conto che l’agricoltura nella nostra città ha ancora dimensioni di tutto rispetto e che chi vi lavora non ha per nulla intenzione di chiudere i battenti.
In effetti non è facile fare agricoltura a Milano, quasi ogni agricoltore ha dovuto nella sua vita lottare strenuamente per difendere la terra e la Cascina.
Con l’espandersi della città i terreni sono diventati sempre più preziosi agli occhi dei costruttori e molti agricoltori, che erano solo affittuari, hanno dovuto cedere alle forti pressioni delle società immobiliari.
Oggi questi tipi di problemi sono rimasti, in alcuni casi si sono drammaticamente accentuati, ma i coltivatori milanesi hanno dalla loro parte moltissimi cittadini che, soprattutto durante i fine settimana, visitano le Cascine e percorrono a piedi o in bicicletta i sentieri che costeggiano i prati. La presenza dei contadini in molti casi svolge anche un compito didattico ed educativo.
Già adesso le scolaresche vanno a visitare le Cascine, perché i ragazzi possano vedere l’agricoltura dal vivo, non solo gli allevamenti ma anche le nuove tecniche di coltivazione che vengono impiegate nella risicoltura, nella cerealicoltura, nella coltura biologica. Inoltre l’agricoltore può svolgere un compito di salvaguardia dell’ambiente e del verde a costo zero. Dove c’è un agricoltore che lavora la terra, l’ambiente circostante è ben curato e controllato.
L’importante è che i cittadini non dimentichino la storia della città che ha le sue origini proprio nel mondo agricolo.
L’agricoltura, grazie anche alle nuove tecniche di coltivazione, è infatti perfettamente compatibile con l’ambiente urbano. Agricoltura e Città non sono affatto in antitesi.
Solo chi ha interessi reconditi o chi non conosce la vera storia del territorio, si ostina ad affermarne il contrario.
Angelo e Gianni Bianchi – Marzo 2006
 
 
 
 
 
 
 
 
Ringraziamo tutte le persone che hanno contribuito al presente lavoro mettendoci a disposizione le fotografie ed i loro ricordi.
Un ringraziamento particolare a chi ci ha fornito il necessario supporto tecnico e, soprattutto, a chi ci ha aiutato a pubblicarlo.
Ci scusiamo con quanti abbiamo involontariamente dimenticato.
Claudio Acerbi, Piero Airaghi, Carlo Alberti, Famiglia Albini, Biagio Allevato, Silvio Anderloni, Giorgio Arcioni, Rita ed Ernesto Banfi, Umberto Banfi, Dario Barattè, Barbara Beretta, Barbieri, Bombelli, Colnago, Fusetti, Boni, Zanon e Verdura per l’assistenza informatica, Graziella Benaglia, Angelo e Giuseppe Bernasconi, Enrica Bianchi, Sergio Bianchi, Paolo Bisogni, Alice Bonora e Giulio Giola, Angelo Bossi, Angioletto Bossi, Carla Bossi, Dario Bossi, Renato Bosoni, Mariuccia Castelli e Gianluigi Beltrami, Roberto Calisti, Paolo Campari, Famiglia Campi, Ceo De Carli, Piero Carsenzuola, Giorgio Ceffali, Cecilia Chiesa, Luigi Cinquina, Carla Conforti, Emilio Crippa, Rita Daledo, Massimo de Rigo, Enza Di Bona, Angela Farina, Felice Farina, Famiglia Pippo Farina, Amadio Fioravante Facchini, Ferruccio Frontini, Angela Frontini ed Enza Besana, Antonio e Renato Gambini, Paola Garavaglia, Luisa Gervasoni, Istituto Medio Superiore “Rosa Luxemburg”, Silvio Grassi, Famiglia Grassi, Gianni Gronda,Antonia Landoni, Luigi Landone, Sergio Lazzaroni, Giuseppina (Pina) Perego Lombardi, Piera Lombardi, Salvo Lorenzo, Angelo Lodi, Gianna e Rosanna Maierna, Pinuccio Malacrida, Ruggero Marazzi, Davide Mariotti, Famiglia Marziali, Fortunato Miccoli, Carlo Pagani, Sergio Pellizzoni, Giuditta Porta, Mario Pria, Angelo Ranzani, Irene e Francesco Ravagnati, Famiglia Ravani, Giovanni Reina, Anna Riboni, Marco A. Righini, Pinuccia Robbiati, Roberto Rognoni, Pina Romagnoni, Franco Rossetti e Vilma Lucini, Marco Rossetti, Maurizio Rossetti, Ada Rovani, Franco Sala, Claudio Tangari, Oreste Tuissi, Famiglia Vanzù, Famiglia Verga, Angelo e Lino Villa, Severino Vitali, Battista Zoppi.
 
 
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La Mappa dell’ing. Giovan Battista Clerici del 1659, detta anche” Carta dei fieni e delle legna e dei risi” o semplicemente “Mappa del Claricio”. E’ ritenuta la prima mappa dettagliata del Contado di Milano  compreso in un ideale cerchio di tre miglia avente come centro il Broletto Vecchio.
In essa sono chiaramente indicate tutte le Cascine allora esistenti.
 
 
 
 
INTRODUZIONE.
Fuori Porta Vercellina
L’attuale residente milanese forse ignora quale sia stato, nel corso dei secoli, il rapporto simbiotico tra la città e il contado di Milano.
Prima dell’espansione urbana e industriale, avvenuta dopo l’Unità d’Italia e l’Esposizione Universale del 1881, il territorio agricolo di Milano era caratterizzato da un’articolata rete di corsi d’acqua (fontanili, rogge e canali), di strade e di sentieri, tra gli insediamenti sparsi (molini, Cascine e borghi), campi irrigui e i boschi residuali.
La natura entrava in città, attraverso gli orti, i giardini e i cortili. E la prosperità di Milano dipendeva dai prodotti della campagna.
Fuori Porta Vercellina, oltre i bastioni spagnoli e il borgo di San Pietro in Sala, il contado milanese si apriva lungo l’asse viario Vercellese, la strada postale per Novara.
La campagna appariva agli occhi incantati dei viaggiatori (in direzione ovest verso il Ticino) come il risultato di una tenace e sapiente opera di trasformazione antropica dell’ambiente originario della pianura padana. In epoca medioevale, il corso del fiume Olona era stato deviato a nord per i campi di Trenno, Lampugnano e San Siro alla Darsena di Milano.
Dalla via principale divergevano a sud le strade secondarie: fuori porta, lungo percorsi tortuosi, la via Lorenteggio (per San Protaso e Lorenteggio) e la via Arzaga (per la Cascina Arzaga e Lorenteggio); dopo il ponte sull’Olona in località Maddalena, la via Baggina (per la Cascina Castelletto e Baggio). Inoltre, all’altezza del bivio per Quarto, verso sud partiva la via Longa, l’antico collegamento campestre per Lorenteggio e Ronchetto.
In età torriana e viscontea, a nord-ovest oltre le mura del Castello, si estendevano grandi parchi, per lo svago della corte e per la bandita di caccia, nei boschi circostanti.
In età spagnola e austriaca, la località del Molinazzo era una venerata meta di pellegrinaggio per le proprietà miracolose della vicina sorgente del fontanile San Carlo. In età più recente, i nostri avi avevano la simpatica abitudine alle gite “fuori porta” presso qualche osteria, magari in tramvia sul Gamba de Lègn.
Gli Autori non hanno voluto compilare un nostalgico campionario di una vasta fetta del territorio ad ovest di Milano (delimitato a nord dalla strada statale per Gallarate e a sud dal Naviglio Grande).
Essi hanno invece cercato di trasmettere le parole, i colori e gli odori, di una Civiltà Contadina destinata a scomparire.
Ma gli esempi di una tenace e intelligente riconversione dell’attività agricola in città non mancano.  Nell’interesse di tutti.
Perché gli spazi di Natura e Agricoltura sono vitali per il futuro, sempre più complesso e difficile, della grande area metropolitana milanese.
Il presente libro, prima di essere riposto nello scaffale importante di qualche libreria, troverà spazio nel cuore e nella mente del lettore.
Marco A. Righini
 
Ad Ovest di Milano
Le Cascine di Porta Vercellina
di Angelo e Gianni Bianchi
Seconda edizione – Marzo 2006
 
cascine-in-4.pdf
 
Associazione “Amici Cascina Linterno”
Via Fratelli Zoia, 194
20152 – Milano
Tel⁄Fax 02⁄4564983
Sito internet : www.Cascinalinterno.it
e-mail : amicilinterno@libero.it
Proprietà letteraria riservata.
Angelo e Gianni Bianchi
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