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lib1252--contrada-Morigi- Questo testo offre un suggestivo itinerario storico attraverso il cuore dell'antica Milano, muovendosi tra il groviglio di vie della Contrada dei Morigi e la maestosità intellettuale dell'Ambrosiana.
 
Questo testo offre un suggestivo itinerario storico attraverso il cuore dell'antica Milano, muovendosi tra il groviglio di vie della Contrada dei Morigi e la maestosità intellettuale dell'Ambrosiana. La narrazione intreccia leggende popolari e cronache familiari, soffermandosi in particolare sulle tragiche vicende dei Visconti e sulla figura di Bernarda, la cui fine tormentata trasforma la realtà urbana in uno scenario da romanzo gotico. Oltre agli aneddoti di passioni e gelosie, l'autore celebra il quartiere come un centro di fervore culturale, ricordando i palazzi di illustri magistrati e letterati che hanno abitato queste radici romane. Il culmine del racconto risiede nella fondazione della Biblioteca Ambrosiana ad opera del Cardinale Federico Borromeo, descritta come un monumento di altissima cultura nato per difendere la fede attraverso la bellezza e il sapere. L'opera si configura così come un omaggio alla memoria storica cittadina, dove la topografia di Milano diventa il riflesso di un’eredità spirituale e artistica senza tempo.
 
 
lib1252--contrada-Morigi - Milano è la contrada dei Morigi. La triste fine di Bernarda che è la figlia di Bernabò, una famosa drogheria, il palazzo degli arconati e l'area dell'antico foro.
 
Milano è la contrada dei Morigi. La triste fine di Bernarda che è la figlia di Bernabò, una famosa drogheria, il palazzo degli arconati e l'area dell'antico foro. E c'è Ambrosiana e Ambrosiana. È proprio nel centro cittadino che troviamo un groviglio delle più antiche contrade, ma inimè quando già anch'esse trasformate e vive solo nel nome. Ed ecco la contrada dei Morigi che hanno famiglie illustre nella storia della cultura e delle magistrature. Le vecchie case che ancora fiancheggiano questa via hanno radici romane. Qui esiste, o meglio resiste una torre detta appunto dei Morigi. Ma se c'è da domandarsi se i esistendo esiste ancora oggi ed è proprio in parte riconoscibile anche per se le ripetute sovrapposizioni e o utilizzazioni l'hanno più volte mutilata e raberciata. Ne vedemmo fino a pochi anni fa una loggia Belvedere ad archi binati e all'ombra di Questa torre abitava Giovannola di Montebretta, la prediletta di Berdabò Visconti, che fece chiudere con un sito la scala di accesso perché la gente non lo vedesse quando la passione carnale lo spingeva fra le braccia della bella. Fu lui che un giorno, sospettando una tresca fra questa e il giovane Pandolfo Malatesta, vero presunto, per fuoco di gelosia aggredì mal capitato giovane con tanto furore che ne ebbe pietà persino la moglie di Bernabò che lo trasse dagli artigli del violento quando era già presso a soccomberlo. Pandolfo non schivò il carcere, ma favorito in inopinatamente da amici suoi, potè fuggire fino a Rimini. La giovannola della contrada della torre diede a Bernabò una figlia Bernarda che Bernabò lo riconobbe e aggiunse al momento stuolo a quel numeroso stuolo dei suoi bastardi e dandola poi moglie con abbondanti zecchini d'oro a Giovanni Suardo, capo della illustre famiglia bergamasca. Ma Bernarda che dicono vivace, rotondetta, rossa di capelli e presta di lingua, venne un giorno sorpresa in adulterio con Antoniolo Zotta. E vi pensò Bernab che non volendo esporre una Visconti alla vergogna di una esecuzione in pubblico, come si usava allora, la sottopose in pieno inverno a una doccia gelata onde passassero i bollori e poi la fece scudisciare atrocemente. Infine la fece rinchiudere in una buia prigione della Rochetta di Porta Nuova, ove la svergognata si consumò lentamente in un'agonia che durò 7 mesi. Nessuno pensò di tranne un romanzo che presentava elementi validi, specialmente oggi in cui hanno fortuna riesumazioni del genere. Infatti Bernabò, alla morte di questa sua figlia fu assalito di crudeli rimorsi perché da Bologna gli era stata segnalata la comparsa di una donna nella quale era riconosciuta Bernarda. I sogni del crudele signore e padre furono turbati da apparizioni che lo indussero per dissiparle a incarcerare il Castellano di Portanova con tutta la sua famiglia, nonché i carcerieri, i sacerdoti e i seppellitori, e in più fece riesumare il cadavere dell'infelice per riconoscere le misere spoglie che erano sepolte nella chiesa di San Giacomo, muovendo i passi verso realtà meno crudeli, quelli che vissero i primi anni del secolo nostro, possono ricordare di fronte alla torre fatale nell'angolo di via Vigna una famosa bottega di drogheria, il Piazza, che confezionava squisite tavolette di cioccolata, centes luna e che aveva per insegna due figure al naturale di operai affaccendati alla fabbricazione del prodotto. Sugestivo e e ghiotto richiamo che alcuni affermano essere opere di un diventato in seguito celebrimo nella vicina via Brisa era il palazzo degli Arconati, poi del Mati dove risedeva il fed del maresciallo Radeschi. La via era propizia ai sogni e alla fantasie immaginose della letteratura romantica. Una lapide alla casa del numero 8 ricorda o ricordava Giovanni Battista Bazzoni. morto nel 1850, è autore di un romanzo Il Castello di Trezzo, che ebbe granoda voga e che piacque persino al difficile Tommaseo. Se come il romanziere Bazzogni può essere dimenticato, non si deve farlo pensando la sua opera di magistrato esemplare. E al numero 5 di via Brisa abitò e morì nel 1895. Cesare Cantù, storico e autore di un romanzo per cui pianero tanti cuori gentili gentili, Margherita Pusterra. Dalla contrada dei Morigi si passa per la tortuosa via dei Gorani che con la via dei Borromei a un tratto di via Sant'Orsola delimita il cosiddetto isolato dei Borromei. Sono tutte vie di sapore antico e t pressoché rimaste con stanchi edifici che si stringono l'uno a ridosso dell'altro. Pusterle chiuse, anditi, piccoli giardini dalla vegetazione stentata, vie che hanno tutte un autentico profilo di vecchia Milano con nomi medievali derivanti da case patriese o anche da antiche corporazioni. Era questa l'area dell'antico foro. E il dedalo si snoda faticosamente con nomi e andamenti oscuri per noi fino alla piazza San Sepolcro che è a ridosso della mole dell'Ambrosiana. La famosa biblioteca Epinacoteca fondata dal cardinal Federico Borromeo. Si racconta a proposito di questa insigne biblioteca e lo pubblicò una dotta rivista milanese La lettura del medico che anni fa Un insegnante giunto a Milano dal Sud noleggiò un'auto pubblica chiedendo di essere condotto all'ambrana. L'autista evidentemente uno sportivo, senza incertezze lo portò alla sede della popolare squadra di calcio. Quando giunse all'inattesa meta, il professore e spiegò che si trattava della celebre biblioteca e che rese perplesso l'autista che ricorse all'aiuto di un vigile, il quale gli indicherò Piazza San Sepolcro, o meglio da vicinissima e recente di nome, Piazza Pio X, ove l'ingresso della biblioteca detta, appunto, ambosiana. L'aneddoto può essere anche inventato, ma è tuttavia piacevole. È bene che i milanesi conoscono che per le vecchie loro contrade ancora salva, esiste questa creatura spirituale. monumento di altissima cultura cultura. Il cardinale Federico Borromeo, nipote di San Carlo Borromeo, che aveva indubbiamente appreso alla corse corte pontifici il gusto e la passione del sapere, mentre dal grande suo parente aveva ereditato un insieme di preziose opere che lo spinsero a fondare una pubblica biblioteca. Vingenti spese di fondazione andamento e formazione. Federico le sostenne quel patrimonio suo privato, oltre che attingere all'altro vasto patrimonio dell'Almo collegio Borromeo, del quale la famiglia illustre poteva disporre liberamente. Consignorile Modestia, il cardinale Federico non permise che la nuova istituzione si intetolasse al suo nome, disponendo invece che si chiamasse semplicemente ambrosiana, forse la chiamò così per ricordare ai suoi concittadini una biblioteca antichissima che sorgeva presso la basilica di Sant'Ambrosio e porre così la sua creatura sotto l'egida del grandissimo arcivescovo. Fiero combattente qual fu proprio a Milano, dall'eresia opponendone la valida arma della fede. Fu insomma un'appassionata difesa della ig cattolica attraverso la cultura, zelo per la religione e desiderio del progresso delle scienze, delle lettere e delle arti. L'ambrosiana sorse, come attualmente sull'area delle antiche antiche scuole Taverna che istruivano gratuitamente 500 scolari e che venne poi trasferita in via Santa Maria Fulcorina. L'edificio venne attribuito a Lezio Bussi, ma il Beltram ricorda quanto di ispirazione diede il cardinale Mecenate alla costruzione e quanto egli fece per arricchirne l'efficacia della cultura. Egli inviò per tutto il mondo a sue spese dei messi per l'acquisto delle opere più degni e preziose a costo di faticosi e rischiosi viaggi fatti sovente in paesi lontani presso gente datra religione sempre al suo spett e spesso ostili. L'ambrosiana è inaugurata senza vane e pompe. L'Illuminato cardinale aggiunse la pinacoteca iniziata nel 1618 col cospicuo dono di un gruppo di dipinti di sua personale proprietà e nel quale brillavano opere di Leonardo, di Tiziano e di Luini e di Raffaello. Inoltre nel 1621 un'accademia di disegno con sei insegnanti, quattro ecclesiastici e due laici. Vi ebbero vita anche tre corsi di insegnamento, naturalmente gratuiti, di pittura, scultura e architettura. Questa accademia cessò nel 1775 all'apprisi dell'attuale accademia di Brera voluta, come noto, da Maria Teresa. Ma fino a questa data l'Ambrosiana era l'unica Bibbio a Milano cui fosse libero l'accesso al pubblico, il che contribuì molto alla propaganda culturale e all'ascendente della casa Borromeo. L'ambrosiana fu visitata sempre dai grandi intelletti e dai più rinomati studiosi. È in essa un prezioso registro che aduna i giudizi di questi eccezionali visitatori umani. umanimi nella lode e nella incondizionata ammirazione. Tali giudizi oscillano spesso curiosamente fra l'entusiasmo e l'indifferenza. Stendal ad esempio confessa di averla visitata senza piacere. Ein l'amirò senza far verbo. Il Byron ammirò il Duomo, si entusiasmò della scala, si recreò a Bera, ma la sensazione più delicata la trovò alla Ambrosiana impallidendo davanti alle lettere del bembo e alla dorata ciocca dei capelli di Lucrezia Borgia.
 
 
lib1252--contrada-Morigi -  Contrade milanesi antiche. - Le antiche contrade milanesi, situate nel cuore pulsante della città, rappresentano un intricato groviglio di storia dove i nomi medievali e le radici romane sopravvivono ancora oggi, nonostante le profonde trasformazioni urbanistiche
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Le antiche contrade milanesi, situate nel cuore pulsante della città, rappresentano un intricato groviglio di storia dove i nomi medievali e le radici romane sopravvivono ancora oggi, nonostante le profonde trasformazioni urbanistiche
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La Contrada dei Morigi e la sua Torre
Una delle zone più significative è la Contrada dei Morigi, legata a una famiglia illustre nella storia della cultura e delle magistrature milanesi
. In quest'area sorge ancora la Torre dei Morigi, una struttura che poggia su fondamenta romane e che, nonostante sia stata più volte mutilata e rimaneggiata nel corso dei secoli, resta un simbolo tangibile del passato
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In questa contrada si intrecciano cronaca nera e leggende legate alla dinastia dei Visconti:
La passione di Bernabò: All'ombra della torre viveva Giovannola di Montebretta, l'amante prediletta di Bernabò Visconti
. Si racconta che Bernabò avesse persino fatto chiudere una scala d'accesso per poterla visitare lontano da occhi indiscreti
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Il tragico destino di Bernarda: Da questa unione nacque Bernarda, la quale ebbe una fine terribile. Accusata di adulterio, il padre la sottopose a torture atroci, tra cui docce gelate e fustigazioni, per poi farla rinchiudere nella Rocchetta di Porta Nuova, dove morì dopo sette mesi di agonia
. La sua morte tormentò Bernabò con rimorsi e visioni, portandolo persino a far riesumare il cadavere dalla chiesa di San Giacomo per accertarne l'identità dopo voci di una sua presunta riapparizione a Bologna
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Via Brisa, Via Vigna e il Risorgimento
Spostandosi verso realtà meno cupe, le fonti ricordano l'angolo tra via Vigna e via Brisa come un luogo di commercio e politica:
La drogheria Piazza: All'inizio del XX secolo, era celebre per le sue tavolette di cioccolato "centes luna", con un'insegna suggestiva raffigurante operai al lavoro
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Palazzo degli Arconati: Situato in via Brisa, divenne noto come residenza del Maresciallo Radetzky
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Letteratura Romantica: Via Brisa ospitò importanti figure letterarie: al numero 8 visse Giovanni Battista Bazzoni, autore de Il Castello di Trezzo, mentre al numero 5 abitò e morì Cesare Cantù, celebre per il romanzo Margherita Pusterla
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L'Isolato dei Borromei e l'Antico Foro
Dalla contrada dei Morigi, attraverso via dei Gorani, si giunge all'Isolato dei Borromei, delimitato da vie che conservano un profilo autentico della vecchia Milano, con edifici addossati, giardini nascosti e nomi che derivano da antiche corporazioni o famiglie patrizie
. Tutta questa zona insiste sull'area che un tempo ospitava l'antico foro romano
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Piazza San Sepolcro e l'Ambrosiana
Il dedalo di vie sbocca infine in Piazza San Sepolcro, dove sorge la Biblioteca Ambrosiana, fondata dal Cardinale Federico Borromeo
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Origini e Scopo: Fondata sull'area delle antiche scuole Taverna, l'Ambrosiana fu voluta dal Cardinale per promuovere la fede cattolica attraverso la cultura e il progresso delle scienze
. Fu la prima biblioteca a Milano ad offrire il libero accesso al pubblico fino al 1775
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Tesori e Visitatori: Al suo interno vennero istituite una Pinacoteca (1618) con opere di Leonardo, Tiziano e Raffaello, e un'Accademia di disegno
. Tra i visitatori illustri si ricordano Stendhal e Lord Byron, il quale rimase particolarmente affascinato dalla dorata ciocca di capelli di Lucrezia Borgia custodita nell'istituto
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Quali sono le opere di Leonardo custodite all'Ambrosiana?
Perché Lord Byron era affascinato da Lucrezia Borgia?
Raccontami di più sulla storia della Torre dei Morigi.
 
 
lib1252--contrada-Morigi - Famiglia Visconti. - La storia della famiglia Visconti, come emerge dalle fonti, è strettamente legata al tessuto urbano di Milano e a vicende familiari segnate da passioni travolgenti, violenza e rimorsi. In particolare, i documenti si soffermano sulla figura di Bernabò Visconti, descritto come un signore potente, ma anche crudele e incline a scatti d'ira incontrollati
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La storia della famiglia Visconti, come emerge dalle fonti, è strettamente legata al tessuto urbano di Milano e a vicende familiari segnate da passioni travolgenti, violenza e rimorsi. In particolare, i documenti si soffermano sulla figura di Bernabò Visconti, descritto come un signore potente, ma anche crudele e incline a scatti d'ira incontrollati
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Ecco i dettagli principali riguardanti la famiglia Visconti e i drammi che ne hanno segnato la cronaca:
La figura di Bernabò Visconti e la Torre dei Morigi
Bernabò Visconti è il protagonista centrale dei racconti legati all'antica Contrada dei Morigi
. All'ombra della torre omonima viveva la sua amante prediletta, Giovannola di Montebretta
. Bernabò era così geloso e desideroso di segretezza da far chiudere una scala d'accesso per non essere visto quando la "passione carnale" lo portava tra le braccia della donna
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La sua indole violenta è testimoniata dall'episodio in cui, sospettando una tresca tra Giovannola e il giovane Pandolfo Malatesta, aggredì quest'ultimo con tale furore che persino la moglie di Bernabò dovette intervenire per salvargli la vita
. Malatesta fu poi incarcerato, ma riuscì a fuggire a Rimini grazie all'aiuto di amici
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La tragica fine di Bernarda Visconti
Dall'unione tra Bernabò e Giovannola nacque Bernarda, che Bernabò riconobbe ufficialmente, aggiungendola al numeroso stuolo dei suoi figli illegittimi
. Bernarda fu data in sposa a Giovanni Suardo, capo di un'illustre famiglia bergamasca, accompagnata da una ricca dote in zecchini d'oro
. Tuttavia, la sua vita ebbe un esito atroce:
L'accusa di adulterio: Descritta come una donna vivace e "presta di lingua", Bernarda fu sorpresa in adulterio con Antoniolo Zotta
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La punizione paterna: Bernabò, per evitare lo scandalo di un'esecuzione pubblica per un membro della famiglia Visconti, decise di punirla privatamente con estrema crudeltà
. In pieno inverno, la sottopose a docce gelate e a fustigazioni atrocemente violente
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L'agonia: Fu infine rinchiusa in una prigione buia della Rocchetta di Porta Nuova, dove morì dopo sette mesi di agonia
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Il rimorso e il mistero post-mortem
La morte di Bernarda non pose fine alla vicenda, ma segnò profondamente gli ultimi anni di Bernabò. Il "crudele signore" fu assalito da gravi rimorsi dopo che da Bologna giunsero segnalazioni della comparsa di una donna che sosteneva di essere Bernarda
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Tormentato da apparizioni e sogni inquieti, Bernabò reagì in modo paranoico: fece incarcerare il Castellano di Portanova con tutta la sua famiglia, oltre ai carcerieri, ai sacerdoti e persino ai seppellitori
. Infine, ordinò la riesumazione del cadavere di Bernarda, sepolto nella chiesa di San Giacomo, per accertarsi che le spoglie fossero effettivamente quelle della figlia
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Questi racconti evidenziano come il potere dei Visconti fosse esercitato non solo sulla città, ma anche con pugno di ferro e violenza spietata all'interno della cerchia familiare più ristretta, lasciando una scia di leggende e luoghi "fatali" che ancora oggi caratterizzano la memoria delle antiche contrade milanesi
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Quali tesori di Leonardo si trovano all'Ambrosiana?
Chi era Giovannola di Montebretta per Bernabò?
Cosa resta oggi della Torre dei Morigi?
 
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