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Lago-di-Monate-1
 

Precipitazioni

Relazioni tra precipitazioni, livello del lago e portate all'emissario
 
Le misurazioni finora eseguite sul livello del lago e sulle portate dell'emissario Acqua Nera sono purtroppo limitate a un periodo brevissimo, tra giugno e novembre 1981. L'acquisizione dei dati e' stata curata dall'Ing. E. Magni. Nell'attesa di poter disporre, come e' auspicabile per una migliore conoscenza del comportamento idrologico del lago, di registrazione piu' prolungate e possibilmente continue , sia delle precipitazioni che delle variazioni di livello lacustre e delle portate all'emissario, sono state analizzate quelle attualmente disponibili, con lo scopo di ricavare qualche indicazione di interesse pratico anche per gli altri studi, con particolare riferimento a quelli chimico-fisici e biologici.
Un elemento basilare a tale riguardo e' rappresentato dalle modalita' che presiedono al ricambio idrico del bacino lacustre, in quanto la conoscenza di tale fenomeno puo' opportunamente indirizzare la scelta e la priorita' degli interventi.
Con tale finalita' pratica, sono stati raffrontati i dati finora registrati presso Casa Mandelli a Travedona (livelli del lago e portate all'emissario Acqua Nera) con le precipitazioni dello stesso periodo, registrate presso la stazione di Ispra-CCR, la cui distanza del lago di Monate e' di soli 2,2 Km.
Ovviamente si ha ottima correlazione tra l'andamento dei livelli lacustri e le portate all'emissario: un aumento del livello e' sempre accompagnato da un corrispondente incremento della portata in uscita dal bacino e viceversa. Nel periodo in esame e' stata registrata una variazione del livello del lago di 26,5 cm. con un massimo livello in giugno e minimo in settembre; le portate misurate nello stesso periodo variano tra un massimo di 2185 l/s in giugno e un minimo di 13 l/s in settembre.
Piu' interessante risulta il confronto tra variazioni del livello lacustre e precipitazioni, quando queste ultime vengono esaminate per periodi stretti, ad esempio decadali. Tale confronto riportato nella fig. 7, indica innanzitutto che nel periodo giugno-agosto la moderata piovosita', accompagnata da forte evaporazione, causo' un progressivo abbassamento del livello del lago e soltanto le prime importanti precipitazioni autunnali( terza decade di settembre) riportano la superficie lacustre ad un livello elevato che ridiscese in seguito, a causa del successivo periodo secco di novembre. Un dettaglio si rileva come ogni incremento e diminuzione della piovosita' dia luogo a inversioni della tendenza in atto a cio' avvenga di solito in maniera attenuata e con certo ritardo; l'entita' del ritardo risulta inversamente proporzionale alla intensita' delle precipitazioni. Il ritardo minore nella reazione tra piogge e aumento del livello del lago si verifica infatti in coincidenza con le punte pluviometriche piu' elevate, come quelle registrate nella terza decade di settembre (210 mm.). Si nota inoltre che l'abbassamento di livello avviene in generale con maggiore gradualita'  rispetto al fenomeno inverso.
In base alle osservazioni sovraesposte, il regime idrologico del bacino in esame risulta strettamente legato alle condizioni pluviometriche, le quali, seppure con modesti ritardi, influenzano direttamente sia il livello del lago che le portate dall'emissario Acqua Nera.
E' certo che con l'acquisizione di nuovi dati, le osservazioni di cui sopra potranno essere utilmente verificate e affinate.

Pluvio e Termo

 
Caratteristiche pluviometriche e termometriche
 
Ai fini della ricostruzione del bilancio idrico del bacino di Monate, sono stati raccolti ed elaborati i dati sulle precipitazioni e le temperature, registrati presso le sei stazioni pluviometriche di Gavirate, Ispra, Varano Borghi, Azzate, Miorina e Ispra-CCR, situate entro il raggio di una decina di Km. dal lago. Dalle prime cinque stazioni sono state utilizzate le registrazioni del periodo 1921-1972 (valore mediati su 52 anni), mentre per la stazione di Ispra-CCR, entrata in funzione successivamente alle altre, il periodo utile si estende dal 1959 al 1983 (25 anni).
L'insieme dei dati raccolti ha consentito la ricostruzione delle isoiete annuali (fig. 8) dell'andamento delle precipitazioni medie mensili (fig. 9) e delle temperature medie mensili e annue.
Tutti questi elementi sono stati utilizzati per le elaborazioni del bilancio idrico del bacino, a cui il capitolo seguente.
Le isoiete della regione indicano un regolare incremento delle precipitazioni da Sud verso Nord, con una componente secondaria da Est verso Ovest; tale incremento e' determinato dall'influenza dei rilievi montuosi presenti a nord e del lago Maggiore a Ovest.
Le variazioni pluviometriche nell'ambito della zona considerata sono molto accentuate: dai 1254 mm. di Miorina (Sesto calende) si passa a meno di 15 Km. ai 1789 mm. di Ispra.
Il regime delle precipitazioni (fig. 9) mette in evidenza due periodi di maggiore piovosita', con massimi in maggio e in ottobre. Abbastanza sostenute risultano anche le precipitazioni estive, che assumono grande importanza nel bilancio idrico, in quanto contribuiscono ad attenuare l'abbassamento temporaneo della falda freatica nel periodo piu' critico dell'anno, riducendo anche i tempi di ricarica della stessa. Il minimo pluviometrico estivo si registra in luglio, mentre il periodo meno piovoso dell'anno si estende tra dicembre e febbraio.
Per quanto riguarda le temperature, si ha un valore medio annuo di 11,5° con la minima delle medie mensili in gennaio 1,9° e la massima in luglio 21,3°.

Bilancio idrico

 
Bilancio Idrico
 
Il bilancio idrico e' stato impostato tenendo conto delle peculiarita' idrologiche del bacino, precedentemente descritte e, in particolare: che la totalita' degli afflussi e' stata dalle precipitazioni atmosferiche; che il bacino e' costituito, nell'insieme, dai terreni a permeabilita' bassa; che alcune perdite sotterranee influenzano, seppure modestamente, il bilancio idrico del lago di Monate; che, infine, le ridotte dimensioni del bacino comportano modeste quantita' di afflussi.
Utilizzando tutti gli elementi disponibili, e' stato elaborato un bilancio idrico preliminare, su base annuale, impostato sull'equazione:
Q = P - E -q
dove Q e' la postata all'emissario (deflusso), P e' l'afflusso dovuto alle precipitazioni atmosferiche, E e' l'evapotraspirazione reale e rappresenta le perdite per evaporazione e traspirazione dal suolo, dalla vegetazione e dalla superficie lacustre; q rappresenta infine le perdite sotterranee del bacino.
In questa fase di ricostruzione del bilancio, Q rappresenta l'incognita, il cui valore e' ottenuto direttamente dall'equazione di cui sopra; tale valore potra' essere soggetto di riscontro soltanto in un secondo tempo, quando si disporra' di adeguate informazioni sui deflussi mediante misure direte all'emissario.
P e' stato assunto come valore medio, pari a 1520 mm. delle precipitazioni annuali, ricavato dalla carta delle isoiete (fig. 8).
I valori dell'evapotraspirazione sono calcolati con il metodo di Thornthwaite (H. Scholler, 1962 e G. Castany, 1968) utilizzando nell'elaborazione le temperature registrate nella stazione di Ispra-CCR. Si e' ottenuto un valore di 717 mm/a per la porzione del bacino imbrifero esterna al lago;per quanto riguarda invece la E della superficie lacustre, e' stato applicato un coefficiente fisso, scelto fra quelli sperimentati in campo internazionale su situazioni geo-ambientali analoghe a quelle del lago in studio; il coefficiente scelto corrisponde al valore di 0,85 P (G. Castany, 1968). Avendo addottato una altezza di precipitazioni medie annuali di 1520 mm., il valore di E cosi' calcolato risulta pari a 1292 mm. che, al confronto con alcuni dati di altri laghi italiani (L. Cati, 1981), puo' considerarsi del tutto accettabile, anche se tendenzialmente eccedente rispetto a tali dati.
Il valore q e' stato stimato in 10 l/s (pari a 315.000 mc/a), tenendo conto delle portate misurate nelle sorgenti a NW di Monate (4-5 l/s), cui si e' accennato in precedenza, raddoppiate in considerazione che analogo fenomeno si ritiene avvenga nel sottosuolo di Cascina della Palude, all'estremita' meridionale del lago; si tratta ovviamente di un valore indicativo, che non dovrebbe comunque scostarsi molto dalla situazione reale.
Non si e' ritenuto invece opportuno di introdurre nel bilancio altre voci, il cui contenuto volumetrico e' irrilevante o difficilmente valutabile; ci si riferisce in particolare agli apporti provenienti dall'esterno del bacino tramite acquedotto e agli scarichi domestici, che in parte defluiscono nel lago e in parte vengono convogliati al di fuori del bacino. Altrettanto dicasi degli affluenti provenienti dalle rarissime unita' artigianali e industriali della zona.
Di seguito vengono esposti i risultati del bilancio idrico annuale, che e' stato elaborato tenendo conto che la superficie del bacino idrologico reale ( compresa l'appendice sotterranea) e' di 3,97 Kmq, a cui si aggiungono 2,52 Kmq dell'area lacustre, per un totale di 6,49 Kmq.
 
 
Afflussi
P1 = 1,520 m/a x 3,97 Kmq = 6.034.000 mc/a (esclusa sup. lacustre)
P2 = 1,520 m/a x 2,52 Kmq = 3.830.000 mc/a (sup. lacustre)
P1 + P2 = 9.864.000 mc/a (Totale precipitazioni)
 
Evapotraspirazione
E1 = 0,717 m/a x 3,97 Kmq = 2.846.000 mc/a (Esclusa sup. lacustre)
E2 = 1,292 m/a x 2,52 Kmq = 3.255.000 mc/a (sup. lacustre)
E1 + E2 = 6.101.000 mc/a (Totale evapotraspirazione)
 
Deflussi
Q = P - E - q = 9.864.000 - 6.101.000 -315.000 = 3.448.000 mc/a = 109,3 l/s.
 
Questi dati mettono in evidenza che nell'annata media gli afflussi sono complessivamente dell'ordine di 9,9 milioni di mc, pari al 35%, costituiscono in deflusso del bacino, che corrisponde quindi a circa 110 l/s, quale valore medio nell'anno. Le perdite idriche del bacino sono globalmente circa 6,4 milioni di mc, quasi interamente causate dall'evapotraspirazione (95%) e soltanto di 5% alle perdite sotterranee.
Considerato che il volume di acqua del lago di Monate e' valutabile in circa 45 milioni di mc. il deflusso teorico del lago nell'anno risulta pari al 7,6 % del volume del lago stesso.
Oltre al bilancio idrico dell'annata di piovosita' media, ora illustrato, sono stati calcolati altri due bilanci, riferiti a due annate caratterizzate da piovosita' rispettivamente scarsa e molto abbondante; cio' al fine di poter valutare le influenze prodotte nel bilancio dalle estreme variazioni degli afflussi annuali.
Nell'elaborazione di questi due bilanci sono stati utilizzati i dati delle precipitazioni del 1962, quale annata scarsamente piovosa (1.089 mm), e del 1963, abbondantemente piovosa (2.146 mm.). Per quanto riguarda l'evapotraspirazione, si e' tenuto presente il concetto che il volume di acqua evaporata dalla superficie lacustre non e' influenzato dagli afflussi, per cui nel calcolo di E2 e' stato introdotto lo stesso valore calcolato per l'annata media (1.292 mm.) Per le perdite sotterranee e' stato mantenuto invariato il valore di 315.000 mc/a, ritenendo che esse non siano influenzate in maniera significativa dalle precipitazioni.
Sono stati ricavati i seguenti dati:
 
Annata con piovosita' scarsa (11962)
P1 = 1,089 m/a x 3,97 Kmq = 4.323.000 mc/a (esclusa sup. lacustre)
P2 = 1,089 m/a x 2,52 Kmq = 2.744.00 mc/a ( superficie lacustre)
P1 + P2 = 7.067.000 mc/a (Totale afflussi)
 
E1 = 0,5516 m/a x 3,97 Kmq = 2.048.000 (Esclusa sup. lacustre)
E2 = 1,292 m/a x 2,52 Kmq = 3.256.000 mc/a (superficie lacustre)
E1 + E2 = 5.304.000 mc/a (Totale evapotraspirazione)
 
deflusso Q = 7.067.000 - 5.304.000 - 315.000 = 1.448.000 mc/a = 45,9 l/s.
 
 
Annata con piovosita' abbondante (1963)
P1 = 2,146 m/a x 3.97 Kmq = 8.520.000 mc/a (esclusa sup. lacustre)
P2 = 2,146 m/a x 2,52 Kmq = 5.408.000 mc/a /superficie lacustre)
P1 + P2 = 13.928.000 mc/a ( totale afflussi)
 
E1 = 0,700 m/a x 3,97 Kmq = 2.779.000 mc/a (esclusa superficie lacustre)
E2 = 1,292 m/a x 2,52  Kmq = 3.256.000 mc/a (superficie lacustre)
E1 + E2 = 6.035.000 mc/a (Totale evapotraspirazione)
 
Deflusso Q = 13.928.000 - 6.035.000 -315.000 = 7.578.000 mc/a = 240,3 l/s
 
 
La tabella che segue riassume i risultati dei tre bilanci, esperimento i bilanci in milioni di mc, approssimati alla seconda cifra decimale:
 
 
       Annata piovosita'       Annata piovosita'       Annata piovosita'
       Scarsa 1962       media 1921-1983       abbond. 1963
-------------------------------------------------------------------------------------------
Afflussi       7,07       9,96       13,93
Evapotraspirazione       5,30       6,10       6,03
Perdite sotterranee       0,31       0,31       0,31
Deflusso       1,45       3,45       7,58
 
Si puo' notare innanzitutto la notevole differenza degli afflussi che si possono avere in due annate diverse; tale differenza si accentua notevolmente ( fino a quasi cinque volte) nei valore dei deflussi, i quali risentono in maniera molto accentuata delle variazioni delle precipitazioni. Variazioni molto contenute si osservano invece nelle perdite per evapotraspirazione, che nei tre casi si mantengono tra i 5,3 e 6,1 milioni di mc ed e' proprio questa modesta variabilita' che da luogo a importanti differenze nei deflussi: 1,45 milioni di mc nell'annata secca, 3,45 nella media e ben 7,58 in quella molto piovosa.
In percentuale l'evapotraspirazione varia, rispetto agli afflussi, dal 75% (annata secca) al 43% (annata molto piovosa), mentre negli stessi due casi il deflusso rispetto agli afflussi varia tra il 20% e il 54%.
I dati emersi dai due bilanci complementari di cui sopra indicano che il regime idrologico del bacino e' soggetto, di anno in anno, a notevoli variazioni di comportamento, soprattutto in funzione degli afflussi, di cui e' stata messa in evidenza anche l'importanza indiretta nei confronti del deflusso.
 
Comportamento mensile del bilancio idrico
 
Con i dati a disposizione e' stata effettuata anche l'elaborazione di un bilancio mensile preliminare per l'anno di piovosita' media; tale bilancio fornisce l'andamento degli afflussi e delle perdite per evapotraspirazione, ponendo in evidenza mese per mese i periodi di alimentazione eccedente, quindi di elevati deflussi all'emissario, di perdita di riserve (abbassamento della falda freatica e deflussi all'emissario tendenti allo zero) e infine alla ricostituzione della riserva idrica sotterranea.
L'elaborazione e' stata effettuata, come in precedenza, secondo il sistema di Thornthwaite, utilizzando le registrazioni termo-pluviometriche della stazione di Ispra-CCR.
Nella fig. 11 e' riprodotto il grafico del bilancio che indica l'evoluzione dell'alimentazione pluviale e delle riserve sotterranee del bacino nel corso dell'anno.
Si puo' osservare che si ha eccedenza di alimentazione da gennaio a giugno, perdita di riserve in luglio, ripristino di queste durante i mesi di agosto settembre ed, infine ritorno alla situazione di sovraalimentazione nell'ultima parte dell'anno.
Ne consegue che il periodo di minore ricambio idrico e quindi piu' critico del lago dovrebbe aversi tra giugno e settembre. E' ovvio che la durata del periodo critico sara' piu' lunga in concomitanza con una stagione poco piovosa e viceversa.
Per quanto riguarda il ricambio idrico, si puo' ritenere che i movimenti delle acque del lago siano generalmente limitati agli strati superficiali, come indica la stretta correlazione tra precipitazioni e deflussi, messa in evidenza dalle registrazioni effettuate nel 1981 all'emissario Acqua Nera e commentate in precedenza.
Si osserva inoltre che, nella maggior parte dell'anno, tra aprile e novembre compresi, la stratificazione termica della massa lacustre ostacola il movimento delle acque profonde, piu' fredde di quelle sovrastanti, per cui il rimescolamento dell'intero volume idrico, ad opera del vento, puo' eventualmente verificarsi soltanto quando si hanno condizioni di isotermia. Tali condizioni si producono normalmente nel periodo piu' freddo dell'anno, quindi tra dicembre e marzo.
La lentezza del ricambio idrico del lago di Monate e' confermata dal valore del tempo teorico di rinnovo delle acque, ricavabile come rapporto tra volume del lago (45 milioni di mc) e il deflusso annuale medio (assunto in 3,45 milioni di mc.); esso risulta molto elevato, superiore ai 13 anni. E' questo un dato da tenere in seria considerazione nell'ambito degli studi e degli interventi di difesa ambientale della zona in esame.

Conclusioni

 
Conclusioni
 
Le indagini idrogeologiche precedentemente illustrate hanno permesso di acquisire una buona conoscenza specifica del bacino; e' una conoscenza di importanza essenziale anche per le altre componenti di studio, ai fini dell'interpretazione dei processi connessi con l'inquinamento e in ordine agli interventi per la salvaguardia ambientale.
In riferimento ai riflessi che le caratteristiche idrogeologiche del bacino inducono sul locale ecosistema, si ritiene opportuno ricordare alcune, la cui importanza e' dovuta in particolare all'influenza che esse possono avere sulla vita e sull'evoluzione del lago.
Si puo' notare innanzitutto che l'assetto idrogeologico del bacino imbrifero e la litologia dei terreni che vi affiorano, caratterizzati da una permeabilita' globalmente molto ridotta, costituiscono elementi nettamente favorevoli nei riguardi del contenimento delle perdite del bacino;  grazie a queste caratteristiche si puo' infatti affermare che la quasi totalita' degli afflussi meteorici e' destinata a partecipare ( ovviamente al netto delle perdite) al ciclo di alimentazione del lago e cio' risulta particolarmente importante in questo caso, in cui il bacino ha dimensioni molto ridotte.
Dimensioni ridotte del bacino significano limitati afflussi al lago e cio' ovviamente rappresenta un elemento negativo per la "salute" di questo.
come gia' accennato in precedenza, i limitati afflussi comportano infatti tempi lunghi nel ricambio delle acque del lago con conseguenti possibilita' che si possano innescare il temutissimo fenomeno dell'accumulo progressivo del carico inquinante. Questo avviene in particolare nei livelli inferiori del corpo lacustre, dove il rimescolamento delle acque e' ostacolato per buona parte dell'anno dalla stratificazione termica, oltre che dalla scarsita' del vento.
Tutto sembra fare pensare che tale fenomeno di accumulo abbia probabilmente causato il repentino incremento del fosforo e dell'azoto nelle acque del lago di Monate alla fine degli anni settanta quando, nell'arco di circa tre anni, la concentrazione del fosforo aumento' da circa cinque a dieci volte, raggiungendo i 100 mg/l.
L'andamento mensile del bilancio idrico (fig. 11) fornisce utili indicazioni a questo riguardo, mettendo in evidenza che il periodo piu' critico del lago e' tra giugno e settembre, quando gli afflussi netti si riducono e le riserve idriche vengono drasticamente intaccate.
In merito all'origine del carico inquinante di cui sopra e, in particolare, del fosforo, si ritiene di poter escludere la provenienza per dilavamento dei suoli naturali, considerata la limitata estensione del settore extra-lacustre del bacino e tenuto inoltre presenti le caratteristiche litografiche dei terreni affioranti, sia rocciosi che incoerenti, privi di concentrazioni in fosforo.
Altrettanti si puo' affermare dei suoli agricoli che nell'area del bacino hanno una diffusione areale molto limitata.
Per quanto riguarda le pochissime industrie presenti nella zona e le attivita' artigianali, l'indagine appositamente condotta ha escluso ogni influenza di queste.
E' da ritenere pertanto, nell'insieme delle osservazioni effettuate, che la causa determinante del decadimento qualitativo delle acque del lago sia da ricercare nelle attivita' antropiche, la cui influenza negativa sull'ambiente si sarebbe accentuata in seguito all'incremento demografico registrato in loco e anche a causa dell'uso sempre piu' abbondante di sostanze, in primo luogo i detersivi, non propriamente innocui.

DINTORNI

 
 
 
 
LA VECCHIA FORNACE
 
Villaggio
 
DINTORNI

Ricognizioni

 
Ricognizioni:
 
 
19/05/95 - Mercallo dei Sassi.
 
1)       Al semaforo di Mercallo, verso Vergiate, sulla stradina laterale a sinistra, 100 metri oltre la Cappelletta, il sentiero a sinistra. Sentiero erboso con solchi di carri. Ottima visuale di Mercallo verso 325°. Sulla Sx retro di alcune ville e molti cani abbaianti. Le ville sono quello dietro "Condizionatori Branca". La stradina finisce con un cancello ai prati verso il lago; un cancello sulla Sx e prati privati verso Corgeno.. La strada finisce dopo 450 metri dall'inizio.
 
2)       All'incrocio 75056500. Sentiero verso Sud abbandonando la strada asfaltata. Sentiero boschivo percorribile al massimi in bicicletta. A 200 metri i ruderi della cascina Laello (Fotografia). Un solo muro maestro sulla strada e pochi sassi dei muri N e S e a Ovest nessuno sono rimasti. E' privato e chiuso l'accesso con cancello e recinzioni. A 400 metri la linea elettrica che porta alla centrale Enel di Mercallo. Sempre avanti fino a quando il sentiero finisce sul retro della cascina Passera (800 metri). Sulla destra il ciglione. Si ritorna per un sentiero piu' basso che rientra sull'incrocio della linea elettrica. Non esiste altro modo di scendere a valle.
3)       Dall'incrocio 75056500, sulla strada asfaltata verso Oneda. a 74506500 il sentiero verso Sud che e' probabilmente verso il basso della Cascina Passera e poi a Legnate. e' chiuso con sbarra. Alcuni muri in questo incrocio descrivono probabili costruzioni distrutte.
4)       a 74506510 - L'acquedotto Artesiano del Comune di Sesto calende. E' nel centro della valle. Cascina Mirabella e' sull'altro costone. esattamente a nord.
5)       a 74506510 - La centrale di smistamento dell'Enel
6)       a 75606500 - Parte un sentiero che scende verso est e dovrebbe essere parallelo alla statale e arrivare alla Cappelletta.
7)       Dal centro di Oneda 73606480 prendere la strada a 120°. Passa attraverso le case e si aprono poi in campi coltivati. Tre curve a 90° e a quota 235 (73606430) si incrocia la strada che da Oneda va a Sesto Calende con quella che va alla ferrovia. Scendere verso la ferrovia. Si incrocia il Riale sulla strada. Non esiste ponte o costruzione per il passaggio che avviene sulla strada da Sx a destra. Il Riale nasce 700-800 metri a nord (presso la centrale Enel) e a destra entra in regioni private. Sui guada il ruscello e avanzare fino alla ferrovia. A sinistra si va alla cascina Legnate ma il divieto di accesso ai non autorizzati lo impedisce. A destra il casello ferroviario abitato ma non piu' funzionante  come passaggio e piu' avanti un ponte sulla ferrovia.  Qesta strada collega il Sempione con Oneda. Sulla sinistra la cascina Casanova, agricola e funzionante; fattoria con mucche e puzza. Il Sempione all'altezza della cascina ristrutturata poco piu' a Ovest della concessionaria Honda. Del torrente non so trovano piu' tracce.

Libri

 
Libri di documentazione:
 
Il lago di Monate - Consorzio per la tutela e la salvaguardia delle acque del lago di Monate - Finito di stampare il 20 aprile 1990 per conto delle ASK edizioni (Viale Ippodromo 9 tel 0332-241400 - Varese) da OFFSETVARESE - a Cura di Paolo Baretti - Pier Federico Barnaba - Maria Adelaide Binaghi leva - Lanfredo Castelletti - Anna Cinelli - Oscar Ravera - Nicoletta Riccardi - Enrico Somma. - Libro presso la Biblioteca di Sesto Calende-
 
Oriano sopra Ticino - un piccolo paese - (sotto gli auspici della societa' Storica varesina - Di Elso Varalli - Libro presso la Biblioteca di Sesto Calende - Stampato nel mese di settembre del 1978 da "La Tipografica Varese"
 
Archivi e Bibliografia:
 
Quaglia G., 1884 - Laghi e torbiere del circondario di varese - Tipografia Macchi e brusa , varese
Nangheroni L. G. , 1932 - Carta gneognostica-geologica della provincia di varese - R. istituto tecnico di varese, 111 pp, Varese.
Cita M. B. , 1975 - Studi stratigrafici e micropalentologici sulle formazione comprese fra il Nummulitico e il Pliocene nel territorio di Varese. Boll. Servizio Geologico, v. 75, pp. 671-677, Roma
Nangheroni G., 1976 - Appunti sull'origine di alcuni laghi prealpini lombardi - Atti Soc. Ital. Scienze Naturali, v. 1956, pp. 179-196, Milano
Villa F. A., 1956 - Studi stratigrafici sul territorio subalpino Lombardo. Microfaune e microfacies del Nummulito di Travedona - (Varese). Rivista Ital. di Palentologia e stratigrafica, Milano
Cita M.B. , 1957 - Studi stratigrafici sul terziario subalpino lombardo, Nota VIII, Sintesi stratigrafica delle Gonfoliti, Rivista Italiana di paleontologia e Stratigrafia, Milano
Ravera O., 1974 - Tre laghi della provincia di varese: lago di varese, di Comabbio e di Monate -  Inquinamento, Milano
Braghieri R. e Montanari L. , 1976 - I calcari Nummolitico-algali di Travedona e Ternate (varese) - Atti societa' Ital. Sc. Museo Civ. Stor. nat. Milano, v 177, Milano
Cati L., 1981 - Idrografia e idrologia del po, Pubblicazione n. 19, Ufficio idrografico del Po, Roma
Barnaba P.F., 1982 - Studio geologico - ambiente del bacino del lago di Comabbio (Varese) m- Idrogeologia e bilancio idrico preliminare, CNR, P.F. Promozione della qualiota' dell'ambiente, Roma
Nangheroni G., 1955 - Appunti sulle antiche variazioni di livello del verbano e dei laghi di Comabbio a varese, Sibrium II: pag 235-236
Tizzoni M., 1980 - lago di Monate - preistoria Alpina
Banchieri D., 1986 - Preistoria dei laghi varesini - in collana studi paleontologici, universita' di Pisa, ed. Giardini.
Baretti P., 1981 - Rilevamento subacqueo nella stazione palafitticola deol Sabbione - in "Sibrium", XV, 1980-1981, pp 3-14
Bertolone M., 1957 - Recenti ricerche del centro studi preistorici e Archeologici di varese: ricerche dell'isola Virginia, in "Rivista di Scienze preistoriche", XII, pp 126.
Binaghi M. A. , 1983/1984/1986 - Rilevamento topografico della palafitta del sabbione nel lago di Monate, Notiziario della Soprintendenza Archeologica della Lombardia.
Castelrranco P., 1878 - le stazioni lacustri dei laghi di Monate e Varano e considerazioni generali intorno alle palafitte, in Atti della Societa' italiana di scienze naturali, XXI, pp.398
Castelfranco P.,1880 - Notizie attorno alla stazione lacustre della lagozza di besnate, in Atti della Societa' Italiana di scienze naturali, XXIII, pp.192
Castelfranco P., 1902 - I palafitticoli varesini  e gli eneolitici della palude di Brabbia, in atti della societa' Italiana delle scienze naturali, seduta del 21 ottobre 1902.
Cornaggia Castiglioni, 1955, - Nuove ricerche nella stazione palafitticola della lagozza di besnate, in "Sibrium", II, pp 93
Cornalia E. 1863, - Le palafitte e le stazioni del lago di varese - in "La Perseveranza", Milano
Guerreschi G., 1983, - Biandronno, isolino virginia. Insediamento neolitico - in "Notiziario dela sopraintendenza archeologica della Lombardia ", pp.3
Stoppani A., 1863 - Prime ricerche di abitazioni lacustri nei laghi di Lombardia, in atti della societa' Italiana di Scienze naturali, V, pp. 154
 
 
 
 
 
 
ABBREVIAZIONI
 
A.C.A.M. - Archivio della Curia Arcivescovile di Milano
A.L.P.S.C. - Archivio del Luogo Pio di Santa Corona di Milano
A.S.L. - Archivio Storico Lombardo
A.S.M. - Archivio di Stato di Milano
A.S.V. - Archivio di Stato di Varese
R.A.C. - Rivista Archeologica dell'antica provincia e Diocesi di Como
R.G.S.A. - Rassegna gallaratese di Storia e d'Arte
R.S.S. - Rassegna Storica del Seprio
R.S.S.V. - Rivista della Societa' Storica varesina
 
 
INDIRIZZI UTILI
 
Giorgio Ostini: - Fatto visita al Sig. Giorgio ostini nella sua abitazione. GIORGIO OSTINI - Artigiano del Legno - Presso Libera Associazione in allegria - 1987 - AMICI DI CUIRONE - Via San Materno 9 - 21029 - Cuirone di Vergiate. - Tel 0331/947349 - 02/29524813. Tornare a trovare qualche pomeriggio in quanto ha disponibilita' di far vedere le vecchie carte Teresiane.
 
Vergiate - La biblioteca si trova in Piazza Matteotti, 25 ed e' aperta dal Lunedi al sabato dalle ore 10:00 alle 12:00 e nel pomeriggio di lunedi e mercoledi dalle ore 14:00 alle 17:30 e martedi e giovedi dalle ore 14:00 all 19:00
 
Comabbio - Nel comune di Comabbio (0331/968572) la Signorina Nadia e' a disposizione per informazioni.
       Pro-Loco - Presidente: Scarlatti Dino
       Biblioteca: Signora Nuccia tel 0331/968984
 
 
 
CERCARE
 
Sesona - Cercrare l'antica torre di osservazione romanica.
 
Cercare anche l'acquedotto che si trova dalla strada tra Sesona e Golasecca e gruppo Gruppetti. Poco dopo l'entrata sulla sinistra ma non si vede.
 
Parco naturale di San Giacomo - Esiste una pubblicazione allo scopo - Ricercare in biblioteca a Vergiate.

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Varano Borghi

 
 
Varano Borghi
Luogo: Varano Borghi (Varese)
 
Varano Borghi (Varàn in dialetto varesotto e semplicemente Varano fino al 1906) è un comune italiano di 2.383 abitanti della provincia di Varese in Lombardia. Società Evoluzione demografica 146 nel 1751 239 nel 1805 annessione a Ternate nel 1809 456 nel 1853 Abitanti censiti Amministrazione Giunta comunale Sindaci dal 1945
 
Trasporti Ferrovie Stazione ferroviaria di Ternate-Varano Borghi lungo la linea ferroviaria Milano-Luino.
Strade Da Varano Borghi passano le strade provinciali N° 18 Vergiate-Bardello e N° 53 Varano Borghi-Cazzago Brabbia.
Varano Borghi dista inoltre 6 km dalla Strada Statale N°33 e dall'uscita Sesto Calende-Vergiate dell'autostrada A8/A26.
Sport Calcio La principale squadra di calcio della città è l' Associazione Sportiva Varano Borghi Calcio che milita nel girone B varesino di 3ª Categoria.
 
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La fabbrica tessile
 
Fabbrica Varano Borghi
Tra il 1900 e il 1904 lo stabilimento venne creato, ristrutturato e completato da un nuovo corpo di fabbrica commissionato da Luigi Borghi allo studio di architettura svizzero Sequin-Knobel. Al corpo di fabbrica originario (un antico mulino detto di Pasquale, dove era collocata la tintoria) vennero aggiunti nuovi edifici dove trovarono spazio la filatura, le camere delle corde, i forni, i rustici, la stalla per ricoverare gli animali e una piccola caserma per il corpo privato di vigili del fuoco. Per consentire una migliore illuminazione diurna, buona parte dei nuovi reparti venne dotata di copertura "a shed"; i piani vennero invece realizzati con un sistema di volte in mattoni. Ai piedi della collina su cui sorgeva la villa padronale vennero invece eretti i serbatoi dell'acqua: tre torri a base quadrata innestate su un capannone a tre livelli scandito da ampie finestre.
 
L'inaugurazione del nuovo complesso avvenne l'8 settembre 1904 alla presenza della famiglia Borghi, di autorità politiche (i senatori Ernesto De Angeli e Giulio Adamoli il deputato Angelo Lucchini, il prefetto e il sottoprefetto[di quale prefettura?]) ed esponenti dell'industria del Varesotto (quale il barone Costanzo Cantoni).
 
L'opificio era collegato alla stazione di Ternate-Varano Borghi mediante una ferrovia a scartamento ridotto, onde agevolare il trasporto della materia prima (cotone greggio) e dei prodotti finiti.
 
Tale impianto è stato modificato allorché, esaurita la funzione originaria, i capannoni sono stati occupati da nuove aziende, le quali per proprie necessità hanno aggiunto nuovi corpi edilizi e costruzioni prefabbricate.
 
Villa Borghi
 
Alcuni storici[Quali?] hanno ritenuto che la villa sorgesse su un antico castello di cui rimaneva traccia nel salone principale, corrispondente alla sala del castello che si sarebbe conservata nonostante le trasformazioni avvenute. Il restauro, che ha indagato a fondo sui materiali utilizzati nella costruzione, non ha però rinvenuto strutture difformi che potessero avallare questa ipotesi. Quel che è certo è che la villa è il risultato di una serie di rielaborazioni, avvenute dalla metà del XIX secolo in poi, di un edificio più antico.[5] L'aspetto lo si deve a un primo restauro realizzato dall'architetto milanese (ma varanese di origine[5]) Paolo Cesa Bianchi[5] tra il 1860 e il 1879, negli anni della gestione aziendale di Napoleone Borghi. La casa ha una pianta a doppia T con il corpo centrale allungato; la fronte principale è lievemente aggettante nel settore centrale, suddiviso in tre livelli con finestre ornate da modanature in pietra arenaria chiara, e si conclude con un fastigio. Le ali laterali, con porte-finestre a ogni piano, terminano con una balaustra in pietra. I prospetti laterali sono ritmati da aperture quadrangolari con profili in pietra o stucco, lo stile complessivo segue il gusto di un certo eclettismo diffuso nel corso dell'Ottocento in area lombarda[5]. Nell'ingresso un'elegante scalinata in marmo conduce al piano superiore[5] da cui attraverso un cavedio, delimitato da una balaustra in ferro battuto, si guarda giù verso l'atrio che si sviluppa così in altezza per i due livelli. La grande estensione della villa determinata da un susseguirsi di stanze, saloni, una biblioteca a cui si aggiunge il grande parco, in parte realizzato all'inglese, secondo la moda romantica,[5] palesa la volontà di manifestare il prestigio sociale raggiunto dalla famiglia. Conferma di ciò si ritrova anche nella restante parte del parco, che vuole richiamare un giardino dell'estremo Oriente.[5] Tutti i saloni vennero decorati[5] dall'artista varesino Pietro Michis.
 
La chiesa
La chiesa parrocchiale intitolata al Divino Redentore fu costruita da maestranze locali su commissione della famiglia Borghi: il progetto venne affidato all’architetto Paolo Cesa Bianchi, il quale (seguendo la moda ottocentesca di riprendere stili architettonici delle epoche precedenti) s'ispirò alla quattrocentesca Collegiata di Castiglione Olona.
 
Il cimitero
 
Ingresso cimitero di Varano Borghi
L'impianto edilizio del cimitero comunale è stilisticamente omogeneo all'architettura del paese. Il recinto consacrato è a pianta quadrangolare divisa dal vialetto principale, che dall'ingresso (un arco retto da pilastri in laterizio ed esili colonnine in pietra con capitelli a forma di foglie d'acanto) conduce alla cappella gentilizia della famiglia Borghi.
Cimitero Varano Borghi
La cappella in questione presenta una facciata a salienti con arco d’accesso centrale tripartito da due esili colonnine simili a quelle dell’ingresso, uno zoccolo in pietra e la parte superiore in laterizi; il rosone centrale, tamponato da una vetrata che disegna una croce, è contornato da terrecotte smaltate. Decorazioni simili animano tutta la facciata, la cui cromia sfuma dai toni dell’avorio all’oro al verde; entro alcuni oculi è inscritta la data di costruzione (1911). L’interno è costituito da un unico vano diviso in tre campate: quella centrale è coperta a padiglione con embrici in terracotta smaltata d'azzurro (evocante la volta celeste) con nella chiave di volta un sole radiante dorato. Sulle pareti laterali prendono posto le lapidi commemorative degli esponenti della genealogia, mentre in fondo alla cappella trova posto un altare adornato dall'effigie della Trasfigurazione di Gesù[6] (stilisticamente affine all'opera omonima di Raffaello), realizzata in piastre di terracotta smaltata dal ceramista cortonese Pio Pinzauti. Completano la decorazione interna varie terrecotte disposte in riquadri con cornici, fasce di cherubini d'ispirazione robbiana, fiaccole, rosoni e rami d’ulivo. Il repertorio decorativo venne prodotto dalla ditta Ceramica Lombarda, al tempo fornitrice dei rivestimenti in maiolica in uso nelle case liberty milanesi.
 
 
 
 
 
 
LE ISTITUZIONI STORICHE DEL TERRITORIO LOMBARDO XIV-XIX secolo - Progetto CIVITA - Varese - Regione Lombardia
 
Comune di Varano
 
sec. XIV - 1757
Varano è una località della pieve di Brebbia citata negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano. Era tra le comunità che contribuivano alla manutenzione della strada di Rho (Compartizione delle fagie 1346). Nei registri dell’estimo del ducato di Milano del 1558 e nei successivi aggiornamenti del XVII secolo Varano risultava ancora compreso nella medesima pieve (Estimo di Carlo V, cartt. 7-8).
Nel 1611, Giacomo Trecchi, di Galeazzo, notificò il possesso immemorabile del feudo di Varano, unito a Cazzago di Sotto, con i dazi del pane, vino e carni, con la ragione di pesca nel lago e nella roggia detta Naviglietto, col diritto di tenere osteria e con un censo feudale di 6 lire.
Nel 1661, alla morte del marchese Manfredo Trecchi senza discendenti maschi, il feudo comprendeva 22 fuochi per Varano e 17 per Cazzago di Sotto. Il solo feudo di Varano passò, nel 1690, al giureconsulto Giovanni Antonio Guilizzoni (Casanova 1930).
Secondo le risposte ai 45 quesiti del 1751 della II giunta del censimento, il comune era infeudato nel 1751 al conte Guilizzoni, cui pagava 6 lire all’anno.
Il giudice feudale cui era sottoposta la comunità era il podestà locale, che abitava in Arcisate e non percepiva onorario. Il console del comune prestava giuramento alla banca criminale del vicariato del Seprio in Gallarate. La comunità non aveva un consiglio, ma eleggeva due sindaci, che vigilavano sulla giusta ripartizione dei carichi. L’elezione avveniva ad opera della comunità, convocata tramite il suono della campana. Il cancelliere abitava a Comabbio e veniva retribuito con 7 lire all’anno. Le scritture venivano conservate dai due sindaci. La comunità si regolava da sé, senza procuratori, e lo stato delle anime era di circa 146 abitanti (Risposte ai 45 quesiti, cart. 3035, vol. D XV-XVI, Como, pieve di Brebbia, fasc. 24).
1757 - 1797
Nel compartimento territoriale del 1757 Varano risultava far parte della pieve di Brebbia (editto 10 giugno 1757).
Nel 1774, 11 maggio, per decreto del Senato, il feudo di Varano venne rilasciato a Teresa, figlia primogenita del conte Giuseppe Guilizzoni e moglie di Antonio Lemene (Casanova 1930, p. 105).
A seguito del nuovo compartimento territoriale della Lombardia austriaca del 1786, il comune, sempre compreso nella pieve di Brebbia, entrò a far parte della provincia di Gallarate (editto 26 settembre 1786). Il territorio venne successivamente inserito nella provincia di Milano e nel 1791, abolite le intendenze politiche, le terre della pieve di Brebbia vennero a trovarsi unite alla provincia di Milano (compartimento 1791).
1798 - 1809
Per effetto della legge 26 marzo 1798 di organizzazione del dipartimento del Verbano (legge 6 germinale anno VI bis) il comune di Varano venne inserito nel distretto di Besozzo, contrassegnato col numero 10.
Soppresso il dipartimento del Verbano (legge 15 fruttidoro anno VI), con la successiva legge 26 settembre 1798 di ripartizione territoriale dei dipartimenti d’Olona, Alto Po, Serio e Mincio (legge 5 vendemmiale anno VII), Varano entrò nel distretto XIV di Angera del dipartimento dell’Olona.
Con il compartimento territoriale del 1801 il comune fu collocato nel distretto II di Varese del dipartimento del Lario (legge 23 fiorile anno IX).
Nel 1805 il comune di Varano venne inserito nel cantone III di Angera del distretto II di Varese del dipartimento del Lario. Il comune, di III classe, aveva 239 abitanti (decreto 8 giugno 1805). Il 21 dicembre 1807 Varano e le terre circonvicine avanzarono una petizione per essere aggregate al dipartimento d’Olona (petizione di Angera 1807).
A seguito dell’aggregazione dei comuni del dipartimento del Lario (decreto 4 novembre 1809, Lario), in accordo con il piano previsto già nel 1807 e parzialmente rivisto nel biennio successivo (progetto di concentrazione 1807, Lario), Varano figurava, con 213 abitanti, comune aggregato al comune denominativo di Ternate, nel cantone II di Gavirate del distretto II di Varese, e come tale fu confermato con il successivo compartimento territoriale del dipartimento del Lario (decreto 30 luglio 1812).
1816 - 1859
Con l’attivazione dei comuni della provincia di Como, in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto (notificazione 12 febbraio 1816), il comune di Varano fu inserito nel distretto XV di Angera.
Varano, comune con convocato, fu confermato nel distretto XV di Angera in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde (notificazione 1 luglio 1844).
Nel 1853 (notificazione 23 giugno 1853), Varano, comune con convocato generale e con una popolazione di 456 abitanti, fu inserito nel distretto XX di Angera.-
 
 
VARANO BORGHI
A Varano Borghi nascerà un museo diffuso
13 pannelli racconteranno il passato dei luoghi più significativi del paese. La prima installazione sarà inaugurata giovedì 7 aprile
 
VARANO BORGHI
Per le vie di Varano Borghi sorgerà un museo diffuso. Passeggiando per il paese si potranno presto incontrare 13 pannelli informativi, che racconteranno il passato dei luoghi più significativi. Un percorso attraverso la storia e la cultura del territorio, per tenere viva la memoria e dare un nuovo slancio al turismo. L’iniziativa è stata lanciata dal Comune di Varano Borghi con l’aiuto della commissione cultura e di diversi cittadini varanesi.
Il primo pannello verrà rivelato giovedì 7 aprile alle 11.15 in località Boffalora, in occasione della commemorazione dei due partigiani Emilio Contini e Achille Motta uccisi da una squadra fascista nel 1945. La manifestazione organizzata dall’Anpi Varano Borghi Lago di Comabbio sarà un’anticipazione per la vera e propria inaugurazione del museo diffuso, che si terrà una volta installati tutti i primi 13 pannelli.
«Varano è un tipico esempio di villaggio operaio – raccontano dall’amministrazione – caratterizzato da uno stile architettonico industriale ottocentesco, che lo distingue da tutti i paesi limitrofi. Inevitabilmente, gran parte della storia del paese è legata alla famiglia Borghi che, all’inizio del XIX secolo, diede vita ad una delle realtà industriali più importanti dell’epoca in ambito tessile. Il primo pannello informativo del museo, tuttavia, è a doveroso ricordo di un avvenimento più recente della storia di Varano, ma che si inserisce in un momento storico mai così attuale come oggi: la lotta per la libertà».

Sesto Calende

Sesto Calende

Canegrate

 
 
redigio.it/dati2009/QGLG864-Vaipaese-Canegrate.mp3 - Ma vai a quel paese: Canegrate - - #55 - 5,44 - - #36 -
redigio.it/dati2009/QGLG874-territorio-canegrate.mp3 - pt08 - La cultura di Canegrate - (4.8) -   - #57 - 4,22 - - #36 -
redigio.it/dati1911/QGLF1069-necropoli-canegrate.mp3  - Il potere del fuoco - La necropoli di Canegrate dell'eta' del bronzo - Conferenza dei giovedi' del Museo il 10 gennaio 2019 al Leone da Perego di legnano  - 1,23,03 -
redigio.it/dati21/QGLD291-industrie-calini.mp3 - Calini, leader nella costruzione di macchine della terza generazione. Produzione a Canegrate, azienda storica.
redigio.it/dati14/QGLC437-legnano-parcol.mp3 - In attivita' da 44 anni, la Parcol oggi in Italia è leader nelle valvole di regolazione - Giuseppe Parini e Armando Colombo i fondatori. La moderna sede è a Canegrate.
redigio.it/dati6/QGLA535-4046_7116_.mp3 - Parte 48 ("La necropoli di Canegrate - La necropoli alla costa di San Giorgio - Tombe galliche trovate presso il Museo di Legnano")

Castelletto Ticino

Vergiate

 
 
VERGIATE
 
Vergiate ha origini antichissime. Durante i secoli il suo nome ha subito vari mutamenti: Vareglate, Varegiate, Verglatum, sono tra i più ricorrenti nei documenti storici. Vergiate comprende le frazioni di Cimbro, Corgeno, Cuirone e Sesona. L'annessione di questi comuni e' di epoca piuttosto recente. Risale, infatti, al secolo scorso e precisamente al 1869. Nei secoli precedenti i cinque paesi avevano seguito vicende diverse poichè diverse erano le giurisdizioni amministrative e religiose. Dalla seconda meta' del 1800 invece, un unico destino ha accomunato i cinque paesi.
 
Il comune di Vergiate è situato a 19 chilometri da Varese, sulla destra della statale 33 del Sempione e allo sbocco dell'autostrada Milano-Laghi, lungo il tratto Milano-Sesto Calende. Vergiate comprende le frazioni di Cimbro, Corgeno, Cuirone e Sesona. L'annnessione di questi comuni e' di epoca piuttosto recente.
Risale, infatti, al secolo scorso e precisamente al 1869. Nei secoli precedenti i cinque paesi avevano seguito vicende diverse poiche' diverse erano le giurisdizioni amministrative e religiose. Dalla seconda meta' dell'1800, invece, un unico destino ha accomunato i cinque paesi.
Vergiate ha origini antichissime. Durante i secoli il suo nome ha subito vari mutamenti. Vareglate, Varegiate, Verglatum, sono tra i piu' ricorrenti nei documenti storici. In un manoscritto del 1608 si e' trovato anche Vergante. Il nome di questo paese ha sempre incuriosito gli studiosi che hanno cercato di scoprirne la provenenienza ma con risultati non sempre convincenti. Tra le interpretazioni piu' note troviamo quella dell'Olivieri, (uno studioso di toponomastica), che fa derivare Vergiate in "AT" da "virectum", cioe' "luogo erboso".
Il venerando parroco di Vergiate, don Locatelli, aveva proposto una sua interpretazione. Vergiate sarebbe un sincopato da "in veridium agere" cioe' "adagiato nel verde". Il Gramatica, altro studioso di toponomastica, lo ha invece identificato nel vocabolo gallico "Gat" cioe' "Transito". Ma l'interpretazione piu' plausibile sembra quella del Rohlf, studioso del secolo scorso, che ha proposto Vergiate come un derivato dal nome romano "Varellus" diminutovo di Varus, da cui si sarebbero poi nati Varellate, Varegliate, vareglate. La desinenza "ATE" indica "luogo di". "Luogo di Varello" sarebbe dunque la lettura del nome.
Origini
Una antica leggenda racconta che un principe ungherese aveva rinunciato al proprio regno per amore di una bellissima zingara con la quale poi fuggi'. Dopo aver errato a lungo, i due giunsero in una terra verde e solitaria ove si stabilirono e fondarono un villaggio che chiamarono "verdeggiante". Con questo racconto si vorrebbe spiegare l'origine di Vergiate in un modo un po' poetico.
Attenendoci invece a notizie piu' verosimili, si e' appreso che ci sono testimonianze molto antiche di cui possiamo avvalerci per iniziare il nostro viaggio nel passato.  Le prime testimonianze che sono state raccolte riguardano i tempi piu' antichi della storia umana. Si ritiene infatti che il paese fosse abitato gia' nei primi secoli del IV millennio ac (periodo tardo eneolotico), poiche' presso questi luoghi sono stati rinvenuti dei frammenti di ceramica di quel periodo e piccole selci color ocra che risalgono forse ai tempi piu' antichi. Ma le prove piu' consistenti dell'insediamento unmano in epoca antica, sono costituite dal ritrovamento, avvenuto nel secolo scorso, di alcune palafitte nelle zone lacustri. Gli studiosi fanno risalire queste strutture a 2500 anni prima di Cristo.
Queste date ci danno la possibilita' di comprendere l'arco di tempo che ci separa da quei momenti della storia quando ancora l'umanita' viveva in modo semplice. Fino ad allora, tuttavia, l'uomo sentiva la necessita' di dare una degna sepoltura ai propri cari, manifestando cosi' un grande interesse per il culto dei defunti. Sono state reperite diverse tombe appartenenti al periodo del ferro. Fra Sesona e Golasecca, ad esempio, e' stata rinvenuta addirittura una necropoli che risale a quell'eta'. A questo punto e' opportuno fare una precisazione: dobbiamo ricordare che le tappe della storia occidentale differiscono da quelle orientali. Infatti mentr l'Occidente era solo agli albori della sua storia, l'Oriente aveva gia' conosciuto splendide civilta' Furono forse i popoli provenienti da queste zone e dall'interno dell'Europa  a fornire nuovi contributi alle popolazioni dei nostri luoghi, introducendo l'uso dei metalli. Troviamo infatti, tra i reperti piu' antichi monili, vasi di terracotta, collane di bronzo, segni del lento cammino verso la civilta'.
Vergiate in seguito e' stata abitata dagli Etruschi, un popolo che ancora oggi conserva molti misteri attorno alle proprie origini e al proprio linguaggio. Gli Etruschi hanno lasciato tracce evidenti del loro insediamento. Vicino alla cappella di San Gallo e' stata scoperta nel 1913 una stele con iscrizione nord-Etrusca che costituiva il coperchio di una tomba  a cassetta oggi conservata al Museo Archeologico di Milano. Scavando un pozzo, inoltre,  vennero alla luce delle fondamenta di edifici antichissimi e dei vasi etruschi. Il popolo etrusco rimase in questi luoghi fino all'arrivo di altre popolazioni.
Verso il VI secolo a.c., infatti, una grande immigrazione interesso' l'Italia nella sua parte settentrionale. Dalle Alpi occidentali i Cemti (questo oera il nome originario dei popoli che vennero in seguito chiamati Gallli dai Romani) si stanziarono nel nord, divisi in bande di cui le principali erano i Boi, i Cenomani, gi Insubri. Furono proprio questi ultimi ad occupare il territorio di Vergiate e il circondario. A quel'epoca la zona era ricca di foreste che le conferivano un apsetto particolarmente rigoglioso.
Poiche' abbondavano di paludi e le acque, gli Insubri si collocarono sui monti da cui potevano controllare la situazione del circondario e difenderlo da eventuali minacce.Con la venuta delle ultime popolazioni celtiche, verso il 520 ac., si puo' ritenere conclusa l0ndata delle immigrazioni in Italia durante l'era antica. Nel frattempo la potenza romana si era ormai rafforzata nel cuore dell'Italia e non era lontano il periodo che vedeva tale popolo divenire padrone della situazione italiana, bloccando quindi tutte le invasioni da parte delle genti provenienti dal resto dell'Europa.
 
Periodo Romano.
I Romani, babbiamo detto, cominciarono ad acquisire potenza e prestigio tali da divenire il popolo pu' potente dell'Italia  che dal cuore della penisola andava estendendo i propri confini nele zone circostanti.  Dopo avere assoggettato i territori piu' vicini i Romani volsero alla conquista della Cisalpina.  In meno di un decennio (dal 222 ac. in poi) tutta l'italia settentrionale cadde nelle loro mani. Roam assicuro' i propri confini settentrionali con la barriera delle Alpi, fondo' nei nuovi territori delle citta' e realizzo' nuove strade. Sembra che uan di queste strade passasse ne  territorio di Vergiate. Leggiamo " Lungo la vallata del Tcino correva una grande via militare che giunta al lago Maggiore proseguiva verso i valichi alpini".  Ma Vergiate entra nella storia come campo di battaglia durante la seconda guerra punica, quando ancora il territorio era occupato dai galli. Roma era insosteppita dal fatto che i Cartaginesi continuassero ad avanzare verso i Pirenei. Per tentare di fermare questa avanzaa si alleo' con Sagunto, una colonia greca. I Cartaginesi pero', dopo averla espugnata, continuarono ad avanzare verso l'Italia. Al comnado di Annibale entrarono nel nord-Italia attraverso il piccolo San Bernardo. Nella Gallia Cisalpina trovarono Publio Cornelio Scipione, inviato da Roma,che li stava aspettando. I due storici personaggi si scontrarono presso il Ticino (218 ac.)  La battaglia, secondo alcuni storici, si sarebbe svolta nel territorio di Vergiate e precisamente nelle Corneliane di Sesona. Questa teoria sarebbe inoppugnabile in quanto convalidata dalle testimonianze di Polibio e di Livio. Del resto non e' difficile scorgere a cennessione che esiste tra il nome del condottiero romano Cornelio Scipione e le alture di questi luoghi.
Nel secolo scorso, inoltre, presso queste zone, vennero alla luce delle armature romane e delle sepolture umane, resti, che probabilmente, di quell'antica battaglia. La dominazione romana,  vavvenuta in seguito,  lascio' molti segni segni ancor oggi evidenti. Nel 1935 il professor Betolone, sovraintendente del museo di varese, porto' alla luce nela localita' di San Gallo i ruderi di una villa romana a cui erano annesse le terme. Nelle zone circostanti erano sttate trovate delle tubazioni in pietra, piombo e cotto, tutte rivolte verso la medesima sorgente costituita forse da terme o da bagni. In una parete della chiesa parrocchiale di San martino e0 murata un'ara dedicata a Silvano, Dio latino protettore dei bosche e delle greggi. Negli scavi archeologici e durante i lavori svolti per la costruzione delle case e di strade sono state scoperte tombe, mnili, monete, che costituiscono altre prove dell'antico insediamento romano.
Frammenti di storia
Dover riassumere in poche righe il corso dei secoli e secoli di storia e' compito assai arduo ed impegnativo. Una trattazione analitica del lungo periodo  che va dal medioevo all'eta' contemporanea e', tuttavia alquanto superflua considerata la scarsita' di notizie sul territorio vergiatese. Toccheremo quindi alcuni punti essenziali che interessano direttamente il paese. Dutante i primi secoli del medioevo, con la costituzione dei regni romano-barbarici, il territorio di Vergiate, con parte dell'Italia settentrionale, fu interessato alla dominazione longobarda ( dal 568 a 774 circa). In seguito avvenne uno dei fatti di maggior rilievo dell'intero medioevo., la costituzione del Sacro Romano Impero attuata da carlo Magno. Sotto il suo impero fu riunito tutto il territorio dellla futura Europa. Nei secoli successivi vergiate segui' le sorti di Milano e con essa passo', nel 1281, alla signoria dei Visconti. A Vergiate fu costruito un castello visconteo e piu' tardi un altro castello di proprieta' dei Daverio, una famiglia con la quale i Visconti mantennero sempre buoni rapporti.
Nel 1395 Galeazzo Visconti ricevette il titolo di Duca di Milano.
Al lungo regno visconteo segui' il periodo sforzesco conclusosi in breve tempo.
Per l'Italia si stava aprendo un capitolo particolarmente travagliato. Dopo essere stata soggetta alle varie incursioni degli Svizzeri, Francesi, Spagnoli, nell'800, subi' defintivamente il dominio austriaco. Grazie al governo di Maria Teresa d'Austria, e all'aiuto fornito da Francesco Daverio, di cui parleremo piu' avanti, il territorio venne riorganizzato:"molti rimedi necessitavano fra i quali: la concentrazione in poche mani di una fonte di reddito, una forma di tributi diretti, un censimento e il famoso catasto dei beni fondiari che era al tempo stesso la premessa e la conseguenza della soluzione dei problemi economici". Tutto questo permettera' a governo un controllo fino ad ora inesistente. L'Italia, dopo il congresso di Vienna, si trovo' divisa i tanti pccoli regni. Il popolo italiano, che tanto aveva sofferto a causa delle invasioni e dei domin stranieri, questa volta si trovo' unito in un sentimento comune che aspirava all'indipendenza dallo straniero e lla formazione di un popolo unito. Il sogno di unificare la penisola, che era divisa fin dai tepi del Longobardi, si realizzo' nel 1861.

Corgeno

CORGENO
 
Corgeno "anticamente Corzeno" e' arroccato su un'altura da cui si scorge il lago di Comabbio. E' un centro medioevale che si e' conservato intatto nel corso dei secoli, rimanendo un luogo di interesse storico e culturale. Il paese e' dominato dal campanile in stile romanico della chiesa di San Giorgio.
CORGENO. "Anticamente Corzeno, potrebbe essere collegato col nome dei "Vicani" "Corogennates", secondo il Gramatica "Cor-ghen-ates", formato da due parole celtiche (caer-gana) con il significato di "Castello rivierasco" del "caer-gana". La frazione e' arroccata su un'altura da cui si scorge il lago di Comabbio. E' un centro medioevale che si e' conservato intatto nel corso dei secoli, rimanendo un luogo di interesse storico e culturale. Il paese e' dominato dal campanile in stile romanico della chiesa di San Giorgio.

Bernate

Castellanza

 
 
redigio.it/dati4/QGLA101-varie-legnano-6633-7889.MP3 - Il palio di Castellanza. Palio delle contrade: insu' e ingio', iniziato negli anni 30 - Parte 46 ("Legnano - Castellantia 420") - audio_6633_7889_ - 02.17 - #35 -

Casale Litta

Cadrezzate

Cimbro

 
CIMBRO
 
Cimbro, una volta era Zimbrum. E' di Cimbro una deliziosa chiesetta dedicata a San martino; questa struttura architettonica religiosa sorge un po' piu' in basso rispetto al paese ed, essendo isolata, si lascia ammirare senza che rumori ed interferenze disturbino la quiete rurale dell'ambiente.
 
Una volta chiamato ZIMBRI o Zimbrum, come Vergiate ha dato adito a diverse interpretazioni. L'Olivieri non rifiuta l'ipotesi di un derivato da "Cimulus" essendo Cimbro situato sopra una collinetta. Il paese si trova infatti, in leggero pendio sopra un colle. Sempre nella frazione di Cimbro e' ubicata una deliziosa chiesetta dedicata a San Martino;  questa struttura architettonica religiosa sorge un po' piu' in basso rispetto al paese ed essendo isolata, si lascia ammirare senza che rumori ed interferenze disturbino la qiete rurale dell'ambiente.

Cuirone

 
CUIRONE
 
Cuirone, detto anche Cuvirone, ospita nel suo territorio il monte S. Giacomo, il piu' alto della zona (m. 431), anticamente meta di amene passeggiate delle nobili famiglie milanesi e del circondario. Vi si trovava, infatti, un luogo di ristoro caduto poi in disuso e quindi in rovina.
CUIRONE. detto anche Cuvirone e, in epoca passata Cuguirono, poi Cuvirono, non ha destato dubbi. Il significato del suo nome e' indubbiamente uno: "luogo sopra il colle".Cuirone ospita nel suo territorio il monte San Giacomo, piu' alto nella zona (431 metri), anticamente meta di amene passeggiate  delle nobili famiglie milanesi e circondario. Vi si trovava, infatti, un luogo di ristoro caduto poi in disuso e quindi in rovina. La chiesa di Cuirone e' dedicata a San Materno.
 
"Cuvirone nel settecento" - Catasto Teresiano "Cartografia del territorio di una piccola comunita'"
Titolo del fascicolo prelevato presso la biblioteca comunale di Vergiate.
 
Edito da "Amici di Cuirone" Libera Associazione in allegria" 1987.
Mostra documentaria
Sede della Mostra: Cuirone di Vergiate - Centro sociale, piazza Turati
Esposizione: dal 20/12/87 al 10/01/1988
Nella copertina compare un particolare tratto dalla Mappa del territorio di Cuvirone - I722(A.S.VA.) - Sezione finanziaria, atti catastali).
La Mostra e' stata realizzata con il contributo dei soci:
Miranda Baratelli - Giorgio Ostini - Alberto Senaldi - Dante Vanetti.
 
Carta di identita' di CUVIRONE nel settecento:
Comune di Lombardia
Pieve di Somma
Ducato di Milano
Feudo di Castelbarco Visconti (dal 1717)
Parrocchia di Cimbro con Cuvirone
Pieve ecclesiastica di Mezzana
Diocesi di Milano
Popolazione: 230 anime nel 1750
Territorio: pertiche 6339 tavole 5 nel 1755
Corsi di acqua: fiume Strona
Chiese: Una titolata a San Materno (con cappellano)
Attivita' mercimoniali: Un prestino, Un "Bettolino" (osteria), due molini ad acqua.
 
Descrizione di Cuvirone - copia estratto da libro "Monumenta Somae, locorunque circumjacentium" di F. Campana edito nel 1784. Traduzione dal latine di A. Bellini.
 
"CUIRONUM . Tax X. A poche miglia da Vergiate e' Cuirone, villaggio semidiruto, nobile per antichita'. Vi trovi rovine di rocche e un pozzo di grandissima profondita'. I contadini, smuovendo la terra, scoprirono urne di argilla piene di ceneri e, frammisti anelli secondo l'antico costume. Non lungi e' un tempietto antico, o meglio i ruderi di un tempietto dedicato a San Gallo con traccie di pitture. E' fama che in quella chiesuola i Vergiatesi usassero un tempo purgarsi al sacro fonte. Donde il forte dubbio che gli antichi abitanti di questi monti ubbidissero all'Abate e Principe Gallese.
 
Presentazione
L'attivazione del catasto teresiano, avvenuto verso la meta' del settecento, rappresento' per la Lombardia il momento culminante della riforma censuaria iniziata alcuni decenni piu' addietro dal Governo Austriaco.  Venivano cosi' a realizzarsi molti degli scopi amministrativo-tributari che le Giunte del Censimento, appositamente costituite, avevano tenacemente perseguito superando non poche difficolta', rappresentate talvolta da privilegi ed altre irregolarita' consolidatesi durante la dominazione spagnola. Tutti i patrimoni immobiliari, senza distinzone alcuna, furono minuziosamente censiti e la finanza statale pote' applicare le relative imposte con certezza es efficacia. Il catasto teresiano ai nostri giorni rimane un grande esempio di tecnica topografica settecentesca ed e' nel suo complesso una delle fonti documentarie essenziali per l'analisi storica del tempo. A dsistanza di due secoli, dobbiamo realisticamente constatare che rispetto ad allora le cose sono notevolmente regredite. Pure in presenza di tecniche sofisticate il catasto attuale riesce faticosamente a gestire l'ordinaria amministrazione e lo stato non e' in grado di verificare con la dovuta certezza la base impositiva immobiliare dei vari possessori. Inoltre "apertis verbis" e con molta nostalgia, guardando le mappe teresiane con il cuore in gola diciamo: il paesaggio della nostra terra ha subito un'incredibile metamorfosi. L'ambiente e' sempre piu' degradato: i nostri fiumi ridotti a fogne a cielo aperto, boschi abbandonati e discariche ovunque. I centri storici sconvolti, la campagna cementificata da immobili costruiti senza rispetto ne' cultura in un disordine urbanistico dilagante che ha determinato e determina, la progressiva perdita dell'identita' di Comunita' nel senso piu' antropologico del termine. Ed ancora, dai documenti catastali rileviemo che spesso il cambiamento demagogico e superficiale dei nomi di vie, piazze e localita' ne ha sconvolto la toponomastica cancellando testimonianze preziose.
"Cuvirone" pero'... e' rimasto con grande fatica e qualche errore un'isola ancora felice e noi desideriamo che tale rimanga per il futuro. Questa mostra e' stata voluta e realizzata con grande passioe anche da chi di "Cuvirone" non e', nella comune certezza che solo conoscendo il nostro passato si possa operare per un futuro migliore.
Associazione Amici di Cuirone.
Il Catasto settecentesco detto "Teresiano"
Ai primi del secolo XVIII, vicende belliche e successorie portarono lo stabilirsi della dominazione austriaca in Italia. Per il Ducato di Milano inizio' cosi' un nuovo periodo storico di mutamenti sociali ed economici nonche' amministrativi  caratterizzati dall'introduzione di importanti riforme del sistema fiscale. Relativamente a quest'ultimo aspetto, vennero costituiti due organismi governativi denominati " Giunte del Censimento" (la prima opero' dal 1718 al 1733 e la seconda dal 1749 al 1757) con il preciso mandato di mettere ordine nella finanza locale e applicare con maggior equita' le varie imposte.Fulcro della riforma venne rappresentato dall'imponente opera del CATASTO detto "Teresiano" dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria, regante durante il periodo della sua attivazione avvenuta nel 1760. Durante la prima iunta del censimento vennero eseguite le operazioni di misura dei beni siti nel territorio del Ducato limitatamente ai soli terreni; per gli edifici e i fondi montuosi le misurazioni vennero fatte in un sol corpo.
Va riferito che queste misurazioni vennero effettuate utilizzando la tavoletta pretoriana, un nuovo strumento di cui accenneremo piu' avanti. Tutti i dati topografici vennero riportati su varie mappe: mappe originali o di campagna, mappe ridotte e mappe copia in fogli componibili. Le mappe copia graficamente illustrate e colorate con l'indicazione molto pittoresca delle varie colture divise nei vari mappali di appartenenza. Ad ogni singolo mappale si riportava una numerazione progressiva a cui faceva riferimento un elenco dettagliato denominato "Sommarione". Onde facilitare l'individuazione censuaria dei vari possessori, il "Sommarione" era compendiato da un registro alfabetico denominato "Catastrino" (oppure Cattastino). Con l'insediamento della seconda giunta del Censimento (1749-1757) si effettuarono le misurazioni e le stime degli edifici; i dati vennero riportati su nuove mappe oppure, come accadde per il territorio di Cuvirone, vennero inseriti nelle mappe del censimento precedente con le relative aggiunte ai dati del "Sommarione". Dopo l'opera della "Regia Interinale Delegazione" (1758-1759) costituita con il compito di risolvere varie vertenze e reclami sollevati dai possessori, il catasto venne attivato nel 1760.
Il territorio di Cuvirone nel catasto Teresiano. - Le Mappe.
La misurazione dei beni di Prima Stazione del territorio di Cuvirone venne completata nel 1722. Una dettagliata descrizione in mappa riporta gli estremi dell'operazione con i nominativi degli esecutori. Essa recita: "CUVIRONE / pieve di Soma / Ducato di Milano misurata dal geometra Antonio Guyberc in occaione dela Misura Generale cominciata li 3 di setembre 1722 e terminata a li 20 di ottobre. Assistito dagli intrascritti homini cioe' Ascanio Grognola, Francesco Agudio Benedetto Caielli e Antonio Vanollo in f. 13 (illustrazione stampata in copertina nella presente pubblicazione). La mappa originale, o di campagna, in rotolo venne poi copiata da un certo Gerolamo Giuone su una mappa piana di 13 fogli componibili aventi la dimensione di 510 mm per 405 mm e numerati nel lato superiore con cifre romane. Sul foglio XIII appare il quadro d'insieme generale.Nella fase di copiatura sono state illustrate ad acquarello tutte le varie colture ed ogni singolo mappale e' stato opportunamente numerato progressivamente in colore rosso con aggiunta a lato, in colore nero, la rispettiva misura in pertiche e tavole.
Gli immobili sono stati individuati con il colore rosso e censiti successivamente nella rilevazione dei beni di Seconda Stazione. La numerazione dei siti di casa e' stata fatta in marrone mentre la chiesa di San materno e' identificata con la lettera "A". Va notato che il mappale n. 84 l'azzonamento tipologico, sebbene descritto analiticamente nel "Sommarione", risulta graficamente individuato in corpo unico.
Il territorio di Cuvirone ha la stessa estensione del comune censuario attuale.
La forma molto allungata, geograficamente allungato nella sua parte piu' ampia in direzione nord/sud (risulta stranamente identico a quello di Mezzana) confina a meridione con Arsago e Mezzana, a est con Vergiate e Corgeno, a settentrione con Varano, a est con S. Pancrazio, Villadosia e Cimbro. Orograficamente collinare nella parte settentrionale (culmina con il Monte San Giacolo) risulta molto boscato a brughiera, bosco forte e castanile. Nell'estrema parte settentrionale si trova un pascolo molto esteso. Alla base di questo anfiteatro morenico si nota qualche ronco, un aratorio vitato e poi il nucleo abitato con la chiesa d S. Materno e numerosi orti, giardini e prati.
Proseguendo verso sud incomincia la zona pianeggiante con tutta la parte aratoria vitata e non ( complessivamente l'aratorio rappresenta 1/5 del territorio). Nella parte bassa del paese, verso occidente, vi sono numerosi ronchi ed oltre, ancora boschi. Nelle vicinanze della "Cassina della Torretta" si segnala un fondo di discreta dimensione coltivato ad aratorio vitato.
Una notevole fascia di brughiera e la riva boscata delimita la parte meridionale del territorio deove scorre, costeggato da umerosi prati irrigui, il fiume Strona. Il corso d'acqua scende sulla linea di confine con Arsago in direzione nord-est/sud-ovest. Sul suo corso vi sono due molini, denominati "di Mirasole" e "della Resica" utilizzati principalmente per la macina dei cereali prodotti nella zona. Si puo' senza dubbio ritenere che la denominazione del molina della Resica e' riferita a un suo utilizzo per la segatura del legname, ipotizzabile in epoca precedente. L'unica zona paludosa e' situata nella parte nord-est del nucleo abitato.
Gli edifici si trovano tutti nel nucleo abitato eccezzion fatta per le due "cassine di Mirasole e di Torretta" e i due molini sopracitati.
La strada principale, orientata in direzione nord-sud, conduce da Varano al Ponte di Laveggio passando per il nuclo abitato; ed e' ritenuta tra le rotabili piu' antiche della pieve. Il Ponte Laveggiosullo Strona e' il crocevia di alcune strade importanti per Arsago, Vergiate e Mezzana Va notato che il tracciato stradale dal centro abitato di Cuvirone a Varano, mentre appare sulla mappa di Varano del 1722, e' inspiegabilmente mancante sulla mappa di Cuvirone. Della strada principale dipartono alcune direttrici per Cimbro, Vergiate e vicinali minori.
IL SOMMARIONE
Sulla base  delle mappe e' stato compilato un elenco dettagliato dei fondi censiti (Beni di Prima e Seconda Stazione) con l'indicazione dei possessori, tipo di coltura, estensione con le stime del "valor capitale" calcolato secondo una precisa tabella (Documento riprodotto in questa pubblicazione).Denominata "Tavola del Nuovo Estimo"e approvata dalla Real Giunta del Censimento per Decreto il giorno 7 giugno 1755, questo registro e' conosciuto con il nome di "Sommarione". Sulle ultime pagine del registro vi sono alcune variazioni successive al 1755 e una pagine ove e' censita la chiesa di San Materno.
Il "CATASTRINO"
Si tratta di un elenco alfabetico dei possessori redatto per facilitare l'individuazione del valore tassabile. Compilato in base al registro "Sommarione", riporta per ogni singolo possessore (sia persone che enti vari) l'estensione in pertiche e tavole e il rispettivo "Valor Capitale". Il territorio di Cuvirone risulta composto complessivamente da pertiche 6939 e 5 tavole con un "Valor Capitale" stimato di 15.125 scudi e 4 ottavini di lira. (in questa pubblicazione e' riprodotto il sommario del "Catastrino").
Cenni di vita rurale in Cuvirone
Durante il settecento l'azione delle giunte del Censimento fu molto incisiva e, onde poter acquisire tutti i dati relativi alla situazione economica e fiscale del Ducato di Milano, svolsero delle particolari inchieste nelle varie Conunta' note come i "Processi per le tavole". Il contenuto di questi processi consisteva in un certo numero di quesiti posti ai rappresentanti locali (consoli, abitanti del posto, ecc.) circa lo stato dei terreni, la produttivita' delle colture, le rendite, la situazione finanziaria delle Comunita', ecc. Queste inchieste, oltre ad essere una preziosa documentazione conoscitiva dal punto di vista censuario, rappresentano una fonte notevole per le notizie storiche relative alla vita rurale delle varie localita'. Per Cuvirone si e' ritenuto interessante considrare i due processi svolti rispettivamente nel 1722 e nel 1750 e dai quali si sono attinte le segienti notizie:
Il feudo di Castelbarco
Il comune di Cuvirone sin dal 1717 e' FEUDO dei Castelbarco Visconti. Con diploma dell'imperatore Carlo VI del 25 novembre 1716, interinato il 3 settembre 1717, il feudo di Montonate, Quinzano, Cimbro, Cuvirone, Villa, S. Pancrazio e Vizzola, viene donato al Conte Carlo Francesco Castelbarco Visconti. Il Castelbarco era l'erede dei Visconti di Cislago. La comunita' di Cuvirone corrisponde annualmente al feudatario una gallina per ogni focolare. Nel 1750 la comunita' non possiede ne' sindaco ne' reggente ma solo il console che cambia con periodicita' mensile in occasione delle adunanze che si tengono nella pubblica piazza, "Premesso il sonno dela campana". L'esattore comunale viene eletto nella stessa maniera. Al tempo dei processi qui considrati non vi sono terreni abbandonati. La comunita' ha una rendita che deriva dai vari liveli e fitti il cui ricavato serve per pagare il Cappellano. (Il religioso abita in una casa messa a disposizione dal Comune).
Un quesito del 1750 rileva l'esistenza di altre gabelle e dazi che vengono corrisposti al Conte Castelbarco: si tratta della tassa della "Macina" pagata dal "Prestinaro", la tassa sulla "Scanatura" pagata quando questa esercirtata, ed il "Bolino del vino" che viene corrisposto dal "piccolo betolino esercitato in casa propria" la cui presenza era gia' stata segnalata nel processo del 1722.
La presenza di questo "Betolino" in Cuvirone e' da ritenersi molto significativa poiche' a nostro avviso indicherebbe che il transito sulla strada per Varano era di una importanza tale da guiustificare la presenza di un luogo di assistenza ai viandanti.
Le colture agricole
Dal processo del 1722 si rilevano delle informazioni circa le colture del territorio considerato. La parte aratoria si semina a "Segale", "Melgone", (Sorghus vulgare), "Miglio" e poco "Frumento" che serve appena per il consumo.
Per quanto riguarda la produttivita' l'inchiesta recita:"Si semina ... della qual segale qualcosa piu' di uno staro milanese a pertica e se ne raccoglie qualcosa piu' di 4 stara compreso il primo. Il medesimo rende il seminato a miglio ma con meno della meta' di semenza. Il seminato a melgone rende circa uno staro di piu' con un solo quarto di stara di semenza".
Il prato rende "due fassi e un sol fasso" secondo la qualita' del fondo. Di rilievo la produzione di castagne provenienti dai fondi castanili fruttiferi (pari al 5% circa del teritorio). Va segnalato che la parte boscata forte, sebbene non specificatamente citato nei documenti suddetti, era prevalentemente composta di querce. I ronchi erano coltivati con varieta' diverse tra cui ortaggi e piante fruttifere. Relativamente alla parte vitata la produttivita' annuale risulta essere "un staro e mezzza brenta" di vino a pertica secondo la qualita' delle viti. L'importazione di vino "piu' tosto" rileva la necessita' di procedere al taglio del vino locale in quanto di bassa gradazione. Si "Seta" se ne produce appena per il consume data la scarsita' di produzione di foglia di Gelso (dal "Sommarione" approvato nel 1755 nel territorio di trovano appena 18 moroni). Nel territorio di trovano due molini ad acqua sul fiume Strona a due ruote ciascuno. Ai proprietari vengono corrisposte, oltre al fitto, delle moggia di misture.
Antiche unita' di misura: si riportano alcune antiche unita' di misura in uso durante il settecento nel territorio di Cuvirone - (Ducato di Milano)
Lunghezza: Trabucco (6 piedi)                                 = m.    2,6111
           Braccio                                            = m.    0,5949
Superficie: Pertica milanese o censuaria (24 tavole)          = mq. 654,517
            Tavola di 4 trabucchi                             = mq.  27,271
Volume: Carro di legna da ardere di 16 braccia cube           = mc.   3,369
Capacita' per cereali: Moggio da Grano da 8 staia o 16 mine   = l.  146,234
                       Staio da 2 mine o 4 quartari           = l.   18,279
                       Mina                                   = l.    9,139
Capacita' per liquidi: Brenta di 3 staia                       = l.  75,554
                       Staio di 2 mine 0 4 quartari o 16 pinte = l.  25,184
                       Pinta di due boccali                           1,574
                       Boccale                                        0,787
Misure di peso: Fascio di centnaio di 100 libbre grosse        = Kg. 76,251
                Quintale di 100 libbre piccole                       32,679
                Rubbo di 25 libbre piccole                            8,169
                Peso di 10 libbre grosse                              7,625
                Libbra da olio di 32 once                             0,871
                Libbra grossa da 28 once                              0,762
                Libbra piccola da 12 once                             0,326
                Oncia da 24 denari                                    0,027
Monete:
Zecchino di maria Teresa                                      lire   15
Filippo o scudo di argento                                    lire    7,5
Scudo di Milano                                               lire    6
Lira di Milano                                                soldi  20
Soldo                                                         denari 12
Lira di Milano                                             = lit. It. 0,7675
 
Fonti archivistiche
Archivio di Stato di Varese (A.S.VA)
Archivio di Stato di Milano (A.S.MI)
Archivio della parrocchia di Cimbro e Cuirone - Cimbro
 
Fonti Bibliografiche
Busto Arsizio nel settecento - AA.VV., Citta' di Busto Arsizio, Busto Arsizio - 1985
L'immagine interessata - Catalogo della Mostra "Territorio e Cartografia in Lombardia tra il 500 e 800" - Archivo di Stato di Milano, Milano - 1984
Monumeta Somae, locorunque circumjacentium - F. Campana - 1784
Somma Lombardo - Storia e illustrazioni di Ludovico Melzi, Milano - 1880.
 
Nonimativi di Possessori:
Castelbarco Conte Don Cesare q. Carlo Francesco
Besozzi Conte Pietro q. Conte Teodoro
Pogliago Giacomo q. Francesco
Daverio marchese Giovannni Battista e Fratello q. Simone
Campana Giovanni Battista e Fratelllo q. Giovanni
Cajrate Giuseppe q. Orazio
Piantanida Rev. Prevosto Giovanni maria q. Carlo Francesco
Angeletto Giovanni Battista q. Francesco
Besozzi Conte Pietro q. Conte Teodoro  q. Campana Giovanni
Campana Giovanni Battista q. Giovanni
Ferrario Giovanni - Fontana Giuseppe maria - Galbariggio Carlo Giovanni - Macco
Antonio maria - Macco Bartolomeo - Macco Giuseppe - Monastero del Sacro Monte -
Pogliago Giacomo - Vanolo Giacomo - Vanolo Girolamo - Visconti marchese Ermes e
Fratellli q. Carlo - Vizzola Giovanni Battista - Vizzola Pietro Antonio - Zarino
Ambrogio - Zarino Francesco - Zarino Natale - Cajello Francesco -
 
Parco San Giacomo
Fatto un giro nel parco di San Giacomo con le indicazione dell'Ostini. Visto e percorso il tragitto pulito nel bosco con le antiche scalinate. In cima a San Giacomo, l'antica costruzione di una trattoria diroccata (diapoditiva n.     )  e del tavolo rotondo che non ha significato conosciuto. Ripercorso il sentiero che scende a valle a Cuirone.

Lentate

Mornago

Mercallo dei Sassi

 
Mercallo dei Sassi.
 
Provincia di Varese - Sperficie Kmq. 5.34 - Altitudine 277 m.
Comuni limitrofi: Comabbio, Vergiate, Sesto Calende.
 
Mercallo e' posto sui terrazzamenti sud-occidentali del lago di Comabbio, con un territorio limitato a ovest dalle colline culminanti del Monte della Croce, a est dal lago e a sud dalla depressione che si spinge verso Oriano, paese limitrofo, frazione di Sesto Calende.
Gli studiosi di toponomastica danno per l'etimologia del nome due suggestive interpretazioni: secondo la prima, esso deriverebbe dal germanico Markt Halle", supponendo in epoca longobarda l'esistenza di un mercato: l'altra ipotesi si ricollega invece al termine "Mark", ossia limite, pensando al fatto che Mercallo, nell'alto medioevo,  fu luogo di confine fra il Comitato di Stazzona (Angera) e la Pieve di Angera con quella di Brebbia.  Oggi alla denominazione tradizionale e' stato aggiunto "dei Sassi", per ricordare come il territorio di Mercallo sia ricco di terreni Oligocenici e le colline mantengano ancora diversi "trovanti" o massi erratici.
Benche' le palafitte trovate nel lago di Comabbio non fossero situate lungo la riva mercallese, certamente l'origine del paese e' molto antica. Il ritrovamento di vari e ricchi corredi funebri risalenti all'epoca romana testimonia l'esistenza di un insediamento in quel periodo. D'importanza notevole e' la necropoli scoperta nel 1957 in localita' Vignaccia, sulla strada per Oriano. Le tombe, scavate nel 1957-59, hanno restituito un materiale di pregevole fattura, databile dalla prima meta' del I° secolo d.c.. Pezzi di eccezzionale valore sono: due ampolline di quarzo, ricavate da un unico cristallo (sono conosciuti nel mondo pochi esemplari analoghi), una statuina in ambra raffigurante un Erote, alta 5 cm., e vasetti antropomorfi.
D'origine medioevale e' la Parrocchiale di San Giovanni Evangelista. Ricordata nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del XIII secolo con dedicazione al Battista ("Marchallo, ecclesia sancti iohannis baptiste"), presenta il campanile, con specchiature ad archi ciechi, tipiche del romanico lombardo: esso e' databile all'XI secolo. La chiesa, situalta ai limiti orientali del paese, prospiciente al lago di Comabbio, ricevette una sostanziale modifica alla fine del seicento; il campanile fu mantenuto discosto dal corpo di fabbrica, sulla sinistra, ma venne sopraelevato per dotarlo di una cella campanaria, che ancora ricorda il rifacimento con la data 1690 incisa su un concio. Nel 1891 si decise una radicale trasformazione dell'edificio, con modifica dell'orientamento, cosi' che l'antica chiesa divenne il transetto dell'attuale e l'ex presbiterio venne a costituire la sagrestia. ma gli elementi strutturali della vecchiachiesa furono rispettati, cosi' che oggi si può vedere integra sul lato sinistro la facciata sei-settecentesca, decorata da due nicchie ai lati del portale d'ingresso, con a sinistra la statua di San Giovanni e a destra quella di S. Carlo. Sopra il portale un'aquila, simbolo di San Giovanni Evangelista.
Il nuovo temio fu consacratao dal Cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano. E' in stile neogotico con decorazioni in cotto; l'interno, a tre navate, presenta al centro l'altare maggiore con scagliola settecentesca di scuola intelvese e a sinistra del presbiterio un pregevole quadro della fine del XVII secolo raffigurante il battesimo di Cristo. L'altare in fondo alla navatella destra ha la statua lignea della madonna del Monte del Carmelo e la scagliola alla mensa. Nella sagrestia, un bel mobile settecentesco, attribuito al Maggiolini di Parabiago.
Il paese non presenta strutture abitative particolarmente rilevanti; lungo la principale Via Roma si allineano diverse case a corte tipiche dell'architettura settecentesca delle campagna lombarde.
I boschi circostanti ed il lago sono gli elementi naturali che caratterizzano il territorio di Mercallo. Interessante e' l'area paludosa nell'insenatura meridionale del lago, zona umida tra le piu' tipiche, adatta per la sosta degli uccelli di passo e popolata da diverse specie di malacofauna. Piu' a nord, sulla riva, la vecchia fornace Colombo impiantata all'inizio del secolo, dall'alta ciminiera in cotto, e' stata ristrutturata negli anni settanta come centro di un villaggio di vacanza, che si estende con roulottes fisse sul bordo del lago.
L'economia del paese, un tempo prevalentemente legata all'agricoltura, ha trovato nuovo impulso con la costruzione della superstrada Vergiate-Besozzo.
Lungo l'arteria sono sorte negli ultimi venti anni diverse aziende (Tessili e meccaniche) che danno ampio respiro all'occupazione e forza di lavoro, sempre però indirizzata per buona percentuuale verso i vicini centri di Vergiate (costruzioni aeronautiche Siai-Marchetti) e di Biandronno (elettrodomestici IRE-IGNIS).
La popolazione e' cresciuta notevolmente dagli inizi del secolo; da 801 abitanti nel 1901 si e' passati a 891 nel 1951, a 1051 nel 1961 e a 1365 nel 1971, per arrivare a 1539 nel 1981.
 
STORIA - La Cappella di S.Giovanni
 
STORIA - La primitiva Cappella di San Giovanni La prima notizia scritta relativa alla Chiesa parrocchiale di Mercallo si trova  nel "Liber notitiae sanctorum mediolani", attribuito a Goffredo da Bussero e  databile al 1285. Nel manoscritto è citata la "Ecclesia sancti iohannis  baptistae" nella località denominata "Marchallo". Una seconda citazione è  contenuta nel manoscritto "Notizia cleri mediolanensis de anno 1398 circa ipsius  immunitatem" nel quale è ricordata la "Capela de S. Iohannis de Marchalo".
A quei tempi, i territori rurali erano suddivisi in pievi (dal latino plebs  "popolo"), circoscrizioni ecclesiastiche con una chiesa principale (con annesso  battistero) da cui dipendevano delle cappelle o oratori (letteralmente "luogo  dove si prega"), in genere uno per ogni centro abitato. Grazie al patronato del Nobile del luogo (in genere, il maggior possidente terriero, non necessariamente  residente), ad ogni cappella era annesso un piccolo beneficio che consentiva la  presenza regolare, sia pur saltuaria, di un sacerdote per l'assistenza  spirituale della popolazione. Una di queste poteva essere la citata cappella di  San Giovanni; un'altra doveva essere situata al vertice del maggior agglomerato  urbano di allora, corrispondente alla parte più antica di Mercallo, esattamente  là dove ora sorge l'Oratorio dedicato alla Madonna Addolorata. Entrambe le  cappelle dipendevano dalla pieve di Angera alla quale Mercallo apparteneva.
La cappella di San Giovanni sorgeva quindi in un posto isolato, anche se non  lontano dall'abitato, ma ben visibile ed accessibile da un'importante via di  comunicazione che collegava i passi alpini alla pianura e attraversava Mercallo,  Oriano, il territorio di Lentate Verbano e della grande Abbazia benedettina di  San Donato. In ogni caso, Mercallo non aveva allora legami di carattere  ecclesiastico con la vicina Sesto Calende perché l'Abbazia, fondata nel IX  secolo da Liutardo, vescovo di Pavia, e tutto il territorio di Sesto, pur tra  ricorrenti contrasti con la diocesi di Milano, rimasero sotto la giurisdizione  dei vescovi di Pavia fino al 1821. Già due anni dopo, nel 1823, i parroci di  Comabbio, Lentate, Oriano e Mercallo chiedono di essere aggregati alla Pieve di  Sesto Calende ma la loro proposta sarà presa in considerazione solo nel 1946,  situazione ora superata con la recente costituzione del decanato di  Sesto-Angera.
Tornando ai primordi della Chiesa di San Giovanni, sempre all'interno delle  pievi, cominciavano allora ad apparire circoscrizioni meno estese che poi  sarebbero state chiamate parrocchie (dal greco paroikìa "vicinato" o paroikéin  "abitare vicino"), comunità di fedeli appartenenti allo stesso abitato o ad  abitati vicini la cui cura pastorale era affidata, sotto la diretta autorità del  vescovo diocesano, ad un presbitero stabilmente residente. Inoltre, dal XIV  secolo scomparve l'uso di costruire il battistero come edificio separato dalla  chiesa, uso motivato dal fatto che i neofiti, anche adulti, erano ammessi in  chiesa solo dopo il battesimo, e si cominciò ad amministrare il primo e  fondamentale dei Sacramenti nella chiesa stessa, collocando il fonte battesimale  in una cappella laterale, vicino alla porta d'ingresso della chiesa. La relativa  scarsità di clero secolare non consentiva allora di istituire una parrocchia in  ogni centro abitato di qualche importanza ma poi, specialmente per impulso di  San Carlo Borromeo, la nuova istituzione si diffuse rapidamente.
Probabilmente nel corso del XV secolo e certamente prima del 1472, per nomina  arcivescovile, la cappella fu eretta a parrocchia (o "rettoria", come si diceva  allora) di San Giovanni Evangelista con giurisdizione forse fino a Lentate  Verbano. Quando fu visitata da San Carlo Borromeo il 27 Giugno 1569, la  parrocchia comprendeva ancora gli abitati di Mercallo, Mirabella, Oriano e Oneda  ma, appena dieci anni dopo, con un decreto del 7 Giugno 1580, fu istituita la  parrocchia di Sant'Antonio ad Oriano. Dopo reiterate richieste, con il consenso  del parroco Carlo Prandoni, anche Oneda fu aggregata ad Oriano il 27 Gennaio  1898.
Delle antiche costruzioni precedenti la nuova chiesa di fine ottocento, abbiamo  notizie da qualche rara annotazione contenuta nei registri parrocchiali, tuttora conservati, dei nati (dal 1572), dei matrimoni (dal 1578) e dei morti (dal 1593)  ma soprattutto dagli atti delle visite pastorali conservati nell'Archivio  Storico Diocesano di Milano. Da San Carlo al 1918, anno della morte del Beato  Cardinal Ferrari, la pieve di Angera e le singole parrocchie della pieve furono  visitate ripetutamente dagli Arcivescovi di Milano i quali, tra gli altri, erano  accompagnati e, in qualche caso, sostituiti da delegati arcivescovili con  l'incarico di stilare minuziose relazione sulla situazione delle singole  parrocchie. Possiamo così riassumere il quadro delle visite pastorali alla pieve  di Angera:
  - San Carlo Borromeo nell'ottobre del 1567, il 27 giugno 1569 e nell'aprile    del 1579,
  - il Cardinale Federigo Borromeo il 19 gennaio del 1604, nel 1612 e nel 1619,    il Cardinale Cesare Monti nel 1641 e 1643 e il Cardinale Federico Visconti nel     1683,
  - il Cardinale Giuseppe Pozzobonelli nel giugno del 1749 e mons. Filippo    Visconti il 26 giugno 1785,   - il Cardinale Andrea Carlo Ferrari il 24 gennaio del 1896, il 25 agosto 1901    (per la consacrazione della nuova chiesa), il 27 gennaio del 1904 e, infine,    il 28 luglio del 1916 per la quarta e ultima visita pastorale.
Dell'antico edificio parrocchiale ancora esistente all'inizio del '600 abbiamo  notizie dagli atti delle tre visite pastorali di San Carlo. L'edificio  presentava ancora caratteristiche tipicamente romaniche: navata unica,  orientamento con l'altare maggiore ad oriente e la facciata ad occidente, abside  semicircolare con finestra e decorazioni, copertura lignea, forse a capriate. Vi  erano inoltre due altari minori, il primo dedicato a San Bernardo e l'altro alla  Beata Vergine Maria. All'esterno, sul lato sinistro (settentrionale) della  chiesa, sorgevano il campanile di forma quadrata con due campane (probabilmente  all'aperto) e con accesso dalla navata, e la casa parrocchiale e, sul lato  destro (meridionale), il cimitero. La sacrestia si trovava inizialmente sul lato  meridionale, dalla parte del cimitero, ma fu poi spostata sul lato  settentrionale.
Di queste antiche strutture rimangono ora la torre (fino alla cella campanaria)  databile al XI secolo, un basamento su cui poggiava la sacrestia meridionale, e,  fino a qualche decennio fa, la sacrestia settentrionale, poi demolita.

Oriano

 
Oriano
 
Oriano Ticino chiamato nel passato anche Orglano, Aureliano, Oreliano, Orliano
Citazioni sul luogo si hanno nel 712, 903 e 22 febbraio 1045 con assegnazioni testamentarie di lochi e masserizie.
"Oros" (monte) e "an" significa forse "Punto ove finiscono i monti.
Gli insediamenti devono essere visti come propaggini della vasta zona di sesto calende, Golasecca e Castelletto ticino.
Nel 1911, nelle proprieta' di Luigi Lazzaroni 73026502, su vigneti in dimora, si trova una vasca.
Alcune canalizzazioni in pietra e tubo sono stati ritrovati sulla direttrice "Poggio di oriano" verso 140° (anno 1934 sul fondo "Ingegnoli") Acquedotto romano gia' utilizzato nel 1883 per la popolazione.
Sul fondo del Simonetta, nel 1936, ritrovamento di una fornace.
Misurazioni e Catasto risalgono al 1560 e con la dominazione di maria Teresa nel 1718 come Estimo del Comune di oriano con Oneda pieve di Angera.
Altro catasto nel 1856
Fiumi - Roggia Molinara ???
Fortunato Consonno, subentra in tutte le proprieta' del Venerando "Luogo Pio" di S. Corona nel 1880.
Il 18 gennaio 1449 il "Consiglio Generale delle Comunita' di Milano" vende al Conte Vitaliano Borromeo la terra e la Rocca di Angera, quindi compreso Oriano e Oneda.. Prima ancora erano i Crivelli i proprietari di Oriano. I Crivelli erano di Magenta, pieve di Corbetta.
Il Mombello diventa proprietario il 13 novembre 1638.
Galeazzo Maria Visconti, nel testamento del 1685 decide; Obbligo della conservazione integra e perenne dei beni e il loro costante accrescimento. Ma nel 27 luglio 1880 (195 anni dopo) un'asta mette in vendita i suoi beni.
1880 - Fortunato Consonno dominus del paese, nel 1883 fece costruire un lavatoio e data l'acqua al paese. Edifica una villa e costruisce la recinzione per circa 670 ettari di superficie - Morì il 4 giugno 1901. Nel 1901 la figlia, Anna, vende attraverso il mediatore Colombini guadagnando molto spezzando la proprietà in lotti. Fu il via per il miglioramento economico del luogo.
Villa "Vittadini" e' la villa in centro con arco di passaggio.
Carlo Vismara di Vergiate (noto per la relazione sulla ferrovia a cavalli da Tornavento a Sesto Calende. Si interessa a redarre il progetto (2 dicembre 1845 ) per opere di riadattamento stradale di Oriano.
Stada "Varesinella" costruita il 10 gennaio 1855.
La statale del Sempione e' stata ufficialmente Provincializzata il 6 marzo 1866 e aveva uno sviluppo di Km 53,719 fra Milano e Sesto Calende.
Molini - 27 maggio 1835 in oriano Basso il molino "Perosa" ha smesso nel 1976 sul torrente lenza.
Carlo Vismara interviene come perito nel 1851 quando il Comune di Oriano intima al "Luogo Pio" di riparare le sponde erose del Lenza. Vismara ordina al "Luogo Pio" di riparare i bordi del Lenza per circa 60 metri con sassi e per un'altezza adeguata mentre il Comune deve pensare alla strada nell'anno 1851.
 
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Oneda

Osmate

Sesona

 
SESONA
 
Sesona, era nei tempi antichi chiamata Sexano. In questa localita' sono state rinvenute tombe molto antiche che testimoniano la vetusta' delle sue origini. Sulla cima delle collinette, chiamate "Cornelliane", vi e' un'antica torre comunemente chiamata "Torrazzo di Sesona". La costruzione aveva, in tempi remoti, la funzione di torre di vedetta e di collegamento con le torri piu' vicine di Sesto Calende e Somma Lombardo. Come nelle altre frazioni anche a Sesona trova spazio una chiesetta, dedicata a Sant.Eusebio, la quale offre al visitatore un'immagine suggestiva per la luminosita' dei suoi affreschi e per le raffinare forme architettoniche.
Sesona era nei tempi antichi chiamata Saxana o Sasona. Anche a riguardo di questo nome sono state avanzate varie interpretazioni. Citiamo quella dell'Olivieri che appare la piu' credibile. Secondo lo studioso Sesona sarebbe un accrescitivo di "scees" cioe' "Siepe".  In questa localita' sono state rinvenute tombe molto antiche che testimoniano la vetusta' delle sue origini.
Sulla coma delle collinette chiamate da sempre "Corneliane", che si trovano in questi luoghi,vi e' un'antica torre comunemente chiamata "Torrazzo di Sesona". L a costruzione aveva in tempi remoti, la funzione di torre di vedetta e di collegamento con le torri piu' vicine di Sesto Calende e di Somma Lombardo. Come nelle altre frazioni anche  a Sesona trova spazio una chiesetta, dedicata a Sant,Eusebio, la quale offre al visitatore un'immagine suggestiva per la lumnosita' dei suoi affreschi e per le raffinate forme architettoniche.

Taino

Ternate