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NOI DELLA CANTONI
 
Il periodico aziendale del Cotonificio Cantoni, storica fabbrica tessile
 
Contents
1.1 noi della cantoni
1.2 Introduzione alla Cantoni- Paternalismo
1.3 cantoni introduzione
1.4 L'INDUSTRIA TESSILE IN ITALIA   Cioce Martina
1.5 LA FABBRICA CANTONI
1.6 COTONIFICIO CANTONI
1.7 COTONIFICIO CANTONI introduzione
1.8 COTONIFICI IN VALLE OLONA
1.9 DAL COTONIFICIO ALLA LIUC
1.10 PROFILO STORICO CRONOLOGICO
1.11 Cantoni nella sua storia
1.12 Introduzione alla Cantoni- Paternalismo
1.13 Il regolamento e i servizi.
1.14 Cotonificio Ponti
1.15 Intervento sull'edificio e sull'area circostante
1.16 composizione architettonica
1.17 architettura ex cotonificio cantoni
1.18 Il parco e la villa cantoni
1.19 Architettura del parco
1.20 Aldo Rossi
1.21 Intervento di Aldo Rossi
1.22 LA FABBRICA CANTONI by marcorossi
1.23 Introduzione alla Cantoni- Paternalismo  marcorossi
1.24 COTONIFICIO CANTONI by marcorossi
1.25 la localizzazione, le fabbriche e le fonti di energia nell’alto milanese
1.26 Storia dell'industria tessile italiana.
1.27 STORIA DELL’INDUSTRIA TESSILE COTONIERA
1.28 RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
1.29 la localizzazione, le fabbriche e le fonti di energia nell’alto milanese   by Medina
 
 
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1.1 noi della cantoni

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noi della cantoni
 
Il periodico aziendale del Cotonificio Cantoni, storica fabbrica tessile di origine familiare attiva a Legnano fra il 1830 e il 1985, prima nel suo settore ad assumere la forma di società per azioni (1872) con stabilimenti a Castellanza, Cordenons, Olmina, Canegrate e Bellano, testimonia il primato della Società nel campo dell’organizzazione industriale e dell’applicazione tecnologica alla produzione.
 
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L’azienda, che unisce virtuosamente le fasi di filatura e tessitura, si caratterizza per la presenza di un considerevole numero di telai meccanici azionati sia dall’energia elettrica che da quella idraulica, grazie all’apporto del fiume Olona. Gli anni della pubblicazione coincidono con la fine della fase di espansione dell’azienda, iniziata nel corso degli anni Quaranta del Novecento e culminata nel 1951. Si tratta di un periodo di recessione che spinge l’azienda a investire sulla competitività dei prodotti e sulla modernità degli impianti, anche mediante l’introduzione dei nuovi filatoi in grande formato. Nonostante tale sforzo, la decadenza degli anni Sessanta fu inevitabile a causa della progressiva industrializzazione dei paesi in via di sviluppo. Pur incentrato sulla diffusione della cultura tecnica legata alla produzione industriale del tessuto (un esempio è dato dagli articoli sul velluto) con numerose illustrazioni e descrizioni dei macchinari tessili all’avanguardia (Macchina da tessere ruti, Stiratoio platt, Roccatrice automatica savio), la rivista presenta una diffusa sensibilità per l’assistenza mutualistica in materia di sicurezza e di antinfortunistica, sia industriale che domestica, anche mediante l’indizione di un ‘Concorso antinfortunistico’ tra gli stabilimenti produttivi. Un’attenzione particolare è dedicata alla diffusione della cultura grafica, pittorica, dello stilismo e della moda, legata alla produzione tessile: la rivista passa in rassegna i movimenti storici e quelli contemporanei, con l’obiettivo dello sfruttamento commerciale della creazione artistica, come riflettono le belle copertine a colori dove prevalgono le grafiche colorate delle decorazioni e delle stampe del tessuto ed i bozzetti delle collezioni. La rivista, nel n. 49 del luglio 1968, tratta dell’ingegnerizzazione dei processi di produzione ed evasione degli ordini a cura del Centro meccanografico, che mette in collegamento la Sezione Commerciale con la Sezione Tessuti. Tra le rubriche ricorrenti: "In questi sei mesi", ovvero l’anagrafica aziendale ed il rotocalco degli eventi e dei viaggi promossi dall’Enal (dopolavoro); "Libri recentemente entrati in Biblioteca", oltre a curiosi articoli seriali che narrano della tradizione e della cultura popolare.
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1.2 Introduzione alla Cantoni- Paternalismo

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introduzione alla Cantoni- Paternalismo
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi, tranne la parte di fabbrica al di là dell’ Olona che non è rientrata nel progetto, è sede dell’ università Carlo Cattaneo. Lo stabilimento,  oltre che ad essere un reperto di archeologia industriale, è dal punto di vista architettonico molto interessante e complesso perche è stato costruito con particolare attenzione, oltre alla parte funzionale, anche alla parte estetica. È stato, infatti, utilizzato lo stesso stile per ogni edificio, conferendo all’edificio unità formale. Prevale l’utilizzo del colore giallo per le pareti e sulle facciate le finestre sono intervallate da paraste in laterizio. Parte della Cantoni non era solo la fabbrica ma anche tutto il complesso di case operaie, asili e mense costruite appositamente, per favorire i moltissimi uomini e donne operai che avevano necessità di avere una casa o di lasciare il proprio figlio durante le ore di lavoro.Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC, fatti costruire appositamente da Eugenio Cantoni per dimostrare che anche se industriale nell’ ottocento era uno degli uomini più potenti e ricchi d’ Italia quasi alla pari di principi e baroni. 
 
  IL PATERNALISMO AZIENDALE, LE ABITAZIONI PER I DIPENDENTI, GLI ASILI E LE SCUOLE All’epoca della rivoluzione industriale, cioè nella seconda metà del Cinquecento, gli imprenditori introdussero nella fabbrica un tipo di organizzazione simile a quella patriarcale della famiglia di quel tempo. Questa composizione gerarchica vedeva a capo il padre-padrone che si prendeva cura dei suoi figli operai. Questa nuova “politica” imprenditoriale prese il nome di Paternalismo Aziendale 1, a sottolineare la figura paterna impersonata dal dirigente nei confronti dei propri dipendenti. Infatti, sempre più comunemente, i capi d’azienda iniziarono a far edificare degli alloggi da dedicare ai lavoratori portando loro notevoli benefici a livello sia sociale, che assistenziale. Esemplari furono i Cantoni che per i lavoratori dell’omonima azienda fondata alla fine del 19esimo secolo, fecero costruire delle abitazioni 2. A Castellanza, per esempio in via Marconi, vennero costruiti dagli architetti Latis quattro caseggiati a ballatoio su tre piani, complesso conosciuto poi come Il Cairo, destinato agli operai. Queste costruzioni erano caratterizzate da semplicità costruttiva, comodità ed adeguate dotazioni tecnologiche a basso costo 3.Ai dirigenti spettavano, invece, delle ville signorili unifamiliari ed agli impiegati dei villini bifamiliari 4. In tutte le tipologie di abitazioni edificate dai Cantoni erano presenti degli orti i cui profitti incrementavano, seppur in maniera lieve, il salario dei lavoratori. La massiccia presenza di donne lavoratrici all’interno dell’industria tessile 5 portò alla costruzione di asili infantili e nella città di Castellanza la famiglia Cantoni edificò la Scuola Montessori in Via Eugenio Cantoni, 6 e la Scuola Materna E. Cantoni in Via Borsano, 7. Inoltre, per i bambini che avrebbero frequentato questi istituti, furono offerte colonie estive ed invernali. Questa nuova relazione tra dirigente e lavoratore non mancò nel coinvolgere le famiglie di operai ed impiegati in feste e balli nei Dopolavoro aziendali, gite e passeggiate in compagnia nelle domeniche ed in molte altre manifestazioni a cui partecipava attivamente in prima persona il padrone presentandosi come “amico” al fine di limitare il rischio di ribellioni e malcontenti da parte dei lavoratori. I dirigenti con questa nuova politica si assicurarono, inoltre, di tutelare i propri dipendenti con polizze assicurative contro gli infortuni ed istituirono dei fondi pensione. Innovativo fu soprattutto il Cotonificio Cantoni che, anticipando di decenni le norme legislative in proposito, concesse sussidi alle operaie gestanti ed assicurò, inoltre, anche una sorta di vitalizio ai dipendenti  che avevano lavorato per l’azienda per più di 30 anni. I Cantoni, infine, a testimonianza dell’avanguardia della loro azienda, furono anche tra i primi ad istituire cooperative e mense aziendali 6.
(Pagani, 1989; Romano, 1992)
(Brajkovic, 1960; Cuccuru, 1989)
(Capitanucci, 2007)
(Capitanucci, 2007)
(Romano, 1992)
(Brajkovic, 1960)
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1.3 cantoni introduzione

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cantoni introduzione
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.
 
al 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi, tranne la parte di fabbrica al di là dell’ Olona che non è rientrata nel progetto, è sede dell’ università Carlo Cattaneo.
 
Lo stabilimento,  oltre che ad essere un reperto di archeologia industriale, è dal punto di vista architettonico molto interessante e complesso perche è stato costruito con particolare attenzione, oltre alla parte funzionale, anche alla parte estetica. È stato, infatti, utilizzato lo stesso stile per ogni edificio, conferendo all’edificio unità formale. Prevale l’utilizzo del colore giallo per le pareti e sulle facciate le finestre sono intervallate da paraste in laterizio.
 
Parte della Cantoni non era solo la fabbrica ma anche tutto il complesso di case operaie, asili e mense costruite appositamente, per favorire i moltissimi uomini e donne operai che avevano necessità di avere una casa o di lasciare il proprio figlio durante le ore di lavoro.
 
Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC, fatti costruire appositamente da Eugenio Cantoni per dimostrare che anche se industriale nell’ ottocento era uno degli uomini più potenti e ricchi d’ Italia quasi alla pari di principi e baroni.
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1.4 L'INDUSTRIA TESSILE IN ITALIA Cioce Martina

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L'INDUSTRIA TESSILE IN ITALIA
 
 
profilo storico cronologico
la manodopera
progresso sociale dell’industria cotoniera in italia
industria cotoniera nella lombardia
la localizzazione, le fabbriche e le fonti di energia nell’alto milanese
 
 
profilo storico cronologico
I mercanti manifatturieri tessili si sviluppano intorno al XVI Secolo nelle città dell’Alto Milanese, come Busto Arsizio, Gallarate, Legano, Castellanza, paesi nella zona della valle dell’Olona.
Questi eseguivano i lavori inizialmente a domicilio, in particolare nei periodi invernali, quando il lavoro agricolo si fermava e i membri delle famiglie di agricoltori si dedicavano al lavoro in casa del cotone.
Nel 1805 Napoleone emanò una legge che proibiva l’esportazione dei tessuti mentre gli unici esportabili erano quelli francesi, molto rari perché non soddisfacevano il fabbisogno interno del paese.
Nel 1813 Andrea Ponti richiese il permesso di potere esportare a Gallarate macchine per filare in modo da sostenere le grandi quantità di filato che veniva consumato.
A partire dal 1814 i mercanti bustesi e gallaratesi incentrarono le loro imprese verso il mercato estero, perché in Inghilterra stava avvenendo una crisi di sovrapproduzione.
L’anno successivo venne emanata una legge che aumentava le tasse doganali dei tessuti, favorendo così l’acquisto di tessuti provenienti dai paesi esteri già avviati all’industrializzazione.
Questo causò un declino delle persone che filavano a mano il cotone che dovettero accontentarsi di una paga minima.
Con l’aumento dei prezzi dei tessuti locali, i mercanti manifatturieri accrebbero il loro commercio importando tessuti preziosi dai paesi esteri.
Intorno al 1820 nella provincia di Milano vi erano dalle 50 alle 100 macchine per fusi azionate manualmente.
Il periodo tra gli anni venti e trenta di questo secolo è considerato come l’epoca del pionierismo delle fabbriche, in cui il ruolo del banchiere, che finanzia le industre, inizia a prendere vigore, mentre nelle zone di Busto e Castellanza lungo le valli dell’Olona la figura del mercante manifatturiero, che vive di commercio e di produzione industriale tramite l’utilizzo della filatura idraulica, andò sviluppandosi molto, rafforzando il rapporto tra famiglia e affari.
Questi nella valle dell’Olona presero il sopravvento allargando il proprio raggio d’azione mercantile e meccanizzavano ciò che risultava vantaggioso.
Nonostante ciò non riuscirono a soddisfare il fabbisogno interno quindi dovettero cercare soci in affari capace di dirigere una filatura meccanizzata in modo da organizzare la fabbrica secondo il modello di fabbrica idraulica.
In Lombardia ci fu un secondo periodo di protoindustrializzazione in cui il lavoro a domicilio venne spostato in fabbrica.
Nel 1823 i tre figli di Andrea Ponti fondarono a Gallarate una fabbrica di filatura e tessitura che in quegli anni comprendeva 200 operai e nel 1836 raggiunse 8000 fusi, nel 1850 raggiunse un patrimonio totale di oltre 21 milioni di lire milanesi.
A Legnano la ditta Martin possedeva 5000 fusi e a Milano 1400.
Nel 1844 lo stabilimento Ferrario-Ottolini raggiunse il numero di 2500 fusi.
Dal 1836 al 1844 si passa dai 40 000 ai 102 000 fusi totali in Italia, mentre nella valle dell’Olona si passò dai 21 000 ai 50 000.
Nella città di Busto Arsizio si contavano 43 ditte con una somma complessiva di 5642 telai, i quali producevano un terzo del filato lombardo.
Nel 1838 la ditta Cantoni avviò il progetto da 850 000 lire concesse da Bartolomeo Ponti per costruire una seconda fabbrica a Castellanza e nel 1850 venne presa la decisione di fondare una terza fabbrica a Olgiate Olona.
Fonte: Conca Messina Silvia A. Cotone e imprese; Marsilio editori (p 23-80 un profilo storico-cronologico: dal mercante-manifatturiero al mercante-industriale)
 
LA MANODOPERA
 
La manodopera dell’industria cotoniera era caratterizzata dall’essere originaria di famiglie agricole. Spesso infatti l’apertura di un nuovo cotonificio in una zona di campagna poteva risultare una fattore molto importante per la sopravvivenza delle famiglie che vi abitavano; si andò così a creare la figura del contadino-operaio sin dal sorgere delle prime attività industriali, poiché le misere condizioni di vita di molte famiglie costrinsero molte persone a cercare altre fonti di guadagno oltre a quelle agricole.
Tra il 1854 e il 1911, in Lombardia ci fu un notevole aumento della manodopera, che nel 1854 contava 3810 operai, fino ad arrivare al 1911 in cui si raggiunse la quota di ben 65378 operai cotonieri, che costituivano il 23% dell’occupazione operaia nel tessile.
Un altro dato fondamentale per descrivere la manodopera di questo settore dell’industria tessile, è quello relativo a genere e sesso degli operai. Se infatti nelle altre industrie, la maggior parte dei lavoratori erano uomini, nelle cotoniere dominava la presenza di lavoratrici donne, che appunto costituivano il 43,7% nel 1854; il 59% nel 1876; il 66,6% nel 1896; il 69,2% nel 1903 ed infine nel 1911 si arrivò ad un massimo del 74,9%. Ci fu quindi un forte accrescimento nel tempo della componente femminile all’interno delle fabbriche, forse anche dettato dalla maggiore facilità di lavorazione e la minore necessità di forza conseguenti dall’impiego di macchinari sempre più sofisticati.
Bisogna anche ricordare che nell’industria cotoniera fu sempre stata presente la componente minorile tra gli operai, si ha infatti una percentuale del lavoro infantile del 30,8% nel 1854; del19,4% nel 1876; del 17,5% nel 1896 e del 15,9% nel 1903, a questo calo seguì un rialzo nel 1911, in cui si arrivò al 20,2% di manodopera infantile. Questo calo è stato forse determinato dal fatto che l’impiego di una certa manodopera debole e inesperta, debba essere risultato controproducente in una così rapida fase di sviluppo e crescita tecnologica.
Tra ‘800 e ‘900 gli operai dell’industria tessile vennero presi di mira dall’esigenza che gli imprenditori avevano di riuscire a educarli nel modo giusto. Per fare ciò, vennero istituite rigide normative per regolare la vita e le attività all’interno delle fabbriche, dove vennero installati orologi che andavano a misurare il tempo industriale che non prevedeva interruzioni della fatica dei lavoratori, e che divennero simbolo di questo rigido processo educativo. Vennero anche evidenziati i rapporti gerarchici che rendevano più chiara la divisione e l’organizzazione del lavoro all’interno dello stabilimento, che erano necessari per il buon andamento della produzione.
Il fatto che gli operai imparassero le regole sulla puntualità e le regole disciplinari era indispensabile, ma non era sufficiente a garantire una buona produttività, sorse così anche il bisogno di una formazione tecnica, la quale poteva durare da qualche mese fino ad un anno intero. Quindi per non sprecare il tempo speso nella formazione degli operai, che fino ad allora erano liberi di cambiare posto di lavoro entrando in un nuovo stabilimento, alcuni imprenditori introdussero delle regole ben precise: un esempio può essere quello del 1903 portato avanti dalla Filatura Feltrinelli di Campione del Garda, che introdusse l’obbligo di rimanere nella sua fabbrica per almeno sei mesi se provenienti da altre tessiture, e almeno un anno se novizi.
Un altro importante provvedimento che venne preso dagli imprenditori, fu quello di fornire servizi di vario genere alla manodopera in modo da rendere più continuative e meno precarie le prestazioni degli operai, nel settore cotoniero infatti, le condizioni non erano le migliori per un posto di lavoro, a partire dall’ambiente, sporco e antigienico, poco illuminato a causa della mancanza di un sufficiente numero di finestre, eccessivamente caldo e pieno di polveri. Tutto questo, sommato ai duri ritmi di lavoro e alla lunga permanenza all’interno delle industrie, causava grandi e gravi problemi di salute e molte malattie che abbreviavano di molto le aspettative di vita degli operai, e spesso, soprattutto nei fanciulli, provocavano malformazioni fisiche. Per combattere questo insieme di tristi fenomeni, vennero istituite delle società di mutuo soccorso aziendali che si occupavano dell’agevolazione delle cura e del recupero fisico degli operai malati.
Infine, un ultimo servizio che venne concesso alla manodopera, fu quello relativo all’istruzione degli operai: furono gli stessi imprenditori ad occuparsi di garantire ai loro operai un istruzione elementare e una base culturale minima indispensabile per il loro inserimento nell’ambiente di lavoro. Vennero create così delle scuole per l’educazione e la crescita della classe operaia, che riuscivano anche a fidelizzare la manodopera al proprio capo.
 
Fonte: Romano R.: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al 1914, Banca Commerciale Italiana, 1992, (p.285-332 capitolo: La manodopera).
 
PROGRESSO SOCIALE dell’industria cotoniera in Italia
 
L’Italia è stato il primo paese dell’Europa meridionale, a raggiungere a metà Novecento uno stabile livello d’industrializzazione. (Storia d’Italia, premessa)
L’Italia all’indomani dell’Unità era un paese arretrato, in cui aveva scarsa rilevanza il ruolo e il peso dell’industria. Le uniche aree a raggiungere una consistenza tecnico-produttiva e una rilevanza in termini di occupazione considerevoli erano le regioni, dal Nord al Sud, che comprendevano il Milanese, il Genovese, il Comasco, il Valdagno, la Valle del Liri, il Napoletano e l’entroterra salernitano. (Segreto, p. 7)
L’Italia, dopo la Grande depressione, sfruttò la ripresa internazionale per sostenere l’industrializzazione, che gli avrebbe consentito di trasformarsi in un autentico paese industriale. Il processo di industrializzazione avvenne in un’area ristretta del paese, il cosiddetto Triangolo industriale, fra Milano, Torino e Genova; dove la presenza operaia raggiunse la media europea. Il processo di trasformazione e modernizzazione della società italiana stava investendo il mondo dell’industria e da esso la società venne modificata. Lo scontro sociale tra industriali e operai caratterizza lo sviluppo economico del paese, insieme al crescente numero di scioperi e alla costituzione dei sindacati dei lavoratori dell’industria. Dopo il vasto sviluppo degli anni ’50, ci fu una crescente pressione da parte dei sindacati per una maggiore partecipazione dei lavoratori al dividendo sociale ed economico, che sfociò nell’aumento salariale. (Segreto, p.12-16)
Il “miracolo economico” era avvenuto attraverso fenomeni migratori interni, che avevano modificato il tessuto sociale e culturale del Triangolo industriale. Negli anni ’50 e ‘60 il mondo industriale si disinteressò dei problemi sociali, scaricandoli sul versante politico e istituzionale; in politica, il Centrosinistra promosse due riforme: la scuola media e il licenziamento per giusta causa. Dunque è più evidente che la rincorsa a servizi sociali migliori poteva avvenire solo attraverso un’espansione della spesa pubblica. Nel periodo a cavallo tra ’60 e ’70 le comunicazioni tra fabbrica e società si infittirono e questo mutamento nella composizione sociale e professionale della classe operaia provocò enormi problemi produttivi. Le aspirazioni all’egualitarismo ruppero le compatibilità economiche nelle fabbriche, che parevano immutabili. La rivendicazione della trasformazione del salario in variabile indipendente, portò al collasso l’intero sistema industriale italiano, questo sistema però continuava a fatica il superamento di un meccanismo di sviluppo, basato su un equilibrio di bassi salari. Tra gli anni ’70 e ’80 il decentramento produttivo, indebolì il movimento sindacale e amplificò i margini del profitto. In questi anni si avvia un processo per riprendere il controllo dell’industria in cui hanno un ruolo fondamentale i caratteri dell’imprenditoria, votata al sacrificio personale come modello lavorativo e delle relazioni industriali. (Segreto, p. 68-72)
 
INDUSTRIA COTONIERA nella Lombardia
 
Il settore cotoniero fu sostenuto dal protezionismo doganale, dato che la regione faceva parte dello zollverband, cioè l’area doganale della monarchia austriaca. A causa dell’installazione di nuovi impianti cotonifici, si ebbe la necessità di un frequente ricorso a tecnici stranieri; questa ampiezza del fenomeno e diversità dei luoghi di provenienza influenzò lo sviluppo del settore. (Crepas, p.153-155)
Il nostro paese si basava su un sistema economico di integrazione di agricoltura, manifattura e commercio; nonostante nel campo dell’agricoltura la produzione era ai massimi livelli, nel campo della manifattura pochi erano i lavoratori che videro un rapporto continuo con la produzione industriale. Presto si diffuse l’adozione del sistema a domicilio causato dal ruolo della produzione manifatturiera, fonte di reddito familiare ricavato dalle attività agricole. Nel 1870, l’industria cotoniera si rinnova negli impianti, nell’attività imprenditoriale e nelle linee di finanziamento. Esse controllano il processo di industrializzazione del paese proponendo un sistema paternalistico per rendere compatibile il sistema di fabbrica in un ambiente in cui l’agricoltura domina sulle strutture economiche e sociali. (Crepas, p.157-161)
Nell’ultimo secolo vi fu una crescita della popolazione e ha comportato una riduzione delle ore di lavoro e una maggiore attenzione alla qualificazione tecnica della manodopera. L’educazione divenne universale dai sei ai quattordici anni e l’acceso alla scuola secondaria e all’università si è generalizzato. (Carreras, p.256) L’affermazione di un istruzione formale nelle scuole di arti e mestieri deve convivere con la dominante “cultura d’officina”.        (Bigazzi, p.900)
Nel Varesotto piccoli fabbricanti artigiani ed operai costituiscono il cuore della vita economica. La caratteristica dell’industria varesina è l’attaccamento alle tradizioni come dimostrano i piccoli laboratori dove avviene la produzione. Le attività di campagna trovano sfogo nell’industria di trasformazione ed operaia trae forme aggiuntive di reddito. Questa economia di tipo misto avvantaggia l’introduzione di piccole imprese familiari o attività commerciali. Mentre nell’alto milanese, “Provincia cotoniera”, si punta esclusivamente all’ investimento di forti capitali senza rispetto per il territorio, tradizioni e esigenze amministrative. (Macchione, p.72-75)
LA LOCALIZZAZIONE, LE FABBRICHE E LE FONTI DI ENERGIA nell’Alto Milanese
Il fiume Olona fu per la regione dell’Alto Milanese l’elemento fondamentale per lo sviluppo delle industrie tessili perché iniziarono a sfruttare la forza motrice dell’acqua per la produzione di energia. Nell’Ottocento il fiume Olona era utilizzato per i molini che punteggiavano tutto il corso del fiume. Esso diventò fondamentale per l’industrializzazione per due motivi: il primo è perché con la scoperta della ruota idraulica si poteva sfruttare il moto dell’acqua; il secondo è per la forte industriosità della gente del luogo che, stimolata dalla fertilità del terreno, aveva già costruito una serie di attività attorno al fiume come pesca e coltivazione. (Conca Messina, pp. 249-251)
Importante, perciò, risulta l’invenzione della ruota idraulica o molino ad acqua che costituì una vera e propria rivoluzione nel campo della meccanica: fino a quel momento l’energia era ricavata da due principali fonti: lo sforzo umano e quello animale. Il termine “mulino” (molino) è spesso associato al mondo dell’agricoltura ma divenne elemento fondamentale anche per il mondo della tessitura.Furono identificati due tipi di ruota idraulica: la ruota verticale e quella orizzontale. (Guanci Giuseppe, pag.34)
Il molino a ruota orizzontale utilizza una portata limitata ed è per questo che era ed è tutt’oggi diffuso in montagna lungo torrenti e flussi d’acqua minori. Questo tipo di ruota idraulica è meno costoso della ruota verticale; il suo impianto consiste in un sistema meccanico semplice, diviso in cinque parti: il basamento, l’albero o asse verticale, i catini per la raccolta dell’acqua, la sbarra o albero di trasmissione e la vera e propria ruota posta orizzontalmente rispetto al fiume. (Guanci Giuseppe, pp.36-47)
Il molino a ruota verticale (Guanci Giuseppe, pp.48-60), invece, è più comune nella pianura ed il suo meccanismo è più complesso perché possiede particolari ingranaggi che permettono una maggiore produzione di energia. Il sistema costitutivo si articola in un albero orizzontale, una o più ruote verticali, una serie di ingranaggi ed un secondo albero o asse orizzontale. Le ruote verticali possono essere a loro volta classificate secondo il tipo di alimentazione: dall’alto o dal basso; e secondo il modo in cui l’acqua viene sfruttata: a schiaffo (sfrutta il moto dell’acqua) e a cassetta (sfrutta il peso dell’acqua). (Ariis Daniele, pp. 113-115)
Lungo il fiume Olona esistevano solo le ruote idrauliche verticali, oggi tramutate in turbine idrauliche.
Oggi il fiume costituisce un elemento fondamentale per ricostruire la storia dell’industrializzazione dell’Alto Milanese. Infatti, le rovine delle industrie, oggi, sono parte dell’archeologia industriale (scienza che studia i reperti di tutto ciò che riguarda la fabbrica, dallo stesso edificio ai macchinari che venivano utilizzati). (Corti Bruno, V appendice)
I cotonifici più importanti dell’Alto Milanese furono:
?     Il cotonificio Ponti a Solbiate Olona
?     Il cotonificio Cantoni a Castellanza
?     Il cotonificio Candiani a Fagnano
?     Il cotonificio Crespi d’Adda in Brianza
La famiglia Ponti è stata identificata come una delle prime famiglie imprenditrici d’Italia. Già nel 1800 il capofamiglia Pietro Desiderio Pasolini, marito di Maria Ponti, aveva dato vita ad un filatoio a Gallarate; poi nel 1823 ottenne il consenso ad aprire un cotonificio nei pressi di Solbiate Olona. Questa famiglia di imprenditori fu molto importante perché introdusse la filatura meccanica in Italia, vista a Parigi durante un loro viaggio.
L’attività nel filatoio di Gallarate portò ben presto ad una grande fortuna e quindi ad un aumento di produzione. Quest’aumento di produzione richiedeva maggior energia; capirono così che l’acqua poteva essere una fonte molto importante. Decisero di ampliare lo stabilimento e spostarsi a Solbiate Olona dove nacque il vero e proprio Cotonificio Ponti.
Oggi il cotonificio fa parte dell’archeologia industriale e si vorrebbe tramutare in sede dell’Ecomuseo della Valle Olona. 6
La famiglia Cantoni è molto rilevante per la città di Castellanza, dove costruì una vera e propria isola industriale. Il Cotonificio Cantoni venne inaugurato nel 1872 da Costanzo ed Eugenio Cantoni. Questa ditta toccava diverse città oltre Castellanza: Legnano, Bellano e Milano. Il Cotonificio castellanzese risultò una grande novità anche in campo architettonico perché mantenne caratteristiche delle tipiche industrie dell’Ottocento, ma riportò anche novità che portarono poi alla affermazione di una specifica architettura per il lavoro.
Oggi l’edificio da industria è diventato sede dell’Università Carlo Cattaneo –LIUC composto da parti originarie del cotonificio e parti ristrutturate nel 1991 dall’ arch. Aldo Rossi.
La Filatura Candiani di Fagnano Olona è significativa oggi perché l’edificio, essendo ancora intatto, può essere un esempio di fabbrica dell’Ottocento/Novecento. È possibile riconoscere il nucleo principale dell’azienda, la divisione in più edifici, la classica struttura a sheds ed il collegamento con la ferrovia della Valmorea.
L’ultima famiglia molto importante per il settore tessile è la famiglia Crespi che diede vita all’attività tessile nel 1878 sulla pianura dell’Adda. Cristoforo Crespi fu una figura fondamentale perché fu lui a determinare l’area adatta alla costruzione della fabbrica e fu lui a costituire definitivamente il villaggio Crespi d’Adda.
Nel 1995 la fabbrica fu inserita nell’Unesco come sito d’archeologia industriale ed è possibile visitarla per scoprire la vita di fabbrica del 1800/1900.
(Macchione Pietro e Gavinelli Mauro, pp. 242-265)
 
 
BIBLIOGRAFIA
 
   Ariis Daniele (1939), Macchine Idrauliche, Firenze, Casa Editrice Marzocco, pp. 113-115.
   Bertucelli L., Storia del lavoro in Italia. Novecento. Roma, Castelvecchi, 2015, p. 25-58
  Conca Messina Silvia A. (2004), Cotone e Imprese: Commerci, credito e tecnologie nell’età dei mercanti-industriali. Valle Olona 1815-1860, Venezia, Marsilio Editor, pp. 249-251.
Corti Bruno, Archeologia Industriale, Enciclopedia Italiana di scienze, Lettere ed arti: V appendice.
  Crepas N., Storia dell'Italia. Annali 15. L'industria, Torino, Einaudi, 1999, p. 153-166
    Guanci Giuseppe (2012), Acqua & Energia. Dalla ruota idraulica alla turbina, Firenze, Edizioni Medicea Firenze, pag. 34.
Guanci Giuseppe (2012), Acqua & Energia. Dalla ruota idraulica alla turbina, Firenze, Edizioni Medicea Firenze, pp. 36-47.
   Guanci Giuseppe (2012), Acqua & Energia. Dalla ruota idraulica alla turbina, Firenze, Edizioni Medicea Firenze, pp. 48-60.
   Macchione P., Una provincia industriale. Miti della storia dello sviluppo economico tra Varesotto e Alto Milanese, dal XII secolo alla Prima guerra Mondiale, Latina, 1989, p. 68-74
Macchione Pietro e Gavinelli Mauro (1998), Olona: il fiume, la civiltà, il lavoro, Varese, Macchione Editore, pp. 242-265.
ROMANO ROBERTO: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al1914, Banca Commerciale Italiana,1992.
Segreto L., Storia dell'Italia. Annali 15. L'industria, Torino, Einaudi, 1999, p. 7-73
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1.5 LA FABBRICA CANTONI

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LA FABBRICA CANTONI
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi,è sede dell’ università Carlo Cattaneo. Lo stabilimento, dal punto di vista architettonico è molto interessante e complesso perchè è stato costruito con particolare attenzione, oltre alla parte funzionale, anche alla parte estetica. 
Nella seconda metà del Cinquecento, gli imprenditori introdussero nella fabbrica un tipo di organizzazione simile a quella patriarcale della famiglia di quel tempo. Questa composizione gerarchica vedeva a capo il padre-padrone che si prendeva cura dei suoi figli operai. I capi d’azienda iniziarono a far edificare degli alloggi da dedicare ai lavoratori portando loro notevoli benefici a livello sia sociale, che assistenziale. 
Esemplari furono i Cantoni a  Castellanza vennero costruiti dagli architetti Latis quattro caseggiati a ballatoio su tre piani, destinato agli operai. Le costruzioni caratterizzate da semplicità costruttiva, comodità ed adeguate dotazioni tecnologiche a basso costo.Ai dirigenti spettavano delle ville signorili unifamiliari ed agli impiegati dei villini bifamiliari. In tutte le tipologie di abitazioni edificate dai Cantoni erano presenti degli orti i cui profitti incrementavano, seppur in maniera lieve, il salario dei lavoratori. La massiccia presenza di donne lavoratrici all’interno dell’industria tessile  portò alla costruzione di asili infantili e nella città di Castellanza la famiglia Cantoni edificò la Scuola Montessori.  Inoltre, per i bambini che avrebbero frequentato questi istituti, furono offerte colonie estive ed invernali.  I dirigenti con questa nuova politica si assicuraronodi tutelare i propri dipendenti con polizze assicurative contro gli infortuni ed istituirono dei fondi pensione. Innovativo fu soprattutto il Cotonificio Cantoni concesse sussidi alle operaie gestanti ed assicurò, inoltre, anche una sorta di vitalizio ai dipendenti  che avevano lavorato per l’azienda per più di 30 anni. I Cantoni furono anche tra i primi ad istituire cooperative e mense aziendali.   Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC.
 
BREVE BIOGRAFIA SU ALDO ROSSI
DAL COTONIFICIO ALLA LIUC
MODELLO MANCHESTER E MODELLO SHED
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1.6 COTONIFICIO CANTONI

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COTONIFICIO CANTONI
 
  Il cotone è una delle più antiche fibre tessili utilizzato nell’industria, contribuendo al conforto esteriore e domestico dell'umanità. Nei primi decenni dell’800, in Italia, nell’Alto Milanese, si svilupparono le prime industrie per la lavorazione del cotone, soprattutto grazie alla scoperta delle macchine a vapore, nel 1830 vennero collaudati i primi impianti, situati lungo l'Olona,  che utilizzavano la forza motrice del fiume. (Cantoni, 1960, p. 4). Uno dei soci di questa impresa fu il Barone Costanzo Cantoni(Scavizzi, 1975). Il capitale originario proveniva dal padre Benedetto, mercante di tessuti ed alimentari, che raggiungendo un buon livello economico venne nominato capo battaglione della Guardia Nazionale del dipartimento dell’Olona. (Romano, 1981, p. 315).
 
Per l'attività di filatura sfruttarono e modificarono i primi mulini ad acqua, già esistenti sul fiume, che originariamente erano destinati alla macinazione di prodotti agricoli. (Wikipedia) L’anno preciso in cui Costanzo Cantoni installò a Legnano una piccola filatura, non è ben definito, in quanto alcuni sostengono che fosse il 1832 (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40), altri, come Roberto Romano, sostengono che fosse il 1834 (Romano, 1981, p. 316). Questa piccola impresa includeva filatoi automatici funzionanti idraulicamente, ed in seguito venne ingrandita con l’aggiunta di una tessitura e una tintoria per filati. A Legnano costruì uno stabilimento con 120 telai meccanici. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40)
 
La scelta di costruire le sue imprese sui territori di Legnano e Castellanza, sulle rive del fiume Olona,fu fatta perché, grazie alle sue acque, poteva ottenere energia elettrica a basso costo; inoltre erano città molto vicine a Milano, centro commerciale dal quale era possibile ottenere materia prima, e soprattutto perché c’era abbondanza di mano d’opera agricola disposta a lavorare con salari decisamente inferiori a quelli della città. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40)
 
L’industria della filatura ebbe un notevole successo tra il 1830 e il 1840, mentre negli anni successivi subì una grave crisi che obbligò molte industrie a chiudere definitivamente. I motivi di questa crisi furono decisamente politici, come la dominazione austriaca che portò tutta l’economia della Lombardia ad uno stato di collasso. Con l’unificazione italiana, si pensò che la situazione potesse migliorare, ma nonostante ciò, questa crisi continuò fino al 1865. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40) Durante questo lasso di tempo è importante ricordare la nascita della lega doganale fra l’Austria e i ducati di Parma e Modena che contribuì ad ampliare il mercato; mentre nel 1853 rilevante fu la decisione di rendere esente il cotone sodo da ogni carico doganale. Infine, il Cotonificio Cantoni, fu la sola azienda della regione a partecipare all’Esposizione Universale di Parigi, dove, come conferma Roberto Romano, non vinse nessuna medaglia, come invece contrariamente affermava il volume celebrativo.  (Romano, 1981, p. 319)
 
Solo il 1871 segnò l’inizio di una ripresa economica, ed è in questo periodo che avvenne la grande trasformazione del Cotonificio Cantoni, grazie ad Eugenio Cantoni, figlio del fondatore. L’11 Febbraio 1872 Eugenio e 29 fra i più importanti nomi dell’industria lombarda e due banche, cambiarono la denominazione della società Cantoni in "Società Anonima Cotonificio Cantoni", diventando così la prima impresa cotoniera italiana a trasformarsi in società per azioni ed a venire quotata alla Borsa di Milano. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.43)
 
"Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18” (pag. 39)
 
Dal 1872, anno di costituzione della società per azioni al 1882, molte innovazioni furono apportate dalla famiglia Cantoni e soci. Negli stabilimenti di Legnano e Castellanza furono installati 112 telai meccanici e 1500 a mano, sui quali erano impiegati circa 2.500 operai. A Bellano, in provincia di Como, venne acquistato un opificio, mentre a Besozzo uno stabilimento di tessitura e torcitura. Nel 1876 muore Costanzo Cantoni, e poiché Eugenio Cantoni lasciò la Direzione della Società, venne sostituito dal Sig. Vincenzo Terruggia, grazie al quale, la società continuò i suoi programmi di espansione. In questi dieci anni la società Cantoni risentì della crisi economica, ma riuscì sempre ad andare avanti anche grazie all’entrata in vigore della nuova tariffa doganale che protesse l’industria cotoniera italiana dalla concorrenza straniera. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.44-49)
 
Il barone Eugenio Cantoni fu la figura più significativa della famiglia, e nonostante fosse uno degli uomini più potenti del secolo scorso, è difficile definire la sua personalità. (Romano, 1981, p. 322) Eugenio morì a Roma nel 1888. In quegli anni la crisi economica che stava colpendo l’Italia, fece sentire la sua influenza anche sulla società legnanese. Alla morte del Sig. Terruggia nel 1898, il commendatore Pietro Soldini prese il suo posto, e grazie alla sua abilità imprenditoriale, i prodotti della Cantoni vennero esportati in tutto il mondo. Il cotonificio desiderava espandersi sempre di più; infatti a Castellanza venne eretta una grande tessitura con 600 telai, considerati moderni all’epoca.
 
Sono gli anni dell’introduzione del Fondo di Previdenza per i dipendenti, del sussidio mensile agli operai invalidi al lavoro e il pagamento di una giusta indennità per le donne incinte.
(Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.50-53)
 
Il 1902 fu un anno significativo, in quanto il cotonificio fu elettrificato,mentre nel 1904 il Cotonificio Cantoni fu il primo, in ottemperanza alle leggi, ad essere una delle prime fabbriche in Italia, ad eliminare il lavoro notturno. Nel 1907 l’ingegnere Carlo Jucker diventa direttore del Cotonificio Cantoni a Legnano, dove portò importanti innovazioni. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.53-54)
E’ il periodo in cui l’Europa è dilaniata dalla prima guerra mondiale, ed a causa di questa, le fabbriche tedesche sospesero l’invio di coloranti indispensabili per i filati e i tessuti, non solo per il Cotonificio Cantoni ma anche per le aziende cotoniere consorelle. Si creò perciò, a Legnano, una fabbrica di coloranti, diventando la prima impresa in Italia a produrre colori più complessi del nero allo zolfo. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.22) Alla fine della guerra questo reparto venne chiuso. Carlo Jucker dedicò molto tempo per migliorare la solidità delle tinture alla luce. Quando il toussah, articolo pregiato, venne creato, si decise di applicare la tintura con colori indantrene, solidi alla luce e al bucato e fu creato il marchio T. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.24).
 
Nel 1917 una devastante inondazione dell'Olona provocò gravi danni allo stabilimento, e per questo, finita la guerra, furono costruiti nuovi arginie l'Olona fu incanalato. Il fiume, sebbene fosse già molto inquinato, non era ancora stato coperto, cosa che avvenne  tra il 1925 ed il secondo dopoguerra. (Wikipedia)
 
Con le varie innovazioni, negli stabilimenti Cantoni si svolgeva l’intero ciclo di lavorazione del cotone; a Castellanza, Bellano e Cordenons si producevano filati e ritorti che in seguito venivano trasformati in tessuti nelle tessiture di Castellanza, Legnano, Canegrate e Olmina. Inoltre, nel corso degli anni ogni stabilimento si specializzò in determinati articoli, come a Legnano in cui si producevano tessuti greggi per velluti lisci o a coste, a Castellanza tessuti per camiceria da uomo, mentre a Canegrate tessuti per lenzuola e biancheria da cucina. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p. 8-9)
 
Nonostante questo, nel 1972, gli stabilimenti del Cotonificio Cantoni contenevano globalmente 2.724telai, 15 impianti per la stampa, una centrale termoelettrica che era situata all'interno dello stabilimento storico di Legnano e di 8 impianti idroelettrici. Quest’ultimi producevano nel complesso circa la metà dell'energia elettrica necessaria per il funzionamento degli stabilimenti. (Wikipedia)
 
Nel 1984 la Cantoni di Legnano fu acquistata da Fabio Inghirami, e la nuova proprietà chiuse il reparto di filatura della storica fabbrica legnanese e tentò di indirizzare la produzione verso tessuti più ricercati, ma nonostante questo tentativo di salvare l'azienda, lo stabilimento chiuse nel 1985. Nel corso degli anni si susseguirono vari progetti di recupero ed alla fine i padiglioni furono demoliti nel 2003per la realizzazione di un parco pubblico, di un centro commerciale e di una zona residenziale. Per ordine della Soprintendenza ai Beni Culturali ed al Paesaggio di Milano, intervenuta quando ormai le demolizioni erano quasi giunte al termine, le due facciate più importanti architettonicamente sono state conservate. (Wikipedia)
Tra il 1989 e il 1991, una vasta area dell'ex Cotonificio nel comune di Castellanza fu riqualificata dall'Unione degli Industriali della provincia di Varese (UNIVA), su progetto dell'architetto Aldo Rossi, creando la sede dell'Università Liuc.
 
Bibliografia:
•    Cantoni, “Benvenuto alla Cantoni”, a cura dell’Ufficio Relazioni Sindacali e Sociali del Cotonificio Cantoni, 1960
•    “Cotonificio Cantoni” – Wikipedia  https://it.wikipedia.org/wiki/Cotonificio_Cantoni
•    “Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18
•    “Un piccolo re del cotone: Costanzo Cantoni e la sua impresa” – L’industrializzazione in Italia: 1861-1900, Bologna, Il Mulino, 1981 (seconda edizione)
•    Scavizzi, Paola (1975), Costanzo Cantoni, in Dizionario Biografico degli italiani, Treccani,
<http://www.treccani.it/enciclopedia/costanzo-cantoni_%28Dizionario_Biografico%29/>
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1.7 COTONIFICIO CANTONI introduzione

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COTONIFICIO CANTONI introduzione
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.
Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi, tranne la parte di fabbrica al di là dell’ Olona che non è rientrata nel progetto, è sede dell’ università Carlo Cattaneo.
Lo stabilimento,  oltre che ad essere un reperto di archeologia industriale, è dal punto di vista architettonico molto interessante e complesso perche è stato costruito con particolare attenzione.
È stato, infatti, utilizzato lo stesso stile per ogni edificio, conferendo all’edificio unità formale.
Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC, fatti costruire appositamente da Eugenio Cantoni per dimostrare che anche se industriale nell’ ottocento era uno degli uomini più potenti e ricchi d’ Italia quasi alla pari di principi e baroni.
 
All’epoca della rivoluzione industriale, cioè nella seconda metà del Cinquecento, gli imprenditori introdussero nella fabbrica un tipo di organizzazione simile a quella patriarcale della famiglia di quel tempo.
Questa nuova “politica” imprenditoriale prese il nome di Paternalismo Aziendale 1, a sottolineare la figura paterna impersonata dal dirigente nei confronti dei propri dipendenti.
Esemplari furono i Cantoni che per i lavoratori dell’omonima azienda fondata alla fine del 19esimo secolo, fecero costruire delle abitazioni 2.
A Castellanza, per esempio in via Marconi, vennero costruiti dagli architetti Latis quattro caseggiati a ballatoio su tre piani, complesso conosciuto poi come Il Cairo, destinato agli operai.
I dirigenti con questa nuova politica si assicurarono, inoltre, di tutelare i propri dipendenti con polizze assicurative contro gli infortuni ed istituirono dei fondi pensione. Innovativo fu soprattutto il Cotonificio Cantoni che, anticipando di decenni le norme legislative in proposito, concesse sussidi alle operaie gestanti ed assicurò, inoltre, anche una sorta di vitalizio ai dipendenti  che avevano lavorato per l’azienda per più di 30 anni.
Tipi di costruzioni delle fabbriche: modello Manchester e modello a Shed
Il cotonificio Cantoni situato a Castellanza è diviso in due tipologie architettoniche in uso al tempo che sono il modello a fabbrica alta importato da Manchester e il modello a fabbrica bassa a Shed.
Il modello Manchester, che prevedeva una struttura che si sviluppava in altezza utile per sfruttare la forza motrice del fiume Olona, unica fonte energetica presente dall’ inizio dell’ Ottocento all’ inizio del Novecento, per far funzionare un macchinario costituito da una turbina che dava energia con un meccanismo di  cinghie alle macchine tessili. Gli edifici che sono costruiti con il modello Manchester sono il bar e la biblioteca, ex magazzino Cantoni, e tutta la parte di filatura e tessitura che odiernamente sono i dormitori degli studenti LIUC, la mensa, i parcheggi e le aule universitarie.
La struttura a fianco al bar,odiernamente è una sala computer, ma in origine era uno spazio con le macchine tessili, è fatta a shed, come tutti gli edifici al di là del fiume Olona, oggi abbandonati perché non all’ interno del progetto di ristrutturazione del 1990 a cura di Aldo Rossi.
Il modello a shed è nato con l’ avvento dell’ energia elettrica in Italia, meno ingombrante, bastava un piccolo motore per contenerla, facile da trasportare con pochi fili che andavano dalla centrale elettrica più vicina alla fabbrica e a basso costo perché poteva essere prodotta in Italia e i costi per il trasporto erano bassi.
La torre costruita nel 1963 dai fratelli Vito e Gustavo Latis (Capitanucci, 2007) ed è stata eretta per andare in contro alle esigenze della Cantoni che, con l’ incremento della produzione, aveva necessità di una sede idonea a ricevere i potenziali acquirenti. La struttura della torre è costruita con cemento armato, solette in laterizio, con facciate e vetrate in alluminio, pannelli grigi opachi ed è costituito da nove piani divisi in uffici  commerciali e amministrativi. 
In origine la Torre era collegata tramite due passatoie sospese, una collegata con un edificio Cantoni che è stato demolito, e l’ altro con una parte della fabbrica.
Attualmente la torre è ancora presente, ed è sede degli uffici dell’ università, ma al posto della passatoia sospesa c’ è l’ entrata della LIUC.
Nei primi decenni dell’800, in Italia, nell’Alto Milanese, si svilupparono le prime industrie per la lavorazione del cotone, soprattutto grazie alla scoperta delle macchine a vapore, nel 1830 vennero collaudati i primi impianti, situati lungo l'Olona,  che utilizzavano la forza motrice del fiume. (Cantoni, 1960, p. 4). Uno dei soci di questa impresa fu il Barone Costanzo Cantoni(Scavizzi, 1975)
Per l'attività di filatura sfruttarono e modificarono i primi mulini ad acqua, già esistenti sul fiume, che originariamente erano destinati alla macinazione di prodotti agricoli.
La scelta di costruire le sue imprese sui territori di Legnano e Castellanza, sulle rive del fiume Olona,fu fatta perché, grazie alle sue acque, poteva ottenere energia elettrica a basso costo; inoltre erano città molto vicine a Milano, centro commerciale dal quale era possibile ottenere materia prima, e soprattutto perché c’era abbondanza di mano d’opera agricola disposta a lavorare con salari decisamente inferiori a quelli della città.
L’industria della filatura ebbe un notevole successo tra il 1830 e il 1840, mentre negli anni successivi subì una grave crisi che obbligò molte industrie a chiudere definitivamente. I motivi di questa crisi furono decisamente politici, come la dominazione austriaca che portò tutta l’economia della Lombardia ad uno stato di collasso.
Solo il 1871 segnò l’inizio di una ripresa economica, ed è in questo periodo che avvenne la grande trasformazione del Cotonificio Cantoni, grazie ad Eugenio Cantoni, figlio del fondatore. L’11 Febbraio 1872 Eugenio e 29 fra i più importanti nomi dell’industria lombarda e due banche, cambiarono la denominazione della società Cantoni in "Società Anonima Cotonificio Cantoni", diventando così la prima impresa cotoniera italiana a trasformarsi in società per azioni ed a venire quotata alla Borsa di Milano.
Nel 1876 muore Costanzo Cantoni, e poiché Eugenio Cantoni lasciò la Direzione della Società, venne sostituito dal Sig. Vincenzo Terruggia, grazie al quale, la società continuò i suoi programmi di espansione. In questi dieci anni la società Cantoni risentì della crisi economica, ma riuscì sempre ad andare avanti anche grazie all’entrata in vigore della nuova tariffa doganale che protesse l’industria cotoniera italiana dalla concorrenza straniera.
Il barone Eugenio Cantoni fu la figura più significativa della famiglia, e nonostante fosse uno degli uomini più potenti del secolo scorso, è difficile definire la sua personalità. (Romano, 1981, p. 322) Eugenio morì a Roma nel 1888. In quegli anni la crisi economica che stava colpendo l’Italia, fece sentire la sua influenza anche sulla società legnanese. Alla morte del Sig. Terruggia nel 1898, il commendatore Pietro Soldini prese il suo posto, e grazie alla sua abilità imprenditoriale, i prodotti della Cantoni vennero esportati in tutto il mondo. Il cotonificio desiderava espandersi sempre di più; infatti a Castellanza venne eretta una grande tessitura con 600 telai, considerati moderni all’epoca.
Il 1902 fu un anno significativo, in quanto il cotonificio fu elettrificato,mentre nel 1904 il Cotonificio Cantoni fu il primo, in ottemperanza alle leggi, ad essere una delle prime fabbriche in Italia, ad eliminare il lavoro notturno. Nel 1907 l’ingegnere Carlo Jucker diventa direttore del Cotonificio Cantoni a Legnano, dove portò importanti innovazioni.
Negli stabilimenti Cantoni si svolgeva l’intero ciclo di lavorazione del cotone; a Castellanza, Bellano e Cordenons si producevano filati e ritorti che in seguito venivano trasformati in tessuti nelle tessiture di Castellanza, Legnano, Canegrate e Olmina. Inoltre, nel corso degli anni ogni stabilimento si specializzò in determinati articoli, come a Legnano in cui si producevano tessuti greggi per velluti lisci o a coste, a Castellanza tessuti per camiceria da uomo, mentre a Canegrate tessuti per lenzuola e biancheria da cucina.
Nel 1972, gli stabilimenti del Cotonificio Cantoni contenevano globalmente 2.724telai, 15 impianti per la stampa, una centrale termoelettrica che era situata all'interno dello stabilimento storico di Legnano e di 8impianti idroelettrici.
Nel 1984 la Cantoni di Legnano fu acquistata da Fabio Inghirami, e la nuova proprietà chiuse il reparto di filatura della storica fabbrica legnanese e tentò di indirizzare la produzione verso tessuti più ricercati, ma nonostante questo tentativo di salvare l'azienda, lo stabilimento chiuse nel 1985.
Tra il 1989 e il 1991, una vasta area dell'ex Cotonificio nel comune di Castellanza fu riqualificata dall'Unione degli Industriali della provincia di Varese (UNIVA), su progetto dell'architetto Aldo Rossi, creando la sede dell'Università Liuc.
La manodopera dell’industria cotoniera era caratterizzata dall’essere originaria di famiglie agricole. Spesso infatti l’apertura di un nuovo cotonificio in una zona di campagna, poteva risultare una fattore molto importante per la sopravvivenza delle famiglie che la abitavano, si andò così a creare la figura del contadino-operaio sin dal sorgere delle prime attività industriali, poiché le misere condizioni di vita di molte famiglie costrinsero molte persone a cercare altre fonti di guadagno oltre a quelle agricole.
Un altro importante provvedimento che venne preso dagli imprenditori, fu quello di fornire servizi di vario genere alla manodopera in modo da rendere più continuative e meno precarie le prestazioni degli operai, nel settore cotoniero infatti, le condizioni non erano le migliori per un posto di lavoro, a partire dall’ambiente, sporco e antigienico, poco illuminato  a causa della mancanza di sufficiente numero di finestre, eccessivamente caldo e pieno di polveri. Tutto questo, sommato ai duri ritmi di lavoro e alla lunga permanenza all’interno delle industrie, causava grandi e gravi problemi di salute e molte malattie che abbreviavano di molto le aspettative di vita degli operai, e spesso, soprattutto nei fanciulli, provocavano malformazioni fisiche. Per combattere questo insieme di tristi fenomeni, vennero istituite delle società di mutuo soccorso aziendali che si occupavano dell’agevolazione delle cura e del recupero fisico degli operai malati.
Il settore  cotoniero fu sostenuto dal protezionismo doganale, dato che la regione faceva parte dello zollverband, cioè l’area doganale della monarchia austriaca. A causa dell’installazione di nuovi impianti cotonifici, si ha la necessità di un frequente ricorso a tecnici stranieri; questa ampiezza del fenomeno e diversità dei luoghi di provenienza influenzò lo sviluppo del settore.(Crepas, p.153-155)
Il nostro paese si basava su un sistema economico di integrazione di agricoltura, manifattura e commercio; nonostante nel campo dell’agricoltura la produzione era ai massimi livelli, nel campo della manifattura pochi erano i lavoratori che videro un  rapporto continuo con la produzione industriale.
 
 
 
 
 
Bibliografia
Brajkovic, 1960, Forme assistenziali e scuole aziendali. In: Noi della Cantoni,
Pagani, 1989, Originalità e forme del paternalismo aziendale. In: La fabbrica ritrovata: Mostra di archeologia industriale nella valle olona, Varese
Cuccuru, 1989, Tipologia e immagine della casa operaia. In: La fabbrica ritrovata: Mostra di archeologia industriale nella valle olona, Varese
Romano, 1992, I problemi di gestione delle imprese. In: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al 1914, Milano
Capitanucci, 2007, Quartieri per impiegati per il Cotonificio Cantoni. In: Vito e Gustavo Latis, Milano
Riccardo di Gattermeyer; 1965; Noi della Cantoni; Castellanza; rivista aziendale del Cotonificio Cantoni Castellanza.
Alberto roveda; 2004; i Mulini di Castellanza; libray.bilio.liuc.it.
Maria Vittorio Capitanucci; 2007; Vito e Gustavo Lattis Frammenti di Città; Milano; Skira editore.
Valerio Gastronovo e antonella Greco; 1992, Prometeo: luoghi e spazi del lavoro 1872-1992; Milano; Sipi-Electra.
 
cantoni, “Benvenuto alla Cantoni”, a cura dell’Ufficio Relazioni Sindacali e Sociali del Cotonificio Cantoni, 1960
“Cotonificio Cantoni” – Wikipedia  https://it.wikipedia.org/wiki/Cotonificio_Cantoni
“Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18
“Un piccolo re del cotone: Costanzo Cantoni e la sua impresa” – L’industrializzazione in Italia: 1861-1900, Bologna, Il Mulino, 1981 (seconda edizione)
Scavizzi, Paola (1975), Costanzo Cantoni, in Dizionario Biografico degli italiani, Treccani,
<http://www.treccani.it/enciclopedia/costanzo-cantoni_%28Dizionario_Biogr...
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1.8 COTONIFICI IN VALLE OLONA

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COTONIFICI IN VALLE OLONA
 
 
Il fiume Olona fu per la regione dell’Alto Milanese l’elemento fondamentale per lo sviluppo delle industrie tessili perché iniziarono a sfruttare la forza motrice dell’acqua per la produzione di energia. Nell’Ottocento il fiume Olona era utilizzato per i molini che punteggiavano tutto il corso del fiume. Esso diventò fondamentale per l’industrializzazione per due motivi: il primo è perché con la scoperta della ruota idraulica si poteva sfruttare il moto dell’acqua; il secondo è per la forte industriosità della gente del luogo che, stimolata dalla fertilità del terreno, aveva già costruito una serie di attività attorno al fiume come pesca e coltivazione.
 
Oggi il fiume costituisce un elemento fondamentale per ricostruire la storia dell’industrializzazione dell’Alto Milanese. Infatti, le rovine delle industrie, oggi, sono parte dell’archeologia industriale (scienza che studia i reperti di tutto ciò che riguarda la fabbrica, dallo stesso edificio ai macchinari che venivano utilizzati).
 
I cotonifici più importanti dell’Alto Milanese furono:
 
?Il cotonificio Ponti a Solbiate Olona
 
?Il cotonificio Cantoni a Castellanza
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1.9 DAL COTONIFICIO ALLA LIUC

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DAL COTONIFICIO ALLA LIUC
 
Nel 1989gli viene assegnato il progetto del Libero Istituto Universitario “Carlo Cattaneo”. L’incarico venne affidato a lui in quanto era uno dei primi italiani ad aver riflettuto sul rapporto tra gli edifici del passato e le costruzioni per la nuova società all’interno della stessa città. Aldo Rossi si trova davanti all'ex cotonificio Cantoni area che nel passato era caratterizzata da una massiccia presenza di industrie. Vennero rilevate diverse altre aziende di produzione tessile nelle zone di Legnano e Gallarate. Industrie che purtroppo, in seguito alla crisi produttiva negli anni ‘60/’70 del ventesimo secolo, vennero chiuse e dismesse.Già storicamente l'ex cotonificio è stato luogo di attività sociali, collettive ed economiche: era stato costituito un fondo per gli infortuni e ad uso assicurativo, dei "dopolavori" ovvero attività di svago per i dipendenti, delle case destinate a coloro che non potevano permettersi di acquistarne una e degli asili e scuole aziendali per i figli dei dipendenti. L'aspetto sociale e l'impronta che l'opificio Cantoni ha avuto sulla città di Castellanza sono stati ampiamente presi in considerazione da Aldo Rossi al momento della progettazione della LIUC, infatti gli edifici sono stati riorganizzati in modo da creare molti spazi di aggregazione e contatto tra gli studenti.
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1.10 PROFILO STORICO CRONOLOGICO

 
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PROFILO STORICO CRONOLOGICO
 
I mercanti manifatturieri tessili si sviluppano intorno al XVI Secolo nelle città dell’alto milanese, come Busto Arsizio, Gallarate, Legano, Castellanza paesi nella zona della valle dell’Olona.
Questi eseguivano i lavori inizialmente a domicilio, particolare nei periodi invernali, dove l’agricoltura si fermava, i membri delle famiglie di agricoltori lavoravano in casa il cotone.
Nel 1805 Napoleone emanò una legge che dava l’obbligo di non poter esportare i tessuti, gli unici esportabili erano quelli francesi, molto rari perché non soddisfacevano il fabbisogno interno del paese.
Nel 1813 Andrea Ponti richiese il permesso di potere esportare a Gallarate macchine per filare in modo da sostenere le grandi quantità di filato che veniva consumato.
A partire dal 1814 i mercanti bustesi e gallaratesi incentrarono le loro imprese verso il mercato estero, perché in Inghilterra stava avvenendo una crisi di sovrapproduzione.
L’anno successivo venne emanata una legge che alzava le tasse doganali dei tessuti, favorendo così l’acquisto di tessuti provenienti dai paesi esteri già avviati all’industrializzazione.
Questo causò un declino delle persone che filavano a mano il cotone che dovettero accontentarsi di una paga minima.
Con l’aumento dei prezzi dei tessuti locali, i mercanti manifatturieri accrebbero il loro commercio importando tessuti preziosi dai paesi esteri.
Intorno al 1820 nella provincia di Milano vi erano dalle 50 alle 100 macchine per fusi azionate manualmente.
Il periodo tra gli anni venti e trenta di questo secolo è considerato come l’epoca del pionierismo delle fabbriche, in cui il ruolo del banchiere che finanzia le industre inizia a prendere vigore, mentre nelle zone di Busto e Castellanza lungo le valli dell’Olona la figura del mercante manifatturiero che vive di commercio e di produzione industriale tramite l’utilizzo della filatura idraulica, questi mercanti andarono a svilupparsi molto rafforzando il rapporto tra famiglia e affari.
Questi nella valle dell’Olona presero il sopravvento allargando il proprio raggio d’azione mercantile e meccanizzavano ciò che risultava vantaggioso.
Nonostante tutto questi non riuscirono a soddisfare il fabbisogno interno quindi dovettero cercare un socio in affari capace di dirigere una filatura meccanizzata in modo da organizzare la fabbrica secondo il modello di fabbrica idraulica.
In Lombardia ci fu un secondo periodo di proto-industrializzazione in cui il lavoro a domestico venne spostato in fabbrica.
Nel 1823 i tre figli di Andrea Ponti fondarono a Gallarate una fabbrica di filatura e tessitura che in quegli anni comprendeva 200 operai e nel 1836 raggiunse 8000 fusi, nel 1850 raggiunse un patrimonio totale di oltre 21 milioni di lire milanesi.
A Legnano la ditta Martin possedeva 5000 fusi a Milano 1400.
Nel 1844 lo stabilimento Ferrario-Ottolini raggiunse il numero di 2500 fusi.
Dal 1836 al 1844 si passa dai 40 000 ai 102 000 fusi totali in Italia, mentre nella valle dell’Olona si passò dai 21 000 ai 50 000.
Nella città di Busto Arsizio contavano 43 ditte con una somma complessiva di 5642 telai, i quali producevano un terzo del filato lombardo.
Nel 1838 la ditta Cantoni avviò il progetto da 850 000 lire concesse da Bartolomeo Ponti per costruire una seconda fabbrica a Castellanza e nel 1850 venne fatta la decisione di fondare una terza fabbrica a Olgiate Olona.
 
fonte: Conca Messina Silvia A. Cotone e imprese; Marsilio editori (p 23-80 un profilo storico-cronologico: dal mercante-manifatturiero al mercante-industriale)
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1.11 Cantoni nella sua storia

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Cantoni nella sua storia
 
   COTONIFICIO CANTONI         “Il cotonificio Cantoni”- Nella storia dell’industria cotoniera italiana Il cotone è una delle più antiche fibre tessili utilizzato nell’industria, contribuendo al conforto esteriore e domestico dell'umanità. Nei primi decenni dell’800, in Italia, nell’Alto Milanese, si svilupparono le prime industrie per la lavorazione del cotone, soprattutto grazie alla scoperta delle macchine a vapore, nel 1830 vennero collaudati i primi impianti, situati lungo l'Olona,  che utilizzavano la forza motrice del fiume. (Cantoni, 1960, p. 4).
Uno dei soci di questa impresa fu il Barone Costanzo Cantoni(Scavizzi, 1975) (figura 1).
Il capitale originario proveniva dal padre Benedetto, mercante di tessuti ed alimentari, che raggiungendo un buon livello economico venne nominato capo battaglione della Guardia Nazionale del dipartimento dell’Olona. (Romano, 1981, p. 315).         
Per l'attività di filatura sfruttarono e modificarono i primi mulini ad acqua, già esistenti sul fiume, che originariamente erano destinati alla macinazione di prodotti agricoli. (Wikipedia) L’anno preciso in cui Costanzo Cantoni installò a Legnano una piccola filatura, non è ben definito, in quanto alcuni sostengono che fosse il 1832 (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40), altri, come Roberto Romano, sostengono che fosse il 1834 (Romano, 1981, p. 316).
Questa piccola impresa includeva filatoi automatici funzionanti idraulicamente, ed in seguito venne ingrandita con l’aggiunta di una tessitura e una tintoria per filati. A Legnano costruì uno stabilimento con 120 telai meccanici. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40) La scelta di costruire le sue imprese sui territori di Legnano e Castellanza, sulle rive del fiume Olona,fu fatta perché, grazie alle sue acque, poteva ottenere energia elettrica a basso costo; inoltre erano città molto vicine a Milano, centro commerciale dal quale era possibile ottenere materia prima, e soprattutto perché c’era abbondanza di mano d’opera agricola disposta a lavorare con salari decisamente inferiori a quelli della città. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40)
Nonostante la presenza importante di questi fattori positivi per l’installazione di una tessitura, erano anche presenti molte difficoltà, che potevano impedire lo sviluppo dell’industria cotoniera stessa, come il costo dei macchinari e non per ultimo l’inesperienza degli operai. Cantoni ed altri imprenditori si resero conto che la produzione del cotone era un fenomeno di scala internazionale costituito dal consumo di massa di questa fibra naturale con un mercato che non sarebbe stato solo nazionale ma mondiale. (Romano, 1981, p. 317)  
L’industria della filatura ebbe un notevole successo tra il 1830 e il 1840, mentre negli anni successivi subì una grave crisi che obbligò molte industrie a chiudere definitivamente. I motivi di questa crisi furono decisamente politici, come la dominazione austriaca che portò tutta l’economia della Lombardia ad uno stato di collasso. Con l’unificazione italiana, si pensò che la situazione potesse migliorare, ma nonostante ciò, questa crisi continuò fino al 1865. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.40)
Durante questo lasso di tempo è importante ricordare la nascita della lega doganale fra l’Austria e i ducati di Parma e Modena che contribuì ad ampliare il mercato; mentre nel 1853 rilevante fu la decisione di rendere esente il cotone sodo da ogni carico doganale. Infine, il Cotonificio Cantoni, fu la sola azienda della regione a partecipare all’Esposizione Universale di Parigi, dove, come conferma Roberto Romano, non vinse nessuna medaglia, come invece contrariamente affermava il volume celebrativo.  (Romano, 1981, p. 319)  
Solo il 1871 segnò l’inizio di una ripresa economica, ed è in questo periodo che avvenne la grande trasformazione del Cotonificio Cantoni, grazie ad Eugenio Cantoni, figlio del fondatore. L’11 Febbraio 1872 Eugenio e 29 fra i più importanti nomi dell’industria lombarda e due banche, cambiarono la denominazione della società Cantoni in "Società AnonimaCotonificio Cantoni", diventando così la prima impresa cotoniera italiana a trasformarsi in società per azionied a venire quotata alla Borsa di Milano. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.43)   "Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18” (pag. 39)
La scelta di passare dalla forma familiare ad una anonima, con tutti i rischi che poteva comportare, fu il desiderio di allargarsi a livello nazionale. (Romano, 1981, p. 322)   Dal 1872, anno di costituzione della società per azioni al 1882, molte innovazioni furono apportate dalla famiglia Cantoni e soci. Negli stabilimenti di Legnano e Castellanza furono installati 112 telai meccanici e 1500 a mano, sui quali erano impiegati circa 2.500 operai.
Bellano, in provincia di Como, venne acquistato un opificio, mentre a Besozzo uno stabilimento di tessitura e torcitura. Nel 1876 muore Costanzo Cantoni, e poiché Eugenio Cantoni lasciò la Direzione della Società, venne sostituito dal Sig. Vincenzo Terruggia, grazie al quale, la società continuò i suoi programmi di espansione. In questi dieci anni la società Cantoni risentì della crisi economica, ma riuscì sempre ad andare avanti anche grazie all’entrata in vigore della nuova tariffa doganale che protesse l’industria cotoniera italiana dalla concorrenza straniera. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.44-49)  
Il barone Eugenio Cantoni fu la figura più significativa della famiglia, e nonostante fosse uno degli uomini più potenti del secolo scorso, è difficile definire la sua personalità. (Romano, 1981, p. 322) Eugenio morì a Roma nel 1888. In quegli anni la crisi economica che stava colpendo l’Italia, fece sentire la sua influenza anche sulla società legnanese.
Alla morte del Sig. Terruggia nel 1898, il commendatore Pietro Soldini prese il suo posto, e grazie alla sua abilità imprenditoriale, i prodotti della Cantoni vennero esportati in tutto il mondo. Il cotonificio desiderava espandersi sempre di più; infatti a Castellanza venne eretta una grande tessitura con 600 telai, considerati moderni all’epoca. Sono gli anni dell’introduzione del Fondo di Previdenza per i dipendenti, del sussidio mensile agli operai invalidi al lavoro e il pagamento di una giusta indennità per le donne incinte. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.50-53)                       Sala telai della tessitura di Castellanza - "Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18" (pag.47)
Il 1902 fu un anno significativo, in quanto il cotonificio fu elettrificato,mentre nel 1904 il Cotonificio Cantoni fu il primo, in ottemperanza alle leggi, ad essere una delle prime fabbriche in Italia, ad eliminare il lavoro notturno. Nel 1907 l’ingegnere Carlo Jucker diventa direttore del Cotonificio Cantoni a Legnano, dove portò importanti innovazioni.(Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.53-54)  
E’ il periodo in cui l’Europa è dilaniata dalla prima guerra mondiale, ed a causa di questa, le fabbriche tedesche sospesero l’invio di coloranti indispensabili per i filati e i tessuti, non solo per il Cotonificio Cantoni ma anche per le aziende cotoniere consorelle. Si creò perciò, a Legnano, una fabbrica di coloranti, diventando la prima impresa in Italia a produrre colori più complessi del nero allo zolfo. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.22)
Alla fine della guerra questo reparto venne chiuso. Carlo Jucker dedicò molto tempo per migliorare la solidità delle tinture alla luce. Quando il toussah, articolo pregiato, venne creato, si decise di applicare la tintura con colori indantrene, solidi alla luce e al bucato e fu creato il marchio T. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.24)    
La guerra richiamò alle armi molte persone e questo influenzò molto il lavoro del cotonificio, a corto di personale. Molti di loro persero la vita e per aiutare le famiglie, l’azienda, creò un Fondo Nazionale Industriale pro-orfani di guerra. I danni della guerra continuarono per alcuni anni, colpendo soprattutto l’economia nazionale, aggravata da disposizioni fiscali e doganali imposte dal Governo. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.56) Nonostante questo, l’ingegnere Jucker e i sui collaboratori continuarono nel loro lavoro, apportando modifiche e cambiamenti importanti per l’azienda e per gli dipendenti stessi, come:    Corsi professionali per mutilati di guerra, nel 1942 -"Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18 (pag.14) -       
le camere da mischia che consentivano di mescolare i cotoni di una o più partite di balle con effetti positivi sull’intero processo di filatura.  -        l’introduzione dei fusi di grandi dimensioni, reso possibile in quel periodo grazie all’utilizzo del carro porta-fusi mobile, progettato da una ditta svizzera. -        l’introduzione di telai automatici, considerando che in Italia, in quel periodo la percentuale di questi macchinari era molto ridotta. -        la costruzione del primo candeggio con bollitura in caldaie sotto pressione a ciclo semicontinuo, innovazione straordinaria per l’epoca. -        le iniziative di addestramento professionale dedicati ai ragazzi dai 12 ai 15 anni. -        il Centro Sperimentale di Rieducazione per mutilati ed invalidi di guerra per la rieducazione motoria e professionale dei mutilati. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.16-19-22-30-32)   
I bambini dell'asilo infantile aziendale - "Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni - Riviste Aziendale No. 17-18" (pag.14)
Per facilitare gli spostamenti degli operai che abitavano lontano dalle società furono costruiti delle case, il cui affitto richiesto era molto esiguo. Vennero introdotte varie iniziative sociali, per i figli dei dipendenti, come le due scuole materne a Legnano e a Castellanza ed un asilo nido a Cordenons, i quali fornivano gratuitamente materiale didattico, libri di testo e il pasto del mezzogiorno. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.12)
A Legnano venne costruita anche la Biblioteca con i suoi 2.000 volumi di cultura e svago generale e pubblicazioni tecnico-professionali per i tecnici ed operai dell’azienda. Importante fu anche la costruzione di locali dopo lavoro nei quali era possibile usufruire di televisori, sale da biliardo, e dove venivano organizzate due squadre ginniche, una femminile e una maschile che partecipavano a concorsi regionali o nazionali. Vennero anche introdotti i contributi aziendali per cure termali, e la medaglia d’oro istituita nel 1932, come riconoscimento per i lavoratori che avevano compiuto 40 anni di servizio nell’azienda.  (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.19-20-22-23)                         La squadra aziendale al 4° concorso ginnico nazionale nel 1923 -“Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Riviste Aziendale No. 17-18 (pag. 11)     
Nel 1917 una devastante inondazione dell'Olona provocò gravi danni allo stabilimento, e per questo, finita la guerra, furono costruiti nuovi arginie l'Olona fu incanalato. Il fiume, sebbene fosse già molto inquinato, non era ancora stato coperto, cosa che avvenne  tra il 1925 ed il secondo dopoguerra. (Wikipedia)  Con le varie innovazioni, negli stabilimenti Cantoni si svolgeva l’intero ciclo di lavorazione del cotone; a Castellanza, Bellano e Cordenons si producevano filati e ritorti che in seguito venivano trasformati in tessuti nelle tessiture di Castellanza, Legnano, Canegrate e Olmina. Inoltre, nel corso degli anni ogni stabilimento si specializzò in determinati articoli, come a Legnano in cui si producevano tessuti greggi per velluti lisci o a coste, a Castellanza tessuti per camiceria da uomo, mentre a Canegrate tessuti per lenzuola e biancheria da cucina. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.8-9)  
Gli anni 50-60, furono particolarmente difficili per l’industria cotoniera italiana, in quanto alcuni mercati, come i Paesi dell’America del Sud, gli Stati Balcanici, l’Egitto e l’Indonesia, furono chiusi; ci furono inoltre difficoltà di trasferimento di denaro, e soprattutto la concorrenza di altri paesi produttori, come quelli asiatici. (Noi della Cantoni No.17-18, 1960, p.65)   Nonostante questo, nel 1972, gli stabilimenti del Cotonificio Cantoni contenevano globalmente 2.724telai, 15 impianti per la stampa, una centrale termoelettricache era situata all'interno dello stabilimento storico di Legnano e di 8impianti idroelettrici.
Quest’ultimi producevano nel complesso circa la metà dell'energia elettrica necessaria per il funzionamento degli stabilimenti. (Wikipedia)   Nel 1984 la Cantoni di Legnano fu acquistata da Fabio Inghirami, e la nuova proprietà chiuse il reparto di filatura della storica fabbrica legnanese e tentò di indirizzare la produzione verso tessutipiù ricercati, ma nonostante questo tentativo di salvare l'azienda, lo stabilimento chiuse nel 1985. Nel corso degli anni si susseguirono vari progetti di recupero ed alla fine i padiglioni furono demoliti nel 2003per la realizzazione di un parco pubblico, di un centro commerciale e di una zona residenziale. Per ordine della Soprintendenza ai Beni Culturali ed al Paesaggiodi Milano, intervenuta quando ormai le demolizioni erano quasi giunte al termine, le due facciate più importanti architettonicamente sono state conservate. (Wikipedia) Tra il 1989 e il 1991, una vasta area dell'ex Cotonificio nel comune di Castellanza fu riqualificata dall'Unione degli Industriali della provincia di Varese (UNIVA), su progetto dell'architetto Aldo Rossi, creando la sede dell'Università Liuc. (Wikipedia) Bibliografia:
 
Cantoni, “Benvenuto alla Cantoni”, a cura dell’Ufficio Relazioni Sindacali e Sociali del Cotonificio Cantoni, 1960
“Cotonificio Cantoni” – Wikipedia  https://it.wikipedia.org/wiki/Cotonificio_Cantoni
“Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18
“Un piccolo re del cotone: Costanzo Cantoni e la sua impresa” – L’industrializzazione in Italia: 1861-1900, Bologna, Il Mulino, 1981 (seconda edizione)
Scavizzi, Paola (1975), Costanzo Cantoni, in Dizionario Biografico degli italiani, Treccani,
<http://www.treccani.it/enciclopedia/costanzo-cantoni_%28Dizionario_Biogr...
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1.12 Introduzione alla Cantoni- Paternalismo

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Introduzione alla Cantoni- Paternalismo
 
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi, tranne la parte di fabbrica al di là dell’ Olona che non è rientrata nel progetto, è sede dell’ università Carlo Cattaneo. Lo stabilimento,  oltre che ad essere un reperto di archeologia industriale, è dal punto di vista architettonico molto interessante e complesso perche è stato costruito con particolare attenzione, oltre alla parte funzionale, anche alla parte estetica. È stato, infatti, utilizzato lo stesso stile per ogni edificio, conferendo all’edificio unità formale. Prevale l’utilizzo del colore giallo per le pareti e sulle facciate le finestre sono intervallate da paraste in laterizio. Parte della Cantoni non era solo la fabbrica ma anche tutto il complesso di case operaie, asili e mense costruite appositamente, per favorire i moltissimi uomini e donne operai che avevano necessità di avere una casa o di lasciare il proprio figlio durante le ore di lavoro.Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC, fatti costruire appositamente da Eugenio Cantoni per dimostrare che anche se industriale nell’ ottocento era uno degli uomini più potenti e ricchi d’ Italia quasi alla pari di principi e baroni. 
 
  IL PATERNALISMO AZIENDALE, LE ABITAZIONI PER I DIPENDENTI, GLI ASILI E LE SCUOLE All’epoca della rivoluzione industriale, cioè nella seconda metà del Cinquecento, gli imprenditori introdussero nella fabbrica un tipo di organizzazione simile a quella patriarcale della famiglia di quel tempo. Questa composizione gerarchica vedeva a capo il padre-padrone che si prendeva cura dei suoi figli operai. Questa nuova “politica” imprenditoriale prese il nome di Paternalismo Aziendale 1, a sottolineare la figura paterna impersonata dal dirigente nei confronti dei propri dipendenti. Infatti, sempre più comunemente, i capi d’azienda iniziarono a far edificare degli alloggi da dedicare ai lavoratori portando loro notevoli benefici a livello sia sociale, che assistenziale. Esemplari furono i Cantoni che per i lavoratori dell’omonima azienda fondata alla fine del 19esimo secolo, fecero costruire delle abitazioni 2. A Castellanza, per esempio in via Marconi, vennero costruiti dagli architetti Latis quattro caseggiati a ballatoio su tre piani, complesso conosciuto poi come Il Cairo, destinato agli operai. Queste costruzioni erano caratterizzate da semplicità costruttiva, comodità ed adeguate dotazioni tecnologiche a basso costo 3.Ai dirigenti spettavano, invece, delle ville signorili unifamiliari ed agli impiegati dei villini bifamiliari 4. In tutte le tipologie di abitazioni edificate dai Cantoni erano presenti degli orti i cui profitti incrementavano, seppur in maniera lieve, il salario dei lavoratori. La massiccia presenza di donne lavoratrici all’interno dell’industria tessile 5 portò alla costruzione di asili infantili e nella città di Castellanza la famiglia Cantoni edificò la Scuola Montessori in Via Eugenio Cantoni, 6 e la Scuola Materna E. Cantoni in Via Borsano, 7. Inoltre, per i bambini che avrebbero frequentato questi istituti, furono offerte colonie estive ed invernali. Questa nuova relazione tra dirigente e lavoratore non mancò nel coinvolgere le famiglie di operai ed impiegati in feste e balli nei Dopolavoro aziendali, gite e passeggiate in compagnia nelle domeniche ed in molte altre manifestazioni a cui partecipava attivamente in prima persona il padrone presentandosi come “amico” al fine di limitare il rischio di ribellioni e malcontenti da parte dei lavoratori. I dirigenti con questa nuova politica si assicurarono, inoltre, di tutelare i propri dipendenti con polizze assicurative contro gli infortuni ed istituirono dei fondi pensione. Innovativo fu soprattutto il Cotonificio Cantoni che, anticipando di decenni le norme legislative in proposito, concesse sussidi alle operaie gestanti ed assicurò, inoltre, anche una sorta di vitalizio ai dipendenti  che avevano lavorato per l’azienda per più di 30 anni. I Cantoni, infine, a testimonianza dell’avanguardia della loro azienda, furono anche tra i primi ad istituire cooperative e mense aziendali 6.
(Pagani, 1989; Romano, 1992)
(Brajkovic, 1960; Cuccuru, 1989)
(Capitanucci, 2007)
(Capitanucci, 2007)
(Romano, 1992)
(Brajkovic, 1960)
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1.13 Il regolamento e i servizi.

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Il regolamento e i servizi.
 
Tra ‘800 e ‘900 gli operai dell’industria tessile vennero presi di mira dall’esigenza che gli imprenditori avevano di riuscire a educarli nel modo giusto. Per fare ciò, vennero istituite rigide normative per regolare la vita e le attività all’interno delle fabbriche, dove vennero installati orologi che andavano a misurare il tempo industriale che non prevedeva interruzioni della fatica dei lavoratori, e che divennero simbolo di questo rigido processo educativo. Vennero anche evidenziati i rapporti gerarchici che rendevano più chiara la divisione e l’organizzazione del lavoro all’interno dello stabilimento, che erano necessari per il buon andamento della produzione.
 
Il fatto che gli operai imparassero le regole sulla puntualità e le regole disciplinari era indispensabile, ma non era sufficiente a garantire una buona produttività, sorse così anche il bisogno di una formazione tecnica, la quale poteva durare da qualche mese fino ad un anno intero. Quindi per non sprecare il tempo speso nella formazione degli operai, che fino ad allora erano liberi di cambiare posto di lavoro entrando in un nuovo stabilimento, alcuni imprenditori introdussero delle regole ben precise: un esempio può essere quello del 1903 portato avanti dalla Filatura Feltrinelli di Campione del Garda, che introdusse l’obbligo di rimanere nella sua fabbrica per almeno sei mesi se provenienti da altre tessiture, e almeno un anno se novizi.
 
Un altro importante provvedimento che venne preso dagli imprenditori, fu quello di fornire servizi di vario genere alla manodopera in modo da rendere più continuative e meno precarie le prestazioni degli operai, nel settore cotoniero infatti, le condizioni non erano le migliori per un posto di lavoro, a partire dall’ambiente, sporco e antigienico, poco illuminato a causa della mancanza di sufficiente numero di finestre, eccessivamente caldo e pieno di polveri. Tutto questo, sommato ai duri ritmi di lavoro e alla lunga permanenza all’interno delle industrie, causava grandi e gravi problemi di salute e molte malattie che abbreviavano di molto le aspettative di vita degli operai, e spesso, soprattutto nei fanciulli, provocavano malformazioni fisiche. Per combattere questo insieme di tristi fenomeni, vennero istituite delle società di mutuo soccorso aziendali che si occupavano dell’agevolazione delle cura e del recupero fisico degli operai malati.
 
Infine, un ultimo servizio che venne concesso alla manodopera, fu quello relativo all’istruzione degli operai, furono gli stessi imprenditori ad occuparsi di garantire ai loro operai un istruzione elementare e una base culturale minima indispensabile per il loro inserimento nell’ambiente di lavoro. Vennero create così delle scuole per l’educazione e la crescita della classe operaia, che riuscivano anche a fidelizzare la manodopera al proprio capo.
 
Fonte: Romano R.: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al 1914, Banca Commerciale Italiana, 1992, (p.285-332 capitolo: La manodopera).
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1.14 Cotonificio Ponti

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Cotonificio Ponti
 
La famiglia Ponti è stata identificata come una delle prime famiglie imprenditrici d’Italia. Già nel 1800 il capofamiglia Pietro Desiderio Pasolini, marito di Maria Ponti, aveva dato vita ad un filatoio a Gallarate; poi nel 1823 ottenne il consenso ad aprire un cotonificio nei pressi di Solbiate Olona. Questa famiglia di imprenditori fu molto importante perché introdusse la filatura meccanica in Italia, vista a Parigi durante un loro viaggio.
 
L’attività nel filatoio di Gallarate portò ben presto ad una grande fortuna e quindi ad un aumento di produzione. Quest’aumento di produzione richiedeva maggior energia; capirono così che l’acqua poteva essere una fonte molto importante. Decisero di ampliare lo stabilimento e spostarsi a Solbiate Olona dove nacque il vero e proprio Cotonificio Ponti.
 
Oggi il cotonificio fa parte dell’archeologia industriale e si vorrebbe tramutare in sede dell’Ecomuseo della Valle Olona.
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1.15 Intervento sull'edificio e sull'area circostante

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Intervento sull'edificio e sull'area circostante
 
Grazie ad Aldo Rossi, l’ex Cotonificio Cantoni è stato trasformato nella sede di un istituto universitario. Vediamo nel dettaglio le operazioni compiute dallo studio Rossi-Balzani.
L'idea generale è quella di reinterpretare gli edifici industriali, che vengono mantenuti e nel contempo ridefiniti per nuove funzione. Lo scopo di questo progetto è di qualificare e rappresentare i nuovi caratteri dell'università e degli spazi per la collettività. Nel progetto si prevedono funzioni differenti tra la parte di edifici "a monte" e quella "a valle".
Inizialmente, sono state individuate una serie di problematiche, prima tra tutte la rivalutazione della Valle Olona da un punto di vista urbanistico: è stato utilizzato il tema del parco come elemento unificante e fondamentale, aprendo al pubblico gli spazi di Villa Jucker e collegandoli all’altra area verde, tramite il sottopasso che attraversa corso Matteotti e un porticato costruito lungo la rampa che collega il centro del paese con la valle Olona; infine, con una rivisitazione architettonica è stata evidenziata la funzione di collegamento tra il centro storico, piazza Soldini, e l’edificio.
Sono di notevole importanza e di grande fascino i caratteri architettonici degli edifici industriali. Il progetto cerca di valorizzare l’area integrando gli elementi architettonici con la città.                                                                                                     Uno dei problemi fondamentali è la reinterpretazione degli edifici industriali mantenuti e allo stesso tempo ridefiniti per nuove funzioni, infatti lo scopo di questo progetto è di restauro e conservazione.
Il luogo più importante nella zona alta è l’aula magna, che viene costruita per essere utilizzata anche come centro congressi per il comune di Castellanza; l’aula è contraddistinta da una grande copertura voltata ad arco ribassato.
Il progetto prevede un sistema di edifici di nuova costruzione, alcuni ristrutturati e altri con interventi di demolizione e riedificazione.  
L’obbiettivo ideale era quello di creare un parco fluviale utilizzando i giardini delle ville affacciate sulla Cantoni.
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1.16 composizione architettonica

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composizione architettonica
 
   Tipi di costruzioni delle fabbriche: modello Manchester e modello a Shed Il cotonificio Cantoni situato a Castellanza è diviso in due tipologie architettoniche in uso al tempo che sono il modello a fabbrica alta importato da Manchester e il modello a fabbrica bassa a Shed. 
Gli edifici di produzione della Cantoni sono stati costruiti durante il periodo di attività in entrambi i modi per favorire le risorse energetiche che si potevano sfruttare al tempo e per ottimizzare la produzione di quella che è stata una delle industrie tessili più importanti del tempo, e in cui hanno lavorato più di seimila persone contemporaneamente. Il modello Manchester, che prevedeva una struttura che si sviluppava in altezza utile per sfruttare la forza motrice del fiume Olona, unica fonte energetica presente dall’ inizio dell’ Ottocento all’ inizio del Novecento, per far funzionare un macchinario costituito da una turbina che dava energia con un meccanismo di  cinghie alle macchine tessili. Gli edifici che sono costruiti con il modello Manchester sono il bar e la biblioteca, ex magazzino Cantoni, e tutta la parte di filatura e tessitura che odiernamente sono i dormitori degli studenti LIUC, la mensa, i parcheggi e le aule universitarie. 
Eugenio Cantoni però fa costruire l’ industria in modo diverso dalle altre del tempo (Gastronovo e Greco, 1992) oltre che essere costruite solamente per favorire  la funzione e la funzionalità del complesso sono stati costruiti anche dando molto peso all’ estetica, fattore importante perché Eugenio è stato il primo a costituire una società per azioni e a quotarla in borsa per avere capitale sempre fresco da reinvestire nella sua industria. La struttura a fianco al bar,odiernamente è una sala computer, ma in origine era uno spazio con le macchine tessili, è fatta a shed, come tutti gli edifici al di là del fiume Olona, oggi abbandonati perché non all’ interno del progetto di ristrutturazione del 1990 a cura di Aldo Rossi. 
Il modello a shed è nato con l’ avvento dell’ energia elettrica in Italia, meno ingombrante, bastava un piccolo motore per contenerla, facile da trasportare con pochi fili che andavano dalla centrale elettrica più vicina alla fabbrica e a basso costo perché poteva essere prodotta in Italia e i costi per il trasporto erano bassi.  Questa architettura è costruita longitudinalmente composta da capannoni  uniti tra loro da passatoie, esternamente senza particolare attenzione all’ estetica ma all’ interno divisi per funzione, tutta la struttura sorretta da grandi pilastri in ferro posti all’ interno dello shed, perché occupavano poco posto e riuscivano a sorreggere la struttura egregiamente.  Oltre all’ immensa fabbrica i Cantoni’ nel corso degli anni, acquista quattro mulini (Roveda, 2004) sparsi nella zona di Castellanza. Il primo mulino, ex mulino Carminati de Brambilla, viene utilizzato provvisoriamente per dare energia a una filatura, successivamente il mulino viene sostituito con una turbina Kaplan.  Il secondo mulino, acquistato da Costanzo Cantoni nel 1852, dai conti Arese Lucini, il mulino viene trasformato in fabbrica di garze detta “il Molino”. 
Il terzo mulino, acquistato nel 1852, successivamente impiegato come reparto candeggio e fissaggio.  Il quarto e ultimo mulino viene acquistato nel 1862, non ci viene detto per cosa viene impiegato. La torre costruita nel 1963 dai fratelli Vito e Gustavo Latis (Capitanucci, 2007) ed è stata eretta per andare in contro alle esigenze della Cantoni che, con l’ incremento della produzione, aveva necessità di una sede idonea a ricevere i potenziali acquirenti. La struttura della torre è costruita con cemento armato, solette in laterizio, con facciate e vetrate in alluminio, pannelli grigi opachi ed è costituito da nove piani divisi in uffici  commerciali e amministrativi.   In origine la Torre era collegata tramite due passatoie sospese, una collegata con un edificio Cantoni che è stato demolito, e l’ altro con una parte della fabbrica. Attualmente la torre è ancora presente, ed è sede degli uffici dell’ università, ma al posto della passatoia sospesa c’ è l’ entrata della LIUC.  
 
Bibliografia:  Riccardo di Gattermeyer; 1965; Noi della Cantoni; Catellanza; rivista aziendale del Cotonificio Cantoni Castellanza.  Alberto roveda; 2004; i Mulini di Castellanza; libray.bilio.liuc.it.   Maria Vittorio Capitanucci; 2007; Vito e Gustavo Lattis Frammenti di Città; Milano; Skira editore. Valerio Gastronovo e antonella Greco; 1992, Prometeo: luoghi e spazi del lavoro 1872-1992; Milano; Sipi-Electra.
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1.17 architettura ex cotonificio cantoni

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architettura ex cotonificio cantoni
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.
Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi, tranne la parte di fabbrica al di là dell’ Olona che non è rientrata nel progetto, è sede dell’ università Carlo Cattaneo
Lo stabilimento,  oltre che ad essere un reperto di archeologia industriale, è dal punto di vista architettonico molto interessante e complesso perche è stato costruito con particolare attenzione, oltre alla parte funzionale, anche alla parte estetica. È stato, infatti, utilizzato lo stesso stile per ogni edificio, conferendo all’edificio unità formale. Prevale l’utilizzo del colore giallo per le pareti e sulle facciate le finestre sono intervallate da paraste in laterizio.
Gli edifici di produzione della Cantoni sono stati costruiti durante il periodo di attività in entrambi i modi per favorire le risorse energetiche che si potevano sfruttare al tempo e per ottimizzare la produzione.
Il modello Manchester, che prevedeva una struttura che si sviluppava in altezza utile per sfruttare la forza motrice del fiume Olona, unica fonte energetica presente dall’ inizio dell’ Ottocento all’ inizio del Novecento, per far funzionare un macchinario costituito da una turbina che dava energia con un meccanismo di  cinghie alle macchine tessili. Gli edifici che sono costruiti con il modello Manchester sono il bar e la biblioteca, ex magazzino Cantoni, e tutta la parte di filatura e tessitura che odiernamente sono i dormitori degli studenti LIUC, la mensa, i parcheggi e le aule universitarie.
La struttura a fianco al bar,odiernamente è una sala computer, ma in origine era uno spazio con le macchine tessili, è fatta a shed, come tutti gli edifici al di là del fiume Olona, Il modello a shed è nato con l’ avvento dell’ energia elettrica in Italia, questa architettura è costruita longitudinalmente composta da capannoni  uniti tra loro da passatoie, esternamente senza particolare attenzione all’ estetica ma all’ interno divisi per funzione, tutta la struttura sorretta da grandi pilastri in ferro posti all’ interno dello shed, perché occupavano poco posto e riuscivano a sorreggere la struttura egregiamente.
Negli anni 1950-1960 ci fu un'imporrtante restuturazione tra cui la torre e nel 1963 dai fratelli Vito e Gustavo Latis (Capitanucci, 2007) ed è stata eretta per andare in contro alle esigenze della Cantoni che, con l’ incremento della produzione, aveva necessità di una sede idonea a ricevere i potenziali acquirenti. La struttura della torre è costruita con cemento armato, solette in laterizio, con facciate e vetrate in alluminio, pannelli grigi opachi ed è costituito da nove piani divisi in uffici  commerciali e amministrativi. 
In origine la Torre era collegata tramite due passatoie sospese, una collegata con un edificio Cantoni che è stato demolito, e l’ altro con una parte della fabbrica.
Parte della Cantoni non era solo la fabbrica ma anche tutto il complesso di case operaie, asili e mense costruite appositamente, per favorire i moltissimi uomini e donne operai che avevano necessità di avere una casa o di lasciare il proprio figlio durante le ore di lavoro.
Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC, fatti costruire appositamente da Eugenio Cantoni per dimostrare che anche se industriale nell’ ottocento era uno degli uomini più potenti e ricchi d’ Italia quasi alla pari di principi e baroni.
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1.18 Il parco e la villa cantoni

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Il parco e la villa cantoni
 
Il parco dello stabilimento Cantoni, annesso alla villa del proprietario, Costanzo Cantoni, è un tipico parco all’inglese, questo tipo di giardino è caratterizzato da forme libere e irregolari, ogni forma geometrica viene annullata volendo dare l’idea di essere in un posto, a volte anche selvaggio, ma comunque sempre ordinato e immerso nella natura. Anche i confini scompaiono in questi parchi, dal loro interno sembrano quasi non avere fine.
Vengono accostati elementi naturali come cespugli o gruppi di alberi, spesso separati tra di loro ma sempre secondo un ordine e di una specie precisa, e artificiali, vengono infatti costruiti artificialmente elementi naturali, come grotte, colline e ruscelli, messi in modo da suscitare a chi è all’interno del parco delle emozioni, questi parchi nascono infatti col Romanticismo inglese, alla base del quale ci sono le sensazioni del uomo.
Con la costruzione di questa villa all’interno di un parco così ampio Costanzo Cantoni voleva dimostrare che un imprenditore poteva permettersi gli stessi agi e modi di vivere di un nobile, pur non essendo la sua residenza principale aveva infatti sfruttato uno spazio molto ampio nel quale non avrebbe trascorso lunghi periodi, l’unica differenza che la distingueva da un nobile è che la sua villa era costruita vicino all’azienda in cui lavorava mentre quelle dei nobili erano spesso in campagna.
 
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1.19 Architettura del parco

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Architettura del parco
 
Si è certi che quando viene costruita la villa di proprietà dei Cantoni, nasce anche il parco, anche se non si hanno documenti che attestano l’anno in cui viene eretto o mostrano visivamente come appariva.
Dopo la chiusura della fabbrica il parco non venne più curato e nel 1993 iniziano i lavori di ristrutturazione fatti dall’architetto Andreas Kipar, che voleva riportarlo a com’era nell’800 dopo che col passare degli anni stava degradando, sappiamo quindi che quando viene ristrutturato l’architetto mantiene il progetto originaleIl parco si può suddividere in diverse aree: l’area nord, dove sono presenti la villa e la serra, c’è un’ampia area, già stata precedentemente ripristinata delimitando l’aiuola centrale (nella quale sono presenti pochi alberi isolati) con un cordolo in pietra, e con la creazione di un sottopassaggio che serviva a collegare la villa di Cantoni con la fabbrica. Un'altra area importante, all’inizio della parte centrale del parco, è quella della collina costruita artificialmente circondata da alberi di varie specie, al di sotto della quale è presente una grotta, con anche un lampadario, probabilmente usata per passare del tempo di svago; e nella parte superiore delle stradine, una fontana (che riporta al romanticismo ottocentesco), alberi e arbusti. Nell’area centrale sono presenti moltissimi gruppi di alberi di variegate specie, grazie anche alle quali si formano prospettive ampie e non limitate. L’area nord ovest è quella più degradata e prima asfaltata perché usata come parcheggio; e infine l’area n tempo usata come vivaio. Il parco è nato come spazio privato, ma dopo la ristrutturazione di Kipar diventerà pubblico. L’obbiettivo dell’architetto è quello di conservare quello che c’era nell’impostazione originale del parco, fa quindi più un opera di ripristino. Gli elementi principale infatti rimangono invariati, come le colline artificiale, le alternanze tra prati e gruppi di alberi. Vengono eliminati il vivaio e l’area in asfalto, integrandoli nell’area verde. Kipar aggiunge inoltre stradine e passaggi utili allo scopo pubblico, messe in modo di far apprezzare a chi le percorre la varietà e la bellezza del paesaggio.
 
Progetto di riqualificazione del 1993
Progetti originali di Andreas KiparLibro originale della stori adei CantoniEnciclopedia italianaTestimonianze visive.
 
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1.20 Aldo Rossi

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Aldo Rossi
 
Aldo Rossi nacque il 3 maggio 1931 a Milano.
Nella sua vita fu un architetto e teorico che si interessò all’uso di una gamma limitata di particolari architettonici e diede molta importanza al contesto in cui i suoi edifici furono costruiti: il suo approccio venne definito “neorazionalismo”.
Egli è anche conosciuto per i suoi scritti, i suoi numerosi dipinti e fu anche designer di mobili e oggetti.
(Fondazione Aldo Rossi - http://www.fondazionealdorossi.org/home/1254-2/ )
Nel 1966 Rossi pubblicò “l'architettura della città”, opera che gli valse l’affermazione a leader internazionale della teoria dell’architettura. Nel testo egli sostenne che, nel corso della storia, l’architettura ha sviluppato alcuni moduli continui, divenuti standard nella memoria collettiva in quanto non mutano a seconda dello stile e delle tendenze del momento.
(Enciclopedia Britannica - http://www.britannica.com/biography/Aldo-Rossi )
L’architetto intende l’architettura in senso positivo, come una creazione inscindibile dalla vita civile e dalla società in cui si manifesta; essa è per sua natura collettiva. Ad esempio i primi uomini costruivano le loro abitazioni per la funzionalità primaria (la sopravvivenza) ma seguendo un criterio estetico. Ciò dimostra che l’architettura è sempre andata di pari passo con la civiltà.
Fondamentalmente, il pensiero di Aldo Rossi era quello di non sostituire completamente le architetture di una città: un buon architetto deve essere capace di conciliare le novità con questi moduli appartenenti a realtà precedenti. Questo pensiero è chiamato neorazionalista poiché riprende le idee degli architetti razionalisti italiani del 1920-30, che impiegarono una gamma limitata di tipi di edifici.
Arduino Cantafora, autore della prefazione del libro “Aldo Rossi - Tutte le opere” (a cura di Alberto Ferlenga, Mondadori, 2003) scrive che la lezione di Rossi è estremamente complessa come è di norma per le cose semplici. Può dare adito a fraintendimenti dovuti alla debolezza di chi vi si accosta […] La sua architettura della città è innanzi tutto l’architettura della vita ed è qui dove si apre la massima incisività rossiana.
 
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1.21 Intervento di Aldo Rossi

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Intervento di Aldo Rossi
 
 
Aldo Rossi nacque il 3 maggio 1931 a Milano. Nella sua vita fu un architetto e teorico che si interessò all’uso di una gamma limitata di particolari architettonici e diede molta importanza al contesto in cui i suoi edifici furono costruiti: il suo approccio venne definito “neorazionalismo”.  Egli è anche conosciuto per i suoi scritti, i suoi numerosi dipinti e fu anche designer di mobili e oggetti.
(Fondazione Aldo Rossi - http://www.fondazionealdorossi.org/home/1254-2/ )
Nel 1966 Rossi pubblicò “l'architettura della città”, opera che gli valse l’affermazione a leader internazionale della teoria dell’architettura. Nel testo egli sostenne che, nel corso della storia, l’architettura ha sviluppato alcuni moduli continui, divenuti standard nella memoria collettiva in quanto non mutano a seconda dello stile e delle tendenze del momento.  (Enciclopedia Britannica - http://www.britannica.com/biography/Aldo-Rossi ) L’architetto intende l’architettura in senso positivo, come una creazione inscindibile dalla vita civile e dalla società in cui si manifesta; essa è per sua natura collettiva. Ad esempio i primi uomini costruivano le loro abitazioni per la funzionalità primaria (la sopravvivenza) ma seguendo un criterio estetico. Ciò dimostra che l’architettura è sempre andata di pari passo con la civiltà. Fondamentalmente, il pensiero di Aldo Rossi era quello di non sostituire completamente le architetture di una città: un buon architetto deve essere capace di conciliare le novità con questi moduli appartenenti a realtà precedenti. Questo pensiero è chiamato neorazionalista poiché riprende le idee degli architetti razionalisti italiani del 1920-30, che impiegarono una gamma limitata di tipi di edifici.  Arduino Cantafora, autore della prefazione del libro “Aldo Rossi - Tutte le opere” (a cura di Alberto Ferlenga, Mondadori, 2003) scrive che la lezione di Rossi è estremamente complessa come è di norma per le cose semplici. Può dare adito a fraintendimenti dovuti alla debolezza di chi vi si accosta […] La sua architettura della città è innanzi tutto l’architettura della vita ed è qui dove si apre la massima incisività rossiana.
 
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1.22 LA FABBRICA CANTONI by marcorossi

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LA FABBRICA CANTONI
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi,è sede dell’ università Carlo Cattaneo. Lo stabilimento, dal punto di vista architettonico è molto interessante e complesso perchè è stato costruito con particolare attenzione, oltre alla parte funzionale, anche alla parte estetica.  Nella seconda metà del Cinquecento, gli imprenditori introdussero nella fabbrica un tipo di organizzazione simile a quella patriarcale della famiglia di quel tempo. Questa composizione gerarchica vedeva a capo il padre-padrone che si prendeva cura dei suoi figli operai. I capi d’azienda iniziarono a far edificare degli alloggi da dedicare ai lavoratori portando loro notevoli benefici a livello sia sociale, che assistenziale.  Esemplari furono i Cantoni a  Castellanza vennero costruiti dagli architetti Latis quattro caseggiati a ballatoio su tre piani, destinato agli operai. Le costruzioni caratterizzate da semplicità costruttiva, comodità ed adeguate dotazioni tecnologiche a basso costo.Ai dirigenti spettavano delle ville signorili unifamiliari ed agli impiegati dei villini bifamiliari. In tutte le tipologie di abitazioni edificate dai Cantoni erano presenti degli orti i cui profitti incrementavano, seppur in maniera lieve, il salario dei lavoratori. La massiccia presenza di donne lavoratrici all’interno dell’industria tessile  portò alla costruzione di asili infantili e nella città di Castellanza la famiglia Cantoni edificò la Scuola Montessori.  Inoltre, per i bambini che avrebbero frequentato questi istituti, furono offerte colonie estive ed invernali.  I dirigenti con questa nuova politica si assicuraronodi tutelare i propri dipendenti con polizze assicurative contro gli infortuni ed istituirono dei fondi pensione. Innovativo fu soprattutto il Cotonificio Cantoni concesse sussidi alle operaie gestanti ed assicurò, inoltre, anche una sorta di vitalizio ai dipendenti  che avevano lavorato per l’azienda per più di 30 anni. I Cantoni furono anche tra i primi ad istituire cooperative e mense aziendali.   Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC.
 
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1.23 Introduzione alla Cantoni- Paternalismo marcorossi

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Paternalismo
 
 
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi, tranne la parte di fabbrica al di là dell’ Olona che non è rientrata nel progetto, è sede dell’ università Carlo Cattaneo. Lo stabilimento,  oltre che ad essere un reperto di archeologia industriale, è dal punto di vista architettonico molto interessante e complesso perche è stato costruito con particolare attenzione, oltre alla parte funzionale, anche alla parte estetica. È stato, infatti, utilizzato lo stesso stile per ogni edificio, conferendo all’edificio unità formale. Prevale l’utilizzo del colore giallo per le pareti e sulle facciate le finestre sono intervallate da paraste in laterizio. Parte della Cantoni non era solo la fabbrica ma anche tutto il complesso di case operaie, asili e mense costruite appositamente, per favorire i moltissimi uomini e donne operai che avevano necessità di avere una casa o di lasciare il proprio figlio durante le ore di lavoro.
Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC, fatti costruire appositamente da Eugenio Cantoni per dimostrare che anche se industriale nell’ ottocento era uno degli uomini più potenti e ricchi d’ Italia quasi alla pari di principi e baroni. 
 
  IL PATERNALISMO AZIENDALE, LE ABITAZIONI PER I DIPENDENTI, GLI ASILI E LE SCUOLE All’epoca della rivoluzione industriale, cioè nella seconda metà del Cinquecento, gli imprenditori introdussero nella fabbrica un tipo di organizzazione simile a quella patriarcale della famiglia di quel tempo. Questa composizione gerarchica vedeva a capo il padre-padrone che si prendeva cura dei suoi figli operai. Questa nuova “politica” imprenditoriale prese il nome di Paternalismo Aziendale 1, a sottolineare la figura paterna impersonata dal dirigente nei confronti dei propri dipendenti. Infatti, sempre più comunemente, i capi d’azienda iniziarono a far edificare degli alloggi da dedicare ai lavoratori portando loro notevoli benefici a livello sia sociale, che assistenziale. Esemplari furono i Cantoni che per i lavoratori dell’omonima azienda fondata alla fine del 19esimo secolo, fecero costruire delle abitazioni 2. A Castellanza, per esempio in via Marconi, vennero costruiti dagli architetti Latis quattro caseggiati a ballatoio su tre piani, complesso conosciuto poi come Il Cairo, destinato agli operai. Queste costruzioni erano caratterizzate da semplicità costruttiva, comodità ed adeguate dotazioni tecnologiche a basso costo 3.Ai dirigenti spettavano, invece, delle ville signorili unifamiliari ed agli impiegati dei villini bifamiliari 4. In tutte le tipologie di abitazioni edificate dai Cantoni erano presenti degli orti i cui profitti incrementavano, seppur in maniera lieve, il salario dei lavoratori. La massiccia presenza di donne lavoratrici all’interno dell’industria tessile 5 portò alla costruzione di asili infantili e nella città di Castellanza la famiglia Cantoni edificò la Scuola Montessori in Via Eugenio Cantoni, 6 e la Scuola Materna E. Cantoni in Via Borsano, 7. Inoltre, per i bambini che avrebbero frequentato questi istituti, furono offerte colonie estive ed invernali. Questa nuova relazione tra dirigente e lavoratore non mancò nel coinvolgere le famiglie di operai ed impiegati in feste e balli nei Dopolavoro aziendali, gite e passeggiate in compagnia nelle domeniche ed in molte altre manifestazioni a cui partecipava attivamente in prima persona il padrone presentandosi come “amico” al fine di limitare il rischio di ribellioni e malcontenti da parte dei lavoratori. I dirigenti con questa nuova politica si assicurarono, inoltre, di tutelare i propri dipendenti con polizze assicurative contro gli infortuni ed istituirono dei fondi pensione. Innovativo fu soprattutto il Cotonificio Cantoni che, anticipando di decenni le norme legislative in proposito, concesse sussidi alle operaie gestanti ed assicurò, inoltre, anche una sorta di vitalizio ai dipendenti  che avevano lavorato per l’azienda per più di 30 anni. I Cantoni, infine, a testimonianza dell’avanguardia della loro azienda, furono anche tra i primi ad istituire cooperative e mense aziendali 6.
(Pagani, 1989; Romano, 1992)
(Brajkovic, 1960; Cuccuru, 1989)
(Capitanucci, 2007)
(Capitanucci, 2007)
(Romano, 1992)
(Brajkovic, 1960)
 
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1.24 COTONIFICIO CANTONI by marcorossi

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COTONIFICIO CANTONI
 
COTONIFICIO CANTONI introduzione
La Cantoni di Castellanza è stata fondata nel 1820 da Cantoni, ed è stata attiva fino al 1980.
Dal 1990, dopo la ristrutturazione da parte dell’ architetto Aldo Rossi, tranne la parte di fabbrica al di là dell’ Olona che non è rientrata nel progetto, è sede dell’ università Carlo Cattaneo.
Lo stabilimento,  oltre che ad essere un reperto di archeologia industriale, è dal punto di vista architettonico molto interessante e complesso perche è stato costruito con particolare attenzione.
È stato, infatti, utilizzato lo stesso stile per ogni edificio, conferendo all’edificio unità formale.
Annessa alla Cantoni sono anche il parco all’inglese e la villa situata di fianco alla LIUC, fatti costruire appositamente da Eugenio Cantoni per dimostrare che anche se industriale nell’ ottocento era uno degli uomini più potenti e ricchi d’ Italia quasi alla pari di principi e baroni.
 
All’epoca della rivoluzione industriale, cioè nella seconda metà del Cinquecento, gli imprenditori introdussero nella fabbrica un tipo di organizzazione simile a quella patriarcale della famiglia di quel tempo.
Questa nuova “politica” imprenditoriale prese il nome di Paternalismo Aziendale 1, a sottolineare la figura paterna impersonata dal dirigente nei confronti dei propri dipendenti.
Esemplari furono i Cantoni che per i lavoratori dell’omonima azienda fondata alla fine del 19esimo secolo, fecero costruire delle abitazioni 2.
A Castellanza, per esempio in via Marconi, vennero costruiti dagli architetti Latis quattro caseggiati a ballatoio su tre piani, complesso conosciuto poi come Il Cairo, destinato agli operai.
I dirigenti con questa nuova politica si assicurarono, inoltre, di tutelare i propri dipendenti con polizze assicurative contro gli infortuni ed istituirono dei fondi pensione. Innovativo fu soprattutto il Cotonificio Cantoni che, anticipando di decenni le norme legislative in proposito, concesse sussidi alle operaie gestanti ed assicurò, inoltre, anche una sorta di vitalizio ai dipendenti  che avevano lavorato per l’azienda per più di 30 anni.
Tipi di costruzioni delle fabbriche: modello Manchester e modello a Shed
Il cotonificio Cantoni situato a Castellanza è diviso in due tipologie architettoniche in uso al tempo che sono il modello a fabbrica alta importato da Manchester e il modello a fabbrica bassa a Shed.
Il modello Manchester, che prevedeva una struttura che si sviluppava in altezza utile per sfruttare la forza motrice del fiume Olona, unica fonte energetica presente dall’ inizio dell’ Ottocento all’ inizio del Novecento, per far funzionare un macchinario costituito da una turbina che dava energia con un meccanismo di  cinghie alle macchine tessili. Gli edifici che sono costruiti con il modello Manchester sono il bar e la biblioteca, ex magazzino Cantoni, e tutta la parte di filatura e tessitura che odiernamente sono i dormitori degli studenti LIUC, la mensa, i parcheggi e le aule universitarie.
La struttura a fianco al bar,odiernamente è una sala computer, ma in origine era uno spazio con le macchine tessili, è fatta a shed, come tutti gli edifici al di là del fiume Olona, oggi abbandonati perché non all’ interno del progetto di ristrutturazione del 1990 a cura di Aldo Rossi.
Il modello a shed è nato con l’ avvento dell’ energia elettrica in Italia, meno ingombrante, bastava un piccolo motore per contenerla, facile da trasportare con pochi fili che andavano dalla centrale elettrica più vicina alla fabbrica e a basso costo perché poteva essere prodotta in Italia e i costi per il trasporto erano bassi.
La torre costruita nel 1963 dai fratelli Vito e Gustavo Latis (Capitanucci, 2007) ed è stata eretta per andare in contro alle esigenze della Cantoni che, con l’ incremento della produzione, aveva necessità di una sede idonea a ricevere i potenziali acquirenti. La struttura della torre è costruita con cemento armato, solette in laterizio, con facciate e vetrate in alluminio, pannelli grigi opachi ed è costituito da nove piani divisi in uffici  commerciali e amministrativi. 
In origine la Torre era collegata tramite due passatoie sospese, una collegata con un edificio Cantoni che è stato demolito, e l’ altro con una parte della fabbrica.
Attualmente la torre è ancora presente, ed è sede degli uffici dell’ università, ma al posto della passatoia sospesa c’ è l’ entrata della LIUC.
Nei primi decenni dell’800, in Italia, nell’Alto Milanese, si svilupparono le prime industrie per la lavorazione del cotone, soprattutto grazie alla scoperta delle macchine a vapore, nel 1830 vennero collaudati i primi impianti, situati lungo l'Olona,  che utilizzavano la forza motrice del fiume. (Cantoni, 1960, p. 4). Uno dei soci di questa impresa fu il Barone Costanzo Cantoni(Scavizzi, 1975)
Per l'attività di filatura sfruttarono e modificarono i primi mulini ad acqua, già esistenti sul fiume, che originariamente erano destinati alla macinazione di prodotti agricoli.
La scelta di costruire le sue imprese sui territori di Legnano e Castellanza, sulle rive del fiume Olona,fu fatta perché, grazie alle sue acque, poteva ottenere energia elettrica a basso costo; inoltre erano città molto vicine a Milano, centro commerciale dal quale era possibile ottenere materia prima, e soprattutto perché c’era abbondanza di mano d’opera agricola disposta a lavorare con salari decisamente inferiori a quelli della città.
L’industria della filatura ebbe un notevole successo tra il 1830 e il 1840, mentre negli anni successivi subì una grave crisi che obbligò molte industrie a chiudere definitivamente. I motivi di questa crisi furono decisamente politici, come la dominazione austriaca che portò tutta l’economia della Lombardia ad uno stato di collasso.
Solo il 1871 segnò l’inizio di una ripresa economica, ed è in questo periodo che avvenne la grande trasformazione del Cotonificio Cantoni, grazie ad Eugenio Cantoni, figlio del fondatore. L’11 Febbraio 1872 Eugenio e 29 fra i più importanti nomi dell’industria lombarda e due banche, cambiarono la denominazione della società Cantoni in "Società Anonima Cotonificio Cantoni", diventando così la prima impresa cotoniera italiana a trasformarsi in società per azioni ed a venire quotata alla Borsa di Milano.
Nel 1876 muore Costanzo Cantoni, e poiché Eugenio Cantoni lasciò la Direzione della Società, venne sostituito dal Sig. Vincenzo Terruggia, grazie al quale, la società continuò i suoi programmi di espansione. In questi dieci anni la società Cantoni risentì della crisi economica, ma riuscì sempre ad andare avanti anche grazie all’entrata in vigore della nuova tariffa doganale che protesse l’industria cotoniera italiana dalla concorrenza straniera.
Il barone Eugenio Cantoni fu la figura più significativa della famiglia, e nonostante fosse uno degli uomini più potenti del secolo scorso, è difficile definire la sua personalità. (Romano, 1981, p. 322) Eugenio morì a Roma nel 1888. In quegli anni la crisi economica che stava colpendo l’Italia, fece sentire la sua influenza anche sulla società legnanese. Alla morte del Sig. Terruggia nel 1898, il commendatore Pietro Soldini prese il suo posto, e grazie alla sua abilità imprenditoriale, i prodotti della Cantoni vennero esportati in tutto il mondo. Il cotonificio desiderava espandersi sempre di più; infatti a Castellanza venne eretta una grande tessitura con 600 telai, considerati moderni all’epoca.
Il 1902 fu un anno significativo, in quanto il cotonificio fu elettrificato,mentre nel 1904 il Cotonificio Cantoni fu il primo, in ottemperanza alle leggi, ad essere una delle prime fabbriche in Italia, ad eliminare il lavoro notturno. Nel 1907 l’ingegnere Carlo Jucker diventa direttore del Cotonificio Cantoni a Legnano, dove portò importanti innovazioni.
Negli stabilimenti Cantoni si svolgeva l’intero ciclo di lavorazione del cotone; a Castellanza, Bellano e Cordenons si producevano filati e ritorti che in seguito venivano trasformati in tessuti nelle tessiture di Castellanza, Legnano, Canegrate e Olmina. Inoltre, nel corso degli anni ogni stabilimento si specializzò in determinati articoli, come a Legnano in cui si producevano tessuti greggi per velluti lisci o a coste, a Castellanza tessuti per camiceria da uomo, mentre a Canegrate tessuti per lenzuola e biancheria da cucina.
Nel 1972, gli stabilimenti del Cotonificio Cantoni contenevano globalmente 2.724telai, 15 impianti per la stampa, una centrale termoelettrica che era situata all'interno dello stabilimento storico di Legnano e di 8impianti idroelettrici.
Nel 1984 la Cantoni di Legnano fu acquistata da Fabio Inghirami, e la nuova proprietà chiuse il reparto di filatura della storica fabbrica legnanese e tentò di indirizzare la produzione verso tessuti più ricercati, ma nonostante questo tentativo di salvare l'azienda, lo stabilimento chiuse nel 1985.
Tra il 1989 e il 1991, una vasta area dell'ex Cotonificio nel comune di Castellanza fu riqualificata dall'Unione degli Industriali della provincia di Varese (UNIVA), su progetto dell'architetto Aldo Rossi, creando la sede dell'Università Liuc.
La manodopera dell’industria cotoniera era caratterizzata dall’essere originaria di famiglie agricole. Spesso infatti l’apertura di un nuovo cotonificio in una zona di campagna, poteva risultare una fattore molto importante per la sopravvivenza delle famiglie che la abitavano, si andò così a creare la figura del contadino-operaio sin dal sorgere delle prime attività industriali, poiché le misere condizioni di vita di molte famiglie costrinsero molte persone a cercare altre fonti di guadagno oltre a quelle agricole.
Un altro importante provvedimento che venne preso dagli imprenditori, fu quello di fornire servizi di vario genere alla manodopera in modo da rendere più continuative e meno precarie le prestazioni degli operai, nel settore cotoniero infatti, le condizioni non erano le migliori per un posto di lavoro, a partire dall’ambiente, sporco e antigienico, poco illuminato  a causa della mancanza di sufficiente numero di finestre, eccessivamente caldo e pieno di polveri. Tutto questo, sommato ai duri ritmi di lavoro e alla lunga permanenza all’interno delle industrie, causava grandi e gravi problemi di salute e molte malattie che abbreviavano di molto le aspettative di vita degli operai, e spesso, soprattutto nei fanciulli, provocavano malformazioni fisiche. Per combattere questo insieme di tristi fenomeni, vennero istituite delle società di mutuo soccorso aziendali che si occupavano dell’agevolazione delle cura e del recupero fisico degli operai malati.
Il settore  cotoniero fu sostenuto dal protezionismo doganale, dato che la regione faceva parte dello zollverband, cioè l’area doganale della monarchia austriaca. A causa dell’installazione di nuovi impianti cotonifici, si ha la necessità di un frequente ricorso a tecnici stranieri; questa ampiezza del fenomeno e diversità dei luoghi di provenienza influenzò lo sviluppo del settore.(Crepas, p.153-155)
Il nostro paese si basava su un sistema economico di integrazione di agricoltura, manifattura e commercio; nonostante nel campo dell’agricoltura la produzione era ai massimi livelli, nel campo della manifattura pochi erano i lavoratori che videro un  rapporto continuo con la produzione industriale.
 
Bibliografia
Brajkovic, 1960, Forme assistenziali e scuole aziendali. In: Noi della Cantoni,
Pagani, 1989, Originalità e forme del paternalismo aziendale. In: La fabbrica ritrovata: Mostra di archeologia industriale nella valle olona, Varese
Cuccuru, 1989, Tipologia e immagine della casa operaia. In: La fabbrica ritrovata: Mostra di archeologia industriale nella valle olona, Varese
Romano, 1992, I problemi di gestione delle imprese. In: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al 1914, Milano
Capitanucci, 2007, Quartieri per impiegati per il Cotonificio Cantoni. In: Vito e Gustavo Latis, Milano
Riccardo di Gattermeyer; 1965; Noi della Cantoni; Castellanza; rivista aziendale del Cotonificio Cantoni Castellanza.
Alberto roveda; 2004; i Mulini di Castellanza; libray.bilio.liuc.it.
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Valerio Gastronovo e antonella Greco; 1992, Prometeo: luoghi e spazi del lavoro 1872-1992; Milano; Sipi-Electra.
 
cantoni, “Benvenuto alla Cantoni”, a cura dell’Ufficio Relazioni Sindacali e Sociali del Cotonificio Cantoni, 1960
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“Carlo Jucker e il Cotonificio Cantoni – Noi della Cantoni No. 17-18
“Un piccolo re del cotone: Costanzo Cantoni e la sua impresa” – L’industrializzazione in Italia: 1861-1900, Bologna, Il Mulino, 1981 (seconda edizione)
Scavizzi, Paola (1975), Costanzo Cantoni, in Dizionario Biografico degli italiani, Treccani,
<http://www.treccani.it/enciclopedia/costanzo-cantoni_%28Dizionario_Biogr...
 
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1.25 la localizzazione, le fabbriche e le fonti di energia nell’alto milanese

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la localizzazione, le fabbriche e le fonti di energia nell’alto milanese
 
 
Il fiume Olona fu per la regione dell’Alto Milanese l’elemento fondamentale per lo sviluppo delle industrie tessili perché iniziarono a sfruttare la forza motrice dell’acqua per la produzione di energia. Nell’Ottocento il fiume Olona era utilizzato per i molini che punteggiavano tutto il corso del fiume. Esso diventò fondamentale per l’industrializzazione per due motivi: il primo è perché con la scoperta della ruota idraulica si poteva sfruttare il moto dell’acqua; il secondo è per la forte industriosità della gente del luogo che, stimolata dalla fertilità del terreno, aveva già costruito una serie di attività attorno al fiume come pesca e coltivazione.
Oggi il fiume costituisce un elemento fondamentale per ricostruire la storia dell’industrializzazione dell’Alto Milanese. Infatti, le rovine delle industrie, oggi, sono parte dell’archeologia industriale (scienza che studia i reperti di tutto ciò che riguarda la fabbrica, dallo stesso edificio ai macchinari che venivano utilizzati). (Corti Bruno, V appendice)
I cotonifici più importanti dell’Alto Milanese furono:
 
Il cotonificio Ponti a Solbiate Olona
Il cotonificio Cantoni a Castellanza
Il cotonificio Candiani a Fagnano
Il cotonificio Crespi d’Adda in Brianza
La famiglia Cantoni è molto rilevante per la città di Castellanza, dove costruì una vera e propria isola industriale. Il Cotonificio Cantoni venne inaugurato nel 1872 da Costanzo ed Eugenio Cantoni. Questa ditta toccava diverse città oltre Castellanza: Legnano, Bellano e Milano. Il Cotonificio castellanzese risultò una grande novità anche in campo architettonico perché mantenne caratteristiche delle tipiche industrie dell’Ottocento, ma riportò anche novità che portarono poi alla affermazione di una specifica architettura per il lavoro.
Oggi l’edificio da industria è diventato sede dell’Università Carlo Cattaneo –LIUC composto da parti originarie del cotonificio e parti ristrutturate nel 1991 dall’ arch. Aldo Rossi.
 
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1.26 Storia dell'industria tessile italiana.

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Storia dell'industria tessile italiana.
 
Il cotone è una delle più antiche fibre tessili utilizzato nell’industria, contribuendo al conforto esteriore e domestico dell'umanità.
 
I mercanti manifatturieri tessili si sviluppano intorno al XVI Secolo nelle città dell’alto milanese, come Busto Arsizio, Gallarate, Legano, Castellanza paesi nella zona della valle dell’Olona.
Questi eseguivano i lavori inizialmente a domicilio, particolare nei periodi invernali, dove l’agricoltura si fermava, i membri delle famiglie di agricoltori lavoravano in casa il cotone.
 
Il periodo tra gli anni venti e trenta di questo secolo è considerato come l’epoca del pionierismo delle fabbriche, in cui il ruolo del banchiere che finanzia le industre inizia a prendere vigore, mentre nelle zone di Busto e Castellanza lungo le valli dell’Olona la figura del mercante manifatturiero, che vive di commercio e di produzione industriale tramite l’utilizzo della filatura idraulica, andò sviluppandosi molto rafforzando il rapporto tra famiglia e affari.
Questi nella valle dell’Olona presero il sopravvento allargando il proprio raggio d’azione mercantile e meccanizzavano ciò che risultava vantaggioso.
Nonostante tutto, questi non riuscirono a soddisfare il fabbisogno interno, quindi dovettero cercare un socio in affari capace di dirigere una filatura meccanizzata in modo da organizzare la fabbrica secondo il modello di fabbrica idraulica.
 
Fonte: Conca Messina Silvia A. Cotone e imprese; Marsilio editori (p 23-80 un profilo storico-cronologico: dal mercante-manifatturiero al mercante-industriale)
 
La manodopera dell’industria cotoniera era caratterizzata dall’essere originaria di famiglie agricole. Spesso infatti l’apertura di un nuovo cotonificio in una zona di campagna, poteva risultare una fattore molto importante per la sopravvivenza delle famiglie che la abitavano, si andò così a creare la figura del contadino-operaio sin dal sorgere delle prime attività industriali, poiché le misere condizioni di vita di molte famiglie costrinsero molte persone a cercare altre fonti di guadagno oltre a quelle agricole.
 
Fonte: Romano R.: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al 1914, Banca Commerciale Italiana, 1992, (p.285-332 capitolo: La manodopera).
 
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1.27 STORIA DELL’INDUSTRIA TESSILE COTONIERA

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STORIA DELL’INDUSTRIA TESSILE COTONIERA
I mercanti manifatturieri tessili si sviluppano intorno al XVI Secolo nelle città dell’alto milanese, come Busto Arsizio, Gallarate, Legano, Castellanza paesi nella zona della valle dell’Olona.
Questi eseguivano i lavori inizialmente a domicilio, particolare nei periodi invernali, dove l’agricoltura si fermava, i membri delle famiglie di agricoltori lavoravano in casa il cotone. Nel 1805 Napoleone emanò una legge che dava l’obbligo di non poter esportare i tessuti, gli unici esportabili erano quelli francesi, molto rari perché non soddisfavano il fabbisogno interno del paese. Nel 1813 Andrea Ponti richiese il permesso di potere esportare a Gallarate macchine per filare in modo da sostenere le grandi quantità di filato che veniva consumato. A partire dal 1814 i mercanti bustesi e gallaratesi incentrarono le loro imprese verso il mercato estero, perché in Inghilterra stava avvenendo una crisi di sovrapproduzione. L’anno successivo venne emanata una legge che alzava le tasse doganali dei tessuti, favorendo così l’acquisto di tessuti provenienti dai paesi esteri già avviati all’industrializzazione. Questo causò un declino delle persone che filavano a mano il cotone che dovettero accontentarsi di una paga minima. Con l’aumento dei prezzi dei tessuti locali, i mercanti manifatturieri accrebbero il loro commercio importando tessuti preziosi dai paesi esteri. Intorno al 1820 nella provincia di Milano vi erano dalle 50 alle 100 macchine per fusi azionate manualmente. Il periodo tra gli anni venti e trenta di questo secolo è considerato come l’epoca del pionerismo delle fabbriche, in cui il ruolo del banchiere che finanzia le industre inizia a prendere vigore, mentre nelle zone di Busto e Castellanza lungo le valli dell’Olona la figura del mercante manifatturiero che vive di commercio e di produzione industriale tramite l’utilizzo della filatura idraulica, questi mercanti andarono a svilupparsi molto rafforzando il rapporto tra famiglia e affari. Questi nella valle dell’Olona presero il sopravvento allargando il proprio raggio d’azione mercantile e meccanizzavano ciò che risultava vantaggioso. Nonostante tutto questi non riuscirono a soddisfare il fabbisogno interno quindi dovettero cercare un socio in affari capace di dirigere una filatura meccanizzata in modo da organizzare la fabbrica secondo il modello di fabbrica idraulica. In Lombardia ci fu un secondo periodo di proto industrializzazione in cui il lavoro a domestico venne spostato in fabbrica.
Nel 1823 i tre figli di Andrea Ponti fondarono a Gallarate una fabbrica di filatura e tessitura che in quegli anni comprendeva 200 operai e nel 1836 raggiunse 8000 fusi, nel 1850 raggiunse un patrimonio totale di oltre 21 milioni di lire milanesi. A Legnano la ditta Martin possedeva 5000 fusi a Milano 1400. Nel 1844 lo stabilimento Ferrario-Ottolini raggiunse il numero di 2500 fusi. Dal 1836 al 1844 si passa dai 40 000 ai 102 000 fusi totali in Italia, mentre nella valle dell’Olona si passò dai 21 000 ai 50 000. Nella città di Busto Arsizio contavano 43 ditte con una somma complessiva di 5642 telai, i quali producevano un terzo del filato lombardo.
Nel 1838 la ditta Cantoni avviò il progetto da 850 000 lire concesse da Bartolomeo Ponti per costruire una seconda fabbrica a Castellanza e nel 1850 venne fatta la decisione di fondare una terza fabbrica a Olgiate Olona. Fonte: Conca Messina Silvia A. Cotone e imprese; Marsilio editori (p 23-80 un profilo storico-cronologico: dal mercante-manifatturiero al mercante-industriale)
 
LA MANODOPERA
La manodopera dell’industria cotoniera era caratterizzata dall’essere originaria di famiglie agricole. Spesso infatti l’apertura di un nuovo cotonificio in una zona di campagna, poteva risultare una fattore molto importante per la sopravvivenza delle famiglie che la abitavano, si andò così a creare la figura del contadino-operaio sin dal sorgere delle prime attività industriali, poiché le misere condizioni di vita di molte famiglie costrinsero molte persone a cercare altre fonti di guadagno oltre a quelle agricole.
Tra il 1854 e il 1911, in Lombardia ci fu un notevole aumento della manodopera che nel 1854 contava 3810 operai, fino ad arrivare al 1911 in cui si raggiunse la quota di ben 65378 operai cotonieri, che costituivano il 23% dell’occupazione operaia nel tessile.
Un altro dato fondamentale per descrivere la manodopera di questo settore dell’industria tessile, è quello relativo a genere e sesso degli operai. Se infatti nelle altre industrie, la maggior parte dei lavoratori erano uomini, nelle cotoniere dominava la presenza di lavoratrici donne, che appunto costituivano il 43,7% nel 1854; il 59% nel 1876; il 66,6% nel 1896; il 69,2% nel 1903 ed infine nel 1911 si arrivò ad un massimo del 74,9%. Ci fu quindi un forte accrescimento nel tempo della componente femminile all’interno delle fabbriche, forse anche dettato dalla maggiore facilità di lavorazione e la minore necessità di forza conseguenti dall’impiego di macchinari sempre più sofisticati.
Bisogna anche ricordare che nell’industria cotoniera, fu sempre stata presente la componente minorile degli operai, si ha infatti una percentuale del lavoro infantile del 30,8% nel 1854; del19,4% nel 1876; del 17,5% nel 1896 e del 15,9% nel 1903, a questo calo seguì un rialzo nel 1911, in cui si arrivò al 20,2% di manodopera infantile. Questo calo è stato forse determinato dal fatto che l’impiego di una certa manodopera debole e inesperta, debba essere risultato controproducente in una così rapida fase di sviluppo e crescita tecnologica.
Tra ‘800 e ‘900 gli operai dell’industria tessile vennero presi di mira dall’esigenza che gli imprenditori avevano di riuscire a educarli nel modo giusto. Per fare ciò, vennero istituite rigide normative per regolare la vita e le attività all’interno delle fabbriche, dove vennero installati orologi che andavano a misurare il tempo industriale che non prevedeva interruzioni della fatica dei lavoratori, e che divennero simbolo di questo rigido processo educativo. Vennero anche evidenziati i rapporti gerarchici che rendevano più chiara la divisione e l’organizzazione del lavoro all’interno dello stabilimento, che erano necessari per il buon andamento della produzione.
Il fatto che gli operai imparassero le regole sulla puntualità e le regole disciplinari era indispensabile, ma non era sufficiente a garantire una buona produttività, sorse così anche il bisogno di una formazione tecnica, la quale poteva durare da qualche mese fino ad un anno intero. Quindi per non sprecare il tempo speso nella formazione degli operai, che fino ad allora erano liberi di cambiare posto di lavoro entrando in un nuovo stabilimento, alcuni imprenditori introdussero delle regole ben precise: un esempio può essere quello del 1903 portato avanti dalla Filatura Feltrinelli di Campione del Garda, che introdusse l’obbligo di rimanere nella sua fabbrica per almeno sei mesi se provenienti da altre tessiture, e almeno un anno se novizi.
Un altro importante provvedimento che venne preso dagli imprenditori, fu quello di fornire servizi di vario genere alla manodopera in modo da rendere più continuative e meno precarie le prestazioni degli operai, nel settore cotoniero infatti, le condizioni non erano le migliori per un posto di lavoro, a partire dall’ambiente, sporco e antigienico, poco illuminato a causa della mancanza di sufficiente numero di finestre, eccessivamente caldo e pieno di polveri. Tutto questo, sommato ai duri ritmi di lavoro e alla lunga permanenza all’interno delle industrie, causava grandi e gravi problemi di salute e molte malattie che abbreviavano di molto le aspettative di vita degli operai, e spesso, soprattutto nei fanciulli, provocavano malformazioni fisiche. Per combattere questo insieme di tristi fenomeni, vennero istituite delle società di mutuo soccorso aziendali che si occupavano dell’agevolazione delle cura e del recupero fisico degli operai malati.
Infine, un ultimo servizio che venne concesso alla manodopera, fu quello relativo all’istruzione degli operai, furono gli stessi imprenditori ad occuparsi di garantire ai loro operai un istruzione elementare e una base culturale minima indispensabile per il loro inserimento nell’ambiente di lavoro. Vennero create così delle scuole per l’educazione e la crescita della classe operaia, che riuscivano anche a fidelizzare la manodopera al proprio capo.Fonte: Romano R.: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al 1914, Banca Commerciale Italiana, 1992, (p.285-332 capitolo: La manodopera).
 
PROGRESSO SOCIALE dell’industria cotoniera in Italia
L’Italia è stato il primo paese dell’Europa meridionale, a raggiungere a metà Novecento uno stabile livello d’industrializzazione. (Storia d’Italia, premessa)
L’Italia all’indomani dell’Unità era un paese arretrato, in cui aveva scarsa rilevanza il ruolo e il peso dell’industria. Le uniche aree a raggiungere una consistenza tecnico-produttiva e una rilevanza in termini di occupazione considerevoli erano le regioni, dal Nord al Sud, che comprendevano il Milanese, il Genovese, il Comasco, il Valdagno, la Valle del Liri, il Napoletano e l’entroterra salernitano. (Segreto, p. 7)
L’Italia dopo la Grande depressione, sfruttò la ripresa internazionale per sostenere l’industrializzazione, che li avrebbe consentito di trasformarsi in un autentico paese industriale. Il processo di industrializzazione avvenne in un’area ristretta del paese, il cosiddetto Triangolo industriale, fra Milano, Torino e Genova; dove la presenza operaia raggiunge la media europea. Il processo di trasformazione e modernizzazione della società italiana stava investendo il mondo dell’industria e da esso la società venne modificata. Lo scontro sociale tra industriali e operai caratterizza lo sviluppo economico del paese, insieme al crescente numero di scioperi e alla costituzione dei sindacati dei lavoratori dell’industria. Dopo il vasto sviluppo degli anni ’50, ci fu una crescente pressione da parte dei sindacati per una maggiore partecipazione dei lavoratori al dividendo sociale ed economico, che sfociò nell’aumento salariale. (Segreto, p.12-16)
Il “miracolo economico” era avvenuto attraverso fenomeni migratori interni, che avevano modificato il tessuto sociale e culturale del Triangolo industriale. Negli anni ’50 e ‘60 il mondo industriale si disinteressa dei problemi sociali, scaricandoli sul versante politico e istituzionale; in politica, il Centrosinistra promosse due riforme: la scuola media e il licenziamento per giusta causa. Dunque è più evidente che la rincorsa a servizi sociali migliori poteva avvenire solo attraverso un’espansione della spesa pubblica. Nel periodo a cavallo tra ’60 e ’70 le comunicazioni tra fabbrica e società si infittirono e questo mutamento nella composizione sociale e professionale della classe operaia provocò enormi problemi produttivi. Le aspirazioni all’egualitarismo ruppero le compatibilità economiche nelle fabbriche, che parevano immutabili. La rivendicazione della trasformazione del salario in variabile indipendente, portò al collasso l’intero sistema industriale italiano, questo sistema però continuava a fatica il superamento di un meccanismo di sviluppo, basato su un equilibrio di bassi salari. Tra gli anni ’70 e ’80 il decentramento produttivi, indebolì il movimento sindacale e amplificò i margini del profitto. In questi anni si avvia un processo per riprendere il controllo dell’industria in cui hanno un ruolo fondamentale i caratteri dell’imprenditoria, votata al sacrificio personale come modello lavorativo e delle relazioni industriali. (Segreto, p. 68-72)
 
INDUSTRIA COTONIERA nella Lombardia
Il settore cotoniero fu sostenuto dal protezionismo doganale, dato che la regione faceva parte dello zollverband, cioè l’area doganale della monarchia austriaca. A causa dell’installazione di nuovi impianti cotonifici, si ha la necessità di un frequente ricorso a tecnici stranieri; questa ampiezza del fenomeno e diversità dei luoghi di provenienza influenzò lo sviluppo del settore. (Crepas, p.153-155)
Il nostro paese si basava su un sistema economico di integrazione di agricoltura, manifattura e commercio; nonostante nel campo dell’agricoltura la produzione era ai massimi livelli, nel campo della manifattura pochi erano i lavoratori che videro un rapporto continuo con la produzione industriale. Presto si diffuse l’adozione del sistema a domicilio causato dal ruolo della produzione manifatturiera, fonte di reddito familiare ricavato dalle attività agricole. Nel 1870, l’industria cotoniera si rinnova negli impianti, nell’attività imprenditoriale e nelle linee di finanziamento. Esse controllano il processo di industrializzazione del paese proponendo un sistema paternalistico per rendere compatibile il sistema di fabbrica in un ambiente in cui l’agricoltura domina sulle strutture economiche e sociali. (Crepas, p.157-161)
Nell’ultimo secolo vi fu una crescita della popolazione e ha comportato una riduzione delle ore di lavoro e una maggiore attenzione alla qualificazione tecnica della manodopera. L’educazione divenne universale dai sei ai quattordici anni e l’acceso alla scuola secondaria e all’università si è generalizzato. (Carreras, p.256) L’affermazione di un istruzione formale nelle scuole di arti e mestieri deve convivere con la dominante “cultura d’officina”. (Bigazzi, p.900)
Nel Varesotto piccoli fabbricanti artigiani ed operai costituiscono il cuore della vita economica. La caratteristica dell’industria varesina è l’attaccamento alle tradizioni come dimostrano i piccoli laboratori dove avviene la produzione. Le attività di campagna trovano sfogo nell’industria di trasformazione ed operaia trae forme aggiuntive di reddito. Questa economia di tipo misto avvantaggia l’introduzione di piccole imprese familiari o attività commerciali. Mentre nell’alto milanese, “Provincia cotoniera”, si punta esclusivamente all’ investimento di forti capitali senza rispetto per il territorio, tradizioni e esigenze amministrative. (Macchione, p.72-75)
 
PATERNALISMO industriale
A luogo nella storiografia sul movimento operaio e sindacale, e viene utilizzato con un’accezione negativa. Il paternalismo industriale è “un insieme strutturato di mezzi materiali, ideologici e politici, utilizzati per formare o rinnovare la manodopera necessaria al funzionamento di un processo di lavoro determinato, in una regione data” e ancora “serie di pratiche, sia materiali sia simboliche, sviluppate dagli imprenditori per attrarre, organizzare, provvedere, disciplinare, formare, e attraverso la famiglia riprodurre la forza lavoro”. (Bertucelli. 26-27)
 
LA LOCALIZZAZIONE, LE FABBRICHE E LE FONTI DI ENERGIA nell’Alto Milanese
Il fiume Olona fu per la regione dell’Alto Milanese l’elemento fondamentale per lo sviluppo delle industrie tessili perché iniziarono a sfruttare la forza motrice dell’acqua per la produzione di energia. Nell’Ottocento il fiume Olona era utilizzato per i molini che punteggiavano tutto il corso del fiume. Esso diventò fondamentale per l’industrializzazione per due motivi: il primo è perché con la scoperta della ruota idraulica si poteva sfruttare il moto dell’acqua; il secondo è per la forte industriosità della gente del luogo che, stimolata dalla fertilità del terreno, aveva già costruito una serie di attività attorno al fiume come pesca e coltivazione. (Conca Messina, pp. 249-251)
Importante, perciò, risulta l’invenzione della ruota idraulica o molino ad acqua che costituì una vera e propria rivoluzione nel campo della meccanica: fino a quel momento l’energia era ricavata da due principali fonti: lo sforzo umano e quello animale. Il termine “mulino” (molino) è spesso associato al mondo dell’agricoltura ma divenne elemento fondamentale anche per il mondo della tessitura.Furono identificati due tipi di ruota idraulica: la ruota verticale e quella orizzontale. (Guanci Giuseppe, pag.34)
Il molino a ruota orizzontale utilizza una portata limitata ed è per questo che era ed è tutt’oggi diffuso in montagna lungo torrenti e flussi d’acqua minori. Questo tipo di ruota idraulica è meno costoso della ruota verticale; il suo impianto consiste in un sistema meccanico semplice, diviso in cinque parti: il basamento, l’albero o asse verticale, i catini per la raccolta dell’acqua, la sbarra o albero di trasmissione e la vera e propria ruota posta orizzontalmente rispetto al fiume. (Guanci Giuseppe, pp.36-47)
Il molino a ruota verticale (Guanci Giuseppe, pp.48-60), invece, è più comune nella pianura ed il suo meccanismo è più complesso perché possiede particolari ingranaggi che permettono una maggiore produzione di energia. Il sistema costitutivo si articola in un albero orizzontale, una o più ruote verticali, una serie di ingranaggi ed un secondo albero o asse orizzontale. Le ruote verticali possono essere a loro volta classificate secondo il tipo di alimentazione: dall’alto o dal basso; e secondo il modo in cui l’acqua viene sfruttata: a schiaffo (sfrutta il moto dell’acqua) e a cassetta (sfrutta il peso dell’acqua). (Ariis Daniele, pp. 113-115)
Lungo il fiume Olona esistevano solo le ruote idrauliche verticali, oggi tramutate in turbine idrauliche.
Oggi il fiume costituisce un elemento fondamentale per ricostruire la storia dell’industrializzazione dell’Alto Milanese. Infatti, le rovine delle industrie, oggi, sono parte dell’archeologia industriale (scienza che studia i reperti di tutto ciò che riguarda la fabbrica, dallo stesso edificio ai macchinari che venivano utilizzati). (Corti Bruno, V appendice)
I cotonifici più importanti dell’Alto Milanese furono:
·         Il cotonificio Ponti a Solbiate Olona
·         Il cotonificio Cantoni a Castellanza
·         Il cotonificio Candiani a Fagnano
·         Il cotonificio Crespi d’Adda in Brianza
La famiglia Ponti è stata identificata come una delle prime famiglie imprenditrici d’Italia. Già nel 1800 il capofamiglia Pietro Desiderio Pasolini, marito di Maria Ponti, aveva dato vita ad un filatoio a Gallarate; poi nel 1823 ottenne il consenso ad aprire un cotonificio nei pressi di Solbiate Olona. Questa famiglia di imprenditori fu molto importante perché introdusse la filatura meccanica in Italia, vista a Parigi durante un loro viaggio.
L’attività nel filatoio di Gallarate portò ben presto ad una grande fortuna e quindi ad un aumento di produzione. Quest’aumento di produzione richiedeva maggior energia; capirono così che l’acqua poteva essere una fonte molto importante. Decisero di ampliare lo stabilimento e spostarsi a Solbiate Olona dove nacque il vero e proprio Cotonificio Ponti.
Oggi il cotonificio fa parte dell’archeologia industriale e si vorrebbe tramutare in sede dell’Ecomuseo della Valle Olona. 6
La famiglia Cantoni è molto rilevante per la città di Castellanza, dove costruì una vera e propria isola industriale. Il Cotonificio Cantoni venne inaugurato nel 1872 da Costanzo ed Eugenio Cantoni. Questa ditta toccava diverse città oltre Castellanza: Legnano, Bellano e Milano. Il Cotonificio castellanzese risultò una grande novità anche in campo architettonico perché mantenne caratteristiche delle tipiche industrie dell’Ottocento, ma riportò anche novità che portarono poi alla affermazione di una specifica architettura per il lavoro.
Oggi l’edificio da industria è diventato sede dell’Università Carlo Cattaneo –LIUC composto da parti originarie del cotonificio e parti ristrutturate nel 1991 dall’ arch. Aldo Rossi.
La Filatura Candiani di Fagnano Olona è significativa oggi perché l’edificio, essendo ancora intatto, può essere un esempio di fabbrica dell’Ottocento/Novecento. È possibile riconoscere il nucleo principale dell’azienda, la divisione in più edifici, la classica struttura a sheds ed il collegamento con la ferrovia della Valmorea.
L’ultima famiglia molto importante per il settore tessile è la famiglia Crespi che diede vita all’attività tessile nel 1878 sulla pianura dell’Adda. Cristoforo Crespi fu una figura fondamentale perché fu lui a determinare l’area adatta alla costruzione della fabbrica e fu lui a costituire definitivamente il villaggio Crespi d’Adda.
Nel 1995 la fabbrica fu inserita nell’Unesco come sito d’archeologia industriale ed è possibile visitarla per scoprire la vita di fabbrica del 1800/1900.
(Macchione Pietro e Gavinelli Mauro, pp. 242-265)
 
 
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Ariis Daniele (1939), Macchine Idrauliche, Firenze, Casa Editrice Marzocco, pp. 113-115.
 
Bertucelli L., Storia del lavoro in Italia. Novecento. Roma, Castelvecchi, 2015, p. 25-58
 
Conca Messina Silvia A. (2004), Cotone e Imprese: Commerci, credito e tecnologie nell’età dei mercanti-industriali. Valle Olona 1815-1860, Venezia, Marsilio Editor, pp. 249-251.
 
Corti Bruno, Archeologia Industriale, Enciclopedia Italiana di scienze, Lettere ed arti: V appendice.
 
Crepas N., Storia dell'Italia. Annali 15. L'industria, Torino, Einaudi, 1999, p. 153-166
 
Guanci Giuseppe (2012), Acqua & Energia. Dalla ruota idraulica alla turbina, Firenze, Edizioni Medicea Firenze, pag. 34.
 
Guanci Giuseppe (2012), Acqua & Energia. Dalla ruota idraulica alla turbina, Firenze, Edizioni Medicea Firenze, pp. 36-47.
 
Guanci Giuseppe (2012), Acqua & Energia. Dalla ruota idraulica alla turbina, Firenze, Edizioni Medicea Firenze, pp. 48-60.
 
Macchione P., Una provincia industriale. Miti della storia dello sviluppo economico tra Varesotto e Alto Milanese, dal XII secolo alla Prima guerra Mondiale, Latina, 1989, p. 68-74
 
Macchione Pietro e Gavinelli Mauro (1998), Olona: il fiume, la civiltà, il lavoro, Varese, Macchione Editore, pp. 242-265.
 
ROMANO ROBERTO: L’industria cotoniera lombarda dall’unità al1914, Banca Commerciale Italiana,1992.
 
Segreto L., Storia dell'Italia. Annali 15. L'industria, Torino, Einaudi, 1999, p. 7-73
 
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1.28 RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

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RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
La rivoluzione industraile segna l'inizio di un cambiamento, di una evoluzione economica e culturale della soicetà.
le prime fabbriche, industrie furono quelle tessili, prima di esse i mercanti manifatturieri tessili  eseguivano i lavori inizialmente a domicilio, particolare nei periodi invernali, dove l’agricoltura si fermava, i membri delle famiglie di agricoltori lavoravano in casa il cotone.
nel periodo tra gli anni venti e trenta di questo secolo  nasce  il ruole del banchiere che finanzia le industre , mentre nelle zone di Busto e Castellanza lungo le valli dell’Olona la figura del mercante manifatturiero che vive di commercio e di produzione industriale tramite l’utilizzo della filatura idraulica prende vigore, quest'ultimi andarono a svilupparsi molto rafforzando il rapporto tra famiglia e affari.
Questi nella valle dell’Olona presero il sopravvento allargando il proprio raggio d’azione mercantile e meccanizzavano ciò che risultava vantaggioso
La manodopera dell’industria cotoniera era caratterizzata dall’essere originaria di famiglie agricole. Spesso infatti l’apertura di un nuovo cotonificio in una zona di campagna, poteva risultare una fattore molto importante per la sopravvivenza delle famiglie che la abitavano, si andò così a creare la figura del contadino-operaio sin dal sorgere delle prime attività industriali, poiché le misere condizioni di vita di molte famiglie costrinsero molte persone a cercare altre fonti di guadagno oltre a quelle agricole.
Tra il 1854 e il 1911, in Lombardia ci fu un notevole aumento della manodopera che nel 1854 contava 3810 operai, fino ad arrivare al 1911 in cui si raggiunse la quota di ben 65378 operai cotonieri, che costituivano il 23% dell’occupazione operaia nel tessile.
Un altro dato fondamentale per descrivere la manodopera di questo settore dell’industria tessile, è quello relativo a genere e sesso degli operai. Se infatti nelle altre industrie, la maggior parte dei lavoratori erano uomini, nelle cotoniere dominava la presenza di lavoratrici donne, che appunto costituivano il 43,7% nel 1854; il 59% nel 1876; il 66,6% nel 1896; il 69,2% nel 1903 ed infine nel 1911 si arrivò ad un massimo del 74,9%. Ci fu quindi un forte accrescimento nel tempo della componente femminile all’interno delle fabbriche, forse anche dettato dalla maggiore facilità di lavorazione e la minore necessità di forza conseguenti dall’impiego di macchinari sempre più sofisticati.
Bisogna anche ricordare che nell’industria cotoniera, fu sempre stata presente la componente minorile degli operai, si ha infatti una percentuale del lavoro infantile del 30,8% nel 1854.
la fabrichesorgevano spesso a fianco a corsi d'acqua;  il fiume Olona fu per la regione dell’Alto Milanese l’elemento fondamentale per lo sviluppo delle industrie tessili perché iniziarono a sfruttare la forza motrice dell’acqua per la produzione di energia. Nell’Ottocento il fiume Olona era utilizzato per i molini che punteggiavano tutto il corso del fiume. Esso diventò fondamentale per l’industrializzazione per due motivi: il primo è perché con la scoperta della ruota idraulica si poteva sfruttare il moto dell’acqua; il secondo è per la forte industriosità della gente del luogo che, stimolata dalla fertilità del terreno, aveva già costruito una serie di attività attorno al fiume come pesca e coltivazione. (Conca Messina, pp. 249-251)
Importante, perciò, risulta l’invenzione della ruota idraulica o molino ad acqua che costituì una vera e propria rivoluzione nel campo della meccanica: fino a quel momento l’energia era ricavata da due principali fonti: lo sforzo umano e quello animale. Il termine “mulino” (molino) è spesso associato al mondo dell’agricoltura ma divenne elemento fondamentale anche per il mondo della tessitura. Furono identificati due tipi di ruota idraulica: la ruota verticale e quella orizzontale. (Guanci Giuseppe, pag.34)
Il molino a ruota orizzontale utilizza una portata limitata ed è per questo che era ed è tutt’oggi diffuso in montagna lungo torrenti e flussi d’acqua minori. Questo tipo di ruota idraulica è meno costoso della ruota verticale; il suo impianto consiste in un sistema meccanico semplice, diviso in cinque parti: il basamento, l’albero o asse verticale, i catini per la raccolta dell’acqua, la sbarra o albero di trasmissione e la vera e propria ruota posta orizzontalmente rispetto al fiume. (Guanci Giuseppe, pp.36-47)
Oggi il fiume costituisce un elemento fondamentale per ricostruire la storia dell’industrializzazione dell’Alto Milanese.
Un cotonificio più importanti dell’Alto Milanese fu: Il cotonificio Cantoni a Castellanza
 
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1.29 la localizzazione, le fabbriche e le fonti di energia nell’alto milanese by Medina

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la localizzazione, le fabbriche e le fonti di energia nell’alto milanese
 
 
Il fiume Olona fu per la regione dell’Alto Milanese l’elemento fondamentale per lo sviluppo delle industrie tessili perché iniziarono a sfruttare la forza motrice dell’acqua per la produzione di energia. Nell’Ottocento il fiume Olona era utilizzato per i molini che punteggiavano tutto il corso del fiume. Esso diventò fondamentale per l’industrializzazione per due motivi: il primo è perché con la scoperta della ruota idraulica si poteva sfruttare il moto dell’acqua; il secondo è per la forte industriosità della gente del luogo che, stimolata dalla fertilità del terreno, aveva già costruito una serie di attività attorno al fiume come pesca e coltivazione.
Oggi il fiume costituisce un elemento fondamentale per ricostruire la storia dell’industrializzazione dell’Alto Milanese. Infatti, le rovine delle industrie, oggi, sono parte dell’archeologia industriale (scienza che studia i reperti di tutto ciò che riguarda la fabbrica, dallo stesso edificio ai macchinari che venivano utilizzati). (Corti Bruno, V appendice)
I cotonifici più importanti dell’Alto Milanese furono:
 
Il cotonificio Ponti a Solbiate Olona
Il cotonificio Cantoni a Castellanza
Il cotonificio Candiani a Fagnano
Il cotonificio Crespi d’Adda in Brianza
La famiglia Cantoni è molto rilevante per la città di Castellanza, dove costruì una vera e propria isola industriale. Il Cotonificio Cantoni venne inaugurato nel 1872 da Costanzo ed Eugenio Cantoni. Questa ditta toccava diverse città oltre Castellanza: Legnano, Bellano e Milano. Il Cotonificio castellanzese risultò una grande novità anche in campo architettonico perché mantenne caratteristiche delle tipiche industrie dell’Ottocento, ma riportò anche novità che portarono poi alla affermazione di una specifica architettura per il lavoro.
Oggi l’edificio da industria è diventato sede dell’Università Carlo Cattaneo –LIUC composto da parti originarie del cotonificio e parti ristrutturate nel 1991 dall’ arch. Aldo Rossi.
 
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