5 lib1414-Vimana

www.redigio.it
 
lib1414-Vimana
 
Contents
5.1 il libro perduto di enki
5.2 Nibiru e Anunnaki
5.3 Pilotare un Vimana
5.4 COME GUIDANO GLI ALIENI?
5.5 Vimana (non usare per podcast, gia conglobato
5.6 Come funzionano questi apparecchi detti Ufo?
5.7 gli anunnaki sono i nostri antichi creatori?
5.8 Pianeta x
5.9 Libro del profeta Ezechiele
5.10 troppo dettagli per esser frutto della fantascienza
5.11 Genetica da un punto di vista non terrestre
5.12 LA  MANSIO TEMPLARE MILANESE, IL BROLIO e la via  della COMMENDA
5.13 Commenda di Santa Maria al Tempio e Santa Croce
5.14 Santa Maria  Latina,
5.15 i sumeri e l'orgine della civilta'
5.16 "Il fenomeno UFO"
5.17 babilonia: dalla creazione dell'uomo al diluvio universale
5.18 In principio… La genesi… Sumera però!
5.19 Quando arrivò la Fine del Mondo
5.20 Genesi secondo i miti ebraici
5.21 Le vere sembianze di Gesù
5.22 monumenti e risonanze acustiche – il potere e mistero della vibrazione
 
 
    parole
-----------------------------------------------
 

5.1 il libro perduto di enki

www.redigio.it
 
 
il libro perduto di enki
 
 
IL LIBRO PERDUTO DEL DIO ENKI
IL PASSATO DIVENTERA’ IL NOSTRO FUTURO?
AL GENERE UMANO ACCADRANNO LE STESSE COSE GIA’ SUCCESSE SU UN PIANETA LONTANO DALLA TERRA?
 
Libro di Zecharia Sitchin
Circa 445.00 anni fa, astronauti provenienti da un altro pianeta giunsero sulla Terra in cerca di oro. Qui assunsero il ruolo di divinità, trasmettendo la civiltà al genere umano e insegnando agli uomini a venerarli.
La storia completa dell’impatto degli Annunaki sulla civilizzazione umana è stata magistralmente narrata da Zecharia Sitchin nelle sue opere precedenti e in particolare ne Le Cronache Terrestri.
Fino a oggi però, è sempre mancato il punto di vista fondamentale, quello degli stessi Annunaki, “coloro che dal Cielo scesero sulla Terra”. Com’era la vita sul loro pianeta?
Quali ragioni li hanno spinti a stabilirsi sulla Terra e che cosa li ha poi allontanati dalla loro nuova patria? Per trovare risposta a queste domande serviva la testimonianza diretta di chi aveva vissuto da protagonista quelle antiche vicende.
Convinto dell’ esistenza di questa testimonianza, Sitchin ha cominciato a cercarne le prove. Grazie ad uno studio approfondito delle fonti primarie, ha ricreato le memorie di Enki, il comandante degli Annunaki.
Nasce così Il Libro perduto di Enki, una storia che ha letteralmente inizio in un altro mondo.
Un racconto epico di dei e uomini che si svolge parallelamente alla Bibbia e che mette in discussione molte delle nostre certezze sul passato e sul futuro.
 
 
Zecharia Sitchin scrisse differenti testi traducendo tavolette relative all' epoca dei sumeri e scoprì che la mitologia sumera faceva riferimento alla creazione dell' uomo da parte di Enki (abbiamo visto che En = Signore e Ki = Terra).
Enki viene chiamato anche Ea (E = casa A = acqua).
Ea viene rappresentato nell'atto di rovesciare l' acqua e pertanto possiamo paragonarlo alla figura dell'Acquario. L'acqua da sempre è simbolo di energia vitale. [...]
Secondo Sitchin Enki venne dal Cielo (Anu) con i suoi uomini (Anunnaki = Venuti dal Cielo sulla Terra) inizialmente per estrarre l' oro da portare sul pianeta di origine chiamato Nibiru (Pianeta dell' Attraversamento).
Per questo venne creato l'uomo. Per essere un buon operaio, addetto alla fatica nelle miniere terrestri. Attraverso una manipolazione genetica venne innestato DNA dei Nibiruani in quello degli ominidi terrestri.
Ci furono poi vari scontri tra i Nibiruani circa il destino dell' uomo e pare che Enki ne abbia preso le difese, mentre l'altra fazione era interessata solo allo sfruttamento ed al dominio del genere umano.
 
La Bibbia ebraica ha preso vari spunti dai testi più antichi, tra cui quelli sumeri ed egizi.
1. Dio crea l'uomo a sua immagine e somiglianza.  - I Nibiruani migliorano la genetica degli ominidi terrestri tramite l'innesto di loro DNA permettendo un balzo evolutivo notevole. Si tratterebbe quindi di una vera e propria creazione, più che di evoluzione naturale.
2. Dio manda il diluvio per distruggere l'uomo. - I Nibiruani meditano l'annientamento degli uomini quando questi non sono più utili, oppure sono diventati pericolosi. La Bibbia narra il racconto di Noè salvato dalle acque. I sumeri raccontano di Enki che salvò il genere umano.
Ma se la storia dei Nibiruani fosse vera. Potrebbero ancora essere tra di noi? L'uomo è realmente responsabile di ciò che accade sul pianeta, o è piuttosto manipolato e guidato verso scelte lontane dalla sua vera natura?
3. L'Avversario e la Divinità
Perchè Dio onnipotente, onnipresente e onniscente ha permesso a Satana (= Avversario) di dire all'uomo che mangiando delle mele sarebbe diventato anch'esso Dio?
Come ha fatto il Serpente ad entrare nel Giardino dell'Eden? Chi ce l'ha messo?
Perchè l'avversario ha risvegliato l'uomo alla conoscenza?
Perchè Dio voleva mantenerlo ignorante? (non dandogli da mangiare dell'albero della conoscenza)
Perchè Dio ha messo dei cherubini a difesa dell'albero della vita, poichè l'uomo essendo divenuto come lui non diventi anche immortale?
Perchè Dio vuole impedire all'uomo di vivere per sempre adesso che possiede la conoscenza? Perchè Dio ha paura? Di cosa?
Chi o cosa è il "Dio della Genesi"?
4. Il Dio Padre Buono è lo stesso che nell'Antico Testamento faceva massacrare tutti i popoli nemici degli Ebrei?
Lo stesso che richiedeva sacrifici umani e permetteva la schiavitù? Lo stesso che fece uccidere tutti i figli primogeniti d'Egitto che non avevano alcuna colpa?
Cosa vuol dire quando dice "Io sono un Dio geloso"... geloso di chi? Altri Dei?
Il fanatismo delle religioni... le guerre sante, lo sterminio di interi popoli, l'inquisizione... fanno parte dei frutti da cui si riconosce un "buon albero"?
5. E chi sono tutte le divinità di un tempo? Gli antichi Dei? Era tutta superstizione?
Le persone dotate di poteri psichici erano forse come dei? Per questo i sovrani erano taumaturghi? Avevano una conoscenza particolare?
E in tutto questo gli alieni centrano qualcosa? Esistono?
Davvero gli extraterrestri ci hanno creati ?
Sono immortali questi extraterrestri e possiamo diventarlo pure noi, come dice il racconto della Genesi? Esiste una Guerra nei Cieli? Angeli e Demoni o differenti fazioni?
Miti e leggende hanno un fondo di verità? Chi erano i Giganti? Golia era uno di questi Giganti?
Gli angeli caduti... sono quelli che si sono stabiliti sulla Terra?
 
 
 
http://apocalisselaica.net/varie/miti-misteri-e-poteri-occulti/il-libro-perduto-di-enki
 
-----------------------------------------------

5.2 Nibiru e Anunnaki

www.redigio.it
 
 
Nibiru e Anunnaki
Antichissime tavolette Sumere rivelerebbero l'esistenza nel nostro sistema solare di un misterioso pianeta il cui popolo - gli Anunnaki - avrebbe creato l'essere umano ed edificato le prime civiltà sulla Terra.
 
Nella storia dell'archeologia le presunte origini della civiltà hanno subito diversi spostamenti. Dapprima si credeva che furono i Greci a dare i natali alla nostra cultura, poi, con i rinvenimenti di età neolitica, il ruolo d'iniziatrice passò alla magnificenza egiziana.
Ma tra gli studiosi aleggiava un dubbio: gli imperi di Babilonia e di Assiria, di cui si narra nell'Antico Testamento, erano precedenti all'epoca egizia?
Successive scoperte indussero gli esperti a portare l'inizio della civiltà più indietro nel tempo, fino alla fondazione dell'impero Sumero: il 3.000 a.C.
Ulteriori scavi riportarono alla luce migliaia di tavolette che riferiscono la storia degli "Dei" di Sumer.
Gli Anunnaki (letteralmente: "Coloro che dal Cielo sono venuti sulla Terra") sarebbero giunti sul nostro pianeta circa 450.000 anni fa in cerca di risorse minerarie ed in particolare di oro perché questo metallo, necessario per risolvere problemi concernenti l'atmosfera di Nibiru (il pianeta "dell'attraversamento") scarseggiava.
A Eridu, nel sud della Mesopotamia, gli Dei attrezzarono il primo avamposto sul pianeta Terra; l'entità denominata "Enki" era il comandante di questa spedizione.
Dopo 28.000 anni giunse il fratello, Enlil e furono fondate altre città. Il comando della spedizione passò a quest'ultimo, dopo che Enki si trasferì in Africa nei pressi dell'attuale Zimbabwe, per estrarre oro dai vasti giacimenti presenti nel sottosuolo.
 
L'Homo Sapiens e la camera delle creazioni
 
Dopo un lunghissimo tempo gli Anunnaki, stanchi di continuare il pesante e gravoso incarico, decisero di elaborare una soluzione alternativa e grazie alle loro avanzate conoscenze scientifiche, 300.000 anni fa effettuarono un esperimento.
Al fine di creare una razza di lavoratori, decisero di manipolare geneticamente, innestandovi il proprio DNA, una specie di ominidi allora presenti in quell'area.
Tale progetto fu realizzato in collaborazione con la sposa di Enki: Ninhursag (chiamata significativamente la "Dea Madre" o la "Sapiente Mami" o anche "Signora che dà la vita") che ritirandosi nella camera delle creazioni dopo vari tentativi mostrò tra le sue mani la nuova creatura; era stato generato l'Homo Sapiens.
 
Al principio questo "novello schiavo" venne utilizzato nella "terra delle miniere" (in Africa), ma ben presto si richiese la sua presenza anche a Sumer.
L'uomo, creato in serie dagli Anunnaki, come tutti gli ibridi, non era in grado di procreare fino a quando, ad un certo punto della storia, Enki decise di dargli questa opportunità senza l'approvazione dei suoi superiori, suscitando notevole scalpore.
Trascorsero gli anni e avvenne, come recita la Bibbia: "Che i figli degli Dei videro le figlie dei terrestri e presero per mogli quelle che piacquero loro più di tutte". Enlil non apprezzò tale iniziativa e decise di sfruttare un evento di sua conoscenza per eliminare l'umanità.
 
Il Diluvio e la rinascita della civiltà
 
Gli Anunnaki sapevano che, entro un breve periodo, sulla Terra si sarebbe verificata un'immane ed inevitabile catastrofe (avvenuta all'incirca 13.000 anni fa). Tale cataclisma sarebbe stato provocato dalla notevole forza gravitazionale esercitata dalla vicinanza di Nibiru alla Terra.
Senza avvertire l'uomo, gli Dei partirono sulle loro navicelle e tornarono solo quando la furia degli elementi si placò.
Ma Enki, da sempre simpatizzante dell'umanità, contravvenne alla decisione progettando di salvarla attraverso una "famiglia prescelta" ed informando del pericolo un uomo, ricordato nella Bibbia con il nome di Noé.
La divinità decise di fornire le informazioni necessarie alla costruzione di "un'arca" dove venissero preservate le specie terrestri dall'imminente disastro. In seguito, quando le navicelle si posarono sul monte Ararat, grande fu la sorpresa di Enlil nel constatare che alcuni uomini erano sopravvissuti all'immane evento.
A quel punto, per intercessione di Enki, l'umanità fu finalmente accettata in pieno e gli Dei aprirono la Terra all'uomo.
Poiché il diluvio aveva spazzato via le città, fu deciso di dare la possibilità ai terrestri di ricostruire una civiltà stabilendosi in tre zone: nella Valle del Nilo, nella bassa Mesopotamia e nella Valle dell'Indo.
Una quarta area, definita sacra (termine che originariamente significava "dedicata, riservata") e alla quale l'uomo non poteva avvicinarsi senza autorizzazione, fu lasciata agli dei.
Questa regione si chiamava Tilmun ("il luogo dei missili") e, come la traduzione letterale indica chiaramente, costituiva la nuova base spaziale, dopo che la precedente era stata cancellata dal diluvio.
Numerose leggende narrano gli sforzi incessanti di alcuni valorosi per giungervi e trovare "l'albero della vita", capace di renderli immortali. Simili testimonianze costituiscono la nutrita documentazione tramandataci dai Sumeri.
 
Il pianeta X
 
Perché in seguito gli Anunnaki abbandonarono la Terra, perché non vissero più con l'uomo? E, soprattutto - come ha sottolineato Sitchin nei suoi libri - perché stanno ritornando?
Se al primo quesito è arduo rispondere, il secondo trova conferma in dati astronomici tangibili e quindi non assimilabili al campo delle ipotesi.
Nibiru, il pianeta degli Anunnaki, starebbe ritornando verso la Terra, come ha sempre fatto nel passato. In questo sigillo viene rappresentata l'epica della creazione dell'uomo secondo la mitologia sumera.
Sino a poco tempo fa gli astronomi erano convinti che Plutone fosse il pianeta che segnava il limite estremo del nostro sistema solare. Ricordiamo, per inciso, che Plutone è così piccolo che, ultimamente, gli è stato negato lo status di pianeta, declassandolo ad asteroide.
Negli ultimi decenni si è ipotizzata, attraverso un modello matematico, l'esistenza di un corpo celeste oltre il Sole che con la sua enorme mole gravitazionale influirebbe sull'orbita delle comete passanti per l'estrema periferia del sistema solare.
Denominato pianeta X (nel duplice significato di decimo pianeta e di incognita), presenta una massa tre volte superiore a quella di Giove ed un'orbita contraria a quella degli altri pianeti.
Ma perché crediamo che questo misterioso astro corrisponda a Nibiru? Proprio per il dato appena riferito: le tavolette sumere parlano del pianeta degli Dei come di un enorme corpo celeste con orbita contraria rispetto ai nostri.
 
Nibiru torna ogni 3.600 anni
 
Gli studiosi ipotizzano che, se anche non fosse un pianeta, Nibiru comunque potrebbe essere una nana bruna: una stella più piccola del Sole, incapace di emettere luce e collassata su se stessa dopo aver esaurito l'energia contenuta nel proprio nucleo.
Ma, a parte quel poco che gli astronomi possono dirci su Nibiru, possiamo ancora una volta ricavare delle preziose notizie a riguardo dalle suddette tavole sumere, sforzandoci però di interpretarne i dati obiettivamente e non considerarle semplici miti. Nibiru, ci svelano i Sumeri, avrebbe una perfetta orbita ellittica che lo fa entrare ed uscire dal nostro sistema solare ogni 3.600 anni.
Può quindi venire considerato, a buon diritto, appartenente al nostro sistema solare, sebbene risulti invisibile per lungo tempo. Orbiterebbe tra due soli (il nostro ed uno esterno) che ne costituirebbero i perigei. Quando Nibiru passa vicino al nostro pianeta, porterebbe degli scompensi tellurici,vista la sua alta potenza gravitazionale.
 
Tale affermazione non vuole essere allarmistica, tanto più che bisogna considerare la posizione della Terra durante questi passaggi: più si è vicini e più la possibilità di sommovimenti naturali si accentua.
I Sumeri ci insegnano che il famoso Diluvio sarebbe stato provocato dall'approssimarsi di Nibiru alla Terra e che la nascita di tutte le grandi civiltà è sempre stata scandita dal metronomico lasso di tempo dei fatidici 3.600 anni.
Questa osservazione risulta particolarmente interessante se notiamo che tutti i popoli antichi avrebbero appreso i fondamenti della loro cultura da "divinità celesti".
Andrea Carusi, ricercatore dell'Istituto di Astrofisica Spaziale del CNR, sostiene che l'orbita retrograda del pianeta X ci invita a comprendere che esso non può essere stato generato con il Sole.
Quindi, Nibiru dev'essere stato "catturato" nel nostro sistema solare in un secondo tempo. E, guarda caso, questo è proprio quanto sostengono i "miti" sumeri!
Ma, chi fornì alla fiorente civiltà sumera dei dati astronomici così minuziosi da risultare ancora oggi esatti? La risposta, secondo Sitchin, è stata e sarà sempre la stessa: gli Dei o meglio, gli Anunnaki.
 
 
-----------------------------------------------
 

5.3 Pilotare un Vimana

www.redigio.it
 
I “32 segreti”
 
Le polveri sottili nelle nostre città potrebbero impedire di usare le automobili in determinati tempi. Ma nel fermo automobilistico non e' precluso l'uso dei Vamana. Cosa sono e come si usano??. Potrebbere essere l'alternativa. E' consigliato leggere il manuale di pilotaggio e prendere il relativo bevetto altrimenti Zeus ci fulminerebbe come ha fatto con Fetonte.
 
“arte di costruire e guidare oggetti volanti”. Non è strano che una parola tanto specifica sia da tempo immemorabile nel vocabolario dell'antica India?
 
 
Come facevano 3200 anni fa - a scrivere di queste cose?
 
Il Vymanika-Shastra  è un testo Vedico scritto nel 1200 a.C., che offre molte informazioni sui Vimana e sulla loro strumentazione. La traduzione esatta della parola Vimana è “uccello artificiale abitato” (vi – uccello / man – luogo abitato costruito artificialmente). L’interpretazione dei contenuti del Vymanika-Shastra  è aggiornata in continuo alla luce della nuove conoscenze scientifiche.
 
Le macchine volanti furono designate nel Rig Veda col nome di Ratha (veicolo). Ecco come viene generalmente descritto. La sua forma é triangolare ed é pilotato da almeno tre persone (Tribandhura). Possiede tre ruote (che probabilmente rientrano durante il volo). Il carrello possiede tre supporti, uno per ruota. Il materiale di costruzione é composto da una lega di oro, argento e ferro. La carrozzeria e tenuta insieme da speciali ribattini. Usa tre tipi di combustibile, viaggia molto veloce sfrecciando come un uccello nel cielo volando alto verso il Sole e la Luna e al suo atterraggio emette un grande frastuono. I testi vedici, affermano che il suo colore é simile a quello dell'oro e bello da vedersi.
 
pushpakaircraft - Il pilota deve imparare 32 segreti da Precettori competenti e soltanto a una persona che li avrà imparati può essere affidato un vimana, e non ad altri. Questi segreti sono così spiegati da Siddhanaatha:
 
Sono 32 i “segreti” per pilotare un Vimana e in queste pagine ne illustreremo alcuni; la traduzione letterale sarà in corsivo cui seguirà la spiegazione scientifica. mana
 
1) MAANTRIKA: come prescritto nel "Mantraadhikaara", invocando le Mantras di Chhinnamasta, Bhairavee, Vgine, Siddhaamba, si acquista il potere di ghutikaa, paadukaa, visibile ed invisibile, ed altre Mantras con potenti erbe ed oli efficaci e Bhuvaneswaree Mantra, che conferisce poteri spirituali, per costruire vimana che non si rompono, non possono essere tagliati, non possono essere bruciati e non possono essere distrutti.
2) TAANTRIKA: acquisendo Mahaamaaya, Shambara ed altri poteri tantrici si possono trasferire al vimana.
3) KRITAKA: studiando architetti come Vishwakarma, Chhayaaparusha, Manu, Maya ed altri (il pilota o lo specialista) imparerà a costruire vimana di vari modelli.
Questi primi tre segreti possono essere interpretati come l'obiettivo del manuale, in quanto precisano alcune prerogative cui il pilota deve far fronte. Infatti, come correttamente precisa Davenport: “anche gli aviatori moderni studiano a fondo i particolari tecnici dei velivoli da pilotare prima di guidare un aereo”. L’affermazione i vimana non si rompono, deve essere interpretata come confronto tra materiali disponibile all’epoca (legno, ferro, bronzo, tela, vetro), e un materiale completamente nuovo o sconosciuto, di fronte al quale ogni paragone era di fatto impossibile.
Il riferimento al fatto che (il pilota o lo specialista) imparerà a costruire vimana di vari modelli può essere interpretato come la creazione di una scuola, di tecnici o specialisti capaci di effettuare la messa a punto del mezzo e provvedere ad alcune semplici manutenzioni. Si può inoltre supporre che l’equipaggio dei vimana fosse costituito da piloti e tecnici capaci di piccole riparazioni.
 
4) ANTARAALA: nel cielo, nelle regioni atmosferiche battute dal vento, nello scontro ai bordi di correnti potenti, il vimana inavvertito ha probabilità di essere schiacciato e ridotto in pezzi. Ma essendo avvertito dell’avvicinarsi di tali punti pericolosi, il vimana può essere arrestato e guidato con prudenza.
Si dice che "ai bordi di correnti potenti, il vimana potrebbe essere schiacciato e ridotto in pezzi". La struttura dell’aeromobile quindi è vulnerabile e non indistruttibile. Inoltre, dice Davenport: “Qui ci troviamo già su un terreno molto più concreto. Ad alta quota, attorno ai 12.000 metri soffiano effettivamente delle correnti costanti e fortissime, attorno ai 400 kilometri l’ora. Furono scoperte alla fine degli anni trenta ed impararono a conoscerle a loro spese, durante l’ultima guerra mondiale, i piloti delle super fortezze volanti che andavano a bombardare il Giappone. Talvolta accadeva che, pur con i motori al massimo, il vimana rimanesse immobile nel cielo perché riusciva ad uguagliare, ma non a superare la corrente contraria. Se il comandante non aveva il buon senso di tornare rapidamente alla base o scendere a quote più basse, il vimana finiva per precipitare per esaurimento del carburante. Oggi queste stesse correnti sono sfruttate dai Jet di linea per i voli transcontinentali. Data la particolare forma dei Vimana è possibile che queste correnti avessero su di loro un effetto ancor più disastroso che sugli aerei attuali. Inoltre in queste righe si accenna, per la prima volta, alla capacità dei Vimana di rimanere immobili nel cielo” Alla luce di numerose testimonianze e avvistamenti ufologici, è facile pensare ad una volontaria possibilità di stabilizzare il mezzo volante in cielo. Si deve concludere quindi che il riferimento a tecnologie non compatibili con una cultura terrestre antica fa pensare che, all’epoca della consegna di tali segreti, in India vi fossero colonie aliene.
 
5) GOODHA: come spiegato nel (Vaayatstva-Parakarana), utilizzando i poteri Yaasaa, Viyaasaa Prayaasaa nell’ottavo strato atmosferico attorno alla terra, si attraggono i contenuti bui dei raggi solari e si possono usare per nascondere il Vimana ai nemici.
La frase, come spiegato nel (Vaayatstva-Parakarana),… nell’ottavo strato atmosferico attorno alla terra, indica chiaramente che esistevano conoscenze approfondite di meteorologia. Secondo Davenport: “….se si considera che la luce è una vibrazione di frequenza variabile e che il nostro occhio è capace di avvertire una ristrettissima banda delle frequenze possibili (dai rossi ai violetti). ………. Se i piloti dei Vimana riuscivano a far sì che i loro velivoli riflettessero unicamente raggi di frequenza non percepibile, avrebbero potuto, almeno in teoria, diventare invisibili.” Sempre in riferimento alle testimonianze ufologiche è lecito domandarsi se i Vimana non possedessero anche la capacità di rendersi invisibili agli occhi dei radar, pur tuttavia rimanendo visibili ad occhio nudo.
La parte iniziale della frase indica che esistevano libri di meteorologia; oggi gli aerei invisibili alle strumentazioni sono gli Stealth e l’invisibilità “a vista” può essere ottenuta riflettendo raggi di frequenza non percepibile (contenuti bui dei raggi solari) all’occhio umano o, anche, camaleonticamente assumendo colori coerenti con lo sfondo su cui vola e si staglia il Vimana.
 
6) DRISHYA: dalla collisione nell’atmosfera della forza elettrica e della forza del vento, viene creato uno splendore incandescente, il cui riflesso, catturato dallo specchio frontale del Vimana, può essere manipolato per produrre un Maaya-Vimana, o Vimana camuffato.
Il fenomeno a cui ci si riferisce potrebbe essere legato alla ionizzazione dell’atmosfera prodotta dal vento solare, cosa scoperta soltanto dopo gli anni trenta. Questi ioni, attraendo gli elettroni liberi prossimi a loro si deionizzano emettono fotoni, viene quindi creato uno splendore incandescente.
Il fenomeno descritto è stato scoperto dopo il 1930, è la ionizzazione dell’atmosfera prodotta dal vento solare per cui si crea uno splendore incandescente (origine dei miraggi). Quindi lo specchio frontale del Vimana è in grado di dirigere luce laser verso strati atmosferici ionizzati dando origine a un miraggio, o Vimana camuffato.
 
7) ADRISHYA: secondo il (Shaktitantra), per mezzo del Vynarathya vikarana ed altri poteri nel cuore della massa solare, si possono attrarre le forze del flusso etereo nel cielo e mescolarle con il Balaahaa-vikarana shkati nel globo aereo, produrre in questo modo una copertura bianca che renderà il Vimana invisibile.
Questo segreto, si riferisce al fenomeno della condensazione dell’aria ottenibile elettricamente sfruttando gli strati ionizzati dell’atmosfera e mescolarli con il Balaahaa-vikarana shkati nel globo aereo, per generare forse un rapido raffreddamento del Vimana che produce, una copertura bianca che renderà il Vimana invisibile, cioè una nebbiolina che consentirà di confondere il Vimana con una nuvola.
E’ la condensazione dell’aria che produce una nebbiolina per nascondere il Vimana confondendolo con una nube.
 
8) PAROKSHA: secondo il (Meghotpatthi-parakarana), o Scienza della Nascita delle Nubi, entrando nel secondo strato delle nubi estive e attraendo il potere interno con lo specchio di attrazione di forza del Vimana, e applicando al Parivesha o alone, del Vimana, si genera una forza paralizzante e i Vimana nemici sono messi fuori uso.
Scrive Davenport: “Se per "nuvole estive" si intendono i cumulonembi, se ne deduce che gli antichi piloti dei Vimana erano in grado di sfruttare la carica elettrica delle nubi per lanciare scariche contro i velivoli nemici.” Evidente il legame con il precedente segreto. È certo che tali conoscenze fossero ignote ai nostri antenati sia all’epoca della comunicazione sia a quella della dettatura e stesura di tali segreti. La struttura dei cumulonembi è infatti un’acquisizione recente. Purtroppo non disponiamo dei molti testi cui fanno riferimento i diversi segreti, ma nessuno può affermare che tali conoscenze, anche se scritte su testi antichi, fossero patrimonio della conoscenza terrestre, dal momento che abbiamo dovuto impiegare secoli se non millenni per renderli patrimonio della nostra conoscenza.
Le nuvole estive sono i cumulonembi di cui usavano la carica elettrica per lanciare scariche contro i nemici; il metodo è complesso, riguarda la struttura di queste nuvole che è un’acquisizione recente per le nostre conoscenze.
 
 
9) APAROKSA: secondo il (Shakti-tantra), con la proiezione del raggio di luce Rohine, le cose di fronte al Vimana sono rese visibili.
“Quando si sa che Rohine sta per rosso diventa facilissimo capire che si parla di un apparecchio a raggi infrarossi che consente di vedere le cose anche al buio.” interpreta correttamente Davenport. Sorge il dubbio che i Vimana possedessero una tecnologia che noi stiamo ancora sviluppando ben 4000 anni dopo.
Apparecchio a raggi infrarossi per vedere al buio o, anche, radar a infrarossi o ad altre frequenze per vedere i Vimana camuffati (V, VI e VII segreto).
 
 
10) SANKOCHA (CONTRAZIONE): come prescritto nel Yantraango-pasamhaara, quando il Vimana sta andando in velocità, con le ali completamente stese e c’è un pericolo davanti, azionando il settimo interruttore del Vimana, le sue parti possono essere fatte contrarre.
Sostiene Davenport: “Come vedremo studiando dettagliatamente un tipo di Vimana, questi veicoli erano probabilmente costruiti per due velocità: una ipersonica, negli strati alti dell’atmosfera ed un’altra, subsonica, negli strati più densi. In questo secondo caso, avevano la possibilità di far fuoriuscire ali e coda per aumentare la portanza del velivolo. In caso di pericolo, facendo rientrare ali e coda, e aumentando improvvisamente la potenza del motore di sostentamento, il Vimana avrebbe avuto una drammatica accelerazione verso l’alto che l’avrebbe tolto dai guai.” Ancora una volta pensiamo alle testimonianze ufologiche legate alla presunta capacità degli UFO di variare le proprie dimensioni e cambiare il moto. - I Vimana disponevano di due velocità: ipersonica e sub-sonica, e a seconda della velocità potevano far uscire o rientrare ali e coda. I velivoli della “Ondata Belga” del 1989-90 (vedi La rucola precedente) si comportarono così, variando le dimensioni e cambiando la velocità.
 
11) VISTRITA: secondo l’(Akaashatantra) quando il Vimana è nella corrente aerea centrale nella prima e nella terza regione del cielo, azionando l’interruttore nell’undicesima sezione del vimana, questi si espande convenientemente.
Dall’interpretazione di Davenport: “Siamo nel caso inverso al precedente: quando il Vimana scende da una zona d’aria rarefatta agli strati più densi, allarga le ali per aumentare la portanza e manovrare più agevolmente.” Il decimo e l’undicesimo segreto estremamente chiari alla luce della nostra recente tecnologia riguardo alla possibilità di ampliare le superfici portanti di un velivolo. - Sono velivoli ad ala con ampiezza variabile e regolabile, secondo la rarefazione dell’aria dove sta volando.
 
12)VIROOPA KARANA: come affermato nel (Dhooma Parakarana), producendo il 32° tipo di fumo con l’apposito meccanismo, caricandolo con la luce delle ondate di calore nel cielo e proiettandolo attraverso il tubo Padmaka Chakra sullo specchio Vyroopya, cosparso d’olio bhiravee in cima al Vimana, e facendolo girare al 123° tipo di velocità, ne emergerà una forma fiera e terrificante del Vimana che causerà grande spavento in chi guarda.
 
13) ROOPAANTARA: come stabilito nel (Tylaprakarana), preparando gli oli griddhrajihwaa, kunbhinee e kaakajangha e ungendone lo specchio distorcente del Vimana, applicandovi il 19° tipo di fumo e caricandolo col Kuntinee shakti nel Vimana, ne appariranno forme come il leone, la tigre, il rinoceronte e il serpente, la montagna e il fiume che confonderanno e stupiranno gli osservatori.
 
14) SUROOPA: attraendo i 13 tipi della forza Karaka menzionati nel (Karaka-Parakarana), applicando aria sovraccarica di neve e proiettandola attraverso il tubo convettore d’aria verso gli specchi pushpinee-pinjula nel lato anteriore destro del Vimana e focalizzandoli sopra il raggio Suragha, apparirà a chi guarda il Vimana una donzella celeste coperta di fiori e di gioielli.
Segreti di tipo elusivo - psicologico. Secondo Davenport, ci si riferisce al modo in cui devono operare i piloti, per realizzare: “ … una specie di cortina fumogena dalle dimensioni controllate, adatta a spaventare (e quindi tenere lontane) le popolazioni indigene, piuttosto che a produrre un qualche effetto sui veicoli nemici.” Interessanti i riferimenti relativi alla produzione di sostanze chimiche diverse indicate come 19° o 32° tipo di fumo, al caricamento degli specchi ricoperti opportunamente di oli del tipo bhiravee, griddhrajihwaa, kunbhinee e kaakajangha ed alla proiezione delle diverse immagini tramite il tubo Padmaka Chakra o Kuntinee shakti o convettore d’aria che sono focalizzati sugli specchi rotanti. È particolarmente rilevante notare la descrizione del 14° segreto in cui applicando aria sovraccarica di neve e proiettandola attraverso il tubo convettore d’aria verso gli specchi pushpinee-pinjula nel lato anteriore destro del Vimana e focalizzandoli sopra il raggio Suragha, apparirà a chi guarda il Vimana una donzella celeste coperta di fiori e di gioielli. Il raggio Suragha, è interpretabile alla luce delle tecnologie Laser. Secondo Malanga e Pinotti come si potrebbe trovare un collegamento con il "fenomeno BVM". Tale laser potrebbe essere usato per realizzare un ologramma, interpretato per secoli dai testimoni come l’apparizione della Beata Vergine Maria.
 
15) JYOTIRBHAAVA: come affermato nel (Amshubodhinee) dal Samgnaa e altri 16 digitis dello splendore solare, attraendo il 12° e 16° digitis e focalizzandoli sulla forza dell’aria nella sezione Mayookha del quarto sentiero del cielo, e similmente, attraendo la forza dello splendore etereo e mescolandola con lo splendore del settimo strato della massa d’aria e poi proiettando queste forze attraverso i tubi del Vimana sulla sezione dello specchio ghuaa-garha, sarà prodotto un ricco splendore come quello del sole del mattino.
Per Davenport siamo davanti alla: “capacità del Vimana di illuminare a giorno una vasta zona, riflettendo e concentrando, da grandissima altezza la luce solare in un punto dove, sulla terra, è già caduta la notte.”
 
16) TAMOMAYA: come è descritto nel (Darpana Parakarana) per mezzo dello specchio della forza buia, catturare la forza dell’oscurità, passarla attraverso il meccanismo Thamo nella sezione Nord-Ovest del Vimana, e azionando un interruttore, si produce a mezzogiorno la totale oscurità di una notte di luna nuova.
Secondo questo segreto esisterebbe il meccanismo Thamo capace di produrre il buio. L’operazione è immaginabile come un annullamento della propagazione delle onde elettromagnetiche nella gamma del visibile. Come ciò sia possibile e attraverso quale meccanismo realizzabile è però impossibile immaginarlo.
 
17) PRALAYA: come descritto nel libro della distruzione, attraendo i cinque tipi di fumo attraverso il tubo della macchina concentratrice, nella parte frontale del Vimana, e immergendoli nella nube del fumo menzionata in (Shadgarbha-Viveka), e spingendola per mezzo di energia elettrica, attraverso il tubo aereo dai cinque rami, si distrugge tutto come in un cataclisma.
Davenport pensa: “che il Vimana sia in grado di produrre una tromba d’aria”, o, se vogliamo:” una sorta di arma meteorologica capace di produrre un piccolo uragano in una zona limitata.” Siamo forse davanti ad un riferimento a composti chimici in grado di creare reazioni che portino a violenti spostamenti d’aria nell’atmosfera? - I cinque tipi di fumo altro non è che un composto chimico in grado di creare una reazione dirompente che produce una tromba d’aria.
 
18) VIMUKHA: come menzionato nel (RgHridaya), proiettando la forza del Kubera, Vimuka e della polvere velenosa Vyshawaanara, attraverso il tubo dello specchio Roudree e azionando l’interruttore del meccanismo dell’aria, si produce una totale insensibilità e coma.
Davenport: “È chiaramente riconoscibile, nonostante il linguaggio al solito, molto complesso, un’arma chimica. In questo caso il veleno viene distribuito sull’area interessata attraverso un irroratore (meccanismo dell’aria) non dissimile da quelli usati per spargere insetticida sui campi.” - E’ un’arma chimica; il veleno è diffuso con un irroratore.
 
19) TAARA: mescolando con le forze eteree 10 parti di forza dell’aria, 7 parti di forza dell’acqua e 16 parti di splendore solare, e proiettandole, per mezzo dello specchio a stella attraverso il tubo frontale del vimana, si crea l’apparenza di un cielo stellato.
Questo segreto è molto oscuro e la sua interpretazione alquanto azzardata. Per Davenport: “Potrebbe essere un mezzo mimetico del Vimana che, dal basso apparirebbe come un puntino luminoso in mezzo ad altri puntini simili.”
 
20) MAHAASHABDA VIMOHANA: concentrando la forza dell’aria nei sette tubi del Vimana e azionando un interruttore si produce, come stabilito nel (Shabda-parakaashikaa), un crescendo di tonante rumore che fa tremare la gente di paura, la stordisce e la rende insensibile.
Secondo Davenport: “Siamo ritornati su un terreno più solido. Gli effetti disastrosi di una forte e continua onda sonora sul sistema nervoso sono noti. Anche gli effetti del crescendo sono ben descritti: prima lo spavento per il rombo di cui è ignota l’origine, poi lo stordimento e finalmente, quando il suono diventa insopportabile, lo svenimento. Ci troviamo di fronte ad un’arma di indubbia efficacia se usata da un Vimana contro un esercito a terra. Con un mezzo del genere è realmente possibile, ad un solo carro, eliminare parecchie centinaia di avversari, se sono concentrati in una zona relativamente piccola.” - E’ la produzione di ultrasuoni che, aumentando l’intensità, può atterrire, stordire e far svenire l’avversario.
 
21) LANGHANA: come stabilito nel (Vaayu tattva prakarna), quando si passa da una corrente d’aria in un’altra, il Vimana affronta lo splendore baadaba del sole e prende fuoco. Per prevenire, l’energia elettrica e l’energia dell’aria del Vimana devono essere congiunte e centrate nel centro vitale del Vimana e, azionando un interruttore, il Vimana salterà verso la salvezza.
Ecco un passo che a Davenport, risultava incomprensibile. Possiamo però trovarci davanti ad un riferimento al rientro nell’atmosfera di un mezzo che si trova a passare da una corrente d’aria in un’altra (cioè dallo spazio esterno all’atmosfera terrestre). In questo caso, come noto, si crea una forza d’attrito in grado di distruggere il mezzo volante. Insomma: il Vimana affronta lo splendore baadaba del sole e prende fuoco. Il segreto suggerisce di convogliare le forze in grado di distruggere il Vimana nei punti dove questo è più protetto, cioè centro vitale. - E’ un passo che senza le recenti conoscenze astronautiche risulterebbe incomprensibile: un mistero! Oggi invece sappiamo che quando una navicella rientra nell’atmosfera affronta un forte calore (affronta lo splendore baadaba del sole e prende fuoco). Per prevenire ciò, dovuto sia alla ionizzazione che si produce intorno al Vimana, l’energia elettrica, sia all’energia termica per l’attrito con l’atmosfera, l’energia dell’aria, si suggerisce di concentrare tali forze nella zona delle protezioni termiche ed elettriche o centro vitale, costituito da piastre termoresistenti, e inclinando opportunamente il mezzo si salterà verso la salvezza. L’uso del verbo “Saltare” dà l’idea dello splash che fa l’oggetto quando, nel rientro a terra, impatta con gli strati più densi dell’atmosfera.
 
22) SAARPA-GAMANA: attraendo il dandavaktra e le altre sette forze dell’aria, e aggiungendovi raggi solari, passando attraverso il centro zig-zagheggiante del Vimana e azionando un interruttore, il Vimana assumerà un andamento a zig-zag come un serpente.
Davenport: “Operare bruschi e frequenti cambiamenti di rotta è una manovra comune ai moderni caccia da combattimento per sfuggire ai missili nemici, o per ingannare i radar.” Nella casistica ufologica sono presenti numerosi riferimenti ad oggetti in grado di volare con una andatura simile a quella descritta in questo segreto.
 
23) CHAPALA: quando si avvista un vimana nemico, azionando un interruttore nel centro di forza della sezione mediana del Vimana a 4087 giri all’ora atmosferica, sarà generata un’onda di velocità, che squasserà il vimana nemico.
Per Davenport: “si desume che i Vimana erano in grado di creare fortissime turbolenze e di dirigerle verso un bersaglio preciso. Nulla di simile è ancora stato messo a punto, almeno a nostra conoscenza.” Particolarmente delizioso è il riferimento all’ora atmosferica, che è una classica misura del tempo locale e non universale.
 
24) SARVATOMUKHA: quando una formazione di vimana nemici arriva all’attacco, azionando l’interruttore nella corona del Vimana, lo si fa girare con agilità e fronteggiare gli attacchi da ogni lato.
Davenport: ”Niente di sorprendente su questa manovra che, tuttavia, comporta degli accorgimenti particolari (dei quali non è fatta menzione) per salvaguardare l’equipaggio, che si troverebbe dentro una specie di trottola volante.” Il dubbio di Davenport può essere immediatamente fugato se si suppone che i piloti dei Vimana siano seduti su postazioni collegate cardanicamente al Vimana ed abbiano di fronte a loro un set di video che controllino l’esterno. Ancora una volta si evince che la tecnologia dei Vimana controllava tutte e tre le forze fisiche conosciute, elettriche, magnetiche e gravitazionali.
 
25) PARASHABDA GRAAHAKA: come spiegato nel (Sowdaaminee Kaala), o Scienza dell’Elettronica, per mezzo del meccanismo catturatore di suoni nel Vimana, si possono sentire le parole e i suoni negli aerei nemici che volano nel cielo.
Davenport: “Due le possibilità: o questo apparecchio è semplicemente una radio che consente, se regolata sulla giusta frequenza, di ascoltare le conversazioni, sempre via radio, dei nemici, oppure il passo va inteso alla lettera, nel qual caso ci troveremmo di fronte ad un apparecchio sofisticatissimo, capace di rilevare dall’esterno vibrazioni sonore prodotte all’interno degli altri velivoli. Qualcosa di simile è stato ottenuto puntando un fascio di raggi laser su una placca sensibile posta sulle pareti esterne dell’ambiente che si vuole spiare. Sembra che i piloti dei Vimana potessero fare a meno della placca.”
 
26) ROOPAAKARSHANA: per mezzo del meccanismo fotografico del Vimana, si ottiene un’immagine televisiva dell’interno di vimana nemici.
Davenport conclude: “Ai nostri occhi questa è pura fantascienza”, poiché quando egli scrive (nel 1979), le tecnologie che hanno permesso i GSM o i sistemi UMTS, erano realmente fantascienza!
 
27) KRIYAAGRAHANA: girando la chiave sul fondo del Vimana, si fa apparire uno schermo bianco. Elettrificando i tre acidi nella parte Nord-Est del Vimana, e sottoponendoli a 7 tipi di raggi solari e passando la forza risultante dentro il tubo dello specchio Thrisheersha e facendo in modo che lo schermo sia di fronte allo specchio, e girando la chiave superiore, tutte le attività che sono in corso sul terreno verranno proiettate sullo schermo.
“Anche se descritto in modo strano, ci troviamo di fronte ad un monitor collegato ad una telecamera, probabilmente dotata di zoom.” Si fa chiaramente riferimento ad uno schermo video che, quando è spento, risulta scuro all’osservatore ed appena acceso diventa bianco. Attualmente gli schermi al plasma usano pixel che vanno stimolati elettricamente contenenti tre gas differenti, necessari per creare i tre colori fondamentali Verde, Rosso, Blu. Nel segreto si dice inoltre che i tre acidi devono essere, sottoposti a 7 tipi di raggi solari. Anche questa informazione è corretta. Per riprodurre tutte le sfumature dei colori naturali, nei moderni cinescopi occorre procedere alla modulazione dei tre colori principali con i sette colori dell’arcobaleno.
 
28) DIKPRADARSHANA: girando la chiave sul fronte del Vimana, il meccanismo dishaampati mostrerà la direzione dalla quale il vimana nemico si sta avvicinando.
Davenport brevemente conclude: “Noi lo chiamiamo radar.” Difficile smentire una simile affermazione.
 
29) AAKAASHAAKAARA: stando al (Aakaasha-Tantra), mescolando una soluzione di mica nera con neem e decotto bhoonaaga, e ungendone le parti esteriori di un Vimana fatto di placche di mica ed esponendolo ai raggi del sole, il vimana apparirà come il cielo e diverrà indistinguibile.
“Si tratta di un altro accorgimento mimetico,” sostiene Davenport. Ma la descrizione è illuminante non solo perché ci spiega che il Vimana è costruito con placche di mica o con mattonelle ceramiche o leghe ceramiche, ma anche perché tali mattonelle, opportunamente verniciate nella parte esterna, ungendone le parti esteriori, possono cambiare il colore del Vimana. L’uso di tale tecnologia è diventato normale per la NASA nella costruzione di capsule.
 
30) JALADA ROOPA: mescolando succo di melograno, bilva o olio di bael, sale di rame, nero fumo, granthica o liquido gugul, polvere di mostarda e decotto di scaglia di pesce, e aggiungendo conchiglie di mare e polvere di rocce di sale e raccogliendo il fumo della soluzione, inondandolo del calore solare che avviluppa la copertura, il Vimana apparirà come una nuvola.
L’interpretazione di Davenport : “Sembra una ricetta di cucina particolarmente disgustosa”. Un chimico esperto, in realtà, potrebbe chiarire gli ingredienti e le procedure, in quanto la descrizione segue le stesse modalità di precisione nella descrizione già usate nel 27° segreto ( spiegare cioè l’essenzialità delle cose, non il funzionamento). Occorre innanzitutto sottolineare che, fino a Mendeleev, gli alchimisti erano soliti non parlare di sali, basi o carbonati di calcio, bensì, per le loro formule, usavano la descrizione degli elementi o componenti che contenevano le sostanze necessarie alla realizzazione della formula chimica desiderata. Non era inusuale quindi leggere formule contenenti frasi come succo di melograno per indicare l’uso di zuccheri e vitamine, nero fumo, per riferirsi al carbonio o conchiglie di mare e polvere di rocce per indicare silicati e carbonati. Lo strano intruglio, sottoposto al processo di distillazione, produceva il fumo della soluzione, o più precisamente il gas, come abbiamo più volte indicato. Questo era trasformato in nuvola, inondandolo del calore solare che avviluppa la copertura. Anche in questo caso ciò che a prima vista può sembrare un racconto incomprensibile può diventare, per un esperto chimico moderno, molto chiaro.
 
31) STABDHAKA: proiettando il fumo avvelenato Apsmaara nel tubo situato nella parte Nord del Vimana, e scaricandolo col meccanismo Stambhana, la gente negli aeroplani nemici sarà resa incosciente.
“Di nuovo un’arma chimica” nella traduzione di Davenport. “probabilmente si tratta di un gas ad alta penetrazione giacché deve raggiungere i nemici chiusi all’interno del loro velivolo.” L’ipotesi che tale gas fosse capace di un’alta penetrazione, almeno con le conoscenze tecniche attuali, è ancora difficilmente comprensibile.
 
32) KARSHANA: quando vimana nemici arrivano in forza per distruggere il tuo Vimana, mettendo in fiamme il Jwaakine shakit nel Wyshwaanara-naal, o tubo situato sull’ombelico del vimana, e girando le chiavi delle due ruote ad 87 gradi, il rovente Shakti avvilupperà il vimana nemico e lo brucerà.
Davenport afferma: “Il testo è troppo poco preciso per poterne trarre indicazioni utili. Potrebbe trattarsi di un raggio laser, o di un missile incendiario o di qualunque altra cosa” Si nota come che questo è l’unico segreto in cui apertamente si parla di distruzione del nemico.
 
Questi sono i 32 segreti che devono essere conosciuti dai piloti, secondo Siddhanaatha. La conclusione del manuale è tipicamente orientale. Sembra di leggere un testo sacro, se non fosse che le nostre conoscenze sono tali da farci interpretare diversamente il messaggio. Le conclusioni provvisorie a cui si può giungere, per il momento, alla fine di di tutto questo, sono riassunte di seguito.
 
 
Epilogo
E’ emozionante leggere questi scritti di migliaia di anni fa e avremmo voluto sottoporveli tutti perché c’è ancora tanto…
Saarpha gamana (Vimana che si muovono a zig zag);
Chapala (onda di velocità distruttiva che svincola dalla gravità);
Sarvatomukha (il Vimana gira come una trottola affrontando i nemici da ogni parte);
Parashabda graahaka (ascoltare i nemici dentro i loro aerei in volo);
Ropaakarshana (vedere dentro gli aerei nemici – questo noi non lo sappiamo ancora fare…);
Kriyaagrahana (telecamera collegata a un monitor per l’osservazione del terreno)…
 
può sembrare incredibile ma è una realtà e, se ci fosse consentito osare, potremmo anche affermare: “Alcuni di loro sono ancora qui” – “Perché?” – “Mah!”
 
 
 
 
 
Leggendo nel Rig Veda, il testo più antico ad oggi conosciuto, descrive alcuni di questi mezzi di trasporto:
 
* Jalayan – è un veicolo progettato per muoversi sia in aria che in acqua… (Rig Veda 6.58.3)
* Kaara – è un veicolo progettato per muoversi sia sulla terra che in acqua… (Rig Veda 9.14.1)
* Tritala – è un veicolo progettato per muoversi nei tre elementi… (Rig Veda 3.14.1)
* Trichakra Ratha – è un veicolo a tre motori progettato per muoversi nell’aria…(Rig Veda 4.36.1)
* Vaayu Ratha – è una veicolo sospinto da un motore ad aria… (Rig Veda 5.41.6)
* Vidyut Ratha – un veicolo sospinto da un motore potentissimo…è (Rig Veda 3.14.1).
 
 
 
 
Riporto direttamente da un post di questo forum di Ubatuba (http://www.ufoforum.it/topic.asp?whichp ... Y_ID=99913)
 
Cita:
 
L’opera s’intitola Samarangana Sutradhara, o “Il Comandante in campo” (nome talvolta abbreviato “il Samar”) ed è un’opera enciclopedica sull’architettura classica indiana (Vastu Shastra).
In 83 capitoli, i temi trattati sono di urbanistica, architettura della casa, architettura del tempio e arti scultoree, insieme alle Mudra (le diverse pose delle mani, e le pose del corpo, così come le posizioni delle gambe), i canoni della pittura, e un capitolo sull’arte dei congegni meccanici yantra (capitolo 31).
 
Questo capitolo sugli yantra ha attirato l’attenzione della pseudoscienza e dell’ufologia in particolare. Ai versi 95-100 l’autore parla di aeromobili a forma di uccelli (Vimana), con diversi modi di propulsione, e ai versi 101-107 menziona una sorta di robot utilizzabili in qualità di guardie.
Il Re Bhoja usò spesso il termine sanscrito yantra, piuttosto del termine vimana (più familiare per noi), e dichiarò che le sue conoscenze si basavano su manoscritti Indù, che erano già antichi ai suoi tempi, nel sec. XI d.C.
Ecco alcuni estratti da quell’antico testo:
 
“Essi erano propulsi dall’aria e al loro interno c’era un motore a mercurio, con un apparato che riscaldava il ferro. Il potere latente nel mercurio li spingeva, come un soffio di vento. Riscaldata dal fuoco controllato, una polvere di tuono contenuta nel recipiente di ferro si sviluppava attraverso il mercurio. Se il motore metallico, realizzato in modo appropriato e riempito di mercurio e fuoco, era avviato nella parte superiore, esso sviluppava il proprio fuoco con un ruggito da leone.
… al suo interno si può collocare il motore al mercurio con il suo apparato per riscaldare il ferro. Grazie alla potenza latente nel mercurio, usata per il movimento, un uomo seduto all’interno può viaggiare su grandi distanze nel cielo, in un modo veramente stupefacente.
Se si usano i metodi indicati, si può costruire un Vimana grande come il tempio del Dio-in-movimento. Quattro forti contenitori di mercurio devono essere costruiti al suo interno.
Quando essi sono stati riscaldati ed esce il fuoco controllato dai contenitori di ferro, il Vimana sviluppa una potenza di tuono grazie al mercurio ed appare come una perla nel cielo”.
 
 
Nella lingua sanscrita esiste un termine (vimana vidya) che può essere tradotto con “arte di costruire e guidare oggetti volanti”. Non è strano che una pa­rola tanto specifica sia da tempo immemorabile nel vocabolario dell'antica India? Il Mahabbarata contiene accenni a “un carro vo­lante con i fianchi di ferro e rivestito di ali”.
Sembra veramente trattarsi di un aeroplano. Nell'altro grande poema epico indiano, il Ramayana, si ha una descrizione particolareggiata del vimana: “Esso vola con la velocità del vento e manda un suono melodioso”. Certamente il velivolo non somigliava ai nostri turbogetti, almeno per quest'ultimo particolare. Altre istru­zioni riguardano il pilota: egli deve essere ben istruito su quanto deve fare, in caso contrario non gli si porrà in mano alcun vinama. Il vinama poteva rimanere a mezz'aria, completamente fermo, cioè era anche più versatile dei nostri elicotteri e veicoli a cuscino d'aria.
Dall'altitudine che si poteva raggiungere con il vina­ma, l'oceano sembrava “come uno stagno”; il buon pilota poteva distinguere le coste e i delta dei fiumi. Quando non venivano usati per il volo, i vimana erano collocati in vimana griba, qualcosa di simile ai nostri hangar. Ciò che dava energia a queste macchine era un liquido giallo #8209;biancastro. I vimana erano usati in guer­ra, per compiere lunghi viaggi o semplicemente per di­vertimento. Di dove vengono tutti questi particolari, così pertinenti da sembrare estratti da un manuale dei giorni nostri?
Da pura fantasia (ma allora come spie­gare l'esattezza degli elementi reali: l'oceano che dall'alto pare uno stagno; la preoccupazione per custodire il veicolo in un adatto ricovero; la realistica considerazione circa il combustibile che deve essere consumato per il volo) o da ricordi di un'Età dell'Oro della Scienza, nel lontano passato?
 
 
 
-----------------------------------------------
 

5.4 COME GUIDANO GLI ALIENI?

www.redigio.it
 
 
COME GUIDANO GLI ALIENI?
Sul tema degli avvistamenti di dischi volanti mi imbatto su Youtube nel seguente incredibile video:
Si vede chiaramente un oggetto volante non identificato apparire da fermo dietro le torri gemelle e spostarsi improvvisamente verso destra con una velocità  spaventosa, per poi arrestarsi di colpo. Subito dopo l’oggetto si avvicina alla telecamera, tanto velocemente e improvvisamente da essere visibile solo con un ferma immagine, per poi scomparire altrettanto improvvisamente alto nel cielo a velocità  inaudita, lasciando una debole scia. Il tutto dura una manciata di secondi. Il video e’ impressionante, anche perché’ le riprese cosi’ concitate lo fanno apparire veramente credibile e non costruito.
Sono comuni i filmati di presunti avvistamenti UFO dove le astronavi aliene si muovono veloci nel cielo e altrettanto velocemente invertono la rotta, cambiano direzione e zigzagano a loro piacimento. Queste variazioni improvvise di velocità  corrispondono necessariamente a grandi accelerazioni (o decelerazioni), con le relative conseguenze. Voglio sottolineare che questa non e’ una supposizione, un’ardita estrapolazione delle nostre limitate conoscenze umane, ma un dato di fatto, una conseguenza delle leggi della natura da tutti noi sperimentata ad esempio quando l’autobus inchioda di colpo e i passeggeri perdono l’equilibrio e inveiscono contro l’autista: tanto più  rapidamente cambia la velocità , tanto maggiore e’ l’accelerazione (o decelerazione in questo caso) e tanto più  i passeggeri perdono l’equilibrio e si arrabbiano. Questo succede perché  alla natura piace sempre rispettare il primo principio della dinamica, che ci assicura che se un corpo si muove a una certa velocità  costante, se non gli applichiamo una forza lui continuerà  a muoversi imperterrito con quella velocità . Quindi i passeggeri dentro il bus, che si muovono inizialmente alla stessa sua velocità , quando il bus decide di inchiodare di colpo continuano a muoversi imperterriti con la stessa velocità  di prima, per colpa di questo maledetto primo principio della dinamica, e siccome nel frattempo l’autobus si e’ fermato, si spataccano tutti uno contro l’altro o contro il sedile davanti, e giustamente se la prendono con il guidatore. Allo stesso modo se il bus sta fermo e poi all’improvviso parte con una sgommata, i passeggeri, che stavano fermi, continuano a stare fermi per il solito primo principio, mentre il bus intanto si muove veloce in avanti. Il risultato e’ che stavolta cascano tutti all’indietro  e di nuovo inveiscono contro l’autista che guida come un pazzo.
E siccome le leggi della natura sono le stesse ovunque, e si disinteressano se stanno lavorando su un autobus terrestre, su Alpha Centauri o nell’ammasso di galassie Abel 2029, esse sono le stesse anche all’interno dell’astronave aliena che zigzaga allegramente nel cielo, che agli ufologi piaccia o meno. Questo implica che anche all’interno di quella presunta astronave, durante tali manovre, sono presenti accelerazioni spaventose, neanche lontanamente paragonabili all’autobus che inchioda di colpo, con tutti gli effetti annessi e connessi. Perciò  anche prima di effettuare un’analisi più  quantitativa di quanto siano grandi queste accelerazioni, cosa che faremo più  avanti, questa semplice constatazione ha un’importante conseguenza: sebbene non sappiamo nulla di come sono fatti gli abitanti di quell’astronave  il loro aspetto, la loro cultura, la loro storia e il loro livello di conoscenza, di una cosa possiamo essere assolutamente certi: gli alieni guidano da cani !
Non solo: da questo filmato possiamo trarre importanti quanto inaspettate conclusioni sulle abitudini di questi misteriosi abitanti dell’universo. E’ difficile infatti immaginare come possa ridursi l’interno dell’astronave dopo un paio di manovre del genere. Questo ci porta a concludere che di sicuro nell’arredamento interno dei dischi volanti non fanno parte vetrinette con piatti e tazzine, di questo possiamo esserne certi. E di sicuro gli alieni non possono permettersi di lasciare oggetti in giro, del tipo: “ti lascio le forbici qui sulla scrivania, e il barattolo di vernice indelebile e’ la’ sulla mensola di fianco all’incudine . Allo stesso modo e’ altrettanto certo che fra i passatempi degli alieni non ci sono collezioni di Swarovski, modellismo, o giochi tipo Shanghai, castelli di carte, e men che meno i puzzle. Perché  insomma, se uno comincia un puzzle da 50 milioni di pezzi (fra gli alieni e’ considerato il livello base) partendo da Alpha Centauri, e poi quando sta quasi per finirlo il pilota gli inchioda di colpo in quel modo, secondo me un po’ ci rimane male. Per non parlare poi della cucina: una manovra del genere te la riduce una schifezza inaudita ! Proprio mentre il cuoco di bordo stava mettendo il minestrone nei piatti il pilota, quel deficiente di X2_k@3, per stupire i terrestri si mette a fare le sue solite spacconate, e ecco che ti ritrovi i pezzi di carote appiccicati su tutto il soffitto, e perfino dentro la macchina del teletrasporto.
E poi, si sa, gli autisti alieni non si accontentano di sterzare e inchiodare di colpo nel cielo come dementi. I dischi volanti mentre viaggiano ruotano vorticosamente ! Molti video amatoriali mostrano una cosa simile. E siccome anche la forza centrifuga esiste per noi come per gli alieni, io non so proprio cosa spinga questi esseri intelligentissimi e cosi’ evoluti a mettere in atto un’idiozia simile ! Perché  solo delle menti spaventosamente imbecilli possono decidere di progettare un’astronave che mentre si muove ruota impazzita su se stessa come una lavatrice in piena centrifuga. A parte il consumo smodato di Xamamina a bordo, che tre quarti della stiva sara’ dedicata ai farmaci contro il vomito, decidere di voler ruotare in quel modo per tutto il tempo e’ un puro gesto di autolesionismo, perché’ rende qualunque attività  impossibile. Per tutto il viaggio i nostri alieni sono obbligati a starsene spiaccicati contro il lato esterno dell’astronave, immobili, incapaci di alzare i loro 24 mignoli, impegnati a trattenere i conati di vomito pregando che il viaggio finisca presto ! E quando il viaggio e’ di diversi anni luce, non e’ una bella prospettiva. Avranno delle diarie di missione stratosferiche, per convincerli a farsi mezza galassia in quelle condizioni ! E a questo punto diventa chiaro perché  questi alieni arrivano fin qui da noi ma poi non atterrano mai, e soprattutto non si fanno mai vedere di persona dagli umani se non di straforo. Immaginate che dopo aver ruotato vorticosamente per qualche decina di anni luce finalmente si posino sul suolo terrestre e decidano di scendere: cadrebbero tutti a terra come birilli ! Neanche il tempo di scendere dalla scaletta e li vedremmo vagare come ubriachi di fronte all’attonito comitato locale di ricevimento, suscitando un comprensibile imbarazzo nelle autorità . Bella figura che ci farebbero ! Insomma, finalmente sappiamo che gli alieni non atterrano e non si fanno vedere dagli umani semplicemente perché’ si vergognano !
Parlando un po’ più  seriamente, vediamo quali sono le accelerazioni con le quali e’ possibile convivere. Con una Ferrari 430 Scuderia riusciamo a raggiungere la velocità  di 100 Km/h in 3,33 secondi, e questo corrisponde ad una accelerazione di poco meno di 1 g, dove g e’ l’accelerazione di un corpo che cade per effetto della forza di gravita’, e quindi l’accelerazione a cui e’ normalmente sottoposto il nostro corpo. I piloti militari sono allenati a sopportare fino a 5 – 6 g per alcuni secondi, o picchi fino a 10 g per 1 s al massimo, oltre al quale il pilota può  riportare danni fisici seri e la struttura stessa dell’aereo rischia la rottura. Lo stesso vale anche nelle missioni spaziali. In questo filmato possiamo stimare che l’oggetto passi da zero a grosso modo 800 Km/h (la velocità  di un aereo) in una frazione di secondo, diciamo 3 decimi di secondo, forse addirittura meno. Questo corrisponde ad una accelerazione di 740 g ! Qualunque essere vivente sarebbe letteralmente frantumato se sottoposto a simili accelerazioni, ma non solo, lo sarebbe qualunque tipo di struttura materiale. Un’accelerazione di poco più  di 10 g può  portare a svenimento. Un’accelerazione maggiore causa danni e lacerazioni, fratture e lesioni interne a causa degli spostamenti degli organi del corpo e delle pressioni esercitate sulle masse interne, analogamente a quello che succede in un incidente automobilistico o in una caduta dall’alto  Se penso a certe tipologie di alieni riportate nei siti ufologici che ricordano il film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, con la testa gigantesca e il collo filiforme, di sicuro alla prima frenata quella testa si staccherebbe loro di netto e partirebbe come un proiettile. Queste semplici considerazioni di fisica di base rendono insomma il filmato in questione veramente poco credibile.
Per inciso il video di cui stiamo parlando, apparentemente cosi’ realistico, e’ un falso. Una semplice ricerca in rete indica che il filmato in questione e’ stato realizzato come pubblicità  per una canale televisivo americano specializzato in fantascienza. Il passaparola (incompleto) ne ha fatto perdere le origini, per cui ormai lo si tramanda come se fosse un filmato ufologico autentico, ma in realtà si tratta di una delle tante bufale che girano in rete.
 
 
 
-----------------------------------------------
 

5.5 Vimana (non usare per podcast, gia conglobato

www.redigio.it
 
I “32 segreti”
 
Come facevano 3200 anni fa - a scrivere di queste cose?
disegno-tecnico-vimana
Il Vymanika-Shastra  è un testo Vedico scritto nel 1200 a.C., che offre molte informazioni sui Vimana e sulla loro strumentazione. La traduzione esatta della parola Vimana è “uccello artificiale abitato” (vi – uccello / man – luogo abitato costruito artificialmente). L’interpretazione dei contenuti del Vymanika-Shastra  è aggiornata in continuo alla luce della nuove conoscenze scientifiche.
Prologo
pushpakaircraftIl pilota deve imparare 32 segreti da Precettori competenti e soltanto a una persona che li avrà imparati può essere affidato un vimana, e non ad altri.
Sono 32 i “segreti” per pilotare un Vimana e in queste pagine ne illustreremo alcuni; la traduzione letterale sarà in corsivo cui seguirà la spiegazione scientifica.
I “segreti”
IV – Antaraala – nel cielo, nelle regioni atmosferiche battute dal vento, nello scontro ai bordi di correnti potenti, il vimana inavvertito ha probabilità di essere schiacciato e ridotto in pezzi. Ma essendo avvertito dell’avvicinarsi di tali punti pericolosi, il vimana può essere arrestato e guidato con prudenza.
Le “regioni atmosferiche battute dal vento” sono a 12mila metri di altezza dove il vento soffia a 400 kmh (correnti scoperte nel 1930); il Vimana era dotato di un radar meteorologico e aveva la capacità di immobilizzarsi in volo.
V – Goodha – come spiegato nel Vaayatstva-Parakarana, utilizzando i poteri Yaasaa, Viyaasaa Prayaasaa nell’ottavo strato atmosferico attorno alla terra, si attraggono i contenuti bui dei raggi solari e si possono usare per nascondere il Vimana ai nemici.
La parte iniziale della frase indica che esistevano libri di meteorologia; oggi gli aerei invisibili alle strumentazioni sono gli Stealth e l’invisibilità “a vista” può essere ottenuta riflettendo raggi di frequenza non percepibile (contenuti bui dei raggi solari) all’occhio umano o, anche, camaleonticamente assumendo colori coerenti con lo sfondo su cui vola e si staglia il Vimana.
VI – Drishya – dalla collisione nell’atmosfera della forza elettrica e della forza del vento, viene creato uno splendore incandescente, il cui riflesso, catturato dallo specchio frontale del Vimana, può essere manipolato per produrre un Maaya-Vimana, o Vimana camuffato. Il fenomeno descritto è stato scoperto dopo il 1930, è la ionizzazione dell’atmosfera prodotta dal vento solare per cui si crea uno splendore incandescente (origine dei miraggi). Quindi lo specchio frontale del Vimana è in grado di dirigere luce laser verso strati atmosferici ionizzati dando origine a un miraggio, o Vimana camuffato.
VII – Adrishya – secondo il Shaktitantra, per mezzo del Vynarathya vikarana e altri poteri nel cuore della massa solare, si possono attrarre le forze del flusso etereo nel cielo e mescolarle con il Balaahaa-vikarana shkati nel globo aereo, produrre in questo modo una copertura bianca che renderà il Vimana invisibile.
E’ la condensazione dell’aria che produce una nebbiolina per nascondere il Vimana confondendolo con una nube.
VIII – Paroksha – secondo il Meghotpatthi-parakarana, o Scienza della Nascita delle Nubi, entrando nel secondo strato delle nubi estive e attraendo il potere interno con lo specchio di attrazione di forza del Vimana, e applicando al Parivesha o alone, del Vimana, si genera una forza paralizzante e i Vimana nemici sono messi fuori uso.
Le nuvole estive sono i cumulonembi di cui usavano la carica elettrica per lanciare scariche contro i nemici; il metodo è complesso, riguarda la struttura di queste nuvole che è un’acquisizione recente per le nostre conoscenze.
IX – Aparokha – secondo il Shakti-tantra, con la proiezione del raggio di luce Rohine, le cose di fronte al Vimana sono rese visibili.
Apparecchio a raggi infrarossi per vedere al buio o, anche, radar a infrarossi o ad altre frequenze per vedere i Vimana camuffati (V, VI e VII segreto).
X – Sankocha – come prescritto nel Yantraango-pasamhaara, quando il Vimana sta andando in velocità, con le ali completamente stese e c’è un pericolo davanti, azionando il settimo interruttore del Vimana, le sue parti possono essere fatte contrarre.
I Vimana disponevano di due velocità: ipersonica e sub-sonica, e a seconda della velocità potevano far uscire o rientrare ali e coda. I velivoli della “Ondata Belga” del 1989-90 (vedi La rucola precedente) si comportarono così, variando le dimensioni e cambiando la velocità.
XI – Vistrita – secondo l’Akaashatantra quando il Vimana è nella corrente aerea centrale nella prima e nella terza regione del cielo, azionando l’interruttore nell’XI sezione del Vimana, questi si espande convenientemente.
Sono velivoli ad ala con ampiezza variabile e regolabile, secondo la rarefazione dell’aria dove sta volando.
XVII – Pralaya – come descritto nel libro della distruzione, attraendo i cinque tipi di fumo attraverso il tubo della macchina concentratrice, nella parte frontale del Vimana, e immergendoli nella nube del fumo menzionata in Shadgarbha-Viveka, e spingendola per mezzo di energia elettrica, attraverso il tubo aereo dai cinque rami, si distrugge tutto come in un cataclisma.
I cinque tipi di fumo altro non è che un composto chimico in grado di creare una reazione dirompente che produce una tromba d’aria.
XVIII – Vimukha – come menzionato nel RgHridaya, proiettando la forza del Kubera, Vimuka e della polvere velenosa Vyshawaanara, attraverso il tubo dello specchio Roudree e azionando l’interruttore del meccanismo dell’aria, si produce una totale insensibilità e coma.
E’ un’arma chimica; il veleno è diffuso con un irroratore.
XX – Mahaashabda vimohana – concentrando la forza dell’aria nei sette tubi del Vimana e azionando un interruttore si produce, come stabilito nel Shabda-parakaashikaa, un crescendo di tonante rumore che fa tremare la gente di paura, la stordisce e la rende insensibile.
E’ la produzione di ultrasuoni che, aumentando l’intensità, può atterrire, stordire e far svenire l’avversario.
XXI – Langhana – come stabilito nel Vaayu tattva pra-karna, quando si passa da una corrente d’aria in un’altra, il Vimana affronta lo splendore baadaba del sole e prende fuoco. Per prevenire, l’energia elettrica e l’energia dell’aria del Vimana devono essere congiunte e centrate nel centro vitale del Vimana e, azionando un interruttore, il Vimana salterà verso la salvezza.
E’ un passo che senza le recenti conoscenze astronautiche risulterebbe incomprensibile: un mistero! Oggi invece sappiamo che quando una navicella rientra nell’atmosfera affronta un forte calore (affronta lo splendore baadaba del sole e prende fuoco). Per prevenire ciò, dovuto sia alla ionizzazione che si produce intorno al Vimana, l’energia elettrica, sia all’energia termica per l’attrito con l’atmosfera, l’energia dell’aria, si suggerisce di concentrare tali forze nella zona delle protezioni termiche ed elettriche o centro vitale, costituito da piastre termoresistenti, e inclinando opportunamente il mezzo si salterà verso la salvezza. L’uso del verbo “Saltare” dà l’idea dello splash che fa l’oggetto quando, nel rientro a terra, impatta con gli strati più densi dell’atmosfera.
Epilogo
E’ emozionante leggere questi scritti di migliaia di anni fa e avremmo voluto sottoporveli tutti perché c’è ancora tanto… Saarpha gamana (Vimana che si muovono a zig zag); Chapala (onda di velocità distruttiva che svincola dalla gravità); Sarvatomukha (il Vimana gira come una trottola affrontando i nemici da ogni parte); Parashabda graahaka (ascoltare i nemici dentro i loro aerei in volo); Ropaakarshana (vedere dentro gli aerei nemici – questo noi non lo sappiamo ancora fare…); Kriyaagrahana (telecamera collegata a un monitor per l’osservazione del terreno)… può sembrare incredibile ma è una realtà e, se ci fosse consentito osare, potremmo anche affermare: “Alcuni di loro sono ancora qui” – “Perché?” – “Mah!”
 
-----------------------------------------------

5.6 Come funzionano questi apparecchi detti Ufo?

www.redigio.it
 
Come funzionano questi apparecchi detti Ufo?
28 02 2005 (Rubriche / Mistero e Insolito)
Il problema, indubbiamente colossale, è importante solo dal punto di vista scientifica e militare. Non certo dal punto di vista politico. Questi apparecchi “sono presenti” nei nostri cieli e operano intorno a noi. E’ questa la realtà indiscutibile. Non possiamo sapere ancora come funzionano? Che importa?
Ci sono: e bisogna sapere la cosa più importante: che cosa vogliono. Così dovrebbe ragionare oggi qualunque uomo politico. Avremmo potuto descrivere, nel 1700, il funzionamento di un apparecchio televisivo? O di un motore a reazione? O di una semplice automobile? O Certamente riusciremo a sapere come funzionano questi apparecchi; ma oggi dobbiamo dire onestamente che non lo sappiamo. Sarà compito degli scienziati e dei tecnici. Ma non bisogna giungere all’assurdo come fanno certi “scienziati” che, non sapendo dimostrare come funzionano questi apparecchi, dichiarano stupidamente che “non esistono”.
E’ facile immaginare come dai primi avvistamenti del 1944-45 tutte le Potenze abbiano incaricato Enti militari o scientifici di raccogliere documentazioni, fotografie, rapporti. Tutto questo è stato tenuto segreto. Troppo evidente che ogni Potenza avrebbe voluto (o vorrebbe) giungere per prima a scoprire il rivoluzionario funzionamento di questi apparecchi e ciò per potersene servire per propri scopri .
Perché tutte le fotografie scattate dai dilettanti, di dischi o astronavi, vengono dichiarate false? Perché gli Enti militari ne possiedono centinaia di già da molti anni. Riconoscere (ufficialmente) una fotografia come autentica, significherebbe riconoscere la realtà di questa aviazione.
Spiegabile, dunque, come tutte le varie teorie, e tutti gli studi eseguiti intorno a questa aviazione vengano tenuti segreti. Io stesso non potrei dire molte cose che so. Per questo motivo ritengo superflua una elencazione delle varie teorie e ipotesi formulate in proposito. (Plantier, Wilbur Smith, Pagès, Kraspedon, Cramp, Van der Berg ed altri).
D’altra parte questo studio non si propone di compiere una indagine sul funzionamento di questi apparecchi. (Ciò sarebbe ingenuo). Questo studio cerca di spiegare che cosa significhi la presenza di questa aviazione. Tuttavia, con parole semplici, darò una idea di come > funzioni un disco1. In un disco di pochi metri cubi, è contenuto un potenziale elettrico gigantesco, pari a quello di una Centrale Elettrica di una grande città. Questo potenziale elettrico non è dal disco; mal’apparecchio è stato preventivamente di questa energia, da una astronave porta-dischi.
(Astronave che invece questa forza elettrica).
Il disco ha quindi una AUTONOMIA LIMITATA, dato che deve sempre TORNARE alla Astronave per essere ricaricato di energia statica.
Questa energia caricata sul disco è contenuta in quattro pile disposte a forma di . Pile che permettono a 45°, di raggi catodici con raggi anodici. E’ nota la proprietà che hanno i raggi catodici, di decomporre l’atmosfera che attraversano e di far ritornare allo stato eterico gli elementi che compongono l’atmosfera stessa. A questa proprietà si aggiunge l’incrocio con i raggi anodici. Questa energia l’atmosfera circostante. Ciò significa che l’atmosfera diviene un gas (o plasma) in cui si trovano liberi . ( Gli ioni sono atomi che hanno perduto o acquistato un elettrone).
Il disco, emettendo questa energia, ionizza l’atmosfera. E viene a trovarsi in una bolla (per così dire) di vuoto atmosferico. In tal modo può rimanere sospeso nello spazio. Proiettando l’energia disintegratrice in avanti ( o in alto, o in basso, o indietro) il disco viene spinto ( o in alto, o in basso, o indietro) DALLA STESSA PRESSIONE ATMOSFERICA, in una specie di canale di aria ionizzata, ( o plasma).
Per questo motivo il disco non deve affrontare né la né >.
Può virare ad angolo retto; può invertire bruscamente la rotta; può passare, di colpo, dal volo orizzontale al volo verticale. Il disco viaggia (per così dire) nel vuoto con una propria gravità determinata dalla pressione atmosferica contenuta nel disco stesso.
I piloti non si accorgono di alcun movimento come avviene a chi viaggia in sommergibile. Il disco utilizza pure le correnti magnetiche e cioè quelle che esistono intorno al Pianeta e che vanno da un Polo all’altro. (Correnti che, naturalmente, bisogna , così come un navigatore marittimo deve conoscere i venti e le correnti marine).
Come può l’astronave produrre ? Si ritiene lo faccia con la fusione del plasma, fino a che è possibile trovare elementi nello spazio cosmico. Nei viaggi interplanetari si ritiene venga sfruttata invece l’energia solare e cioè i raggi fotonici. Le astronavi devono poi sfruttare le correnti magnetiche e cioè quelle esistenti tra Pianeta e Pianeta. Le astronavi dunque del campo magnetico dei diversi Pianeti che costituiscono dei veri e propri scali magnetici, (degli aeroporti potenziali nello spazio).
L’astronave viaggiare da Pianeta a Pianeta. La Terra costituisce uno di questi scali magnetici, necessario come tappa intermedia per viaggi interplanetari. Questi apparecchi ( tanto i dischi che le astronavi) sono costruiti con leghe di metalli leggerissimi ma durissimi. Leghe di metallo che assumono a volte l’apparenza di materia plastica o anche di cristalli. ( gli oblò dei dischi, per esempio, sembrano di vetro ma in realtà sono di un metallo trasparente). Queste leghe di metalli non sarebbero tutte riproducibili nell’ambiente terrestre ove ad esempio lo zero assoluto non può scendere oltre i – 273°.
Il disco ha un sistema di propulsione diverso dall’astronave e non compie viaggi interplanetari di grande estensione.
Il disco viene dalla pressione atmosferica. L’astronave viene attirata (o respinta) da correnti magnetiche. condizioni ambientali) è possibile scendere a - 500° e anche a - 1.000° gradi sotto lo zero. A queste temperature i metalli diventano gas e in tal modo sono possibili leghe speciali. Sarebbe superfluo voler continuare ad inoltrarsi in un labirinto di ipotesi. Come ripeto la costituisce la via che ci condurrà a molte scoperte. Sono noti gli esperimenti fatti in Inghilterra con l’apparecchio
Si è tentato la fusione del deuterio e cioè dell’idrogeno pesante che si trova nell’acqua del mare (un litro d’acqua di mare contiene una energia potenziale pari a 300 litri di benzina). Per queste bisogna ottenere temperature dell’ordine di milioni di gradi (sia pure per un tempo brevissimo). Bisogna pure creare una specie di e cioè un recipiente fatto di linee di forza, che possa racchiudere in se questa reazione che nessun recipiente potrebbe contenere. L’apparecchi non si è mai dimostrato capace di una chiusura ermetica ed è sempre stato danneggiato dal plasma. (Ripeto ancora : il plasma è un gas fortemente ionizzato; in cui si trovano, cioè, molti elettroni liberi e molti ioni. Gli ioni sono atomi che hanno perduto od acquistato un elettrone).
Fino a qualche tempo fa si riteneva che il moto del plasma fosse in un modo, poi si cominciò a credere che il moto del plasma fosse invece un altro. Il 14 marzo 1963, nel laboratorio di Frascati, i fisici italiani Prof. Ascoli e Mazzuccato, riuscirono ad ottenere le prime fotografie del moto turbolento del plasma.
IL LASER significa ( amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazioni). Questo raggio appare all’occhio umano come un filo di luce rosso scura, perché esce da un cristallo di rubino (rubidio). La fonte luminosa viene prodotta da quattro lampade allo Xenon, collocate parallelamente ad un cilindro di rubino, lungo quindici centimetri e dello spessore di una grossa matita. Le lampade producono lampi collocati a 2.000 Joules di energia luminosa; (pari cioè a quella che emetterebbe un lampadina di 2 milioni di Watt).
Il principio del LASER è che la luce bianca delle lampade allo Xenon eccita atomi di cromo nel rubino, ad uno stato più alto di energia. Quando questi atomi, cessato lo stimolo, tornano allo stato normale, emettono una energia luminosa con un’onda di 6.934 Angstrom; (sono raggi di colore rosso scuro). Questa luce rimbalza entro il cristallo e solo quella parte che infila un minuscolo foro, sfugge, poi ad una delle due estremità del cristallo di rubino. Questo raggio è così sottile che sulla Luna arriverebbe come un disco di soli 3 Km. Questa luce cioè rimane raccolta, non si espande come avviene per le normali fonti di luce. Pertanto questo raggio può essere trasmesso nello spazio con un minimo di dispersione, e può servire per comunicazioni, per trasmissioni di energia e per distruggere qualsiasi oggetto. E’ il famoso ; che oggi viene studiato soprattutto per poter distruggere missili e satelliti artificiali , e come mezzo di comunicazione con i sommergibili in immersione. Le fotografie di Frascati sono state prese in un periodo brevissimo: quattro milionesimi di secondo. La scoperta che il plasma abbia un movimento deve considerarsi purtroppo, un fatto negativo ai fini delle possibilità di .
 
(Giacché per questa fusione è necessario tenere fermo e confinato il plasma in uno spazio ristretto, onde mantenere costante una temperatura di decine di milioni di gradi ed evitare le perdite di energia derivante dalla dispersione del plasma stesso). Ma può essere considerato positivo il fatto di avere avuto la prova del moto turbolento del plasma. Anche il LASER dunque è uno strumento che può servire a farci intuire come raggi mortali siano già in possesso dell’aviazione esterna. Mediante questi raggi è stato possibile, infatti, a questa aviazione metter fuori uso bombe atomiche, provocare incendi etc. etc. In sostanza si può dire che noi abbiamo perfettamente intuito come ESISTANO MEZZI SCIENTIFICI PER GIUNGERE ALLA NAVIGAZIONE ELETTROMAGNETICA ED ALLA COMPLESSA STRUMENTAZIONE POSSEDUTA DA QUESTA AVIAZIONE NEL CAMPO OTTICO, ACUTSTICO E MAGNETICO. Abbiamo compreso che noi pure giungeremo a queste scoperte e che pertanto l’aiuto dei piloti esterni (da un punto di vista scientifico), ci sarà utilissimo. Ma è necessario mutare la nostra ; che tende a fare di ogni scoperta scientifica, uno strumento di morte per il .
(a cura di Enrico Baccarini, su note del Console Alberto Perego)
 
-----------------------------------------------

5.7 gli anunnaki sono i nostri antichi creatori?

www.redigio.it
 
gli anunnaki sono i nostri antichi creatori?
 
Nell’articolo precedente abbiamo parlato di Nibiru, il pianeta dall’orbita ellittica che ogni 3600 anni attraverserebbe il nostro sistema solare e si avvicinerebbe alla Terra, e il cui ritorno sarebbe previsto, secondo alcuni, intorno al 2012.
Secondo molti studiosi, tra cui il sumerologo Zacharia Sitchin che si basa sulla traduzione delle tavolette sumere, la storia della specie umana sarebbe legata proprio a Nibiru e ai suoi abitanti, gli Anunnaki, letteralmente “coloro che scesero sulla Terra”.
 
La storia degli Anunnaki
I numerosi testi della mitologia sumera narrano che 450000 anni fa su Nibiru la vita andava lentamente estinguendosi a causa dell’erosione dell’atmosfera del pianeta. Deposto da Anu, il sovrano Alalu fuggì a bordo di una navicella spaziale e trovò rifugio sulla Terra. Sul nostro pianeta scoprì che c’era abbondanza di oro, elemento che si poteva utilizzare per proteggere l’atmosfera di Nibiru. Per questo motivo, a un successivo passaggio di Nibiru in prossimità della Terra, scese sul nostro pianeta una squadra di Anunnaki, (letteralmente: "Coloro che dal Cielo scesero sulla Terra), guidati da Enki, figlio di Anu, che fondò la città di Eridu, nel sud della Mesopotamia, per estrarre l’oro dalle acque del Golfo Persico.
Successivamente arrivarono sulla Terra anche Anu e l’atro figlio Enlil, che conquistò il comando della missione Terra e che relegò Enki nelle miniere dell’Africa meridionale.
L’oro, dopo essere stato estratto e raffinato, veniva inviato agli Igigi, trecento Anunnaki che si trovavano in un avamposto su Marte, stazione di passaggio intermedia tra Nibiru e la Terra.
 
L’origine della specie umana
Dopo qualche decina di migliaia di anni di sfruttamento, i minatori anunnaki si ribellarono. Fu così che i responsabili della missione terrestre trovarono una soluzione alternativa e, grazie alle loro avanzate conoscenze scientifiche, 300.000 anni fa effettuarono un esperimento. Al fine di creare una razza di lavoratori, Enki permise alla moglie Ninhursag (chiamata significativamente la "Dea Madre" o anche "Signora che dà la vita") di manipolare geneticamente la specie terrestre che sembrava più vicina agli Anunnaki innestandovi il proprio DNA: fu scelto un ominide, l’Homo Erectus,. Fu così che, dopo innumerevoli tentativi in cui si cercò di mescolare il DNA anunnako con quello umano ottenendo ibridi raccapriccianti, si arrivò finalmente a generare una specie di schiavi sufficientemente intelligenti e controllabili e abbastanza forti per lavorare nelle miniere. La specie umana aveva appena compiuto l’importante salto evolutivo da Homo Erectus a Homo Sapiens!
Tuttavia, l'uomo creato in serie dagli Anunnaki, come tutti gli ibridi, non era in grado di procreare. Ci pensò ancora una volta Enki, che, senza l'approvazione dei suoi superiori, decise di dargli la possibilità di riprodursi. Da quel momento molti Anunnaki cominciarono a sposare le figlie degli uomini, ed Enki arrivò persino ad assegnare ruoli di comando a questi ibridi “semidei”.
 
Il diluvio universale e l’origine delle “moderne” civiltà
Enlil, che, lo ricordiamo, era il leader degli Anunnaki sulla Terra, disapprovava la simpatia che il fratello Enki aveva nei confronti degli umani e cominciò a tramare la loro rovina. Venuto a conoscenza del fatto che un successivo passaggio di Nibiru, quello di circa 13000 anni fa, avrebbe causato sulla terra un terrificante maremoto, decise di vendicarsi, facendosi giurare dagli altri Anunnaki che non avrebbero rivelato agli uomini cosa li attendeva. Essi partirono sulle loro navicelle e tornarono solo quando la furia degli elementi si placò. Ma, ancora una volta, Enki contravvenne alla decisione di Enlil, e cercò di salvare l’umanità attraverso una "famiglia prescelta", informando del pericolo un uomo, Ziusudra, e fornendogli le informazioni necessarie alla costruzione di "un'arca" dove avrebbe dovuto preservare le specie terrestri dall'imminente disastro. In seguito, quando le navicelle degli Anunnaki tornarono posandosi sul monte Ararat, grande fu la sorpresa di Enlil nel constatare che alcuni uomini erano sopravvissuti all'immane evento.
A quel punto, per intercessione di Enki, l'umanità fu finalmente accettata in pieno e gli Anunnaki
iniziarono a insegnare agli uomini alcune delle loro conoscenze tecniche e scientifiche, rendendoli sempre più indipendenti e incarnando le loro divinità. Seguirono molte guerre tra i capi Anunnaki, tra le quali la più famosa è la Guerra della Piramide, in cui la Piramide di Cheope, uno degli edifici legati al controllo del volo spaziale, venne spogliata di tutte le sue attrezzature. Queste guerre infatti venivano combattute con armi terribili, cioè vere e proprie testate atomiche.
Infine, a partire dal 3760 a. C, gli Anunnaki concessero la sovranità all’uomo. (Questo è l’anno che segna l’inizio della civiltà sumera e l’anno da cui comincia il computo del tempo per i Sumeri).
Continuarono le guerre, ma a combatterle furono sempre più i sovrani umani, sebbene fossero spesso guidati come pedine dagli Anunnaki.
In seguito, nel 3100 a.C. e nel 2900 a. C., la civiltà fu esportata anche in altre due zone colonizzate dagli Anunnaki: la valle del Nilo e quella dell’Indo. (E, guarda caso, le genealogie degli dei in queste zone coincidono con quelle dei Sumeri)
Col passare del tempo, dopo l’ennesima guerra nucleare scatenata dalla prepotenza dell’anunnako Marduk che si era messo in testa di diventare il dominatore assoluto, - guerra che spazzò via, tra le altre città, Sodoma e Gomorra,- gli Anunnaki abbandonarono il pianeta Terra.
 
Gli Anunnaki e la Bibbia
La storia che ho qui riportato, sintetizzando i numerosi libri dello studioso Zacharia Sitchin, sembra degna di un film di fantascienza. Eppure è una storia che tutti noi dovremmo conoscere molto bene, dal momento che Sitchin trova innumerevoli analogie tra la Genesi biblica e L’Epica della creazione dei Sumeri! Il termine “Nefilim”, ad esempio, che è presente nel sesto capitolo della Genesi e che indica i figli degli dei che hanno sposato le figlie degli uomini nei giorni prima del grande diluvio, è sempre stato tradotto come “giganti”, mentre la traduzione letterale che riporta Sitchin è "coloro che scesero in Terra dal cielo”, esattamente come gli Anunnaki.
E’ inutile inoltre ricordare come la Bibbia narri eventi che riecheggiano quelli sopra sintetizzati, tra i quali ad esempio la creazione dell’uomo, il diluvio universale, la distruzione di Sodoma e Gomorra e altre vicende che sono presenti nelle tavolette dei Sumeri. La Bibbia, secondo Sitchin, avrebbe come fonte proprio i precedenti testi sumeri! Ma soprattutto, secondo lo studioso, sia la Genesi che l’Epica della Creazione dei sumeri, non narrano miti, ma sono memoria di fatti realmente accaduti e vanno lette come documenti di "storia scientifica".
 
Qualche prova
La cosa che ci sembrerà più incredibile, sarà senz’altro l’idea che noi umani potremmo essere frutto di un esperimento di ingegneria genetica aliena.
Eppure, grazie alla tesi di Sitchin, l’evoluzionismo darwiniano e il creazionismo biblico trovano un punto di contatto. Ma soprattutto, l’intervento diretto di qualcuno sul DNA umano centinaia di migliaia di anni fa risponderebbe a uno dei più grossi enigmi dei paleoantropologi, quello dell’ ”anello mancante”. Non si spiega infatti come l’ Homo Sapiens abbia compiuto un vero e proprio salto evolutivo rispetto all’Homo Erectus, un balzo avvenuto in maniera troppo rapida rispetto alle classiche leggi dell’evoluzione darwiniana.
E proprio riguardo al DNA, la tesi di Sitchin spiegherebbe anche l’origine del così detto “DNA spazzatura”. Almeno il 95% del DNA umano, infatti, non si sa a cosa serva. Solo recenti studi hanno appurato che in esso ci sono identiche sequenze ricorsive e si è notato che queste influiscono in qualche modo sul resto del DNA. Tra le varie tesi a riguardo, c’è quella di Paul Davies, esobiologo di fama internazionale, secondo il quale nelle misteriose sequenze sconosciute del nostro DNA potrebbero esserci scritti veri e propri messaggi lasciatici da creatori alieni in tempi remoti. Secondo lo scienziato questo sarebbe stato il modo più efficace per farci pervenire le loro parole, una volta che fossimo stati in grado di leggerle.
Ed effettivamente gli ultimi studi sul DNA “spazzatura” dimostrano che le sequenze in questione sono organizzate proprio con regole analoghe a quelle di un linguaggio.
Un capitolo a sé riguarda, invece, gli avamposti degli Anunnaki su Marte.
Uno dei maggiori planetografi internazionali è Ennio Piccaluga. Nel suo libro “Ossimoro Marte” l’ingegner Piccaluga ha utilizzato un efficace sistema per analizzare attentamente le innumerevoli foto della superficie di Marte contenute negli archivi della NASA e ha osservato come sul pianeta rosso ci siano tracce di opere costruite da esseri intelligenti. Tra queste, in particolare, ci sono dei veri e propri ziggurat che ricordano le piramidi a gradoni dei Sumeri. Ciò avvalora quanto dicono le tavolette sumere, e cioè che gli Anunnaki avrebbero colonizzato in passato sia la Terra che Marte!
Riguardo alla dibattuta Faccia di Cydonia, - la famosa formazione montuosa con le sembianze di un volto umano, ripresa per la prima volta nel 1976 dalla sonda Viking 1 -, secondo Piccaluga potrebbe essere la rappresentazione del sovrano annunako Alalu. E del resto una delle tavolette sumere dice proprio: “Sulla grande montagna rocciosa scolpirono con i raggi l’immagine di Alalu… Che l’effigie di Alalu guardi per sempre verso Nibiru dove regnò e verso la Terra il cui oro egli ha scoperto”.
Tornando alla presenza degli ziggurat su Marte, dobbiamo ricordare anche un singolare evento del 1983. All’epoca un certo Joseph McMoneagle era un remote viewer dell’esercito americano, cioè una di quelle persone con doti di veggenza che venivano utilizzate per vedere obiettivi nemici o di varia natura. Nella seduta che prendiamo in considerazione alcuni membri della Nasa fornirono a McMoneagle delle coordinate di cui avrebbe dovuto visualizzare il luogo esatto. Questi visualizzò una piramide la cui altezza superava il chilometro e mezzo e ne descrisse accuratamente corridoi e stanze, che, tuttavia, sapeva non essere presenti nelle piramidi egizie. McMoneagle aggiunse che questa piramide era stata costruita da umanoidi vissuti in quel luogo centinaia di migliaia di anni prima. Lui stesso rimase stupito quando gli fu riferito che le coordinate che gli erano state fornite non erano di un luogo sulla Terra, ma proprio su Marte! Circa cinque mesi dopo gli fu comunicato che la seguente missione su Marte sarebbe stata fatta verso i siti di quelle coordinate.
La Nasa non è certo all’oscuro delle teorie sugli Anunnaki e del contenuto delle tavolette sumere.
Qualche decennio prima degli studi di Sitchin, infatti, il grande astrofisico Carl Sagan - una delle massime autorità a livello mondiale – aveva scritto vari articoli in cui faceva notare come alcune tavolette sumere rappresentassero il nostro sistema solare con i pianeti Plutone e Nettuno, - che noi, lo ricordiamo, abbiamo scoperto recentemente - , più un altro sconosciuto pianeta. Sagan si chiedeva se quello fosse il pianeta dal quale fossero scesi gli antichi dei di cui ci parlano tutte le mitologie antiche.
Ebbene, nel disco fonografico contenuto nelle sonde NASA Voyager 1 e 2, lanciate nel 1977 verso lo spazio alla ricerca di un contatto con civiltà extraterrestri, oltre a immagini e suoni terrestri, sono incisi saluti in 55 lingue diverse. Sono tutte lingue attualmente parlate nel mondo tranne una, quella scelta per il primo saluto, che è proprio il sumero. A scegliere questa lingua fu proprio il dottor Carl Sagan, che all’epoca guidava il team NASA.
 
-----------------------------------------------

5.8 Pianeta x

www.redigio.it
 
8 Pianeta x
 
È grande dieci volte la Terra, si trova a una distanza 600 volte di quella che ci separa dal Sole. Lo hanno chiamato Pianeta Nove, per ora
 
di MASSIMILIANO RAZZANO
 
Pianeta Nove, il nuovo inquilino del Sistema solare: la simulazione al computer
C'E' che si nasconde ai confini del Sistema Solare. Un pianeta dieci volte la Terra, che che si trova a una distanza 600 volte quella che ci separa dal Sole. Questo nuovo inquilino del Sistema Solare, battezzato per ora semplicemente Pianeta Nove, non è stato però osservato direttamente. Data la sua incredibile distanza, questo pianeta è stato scovato studiando le perturbazioni gravitazionali prodotte sui pianeti più vicini, come ad esempio Nettuno. A scoprirlo sono stati due astronomi del California Institute of Technology, Konstantin Batygin e Mike Brown, che in uno studio apparso su The Astronomical Journal sostengono di avere in mano dei dati decisamente solidi. La scoperta, se confermata, sarà il coronamento di un'impresa che gli astronomi inseguono da secoli, ovvero la scoperta del misterioso pianeta X, e potrebbe rivoluzionare la nostra visione del Sistema Solare.
Tutta colpa della gravità. “Sebbene fossimo inizialmente molto scettici che questo pianeta potesse esistere, man mano che abbiamo continuato a studiare la sua orbita e ciò che poteva significare per il Sistema Solare esterno, ci siamo convinti sempre di più che è là fuori”, , “Per la prima volta in 150 anni abbiamo una evidenza solida che il censo planetario del Sistema Solare è incompleto”. Per scoprire questo nono pianeta, la cui massa è circa 5 mila volte quella di Plutone, i due scienziati hanno studiato il moto di alcuni degli oggetti più lontani nel Sistema Solare, che si trovano nella lontana Fascia di Kuiper. Questi oggetti infatti mostravano delle orbite decisamente strane, come se il loro movimento fosse  perturbato dal campo gravitazionale di un corpo esterno molto massiccio. Si tratta di un metodo già utilizzato  nella storia dell'astronomia: in questo modo infatti sono stati scoperti i pianeti Urano e Nettuno, rispettivamente nel XVIII e XIX secolo.
 
Dopo quasi due anni di osservazioni e simulazioni al computer, i ricercatori sono stati in grado di modellare quelle perturbazioni considerando la presenza di un nono pianeta estremamente distante.  C'era grande scetticismo per i due, che nel loro studio hanno vagliato ogni possibilità, compreso il fatto che le perturbazioni fossero dovute a tanti oggetti più piccoli. Eppure anche questa opzione è stata scartata in favore di un unico, grande pianeta agli angoli più remoti del Sistema Solare. Così distante che per compiere un giro intorno al Sole, il Pianeta Nove potrebbe impiegare da 10 a 20 mila anni.
Origini misteriose. Da dove viene? Come è nato questo pianeta? Gli autori non lo sanno, ma suggeriscono che potrebbe essere un pianeta gigante come Giove, Saturno, Urano o Nettuno, che in passato è stato vittima di una “carambola gravitazionale” che lo ha scagliato ai confini del Sistema Solare. Una cosa è certa: se dovesse essere confermato, questo pianeta potrebbe rivoluzionare la nostra visione del Sistema Solare. Quanto al nome, potrebbe non essere così complicato. Forse è davvero arrivato il momento di conoscere il vero Pianeta X.
 
 
 
-----------------------------------------------

5.9 Libro del profeta Ezechiele

www.redigio.it
 
Libro del profeta Ezechiele
 
Progetto 16 - Antichi dei???
bibbia, testi sari indu', cinesi, mitologia greca, cultura egizia, maya e americana, ebrica, sumera e mesopotamica, astronomia e archeoastronomia, scienza attuale, fisica moderna, anche Harry Potter e star war, esoterismo ecc.
 
 
NOTA INTRODUTTIVA
Profeta in senso biblico 620 circa a.c. è colui che, ricevuta una particolare missione da Dio, e, dotato, a tal fine, di particolari carismi, parla agli uomini in nome di Dio: è quindi il portavoce di Dio. Il profeta è inoltre colui che vede ciò che è nascosto agli uomini e che Dio a lui mostra, rivela, affinché ne parli agli uomini: è il “veggente”.
Ezechiele, di stirpe sacerdotale, fu la guida spirituale dei deportati in babilonia. Il centro del suo libro è la caduta di Gerusalemme: prima della caduta della Città Santa le sue profezie hanno lo scopo di esortare i Giudei al pentimento, ad aver fiducia in Dio e non nell’Egitto e negli altri popoli, ed inistono sul trionfo dei babilonesi e la caduta del regno di Giuda. Dopo la caduta di Gerusalemme le sue profezie hanno lo scopo di consolare gli esuli con la promessa della liberazione, del ritorno in patria e del regno messianico.
Ezechiele
 
http://www.proclamarelaparola.it/ezle01.mp3
 
Capitolo 1
[1] Nell’anno trentesimo, nel quarto mese, il cinque del mese, mentre mi trovavo fra i deportati sulle rive del fiume Chebar, i cieli si aprirono ed ebbi visioni divine.
[2] Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: [3] la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzì, nel paese dei Caldei, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.
[4] Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. [5] Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana [6] con quattro volti e quattro ali ciascuno. [7] Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. [8] Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali, [9] e queste ali erano unite l’una all’altra. Quando avanzavano, ciascuno andava diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro.
[10] Quanto alle loro fattezze, avevano facce d’uomo; poi tutti e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di toro a sinistra e tutti e quattro facce d’aquila. [11] Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. [12] Ciascuno andava diritto davanti a sé; andavano là dove lo spirito li sospingeva e, avanzando, non si voltavano indietro.
[13] Tra quegli esseri si vedevano come dei carboni ardenti simili a torce, che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. [14] Gli esseri andavano e venivano come una saetta.
[15] Io guardavo quegli esseri, ed ecco sul terreno una ruota al fianco di tutti e quattro. [16] Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutte e quattro la medesima forma; il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un’altra ruota. [17] Potevano muoversi in quattro direzioni; procedendo non si voltavano. [18] Avevano dei cerchioni molto grandi e i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi. [19] Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. [20] Dovunque lo spirito le avesse sospinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. [21] Quando essi si muovevano, anch’esse si muovevano; quando essi si fermavano, si fermavano anch’esse e, quando essi si alzavano da terra, anch’esse ugualmente si alzavano, perché nelle ruote vi era lo spirito degli esseri viventi.
[22] Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento, simile a un cristallo splendente, [23] e sotto il firmamento erano le loro ali distese, l’una verso l’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. [24] Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.
[25] Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. [26] Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. [27] Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore [28] simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava.
 
-----------------------------------------------

5.10 troppo dettagli per esser frutto della fantascienza

www.redigio.it
 
troppo dettagli per esser frutto della fantascienza
 
Antichi dei? e le macchine volanti. Ne hanno sempre parlato e scritto le antiche popolazioni. Ma hanno forse inventato i fatti da loro descritti?. Ma perchè mai.
 
Perchè mai le antiche popolazioni dovevano esporre fatti/eventi inventati? La spiegazione più semplice sta nel fatto che essi interpretavano questi avvenimenti secondo le loro tecnologie e in casi particolarmente "strani" ricorrevano alla famosa parola "miracolo", che viene definito proprio come "un evento a volte attestato, a volte asserito, difficilmente spiegabile secondo cause conosciute".
Quindi i miti antichi sono  veri solo che sono visti da occhi privi di conoscenza tecnologica e scientifica capace di spiegare questi inusuali e incredibili eventi
 
L`arte di dominare il cielo
Nel 1875, venne rivelato in forma medianica a Subbaraya Sastry, in seguito a un`iniziazione, un antico trattato composto dal saggio Maharishi Bharadwaja presumibilmente basato su fonti vediche, il Vymaanika-Shastra o Scienza dell`Aeronautica, che riporta in dettaglio la costruzione e le caratteristiche di volo di un vimana, il quale si differenzia in quattro modelli principali dalle diverse funzioni: Shakuna, Sundara, Rukma e Tripura. I disegni che emergono in base alle descrizioni mostrano autentiche navi spaziali.
 
Il testo contiene in apertura questa affermazione: "Gli esperti in scienza aeronautica dicono: `Ciò che può volare da un posto all`altro è un vimana`
Una carta stellare del 4.000 a.C., appartenuta allo studioso britannico David Davenport, mostra i contatti tra la Terra e altri lontanissimi sistemi stellari, patria di civiltà evolute.
Qual`era in realtà la struttura di un vimana? Nella sezione relativa alla scelta dei materiali viene specificato che i metalli utili alla sua realizzazione, di 16 leghe differenti, devono essere "infrangibili, impossibili da tagliare, incombustibili e indistruttibili", tali da resistere alle deviazioni nello spazio-tempo.
Il cuore di volo, come appare in dettaglio nello Shakuna Vimana, è collocato nell`albero cavo centrale. Cellule fotosensibili semoventi collegate a un particolare cristallo convogliano l`energia solare in una batteria, i cui acidi rimescolati convertono in corrente elettrica che aziona un motore a turbina, alimentato da un combustibile non specificato.
Ali retrattili e coda per manovrare negli strati più densi dell`atmosfera, propulsori laterali e piedi di atterraggio analoghi ai moduli lunari spaziali completano il vimana.
 
Veicoli akashici
Il Vymaanika-Shastra, dopo aver fornito istruzioni sull`equipaggiamento e la dieta dei piloti simile a quella degli astronauti, prosegue elencando 32 segreti che gli stessi devono adottare in volo.
Tra questi: invisibilità, alterazione della forma, velocità ipersonica, radar, telecamere spia e apparati di rilevamento sonoro, raggi infrarossi, creazione di ologrammi per confondere i nemici, concentrazione della luce solare su vaste zone, oscurità temporanea, armi ultrasoniche e batteriologiche.
Il segreto primario, però, stabilisce il sapiente, è il trasferimento di poteri spirituali latenti nell`uomo alla macchina stessa. Secondo le parole del Bhagavata Purana, l`etere o akasha, è il nucleo energetico essenziale che permea l`intero Universo e le creature viventi, controllando i processi della mente sottile, per cui diviene possibile con il pensiero manipolare l`etere per viaggiare istantaneamente nello spazio.
Il Drona Parva, una parte del più ampio Mahabharata, ne illustra le modalità: "La Mente divenne il suolo che sosteneva quel vimana, la Parola divenne il binario sul quale voleva procedere... E la sillaba OM piazzata davanti a quel carro lo rendeva straordinariamente bello. Quando si mosse, il suo rombo riempì tutti i punti della bussola".
Ma esiste una terza via per spostarsi nel firmamento ed è il potere della coscienza pura, che permette la creazione di vimana spirituali, veicoli trascendenti verso mondi luminosi. Gli stessi yogi, potenziando la mente in meditazione, varcano sconosciuti regni sovradimensionali per materializzarsi su antiche sfere planetarie.
 
DONO DEGLI DEI
La forma aerodinamica dei velivoli spinse a innalzare meravigliose strutture sacre di forma piramidale, vimana per i seguaci del Tantrismo, ancor oggi visibili in tutta l`India, che indicano il tempio del dio in movimento.
Arjuna, leggendario eroe vedico amico di Krishna, possedeva un vimana "che irradiava luce e diffondeva un brontolio sommesso", analogo al ronzio avvertito in molti avvistamenti UFO e una forma sfocata cangiante.
 
I RESTI DI UNA GUERRA ATOMICA NEL PASSATO !
Il luogo della morte
La nascita di Mohenjo Daro sembra avvenire dal nulla. Fiorente metropoli che contava 30.000 abitanti, era progettata secondo un moderno schema architettonico a griglia e vantava un eccellente sistema di fognature, nonché un`enorme piscina.
Il suo nome, "luogo della morte", deriva dal ritrovamento di 44 scheletri in vari quartieri della città, quando venne intrapresa un`esplorazione sistematica delle sue rovine da Sir Mortimer Wheeler nel 1945. La sua scoperta si deve però all`archeologo R.D. Banerjee che ottant`anni fa portò alla luce gli edifici sottostanti su cui sorgeva uno stupa buddhista del 300 a.C.
Gli scheletri, sparsi in un`area precisa della metropoli, giacevano scomposti con le membra contorte, segno che la morte li ha colti all`improvviso. L`attacco da parte di tribù ariane, mito letterario creato dal nulla, non sussiste, poiché non vi sono armi accanto ai corpi e soprattutto le ossa presentano strane carbonizzazioni e calcinazioni dovute agli effetti di un`esplosione nucleare.
Soltanto una bomba a fusione è in grado di provocare simili devastazioni, con un epicentro da cui irradia l`onda d`urto che viene a creare sull`area colpita tre zone distinte, come a Mohenjo Daro.
Un quarto soltanto della città è stato sinora riportato alla luce; ma i riscontri non finiscono qui. Secondo le antiche leggende, i signori del cielo irati con Lanka polverizzarono sette città con una luce che brillava come mille soli ed emanava il rombo di diecimila tuoni.
Nel Ramayana, il saggio Rishi avverte gli abitanti del suo eremo di scappare lontano dal Gran Deserto del Thar, poiché di lì a sette giorni una pioggia di ceneri avrebbe messo fine al regno di Danda, cognato di Ravana.
Gli scheletri ritrovati a Mohenjo Daro sono in numero esiguo rispetto alla totalità degli abitanti, fuggiti di colpo per evitare la purificazione celeste. Scienza e mitologia si fondono e ancora un volta gli antichi testi confermano le odierne scoperte....
 
SEGRETI DA DIMENTICARE
Una guerra atomica a bordo dei vimana è un episodio circoscritto alla sola India? Alcune caverne in Turkestan e nel deserto del Gobi contenevano dispositivi semisferici di vetro e porcellana con un`estremità conica ripiena di mercurio, che gli scienziati sovietici hanno definito "antichi strumenti per la guida di veicoli cosmici".
Le Stanze di Dzyan, testo occulto del Tibet, narra che il Grande Re dal Volto Abbagliante ipnotizzò i Signori Oscuri conscio della distruzione di Atlantide e si impadronì con il suo popolo dei vimana nemici, per raggiungere terre lontane.
Nelle città sotterranee di Akakor, in Brasile, esistono strane mappe su cui appaiono il sistema solare con diverse lune, due isole nell`Atlantico e nel Pacifico, inabissatesi a causa di uno scontro nel cielo tra due razze stellari che perturbò le orbite di Marte e Venere.
Gli indiani Hopi del Nordamerica ricordano nei loro miti la fine del Terzo Mondo, popolato da uomini che si mossero guerra l`un l`altro annientando città grazie ad armi volanti, i patuwwota (scudi di cuoio) annientando così la civiltà.
Nell`ovest degli USA esistono numerose rovine consumate dalle radiazioni nucleari a perenne memoria.
Anche il Medioriente conserva testimonianze di sviluppi tecnologici avanzati. Le Halkatha, vecchie leggi babilonesi, recitano: "Guidare una macchina volante è un grande privilegio. La conoscenza del volo è estremamente antica, un dono degli dèi del passato per sopravvivere".
Un testo caldeo, il Sifr`ala, descrive minuziosamente le parti costruttive di un aereo quali bobine di rame, sfere vibratorie e aste di grafite soffermandosi sull`aerodinamicità del veicolo.
Molti ricorderanno il reperto di Toprakkale, conservato al Museo Topkapi di Istanbul, che raffigura una sorta di shuttle guidato da un individuo in tuta spaziale, chiara conferma di remota tecnologia operante in area mesopotamica.
 
Nella prossima puntata una chiara spiegazione su come seguire un corso di pilotaggio di Vimana. Lo studieremo un un testo troppo antico per essere così odierno.
 
-----------------------------------------------

5.11 Genetica da un punto di vista non terrestre

www.redigio.it
 
 
 
Genetica da un punto di vista non terrestre
                                                      (di Maurizio Martinelli)
 
Premessa metodologica
 
Le basi teoretiche del presente saggio sono i fondamentali studi del Dr Zecharia Sitchin, le cui tesi sono sempre di più corroborate dalle recenti conclusioni della scienza ufficiale. A quasi novantanni, Sitchin vive da solo in New York, continuando a partecipare a conferenze e rilasciando interviste[1]. Prima di terminare la propria missione, Sitchin pubblicherà un ultimo e definitivo libro dal titolo provvisorio “ There were giants “, nel cui ultimo capitolo verrà esplicitata una “ profezia che, per usare le sue parole “ will rock the world “.
 
 
Seguendo le “ Cronache Terrestri “ del Dr Zecharia Sitchin[2], nei cui sette libri sono spiegati i testi antichi, dalla Enuma Elish[3] alla Bibbia, si evince che siano vissuti contemporaneamente sul pianeta Terra, almeno da circa 445.000 anni, differenti esseri, cosiddetti umani, sia di origine extra-terrestre, che di origine “ mista “, che prettamente terrestre.
 
Per motivi in apparenza solo prettamente economici[4], gli esseri extra-terrestri giunti sul pianeta Terra appunto circa 445.000 anni fa, chiamati dai Sumeri come Anunnaki[5], decisero di effettuare una  prima manipolazione genetica, che venne eseguita probabilmente sull’ Homo Erectus nell’Africa centro-orientale circa 300.000[6] anni fa da un ristretto gruppo di esperti Anunnaki. Essi erano il responsabile generale del pianeta Terra, Ea/Enki[7] ( più tardi conosciuto dagli Egiziani come Ptah, “ colui che sviluppa “ ), la sua mezza sorella e responsabile dei servizi medici e sanitari sul pianeta Terra, Ninmah[8] ( conosciuta dagli Egiziani come Ninharsag od Hathor, in generale venerata come la  “ Grande Madre “ ), il figlio di Enki, Ningishzidda[9], ( conosciuto dagli egiziani come Thot, Hermes dai Greci e Mercurio dai Romani, ed in America Centrale come Quetzalcoatl ) riconoscibile dal caduceo o simbolo della vita in quanto espressione della doppia elica del dna.
 
 
I simboli di Ningishzidda, il doppio serpente, come la doppia elica del DNA
 
 
E’ evidente che Enki era a conoscenza del Genoma dell’Homo Erectus e degli altri ominidi presenti in quell’epoca sul pianeta Terra. Soprattutto Enki sapeva che circa 3.9 miliardi di anni fa, era stato il pianeta Nibiru a portare sul pianeta Terra il seme della vita, il Dna, nel momento in cui avvenne lo scontro tra Nibiru ed i suoi satelliti con l’allora pianeta chiamato dai Sumeri Tiamat. Da tale scontro, Tiamat divenne l’attuale pianeta Terra mentre i suoi frammenti crearono la cintura degli asteroidi.
 
 
 
Da vari libri e dal sito di Z. Sitchin. Copyright Z. Sitchin. Reprinted with permission. Il famoso schema in cui Sitchin mostra le orbite dei pianeti prima dello scontro tra i satelliti di Nibiru/Marduk e Tiamat.
 
 
 
Da vari libri e dal sito di Z. Sitchin. Copyright Z. Sitchin. Reprinted with permission. Altri notissimi disegni presentati da Sitchin mostrano il famoso scontro. A sinistra una delle spiegazioni della scienza ufficiale per la nascita della nostra Luna, ( fig.ra A ) che sarebbe stata causata dall’impatto di un corpo celeste errante con la Terra. A destra, invece, la spiegazione di Sitchin, la quale, parte soprattutto dal testo dell’Enuma Elish o “ Epica della creazione “ dei Sumeri. Trattando l’antichissimo testo non come allegoria, ma come una sofisticata cosmogonia, Sitchin mostra che il testo spiega l’accadimento di una collisione celeste in cui un corpo celeste invasore ( il cosiddetto dodicesimo pineta, Nibiru ) distrugge un grande pianeta ricco d’acqua, Tiamat, in maniera che una parte di Tiamat, diventi l’attuale pianeta Terra, mentre il suo principale satellite, Kingu, sia l’attuale Luna ( figura B )   
 
Dopo molti infruttuosi tentativi, il risultato finale della prima manipolazione genetica portò alla nascita di un primo neonato chiamato Adamu ( “ colui che proviene dalla terra “ ) partorito dalla stessa Ninmah, quindi di altri sette neonati maschi. Le tavolette Sumere riportano i nomi delle sette infermiere Anunnaki[10] che, guidate da Ninmah, accettarono di portare in grembo i primi sette feti misti ; curiosamente il genetista Bryan Sykes ha citato sette prime “ mamme “ da cui discenderemmo attualmente[11].
 
Successivamente fu la moglie di Enki[12] ad accettare di partorire una femmina, Tiamat ( madre della vita ) in maniera da poter avere la controparte femminile di Adamu, mentre le altre sette infermiere Anunnaki partorivano ancora altre sette neonate. Tuttavia i nuovi esseri creati tramite la prima manipolazione genetica, formati dalla combinazione dei geni di un ominide terrestre, Homo Erectus e di quelli degli Anunnaki, non erano in grado di procreare, per cui la loro esistenza non poteva avere futuro[13].
 
 
 
 
 
Copyright Z. Sitchin. Reprinted with permission. Tavoletta sumera da Z. Sitchin “ Divine encounters, pag. 13 ”. Copyright Z. Sitchin. Reprinted with permission. Ningishzidda ed Enki davanti a Ninmah, la quale tiene in mano  Adamu, l’ibrido Homo Erectus/Nibiriano, escalmando “ Le mie mani lo hanno portato alla luce”
 
 
Tuttavia, allo scopo di evitare di costringere le proprie femmine a partorire in continuazione, gli stessi tre responsabili Anunnaki decisero di effettuare una seconda manipolazione genetica sul primo maschio Adamu e sulla prima femmina Ti-Amat per poter permettere agli ibridi di procreare, dopo aver compreso le motivazioni della loro impossibilità. Spiega infatti Sitchin, che “ …poiché all’inizio l’Adamu non poteva procreare, dobbiamo concludere che in quello stadio gli ibridi possedessero i 22 cromosomi base. Dunque agli ibridi mancava il  cromosoma X alla femmina ed Y al maschio, per cui tecnicamente Ningishzidda lo estrasse da Ninmah ed Enki rispettivamente per inserirlo negli ibridi [14]“.
 
Essi effettuarono con successo tale seconda manipolazione genetica, realizzata sempre nei loro laboratori denominati nella versione accadica “ Bit Shimti “[15],  giungendo dunque alla “ creazione “, per usare un’espressione biblica”, dell’Homo Sapiens. Grazie appunto alla possibilità di procreare, l’Homo Sapiens continuò così regolarmente la sua esistenza, essendo “ formato “ in maniera corretta dalla combinazione dei cromosomi terrestri e di quelli Anunnaki, in pratica una sorta di meticcio. Gli Anunnaki, servendosi di loro come lavoratori nelle miniere per l’estrazione dell’oro, li chiamavano “ Lavoratori misti “, dal termine Sumero  “ lulu amelu”
 
   Tavoletta sumera da Z. Sitchin “ Il dodicesimo pianeta “, Ed. Mediterranee, Roma, 1996, pag. 367. Copyright Z. Sitchin. Reprinted with permission. Ninmah ed Enki dopo la manipolazione genetica. In alto il Disco Alato, simbolo di Nibiru, considerato il dodicesimo pianeta del nostro sistema solare, in basso la taglierina del cordone ombelicale
 
 
E’ importante sottolineare che gli Anunnaki evitarono di concedere all’Homo Sapiens la loro stessa durata di vita, estremamente più lunga della nostra attuale, tenendo conto che il loro pianeta di provenienza, Nibiru, gira intorno al Sole una volta ogni circa 3.600 anni terrestri[16] .
 
       L’Homo Sapiens visse così lungamente sul pianeta Terra, praticamente in due forme dal punto di vista sociale. Un buon numero lavorarono assieme e per gli Anunnaki, principalmente come minatori nelle miniere d’oro dell’attuale Sud Africa e Zimbabwe[17], ma anche come assistenti, aiutanti e servitori nelle “ città “ e nelle basi  nella Mesopotamia ed in altre zone del pianeta.
 
 
Sitchin, Nibiru, Anunnaki, Enki, Ninmah, ThothCopyright Z. Sitchin. Reprinted with permission. Tavoletta Sumera da Z. Sitchin “ The lost book of Enki “ Bear & Co., Rochester, 2002, pag. 172 Ninurta, il figlio primogenito del comandante Enlil, a destra il suo simbolo della doppia aquila, a sinistra un Homo Sapiens Sapiens che lo sta servendo
 
 
Altri Homo Sapiens, sia coatti, sia per loro decisione, non facevano parte dell’organizzazione degli Anunnaki e così si sparsero in altre aree del pianeta Terra. Lo studioso Sud Africano Michael Tellinger[18], il quale sta verificando sul campo, in particolare nel settore dell’estrazione dell’oro le intuizioni di Sitchin, sottolinea la condizione di sudditanza e vera e propria schiavitù, “ …” la specie “ di schiavi lavorava nelle miniere senza comprendere il suo esatto posto nello schema degli avvenimenti. Essa sapeva che questa ( l’oro ) era l’unica cosa che gli veniva richiesta. Viveva in strutture non dissimili da quelle usate ancora oggi nelle miniere del Sud Africa. Ogni cosa era a disposizione degli schiavi, ma essi non avevano scelta, libertà, né futuro se non il lavoro nelle miniere. Essi erano nati in schiavitù per le miniere e morivano come schiavi nelle stesse. Ma debbono essere esistiti schiavi che si ribellarono e fuggirono nella intensa macchia africana, per formare piccole unità familiari, imparando a sopravvivere come cacciatori. Il popolo Khoi San[19] si è probabilmente formato da questi gruppi. Ci fu un tempo in cui ad alcuni di questi schiavi venne permesso di lasciare le strutture le strutture minerarie e di vivere nell’Africa selvaggia, probabilmente quando essi diventarono vecchi e deboli, non più capaci di  continuare il duro lavoro cui erano stati destinati[20] “
 
Ad un certo punto, intorno a 110.000 anni fa, Enki si accorse che mano a mano che gli Homo Sapiens procreavano fra loro, venivano diluiti i geni di provenienza Anunnaki, per cui lentamente ma inesorabilmente nell’Homo Sapiens prendevano la sopravvenienza i vecchi caratteri distintivi dell’Homo Erectus.  Allo scopo di mantenere nell’Homo Sapiens alcune delle principali caratteristiche Anunnaki, Enki decise pertanto di intervenire personalmente e copulò con due donne Homo Sapiens, le quali procrearono un maschio Adapa[21] ( il biblico Adamo ), l’altra una femmina, Titi ( la biblica Eva ). Da loro prende inizio la linea genetica dell’Homo Sapiens Sapiens, la quale arriva sino ad oggi, malgrado la quasi totale estinzione in seguito al cosiddetto Diluvio, avvenuto intorno al 10.800 a.c[22].
 
Fu ad alcuni Homo Sapiens Sapiens debitamente selezionati da tale linea genetica che i leaders Anunnaki decisero di comunicare ed insegnare una parte delle loro conoscenze, per cui si formò una tradizione che potremo definire anche di conoscenza esoterica che  tramanda di padre in figlio le proprie funzioni di “ aiutante “ degli Anunnaki ed in sostanza di “ mediatore “ fra gli stessi Anunnaki ed il resto della popolazione che abitava nelle “ città“ e nelle basi.
 
Il primo a rompere il taboo dei rapporti sessuali fra Anunnaki ed Homo Sapiens Sapiens fu, come abbiamo analizzato, Enki, il Signore del pianeta Terra, ma soprattutto il detentore delle conoscenze che oggi potremmo definire scientifiche ed organizzative in senso generale. Enki tuttavia aveva uno scopo ben preciso, ovvero evitare il decadimento dei geni Anunnaki nell’Homo Sapiens e concedere gradatamente ad individui debitamente selezionati parte della sapienza Anunnaki.
 
Come sappiamo, le femmine Anunnaki erano pochissime, quasi tutte collaboratrici di Ninmah, la mezza sorella di Enlil ed Enki, per l’assistenza medica agli Anunnaki. Oltre ad esse esistevano le figlie dei vari Anunnaki nate sul pianeta Terra, fra cui la donna maggiormente conosciuta è di Inanna/Ishtar[23], la figlia di Nannar/Sin[24], dunque nipote di Enlil. Pertanto sia gli Anunnaki che lavoravano sul pianeta Terra, che soprattutto quelli che occupavamo le stazioni spaziali, la base sulla Luna e quella sul Marte si trovavano in una condizione di vera e propria astinenza sessuale, né potevano pensare ad una famiglia.
 
Ciò premesso, fu proprio Marduk[25], il primogenito di Enki, a lacerare definitivamente il taboo dei rapporti tra Anunnaki e femmine Homo Sapiens Sapiens, decidendo di sposarne una, Sarpanit, figlia di Enki.me ( uno degli Homo Sapiens Sapiens che viaggiò nello spazio ), discendente dalla linea genetica di Adapa. La decisione di Marduk spinse gli Anunnaki astronauti[26] a seguirne l’esempio con un’azione di forza, eseguita da 200 di essi, i quali, dopo la celebrazione del matrimonio di Marduk in Mesopotamia, rapirono letteralmente altrettante ragazze Homo Sapiens e le portarono provvisoriamente con loro nella base situata presso l’attuale Baalbek[27], Libano.
 
Questo gruppo di Igi.gi, assieme a moglie e prole, si sparse in varie parti del pianeta Terra, sempre restando legato al suo comandante originario sulla Base di Marte, ovvero Marduk, il quale ovviamente li aveva difesi davanti ai leaders Anunnaki. I loro figli, geneticamente un terzo Anunnaki, verranno ricordati nelle leggende dei vari popoli come semidei, eroi, direttamente discendenti dai Maestri/Dei.
 
I figli di queste unioni cosiddette miste risultavano dunque o per due terzi ( se la madre era Anunnaki [28]) o per un terzo di origine extraterrestre o cosiddetta “ divina “ ( se il padre era Anunnaki [29]). In effetti, la spiegazione del concetto di “ maggiore divinità “ se la madre era Anunnaki, risiede nella presenza del cosiddetto Dna Mitocondriale solamente nella cellula femminile, esattamente fuori dal nucleo della cellula. Il figlio dunque di una donna Anunnaki ereditava sia la sua parte di Dna normale, sia il suo MTDna, dunque è chiaro la spiegazione del concetto di due terzi di divinità. Tale Mtdna, non mischiandosi con il Dna del padre si trasmette inalterato da madre a figlia e così via attraverso le generazioni, per cui si comprende l’affermazione sopra citata della superiorità della discendenza maternale rispetto a quella paternale[30] .
 
Ad ulteriore conferma del fatto che gli Anunnaki disponevano di conoscenze genetiche che noi dobbiamo ancora scoprire,  Zecharia Sitchin presenta le conclusioni di ricerche eseguite negli anni ottanta da parte di studiosi della Washington University in cui si mostra come le scimmie femmine cui viene data la possibilità di scelta, preferiscono accoppiarsi con i propri mezzi-fratelli, “ … il fatto più eccitante di questo esperimento risiede nel fatto che sebbene i mezzi fratelli preferiti abbiano lo stesso padre, essi hanno una madre differente. Il magazine Discover ( dicembre 1988 ) riporta studi che mostrano che vespe maschio normalmente si accoppiano con le proprie sorelle. Siccome una vespa maschio fertilizza molte femmine, è stato riscontrato che l’accoppiamento preferito risulta quello con la mezza sorella : stesso padre, ma madre diversa. [31]
 
Tale fatto getta maggiore luce sulle rigide procedure che regolavano i rapporti sessuali praticati dagli Anunnaki, procedure che sono successivamente rimaste nel comportamento umano.  Il successore al trono od alla gestione del potere era il primogenito maschio, ma se nato da una mezza-sorella, per cui a volte avveniva che, come nel celebre caso del patriarca Abraham, il successore non fu il primogenito Ismaele, nato da una “ schiava od aiutante “, ma l’altro maschio Isacco, seppur nato successivamente, perché figlio della moglie/mezza-sorella, Sara. Ricordiamo ancora, si intende la sorella nata dallo stesso padre, ma non dalla stessa madre. Tale regola di successione  venne utilizzata in seguito da centri di potere e conoscenza creati dagli Anunnaki, sia in Egitto che in Sud America, per gli Incas.
 
In definitiva, a partire da circa 445.000 anni fa, sul pianeta Terra sono vissuti contemporaneamente i seguenti esseri e forse alcuni fra gli Anunnaki sono ancora viventi  :
 
 
1.  Anunnaki nati sul proprio pianeta, Nibiru
 
2.  Anunnaki nati sul pianeta Terra
 
3.  Anunnaki per due terzi
 
4.  Anunnaki per un terzo
 
5.  Annunaki per meno di un terzo
 
6.  Umani Ibridi
 
7.  Homo Sapiens
 
8.  Homo Sapiens Sapiens
 
       (Copyright Dr M. Martinelli      2010)
 
E’ possibile riprodurre l’articolo citando:Copyright Dr M. Martinelli     2010 Reprinted with permission
 
 
 
 
NOTE:
 
[1] L’ultima intervista in ordine di tempo è stata rilasciata al New York Times del 10 gennaio 2010
 
[2]  Zecharia Sitchin ( Baku, 1922 - ) pubblicò nel 1976 il suo primo libro, “ Il dodicesimo pianeta “ , nel quale ha messo le basi per un spiegazione della storia umana radicalmente differente da quella dell’establishment, partendo tuttavia sempre dall’esame dei testi e dei manufatti.  Oltre ai sette libri che compongono “ Le Cronache Terrestri “, Sitchin ha scritto sino all’inizio del 2010 altri sei libri
 
[3] In italiano “ Quando in alto “. Si tratta delle prime parole che hanno fornito il titolo della versione Accadica-Babilonese de “’L’ Epica della creazione “, scritta in sette tavolette.  A differenza degli studiosi ortodossi che hanno trattato l’Epica come una storia allegorica della lotta tra bene e male, Sitchin la considera come una traduzione Accadica-Babilonese di una sofisticata cosmologia Sumera che spiega la formazione del nostro Sistema Solare
 
[4] La gran parte degli esseri extra-terrestri che giunsero sulla Terra lavorava nell’estrazione dell’oro nell’attuale Africa del Sud e nello Zimbabwe per un periodo di circa 40 sar ( ovvero un anno del loro pianeta d’origine Nibiru, che corrisponde a 3.600 anni terrestri ), pari a 144.000 orbite intorno al Sole del pianeta Terra. A seguito di una rivolta dovuta alle dure condizioni lavorative e all’inadeguatezza dei mezzi tecnologici, dietro suggerimento di Ea/Enki, gli Anunnaki decisero di utilizzare come manovalanza un nuovo essere, derivato da una manipolazione genetica
 
[5] Tale era il nome con cui i Sumeri si riferivano ai loro Maestri/Dei, i quali avevano creato in Sumer la prima civilizzazione dopo il Diluvio del 10.800 a.c. Letteralmente “ Coloro che dal cielo vennero sulla Terra “, a volte abbreviato in “ Anunna “ I celesti “. Il primo gruppo consisteva in 50 unità ed era guidato da Ea/Enki"
 
[6] Lentamente, ma inesorabilmente, le scoperte o, forse più appropriatamente, le riscoperte della scienza odierna, mostrano la fondatezza delle informazioni contenute nelle tavolette Su mere, così come riportate da Z. Sitchin. Il magazine Science del 13 febbraio 2009 annunciò la riuscita decifrazione del Genoma di una femmina Neanderthal. Il progetto, gestito da scienziati del Max Plank Institute di Leipzig, Germania, aveva come scopo la verifica del momento in cui la cosiddetta “ specie  Neanderthal “ si fosse separata da quella dell’Homo Sapiens e quali rapporti avessero avuto le due specie. Il New York Times sottolineò che I nuovi ritrovamenti “ documentano “ due importanti “ momenti “ nei mutamenti genetici. Il primo, avvenne circa 5.7 milioni di anni fa, quando la linea umana si staccò da quella che portò agli scimpanzé avvenne invece 300.000 anni fa, quando i Neanderthal ed i progenitori dell’Uomo attuale si separarono
 
[7] E.a ( la cui residenza è l’acqua ), fu il leader del primo gruppo di 50 Anunnaki, che giunsero sul pianeta Terra, atterrando nel Golfo Persico provenendo dal loro pianeta di origine, Nibiru, circa 445.000 anni fa. Egli era il primogenito del “ Re “ di Nibiru, Anu, ma non il suo erede, in quanto per le rigide regole di successione degli Anunnaki, l’Erede Legale era il primogenito nato dalla mezza-sorella del re. E.a ricevette da Anu il titolo di En.ki ( Signore della Terra ), ma il suo riferimento numerico, 40, era sempre inferiore a quello di 50 garantito al suo mezzo-fratello, Enlil. Erede Legale di Anu e “ Capo della missione sul pianeta Terra “.
 
[8] Nin.mah ( Signora potente ), anche Nin.ti ( Signora della vita ), Mammi ( Madre/Dea ) e Nin.har.sag ( Signora del picco della montagna ). Figlia di Anu e dunque mezza sorella sia di E.a che di Enlil, era stata promessa come sposa ad E.a., ma ella preferì Enlil, con il quale ebbe un figlio, Ninurta sul pianeta Nibiru, senza tuttavia sposarsi.
 
[9] Nin.gish.zi.da ( Signore dell’albero della vita ) o Nin.gish.zidda (  Signore del manufatto della Vita ), uno dei figli di E.a, esperto in genetica e nelle costruzioni, progettò le tre piramidi nella piana di Gizah, l’E.ninnu, il tempio costruito da Gudea in Lagash per Ninurta e le costruzioni circolari in pietra come Stonehenge 
 
[10] I loro nomi sono Ninimma, Shuzianna, Ninmada, Ninbara, Ninmug, Musardu, Ningunna
 
[11] Bryan Sykes,“ The seven daughters of Eve “W.W. Norton & Company Lt, New York, 2001
 
[12] Nin.ki significa “ Signora della Terra “. Essa seguì Ea/Enki sul pianeta Terra, portandosi il primogenito, Marduk. Era anche conosciuta come Dam.ki.na ( Signora che giunse sulla Terra )
 
[13] Per i dettagli, vedi Z. Sitchin, the “ Sixth tablet “ in  “ The lost book of Enki “Bear & Company “, Rochester, 2002
 
[14] Z. Sitchin  “ The cosmic code “,Avon Books, New York, 1998, pag.120
 
[15] Od in lingua Sumera SHI.IM.TI, “ Casa dove in vento della vita è soffiato “ . Per la dettagliata spiegazione, vedi Z. Sitchin “ Genesis revised “Avon Books, New York, 1990, pag. 185 e segg.
 
[16] All’infuriato capo missione Enlil, Ningishzidda spiegò che al nuovo essere era stata concessa la possibilità di procreare, ma non la stessa durata di vita di cui disponevano gli Anunnaki
 
[17] L’antica ed intensiva attività di estrazione dell’oro nel Sud Africa e Zimbabwe  è stata ampiamente confermata da numerosi ritrovamenti di miniere ed anche di corpi di uomini in sotterraneo con datazione sino a 115.000 anni fa.  La stessa Anglo-American Corporation, tramite il proprio magazine Optima, ha confermato l’esistenza di attività minerarie nello Swaziland e nel Sud Africa intorno allo stesso periodo. Un’ulteriore e recente conferma dell’importanza di tale attività è avvenuta con il recente ritrovamento dei resti di una città antica circa 200.000 anni nell’Africa del Sud, a 280 km ad ovest di Maputo ( capitale del Mozambico ) da parte di Michael Tellinger e Johan Heine. I risultati desono stati illustrati nel libro “ Temples of the African gods “, 2010..
 
[18] Michael Tellinger ha scritto un libro,” Slave species of god “, ed altri due assieme a Johan Heine “ Adam’s calendar “ e “ Temples of the African gods “ 
 
[19] Khoisan (scritto talvolta KhoiSan o Khoi-San) è il termine con cui si designano collettivamente i due gruppi etnici principali dell'Africa meridionale, i Khoi e i San. Sebbene i San (detti anche "boscimani") siano principalmente cacciatori-raccoglitori e i Khoi (detti anche "ottentotti") principalmente pastori, questi due gruppi sono fisicamente e culturalmente affini. Si ritiene che il gruppo Khoi si sia separato dai San proprio con l'adozione dell'allevamento, pratica che essi avrebbero quasi certamente mutuato dalle vicine popolazioni Bantu. Anche le lingue e i dialetti parlati da questi due popoli appartengono evidentemente a un unico gruppo, detto gruppo delle lingue khoisan; queste lingue sono caratterizzate dalle tipiche consonanti col suono di "click", rappresentate nell'alfabeto occidentale con simboli come "/" e "!" (vedi per esempio //Hus, il mancala tipico della Namibia). ( Da Wikipedia )
 
[20] Michael Tellinger, “ Slave species of god “, A Music Master Book, Johannesburg, S.A., pagg 113-114
 
[21] Dopo essere stato istruito da Ea/Enki nel centro sapienziale di Eridu, Adapa venne considerato come “L’uomo perfetto”, il cosiddetto primo uomo civilizzato
 
[22] La decisione da parte del Comandante in capo della missione Anunnaki , Enlil, di non informare tutti i vari tipi di Homo Sapiens dell’arrivo di una gigantesca ondata o tsunami, provocò ovviamente la loro quasi totale distruzione. Uno studio sui livelli dei mari nel passato pubblicato dalla rivista nel numero del 6 Febbraio 2009, conclude che a) la calotta di ghiaccio dell’Antartico crollò improvvisamente, b) a causa della topografia del continente e dei livelli dei mari vicini, l’ondata o tsunami fu più alta almeno tre volte di quanto calcolato sino ad ora,raggiungendo il massimo impatto circa 2.000 miglia più lontano. Un diagramma che accompagna l’articolo mostra l’impatto massimo dell’ondata nel Golfo Persico, nel Mar mediterraneo e da lì verso le terre bibliche ed il monte Ararat
 
[23] In.anna, ( la Signora di Anu ), era conosciuta anche con il suo nome Arcadico, Ishtar. Figlio di Nannar/Si, nipote di Enlil, pronipote di Anu, sposò un figlio di Ea/Enki, Dumuzi, il quale morì presto, per cui Inanna non ebbe figli. In una sorta di riparazione, ad Inanna venne garantita la gestione della terza civilizzazione post-Diluvio, quella dell’Indus Valley. Attivissima allo scopo di emergere fra i maschi Anunnaki, Inanna riuscì ad entrare nella ristretta cerchia dei dodici leaders Anunnaki, prima con il numero 5, successivamente con il numero 15, al posto di una ormai invecchiata Ninmah. Conosciuta come una Maestra/dea dell’amore e della guerra, Inanna venne associata al pianeta Venere ed alla costellazione della Vergine
 
[24] Nannar, ( colui che brilla ), conosciuto anche come Su.en o Sin ( Il Signore che si moltiplica ), il primo figlio di Enlil sul pianeta Terra. Sposato con Ningal ( Grande Signora ) ebbe come figli i gemelli Inanna ed Utu/Shamash. Le città in cui risiedeva erano prima Ur in Sumer, quindi Harran nel’attuale Turchi Sud-orientale
 
[25] Mar.duk ( significa Figlio del globo puro ). Era il figlio primogenito di Ea/Enki, nato sul pianeta Nibiru e successivamente portato sul pianeta Terra dalla madre Damkina. Poiché il padre non era il legale erede del “ Re “ Anu di Nibiru, Marduk cercò incessantemente di ottenere il diritto a regnare sul pianeta Terra da parte dei leaders Anunnaki. Ottenuta dal padre la gestione della seconda civilizzazione post-Diluvio, quella Egiziana, venne conosciuto come Ra ed Amon-Ra, nel momento in cui spostò la propria residenza in Babilonia. Avendo sposato una femmina Homo Sapiens Sapiens, seppur della linea genetica di Adapa, a Marduk fu proibito di tornare sul pianeta Nibiru. Dopo le esplosioni nucleari del 2024, essendo stata risparmiata dal fall-out nucleare la sua città Babilonia, i leaders Anunnaki accettarono di riconoscerlo, sia pure momentaneamente, come il leader del pianeta Terra. Secondo gli storici greci e romani, la tomba di Marduk  si trovava all’interno del’Esagil, il suo tempio in Babilonia, quando la città venne attaccata da Serse nel 482 a.c., per cui Sitchin ritiene che egli morì nel 484 a.c.
 
[26] Conosciuti  come Igi.gi ( coloro che osservano e guardano ) erano circa 300
 
[27] Come sappiamo da ”L’Epica di Gilgamesh “, si tratta del cosiddetto “ Luogo dell’atterraggio “, lo spazio-porto pre-Diluvio, indicato dalla Bibbia come Beth-Shemesh ( la casa del Dio Sole Utu/Shamash ). Esisteva un’enorme  piattaforma di pietra, di cui resta ancora il famoso “ Thrilithon “, un gruppo di tre colossali blocchi di pietra, ognuno dei quali pesa circa Tons 1.100.  Fu lì che gli Anunnaki riuscirono ad atterrare appena terminato il Diluvio.
 
[28] Uno dei casi più conosciuti è senz’altro quello di Gilgamesh, figlio della Anunnaki Ninsun e del principale prete del santuario della città di Uruk
 
[29] In questo caso possiamo citare Nabu, il figlio di Marduk, uno dei principali Maestri/Dei Anunnaki e di Sarpanit, terrestre della linea Homo Sapiens Sapiens,
 
[30] A partire dalla seconda metà degli anni ottanta, ricerche come quella condotta da Rebecca Cann della Università di Berkeley, California ( più tardi Università delle Hawaii ) dimostrarono che esiste una femmina comune a tutte le donne, vissuta tra i 250.000 ed i 300.000 anni fa al massimo, in Africa centro-orientale
 
[31] Z. Sitchin “ Genesis revisited “, Avon Books, New York, 1990, pag. 183
 
-----------------------------------------------

5.12 LA MANSIO TEMPLARE MILANESE, IL BROLIO e la via della COMMENDA

www.redigio.it
 
la  mansio templare milanese, il brolio e la via  della commenda
 
I due più antichi ordini religioso-militare, gli Ospitalieri di Gerusalemme o Gerosolimitani ed i Cavalieri Templari, compaiono in Milano con le proprie case o Commende, fuori la vecchia Porta Romana, fin dalla prima metà del XII secolo, cioè quasi subito dopo la loro fondazione.
 
L’ordine Gerosolimitano, deve la sua prima origine ad alcuni mercanti di Amalfi i quali, nel 1018, secondo Guglielmo di Tiro, o nel 1021, secondo altri, avrebbero ottenuto dal califfo d’Egitto Daher Ledinillah, la concessione, mediante annuo tributo, di erigere vicino al Santo Sepolcro, una chiesa con annesso convento, chiamata Santa Maria  Latina, cui venne in seguito aggiunto un ospizio per malati, dedicato a S. Giovanni Battista.  Santa Maria  Latina,
 
La vera fondazione dell’Ordine dei Gerosolimitani è di mezzo secolo più tardi, dovuta al provenzale Gerardo di Tunc, già custode o guardiano del suddetto ospizio che, nel 1099 si staccò dai monaci di S. Maria Latina e diede un nuovo organismo all’associazione, ingiungendo ai confratelli di vestire l’abito religioso e ricevendo dal Patriarca di Gerusalemme il mantello nero insignito d’una croce di tela bianca.
 
Il primo documento milanese che fa cenno de’cavalieri del Tempio porta la data del 29 aprile 1142. Ugo e Guglielmo Girindelli, zio e nipote, cittadini milanesi, donano a Bacone converso del monastero di Chiaravalle “constructo in loco roueniano”, un campo di loro proprietà “in loco vigo majore” e ciò “pro rimedio et mercede animarum nostrarum”. (per la salvezza della loro anima).
 
Tale monastero è identificato anche in due pergamene dell’ottobre 1135 “ecclesie et monasterii sancte dei genetricis marie quod est constructum “in loco roueniano” et dicitur monasterius de cleravalle”, Chiaravalle.
 
L’atto, steso “in curte de templo” dal giudice e notaio Martino alla presenza de’ testi Arderico Gastaldo e Giovanni suo figlio, Uberto figlio di Gulino e Malvestito, che vi appongono il proprio segno di croce al pari dei donatori Ugo e Guglielmo, è controfirmato dal giudice e notaio del sacro palazzo Arduino.
 
L’importanza di questa pergamena non fu mai presa in seria considerazione dagli storici, ma si può dedurre che, il suddetto Ordine si sia propagato in Milano, soprattutto per opera di s. Bernardo di Chiaravalle negli anni tra il 1132 - 1135.
 
Sette anni dopo, in una carta del 25 maggio 1149 Bonifacio, maestro “ecclesie et mansionis que dicitur de templo, que est edifficata foris propre civitate Mediolani ( fuori le mura della città di Milano) in capite broili sancti Ambrosii, e i frati della stessa mansione Rustico detto Canzellario e Arnolfo detto Grasso, dietro consenso e conferma di prete  Tedaldo, danno a livello perpetuo ad Adelardo, del fu Lanfranco detto Cumino, diacono “de ordine maiore sancte mediolanensis ecclesie”, tutti i beni già posseduti dal fu Dalmazio de Verzario, “qui fuit confrater ipsius mansionis” che fu già confratello dell’Ordine, in Paderno (pieve di Brivio) e da lui lasciati alla casa suddetta del Tempio, con l’annuo reddito di moggia sei di biada e tre di vino, mediante il corrispettivo canone di un denaro buono d’argento, da pagarsi ogni anno dell’investitura di quindici lire di buoni denari d’argento, le quali, insieme con altre lire centocinquantasette e mezzo, vengono dai frati di cui sopra adoperati per l’acquisto di undici iugeri di terreno “prope pontem trasonis” da certo Lanterio di Cantù.
 
L’atto steso in Milano (non dice dove) dal notaio e giudice Ugo, è sottoscritto col proprio segno di croce, perché illetterati, da suddetti Bonifacio, Rustico et Arnolfo, manualmente da prete Tedaldo; sono presenti, come testi, Ambrogio detto Porcazoppa, Amicone Giringello, Arderico detto Zallino, Rogerio di Santa Maria del viv. Giovanni, Ambrogio detto Braga, Vitale di Casate, Giovanni di Monza e Rigizone, i quali tutti appongono il proprio segno di croce. Segue come postilla, la garanzia da parte del succitato maestro Bonifacio, allo stesso Adelardo di ottenere il consenso di quanto sopra dal maestro del Tempio e dai suoi frati, e nel caso che quegli venisse in hic terra, di chiederne anche la conferma scritta.
 
Importanti deduzioni si possono ricavare dal documento del 1149 riguardo la chiesa e mansione “De Templo” nei suoi primordi in Milano. Anzitutto l’ubicazione, la quale appare a sufficienza indicata dalle  parole que est edifficata foris propre civitate Mediolani in capite broili sancti Ambrosii. Il “brolo o brolio o pomerio di s.Ambrogio” è uno spazio cintato e a bosco, pressappoco come un parco moderno, c’era il “brolium” o “pomerium” (il grande) e il “broletum” (il piccolo). Un avanzo di questo Brolo sarebbe l’odierna piazza Mercato di Porta Ticinese. Che non funziona piu' dal 2012 ed era di sabato
 
Altri “broli” ma più piccoli “broletti” nell’interno della città erano: il Broletto Vecchio (Palazzo Reale), il Broletto Nuovo (piazza Mercanti), il Broletto Nuovissimo ( vie  Rovello,S.Tommaso,Broletto).
 
Ma il più famoso è senz’altro quello di Porta Romana. Ancora oggi infatti esiste la “via Brolo” e la piazzetta di “san Nazaro in Brolo”, con relativa chiesa, zona ormai la più probabile documentata del loro insediamento originale.
                                               
         Milano verso l’anno 1300 di Ugo Monneret de Villard, M.Magistretti “Liber Notitiæ Sanctorum Mediolani”- Milano 1917 Biblioteca     Ambrosiana. Chiaramente visibile l’insediamento fuori le mura e tra le due porte Romana e Tosa, oggi distrutta e chiusa.
 
 
La costruzione che  realizzarono fu all’inizio una modesta casa, successivamente si trasformò in una Mansione, una vera e propria Commanderia Militare, comprendente la cappella, Commenda di Santa Maria al Tempio e Santa Croce posta tra le attuali vie Santa Barnaba e Commenda, fuori dalle mura tra Porta Romana e Porta Tosa.
 
Comunque posta tra le principali vie d'accesso alla città e in grado di schierare con rapidità la Cavalleria in un ampio raggio d'azione. Le precettorie, le “grangie” e gli “hospitalia” dei Templari erano decorate inizialmente con la “doppia croce patriarcale”, dopo la metà del XII secolo, la “croce patente” con bracci triangolari aperti in fuori.
 
Ad ovest di Milano è stata recentemente scoperta, nella chiesa di San Giovanni Battista a Cesano (l’antica Capo Pieve di Cascina Linterno) una tomba del XII secolo con le pareti dipinte con “croci patenti rosse”. La tomba è stata rinvenuta già violata ma il riferimento immediato va ad un personaggio molto importante collegato ai Templari.  Tombe analoghe si trovano solo nel Duomo di Monza e nella già citata Basilica di San Nazaro Maggiore in Brolio, adiacente alla precettoria templare di Santa Maria del Tempio in Brolo.
 
Attorno a Milano, l’Ordine del Tempio aveva inoltre terre coltivate, boschi, cascine, botteghe, officine, mulini e mandrie e teneva mercati e fiere, in giorni o festività fisse. Secondo alcuni anche l’odierna via Larga si chiamava contrada del Brolio. Si racconta che in tal luogo, in epoca romana, i sacerdoti se ne servissero per i loro incantesimi e i giovani per le esercitazioni militari. Nei primi tempi cristiani e quando la chiesa cominciò ad acquistare, esso passò in proprietà del vescovo milanese, o meglio, patrimonio di s.Ambrogio.
 
Nel 1301 gran parte del Brolo apparteneva all’arcivescovado, come è provato da una concessione fatta dall’arc. Francesco de Parma ai frati dell’ospedale del Brolo di 3 pertiche di terra per costruire un cimitero.
 
Non deve stupire se il Brolo si chiamasse “di sant’Ambrogio”, perché in quel periodo, i militi, i castelli, i beni di sant’Ambrogio, erano tutte quelle cose che appartenevano al patrimonio del “patrono della chiesa milanese”, e quindi dell’Arcivescovado di Milano.
 
Molto di tutto ciò che era nel Brolo era di proprietà arcivescovile, lo dimostrano le prime costruzioni sorte, tutte a carattere religioso o benefico come conventi, ospedali, chiese, ricoveri e cimiteri. Non dobbiamo dunque meravigliarci se, essendosi diffuso in tutta Europa l’ordine militare-religioso del Tempio, per opera di s. Bernardo di Chiaravalle, esso abbia posto sua sede in Milano, nel “Grande Brolo”, in una delle sue estremità, “in capite brolii sancti Ambrosii”, cioè al confine di Porta Romana.
 
Epoca approssimativa dell’istituzione presso Milano dei templari si può ritenere il triennio 1133-1135. in questi anni si registra la maggior attività di S.Bernardo, intorno al 1133 erano venuti a Milano alcuni suoi monaci cistercensi e, senza dubbio, per opera loro, si era formato un partito contrario all’Arcivescovo Anselmo V della Posterla, fautore dell’antipapa Anacleto e di re Corrado.
 
Questo partito finì col far deporre Anselmo e voltare la città verso il legittimo pontefice, Innocenzo II e re Lotario. I milanesi vennero a sapere che al concilio di Pisa avrebbe presenziato Bernardo in persona e quindi lo invitarono prima da loro. Non fu subito possibile e il santo si fece precedere da tre lettere, due al clero e una ai milanesi e una ai cistercensi.
 
A concilio chiuso egli andò a Milano seguito dalle sue fedeli truppe di monaci-guerrieri Templari che giovavano di una sua speciale protezione, e, con la loro coreografica presenza, impressionarono non poco i milanesi. L’entusiasmo del popolo fu tale che non poche chiese furono costruite sotto la spinta del suo operato.
 
Tra tutte le più celebri l’abbazia di Chiaravalle e di Morimondo. Volendo ora precisare dove sorsero la “ecclesia” e la “mansio que dicitur de templo”, non ci resta che precisare i confini del Grande Brolo o di Sant’Ambrogio fino al momento in cui passò in mano ai Visconti. Prima che Milano si ampliasse con la costruzione della cerchia comunale de’ terraggi” esso, il Brolio, si estendeva fuori delle mura massimianae fra la vecchia Porta Romana e l’odierno Verziere.
 
Due parole sull’antico Verzarium, donde il nome della famiglia milanese “de Verzario” a cui apparteneva il frate templare Dalmazio, era nell’attuale Piazza Fontana. L’attuale Verziere allora si chiamava “corso di Porta Tosa”. Quindi fra la via Commenda e Francesco Sforza a sud e a nord con “Brera” come angolo acuto, ad ovest con porta Romana, si forma un triangolo equilatero di circa 1000 metri per lato.
 
È al suo interno che si deve cercare il “caput brolii”. Non molto lontano da qui si trovavano le due case dei Templari che però rimanevano fuori dal perimetro urbano anche dopo la costruzione della linea dei terraggi che aveva incorporato una parte del Brolo e dato origine a Porta Tosa.
 
Il funzionamento della “mansio” milanese della Milizia del Tempio viene così descritta dal Giulini: “La magione di Milano aveva un maestro e diversi frati. Di solito gli ascritti a quest’Ordine, soprattutto i frati, erano di nobile lignaggio. In particolare, nel documento sulla magione milanese viene citato il maestro Bonifacio e i frati Rustico, Arnulfo e Tedaldo prete, qui si legge : omnes fratres habitantes in dicta Mansione e, continua il documento..et aliorum fratrum habitantium ad ipsam mansionem. Alla stessa mansione apparteneva Dalmazio de Verzario donatore dei beni al diacono Adelardo Comino.
 
L’accenno a Tedaldo prete prova che prima del 1172, in antitesi con quanto affermano gli storiografi dell’Ordine, esisteva anche la casse de’ sacerdoti incaricati degli uffici divini e della corrispondenza, oltre alle altre tre classi dei cavalieri, scuderi e fratelli laici. Quindi se ne aggiunse una quarta, quella dei sacerdoti. Tutti gli ascritti portavano una cintura bianca di lino, simbolo di castità e capelli corti, probabilmente per igiene. La veste dei sacerdoti era bianca, dei laici grigia o nera. Sopra l’armatura tenevano un lungo mantello bianco fregiato da una grande croce latina o patta. All’indice della mano sinistra, un anello con la stessa croce.
 
Ora veniamo a che tipo di magione fosse quella di Milano e che grado avesse. Sappiamo da un documento che il capo di essa Bonifacio, viene chiamato “frater” e “magister”. Altri documenti più tardivi parlano di un “presbiter” e “preceptor”, mai di un “major magister” e men che meno di un “generalis preceptor”. Da ciò si evince che Milano non fu mai sede di un grande priorato ma solo di una “precettoria” o casa. Per questo motivo, nel 1149, il maestro Bonifacio promette al diacono Adelardo di far approvare l’investitura  al maggiore maestro del Tempio. Non sappiamo dove fosse ubicata tale residenza, ma da altri documenti sorge un dubbio sul fatto che sia sempre stata Cremona. Questo perché su una lettera con sigillo “baylie (baiulia o commenda ) lombardie” di fra Uguzone da Vercelli, “cubicularius sumi pontificis ac domorum Militie templi jn lombardia preceptor [generalis]” in data Cremona 5 giugno 1300, con la quale si autorizza il precettore “domus militie templi mediolani” (fra Jacopo da Pigazano) a permutare, nell’interesse dell’Ordine, “quoddam pratum mansionis mediolani pro alia re jnmobili que maioris sit utilitatis mansioni”.
 
Invece in un altro atto del 6 aprile 1308 si evince come la precettoria di Milano sia una dipendenza diretta del precettore generale di Lombardia, Roma e Sardegna. Di speciale importanza è il testamento di Guerenzone de Cairate fu Bonifacio, di legge longobarda, che nel documento del 6 giugno 1152 così  dispone: “Itemque uolo et iudico,si decessero,sine filijs masculis, uel si habuero et infra etatem decesserint, ut habeat super meis rebus canonica Sancti Ambrosij ad corpus omni anno fictum ad mensuram Mediol. sicalis  et panici modios trex….et templum Domini de Brolio centum et hospitale de sancta Cruce solidos quadraginta..”  Trad: "Parimenti voglio e impongo che ,se morissi senza figli maschi , o, che se gli avessi ed essi morissero prima, la canonica di Sant'Ambrogio disponga da i miei beni una sostanza  annuale, secondo la misura Milanese di tre moggi....e la Chiesa del Signore del Brolio (disponga di) cento solidi e l'Ospedale di santa Croce di quattrocento solidi ( i solidi erano una moneta).
 
Nel  templum Domini de Brolio viene di certo identificata la nostra casa dei Templari, mentre l’hospitale de sancta Cruce il monastero dei Crociferi situato a Porta Ticinese, non molto lontano dalla basilica di S. Eustorgio, più precisamente nella via S. Croce.
 
L’origine dell’Ordine dei Crociferi è così oscura da non poterne stabilire l’epoca approssimativa della sua istituzione. Pare però che in tutti i documenti si faccia riferimento, carte milanesi mai precedenti al XII secolo, all’”hospitale Cruciferorum Sancte Marie” e mai all’ “hospitale de sancta Cruce”.
 
Si può dunque supporre che la citazione sull’atto notarile del Guerenzone sia relativa all’ospedale dei Gerosolimitani, detto semplicemente “de sancta Cruce”, sia perché tale era il nome ad esso unita, sia perché, col nome di questa chiesa, compare, nei documenti della città di Milano, l’ospedale de’ Cavalieri di S.Giovanni di Gerusalemme o Gerosolimitani.
 
Siamo quindi di fronte al più antico documento che attesti la presenza in Milano dei Gerosolimitani e come per l’Ordine del Tempio, cosi dunque per quello dei Giovanniti, Milano fu sede solo di “precettorie”.
 
Dal 1152 fino al 1215, dai documenti cittadini, non si ha più testimonianza della presenza dei due ordini, ma i cronisti ne parlano in un evento che segnala la presenza dei nostri Templari a Milano, descrivendo anche un pezzo della storia d’Italia.
 
Nell’anno 1158, l’imperatore Federico di Svevia, detto il Barbarossa scende in Italia “ sexto die mensis Augusti castra sua in Brolio Mediolani.” Nella sua prima discesa, nel 1154, aveva distrutto alcuni castelli e punito città più piccole di Milano, non potendola espugnare perché troppo potente e per via delle sue esigue forse, l’aveva messa al bando dell’impero, ma nella seconda discesa egli ha un esercito nutrito “ Et quidem  milites fuerunt appretiati  quindecim millia”, seguito da capitani,conti,marchesi,soldati, principi e prelati. Dopo aver espugnato il castello di Trezzo assediò Milano con più di 100 mila uomini divisi in sette corpi.
 
………………………………………………………………………………………………………….
 
Era il sei del mese di agosto 1158, “sexto die mensis Augusti”. Giunti sotto le porte di Milano si distribuirono verso le varie porte della città. Sistemati i principi e l’arcivescovo, Federico piazzò il proprio quartier generale in una stanza “in Solario Templi de Brolo” ,cioè nel piano superiore della casa o mansione de’ Cavalieri Templari.
 
Tale località era “apud Ecclesiam quae dicitur Omnes Sancti, quae est Ecclesia Templi”, cioè la casa dei Templari era attigua alla loro chiesa dedicata a tutti i santi (dove alloggiava l’imperatore). L’ubicazione della Chiesa templare di Ognissanti non è accertata, ma la vicinanza della precettoria di Santa Maria del Tempio con la Basilica di San Nazaro Maggiore in Brolio (in corso di Porta Romana) dedicata a tutti gli apostoli e la presenza qui di tombe con “croci patenti” può far ritenere che le due chiese fossero in stretta relazione. Dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio, fu comandato agli scalpellini di eliminarne simboli, croci patenti e qualsiasi altra testimonianza che potesse ricordare ai posteri l’obbrobrio commesso dalla chiesa cattolica.
 
Nell’archivio dell’Ospedale Maggiore si conserva una pergamena del secolo XIV rogata da Signorolo da Cisnuscolo, dove si parla della magione o sia casa de Frati di S. Giovanni Gerosolimitano o sia del Tempio “Mansio seu domus Fratrum…seu de Templo”
 
Tale importantissima affermazione fatta da un testimone dell’epoca e in più oculare, ci fa arrivare al punto cruciale : stabilire l’identificazione della chiesa del Tempio.
 
Premesso che la voce templum significa l’ordine de’ cavalieri Templari, all’inizio del XIV secolo dopo l’abolizione dell’ordine, molti dei loro beni, comprese case,chiese e il cospicuo archivio, pervennero ai Gerosolimitani. Due documenti in particolare, uno del 19 ottobre 1227 e del 1385 attestano che la casa dei Gerosolimitani “Mansio seu Domus fratrum Sancti Johannis Gerosolimitani seu de Templo”Tale duplice denominazione si trova in non pochi documenti conservati all’archivio di stato e risalenti anche a molto tempo prima del 1385, è  ormai certo che la suddetta denominazione non si potrebbe spiegare se non ammettendo che la casa o mansione era stata prima dell’Ordine del Tempio.
 
Pertanto siamo giunti a dedurre definitivamente che la chiesetta di Ognissanti e la casa vicina dei Templari, dove alloggiò lo svevo Federico II, fosse il sito dove ora si trova la commenda dei Cavalieri di Malta. Però dei dubbi che la chiesa fosse intitolata a  Tutti i santi, ci sono, nel senso che in nessun documento che appartenesse al Tempio prima e ai Gerosolimitani dopo, fa cenno a questo nome.
 
Essi parlano sempre di una “domus templi” o di una “mansio de templo”. Nell’atto di permuta del 16 ottobre 1304, quando l’Ordine era nei suoi ultimi anni di vita, si ha la prova, indirettamente, che come la milizia, anche la casa e la chiesa in Milano erano sotto il nome di Santa Maria. Alcune delle terre permutate erano già di proprietà “domini fratris Ricobaldi spitiarij filii condam domini mori Ordinis Militie Sancte Marie”.
 
Lo stesso templare Ricobaldo Speziario le aveva vendute e poi cambiate con altri siti milanesi templari “extra porta Tonsam” e “saluis e reseruatis sempre preceptis domini magisteri maioris Militie templi qui est vltra mare et citra mare” . Non vi è dubbio che le parole “Ordini Militie Sancte Marie” provengano dal fatto che la chiesa dei Templari fosse dedicata alla Vergine.
 
Si legge, scritto sul verso della pergamena, da mano più tardiva, “cambium inter D.Preceptorem Domus Sancte Marie templi Mediolani et D.patrem …”Infine la frase “qui est vitra mare et citra mare” indica chiaramente la presenza del Gran Maestro dell’Ordine.
 
Concludendo: intorno al 1134 i Templari venuti a Milano al seguito di Bernardo di Clervaux, si stabilirono “in capite Brolii” e vi eressero una “domus”, una “mansio” e una “ecclesia”. Uno dei primi capi della precettoria milanese, Dalmazio de Verzario, morendo nel 1149, lasciava parte delle sue sostanze all’Ordine. La chiesa di Santa Maria ebbe come sottotitolo anche quello di Ognissanti. Di fianco ad essa  esisteva un lazzaretto che divenne poi nei secoli l'Ospedale Maggiore.
Nel 1226 appare vicino alla mansione una “scola” di cui erano decani il precettore della mansio e il nobile Domenico de Picconano. Poco dopo la venuta dei Templari, vicino a loro, nel Brolo di S. Ambrogio, i cavalieri Gerosolimitani, fondando una chiesa, S. Croce e un ospedale, S. Giovanni Battista, dove nel 1259 troviamo anche delle converse e sorelle. Sia l’una che l’altro rimasero in loro possesso fino alla distruzione dei Templari, quando si trasferirono nella più grande e comoda mansio templare. Mansio che per ben due volte aveva ospitato, nel 1158 e nel 1161 il fiero imperatore svevo Federico! Nel 1398, come risulta dalla “Notizia Cleri Mediolanensis”, accanto all”Hospitale Sancte Crucis” esisteva la “Domus de Templo”. La potenza dei due ordini è attestata in Milano dai documenti che ad essi si riferiscono, per lo più atti di compra-vendita o investiture, sicuramente più numerose per i Gerosolimitani che per i Templari, anche grazie all’epurazione di questi ultimi. Una piccola parte dei loro beni, si trovava nelle vicinanze delle loro case, ma fuori dalle porte Romana e Tonsa, lungo la strada pavese, a Monluè e in località detta “Braida”, l’attuale Brera.
 
Abolita per la sua potenza, come ben sappiamo, e per la bramosia che destavano le immense ricchezze della sacra Milizia del Tempio, i suoi beni immobili passarono, dopo il 1312, all’ordine de’ cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, oggi detto di Malta.
 
Con tutta probabilità il passaggio avvenne tra il 1316 e il 1319. le operazioni di trapasso non furono per nulla facili, infatti, lo stesso priore delle case gerosolimitane in Lombardia dovette assumere la reggenza della casa, dal 1321 al 1326, ben 5 anni. Dal 1327 continua la serie di precettori milanesi,  la cui carica rimane elettiva fino alla fine del XIV secolo. Ma da allora assunsero anche la qualifica di domus seu mansionis S.Cricis et S.Marie, quondam Templi de Mediolano, ordinis sancti Johannis Gerosolimitani. (cfr.atto 15 ottobre 1365 ASM, sede cit. cart. 193)
 
E subito trasportarono la loro sede nella casa più adatta de’ Templari, come prova il documento 23 giugno 1325 (V.Apeendice,II,B,doc 30, e fra gli altri posteriori, oltre la citazione “presa di possesso” del 4 aprile 1411, i doc. in data 1°giugno 1457 e 7 marzo 1458 (ASM, Sede cit. cart. 194). Vi sono “confessi” cioè ricevute di pagamento, un instrumento d’affitto, redatto il 2 ottobre 1458 dal precettore Fr. Gabriele de Bene, locatore a nome della propria precettoria di una vigna a tal Pietro de Gafori, a porta Romana, “extra redefossum ubi dicitur ad pongionum” chiamato “Preceptor domus seu Mansionis ecclesie sancti Johannis Yerosolimitani  et sncte Crucis extra muros Mediolani alias de Templo nuncupate”.
 
Infine, l’importanza della “precettoria” oltre che dal numero di beni posseduti e dal loro vistoso reddito (valutato nel XV secolo a circa 1500 fiorini d’oro!!), è dimostrata dal fatto che fino dal 1290 ebbe un proprio “capitolo” e nel principio del secolo XV assunse anche il titolo di “baiulia” e di “commenda”.
 
Infatti nel documento del  10 marzo 1410 contenente l’investitura spirituale di Giorgio de Crivelli, si legge: Cuius fructus reddito et proventus Mille Quingentorum florenorum auru secundum extimationem valorem annuum, diligenti inquisitione, reperimus non excedere.”altro particolare di una qualche rilevanza, affermano alcuni storici, (Bosio, Rotta) non si sa su quale fondamento, che alla chiesa di S.Maria del Tempio, fu dato il titolo di S.Giovanni Battista, da Ludovico il Moro.
 
 
 
  Carta di Milano del 1737 – punto n.40 – s. Giovanni Bat.ta Comenda
 
Durante il pontificato di Sisto IV, la commenda venne elevata  a “Priorato e Capo della Lombardia”, ma il primo priore, un certo Fr. Girolamo Bequet, cade in disgrazia presso il Duca di Milano, Ludovico il Moro che si insospettisce e dopo la morte del Papa viene privato della sua carica e sostituito con Fr. Andrea Birago, che subito rinunciò alle bolle e alle provvigioni ducali, sostenendo che quel priorato stava causando gravi danni alla Religione. Anche Bequet aveva rinunciato in favore di un certo Ferullino al quale il papa Alessandro VI aveva fatto regolare bolla di nomina. Ma ne nacque un’incresciosa questione fra il Gran Maestro e il Ferullino. Si aprì un’inchiesta sulla sua condotta ed emerse che il frate si dava alla pazza gioia… poco morale? La conseguenza fu che Frullino venne destituito e il priorato di Milano venne abolito. Questa tentata elevazione della precettoria a priorato è cosa davvero poco chiara, anche perché in tal modo ne veniva privata la storica sede di Asti.
 
Nell’antica casa Templare, convenientemente ampliata e adattata al pari della unita chiesetta che venne in seguito chiamata, prima dell’avvento di Ludovico e quindi qui cade la tesi sia stato il Moro a volerne cambiare il titolo, S. Giovanni al Tempio, qui i Gerosolimitani rimasero fino al 1798, cioè fino a che la chiesa venne soppressa e trasformata in oratorio. 1787, sulla nuova guida di Milano così si legge a pag 114: “dirigendo il cammino al borgo di Porta Romana si può vedere la Chiesa di S .Giovanni Battista Commenda di Malta, anticamente de’ Templari..non ha di pregio che esternamente l’antica sua semplicità.”. Le ultime notizie relative alla precettoria di Santa Maria del Tempio si trovano nelle Mappe Catastali del 1881, prima della demolizione avvenuta per la costruzione del padiglione “Riva” e della clinica “De Marchi” del Policlinico. Di tale edificio, detto la “Commenda” oggi non esiste più nemmeno la sede dei Cavalieri di Malta, ma solo la via contigua, sperando che la modernità con la morbosa smania di cancellare il vecchio e il ricordo, nel suo perpetuo divenire, non rimuova ogni glorioso ricordo storico tramandato da chi, prima di noi ha amato e vissuto la nostra bellissima città.
 
Nel 1291 cade Acri, ultimo baluardo cristiano in Terrasanta. I cavalieri del Tempio provocano il crollo della torre dove erano asserragliati e rimangono sepolti assieme agli assalitori.
Uno di questi era antenato di Goffredo de Charnay, colui che 40 anni dopo avrebbe reso pubblica la Sacra Sindone. Anche a Milano succede ciò che stava avvenendo in tutta Europa. Papa Clemente V attraverso i commissari Domenicani, sottopose al giudizio dell’Inquisizione, con la tortura e la condanna, i monaci-guerrieri. Il 22 novembre 1307 inizia il loro calvario: una pergamena papale da Poitiers ordina il loro arresto immediato e la confisca dei beni a favore degli stessi Domenicani: da questo si può avere un’idea del “trattamento speciale” a loro riservato. Entrare nell'universo dei cavalieri “senza macchia e senza paura” è un viaggio, come lo intendevano gli antichi Celti, un’esperienza e insieme un percorso all'interno di se stessi, una via mistica alla ricerca della Conoscenza. Forse una ricerca inconscia del Sacro Graal.
 
Fonti:
A. Colombo – I Gerosolimitani e i Templari a Milano
Conte G.Giulini – Memorie spettanti alla storia, al governo e alla descrizione della città e campagna di Milano nei secoli bassi.
Archivio Storico Milanese – Fondo Chiaravalle - Mappe
G. Manara- storie dei cavalieri di Malta nei suoi Gran Maestri e Cavalieri.
L. Cibrario – Dei Templari e della loro abolizione.
P. Morigi – Sommario delle cose mirabili della città di Milano.
V. Vercelloni - Atlante storico di Milano, città di Lombardia, 1987;
 
 
 
-----------------------------------------------

5.13 Commenda di Santa Maria al Tempio e Santa Croce

www.redigio.it
 
Commenda di Santa Maria al Tempio e Santa Croce
(sec. XII - 1798)
 
identificazionecollegamenti
Altre denominazioni:
San Giovanni di Gerusalemme (secc. XII - XIII) , GARUTI, Gli ospitalieri di San Giovanni
Domus seu mansio domini Sancti Iohannis Yerosolimitani, Sancte Crucis ac domine Sancte Marie condam Templi Mediolani (secc. XIV-XV) , AS MI, Archivio Generale del Fondo di Religione, Abbazie e Commende, b. 90, 1405 gen 21
San Giovanni de Ultramare, POGLIANI, Contributo, p. 187
Abbazia di Santa Croce (sec. XII - inizio sec. XIII)
 
Sede: Milano porta Romana
 
Tipologia ente: ente ecclesiastico
 
Progetto: Archivio di Stato di Milano: Anagrafe degli archivi (guida on-line)
 
La commenda di Santa Maria del Tempio e Santa Croce, cui era annesso l'omonimo ospedale, è testimoniata per la prima volta alla metà del XII secolo; apparteneva all'Ordine di San Giovanni Gerosolimitano, uno dei più antichi fra gli ordini religioso - militari sorti con le crociate in Terrasanta a partire dall'XI secolo (dal 1530, posta la sede nell'isola di Malta, conosciuto quale Ordine di Malta).
Agli inizi del Trecento, incamerati i beni del soppresso Ordine dei Templari, i Gerosolimitani aggiunsero alla denominazione di Santa Croce quella della chiesa già templare, appunto Santa Maria al Tempio.
Sede di una precettoria, sottoposta dapprima al Gran Priorato di Venezia e Lombardia, indi al Priorato di Lombardia (con residenza ad Asti), venne soppressa nel 1798.
 
Bibliografia
- ALBINI, Domus Sancte Crucis = ALBINI, G., La Domus Sancte Crucis dei Gerosolimitani e la società milanese tra XII e XIII secolo, in Riviera di Levante tra Emilia e Toscana. Un crocevia per l'Ordine di San Giovanni, a c. di J. Costa Restagno, Genova 2001, pp. 292-333
- ARENA, Castello di Inverno = ARENA, S., Il castello di Inverno, le commende magistrali di Inverno e di S. Maria del Borghetto di Villanterio del S.M.O. di Malta, Pavia 1982
- ARENA, Descrizione I-V = ARENA, S., Documenti dell'Archivio di Stato di Milano per la storia dell'Ordine di Malta in Lombardia, presentazione di G.C. Bascapè, voll. I-V, Milano 1978- 1989
- BASCAPE', Contributi = BASCAPE', G. C., Contributi alla storia dell'Ordine di Malta in Lombardia: documenti dell'Ordine nell'Archivio dell'Ospitale Maggiore di Milano (Sec. XV-XVII), Milano 1934
- GARUTI, Gli ospitalieri di S. Giovanni = GARUTI, G., Gli ospitalieri di S. Giovanni di Gerusalemme a Milano: la domus di Santa Croce nei documenti dell¿Archivio di Stato di Milano (tra XII e inizi XIV secolo), in «Studi di storia medioevale e di diplomatica», 17/1998, pp. 49-108
 
-----------------------------------------------

5.14 Santa Maria Latina,

www.redigio.it
 
 
Santa Maria  Latina,
 
La costituzione formale dei Cavalieri Ospedalieri sotto fratello Gerardo venne confermata da una bolla di papa Pasquale II nel 1113. Gerardo acquistò territori e rendite per il suo ordine in tutto il Regno di Gerusalemme e anche oltre. Il suo successore, Raymond du Puy de Provence, ampliò significativamente l'infermeria. La più antica descrizione del Muristan al tempo dei Cavalieri Ospedalieri ci è stata lasciato dal pellegrino tedesco Giovanni di Würzburg, che visitò Gerusalemme intorno all'anno 1160:[3]
« Dirimpetto alla chiesa del Santo Sepolcro, dall’altra parte della strada verso sud, c’è una bella chiesa in onore di san Giovanni Battista, annesso alla quale c’è un ospedale, nelle varie sale del quale è raccolta un'enorme moltitudine di malati, sia uomini sia donne, che quotidianamente sono curati e assistiti con ingente spesa. Quando fui lì, venni a sapere che l’intero numero di questi malati ammontava a duemila, dei quali talvolta morivano più che cinquanta nel corso di un giorno e una notte, mentre molti altri nuovi continuavano ad arrivare. Che altro posso dire? La stessa istituzione assiste molta gente all'esterno portando loro alimenti, senza citare l’elemosina che ogni giorno distribuisce ai poveri che mendicano il pane e non alloggiano nell'ospizio, cosicché l’intera somma delle sue spese non può mai essere calcolata con certezza neanche dai superiori e dagli amministratori. Oltre a tutto questo denaro speso per i malati e gli altri poveri, questa stessa Casa mantiene nei suoi numerosi castelli molte persone addestrate ad ogni genere di attività militare per la difesa della terra dei Cristiani contro l’invasione dei Saraceni. »
(Description of the Holy Land by John of Wurzburg, London, Palestine Pilgrims’ Text Society, 1896, vol. 5, pag.44. In: E.E. Hume, Medical work of the Knights Hospitallers of Saint John of Jerusalem, Baltimore, Johns Hopkins Press, 1940, pag. 8.14-18)
 
-----------------------------------------------

5.15 i sumeri e l'orgine della civilta'

www.redigio.it
 
i sumeri e l'orgine della civilta'
 
"I Sumeri e l'origine della civiltà"
 
Secondo molti studiosi di Paleoastronautica ed Archeoastronomia, nel lontano passato della Terra vari popoli extraterrestri sono giunti sul pianeta e hanno dato origine a civiltà evolute che - in effetti - la storia moderna non riesce ad inquadrare completamente;
 
da un estratto dell'interessante sito Pacal.it ecco alcune date significative al riguardo (www.pacal.it/temi.php?text=cronistoria):
18.617.837 a.C. I Kumaras, gruppo di alieni del pianeta Venere, sbarcano su un' isola nell'attuale deserto del Gobi che a quel tempo era un oceano. (Tradizioni Braminiche)
5 milioni da anni fa I Venusiani fondano, in Bolivia, la fortezza di Tiahuanaco presso il lago di Titicaca (Peter Kolosimo)
433.000 a.C. Sbarco in Mesopotamia di alieni provenienti dal pianeta Marduk, o più precisamente "Nibiru", che danno origine alla civiltà Sumera. (Zecharia Sitchin)
Intorno al 400.000 a.C. Diffusione della cultura Oaness di alieni anfibi, con la nascita del Dio-pesce presso la cultura Sumera, dei Filistei e dei Dogon.
12.000 a.C. Arrivo in Amazzonia di extraterresti che fondano la mai più ritrovata civiltà di Akakor. (Karl Brugger)
Tra l'8000 e il 500 a.C. Fondazione da parte di culture extraterrestri di civiltà a tutt'oggi "misteriose": Maya, Inca, Egiziani, Etruschi, Baschi. (Von Daeniken)
 
In questa trattazione ci soffermeremo sugli antichi Sumeri, in quanto la loro cultura sta alla base della nostra civiltà (ancora oggi facciamo uso della loro matematica, della loro scienza ed astronomia, della loro misurazione sessagesimale del tempo, della musica, di vari principi giuridici).
 
Zecharia Sitchin (nato a Bacu in Russia) ha studiato la Bibbia in ebraico antico ed ha dedicato tutta la sua vita allo studio delle lingue semitiche, è un esperto di civiltà Sumera ed ha scoperto che gli antichi popoli mediorientali venivano spesso visitati da una razza proveniente da un "pianeta vagante" chiamato Marduk o Nibiru ("Il pianeta che attraversa"), la cui orbita ellittica - simile a quella di una cometa - incrocia quella del nostro sistema solare ogni 3.600 anni. Non solo, secondo i miti sumeri sarebbero stati questi esseri (detti Nephilim - lett. "coloro che scesero in Terra dal cielo" dalla parola ebraica Nafal: "la caduta", "la discesa" - o Anunnaki) a creare l'essere umano con un complesso intervento di ingegneria genetica.
 
Gli Anunnaki sarebbero giunti sul nostro pianeta circa 450.000 anni fa in cerca di oro perché questo metallo, necessario per risolvere problemi concernenti l'atmosfera del loro pianeta natale, scarseggiava su Nibiru.
Enki era il comandante della prima spedizione e dopo 28.000 anni giunse il fratello Enlil, questi prese il comando della spedizione dopo che Enki si trasferì in Africa nei pressi dell'attuale Zimbabwe, per estrarre oro dai vasti giacimenti là presenti nel sottosuolo.
Circa 300.000 anni fa Enki e la sua sposa decisero di creare una razza sottomessa (noi) per estrarre l'oro al loro posto, ed effettuarono una manipolazione genetica innestando DNA alieno sull'Homo erectus, creando così l'Homo sapiens (recenti ricerche sul DNA hanno stabilito che esisteva una "Eva" vissuta in Africa da 250 a 270 mila anni fa dalla quale discendono tutti gli umani).
L'uomo, in quanto ibrido genetico, non era in grado di procreare ma Enki decise di dargli questa opportunità senza l'approvazione dei suoi superiori; ciò suscitò grande indignazione e venne stabilito che la razza umana sarebbe dovuta soccombere nel cataclisma previsto in seguito ad un nuovo avvicinamento di Nibiru (circa 13.000 anni fa) e ciò sarebbe in effetti accaduto se Enki non avesse aiutato la razza umana avvisando una famiglia prescelta che nella Bibbia sarebbe stata ricordata come quella di Noé.
Finito ciò che il mito chiama Diluvio universale grande fu la sorpresa di Enlil nel constatare che alcuni uomini erano sopravvissuti, a quel punto, per intercessione di Enki, l'umanità fu finalmente accettata e gli dei affidarono la Terra all'uomo permettendo di ricostruirvi una civiltà nella Valle del Nilo, in Mesopotamia e nella Valle dell'Indo. Una quarta area sacra (riservata) fu lasciata agli dei, era detta Tilmun ("il luogo dei missili") e costituiva la base di appoggio delle astronavi Anunnaki.
 
Se accettiamo la teoria di Sitchin allora il Sistema Solare possiede 10 pianeti (12 astri se contiamo il Sole e la Luna), ed in effetti un comunicato ANSA del 12 dicembre 2002 e un articolo della rivista britannica New Scientist ci informano dell'esistenza di un decimo pianeta nel nostro sistema solare oltre l'orbita di Plutone che influenzerebbe le orbite dei pianeti esterni. Il cosiddetto "pianeta X" sarebbe stato ipotizzato anche dall'astronomo John Murray analizzando la deviazione gravitazionale delle orbite di 13 comete.
In vari manufatti i Sumeri hanno lasciato testimonianza delle loro avanzate conoscenze astronomiche (impossibili per il grado di civilizzazione ipotizzato allora dagli storici, se si pensa che Plutone è stato scoperto solo nel 1930!), ad es. nel sigillo accadico del III millennio a.C. (sigla VA/243), conservato al Museo di Berlino, è riprodotto il Sistema Solare costituito dal Sole e da altri undici globi o pianeti; nel testo mesopotamico K.3558 vengono descritti i membri del gruppo mulmul (il nostro sistema solare) e nell'ultima riga si legge: "Il numero dei suoi corpi celesti è dodici. Dodici sono le stazioni dei suoi corpi celesti. Il totale dei mesi della luna è dodici"; ed ancora, nella tavola detta TE alla riga 20 si legge: "naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu" (In totale 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti).
 
Il testo che narra la genesi del Sistema Solare è l'Enuma Elish ("Quando nell'alto" - 2000 a.C. circa), composto da sette tavole dove si precisa che esistono all'inizio solo tre dèi, o pianeti,
APSU (Sole, "Uno che esiste fin dal principio"),
MUMMU (Mercurio - "Uno che è nato") e
TIAMAT ("La vergine della vita", da cui origina la Terra).
Dal rimescolamento delle acque primordiali nascono prima
LAHMU (Venere, "Signora delle battaglie") e
LAHAMU (Marte, "Dio della guerra") e poi
ANSHAR (Saturno, "Primo dei cieli") e
KISHAR (Giove, "Primo delle terreferme") che generarono
ANU (Urano, "Quello dei cieli") e
GAGA (Plutone, consigliere e messaggero di ANSHAR).
I testi Sumeri citano anche
EA (Nettuno, "Abile creatore"). Il testo prosegue descrivendo le turbolenze iniziali dei pianeti (orbite irregolari) ed una relativa pace interrotta dall'arrivo di un nuovo dio-pianeta MARDUK, pianeta formatosi nel Profondo. MARDUK si scontra con TIAMAT, prima colpendola con un suo satellite e poi è lo stesso corpo planetario a dividerla in due (una metà frantumata formerà la fascia degli asteroidi) mentre uno dei satelliti di MARDUK si scontra con la metà separata (che diventerà la Terra) spingendola in un'orbita nuova assieme a
KINGU (la Luna), già suo satellite.
Dopo di ciò, nel suo giro orbitale, attrasse il satellite di ANSHAR (Saturno), GAGA (Plutone) e gli fornì così una sua propria orbita attorno al Sole (da notare che gli scienziati attuali confermano che Plutone è più un asteroide che un pianeta vero e proprio). Il testo epico afferma chiaramente che MARDUK era un invasore proveniente dall'esterno del sistema, ed in effetti gli astronomi moderni che studiano il "Pianeta X" affermano che si è certamente formato al di fuori del Sistema Solare a causa della sua orbita retrograda.
 
Tutti questi dati sembrano confermare la tesi che esseri extraterrestri abbiano in effetti visitato il pianeta in passato trasmettendo la loro scienza.
 
"Il Pianeta degli Dei - Le Cronache Terrestri Vol.1" - di Zecharia Sitchin - (Piemme Edizioni)
"Le Astronavi del Sinai - Le Cronache Terrestri Vol.2" - di Zecharia Sitchin - (Piemme Edizioni)
"Il Codice del Cosmo" - di Zecharia Sitchin - (Piemme Edizioni)
 
-----------------------------------------------

5.16 "Il fenomeno UFO"

www.redigio.it
 
Conferenze Online del Progetto Raphael
 
Vai all'incontro precedenteINCONTRO n° 81Vai all'incontro successivo
 
"Il fenomeno UFO"
 
Da oltre cinquant'anni il fenomeno degli UFO (Unidentified Flying Objects = Oggetti Volanti Non identificati) è diventato di dominio pubblico ed appassiona milioni di persone al mondo, il primo avvistamento moderno si ebbe nel 1947 ad opera di Kenneth Arnold, un uomo di affari americano che, a bordo del suo aereo privato, vide "nove dischi che volavano in formazione" (da cui la definizione di dischi volanti, flying saucers, letteralmente "sottopiatti volanti"). In realtà il fenomeno UFO è presente da tempo immemorabile: la Bibbia presenta moltissimi richiami ad oggetti celesti volanti (vedi l'interessante articolo su www.acam.it/angeliastronavi.htm), i poemi sacri indiani descrivono con dovizia di particolari tecnici i Vimana, carri su cui i loro dei si muovevano nel cielo, i romani chiamavano gli oggetti in volo "clypeus" (scudo - da cui clipeologia, lo studio degli avvistamenti del passato), gli antichi egizi, i Sumeri, i popoli accadici, i Maya, gli indiani Hopi, alcune tribù africane, gli aborigeni australiani, e varie altre popolazioni del pianeta descrivono incontri con esseri venuti dallo spazio che hanno dato vita o nuovo impulso alle loro civiltà.
 
Un tipico avvistamento UFO
 
Particolarmente impressionante è la conoscenza che i Dogon, popolo africano insediato nell'altopiano del Bandjagara, hanno della stella Sirio: ben prima che i nostri astronomi fossero in grado di verificarlo, questo popolo conosceva con esattezza l'esistenza, la pesantezza, il periodo di rivoluzione, l'orbita ellittica ed la localizzazione anche di un secondo astro vicino a Sirio (una nana bianca oggi chiamata Sirio B), addirittura nelle loro tradizioni descrivevano l'esistenza di un'altra stella che solo negli ultimi anni è stata effettivamente scoperta. La cosa straordinaria è che queste stelle sono invisibili a occhio nudo e che per identificarle si è dovuto utilizzare strumenti matematici e formule molto complesse.
 
Gli UFO nel Medioevo Foto scattata da Billy Meyer
 
Secondo i Dogon, in epoca immemorabile, da Sirio giunsero i "Nommo" degli strani esseri anfibi che donarono loro tutte queste conoscenze e che promisero, un giorno, di tornare...
 
Siamo dunque soli nell'universo, o esistono delle concrete possibilità riguardo all'esistenza di civiltà extraterrestri (come le antiche leggende farebbero supporre)? Molti scienziati sono oggi portati a rispondere in maniera possibilistica; supponendo che soltanto una stella su dieci miliardi abbia in orbita un pianeta abitabile (ed e' una stima molto pessimistica) raggiungiamo comunque cento miliardi di mondi abitabili nell'universo conosciuto. All'epoca attuale la presenza di esseri di altri mondi o dimensioni sembra essere comprovata dall'enorme numero di avvistamenti UFO documentati in tutto il mondo (compresi quelli effettuati da astronauti, militari, poliziotti e da personaggi celebri quali l'ex presidente americano Carter, Gorbaciov, il principe Carlo d'Inghilterra).
Soltanto sul territorio italiano sono state documentate negli ultimi cinquant'anni oltre 8.600 segnalazioni ufficiali di UFO (la catalogazione e' stata effettuata dal Centro Italiano Studi Ufologici, in un lavoro durato dieci anni di ricerche e pubblicato nel 1991).
 
Foto scattata da Carlos Diaz
 
In un documento pubblicato dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica Italiana relativo alla rilevazione di OVNI (Oggetti Volanti Non Identificati) avvenute in Italia tra il 1979 e il 1990, figuravano ben 87 segnalazioni avvenute tramite Forze dell'Ordine, Enti della Difesa Aerea ed equipaggi in servizio, sia civili che militari.
Secondo una classificazione fatta dall'americano Hyneck si possono suddividere gli avvistamenti in: Tipo 1 semplice osservazione di un oggetto non identificato nel cielo; Tipo 2 quando sono rilevabili tracce al suolo o se dopo l'atterraggio permangono effetti sugli osservatori o sulle loro strumentazioni meccaniche o elettriche; Tipo 3 (reso famoso dal film di Steven Spielberg) quando è presente un contatto tra l'osservatore e degli esseri alieni. Esistono poi ulteriori classificazioni, da cui il Tipo 4 quando l'osservatore è portato a bordo delle astronavi (come nei casi celebri di George Adamski, Carlos Diaz, Billy Meyer oppure come in caso di abductions - rapimenti alieni), Tipo 5 incontri resi possibili dall'osservatore stesso utilizzando particolari tecniche di concentrazione, Tipo 6 gruppi di persone oggetto di abduzioni collettive, più volte (avrebbero la facoltà di riconoscersi "istintivamente", in occasione di loro eventuali incontri nella vita quotidiana).
 
Molte persone, inoltre, sembrano oggi essere in contatto con realtà non terrestri tramite una particolare connessione telepatica con esseri di altri mondi, che donerebbero loro informazioni dirette sulle leggi che regolano l'universo e sulla vita in sistemi stellari diversi dal nostro. Spesso in tali trasmissioni viene trattata l'interazione delle civilizzazioni stellari con l'evoluzione (passata, presente e futura) di Gaia - il nostro pianeta Terra - che sembrerebbe giocare un ruolo importante nella grande scacchiera cosmica. In queste trasmissioni grande importanza viene data anche alla dimensione spirituale dell'esistenza, vista come unica salvaguardia possibile all'autodistruzione che gli esseri umani stanno perpetuando sulla Terra.
In effetti, studiando il fenomeno UFO da un punto di vista più spirituale, esso assume una precisa connotazione interiore, e non sarà più oggetto di studio l'apparizione dei dischi volanti in sé per sé, quanto piuttosto il cambiamento di coscienza interiore che questo avrà determinato nell'osservatore. Da questo punto di vista risultano all'avanguardia le esperienze di contatto realizzate dall'equipe dei Viaggiatori Atemporali di IJP Appel Guéry, che nell'arco di trent'anni hanno prodotto centinaia di testimonianze in merito, tracciando un'avventura nel campo della Coscienza che ha lo scopo di riavvicinare l'essere umano alla sua perduta divinità interiore.
 
 
 
-----------------------------------------------

5.17 babilonia: dalla creazione dell'uomo al diluvio universale

www.redigio.it
 
babilonia: dalla creazione dell'uomo al diluvio universale
 
Il Poema di Atrahasis o del Grande Saggio fu scritto in accadico nel XVII secolo avanti Cristo, ma risale per molte parti a testi e tradizioni sumere. Basta citare la storia sumera del diluvio con Ziusudra al posto di Atrahasis.
Nel poema vengono affrontati i temi della creazione dell'uomo (impasto di argilla con carne e sangue di un dio immolato), del suo compito nell'universo (continuare l'opera degli dei inferiori) e del problema della sovrappopolazione (epidemie, carestie e diluvio universale).
Fonte: Poema di Atrahasis o del Grande Saggio
Testo originale: Rinvenuto nella Biblioteca di Assurbanipal (668-627 a.C.)
Località: Mesopotamia - Babilonia
Epoca: Composto nel periodo 1646-1626 a.C.- durante il regno di Ammisaduqa, quarto successore di Hammurabi - sulla base di antichi testi e tradizioni sumeriche e accadiche
 
RIASSUNTO DEL TESTO
 
Dei che lavorano e dei che dirigono i lavori - Prima della creazione dell'uomo gli dei lavoravano. Gli dei erani divisi in due gruppi gli Anunnaku, gli dei più importanti che sovrintendevano ai lavori, e gli Igigu, che effettuavano i lavori.
Spartizione del dominio dell'universo - C'era un re degli dei, Anu, che veniva assistito nel governo da un gruppo di potenti: Enlil, Enki, Ninurta, ecc. Il re e i potenti si erano spartiti a sorte il dominio dell'universo: Anu il cielo, Enlil la terra, Enki il mare.
Scavo e manutenzione dei canali - Gli dei lavoratori scavavano i corsi d'acqua e i canali per l'irrigazione della terra. (La Mesopotamia era praticamente priva di piogge e l'unico modo di far crescere la vegetazione era portare l'acqua del Tigri e dell'Eufrate mediante i canali nei campi da coltivare.)
Inizia la rivolta degli dei lavoratori - Dopo alcuni millenni di lavoro continuo gli dei lavoratori cominciarono a lamentarsi, poi bruciarono i loro utensili, le zappe e le ceste per il trasporto della terra. Si radunarono e decisero di recarsi da Enlil, il loro capo, per chiedere di essere esentati dal lavoro.
Attacco al palazzo di Enlil - Di notte, all'improvviso, gli dei lavoratori circondarono il palazzo di Enlil. Il guardiano del palazzo riuscì a chiudere in tempo le porte. Enlil si armò e diede ordine a tutti i suoi collaboratori di fare lo stesso. Enlil, che era divenuto verde in viso dalla paura, mandò a chiedere aiuto ad Anu e ad Enki.
La trattativa - Gli dei padroni si radunarono in consiglio. Enlil, indignato per l'oltraggio fatto alla sua persona, era propenso ad impegnare immediatamente il combattimento. Anu, invece, propose di iniziare delle trattative. Un messaggero fu inviato a parlare alla folla per capire i motivi della rivolta. Il portavoce dei lavoratori fece presente il duro lavoro a cui erano stati sottoposti da Enlil.
La soluzione: creare l'umanità - Enlil, ancor più indignato, propose di mettere a morte il portavoce dei lavoratori per stroncare la rivolta. Anu si oppose affermando che la situazione di disagio dei lavoratori era a loro nota da tempo e che doveva essere trovata una soluzione. Anu chiamò la dea Belet-ili e le ordinò di fabbricare un prototipo di uomo. L'uomo avrebbe assunto su di sè la fatica e il duro lavoro degli Igigu.
Carne e sangue divini mescolati con argilla - La dea disse che da sola non era in grado di fare il prototipo di uomo, ma che con l'aiuto di Enki ci sarebbe riuscita. Enki allora decise che un dio sarebbe stato immolato e che la sua carne e il suo sangue sarebbero stati mescolati dalla dea con l'argilla. In tal modo il dio e l'uomo sarebbero stati legati, nell'uomo sarebbe penetrato uno "spirito" che lo avrebbe mantenuto vivo anche dopo la morte.
Sette maschi e sette femmine - Il dio We fu immolato. Belet-ili mescolò la sua carne e il suo sangue con l'argilla. Gli dei Anunnaki e gli dei Igigu, divenuti anch'essi grandi dei, sputarono sull'argilla. Vennero fatti quattordici pani di argilla. Sette pani produssero maschi e gli altri sette femmine. Poi maschi e femmine si accoppiarono due a due.
Gli uomini al lavoro - Vennero costruiti nuovi picconi e nuove zappe. Gli uomini iniziarono la loro attività edificando grandi dighe di irrigazione per provvedere cibo per gli uomini e per gli dei, per continuare la grande opera degli dei Igigu.
Sovrappopolazione: inizia l'epidemia - La popolazione si moltiplicò. Il territorio abitato venne ampliato, ma si verificò lo stesso un eccesso di popolazione. Allora Enlil chiamò gli altri dei e disse che veniva disturbato nel sonno dal frastuono degli uomini: erano troppi. Gli dei decisero di inviare una epidemia tra gli uomini.
Fine dell'epidemia - Un uomo, chiamato Grande Saggio, su suggerimento di Enki, organizzò le contromisure. Non bisognava portare più offerte nei templi. Bisognava onorare solo il dio Namtar, il portatore dell'epidemia, che soddisfatto avrebbe sospeso la sua azione malefica. E così avvenne. Gli uomini prosperarono di nuovo.
Arriva la siccità - La popolazione crebbe ed Enlil nuovamente si lamentò con gli altri dei: il frastuono degli uomini non lo faceva dormire. Gli dei convennero di inviare la siccità. Niente pioggia, niente piena dei fiumi, vento caldo, cielo oscuro. Gli uomini ricorrono allo stratagemma di prima e Adad, dio della pioggia, al mattino fece piovigginare di nascosto e la notte condensò la rugiada.
Carestia - L'umanità riprese a svilupparsi e a moltiplicarsi. Enlil, sempre insonne, decise di ricorrere di nuovo al flagello della Siccità/Carestia, ma questa volta pone un severo controllo sulla situazione: Anu e Adad faranno da guardiani del cielo e lui stesso controllerà la terra. I prati seccarono, la pianura si ricoprì di salnitro, finirono le scorte, si svuotarono i granai. - Enki non sopporta la situazione e interviene per risollevare le condizioni dell'umanità, violando l'accordo degli dei Annunaku.
Assemblea degli dei: viene deciso il diluvio - Enlil convoca allora una nuova assemblea per risolvere una volta per tutte la controversia e inizia il suo intervento ricordando come i suoi ordini sono stati scherniti da Adad e da Enki. Enki scoppia a ridere. Enlil, sempre insonne, riprende per l'ennesima volta le sue accuse verso Enki e l'umanità. Poi annuncia il diluvio universale per sterminare tutta la popolazione. - Enki si oppone al diluvio: perchè mai devono essere sterminati gli uomini, creati per sollevare gli dei dalle loro fatiche, e fatti con la carne e il sangue di un dio immolato? - Ma il parere di Enlil prevale. L'assemblea decide il diluvio, che sarà eseguito dallo stesso Enlil, dio del cielo. Gli altri dei vengono impegnati da un giuramento a non intervenire a favore degli uomini.
Viene costruita una grande barca - Il Grande Saggio, devoto di Enki, ha un sogno durante il quale riceve da Enki l'ordine di costruire una grande barca molto resistente e di abbandonare la sua casa e i suo beni allo scopo di salvare la sua vita.
Il Grande Saggio inventa una scusa per giustificare il suo strano comportamento con i maggiorenti della città dove abita. Annuncia di voler abbandonare la città per abbandonare il territorio di Enlil, ostile ad Enki, a cui è devoto.
Il Diluvio - Sulla barca vennero caricati: oro, argento, animali di ogni tipo, i famigliari del Grande Saggio. Poi il tempo cambiò, allora il Grande Saggio chiuse il boccaporto con bitume, si levò un vento impetuoso e vennero rotti gli ormeggi. Il Diluvio aveva avuto inizio. - Il sole scomparve, il vento ululava, la tempesta colpiva la terra, le genti morivano. Il fragore atterriva anche gli dei. - Enki era stravolto nel vedere i suo figli travolti. Belet-ili era in singhiozzi, gemeva e piangeva. E con lei piangevano gli altri dei, le labbra secche per l'angoscia.
La barca si arena - Il diluvio continuò per sette giorni. Poi ebbe termine. La barca si arenò sulla cima di un monte. Il Grande Saggio liberò degli uccelli per vedere se poteva sbarcare, poi scese a terra e fece un pasto per gli dei, che sentito il buon odore si radunarono intorno al banchetto come mosche.
Immortalità per il Grande Saggio - Quando Enlil vide la barca si arrabbiò moltissimo e accusò gli altri dei di aver tradito il giuramento. Enki venne immediatamente sospettato. Confessò e si assunse ogni responsabilità. Spiegò i motivi del suo comportamento e covinse gli altri dei che decisero anche di concedere l'immortalità al Grande Saggio, sopravvissuto al diluvio.
Provvedimenti per evitare la sovrappopolazione - Enki per evitare la sovrappopolazione prese i seguenti provvedimenti: non tutte le donne sarebbero state feconde, i bambini sarebbero stati sottoposti ad una alta mortalità, le donne consacrate non avrebbero potuto avere figli.
 
-----------------------------------------------

5.18 In principio… La genesi… Sumera però!

www.redigio.it
 
In principio… La genesi… Sumera però!
 
Quando si parla di genesi di solito, la prima cosa che viene in mente è la Bibbia, perchè si è sempre stati portati a credere che la creazione della vita sulla terra, e la terra stessa, sia stata raccontata per la prima volta nella storia dell’uomo, tra le pagine di questo libro. Come vedremo non può esserci nulla di più sbagliato, perchè gli antichi Sumeri e successivamente i Babilonesi avevano la loro versione della Creazione che loro chiamavano Enuma Elish (Quando nel cielo…). Inizia proprio così la prima frase di questa possente epica: “Quando nel cielo nulla aveva ancora un nome…”. I testi sumeri raccontano che tutto ebbe inizio quando il sistema solare era ancora molto giovane (ricodate la prima frase dell’Enuma Elish). Il Sole (APSU: che in sumero significa “Colui che esiste fin dal principio”), il suo piccolo compagno MUM.MU (“Uno che è nato”, il nostro Mercurio) e TIAMAT (“Vergine della vita”), più distante, erano i primi membri del sistema solare; gradatamente il sistema solare si arricchì della nascita di tre coppie planetarie: Venere (LAHAMU) e Marte (LAHMU) fra MUM.MU e TIAMAT; Giove (KISHAR) e Saturno (ANSHAR) dietro TIAMAT e, infine Urano (ANU) e Nettuno (EA) ancora più distanti seguiti dal minuscolo Plutone (GAGA).
In questo sistema solare ancora instabile (circa 4 miliardi di anni fa) fece la sua comparsa un “invasore”. I Sumeri lo chiamavano NI.BI.RU; i Babilonesi lo ribattezzarono MARDUK in onore del loro Dio. Proveniva dallo spazio esterno, dal “Profondo”, secondo le parole del testo antico. Man mano che si avvicinava ai pianeti esterni del nostro sistema solare, iniziò a essere soggetto alle loro forze. Come è normale aspettarsi, il primo ad attirarlo nella sua orbita fu Nettuno (E.A: colui la cui casa è l’acqua) in sumero. “Colui che lo catturò fu EA”, spiegava con le sue parole il testo sumero. Nibiru/Marduk offriva uno spettacolo mozzafiato: seducente, scintillante, nobile, fastoso (sono solo alcuni degli aggettivi usati per descriverlo. Mentre transitava accanto a Nettuno e Urano emetteva scintille e bagliori. Può darsi che fosse già accompagnato dai satelliti che gli orbitavano intorno o, forse, li catturò a seguito della spinta gravitazionale dei pianeti esterni. I testi antichi parlano dei suoi “membri perfetti difficili da scorgere” oppure “quattro erano i suoi occhi e quattro erano le sue orecchie”. Mentre passava accanto EA/Nettuno, il lato di Nibiru/Marduk iniziò a rigonfiarsi, “come se avesse una seconda testa”. Fu allora che il masso si staccò per diventare Tritone, luna di Nettuno? Può darsi… Un aspetto a sostegno di questa tesi è il fatto che Nibiru/Marduk è entrato nel sistema solare in orbita retrograda (in senso orario), contraria, cioè, a quella degli altri pianeti.
Solo questo dettaglio, raccontato dai Sumeri (secondo il quale il pianeta invasore orbitava in maniera contraria gli altri pianeti) può spiegare il moto anch’esso retrogrado di Tritone, le orbite ellittiche di altri satelliti e comete. Man mano che Nibiru/Marduk passava accanto ad ANU/Urano venivano creati altri satelliti. Descrivendo il passaggio di questo pianeta, il testo afferma che “Anu gettò la sua rete e prese i Quattro Venti”, un chiaro riferimento alla formazione dei quattro satelliti più grandi di Urano che ora sappiamo essersi formati durante la collisione che ha dato al pianeta la sua strana inclinazione. In un passaggio successivo apprendiamo che, a seguito di questo incontro, lo stesso Nibiru/Marduk catturò tre satelliti.
Pur se i testi sumeri descrivono come, dopo essere stato catturato nell’orbita solare, Nibiru/Marduk rivisitò i pianeti esterni e li ordinò nel sistema che conosciamo noi oggi, già il primo incontro giustificava una serie di enigmi che l’astronomia contemporanea non è ancora riuscita a chiarire in merito a Nettuno, Urano, ai loro satelliti e ai loro anelli.
Dopo essere transitato accanto a Nettuno e a Urano, quando raggiunse le immense spinte gravitazionali di Saturno (AN.SHAR), “Primo dei cieli”) e di Giove (KISHAR “Primo delle terreferme”), Nibiru/Marduk venne attirato ancora di più verso il centro del sistema solare. Quando Nibiru/Marduk “si è avvicinato ad Anshar/Saturno e sembrava pronto a combattere”, i due pianeti si “baciarono le labbra”. Fu allora che il “destino”, la traiettoria orbitale di Nibiru/Marduk, cambiò per sempre. Fu allora che GA.GA il principale satellite di Saturno (che più tardi divenne Plutone), venne spinto nella direzione di Marte e Venere (una direzione resa possibile solo dalla forza retrograda di Nibiru/Marduk. Compiendo una grande orbita ellittica, GAGA, alla fine tornò al margine più esterno del sistema solare. Lì si “è rivolto” a Nettuno e a Urano, transitando nelle loro orbite. Era l’inizio del processo per il quale Gaga sarebbe diventato il nostro Plutone, con la sua orbita inclinata e peculiare che, a volte, lo porta tra Nettuno e Urano. Il nuovo “destino”, o traiettoria orbitale di Nibiru/Marduk, era ormai rivolto in maniera irrevocabile verso Tiamat. I testi ci raccontano che a quell’epoca, il sistema solare, ancora giovane, era caratterizzato da instabilità, soprattutto nella regione di Tiamat. Mentre gli altri pianeti ancora barcollavano nelle loro orbite, Tiamat venne spinta in diverse direzioni dai due giganti che erano dietro di lei  e dai due pianeti più piccoli, posti fra lei e il sole. Il risultato fu che si raggruppò intorno a lei una “schiera” di satelliti, “furiosi di rabbia”, per usare il linguaggio poetico del testo. Questi satelliti, “mostri ruggenti”, erano “rivestiti di terrore”, “avvolti in aloni”, giravano impazziti e orbitavano come se fossero “dèi celesti”, ossia pianeti.
Ancora più pericoloso per la stabilità o la sicurezza degli altri pianeti era “il comandante della schiera” di Tiamat, un satellite che crebbe fino a raggiungere quasi le dimensioni di un pianeta e che stava per ottenere il suo destino “indipendente” (la sua orbita intorno al sole). Tiamat “compì un sortilegio per lui, affinchè sedesse fra gli dei celesti, lo esaltò”. In sumero era chiamato KIN.GU, il “Grande Emissario”. Il testo solleva poi il sipario su di un dramma in atto. Come in una tragedia greca, la Battaglia Celeste che seguì era inevitabile a causa delle forze magnetiche e gravitazionali presenti e portò alla collisione fra Nibiru/Marduk, con i suoi sette satelliti (“venti” neli testi antichi), e Tiamat con la sua “schiera” di undici satelliti, guidati da Kingu. Anche se erano in rotta di collisione (Tiamat orbitava in senso antiorario e Nibiru/Marduk in senso orario), i due pianeti non entrarono in collisione. Furono i satelliti, o “venti” (letteralmente in sumero: “coloro che sono al fianco”) di Nibiru/Marduk a schiantarsi contro Tiamat e a entrare in collisione con lei.  Nel primo di questi scontri, prima fase della battaglia celeste:
 
“Schierò i quattro venti,
così che nulla di lei potesse sfuggire:
il Vento del Sud, il Vento del Nord,
il Vento dell’Est e il Vento dell’Ovest.
Stretta al suo fianco teneva la rete,
dono di suo nonno Anu che portò il Vento del Male
il Turbine di Vento e l’Uragano.
Mandò avanti i venti che aveva creato,
tutti e sette li mandò; per colpire il cuore di Tiamat
si sollevarono dietro di lui.
 
Questi “venti” o satelliti di Nibiru/Marduk, “tutti e sette” erano le “armi” con cui venne attaccata Tiamat.
 
Ma il pianeta invasore poteva contare anche su altre “armi”:
 
“Davanti a lui il fulmine,
di una fiamma ardente riempì il suo corpo;
costruì poi una rete per avvolgervi Tiamat
un alone spaventoso avviluppava il suo capo,
il terrore che incuteva lo avvolgeva a mo’ di cappa.
 
Quando i due pianeti e i loro satelliti si trovarono sufficientemente vicini affinchè Nibiru/Marduk “scorgesse l’interno di Tiamat” e “percepisse le intenzioni di Kingu”, Nibiru/Marduk attaccò Tiamat gettando la sua rete per “avvilupparla”, scagliando verso di lei una freccia lucente, un lampo divino. Tiamat “si riempì di fulgore”, rallentando, “riscaldandosi”. Ampie fessure si aprirono nella sua crosta, forse emettendo vapore e materia vulcanica. Nibiru/Marduk scagliò uno dei suoi satelliti, quello che chiamava “Vento del male”, in una fessura che si andava allargando sempre più. “Dilaniò il ventre di Tiamat, le si conficcò nel grembo, le spezzò il cuore”.
Oltre ad aver tranciato Tiamat e ad aver “spento il suo soffio vitale”, questo primo incontro determinò il destino dei satelliti che le orbitavano intorno (tutti tranne quello di Kingu, simile ad un pianeta). Catturati nella “rete” di Nibiru/Marduk (rete secondo me è un termine per identificare il campo gravitazionale), “tremanti di paura” furono spostati dalle loro traiettorie e costretti a seguirne di nuove nella direzione opposta: “Tremanti di paura, batterono in ritirata per salvarsi e mantenersi in vita”. Li legò al suo circuito; li fece orbitare indietro.
Così vennero create le comete (ed ecco che un testo , vecchio di 6.000 anni, ci spiega la nascita dell’orbita ellittica e retrograda delle comete).
Per quanto riguarda Kingu, capo dei satelliti di Tiamat, il testo ci informa che, in questa prima fase della collisione celeste, Kingu era stato privato della sua orbita quasi indipendente: Nibiru/Marduk gli sottrasse il “destino”, trasformò Kingu in un DUG.GA.E celeste, in “una massa di argilla senza vita”, priva di atmosfera, acque e materia radioattiva; Kingu si rimpicciolì e “con catene attorno a lui” Nibiru(Marduk lo costrinse a restare in orbita attorno a Tiamat, ormai vinta.
Dopo aver vinto Tiamat, Nibiru/Marduk proseguì la sua strada nei cieli, seguendo il suo “nuovo destino”. I testi sumeri non lasciano adito a dubbi sul fatto che l’invasore iniziò ad orbitare intorno al Sole:
 
“Egli attraversò il Cielo e
contemplò le regioni,
la struttura dell’Apsu il signore misurò.
 
Dopo aver orbitato intorno al Sole (Apsu), Nibiru/Marduk proseguì il suo viaggio nello spazio. Ma, catturato per sempre nell’orbita solare, fu costretto a tornare indietro. Ea/Nettuno era li ad accoglierlo e Anshar/Saturno salutò la sua vittoria. Poi la nuova orbita di attorno al sole lo riportò sulla scena della battaglia celeste, “tornò quindi da Tiamat che aveva già sottomesso”.
 
“Il Signore si fermò a vedere il suo corpo senza vita,
Ingegnosamente concepì un piano per dividere il mostro.
Quindi la aprì in due parti, come si fa con un mitilo.
 
Con questo atto terminò la creazione “dei cieli” ed ebbe inizio la creazione di Terra e Luna. I nuovi impatti avevano diviso Tiamat in due parti. La parte superiore, il suo “cranio” venne colpito dal satellite di Nibiru/Marduk, chiamato “Vento del Nord”; il colpo lo portò (insieme a Kingu) “in luoghi sconosciuti”, in un orbita nuova dove, in precedenza, non c’era mai stato un pianeta.
Ecco come vennero create Luna e Terra. L’altra metà di Tiamat venne frantumata dall’impatto. La parte inferiore, la “coda” venne “martellata” fino a diventare un “bracciale” nei cieli:
 
“L’altra metà di lei egli inalzò come un paravento nei cieli:
schiacciatala, piegò la sua coda fino a formare la Grande Fascia,
simile a un bracciale posto a guardia dei cieli.
 
Ecco descritta la nascita della “Grande Fascia”, la Fascia degli Asteroidi. Dopo aver sistemato Tiamat e Kingu, Nibiru/Marduk di nuovo “attraverso i cieli e ispezionò la regione”.
Puntò l’attenzione sulla “dimora di Ea/Nettuno e sulla necessita di dare forma al pianeta e al suo gemello Urano. Nibiru/Marduk, dunque, secondo il testo antico, fornì a Gaga/Plutone il suo “destino” finale, assegnandolo a un “luogo nascosto”, un’orbita finora sconosciuta rivolta verso “il profondo” (lo spazio aperto). In linea con la sua nuova posizione, il pianeta ricevette il nuovo nome di UM.SI (“uno che mostra la vita”), e divenne il pianeta più esterno, il nostro Plutone, il primo che si incontra entrando nel sistema solare. Dopo aver così “costruito le stazioni” per i pianeti, Marduk tenne per se due dimore. Una era nel “Firmamento”, come veniva chiamata nei testi antichi la fascia degli asteroidi; l’altra nel “profondo” venne chiamata “dimora grande/distante”, ossia E.SHARRA (“dimora/casa del Sovrano/Principe”). In astronomia queste due posizioni planetarie si chiamano perielio (il punto orbitale più vicino al sole) e afelio (il punto orbitale più distante). Come si evince dalle tavole sumere tradotte, quest’orbita si completa in 3.600 anni terrestri.
Ed ecco come l’invasore giunto dallo spazio esterno è diventato il dodicesimo membro del sistema solare: al centro il Sole, con il suo compagno di lunga data Mercurio, le tre “coppie” consolidate” (Venere e Marte, Giove e Saturno, Urano e Nettuno); la Terra e la Luna; Plutone, che aveva appena conquistato una propria orbita, e il pianeta che aveva dato nuova forma all’intero sistema solare: Nibiru/Marduk.
 
L’astronomia contemporanea e le scoperte più recenti confermano queste antichissime narrazioni.
 
Estrazione dell’oro in Africa, quando ebbe inizio?
6 GENNAIO 2013 20:27 / LASCIA UN COMMENTO
 
Esistono prove del fatto che l’attività estrattiva ebbe inizio nell’Africa meridionale durante la prima età della pietra? Si, studi archeologici lo confermano.
 
Ben sapendo chi i siti di antiche miniere abbandonate potevano indicare la presenza di vene d’oro non ancora sfruttate, negli anni ’70 la Anglo-American Corporation, potente compagnia mineraria del Sud Africa, incaricò alcune squadre di archeologi di mettersi alla loro ricerca. Gli articoli pubblicati (sulla rivista della compagnia, “optima”) descrivono minuziosamente la scoperta, nello Swaziland e in altri siti, sempre in Africa meridionale, di vaste aree estrattive con pozzi profondi addirittura 15 metri. Oggetti in pietra e resti di carbone hanno consentito una datazione che risale a 35.000, 46.000 e 60.000 anni fa.
Archeologi e antropologi impegnati a datare i reperti credevano che la tecnologia estrattiva in Sud Africa risalisse a un periodo molto più recente, vale a dire, al 100.000 a.C. Nel settembre 1988 un equipe internazionale di fisici giunse in Sud Africa per verificare l’età degli insediamenti umani nello Swaziland e nello Zululand. Grazie alle tecniche di datazione più recenti venne determinata un’era che oscilla fra gli 80.000 e i 115.000 anni.
Per quanto riguarda le miniere d’oro più antiche di Monomotapa, nello Zinbabwe meridionale, le leggende locali raccontano che vi lavoravano schiavi in carne ed ossa, creati artificialmente dal Primo Popolo. Questi schiavi, secondo le leggende, “andarono in battaglia con l’Uomo-Scimmia” quando “la grande stella della guerra apparve nei cieli”.
 
-----------------------------------------------

5.19 Quando arrivò la Fine del Mondo

www.redigio.it
 
 
Quando arrivò la Fine del Mondo
 
 
Si dice che ciascun essere umano sia collegato, tramite conoscenze comuni,
a qualsiasi altro essere umano attraverso non più di sei passaggi...
 
eppure qualche eccezione deve esserci
 
 
Quando arrivò la Fine del Mondo – del tutto inattesa – Giovanni si trovava nella Capitale. Non fu come la immaginavano i Testimoni di Geova o qualche altra setta apocalittica. Non ci furono né terremoti né tsunami né asteroidi né alieni né catastrofi nucleari né cambiamenti climatici e neppure epidemie globali. Non fu neanche una cosa tanto clamorosa come ci si poteva aspettare.
Era estate, una giornata di sole, iniziata come tante altre. Giovanni stava camminando per le strade deserte chiedendosi che fine avesse fatto l’Umanità, dal momento che stava già camminando da due ore senza incontrare anima viva.
Tutto appariva intatto; edifici, strade, automobili vuote, ecc. Era come se tutta la gente se ne fosse improvvisamente andata mollando quello che stava facendo. Qualche macchina giaceva in effetti cappottata in mezzo alla via e molti automezzi ingombravano le strade senza più nessuno al volante. Camminando notava via via nuovi strani particolari. Da qualche finestra giungeva un fumo sospetto – tornando indietro non si sarebbe stupito di trovare un incendio. Da altre finestre giungeva della musica: forse radio o televisori lasciati accesi. Si era anche affacciato ad una finestra di un piano terra e aveva chiesto, un po’ timidamente, se c’era qualcuno. Nessuno aveva risposto. Dal salotto in penombra giungeva solo lo sfrigolio della tv. Sullo schermo si vedevano solo interferenze.
Il sole saliva senza fretta in un cielo senza nubi, illuminando i palazzi più alti. Cominciava a fare caldo sul serio. Giovanni entrò in un bar in cerca di ombra e di qualcosa da bere. Di solito veniva cacciato in malo modo, persino quando chiedeva acqua di rubinetto – “acqua del sindaco” come la chiamava lui – ma stavolta nessuno gli lanciò sguardi ostili o sospettosi. Il locale era vuoto. Anche lì c’era qualcosa di strano. Le luci erano accese, come se il proprietario si fosse assentato un attimo per andare al bagno. Sui tavolini cartacce, tazze e bicchieri sporchi e lattine vuote. Dal rubinetto lasciato aperto veniva giù un bel getto d’acqua rinfrescante dove Giovanni immerse le mani e poi la testa. Prese un bicchiere dal banco e si servì una bottiglia di ottimo vino rosso che mandò giù con un rutto soddisfatto. Cercò poi qualcosa da mangiare. Erano giorni che non gli capitava di mangiare a sazietà. Qualunque cosa fosse successo, era bene approfittarne.
Lasciato il bar continuò a camminare nel largo viale che conduceva in centro. La capitale era enorme, gigantesca da percorrere a piedi, ma lui non aveva fretta e aveva buone gambe. Era sparita anche la “concorrenza” che elemosinava da quelle parti. Non conosceva i nomi degli sguardi che incrociava talvolta quando passava di là, fuori dalla sua zona, ma in effetti non conosceva nessuno nemmeno nella sua zona. Era da molto tempo ormai che aveva tagliato tutti i ponti col mondo. Talvolta gli capitava di fare pensieri strani. Si vedeva disteso su qualche marciapiede o in qualche angolo della metro, privo di vita, tra l’indifferenza dei passanti. Qualcuno infine si fermava e chiamava le autorità. Nessuno riusciva ad identificarlo. Da tempo non aveva più documenti e chi conosceva il suo nome – al tempo in cui aveva ancora un nome che qualcuno pronunciava o soltanto pensava – era scomparso da tempo dal pianeta.
Quella mattina d’estate era una mattina in cui si presentava improvvisa quella fantasticheria. Non era però solo fantasia, c’era del vero: se fosse morto nessuno si sarebbe certo presentato a riconoscere il suo cadavere. Sarebbe stato buttato in qualche fossa e amen. Ma se non ci fosse stato nessuno che si fosse preso la briga di seppellirlo…
Uno sbatter d’ali improvviso lo distolse dai suoi pensieri. Un piccione era volato a pochi millimetri dal suo orecchio. D’istinto si abbassò e chiuse gli occhi. Quando li riaprì si trovò di nuovo quell’assurda realtà priva di persone. Pensò che era proprio la fine. Gli tornò alla mente un sermone di un prete che aveva sentito una volta, o forse era il testo di una canzone – a volte si confondeva, ma era certo che parlasse della Fine del Mondo, della Conclusione, che giungeva improvvisa, senza drammi, senza la Voce di Dio, senza una lacrima. Ecco com’era. Era arrivata infine la Conclusione – pensò Giovanni – e forse nessun altro se n’era accorto.
 
 
* * *
 
Non potevamo immaginare cosa avremmo trovato nel Futuro.
Era facile aspettarci un mondo migliore, dove la Scienza aveva risolto la maggior parte dei problemi della nostra epoca di provenienza. Un mondo privo o quasi di malattie, di guerre, di povertà, dove l’Uomo si preparava a conquistare le stelle. Questo era il desiderio che ci animava e che ci aveva fatto compiere il Viaggio. Certo, c’era anche chi non condivideva l’ottimismo dei più, chi pensava al contrario di trovare un mondo devastato dalle guerre e dagli effetti dell’inquinamento; un clima ormai compromesso ed un suolo sterile, devastato da cataclismi vari. Ma anche loro, in fondo al loro animo, credevano che più in basso di come ci trovavamo agli inizi del XXI secolo non si poteva andare: o avremo trovato un mondo nettamente migliore oppure non avremo trovato nulla, e in ogni caso valeva tentare il Viaggio. C’erano anche quelli portati di forza nel Futuro, una minoranza comunque: quelli “portati” da qualche amico o parente o chissà chi, qualcuno che nemmeno s’immaginavano.
Non tutti infatti avevano scelto di compiere il Viaggio, che era in effetti un viaggio senza ritorno.
Quando l’inventore del Viaggio, l’anonimo Viaggiatore del Tempo, aveva compiuto il grande passo non aveva idea delle conseguenze della sua invenzione. Noi lo immaginavamo nel suo laboratorio, mentre si chiedeva se valesse di più un viaggio nel futuro di cento anni o se contavano di più gli affetti che avrebbe lasciato nel Passato. era chiaro che, quando fosse riemerso nel Futuro, tutte le persone che aveva amato o soltanto conosciuto sarebbero state ormai morte. Questo era l’aspetto davvero triste del Viaggio nel Tempo. Era una sorte di esilio definitivo, per quanto volontario, un voltare le spalle alle persone care. Forse, mentre era euforico all’idea di vedere un mondo che non avrebbe mai potuto vedere altrimenti, gli era caduto lo sguardo su qualcosa che lo aveva fermato. Fare quel viaggio gli sarebbe costato molto. Tutto il suo entusiasmo doveva essere venuto meno in un attimo. Una strana nostalgia per il presente doveva averlo preso. Il pensiero di avere la certezza che non avrebbe trovato nessun volto conosciuto in quel futuro, per quanto dorato, doveva averlo trattenuto per chissà quanto tempo.
Tutto ciò finché non aveva trovato la soluzione, o per meglio dire la soluzione si era presentata da sola. Un esperimento aveva confermato che azionando la Macchina del Tempo – un oscuro meccanismo basato sulla fisica quantistica, di cui pochi avrebbero compreso il funzionamento – ed impostando la destinazione di un’ora avanti nel tempo, accadeva qualcosa di inatteso.
Lo stesso Viaggiatore del Tempo aveva poi raccontato la sua storia al Mondo, in forma anonima. Mentre si trovava disteso all’interno del Campo Gravitazionale generato dalla Macchina, con lo sguardo fisso ai macchinari e ai cronometri – quello interno al Campo e quello esterno di controllo – l’uomo aveva visto scomparire in un attimo il mondo all’esterno del Campo. Aveva immaginato qualcosa di simile a quanto avveniva nei romanzi e nei film sui viaggi nel tempo, ossia un tempo “accelerato” come in un video mandato su “avanti veloce”. Niente di tutto questo invece; spostarsi nel tempo equivaleva ad entrare in una meta-dimensione di passaggio dove ogni oggetto visibile scompariva ad eccezione dell’osservatore.
Ma non era solo in quel breve viaggio, la cui durata non era misurabile in termini di “tempo ordinario”; per qualche strano motivo poteva vedere, sospesi in un nulla dal colore indefinito, anche i due cronometri, entrambi fermi sull’attimo della partenza. Poteva percepire però lo scorrere di un tempo diverso, una diversa dimensione temporale separata dal tempo ordinario, dove i suoi pensieri passavano alla consueta velocità. Quello strano tempo percepito era paragonabile a qualche minuto. Quando il laboratorio riapparve attorno a lui, le lancette ripresero a muoversi.
Perché tutto era sparito tranne i due cronometri, posti uno all’interno del Campo ed uno all’esterno? Non aveva senso. Nessuna legge fisica poteva spiegare ciò che si era verificato; occorreva ricorrere a qualche forza telepatica sconosciuta, una “telecinesi temporale”. D’altra parte anche il terreno dei viaggi nel Tempo era quasi del tutto inesplorato e del tutto teorico. Niente era stato osservato direttamente… fino a quel momento.
In un primo momento si rallegrò di questo effetto imprevisto della sua invenzione. Poteva portare la sua donna nel futuro, se si fosse concentrato su di lei; il che non era affatto difficile. Avrebbero ricominciato in un mondo nuovo, una nuova casa, una nuova vita. Ma, preso dall’euforia, non aveva considerato un fattore fondamentale. Ci pensò quella stessa sera, quando ne parlò alla fidanzata. Così come, col solo pensiero, aveva “portato” con se nel tempo due oggetti e basta, questo era dovuto probabilmente al fatto che gli oggetti non possedevano un’analoga capacità telecinetica. Un oggetto, infatti, non pensa. Se avesse portato una persona, questa a sua volta avrebbe pensato magari senza volere a qualcun altro e così via come in un “effetto domino”. Per essere sicuri di viaggiare solo loro nel Futuro, senza portarsi dietro l’intera Umanità, dovevano non pensare a nessuno durante l’attimo della partenza. Sarebbero entrati insieme all’interno del Campo e si sarebbero pensati a vicenda intensamente.
Chi poteva ipotizzare che – proprio in quell’istante – un gatto sarebbe saltato all’interno del Campo…
 
 
* * *
 
Ademio e Lucia si aggiravano, insieme ad altri milioni di esseri spaesati, tra le rovine della città che fu una volta la Capitale e che era abbandonata come un guscio mezzo decomposto. Nessuno dei grandi sogni dell’Umanità, nessuna utopia si era realizzata, anzi! Che ironia! C’era davvero da ridere come matti, anche se in effetti era tutto così tragico da sconfinare nell’assurdo…
Quante persone erano rimaste nel passato, cent’anni prima? Impossibile dirlo, ma dovevano essere molto poche: centinaia, migliaia... in tutto il mondo! Esseri dimenticati dai loro simili, persi in un pianeta divenuto all’improvviso vastissimo ed ostile. Che atroce solitudine, pur per esseri abituati alla solitudine – sia stata essa volontaria o meno. Chissà se qualche discendente era sopravvissuto… era una possibilità che faceva venire i brividi.
Ademio provava un profondo senso di pena, senza sapere nemmeno lui di cosa andava in cerca. Ora che il Mondo doveva ricominciare, ora che occorreva rimboccarsi le maniche per tornare al livello che l’Umanità aveva raggiunto un secolo prima, ora che tutto o quasi andava ricostruito… gli tornava alla mente un celebre romanzo di uno scrittore vissuto nel XX secolo, e il suo ammonimento finale. L’uomo non si stanca mai di ricominciare, dopo la distruzione, questa è la sua virtù e la sua condanna.
Il sole continuava a splendere da un cielo sereno sulle rovine quasi irriconoscibili. Le strade erano difficili da seguire, ingombre com’erano di macerie, di scheletri di auto arrugginite, di cose strane. Era faticoso arrampicarsi su ostacoli di ogni tipo e forma, facendo attenzione a non ferirsi e a non farsi male, ma tanta era la voglia di esplorare che Ademio non si accorgeva quasi del sudore che gli inzuppava la maglietta. Era estate e tutto appariva in quell’atmosfera evanescente che fa pensare ad un miraggio. Era un mondo strano, che stentava a riconoscere.
La maggior parte degli edifici, dopo un secolo di incurie, era crollato e ne restavano solo pezzi di muri sgretolati, in mezzo alla vegetazione selvatica, che stringevano il cuore. Qualche raro palazzo però era in condizioni migliori. Forse lì si erano radunati gli ultimi rappresentanti della razza umana, prima che questa si “estinguesse” per riapparire molti anni dopo la loro morte.
C’era un largo viale che emergeva dallo squallore generale. Quel viale conduceva al centro della città. C’erano molti negozi e locali lungo la strada, dove ora era un po’ meno difficile camminare. L’asfalto era spaccato in più punti; dalle crepe emergevano alti ciuffi di erbacce e qualche albero che spandeva un odore pungente. Entrarono in un bar – quello che un tempo era stato sicuramente un bar – e si sedettero su due sgabelli di legno dall’aspetto abbastanza solido. Nonostante i segni del tempo, era stato senza dubbio un bar. C’era ancora la macchina dell’espresso che pareva in buono stato, e molte tazzine ancora integre disposte sul banco che parevano attendere le bocche dei clienti che avevano chiesto caffè e cappuccini.
Una bottiglia rotta di liquore giaceva nell’acquaio. Ademio osservava tutto con interesse, domandandosi quali immagini avesse riflettuto la specchiera incrinata e sporca dopo che l’Umanità aveva compiuto il Viaggio. Forse la faccia di qualche disperato che si chiedeva che fine avessero fatto tutti quanti. Quello sconosciuto non avrebbe potuto mai immaginarlo.
 
 
-----------------------------------------------
 

5.20 Genesi secondo i miti ebraici

www.redigio.it
 
 
Genesi secondo i miti ebraici
 
Nel principio Dio creò numerosi mondi e li distrusse uno dopo l’altro quando non era soddisfatto. Tutti erano abitati dall’uomo e migliaia di generazioni furono spazzate via da lui senza che ne rimanesse alcun ricordo. Dopo questi primi saggi della creazione Dio rimase solo, con il suo nome immenso, riconoscendo alla fine che nessuna terra poteva essere degna, se non abitata da uomini capaci di pentimento.
Quindi, prima di tentare altre prove, creò sette cose: la legge, la Geenna, il giardino dell’Eden, il trono divino, il padiglione celeste, il nome del Messia e il pentimento. Quando furono trascorsi due giorni divini, cioè duemila anni terrestri, Dio chiese alla legge, divenuta sua consigliera: che accadrebbe se creassi un nuovo mondo? Signore dell’universo, chiese la legge a sua volta, se un re non ha nè armate nè campi su che cosa può egli regnare?
E se non vi è alcuno per lodarlo quale onore può egli avere? Dio ascoltò e approvò. Ma alcuni dicono che la legge si appellò contro la creazione dell’umanità da parte di Dio e pregò: non lasciarmi alla mercè dei peccatori, che bevono il male come acqua.
Dio rispose: io ho creato il pentimento come un rimedio a questo, il trono divino come sede del mio giudizio, il padiglione per assistere ai sacrifici della penitenza, il giardino dell’Eden per premiare i virtuosi, la Geenna, cioè la morte, per punire i peccatorie te per occupare la mente degli uomini, e anche il Messia per raccogliere gli esuli. Nei giorni precedenti la creazione, Rahab, principe del mare, si ribellò contro Dio.
Quando Dio gli comandò: apri la tua bocca, principe del mare e trangugia tutte le acque del mondo, egli gridò: Signore dell’universo, lasciami in pace. Allora Dio lo spinse a morte e fece affondare la sua carcassa negli abissi marini, perchè nessun animale della terra dovesse sopportarne il fetore. Al comando di Dio, dalla terra nacque l’uomo e Dio non si servì della terra a caso, ma scelse polvere pura, affinchè l’uomo potesse diventare la corona della creazione.
Egli fece dunque come una donna che mescola la farina con l’acqua per il pane e mette da parte un poco per l’impasto, come una offerta “halla”. Essendo figlio della terra, Adama, l’uomo prese il nome di Adamo in riconoscimento della sua origine. Alcuni invece fanno derivare il nome da adom, cioè rosso, per ricordare che fu formato dalla creta rossa che si trova a Ebron.
Dio non si degnò di cercare da sè la polvere per Adamo ma mandò invece un angelo. Quando la terra trattenne l’angelo, sapendo che sarebbe stata poi maledetta per causa di Adamo, Dio protese la propria mano per agire da solo. Al tramonto del VI giorno, l’angelo chiese: o Signore dell’universo, perchè ancora non hai creato l’uomo? E Dio rispose: l’uomo è già fatto, manca solo del soffio della vita. Allora Dio soffiò la vita nel blocco di carne e Adamo si alzò e così ebbe termine l’opera della creazione.
 
-----------------------------------------------

5.21 Le vere sembianze di Gesù

www.redigio.it
 
Le vere sembianze di Gesù
 
Capelli ricci, occhi neri, barba ispida, bassa statura; un viso diverso dall’iconograia classica e dalla Sindone
C’è in giro un bisogno di un Cristo che qualcuno ci potesse descrivere con le lenti dello storico, senza infatuazioni poetiche o immaginarie.
L’aspetto isico di Gesù è dificile ricostruirlo in quanto i vangeli ne dicono poco o niente. Certo una rilessione si può azzardare; come poteva Gesù, ebreo della Palestina avere capelli biondi, occhi azzurri e pelle chiara?
Non poteva, ma la forza della tradizione, l’iconograia classica ed i maestri del Rinascimento, ci hanno abituato ad immaginarlo come un individuo dai contrassegni somatici europei senza l’ombra dell’abbronzatura del sole di Giudea.
Ma vediamo di catturare qualche fonte storica nel tentativo di ricostruire l’aspetto isico di questo sorprendente rivoluzionario delle umane coscienze, il predicatore incantevole, l’autore dell’impareggiabile discorso della montagna, il facitore di opere straordinarie, il maestro di verità, l’insigne ammonitore, il messaggero di speranza, in una parola il iglio di Dio.
Ma incominciamo con l’iconograia tradizionale. Il Gesù del Cenacolo di Leonardo è rafigurato con i capelli lunghi. Anche il Caravaggio in più di una sua opera riprende l’immagine del Cristo con un aspetto europeo (capelli lunghi e pelle chiara); la Sacra Sindone riproduce un volto europeo di Gesù. Ma tutta l’iconograia cristiana proila un aspetto con tratti somatici europei.
San Paolo in una lettera ai corinzi afferma che gli uomini dell’epoca non devono portare capelli lunghi.
Non l’avrebbe detto se Cristo li avesse avuti.
Luca nel suo Vangelo racconta che un pubblicano desiderando vedere Gesù nascosto dalla folla, salì su un sicomoro. Dalla descrizione si può concludere che Gesù era piccolo di statura poiché non prevaleva sulla turba che lo circondava.
Per S. Giuseppe martire, Gesù era deforme, per Clemente Alessandrino era brutto in viso, secondo Tertulliano era privo di beltà ed il suo corpo era disarmonico. S. Efrem lo dice alto poco più di tre cubiti (circa m. 1,40), Origene lo indica come piccolo, sgraziato e privo di avvenenza.
Gregorio di Nisso, Giovanni Crisostomo, Girolamo, lo trovano di fattezze normali. Andrea metropolita di Creta lo disegna con sopracciglia congiunte, viso lungo, alquanto curvo, di statura normale. Il monaco Epifanio affermò che Gesù era alto sei piedi (circa 1,65), con viso allungato, con una leggera inclinazione del collo. Secondo l’autorevole lettera Sinodale dei Vescovi di Oriente dell’839, Gesù non era alto più di m. 1,40.
Intanto tutto il fervoroso medioevo cristiano si attivava per descrivere l’aspetto isico di Gesù,
Insomma le vere sembianze del Galileo hanno contorni sfumati, sostenute da notizie scarne ed incerte, però con qualche punto fermo.
Gesù era un palestinese e come tale doveva avere pelle scura, occhi neri, capelli corti e ricci. Non deve destare meraviglia la piccola statura; a quei tempi gli uomini erano piccoli (secondo il metro dell’oggi):
una statura normale andava da 1,50 ad 1,60, chi poteva mettere assieme 1,70 era considerato un gigante.
Viene riferito per esempio che Giulio Cesare era alto 1 metro e 52 e Cleopatra meno di 1,40. Marc’Antonio era alto invece 1,70, un omone per il periodo.
Tiberio, l’imperatore contemporaneo di Gesù, il suo consigliere Seneca, il procuratore Pilato, il gran sacerdote Caifa, Giuseppe d’Arimatea ed Erode il grande non superavano il metro e 55.
Ma aldilà dell’aspetto isico, Gesù Cristo fu indubbiamente uomo di grande suggestione e di enorme fascino per la sapienza del suo eloquio e delle sue meditazioni. E se il iglio di Dio assunse delle sembianze un poco desuete e prive di un aspetto armonico, rispettava il disegno di essere vicino ai miserevoli, agli umili ed ai sofferenti di cui incarnava il disagio e l’inquietudine e da cui partiva, in “quell’Homo Viator” l’innovativo “sofio” della Fede nuova.
 
-----------------------------------------------

5.22 monumenti e risonanze acustiche – il potere e mistero della vibrazione

www.redigio.it
 
monumenti e risonanze acustiche – il potere e mistero della vibrazione
 
Da molti anni qualcuno studia le risonanze acustiche nei monumenti antichi, alla luce delle avanzate tecnologie a disposizione del mondo moderno.
Molto è stato scritto in vari libri riguardo a questo argomento. Testimoni oculari narrano di monaci tibetani in grado di sollevare e frantumare enormi blocchi di pietra, utilizzando il suono prodotto dai tamburi e dalle loro caratteristiche trombe lunghe tre metri.
 
Un ingegnere svedese, Henry Kjellson, scrisse su misteriose e sconosciute tecnologie, in alcuni libri come “Teknik Forntiden” e “Forsvunden Teknik”, nei quali riportò un paio di queste esperienze. Scrisse di un medico svedese, che lui chiamò “Jarl”, che nel 1939 poté assistere, a sud-ovest di Lhasa, come i monaci tibetani spostavano grossi blocchi di pietra a ben duecentocinquanta metri di altezza, dirigendoli dentro una caverna che si trovava su di una parete rocciosa davanti a loro.
“Utilizzavano tredici tamburi e sei lunghe trombe, poste a semicerchio a circa sessanta metri da una enorme pietra piatta interrata, la cui superficie era stata resa concava di una quindicina di centimetri. La pietra distava duecentocinquanta metri dalla parete di roccia. Dietro ogni strumento, intervallati di cinque gradi l’uno dall’altro, si erano disposti i monaci, dieci per ogni fila. Ognuno in un punto preciso indicato da un monaco che prendeva accurate misure sul terreno. I tamburi erano aperti dal lato rivolto verso la pietra. Tutti gli strumenti erano puntati verso il blocco da spostare che era stato posto sulla pietra piatta. Un monaco con un piccolo tamburo iniziò a battere il ritmo e gli altri strumenti si misero a modulare un suono ritmico, che aumentava di intensità gradualmente. Quattro minuti di attesa, immersi in un mormorio, un ronzio, che non riesci più a seguire nella sua velocità; poi il blocco inizia a ondeggiare, si solleva, mentre gli strumenti lo seguono nel movimento, accelera la sua velocità e si dirige, con un’ampia parabola, dentro la caverna ove atterra sollevando polvere e pietre. Un secondo blocco viene posto sulla pietra piatta e l’operazione si ripete. In tal modo ne vengono spostati sei ogni ora. Se il blocco acquista troppa velocità quando atterra nella caverna, si spezza. I residui vengono buttati giù dalla parete e si ricomincia”.
Incredibile, ma la dovizia dei particolari forniti, le misure riportate, indicano che si tratta di una tecnologia che permette la levitazione sonica.
Sembra che il dottor “Jarl” abbia riportato in Inghilterra testimonianza fotografica di quanto visto e che il tutto sia stato confiscato e sparito nel nulla.
 
Non è la sola vicenda in merito riportata da Kjellson.
Sempre nel 1939 era presente ad una conferenza tenuta da tale Linauer, cineasta austriaco, il quale affermava di aver assistito in un monastero in Tibet, negli anni trenta, a fenomeni straordinari che rivoluzionavano le conoscenze fisiche.
Linauer parlò di un gong di tre metri e mezzo, composto da tre metalli. Al centro l’oro, intorno un cerchio di ferro, entrambi racchiusi in un anello di ottone. Quando veniva percosso, il gong emetteva un suono sommesso e breve.
Vi era anche un secondo strumento, simile ad una grossa cozza, anch’esso composto da tre metalli, largo un metro e alto due, che aveva sulla superficie delle corde in tensione. Non veniva suonato, ma, come gli riferirono i monaci, emetteva un onda di risonanza non udibile quando veniva percosso il gong.
Davanti a questi strumenti venivano posizionati un paio di schermi, in modo da formare uno strano triangolo e contenere l’onda prodotta nello spazio circoscritto. Nel momento in cui veniva prodotto il suono, un monaco poteva sollevare, con una sola mano, un gigantesco blocco di pietra.
I monaci dissero all’austriaco che con tale sistema avevano costruito la muraglia che delimitava il Tibet e con lo stesso sistema potevano disintegrare la materia fisica. Era un segreto tramandato fra i monaci che non potevano rivelarlo al mondo perché l’uomo lo avrebbe certamente male impiegato.
In tempi recenti è stato dimostrato che è possibile sollevare piccole pietre utilizzando vibrazioni sonore. La gravità attira le cariche positive e respinge quelle negative, per una ragione ancora ignota. La frequenza esatta causa la disintegrazione delle particelle dure della pietra provocando una carica negativa e facendo levitare la pietra. Gestendo la carica negativa, si può gestire la velocità, la direzione e la durata.
 
 
Sembra che questa sia la strada giusta da seguire, già seguita da qualcuno nel passato, altrimenti perché alcune colonne egizie risuonano come diapason giganti?
A Karnak, infatti, tre obelischi, ricavati dal granito rosa estratto da Assuan, a ben 180 chilometri di distanza, sono in grado di produrre una vibrazione. Quale sia la loro esatta funzione nessuno lo può dire con certezza, forse il pilastro con il quale si raffigurava il dio Amon. Nel Museo del Cairo è conservato quello che resta dell’obelisco di Hatshepsut, proveniente da Karnak; in origine doveva essere alto trenta metri, adesso ne restano solo una decina. Fino a pochi anni fa la guida lo avrebbe percosso per far udire ai visitatori la bassa risonanza che emetteva e che durava per molti secondi, oggi è stato ancorato col cemento e non emette più nessun suono.
Perché costruire obelischi che fossero in grado di emettere suoni bassi?
Risulta chiaro che vi era una profonda conoscenza delle proporzioni armoniche per spostare blocchi e perforarli, come affermano Cristopher Dunn ed Walter Emery; una conoscenza ereditata in epoca anteriore.
Alcuni templi egizi producono sonorità di bassa frequenza.
 
Gli antichi testi incisi sulle pareti ad Edfu parlano della sua costruzione avvenuta nel “Primo Tempo” e delle sacre cerimonie che vi si svolsero per “dare vita” al Tempio. Cosa significa “dare vita”? Mettere in moto un meccanismo? Per caso al suono di una nota, creando una frequenza?
Anche le pietre dell’Oseiron possiedono proprietà sonore. È noto che i monoliti di Stonehenge amplificavano i suoni prodotti durante le cerimonie che si svolgevano fra le sue pietre.
La risonanza di un corpo o di una costruzione è determinata dalla sua dimensione, dalla massa, dalla simmetria, dai componenti del materiale che possono influire sulla vibrazione per simpatia. Quest’ultima è un fenomeno sfruttato per praticare fori nel quarzo, utilizzando trapani ad ultrasuoni. Vi sono minerali che non rispondono perfettamente agli ultrasuoni e diventano difficili da lavorare.
La camera del Re della grande piramide è stata costruita basandosi sulle regole di Pitagora, che servono ad ottenere proporzioni armoniche in grado di produrre note musicali. Nel caso specifico sembra che sia il “Do” derivante dalla combinazione del “Re”, “Sol” e “Mi”.
Il primo a notare queste proprietà fu l’egittologo Sir William Flinders Petrie, nel 1881. Nella ricerca di una camera segreta decise di far sollevare il sarcofago di granito. L’operazione, pur con molti sforzi, riuscì e il blocco fu sollevato di venti centimetri. Quando Petrie lo percosse, come lui stesso affermò, “produsse un suono profondo di una bellezza straordinaria e soprannaturale”. Indubbiamente le sue dimensioni e il suo volume erano fondamentali per ottenere la migliore risonanza armonica.
Anche Cristopher Dunn fece qualcosa di simile. Percosse il sarcofago per identificare il suono prodotto e più tardi riprodusse con la voce quella nota, scoprendo che la risonanza aumentava quando raggiungeva la nota superiore di un’ottava. Si accorse così che le parole pronunciate nell’Anticamera avevano trapassato le spesse mura della costruzione, rimanendo registrate nell’apparecchio situato nella Camera del Re, come fossero state proferite in quel punto.
 
Come abbiamo visto, dal Tibet giungono storie incredibili che narrano di un tempo in cui i nostri antenati erano a conoscenza di una tecnologia sonica impiegata nelle costruzioni, un valido aiuto nel lavoro manuale. Una tecnica simile a quella narrata dagli Indios di Tiahuanaco agli spagnoli. Circa ventimila anni fa la città Inca fu eretta da uomini capaci di sollevare pietre e trasportarle dalle cave situate sulle montagne, al suono di una tromba.
Erano gli uomini di Ticci Viracocha, alto di statura, con la pelle chiara, gli occhi azzurri, i capelli biondi e una folta barba. Egli muoveva le pietre utilizzando un fuoco celeste che le avvolgeva senza consumarle e permetteva di sollevarle con le mani.
Tra le rovine di Tihuanaco sono state trovati monoliti con sezioni a più strati, ad angolo retto, scavati nei fianchi, che si ipotizza potessero servire a definire l’esatta frequenza di risonanza dei blocchi di pietra.
Anche i Maya presentano racconti simili, dove una razza di nani riuscivano a posizionare le pietre al posto voluto utilizzando un fischio.
 
Alcuni racconti Greci parlano di un figlio di Zeus, Anfione, gemello di Zete, con il quale cinse di mura Tebe, utilizzando ciclopiche pietre che da sole si posizionarono una sull’altra al suono della sua lira. Si racconta che quando suonava lo strumento le pietre lo seguivano. La cosa più curiosa è che era stato istruito da Mercurio, l’Ermes greco, guarda caso il Thoth egizio tenutario di tutta la conoscenza.
 
Dagli scritti di Sanconiatone veniamo a conoscenza che quando gli uomini vivevano in armonia con gli Dei, durante la famosa età dell’Oro, uno degli dei, Taautus, il Thoth egizio, fondò la civiltà Egizia.
Era il tempo in cui Urano, chiamato anche Cielo, fondò la città di Biblo, “Betulla”, “creando pietre che si muovevano come dotate di vita propria”.
 
Innegabile però che nei territori Maya vi siano luoghi che presentano inspiegabili proprietà acustiche. A Chichen Itza, il sussurro emesso nel tempio situato a nord nello Sferisterio, simile ad un campo da gioco a cielo aperto, lungo centosessanta metri e largo sessantotto, può essere udito all’altro lato, nel tempio situato a sud, a centoquaranta metri di distanza.
Nel 1931 il direttore d’orchestra Leopoldo Stokowski, in collaborazione con Silvanus Morley, trascorse ben quattro giorni per cercare di carpire il segreto dell’acustica Maya senza riuscirvi. Spostarono il fonografo, con il quale suonavano le ultime incisioni di Stokowski e dell’orchestra Sinfonica di Filadelfia, in svariate posizioni per definire le superfici riflettenti, ma il segreto acustico è uno dei misteri irrisolti dell’America antica.
 
Sempre a Chichen Itza si trova il Castiglio, una piramide dalla forma particolare. Emettendo un leggero suono, o parlando a voce bassa restando alla sua base, l’eco prodotto alla sua sommità diviene un urlo acuto. Se una persona parla mentre si trova sulla sua cima, l’eco può essere udito a grande distanza, qualità riscontrata anche in un’altra piramide a Tical e in altri siti.
A Palenque tre persone che si trovassero sulla vetta delle tre piramidi esistenti nel luogo, potrebbero parlare fra loro come se fossero una accanto all’altra.
 
Un suono prodotto alla base della Piramide del Mago ad Uxmal, secondo le leggende locali eretta da una razza di nani che usavano spostare le pietre emettendo un fischio, riproduce alla sua sommità una specie di cinguettio.
Le guide di Tulum indicano il tempio che fornisce un prolungato sibilo quando cambia la velocità del vento e dichiarano che è utilizzato come segnale di pericolo in caso d’uragani e grandi tempeste.
 
L’esploratore Wayne Van Kirk ha scritto di aver avuto modo di osservare, grazie ad una guida del luogo, una specie di bossoli di cartucce in pietra, che una volta percossi davano dei suoni perfettamente sintonizzati, con i quali si poteva suonare un motivo.
Dobbiamo considerare che i Maya conoscevano molto di più di quanto viene loro accreditato e la produzione di quei suoni di uguale intensità, da est ad ovest, di giorno e di notte, è uno dei tanti eccezionali risultati ingegneristici, realizzati dalle antiche tecniche Maya migliaia d’anni fa. Tecniche che a tutt’oggi, architetti e archeologi, non sono ancora capaci né di riprodurre, né di spiegare.
Gli archeologi hanno considerato che tali risonanze sia prodotte dallo stato di rudere cui sono ridotti gli edifici, ma Manuel Sansores, che è stato impegnato nella loro ricostruzione, dichiara che se gli edifici fossero completi permetterebbero al suono di divenire più chiaro e forte.
 
-----------------------------------------------