Legnano story - note personali
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I soldati di Legnano nella Grande Guerra
I soldati di Legnano nella Grande Guerra
Negli anni del Centenario della Grande Guerra è molto importante ricordare anche in sede locale il contributo di soldati e ufficiali a un conflitto immane che rimase per molto tempo nelle memorie delle famiglie italiane.
Poco meno di sei milioni di uomini mobilitati, 680.000 morti, un milione di feriti, 220.000 mutilati furono il tragico bilancio di una guerra che durò quarantadue mesi tra l'Italia monarchica-liberale e l'Impero austro-ungarico. L'acquisizione della frontiera al Brennero, Trieste, l'Istria e alcune zone della Dalmazia non cancellarono i lutti e il terribile ricordo della guerra.
Il numero dei morti
Legnano nel 1915 aveva 25.000 abitanti. Non sappiamo quanti furono i mobilitati. Nei documenti dell'archivio della nostra città non compare il dato. Sicuramente furono diverse migliaia di giovani e meno giovani tra le classi 1874-1900.
Sappiamo invece con una certa precisione il numero dei soldati morti durante la guerra. Un documento dell'archivio indica 374 caduti. Il documento è del 1924. Ma considerando le tante pensioni di guerra dopo questa data, l'Albo D'Oro dei caduti della Grande Guerra e i nomi che compaiono sulle lapidi presenti in città, il numero arriva a 483 nomi.
La metà di loro era nata a Legnano oppure si era trasferita nella nostra città per lavoro con la famiglia negli anni precedenti.
Il numero impressiona sicuramente ma fino ad un certo punto considerando i dati nazionali che confermano percentuali di soldati morti al fronte davvero molto alte (il 15% dei mobilitati).
Di questi 483 soldati e ufficiali sono disponibili i nomi, la data di nascita e di morte, la via dove abitavano, il corpo a cui appartenevano, la causa della morte, la presenza o meno nell'ossario del cimitero di Legnano.
Moltissimi erano giovani. Ventenni soprattutto ma anche diciannovenni e diciottenni ossia appartenenti alle classi 1899 e 1900. Ora questi dati sono on-line e ogni famiglia potrà trovare nomi e date dei propri congiunti.
https:⁄⁄drive.google.com⁄file⁄d⁄0B2oiTbuM9ihjZXRGR3pkSWdfTDA⁄view?usp=sharing
Siamo convinti che è necessario recuperare la memoria famigliare e il lavoro che abbiamo fatto in archivio un anno fa va in questa direzione.
 
I RAGAZZI DEL ’99
Fra le tante storie che possiamo raccontare dei nostri soldati ne abbiamo scelte alcune.
Fa impressione la morte ad ogni età, ma in particolar modo fanno impressione quelli che sono stati buttati nella mischia della guerra poco più che adolescenti: i famosi "Ragazzi del ’99".
Tra di essi possiamo ricordare Carlo Erri. La nipote Giovanna ci ha fatto avere alcuni documenti, le lettere che scriveva a casa, poche parole, un saluto e via.
Carlo è stato ferito ad una gamba nell’estate del 1917. Da quel momento per lui la guerra è finita ed è iniziato il calvario degli ospedali, con quella ferita che non si rimarginava mai. Infine, visto che non guariva, è stato dimesso ed è tornato a casa, ma solo per morirvi. La gamba è andata in cancrena e Carlo è morto di setticemia. Lo aveva capito che non c’era più nulla da fare, che stava morendo. Non ha odiato o portato rancore e gli ultimi giorni li ha passati a dare consigli, a raccomandarsi con il fratello.
Carlo, ragazzo del ’99, è morto il 23 luglio 1919.
 
I RAGAZZI DELLA CLASSE 1900
Tra i caduti più giovani ne abbiamo cinque nati addirittura nel 1900, di cui Alessandro Anelli nato il 30 dicembre.
Anelli Alessandro Enrico, soldato, 19 anni ⁄ Ferrario Erminio Pasquale, soldato, 18 anni
Galli Silvio, soldato, 18 anni ⁄ Lurati Francesco (Franco) Battista, soldato, 18 anni
Mascheroni Umberto, soldato, 19 anni
 
I MUTILATI
Ma i soldati tornavano dalle trincee talvolta mutilati nel fisico e nella mente. In Italia furono un "esercito" impressionante. A Legnano furono una cinquantina coloro che vennero riconosciuti mutilati e aiutati a reinserirsi nella vita produttiva.
Forse il caso più triste fu quello di un soldato semplice, Pasquale Rosso, il quale ebbe: "asportazione dell’occhio destro e frattura della mascella destra con esportazione di 23 denti". Si trattava di un uomo non ancora sposato, III elementare, tessitore prima della guerra. Lo Stato lo aveva “risarcito” con una dentiera. Nell’aprile del ’20, probabilmente a causa del suo precario stato di salute, non risultava come lavoratore effettivo mentre gran parte degli altri mutilati aveva trovato un lavoro.
 
I PRIGIONIERI DI GUERRA
Altro capitolo sono i nostri concittadini prigionieri di guerra in Austria. Anche qui il dato impressiona: ben 167 legnanesi conobbero la prigionia al di là delle Alpi. Erano quasi tutti giovanissimi: la metà oscillava dai 20 ai 24 anni e appartenevano quasi tutti alla fanteria. Pochissimi i graduati, tutti o quasi erano soldati semplici.
Furono fatti prigionieri prevalentemente nel ’16 e nel ’17 al tempo delle “spallate” di cadorniana memoria che in genere si concludevano con pochi acquisti territoriali, tanti morti, feriti e dispersi e appunto prigionieri. Molti di loro furono tra i 300mila prigionieri dopo il disastro di Caporetto.
Ventotto legnanesi morirono in prigionia in Austria. Nelle località di internamento dei nostri militari ricorre più volte Mauthausen (una trentina di volte), la stessa località vicina a Linz dove poi i nazisti fecero sorgere dal 1938 uno dei KZ più famigerati.
Anche in questo caso i documenti del Comune ci permettono di recuperare i nomi e il loro percorso individuale dalla cattura al campo di prigionia.
https:⁄⁄drive.google.com⁄file⁄d⁄0B2oiTbuM9ihjUFR3TENDUFoyQXM⁄view?usp=sharing
 
DISPERSI
Alcuni legnanesi non hanno fatto più ritorno, neppure da morti. Sono i dispersi. Furono 102. Se andava bene dopo qualche settimana al massimo arrivava alla famiglia la comunicazione che il disperso era in realtà prigioniero, altrimenti semplicemente era sparito nel nulla: di lui rimanevano forse solo brandelli oppure il cadavere rimaneva a decomporsi nella “terra di nessuno” tra le due trincee di prima linea.
 
I DISERTORI
All’opposto possiamo citare invece un soldato accusato di diserzione, Mauro Morlacchi, il cui nome fu esposto su manifesti a Legnano alla pubblica riprovazione.
Ricordiamo anche un milite che è stato fucilato per diserzione, il sergente Paolo Colombo, “condannato alla pena di morte a mezzo di fucilazione alla schiena”. Probabilmente il nostro Paolo cercò di sottrarsi alla morte quasi certa abbandonando il posto a lui assegnato e tornando verso le retrovie. Chissà, forse la nostalgia di casa lo portò lontano dalle trincee. Ciò che sappiamo che fu fucilato l'8 agosto '17.
Ora giace nel Senato una legge che dovrebbe riabiliatare finalmente i disertori di cento anni fa. Sembra incredibile ma la “Repubblica nata dalla Resistenza” non ha mai voluto riammettere i disertori accanto agli altri soldati morti in battaglia. Neppure i governi di sinistra l’hanno fatto.
E’ inutile dire che i disertori furono vittime due volte: della follia dei comandi e dell’ignavia di chi doveva capire il loro dramma con la piena riabilitazione e non l’ha ancora fatto.
 
LA GRANDE GUERRA TRA SAN GIORGIO SU LEGNANO E CANEGRATE
 
Qualcosa si muove anche nel nostro territorio per merito di alcuni appassionati ricercatori che frugano tra documenti ingialliti e vecchi libri. Il 4 novembre di quest’anno saranno presentati in contemporanea a san Giorgio su Legnano il libro “San Giorgio ricorda”, autore Roberto Mezzenzana,
http:⁄⁄www.sangiorgiosl.org⁄?channel=2&sezione=news&sottoarea=3&id=1615
e a Canegrate il libro “La guerra di Umberto e Ida”, in cui si racconta la storia di Umberto Perotti (morto sul Monte Santo) e dalla moglie Ida Meraviglia che con grande tenacia volle conoscere anche dopo anni la sorte del marito (autore Giovanni Pedrotti).
http:⁄⁄www.legnanonews.com⁄news⁄4⁄63935⁄presentazione_libro_la_guerra_di_umberto_e_ida_
 
E ORA QUALCHE STORIA INDIVIDUALE
Angelo Ciapparelli
Pensando a quel periodo ci vengono alla mente colonne infinite di uomini e muli che arrancano trasportando i più vari materiali. Ma vi erano anche camion e motociclette e cani. Laura Nova ci ha raccontato di suo nonno, addetto proprio ai trasporti.
“Angelo Ciapparelli nasce a Legnano nel 1889. Farà tutta la Grande Guerra come soldato motociclista⁄conduttore, arruolato nel 1915 nella 2°Armata, 2° Parco Automobilistico, 117° Sezione. Fino alla rotta di Caporetto svolge il suo ruolo di autista, meccanico, portaordini ecc. lungo la linea dell’allora confine con l’Impero Austroungarico del medio e basso Isonzo”
Carlo Nazzari, l’atleta portordini
Angelo ce l’ha fatta, è stato fortunato: è tornato. Un altro atleta legnanese, Carlo Nazzari, faceva parte di una società sportiva cattolica, aveva vinto numerosi premi, ma lui non ce l’ha fatta.
Leggiamo che Carlo, caporal maggiore di fanteria, sull’altipiano carsico era “addetto al Comando, era incaricato di portare gli ordini fino ai primi posti, alle prime trincee”. Audace e coraggioso, nella difficile bisogna si era già molto distinto, tanto da meritare gli elogi dei superiori. Cadde appunto nel mentre eseguiva uno di questi servizi. … Aveva 26 anni. Lascia nel lutto la giovane sposa”.
 
Luigi e Cesare Cattaneo
Giovanni Cattaneo, nipote di Luigi e Cesare, fratelli nati entrambi a Legnano, ci invita a riflettere con queste parole:
“Cattaneo Luigi, classe 1894 era il gemello del nonno, era arruolato nel 206° Regg. Fanteria della Brigata Lambro. Consultando i documenti militari relativi alle azioni di guerra di quel reggimento, e la data di morte cioè il 07 08 1916, ho potuto risalire al luogo preciso dove era caduto: Oslavia – località Dosso del Bosniaco.
In quel luogo si svolse una delle più terribili battaglie del fronte italiano, la 6° Battaglia dell’Isonzo.
Confesso di aver provato una certa soddisfazione per ciò che avevo scoperto, mi è sembrato di sentire più vicino il prozio Luigi che ormai dopo cento anni sembrava solo un’entità astratta e inafferrabile.
L’altro fratello Cesare, era più vecchio di due anni, però osservando la lapide che riportava il suo reggimento, il 52° fanteria, ho notato che la data di morte era collocata il 2-11-1922, cioè quattro anni dopo la fine della guerra. Che cosa era successo?
Cesare era tornato vivo dal fronte in condizioni pessime, depresso e con frequenti stati febbrili di natura non definita che lo fecero soffrire lungamente fino alla morte, per questo motivo fu inumato nell’Ossario dei Caduti essendo la sua morte riconducibile a cause di guerra.
La sua storia apre il sipario su una parte della Storia che spesso viene dimenticata, quella dei reduci, dei loro corpi mutilati, del loro animo inaridito, spesso incapaci di ricominciare una vita normale di lavoro e affettiva.
A distanza di cento anni molti di noi che hanno avuto nonni o bisnonni che hanno partecipato alla Grande Guerra, non hanno potuto raccogliere i ricordi di quelle storie e forse non sanno come le nostre famiglie attuali siano ancora direttamente condizionate da quegli avvenimenti. Probabilmente abbiamo una parentela ridotta a causa dei molti caduti fratelli e cognati dei nostri nonni o bisnonni.
Siamo diventati nipoti di quei soldati
che sono casualmente sopravvissuti a quella carneficina”
Una bella e significativa conclusione che facciamo nostra.
Renata Pasquetto e Giancarlo Restelli
 
- Volti e storie dei soldati di Legnano travolti dalla bufera
https:⁄⁄www.youtube.com⁄watch?v=cO7NfrPiHzs
- L'ossario italiano e austro-ungarico nel cimitero di Via Magenta
https:⁄⁄www.youtube.com⁄watch?v=722tp6-Rilc
-Tracce della Grande Guerra nella Legnano di oggi
https:⁄⁄www.youtube.com⁄watch?v=R8lRKCHFcTA
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