6 lib1415-Sacri-Monti

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lib1415-Sacri-Monti
 
 
Contents
6.1 Definizione
6.2 Miniera
6.3 Domodossola
6.4 Verbania
6.5 Ghiffa
6.6 Varese
 
 
    parole
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6.1 Definizione

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I Sacri Monti
Le concezioni del mondo nel Medioevo e la rappresentazione dantesca
A partire dalla fine del XV secolo nel nord Italia iniziano a diffondersi i primi Sacri Monti per iniziativa di Padre Bernardino Caimi, che, inviato come Commissario a Gerusalemme, ebbe modo di constatare la gravità della minaccia turca per i pellegrini che si recavano nei luoghi santi. Ebbe quindi l'idea di far riprodurre sulla collina vicina a una serie di cappelle che riproponessero il cammino devozionale dei pellegrini senza che essi si allontanassero dalla loro terra.  I Sacri Monti, nati quindi con l'intento di ricordare gli episodi salienti dell'esperienza terrena di Cristo, divennero ben presto strumenti per diffondere il culto della Madonna e dei santi, soprattutto a testimonianza delle verità riaffermate dal Concilio di Trento. In questo modo, come modello culturale e religioso, oggetto di culto popolare e meta di pellegrini, costituirono la risposta del popolo alla Riforma protestante e una testimonianza sensibile della fede, nonché un modello didascalico- pedagogico strettamente legato dalla Chiesa.  1 Sacri Monti, situati in genere sulla vetta dei colli e costituiti da cappelle immerse nel folto dei boschi o dei giardini collegate fra loro da percorsi devozionali, si presentano come "teatri montani" che comunicano al fedele il Nuovo Testamento. Rappresentano anche un prezioso intreccio di interessi storici, artistici, architettonici, paesaggistici e naturalistici. In molti di questi luoghi lavorarono artisti celebri, come Tanzio da Varallo, Gaudenzi Ferrari, il Morazzone e Giovanni D'Errico.  In Italia la regione che ospita il maggior numero di Sacri Monti è il Piemonte in cui se ne possono contare ben dodici. Tra i più importanti possiamo ricordare quello di Varallo, il primo ad essere costruito, quelli di Crea, di Oropa, di Graglia, di Orta, di Arona, della SS. Trinità di Ghiffa. La tipologia dei Sacri Monti non è però attestata solo in Italia; in tempi più recenti ne vennero costruiti in tutta l'Europa, ad esempio in Polonia, Germania, Austria e Spagna.
 
L'epoca medievale è un'epoca di studi e scoperte in tutti i campi: arte, medicina, guerra (tecniche e nuove armi), letteratura e geografia. L'uomo medioevale sulla scorta del pensiero antico, soprattutto di Aristotele, pensava che la Terra fosse al centro dell'universo, che il Sole, la Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno le ruotassero intorno e che essa fosse rotonda ( Sistema Tolemaico o teoria geocentrica ); era a conoscenza dell'esistenza di tre continenti: Europa, Asia e Africa, di cui però non sapeva le reali dimensioni: dell'Africa era nota soltanto la parte settentrionale, mentre quelle centrale e meridionale restavano sconosciute. I mappamondi di questo periodo sono infatti mappe simboliche che suddividono il mondo in abitabile e oceanico.  Le teorie aristoteliche erano state riprese e completate da Claudio Tolomeo, geografo ed astronomo vissuto tra l'80 e il 150 d.C. La terra è immaginata al centro dell'universo; tale teoria è nota come sistema aristotelico tolemaico. Nel Medioevo Tommaso d'Aquino rifuse le teorie antiche attribuendo ad esse un valore teologico cristiano e sulla sua rielaborazione è fondata in larga parte la descrizione che Dante dà dei regni oltremondani nella Divina Commedia. La Terra di forma sferica è circondata da dieci cieli a loro volta disposti intorno ad essa in modo concentrico e ruotanti. Ogni cielo è dominato da un pianeta. I cieli sono eterei e separati dalla Terra dalla sfera del fuoco. Non essendo formati di materia sono puri: per questo Dante vi colloca il Paradiso e quindi la sede di Dio. Secondo S.Tommaso la sede dell'Onnipotente è l'Empireo, l'ultimo cielo. Da qui immobile Dio imprime il moto all'intero Universo attraverso il Cristallino o Primo Mobile, cioè il penultimo cielo, che ruota così velocemente da originare il moto degli altri.  La Terra viceversa non si muove perché è la sede del male, mentre l'Empireo non si muove perché è già il luogo della perfezione; il resto dell'universo ruota per volontà di Dio attraverso la mediazione di schiere di angeli disposti in ordine gerarchico che dominano i singoli cieli. l:Inferno è strettamente legato alla materia terrestre ed è la sede di Lucifero. Anche l'uomo è formato da materia, ma solo per la parte fisica; dipende dal suo libero arbitrio il comportamento buono o cattivo e quindi la salvezza o la dannazione finale. Nella visione di Dante l'Inferno è formato da un'immensa voragine a forma di cono rovesciato, situata nell'emisfero boreale in corrispondenza di Gerusalemme, il centro principale della cristianità. Il Purgatorio, invece, viene immaginato agli antipodi di Gerusalemme, in mezzo all'emisfero delle acque; sorge su un'isola sulla quale si erge una montagna alle cui falde è collocato l'AntiPurgatorio. La rappresentazione fisica di Purgatorio e Anti-Purgatorio è una invenzione di Dante, poiché l'esistenza di tale luogo dell'Aldilà era stata da poco stabilita dalla Chiesa.  La teoria aristotelico tolemaica tomista di Dante fu ritenuta valida fino a quando non fu messa in discussione dalla teoria eliocentrica sostenuta da filosofo ed astronomo polacco vissuto a cavallo tra 1400 e 1500. Egli sostenne che la Terra compie una rotazione giornaliera attorno al proprio asse ed una rotazione annuale attorno al Sole. Attorno ad esso, fissati in sfere concentriche, ruotano i pianeti. Il Sole, fonte di vita e luce, sta al centro dell'universo, circondato all'esterno dal cielo delle stelle fisse che è mobile. La teoria fu confermata nel secoli successivi dagli studi di Galileo e Newton; contemporaneamente si ridefiniva anche la configurazione fisica della terra grazie ai viaggi di scoperta e conquista iniziati nel XV secolo con l'avventura di Colombo. Il mondo antico aveva prodotto carte geografiche corrispondenti al sistema aristotelico- tolemaico tomista: esse comprendevano solo Europa, Asia e Africa con elenchi di nomi e di climi a volte frutto di fantasia e al centro delle terre emerse era collocata Gerusalemme. Durante tutto il medioevo la cartografia non fu mai una scienza esatta, ma un insieme di conoscenze e teorie astratte combinate in prodotti che volevano soddisfare sia le esigenze dei viaggiatori che quelle dei filosofi. La svolta avvenne nel 1400 con l'inizio delle grandi scoperte geografiche. Prima di allora esisteva la convinzione che l'uomo non dovesse esplorare la Terra perché i luoghi non ancora conosciuti erano inviolabili e sottoposti ad un Tabù religioso. Con l'Umanesimo e con l'espansione commerciale che ne seguì le cose cambiarono: nacquero nuove esigenze dovute sia all'incremento demografico, e quindi al bisogno di nuovi spazi, sia alla ripresa dei traffici commerciali, cioè la necessità di nuove vie per gli scambi di merci. Si cercava in particolare una nuova via di navigazione che portasse alle Indie, le terre che offrivano il maggior numero di risorse e ricchezze fino ad allora conosciute.  Cominciarono così i primi grandi viaggi di esplorazione lungo le coste dell' Africa. Si pensava che per raggiungere le Indie ci fosse un solo modo: navigare verso Est. Cristoforo Colombo invece ipotizzò la possibilità di viaggiare verso Ovest e, percorrendo quel tratto di oceano ancora ignoto arrivare ad Est, alle Indie. Egli riteneva inoltre che non molto distanti dalle Indie ci fossero delle terre ricche di minerali e ricchezze ancora sconosciute. Così, grazie all'aiuto economico dei regnanti di Spagna Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, partì dal porto di Palos il 3 agosto del 1492 ed arrivò il 12 ottobre dello stesso anno nell' isola di Guanahani, che chiamò San Salvador. Era convinto di aver raggiunto le Indie, ma in realtà si trattava dell'America.  Con il viaggio di Colombo si apre un'epoca storica nuova, segnata dall'avvio di nuove ricerche; la riproduzione del mondo conosciuto, iniziata per fini prevalentemente commerciali, finirà per avere importanti esiti scientifici e porterà alla costruzione della cartografia così come oggi la conosciamo.
 
 
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6.2 Miniera

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MINIERA D' ORO DELLA GUIA
 
Notizie pratiche
Informazioni
Per informazioni: Macugnaga-Primo Zurbriggen (Guida)- tel. 0324/65454; Angelo Basaletti- tel. 0324/65074; Vittorio Morandi- tel. 0324/65440; Angelo Iacchini.
La temperatuta in miniera è di 9°c, quindi si consiglia un adeguato abbigliamento.
Indirizzo
Macugnaga fraz. Borca (alt. mt. s.l.m. 1195), prov. di Verbania (VB), Italia.
Orari d'apertura
dal 1/6 al 30/9 dalle 09:00 alle 12:00
dal 1/10 al 31/5 tutti i giorni escluso il lunedì dalle 13:30 alle 17:00
Festività Natalizie tutti i giorni dalle 09:00 alle 12:00
dal 26/12 al 6/1
Altri periodi apertura su richiesta (vedere i numeri telefonici sopra citati)
Costi
adulti Lit. 9000
bambini (fino a 10 anni)
e gruppi oltre 20 persone Lit.6000
Storia del museo
La miniera d'oro della Guia è stata recentemente riaperta per esplorazioni naturalistiche e visite mineralogico-culturali.
L'antica miniera d'oro fu aperta nel lontano 1710.
Le gallerie scavate hanno lunghezza totale di 11 km., purtroppo la parte visitabile ha una lunghezza di soli 1,5 km.

Descrizione dell'itinerario
Nel Monte Rosa (a Pestarena nel territorio di Macugnaga) vi sono delle antiche miniere d'oro, interessanti non soltanto perchè consentono di rivisitare una storia di metamorfosi naturali, ma perchè testimoniano anche il laborioso lavoro dell'uomo in un ambiente poco agevole.
Qui si possono osservare le ingegnose invenzioni dell'uomo, utilizzate per alleviare un'arte faticosissima, praticata nel buio cieco delle gallerie scavate alla ricerca di un materiale prezioso e brillante, l'oro.
Ciò che resta di tale miniera rappresenta il "teatro" di un'avventura tutta da scoprire.
La miniera d'oro della Guia nei pressi di Borca, Macugnaga, in Valle Anzasca, è un avvincente approccio alla storia dell'attività mineraria e della sua cultura tecnologica.
Questa è la prima miniera d'oro delle Alpi aperta alle visite turistiche, ed è anche la prima "miniera-museo" in Italia.
La visita guidata di tale miniera consente di vedere dal vivo, con quali attrezzi, con quali procedimenti, in quali situazioni e condizioni avveniva il lavoro nelle miniere d'oro, e di osservare lo spettacolo naturalistico delle grotte, dei cunicoli, delle gallerie scavate nelle più segrete vene della montagna.
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6.3 Domodossola

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SACRO MONTE CALVARIO
DI DOMODOSSOLA
 
 
Indirizzo
Istituto Rosminiano Sacro Monte Calvario
28037 Domodossola
Tel. 0324/242010

Notizie pratiche
Aperto tutto l'anno. Si consiglia la visita nel periodo primaverile ed in quello autunnale. L'ingresso è gratuito.
Come raggiungere il Sacro Monte: Autostrada A26 in direzione Gravellona Toce proseguendo con la Ss. n. 33 Gravellona-Sempione, uscita Domodossola Linee ferroviarie: Novara-Domodossola Milano-Domodossola (linea del Sempione)
 
Storia
Il merito dell'avvio dell'opera va attribuito alle iniziative dei Padri Cappuccini ed in particolare a Padre Gioacchino da Cassano e a Padre Andrea da Rho, che riuscirono a coinvolgere nell'impresa i maggiorenti del luogo. L'idea fu quella di creare uno di quei Sacri Monti che stavano venendo alla luce anche in altre località. Sul colle Mattarella, un tempo occupato dal castello omonimo, sede della giurisdizione della corte dell'Ossola Superiore e di proprietà della Chiesa di Novara, che la teneva in feudo, gli ossolani decisero di realizzare ciò che ancora oggi è meta dei pellegrini più devoti. Il 6 agosto del 1656 clero e popolo piantarono le 14 croci che corrispondevano alle stazioni della Via Crucis, sostituite poi da cappellette a forma di piccole chiese. L'approvazione del disegno della Chiesa-santuario si ebbe in data 15 marzo 1657 dall'autorità religiosa competente e l'8 luglio dello stesso anno fu posta la prima pietra. Il Vescovo di Novara, Cardinale Giulio Maria Odescalchi, dopo aver visitato personalmente il colle Mattarella, dispose con decreto 28 settembre del 1658 che il colle cambiasse il proprio nome in quello di "Monte Calvario". La Chiesa-santuario fu consacrata dal Vescovo di Novara Giovanni Battista Visconti il 27 settembre 1690. Gli anni più difficili per il Sacro Monte furono quelli che seguirono la Rivoluzione e la Dominazione francese in Italia, durante i quali i lavori furono sospesi e molti beni vennero confiscati. Nonostante questi ostacoli il fervore dei valligiani non venne meno, anzi crebbe anche grazie al contributo dato dal Sacerdote Antonio Rosmini, il quale vi si trasferì per fondare l'Istituto della Carità nel 1828.
 
Note informative
Il Sacro Monte di Domodossola si estende per un' area di 16 ettari circa con un dislivello di 273 metri a 420 metri. Il percorso devozionale coincide con le vie periferiche di Domodossola attigue alla collina di Mattarella, dove è presente una folta vegetazione boscosa alternata a zone con piante poste asimmetricamente per differire dai giardini rinascimentali all' italiana. L' ordine dei Padri Rosminiani e l' Istituto della carità presenti al Sacro Monte furono fondati da Antonio Rosmini sotto consiglio di Giacomo Mellerio, nativo di Domodossola, Gran Cancelliere del Lombardo-Veneto durante un incontro a Milano con Alessandro Manzoni in occasione della lettura dei "Promessi Sposi". Il castello che sorgeva sulla sommità del colle Mattarella fu una donazione da parte dell' Imperatore Enrico II di Sassonia al Vescovo di Novara, signore dell' Ossola Superiore. Nel 1381 divenne possesso dei Visconti, ma fu successivamente devastato dagli svizzeri nel 1415 durante l' occupazione della valle. I suoi resti sono ancora visibili nei pressi del Santuario e dalla Cappella della Resurrezione. I lavori di restauro delle cappelle del Sacro Monte furono resi possibili dall' ingente contributo offerto dalla popolazione domese e da varie associazioni.
 
 
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6.4 Verbania

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VERBANIA - Santa Trinita'
CAPPELLA DELL'INCORONATA
La Cappella è situata ad occidente della chiesa ed è stata eretta nel 1647. Presenta pianta ottagonale e l'elemento di maggior rilievo architettonico, per proporzioni ed eleganza, è il portico - pronao. All'interno, sopra l'altare, un rilievo in terracotta raffigura l'incoronazione di Maria Santissima. Nei muri laterali, in otto nicchie, si trovano altrettante statue in cotto policromo di Santi e Profeti.

CAPPELLA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La Cappella è situata a breve distanza dal Santuario ed è stata innalzata intorno al 1659. Opera a pianta centrale su schema ottagonale segue un modello che sembra derivare dalla Cappella 13 di Varese. La statuaria interna rappresenta il battesimo di Gesù nel Giordano. E' caratterizzata da un pregevole porticato anulare avvolgente il nucleo centrale.

CAPPELLA DI ABRAMO
La Cappella sorge staccata dalle altre Cappelle, in posizione più bassa, ed è la prima che si incontra salendo dalla vecchia via che parte da Ronco. Costruita nel 1703 presenta pianta crociforme, a differenza delle altre due, e un piccolo porticato rettangolare dinnanzi all'entrata. All'interno il gruppo statuario, collocato in tempi successivi, raffigura il Patriarca Abramo prostrato di fronte a tre melodrammatici angeli che materializzano la Trinità. Le recenti opere di restauro hanno evidenziato l'esistenza di una struttura di eccezionale invenzione statica nel sottotetto che regge l'elegante lanterna barocca.

SANTUARIO
La sua ricostruzione ebbe inizio nel 1605 e terminò nel 1617 con successive aggiunte in stili diversi: per primo il campanile, quindi il portico ed infine la casa del romito. All'interno della chiesa a tre campate si possono osservare l'altare della Trinità con  che riproduce per tre volte l'immagine di Cristo e l'altare maggiore al di sopra del quale si trova il grande quadro settecentesco che rappresenta l'Incoronazione di Maria. I recenti lavori di restauro alla pavimentazione hanno portato alla luce i basamenti delle mura della precedente chiesa.
LA CASA DEL ROMITO: è posta accanto al Santuario. Secondo gli storici ci visse il romito (o eremita) appartenente all'ordine dei Trinitari. All'interno si trova ancora la Cappella di Gesù nell'Orto degli Ulivi.

PORTICATO DELLA VIA CRUCIS
E' situato parallelamente al Santuario e conclude il complesso monumentale. Realizzato nel 1752 era destinato a rappresentare i misteri del Rosario. E' formato da 14 arcate corrispondenti ad altrettante campate coperte da volte a crocera, termina a nord con una Cappella tardo barocca dedicata alla Vergine Addolorata (aggiunta in seguito). Nel 1824 vennero affrescate le 14 stazioni dal pittore Pinoli di Intra. Nel 1930 le stesse furono sostituite da bassorilievi in terracotta donati dalle famiglie di Ghiffa.
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6.5 Ghiffa

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SACRO MONTE DELLA
SS.TRINITA' DI GHIFFA

Indirizzo
Sacro Monte della SS.Trinità
Riserva Naturale Speciale
via Trinità n.15 - Ghiffa

Notizie pratiche
  • Il parco può essere visitato tutti i giorni dall'alba al tramonto.
  • Gli edifici sacri, ad eccezione della chiesa, sono visitabili all'interno solo in presenza del personale del parco.
  • Al termine della carrozzabile che porta al Sacro Monte è disponibile un parcheggio d'auto.
  • Nell'area monumentale occorre mantenere un comportamento rispettoso del luogo sacro, evitando rumori e schiamazzi.
  • Nelle vicinanze del Santuario, immerso nel bosco di castagno c'è un caratteristico percorso ginnico e numerosi sentieri segnalati che attraversano il parco e raggiungono mete di particolare interesse, come il Laghetto delle Streghe o la Cappella di Mezzo.
  • Si effettuano visite guidate dedicate all'aspetto storico - culturale e naturalistico prenotandole presso gli uffici della Riserva.
Accessi
  • Da Milano: autostrada dei laghi (AB) - autostrada dei trafori (A26) uscita Gravellona Toce - Lago Maggiore - Verbania - Ghiffa.
  • Da Torino: autostrada Torino - Milano (A4) - autostrada dei trafori (A26) uscita Gravellona Toce - Lago Maggiore - Verbania - Ghiffa.
  • Da Genova: autostrada dei trafori (A26) uscita Gravellona Toce - Lago Maggiore - Verbania - Ghiffa.
  • Dalla Svizzera: Locarno - confine Poggio Valmara - Ghiffa.
  • Dal Sempione: Domodossola - Gravellona Toce - Lago Maggiore - Verbania - Ghiffa.
  • Servizi di navigazione Lago Maggiore: battello con fermata a Ghiffa, traghetto sul tratto Laveno - Intra.

Storia
Le prime notizie riguardanti la presenza di un oratorio della SS.Trinità sul Monte Cargiago risalgono all'ultimo decennio del XVI secolo. Tale luogo era meta di pellegrinaggi e considerato luogo di eventi miracolosi. All'inizio del XVII secolo la facciata della chiesa venne ampliata e in seguito si volle realizzare intorno all'oratorio un Sacro Monte che rappresentasse alcuni episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Nel 1647 venne costruita la Cappella dell'Incoronazione; nel 1659 sorse la Cappella dedicata a S.Giovanni; nel 1703 fu innalzata la Cappella di Abramo; nel 1752 si edificò il portico della Via Crucis. Il Sacro Monte della SS.Trinità si ispirò al modello urbanistico già realizzato nei pressi di Varese. Infatti, venuta meno l'influenza della Chiesa novarese in questa zona, si affermò nell'area del Lago Maggiore il prestigio dei Borromeo e l'influenza della chiesa lombarda; nonostante i veri promotori dell'iniziativa rimangano sconosciuti, è quasi certa la partecipazione della stessa famiglia Borromeo. A causa della difficoltà nella rappresentazione di temi della Trinità per via artistica, il progetto non ebbe successo e rimane tutt'ora incompiuto.

NOTE INFORMATIVE
Ambiente naturale
Il bosco che occupa gran parte della superficie protetta si estende fino alla cima del Monte Cargiago, per un'area totale di 194 ha. Lungo i sentieri, tra la meravigliosa vista del Lago Maggiore e della costa lombarda, si incontrano piccole cappelle votive segno della passata religiosità popolare. La specie arborea maggiormente presente è il castagno, accompagnato da altre latifoglie tra cui: querce, tigli, aceri, frassini, ontani e betulle; ad arricchire l'ecosistema contribuiscono vari arbusti. Nel recente passato sono stati effettuati alcuni rimboschimenti con specie esotiche come la quercia rossa e il pino strobo. Nascosto nella fitta vegetazione, sotto l'antenna di Pollino si incontra un piccolo laghetto di montagna, il Lago delle Streghe, le cui acque scompaiono nel periodo estivo. La fauna ha conservato i caratteri tipici di quella del bosco di latifoglie; tra i mammiferi sono presenti il capriolo, lo scoiattolo, la volpe, il ghiro e il tasso. Tra gli uccelli si possono incontrare dai grossi rapaci quali la poiana, il falco, il nibbio, la civetta e il barbagianni sino ai più piccoli scriccioli e alle varie specie di picchio e di cincia. All'interno del parco è in funzione un servizio ristorante aperto al pubblico.
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6.6 Varese

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Sacro Monte
Corre l'anno 1884 l'ingegner cavalier Enea Torelli lancia l'idea di favorire "i touristes" nella conquista del paesaggio varesino con un pubblico mezzo di trasporto. Una sera del carnevale del 1884, al Teatro Sociale di varese, esterna a Paolo Cantu', uno dei piu' valenti ingegneri della citta', le sue idee circa l'allacciamento mediante ferrovia tra Varese, il Sacro Monte e il campo dei Fiori: "Il turista potra' godere di un panorama divinamente bello e Varese usufruire delle laute risorse dell'industria che ne derivera'". Affida quindi a Cantu' l'incarico di progettare una ferrovia a scartamento ridotto a semplice aderenza che da piazza Beccaria si spinga sotto la vetta del Campo dei Fiori sino alla localita' Pozzolo. L'ideatore e il progettista presentano al Comune le tavole e la relazione della Varese - Sacro Monte - Campo dei Fiori con due varianti. La prima consistente in un tracciato che dopo aver toccato Sant'Ambrogio e Robarello, si sviluppa nella valle del Vellone avvicinandosi a Velate; la seconda nella valle dell'Olona sino a Rasa di Velate, con lunghezza di oltre 10 chilometri sino al Sacro Monte e pendenza non superiore al 40 per mille.
Ma i consiglieri comunali messi in allarme dall'enorme costo dei lavori, provocano la caduta della prima proposta e annullano in un sol colpo la seconda, asserendo che, per godere del paesaggio, una linea di 10 chilometri, e' una esagerazione
Riappare intanto alla ribalta del consiglio comunale l'ingegner cavalier Torelli, sin troppo conosciuto per la sua capacita' e la sua tenacia. Verso la fine del 1888 prepara un progetto completo in dettaglio per una ferrovia dentata, sistema  Abt, da Robarello al Sacro Monte e al campo dei Fiori, con un raccordo a una ferrovia a semplice aderenza da Varese a Robarello. Temendo forse le stesse difficolta' che avevano fatto naufragare il primo e volendo presentare un progetto che, per la lieve spesa di costruzione, impieghi il piu' breve tempo possibile, studia quello di una funicolare a contrappeso d'acqua tra Robarello e la prima Cappella, sullo stesso sistema di quella della stazione di Lugano.
Questo secondo progetto e' accolto e discusso con il piu' vivo interesse e subito dopo si parla di aggiungere alla funicolare una linea di tram per allacciare Robarello a Varese. Questa accoglienza induce Torelli a sopprimere l'incompleto progetto della ferrovia a elevazione d'acqua per mettere in campo quella di una funicolare - sistema Ferretti - da Robarello al Sacro Monte, raccordata la stazione FNM di Varese, mediante una linea di tram a cavalli. Torelli costituisce una societa' Anonima per la costruzione e l'esercizio della ferrovia mentre la spesa viene calcolata a poco meno di un milione.
La cittadinanza si appassiona: ovunque se ne parla e se ne discute. Il nome del cavalier Enea e' sulla bocca di tutti. Enti pubblici e privati offrono il denaro per la costituenda societa' e la Banca di Varese preannunzia che coprira' da sola un decimo del valore delle azioni necessarie, quando un gruppo di banchieri sottolinea che il cavaliere ha modificato il progetto della linea a vapore in ippovia. Torelli spiega che tale modifica e' stata studiata per risparmiare. Ma nulla puo' la sua dialettica e l'uomo del giorno viene sconfitto per la seconda volta. Il 17 agosto 1890 l'ingegner Ferretti e il dottor Bosis presentano il comitato promotore per una tramvia elettrica e la funicolare; la citta' si divide tra il "partito ferretti" e il "partito Torelli". Ma la commissione esecutiva (e gli azionisti), la cui pazienza e' gia' stata troppo provata, affidano all'ingegner Crippa l'incarico di studiare un progetto completo di ferrovia che porti da Varese a Robarello e Luino. Verso la fine del 1892, si comincia finalmente a aparlare di un accordo con la ditta Schuckert di Norimberga e, poco dopo, la commissione esecutiva sceglie definitivamente il sistema elettrico per la trazione, "sistema che in pochi anni si e' fatto una grande strada, sia per il funzionamento perfetto sia per la dimostrata convenienza". Il 16 dicembre 1894 viene legalmente costituita la Societa' Aninima Varesina per una tramvia Varese - Prima Cappella. Presidente della societa' e' nominato il ragionier Francesco Croci.
 
 
Recensione delle opere dell’artista Gino Albe’
Ognuno di noi ha qualcosa di unico e particolare che lo contraddistingue da tutti gli altri.
Ognuno di noi possiede delle doti che una volta scoperte e coltivate fanno si che la vita abbia maggior significato.
L’artista Gino Albe’ ha il talento di dar vita, attraverso le forme dei suoi quadri - sculture, a delle immagini, a delle scene,  che spesso appartengono al sogno, o al simbolismo onirico dei racconti mitici.
L’artista stesso scrive: La mia ricerca ...dar vita .... alla materia.
Interpretando quanto lui stesso scrive, e osservando i suoi quadri, possiamo dire che il desiderio profondo e’ quello di rendere visibile e comunicabile, attraverso le immagini, talvolta simboliche e metafisiche dei suoi quadri, i sentimenti, le passioni: la materia impalpabile che scorre e travaglia l’animo umano.
Sembra infatti da come in una visione onirica, o come in un racconto mitico, le sue opere comunichino a un primo sguardo su di loro, la complessita’ dell’amore, per esempio nel quadro “Legame” o “Fiore del peccato” o ancora “ Nudo sdraiato” o “Malizia nel bosco”.
La forza degli istinti Eros e Thamatos (amore e morte) nelle Carmen e ne Trionfo.
I desideri di libertà e un senso dell’eterno in “Veliero” e “Montagna”.
Ognuno di noi poi coglie attraverso la particolare sensibilità del proprio animo e in modo soggettivo l’emozione che l’opera artistica ci comunica, se si riesce a fermarsi e ascoltare.
 
 
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