PROFILO STORICO CRONOLOGICO
I mercanti manifatturieri tessili si sviluppano intorno al XVI Secolo nelle città dell’alto milanese, come Busto Arsizio, Gallarate, Legano, Castellanza paesi nella zona della valle dell’Olona.
Questi eseguivano i lavori inizialmente a domicilio, particolare nei periodi invernali, dove l’agricoltura si fermava, i membri delle famiglie di agricoltori lavoravano in casa il cotone.
Nel 1805 Napoleone emanò una legge che dava l’obbligo di non poter esportare i tessuti, gli unici esportabili erano quelli francesi, molto rari perché non soddisfacevano il fabbisogno interno del paese.
Nel 1813 Andrea Ponti richiese il permesso di potere esportare a Gallarate macchine per filare in modo da sostenere le grandi quantità di filato che veniva consumato.
A partire dal 1814 i mercanti bustesi e gallaratesi incentrarono le loro imprese verso il mercato estero, perché in Inghilterra stava avvenendo una crisi di sovrapproduzione.
L’anno successivo venne emanata una legge che alzava le tasse doganali dei tessuti, favorendo così l’acquisto di tessuti provenienti dai paesi esteri già avviati all’industrializzazione.
Questo causò un declino delle persone che filavano a mano il cotone che dovettero accontentarsi di una paga minima.
Con l’aumento dei prezzi dei tessuti locali, i mercanti manifatturieri accrebbero il loro commercio importando tessuti preziosi dai paesi esteri.
Intorno al 1820 nella provincia di Milano vi erano dalle 50 alle 100 macchine per fusi azionate manualmente.
Il periodo tra gli anni venti e trenta di questo secolo è considerato come l’epoca del pionierismo delle fabbriche, in cui il ruolo del banchiere che finanzia le industre inizia a prendere vigore, mentre nelle zone di Busto e Castellanza lungo le valli dell’Olona la figura del mercante manifatturiero che vive di commercio e di produzione industriale tramite l’utilizzo della filatura idraulica, questi mercanti andarono a svilupparsi molto rafforzando il rapporto tra famiglia e affari.
Questi nella valle dell’Olona presero il sopravvento allargando il proprio raggio d’azione mercantile e meccanizzavano ciò che risultava vantaggioso.
Nonostante tutto questi non riuscirono a soddisfare il fabbisogno interno quindi dovettero cercare un socio in affari capace di dirigere una filatura meccanizzata in modo da organizzare la fabbrica secondo il modello di fabbrica idraulica.
In Lombardia ci fu un secondo periodo di proto-industrializzazione in cui il lavoro a domestico venne spostato in fabbrica.
Nel 1823 i tre figli di Andrea Ponti fondarono a Gallarate una fabbrica di filatura e tessitura che in quegli anni comprendeva 200 operai e nel 1836 raggiunse 8000 fusi, nel 1850 raggiunse un patrimonio totale di oltre 21 milioni di lire milanesi.
A Legnano la ditta Martin possedeva 5000 fusi a Milano 1400.
Nel 1844 lo stabilimento Ferrario-Ottolini raggiunse il numero di 2500 fusi.
Dal 1836 al 1844 si passa dai 40 000 ai 102 000 fusi totali in Italia, mentre nella valle dell’Olona si passò dai 21 000 ai 50 000.
Nella città di Busto Arsizio contavano 43 ditte con una somma complessiva di 5642 telai, i quali producevano un terzo del filato lombardo.
Nel 1838 la ditta Cantoni avviò il progetto da 850 000 lire concesse da Bartolomeo Ponti per costruire una seconda fabbrica a Castellanza e nel 1850 venne fatta la decisione di fondare una terza fabbrica a Olgiate Olona.
fonte: Conca Messina Silvia A. Cotone e imprese; Marsilio editori (p 23-80 un profilo storico-cronologico: dal mercante-manifatturiero al mercante-industriale)
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