LIB1418-L'Olona

www.redigio.it
 
LIB1418-L'Olona
 
Contents
1 Il fiume OLONA
2 L'Olona
3 Gli antichi mulini sul fiume Olona
4 Relazione sui Mulini idraulici lungo l'0lona.
 
 
    parole
-----------------------------------------------
 

1 Il fiume OLONA

www.redigio.it
 
Il fiume OLONA
 
Qualche breve notizia per non dimenticar questo nostro fiume. Il perche' del nome Olona, il suo corso e l'importanza che riveste ancor oggi questo fiume per la nstra citta'... Impariamo a conoscerlo ed apprezzarlo.
 
Un corso d'acqua e' certamente un elemento importante nell'economia di un territorio.
Si pensi a questo riguardo a quante volte abbiamo sentito affermare, ad esempio, che "l'Egitto e' dono del Nilo" o, passando in rassegna Coitta' d'Italia e d'Europa, possiamo constatare come la maggior parte delle piu' importanti capitali siano sorte proprio lungo  e sponde di un fiume.
Anche nel caso dell'Olona, seppure in maniera meno accatante rispetto agli esempi sopra citati, non si puo' prescindere o negare il ruolo assunto da questo fiume nel nostro territorio.
Sull'importanza che senza dubbio, ha rivestito questo corso d'acqua nella nostra zona si puo' ricordare che, fin dalle epoche piu' antiche, il letto di questo fiume fu affiancato da strade che mettevano in collegamento Milano e la terra elvetica, e che, per quanto ci riguarda da piu' vicino, le sponde del fiume furono anche la zona dei primissimi insediamenti di legnano.
Esaminando infatti i siti di questi ultimi insediamenti - alcuni databili a partire dal XIII - XII sec. a.c. - e' possibile rilevare che parte di essi sono stati rinvenuti proprio nei pressi del fiume (in localita' "Gainella", l'attuale Gabinella").
 
Il corso del fiume
L'olona e' un fiume prealpino: nasce infatti sopra Varese, in una localita' poco al di sopra di Rasa.
Dopo aver aggirato Varese si snoda in piu' rami nella valle che prende il nome proprio dal suddetto fiume, la valle Olona.
Nel territorio del legnanese - se la portata del fiume - anche se a Castellanza i rami si riuniscon in un unico letto - e' ridotta e il flusso si rivela piu' lento a causa della mancanza di affluenti.
Parecchi sono i borghi e le cittadine che devono il proprio toponimo alla vicinaza di questo fiume (ad esempio castiglione Olona, Olgiate Olona, San Vittore Olona).
Il suo percorso di una settantina di chilometri attraversa quattro province (VA,CO,MI, PV) prima di immettersi nel Po,(C'e' chi dice che il fiume si perde nelle fognature di Milano e non e' piu' possibile rintracciarlo.) a San Zenone.
 
 
 
L'etimologia del nome Olona e' incerta.
La prima attestazione che abbiamo risale all'Anonimo Ravennate, geografo della prima meta' del VIII secolo, che nomina il nostro fiume con il nome "Olona", diventato nei secoli successivi "Oronna", "Ollona",e, infine "Olona".
Altri hanno voluto scorgere nel nome una radice indoeuropea indicante, in genere, il verbo scorrere.
Probabilmente l'ipotesi piu' accreditata e' quella che accosta il nome ad una radice di origine celtica. I primi abitanti di queste terre - i galli Celti - avrebbero, in linea di massima, usando la radice (*ol) per indicare il concetto espresso dal nostro aggettivo "grande".
Il fatto che il nome OLONA sembri essere traducibile come il fiume "grande" e' da mettere in relazione alle diverse condizioni del fiume rispetto ai giorni nostri.
Il fiume, in passato, sarebbe stato piu' lungo dell'attuale e avrebbe avuto sia una maggiore portata d'acqua sia maggior importanza rispetto agli altri cosrsi d'acqua del primo tratto del territorio in cui scorre l'Olona.
Infatti, nonostante vi siano altri ruscelli e fiumiciattoli nella zona ( ad esempio il Lura, Bozzente e Strona) nessuno di questi avrebbe potuto essere classificato come fiume al pari dell'Olona.
 
 
 
Oltre a tutti i centri abitanti che la presenza del fiume ha catalizzato lungo tutto il suo percorso e' innegabile che anche nel Legnanese l'Olona abbia rappresentato uno dei fattori che hanno permesso lo sviluppo agricolo-industriale che il nostro territorio ha raggiunto nel corso dei secoli. Infatti mediante opere di canalizzazione, l'agricoltura si e' sviluppata notevolmente in tutta la nostra zona e, successivamente alla Rivoluzione Industriale numerose attivita' produttive industriali si sono insediate vicino all'Olona.
Infatti alla fine dell'ottocento, secondo alcuni dati, lungo le sponde del fiume si potevano registrare circa centrenta fabbriche - per la maggior parte filande e tessiture - e un centinaio di mulini (numero comunque notevolmente inferiore rispetto ai secoli precerdenti).
In Legnano alla meta' del nostro secolo si potevano registrare, al fianco del corso dell'acqua, ancora tre mulini ( due dei quali situati in localita' Gabinella) e, soprattutto, un cospicuo numero di industrie la cui fama varcava oltre i confini d'Italia  (valgavano per tutto il complesso industriale Bernocchi e il cotonificio dell'Acqua).
Andando a ritroso con la memoria parecchi di noi, probabilmente,conservano qualche immagine del fiume Olona che non corrisponde piu' a quella che, in realta', vediamo ogni giorno.
Forse questi ricordi dell'Olona che fu sono collegati a certe stagioni dell'anno o a particolari condizioni atnosferiche.
I bagni nel fiume allietarono l'estate a quanti non potevano permettersi una vacanza in una localita' di villeggiatura mentre nei periodi di intense pioggie, la presenza del fiume fu vissuta, in particolare da coloro che abitavano nelle immediate adiacenze, come una minaccia costante alle proprie abitazioni (memorabile a questo proposito fu l'inondazione del 1917).
Anche se oggi, il verificarsi di simili episodi e' assai improbabile - e per quanto riguarda il primo esempio, allo stato odierno delle cose, sicuramente impossibile -  non si deve dimenticare la presenza di questo fiume all'interno della nostra citta' e della nostra zona ed auspicare una ritrovata importanza, se ormai non piu' sul fronte economico sicuramente per il suo valore ambientale e sociale.
Certamente i lavori che i comuni - in unione con le Amministrazioni Provinciali e con i fondi della Regione Lombardia - hanno intrappreso per tentare di procedere ad un'opera di depurazione e di risanamento delle acque ( in linea con le normative ecologiche italiane ed europee) non sara' impresa facile ma i numerosi Consorzi sorti in tutto il teriitorio interessato lasciano ben sperare in tal senso.
 
 
    parole
-----------------------------------------------

2 L'Olona

www.redigio.it
 
L'Olona
 
Imparare la storia -- ha scritto e ribadito Riccardo Bacchelli -- vuol dire risorgere dai terreni e dalle acque, dalle pietre costruite e dalle parole legate agli uomini, parchè di quello che è veramente storico il popolo serba una sua memoria".
Sono parole dettate dalla meditazione sul Po, sulla sua storia intrisa di leggende, al cui confronto un fiume come l'Olona si mette in una posizione di inferiorità, anche se, nel suo capriccioso andare attraverso le terre, ha raccolto sulle sue sponde i segni di una palpitante realtà caratterizzando con la sua presenza la vita di borghi e citta', perché' l'uomo, anche quando ritiene di aver dominato un corso d'acqua, finisce sempre per avvertirne il fascino, fino a piegarsi ai suoi voleri.
Percio', in una zona fortemente industrializzata quale è quella di Legnano, rilanciare l'attenzione allo snodarsi di un corso d'acqua, riannodare le fila del racconto al suo lento e limaccioso scorrere nella pianura, significa quasi reimmergersi come in un grembo materno, risalire alle vicende degli uomini legati ai suoi bordi, coi limiti che l'andare a ritroso puo' creare, nel rilanciare ricordi, ripescare sapori, interpretare bandi, decifrare memoriali vecchi di secoli testimoni di diritti conculcati, di norme sopite, ma non distrutte.
Vengono in mente certi racconti di Chiara e avventure di Quilici, autori pronti ad evocare fantasie sedimentate col trascorrere degli anni, fino a far credere di aver visto o vissuto quello che forse non c'era.
La passione di chi e' nato e vissuto sulle rive del fiume non riesce a cristallizzare immagini di disastro ecologico e di liquame schiumoso, in cui si mescolano residui tossici o inerti, dove confluiscono le piu' svariate scorie. Meglio pensare agli antichi mulini, di alcuni dei quali esiste solo il ricordo, porgere l'orecchio a suoni strani, fluttuanti, sinfonie d'altri tempi, cui si aggancia la memoria di mole, molazze, rodigini, incastri, spazzere, nervili, ma c'e' da tendere gli orecchi: son parole d'altri tempi. Sanno di arcano, ma anche di buono, evocano immagini pregne di gnomica sapienza.
Sui loro volumi scivola la fantasia a legittimare la permanenza negli scrigni del linguaggio, mentre la vista corre a pareti fuligginose, a ruote arrugginite dal tempo, a pale sbriciolate dall'usura, a travi e pontili corrosi dall'umidita', a ciuffi d'erba dalle forme strane, quasi contorte a volersi liberare da un antico servaggio.
Chi abbia provato, ancor giovane, ad entrare in un vecchio mulino sull'Olona, magari per pura curiosita', non puo' non aver avuto la sensazione di un luogo dove lo sviluppo non seguisse il tempo, ma l'azione si svolgesse al rallentatore.
A voler andare alla ricerca di qualche traccia di tanto girar di ruote, viene incontro una brusca realta' rigata dal fischiare di altre ruote, quasi a profanare il velo ammuffito che avvolgeva nelle sue trame vecchi mulini di bacchelliano sapore, ingoiati dalla dimenticanza, come il loro descrittore, dissipati dalla memoria umana, risorgenti fantasmi dalle nebbie sprigionate dai terreni adacquati .
Racchiusa la loro esistenza nel contrastare affettuoso e disperato contro l'invisibilita' del tempo, essi s'incidono coi contorni lisi nell'immaginazione, incrinano la tipologia della cronistoria pedissequa, vogliono che si riassegnino loro vite consumate dalla fatica, imprese spezzate dalla sorte, irripetibili contratti, odore di strumenti rogati tra il puzzare del villico, impregnato di farina e la curialita' della norma notarile, mentre l'acqua del fiume grida al riappropriamento della sua antica identita', a partire dal nome e giu' giu' fino alle fasi multiformi della sua intensa esistenza.
Una delle abitudini piu' frequenti, a cui si sono abbandonati studiosi italiani e stranieri e' quella di porre, nelle diverse cronache, note piu' o meno lunghe, come studio sull'origine di nomi locali. E' successo di frequente che, non essendo essi in grado di conoscere il fatto, da cui il nome traeva origine, non avendo sottomano documenti relativi oppure non avendo ancora la filologia sviluppato criteri ragionati e comparativi, concludessero con ipotesi lontane dal vero.
Il richiamo in tal senso e' pero' troppo forte, perché' gli si possa opporre resistenza.
I nomi dei campi, dei monti, delle acque, traggono origine, nella maggior parte dei casi, dal genere dei prodotti che in essi crescevano, dalla loro configurazione, dalla loro posizione naturale, dal nome del casato del possessore, da qualche fatto celebre accaduto. Non pare aver senso comparare i nomi dei luoghi, estrapolandoli dal loro contesto geografico, perché' si legano gli uni agli altri per affinita' formali e semantiche. L'etimologia dei luoghi non e' sicura se non quando possiede una base solida nell'insieme dei nomi geografici di una determinata regione.
Siamo naturalmente nel campo della congettura, concepita come strumento utile per puntellare un racconto, in cui la sequenza dei forse, sembra, probabilmente, e' incerto, non vuole essere una regola assoluta, anche se il ricorso ad essi puo', far ricordare, per analogia, lo scanzonato scrittore B.W. Henderson di The life art Principate of the Emperor Hadrian, (A.D. 76-138). In essa lo scrittore britannico, dovendo prendere posizione di fronte alle diatribe sorte sugli itinerari seguiti dall'imperatore Adriano nei suoi viaggi in Grecia e in Asia Minore, dichiarava di essere costretto a infiorare le sue pagine di tanti probabilmente quanti erano i paracarri delle strade, sulle quali l'imperatore romano era passato.
Poiche' nel nostro caso l'etimologia riguarda il fiume Olona, forse non e' fuori luogo azzardarsi a dire che dal greco oros deriva quel nome che i nostri contadini chiamavano, in dialetto legnanese Urona e in quello bustocco Uona col dileguo completo della "l" dopo la riduzione della "r" a una vibrazione laterale della lingua, fino a porsi vicina alla "l" (Marinoni, Convergenze e divergenze linguistiche fra Legnano e Busto Arsizio in Legnano, n. 3, 1955
Se vogliamo seguire l'Olivieri (Dizionario di toponomastica lombarda) possiamo risalire all'Olona dell'Anonimo Ravennate, il geografo vissuto nella prima meta' del sec. VIII, mentre il Giulini (Op. cit. , III, p. 343) accenna all'Orona che, formatasi da alcune fonti vicine a Varese, si allunga fino a Milano, ove prende il nome di "Vepra" o "Vedra" finche', arrivata in prossimita' della basilica di S. Lorenzo, ricevute le acque del Nerone e del Seviso, cambia il nome in quello di "Vitabile" o "Vetabile" corrotto poi in "Vitalia" e "Vecchiabbia", tocca S. Siro, detto nei documenti ad Vepram o ad Vebriam; e piega a sud, scorrendo a ovest della citta', in prossimita' della chiesa di S. Pietro in Sala fino a lambire la "Cassina de Tavernis".
Si tratta di notizie, come dichiara lo stesso autore, tratte da Galvano Fiamma (Chronicon Extravagans, c. 54).
Giunto al punto indicato, l'Olona subiva una contraffazione in "Oleunda" (Giulini, Op. cit., II, p. 183), da un mulino che sorgeva sulle sue rive, il che finirebbe per distruggere la derivazione dal greco, ma l'autore milanese non poteva fare a meno di pensare al monastero di "Aurona", evidente contraffazione di "Orona". Tale monastero era stato fondato verso la meta' del sec. VIII da Aurona o Orona, sorella di un vescovo chiamato Teodoro, che li volle essere sepolto (I, p. 310).
Del resto un Olone, comandante di Childeberto, re dei Franchi e' ricordato da Gregorio di Tours, che lo fa morire nell'assedio di Bellinzona, nel sec. VI, e che e' probabilmente lo stesso Ollone, conte di Bourges, di cui si narra al libro VII, cap. 38 e 42 delle Historiae.
Sebbene il fiume anticamente abbia avuto un percorso piu' lungo dell'attuale, si potrebbe pensare, dati i riferimenti continui ad esso fatti, nella denominazione medioevale, che il nome abbia attinenza colla radice celtica ol con equivalenza magnus, validus supposta dal D'Arbois nelle ricerche sui nomi di luogo (Recherches sur l'origine de la propriete' fonciere et des noms de lieu).
 
Percorso del Fiume
 
Il fiume Olona nasce a monte dell'abitato della Rasa di Varese, a m. 549 circa d'altezza, ed e' formato da sei sorgenti, di cui le piu' importanti sono tre: la prima, a m. 650 sul livello del mare, compresa tra il monte Pizzello e il monte Legnone; la seconda di maggior rilievo, che nasce in localita' "Fornace di Riana", la terza, che sorge a ovest dell'abitato della Rasa. Le prime due sorgenti si uniscono a monte della medesima frazione, mentre la terza confluisce piu' a Sud. A circa 5 km. dalle sorgenti del ramo ovest, a valle dell'abitato di Bregazzana, un altro ramo detto "Margorabbia" e' pure considerato parte integrante dell'Olona.
Dopo qualche chilometro il fiume riceve, come affluente di destra, il torrente Velone e, piu' a valle, la Bevera, che nasce sotto il monte Orsa, in prossimita' di Viggiu'.
Piu' a valle, vicino alla localita' "Folla", da sinistra si getta nell'Olona il torrente Lanza, mentre, in Comune di Vedano, confluisce il torrente Quadronna; in territorio di Castiglione e da destra arriva la Selvagna, in Comune di Lozza.
Dirigendosi verso la pianura, il corso dell'Olona si divide in alcuni canali industriali, derivazioni varie utili per l'irrigazione, confluendo poi in un unico letto, prima di Castellanza. Il canale piu' importante, fino ad alcuni anni fa, era quello che prendeva nome dall'avv. Diotti il quale ottenne dal Consorzio di immettere nel fiume nuove acque, per riestrarle a Castellanza, dopo una lunga opposizione esercitata dagli utenti e conclusa, nel 1862, col pagamento di L. 61493,93 da parte dei successori del Diotti, al Consorzio stesso. Ora il cavo e' stato interrato e non serve piu' ad irrigare i campi privati che si estendevano a valle del canale Villoresi fino al Comune di Pero e consentivano al loro proprietario una facile irrigazione, grazie alla deviazione di una derivazione d'acque dai propri fondi in un affluente dell'Olona, salvo a ricorrere piu' a valle all'estrazione della medesima quantita', a suo beneficio .
Da Legnano il fiume Olona correva fino a Rho e riceveva dalla sinistra il torrente Bozzente, visto dai contadini della zona come delizia per la possibilita' di irrigazione offerta, ma come croce per le inondazioni periodiche causate alle terre percorse, alle quali arrivava, unendosi alle acque del Gardaluso detto anche "Bozzentino", provenendo da S. Martino, per toccare Cislago, Gerenzano e Uboldo. Si cerco' di porre rimedio ai danni provocati con la costituzione, nel 1604, del cavo Borromeo, che servi' da diversione di tutto il Bozzente dal suo antico alveo, per mezzo di una grandiosa chiusa a S. Martino, un vero e proprio capolavoro di ingegneria atto ad evitare i traboccamenti, anche se il successivo disboscamento prodottosi per circa centocinquant'anni aumento' il "precipizio" delle acque fluviali sino a quando, nel 1757, unitisi al Bozzente i torrenti del Gardaluso e del Fontanile di Tradate, fecero dannose irruzioni nei fondi e nei caseggiati di Barbaiana e di Rho.
Anticamente il fiume si dirigeva verso Binasco e ricostruire il suo corso da Lucernate fin qui, e' impresa ardua. Il tentativo fu affrontato dal Poggi (Le fognature di Milano. Rapporto dell'Ufficio tecnico all'on. Giunta Municipale su studi e lavori relativi a la fognatura cittadina dal 1868 al 1910, Milano 1911, pp. 171-174). Studiate le caratteristiche geografiche del territorio e l'alveo di alcune rogge, egli formulo' l'ipotesi che, da Lucernate, l'Olona toccasse Cascina Olona, si insinuasse tra Settimo e Quinto, lambisse la zona est di Baggio, bagnasse Cesano Boscone, Corsico, Assago, Pontelungo, Lardirago, Vistarino, Coreleone, sfociando a S. Zenone, nel Po.
 
Dati Tecnici
 
Lunghezza totale del fiume             m. 71555
Lunghezza del tratto dalla Rasa a Malnate                    m. 3769
Lunghezza del tratto da Castellanza a Nerviano              m. 12190
Lunghezza del tratto da Nerviano a Porta Ticinese           m. 23575
Larghezza                                  m. 9
Portata d'acqua al minuto secondo, misurata all'igrometro di Castellanza, secondo i dati del 1972:
minima                          lt. 50 al secondo
massima                      lt. 48 100 al secondo
 
Superficie irrigata nel 1608  (Catasto Barca)                        pt. 10801
Superficie irrigata nel 1801 (Catasto Perego)                       pt. 16120
Superficie irrigata nel 1877 (Catasto Villoresi)                    pt. 18687
Rodigini nel 1608                                n. 448
Rodigini nel 1801                         n. 424
Rodigini nel 1877                        n. 409
 
Comuni attraversati, in provincia di Varese, Como, Milano e Pavia                         n. 45
Torrenti che sboccano nell'Olona:
Legnone, Braschee, Valle del Forno, Valle S. Fermo, Valle del Paradiso, Ronchi, Velone, Lanza, Gerre', Quadronna, Selvagna, Selvagnetta, Riale, Marubbio, Bozzone, Bozzente, Lura, Merlata, Muzza
Fontane che alimentano l'Olona           n. 20
Bocche ordinarie d'irrigazione            n. 235
Bocche privilegiate n. 30 Bocche libere n. 15
Mulini sul fiume, nel 1606 (Relazione Barca)                    n. 459
Mulini sul fiume, nel 1772 (Relazione Raggi)                    n. 438
Terreni irrigati nel 1608: pertiche metriche                      n. 7108
Terreni irrigati nel 1801: pertiche metriche  .               n. 10396
Terreni irrigati nel 1878: pertiche metriche                  n. 12231
industrie sul fiume, nel 1881            n. 129
 
Importanza economica
 
La necessita' di affrontare un arco cronologico ampio, in cui collocare l'importanza economica che il fiume ha avuto, di fronte alla frammentarieta' della documentazione disponibile, non deve forzatamente portare a ritroso nel tempo, per rintracciare la data piu' antica alla quale far risalire i primi cenni sulla necessita' di affrontare un arco cronologico ampio, in cui collocare l'importanza economica che il fiume ha avuto, di fronte alla frammentarieta' della  l'Olona, quasi a voler rintracciare il suo blasone.
Testimonianze in tal senso comunque non mancano e da esse e' facile dedurre il ruolo che, gia' nel 1000, il fiume copriva, per il numero elevato di mulini che sorgevano sulle sue sponde e a cui gli abitanti della nostra zona andavano per la macina dei cereali. Per la puntualizzazione puo' servire una carta libelli conservata in A. S.M. , n. 36, Museo Diplomatico, datata gennaio 1153 - Milano.
Secondo il contenuto della pergamena, Ugo detto  "Sgantio" e Giovanni detto "Mannio" davano in affitto perpetuo ad Ambrogio Oldani sette appezzamenti di terreno nella localita' di "Garbaniate Marcio", oggi scomparsa, ma ragguagliabile alla periferia di Settimo Milanese, presso il fiume Olona. L'affitto da pagarsi a S. Martino per il fondo, era di un denaro annuo. I venditori davano inoltre garanzia al detto Ambrogio che avrebbero difeso le terre locate e avrebbero posto se stessi come fideiussori.
Ne' andiamo molto lontano con un altro documento datato 6 ottobre 1153, pure conservato in A.S.M., Museo Diplomatico, n. 82. L'atto, in buon stato di conservazione, tratta di un livello perpetuo su un prato per il compenso annuo di un denaro d'argento e di una candela da pagarsi a S. Martino. Il terreno situato nella zona di Settimo risultava bagnato dall'Olona e il livello nascondeva probabilmente una finta vendita.
Interessante sembra anche una pergamena del maggio 1158 che, sebbene presenti piccole macchie di umidita', e' abbastanza decifrabile, se si ravviva l'inchiostro con la lampada di Wood, laddove l'usura del tempo lo permetta. In questa carta finzis et reffutationis Arialdo da Baggio rinuncia a tutte le terre possedute e site in prossimita' del ponte di Seguro, verso oriente, tranne che a due appezzamenti tenuti per se', con promessa di non acquistare altre terre sul posto, fatta ad Ambrogio detto "Guazone" di Milano il quale, a sua volta, rinuncia a tutte le proprieta' estese se dal ponte di Seguro verso mezzogiorno e verso il Merdarolo, fino all'Olona. Questo strano nome di Merdarolo suscita curiosita' e costituisce elemento di indagine per la ricostruzione del tracciato dell'Olona, in prossimita' di Milano. Si trattava probabilmente di un corso d'acqua piuttosto modesto a giudicare dall'ambito limitato, ln cui era collocato, anche se, osservando le tavolette di Zibido S. Giacomo dell'Istituto Geografico Militare, e' possibile formulare qualche osservazione, cioe' che il Merdarolo fosse un ramo morto di qualche torrente maggiore, rimasto depauperato di acque e in cui furono convogliati gli scarichi delle fogne cittadine. La fonte originaria potrebbe essere il Lura che, dai colli comensi arrivava fino a Rho, per unirsi a quella deviazione dell'Olona, che divenne Vepra; oppure il Bozzente.
Se volessimo prendere in considerazione tutti gli appezzamenti di terreno solcati o lambiti dall'Olona, l'elenco si arricchirebbe di numerose "petie" bagnate a mane, a meridie o a sero dall'Olona, come si legge in una cartula libelli del 7 marzo 1158, in cui sono chiamati in causa personaggi soprannominati Ferrus, Stramadizius, Caracosa, professanti la legge longobarda, di probabile stirpe giudea, che concedono, in livello perpetuo, alla canonica di S. Ambrogio circa trenta fondi per la somma di L. 73.
I sempre maggior bisogni dell'agricoltura l'utenza delle acque limitata nei tempi passati a poche famiglie nobili e a talune corporazioni, come quella degli Olivetani a Nerviano o delle Monache di S. Chiara o dei Minori Osservanti a Legnano, le spese di sorveglianza, di spurgo, di manutenzione in genere del fiume, il prelievo d'acque non sempre conforme alle disposizioni vigenti, i successivi e notevoli aumenti d'irrigazione, con tutti gli abusi connessi, che hanno finito per compromettere il pacifico godimento, la debolezza degli argini non sempre adeguatamente difesi, le violazioni del diritto di pesca, hanno indotto i diversi utenti dell'Olona a consorziarsi originariamente magari in una; forma non rigorosamente fissata, piu' regolare col passare del tempo .
Una delle prime prospettive di associazione fu ventilata nel 1235. Ce ne parla Galvano Fiamma nel suo Manipulus florum, sotto la rubrica di tale anno. Il cronista accenna all'esistenza di una documentazione, nell'archivio ambrosiano, di un sindacato formato dai padroni che godevano delle acque dell'Olona, per nominare un rappresentante che trattasse dei loro interessi con il Podesta' della citta'.
Tra gli altri motivi in grado di produrre associazioni del tipo sopra accennato, le inondazioni furono cosi determinanti, da modificare anche il risultato di qualche conflitto militare. Per non parlare della battaglia di Legnano, cui accenna in altre pagine il prof. Marinoni, nell'ottobre 1265, quando gia' la stagione era inoltrata e i Milanesi, portatisi a Fagnano Olona si accingevano a sferrare l'attacco a Castiglione, Ottorino da Mandello e Enrico da Monza, probabilmente amici della famiglia Castiglioni, trassero ragione dall'eccessivo rigonfiamento del fiume per distogliere gli Ambrosiani dalla impresa ideata.
Bisogna risalire pero' agli Statuti delle strade ed acque del contado di Milano fatti nel 1346 ed editi da Giulio Porro Lambertenghi in Miscellanea di Storia Italiana, vol. VII (Torino MDCCCXIX), perché' possiamo trovare un vero e proprio regolamento relativo alla rete stradale e alle acque che interessavano li borghi, lochi, cassine, molini e case da religiosi del contado de Milano segundo la forma de la provisione, cioe' dei provvedimenti presi da Giovanni e Luchino Visconti. Oltre a suggerire precise norme di comportamento, le disposizioni emanate dai Signori di Milano ci aiutano a ritrovare anche le tracce di alcuni corsi d'acqua come l'Horortella ultra il loco da Corsico da za dal ponte de Solcio. Ed e' veramente strano che tali Statuti siano sfuggiti all'attenzione del Giulini, nella sua Storia su Milano. Da essi comunque e' possibile rilevare, tra l'altro, modalita' e tempi di estrazione delle acque, che rimasero tali per molti anni: da l'ora del vespero de li di del sabato  fine a l'ora del vespero de le vigilie de la Beata Vergine Maria, e da chaduno apostolo fine a l'ora del vespero de chadurza de le loro feste, e da l'ora del vespero de le zobia sanctafine al di de la domenica sequente pose la festa de la pascha de resurrectione del nostro Signore miser Jesu Cristo a l'ora del vespero, e da l'ora del vespero de la vigilia de la nativitate del nostro Signore miser Jesu Cristo fine a la octava pose la festa de la nativitate a l'ora' del vespero (Op, cit., p. 402).
Da allora i regolamenti non sono molto cambiati per quanto riguarda la estrazione delle acque, ordinata in seguito dalle Nuove Costituzioni di Carlo V, che prevedevano il prelievo dall'origine a Canegrate, dal Vespero del sabato a quello della domenica, da Canegrate a Rho, dal Vespero della domenica a quello del lunedi; da Rho a Milano, dal Vespero del lunedi a quello del martedi, secondo il regolamento del 1881. Il Vespero corrispondeva, alla sera o al tramontare del sole, ma poi invalse l'abitudine di iniziare l'irrigazione alle quattro pomeridiane, invariabilmente per tutta la stagione estiva.
Dopo il varo degli Statuti ricordati si sgrano' il rosario dei privilegi e delle concessioni elargiti agli utenti di rilievo. E' del maggio 1387 un privilegio concesso ad Ambrogio Moriggia ed ai suoi figli eredi e successori, di poter erigere e tenere una chiusa nel fiume Olona ed estrarre l'acqua per irrigare le sue "possessioni" e i prati posti nel territori di Parabiago.
Ne' ai Moriggia erano inferiori, per dignita', i Crivelli, a un membro della cui famiglia, il nobile Antonio, fu concesso, nel 1471, dal duca Galeazzo Maria Sforza Visconti il privilegio di poter irrigare, con le acque del fiume Olona i prati siti nella zona di Parabiago, per un giorno alla settimana.
Bisogno'' arrivare pero' alle Nuove Costituzioni emanate nel 1541 in Italia dall'imperatore Carlo V, perché' la cura del fiume fosse affidata a una Commissione delle acque e poi a un membro del Senato chiamato "Conservatore del Fiume", che il 14 maggio 1575 emano' uno speciale ordinamento nella persona del Senatore Monti. Si arrivo' cosi' alla redazione del primo Catasto del fiume, secondo i rilievi eseguiti dall'ing. Barca, nel 1608. In base ad esso la R. Camera rinuncio' a diritti e pretese sulle acque del fiume, da parte degli utenti di esso, un esborso di seimila scudi.
Seguirono, a partire dal 1610 fino al 1666, transazioni tra il Fisco da una parte e gli utenti del fiume Olona dall'altra, con l'obbligazione per questi ultimi di pagare la somma concordata, previa conferma e ratifica, da parte dell'imperatore, della transazione seguita dalla dichiarazione rilasciata dal Magistero Straordinario, nel 1639, dell'avvenuto pagamento.
Col profilarsi della dominazione austriaca subentrata a quella spagnola nella prima meta' del Settecento in Italia, in attesa di varare efficaci provvedimenti per indurre alla piena osservanza delle leggi, alla conservazione e alla retta distribuzione delle acque del fiume, secondo l'uso pubblico e privato, le grida emanate si sprecarono. Non c'e' archivio pubblico milanese che non ne conservi qualche copia.
Con esse si volle garantire la macinatura dei grani; l'innaffiamento dei prati da abusivi prelevamenti di acqua, minacciando, ln caso d'inadempimento l'otturazione indistinta di tutti gli "scannoni" e rami del fiume, per sette braccia, nello spazio di quindici giorni.
Cadde proprio in questo periodo una grossa questione che vide protagonisti le Monache di S. Chiara e i Frati Osservanti di Legnano, nel 1730. In particolare, a questi ultimi era stato concesso da Galeazzo Maria Visconti Sforza, duca di Milano, per il loro convento di S. Angelo, l'uso di una roggia derivata dal fiume Olona sfruttata per comodita' anche dalle suore di S. Chiara, Senonche' i fratelli Carlo e Giulio Cesare Draghetti consoci di tale privilegio, come altresi' di quello d'essi Padri Possessori di una pezza di terra prato di pertiche sette e mezza per cui passa detta roggia dopo l'uso e detti Padri, come fu accertato dal Console di Legnano, De Angeli, delegato per un accertamento, indebitamente e piu' di una volta avevano sollevato le fascine degli incastri della roggia e quindi "divertito", come continuavano a fare, corsi d'acqua, anche nei periodi proibiti dalle Nuove Costituzioni rimaste in vigore anche ai tempi della dominazione austriaca.
Si determinava cosi' un grande rigurgito d'acqua, con sommo danno per il convento dei frati, i quali per non "essere pregiudicati" compivano, ma in altri punti, analoghe operazioni di diversioni d'acqua.
Percio', l'utente successivo rappresentato dal monastero di S. Chiara, per diversi giorni e settimane non pote' servirsi di detta acqua, riportando danni ed essiendo costretto a sobbarcarsi l'onere di far spazzare la roggia. La vicenda si protrasse dal 1715 anno in cui furono precettati ad istanza del fisco e delle Religiose per ordine del Commissariato dell'Olona.
Rivendicando motivi pretestuosi e contrari al giusto, a detta delle monache, i fratelli suddetti si opposero al precetto, in spregio alle Nuove costituzioni e agli ordini da esse promananti Tuttavia le monache avevano sempre fatto irrigare il prato in questione, sia pure a loro danno, ricorrendo, con l'Abbadessa in testa, nel 1719, al Senatore e Conservatore del fiume, Don Carlo Castiglioni. Nacquero da questo ricorso gli accertamenti disposti dal Magistrato Camerale, da cui risulti, che i Draghetti irrigavano il loro prato in "giudicio criminale". Furono percio' nuovamente precettati e a loro fu imposto che non potessero per l'avvenire direttamente o per interposta persona, in qualsiasi modo, innaffiare se non dal Vespero del sabato a quello della domenica successiva di ogni settimana. Inoltre non avrebbero potuto tenere incastri nello stesso prato, su cui scorressero le acque a pregiudizio delle monache, sotto pena di dover pagare cinquecento scudi per ogni volta e per ogni contravvenzione al R. Fisco .
I Draghetti infatti dovevano "adacquare" in conformita' alle Nuove Costituzioni.
Liti di questo genere erano all'ordine del giorno e si trascinavano per anni, poiche' nessuno voleva decampare dai propri diritti. L'autorita' dominante, volta a controllare la situazione, tenne gli occhi ben aperti e non esito' a valersi della collaborazione dei piu' raffinati economisti della cultura illuministica. Tra essi si distinse, per il suo contributo, Gabriele Verri, chiamato in causa per una visita fatta al fiume, nel 1772, in compagnia dell'ing. Raggi e durata ben ventidue giorni, frutto della quale fu la emanazione di un'ulteriore grida e la progettazione per il futuro Catasto consorziale elaborato dall'ing. Giuseppe Perego, nel 1801.
Nell'attesa che questo fosse predisposto, si ordino' a tutti i molinari di Legnano, di tenere aperte le porte e le cosiddette "spazzere" dei loro mulini, durante i giorni festivi e in quelli in cui non macinavano, perché' l'acqua avesse un libero e naturale corso.
Le bocche senza la soglia di pietra o con le medesime rotte, oppure le chiuse non registrate col dovuto cappello, dovevano accomodarsi al piu' presto ed essere collaudate entro termini perentori. In base alla notevole dispersione di acqua registrata nel corso della visita a Legnano e dovuta alla mancanza dei "soratori"  cioe' di strumenti atti a raccogliere e rimettere direttamente l'acqua al fiume, dopo congrua irrigazione, i Consoli di Legnano, Parabiago, Rho, nonche' gli utenti erano tenuti, entro quindici giorni, a rispettare le norme prescritte. Tutte le bocche non costruite a norma delle ordinanze del 1575 dovevano avere la soglia prevista e le porte disposte in modo che le acque non debordassero, sotto pena di pagare dieci scudi di ammenda. Tali porte inoltre non potevano essere provviste di serrature, chiavi e catenacci .
I campari erano incaricati di farle togliere, in caso di loro esistenza.
Era proibita la pesca nel fiume con reti, senza licenza registrata negli atti della Cancelleria Provinciale e sotto pena di perdita delle reti. I campari patentati dovevano esercitare la sorveglianza lungo le sponde del fiume anche di notte, segnare le contravvenzioni in un libro giornale e presentare, senza indugio, le denunce al Commissario, col giuramento nelle mani del Cancelliere. Chi fosse stato colto in flagrante a prelevare acqua dall'Olona, per irrigare le proprie terre contro il regolamento, sarebbe incorso nella penalita' di venticinque scudi. (Archivio Consorzio Fiume Olona - Castellanza).
Tali disposizioni, che sotto certi aspetti, potevano sembrare eccessivamente forzate, come quella di far circolare di notte i campari, in fondo giovavano al Fisco e di conseguenza aiutavano l'economia non solo del Consorzio, ma dello Stato. Senza alcuna spesa, l'Olona scorreva per la provincia del Seprio per arrivare a Milano, a beneficio ed uso di quanti possedevano mulini sulle sue sponde. Non era certo fiume reale, non essendo navigabile ed era posto, tramite il Senato, sotto la diretta sovranita dell'imperatore. Questi poi, al fine di eliminare gli inconvenienti che spesso si verificavano nelle frequenti vertenze relative al fiume Olona, si adopero' prima per l'adozione di un nuovo sistema giudiziario e poi per l'emanazione di opportuni provvedimenti con dispaccio datato 4 marzo  1791, a firma Leopoldo II.
Grazie a questi, fu ripristinata l'istituzione del Giudice privativo, come esisteva nei tempi addietro, perché' provvedesse ai singolari bisogni rappresentati dai Sindaci del fiume Olona e richiesti dallo sviluppo agricolo locale, come la comune sussistenza, le irrigazioni, la sopravvivenza dei mulini. Fu riconfermata la Delegazione gia' disposta dal Tribunale di giustizia di prima istanza, entro i limiti prescritti dalle leggi provinciali. In base all'editto emanato i mugnai "inferiori" del fiume proposero e ottennero da Francesco II la nomina di un ispettore, nel 1795, da scegliersi tra persone di conosciuta probita' e cultura, che non avessero nessun interesse in qualita' di utenti del fiume. Sarebbe stato suo il compito di bloccare le estrazioni di acqua, quando l'urgente bisogno dei mulini lo avesse richiesto, in modo che l'acqua servisse all'uso pubblico e primario della macina: avrebbe vegliato sulle trasgressioni delle leggi tendenti alla conservazione dell'integrita' fluviale, sul pronto sfogo delle acque, sulla condotta dei campari, da correggere in caso di mancanza ai loro doveri e di contravvenzione agli ordini.
I campari dal canto loro erano stimolati a infliggere contravvenzioni, poiche' la meta' dell'importo riscosso sarebbe finito nelle loro tasche.
L'Ispettore doveva risiedere stabilmente in Milano e visitare il fiume tutte le volte che l'urgenza dei provvedimenti lo avesse richiesto, oppure fosse voluto dai Sindaci del fiume o da chi altro avesse interesse, ma comunque almeno una volta all'anno, coll'intervento di un perito. La richiesta di visita doveva essere accompagnata dal versamento di una determinata cifra per la copertura delle spese. Il medesimo funzionario era obbligato a stendere una relazione in proposito e gli sarebbe stato corrisposto un onorario di L. 2000, escluso ogni altro emolumento.
Negli anni successivi un decreto reale del 1808 uni gli interessati al fiume in Società, una delegazione della stessa, nel 1812 pubblico' il Regolamento Generale sulla base degli antichi ordinamenti del Consorzio; dopo di che prese il titolo di Amministrazione del Consorzio del fiume Olona, nel 1816; approvo' lo Statuto organico del Consorzio, nel 1877, e quindi il nuovo Regolamento Generale, presentato nel 1881.
Naturalmente furono apportate modifiche sostanziali alle utenze, con l'adozione di nuove aliquote per il prelievo, imposte dagli accresciuti stipendi ai custodi e da un sensibile squilibrio esistente fra spese e ricavi. Nel vasto archivio del Consorzio situato a Castellanza, trecentocinquanta fascicoli racchiudono le notizie relative alle fasi salienti che hanno caratterizzato la vita del fiume, con una congerie di informazioni che attendono di essere vivificate dall'indagine di qualche solerte ricercatore, per essere rimesse alla curiosita' dei cultori del passato.
Non mancano riferimenti al periodo piu' vicino a noi; quello degli anni cinquanta. Nel ricordo di numerosi inconvenienti occorsi nel trascorrere dei secoli e derivati per lo piu' dalle grandi inondazioni prodotte dal fiume, a monte di Legnano, dove non esistevano grossi argini, gia' nel 1941 l'Amministrazione Provinciale di Milano si preoccupo', della sistemazione dell'Olona e affido', il compito di preparare il progetto all'ing. Marescotti il quale previde la deviazione delle acque di piena  dell'Olona nel lago di Varese. Negli occhi degli uomini anziani erano ancor vive le immagini della grossa inondazione del 1917 che procuro', vasti danni e preoccupazioni alla campagna e alle industrie localizzate in prossimita' del fiume: Mottana, Cantoni, Ratti, Bernocchi. L'altezza delle acque era tale da invadere il corso Garibaldi e il corso Magenta, trasformandole in un vero e proprio pantano, in stridente contrasto con la purezza originaria delle acque fluviali, cui si accostavano le lavandaie per immergere i loro panni e i pazienti pescatori .
Il progetto Marescotti in linea generale incontro' l'approvazione dell'Amministrazione Provinciale milanese, anche se era prevista la sistemazione in alveo dell'Olona, con una spesa per altro difficilmente determinabile e in seguito abbandonata per l'esistenza sul fiume Olona di 127 ponti, di cui solo una minima parte con luce sufficiente per far defluire gli 85 mc. al secondo previsti. Inoltre mancavano bacini di contenimento adatti a raccogliere cinque milioni di metri cubi.
Il piano pero', evidenzio', la perplessita' del Consiglio Provinciale varesino, preoccupato delle ripercussioni negative che esso poteva determinare per le concerie affacciate sulle rive dell'Olona e per il depauperamento del patrimonio ittico del Lago di Varese, anche se i danni legati a questo fenomeno erano irrisori rispetto a quelli derivanti alle industrie e all'agricoltura.
Se il dibattito acceso guidato e sostenuto con forza dall'allora presidente cav. Romeo Bocchi non produsse effetti immediati sul piano tecnico e amministrativo ai fini di una sistemazione generale del fiume, per Legnano il risanamento del centro cittadino, con la copertura dell'Olona, nel 1956, rappresento' un fatto di rilievo. Stando ai dati forniti dall'ing. Guido Amadeo (Legnano n. 2, 1956), il lavoro eseguito, che prevedeva la copertura del fiume con una grande impalcatura in cemento armato appoggiata agli argini, comporto' la spesa di L. 65.000.000, per modificare una superficie di mq. 3500, con l'impiego di n. 70.000 ore lavorative. Grazie a tale intervento fu possibile la realizzazione, nel centro di Legnano, di una piazza dalla superficie di 7000 mq.
Nel frattempo il piano non fu lasciato cadere. Le Amministrazioni Provinciali di Milano e Varese, coadiuvate dai Comuni interessati da varie Associazioni rappresentanti industrie importanti costantemente sottoposte al pericolo della piena, continuarono a patrocinare il progetto Marescotti per l'attuazione di un canale scolmatore della portata di mc. 50 al secondo che scaricasse nel lago di Varese le acque di piena. Quindi, nel 1959 il progetto approvato e modificato in parte, a sette, anni di distanza dalla sua prima presentazione, era ancora valido. Nel frattempo il Consorzio aveva provveduto al ripristino integrale delle sponde e delle arginature corrose dalla piena eccezionale dell'Olona nel 1951. Purtroppo, nonostante l'approvazione, ll progetto Marescotti aggiornato dagli ing. Caselotti e Bonomi dovette essere accantonato, per l'opposizione della Cooperativa Pescatori del lago di Varese, come rilevasi dal verbale del Consorzio, datato 3 novembre 1976, quando gia' l'Ufficio Tecnico aveva predisposto una tubazione in grado di far affluire a valle dello scolmatore di Gurone tutti gli scarichi delle aziende a monte dello stesso.
A conforto del disappunto per la mancata realizzazione di cui sopra, rimane pero', agli amministratori del Consorzio la soddisfazione di aver affrontate e vinte altre battaglie, come il mantenimento e il ripristino di rogge irrigue o la sistemazione di nuovi argini per il fiume e infine  la istituzione dei consorzi volontari per la tutela, il risanamento e la salvaguardia delle acque del fiume Olona, frutto di una lunga collaborazione e di cospicui stanziamenti di fondi da parte delle Amministrazioni Provinciali di Milano e Varese, della Regione Lombardia e dei Comuni compresi nel bacino del fiume Olona.
I Consorzi volontari per depurare o risanare le acque del fiume e suoi affluenti sono sette, alcuni dei quali hanno gia' realizzato la costruzione di depuratori funzionanti ed altri in prossimo esercizio. Si tratta esattamente dei seguenti:
-- Consorzio tra Busto Arsizio, Castellanza, Varese, Tradate e altri diciotto Comuni della Valle Olona;
-- Consorzio tra i Comuni di Legnano, San Vittore, Canegrate e S. Giorgio su Legnano, per la realizzazione del grande depuratore gia' ultimato e parzialmente funzionante in localita Cascinette di Canegrate;
-- Consorzio relativo alla roggia Quadronna, torrente Clivio e affluenti alti, per il depuratore del Val Morea interessante i Comuni di Albiolo, Cagno, Solbiate Comasco, Val Morea
-- Consorzio tra i Comuni di Parabiago, Nerviano e Cerro Maggiore con tre impianti di depurazione gia' funzionanti, uno in Nerviano e due in Parabiago:
-- Consorzio del torrente Fontanile che raggruppa i Comuni di Venegono Inferiore e Superiore, Tradate, Gorla Maggiore e Minore;
-- Consorzio del sottobacino torrente Bozzente tra i Comuni di Origgio, Uboldo e Gerenzano,
-- Consorzio del sottobacino torrente Lura tra i Comuni di Olgiate Comasco, Beregazzo con Figliaro piu' sei industrie;
-- Consorzio bacino dei torrenti Galbogera, Pudiga, Merlata, Guisa e Nirone.
Questo vasto piano di risanamento e depurazione ha comportato e comportera' la spesa di parecchie decine di miliardi. Rappresenta una speranza per ridare vita biologica ad un fiume estremamente degradato e a un miglioramento ecologico di tutti i centri situati lungo il corso dell'Olona.
E chissa' che gli abitanti della zona non tornino al piu' presto a rivedere limpide le acque del loro fiume, non tanto per risciacquarvi i panni o pescare pochi pesci e gamberi, quanto per rinfrescare nella purezza ritrovata il ricordo di giorni sereni in cui sull'Olona si poteva andare anche in barca.
 
 
    parole
-----------------------------------------------
 
 

3 Gli antichi mulini sul fiume Olona

www.redigio.it
 
Gli antichi mulini sul fiume Olona
 
Fin dal medio Evo prosperava nel borgo di Legnano l'attivita' molitoria esercitata in forma artigianale e tale era la dovizia dei molini disseminati lungo l'Olona da Castellanza a Nerviano per fare supporre che nel XV° secolo questa attivita' costituisce per l'intera zona, e per Legnano in particolare, una notevole fonte economica.  Probabilmente i signorotti di questi tempi cercavano di accaparrarsi il maggior numero di mulini per poter realizzare una vera e propria concentrazione in grado di condizionare altri settori e speculare in occasione di raccolti disastrosi o di carestie.
Legnano per molti anni aveva fornito farina per il pane dei milanesi ed e' naturale che alcuni nobili di quei tempi avessero messo assieme una cospicua fortuna con i mulini dell'Olona.
In parecchi documenti dei quali i ricercatori si sono imbattuti ricorrevano spesso nomi di mulini le cui ruote e macine avevano scandito per secoli la vita di tranquilli artigiani che lavoravano in proprio o per conto di signorotti. Anche nella denominazione di alcune vie dell'antico borgo sia a Legnanello che nella zona del centro e attorno al castello Visconteo fino a San Vittore, Canegrate ed oltre, veniva ricordata questa vocazione dell'economia locale. Cosi' avevamo in via dei Magnani, via Mulini di Sotto, via Mulini dell'Arcivescovo, Mulino delle Armi e localita' "cinque Mulini" nella zona in cui attualmente vi e' il ponte di via Pontida e dove l'Olona si diramava in ben quattro bracci formando anche due isolotti.
 
Vi erano anche altri mulini presso il vecchio convento di Sant'Angelo della roggia omonima che attraversava poi l'antico nuclo e attorno alla chiesa di San'Ambrogio. Un raggruppamento di altri mulini sorgeva nel tratto compreso tra le attuali via Matteotti e via Beccaria.
Qui possedevano parecchie case i Lampugnani discendenti da Ubertino, dottore in legge a Pavia e padre del noto Oldrado II° Lampugnani.
Gli appartenenti a questo ramo della nobile casata venivano chiamati dallo storiografo Pirovano "Lampugnani di Ponte Carrato" ed erano appunto proprietari di un gruppo di mulini il piu' grande dei quali si trovava nel punto in ora sbocca via Corridoni ed era stato ribatezzato con il nome di "Mulino della Vedova" probabilmente dopo che Giavannina Omodei fu Gasparolo, vedova di Ubertino, compero' la proprieta' con altri immobili.
Di questo acquisto esiste una pergamena nell'archivio dell'Ospedale Maggiore datata 17 marzo 1419 a rogito del notaio Laurentius Martignonibus. In essa si fa cenno proprio al "ponte carratum". Si trattava di un ponte caratteristico a due arcate che univa la via Milano all'attuale via Corridoni (gia' via del Magnani) e che venne demolito il 7 giugno 1882.
Di esso ci resta un acquarello del Pirovano. In altri due quadretti delle stesso pittore e storiografo legnanese realizzati nel 1800, possiamo ancora ammirare gli avanzi del cortile inferiore della casa Lampugnani di Ponte Carrato in un'altra costruzione del secolo XV°, indicata come ubicazione, in via Ponte Carrato 10.
Scorrendo lungo il percorso dell'Olona a valle del castello troviamo disseminati molti altri mulini tra i quali quello del Melzi - Salazar, poi ancora i mulini Meraviglia, Cozzi, Galeazzi (da cui deriva  la famiglia Tenconi). A macinar farina ora dei tanti mulini legnanesi e' rimasto solo a valle del castello il Molino Salmoiraghi, un edificio cadente somigliante piu' ad una prigione che ad una casa di abitazione. La tradizione dell'attivita' molitoria e' conservata alla citta' di Legnano dall'industria Salmoiraghi che ha in via Pietro Micca uno stabilimento per la produzione di farina alimentare.
I vecchi mulini che un tempo avevano dato tanto prestigio e ricchezza al borgo di Legnano, ora giacciono come vetusti cimeli con le loro grandi pale e macine immobili, simbolo di un'epoca ormai troppo lontana.
Tuttavia bisognerebbe nell'ambito del futuro parco del castello, conservarne almeno qualcuno di questi mulini. Ma occorre fare presto e comunque prima che le intemperie, il fiume e i troppi vandalismi di incoscienti non decretino definitivamente la fine di quanto resta a ricordare una fiorente attivita'  legnanese che il 1620 contava ben 17 molini in piena efficienza, come attesta un documento di un funzionario di governo spagnolo, il questore Orazio Mainoldi.
 
Nota: L'olona non e' un fiume regale non essendo navigabile e viene chiamato "roggia molinaria" perche' fornisce energia ad un gran numero di mulini. Serve pero' anche all'irrigazione dei campi e pertanto sorge un conflitto tra i proprietari dei mulini e gli utenti di rogge irrigue, che si contendono la maggior quantita' di acqua in una annata di siccita'. I termini del conflitto sono contenuti in un documento e conservato, tra gli altri, dagli eredi del legnanese Dottor Cesare Candiani, discendente dei nobili Visconti.
In questo documento, data 18 settembre 1775, si presenta ancora la stessa contesa. Piu' precisamente si tratta di un avviso di convocazione di tutti gli utenti delle acque del fiume Olona che non avevano rispettato le "grida" del 12 settembre 1773 e, come tali, "sospetti di usurpazione e di abuso" nel prelievo delle acque del fiume.
Tra le rogge irrigue che solcavano il territorio di Legnano, oltre al cavo Diotti, ve ne erano altre denominate "Santa Caterina", "Dell'Arcivescovo" e "Sant'Angelo". Quest'ultima era la piuì importante. Si diramava dall'olona prima di Castellanza, passava davanti al convento di frati di Sant'Angelo (ex edificio scuole Mazzini), attraversava l'attuale via della Vittoria che anticamente si chiamava "via pan di meliga" e proseguiva lungo il tracciato delle attuali via De Gasperi, Giolitti, Palestro , San Ambrogio per poi tornare a confluire nell'Olona nei pressi del castello. La roggia veniva tenuta ad un livello piu' alto, sulla destra del letto dell'Olona, appunto per irrigare tutti i campi che si trovavano in quella fascia intermedia, per mezzo di un capillare sistema di rigagnoli "a perdere". La roggia venne soppressa nella prima meta' dell'ottocento.
 
 
I Mulini
Tratto da:      
I mulini, al pari delle grandi estensioni coltivate a cereali, in pieno Medio Evo rappresentavano un'autentica ricchezza. Il possesso di una serie di impianti di macinazione, con le pale azionate dai salti d'acqua, era infatti strettamente collegato al dominio delle terre coltivate a grano. Mantenere o perdere i mulini, equivaleva a conquistare il territorio su cui erano ubicati o rinunciarvi. Oltre che per fornire farina da alimentazione, i mulini producevano foraggio speciale per bestiame e le grandi ruote in pietra venivano adattate anche come mole a smeriglio, per fabbricare armi bianche.
Una delle regioni d'Italia, che ebbe una piu' forte concentrazione di mulini ad acqua, dal Medio Evo all'Ottocento, fu la Lombardia, ricca di fiumi, canali, navigli, rogge, che avevano la duplice funzione di irrigare i campi e fungere da forza motrice.
Molti di questi mulini hanno resistito al logorio del tempo, alle guerre, ma anche a quel terribile ciclone che per essi rappresento' la rivoluzione industriale: nel periodo pionieristico, perche' i primi insediamenti produttivi sfruttarono proprio le ruote dei mulini esistenti per azionare le prime macchine utensili, anche se nel periodo successivo, con l'avvento della moderna tecnologia, i superstiti vennero superati dalle piu' avanzate tecniche di macinazione.
Nel borgo di Legnano, fin dal Medio Evo, prosperava l'attivita' molitoria, esercitate in forma artigianale e tale era la dovizia di mulini disseminati lungo l'Olona, da Castellanza a Nerviano, da far supporre che nel XV secolo questa attivita' costituisse per l'intera zona, e per Legnano in particolare, una notevole fonte economica. I nobili di quei tempi cercavano di accaparrarsi il maggior numero di mulini, per poter realizzare una vera e propria concentrazione, in grado di condizionare altri settori e speculare in occasione di magri raccolti o di carestie.
Legnano per molti anni aveva fornito farina per il pane dei Milanesi ed e' naturale che alcuni signorotti di quei tempi avessero messo insieme una cospicua fortuna con le macine dell'Olona.
Il piu' antico documento conosciuto, nel quale si nomina un mulino sull'Olona, e del 1043, un palmento di proprieta' di Pietro Vismara, ubicato tra Castegnate e la localita' Gabinella di Legnano. Nel documento si parla di Cogorezio o Cogonzio, nominativi scomparsi, ma che permettono di localizzare, come si e' detto, questo mulino (Memorie n.3, Societa' Arte e Storia Legnano, Legnano 1936, pagg.38 e 62).
Anche nella denominazione di alcune vie dell'antico borgo, sia a Legnanello che nella zona del centro storico e attorno al castello visconteo fino a S.Vittore e Canegrate ed oltre, veniva ricordata questa vocazione dell'economia locale. Cosi' avevamo via dei Magnani, via Mulini di Sotto, via Mulini dell'Arcivescovo, Mulino delle armi e localita' Cinque Mulini, nella zona in cui attualmente sorge il ponte di via Pontida e dove l'Olona si diramava in ben quattro bracci, formando anche due isolotti. Vi erano altri mulini anche presso l'antico convento di S.Angelo sulla roggia omonima, che attraversava poi il nucleo abitato del Borgo di Maragasc (zona S.Ambrogio). Un raggruppamento consistente sorgeva pure nel tratto compreso tra le attuali vie Matteotti e Beccaria, dove possedevano proprieta' terriere e case i Lampugnani del ramo di Oldrado II. Lo storiografo Pirovano chiamava appunto gli appartenenti a questo ramo della nobile casata, (per distinguerli da altri), "Lampugnani di Ponte Carrato". Il piu' grande si trovava nel punto in cui ora sbocca via Corridoni ed era stato ribattezzato col nome di Mulino della Vedova, probabilmente dopo che Giovannina Omodei fu Gasparolo, vedova di Ubertino Lampugnani, acquisto' la proprieta' con altri immobili (atto di vendita datato 17/3/1419 a rogito del notaio Laurentius Martignonibus in Archivio Ospedale Maggiore Milano)
Il Ponte Carratum cui si fa cenno nell'atto pergamenaceo citato, caratteristico a due arcate, che univa la via Milano all'attuale via Corridoni, (gia' via Magnani) venne demolito il 7 giugno 1882.
Lungo il percorso dell'Olona, a valle del castello, troviamo disseminati altri mulini, alcuni dei quali, come si vedra', pervenuti fino a noi da un antico regno romantico nascosto da un'archeologia industriale o artigianale da museo.
Le Signorie Sforzesca e Viscontea posero a presidio dei piu' importanti raggruppamenti di mulini alcune fortificazioni, sfruttando fortilizi e castelli gia' esistenti, per ubicarvi impianti molitori, come nel caso del castello di Legnano.
Lo storico milanese Del Prato annota che, nel 1510, al discendere di un esercito svizzero dal Canton Ticino, via Varese, per raggiungere Milano...furono rotti tutti i mulini da Varexo sino a Rho eccio' che il numeroso et povero exercito de Sviceri per se' con fame se vincessi...finalmente, dice lui, la cosa se accordo' con dinari, et il giorno duodecimo di settembre essi Sviceri gia' pervenuti a Gallara' se ne ritornarono a casa loro. Questa fu una delle tante battaglie e, dispute militari che ebbero per teatro i mulini dell'Altomilanese.
Secondo alcuni riscontri storici, fatti dal Sutermeister, Gian Rodolfo Vismara, possessore di vari mulini, faceva lavorare i metalli fini, usufruendo della forza dell'Olona, per battere al maglio le foglie d'oro e d'argento e per trafilare gli stessi metalli. Questa lavorazione doveva avvenire, sempre secondo lo studioso, per mezzo di adattamenti alle stesse macine dei mulini.
A riprova l'autore cita cinque atti conservati nell'archivio della Congregazione di Carita' di Milano, rispettivamente degli anni 1453, 1461 (aprile e luglio), 1486 e 1487, nonche' altri due atti di acquisto del 1467 (Codice Trivulziano 1816, 194-1. 193-4).
Il censimento di Legnano del 1594 segnalo' l'esistenza nel borgo di 16 mulini appartenenti a nove proprietari.
Una relazione invece datata 1772 e stilata dall'ing. Gaetano Raggi, del Consorzio Fiume Olona, (che ha tracciato anche una mappa molto precisa), ne aumenta il numero a 18.
Ecco l'elenco dei mulini di Legnano al 1594:
 
------------------------------------------------------------------
MULINI RISULTANTI DAL CENSIMENTO DEL 1594
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
lOCALITA' SEGNATA NEL CENSIMENTO      DENOMINAZIONE                            MOLINARO
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
In Gaminella                   1      Mul. e Casa Cuttica              29      Rosetti Gius.
                               2      Mul. e Casa Hipp.Lamp.           16      Reina Ambrog.
                               4      Mul. F.lli Alui.so Hier           5      Salmoir.Stef.
                               5      Mul. Arciv. le oltre l'Olona      7      Salmoir. Gio.B.
                               6      Mul. Mensa Arciv.le               7      Salmoir. Ludov.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
In Mungiato                   60      Mul. Mensa Arciv.le               9      Salmoir. Franc.
                              61      Mul. di Oldrado Lamp.             3      Salmoir. Gio.P.
                              62      Mul. S.Caterina                  11      
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Sopra la P.za                149      Mul. Prosp.ro Lamp.               9      Salmoir. Gio.
*                            152      Due  Mul. del sig.Pros.ro                Rossetto Paulo
                             153      Lampugnani                       13      Salmoir. Gius.
                             163      Due Mul. della Signora                   Patto Gio.Batta
                             164      Lucrez. Cusani                   11      Salmoir. Gio.Ant.
*  ma leggasi: 149, 152 e 153 a Ponte Carrato, 163 e 161 alla Mad. delle Grazie.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Sotto al Castello            166      Mul.della Sig.ra Lucrez.Cusani   10     Raguzzo Geron.
                             167      Mul. Sig. Meraviglia             13      Lanza Panigo Ag.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------
In Legnanello                181      Mul. Card.Peretto (esso fu poi
                                      Card. Archinto 10 perche' dal
                                      contesto risulta che era in              Salmoir. Ambr.
                                      centro di Legnanello).
------------------------------------------------------------------------------------------------
da Memorie Societa' Arte e storia, n.18, Legnano
-----------------------------------------------------------------------------------------------
Mettendo a confronto la relazione Raggi con questa elencazione, risulta che, nel 1594, non esistevano ancora i mulini 19 e 20 del Conte Prata, rispettivamente del canonico Proverbio, situati in Legnanello, sull'area in cui sorse poi lo stabilimento Bernocchi, tra Gabinella e via Pontida (Sutermeister in I mulini antichi sull'Olona - Memorie Soc. Arte e Storia, Legnano 1960).
Nel XIX e XX secolo gli ultimi mulini residui vennero sacrificati per costruire le grandi industrie cotoniere Cantoni, Bernocchi e Dell'Acqua, che sfruttarono la forza motrice dell'Olona, realizzando sistemi di trasmissione interna azionati da ruote idrauliche o da turbine Jonvall, particolarmente adatte per l'Olona a variabilita' di regime. Caddero cosi' sette mulini di grano.
Quando i progressi ottenuti dalla diffusione dell'energia elettrica licenziarono le acque dell'Olona come forza motrice, i mulini superstiti tornarono a macinare grano: erano i tempi magri della prima guerra mondiale che fecero riscoprire questi importanti impianti e svolsero cosi' una rinnovata e importante funzione per la sopravvivenza.
Nel periodo post bellico, quando con la forte crescita del fabbisogno di corrente, l'uso delle vecchie ruote divenne economicamente sfruttabile anche dalle piccole officine, qualche mulino cambio' attivita' e invece delle macine da grano, prese ad azionare, come si e' detto, trapani, piallatrici, mole a smeriglio. Anche questo nuovo risveglio si spense presto col mutare delle condizioni economiche di Legnano. L'espandersi edilizio della citta' distrusse gli ultimi mulini, a cui si preferirono strade e palazzi.
Attualmente ne restano, a monte e a valle del castello visconteo di Legnano, soltanto sei e da essi prende il nome una tradizionale gara di cross campestre, la Cinque Mulini, che si corre ogni anno a primavera. Si tratta dei mulini Meraviglia (gia' Melzi Salazar), Cozzi, Cornaggia (di fronte al Parco comunale del Castello), De Toffol, e Montoli di Canegrate ed un altro a valle di Nerviano. L'unico con le macine ancora in efficienza (piu' che altro per triturare foraggio per bestiame) e' il mulino annesso alla fattoria agricola Meraviglia nel territorio di San Vittore Olona, che e' certamente il piu' antico tra i rimasti perche' risalirebbe al XIV secolo.
Esso offre una sorta di melanconica sopravvivenza capace di testimoniare un'attivita' plurisecolare, quasi scomparsa, che pure aveva fatto un tempo la ricchezza di questa zona agricola lombarda. 
 
 
    parole
-----------------------------------------------
 
 
 
 

4 Relazione sui Mulini idraulici lungo l'0lona.

www.redigio.it
 
Relazione sui Mulini idraulici lungo l'0lona.
 
I Mulini antichi sull'Olona.
 
La presenza di un corso d'acqua , atto a fare funzionare un numero notevole di mulini, su una parte ravvicinata del suo percorso, e' stato importante fattore di prosperita' locale, che decise uno sviluppo di avanguardia in confronto ad altre zone pur toccate dallo scorso d'acqua.
Non e' facile dire quando essi mulini siano stati qui introdotti, ma osiamo pensare che cio' non abbia ritardato molto rispetto alla ruota di mulino scoperta in Campania e classificata del I° secolo dopo Cristo.
La storia ci insegna che erano gia' noti agli egiziani, assiri, cinesi e che da noi la descrizione piu' antica ci e' tramandata da Vitruvio, che visse all'epoca di Augusto.
Il piu' antico documento sopravvissuto, che nomini un mulino nella nostra zona e' del 1043, e l'ho gia' citato in Memorie 3 Pag. 38 e 62; il proprietario era Pietro Vismara.
Vi e' presunzione, che fosse quel mulino, che nel 1450 1470, fu poi di Gian Rodolfo Vismara, proveniente per eredita' dal suo bisnonno, che si trovava in Cogonzio o Gogorezio ( nominativi scomparsi), contiguo alla chiesetta di San Bernardino a Castegnate, ed ora distrutta.
Con il diffondersi dei mulini e per l'importanza sociale economica che derivava dal loro uso, essi furono oggetto di accaparramento da parte delle sfere dominanti, ed il loro possesso era intimamente collegato con il dominio delle terre coltivate a grano.
Nelle contese sociali o nelle guerre, il mantenere o perdere i mulini, equivaleva a vincere o perdere il relativo territorio. Tutto cio' mette in evidenza, perche' la nostra valle Olona fu disseminata  tratto a tratto da castelli, affidati generalmente a nobili possidenti della zona,  che provvedevano a fare la leva ogni qualvolta cio' occorresse.. Difendere la terra per avere grano per sfamarsi.
Nei tempi di sconvolgimento economico dopo una guerra, cioe' nei momenti di carestia, il governo ducale ordinava con grida: " che si levino le mole dal servizio delle armi e per la carta, per trasformarle al servizio delle macine da grano".
Le mole cui qui si accenna sono quelle da arrotare che possedeva ogni mulino che avesse la combinazione con il maglio da fabbro, con cui poteva anche produrre armi bianche.
 
Distruzione difensiva dei Mulini.
 
Il Dal Prato, storico milanese dal 1499 al 1519, ci informa (ma non e' l'unico) che nel 1510, al discendere di un esercito svizzero dal Canton Ticino, via Varese, per raggiungere Milano..."""furono rotti tutti i mulini da Varexo sino a Rho accio' che il numeroso exsercito da Sviceri per se' con fame se vincessi..."
"Finalmente, dice lui, la cosa se accordo' con dinari, et il giorno duodecimo di settembre, essi Sviceri, gia' pervenuti a Gallara' se ne ritornarono a casa loro".
Veramente da altri storici sappiamo qualche cosa di piu', per esempio che ai mugnai era stato consigliato di fare deviare con tutti i mezzi le loro scorte, fuori dalla rotta di marcia degli svizzeri, e che venuti da Legnano ed accampatisi per dieci giorni nella nuova chiesa di San Magno, che era in costruzione, finirono per bruciarne le armature, causando un grave ritardo alla costruzione stessa.
 
Fu cosi' una piccola battaglia vinta con l'arresto dei mulini, ma purtroppo, ne queste, ne altre successive, non poterono evitare la caduta della Signoria Sforzesca, sopraffatta dai troppi contendenti al suolo lombardo.
 
Lo sfruttamento dell'acqua.
 
Occorre ricordare che lungo il fiume vi sono due tipi di utenti:
 
1) I mulini, che sfruttavano la discesa naturale dell'acqua  nel percorso a cadauno assegnato, non consumano l'acqua, sono relativamente pochi, ma con carattere industriale e con utenza quasi costante.
2) Sono invece moltissimi gli utenti del fiume che consumano l'acqua, facendola defluire fuori dal letto, piu' o meno irrimediabilmente, per irrigare i terreni contigui al fiume, e ne fanno rientrare solo gli scolaticci degli stessi terreni.
Tali bocche, che hanno un loro numero sulla tavola, sono ovviamente sottoposte ad altrettanti controlli, non solo circa le misure delle bocche e bocchelli, ma anche circa il battente d'acqua, che su di esse gravita, che e' determinante per la quantita' di acqua che ritirera' l'utente.
I mulini invece, che con il loro funzionamento sono fatti a fare ristagnare l'acqua o a lasciarla defluire piu' o meno liberamente, creano anomalie a tali utenti, e le lamentele passano prima al Dirigente del Consorzio e finiscono non di rado in Tribunale. Allora come oggi.
Di qui la necessita' di una organizzazione idrologica e di attenti controlli per ottenere ordine nelle molte contese fra gli utenti e ai bisogni contrastanti.
Le vie molinare di questa zona, sono tirate tutte parallele l'una all'altra e normali al fiume, in modo che, teoricamente a cadauna localita' piu' o meno lontana dal fiume, corrispondeva una strada, che con il minore percorso possibile, andava ad incontrarsi con un mulino.
Rilevata questa caratteristica, si e' trovata la chiave del mito delle strade romane distese con ritmo ortogonale sulle regioni; e' nata prima la serie delle strade parallele, perche' erano evidentemente quelle di primo interesse per condurre il bestiame agli abbevveratoi; le "tratture", ma ben presto si perfezionarono al servizio dei mulini.
 
Vertenze sul godimento delle acque del fiume.
 
Decreto del conte di virtu', del 23 febbraio 1381 contro gli utenti abusivi delle acque pubbliche.
 
Dopo i soliti preamboli prescrive:
".. che nessuna persona, di qualunque condizione disponga, creda di estrarre o fare estrarre acqua dal Ticinello, Naviglio Grande, Carlona, Parona, ed Olona a noi sottoposte, ne' da altre rogge, sotto la pena di 300 fiorini d'oro, se la presa fosse fatta con incastro di sasso di muro; di 200 fiorini se con incastri in legno; di 100 fiorini se in altro modo estratta e senza incastro, se piu' o meno in aria, e per persona, a condizioni di arbitrio a seconda delle circostanze ecc. ecc. Questa ordinanza verra' iscritta negli statuti nostri e nel comune di Milano e di Pavia con le solite norme"".
Il Duca con questo bando metteva un catenaccio all'apertura di nuove prese arbitrarie, che togliessero acqua dai fiumi, certamente per ragioni importanti e non solo fiscali,. Anzi dal momento che non vi e' accenno in tal senso, occorre pensare ad un impellente bisogno di disciplinamento delle acque.
 
Circolare di Filippo Maria Visconti del 13 Luglio 1445.
 
Il Duca sente il bisogno di lanciare analoga circolare ai Nobili e Sapienti Viri Commissari, per fare sapere "che" nessuno rallenti o che usando l'acqua in qualsiasi possessione ardisca o presuma con qualunque ostacolo di impedire il decorrere nel suo letto, sotto pena di privazioni, confisca dei beni, a decidere  dalle nostre camere "ipso facto", senza alcuna dichiarazione spiegativa e con l'annuncio solo del banditore Antonio d'Arezzo, che tosto di trasferira' lungo il fiume Olona ed dovunque occorresse".
Questa comunicazione ha un vero carattere di urgente catenaccio in tempo di guerra. Ed era giustificata dal bisogno che i mulini potessero ottemperare al loro compito di non lasciare mancare  il pane alla popolazione, perche' l'amministrazione Ducale sentiva i pericoli delle rivolte popolari.
Infatti appena due anni dopo la morte del Duca, si sviluppava la Repubblica Milanese, che tanto filo da torcere diede poi al suo genero Francesco Sforza, per la riconquista e ricostruzione del Ducato, piombato in vero sfacelo.
 
Lettera di sua maesta' Cattolica don Filippo II, re di Spagna e Ducato di Milano.
 
Con cui il 5 maggio 1563 sua maesta' sollecita ai magistrati cui compete, di dare pronto corso ai processi iniziati presso i Commissari generali delle acque e diano forma giuridica alle loro prescrizioni sulle acque e statuti.
I magistrati in obbedienza a S.M.C. emettono queste grida per fare svegliare gli utenti.
1563 3 luglio.
"Volendo l'Illo e Mag.co Residente e Maestri delle R. Ducali Entrate dello Stato di Milano, venire a cognizioni delle raioni di poter cavare acqua dai fiumi regi, navigli, laghi o altre acque pubbliche, si ammonisce ogni persona sia ecclesiastica che secolare, di denunciare per iscritto entro giorni quattro  dalla pubblicazione della presente, le loro ragioni e diritti sulle acque, ed entro altri dieci giorni, presentare documentazioni autentiche.
Il 21° giorno i sigg. Presidenti e maestri ordineranno l'otturazione di tutte le prese che non saranno giustificate e decadranno da tutte le ragioni dopo non prerentorio invito a comparire ai prefati sigg. Presidente e Maestri al loro ufficio, posto nella corte dell'Arengo in Milano.
Il Presidente e i Maestri della Regia Ducal Camera delle Entrate straordinarie di Milano.
Io Galeazzo Palazzi q. Gio Pietro T.T.P.S. Sebastiano Milano Notario Apostolixo successo al fu Gerolamo Legnani gia' Not. e Magistrato straordinario, rogai, scrissi e sottoscrissi."
In seguito a questa imposizione il fascicoletto riporta una lunghissima fila di ricorsi presentati dagli utenti fra il 1593 e il 1597 di cui essi dimostrano i loro diritti di Esenzione a tasse di utenza.
Pertanto qui il campionario di regesti, dai mastri ducali e degli uffici commerciali, relativi alle esenzioni delle tasse; elargite a membri Legnanesi ed altri, dalle autorita' Ducali.
Una piu' vasta distinta trovasi nelle memorie n. 9 fra le pag. 74 e 100.
 
1464 - 8 settembre - Lampugnani Cattarina madre del dr. Terzago Cancelliere del Co. Giac. Piccinini riceve dal Duca Francesco Sforza la facolta' di valersi dell'acqua del fiume Olona  ogni mercoledi' per adacquare pertiche 100 di prato nel territorio di Legnano.
                                          arch. Ducale R.° B. B. f° 368
                                   Reg. Lett. Duc. 1462 1472 f° 98 tergo.
 
1467 - 10 febbraio - Decreto della Ducissa Bianca Visconti e Galeazzo Maria Sforza a Gio. Andrea Lampugnani nipote del M.co Oldrado per immunita' ed esenzione ai suoi beni e massari e redditarii qualsiasi per lui ed i presenti del fu Oldrado.                                                 Arch. Osp. Magg. Cart. 93 94.
 
1467 - 21 ottobre - Grida a stampa per uso interno e pubblico di Galeazzo Maria Visconti per ordinare ai magistri delle entrate ed a tutti a cui spetta, che non si elargiscano piu' esenzioni perche' lo stato abbisogna denaro.
Conferma intanto invece che le esenzioni dei sottoindicati restino valide e sono le uniche.             
                                   Firmato Galeazzo e Cicchus.
Eredi di D°. Oldrado Lampugnani e seguono i nomi dei 19 membri preminenti di casa Visconti fra cui tutti i titolari dei Castelli del Milanese.
 
1467 - 22 dicembre - Lampugnani Gio' Nicolo' e Gio Leonardo fratelli, ricevono l'esenzione dal Duca Galeazzo Maria Sforza sui loro beni e massari.
                            Arch, Duc. f°. 41, n.° 26.
 
1471 - 22 maggio - Il Duca di Milano ordina che Giovanni Andrea Lampugnani  ne' i suoi mugnai non vengano gravati in occasione del dazio sui rodiggini.
                     Reg. Duc. n.° 8, fol. 179 e 180 tergo.
 
Verso 1510 1520. Supplica di Oldrado III Lampugnani al Governatore di Milano avversa e controlli idrologici e sue tasse.
              Timbro rotondo dell'O.L. colla "camarra"
Ill.mo et Ex.mo Sig.re - Essendo novamente andato Jo. Antonio Trombeta  con certi balestrieri alle terre quale sono dricto al fiume Olona per provvedere  che le acque depso fiume non siani ritenute et possano venire a Mlmo.. Con commissione de la Extia V.ra come se dice di dare contrefacienti pagano la spexa de dicti balestrieri. Et quantoche' esso Jo Antonio non debia molestare li molinari pel tal causa quali non solamente non ritennero l'acqua ma cercano tutta a sua possanza di dare venire piu' acqua se po in dicta flume per essere anchora al beneficio de soy molini. Non dimanco esso Jo Antonio pare voglia astringere dicti molinari per il suo bonfare a pagare mezo ducato per molino e maxime li molinari de li vostri fedelissimi servitori dno. Oldrado et fratelli de Lampugnano contra il debito et contra el solito volendo impugnare nova xervit' ali molini predicti et fare extorsione adicti molinnari il che non he da esser tolerato per la Ex.tia V.ra.
Et pero se suplica a la prelibate V. Ex.tia in nome di discti dno Oldrado et fratelli et soy molinari che quella se digna servirse mandare al dicta Jo Antonio che per dicta causa non molesta e fassa molestare li molinari predicti et sel sera facta novita alchuna lo dibia subito revocare.
Come se crede essere de mente del la Ex.tia Vostra ala quale dicti suplicanti si ricomanderemo.
                     arch. St. Mil., Cart. Fam. Lamp.
 
1584 - 12 Maggio - Istanza al fisco - Bernardo Lampugnani (notaio) supplica che nonostante che il suo molino nella Valle Olona, pieve di Parabiago, gia' tassato in Limp. 22, fu venduto e che e' solo un solo ramo dell'Olona, venga mantenuta invariata la tassa.
 
Un fascicoletto del 1610 a stampa in corsivo, di 22 pagine, che e' pervenuto in donazione alla Biblioteca del Museo (dall'amico Bajardini Nino di Castellanza) intitolato: "Transazione tra la regia Camera e gli utenti del fiume Olona" 3 maggio 1611 inizia con carattere giuridico, ma finisce fra le glorie del fisco.
 
Esso ci presenta innanzitutto un certo numero di disposizioni antiche sul possesso delle acque; poi alquanto prolissamente ci informa della contesa svoltasi tra il 1593 e il 1610, per arrivare a una transazione che fornisce al fisco un quid, per sovvenire alle spese dello Stato. Mirava pero' il fisco a stabilire un prezzo di transazione per il passato ed una cifra per il futuro.
Faceva rilevare che il fisco che, l'introito fiscale sugli utenti dell'Olona, era stato di lire 2432 nel 1560 ed era caduto a lire 1795  nel 1593, perche' molte esenzioni erano state rilasciate, mentre da un altro lato, l'aprirsi di utenze abusive, faceva diminuire l'acqua del fiume a danno dei mulini.
Da qui la necessita' di risistemare tutto, ed aumentare le tassazioni.
Mentre la Regia Camera intrapprendeva detta opera, alcuni potenti avversari, si attaccavano alla penna degli avvocati per una schermaglia, che duro' fino al 1610 quando si apri' la via di uscita colla transazione fra le parti.
Il fascicoletto pero' ci fa risalire ad atti del 1383 in qua, per esaminare il contradditorio se la Real Camera, era meno in diritto e con quali organismi, di legiferare sulle acque; di vagliare i diritti antichi di esenzione, che molti utenti vantavano, e che dovettero poi documentare in un termine prerentorio, richiesto di pochi giorni, ma che si prolungo' dal 1593 al 1597 e poi sino al 1610 per l'esazione.
Per un caso si traversava proprio l'epoca del Censimento, pubblicato nelle Memorie 17, che l'amministrazione Arcivescovile aveva ordinato a tutti i parroci del Milanese. Ognuno puo' pensare che tale censimento abbia facilitato anche l'amministrazione comunale.
Ho detto sopra che la via di uscita al ginepraio, si risolse nel campo contingente con la transazione fiscale.
Alla camera fiscale premevano i contributi e cosi' il 12 febbraio 1610, il consiglio degli utenti pattuiva una cifra globale di 6000 ducati d'oro a lire 6 cadauno, ossia lire 36000 per una liquidazione  a tutto l'anno 1609 e la Camera proponeva 1000 ducati in piu' onde tacitarsi anche per il 1610.
Questa seconda proposta cadde, ed il Consorzio Utenti, procedette con il suo tesoriere Gio Battista Prandoni al versamento delle 36000 lire in cinque rate successive, fra il 16 luglio 1610 e il 28 gennaio 1611.
Segue poi il curioso silenzio, ritto nel 1638 addi' 5 marzo, dal Consorzio Utenti, perche' esso invita la Regia Camera a stendergli un atto notarile dell'avvenuto pagamento delle 36000 lire  per la transazione suddetta, dando l'impressione che la somma non corrispondesse ad una tassa, ma a una vendita di diritti al Consorzio; una specie di licenza. E non si chiarisce.
I deputati richiedenti furono:
Conte Paolo Simonetta del fu Giacomo, Francesco Pagano fu Lazzaro, Luigi Lampugnano fu Guidone, anche come procuratore  del Dott. Gio Battista Pallazzo.
Il nostro libbriccino informatore non va piu' in la',  ed io non posso arbitrarmi di supposizioni e dire come pote' proseguire  la regolarizzazione della vertenza. Il Consorzio naturalmente dovette dividere la "spesa" tassando gli utenti e misconoscendo anche con giuste ragioni le immunita'. Tuttavia esso libbriccino  indichera' ad un certo punto una lista di esentati.
Cosi' quello di Lucrezia Lampugnani ereditiera dei beni del  Castello di Legnano presentato nel 1597 in tempo utile, nel quale adduce brevemente queste note:
... " presentero' le mie dimostrazioni e giuste opposizioni legali, e cioe' che io e i miei antecessori nella loro antichissima possessione, estraggono l'acqua ogni giorno e per ogni ora in perpetuo, per irrigazione dei loro beni  per sentenza dei Principi e Duchi gia' di Milano, su relazione dei loro senatori,  e presentero' dei privilegi accordati da Gio Galeazzo Maria Sforza Visconti gia' duca di Milano, in data 22 novembre 1543, un voto favorevole al fisco."
Invece il fisico Gio Battista Selvatici fa dichiarazione del giusto termine; per dire che ne' lui, ne' il suo genitore non godettero mai, ne godono ora minimamente di detta acqua benche' abbiano dei fondi nel vicinato, con voto favorevole del fisco. (Sarebbe un crumiro??).
Una comunicazione del conte Paulo Camillo Marliani, in cui esibisce il privilegio concessogli da Carlo V Imperatore fu Antonio Marliano, in data 17 giugno 1543.
Ad essa pero' non puo' venire riconosciuto il privilegio per i successori,  perche' le bocche Pisa vecchia e Manera, quindi deve chiudere dette bocche e regolarizzarsi dalla morte di Io. Antonio Marliani. (cioe' regolarizzare gli arretrati).
Finalmente il Comune di Milano presenta il suo ricorso di alcune pagine con sette motivazioni a suo vantaggio, per dimostrare il carattere di "civico e pubblico" dell'Olona, adducendo dopo molte obbiezioni, di carattere giuridico e di competenze contrastantisi, che il Naviglio ha una funziona pubblica e civica, e che l'acqua dell'Olona va considerata alla stessa stregua, perche' dal un lato serve ad integrare le acque del naviglio nell'ambito della citta'; (nei tomboni e nei punti di smistamento navi) e dall'altro serve a molte fontane pubbliche di citta'. (questa frase getta una luce "di acqua pulita", sconosciuta a noi oggi).
 
Nella valle d'Olona lavorazione dell'oro e dell'argento ??
 
So di lanciare una novita', che non posso dimostrare a fondo.
La sottopongo per stimolare la critica di studiosi, che siano gia'  occupati della cosa. E mi spiego: Gia Rodolfo Vismara, creatore di due correnti a Legnano, era possessore di un mulino  presso Castellanza (memorie in societa' Arte e Storia n. 3 pag 62 65)  e pero' trafficava ripetutamente con oro e argento per chiese  e conventi (pag. 44 48).
Ho la percezione ch'egli facesse lavorare metalli fini, usufruendo della forza dell'Olona per battere al maglio le foglie d'oro  e d'argento e per trafilare gli stessi metalli. Ho i regesti di cinque atti  notarili, dal 1453 al 1478,  nei quali Gian Rodolfo riceve pagamenti per "oro e argenti lavorati", percepiti da coloro cui ho fatto le forniture,
"atto del 3 marzo 1453; del 14 luglio 1461; del 1 aprile 1461; del 6 marzo 1486; del 20 maggio 1487; arch. Congreg. carita' Milano.
ed altri due Lampugnani del castello di Legnano;
 
1467 - maggio 7 - Rog. Lazaro de Cairate.
Domu.us Augustinus de Terzago, frixiarius f.q. dni. Christofori P. O. Parr. Monasteri Lautaxii debet spec. viro dno. Joh. Andrea le Lampugnano f. q. dni Mafioli Libras 1461 imp. et sold. 18 causa et occasione tante quantitae auri et argenti laborati.
                            Cod. Triv. 1816. 194-1.
 
1467 - febbraio 20 - Rog. Lazaro de Cairate.
Dnus Augustinis de Terzago f. q. dni Christofori P. O. Par. Monast. Lautaxii debet sp.lis dno Joh. Andree de Lampugnano f. q. dni Mafioli flor. 5000 causa et occasione tantae quantitae auri et argenti laboratum.
                            Cod. Triv. 1816. 193-4.
 
Note inerenti ai mulini legnanesi
 
Daro' qui quelle note sparse che mi fu possibile racimolare  sia dallo stradario 1871 che definisce i proprietari delle case (e dei Mulini)  a tal epoca come da informazioni orali di anziani che poterono ricordare vicende industriali lontane. E' venuto meno invece collo  stradario 1859 1869 il quale, corrispondendo quasi all'epoca della intesa industrializzazione di Legnano poteva segnalare quale  mulino era a tal epoca ancora in mano ai mugnai.
I due elementi decisivi per la potenza di cadaun mulino sono caduta e portata di acqua.
La caduta e' nell'ambito di Legnano di 0,9 a 1,1 metri per ogni  mulino. La portata dell'Olona e' molto variabile ma come media  possiamo segnare 15 mc. al secondo.
Meta' passa dall'Olona libera e l'altra meta' divisa su ogni gruppo di due mulini affiancati come e' normale. Sono quindi 3,5 mc.  al secondo che con 0,9 di salto danno 31,5 CV utili al mulino.
Tutto questo valga come media generale, mentre ogni mulino colle sue caratteristiche di salto e di portata presentera' variazioni di tale media.
Nella zona dei mulini legnanesi, non mi fu nota ogni altra applicazione industriale se non quella della macinazione del grano e dei foraggi; sino al 1772 la sola eccezione era data dal mulinello n. 30  che azionava alternativamente una sega a legno o un maglio di fabbro.
E' poi nel periodo della industrializzazione di Legnano  le ruote passarono al servizio delle filature e tessiture come vedremo.
 
Trapasso di Mulini alla famiglia Lampugnani.
 
Nel corso del 1400 i Vismara cedevano diverse proprieta' ai Lampugnani  che in Legnano dai tempi di Filippo Maria sino a tutta la Signoria Sforzesca furono in gran ascesa. Dico cio' senza occuparmi qui particolarmente delle cause che indirizzarono questo casato ad una  euforia di ricchezza e di potenza.
L'Oldrado II° in tale vorticosa ascesa acquistava anche largamente dai Crivelli ben noti rami di Parabiago e Uboldo.  Le vendite di costoro di beni in Legnano sono cosi' vaste da dare l'impressione di una patteggiata rinuncia di dominio di essi sulla zona Legnanese. Anche i mulini furono oggetto di mira dei Lampugnani. Cosi' nel 1419 la madre dell'Oldrado II° acquista il mulino con tre rodiggini sito nell'Olonella all'angolo fra via Olonella e Ponte Carrato (oggi Via Franco Tosi, risp. via Milano); nel 1432 egli acquista dai Vismara quello sito sull'Olona  presso il convento di Santa Caterina, che prima era dell'arcivescovo. Il grande terreno arcivescovile fra l'Olona e l'Olonella  che era ancora tutto prato e tangenziava col Mulino arcivescovile ( del Sighett ) lo aveva gia' acquistato nel 1422 quando aveva gia' messo a nuovo il suo maniero di Legnanello. E tutto cio' mentre, per le necessita' delle mansioni al fianco del Duca, teneva la su abitazione in Parrocchia di San Giovanni sul Muro a Milano, Assistiamo ad una sistematica presa di possesso in Legnano che culminera' colla donazione a lui del Castello nel 1437, una cosa evidentemente a lungo prevista.
Sua sorella Maria era andata sposa a Giovanni Branda Castiglioni e risiedeva nel Maniero di Masnago che era poco meno di una reggia.
"Esso e' liberamente visitabile per benemerenza Conti Pansa, attuali proprietari ed e' di grande interesse artistico e storico, anche per i legnanesi".
L'Oldrado II°, potente a Milano, ma anche a Legnano e Ducale fino all'osso, resistette alla Repubblica Milanese del 1448  e appoggio' Francesco Sforza nella sua faticosa ascesa al Ducato.
I tre mulini del Conte Prospero Lampugnani che durante  il censimento del 1594 hanno annesse le case n. 149, 152, 153  vanno identificati con quelli di Ponte Carrato che vedremo ai n. 37 e 39  nelle descrizioni piu' avanti.
I due mulini della Contessa Lucrezia Cusani in Lampugnano che durante il censimento stesso erano annessi alle case 163 3 a64 e sono quelli immediatamente sopra il Castello, col numero 45a 45b, nella relazione del 1772, furono riassunti poi dal JCC Francesco Maria  Lampugnani nel 1729, e passarono infine con tutta la proprieta' del Castello all'Ospedale Maggiore di Milano e poi al Conte Durini, come li troviamo sul disegno del 1772.
 
La Bocca Lampugnana.
 
Un documento del 1476 ci segnala che Princisvalle Lampugnani, oratore (ambasciatore) del Duca Galeazzo Maria a Carrara, possidenti di molti terreni nella piana a levante del castello, otteneva licenza di togliere acqua dall'Olona, con la bocca Antoniora, a scopo irrigatorio di tali terreni.
L'architetto Solari, che a tal tempo era al servizio ducale,  veniva di persona a Legnano il 2  agosto 1476 a collaudare tale bocca.
La denominazione Antoniora  scomparve poi col tempo, ma con i disegni ala mano si constata,  che essa prese poi la denominazione di Bocca Lampugnana. Non e' difficile pensare che il collaudo dell'architetto Solari veniva a sanzionare un suo aumento di portata. In contrasto con obiezioni che elevera' poi il governo spagnolo, come in altro punto diciamo, che le troppe bocche che succhiano l'Olona.
"Del rampo di Princisvalle, capo della zecca di Milano ho data la genealogia e descritta la casa estiva in Legnano, della quale abbiamo ritirato pel Museo quel bellissimo caminone che si fregia dello stemma Visconteo nel centro(mem 17 pag. 175 177).
 
I Cornaggia proprietari terrieri a Legnano.
 
Dalla relazione dell'ing. Raggi si constata che  i Cornaggia  possedevano nel 1772 dei beni irrigati in territorio di Legnano, ma e' ovvio che ne possedessero anche prima, perche' e' del 1748 che Carlo Arrigo Cornaggia ottenne il titolo di Feudatario e di marchese  della Castellanza. Non hanno posseduto pero' mai i mulini, e crederei  che non furono industriali sebbene e' noto che un loro precedessore, Carlo Cornaggia, fosse stato attivissimi importatore di corone dall'Oriente.
Nel 1798 Cristoforo Cornaggia acquisto' tutti i beni e il Castello di Legnano dall'Ospedale Maggiore di Milano, ma breve fu poi la loro vaghezza per esso Castello, poiche' avendolo poi esso trasformato in una fattoria agricola non provvedettero piu' alla necessaria manutenzione per la conservazione e dal 1900 non lo abitarono piu', lasciandolo quindi andare in deperimento.
E' pero' vero che una nuova speranza si e' aperta con il recente nuovo  piano regolatore di Legnano, Il perimetro aumentato include ormai anche il Castello e con questo, le stalle dovevano venire sgombrate come prescrive la legge.
Cio' nondimeno occorre che l'Amministrazione Comunale si prenda a cuore l'immobile per dargli un assetto utilitario nel senso civico poi con stanziamenti annui ai danni sofferti per l'incuria di questi ultimi cento anni dell'esercizio Cornaggia.
 
La Roggia dei Frati (e il convento)
 
La roggia dei frati Francescani e delle monache di Santa Chiara fu costruita nel 1470 con il consenso ducale e per donazione dello stesso Gian Rodolfo Vismara  a due anni dall'inaugurazione del Convento di Sant'Angelo, per provvedere i due conventi di acqua limpida per i servizi.
Aveva circa 80 cm. di larghezza e usciva dall'Olona presso Castellanza bassa, in territorio gia' di Legnano, correndo di fianco alla strada comunale che da Castellanza viene a Legnano; penetrava nel terreno s sottostante al Convento dei Frati, ove era la loro lavandera e ne usciva poi per portarsi con debole pendenza  attraverso le proprieta' che esistevano lungo le contrade Galvano e Mugiate; entrava nel frutteto ed orto delle Clarisse lungo la direttrice dell'odierna via della Concordia, e attraversando poi via Madonna Mora, oggi via Lega, entrava nella proprieta' dei Cambiaghi, ove si disperdeva nell'irrigazione dei loro prati, che si protraevano oltre San Ambrogio. Le acque residue si buttavano nella roggia arcivescovile e con questa nell'Olona.
Poiche' il bisogno di acqua per inaffiare i poderi attraversati, era irresistibile, l'amministrazione sforzesca aveva concesso qualche diritto di uso per tali scopi. Cio' naturalmente aveva dato sfogo a lamentele delle Suore, perche' l'acqua dirottata anche abusivamente  nelle proprieta' attraversate e altre meno vicine, giungeva in modo discontinuo al secondo convento e quindi non molto piu' pulita. Fra le carte vecchie dell'archivio di stato, l'amatore delle minuzie locali puo' ancora imbattersi nei fogli di formato protocollo, dei reclami accorati delle suore, con tutte le necessarie motivazioni.
Ne accennai anche in memorie 2 pag. 25, mentre  nelle memorie 17 ho presentato il disegno del 1797 della Chiesa dei Frati (tav. 13) e di due acquarelli del Pirovano a pag 101 e 102, che mostrano particolari di tale loro proprieta'.
Un altro disegno della chiesa e di tutto il convento, eseguito nel 1800, quando il fisco doveva vendere la proprieta', incamerate, e' rigorosamente corrispondente a tutto il "Circondario" in giusta scala, il che non era nel disegno della tavola 13 detta, che va considerato uno schizzo non millimetrico utile solo per la denominazione dei sepolcri.
 
 
La scomparsa dei mulini a Legnano.
Dopo un lungo servizio resa per secoli alla zona legnanese, sono scomparsi in diverse fasi dei secoli XIX e XX tutti i mulini che erano nelle zone acquisite dalle grandi industrie cotoniere, che sono: Cantoni, Bernocchi, Dell'Acqua. Esse4 si installarono, quali prima quali poi lungo l'Olona perche' l'acqua era ed e' una grande necessita' per loro, ma al loro inizio, si compiacevano anche di quella quota parte di forza motrice che l'acqua poteva apportare al loro fabbisogno industriale. Del molino quindi i molini come impianti di molitura  e si diedero a migliorare il reddito della forza viva dell'acqua con razionali ruote idrauliche o con turbine Jonvall che ben si prestavano per il nostro corso di acqua a variabilita' di regime. Incidentalmente sia detto che e' sotto questi aspetti che Franco Tosi aveva cominciato in Legnano la sua attivita' con una societa' Franco Tosi.. Cantoni, Krumm per fornire macchinari alle nascenti industrie.
Trasmissioni a funi multiple azionavano in tal tempo le macchine operatrici in grandi sale simili a selve, per le numerose cinghie che scendevano dalle macchine.
Caddero cosi' 7 mulini da grano che erano nella Legnano in quel tempo.
I perfezionamenti intervenuti nei trasporti dell'energia elettrica all'inizio del 1900 ebbero poi il sopravvento su quei sistemi di trasmissione interna detti, col che comincio' l'era dei comandi diretti delle macchine e colla crescita del fabbisogno di energia;  le aziende si trovavano persino conveniente crearsi le proprie centrali produttrici, con cui divento' trascurabile l'energia ottenuta dall'acqua e si rinuncio' anche ad essa non risultando conveniente pagarne il canone. L'Olona licenziata dalle industrie!. Ma solo come forza motrice. ed essa, scende tumultuosa ed inutilizzata dai relativi stramazzi.
E dalla Gabinella al Castello vi sono 15 metri di salto perduto,  qualche cosa come 300 cavalli continui cui si rinuncia per tali molteplici ragioni.
L'esistenza dei mulini sopravvissuti era gia' minatissima nel periodo quieto fra le due grandi guerre 1918 1940, ma negli anni della seconda guerra mondiale, sembro' ai mugnai di vedere ristabilirsi una fase di lavoro  discreto;  giovo' ad essi la macinazione clandestina, quando il produttore di frumento riusciva a sottrarre sensibili quantitativi  alla imposizione della consegna all'ammasso, ed i panificatori ne prelevavano giornalmente il loro fabbisogno. Ma cio' duro' solo nel tempo della guerra.
Poi segui' ad essa il risveglio del post guerra, una cosi' forte crescita di fabbisogno di corrente, restrizione forzosa al consumo, ed aumento delle tariffe, che qualche modestissimo imprenditore meccanico penso' di sfruttare la economica, ma tecnicamente poco efficiente forza delle vecchie ruote, che erano gia' riabbandonate al triste riposo.
Assistemmo ad un fatto nuovo, qualche mulino cambio' professione, si illuse di riaprire un nuovo ciclo di attivita'.
Si levarono le macine e nel loro locale si installo' la piccola officinetta: trapano, tornio, mola a smeriglio, magari anche la piallatrice. Ma cio' non doveva durare, perche' mancava alla ruota una regolazione di velocita' di marcia:  cosicche' cessata la scarsita' di corrente, tali mulini vennero di nuovo abbandonati.
Se e' triste vedere poi i mulini piombati di nuovo nel loro malinconico riposo, e' anche piu' triste per i sentimentalisti assistere alla loro definitiva distruzione, e persino la distruzione delle loro rogge grandi e piccole, che li contornavano con florida vegetazione.
Questo abbiamo visto succedere alla Gabinella nel volgere di pochi anni. Ed ora per ben fondate ragioni urbanistiche e' in corso la creazione di uno stradone trasversale all'Olona al limite nord dell'attuale della citta'  che attraversando l'ambiente della Gabinella ne trasformera' integralmente l'amata vecchia fisionomia. L'Olona correra' fra due muraglioni di cemento.
Addio Gabinella. Addio Mulini.
 
La Gabinella: una nota toponomastica qui intrufolata.
 
Un nome cosi' attraente e cosi' gentile fa pensare a un luogo romantico. E lo sara' magari stato anche in epoca non molto distante da noi. Non e' tale la ragione del suo nome che sara' presto spiegato  perche' si allaccia ad una mia scoperta semi-archeologica recente. Esso va inteso come diminutivo di "gabi" che nel gergo valligiano  indica un'area lungo un torrente ( o magari un fiume)  che in dati momenti soffre di forti piene, che irruendole sopra vi depositano sabbie o  ghiaia o bocce che ne travolgono temporaneamente la vegetazione. Nel caso che la frequenza dei travolgimenti e' annuale o magari biennale, la zona diventa sterile, ossia greto.
Se i cicli di riposo sono invece pluriennali, la vegetazione arborea si riforma ma verra' poi nuovamente estinta e cosi' via.
La Gabinella aveva subito una simile sorte in un lontanissimo passato, e non da bocciame, ma da fine sabbia. Ormai da secoli non era piu' soggetta al fenomeno e al suo disapparire fu chiamato Gabinella il luogo di vegetazione discontinua.
Cio' potei constatare in modo indubbio ed interessante, come gia'' riferii in Memorie 11 pag. 3 4, per avere ivi scoperto sotto all'humus un grande banco longitudinale di linda sabbia da fiume avente ben due metri di spessore e contenente disseminati dentro molti cocci di vasi provenienti da tombe romane travolte dalle acque e li depositati.
 
Altre localita' che portano tale toponimo lungo la strada fra Omegna e Gravellona: Gabbio (ove io stesso vidi i travolgimenti a ciclo pluriennale). Lungo la Diveria, sopra a Gondo (Sempione): Gaby era travolta dal fiume a cicli pluriennali.
Ma tutto cio' non toglie che il luogo allietato dalla presenza dei mulini fosse divenuto cosi' amabile, nei secoli vicino a noi, da poter fruire di un diminutivo che ha del vezzeggiativo. E chi ammetterebbe oggi l'attribuzione di vezzeggiativi a luoghi toccati dall'Olona?.
La via del Sempione attraversava sino dal 1885 il vecchio ponte in centro a Castegnate, per salire a Castellanza con quella rampa che ancora oggi sfocia appena dietro alla Prepositurale di San Giulio.
Essa venne poi modificata colla costruzione del nuovo ponte piu' a sud di quello attuale, e raccordata con una grande curva alla via che proviene da Legnanello al qual momento i platani avevano circa 35 anni. La loro distruzione avvenne quindici anni dopo (1937) e quindi erano anche piu' maestosi.
Nel 1937, 30 alberi furono distrutti nella curva in oggetto e 21 nel tratto di Castegnate nel quale era ormai cessato il traffico importante. In altri punti della grande arteria, oggi, si ripiantano i platani dopo avere eseguito l'allargamento che aveva .......
 
 
I Mulini di Legnano risultanti dal censimento del 1594.
 
Il censimento di Legnano del 1594, che ho sottoposto in Memorie 17 permette di segnare partitamente i mulini allora qui esistenti e di metterli in confronto con quelli di una relazione del 1772 dell'Ing. Raggi del Cons. Fiume Olona, che riproduco piu' avanti.
 
 
 
 
In Gaminella       1       Mul. e Casa Cuttica       29       Rossetti Giuseppe
In Gaminella       2       Mul. e casa Hipp. Lam.       16       Reina Ambrogio
       4       Mul. F.lli Alui.so Hier.       5       Salmoiraghi Stefano
       5       Mul. Arciv. oltre l'Olona       7       Salmoiraghi Gio. B.
       6       Mul. Mensa Arcivescovile       7       Salmoiraghi Ludovico
 
In Mugiato       60       Mul. Mensa Arcivescovile       9       Salmoiraghi Francesco
       61       Mul. di Oldrado Lampugnani       3       Salmoiraghi Gio. P.
       62       Mul. di Santa Caterina       11
 
Sopra la Piazza       149       Mul. Prospero Lampugnani       9       Salmoiraghi Gio.
       *152       Due Mul. del Sig. Prospero              Rossetto Paulo
       153       Lampugnani       13       Salmoiraghi Giuseppe
       163       Due Mul. della Signora              Patto Giobatta
       164       Lucrezia Cusani       11       Salmoiraghi Giobatta
 
* Leggasi: 149, 152, 153 a Ponte Carrato, 163, 164 alla Madonna delle Grazie
 
Sotto al castello              Mulino della Signora Lucrezia
       166       Cusani       10       Raguzzo Geronimo
       167       Mulino Sig. Meraviglia       13       Lanza Panigo Ag.
In legnanello       181       Mul. Card. Peretto. (esso fu poi Card. Archinto
               perche' dal contesto risulta che era in
              centro di legnanello)       10       Salmoiraghi Ambrogio
 
Non vi sono segnalati altri mulini. In totale sono quindi mulini 16 di 9 proprietari.
Confrontando questa distinta coll'elenco che si puo' ricavare dalla Relazione del 1772 risulta che nel 1594 non esistevano ancora i mulini 19 e 20 del Conte Prata, rispettivamente del Canonico Proverbio siti in Legnanello ove sorse poi lo Stabilimento Bernocchi.
Prima di sottoporre l'elenco dei Mulini, come recatoci dalla relazione del 1772, inseriro' qui una brevissima nomenclatura di Voci Tecnologiche relativi ai Mulini, come definite dall'Ing. Mazzocchi, direttore del Consorzio Fiume Olona verso il 1890.
 
Alcune nomenclature relative ai Mulini (Ing. Mazzocchi nel 1900)
 
Roggia Molinara       E' la roggia ricavata di fianco al fiume per l'impianto di uno o piu' mulini. Il livello del suo corso e' solitamente disciplinato da uno stramazzo.
Nervile       E' l'opera in muratura o in sasso, attraverso la roggia molinara, che serve alla distribuzione dell'acqua sulle ruote idrauliche a mezzo di bocche.
Bocche       Le bocche al servizio delle ruote idrauliche sono costituite di: Soglia, stivi verticali, cappello di pietra e sono munite di paratoia. La luce fra gli stivi e l'altimetria della soglia, determinano la competenza d'acqua dell'utente e sono quindi inamovibili.
Spazzera       Nel gergo normale del fiume Olona e' la bocca di scarico al nervile. Nel caso di arresto d'esercizio la spazzera deve restare aperta per dare sfogo all'acqua, per i sottostanti utenti e per impedire all'acqua che immagazzinandosi nella roggia molinara crei una anormale uscita alle bocche irrigatorie. Durante l'esercizio delle ruote, la spazzera deve restare chiusa.
Bocche irrigatorie       Sono aperture di dimensione e di altimetria prefissata, intercettabili con paratoia secondo orario prefisso.
Rodiggine d'acqua       E' il volume di acqua che in antico si riteneva capace di azionare utilmente una ruota idraulica di vecchio tipo, in legno, pale radiali e piane con larghezza della bocca di 0,90 metri e coll'altezza d'acqua di 0,20 metri cui in linea approssimativa equivaleva alla portata in litri di 150 al secondo " e con un salto medio" di 1,50 metri svilupperebbe una forza di 3 cavalli vapore.
Mulini doppi       Sono cosi' denominati quei  mulini costituiti da due distinti opifici fra di loro a prospetto sulla medesima roggia molinara e da questa divisi. Solo nel percorso centrale dell'Olona vi furono alcuni mulini doppi ( nella zona di Legnano ve ne furono tre ed appunto si distinguono per i due casamenti simmetrici e le ruote che si affacciano). Palmenti sono le macine in sasso dei mulini da grano.
Molazza       E' una pesante ruota in sasso per macinare od infrangere steli del grano per ridurli a letto o foraggio degli animali. Essa e' generalmente comandabile alternativamente con un mulino mediante ingranaggi ed innesto.
 
I Mulini da Olgiate Olona a San Vittore Olona in una relazione del 1772
 
In territorio di Olgiate e Marnate
 
n. 16       Molino di 4 rodiggini, in territorio di Olgiate Olona, di proprieta' del Sig. Carlo Genesio Custodi, affittato al molinaro Giuseppe Bomballio.
n. 26       Mulino doppio di 8 rodiggini, con due spazzere vuote, situato in territorio di Olgiate Olona di ragione del Sig. Marchese Molo, affittato al molinaro Girolamo Bianco per quattro rodiggini ed al Molinaro Antonio Maria Introzzi.
n. 29       Mulino alla destra dell'Olona, in ragione di Don Pietro Antonio Croci, in territorio di Olgiate Olona, di 4 rodiggini, con spazzera vuota affittato al molinaro Antonio Bonballio.
n. 32       Molino alla sinistra dell'Olona, in tutto simile al precedente, in territorio di marnate, di ragione del Sig. Don Antonio Cottica, affittato al molinaro Bomballio predetto.
n. 39       Molino doppio di 8 rodiggini, situato in territorio di Olgiate Olona, di ragione, rispetto a rodiggini, del Sig. Carlo Sales, affittati a Pietro Zocchi e Pietro Antonio Salmoiraghi, e gli altri 4 rodiggini di ragione del Sig. Ambrogio Custodi, affittati ad Alessandro Zocchi e Francesco Colombi.
 
In Territorio di Castellanza
 
n. 42       Mulino di 4 rodiggini ed una spazzera vuota in territorio della Castellanza, di ragione del Ven. Ospital Maggiore di Milano, affittato al molinaro Paolo Bianchi.
n. 43       (al seguito regolare), in territorio di Castellanza, con 4 rodiggini e spazzera vuota, di ragione del Sig. Don Galeazzo Caimi, affittato al molinaro Gioacchino Remolini.
n. 46       (al seguito regolare), Molino in territorio di Castegnate, di 4 rodiggini ed una spazzera vuota di 2 porte, di ragione del Sig. Marchese Fagnani, affittato al molinaro Valentino Bianchi. Poco di sotto di detto mulino evvi un ponte in vivo in due archi per la Regia Strada di Sesto Calende quale si vede nel tipo 1 allegato. Si tratta del ponte antico fra l'odierna Manifattura Tosi e il Cotonificio Cantoni.
 
In Territorio di Castegnate
 
n. 5       Mulino a 3 rodiggini con spazzera vuota a tre porte, in territorio di Castegnate di ragione del Sig. Raffaele Molinari. affittato al molinaro Carloantonio Albasio
n. 6       Molino doppio situato alla destra del fiume in territorio della Castellanza, di ragione del Sig. Carlo Genesio Custodi di Busto Arsizio; e' di 6 rodiggini, senza spazzera vuota. E' affittato per 3 rodiggini a Gio Maria Macchio e gli altri tre a Carlo  Antonio Griffanti.
 
In Territorio di Legnano
 
n. 8       Bocchello del Convento degli Angeli e del Monastero di Santa Chiara.
n. 9       Bocca di oncie 27, degli eredi di Gerolamo Brambilla
n. 10       Chiusa registrata con cappello.
n. 12       Mulino di 3 rodiggini e 1 spazzera vuota; proprietario il Sig. Don Giuseppe Cajmo; affittato al molinaro Gia Battista Albasio.
n. 13       Mulino di 4 rodiggini e 2 spazzere vuote; proprietari DonAntonio Cottica; affittato a Giovanni Bomballio.
n. 15       Bocca di 32 oncie.
n. 16       Bocca di 29 oncie, del Conte Prata, Marchese Cornaggia, Bartolomeo Vismara.
n. 18       Chiusa a sperone, in legno registrata, con cappello.
n. 19       Mulino di 4 rodiggini e 1 spazzera vuota; proprietario il Sig. Conte Giovanni Prata; affittato a Carlo Antonio Salmoiraghi.
n. 20       Mulino di 4 rodiggini e una spazzera vuota; proprietario il Canonico Don Agostino Proserpio; affittato a Gio Maria Reina.
n. 21       Bocca di Don Antonio Perez, di 20 oncie, con la stessa si adacquano pertiche 24 di prato.
n. 22       Bocca di 30 oncie della Mensa Arcivescovile.
n. 23       Chiusa in legno, registrata con cappello, del Nodo dell'Olonella.
n. 24       Mulino doppio a 8 rodiggini; proprieta' della mensa Arcivescovile; affittato ai mugnani Cristoforo Antonio Reina e Gio Antonio Sirone.
n. 26       Chiusa registrata, con cappello in legno.
n. 27       Bocca in legno di due porte, di 31 oncie, detta Mensa Arcivescovile.
n. 28       Bocca Mantegazza, in due porte di 33 oncie.
n. 29       Bocche della Comunita' di Legnano, di 3 oncie della mensa Arcivescovile.
n. 30       Mulino a 3 rodiggini e spazzera vuota; proprieta' della Mensa Arcivescovile; affittato al molinaro Gaspare Scossiroli.
n. 31       Chiusa registrata con cappello in legno.
n. 32       Mulino doppio di 8 rodiggini; proprietaria per leta'  l'Abbazia comendata a Momsignor Archinti affittata a Gaspare Scossiroli e per l'altra meta' al Conte Giovanni Prata  e affittata a carlo Antonio Salmoiraghi.
n. 33       Bocca Lampugnana, in due porte, di 30 oncie, di Don Antonio Lampugnani
n. 34        Bocca Filetta, in due porte, di 29 once, molti utenti.
n. 35       Bocca Arcivescova, di oncie 29; Utenti: Conte Durini successo al Conte Corio, la Mensa Arcivescovile.
n. 36       Chiusa di legno, registrata con cappello.
n. 37       Mulino doppio di 7 rodiggini e 1 spazzera vuota; affittato a Giovanni Salmoiraghi detto "Grigio" ed a Giovanni  Salmoiraghi detto "della Vedova".
n. 39       Mulino sull'Olonella di 3 rodiggini e 1 spazzera vuota; proprietario Don Angelo lampugnani; affittato a Antonio Maria Salmoiraghi.
n. 41       Bocca di San Magno, in due porte, di 32 oncie.
n. 42       Bocche delle Grazie, di 31 oncie, dell'Ospedale Maggiore di Milano, del Conte Durini, del Conte Prata, del Conte Lucini.
n. 43       Chiusa della Roggia Molinara, di legno, registrata con cappello.
n. 45       Due mulini "delle Grazie" davanti al Castello, di 3 e rispettivamente 4 rodiggini con cadauno una spazzera vuota; di proprieta' del Sig. Conte Carlo Durini; affittato a Pietro Antonio Cozzi e a Antonio maria Reina.
n. 46       Bocca della fossa, di 16 oncie, per l'adacquamento de Prati nella Fossa del Castello di Legnano.
n. 47       Bocca Lampugnana, in due porte, di 28 once, dell'Ospedale Maggiore di Milano.
n. 48       Scaricatore, fa anche da chiusa, con quattro portoni.
n. 49       Mulino appena sotto il Castello sul ramo destra dell'Olona in territorio di Legnano, di 3 rodiggini e una spazzera vuota, Proprietario Sig. Conte Durini; affittato al molinaro Ludovico Bianchi
n. 50       Chiusa in legno, registrata con cappello, piu' tardi evvi scaricatore in due portoni.
 
In Territorio di San Vittore
 
n. 51       Mulino sotto al Castello sul ramo sinistra dell'Olona in territorio di San Vittore di 3 rodiggini e 1 spazzera vuota; proprietario il Sig. Conte Durini; affittato al Molinaro Francesco Bianchi.
n. 52       Bocca di Casa Castelli, con porta d'incastro per le piene.
n. 53       Bocca Selvatica nel territorio di San Vittore, in due porte, di 33 oncie del Sig. Carlo Bossi.
n. 54       Chiusa in legno con cappello, sopra alla quale evvi scaricatore a due porte.
n. 55       Mulino sotto il Castello, sul ramo sinistro dell'Olona in territorio di San Vittore, di 3 rodiggini e una spazzera vuota; Proprietario il Sig. Dottore Luigi Vailate; affittato a Giovanni Lampugnani.
n. 56       Mulino sotto il Castello sul ramo destro dell'Olona, in territorio di Legnano, di 4 rodiggini e una spazzera vuota; proprietario il Conte Don Giovanni Prata; affittato al molinaro Giuseppe Cozzi.
n. 57       Mulino sempre sul lato sinistro dell'Olona in territorio di San Vittore, di 4 rodiggini e una spazzera vuota; proprietario il Marchese Moriggia; affittato a Antonio maria Cozzi.
n. 58       Chiusa in legno.
n. 59       Bocca in due porte, di 30 once, del Marchese Castelli.
 
In Territorio di Canegrate
 
n. 60 Mulino quasi parallelo alla statale 57 (San Vittore), sito in territorio di Canegrate, con soglia in legno, di 4 rodiggini e una spazzera vuota; proprietario il Sig. Marchese Castelli; affittato a Giovanni Brossi.
n. 61       Bocca in due porte, di 30 oncie, del marchese Castelli.
n. 62       Bocca Violanta, nel territorio di San Vittore, in due porte, di 30 oncie del Conte Bellone.
n. 63       Chiusa di legno, con scaricatore di cotto.
n. 64       Mulino di 4 rodiggini e una spazzera vuota; proprietario il Marchese Moriggia e affittato al molinaro Giuseppe Montolo.
n. 65       Mulino situato in territorio di Canegrate, proprietario il Marchese Castelli, con soglia in legno, di 4 rodiggini e una spazzera vuota; affittato a Giovanni Montolo.
n. 68       Mulino in seguito del Sig. Marchese Castelli, in territorio di Canegrate, con soglia in vivo, di 4 rodiggini e una spazzera vuota; affittato al molinaro Giuseppe Montolo.
n. 70       Mulino in territorio di San Vittore di 4 rodiggini e una spazzera vuota; proprietario il Conte Rescalli; affittato al molinaro Giovanni Prata.
 
 
 
Note sui singoli mulini della zona Legnanese
 
Benche' queste descrizioni singole vogliano limitarsi alla serie dei Mulini del Territorio di legnano, ho voluto qui considerare anche i due mulini "Sotto il Castello", n. 55 e 56, che erano n territorio  di Legnano a suo tempo, ma ne furono poi tolti per una variante  con San Vittore.
Fra le illustrazioni che seguono, mi sono compiaciuto di ritrarre l'interno di un altro mulino di San Vittore, perche' mi e' sembrato meglio fotografabile; cosi' pure le ruote e l'interno di un mulino di Olgiate Olona.
Nei disegni delle tavole 1 e 5 che seguiranno, fu messa a base la pianta topografica di legnano del 1859, inserendovi tuttavia  qualche aggiornamento che apparve utile.
 
Mulini della Gabinella n. 13 e 13 nella Relazione 1772. tavola 1
 
All'epoca del censimento del 1594, (vedi Memorie 17 pag. 5 e 6 ) vi erano quei tre mulini e cioe':
1) Mulino del Sig. Curtio Cotica con annessa casa ( n. 1 che ospitava 29 persone ( il Molinaro e tre altre famiglie di congiunti che erano evidentemente in altro modo al servizio del proprietario.
2) Mulino del Sig. Hippolito Lampugnani con due case n. 2 e n. 3, ospitanti 16 persone, come sopra.
3) Mulino del Sigg. Alouisio e Hieronimo Lampugnani n. 4 ospitante la famiglia del molinaro Stefano Salmoiraghi e quella del fratello Filippo Salmoiraghi, in tutto cinque persone.
Proseguiamo ora nel tempo, facendo un salto al 1871 e collo stradario alla mano confrontiamo stabili e proprietari segnalati alla via del Sempione presso la Gabinella:
Al n. civico 1b (che va inteso come il primo numero dal confine con Castellanza verso Legnanello lungo la strada del Sempione), un gruppo di due mulini che utilizzano la roggia molinara cavata dal lato sinistro dell'Olona. Essi sono di proprieta' dei fratelli Pisani fu Antonio e di Orsola e Virginia Pisani, e si identificano con i mulini 2 e 3 dei Lampugnani suddetti.
Essi passarono poi ai giorni nostri ai consorti Schiatti e Pisani i quali dopo la 2° guerra mondiale smontarono le macine per usare la forza motrice per azionare una piccola industria meccanica, con torni, trapani e piallatrice a mezzo dell'unica superstite ruota. L'esperimento fallisce perche' le ruote idrauliche dei mulini sono prive di regolazione di velocita'.
Dopo qualche anno di tribolato esercizio si rinuncia alla forza idraulica propria, per adire all'azionamento elettrico. Il modesto locale di molitura si e' assestato definitivamente ad officina meccanica.
Le illustrazioni qui presso mostrano le fasi della Via Crucis  questo mulino ( manca l'ultima). Come diro' poco piu' avanti, per il mulino gia' Cuttica, siamo ormai giunti alla rinuncia totale al diritto d'acqua.
Al n.° 2b si intravvede l'insediamento dello stabilimento  di filatura di cotone dell'industriale Thomas Achille, che avendo acquistato il mulino gia' Cuttica per usarne la forza motrice, vi costrui' lo stabilimento in proseguimento verso nord, ricostrui' nuova in ferro la ruota motrice (quella che tuttora vediamo come diro')  e trasformo' pure, contiguo al mulino il casamento, per farne la sua abitazione.
Devo intendere che lo stabilimento che aveva integrata la potenza occorrentegli, installando una motrice a vapore, la cui caldaia si protraeva a nord sino alla linea della odierna lavandera Porro, che segna il confine territoriale con Castellanza.
Un incendio devasto' poi tale stabilimento ed esso non venne piu' ricostruito.
La ruota e la casa di abitazione del Thomas stesso che era contigua alla ruota, si salvarono e divennero ancora mulino. Ed oggi sono il Mulino Albasio, ormai tutto fermo e pronto esso pure alla distruzione perche' nella cessione del terreno che fece il proprietario al Comune per l'allargamento della via Bellingera  e creazione del nuovo ponte sull'Olona, rinuncio' all'esercizio ulteriore del mulino e lascio' interrare anche la relativa roggia molinaria.
La bella ruota, che e' unica rappresentante sopravvissuta a documentare la tappa dell'industrializzazione della nostra zona; che ricordava anche il triste nefasto di un industriale forestiero che qui aveva portato il suo entusiasmo di collaboratore, mi sembra degna di venire salvata per contribuire, nel Museo, od in Castello a fare conoscere un nobile passato legnanese.
Le caratteristiche della ruota e del Mulino, come li vediamo oggi sono:
Ruota in ferro, di costruzione dell'inizio dell'ottocento. Diametro 5200 mm., 40 pale in ferro larghe 3000 mm., alte 800 mm.; salto utilizzato 1,1 metri.
Mulino a tre palmenti da 1200 mm. e 530 Kg. cad. macinanti 300 kg di grano per ora.
Occorrerebbe la generosita' di qualche mecenate che si entusiasmi a tal salvataggio. Altrimenti la bella ruota finira' a rottame per meno di 200.000 lire.
 
Mulino 19 e 20 tav. 1
 
I mulini 19 e 20 della relazione del 1772 si trovano a meta' percorso  fra la Gabinella e via Pontida odierna. In tale relazione sono di proprieta' del Conte Prata rispettivamente del Can. Proserpio.
Nel censimento del 1594 li devo considerare nella casa n. 5  come un unicum "della Mensa Arcivescovile" oltre l'Olona, e come tale il molinaro vi e' (casa n. 5) Andrea Salmoirago e fratello Gio Maria fu Gio Battista coi famigliari.
Nel 1821 Carlo Martin, svizzero, assorbi' i due mulini  per impiegarne la forza per la filatura che eresse vicino; questa passo' poi nel 11845 alla ditta Saverio Amman e C. cui segui' nel 11871 la filatura Borghi, poi cotonificio Tobler e qualche anno dopo a Soc. Antonio Bernocchi.
Della disposizione dei mulini stessi, non si hanno piu' notizie se non nei mozziconi di rogge che erano rimaste, inframmezzati  fra le costruzioni di opifici industriali che seguirono, da cui trassi le piantine  che accompagnano qui. E cio' valga anche per qualche altra che verra' ancora.
 
Mulino doppio n. 24 tav. 2
 
Il mulino doppio n. 24 della relazione del 1772 si trovava appena  a sud della odierna via Pontida ed e' poi stato incamerato dal Cotonificio Cantoni.
Nel censimente del 1594 e' segnalato con il numero di casa 6 ( e non 5 e 6 come per errore fu scritto nella tav. 14 in memorie 17) Il Molinaro era Ludovico Salmoirago fu Francesco con 5 famigliari.
 
Nel 1850 e 1859 le mappe di legnano lasciarono capire che tutto e' ancora operantye.
Nel 1871 i due mulini non sono piu' discernibili come case  e devono gia' essere incamerati nel Cotonificio. Si trovavano precisamente la ove esso tenne una fabbrica di colla in via Pontida 2, ossia  ove oggi vi sono le grandi case operaie del Cotonificio stesso.
 
Il Mulino n. 30 (del Sighett)
 
Nel 1772 e' segnato il possesso arcivescovile, affittato a Gaspare Scossiroli ed e' di tre rodiggini, cioe' dei minori mulini; e questo perche' l'Olonella dalla quale esso era mosso, non doveva dargli un notevole battente. Suppongo che sara' stato di 80 cm. e quindi circa di 7 cavalli.
Di questo mulino, il Pirovano ci ha tramandato due modesti acquarelli (memorie 17 pag. 144)  qualificandolo come azionante una sega: bisogna ammettere che ormai era gia' stato trasformato a tale scopo. Dopo di lui, morto nel 1902, deve essere stato trasformato ulteriormente perche', due persone anziane e attendibilissime mi affermarono che il mulino fosse dato in affitto verso il 1910 ad un artigiano meccanico che gli serviva per maglio e meccanica in genere. Oggi non vi e' piu' traccia di nulla, se non in un piccolo avanzo d'affresco di San Giuseppe, ormai ridotto ad un medaglione di 25 cm. che resiste, sopra l'ingresso di casa n. 1 della via Franco Tosi ove appunto era il mulino.
Nel 1871, la casa in cui abitava il molinaro Bottelli Carlo era gia' mulino n. 32, il Civ. n. 1 della via Olonella era il numero giusto a fianco di questo mulino passato ad altre case ( forse sorta ed accomodata infrattempo vicino: ma che non ci riguarda piu'),  Il molinaro Bottelli Carlo pare che rimane affittuario della casa n. 1 di via per Legnanello pure li vicina.
Il mulino era stato "da grano", ma a stare alla caratteristica denominazione che gli da il Pirovano "el mulin del sighett" si capisce che esso poteva azionare alterbamente la macina od sega circolare (con cui poteva un artigiano un po' sviluppato accrescere il suo reddito).
Dall'acquarello detto si vede benissimo che vi era una unica ruota del mulino e che era tutta in legno come parecchie  ancora oggi.
 
Mulino n. 32 tav 2
 
Nel 1772e' segnato come abbiamo visto, in proprieta' per meta' all'Abbazia di Santa Caterina (il convento degli Umiliati di legnanello era stato soppresso, come tutto l'ordine nel 1569 ed i beni incamerati a disposizione dell'Arcivescovado) e per meta' apparteneva  al Conte Giovanni Prata che abbiamo ora visto proprietario anche del mulino n. 19 pure a Legnanello.
L'altra meta' sembra gia' acquisita a Costanzo Cantoni fra i numeri che vedremo nella segnalazione dello stradario piu' sotto.
Questi mulini si trovavano esattamente sotto al primo quarto della parte sopraelevata e rettilinea della via Eugenio Cantoni, la quale sia detto incidentalmente, nella meta' verso Legnanello portava a tal epoca il nome di Vicolo Pomponio, un nome che ha fondamento nella storia di legnano del 1600, Si riferisce a Pomponio Lampugnani ( vedi memorie 17 pag. 185) del ramo degli aventi diritto al Castello di legnano, che godette una porzione di quei beni terrieri ed un mulino quale diro' piu' avanti.
Ottenere oggi dati interessanti sui mulini incamerati nelle industrie pare cosa quasi impossibile.
Gli stabilimenti che li comperarono, pensarono alle questioni del momento, che erano certamente assillanti e non si curarono di conservare documenti inutili, neanche i pochi disegni delle installazioni che dovevano poi distruggere.
Nel 1871, lo stradario di legnano ci fa notare che l'avanzata  tattica del Costanzo Cantoni era gia' a buon punto sulla strada da Legnano a Legnanello. La prima casa a destra da chi incede, al n. 1  nella quale abitava Bottelli Carlo, molinaro del molino Arcivescovile  n. 30, era gia' divenuta sua proprieta', come le case n. 3 3 n. 5. All'altra estremita' della strada, anche il n. 10 era passato a lui, una casa che con altre vicine apparteneva prima al Marchese Giovanni Cornaggia, figlio di quel Cristoforo che da una trentina di anni aveva acquistato dall'Ospedale Maggiore il castello di legnano, (che i suoi successori  stanno ora facendo andare in rovina, con calma olimpica  sia del Comune che della Sopraintendenza ai Monumenti).
 
I Mulini del Ponte Carrato n. 37 e 39 nel 1772; tav 3
 
La spaziosa vista di questi mulini nel largo corso dia acqua ha giustamente colpito il pittore Pirovano (nel 1896) che volle ricordare  nel suo quadretto a olio che piace di far rivedere qui al giusto posto, pur a avendolo presentato in Memorie 17, quando dovetti sospendere un certo materiale  che non poteva piu' trovare posto in tale monografia. Si vedono qui le ruote di tre mulini: a Sinistra il mulino 37 doppio, le cui quattro ruote (tre in centro e una a destra , molto arretrata, muovono i palmenti nelle casupole abbinate che si vedono a destra) e a sinistra la piu' grande ruota del mulino 39 che si vede gia' rinnovata in ferro, il cui asse penetra  nel piano terreno ( ma sopraelevato) del grande fabbricato a due piani.
Il quadretto consacra l'aspetto di un notevole gruppo di fabbricati in fase di trasformazione, dall'antico al moderno di quell'epoca, cioe' fine del 1800.
L'osservatore guarda a nord.
Con riferimento al 1772 vi era a destra il mulino n. 5 doppio (inteso quello delle due case abbinate) che possedeva in totale 7 rodiggini ( ma non se ne vedono che 5) ed a sinistra la ruota moderna del mulino n. 39 che sostitui' le tre ruote d'una volta.
Il mulino n. 37 quello che usava l'acqua dell'Olona, apparteneva a tal epoca all'Ospedale Maggiore di Milano ed era affittato a due molinari dal nome Salmoiraghi Giovanni, consanguinei e distinti da due nomignoli: uno era detto il "Grigio" e l'altro "quello della Vedova".
Il mulino n. 39, che usava l'acqua dell'Olonella e quindi era a sinistra, apparteneva a Don Antonio Lampugnani ed il possesso ai Lampugnani e' dimostrato anche nel censimento del 1594, alla quale epoca si trovavano nelle diverse case e mulini ( memorie 17 pag 54 55 e tav. 14a).
Casa 149 Mulino del Sig. Prospero Lampugnani, Il molinaro e' Maino Salmoiraghi fu Giovanni (membri 9).
Casa 150 da Nobile, proprietario Lampugnani Gio Antonio detto Scaramuzza (membri 7)
Casa 151 de pisonnanti: ospita 19 persone.
Casa 152: altro mulino del Sig. prospero Lampugnani, e' molinaro Rossetto Paulo (5 membri)
Casa 153: altro molino del Sig. prospero Lampugnani: e' molinaro Josefo Salmoirago ( 8 membri)
Nella relazione del 1772, abbiamo visto qui sopra che solo il mulino n. 37, che era la casa 149 del 1594, era rimasto ai Lampugnani; gli altri due erano passati all'Ospedale Maggiore di Milano dopo la risolta contesa fra i pretendenti ai beni del castello di Legnano ( 1726 ).
Nel 1871 riscontriamo nello stradario del Comune che il mulino in via Ponte Carrato n. 10, ossia il n. 37 della relazione del 1772  e' stato acquistato dal Cotonificio Fratelli Dell'Acqua per surroga con il mulino n. 12 della stessa via e cioe' il n. 39 della relazione detta, precedentemente pervenuto in suo possesso.
Ma in proseguo, anche questo secondo mulino verra' assorbito dallo stesso Cotonificio con cui esso concludeva l'unita' di perimetro dello stabilimento.
Non che i Salmoiraghi che sono stati, come si vede da queste stesse aride note, una vera stirpe di molinari che dura da almeno 400  anni, si ritirassero dall'industria. No, essi seguendo prontamente le innovazioni allora sviluppatesi nel macchinario per la molitura,  ed il progresso della distribuzione dell'energia elettrica, installarono in Legnano il primo ed unico stabilimento con i mulini a cilindri ed azionamento elettrico nel 1922.
Per dovere di precisione, sia accennato che il mulino di via Pone Carrato 10, era anche stato (scrive l'ing. Mazzocchi predetto) prima che dei Dell'Acqua, di una ditta Tobala; che esso e' di tre rodiggini; che utilizzava un salto di 1,6 metri: e perche' questa ultima parte non e' dell'Ing. Mazzuccati che non esisteva piu' nel 1427, che fu poi soppresso nel 1927 quando l'Olonella fu trasformata in fognatura.
 
* La tradizione del nomignolo orale "della Vedova" accolta evidentemente anche dall'Ing. Raggi, informa che il secondo nome risale alla peste del 1630 in cui i molinaro mori' del triste male, e la vedova ne continuava l'esercizio. A me pero' entra piu' facilmente in considerazione che l'assegnazione possa riferirsi alla vedova madre di Oldrado II° Lampugnani (vedi tav 4 Memorie Societa' Arte e Storia n. 8 pag. 39)
 
Il Mulino doppio n. 45
Un po' di storia.
I mulini piu' comunemente detti " della Madonna delle Grazie" e "della Contessa" ed anche dialettalmente "el mulin Cuntess" ed ultimo anche ""i mulini sopra castello", sono segnati nella relazione del 1772 col n. 45 e sono di proprieta' del Conte Durini Giovanni.
Essi erano inizialmente, nel 1400, in proprieta' dei Lampugnani del Castello, ma nel 1528 si trovavano per successione in costestato possesso delle figlie di Ferdinando Lampugnani, delle quali Lucrezia Lampugnani Visconti ebbe a secondo sposo Conte Ottaviano Cusani divenendo cosi' la Contessa Cusani. I mulini restarono in suo possesso anche dopo altra vedovanza ma il nominativo suddetto si conservo' ancora a lungo, anche dopo la morte della Donna, per ragioni intuitive come la lunga contesa che continuava su quelli ed altri beni del castello ed ebbe il suo teermine solo nel 1696.
Anche questi mulini furono poi accapparrati per la meccanizzazione dell'industria.
Per il primo, nel 1824 furono acquistati da Eraldo Krumm da Wutteemberg per istallarvi la sua filatura, il quale poi si accaso' con Geronima Checchi da Gallarate. Di essi si conservano in museo i bellissimi medaglio di marmo che ornavano le loro tombe  nel cimitero dell'epoca, a nord della chiesa delle Grazie.
Tale fu la frenesia dei capitani dell'industria dell'epoca, di accaparrarsi le forze idriche, che non gli importava di allontanarsi fuori degli abitati lungo le vie dell'Olona. Erano bensi' nati il biciclo in ferro e la bicicletta dalle ruote di legno, ma anche in assenza di tali mezzi essi contavano che la mano di opera li avrebbero raggiunti egualmente.
A quei tempi, ma anche quasi cento anni sopo, era tale luogo nella piatta valle dell'Olona null'altro che un vastissimo campo  aratorio sezionato  in due dal corso tortuoso dell'Olona, accompagnata da doppi filari di altissimi pioppi che conferivano al paesaggio un aspetto romito. Fu grande il nostro dolore quando nei primi anni dell'ultimo dopoguerra dovemmo assistere passivamente alla lroo distruzione. Si presentava una questione di umanita', di fronte a tanta miseria. Non torneranno piu' i pioppi, ma il Comune, nella zona di vincolo intorno al Castello vorra' pur pensare per tempo ad una nuova arborizzazione e non sopprimera' il doppio corso di acqua  che fu la ragione della sua costruzione in tal punto.
Ma torniamo ai mulini. Il Krumm fu un grande industriale e lo stabilimento progredi'. Dovette ricorrere ai supplementi di potenza che allora erano solo le motrici a vapore alimentate da caldaie ( a bassa pressione).
Egli si era allogato in una palazzina all'inizio della via San Giorgio da dove poteva volgere lo sguardo laggiu'  al suo stabilimento lontano e quando tutto gli sembrava regolare (il patema d'animo dell'incendio) godersi romantico paesaggio, lontano dall'assordante rumore del macchinario.
Non conosco a sufficienza quale industrie abbiano fatto seguito alla prima trasformazione con Krumm: pero' l'unione temporanea col Cantoni, sotto la ragione Cantoni Krumm e C. per industria meccanica di cui non conosco l'ubicazione, andrebbe rispolverata.
In tempi piu' recenti vi hanno preso possesso la tessitura Mambretti e poi Scossiroli, ed ora il Cotonificio Villa Cortese alternati con stallie da non capire se il terreno abbia qualche cosa di misterioso da renderlo contrario a redditi industriali.
 
Mulino 49 "Sotto al castello" tav 5
 
Fu un mulino a tre palmenti che ha appartenuto assieme al Castello ad Oldrado Lampugnani, come il precedente subi' esso stesso  la lunga contesa che dal 1507 al 1700 gravo' su tutti questi beni.
Nel 1772 e' in proprieta' al Conte Durini Giovanni come abbiamo gia' visto.
Si trova, dopo la bifrocazione dell'Olona che avviene giusto  davanti al Castello, sul ramo di destra a circa 400 metri sud-ovest.
Non fu assorbito da nessuna industria e rimase in attivita'  ancora qualche decina di anni dopo la seconda guerra mondiale.
Fu un mulino rispettabile perche' l'Olona sotto legnano comincia a risentire delle acque plurime che le si immettono.
Le tre ruote idrauliche azionavano casauna un palmento.  nell'ultimo periodo due ruote erano ancora in legno, mozzo e pale  ed avevano: diametro 4200 mm.: 24 pale larghe 250 mm. e la terza ruota era ormai in ferro con diametro 4200 e 32 pale in lamiera larghe 300 mm. e alte radialmente 500 mm.. Anche questa ruota che e' di bella costruzione, ma ha le pale quasi completamente corrose e' ormai inservibile per il lungo abbandono. L'ultimo mugnaio, ancora vivente ha 72 anni e' Colombo Luigi.
Nell'ultimo tempo, dopo rinuncia totale alla molitura, esso aveva ancora azionato un frantoio e pressatura di semi di lino con Scandroglio Enrico. Due molazze in petra del diametro di 1300 mm. per 350 mm. di spessore l'una e l'altra 230 mm. giaccono come al solito come merce inutile nel cortile.
All'esterno del fabbricato in un grande riquadro uno squalcito affresco (pittore di occasione) dell'ottocento circa sostitui' forse uno precedente: esso mostra una Madonna con S. Anna se ho ben capito.
 
Mulino 51 gia' del Conte Durini Tavola 5
 
Seguendo ora il ramo di sinistra dell'Olona in giu' "sotto al castello", troviamo questo mulino, poco prima che esso ramo si riunisca con il ramo di destra, chiudendo cosi' la grande isola che fu scelta a suo tempo da Ottone Visconti per la sede del castello di legnano.
Nel 1772, come abbiamo gia' visto, il mulino era segnato di proprieta' del Conte Giovanni Durini e il molinaro era Francesco Bianchi. Ma la storia ci resta muta per il periodo che segue, e del mulino dei tempi nulla piu' e' rimasto, perche, se in un'epoca non tanto lontana le ruote in legno furono sostituite  con una grandissima ruota in ferro, questa pure e' scompardsa lasciando vuoto il suo alloggio, cio' che oggi ancora si vedeva erano i canaloni in muratura calibrati sulla larghezza della roggia e della ruota  e la classica passerella per la regolazione della paratoia d'ingresso dell'acqua. La ruota ultima che poteeva essere della seconda meta' del 1800 aveva dunque un diametro di 6400 mm. e la larghezza di 3200 mm: le pale in ferro, curve more usuale, avevano una altezza radiale di 700 mm. Ma qualche cosa in piu' ho potuto capire  dai soli muri che sotto ai miei occhi furono demoliti or ora.  Vi e' stata anche una turbima idraulica ad asse verticale (anche qui la classifica Johnwall) che un industriale aveva ritenuto conveniente installare per meglio sfruttare le portate di magra del fiume.
Questo ben di Dio era penetrato fra queste mura che ho visto radere al suolo come materia inservibile. Palazzone industriale alto ed arioso, impianti di forza motrice economica, migliaia di tonnellate di murature, ed un alto caminone in muratura per caldaie. Ad opera finita restera' un terreno nudo di 3500 mq. Lascio al lettore meditare.
Le industrie che qui si susseguirono negli ultimi decenni furono: Scossiroli e C. con filatura: Mambretti e C: per maglierie e confezioni di tali tessuti. La distruzione di tutto si compie ora sotto il nuovo possesso del Cotonificio di Villacortese.
 
I Mulini sotto al castello n. 55 e 56 nel 1772 Tav. 5
del dott Vailate D. rispett. Co. Prata G.
Il mulino 55 e quello che seguira', sono oggi ambedue in territorio di San Vittore Olona mentre una volta ( nel 1772) il secondo era sotto legnano. Essi hanno una disposizione simmetrica ( che fa pensare ad una costruzione simultanea) su una nuova boiforcazione dell'Olona in due rami che fa seguito a quella ricongiunzione che ciude l'isola su cui ottone V° costrui' il castello nel ontano 1230 circa.
Diro' poche parole anche per essi per gli addentellati che ebbero con legnano durante la loro esistenza, non ancora peraltro esaurita. Essi infatti sono ancora entrambi in esercizio.
All'epoca dei Frati Agostiniani che ottone Visconti aveva introdotto in questa sua prorieta' di legnano, due o piu' mulini erano posti in loro godimento ed io vorrei proprio pensare a questi due. Confiscati da ottone Visconti, appartennero poi sino al 1276 ai Fratelli Torriani; ritornarono a tal data ad Ottone e poi seguirono tutta la dinastia Visconti e nel 1437 passarono ai lampugnani.
Dopo il 1528 la contesa fra i diversi lampugnani li fece passare via via anche ai collaterali non lampugnani. Avvennero poi vendite e riscatti fra terzi che si spensero con il lascito legale all'Ospedale maggiore di Milano. Quest'ultimo vendette poi alla meta' del 1700 i beni e i mulini ad acquirenti diversi.
Nel 1772 erano poi di proprieta' dei nobili suddetti.
Il mulini 55 che e' sul nuovo ramo di sinistra, attualmete e di proprieta' del Molinaro Meraviglia carlo di Antonio che lo esercisce regolarmente. Possiede due palmenti azionati cadauno da una sua ruota in ferro del diametro di 4 metri, con 24 pale curve da 380 mm. di larghezza e 1000 mm. di altezza radiale. Il salto e' di 1,3 metri.
Dispone anche di una molazza di 2,6 quintali comandabile alternativamente da una delle due ruote idrauliche dette. Essa si trova in un localetto a manco del maggiore.
La produzione di farina e' di circa 100 Kg. ora di ogni palmento.
 
Il mulino n. 56 (del 1772), sotto al castello
 
Trovasi sul ramo destro della seconda divisione predetta, dell'Olona, accostato al n. 55. per una sequenza genealogica esso e' passato dal Conte Prata al Comm. Francesco Melzi e dopo casa Melzi pervenne in possesso di mugnai esercenti in proprio. Attualmente esso e' in proprieta' dei cugini Cozzi Luigi primo e secondo, che lo eserciscono personalmente.
Esso e' di tre ruote di 3,8 metri con 24 pale cad. larghe 400 mm. alter 560 mm. Possiede due palmenti che macinano 100 Kg. ora cadauna. Una molazza del diametro di 1360 mm. e 380 di grossezza e' comandata dalla terza ruota.
Qualche mola da palmento, per ricambio, o di taglio inadeguato vedesi all'esterno del fabbricato come e' consueto. Diametro 1400/300 ed altre con solo 200 mm. di spessore.
E' tipica in questo mulino la disposizione coincisa ed efficiente del piccolo complesso: la passerella di arrivo coperta, sotto la quale l'acqua corre alle ruote disciplinata dalle paratoie, ed ancora veloce percorrere le spazzere e raggiunge il letto inferiore: un portichetto, cumulativo per le visite ed i carri che portano e ritirano dal locale molitorio, e' regolarmente ornato da un grande affresco religioso, con lucernetta e fiori sul davanzale munito di drappo. Si entra nel locale molitorio ove un uniforme rumore ... tran tra, vi dice che le macine compiono il loro monotono, quanto utile lavoro.
Contigue a questo locale di soggiorno del mugnaio e famigliola; il quale in questo mulino ha conservato quel simpatico aspetto di campagnolo che e' offerto sia dalla presenza del classico camino per il fuoco a legna, sia dalle seggiole, tavolo, armadio un po' rustici ma di noce, sia da altre inezie che io non so neppure indicare.
Non si vedono ne intorno ne dentro ne fuori figli o figlie di eta' maggiore. A seconda dell'indirizzo che essi hanno scelto, sono ai campi o vanno allo stabilimento. Se tutti i figli vanno all'industria e non ritorneranno, il mulino potra' un giorno non trovare piu' ne un compratore ne un affittuario. E' questa un po' la sorte che il destino prepara ai mulini qui nel nostro ambiente.
 
L'Olona degradata scientemente a fogna delle industrie
 
Tutti sanno che l'Olona e' divenuto un fiume puzzolente e antiigienico.
Come si e' arrivati a cio'?. Vi si e' arrivati quando, con una mossa che lascio al lettore giudicare, il Direttore del Consorzio Utenti Fiume Olona, chiedeva (22 dicembre 1921) ed otteneva dall'Amministrazione provinciale e dalla Avvocatura Erariale, la cancellazione del fiume Olona dalle acque pubbliche delle provincie di Milano e Como. Poteva cosi' il consorzio arrogarsi il diritto di concedere ( in forma transitoria, disse...) agli utenti, il permesso di effettuare tutti gli scariche nel fiume.
Ma tutti sanno che le concessioni date in forma transitoria, non sono altro che metodi subdoli per concedere cio' che non e' lecito, e creare un fatto compiuto, che servira', come in effetti servi' a scavalcvare tutte le leggi per la tutela igienica e i diritti della gente su una cosa pubblica; in questo caso le acque. Quindi le amministrazioni comunali, sanno ormai che tocca ad esse spendere per proteggersi contro i miasmi del corso d'acqua, perche' nessuno piu' eliminera' quelle connessioni provvisorie. Pero' le acque che presto o tardi i comuni devono eseguire per l'igiene pubblica, non potrebbero venire addossate in adeguata misura ai responsabili degli inquinamenti?.
 
Un'opera di regolazione del fiume a sud di legnano
 
E' nota a tutti nella zona percorsa dal fiume che questo mansueto corso d'acqua, quasi annualmente diventa turbolento nei periodi di forti piogge, perche' nel giro di poche ore cresce di portata, sorpassa gli argini naturali, invade talvolta le campagne e quasi annualmente anche le cantine delle zone piu' basse della citta'.
Nel settore di Legnano, per evitare tali iettature, sebbene non fossero molto frequenti, si procedette naturalmente dapprincipio con arginature in opere di terra o di cemento, ma in generale il problema non era solo quello di arginare, perche' l'innalzamento seppure temporaneo delle acque, impediva la recezione nel letto del fiume, delle acque superficiali di scolo dei terreni e delle fognature.
Si affaccio' quindi il bisogno di contenere l'innalzamento del livello nell'ambito della citta', sia aumentando la capacita' di invaso dell'alveo del fiume con l'allargarne i margini, sia riducendo la resistenza di passaggio lungo questo suo percorso, sopprimendo alcuni tratti tortuosi e rendendo il decorso sempre piu' prossimo al rettifilo.
Siccome tutti questi miglioramenti avrebbero causato durante i periodi di magra un forte abbassamento del pelo liquido (col che non si sarebbe piu' potuto irrigare i terreni di utenti  che ne avevano diritto) , divenne necessario eseguire un'opera regolatrice automatica del livello del fiume ( e fu eseguita nel 1940) onde tanto in amgra quanto in piena, mantenga un livello di acqua quasi costante.
Tale necessita' corrispondeva a tre principali capisaldi:
1) Assicurare ad ogni epoca la possibilita' di prelievo d'acqua da parte delle bocche irrigatorie, che costituiscono antichi diritti dei consorziati (Mugnai, industriali, proprietari di terreni).
2) Impedire gli innalzamenti di livello che disturbavano gli scarichi stradali e delle case in genere gia' detti.
3) In via igienica evitare che nei periodi di magra il letto sudicio emerga creando situazioni igieniche insopportabili.
Il risultato di tale opera regolatrice, basato sull'adozione di una grossa paratia metallica a segmento di circolo nel bel mezzo di un'opera di muratura creata a valle del fiume, fu soddisfacente per Legnano, pur non essendo risultata automatica come era previsto.
Naturalmente e' premessa indispensabile per una tale applicazione, che non vi siano ne mulini, ne turbine idrauliche, nel tratto reso a livello costante e che diritti preesistenti venissero risolti con trattative singole.
L'applicazione di tale regolazione fu contemporanea alla eliminazione di quella grande ansa, che percorreva il fiume di fronte al vecchio cimitero del 1800, a nord della Madonna delle Grazie, la quale ostacolava il deflusso durante le piene.
Coll'assorbimento progressivo dei terreni agricoli del pianoro a Sud-est del castello da parte dell'edilizia, va spegnendosi il bisogno di irrigazione nella zona e le diverse roggette attinte dalle bocche sul disegno del 1772 sono infatti gia' scomparse. La stessa paratia, automatica o meno, si avvia a rappresentare fra anni una utilita' solo per gli stabilimenti che aspirano l'acqua per scopi secondari, e, nei riguardi della cittadinanza, per lo scopo igienico gia' detto.
Inutile pensare che le sistemazioni che legnano faceva per salvaguardarsi dalle piene non dovessero ripercuotersi sulle utenze sottostanti. Ed infatti quelli se ne lamentano e la fotografia che riproduco, scattata qualche anno addietro presso il mulino Cozzi Montoli che trovasi a 1,5 Km. sotto il castello, mostra che il fiume ha urgente bisogno di venire dragato nei punti piu' nevralgici.
Questo mulino non e' del gruppo "Legnanese" come gia' dissi nell'introduzione; faccio un piccolo strappo al mio assunto per contraccambiare alla cortesia con cui il signor Montoli comproprietario ed ottimo fotografo, volle procurarmene la fotografia.
Possiede Tre palmenti e un buratto; ad ogni palmento corrisponde un braccio girevole in legno, per il sollevamento della macina, per le rimartellinature o riparazioni. Esso e' contiguo ad altro mulino Montoli, che ha subito un completo ammodernamento anche del plafone. Una modernizzazione lodevole che, in contrasto con la staticita' dei mulini superstiti della zona, sorprende graditamente il visitatore.
 
    parole
-----------------------------------------------