Le derivazioni delle acque
Se il Iago di Varese fu per tutto l'Ottocento al centro dell'attenzione di rivieraschi e studiosi per quanto riguarcla ii suo abbassamento e la bonifica della palude Brabbia, anche il Iago di Monate suscitò l'interesse di molti, persino del Comune di Milano.
Nel 1884 Giuseppe Ouaglia, dedicandosi allo studio dei laghi del circondario di Varese, si soffermo' sulla descrizione del nostro. confermando la presenza “di acque sorgive, quasi perenni", di una striscia piana, che lo attraversa dalla cascina Moncucco a Osmate chiamata dai pescatori “la strada" e di tre palafitte. “Tutti i pesci del Monate - aggiunse — sono graditi pel loro sapore dolce a causa del limpido elemento in cui vivono” e li elenco sottolineando la superiorita della trota, re dei pesci di acqua dolce, importata dal lago Maggiore verso il 1830 e la squisitezza ricercata del pesce persico, che eccede anche in proporzioni in confronto a quella dei laghi vicini. Non manca di accennare alla roggia Acqua Nera, "che tinge di rossigno le ghiaie ed i ciottoli nel suo letto", e versa nel Verbano, alie cascine di Ispra, a termine di un lungo e tortuoso percorso.
Conclude l'ing. Quaglia con una proposta in sintonia con gli studi realizzati in quegli anni su “progetti di prosciugamenti”, riferendosi al lago di Monate che "benché profondo m. 34.10 potrebbessere eliminato, facendo versare le sue acque” in direzione della pianura verso Monate e Brebbia, nell'Acquanegra sino al Verbano, tramite la costruzione di una galleria e di un canale. Un'operazione, facile e non onerosa secondo lo studioso, permetterebbe cole acque del'utenti dalla galleria di attivare mulini e irrigare terreni “nell'interesse generale".
A utilizzare le acque del lago, si pensò anche a Milano, come si evince da una lettera delle Amministrazioni comunali di Travedona, Monate, Cadrezzate e Osmate del 1887 inviata alla giunta municipale milanese, in cui si fa riferimento ad "un concorso aperto per la presentazione di progetti onde provvedgre dl acqua potabile la citta diMilano"mediante la derivazione del Iago di Monate A conclusione di una breve ma esauriente dlisquisizione, si afferma categoricamente che l'acqua del Iago non é libera e non é di quantità costante , non sarebbe dunque sufficiente ai bisogni della Metropoli Lombarda
Dell'ardito progetto del dott. Grllloni si è discusso ampiamente in un dotto artticolo apparso nell'agosto dello stesso anno sullal Rassegna Mensile della Camera di Commerclo a firma del noto prof. , Taramelli
Alla derivazione delle sorgenti del lago di Monate, prosciugato e convertito in testa di fontanile, lo studioso oppone dubbi sull'abbondanza delle sorgive, e avvalendosi delle ricerche dell'Ing. Quaglia, asserisce che il deflusso del lago è nemmeno la terza parte del quantitativo di acqua occorrente a Milano in quanto le sorgenti "fresche e perenni nei colli circostanti sono usate dagli abitanti di Travedona, Osmate e Ternate.
Il Dott. Grilloni non si fermava unicamente alla proposta ambiziosa, ala quale abbiamo accennato, infatti come ci riferisce il prof. Taramelli, nello scritto si era anche un progetto più modesto " di immettere con una
anche l'ing. Porro, progettista deila ipotesi di derivazione, il sindaco di Barza. e i delegati "dellle16 società che utilizzano l'Acquanegra per'il funzionamento dei mulini Nellia sala, fra i presenti sorsero battibecchi vivacissimi.
a tale punto che si dovette sgombrare Ia sala, come già sappiamo. Nel corso dell'incontro, fra malumori si ritenne anche che i dati del progetto Porro fossero “in parte incontrollati e fantastici e in parte errati" Dopo un rapido sopralluogo, ritenuto parzialmente iilegale per la non regolarità delio suo svolgimento, aggiunge il giornaiista della “Cronaca preaIpina", "Ie cose stanno ora a questo punto":
da una parte Barza aspetta una risposta favorevole e dall'altra ci si augura che venga respinta la domanda. Conclude l'articolista; "E intanto il tempo passa e l'acqua del bel laghetto continua a scorrere placida e noncurante, fra le rive deIl'Acquanegra e muove i Mulini, come se nulla fin qui fosse accaduto per lei e intorno a lei"
A chiudere la vicenda, ci aiuta una considerazione affidata ai suo Chronicon dai parroco don Beniamino Clerici; “il conte di Groppello desistette alla fine da ogni sua pretesa". Nulla si fece dunque, e Barza trovò un'altra soluzione ai suo probiema.
Ancora di derivazione delle acque del Iago si dovette parlare nel 1923’ e nel mese di settembre del 1924, in seguito alla domanda di concessione inoltrata dalla ditta dei dott. Piero Scotti Foglieni, che intendeva sfruttare Ia caduta deile acque per forza motrice.
Compatta la popolazione con i proprietari dei mulini e gli industriali, che intravedevano danni irreparabili aile loro attività in mancanza di forza motrice, tutti si strinsero intorno all'Amministrazione comunale guidata da Aquilino Ribolzi per opporsi fermamente alla domanda presentata al prefetto. Le motivazioni, ampiamente condivise e confortate dal Consorzio medico di Travedona. si fondavano come nel 1909 sui rischi per la salute pubbIica in presenza di scarsità di acqua e di zone malariche altamente infettive. Ricordano il sindaco e l'ufficiale sanitario, dott. nascinbene, l'importanza del tortrente Acquanegra formato dalle pure acqua sorgzve dei Iago di Monate, che attraversa l'abitato, raccoglie Ie acque piovane e al quale la popolazione attinge per innumerevoli usi "Sul suo percorso si vanno seguendo ben 12 posti di lavanderia ai quali viene fatta affluire la biancheria e altri effetti casalinghi di 4/5 della popolazione
ll dott. Nascimbene insiste "sull'inestimabile pregio del corso dell'Acquanegra, non comune torrente di acque periodiche, sul quale la popolazione può contare in modo perenne"
Disastrose le conseguenze che deriverebbero dal prosciugamento del torrente, fra queste "esalazioni malefiche nel centro dell'abitato.
aumento del sudiciume personale in popolazione pulita, diminuzione impressionante della pulizia domestica, delle stalle", cause sicure per Ia propagazione di malattie infettive.
l comuni di Monate e di Bregano, e persino la Società Immobiliare Agricola di Varano Borghi con il suo rappresentante dott. Abbove, si affiancano alla vibrata protesta, che suscita preoccupazione nel prefetto per l'inattesa reazione dei comuni e per le eventuali riparcussioni. Nell'0ttobre del 1924, solo un mese dopo I'accendersi della polemica, si comunica al sindaco di Travedona che "Ia R. commissione non ha mancato di appoggiare le ragioni di igiene e utilità" e si augura la non accoglienza della domanda Scotti-Foglieni.
ll progetto fu dunque definitivamente sospeso.
Nel 1938 si ripresentò aIl'Amministrazione comunale e al commissario prefettizio cav. Guido Galbiati, una situazione analoga a quella del 1924 (8).
ll 10 giugno 1938 la ditta Giuseppe Leva fece domanda di derivazione de|l'acqua del Iago a scopo di produzione di energia elettrica, eliminando la roggia Acquanegra°.
Formale l'opposizione della popolazione. che intende manifestare la propria ostilità, come fece in precedenza. lnterprete del desiderio unanime, nei mesi di settembre e ottobre, il commissario prefettizio di Travedona Guido Galbiati associa nella sua protesta i Podestà dei paesi limitrofi, rivolgendo alle autorità preposte una lunga relazione, alla quale allega una significativa raccolta di firme. La petizione viene sottoscritta dai dieci mugnai del paese e da 425 abitanti con famiglie, fra i quali i proprietari di terreni rivieraschi, la contessa Ida Cavalli Visconti di Modrone, I'ing. Enrico Mellini, ispettore generale delle Ferrovie dello Stato, il parroco don Carlo Clerici, la nobildonna Antonietta Baseggio Garavaglia e anche l'ing. Baroni, proprietario “del] grande palazzo di Osmate, che si oppose energicamente al progetto, che dichiaro fantastico.
Nel suo esposto il commissario prefettizio iilustra il progetto della ditta Leva, sottolineando i danni che verrebbero prodotti, del tutto simili a quelli elencati nei casi precedenti al 1938“. L'intenvento richiesto, infatti, causerebbe un abbassamento del livello dell'acqua del Iago, favorendo la formazione di zone paludose e rischi per la salute pubblica.
ricordando che Travedona nel 1904 era stata inserita nelle zone “malariche”. Il progetto contemplava la soppressione dall‘attuale canale di scarico, la roggia Acquanegra, sostituito da un tubo di 50 cm di diametro e da un pubblico lavatoio a 20 posti, ritenuti del tutto insufficienti. lnoltre l'incerto deflusso delle acque, previsto dalI'impianto idroelettrico, provocherebbe interruzioni all'irrigazione dei campi e disagi all'abbeveramento del bestiame, calcolato a 6501 Capi e dei circa 600 maiali, e pregiudicherebbe il funzionamento dei numerosi mulini, vera ricchezza economica del paese. lnfatti il Progetto - insiste il Galbiati - intendeva somministrare l'energia elettrica per un numero limitato di ore durante la giornata, arrecando conseguentemente grave danno ai mugnai che dovendo attivare in modo costante le loro macine, necessitavano invece di un flusso regolare di forza motrice.
Il commissario prefettizio chiude l'accorata lettera dell '8 ottobre con un accenno al Iago di Monate, "giustamente considerato uno dei più belli d'ltalia e rappresenta certamente la maggiore attrattiva turistica di questa regione", e "l'afflusso dei villeggianti, intenso nella stagione estiva, certamente se ne manterrebbero lontani il giorno in cui le condizioni igieniche della zona venissero a mancare".
Nei due mesi in cui si organizzò l'opposizione ”nelle forme stabilite dalla legge la ditta Leva non mancò di esprimere, in un avviso affisso in stabilimento alle sue operaie. amarezza e disappunto per le critiche e le chiacchiere scaturite intorno alla loro richiesta.
"un lavoro che deve riscuotere il plauso ed essere incoraggiato da tutta la popolazione, come quello del migliore sfruttamento delle acque del Iago e della costruzione di lavatoi coperti e chiusi per l'inverno", che avrebbe dovuto dunque essere apprezzato dalle donne di Travedona!‘)
C'era tensione neIl‘aria, anche se asserisce il commissario prefettizio, "la popolazione non aveva dato assolutamefnte ‘nessun segno di possibili manifestaziom ostili alla ditta Leva ne ai proprietari della stessa". Eppure arrivarono, sorprendendo tutti anche i carabinieri che non mancarono di fare domande insistenti, indagando sui contorni della situazione perturbata vanutasi a creare in paese in seguito alle domande presentate dalla famiglia Leva, davanti alla casa dei quali le forze dell'ordine stazionarono per alcuni giorni
"Scrive il commissario prefettizio al prefetto nella relazione del 10 ottobre che il 23 settembre "il Brigadiere Annibale Magni si era recato al domicilio di vari abitanti di questo Comune (ne fa nome e cognome], diffidandoli a stare bene attenti a quanto potessero dire in svantaggio della Ditta Leva e minacciandoli in caso contrario di severi provvedimenti“.
Si verificarono lievi incidenti, tra carabinieri e alcune donne radunatesi davanti al Palazzo comunale, sdrammatizzati dal commissario prefettizio e dal cav. Binda, che si prodigarono peril ritorno alla disciplina e alla serenità e diedero assicurazione sulla condotta "perfettamente tranquilla della popolazione sebbene dolorosamente impressionata dalI'apparato di forza che da qualche giorno esisteva in paese".
Ritornò la calma a Travedona. "la questione sembra che dormi, l'acqua della nostra roggia continuerà a scorrere tranquilla come prima", sostiene serenamente don Carlo, si placarono anche gli animi degli abitanti di Monate_ Cadrezzate, Osmate. Ispra prima di essere coinvolti in una tormenta dai colori ben più foschi. ll 13 febbraio 1939 il prefetto comunica al podestà che si é avviato "un riesame del decreto di concessione di derivazione d'acqua del Iago di Monate"; nel frattempo il commissario prefettizio cav. Guido Galbiati era stato rimosso daIl'incarico e sostituito.