Lago-di-Comabbio-2

 
Lago-di-Comabbio-2
 
Ricerche sul bacino del lago di Comabbio e storia
 
Contenuti
Come era e come è
Come e quando
Lineamenti geologici
Variazioni
Palafitte
Cos'è un lago
Origine lago Comabbio
Storie in riva
La malattia
Geologia e affioramenti
Paleografia
Idrologia
Ere Geologiche

Come era e come

 
 
Ricerche sul bacino del lago di Comabbio e storia
 
Raccolte di escursioni, visite, diapositive, notizie storiche della zona - maggio 1995
 
Come era e come e'
 
Gli eventi che portarono alla formazione dei nostri laghi, e quindi anche del lago di Comabbio, risalgono alle grandi glaciazioni, quando la circolazione delle acque superficiali che scorrevano tra il Verbano e Varese avevano un andamento Nord-Sud. I fiumi scendevano dal lago Maggiore  e soprattutto dalla zona del campo dei Fiori attraversando le valli fluviali che successivamente diventeranno laghi e confluendo poi nel Ticino nei pressi di Sesto calende. In epoca di espansione glaciale, poi, il ghiacciaio del Verbano, dirigendosi verso Sud-Est non fece altro che scavare ulteriormente le valli preesistenti, creando cosi' le premesse perche' diventassero poi dei bacini lacustri.
Quando i ghiacciai cominciarono a ritirarsi lasciarono indietro degli imponenti depositi morenici che formarono cordoni di sbarramento veri e propri bordi rialzati delle conche lacustri. Fu in questa fase che un cordone si frappose tra la conca di Comabbio e quella di Monate,. Subito dopo il ritiro dei ghiacci in questa zona si creo' un grande lago dalla superficie ben piu' vasta di quella risultante dalla semplice somma dei laghi odierni, perche' il livello doveva essere assai superiore di quello attuale (257 s.l.m. contro l'attuale di Comabbio di 243 s.l.m.). Contemporaneamente si ebbe un passaggio d'acqua dal lago di Monate a quello di Comabbio, tramite un corso superficiale che incise lo sbarramento morenico della palude. Dal lago di Comabbio, poi, un emissario, il Riale a sud dello stagno di Mercallo, scaricava le acque del grande lago e dei fiumi varesini nel Ticino, superando il cordone morenico che orlava la parte meridionale del Comabbio.
Il livello del grande lago subi' con il tempo notevoli abbassamenti che interessarono anche il lago di Comabbio, abbassamenti di cui sono visibili i terrazzamenti di Corgeno, Mercallo, Fornace Colombo, ecc. questo probabilmente a causa del clima diventato rapidamente secco e per la formazione di un nuovo emissario, il Bardello.
Un ulteriore abbassamento fu decisivo per il frazionamento del bacino in laghi separati tra loro: il fenomeno si verifico' quasi sicuramente prima che si stabilissero insediamenti umani nell'isolino di Varese.
Attualmente il lago di Comabbio non ha piu' comunicazioni superficiali ne' con Monate, ne' con il Ticino, ma solo con il Varese, in quanto l'uomo ha aperto l'emissario Brebbia.
In questo modo si sono create le condizioni perche' lo si possa considerare un lago stagno: infatti, in un bacino imbrifero di 16 Kmq e con la superficie di 3.4 Kmq , la profondita' massima di appena 7,7 metri con una media di 4,4 metri e un volume di acqua di 16,4 milioni di mc.
Ad integrare la scarsa quantita' di acqua immessa dai due torrentelli Cerbona e Roggia di Comabbio, provvedono, oltre alle precipitazioni, alcune cospicue sorgenti sommerse, alimentate dalle falde provenienti dalle acque di Monate; lo sbarramento fluvio-glaciale tra i due laghi permette infatti per via sotterranea un buon passaggio d'acqua. Poco piu' a ovest del Riale, tra Mercallo ed Oriano, scorre il Lenza, che ai tempi piu' recenti venne indicato come il piu' adatto per convogliarvi le acque del Comabbio: il progetto pero' ando' in fumo.
Del resto la palude di Mercallo appartiene per la quasi totalita' al territorio di Corgeno. Una zona, questa, in cui sono documentate le presenze di antiche popolazioni: gli abitanti di fortificazioni sorte sulle rive del lago venivano chiamati, utilizzando vocaboli celtici, con il nome di Corogennates.
Nello spazio d'acqua, molto paludoso, di fronte a Corgeno, furono rinvenuti gli unici insediamenti palafitticoli di tutto il lago. I primi tentativi di portare alla luce tracce di tali insediamenti furono fatti nel 1863 e coronati con successo nel 1878.
Attualmente il lago e' considerato eutrofo, non solo per il carico determinato dalle attivita' antropiche che vi insistono, ma per ragioni naturali.
Il Comabbio, infatti, e' un esempio evidente del processo evolutivo irreversibile che portera' i laghi prealpini ad un grado di trofia e interramento sempre maggiori.

Come e quando

 
Come e quando il lago
 
dallo studio geologico ambientale del bacino di Comabbio.
Idrogeologia e bilancio idrico preliminare di P.F. Barnaba edito dal C.N.R.
 
Vengono dapprima descritte le caratteristiche geologiche e idrologiche superficiali e sotterranee dell'area studiata, risultanti dai rilievi eseguiti in campagna e dai dati del sottosuolo (pozzi, profili elettrici, gravimetria, ecc.) Successivamente viene esaminata la situazione termo-pluviometrica per poi passare all'elaborazione di un primo bilancio idrico del bacino imbrifero e, quindi, a concludere con alcune osservazioni riguardanti le interconnessioni tra le condizioni idrogeologiche e l'ecosistema lacustre.

Lineamenti geologici

 
Lineamenti geologici
 
L'area studiata comprende il bacino imbrifero del Lago di Monate e le zone contermini, per una superficie complessiva di 20 Kmq. Lo specchio lacustre ha una quota media di 266 metri sul livello del mare e una superficie di Kmq 2,52 (solo Monate) e la profondita' massima di 34 metri, la profondita' media e' di circa 18 metri mentre lo sviluppo costiero e' di 7.75 km.
La carta teologica A B C D  mette in evidenza l'ampia diffusione areale dei depositi recenti, di origine prevalentemente glaciale, che ricoprono il substrato roccioso; questo affiora irregolarmente tra i depositi incoerenti di cui sopra, con termini di eta' mesozoica nella zona a nord della congiungente Ispra-Cazzago Brabbia e terziaria piu' a sud.
Il Lago di Monate si trova in quest'ultimo settore, dove affiorano i Calcari Nummulitici dell'Eocene e la Gonfolite dell'Oligocene. La conca lacustre di  Monate, situata nella ridente area collinare compresa tra i laghi maggiore, di Varese e di Comabbio, si e' formata per opera del ghiacciaio Verbano, il quale ha dapprima riescavato le antiche valli fluviali incise nel substrato roccioso e successivamente, con la deposizione degli edifici morenici, ha favorito l'impostazione dei laghi.
Il lago di Monate formatosi nel periodo glaciale (quaternario artico - Ghiacciaio Verbano), il lago e' circondato da colline moreniche ed alimentato dalle acque di polle sorgive, ha come emissario il torrente Acqua Negra che sfocia a sua volta nel lago Maggiore, a ovest e' affiancato da una collina denominata Monte Pelada. Notevoli sono i ritrovamenti palafitticoli, in particolare nelle stazioni preistoriche denominate Sabbione, Pozzolo e Occhio, dove gli scavi hanno portato alla luce utensili, oggetti vari ed una piroga monoxile del neolitico (2.500 a.c.).

Variazioni

 
 
APPUNTI SULLE ANTICHE VARIAZIONI DI LIVELLO DEL VERBANO E DEI LAGHI DI COMABBIO E DI VARESE     -
 
Ai fini della datazione dei reperti paletnologici puo' spesso tornare utile l'esame stratigrafico geologico.
Nel caso dell'Isolino del Lago di Varese sarebbe ad esempio interessante conoscere se e quando il livelio del lago o dei laghi vicini fu piu' elevato di quanto non lo sia oggi e per quale entita'. Vi sono testimonianze che provino una superficie piu' estesa e piu' elevata degli attuali laghi.
Che il Verbano si estendesse un tempo ad occupare almeno il piano tra Angera, Taino e Ispra potrebbe sembrare ovvio. Pero', vi sono anche prove sicure lungo la strada da Lisanza ad Angera, a destra,.presso C.na Negri, si scavano ottime sabbie chiare disposte in strati inclinati come se si trattasse di un delta di materiale finissimo Forse sono sabbie provenienti dal disfacimento dei vicini colli oligomiocenici sopra Taino. Il tutto e' coperto da detrito piu' grossolano e scuro, torboso. Siamo a 207 metri, cioe' a 4 metri sopra il pelo delle attuali acque. Questo e' dunque il livello piu' alto sicuro del Verbano dopo il ritiro dei ghiacciai dal territorio. Che pero', quando i ghiacciai erano ancora qui stazionari, il livello fosse anche un po' piu' alto e' dimcstrato da alcune argille, frammiste a ciottoli morenici, che si trovano sulla sponda sinistra del Ticino, poco a valle di Sesto Calende, all'altezza, un po' superiore di 208 215 metri.
Il Lago di Comabbio e' orlato, verso Mercallo, da una diga morenica, alla quale, anzi e' dovuto lo sbarramento della conca che venne poi riempita di acque: ma tra questa e il lago si stende un'ampia superficie costituita di argilla molto fina (nella quale non e' raro che si trovino erratici). Il Lago ha la sua superficie a 243 metri, le argille arrivano fino a circa m. 53; percio' il livelio fu di 10 metri piu' alto di oggi.
Altra testimonianza : sotto Comabbio vi e' un delta sabbioso emerso, il cui piano e' a 260 m. costruito dall'antico emissario del sovrastante Lago di Monate quando questo non aveva ancora trovata la via dell'Acqua Nera, l'attuale scaricatore; e l'andamento delle isoipse tra la sponda del Lago di Monate e il delta emerso dimostra questa antica derivazione.
Ancora: tra Ternate e Varano s'innalza una diga naturale costituita in parte di sabbie e ghiaiette fini, a strati oblicuanti verso il lago, percio', formazione deltizia. La sua superficie e' a circa 53 metri, cioe' anche qui a circa 10 metri sopra il lago attuale.
Lago di Varese. Le Fornaci di Cazzago sfruttano un'argilla che certamente e' recente e che si trova a 10 metri sul pelo delle acque. Non saprei, invece, ancora datare con una certa sicurezza le argille di Capolago, perche', a somiglianza delle argille vicine di Val Fornaci, ecc., potrebbero anche essere gunziane, e percio', di nessuna importanza al nostro scopo.
Sotto Gavirate, a 15 metri sopra il livello attuale delle acque del lago, e cioe'a m. 253 vi sono due notevoli cave di sabbia e ghiaia. scavate in una imponente formazione tipicamente deltizia.
Ora e' notevole che nessuna delle formazioni finora viste e' ricoperta da materiale morenico. Cio' significa che trattasi di formazioni senza dubbio postglaciali.
Dunque l'Isolino e' emerso, e fu cioe' sede dell'Umanita', solo nel molto tardo postglaciale, pur non essendo improbabile che ad una diminuzione di livello molto rilevante sia successo, per le piu' diverse cause, un leggero innalzamento.
Ma e' anche interessante notare cio', che si osserva al Fabrik di Bernate. Siamo a 258 metri. cioe' a 5 m. sopra la superficie del delta postgaciale emerso di Gavirate, a 5 m. sopra la superficie del delta emerso di Ternate (Lago di Comabbio), a circa 8 metri sopra il livello del fiume sfioratore dei nostri laghi in corrispondenza di Mercallo, Vergiate; circa 15 m. sopra la superficie della Torbiera Brabbia che un tempo doveva fare da congiunzione tra il Lago di Varese e quello di Comabbio. Il profilo e' questo: strati di sabbia, dalla struttura di delta (m. 7-8); fa da copertura un deposito grossolano d'apparenza morenica o almeno fluvio-glaciale. Data l'altitudine, potrebbe rappresentare una testimonianza dell'ultimo stadio dell'ultima glaciazione. ccme si e' visto per il morenico lacustre presso Sesto Calende; cosa che al nostro scopo non puo' interessare, perchr' certamente l'Umanita' non era ancora penetrata nelle nostre terre ancora ghiacciate, fredde e paludose.
Ulteriori osservazioni di pollini potrebbero stabilire se il rapido e rilevante abbassamento del livello dei nostri laghi avvenuto nell'immedato postglaciale corrisponda ad un periodo di clima piuttosto secco, e il successivo leggero innalzamzento corrisponda ad un clima piovoso; ma quando, l'uno e l'altro?
Non sarei alieno dal ritenere che l'innalzamentc di livello corrisponda. ad un periodo molto recente, e precisamente ai secoli XVII-XIX, cioe' ai 2-3 secoli in cui si ebbe un rilevante sviluppo dei ghiacciai alpini, e non solo alpini.

Palafitte

 
La civilta' delle palafitte, alcuni ritrovamenti.
 
Le prime ricerche archeologice sul lago di Comabbio, ad opera degli studiosi Stoppani, Desor e De Mortillet e successivamente da un certo Molinari detto Spariss, risalgono al 1863. Queste prime ricerche non diedero alcun risultato. Solo nel luglio del 1878, le ricerche di Pompeo Castelfrance, famoso archeologo e membro della Societa' di Scienze naturali di Milano, confermarono la presenza sul lago di Comabbio di insediamenti preistorici palafitticoli.
Le ricerche si concentrarono nella fascia orientale del lago situata tra varano e Corgeno, ricca di cumuli di sassi (dial. mott o moeut), ognuno conosciuto con il proprio toponimo. L'archeologo, nella sua relazione del 25 settembre 1878, ne cita ben otto: Mott Goretta e Bosco Carbone I, Mott di Rivu' alla Ca' da Corgen, Ca' da Corgen II e Mott di Broeuri in comune di Corgeno.
Nel suo lavoro il castelfrance venne coadiuvato da alcune persone espertissime del lago, tra i quali paolo Brabbia di Comabbio e Carlo Casoli di Ternate che, avvalendosi di apparecchiature molto rudimentali "a cucchiaia", prelevarono il materiale dal fondo.
Mentre il materiale recuperato dai vari siti fu scarso, quello della localita' "Le Pioppette" consenti' di accertare la presenza di una palafitta di dimensioni notevoli, 40 metri di lunghezza e 50 di larghezza con il lato minore quasi parallelo alla riva.
Furono recuperati alcuni reperti lignei relativi alle testate dei pali, cocci di stoviglie, schegge di selce nerastra e un coltellino.
Furono trovati anche alcuni denti di animale, comuni ad altri insediamenti del lago di Varese: Bos Brackyceros, Sus scropha palustris, Capra hircus; una approfondita analisi ne indico' l'appartenenza ad animali giovani, tipici di una attivita' di pastorizia. Vennero recuperate inoltre ghiande ri rovere carbonizzate, guschi di nocciole e carboni in notevole quantita'.
Il "Mott di Rivu' alla Ca' di Corgeno", che dista circa 100 metri dal precedente, si presentava come un'isola sommersa artificiale di 70 metri per 30 metri di larghezza. In questa lcoalita' furono recuperate ghiande carbonizzate, carboni e un pezzo di legno di piccola dimensione appuntito ai due capi.
Il castelfranco nella sua relazione, riteneva gli insediamenti di questo lago coevi a quelli rinvenuti nel lago di Varese, senza pero'ì indicare una datazione certa.
Non abbiamo notizie di ulteriori campagne sul lago di Comabbio salvo escavazioni effettuate nel 1883 dall'Ing. Pio Borghi nell'intento di arricchire la sua collezzione di oggetti preistorici da inviare all'esposizione nazionale di Torino, e la ricerca effettuata da alcuni sommozzatori nel 1976 che segnalarono nella zona dell Pioppette la presenza di una platea di legno, costruita con tavole orizzonatali sostenute da sassi e paletti. Una delle ragioni che hanno sempre ostavcolato lòe ricerche archeologiche in questo lago e' certamente dovuta alla torbidita' delle sue acque.

Cos' un lago

 
 
Cos'e' un lago
 
In generale, possiamo definire lago una distesa d'acqua ferma avente una zona sufficientemente profonda da risultare priva di luce. Questo fatto determina una separazione del lago in tre zone ben distinte:
la zona litorale, caratterizzata da abbondante vegetazione acquatica che si sviluppa dalla riva fin verso alcuni metri di profondita'
la zona pelagica o di acque aperte, dove le uniche forme di vita vegetale sono costituite dal fitoplancton, delle alghe che fluttuano passivamente, invisibili ad occhio nudo
la zona profonda, priva di vita vegetale in quanto la luce, indispensabile alla fotosintesi, fatica a raggiungere il fondo. In questa zona si svolgono piu' che altro i processi di decomposizione.
Allo stato attuale il lago di Comabbio, che come abbiamo visto ha una profondita' media di m. 4,82, potrebbe essere considerato alla stregua di un grosso stagno.

Origine lago Comabbio

 
Origine del lago di Comabbio
 
Circa un milione di anni or sono, nel periodo geologico noto come Pleistocene, la terra subi' un fortissimo raffreddamento e la catena alpina si copri' di ghiacciai giganteschi le cui ultime propaggini, al culmine del periodo glaciale, scendevano fino quasi alle porte di Milano; all'interno e al margine delle lingue di ghiaccio veniva trascinata una gran massa di detriti composti da macigni, ciottoli, ghiaia, sabbia e limo, formando cosi' quelle strutture che vengono  ancora adesso chiamate "morene" e che altro non sono che ciclopici  accumuli di questi depositi abbandonati dai ghiacciai.
Al suo fondo il ghiacciaio (simulando l'azione di un grosso foglio di carta vetrata, a causa della presenza di numerosi ciottoli inglobati nel  ghiaccio) scavo' delle grandi conche. Queste depressioni, al ritiro dei ghiacci, dettero in seguito origine al lago di Monate e ai laghi di Varese, Comabbio e Biandronno. Va sottolineato come quest'ultimi; alla fine dell'epoca glaciale , formavano un unico complesso lacustre le cui acque erano poste ad una quota di circa 250 m sul livello del mare.(Fig. 1)
In questo periodo si formarono inoltre alcuni depositi lacustri, costituiti da argille azzurre, originatesi dalle minuscole particelle trasportate al lago dai ruscelli circostanti: il laghetto di Mercallo infatti e' una vecchia cava abbandonata costituita da queste argille. Successivamente le acque di questo grande complesso lacustre si abbassarono ed il paesaggio divenne simile a quello che a tuttoggi vediamo. (Fig. 2)
Il passaggio dei ghiacciai nel nostro territorio e' testimoniato dai depositi morenici, costituiti da ciottoli annegati in una matrice limoso-sabbiosa, che ricoprono quasi tutta l'area di Corgeno.
In qualche caso sono osservabili dei massi di forma tondeggiante. Questi massi, che possono anche pesare parecchie tonnellate, vengono detti "massi erratici" od anche 'trovanti" ed e' inutile chiedersi chi li abbia trasportati fin li, visto che ancora una volta il responsabile di tutto questo e' il ghiacciaio.

Storie in riva

 
 
STORIE IN RIVA AL LAGO:
racconti, tradizioni, proverbi e curiosita' da Corgeno e dintorni.
 
"Le giazzere "
La bassa profondita' nonche' lo scarso ricambio delle acque del lago di Comabbio favoriscono, durante il periodo invernale, la formazione di uno strato di ghiaccio anche di discreta dimensione, in particolare nei mesi di gennaio e febbraio.
La cavatura del ghiaccio e' un importante diritto di uso civico riconosciuto alle comunita' rivierasche; sin dai tempi piu' remoti le comunita' del lago costruivano ghiacciai perla conservazione del pesce e di altre derrate deperibili.
Secondo alcune testimonianze, Corgeno disponeva di due ghiacciaie:
una esterna all'abitato e sita nei pressi del lavatoio pubblico sulla strada per Varano, e l'altra nel centro del paese e prossima al lago.
Le ghiacciaie di Corgeno, ora completamente distrutte, sono state utilizzate sino alla meta' di questo secolo dalla comunita' e dalle cooperative di pescatori.
Nella nostra zona sono rimaste le ghiacciaie di Comabbio e Cazzago Brabbia.
La ghiacciaia (dial. giazzera) solitamente era costituita da una costruzione a pianta circolare di circa tre, quattro metri di diametro con una profondita' di circa sei/otto metri, alla quale si accedeva tramite una porta in legno di grosso spessore situata a settentrione.
ll soffitto della ghiacciaia veniva realizzato in mattoni a volta per consentire una maggior coibentazione; la copertura de tetto era in pietra oppure in tegole di cotto.
ll ghiaccio (dial. giazz) veniva trasportato dal lago in grossi pezzi, poi frantumato con bastoni di pruno o di corniolo e sistemato nella ghiacciaia a strati, alternati con sale e pula di riso per favorirne conservazione. ll ghiaccio veniva posato su di un assito di grosse travi di guercia che, posto sul fondo della ghiacciaia, permetteva di far defluire nel terreno sottostante l'acqua dovuta allo scioglimento.
 
" La Valeria che viene dal monte per spaventare"
Il processo fisico legato alla formazione del ghiaccio sulla superficie del lago genera dilatazioni della massa ghiacciata che, in presenza di particolari condizioni atmosferiche (vento, sbalzi di temperatura, ecc.) danno luogo a fenomeni acustici (ululati del lago, alcuni anche di discreta intensita'). Questi rumori della natura sono spesso evocati nella tradizione popolare ed associati a storie fantasiose ("la Valeria che viene dal monte per spaventare", ecc.)
 
"A la barca dal Mercal"
Un'altra fonte di risorse economiche era la cavatura dell'argilla nell'area paludosa di Mercallo, ove si trova un rilevante deposito naturale. Lo sfruttamento di questo giacimento si e' susseguito nel tempo sviluppandosi sino  raggiungere un livello industriale con l'insediamento della Fornace Colombo attiva sino alla fine degli anni Cinquanta.
La ciminiera, mozzata per ragioni di sicurezza, ed alcune strutture della fornace sono tuttora conservate sulla sponda di Mercallo. L'argilla veniva scavata a mano; solo negli ultimi anni vennero installati una piccola draga e un nastro trasportatore. L'argilla veniva poi ammucchiata sul piazzale, lasciata asciugare al sole, macinata e compressa negli stampi per coppi, tegole, mattoni pieni e forati, comignoli e vasi. I manufatti, deposti di assi sovrapposte, venivano trasportati nell'essicatoio per poi essere cotti nel grande forno. Il forno, al centro del grande fabbricato di forma ovale, era diviso in quattro settori nei quali il fuoco era sempre tenuto acceso a rotazione per permettere le varie fasi di cottura dei laterizi e una produzione continua. L'alimentazione del forno, a polvere di carbone, avveniva dall'altro della camera di combustione: per garantire la combustione uniforme, il fochista manovrava alcune prese d'aria.
I lavoratori di Corgeno si recavano alla fornace Colombo a piedi o in barca: a quel tempo un barcaiolo faceva servizio di traghetto partendo dalla localita' "a la barca dal Mercal".
 
Climatologia del lago di Comabbio
 
Quant al tempural al vegn da Cuirun, acqua a burdelun
Se al vegn da Arona, scapa cun in ma la curona.
Se al vegn da la muntagna, ciapa la sapa e va' in campagna.
Quant al vent al vegn da la muntagna da Napuleon, al dura par tri di' bon.
Quant al su' al guarda indre', al fa bel al di' adre'.
Quant la muntagna la gha su' al capel, o al piof ol fa bell.
 
I nostri avi hanno formulato diversi proverbi per indicare fenomeni metereologici e l'evoluzione del tempo. Le loro conoscenze scaturivano da una attenta osservazione del cielo e dalla memoria storica che accompagnava il vivere quotidiano.
La moderna metereologia si serve di strumenti sempre piu' sofisticati e ci consente di conoscere, con diverse ore di anticipo, gli eventi meteorici che condizioneranno in senso positivo o negativo le attivita' del domani.

La malattia

 
Indagine idrogeologica della zona delle cave di Faraona, in vista di una loro destinazione a discarica
Situazione idrogeologica e ambientale
Considerazioni sulla progettata discarica
 
"La malattia del lago" di Comabbio.
 
Nell'ambito di un contratto di collaborazione tra il Centro Comune di Ricerca (CCR) di Ispra della Commissione delle Comunita' Europee (C.C.E.) ed il Consorzio Intercomunale per il Risanamento e la tutela del Lago di Comabbio, da parecchi anni, viene seguita la evoluzione trofica di questo lago misurando I'intensita' di parametri fisici chimici e biologici, considerati, universalmente, i migliori indici per conoscere la situazione di un bacino lacustre, prevederne I'evoluzione e giudicare I'opportunita' di applicare interventi atti a migliorare la qualita' delle acque di questo lago.
Le caratteristiche del lago di Comabbio e le loro variazioni nel corso degli ultimi tre lustri sono descritte nei rapporti stesi per il Consorzio e riportate in pubblicazioni italiane e straniere.
E' innanzitutto possibile affermare che i dati ottenuti testimoniano che "l'inquinamento" del lago di Comabbio non e' dovuto a metalli e veleni chimici, ma ad una elevata concentrazione di sostanze nutrienti, principalmente fosfati che va sotto il nome di eutrofia. (Dal greco eu-trophia = bene nutrimento).
I principali responsabili dell'elevato livello di trofia sono gli effluenti domestici, ma soprattutto, la morfometria del lago caratterizzata da una grande superficie rispetto alla poca profondita'.
L'elevata eutrofizzazione del lago di Comabbio e' evidente anche al profano che guarda il lago dalla riva. La densita' del fitoplancton e' tanto elevata da ridurre la trasparenza delle acque a un livello tale da abolire la crescita delle piante acquatiche sommerse (es. Elodea, Lagarosiphon). La scarsita' di ossigeno durante la fine dell'estate condiziona il pesce a portarsi nelle acque di superficie (epilimnio) dove trova abbastanza ossigeno, ma anche una temperatura eccessivamente elevata. ll rimescolamento delle acque all'inizio dell'autunno provoca un abbassamento drastico della concentrazione di ossigeno anche nelle acque piu' superficiali.
E questo il "ciclo del lago" che possiamo descrivere partendo dal periodo ottobre-dicembre quando, all'abbassarsi della temperatura esterna, I'acqua superficiale, raffreddandosi a valori uguali e piu' bassi di quella profonda, da' luogo ad un rimescolamento completo, con improvviso abbassamento della concentrazione di ossigeno a cui segue un progressivo arricchimento di ossigeno favorito dall'abbassarsi della temperatura.
Nel periodo gennaio-febbraio la superficie del lago gela e, pertanto cessa il mescolamento della acque, essendo il lago isolato dall'atmosfera da uno strato di ghiaccio.
Subito dopo lo sgelo (fine febbraio, inizio marzo) la superficie del lago entra in diretto contatto con l'aria, la temperatura si mantiene ancora bassa (5'-7' C), ma I'intensita' della radiazione solare e' gia' elevata. Questa situazione favorisce un'intensa attivita' fotosintetica con conseguente produzione di ossigeno. A questo ossigeno di origine biologica viene aggiunto quello dell'aria, la solubilita' del quale risulta favorita dalla bassa temperatura della acque.
Da marzo a meta maggio il lago si stratifica termicamente e la concentrazione dell'ossigeno diminuisce progressivamente negli strati profondi e aumenta in quelli superficiali.
Da maggio ad agosto la stratificazione termica diventa sempre piu' evidente e diminuisce progressivamente la potenza dello strato superficiale sovrassaturo di ossigeno, isolando lo strato profondo, sempre piu' potente, privo (o quasi) di ossigeno. L'elevata concentrazione di ossigeno negli strati superficiali e' dovuta all'intensa attivita' fotosintetica delle ingenti fioriture di fitoplancton. L'assenza di ossigeno negli strati profondi e' dovuta esclusivamente alla degradazione delle sostanze organiche costituenti le alghe morte delle fioriture primaverili ed estive che sono sedimentate nelle acque profonde e alla superficie dei sedimenti.
Durante questo periodo i pesci trovano ossigeno soltanto negli strati superficiali. Questo rifugio elimina il pericolo di una mortalita' massiva di pesci, in questi mesi. Le specie di pesci del lago devono essere preadattate, quindi, alle elevate temperature degli strati superficiali, che possono superare i 25' C Alla fine della stagione calda (settembre- ottobre) inizia la circolazione delle acque con il conseguente mescolamento delle acque superficiali (ricche di ossigeno) con quelle profonde (prive di ossigeno e ricche di sostanze organiche). ll volume dello strato ricco di ossigeno e' di gran lunga inferiore a quello che ne e' privo (o poverissimo) e, di conseguenza, il mescolamento dell'intera massa d'acqua riduce inizialmente la concentrazione dell'ossigeno a valori tanto bassi da non permettere la respirazione ai pesci nemmeno nelle acque piu' superficiali. Soltanto gli individui piu' resistenti a queste condizioni possono sopravvivere. Non meraviglia, quindi, che in questo periodo possano accadere morie di pesci piu' o meno ingenti con il conseguente peggioramento non soltanto della fauna ittica, ma anche delle condizioni dell'ecosistema lacustre. Con il progredire della stagione la circolazione delle acque inizialmente responsabile del crollo del tasso di ossigeno, arricchisce il lago in ossigeno anche negli strati piu' profondi ed il ciclo continua.
Occorre quindi riportare la qualita' delle acque ad un livello accettabile; e per livello accettabile intendiamo lo stato di mesotrofia, in altre parole una qualita' delle acque non eccellente, ma non nociva alla vita dei pesci, anche non particolarmente resistenti, e senza  fioriture eccessive di alghe. Le acque di un lago mesotrofo sono abbastanza limpide, non emettono odori sgradevoli e permettono attivita' balneari per gran parte dell'anno. Inoltre, il costo per ottenere acque potabili 1! elevato, ma non proibitivo. A livello internazionale si giudica che un lago e' risanato se viene portato da uno stato di eutrofia (o ipertrofia, come il Lago di Comabbio) a uno stato di mesotrofia. Pretendere di portare questo lago a uno stato di oligotrofia (cioe', di acque molto pulite) e' pura utopia dato I'attuale stato trofico del lago e la sua stessa natura.
Tutti gli sforzi dovranno tendere al risultato ragionevole di portare la qualita' delle acque allo stato di mesotrofia .
L'estrema eutrofizzazione di questo lago e' dovuta alle immissioni di sostanze nutrienti (es. nitrati e fosfati) dal suo bacino imbrifero e dai sedimenti. La canalizzazione che sara' ottenuta mediante il collettore eliminera' le immissioni di sostanze nutrienti provenienti dal bacino imbrifero ma la qualita' di queste ultime contenute nelle acque e nei sedimenti del lago e' tanto ingente da non permettere il risanamento in tempi brevi.
Infatti nel lago di Comabbio I'entita'@ della sedimentazione organica non e' bilanciata dall'intensita' della mineralizzazione batterica e, di conseguenza, la sostanza organica si accumula nei@sedimenti.
Si @ riscontrato che nel centro del lago l'intensita' media di sedimentazione e', oggi, di 2 cm./anno. Da prelievi fatti con il carotatore a caduta si e' rilevata una mappa di distribuzione dei sedimenti.
Nella zona est del lago che parte dalla localita Boffalora sino a Corgeno lo strato di sostanza organica non supera i 30 cm., diventa di circa 40 cm. nei pressi di Mercallo per salire da 80 cm. a quasi 2 mt. al centro e a nord del lago.
Gli interventi in corso (collettamento degli scarichi), quindi, miglioreranno le condizioni del lago ma non saranno sufficienti a riportare il lago ad un livello di trofia accettabile. Infatti il livello di trofia potra' abbassarsi rimanendo sempre eutrofo.
Occorreranno altri interventi per portare questo ambiente ad un livello di mesotrofia.

Geologia e affioramenti

 
Lago di Comabbio
 
Geologia degli affioramenti.
 
la conca lacustre di Comabbio, situata nella fascia collinare  che si estende ai piedi delle prealpi varesine, fra il lago Maggiore e il fiume Olona, si formo', come i contigui bacini lacustri di Varese, di Monate e di Biandronno, in seguito al ritiro dell'imponente ghiacciaio del Verbano.
L'attuale panorama geologico circostante il lago di Comabbio e' caratterizzato da un'ampia diffusione areale di depositi incoerenti di origine glaciale e fluvio-glaciale, fra i quali emergono i testimoni dell'antica struttura geologica della zona, costituiti da rilievi rocciosi prequaternari.
I terreni piu' antichi, appartenenti alla formazione dei calcari Nummulitici, di eta' eocenica, affiorano in tre aree distinte: lungo la dorsale rocciosa che si estende fra Ternate e Comabbio (da Roncaccia a Faraona) e in corrispondenza delle scarpate di Oneda e di Varano Borghi.
Al di sopra di questi terreni si sviluppa la formazione delle Gonfolite, di eta' oligocenica, che costituisce i principali rilievi orografici della zona (Monte Pelada - monte della Croce, colline di San Giacomo, rilievi di Gaggio).
I depositi quaternari, connessi alla fase glaciale e post-glaciale, costituiscono infine la coltre superficiale che si estende su gran parte della zona.

Paleografia

 
Paleografia del Quaternario
 
Un tentativo di ricostruzione delle fasi evolutive che, nel Quaternario, hanno interessato l'area dei laghi di Comabbio, di Monate e di Varese e' riportato nelle figure A B C D .
Nella figura A e' indicato il presunto schema idrografico esistente nel Quaternario antico, prima delle glaciazioni; il reticolo idrografico e' diretto verso Sud ed e' tributario del Ticino. I tre futuri laghi corrispondono a valli fluviali.
Nella figura B sono raffigurati i principali elementi caratteristici della fase glaciale (s.l.; le direttrici di espansione dei rami del ghiacciaio Verbano investono la zona dei laghi di Varese, di Monate e di Comabbio, operando la riescavazione delle antiche valli fluviali; nella fase di ritiro del ghiacciaio si ha la deposizione delle morene e la formazione dei cordoni di sbarramento che danno luogo all'insediamento dei bacini lacustri. le direttrici idrografiche sono ancora indirizzate a Sud.
Nella figura C e' rappresentato il sistema lacustre del periodo immediatamente successivo  al ritiro del ghiacciaio. Il lago di Varese e quello di Comabbio costituiscono un unico bacino, la cui quota di sfioro e' probabilmente superiore a 250 metri (relativo, riferito alle quote attuali) e le cui acque si immettono nel Ticino attraverso la soglia di La Cappelletta a SE di Mercallo. Anche il lago di Monate scarica le proprie acque nel lago di Comabbio. E' in questa fase che si formano i depositi fluvio-glaciali terrazzati.
Nella figura D e' rappresentata la situazione idrografica attuale. Il lago di Varese si e' aperto una nuova via di scarico verso Ovest (bardello); il livello delle acque si e' abbassato provocando l'immersione della soglia di la Cappelletta e delle torbiere Brabbia; si ha la netta separazione fra il bacino lacustre di Varese e quello di Comabbio, la cui comunicazione sara' riaperta soltanto successivamente dall'uomo, attraverso la palude Brabbia. Anche il lago di Monate si abbassa e non comunica piu' con il bacino di Comabbio, essendosi aperto un nuovo emissario verso Nord (T. Acqua Nera).

Idrologia

 
Idrogeologia del bacino del lago di Comabbio
 
Una notevole fonte di informazione sulla idrogeologia, soprattutto per quanto riguarda i depositi quaternari,e' costituita dai pozzi che sono stati eseguiti nella zona con lo scopo di produrre acqua, per uso urbano e industriale, dai serbatoi naturali presenti nella coltre quaternaria.
I pozzi piu' interessanti sono una quindicina; la profondita' di questi varia tra i 25 e gli 80 metri; sette pozzi hanno raggiunto il substrato terziario a profondita' comprese tra i 9 e i 45 metri, mentre altri sondaggi hanno attraversato oltre 70 metri di terreni quaternari, senza raggiungere il terziario.
L'andamento batimetrico del substrato terziario e' ricostruito in base ai dati dei pozzi e agli elementi rilevanti in superficie.
Ne risulta morfologia, dovuta all'azione glaciale, imposta sulle direttrice N.NE-S.SO, cioe' parallela all'asse longitudinale del lago di Comabbio, che si estende al di fuori di questo, fino a raggiungere la conca del lago di Varese verso NE e il versante del Fiume Ticino verso SO, tra Mercallo e Corgeno.
La depressione e' delimitata verso oriente dall'allineamento dei rilievi oligogenici di Corgeno e dalla dorsale, quasi interamente sepolta,che si estende a NE di Varano Borghi; a occidente la depressione si esaurisce invece a ridosso dei rilievi oligocenici di Mercallo-Comabbio e di quelli ecocenici di ternate.
Un'altra depressione morfologica del Terziario, di dimensioni piu' modeste e' individuabile lungo la congiungente il lago di Monate con quello di Comabbio fra i rilievi oligogenici di monte Pelada e di quelli ecogenici di Santa maria.
I pozzi eseguiti in questa depressione hanno attraversato di oltre 70 metri di Quaternario senza raggiungere il substrato, dimostrando l'accentuata profondita' di questo motivo morfologico.
Lo spessore complessivo del Quaternario nella zona, tenendo conto del dato sopracitato e la massima quota di affioramento delle morene di Santa maria, risulta superiore al centinaio di metri.
I sondaggi della zona mettono in evidenza la presenza di acqua in uno o piu' livelli sabbioso-ghiaiosi del Quaternario;  lo spessore di questi livelli varia notevolmente da zona a zona, data la natura irregolare dei terreni morenici, sede dei serbatoi idrici; alcuni pozzi indicano uno spessore complessivo degli strati acquiferi superiore alla decina di metri, mentre altri pozzi sono risultati sterili a causa dell'assenza di intervalli sabbioso-gioiosi.
Secondo i dati disponibili, non sempre attendibili, le portate dei pozzi variano da qualche l/s a 60-70 l/s, a causa della variabilita' areale delle caratteristiche fisiche dei serbatoi e delle condizioni di alimentazione degli stessi.
L'insieme delle conoscenze geologiche e idrologiche acquisite mediante i rilievi di superficie e i dati dei pozzi consentono di affermare che la zona in studio e' caratterizzata dalla presenza di un esteso corpo idrico sotterraneo che, con una certa continuita' areale,  impregna i livelli sabbioso-ghiaiosi della coltre quaternaria del substrato terziario.
In base agli elementi disponibili, la superficie freatica di questo corpo idrico risulta in equilibrio idrodinamico con i laghi di Comabbio, di Varese e di Monate; essa si innalza debolmente in corrispondenza dei rilievi quaternari circostanti ai bacini lacustri.
tenuto conto di questa situazione idrologica, dell'estensione dei depositi quaternari e del particolare  andamento del substrato impermeabile terziario, descritto in precedenza, si rileva che il regime idrico del bacino imbrifero di Comabbio, per quanto riguarda il sottosuolo, e' influenzato, seppure marginalmente, dalle condizioni idrologiche delle aree contermini, a causa di probabili movimenti di acque dovuti alla continuita' laterale dei serbatoi idrici.

Ere Geologiche

 
ERE GEOLOGICHE
 
Archeozoica - l'era  che corrisponde ai periodi arcaico e algonkico, in cui compaiono le prime tracce di vita.
 
Cenozoico - (era) - Corrisponde all'era terziaria, se presa in senso stretto,, altrimenti si estende anche al quaternario, Comprende, a partire dal basso, i periodi eocenico, oligocenico, miocenico, pliocenico. Si distingue per le grandi variazioni nella configurazione della terra (sollevamento delle Alpi, degli Appennini, dei Pirenei, dei Carpazi, del Caucaso, dell'Imalaia, delle Ande); scompaiono i rettili giganteschi, e si sviluppano flora e fauna piu' vicino alle attuali. Notevole e' il raffreddamento del clima.
 
Paleogene o nummolitico - Divisione inferiore dell'era cenozoica, che comprende i periodi: eocene ed oligocene. Qualcuno vi distingue ancora il paleocene dall'eocene.
 
Eocene - (era) - Comprende talora con l'oligocene nel paleogene, divisione inferiore dell'era cenozoica. Ricopre le formazioni cretacee. Corrisponde di regola, in Europa, a grandi regressioni marine. Il passaggio all'oligocene, che lo sovrasta, e' spesso mal definito. L'attivita' vulcanica, vi fu alquanto piu' intensa che nel cretaceo, il clima caldo. Si usa dividerlo in due piani diversi a seconda dei bacini (Meridionali e settentrionali). In Italia e' molto sviluppato, soprattutto negli Appennini.
 
Paleocene o Eonummolitico - E' la parte inferiore dell'Eocene, che alcuni distinguono dall'eocene propriamente detto, separandone i piani, montiano, tanetiano e londiniano (a partire da quello piu' basso).
 
Montiano
Tanetiano
Londiniano
 
Oligocenico - Periodo dell'era cenozoica compreso fra l'eocene e il miocene, sui limiti del quale non va perfettamente d'accordo. La flora vi e' ricca, il clima prevalentemente umido, le mammuliti diminuiscono: sono attivi i coralli: in esso si hanno grandi movimenti orogenici nella regione alpina, e si crede che in questo periodo cessi la comunicazione fra il mediterraneo e il bacino indiano. Si suddivide questo periodo, dal basso, nei piani Lattorfiano, Rupeliano e Cattiano.
 
Miocene - non c'e'.
 
Messiniano - si indica cosi' la parte superiore del Miocene
 
Pliocenico
 
Mesozoica - Era compresa fra la cenozoica e la paleozoica: comprende i periodi cretaceo, giurassico e triassico. Viene detta anche secondaria: vi compaiono i primi uccelli e i primi mammiferi. Ha potenza notevole, circa doppia di quella cenozoica e meta' di quella paleozoica. Vi prevalgono calcari e dolomie, scarsi vi sono i quarzochisti e quarziti. Ha grande sviluppa nelle Prealpi, nell'Appennino centrale e meridionale, in Sicilia.
 
Cretacico - (periodo) - Periodo superiore del gruppo mesozoica: diviso di solito in due grandi divisioni: eo- od infracretacico e neo- o sopracretacico. Si diffondono le dicotiledoni: molto scarsi i mammiferi.
Giurassico - Sistema del gruppo Mesozoico (secondario) sottostante al Cretaceo e sovrastante al Trias cosiddetto perche' molto sviluppato in Giura. E' un periodo di scarsa attivita' orogenica. con predominio di trasgressioni, per i quali il mare invade lagune ed estere aree di terreni.
 
 
Malm o neogiurassico - Parte superiore del periodo giurassico, a carattere prevalentemente marino, distinto nei sottopiani: calloviano, oxfordiani, sequaniano, kimeridgiano, portolandiano ( titonico nella regione mediterranea).
 
Lias o eogiurassico
 
Dogger
 
Triassico - Periodo inferiore dell'era mesozoica, suddiviso in tre piani nettamente distinti: che si dicono dal basso: Buntsandstein, Muschelkalk e Keuper nel trias franco-germanico; oppure eotriassico, mesotriassico e neotriassico nelle rimanenti nazioni. Nel tipo alpino si hanno potenti masse di calcari e dolomie associate con masse eruttive.
 
Eotriassico - Piano piu' antico della serie alpina del periodo triassico, corrispondente al Bundsandstein. In Italia si incontra in sardegna, nelle Alpi Apuane, in Toscana, nelle Alpi occidentali, ed e' caratteristico nelle Alpi orientali.
 
Mesotriassico - Piano medio del trias: diviso nei sottopiani anisico (inferiore) o muschelkalk e ladinico.
 
Anisico - In senso lato divisione del mesotriassico (parte inferiore) con terreni costituiti da calcari e dolomie fossilifere, caratteristici di alcune regioni tedesche, ma diffusi anche in Italia. Si suol dividere, dal basso in alto, in Wellenkalk, gruppo delle anidridi, muschelkalk, propriamente detto, gruppo del Lettenkohle.
 
Vellenkalk
 
Muschelkalk
 
Ladinico
 
Neotriassico - Piano superiore del triassico, nel quale predomina il regime lagunare nell'Europa centrale, settentrionale e occidentale; nelle Alpi e nell'Italia prevalgono i calcari (marmi delle Alpi Apuane); roccie porfiriche si hanno nel Trentino e nel Bresciano. Comprende i sottopiani carnico, norico, retico (dal basso in alto).
 
Carnico
 
Norico
 
Retico
 
Paleozoica - Era compresa fra quelle archeozoica e mesozoica: comprende i periodi: Cambrico, silurico, devonico, carbonico, permico.
 
Cambrico - E' il periodo inferiore dell'era paleozoica, e risulta di tre piani: georgiano, acadiano, e postdamiano.; e' caratterizzato da ampie ingressioni marine, che crescono fino al potsdamiano, nel quale piano pero' si notano gia' regressioni parziali. E' un periodo di quiete vulcanica e orogenetica, a clima piuttosto uniforme, con qualche formazione glaciale. Ha notevole sviluppo in sardegna.
 
Georgiano - Detto anche eocambrico. Piano inferiore del sistema cambrico
 
Acadiano - Piano medio del cambrico
 
Postdamiano.
 
 
Silurico - Sistema compreso fra quello Cambrico e quello carbonico, da qualche autore esteso anche al cambrico. Comprende i due piani ordoviciano e gotlandiano (detti anche eosilurico e neosilurico). Corrisponde ad un'epoca di intensa attivita' vulcanica, a clima uniforme, piu' caldo del cambrico e con notevole sviluppo di coralli. Si incontra nelle Alpi orientali, ed e' assai esteso in Sardegna.
 
Devonico o devoniano - Periodo dell'era paleozoica o primaria, compreso fra il silurico e il carbonico. In esso si hanno assai diffuse arenarie, schisti e roccie effusive ( diabasi, dioriti e porfiriti) ed intrusive. La potenza massima ne e' di circa 7 Km. Le terre periartiche vi si estendono; la flora e' relativamente povera, compare il primo vertebrato terrestre ( Tinopus antiquus della Pensylvania). Il limite inferiore, col silurico, vi e' netto, meno lo e' il limite superiore. Vi e' molto spesso discordanza coi terreni silurici. Si incontra da noi nelle Alpi Carniche e, col suo piano superiore, in Sardegna. Si divide nei piani, reniano, eifeliano, condrusiano.
 
Reniano
 
Eifeliano -  Piano medio del periodo devonico
 
Condrusiano
 
Carbonico
 
Permico  Periodo superiore dell'era paleozoica che alcuni usano fondere col il sottostante carbonifero nel periodo antracolitico ( o meno bene permocarbonico). I tedeschi usano chiamarlo Dyas. Si distingue in eopermico (inferiore e suddiviso in artinskiano e pengiabiano) e in neopermico o turingiano. Nell'Europa questo periodo e' rappresentato da formazioni continentali (e' un periodo di regressione) a facies lagunare o desertica, con depositi saliferi e gassosi. Vi si manifestano fenomeni vulcanici intensi, ma i corrugamenti orogenetici sono meno importanti che nel carbonifero. Clima dapprima umido, quindi secco e notevole glaciazione. Flora simile a quella del carbonifero con qualche particolare forma di felci. Sviluppato nelle Alpi Liguri e marittime e, nella facies arenaceo-conglomeratica, in Lombardia.
 
 
 
Orogenia - (geologia) - Parte della geologia storica che considera le trasformazioni della crosta terrestre e specialmente l'origine della forma del suolo (vedi geologia).