Legnano story - note personali
Previous  |  Next ]     [ Up  |  First  |  Last ]     (Article 160 of 164)
 
Palio di Siena: la maledizione delle quattro contrade verdi
 
Si tratta di una vera maledizione galoppante o un verde che tende alla speranza?
Palio di Siena: la maledizione delle quattro contrade verdi A Siena ha senso parlare di maledizione, quando, di primo acchito, si ha la sensazione che il tutto sia semplicemente frutto di una tradizione orale cittadina? In alcuni casi, no.
Forse basterebbe mettere da parte la suggestione dettata da un vociferare distratto e comportarsi in maniera distaccata, fare finta di nulla e non farsi influenzare dal fatto che la presenza delle contrade del Bruco, della Selva, dell’Oca e del Drago, con il colore verde presente nel loro stemma, possa portare qualche sorta di maleficio antico.
Probabilmente sarebbe sufficiente limitarsi a godere di uno tra gli spettacoli più belli che una città leggendaria possa offrire e accettare, nel bene e nel male: una "Carriera" che il mondo intero invidia a una comunità fiera e orgogliosa. Non lo so, posso sbagliarmi, ma in apparenza, pensandoci bene, questa potrebbe essere un buon metodo per evitare facili condizionamenti.
Poi, all’improvviso, succede l’impensabile.
Accade che in una sera d’agosto del 2010, di punto in bianco, un signore di settantasette anni, capo di una delegazione di Avignone, città gemellata con Siena, un ospite della "Carriera" insomma, un personaggio importante, invitato a partecipare a una festa organizzata da una contrada, viene ucciso da una pietra staccatasi da un balcone mentre si trova a tavola in piazza de’ Tolomei, nel pieno centro storico della città.
Non solo, per rendere il tutto ancora più misterioso e inquietante, si scopre che il signor Alain Emphoux aveva appena deciso di cambiare, poco prima della cena, il posto a tavola e si era seduto in uno spazio sotto il balcone fino a qualche anno fa era riservato ai bambini.
A questo punto, capirete che non siamo più in un mondo di dicerie dai contorni folcloristici, ma diventa facile sospettare che sopra il palio aleggi qualcosa di molto più potente e profondo.
Secondo la tradizione, infatti, accade sempre qualcosa di negativo quando corrono assieme le quattro contrade del Bruco, Selva, Oca e Drago, e non si tratta soltanto di un ritardo, di una pioggia improvvisa, o dell’infortunio di un cavallo o di un fantino.
Ma cerchiamo di andare con ordine, per capire esattamente quanto ci può essere di veritiero.
I simboli delle quattro contrade verdi
Dunque, le "Carriere" che hanno visto la partecipazione delle quattro verdi, da quando l'editto di Violante fissò nel numero di dieci contrade le partecipanti a ogni Palio, sono quarantasette, da queste, però, bisogna escludere quelle del 1841 e del 1842 corse da tutte e diciassette le Contrade e i Palii alla romana.
Ora andando ad analizzare una per una quelle carriere, trovare degli episodi particolarmente gravi o cruenti diventa piuttosto difficile, tuttavia qualche particolare bislacco non sfugge all’attenzione.
Il primo di questi potrebbe risalire al luglio del 1730, durante il Palio di Provenzano, quando il cavallo del Nicchio si fermò come impietrito a pochi metri dal bandierino (il punto d’arrivo della carriera). Nonostante gli sforzi del fantino, il cavallo non si mosse e restò fermo come una statua, col risultato che vinse il cavaliere della Selva. A questa vittoria seguirono vari tumulti tra nicchiaioli e selvaioli. Tra l’altro, va ricordato che in questa occasione, il fantino del Nicchio, un tale Capanna, considerato tra i migliori dell'epoca, promise di non correre più in piazza e mantenne il giuramento.
Comunque, come detto in precedenza nei Palii seguenti, con la presenza delle quattro verdi, non ci furono grossi fatti eclatanti: a parte forse qualche scazzottata, un arrivo contestato nell'agosto del 1834, quando il Nicchio vinse con lo scosso facendo cappotto, e il Palio dell'agosto del 1898 in cui Pantera e Drago non corsero per infortunio e il mossiere designato scappò dal verrocchio (palco situato appena sopra la zona della mossa).
Bisogna quindi arrivare all’agosto del 1919, Palio della famosa coltellata a Bubbolo per ritrovare una carriera turbolenta ed è da questa precisa data che, per alcuni storici, partirebbe la maledizione, visto che negli anni successivi, con la presenza delle quattro verdi in piazza, qualche incidente spesso c'è stato, evidenziando soprattutto l’ultimo episodio avvenuto nell’agosto del 2002 con il caso del fantino Pes Giuseppe aggredito da una trentina di contradaioli dell’Istrice.
Ora, tirando le somme secondo altri storici, la maledizione che coinvolge le quattro verdi è una delle tante storie di paliesche un po’ gonfiate dalla tradizione orale.
Infatti, tutte queste tragedie, escluso la coltellata a Bubbolo sulla cui entità e gravità permangono ancora molti dubbi, e soprattutto la morte del delegato francese avvenuta nell’agosto scorso, non ci sono mai state.
Quindi diventa difficile certificare la presenza aleatoria di qualche essenza maligna e non rimane altro che concludere questa strana storia di maledizioni con qualche curiosità statistica riferita a queste contrade dai particolari stemmi colorati di verde.
 
Nota: i conteggi seguenti sono datati alla fine del 2010.
La Selva, anche pensando al numero totale dei suoi successi, sembra avere un feeling particolare con i palii delle quattro, avendone vinte ben sette.
L’Oca ne ha vinto cinque, ma tutte nelle prime ventuno corse. Adesso non vince un palio, con la presenza delle quattro verdi, da 133 anni, pur avendo partecipato ovviamente a tutte le ventisei carriere corse da allora.
Delle dieci in piazza ad agosto, la "nonna" (la contrada che non vince il palio da più tempo) è comunque il Nicchio, che ha ottenuto la sua unica affermazione in un palio con la presenza delle quattro verdi nell’agosto 1834. Le ultime due corse sono state vinte da una “verde” (Selva, agosto del 2006 e Bruco, agosto 2008).
Il 1989 ed il 2004 sono gli unici due anni in cui si siano corsi due palii con le quattro verdi presenti, mentre la maggiore "assenza" di carriere di questo tipo è stata di quasi 24 anni, tra l’agosto del 1790 e il luglio 1814.
Che sia meglio assistere a palii con la loro assenza?
Ai posteri l’ardua sentenza.
fine pagina