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lib1245-colomba-milanese-3.mp3 - il curioso fenomeno di appropriazione culturale attraverso il quale Milano ha cercato di integrare la colomba pasquale nel proprio repertorio di miti gastronomici civici.
lib1245-colomba-milanese-3.mp3 - la leggenda della colomba pasquale e quella raccontata dal cima e da tanti altri scrittori milanesi era solo l'unica leggenda cittadina che avesse per protagonista la colomba e a questa ci si attaccò con tutte le forze nel pretesa gli fa credere che il dolce pasquale si richiamasse espressamente a questo evento della tradizione guerresca milanese,
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lib1245-colomba-milanese-3.mp3 - il curioso fenomeno di appropriazione culturale attraverso il quale Milano ha cercato di integrare la colomba pasquale nel proprio repertorio di miti gastronomici civici.
Il testo analizza il curioso fenomeno di appropriazione culturale attraverso il quale Milano ha cercato di integrare la colomba pasquale nel proprio repertorio di miti gastronomici civici. L'autore svela come gli scrittori milanesi abbiano tentato di rivendicare l'origine del dolce non inventando una nuova storia, bensì "rubando" e riadattando un'antica leggenda appartenente alla città di Pavia. Il nucleo narrativo originale risale al VI secolo e descrive la clemenza del re longobardo Alboino, il quale, dopo un lungo assedio, risparmiò i pavesi rinunciando al suo voto di sangue. Attraverso una narrazione quasi fraudolenta ma bonaria, questo episodio storico è stato assimilato e rigenerato dalla tradizione milanese, trasformando un evento di resistenza pavese in un pilastro della mitologia identitaria meneghina.
lib1245-colomba-milanese-3.mp3 - la leggenda della colomba pasquale e quella raccontata dal cima e da tanti altri scrittori milanesi era solo l'unica leggenda cittadina che avesse per protagonista la colomba e a questa ci si attaccò con tutte le forze nel pretesa gli fa credere che il dolce pasquale si richiamasse espressamente a questo evento della tradizione guerresca milanese,
È la terza puntata sulla leggenda della colomba pasquale e quella raccontata dal cima e da tanti altri scrittori milanesi era solo l'unica leggenda cittadina che avesse per protagonista la colomba e a questa ci si attaccò con tutte le forze nel pretesa gli fa credere che il dolce pasquale si richiamasse espressamente a questo evento della tradizione guerresca milanese, ma fuiglio di poco conto, poco creduto. Il panettone aveva la sua leggenda, anzi più di una, il risotto, altrettanto il Pan Main pure rinunciare a includere la colomba pasquale nel patrimonio delle tradizioni leggendarie. ese che parlavano dei cibi civici sembrava una cosa impossibile. La colomba doveva avere a tutti i costi una leggenda milanese tutta sua. Questa volta non si pensò di ovviare inventandone una di sana pianta, come era già capitato, e si opto. Milano aveva rubato il dolce di Pavia e allora ci si di appropriarsi anche della sua leggenda. Qualcuno ancora 8 cima ripreso poi soprattutto da Romano Zezzos, pensò di presentare ai lettore dei libri sulle tradizioni milanesi una nota leggenda pavese pavese che racconta proprio come nacque la colomba. Zezos, in coda alla narrazione aggiunse altre parole, apparentemente senza importanza. richiami vaghi con Milano, riferimenti che ambivano larvatamente a creare blandi legami. Tutte queste espressioni erano un po' fraudolente, sebbene lo fossero in modo bonario, scritte quasi in sordina, ma con l'intento di gettare un ponte di comodo tra il racconto pavese e la mitologia milanese. Un ponte ovviamente in discesa e la leggenda pavese della colomba dall'alto delle famose torre di Pavia per forza di gravità scivolò diritta diritta e con un tonfo nel naviglio annegando tra i miti meneghini. Il gioco era fatto in fondo tra la riva del pavese del Ticino presso il ponte coperto e la ripa milanese presso la porta ticinese c'era solo lo scambio di un una consonante e le acque erano quasi le stesse e poi su via, diciamo la verità, Degem Unai. Questa Pavia non era così lontana da Milano come si pensava che fosse, ma sì, cos'era? Quasi un suborgo milanese. Cambia il maestro di cappello, ma la musica è sempre la stessa. A secoli di distanza, da fenomeni analoghi, la pressione di miti altrui avviene sempre con uguali dinamiche. Ci pensano il tempo e la memoria confusa degli uomini a rendere possibile la completa assimilazione, la digestione e la rigenerazione del mito carpito. L'incriminata leggenda fa risalire l'origine del nostro dolce all'occupazione di Pavia durante l'invasione dei longobardi guidati dal Real Boino e quindi Ci troviamo nel VI secolo. Milano aveva ceduto alle orde. La Liguria era già stata conquistata. Solo Pavia resisteva strenuamente, ma dopo 3 anni di resistenza si arrese e al boino gli fece il suo ingresso trionfalmente. Paolo Diacono 7208 l'appassionato cronista del Longobardi che già abbiamo incontrato nelle reg della donna lombarda racconta il fatto con un breve capitolo della sua storia dei Longobardi intitolato L'entrata di Alboino in Pavia. Il suo racconto sarà il seme che genererà la leggenda pavese della colomba di Pasqua. Eccone il testo della traduzione di Federico Ronconi. Infine, dopo 3 anni e alcuni mesi di assedio a Ticino, ossia Pavia, si arrese Longobardi, mentre Alboino entrava nella parte orientale della città per la porta di San Giovanni. Il suo cavallo gli stramazzò proprio nel mezzo e benché lo incitasse con gli speroni e lo frustasse da una parte e dall'altra, non riusciva a farlo alzare. Allora uno dei Longobardi si rivolse al re dicendogli: "Ricordo, o mio signore, il voto che hai fatto, rinuncia alla tua crudele promessa di ent ed entrerai in città. Il popolo di Ticino è veramente cristiano. Albo aveva infatti promesso di passare a fil di spada tutta la popolazione perché non si era arresa. Soltanto dopo che ebbe rotto il voto promettendo il perdono ai cittadini e il cavallo si alzò ed egli potè entrare in città. A nessuno, secondo la promessa, fu torto un cappello e il popolo, che era corso davanti al palazzo, costruito da Teodorico, cominciò ad aprire l'animo alla speranza, fiducioso nel futuro dopo tante disgrazie. Fatta questa importante premessa, presentiamo la leggenda testimonianza del misfatto ed è tratta da una monografia titolata Da Mercurio a San Giorgio che è stata sottotitolata guida sentimentale del commercio e l'autore si chiamava Rossano Zezzos. Il libro era stato pubblicato a Milano nel 1938 dall'editore Bolaffio e poi ristampato l'anno dopo dalla casa editrice Oltremare che aveva sede in via Lanzone. ?