Capitolo 17
Un buon giorno per morire
Domenica, 25 giugno, gli indiani erano in piena attività lungo il Little Bighorn. Le danze in onore della vittoria erano continuate per tutta la notte, tanto che molti giovani avevano raggiunto i loro letti solo quando l’alba aveva cominciato a schiarire l’orizzonte. Anche se i guerrieri della Kit Fox avevano continuato a pattugliare le colline, perfino gli akicita di più alto grado consideravano con palese scetticismo eventualità di un attacco. Alcune donne particolarmente previdenti avevano corninciato a fare i bagagli e a smantellare i tepee, in previsione del breve spostamento programmato per il pomeriggio, ma quasi tutti nell'accampamento erano occupati in altre attività.
Cavallo Pazzo non smetteva di stare in allerta, attento a quanto accadeva al di la del cerchio del campo oglala. Verso le 14.50, lungo il fiume cominciò a notarsi una certa agitazione Di fronte all'area occupata dai Miniconjou, un Sans Arc fece un giro intorno al suo cavallo, lanciando un grido di allarme. Quasi nello stesso istante, un drappello di Bad Face, partito quella mattina, arrive di corsa all'estremità meridionale del villaggio, gridando che i soldati scendevano a gran velocità dal Sun Dance Creek, seguendo le loro tracce 2
Quando si udirono i primi spari provenire da dietro le tende degli -Hunkpapa, il cerchio delle tende oglala precipitò nel caos: gli anziani scappavano in fretta e furia fuori dal tepee del consiglio, le madri gridavano per richiamare i figli. Cavallo Pazzo urlò ai suoi di preparare i bagagli e spostarsi a nord, lontano dal tiro dei soldati; poi incitò i giovani a montare velocemente in sella ai loro pony, e corse lui stesso a recuperare le armi e le briglie. Mentre la prima ondata di guerrieri oglala cavalcava verso monte per fronteggiare gli attaccanti, l’akicita Falco Di Ferro riuscì a scorgere una fila di giacche blu schierate in posizione di tiro dietro il campo Hunkpapa. Il cronometro dei soldati segnava le 15.18. Quando aprirono il fuoco, Falco Di Ferro vide scintillare, oltre la cortina di fumo, le insegne della loro l compagnia. Si gettò allora nella mischia, unendosi ai giovani e ai guerrieri, molti dei quali senza cavallo, che si radunavano lungo la sponda del fiume, tra le tende degli Hunkpapa e il fianco destro dello schieramento nemico 3
Nell’accampamento regnava ancora la massima confusione. Cavallo Pazzo riemerse finalmente dal suo tepee, armato di briglie e del suo Winchester. Insieme al cognato Penna Rossa monto a cavallo e galoppo verso una collina che si ergeva sul lato occidentale della valle, proprio sopra il fianco sinistro della schiera dei soldati. Davanti ai suoi occhi era appena cominciata la Battaglia del Little Bighorn.
Alle prime luci dell’alba di quella domenica 25 giugno, gli scout di Custer avevano osservato la valle del Little Bighorn dall’alto di un rilievo, riuscendo ad avvistare il fumo e le mandrie di cavalli che segnalavano la presenza dell’accampamento condiviso da Lakota e Cheyenne, nonché qualche gruppetto di indiani, tutti assolutamente ignari di quanto vicino fosse Custer. Terry e Gibbon avevano pianificato di arrivare sul Little Bighorn per il 26, ipotizzando una tempistica che permettesse un’offensiva coordinata, ma Custer, temendo di perdere l’elemento sorpresa, si era convinto che fosse necessario attaccare subito. Aveva perciò affrettato la marcia di attraversamento dello spartiacque, poi, mentre i suoi uomini si concedevano un veloce pasto, aveva suddiviso la sua armata in battaglioni. Tenendo conto dell'avvertimento di Terry di evitare che gli indiani si disperdesse verso sud, Custer ordinò al capitano Frederick W. Benteen di prendere con sé tre compagnie e di esplorare le vie d’accesso che conducevano al Little Bighorn al monte. Dopo aver lasciato una sola compagnia a protezione del convoglio logistico, organizzo una forza d’urto mobile: assegno ai comandi del maggiore Marcus A. Reno tre compagnie e assunse la guida delle rimanenti cinque: la C, la E, la F, la I e la L.4
Subito dopo mezzogiorno, i battaglioni di Custer e Reno cominciarono a scendere dal Sun Dance Creek, per tutti i 19 chilometri che portavano al Little Bighorn. Con l’unico timore che gli indiani potessero sfuggirgli, Custer ordinò a Reno di passare velocemente in testa e di sferrare l’attacco contro l’accampamento .5 Subito dopo le 15, Reno cominciò a scendere a passo di carica dal versante ovest della valle. Per evitare che il villaggio, ormai messo in allarme, riuscisse a fuggire, Custer avviò una manovra di accerchiamento, ordinando al suo battaglione di spostarsi a nord, lungo le alture: questo repentino cambio di tattica lascio la retroguardia di Reno sguarnita di rinforzi.
Intanto che la carica guidata da Reno si avvicinava al campo, i guerrieri presero a riversarsi davanti al suo fronte. Reno ordinò allora ai suoi uomini di fermarsi a circa cinquecento metri dal cerchio delle tende Hunkpapa, li fece smontare da cavallo e li schierò a terra, su una linea di tiro che attraversava in diagonale la valle, con il fianco destro che arrivava fin dentro il bosco e il sinistro che rimaneva invece pericolosamente esposto in campo aperto. Dentro i tepee del lato sud del cerchio Hunkpapa cominciarono a fischiare i proiettili. Intanto, nel bosco, gli scout arikara bloccavano la fuga di molti piccoli gruppi di donne e bambini inermi, facendo dieci vittime .7
Mentre gli spari e le urla segnalavano il combattimento in corso a un solo chilometro e mezzo di distanza, Cavallo Pazzo ultimò i preparativi per la battaglia con scrupolo meticoloso. Verso le 15.45 spronò il suo pony in direzione del campo di battaglia e, seguito da Orso Che Scalcia, guidò alla carica una schiera di guerrieri oglala. Puntando dritto avanti a sé, la prima fila di guerrieri si infilò come una lama dentro il bosco: tre oglala, Orso Che Scalcia, Difficile Da Battere e Toro Dal Cuore Cattivo, finirono praticarnente addosso al fianco destro di Reno. Gli stupefatti soldati erano appena saliti a cavallo, decisi a ritirarsi. I tre guerrieri iniziarono con i loro fucili a ripetizione una fitta sparatoria, uccidendo uno scout e spingendo la cavalleria a uscire allo scoperto. 7
Muovendosi tra i suoi guerrieri con estrema rapidità-1, Cavallo Pazzo li incitava, urlando: <<Avanti! Morite insieme a me! E un buongiorno per morire! Che i codardi stiano indietro». Brandendo in aria la mazza da guerra, spronò il cavallo contro il fronte di Reno. Se dobbiamo credere a quello che racconto in seguito il tenente Bourke, Cavallo Pazzo si produsse nella più classica delle scene da film western: si scagliò contro un soldato che stava cercando di calmare il suo cavallo imbizzarrito, gli saltò addosso, sbalzandolo di sella, gli spaccò la testa e montò in groppa al destriero dell'avversario, tra le grida esultanti dei suoi guerrieri. Ispirati dal suo esempio, i guerrieri sciadati che filavano di gran carriera verso monte. 9
Le prime file del battaglione di Reno, in piena disfatta, giunsero in vetta alle 16.10, mentre la retroguardia, anch'essa ormai allo sbaraglio, si trascinò, per diversi minuti, in un’ardua arrampicata lungo, l’erta, incalzata da un fuoco incessante. La battaglia lasciò sul campo quaranta morti, ma fu solo il doloroso preludio della tragedia che sarebbe stata di lì a poco consumata sul Little Bighorn .1
Anche tra gli indiani si contavano alcuni morti. Oltre alle donne e i bambini trucidati dagli scout di Reno, durante la prima ora di combattimento erano stati uccisi nove Lakota e due Cheyenne. Anche se molti guerrieri erano rimasti dall'altra parte del fiume, intenti a radunare i cavalli e depredare i cadaveri dei vestiti, delle armi e delle munizioni, un gruppo nutrito inseguì' i soldati che battevano in ritirata al di sopra del Little Bighorn. Cavallo Pazzo, accompagnato da un drappello di Oglala, fece inerpicare il suo pony su per la collina, dietro i fuggitivi, ma, quando raggiunse la cima, vide che i soldati si disponevano pancia a terra, pronti al tiro. Da entrambi gli schieramenti partirono alcuni spari. Alle spalle della nuova posizione tenuta da Reno cominciarono ad arrivare altri soldati: il battaglione del capitano Benteen, dopo una ricognizione andata a vuoto, volta a segnalare l’eventuale presenza di indiani che tentassero di fuggire verso sud, stava giungendo in soccorso. Cavallo Pazzo cominciò a cavalcare lungo la cresta della collina, perlustrando con gli occhi la linea delle alture più a valle, così da avere sotto controllo l’intera situazione. I suoi occhi allenati individuarono all'improvviso una moltitudine di soldati ben più numerosa che, circa 3 chilometri a nord, stava risalendo un picco che sovrastava il settore meridionale del villaggio .11
Piccolo Toro, dopo averlo raggiunto al galoppo, lo punzecchiò:
<<Troppo tardi! Ti sei perso la battaglial». <<Mi spiace!» rise Cavallo Pazzo. <<Ma ce n’è un’altra buona in arrivo da quella collina laggiù» e, indicando a nord, aggiunse: <<Ecco dove combatteremo la battaglia più grossa. E quella non ce la perderemo». <<Non era troppo eccitato; ci scherzava sopra» concludeva Piccolo Toro .12
Finiti i giorni dell’incertezza, Cavallo Pazzo aveva riacquistato la padronanza di sé che lo contraddistingueva nel fervore della battaglia. Di fronte alla responsibilità politica di mantenere unità la Nazione settentrionale aveva tentennato, indeciso tra impulso ad agire e quello di rassegnarsi al fallimento: in battaglia invece, davanti a quella che sarebbe stata la sua prova più importante, Cavallo Pazzo rideva. Spronando il cavallo, ricondusse i suoi uomini oltre il fiume. Mentre si avvicinavano all’estremità del villaggio che dava a monte, dalle parti del guado cominciarono a udirsi alcuni spari; qualche minuto più tardi, risuonarono due scariche dalla collina a est, dove poco prima Cavallo Pazzo aveva avvistato l’arrivo di una nuova, minacciosa armata. Dai campi degli Cheyenne e dei Sans Arc, uno sciame di donne e bambini scappava lungo il versante ovest clella valle .13
Cavallo Pazzo attraverso il campo degli Hunkpapa e certo avrà sentito Toro Seduto arringare i suoi. Durante la battaglia, le donne Hunkpapa e Miniconjou avevano cominciato a smantellare i tepee, ma Toro Seduto, tornando al campo dopo la disfatta di Reno, era passato in mezzo alla gente spaventata e l’aveva rassicurata, poi si era diretto verso ovest, seguito da un piccolo gruppo di fedelissimi: sperava di sistemare donne e bambini in una zona ben difesa lungo le sponde a ovest del campo Cheyenne 14
Toro Seduto si comportava dunque come un capo civile, la cui prima responsabilita e proteggere gli indifesi. Cavallo Pazzo invece, supremo comandante militare della Nazione settentrionale, si precipito nel campo oglala semideserto per prepararsi a un altro combattimento: erano le 16.30. Mentre i suoi uomini facevano una pausa per recuperare dei cavalli freschi, Cavallo Pazzo si consulto con lo sciamano, pregando e facendo offerte sopra il fuoco sacro; poi rientro nel suo tepee, per indossare una casacca di pelle di daino bianca e dei gambali, e di nuovo torno verso la linea del fuoco, al guado, seguito da Falco Volante e da un pugno di compagni .15
Un’ora e mezzo prima, Custer aveva guidato le sue cinque compagnie, al trotto veloce, giù: per la discesa dei promontori orientali. Fermatosi sulla cima della collina su cui più tardi Reno si sarebbe trincerato, aveva studiato la valle e l’attacco che Reno stava sferrando contro l’accampamento nemico. Aveva inoltre spedito nelle retrovie un primo messaggero, per sollecitare il convoglio delle munizioni ad affrettare il passo. Se avesse incontrato il battaglione di Benteen, avrebbe dovuto dirgli di raggiungerlo in fretta perché c’era <<un accampamento indiano bello grosso» .16
La colonna procedette ancora per qualche minuto, prima di fermarsi nella poco profonda gola di Cedar Coulee. Gli scout si inerpicarono sugli speroni di roccia per seguire lo sviluppo della battaglia di Reno, scrutando la strada da cui erano venuti, nell’attesa di individuare qualche segno dell’arrivo del convoglio della logistica e di Benteen. La pausa presso il Cedar Coulee si protrasse, il che sembrerebbe suggerire un ripensamento strategico. A questo punto, fu inviato un altro corriere con un ordine scritto, molto urgente, per Benteen: <<Vieni. Grande accampamento. Fa’ presto. Porta le munizioni. Porta le munizioni» .17
Custer si aspettava da un momento all’altro l’arrivo dei rinforzi, perciò continuò a perdere tempo presso il Cedar Coulee, ma ogni minuto passato nell’attesa esponeva a un rischio sempre maggiore l’armata di Reno. Dalle cime sul lato est della valle uno o due manipoli di Cheyenne presero a sparare: non si trattava di per sé di un grave pericolo, ma questa presenza minacciosa rischiava di vanificare l’attacco a sorpresa da valle. Alla fine, Custer ordino al suo battaglione di svoltare a est e portarsi al Medicine Tail Coulee, un lungo ma poco profondo canalone che si allungava a nordovest e confluiva nel Little Bighorn, all’altezza del guado del villaggio, circa 2 chilometri più avanti. Un attacco sferrato da questa posizione avrebbe potuto raggiungere estremità più a valle del villaggio indiano, alleviando la pressione nemica sugli uomini di Reno. Quantomeno, Custer avrebbe potuto neutralizzare gli attaccanti, conquistando il villaggio e catturando le donne e i bambini, strategia che aveva gia attuato con successo in altre occasioni. Aveva appena cominciato a muoversi, quando gli scout gli portarono la notizia che il peggio era gia avvenuto: gli uomini di Reno erano scappati precipitosamente fuori dal bosco. Segui allora un intenso scambio di battute tra Custer e i comandanti delle varie compagnie, da cui emersero due alternative nette: attaccare senza aspettare l’arrivo dei rinforzi, prima che i guerrieri riprendessero il controllo dell'accampamento, oppure ritirarsi e consolidare la posizione del reggimento più a monte .18
Quello che accadde di li a poco avrebbe segnato il destino del battaglione di Custer. Per più di un secolo, gli storici non sono riusciti ad accordarsi su una ricostruzione univoca della tattica adottata da Custer, nonostante i suoi ufficiali fossero concordi nel sostenere che a dominare l’azione nell'ora successiva era stata una sorta di strategia del compromesso, che si era risolta in un maldestro gioco di azioni offensive e difensive. Il battaglione fu diviso in due. La cornpagnia E, quella che montava i cavalli grigi e che gli indiani avrebbero dipinto in seguito come onnipresente su tutto il campo di battaglia, e la compagnia F, entrambe ai comandi del capitano George W. Yates, avrebbero dovuto calare lungo la gola del Medicine Tail Coulee e porsi a difesa degli accessi al guado; Custer e le altre tre compagnie, sotto il comando diretto del capitano Myles W. Keogh, avrebbero dovuto risalire il contrafforte a valle e rnonitorare l’evolversi della situazione, fungendo da riserva. Qualora fosse comparso Benteen in appoggio, 0 fossero intervenute altre condizioni favorevoli, si sarebbe potuto pensare di dare il via all’attacco, portandosi sull’altro lato del fiume.
A questo punto, le due ali del battaglione si separarono, e Yates comincio a scendere verso il guado.19 Percorrendo la gola, si awide che Yaccampamento non era poi cosi indifeso com’era sembrato: subito, infatti, partirono alcuni sporadici colpi di fucile da parte degli indiani appostati sulla riva del fiume. Yates rispose al fuoco. La compagnia E, incitando i cavalli, si spinse avanti, verso una scarpata che scendeva ripida sul fonclo della gola, all’estremita pi? a valle. A questo punto, parecchi guerrieri appiedati aprirono il fuoco, in maniera ben pm massiccia, dalla parte opposta del fiume, mentre altri, a cavallo, cominciarono ad attraversare il modesto rialzo a sud della gola, minacciando di aggirare la posizione di Yates .20
Un altro gruppo di guerrieri mise invece in difficolta Keogh, che si era sistemato in cima a un contrafforte. Su entrambi i fronti, gli indiani si lanciarono in corse ardimentose lungo le linee dei soldati, sparando e spaventando i cavalli dei militari che erano smontati per tirare. Verso le 16.25, le compagnie agli ordini di Keogh spararono due raffiche di fucile. Fu una decisione dettata dall’urgenza: mentre Yates si awicinava al guado e veniva coinvolto in una schermaglia frontale, dal campo piil in basso si era riversata fuori, sotto gli occhi di Keogh, una nuova ondata di indiani inermi, che fuggiva in direzione della valle, lungo la sponda ovest del Little Bighorn. Centinaia di donne, bambini e anziani si esponevano al tiro di chi stava sul contrafforte in alto. Quando aveva deciso di spezzare in due il suo battaglione, Custer mirava proprio a far si che le sue prede si <<disperdessero>>, percio adesso il suo piano prevedeva di riunire il battaglione e, seguendo tutto il crinale che correva verso valle, trovare un punto che non fosse presidiato, attraversarlo e intercettare la fuga degli indiani inermi .21
Non essendo ancora pienamente coinvolto nella battaglia, Custer non voile peril mornento azzardare una delle sue famose sortite. Decise invece, d’accordo con Keogh, di far sparare quelle clue raffiche, in modo da dissuadere gli attaccanti, incoraggiare Reno e dare un segnale di ritirata a Yates. Dopo la sparatoria, i due ordinarono alle loro compagnie di montare a cavallo e di muoversi, seguendo il fiume, verso nord, dove si sarebbero ricongiunte nei pressi di un promontorio che si allungava verso il fiume, circa 3 chilometri a nordovest. Intanto, le due compagnie di Yates indietreggiavano sulle colline, ma un numero crescente di guerrieri attraverso il fiume al galoppo e si lancio al loro inseguimento, circondandole sui fianch i.22
Alle 16.35 Cavallo Pazzo ritorno al guado, ma trovo gli accampamenti degli Cheyenne e dei Sans Arc ormai deserti. Si vedevano dei soldati battere in ritirata su per la gola, inseguiti da una fiumana di guerrieri. Cavallo Pazzo e gli altri capi si consultarono sul da farsi: i pochi Cheyenne rimasti al campo li ragguagliarono sull’avanzata di Yates e sulla sparatoria tra le due sponde del fiume. Grazie alle informazioni degli Cheyenne e di Re Corvo, il comandante militare degli Hunkpapa, Cavallo Pazzo poté studiare gli ultimi sviluppi, per decifrare la strategia di Custer .23
Parecchie centinaia di metri pifi in alto rispetto a Yates, le compagnie di Custer stavano intanto scendendo dai contrafforti orientali.
Un numero crescente di guerrieri indiani ne aveva fiancheggiato la veloce marcia, costringendo i soldati a sparare ripetutamente. A valle continuava la fuga della gente dal villaggio. Toro Seduto era riuscito a mettere al riparo l’ultirno gruppo di fuggitivi sulla sponda a ovest del villaggio, mentre la prima ondata stava gia marciando verso nord. Dopo un’attenta valutazione della strategia messa in atto dall’esercito, Cavallo Pazzo e i suoi compagni presero una rapida decisione. Re Corvo avrebbe guidato il suo contingente di Hunkpapa su per la gola, alle calcagna di Yates, mentre Cavallo Pazzo si sarebbe mosso per andare a proteggere le donne e i bambini. Infilandosi tra Custer e i fuggitivi, mirava ad attraversare un altro guado, a nord del villaggio, e ad accerchiare i soldati, spingendoli contro il gruppo guidato da Re Corvo.
Una marea di Cheyenne lo segui, mentre si lanciava attraverso le acque basse del Little Bighorn e spronava il suo pony su per vallo Pazzo e Falco Volante voltarono su per la lunga strettoia denominata in seguito Calhoun Coulee. Da questa posizione era possibile vedere il battaglione di Custer mentre raggiungeva la cima del Calhoun Ridge, il luogo prescelto per il ricongiungimento delle truppe. Sceso di sella, Cavallo Pazzo prese la mira con il suo Winchester e comincio a sparare una serie di colpi rawicinati in direzione della cima. Secondo Falco Volante, tutti i tiri andarono a segno, disarcionando ciascuno un soldato. Iperboli a parte, questi spari diedero il via alla fase finale della Battaglia del Little Bighorn.
Mentre Cavallo Pazzo raggiungeva il campo di battaglia, le cinque compagnie di Custer si erano riunite lungo il Calhoun Ridge verso le 16.45. Di circa 210 uomini, soltanto uno sarebbe soprawissuto alla prirna ora del combattimento che segui: Curley, un giovane scout crow, che aveva lasciato il resto del gruppo dieci rninuti dopo aver raggiunto la cima, in quanto incaricato di riferire al generale Terry. I ricordi di Curley di questi rninuti cruciali, durante i quali Custer ripenso la tattica d’azione, ci permettono di farci un’idea dei cambi di strategia messi in atto dal comandante a battaglia iniziata .24 Venne dato il segnale dell’adunata degli ufficiali e Custer valuto' con i suoi subalterni la loro attuale posizione: occupavano un’altura che si estendeva a est per 2 chilometri abbondanti, fino alla Calhoun Hill. Da li, un lungo e stretto crinale correva verso nord, per un altro chilometro e mezzo, e terminava in una collinetta attraversata dalla Ravine Coulee, una gola ricca di corsi d’acqua, sulla quale i guerrieri al seguito di Cavallo Pazzo avevano cominciato a inerpicarsi. Da li Custer avrebbe potuto sferrare un attacco, accerchiando la gente fuggita dal villaggio. Essendo prioritario tenersi sulla difensiva, gli ufficiali potrebbero aver concluso che il terreno frastagliato e scosceso del crinale rappresentasse il luogo migliore per riunire tutta l’armata e al contempo proteggere i cavalli. Custer invio quindi in avanscoperta una prima squadra di soldati a cavallo, che voltarono a nord e cavalcarono lungo il versante che dava verso il fiume per schierarsi infine, parecchie centinaia di metri più in la, sotto la cresta del crinale .25
Il grosso delle forze li segui lungo il Calhoun Ridge, lasciando una seconda squadra nel punto dove poco prima si erano riunite le compagnie. Nel giro di un minuto 0 poco più, una raffica di spari spazzo l’altura. Ad alcuni uomini venne ordinato di uscire dalle ?le, smontare da cavallo e cominciare a sparare nella gola, un’azione che ben presto blocco l’avanzata degli indiani. Ma una seconda raffica trucido la squadra lasciata sola all’estremita dell’altura. Messisi in salvo sulla Calhoun Hill, i militari furono costretti a consultarsi ulteriormente.
Stava per <<essere approntato» un nuovo piano, che avrebbe permesso l’attacco e lo sgombero delle gole, quando numerosi rinforzi indiani in arrivo dal villaggio si riversarono sulla parte alta del Calhoun Coulee. Cavallo Pazzo e i suoi cominciarono a salire per l’altura, schierati a ventaglio, balzando di riparo in riparo o portando per le briglie i loro cavalli. Ancor più che sul Rosebud, in questa azione Cavallo Pazzo avrebbe alternato in modo imprevedibile tattiche di penetrazione strisciante e assalti frontali di massa. Per l’ennesima volta, Custer divise il suo battaglione in due: lui avrebbe accompa- gnato l’ala sinistra delle compagnie E e F di Yates nel tentativo di avanzare lungo lo stretto crinale, con il doppio obiettivo di trovare il modo di attraversarlo per raggiungere la collina e di sistemarsi in posizione difensiva, data la situazione di incerto equilibrio. Per mantenere la comunicazione con i soldati di Reno più a sud, l’ala destra guidata da Keogh, ossia le compagnie C, I e L, avrebbe tenuto la parte meridionale dell’altura, fungendo da barriera contro gli indiani che continuavano ad af?uire dal villaggio .27
Quando l’ala guidata da Custer parti, intorno alle 16.55, furono sparate due raffiche di fucileria a copertura dell’azione. Poi l’ala sinistra, con in testa la compagnia E, si mosse al trotto lungo il versante est del crinale, lasciandosi alle spalle l’ala destra, che prendeva posizione gia in preda al nervosismo. Molti uomini sembravano riluttanti a smontare di sella e, come noto Curley mentre saliva a cavallo per partire, alcuni soldati, presi dal panico, rincorsero le compagnie di Custer che si allontanavano. Quasi nello stesso istante furono intercettati da una sparatoria, <<che veniva da un burrone pieno di soldati» sul lato est del crinale. Tiri incrociati cominciarono a fioccare anche da <<un grosso contingente di indiani che sparavano»
dal versante affacciato sul fiume: erano i guerrieri di Cavallo Pazzo, che stavano passando dalla fase di awicinamento silenzioso a quella dell’assalto frontale. Irnprowisamente, essi si lanciarono al1’attacco, spingendo la piccola squadra dell’avanguardia sulla cima del crinale. Questo drappello, insieme ai soldati spaventati che avevano abbandonato l’ala destra, si affretto a raggiungere Custer, non appena il suo gruppo si awicino alla collina che segnava 1'estrernita setentrionale dello stretto crinale .Z8
Il capitano Keogh, intanto, aveva schierato le sue tre compagnie lungo la sottile striscia, lunga circa 800 metri, che dal crinale portava alla Calhoun Hill, dove la compagnia L si dispose in posizione di tiro davanti alla minaccia più immediata: centinaia di guerrieri che da sud si infilavano nei burroni e risalivano l’erta che portava all’altura, sparpagliati su un ampio fronte. Alcuni guerrieri colsero l'occasione per bersagliare con lanci di frecce la linea, schierata a terra, della compagnia L, e per disperdere una trentina di cavalli con i relativi, preziosi carichi di munizioni.”
ll comandante della compagnia, il tenente Iames Calhoun, ordino di fare fuoco: molti assalitori si dileguarono tra i canali della gola, cercando pero subito dopo nuove vie da cui sferrare un attacco. Alcuni si spostarono verso est, per cercare un nuovo varco verso l’ala destra del battaglione, mentre gli Cheyenne si portarono a sinistra, lungo il Calhoun Ridge.”
Per controbattere all’offensiva cheyenne, un clistaccamento della compagnia C, guidata dal tenente Henry M. Harrington, venne schierato nello stesso punto in cui si erano riunite le compagnie, ossia la punta del Calhoun Ridge che dava verso il fiume. Squillo una tromba, e i palafrenieri delle compagnie I e L si spostarono sulle pendici alte del Calhoun Coulee, protette dalla compagnia di Harriton e fuori dal tiro diretto clegli indiani che arrivavano da sud. Finalnente, l’azione contro l’ala destra calo d’intensita per una decina di minuti. La breve tregua sedo per un attimo la tensione, mentre i guerrieri, in numero sempre crescente, si infilavano su per i canaloni e andavano a occupare ogni minimo pertugio sulla cima della col1ina .31 Nel frattempo, l’ala sinistra di Custer era riuscita a superare la collina, arrivando all’estremita nord del crinale e voltando a ovest verso il fiume. La compagnia E, guidata dal tenente Algernon E. Smith, si riposo qualche minuto, mentre Custer e gli alti ufficiali del suo seguito scortavano al fiume Yates e la cornpagnia F, in un tentativo di guado. Mentre Custer scendeva a valle, le prede cui puntava erano in bella vista, a poco piil di 2 chilometri dal1’altra parte del fiume. Custer, osservo Falco Volante, <<era proprio di fronte alle donne che si erano radunate sul fiulne» 32
La gente fuggita dal villaggio si era infatti raccolta nel fondovalle coperto di cespugli che costeggiava 10 Squaw Creek, proprio di fronte a un guado che avrebbe permesso a Custer di annientarli all’istante.
A protezione delle donne e dei bambini, stremati dalla fuga, era giunto un gruppo improwisato di giovani e anziani che, appena la compagnia di Custer si awicino al fondovalle, apri il fuoco da dietro i salici. Uno o due attaccanti furono disarcionati, e fu forse in questa azione che perse la vita il corrispondente del <<New York Herald», Mark Kellogg. A quel punto, Custer ordino alla compagnia F di tornare sulla collina. Gli eventi precipitarono. Ondate di guerrieri, soprattutto cheyenne e hunkpapa, attraversarono la Deep Ravine e piegarono a sinistra verso i prati immediatamente sottostanti il promontorio su cui si trovava Custer. L’ala sinistra del battaglione fu bersagliata di spari. I guerrieri si lanciarono in un’impavida corsa attraverso il fronte nemico: non si tratto di un'azione realmente pericolosa, ma costrinse i soldati a riprendere la posizione di tiro. Disponendosi a cuneo, la compagnia F si schiero davanti al fiume, mentre la E fronteggiava la carica che scendeva dalla Deep Ravine .33
Cavallo Pazzo e i suoi, intanto, seguirono lo stretto crinale e si incanalarono nelle forne, giù per un lungo burrone che puntava verso nord formando una sorta di cornice tutt’intorno al crinale stesso. Risalendo lungo il burrone, i guerrieri riuscirono a penetrare sui fianchi entrambe le ali del battaglione. Mentre infuriava lo scontro, i guerrieri che provenivano dalla zona dello Squaw Creek si ricongiunsero agli uomini di Cavallo Pazzo, cornpletando l’accerchiamento del battaglione di Custer. A questo punto, un fronte compatto di guerrieri segui i movimenti di Custer attraverso il lungo promontorio, bersagliandolo con un fuoco intermittente dalla collina alle spalle dei tiratori schierati, mentre un drappello si infilava nello spazio vuoto tra le compagnie e metteva in fuga un gran numero di cavalli .34
Nel frattempo, Cavallo Pazzo aveva continuato a procedere in parallelo all’ala destra, mantenendosi sopra la gola, a meno di/100 metri a nordest della compagnia L del tenente Calhoun. I1 grosso delle forze indiane, in costante crescita, era in grado di tirare contro la retroguardia di Calhoun, in cima alla Calhoun Hill, e contro la compagnia I di Keogh, che era smontata da cavallo e fungeva cla riserva lungo il versante est del crinale scosceso. A seguito di una sventagliata di spari, diretti dalla compagnia L contro l'assalto che proveniva da sud, un gran numero di guerrieri si sposto da li verso est, in supporto a Cavallo Pazzo. Tra questi c’era Toro Bianco. Fremente davanti alla scelta di Cavallo Pazzo di tirare solo da lunga distanza, comincio a suggerire con insistenza un attacco, ma il comandante militare degli oglala non si lascio indurre a un’azi0ne che riteneva prematura. Cavallo Pazzo era infatti consapevole che l'esit0 della battaglia sarebbe dipeso dalla posizione tenuta dall’ala destra, la sola che poteva garantire a Custer un contatto con le compagnie di Reno e Benteen. Cavallo Pazzo era stato costretto a sveltire le sue manovre, poiché glielo imponeva l’accerchiamento che aveva ormai raggiunto il guado del villaggio, ma diecle prova di saper padroneggiare le diverse necessita tattiche imposte dalle circostanze, mentre Custer era troppo rigido per adottare una strategia ?essibile. Cavallo Pazzo sperava che i guerrieri dislocati nel settore nord del campo di battaglia sarebbero riusciti a bloccare l’ala sinistra di Custer, che stava a est del fiume, isolando cosi i due tronconi del battaglione. Intanto lui, insieme a un gruppo di guerrieri sempre più numeroso, aspettava, di fronte all'ala destra, il momento giusto per annientarla con una serie di attacchi lanciati dalle diverse gole del crinale. A questo punto, avrebbero potuto circondare anche l’ala sinistra, la pm debole, e portare in salvo le donne e i bambini impauriti che aspettavano tra i cespugli dello Squaw Creek .35
Il momento decisivo si avvicinava. Piano piano, i guerrieri si spostarono sul fianco della collina che dava sul fiume, fino a portarsi a soli 36 metri dalla compagnia I. Due Lune ricordava che, nei minuti culminanti dell’azione, i primi a cadere erano stati i sedici soldati incaricati di badare ai cavalli. Per contrastare l'assalt0 proveniente dalla gola, la compagnia C sferro un attacco dall’estremita occidentale del Calhoun Ridge, stanando gli indiani come fossero quaglie.
Dopo aver percorso 450 metri, la compagnia si fermo, scese da ca-vallo e si schiero in posizione cli tiro. Non spararono neppure un colpo. Quasi nello stesso istante, infatti, gli indiani lanciarono un doppio attacco. Il Cheyenne Uomo Bianco Zoppo raduno, nella gola sottostante, i guerrieri che stavano fuggendo e guiclo una carica che travolse la compagnia C, mentre dal Greasy Grass Ridge gli Cheyenne di Naso Giallo aprivano un fuoco sostenuto.36 La compagnia C ampo almeno quattro morti.37
Sulla Calhoun Hill, la compagnia L sposto la direzione della linea di tiro, cosi da mirare verso il fiume, e prese a sparare per coprire i propri compagni che indietreggiavano. Appena gli uomini di Harrington ebbero ripreso posizione sulla vetta, tentarono di disporsi in assetto difensivo. Naso Giallo sferro allora un altro attacco, che costrinse la compagnia C a riunirsi in tutta fretta alla L, lascianclo altri dodici soldati morti sul carnpo. Bersagliata da un fuoco sempre più intenso, che fioccava da ogni direzione ~ compresa la gola a est occupata da Cavallo Pazzo e dai suoi —, la schiera dei tiratori della compagnia L, apparsa fino a quel momento solida, si disgrego in seguito all'arrivo dei compagni superstiti della C. I soldati ruppero le fila, tentando di formare in modo caotico tante piccole unité di tiro.
Proprio in questo istante critico, i guerrieri si radunarono per sferrare un attacco. Facendosi scudo con un’incredibile sventagliata di colpi, sparati da Winchester e Henry a ripetizione, i guerrieri, guidati da Galla, comandante militare degli Hunkpapa, si riversarono su per la scarpata sud della Calhoun Hill e travolsero la postazione.
Venti, 0 forse più, soldati rimasero uccisi, tutti gli altri corsero lungo il versante ovest del crinale, verso la compagnia L38
Per lo sventurato battaglione di Custer fu l’inizio della fine. Quando, due armi più tardi, i veterani della battaglia si trovarono a dover spiegare la dinarnica dell’azione al colonnello Miles, dichiararono che ?no a quel momento lo scontro era stato <<in equilibrio»; soltanto dopo i soldati avevano cominciato a disperdersi lungo i1 crinale, mentre i guerrieri <<facevano precipitare gli uomini [di Custer] nella confusione e li annientavano». Approfittando del fatto che i guerrieri di Galla si fermavano a spogliare i cadaveri delle armi e dei cinturoni, i soldati in fuga riuscirono a godere di qualche attimo di tregua .39
Neanche 400 metri più in lé, verso est, Toro Bianco si era stancato della lunga attesa. Non appena la ritirata dalla Calhoun Hill ebbe inizio, decise cli tentare una sortita. Cavallo Pazzo, che gié presentiva l’imminente crollo dell’ala destra, lo segui con una nutrita schiera di guerrieri. Le truppe in ritirata si voltarono di colpo, pronte all’attacco, e corsero a dare manforte agli uomini della compagnia 1.40 Diversi soldati a cavallo furono uccisi e disarcionati dalla carica di Cavallo Pazzo, che si abbatté contro il loro fianco destro. I palafrenieri della compagnia I avevano recuperato dalla gola i cavalli superstiti, ma quando si udi la tromba di Keogh che dava l’ordine di montare in sella, gli indiani li attaccarono di nuovo, accerchiandoli.
La battaglia volgeva a favore di Cavallo Pazzo, che stava per segnare un nuovo successo clella tattica kicamnayan che aveva quasi annientato gli uomini di Royall al Rosebud. La carica indiana mise in fuga un gran numero di cavalli di Keogh, che presero la strada della cresta. Urlando, i guerrieri riuscirono a farli deviare verso il ?ume, dove le donne e gli anziani si arrischiarono ad abbandonare i loro rifugi, visto che i soldati combattevano ormai solo in difesa, e corsero a radunarli. Toro Bianco aveva abbattuto un soldato, sbalzandolo di sella in un intenso corpo a corpo, e aveva contato il primo colpo rituale; poi tocco a Cavallo Pazzo correre a battere il secondo.41 Cavallo Pazzo vide che gli uomini in testa alla ritirata stavano oltrepassando la posizione della compagnia I, e puntavano alla collina che dominava il limite del campo di battaglia; se voleva assicurarsi che i battaglioni rimanessero divisi, doveva fare in fretta. Sprono allora il suo pezzato e prese a correre per tutta la lunghezza della compagnia I, seguendo il versante est del promontorio. Gli uomini di Keogh sparavano disciplinatamente contro i guerrieri al seguito di Cavallo Pazzo, che si sporgevano da dietro il collo dei cavalli. Un guerriero arapaho, Sta Sull’Acqua, osservava la scena. La sua testimonianza é un prezioso tributo al1’audacia di Cavallo Pazzo: <<Cavallo Pazzo, il capo sioux, fu l'uomo pm coraggioso ch’io abbia mai visto in azione.
Cavalcava vicinissimo alla linea dei soldati, incitando i suoi guerrieri a seguirlo. Tutti i soldati gli sparavano, ma nessuno lo colpi>>.42
L’arclita corsa di Cavallo Pazzo stirnolo molti Lakota e Cheyenne a seguirne l’esempio. Arrivato in fondo al fronte della compagnia I, volto bruscamente a sinistra e cavalco dritto contro i soldati. L’attacco passo attraverso un varco del crinale che dava sul lato del fiume, <<tagliand0 in due la linea» e <<dividendo i soldati in due gruppi», come riferi Lui Cane. Pi? avanti, il fronte della ritirata si affrettava a risalire la collina, ma non erano piil di venti i soprawissuti dell'ala destra che riuscirono a raggiungere la cima. Gli altri stavano per essere definitivamente circondati/43
I1 grosso dei guerrieri di Cavallo Pazzo si richiuse sugli uomini di Keogh per sferrare il colpo finale. Quando anche l’ultimo dei difensori cadde, i guerrieri si fermarono per derubarli delle carabine, delle pistole e delle munizioni, poi risalirono il fianco est del colle, dove stava per aprirsi l’ultimo capitolo clella battaglia.44
Raggiunta con i suoi uomini la vetta del crinale, Cavallo Pazzo capi all'istante che la situazione era cambiata: negli ultimi cinque caotici minuti, l’ala sinistra di Custer si era ?nalmente mossa in soccorso dei compagni. Le compagnie E e F avevano percorso 350 metri per trincerarsi nella gola della Deep Ravine, poi avevano svoltato a sinistra lungo la propaggine nord, fino a posizionarsi in una conca poco profonda sotto il crinale del colle. A 400 metri dalla posizione di Keogh, la compagnia F era scesa da cavallo e si era schierata in posizione di tiro lungo il canale. La polvere e il putiferio che giungevano dalla dorsale opposta dello stretto colle segnalavano l’imminente disfatta dell’ala destra. Toro Bianco, salito sul crinale all’inseguimento di alcuni cavalli fuggiti durante la rotta di Keogh, si trovo di fronte la nuova linea dei soldati. Da questa posizione, secondo Toro Bianco, Custer <<non fece nessun tentativo di avanzare» verso l’ala clestra. Mentre il comandante e il suo gruppo restavano sul posto con la compagnia F, alla E venne ordinato di occupare la collinetta che si ergeva all’estremita del promontorio: era la migliore postazione di difesa, l’unica a offrire una chance di soprawivenza.45
La compagnia E si sposto di altri 400 metri scarsi, fino al punto pm alto del lungo promontorio, subito sotto la collina, smontando da cavallo poche decine di metri pm a nord del luogo in cui oggi sorge il Custer Battlefield Visitor's Center. Da qui, fu costretta a indietreggiare per altri 270 metri risalendo la collina, sotto la pressione dei guerrieri che incalzavano dal fiume.46
Fu a questo punto che Cavallo Pazzo attraverso la linea della ritirata e raggiunse la cima del crinale dove infuriava la battaglia, a meta strada tra Keogh e la collina scelta come ultimo baluardo difensivo: da li riusciva a scorgere i soldati a meno di 400 metri di distanza.
Vedendo che i guerrieri correvano verso il promontorio, sulla scia dei soldati dell’ala destra in fuga, la compagnia E comincio una sparatoria a tappeto, e Cavallo Pazzo e i suoi sciamarono per tutto il crinale, in difesa dei loro compagni impegnati nell’inseguimento.47
Un gruppo di guerrieri — una ventina tra Lakota e Cheyenne —chiamati <<Ragazzi Suicidi», piombo addosso alla retrovia della compagnia E/18 Altri guerrieri, che avevano risalito le forre, corsero verso il punto dove la linea del fronte era stata sfondata, travolsero la compagnia E e si riversarono su per la salita, mentre quelli <<in prima fila» scavalcavano il colle, per dare il colpo di grazia alla divisione guidata da Keogh. Ancora una volta, nonostante tutto, gli ufficiali radunarono i loro soldati e ricominciarono a sparare, in un disperato tentativo di difesa, ma furono travolti. Durante la fuga dalla Calhoun Hill, pm di settanta soldati avevano gia perso la vita e meta del battaglione di Custer era stato annientato. Ora, gli indiani caricarono in massa lungo il versante est del crinale, puntando all’ultirno baluardo dell’esercito, la collina, dove Custer e il capitano Yates si stavano ritirando ordinatamente e dove stavano contando i superstiti ~dell’ala destra.49 Toro Bianco attraverso il crinale e si avvicinò a Cavallo Pazzo, per ribadire la solita richiesta: sarebbe bastato un veloce attacco a disperdere i rimasugli della compagnia E. Cavallo Pazzo, pur riconoscendo le sue ragioni, giudicava l’azione una spacconeria gratuita, e predispose invece una breve fase di awicinamento strisciante, durante la quale qualche guerriero si produsse in una delle rituali esibizioni di coraggio: Naso Giallo, awolto provocatoriamente nella bandiera a stelle e strisce, parti dritto verso la collina, abbattendo un ufficiale con un colpo assestato di piatto con una vecchia sciabola. Sentendo che la conclusione della battaglia era vicina, gli assalitori uscirono allo scoperto e presero a risalire la collina, ma i soldati aprirono nu0vamente il fuoco, riuscendo a domare l’assalto per qualche rninuto .5°
All’improwiso, al grido di <<Se ne sono andati!»,iso1dati guidarono gran parte dei cavalli superstiti gm per le pendici a nord della collina, dove alcuni ragazzi si affrettarono a portarli ad abbeverarsi al fiume. Risuonarono alcuni spari irregolari, poi si udi una tromba.
Allora, in un tentativo disperato di raggiungere il fiume, circa quarantacinque soldati, ossia la compagnia E pm qualche altro superstite degli eccidi delle altre unita, scapparono dalla collina. Alcuni Hunkpapa scattarono nella loro direzione, al che i soldati girarono a sinistra, per superare il colle che portava alla Deep Ravine. Due 0 tre soldati a cavallo svoltarono una seconda volta a sinistra, verso il Calhoun Coulee, sperando di fuggire verso sud: vennero intercettati e uccisi. I soldati, che sparavano all’impazzata verso l'alto, furono fermati sulla parete alta della gola della Deep Ravine da alcuni Cheyeme che salivano dal fiume. Una dozzina di uomini trovo la morte; altri ventotto riuscirono a tuffarsi nella gola, ma furono spazzati via qualche minuto piti tardi.51
Sulla collina, i superstiti aspettavano la fine. Quando i cecchini ripresero a sparare, in mezzo a una spessa coltre di polvere e fumo, Cavallo Pazzo decise che quello era un altro momento decisivo. Soffiando una volta nel suo fischietto di osso d’aquila, spinse violentemente il suo pezzato al galoppo e <<cavalco in mezzo ai due gruppi».
Mentre Cavallo Pazzo girava intorno alla collina, i soldati ancora vivi <<presero a sparare tutti insieme, ma nessuno lo colpi; allora gli indiani credettero che le pistole dei soldati fossero scariche e attaccarono immediatamente dritti verso la collina», sbaragliando le ultime
difese: si lanciarono da tutti i burroni in cui stavano nascosti e accerchiarono la collina da sud. Orso In Piedi ricordava la terrificante pioggia di pallottole che era seguita al loro arrivo sulla cima: <<All0ra vidi i soldati e gli indiani tutti mescolati, ed erano cosi tante le pistole che sparavano che non riuscivo più a sentire niente. Sembrava che le voci uscissero da in cima a una nuvola>>.52
Sulla collina, intanto, Cavallo Pazzo stava finendo qualche soldato con la mazza da guerra. Un pugno di soldati tento un’ultima sortita lungo il crinale, ma furono tutti trucidati sulle pendici ovest.
Quando il polverone si dirado, rimase esposto alla vista un soldato <<che fuggiva verso est, ma lo vide anche Cavallo Pazzo che balzo in groppa al suo pony e 10 segui. Riusci a ucciderlo a ottocento metri dal luogo in cui gli altri giacevano morti>>. Quando Cavallo Pazzo fece ritorno sulla collina, anche l’ultima resistenza era stata sbaragliata. Erano le 17.30, dunque erano passati solo quarantacinque minuti da quando le due ali del battaglione di Custer si erano ricongiunte sul Calhoun Ridge. I guerrieri fecero il giro del campo di battaglia, attardandosi a sparare a qualche cadavere. Qualche ultimo sparo echeggiava ancora anche nella Deep Ravine.53
Le donne, uscendo dai rifugi sicuri sull’altra sponda del fiume, cominciarono a inerpicarsi per le pendici scoscese, in cerca dei loro amati 0 per spogliare i cadaveri degli abiti e degli ornamenti e smembrare o mutilare i cadaveri dei wasicu venuti per uccidere o catturare loro e i loro familiari.54
I battaglioni di Reno e Benteen, assestati piil a monte, mostravano ben poca voglia di andare in soccorso del loro comandante. Alle 16.30 tutti gli indiani si erano ritirati per unirsi alla battaglia contro Custer, Ina i soldati demoralizzati erano rimasti fermi dietro le loro linee. Solo dopo che alcuni spari di segnalazione, esplosi da Custer sul Calhotm Ridge, ebbero messo sull’awiso gli ufficiali della difficile situazione in cui versava il loro comandante, fu inviato uno spamto drappello verso valle. Arrivati in cima al Weir Ridge verso le 17.25, i soldati fecero in tempo a vedere i momenti conclusivi dell’<<azione» sul campo: gruppi di guerrieri indiani cavalcavano lenti in cerchio, sparando a qualcosa che stava a terra. Appena si accorsero della piccola truppa che avanzava, scattarono di nuovo all’attacco. Ne segui una sparatoria in corsa, ma alle 18.10 gli uomini di Reno e Benteen erano di nuovo al riparo. A conferma del fatto che si tenevano sulla difensiva, cominciarono a scavare delle trincee per resistere all’assedio, e ne protessero l’imb0cco con bauli e casse di esplosivi.55
Era sera, ma i guerrieri si sistemarono lungo le alture per continuare a tirare, sfruttando anche 1’ultimo barlume di luce: uccisero ancora cinque soldati e ne ferirono altri sei. Soltanto il buio mise fine alla sparatoria. I capi si consultarono e decisero di comune accordo che qualche guerriero, a turno, montasse la guardia per tutta la notte: <<Non riuscivamo a battere quei soldati» ricordava Orso In Piedi.
<<Allora decidemmo di farli morire di fame o di sete.>>56
Al tramonto, il primo tumo di guardia torno al villaggio e trovo che le tende erano state montate pm vicine le une alle altre, e pm a valle. Erano stati accesi fuochi per tutto Yaccampamento, ma la gente era troppo scossa per aver voglia di festeggiare. I1 prezzo della grande vittoria era stato alto: i sedici guerrieri morti durante l’azione contro Custer andavano ad aggiungersi ai diciannove della battaglia contro Reno e a un ragazzo ucciso durante l'assedio serale.
Prima dell’alba, i portaordini ordinarono ai guerrieri di dare il cambio ai compagni del turno di notte. Alle prime luci del giorno, i 362 superstiti del Settimo Cavalleggeri furono bersagliati da una sparatoria senza tregua. I guerrieri esausti tentarono una carica, durante la quale furono uccisi due Lakota. Fra i soldati si contarono sette vittime e trentanove feriti, ma ormai era chiaro che gli assediati avrebbero comunque resistito. A mezzogiorno, Toro Seduto ordino la ritirata, e i guerrieri si allontanarono lentamente dal campo di battag1ia.57
Nel primo pomeriggio si diffusero le voci di un imminente arrivo di soldati da nord, percio Cavallo Pazzo, che coordinava la difesa del campo, mando Piccolo Toro e Lui Cane a perlustrare il Little Bighorn: 24 chilometri piil a nord, le armate congiunte di Terry e Gibbon stavano faticosamente cercando di risalire il fiume, avendo compreso che la nube di fumo piti avanti indicava la presenza di un grande accampamento indiano.55
Cavallo Pazzo vaglio i rapporti in arrivo, innervosendosi quando senti parlare della fanteria di Gibbon. Pm di trecento guerrieri furono inviati a eseguire una ricognizione pifi completa, mentre altri davano fuoco all’erba per ostacolare Yinseguimento. I1 panico stava gié impadronendosi di donne e bambini, percio non rimase che dare l’ordine di sgornbero verso sud. Al tramonto, un’enorme massa di persone torno sui suoi passi, risalendo i1 versante occidentale della valle. La processione, lunga 3 chilometri e larga 800 metri, della Nazione settentrionale sfilo davanti alle armate assediate di Reno e Benteen:
mentre passavano, Lm’acclamaZione scomposta si levo dalle ?la dei soprawissuti alla grande ternpesta di polvere dall’Est.59
XVII. lln buon giorno per morire
1Alce Nero, in DeMal1ie, The Sixth Grandfather, cit., pp. 180-81; Eastman, Indian Heroes, cit., pp. 98-99. Per quanto riguarda la cronologia della battaglia, l’analisi della marcia di awicinamento di Custer operata da Gray in Custer ’s Last Campaign, cit., ne fornisce una ricostruzione dettagliata al minuto. Sebbene alcuni nutrano qualche riserva sulla sua precisione, alcuni punti fermi sembrerebbero inattaccabili: per esernpio, l’azione decisiva sarebbe cominciata sul fronte di tiro di Reno tra le 15.15 e le 15.20, per concentrarsi sul settore occupato da Custer un'ora dopo, dove la resistenza avrebbe retto fino alle 17.30. Su questa intelaiatura si basa la mia cronologia della battaglia.
2 Orecchino Di Piuma, in W.A. Graham, The Custer Myth, Lincoln, University of Nebraska Press, 1986, p. 97; intervista a Lui Cane a cura di Camp, 13 luglio 1910, in Hammer, op. cit., p. 206.
3 Emily Orso In Piedi, in R.A. Fox jr, <<West River History», in C.E. Rankin (a cura di), Legacy, Helena, Montana Historical Society Press, 1996, p. 150. Cavallo Cornuto, in Bourke, op. cit., p. 416; Eastman, Indian Heroes, cit., pp. 98-99; inter-vista a Falco Di Ferro, taccuino 25, Ricker Papers. I
4 Una lettura imprescindibile sulla Battaglia del Little Bighorn é la testimo-" nianza rilasciata nel 1879 dagli ufficiali, dai soldati arruolati e dagli scout civili a W.A. Graham, The Reno Court of Inquiry, Mechanicsburg, Stackpole Books, 1954.‘ Molte vecchie ricostruzioni, che conservano un indubbio interesse storiogra?co, negli ultimi anni sono state superate da scoperte archeologiche e da analisi, tardive ma molto accurate, del repertorio di testimonianze indiane. Tra gli studi datati, quello di E.I. Stewart, Custer's Luck, Norman, University of Oklahoma Press, 1955, é ut-ile, ma fonti di sicura affidabilita sono i testi di ].A. Greene, Em‘-dence and the Custer Enigma, Golden, Outbooks, 1986; R.G. Hardorff, Markers, Ar-tifacts and Indian Testimony, Short Hills, Donald Horn, 1985; Gray, Custer's Last Campaign, cit.; R.A. Fox jr, Archaelogy, History, and Custer’s Last Battle, Norman,» University of Oklahoma Press, 1993. Risultati dei lavori di indagine archeologica sono stati presentati fin dal 1984 in D.D. Scott e R.A. Fox jr, Arehaelogical Insights‘ into the Custer Battle, Norman, University of Oklahoma Press, 1987, e in DD.‘ Scott e P. Bleed, A Good Walk Around the Boundary, Lincoln, University of Nebraska Press, 1977. Materiale illuminante sulla vicenda sono le interviste di Walter Camp in Hammer, op. cit. Trascrizioni dawero notevoli dei racconti di parte in-W diana si trovano in Hardorff, Lakota Recollections, cit., e Cheyenne Memories, cit.;\ Greene, Lakota and Cheyenne, cit. I] volume di G.F. Michno, Lakota Noon, Missoula, Mountains Press, 1997, é una sintesi delle varie testimonianze indiane. ’
5 Per gli ordini impartiti da Custer e per la cronologia, la fonte e sempre Gray, Custer’s Last Campaign, cit., cap. XIX.
6 Serg. Daniel A. Kanipe, intervista a cura di Walter Camp, 16-17 giugno 1908, in Hammer, op. cit., pp. 92-93 e 97, e in Graham, The Custer Myth, cit., p. 249.
7 R.G. Hardorff (a cura di), Hokaheyl, Spokane, A.H. Clark, 1993, cap. II.
8 I preparativi di Cavallo Pazzo sono descritti da Orso In Piedi, intervista a cura di Camp, 12 luglio 1910, in Hammer, op. cit., p. 215; intervista a Schegge Di Como, circa 11 luglio 1910, Camp Papers, BYU; ].G. Masters, Shadows Fall Across the Little Horn, Laramie, University of Wyoming Library, 1951, p. 41. La sua comparsa nella fase della battaglia relativa all’attacco a Reno e raffigurata, probabilmente in modo veritiero, in Bad Heart Bull e Blish, op. cit., pp. 214, 216, 232.
9 ].M. Lee, The Capture and Death of an Indian Chieftain, in <<]ournal of the Military Service Institute of the United States», 54, 1914, p. 325; Bourke, op. cit., p. 415.
10 Gray, Caster’s Last Campaign, cit., p. 290, stabilisce la cronologia; Gray, Centennial Campaign, cit., pp. 175-76, e cap. XXIV, analizza il numero delle vittime.
11 Piccolo Toro, in Riley, op. cit., p. 37. Michno, Lakota Noon, cit., pp. 108 sgg., per la prima volta mette in relazione le testimonianze oculari di Piccolo Toro e degli altri indiani riguardo al battaglione di Custer, nel momento in cui gli uomini di Reno si barricarono in cima a quella che poi si sarebbe chiamata Reno Hill.
12 Piccolo Toro, in Riley, op. cit., p. 37.
13 Falco Volante, in McCreight, Chief Flying Hawk's Tales, cit., pp. 27 sgg; sempre Falco Volante, intervista a cura di Eli S. Ricker, 8 maggio 1907, taccuino 13, Ricker Papers.
14 Assale Il Nemico, in ].I(. Dixon, The Vanishing Race, Garden City, Doubleday, Page and Co., 1913, pp. 174-75.
15 Intervista a Orso In Piedi, 12 luglio 1910, Hammer, op. cit., p. 215; intervista a Schegge Di Corno, circa 11 luglio 1910, Camp Papers, BYU; Masters, op. cit., p. 41; Bad Heart Bull e Blish, op. cit., pp. 214, 216, 232; Falco Volante, in McCreight, Chief Flying Hawk's Tales, cit., pp. 27 sgg; intervista a Falco Volante, taccuino 13, Ricker Papers. Per quanto riguarda Joseph Toro Bianco, che ricorda 1’apparizione cli Cavallo Pazzo nella seconda fase della battaglia, cfr. W.S. Campbell (Stanley Vestal) all’editore della University of Oklahoma Press, 16 luglio 1948, in Hardorff, The Surrender and Death of Crazy Horse, cit., p. 269. 16 Testimonianza di John Martini, in Graham, The Reno Court oflnauiry, cit., p. 129; intervista a Daniel A. Kanipe, in Hammer, op. cit., p. 93.
17 La testimonianza e i ricordi di Martini su questa fase cruciale sono piuttosto confusi e discordanti, ma Gray, Custer’s Last Campaign, cit., pp. 340 sgg., inquadra la sequenza degli eventi nel lungo lasso di tempo intercorso tra il primo awistamento del villaggio da parte di Custer e la sua avanzata verso il Medicine Trail Coulee.
18 Ibid. Gray spiega con chiarezza i ricordi, fino a quel momento snobbati, dello scout crow Curley, inserendoli nella propria cronologia della Battaglia di Reno, e cosi riesce ancora una volta a mettere in luce il rapporto di causa ed effetto che determina la sequenza delle azioni. Cosa facessero i tiratori cheyenne e raccontato da Iohn Sta Nel Bosco (Iohn Stands In Timber), storico nativo degli Cheyenne settentrionali, in ]. Stands In Timber e M. Liberty, Memorie dei Cheyenne, trad. it. Milano, Rusconi, 1995; Powell, People of the Sacred Mountain, cit., vol. II, pp. 1007 e 1018.
19 La fatale decisione di Custer di dividere il battaglione al Medicine Tail Coulee ha suscitato diversi interrogativi. Molto accesa e stata anche la discussione sulla composizione delle due ali, ma io ho scelto di aderire alla ricostruzione di Fox, Archeology, History, and Custer's Last Battle, cit., pp. 141-42. Sembra accertato che Custer volesse andare in soccorso di Reno facendo passare il guado all’intero battaglione, ma che, tenendo conto della disfatta cui era andato incontro Reno, ci abbia poi ripensato. Gray ipotizza (Custer’s Last Campaign, cit., pp. 360-61) che l’avanzata di Yates al guado fosse un’azione diversiva, volta ad alleggerire la pressione su Reno e a riunire il reggimento. Considerato l’intenso dibattito che questa decisione suscito, a cui Curley assistette senza capire, mi sembra che si possa interpretare la scelta tattica in modo pill elastico. La rilettura clelle prove operata da Fox (Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 312-18) mi sembra la pm persuasiva.
20 Miclmo, Lakota Noon, cit., pp. 121-24, 138-42, analizza le testimonianze di parte indiana rispetto all’azione che si svolse al guado e alla spola, da e verso quest’ultimo, di Yates.
21 Cavallo Pazzo fu il primo testimone oculare a ricollegare la strategia di Custer all’intent0 di catturare gli indiani in fuga. Cfr. l’intervista a Cavallo Pazzo e Cavallo Cornuto, 24 maggio 1877, in <<Yankton Union and Press Dakotaian», 7 giugno 1877. La folla che scappava era tanto numerosa che, dedusse Cavallo Pazzo, Custer credette che <<a ritirarsi e abbandonare il villaggio fosse il grosso degli indiani». Fox, Archeology, History, and Casters Last Battle, cit., p. 315, sembra basarsi invece su altre prove, sempre di parte indiana.
22 La cronologia di Gray fissa il ricongiungimento delle compagnie di Reno e Benteen, e il successivo trinceramento, alle 16.20, cinque minuti prima che cominciasse la sparatoria clecisiva dal settore di Custer.
23 Grinnell, op. cit.; Galla, in U.L. Burclick (a cura di), David F. Barry’s Indian Notes on the Custer Battle, Baltimore, The Proof Press, 1937, pp. 9-15. Eastman, The story of the Little Bighorn, cit., riporta testimonianze cli parte lakota sulla battaglia, preziose pur nella loro frammentarieta. Ipotizza che Cavallo Pazzo sia arrivato al guado del villaggio mentre era in corso la schermaglia contro Yates, cioe verso le 16.20-16.30. Considerando che Piccolo Toro si incontro con Cavallo Pazzo vicino alla Reno Hill verso le 16.15, la cosa appare impossibile: Cavallo Pazzo avrebbe clovuto coprire quasi 5 chilometri da questo colle al guado, passando per il villaggio. Tenendo conto di una piccola fermata al campo oglala, deve essere arrivato al guado quando Yates gia si ritirava lungo la gola (alle 16.33-16.36 circa, secondo la cronologia di Gray). Questa versione collimerebbe con la testimonianza di Falco Volante, che combatté al fianco di Cavallo Pazzo per tutta la prima fase della battaglia; in realta, egli poté osservare l'ala di Custer in cima alle alture a est (secondo Gray erano le 16.32-16.38 circa), ma non riusci a seguire la ritirata di Yates, perché la vista era coperta dai guerrieri che avevano gia <<attraversato il fiume» e risalivano la gola. Intervista a Falco Volante, taccuino 13, Ricker Papers.
24 Riguardo al ricongiungimento del battaglione e al resoconto di Curley, cfr. Gray, Custer's Last Campaign, cit., pp. 369 sgg.
25 Curley, in Hammer, op. cit., pp. 158-59, 162-63, 167-68. Sulla priorita della scelta difensiva di Custer, cfr. Tatmton, op. cit., pp. 87-88.
26 Curley, in Hammer, op. cit. pp. 158-59, 162-63, 167-68.
27 Ibid. Per le disposizioni date da Custer, cfr. Fox, Archeology, History, and Casters Last Battle, cit., p. 318.
28 Curley, in Hammer, op. cit., p. 159.
29 Per la dichiarazione rilasciata dal gen. Godfrey nel 1886 a riguardo, cfr. Graham, The Custer Myth, cit., pp. 94-95.
30 Per i racconti sul primo attacco alla posizione di Calhoun, cfr. Assale Il Nemico, in Dixon, op. cit., p. 175; Gobba, in Graham, The Custer Myth, cit., p. 78; Toro Bianco (Miniconjou), in S. Vestal, The Man Who Killed Custer, in <<American Heritage», VIII, 2, febbraio 1957; Penna Rossa, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., pp. 85-87; Due Lune, in Hardorff, Cheyenne Memories, cit., p. 102; Piccolo Falco e Giovane Due Lune, ivi, pp. 62 e 66. 3] Due Lune, in Harclorff, Cheyenne Memories, cit., p. 102.
32 Intervista a Falco Volante, taccuino 13, Ricker Papers. Per una conferma dell’awicinamento dell’ala sinistra al fiume, cfr. Fox, Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 173 sgg; Scott e Bleed, op. cit., pp. 41-44.
33 Stands In Timber e Liberty, op. cit.
34 Assale Il Nemico (Dixon, op. cit., pp. 175-76) era tra i guerrieri che attaccarono l’ala sinistra dal promontorio. Cavallo Pazzo era tra i rigagnoli della gola tra le 16.45 e le 16.55, ma, subito dopo le 17, Toro Bianco (Vestal, The Man Who Killed Custer, cit., p. 7) lo vide attraversare il crinale solo qualche minuto prima che Calhoun cedesse la posizione.
35 Per Toro Bianco, cfr. Vestal, The Man Who Killed Custer, cit., p. 7, e Sentieri di guerra, cit. Gli appunti originali delle interviste di Vestal, 1930 e 1932, sono stati pubblicati in Hardorff, Lakota Recollections, cit., pp. 107-26.
36 Lui Cane, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., p. 75; Due Lune, in Hardorff, Cheyenne Memories, cit., p. 109; Marquis, La lunga marcia verso l’esilio, cit.; Kate Grande Testa, in T.B. Marquis, <<She Watched Custer’s Last Battle», in P.A. Hutton, The Custer Reader, cit., p. 369. Per m1’analisi dello schieramento sul Calhoun Coulee, ctr. Fox, Archeology, Histor, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 148 sgg.
37 Almeno quattro lapidi autentiche sono state collocate in questo settore, in memoria dei soldati uccisi. La letteratura sull’attendibilita delle lapidi come indicatori nella ricostruzione della disposizione dei soldati sul campo <2 ampia e controversa. Particolarmente convincente e EB. Taunton con B.C. Pohanka, Custer’s Field, London, The Johnson-Taunton Military Press, 1987. Per avere un’idea approssimativa del numero di vittime militari per ogni settore del campo mi sono affidato soprattutto a Fox, Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., e a Gray, Custer’s Last Campaign, cit., fig. 7, p. 388.
38 Orso Dal Corno Vuoto, in Harclorff, Lakota Recollections, cit., p. 182; Piccolo Falco e Giovane Due Lune, in Hardorff, Cheyenne Memories, cit., pp. 62 e 66; Assale I1 Nemico, in Dixon, op. cit., p. 176; Galla, in Graham, The Custer Myth, cit., p. 95; Fox, Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 157-61.
39 N.A. Miles, Personal Recollections and Observations of general Nelson A. Miles, 2 voll., ristampa, Lincoln, University of Nebraska Press, 1992, vol. I, pp. 287-88. Le dichiarazioni degli informatori di Miles, per esempio le interviste di Cavallo Cornuto e Cavallo Pazzo, smentiscono la teoria dell’inaffidabilita dei testimoni indiani nella descrizione dei disegni tattici di manovra. L’intervista di Camp ad Alce Sciocco (22 settembre 1908, in Hammer, op. cit., p. 199); le interviste di Ricker a Nicholas Ruleau (taccuino 29), a Falco Volante (taccuino 13) e a Falco Di Ferro (taccuino 25); e le interviste a Senza Rispetto (9 novembre 1906, taccuino 26) e Orso In Piedi (12 marzo 1907, taccuino 13) danno tutte testimonianza di come gli indiani avessero una chiara consapevolezza del disegno generale della battaglia. Confermano inoltre che la fase finale della battaglia consistette in una precipitosa fuga attraverso lo stretto crinale verso la Last Stand Hill, clove i superstiti dell’ala destra si compattarono con quelli deIl’ala sinistra. Io propendo a ritenere che tra l'invasione della Calhoun Hill e la strage sulla Last Stand Hill e nella Deep Ravine non siano passati piu di una ventina di minuti.
40 Toro Bianco, in Vestal, The Man Who Killed Custer, cit., p. 7.
41 Toro Bianco, ibid., e in Sentieri di guerra, cit.; Toro Bianco, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., p. 113; Lui Cane, in Hammer, op. cit., p. 207.
42 Sta Sull’Acqua, in Graham, The Custer Myth, cit., p. 110; Lui Cane, in Hammer, op. cit., p. 207; Lui Cane, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., p. 75; Orso Solo, ivi, p. 158. La testimonianza di Toro Bianco riguardo alla carica effettuata da Cavallo Pazzo e inquinata dal suo orgoglio, da errori nella traduzione e dalla frettolosa redazione degli appunti di Vestal. Nell’intervista rilasciata nel 1932 Toro Bianco affermava di essere sceso con un balzo di sella dopo aver contato il secondo colpo rituale sul soldato, mentre <<Cavallo Pazzo galoppava verso la fanteria», cioe la compagnia I di Keogh che era smontata da cavallo. Nell’intervista del 1930 Toro Bianco aveva affermato invece che Cavallo Pazzo <<si era tirato indietro» e non aveva seguito Toro Bianco nella sua corsa audace contro i nemici. Cfr. Hardorff, Lakota Recollections, pp. 113, 115. A una rilettura attenta, queste due interviste sembrano riferirsi a due episodi diversi, l’ultimo dei quali riguarda l’awicinamento della compagnia E alla Last Stand Hill.
43 Cfr. Lui Cane, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., p. 75; Lui Cane, in Hammer, op. cit., p. 207. Evitando il preconcetto errato riguardo al percorso seguito da Cavallo Pazzo per portarsi sul campo di battaglia e al fantasioso ma improbabile assalto da nord, si poò far luce piuttosto sul suo reale contributo tattico alla vittoria del Bighorn. La carica di Cavallo Pazzo contro la posizione di Keogh e l’irruzione contro la ritirata dell’ala destra diedero un decisivo contributo alla disfatta di Custer. Per una mia valutazione del ruolo strategico fondamentale di Cavallo Pazzo nella vittoria, cfr. cap. XVIII.
44 Galla, in Graham, The Custer Myth, cit., p. 91. Fox, Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 162-72, offre una sorta di ricostruzione <<archeologica» di cio che accadde nel settore di Keogh. La sua indagine sulle cause del completo fallimento tattico sembra incentrata sulla disfatta dell’ala destra, ma i cadaveri, le lapidi e le testimonianze indiane provano che la compagnia I di Keogh si riprese per breve tempo, con un'azione senz’altro destinata a fallire, ma risoluta.
45 Toro Bianco, in Hardorff, Lakotu Recollections, cit., p. 113. Forse la carenza piu grave nella nostra conoscenza della battaglia di Custer sta nella ricostruzione dei movimenti delle due ali del battaglione. La testimonianza di Toro Bianco é a questo scopo fondamentale. Egli afferma che, mentre infuriava 1’azione nel settore occupato da Keogh, le due compagnie dell’ala sinistra erano schierate (a) sulla rami?cazione nord della cascatella sulla Deep Ravine e (b) in un punto vicino alla Last Stand Hill. Custer aveva percio mobilitato le sue unita in risposta al progressivo concentrarsi dell’azione lungo il Calhoun Ridge e la Calhoun Hill. Toro Bianco credeva evidentemente che l’ala sinistra intendesse compattarsi con la destra lungo il crinale; cosi si spiegherebbe la sua annotazione secondo cui la prima <<non avanzo oltre» la zona sorgiva. Gli Cheyenne si tramandano una versione della storia, che trae origine da testimoni oculari come Dente Di Lupo, secondo la quale dal <<bacino>> (quello che in Toro Bianco sono <<le cascatelle») la compagnia E avrebbe riportato i suoi cavalli verso la Last Stand Hill (P.]. Powell, Sweet Medicine, 2 voll., Norman, University of Oklahoma Press, 1969, vol. I, pp. 116).
46 Graham, The Custer Myth, cit., p. 62; Powell, Sweet Medicine, cit., vol. I, p. 116; Toro Bianco, in Hardorff, Lakota Recollections, pp. 113 e 155. Per verificare le prove che testimoniano di una linea di tiro vicino al1’attuale centro visitatori, che é compatibile con lo schieramento della compagnia E qui descritto, cfr. Fox, Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 182-83, 353 n. 44.
47 Giovane Due Lune e Scudo Bianco, in I-Iardorff, Cheyenne Memories, cit., pp. 55 e 66.
48 Per il ruolo ricoperto dai <<Ragazzi Suicidi», cfr. Stands In Timber e Liberty, op. cit.; Powell, Sweet Medicine, cit., vol. I, pp. 116-17, e People of the Sacred Mountain, cit., vol. H, pp. 1027-28; Fox, Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 189-92.
49 Stands In Timber e Liberty, op. cit.; Powell, Sweet Medicine, cit., vol. I, pp. 116-17, e People of the Sacred Mountain, cit., vol. II, pp. 1027-28; Fox, Archeology, History and Custer’s Last Battle, cit., pp. 189-92; Toro Bianco, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., pp. 113-15; Vestal, Sentieri di guerra, cit.
50 Naso Giallo, in Yellow Nose Tells of Custer’s Last Stand, in <<Bighorn Yellowstone Ioumal», I, 3, estate 1992, pp. 14-17.
51 Per un’analisi dell’azione sulla Deep Ravine, cfr. Fox, Archeology, History, and Custer’s Last Battle, cit., pp. 203-21.
52 Orso In Piedi, in DeMal1ie, The Sixth Grandfather, cit., p. 186.
53 Falco Volante, in McCreight, Chief Flying Hawk's Tales, cit., p. 29.
54 Orso In Piedi, in DeMallie, The Sixth Grandfather, cit., p. 187. Le rnutilazioni sono illustrate nel dettaglio tramite disegni in Taunton e Pohanka, op. cit.
55 Perla tempistica dell'<<avanzata di Weir» dalla Reno Hill, cfr. Gray, Custer's Last Campaign, cit., pp. 319-26. Le ultime fasi della Battaglia del Little Bighorn, seguite allo scontro campale contro il fronte di Custer, sono state inspiegabilrnente ignorate. Uno sguardo d’insieme si trova in Stewart, Custer’s Luck, cit., cap. XVII.
56 Orso In Piedi, in DeMallie, The Sixth Grandfather, cit., p. 187.
57 Ivi, p. 189; Stewart, Custer's Luck, cit., pp. 420-27; Gray, Centennial Campaign, cit., pp. 181-82; Vestal, Toro Seduto, cit.
58 Piccolo Toro, in Riley, op. cit., pp. 37-38; Lui Cane, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., p. 76; Gray, Centennial Campaign, cit., pp. 188-90.
59 Lui Cane, in Hardorff, Lakota Recollections, cit., p. 76; Stewart, Custer’s Luck, cit., pp. 427-29.