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Avete forse perso il discusso Italo Calvino e il suo romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno" i????? Non preocupatevi. Qui troverete un riassunto in una sola pagima di 37.873 parole. Buona lettura.
 
 
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PE-n1604-Italo-Calvino.mm - Questa fonte è una trascrizione di una lezione o conferenza tenuta da un esperto, presumibilmente per la Biblioteca di Legnano, incentrata sull'autore Italo Calvino e il suo romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno"
 
PE-n1605-Italo-Calvino.mm - Allora, direi iniziamo. Questa sera, diciamo, finiamo in bellezza con un titolo famoso di Calvino, il sentiero dei nidi di Ragno.
 
PE-n1606-Italo-Calvino.mm - L'oratore introduce l'opera come l'ultimo di una serie di appuntamenti e ne discute in dettaglio la trama e l'ambientazione, che ruota attorno al protagonista bambino Pin durante il periodo della Resistenza.
 
PE-n1607-Italo-Calvino.mm - Discussione: Vita Italo Calvino. - La vita di Italo Calvino è descritta come molto interessante e strettamente legata ai suoi romanzi. L'autore è conosciuto per la sua intelligenza e la sua ironia.
 
PE-n1608-Italo-Calvino.mm - Discussione: Il sentiero dei nidi di ragno. - Il romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, è un'opera famosa che affronta come argomento e tema fondamentale la Resistenza. Pubblicato nel 1947
 
PE-n1609-Italo-Calvino.mm - Discussione: Critica alla Resistenza. - Il romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato nel 1947, rappresenta una complessa e audace critica alla Resistenza, intesa sia come movimento storico che come rappresentazione letteraria successiva.
 
PE-n1610-Italo-Calvino.mm - Discussione: Ruolo del Partigiano. - Certamente. La tua richiesta riguarda il ruolo del partigiano come discusso e rappresentato nelle fonti, in particolare nel contesto del romanzo
 
PE-n1611-Italo-Calvino.mm - Discussione: Partito Comunista Italiano. - Certamente. Sulla base delle fonti fornite, è possibile discutere il ruolo e l'esperienza di Italo Calvino in relazione al Partito Comunista Italiano (PCI), evidenziando il contesto storico, le contraddizioni interne e la sua successiva rottura con il partito.
 
PE-n1612-Italo-Calvino.mm - un dialogo
 
PE-n1613-Italo-Calvino.mm - dialogo 2
 
PE-n1614-Italo-Calvino.mm - Discussione: Antiretorica di Calvino. - L'Antiretorica di Italo Calvino, evidente fin dal suo romanzo d'esordio Il sentiero dei nidi di ragno (pubblicato nel 1947), rappresenta una volontà profonda di complessità e onestà intellettuale nel raccontare l'esperienza della Resistenza italiana.
 
PE-n1615-Italo-Calvino.mm - Discussione: Analisi del romanzo. - L'analisi del romanzo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, pubblicato nel 1947, si concentra sulla sua volontà antiretorica e sulla profonda complessità con cui affronta il tema della Resistenza.
 
PE-n1616-Italo-Calvino.mm - Discussione: Esperienza della Resistenza. - a discussione sull'Esperienza della Resistenza, in riferimento alle fonti fornite che si concentrano su Italo Calvino e il suo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno,
 
PE-n1617-Italo-Calvino.mm - Discussione: Rifiuto delle semplificazioni. - Il rifiuto delle semplificazioni (o Antiretorica) è l'elemento centrale del romanzo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, fin dalla sua pubblicazione nel 1947.
 
 
 
PE-n1604-Italo-Calvino.mm - Questa fonte è una trascrizione di una lezione o conferenza tenuta da un esperto, presumibilmente per la Biblioteca di Legnano, incentrata sull'autore Italo Calvino e il suo romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno"
 
Allora, direi iniziamo. Questa sera, diciamo, finiamo in bellezza con un titolo famoso di Calvino, il sentiero dei nidi di Ragno. L'argomento, il tema fondamentale legato al romanzo è la resistenza e vi posso assicurare, ecco, che il romanzo è più complesso di quello che sembra. Mente l'avete letto tutti la qualche anno fa, recentemente, avete avuto una certa impressione, però se non avete letto le eh le note che Calvino ha scritto su questo romanzo anni dopo che in genere adesso vengono presentate nelle introduzioni. Ecco, c'è il rischio di aver capito forse a metà il romanzo. Queste sono alcune copertine, però come vedete qua ci sono tante altre copertine, diciamo, una più bella, una più suggestiva dell'altra. Ecco, questo è l'autore, conosciamo benissimo, ecco, la sua ironia, la sua intelligenza. Poi avremo anche occasione di vedere alla fine almeno di ricordare qualche suo romanzo famoso. Ecco, cominciamo a parlare della vita di Itolo Calvino che è molto interessante, anche perché poi è legata ai romanzi, legato soprattutto al romanzo di questa sera. Allora, Calvino, come sappiamo, nasce a Cuba, nasce a Lavana nel 1923. Ecco perché nasce a Cuba, perché il padre è agronomo, padre italiano, è agronomo e in questo momento dirige una stazione sperimentale di agricoltura a Cuba. La madre invece è biologa, quindi un po' un caso, ecco, che Casino nasca proprio a Lavana. In ogni caso, qualche anno dopo, i genitori tornano con il piccolo Italo in Italia, in particolare a Sanremo. A Sanremo nel 1925, quindi 2 anni dopo. Quindi diciamo che lei primi 2 anni a Cuba non lasciarono per forza di cose nessun assegno la in Italo Calvino. Diventato adulto, Calvino preferì definirsi Sanremese o ligure. San mese perché Sanremo è la città di suoi genitori oppure Ligure. La famiglia di Calvino, la famiglia di Calvino, come è facile immaginare, è colta e benestante, quindi Giovan Calvino cresce in un ambiente intellettuale. Sono gli anni del fascismo. Quindi potremmo chiederci ma i genitori di Calvino che cosa dicevano? Che cosa facevano magari all'interno ecco di un'Italia dominata dalla dittatura fascista? I genitori non apprezzano il fascismo.
 
Molti non hanno neanche la tessera, però non vanno al di là di qualche espressione di dissenso in ambito familiare. Quindi parlare male di Mussolini, però sempre all'interno di un ambito familiare oppure in una ristretta cerchia di amici. E credo che il comportamento della stragrande maggioranza degli italiani dell'epoca sia stato questo. Sì, c'erano naturalmente la i fanatici che credevano, ecco, nei destini additati da Mussolini, però la tantissimi altri si limitavano a mugnare, ecco, muginare a esprimere tutta una serie di riserve su quello che sentivano, su quello che leggevano. Comunque nel 1941-42, quindi durante questa seconda guerra mondiale la consegue la licenza liceale, si iscrive all'università alla facoltà di agraria e beh, certo con il padre che è un agronomo, la madre biologa, quindi si iscrive alla facoltà di agraria di Torino e rimane estraneo all'ambiente dei GOF. I goof sono i gruppi universitari fascisti che organizzavano la gioventù intellettuale, perché se un giovane stava all'università voleva dire che sarebbe diventato parte della nuova classe dirigente, quindi era molto importante allevare i futuri intellettuali, i futori amministratori, i futuri politici, eccetera eccetera. E i GUF operavano naturalmente nell'ottica della propaganda a favore del fascismo. 8 settembre del 43, ecco, sappiamo che un momento di svolta all'interno della seconda guerra mondiale italiana. Il momento in cui l'Italia fino al giorno prima era alleata con la Germania, quindi Mussolini Hitler e dall'8 settembre del 43 il tutto viene rovesciato. Quindi l'armistizio chiesto da la chiesto da Badoglio nei confronti del generale Eisenhauer quindi cambia tutto la c'è gli angoloamericani che conquistano territori a partire dalla Sicilia sempre più in profondità nell'Italia centro meridionale ci sono i tedeschi che cadono dal Brennero, quindi è un momento di scelta, è un momento in cui ogni italiano, praticamente ogni giovane italiano deve chiedersi da che parte stare. Dovrebbe essere arruolato all'interno delle varie milizie della Repubblica di Salò, perché la Repubblica di Salò, di Mussolini, vuole dotarsi di milizie, di divisioni, ecco, divisioni capaci poi di combattere a fianco della eh dell'alleato tedesco, della rinnovata alleanza con la Germania di Inter, quindi dovrebbe essere intruppato e magari finire in una delle quattro divisioni volute dal generale Graziano. Invece diventa renitente, renitente alla leva per evitare di essere intruppato in un esercito di cui non riconosce la legittimità. Si nasconde, l'unica cosa che dove fare i renditenti era quello di nascondersi, certamente non a casa propria. perché i carabinieri, la polizia sarebbero arrivati rapidamente.
 
Nel 44, mentre ancora si nasconde, chiede a un amico di essere presentato al Partito Comunista Italiano ed entra, come già combattente, partigiano combattente in una formazione partigiana garibaldina. In questo momento il Partito Comunista Italiano ha impegnato nella resistenza a come punto di riferimento le brigate partigiane titolate a Garibaldi, come sappiamo, e combatte fino alla fine della guerra, quindi fino all'aprile del 45 nelle Alpi Marittime, finita la guerra, Calvino eh si dedica all'attività intellettuale, alla letteratura, cultura. Questa è la sua vera passione, molto abbandona gli studi di agraria e a Torino, che è un pervido ambiente intellettuale, conosce pavese ed entra fa parte della casa editrice E in Audi. La casa editrice Naudi, tra parentesi, ecco che ebbe poi una straordinaria importante nell'ambito della cultura italiana in questo momento è al centro della attività intellettuale italiana. All'interno della casa editrice in Audi abbiamo molti intellettuali tra i maggiori, tra cui Bobbio, per esempio, Vittorini. Pittorini che abbiamo ricordato l'altra volta, ecco, per quella sorta di aggiunta all'interno della sergente nella neve, lo storico Cantimori, Natalia Gisbon, ecco, che ebbe un in merito almeno uno, Natalia Gismur, perché rifiutò a Primo Levi che faceva parte anche lui di questo fervido ambiente torinese, la pubblicazione di se questo è un uomo, come si chiede come se questo è un uomo nel 1947 viene rifiutato dalla casa editrice in Audi. Oltretutto Primo Levi ebreo è amico di Natalia Gisbur che è la moglie di Leone Disbur che è stato poi ucciso dai nazisti. La risposta che dà Natalia Gisburg a Primo Levi in sostanza dice non possiamo pubblicare questo libro perché ci sono già tante pubblicazioni, tante memorie legate alla deportazione concentrazionaria. Ci sono troppi libri sulla deportazione ad Auschwitz, ad Aau, Mthausen, eccetera. Non possiamo pubblicare perché moltualmente poi rimarrebbe invenduto. Teniamo in considerazione che la pubblicazione dei libri risponde sempre a un criterio economico se si pubblicano i libri, sperando poi naturalmente di vendere una certa quantità di superare poi le spese più o meno inevitabili. Vabbè, questa è una una la una parentesi perché quando ho letto Natalia Ghismo mi sto ricordando attualmente ecco di questa situazione molto dolorosa vissuta da Primo Levi che avrebbe voluto la pubblicazione del suo romanzo che era strettamente legata alla agli orrori di Auschwitz a quello che lui aveva sopportato. Invece era stato dovrà aspettare il 58. Infatti la prima pubblicazione seria Il se questo uomo sempre con Enaudi, però è del 1958 circa 10 anni dopo. Comunque, insomma, in questo ambiente, tornando al nostro Calvino, pubblica il sentiero dei nidi di Ragno al 1947.
 
Ecco, la data è molto importante perché la guerra è terminata nell'aprile del 45, le memorie dei partigiani sono molto vivaci, ma forse un eufemismo perché i partigiani sono giovani, hanno combattuto e vogliono difendere la loro memoria, quindi viene pubblicato nel momento migliore. Il romanzo in effetti riscuote un buon successo di vendite e poi anche alcuni premi importanti. Andando avanti la nel tempo, ecco, questo è un momento molto drammatico, se vogliamo, per Calvino, perché il 1956 è un anno straordinariamente importante, ci sono degli anni in cui capita di tutto, magari l'anno prima più o meno può sembrare un anno normale. Che cosa capita nel 1956. Krusov denuncia i crimini di Stalin nel febbraio del 56. Poi abbiamo la crisi di Suiz che è una delle guerre combattute da Israele contro l'Egitto che è molto complessa la crisi di Suiz che magari ci interessa poco e poi soprattutto nel mese di novembre abbiamo l'invasione dell'Ungheria da parte dei carnati sovietici. Questo è l'avvenimento che ci interessa direttamente. La magari non eravamo nati come sottoscritto nel 1956, però sono avvenimenti che poi abbiamo recuperato. Quindi potremmo dire che Calvino passa da una situazione che eh positiva, quindi l'Unione Sovietica magari cambia strada perché Kurchov ha denunciato i crimini di Stalin. Forse potremmo parlare veramente, ecco, di un socialismo dal volto umano, qualcosa di simile. E poi qualche mese dopo Krusov ordina all'Armata Rossa di penetrare all'interno dell'Ungheria di Budapest eccetera e di stroncare con il sangue, ci saranno diverse migliaia di morti a Budapest l'insurrezione che era un'insurrezione antisovietica. E qua abbiamo un primo passo che non è tratto dal romanzo, al romanzo arriveremo presto, molto importante che ci fa comprendere anche un po' le contraddizioni che viveva Calvino e altri intellettuali comunisti in questo momento. Dice "Noi comunisti italiani eravamo schizofrenici." Sì, credo proprio che questo termine. Sì, esatto. Con una parte di noi eravamo e volevamo essere i testimoni della verità, i vendicatori dei torti subiti dai deboli, dagli oppressi, i defensori della giustizia contro ogni sopraffione. Giustamente, no, se sei comunista sei contro ogni ingiustizia, ogni sopraffione. Con un'altra parte di noi giustificavamo i torti, le sopraffazioni, la tirannide del partito Stalin, il nome della causa. Quindi eravamo dissociati. Da una parte guardavamo se da dire alla libertà di popoli, volevamo la libertà in Italia, dall'altra parte giustifichevamo giustificavamo quello che faceva Stalin. Schizofrenici, dissociati, ricordo benissimo che quando mi capitava di andare in viaggio in qualche paese del socialismo, mi sentivo profondamente a disagio, estraneo, ostile. Ma quando il treno mi riportava in Italia, quando ripassavo il confine, mi domandavo
 
"Ma qui in Italia, in quest'Italia, che cos'altro potrei essere se non comunista?" Quindi in Italia comunista perché di storture ce n'erano tante da raddrizzare. Quando andava in Bulgaria, se fosse andato in Bulgaria si sarebbe sentito a disagio. Ecco perché il disgelo, la fine dello stalinismo, la denuncia di Kruschop dei crimini di Stalin febbraio del detto del 56 ci toglieva un peso terribile dal petto, perché la nostra figura morale, la nostra personalità dissociata finalmente poteva ricomporsi, finalmente rivoluzione, verità tornavano a coincidere. Questo era in quei giorni il sogno e la speranza di molti di noi. Speranza vanificata perché quanti 6-7 mesi dopo c'è l'invasione sovietica della dell'Ungheria e in cui le speranze maturate di un socialismo moscovita diversa eccetera, insomma la vengono vanificate perché perché il Partito Comunista difende i carmati sovietici. Dice in sostanza che l'intervento dell'Armata Rossa a Budapest era eh doveroso perché lì c'era un controrivoluzione fascista, mentre in realtà non era vero. Non era vero perché gli insorti erano operai di Budapest e di tante altre città che si ribellavano allo sfruttamento in fabbrica ai cottimi, si ribellavano alla dittatura. La Calvino è uno dei pochi a capire e a uscire dal Partito Comunista. Ecco, questo è molto la direi coerente con il personaggio, una un intellettuale libero anche a costo magari di soffrire a livello personale, perché un intellettuale legato al Partito Comunista avrebbe avuto, vi ricordate, Rinascita che era la rivista ideologica del Partito Comunista, avrebbe avuto le case editrici a disposizione, eh la in Audi gli editori riuniti, avrebbe avuto festival letterari, avrebbe avuto premi cinematografici, era molto munifico il partito di di Togli. Chi stava fuori basta, tu sei uscito, la non era caso naturalmente di avere rapporti con te. Però ecco Calvino, vedete parla di inammissibile falsificazione della realtà. Quindi le pagine dell'unità per quanto riguarda l'Ungheria 1956 contengono inammissibili falsificazioni della realtà e nel 57 esce dal Partito Comunista. Sono pochi gli intellettuali che allora escono dal Partito Comunista appunto per una questione di opportunità, se non di opportunismo. Tu sei fuori, basta con noi la finito ogni rapporto e devi cavartela da solo, no? Per quanto riguarda la prospettiva di eh continuare i tuoi studi e la tua attività. Ecco, è interessante quello che dice la Nella eh 57 per giustificare poi questa presa di posizione piuttosto radicale. Dice penso oggi che la politica registri con molto ritardo cose che per altri canali la società manifesta e penso che spesso la politica compia operazioni abusive mistificanti. Ecco, quando ho letto questo passo e ho pensato di inserirlo pensato anche a alla politica di oggi, eh, naturalmente senza fare distinzioni di partire, quindi la politica arriva sempre tardi rispetto alla realtà. La migliore dell'ipotesi la politica rincorre la realtà, ma arriva sempre dopo. Nella migliore delle iipotesi, pure non ci arriva mai, perché per la pochezza naturalmente dei personaggi che agitano la politica e poi la politica non intendeva solamente il Partito Comunista, anche la Democrazia Cristiana, anche il Partito Socialista, anche il movimento sociale, sicuramente la politica compie operaz abusive eistificanti.
 
Quindi è un segnale, un messaggio, se vogliamo, lanciato anche a generazioni dopo, anche a decenni dopo. Poi ciascuno di noi, naturalmente può dire "No, non è vero". Ecco, però l'ha detto Calvino. A questo punto che cosa fa? Esce dalla politica attiva, ma continua la politica sotto altre vesti, sotto altre forme. Infatti, se volessimo ricordare tutto quello che Calvino poi ha scritto successivamente sulle tante riviste letterarie, culturali, politi se sui quotidiani la sarebbe un elenco veramente lunghissimo perché in questo momento negli anni 60 c'è la guerra del Vietnam, facile immaginare la posizione di Calvino. Poi ci sono tante guerre nel mondo, anche oggi non scherziamo, però anche allora c'erano guerre nel mondo. Poi c'era il terzo mondo eh che stava emergendo rispetto ai quei grandi blocchi Stati Uniti, Unione Sovietica, e poi soprattutto scrive anche recensioni di film, scrive recensioni letterarie, introduce romanzi di altri, scrive addirittura anche una canzone, una delle canzoni più belle, il testo naturalmente, non la musica, una delle canzoni più belle legate alla resistenza è oltre il ponte. Adesso non è il caso che io intonio perché sono stonato nella maniera veramente, ecco, vergognosa. Ecco, però magari tornando a casa, ecco, ascoltatelo che sicuramente l'avete già ascoltato. La musica è di un certo libero vici che comunque era un personaggio importante. Il testo è scritto da Calvino. Muore purtroppo improvvisamente in ottobre dell'85 per un ictus. Allora, vediamo il romanzo. Vediamo come inizia il romanzo, perché sono del parere che l'inizio e la fine dei romanzi, magari non sempre, non è una legge universale, però possono essere interessanti. Allora, così inizia il romanzo, quindi immaginate entroterra ligure, ma potrebbe benissimo essere Sanremo vecchia, è proprio il nucleo storico più vecchio di Sanremo. con le case tutte addossate dove il sole non entra, le case tutte addossate per evitare che il vento, no, il vento durante l'inverno imperversi. Per arrivare in fondo al vicolo i raggio del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde tenute discoste a forza di arcade che traversano la striscia di cielo azzurro carico. Ecco, per arrivare il sole in determinati momenti deve essere proprio allo Zenit perché altrimenti il sole, quindi vuol dire case umide, la tubercol tutte le malattie polmonari che possono essere legate a vivere in queste vecchie case umide, perennemente umide. Scendono diritti i raggi del sole giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali e la diguria e sottovesti stese appese a corde fin giù al secciato fatto di gradini a ciotoli con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli. A questo punto più Meno set Monta riga entra in gioco il protagonista e uno dice romanzo legato alla resistenza, un ventenne forte saldo che ha combattuto.
 
No, il protagonista è un bambino. Ecco, questo magari spiazza un po' il lettore, ma cercheremo poi di capire. È un bambino, un bambino, non so se vengono indicati gli anni, ma immaginiamo 8-9 anni, ecco, non di più. Basta un grido di PIN, Pinna è il nome della protagonista, un grido per incominciare una canzone. A naso all'aria, sulla soglia della bottega o un grido cacciato prima che la mano di Pietro Magro, il ciabattino, gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un eco di richiami e insulti. Quindi in questo piccolo centro, questo piccolo borgo, in questo piccolo quartiere, in queste poche case, ecco, quando sento la voce di Pinna, tutte le donne si affacciano, si affacciano per un motivo o per l'altro, perché sanno che è mordace il nostro bambino, ma è anche divertente. Pin Già quest'ora comincia ad angosciarci un'altra. Cantaccene un po' una pin meschinetto, cosa ti fanno? Pin muso di macacco, ti si seccassa la voce in gola una volta. Tu è quel rubagalline del tuo padrone. Tu e quel materasso di tua sorella. Vedremo dopo. Ma fine in mezzo al carrugio, con le mani nelle tasche della giacca troppo da uomo per lui che li guarda in faccia a uno per uno senza ridere. Dice Lestino e Pina a parlare. Sta un po' zitto. Bel vestito nuovo che hai e di quel furto di stoffa ai moli nuovi. Poi non si sa ancora chi sia stato. Beh, che c'entra? Ecco, intanto insomma quello se si prende la frecciata. Ciao Carolina, meno male quella volta. Sì, meno male quella volta tuo marito che non l'ha guardato sotto al letto. Naturalmente chi riceve la facciata rimane lì impietrito, un po' in imbarazzo. Gli altri ridono. Eh, per esempio Pascà adesso non ride. Anche tu Pascà mi hanno detto che è successo proprio al tuo paese. Sì che Garibaldone e i tuoi paesani se lo sono mangiato. Mangia sapone Pascà Moldo Boia. Ma lo sapete quanto costa il sapone? Pin ha una voce a rauca da bambino vecchio. Dice ogni battuta a bassa voce, serio. Poi tutto un tratto sbotta in una risata in i che sembra un fischio e le lentigini rosse nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo diverso. A canzonare fince sempre da rimettere. Conosce tutti i fatti del carruggio e non si sa mai che cosa va a tirar fuori. Mattina e sera sotto le finestre a sgolarsi in canzoni e gridi, mentre nella bottega di Pietro Magro la montagna di scarpe sfondate, tra poco seppellisce il deschetto e trapocchia in estrate. Cioè Pin dovrebbe lavorare per Pietro Magro, molto mette un soprannome che è il ciabattino. Ha una montagna tale di scarpe che quando le guarda Pietro Magro dice "No, non so neanche da che parte iniziare".
 
E allora tutti inveiscono contro Pietro Magro che non fa il suo lavoro e inveiscono dietro Pinna che anche lui dovrebbe lavorare e riparare in qualche modo le pantofole, le ciabatte eccetera. Pin macacco brutto muso gli grida qualche donna. Mi risuolassi quelle ciabatte invece di starci ad angosciare tutto il giorno. È un mese che le avete lì nel mucchio. Lo dirò un po' io al tuo padrone quando lo metteranno fuori. Quindi Pietro Magro che non era la era lì. Ecco, però insomma in qualche modo una un carcerato. Quindi, insomma, avete capito che fin dall'inizio il protagonista è Pinna, quindi un bambino, abbiamo detto, è il borgo vecchio di Sanremo, molto probamente, anche se romanzo non viene mai nominato. Pinna non ha più i genitori, la mamma è morta e il padre marinaio, siamo in Liguria, in giro per il mondo e vive con la sorella che fa la prostituta, è la nera del Carrugio lungo. M quindi i clienti in cerca proprio di lei, ecco, la chiedevano della nera del carruzio lungo. Pinna vive in una situazione un po' particolare, ecco perché è rifiutato dagli altri bambini. Non può giocare con gli altri bambini, neanche lui vuole giocare perché si sente più grande e contemporaneamente vorrebbe stare con i grandi, però i grandi lo respingono. Lo respingono perché è un bambino. Quindi anche lui, proviamo dire un po' dissociato, insomma, dovrebbe stare con i non vuole stare con i bambini. In ogni caso i bambini la lo sentono, ecco, come la non un parigrado, lo sentono un po' troppo Ulto. Poi oltretutto Pin conosce tutte le bestemmie in tutti i dialetti del mondo e le madri quando vedono che il proprio figlio sta giocando con PIN richiamano il proprio figlio perché non è caso che rimanga neanche qualche ora in compagnia di Pinna. Vorrebbe stare con i grandi Pinna, però è un bambino e viene rifiutato in quanto bambino, ma neanche lui capisce i grandi. Non capisce i grandi, come vedremo, perché appunto è un bambino. Ecco, questa immagine potrebbe essere così un po' la Sanremo che era povera e naturalmente non c'era ancora il festival, ecco, ad arricchire la città, non non so da che parte sia in Liguria, non ecco, però immaginiamo un ambiente di questo genere, le arcate di cui parla la Calvino all'inizio ha il sole che praticamente la non riesce drammaticamente ad entrare e con un po' di fantasia potrebbe essere questa la piccola abitazione di Pin. Pin vive con la sorella, la quale per guadagnarsi da vivere abbiamo detto lavora come prostituta. Quindi l'unico momento felice di Pinna è quando va in un luogo che solamente conosce lui, che è un grande conoscitore di tutte le zone dove gli altri bambini non ci vanno e non ci vanno neanche gli adulti perché non ci sarebbe ragione. Quindi è un luogo che conosce solamente lui in cui i ragni, così è convinto, fanno i nidi in lunghe gallerie sottoterra chiuse da una porticina. Qua il bambino, naturalmente i ragni non fanno i nidi sottoterra. e tantomeno lunghe gallerie chiuse da una porticina. I bambini anche noi molto veramente abbiamo anzi sicuramente abbiamo fantasticato quante volte, no? È tipico dei bambini. Poi un certo momento purtroppo le cose il fanciullino di Pascoli, no?
 
Ricorda quel fanciullino che sogna eccetera. Poi un cermento Pascoli diceva il fanciulino che abbiamo dentro di noi non lo sentiamo più e quando non sentiamo più ecco questo è piuttosto grave. È l'unico momento in cui Pin può essere veramente il bambino che è Poi la sera, eh, visto che la sorella gli dice chiaramente "Vai via". Ecco perché sono impegnata, la sera va all'osteria. C'è un'unica osteria dove ci sono i grandi i grandi gli adulti, ecco, all'interno dell'osteria. E lui per farsi un po' considerare a un certo momento comincia a raccontare, a raccontare come sta lui, conosce tutti i segreti della carrugio e poi quando magari non bastavano le frecciate, le battute Intonava delle canzonace, canzonace e subito l'atmosfera cambiava all'interno della dell'osteria. Questo è piuttosto divertente. Pin tutte quelle vecchie canzoni che gli uomini dell'osteria gli hanno insegnato, canzoni che raccontano fatti di sangue, quella che fa "Torna Caserio" e quella di Peppino che uccide il tenente. Vabbè, sono adulti. Poi d'atto quando tutti sono tristi e guardano nel viola dei bicchieri e scatarrano Pina fa una piro in mezzo al fumo dell'osteria e intona squarciagola. Sapeva che poi l'avrebbero guardato e ascoltato tutti e le toccai i capelli. Era è una canzone. E le toccai i capelli e lei disse "Non son quelli. Vai più giù che son più belli. Amore, se mi vuoi bene più giù devi toccare." Allora gli uomini danno pugli sullo zico e la serva mette in salvo i bicchieri e gridano uh e battono il tempo con le mani. E le donne che sono nell'osterie vecchi Iacone con la faccia rossa come la bersagliera ballonzolano accennando un passo di danza e Pin col sangue alla testa e una rabbia che gli fa stringere i denti si sgola nella canzonaccia fino a lasciarci l'anima e lei toccai il nasino e lei disse: "Brutto cretino, vai più giù che c'è un giardino". E tutti gli altri battendo il tempo con le mani alla vecchia bersagliera che ballonzola fanno il corpo. Amore, se mi vuoi bene più giù dovi toccare. Cantoni d'osteria. No, l'abbiamo sempre detto anche questa è proprio da osteria. Quando torna a casa intravede la sorella, cioè la intravede perché la sorella è impegnata. La certo non si può parlare di appartamento, eh, naturalmente naturalmente una stanza sola. La sorella ha messo un tramezzo, un tramezzo di legno, eccola. Però la non è proprio del tutto uniforme e lui è un bambino, ci mette l'occhio e vede qualcosa, ecco, della sorella che lavora con i clienti, però non capisce. non capisce, ecco, quei corpi nudi che intravede, non capisce, ecco, la queste giravolte sulla sul letto, non capisce quei la quel mugi, ecco, la quel mugolare, ecco, che che sente da parte della sorella e poi del, diciamo, della del cliente. Anche qua Calvino è molto bravo, ecco, nel dirci che da una parte è vero, è attratto da quello che fanno gli adulti, però non può capirli, non può capire quello che è stesso.
 
Oggi, diremmo. Un giorno all'osteria, ecco, c'è una svolta perché un uomo mai visto gli chiede di rubare una pistola, una pistola che un tedesco, un soldato tedesco, assiduo frequentatore della sorella aveva sempre così. Era un pistolone enorme, era la pistola in dotazione ai marinai tedeschi, arrivava dalla sorella sempre, naturalmente con la pistola di ordinanza. Quindi quest'uomo che è un partigiano gli dice tu che hai accesso l'incesso a casa tua approfitta. Ecco, quando la il tedesco è impegnato eccetera eccetera, tu ti avvicini, se sei un bambino sveglio, eccetera, sfili la pistola dalla custodia e la porti a noi. Questo Pinna lo fa, ecco, tranne una cosa, non consegna la pistola. La pistola che per lui è un giocattolo straordinariamente bello e affascinante, no? Perché sa che con la pistola poi la pistola spara eccetera, non la consegna ai partigiani, ma la nasconde lì dove sta lui, dove i I i ragni fanno il nido, è un posto magico, abbiamo detto, che conosce solamente lui. Ecco, un'altra breve lettura. Ecco perché qui emerge proprio il carattere infantile di Pin. E notte, quest un bambino dovrebbe stare a letto a dormire, invece no, il regno di Pin è proprio la notte. Quando tutti gli altri bambini stanno nel letto, impauriti, magari al freddo stanno a letto, lui eh gira, gira, ecco, senza nessuna paura. E notte, Pina scantonato fuori. dal mucchio delle vecchie case per le stradine che vanno tra orti e scoscendimenti ingombri di immondizie. Nel buio le reti metalliche che cintano in semenza gettano una maglia d'ombre sulla terra grigio lunare. Le galline ora dormono in fila sui pali dei pollai e le rane sono tutte fuor d'acqua e fanno cori per tutti tutto il torrente dalla sorgente alla foce. Chissà cosa succederebbe a sparare una rana. Forse resterebbe solo un una bava verde schizzata su qualche piede, vorrebbe quasi utilizzare la pistola, sparare una rana, vedere che cosa avviene. Pin va per i sentieri che girano attorno al torrente. Posti scoscesi dove nessuno coltiva. Ci sono strade che lui solo conosce e che gli altri ragazzi si struggerebbero di sapere. Un posto c'è dove fanno il nido i rani e solo Pinna lo sa ed è l'unico in tutta la vallata, forse in tutta la regione. Mai nessun ragazzo ha saputo di ragani che facciano il nido tranne Pina. Forse un giorno Pina troverà un amico, un vero amico, un adulto naturalmente, che capisca e che si possa capire e allora a quello, solo a quello, mostrerà il posto delle tane e dei ragni e una scorciatoia sassosa che scende al torrente tra due pareti di terra ed erbe. Lì, tra l'erba i ragni fanno delle tane, dei tunnel tappezzati di cemento d' erba secca.
 
Ma la cosa meravigliosa è che le tane hanno una porticina pure quella di poltiglia secca d'erba, una porticina tonda che si può aprire e chiudere. Poi qualche riga dopo fine è cattivo, cioè non dobbiamo immaginare che sia un bambino rispettoso della natura, degli animali, eccetera. Eh, come tutti i bambini è cattivo con le bestie, era convinto, sono esseri mostruosi e incomprensibili come gli uomini che lui non capisce le bestie. Deve essere brutto essere una piccola bestia, cioè essere verde e fare la cacca a gocce. e aver sempre paura che venga un essere umano come lui con un'enorme faccia piena di epeli rosse e nere e con dita capaci di fare a pezzi i grilli. Quindi un bambino che quando gli capita qualche animale, animaletto tra le mani lo fa letteralmente a pezzi. Ecco questo, visto che non c'è un film che racconta credo eh il sentiero dei nidi d'Iraneo, un po' ispirato al sentiero dei nidi di Ranio, in Ital immagine che potrebbe essere quindi insomma un partigiano, ecco. chiede, anzi no, questo è il tedesco a cui sottrae la pistola, visto che i partigiani hanno bisogno di armi. Pin viene arrestato facilmente dai tedesc, cioè immaginiamo il tedesco che dopo aver consumato il rapporto la si rimette alla divisa e non trova la pistola. La suda da freddo perché era un po' difficile presentarsi al comando dicendo "Mi hanno rubato la pistola". Rischiava chissà che cosa. Comunque va al comando e denuncia il nostro tedesco la scomparsa il furto naturalmente del la pistola e i tedeschi si mettono subito a caccia del del ladro che potrebbe essere naturalmente il il fratello della prostituta perché hanno paura che queste armi finiscono in mano ai partigiani, cioè in sostanza catturano Pinna, non ha la pistola, però il cinturone, porta il cinturone come magari noi maschi l'abbiamo fatto, no? Il cinturone dei cowboy quando eravamo bambini con i proiettili, finti naturalmente. Quindi lo prendono, lo portano in cas Miteleschi viene schiaffeggiato, ecco perché deve rivelare dove ha nascosto la pistola, però lui, nonostante gli schiaffi, nonostante le urla, omoni giganteschi e lui è un bambino, però la non rivela dove è nascosto la pistola e intanto lo mettono in carcere in una cella e in una cella incontra Lupo Rosso che è un partigiano, naturalmente è una uno pseudonimo, un soprannome che è un giovane coraggioso partigiano comunista che parla solo in termini ideologici. Cioè ha imparato quel frasario più o meno marxista, comunista, eccetera e quindi tutte le volte che parla parla e con un linguaggio che non è suo. Questo lupo rosso naturalmente è una bracciante, un contadino. Ecco, ha imparato a memoria tutta una serie di cose. Tutti e due riescono a fuggire perché il lupo rosso dice "Io ho un piano, un piano per fuggire da questo carcere. Se tu vuoi venire con me, bene, altrimenti faccio da solo." Pinna dice "Vabbè, ti seguo, l'importante è stare fuori dal carcere e ce la fanno."
 
Ce la fanno, quindi e vadono dal dal carcere, però quando si fermano per la notte per riposare, lupo rosso la mattina non c'è più e Pin, suo destino sembra eterno, si ritrova di nuovo da solo, maledicendo di nuovo, ecco quell'adulto che l'aveva tradito, perché lui è convinto che gli adulti sono traditori nei suoi confronti. Il giorno dopo, sempre di notte, sempre Pinna gira di notte, senza nessuna paura, incontra Cugino. Cugino è un partigiano, si muove di notte perché, insomma, era caso di evitare le ronde fasciste oppure i rastrellamenti eccetera. Cugino all'età che potrebbe essere di suo padre, quindi magari quei 35 40 anni eccetera. È un uomo solitario, cugino buono di poche parole. E cugino, vedendo sto bambino che sembra però più sveglio rispetto agli altri, gli dice: "Dai, vieni, vieni con me, andiamo da altre persone che sono come e lo porta alla sua banda partigiana, la banda partigiana del dritto. Dritto è il comandante e anche in questo caso un soprannome e qui PIN fa la conoscenza di un gruppo di partigiani, potremmo dire uno peggio dell'altro apparentemente. Ecco, ci sono quattro calabresi piuttosto ombrosi che parlano tra di loro un dialetto totalmente incomprensibile. Cosa ci fanno questi quattro calabresi a nord? Laggiù al nord verrebbe da dire erano Sono saliti al nord per sposare quattro donne calabresi che vivevano lì in Liguria con l'idea prendiamo queste quattro calabresi, torniamo giù, ecco, ci sposiamo e siamo tutti felici e contenti. Poi arriva l'8 settembre e si ritrovano bloccati lì. Devono decidere o si fanno catturare dei fascisti e dei tedeschi e finiranno in qualche formazione armata del fascismo, oppure diventano partigiani e loro han scelto di diventare partigiani, messo tra virgolette perché in questi quattro calabresi, ovvio, non c'è nessuna coscienza politica, non c'è, insomma, nessuna la sensazione di combattere per un'Italia diversa, eccetera, diventano partigiani perché, appunto, insomma non ci sono alternative. O arrestato dai tireschi, chissà dove finisce, o il partigiano, una terza via non c'era. Non potevi nasconderti in continuazione. La i quattro calabresi non sono gli unici un po' strani all'interno di questo raggruppamento. C'è anche Mancino, Mancino, altro soprannome e il Cuoco. Il Cuoco eh di questa sono una ventina di partigiani e Giglia è la moglie della eh del cuoco. Giglia è una bella donna intorno ai 40 anni, infatti è l'oggetto del desiderio di tutti. È l'unica donna all'interno dei eh di questo raggruppamento di partigian tutti uomini c'è una donna che è sposata con mancino che non è un bell'uomo, insomma sembra che sia un po' un po' in là con gli anni e tutti guardano Giglia, ecco, come oggetto del desiderio. Poi c'è Carabiniere carabiniere, eh soprannome è un ex carabiniere che era salito in montagna per evitare la deportazione dei lagarnazisti. In effetti i tedeschi, soprattutto all'inizio rastrellano un po' di carabinieri italiani perché perché i carabinieri italiani avevano fatto il giuramento nei confronti del re, il re che poi era fuggito a Brindisi, ecco, e animava l'Italia antiesca. Quindi ci furono la penso un 200 più o meno carabinieri italiani che vennero giudicati in qualche modo pericolosi per i tedeschi. Poi capirono che i carabinieri alla fine potevano essere utilizzati come repressione partigiana eccetera. Comunque insomma Carabini diventa partigiano non perché abbia anche lui maturato chissà quale idea nuova d'Italia eccetera, ma solamente per evitare di essere arrestato e di finire in un campo di concentramento in sostanza.
 
Poi c'è Pelle. Pelle è un altro partigiano che ha ama le armi in modo ossessivo, cioè lui è un rastrellatore. di armi, molto bravo, ecco, paragonisti di armi, di tedeschi e di fascisti, ma quando le ha non le vuole dare a nessuno, cioè aveva un arsenale personale che nessun altro aveva. Ecco, quindi ama le armi in modo ossessivo, poi improvvisamente pelle passa dalla parte dei fascisti, vengono a sapere quasi da un giorno all'altro la senza che pelle abbia espresso magari qualche qualche incomprensione nei confronti degli altri, che pelle la era sceso a valle, si era messo con fascisti era stato ben accolto con quell'arsenale di armi che si era portato dietro molto, quindi era passato dalla parte dei fascisti. Poi c'è Zena il lungo, detto anche Berretta di legno, detto anche Labra di bue. Diciamo che questo partigiano aveva tre soprannomi. È un partigiano che passa tutto il tempo sdraiato a leggere un solo libro, Il super giallo. Sì, forse aveva c'era un solo libro lì in questa banda, comunque insomma sembrava particolarmente attento che fosse Era già la 20esima volta che lo rileggeva. Dritto è il capo, come ogni raggruppamento partigiano. Qualcuno ha deciso dall'altro che dritto è il capo. Magari lui si salva, magari lui è un partigiano animato da nobili ideali e soprattutto magari anche da una perrea volontà di azione. Non è vero perché appare stanco, sfiduciato e ha perso il rispetto degli uomini, cioè fino a prova contraria dritto il capo, ma si rende conto che i suoi uomini non hanno nessuna stima nei suoi confronti perché l'hanno visto nelle azioni indietreggiare, essere pauroso, la magari mettere anche a repentaglio la vita degli altri partigiani. E poi c'è anche Cugino che fa parte un po' di questa compagnia perché Cugino è stato tradito da una donna, ecco, ma lui era convinto che la guerra, la seconda guerra mondiale era scoppiata per colpa delle donne. Idee un po' bislache, naturalmente. Quindi era convinto e quindi non voleva avere rapporti, forse era l'unico che non guardava G. No, con certi occhi, perché con le donne non si tratta, anzi le donne addirittura sono responsabili delle guerre, guerre mondiali, figuriamoci poi vivere e convivere con la donna. Quindi gli altri non sono da meglio. E qua il lettore si chiede come mai. Ecco la Calvino che ha fatto la resistenza in maniera molto la la serie, potremmo dire, la scrive un romanzo del 47 in cui questa banda di partigiani sembra un po' una sorta di armata brancaleone al contrario. Ecco, ma manca addirittura anche un Brancaleone che tra un altro era pugnace e animava gli altri, gli altri un po' raccogliticci, no? Il Brancaleone, i monicelli, eccetera. Comunque una sera dritto, come se non bastasse tutto, incendia senza voler il casolare dove stanno i partigiani. Cioè, in sostanza era così avvinto, così avviluppato a guardare gli occhi di Gilia, ecco, la stava accendendo il fuoco e non si rende conto che il fuoco si animava pure a dimettere paglia o altro. Il fuoco un certo momento Lui lui guardava solamente gli occhi di Gilia a un certo momento, insomma una fiamma che brucia il casolare.
 
Molto pericoloso perché i fascisti giù a valle, magari 200 m sotto, vedendo l'incendio avrebbero sospettato che lì c'era i partigiani e questo voleva dire che il raggruppamento deve spostarsi subito e andare non si sa bene dove, infatti poi trovano un altro casolare che però ha il tetto sfondato, quindi una sistemazione, se vogliamo, ancora peggiore. Arriva il giorno in cui devono tendere, in quanto partigiani una imboscata ai tedeschi. Arriva l'ordine, voi scenderete a valle in quella zona, di lì passeranno i tedeschi, formazione di battaglia, tutti armati dal primo all'ultimo, anche il cuoco naturalmente la E cosa fa Dritto? Dritto dovrebbe essere il primo a animare, a giustificare, a dire finalmente, insomma, la i nostri superiori ci utilizzano. Dritto si dà malato, dice io non me la sento Quindi la sono malato, la mesi e mesi qua il freddo e tutto il resto. In realtà Dritto non è malato perché vuole rimanere solo per rimanere con Giglia. Giglia e donna non partecipa ai combattimenti, non è una partigiana, ha seguito il marito così quasi per caso perché non sapeva dove andare, ma non è una partigiana combattente, quindi vuole rimanere solo con Giglia. È l'occasione che aspetta da chissà quanto tempo. Pinna, eh, lui dice vengo anch'io e dico "No, no, stai a caso, tu sei un bambino, altra delusione, no, perché lui vorrebbe essere come gli adulti." E quindi Pin rimane eh praticamente con giglia e con dritto e sapendo che cosa avvengono, quali cose avvengono tra uomini e donne, anche se non capisce il motivo eccetera, sta guardingo perché sta ecco che prima o poi da dritto che lo guarda male a dire "Ma diavolo non ha proprio niente da fare?" La sa benissimo ecco che cosa farà. di lì a poco. Quindi facile immaginare che Dritto ha poi un rapporto sessuale con la Giglia. Pin vede vede traveredo oppure capisce eccetera eccetera. A questo punto però tornano i partigiani. I partigiani si sono comportati onorevolmente, quindi hanno teso l'agguato e il tedeschio hanno sparato, magari non molto, comunque hanno sparato, forse qualche ferito, qualche morto da parte dei tedeschi e adesso sono ritornati tutti senza nessun ferito e questo ci fa capire che magari non abbia proprio combattuto al meglio. Comunque sono tornati di nuovo alla baita, contenti che tutto sia andato bene, nessun morto, nessun ferito. Ecco, a questo punto però ecco, Pinna sente dentro di sé, siamo quasi alla fine del sente dentro di sé, ecco, quel malumore che spesso lo che sentiva tutte le volte che stava con gli adulti. Deve tirar fuori questa rabbia di cui è inconsapevole, che però sente l'ancinante dentro di sé. Pinna ride fino alle la sono tutti intorno al fuoco, tutti contenti, è andato bene, eccetera. Quindi ride fino alle lacrime, allegro e decitato, si trova nella nel suo adesso in mezzo ai grandi, gente insieme, nemica e amica, gente da scherzarci insieme fino a sfogare quell'odio che ha contro di loro. Si sente spietato, li ferirà senza misericordia.
 
Anche la giglia ride, ma pensa che ride falso. È un ottimo psicologo, un bambino. Quindi la giglia ride perché che ha visto forse troppo quella risamo tutti contenti eccetera, ma Pinna che è uno psicologo nato, potremmo dire sa che ride falso, ha paura. Pinna le rivolge un'occhiata ogni tanto, lei non l'abbassa gli occhi, ma il sorriso le trema sulle labbra. Aspetta, pensa Pina, non riderai ancora per tanto. Carabiniere, intanto si gira attorno, tutti un po' tremano. Ecco, finché c'è carabiniere, tutti gli altri ridono, perché non è Ato adesso non tocca a me. Quindi, carabiniere, carabiniere papina. A ogni nuovo nome tirato in ballo gli uomini hanno soghigni sommessi pregustando già quel che Pin andrà a tirar fuori, però eh preso di mira è uno solo. A carabiniere daranno un distaccamento speciale dice Pin. Servizio d'ordine dice carabiniere per mettere le mani avanti. No, no, bello. Un distaccamento per prendere i genitori a ricordargli la facenda dei genitori di renitenti alla leva arrestati come ostaggio, carabiniere, va in bestia tutte le volte perché quando c'era un renitente alla leva, quando non si trovava il giovane da intruppare nelle milizie fasciste, tante volte arrestavano i genitori, come da dire "Torna a casa, arruolati, senò i genitori magari li mandiamo in Germania". Qualche volta capitava. Carabinere va in bestia. Non è vero, non ho mai preso dei genitori io. Pin parla con ironia, con punta, velenosa. Gli altri gli tengono bordone. Non ti arrabbiare, bello, non ti arrabbiare. Un distaccamento per prendere i genitori. Sei così bravo a prendere i genitori. Carabiniere da in sbaglio lasciarlo dire finché non si stanca e passa ad un altro, quindi era meglio non pungolarlo se non andava avanti chissà quanto. Adesso passiamo a E tutti tremano. Passiamo a Pin gira gli occhi intorno, poi si ferma con uno di quei sorrisi aggengive scoperte e occhi mangiati dal lentigini. Gli uomini hanno già capito di chi si tratta e tengono leer risa, le risasi. Duca davanti al ghigno di Pin rimane come ipnotizzato con i baffetti dritti e le mascelle tese. Duca è uno dei quattro calabresi, i quali non sono molto inclini a farsi prendere in giro. Io vi spacchi i corni, io vi sfondo i culi. È un italiano un po' così. Ecco quello di Duca dice tra i denti a Duca per niente intimorito. Moltamente era un omore. grosso, magari barbuto, però per niente intimorito. A Duca facciamo fare il distaccamento degli sgozza conigli mondo boia, tante parole che fai Duca, poi più che strozzare galline, spellare conigli non t'ho visto fare. Duca mette mano al pistolone austriaco e sembra che voglia dare una cornata col berretto di pelo. Io ti sgozzi panci, grida. Allora Mancino fa una mossa falsa, dice e a Pinna che cosa gli facciamo comandare a Pinna? Quindi lo guarda come se si accorgesse per la prima volta che è lui. Oh, mancino, sei tornato? Cominciava sempre così in maniera un po' mellqua, poi crescendo Rossignano. Sono successe tante cose mentre eri via allude la moglie Gilia, si volta lento, dritto e in un angolo serio.
 
Giglia è vicino alla porta con quel suo sorriso ipocrita incollato alle labbra. Indovina che distaccamento comanderai tu, Mancino. Mancino ride agro, vuole prevenirlo. Un Amento di marmitte, dice, giù a ridere come se avesse detto la cosa più spiritosa del mondo era il cuoco. Pin scuote il capo, serio, mancino batte gli occhi. Un distaccamento di parchetti fa e cerca ancora di ridere, ma fa un rumore strano con la gola perché aveva un parchetto che poi era stato ucciso. Un distaccamento di pacchetti, dice, per prevenire Pinna. E Pinna serio, facendo di no. Un distaccamento di Marina dice e la bocca gli rimane ferma alle lacrime, agli occhi. Pin, Pin ha preso quella sua espressione buffonescamente ipocrita. Parla lento, untuoso, vedi, il tuo distaccamento sarà un distaccamento quasi come gli altri. Solo potrà andare soltanto per i prati, per le strade lunghe, per le pianure coltivate a piante basse. Mancino riprende a ridere, prima silenzioso, poi sempre più forte. Non capisce ancora dove il ragazzo voglia parare, diremo, dove il ragazzo voglia arrivare, ma ride lo stesso. Gli uomini Dalle labbra dipina. Qualcuno ha già capito, ha già capito e ride. Potrà andare dappertutto il tuo distaccamento tranne che per i boschi, tranne dove ci sono dei rami. Dove ci sono dei rami. I boschi. Ah, i rami ridacchi a mancino. E perché ci rimarrebbe impigliato il tuo distaccamento? Il distaccamento dei cornuti. Gli altri si sfiattano in risate che sembrano ululati. Un po' l'atmosfera della dell'osteria. Il Fuoco si è alzato agro con la bocca contratta. Le risate si smorzano un poco. Il cuoco si guarda intorno, poi ripiglia a ridere con gli occhi gonfitti, la bocca storta, un riso forzato, sguaiato e a darsi manate sui ginocchi e a indicare pin col dito come per dire "Ne hai detta una delle tue". Mancino non vuole replicare, sennò chissà che cosa si sente dire. Va dire la bella la battuta. Peccato che però io non c'entro niente della però non dice io non c'entro niente. Quindi, insomma, la poi immaginiamo un attimo dopo prende di mira il dritto e Dritto ha capito benissimo che cosa potrebbe dire. Cerca di afferrare Pinna, di zittirlo, non vuole che si senta quello che tutti gli altri possono avere. Intuito, gli mette una mano, mette a Pino una mano davanti alla bocca. Pin morde la mano del dritto, il dritto lancia una un urlo di di dolore, eccetera e lui scappa. Ecco, scappa perché, insomma, si rende conto. che la situazione per lui è diventata ancora insostenibile, quindi è notte, si ritrova di nuovo per l'ennesima volta da solo. È stato tradito un'altra volta dalla dagli adulti. Gli adulti lo hanno deluso anche questa volta e abbandonato. Ecco questa l'altra immagine. Quindi Pinna, ecco, che si siede sconsolato chiedendosi, insomma, questo mondo di adulti che da una parte è attratto, dall'altra parte è rifiutato.
 
La questo mondo di adulti che nonna gli appartiene. Siamo alle battute finali del romanzo, quindi torna a casa, del resto casa sua, era a casa con la sorella, ma prima di passare dalla sorella va nella zona dove ci sono il sentiero dei nibi di ragno per prendere la pistola e vede che la pistola è stata sottratta. C'è la buca, la buca aperta, ecco, e la pistola non la non c'è più. Chi è stato a rubare la pistola è stato Pelle, il maniaco delle armi. quello, ecco, che aveva un arsenale solo per sé, era passato con i fascisti accolto a braccia larghe perché con quell'arsenale che aveva è stato Pelle che mammente ha anche lui frequentatore della sorella ha saputo dove Pinna aveva nascosto la pistola. Quindi va subito intuendo che la sorella sapesse qualcosa, va subito a casa della sorella e trova Pistof che Pelle aveva lasciato forse come segno d'amore alla sorella la pistola di Pinna, quindi la ritrova a casa. La sorella naturalmente non sa che farsene della pistola, però fin la sottrae, gliela ruba, è sua. Quella pistola è sua e di notte si ritrova quindi armato e incontra ancora cugino. Cugino che si trovava lì vicino al suo villaggio, non a caso perché era stato incaricato di uccidere la sorella di Pinna, perché la sorella di Pinna se la faceva, potremmo dire, con i tedeschi e spesso rivelava ai tedeschi quelle cose che più o meno giravano all'interno del carrugio e nei confronti delle spia è ovvio che non c'era nessuna pietà. Quindi Pugino incontra Pinna e di lì a poco sa che dovrebbe sparare alla sorella. Non può naturalmente rivelare queste cose alla a Pinna. Quindi cugino dice a Pinna che voleva andare a donne. Dice "Ma ma tu conosci qualcuna?" Ecco, vorrei andare a donne. la il bambino non sa che cosa voglia dire, andare a donna, eccetera, però dice "Sì, sì, io ne conosco una, eh, è mia sorella, ecco, è la nera del carruggio lungo e gli dice, guarda, lui cercava proprio quella" e dice, "Guarda, vai di lì, vai di là, eccetera, arrivi a casa e trovi mia sorella." Sicuramente, insomma, ecco, non eh in lontananza sente un colpo di pistola. Sent pistola perché cugino arriva, la deve ammazzare la ragazza e lo fa senza tentennare. Quindi Pin sento un colpo di pistola non può immaginare che cugino abbia ucciso sua sorella. Un attimo dopo arriva Pin e anzi arriva cugino e Pin è sorpreso a dire "Hai già fatto?" Cè lui sapevo che ste cose andavano avanti un po' ecco quindi a dire "Hai già fatto" e cugino dice "No, ho avuto un po' schifo, non ho rinunciato, non fa niente, fa niente, è andata così, a me va bene." E l'ultima immagine è molto bella. Ecco perché siamo nella notte, c'è solamente cugino con Pin. abbiamo detto potrebbe essere il padre che Pinna non ha mai avuto, non ha mai conosciuto e quindi l'ultima immagine è proprio il finale del romanzo è sicuramente una un'immagine poetica. Ecco, le ultime 10 righe più o meno un po' di più. Come mai così presto cugino? Già fatto a dire "Atanto sei tornato". Com'è possibile? Cugino scuote la testa con la sua aria sconsolata.
 
Sai, mi è venuto schifo. Me ne sono andato senza far niente. mondo boia cugino schifo te venuto a dire tu sei il primo, tutti gli altri figuriamoci è tutto contento. E davvero il grande amico, il cugino, ecco, un adulto che fa una cosa che gli altri adulti non fanno. Il cugino si rimette in mitra in spalla e restituisce la pistola a Pina, stessa pistola che ha sparato. Ora camminano per la campagna e Pina tiene la sua mano in quella soffice e calma del cugino, in quella gran mano di pane. La piccola mano viene stretta in una mano morbida. che la dà un senso di calore, di sicurezza. Pin, il buio è punteggiato di piccoli chiarori, ci sono grandi voli di lucciole intorno alle siepi. Tutte così le donne, cugino, dice Pin, eh, consente il cugino, ma non in tutti i tempi è così. Mia madre, te la ricordi tu, tua mamma? Chiese Pin. Sì, è morta che io avevo 15 anni, dice cugino. Era brava. Sì, fa cugino. Era brava. E anche la mia Era brava, dice Pinna. C'è pieno di lucciole, dice cugino. A vederle da vicino le lucciole dice Pin, sono bestie schifose anche loro rossicce. Sì, dice cugino, ma viste così sono belle. E continuarono a camminare l'omone e il bambino nella notte in mezzo alle lucciole tenendosi per mano. Ecco
questa immagine. Ecco, che mi ricorda un po' il vecchio e il bambino di cucini. Ecco, seppure un altro contesto eccetera eccetera, ecco, il vecchio è il bambino. No, ecco che vuole capire, vuole capire che cosa sta avvenendo intorno a lui. Il vecchio, ricorda ecco quella Landa dove adesso ci sono, se ricordo male, fabbriche inquinanti e dice qui un tempo la c'era la campagna, qui insomma più o meno, insomma la canzone di Puccini intramontabile. E così finisce il romanzo. Ecco, questa è un'altra immagine, le montagne, tutto intorno, i boschi, terreno d'azione di fine, naturalmente dei partigiani. Ecco, alcuni elementi di riflessione la è necessario un po' la vostra pazienza perché non abbiamo terminato, anziamo dire che un po' il bello arriva adesso. Quindi alla fine il lettore potrebbe essere deluso, dice "Ma la guerra partigiana è stato questa, cioè i quattro calabresi, quello che leggeva solamente super giallo, il dritto che fa l'amore con l'unica donna, il marito più o meno consenziente, no?" Ecco, sicuramente no, la lotta partigiana non può essere stata questo. Poi, oltretutto, Calvino ha partecipato la lotta partigiana ha scritto delle pagine mirabili sul carattere, sulla forza, sull'orgoglio di questi partigiani. Poi leggeremo qualcosa. E poi altra domanda, come mai Pin sceglie un bambino quale eh voce narrante? Un bambino che per forza di cosa non ha partecipato alla guerra perché non ha fatto di un pentenne aitante il protagonista, però avre dovuto cambiare tutta l'intellaiatura, tutta l'impostazione del romanzo. La risposta ce la dà lui stesso.
 
Credo che adesso tutte le edizioni abbiano questa introduzione eh senza la quale il rischio è di eh capire poco. Ora vediamo un po' che cosa ha scritto Calvino un po' per giustificare e non solamente giustificare la il suo romanzo. In una rivista letteraria, poi anni dopo dice direi che volevo combattere contemporaneamente su due fronti. Lanciare una sfida ai detrattori della resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti di una resistenza aggiografica ed edulcorata, quindi contro il detrattore, magari un po' tutti i mezzi fascisti, ma contro anche la retorica che stava già accompagnando la resistenza. Primo fronte, a poco più di un anno dalla liberazione, già la rispettabilità ben pensante era in piena riscossa e approfittava d' ogni aspetto contingente di quell'epoca, gli sbandamenti della gioventù postbellica, la recrudescenza della delinquenza, la difficoltà di stabilire una nuova legalità per affermare, ecco, l'avevamo sempre detto, questi partigiani tutti così, non ci vengono a parlare di resistenza. Sappiamo bene che razza di ideali. Fuoi in questo clima che io scrissi il mio libro con cui intendevo paradossalmente rispondere ai ben pensanti. D'accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili. Metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi impostosi. Ebbene, cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché ha agito un elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi 100.000 volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potete mai sognarvi di essere. Però Calvino, cioè dice nei confronti dei ben pensanti che dico ah questi partigiani ruba gallina, questi partigiani che hanno ammazzato a dritta e a manca che poi hanno la rovesciata l'Italia e tutto il resto. Lui dice che anche il peggiore dei partigiani è stato molto migliore di voi. Voi siete stati alla finestra, prima avete idealizzato Mussolini, poi alla finestra avete aspettato per vedere chi vinceva, gli americani o vincono i tedeschi, per poi diventare tutti filo americani, filo la partiti di sinistra, magari in ogni caso per la evitare, ecco, che la la propria il proprio passato fosse in qualche modo portato alla luce dal proprio passato fascista. Quindi il peggiore dei partigiani è stato migliore di voi. Voi che non avete fatto nulla m che avete accettato, immaginare, no? La dittatura fascista l'avete esaltata finalmente in Italia ordine, disciplina e quello che volevamo. Quindi ho scritto un romanzo contro di voi, però dice la anche contro la resistenza la manipolata ed ed 40. Infatti dice cominciava appena allora il tentativo di una direzione politica dell'attività letteraria. Si chiedeva allo scrittore di creare l'eroe positivo, di dare immagini normative, pedagogiche di condotta sociale di milizia rivoluzionaria. Tentativo da parte del Partito Comunista Italiano di dire agli intellettuali dovete operare secondo le nostre direttive un po' come gli intellettuali sovietici al tempo di Stalin.
 
Per cui se vuoi scrivere devi scrivere in un certo modo, altrimenti diventi nemico del popolo. e finisci in un gulag. Poi dice cominciava appena ho detto e devo aggiungere che neppure in seguito qui in Italia simili pressioni ebbero molto peso e molto seguito. Cioè dice in Italia non era a Mosca, però c'erano pressioni, tendenze da parte ecco, dei vertici dei partiti di sinistra ad avere un bel plotone di intellettuali affermati che portassero avanti determinate verità, verità, ecco, la congeniali al partito e Eppure il pericolo che la nuova letteratura fosse assegnata una funzione celebrativa e didascalica era nell'aria. Quando scrissi questo libro l'avevo appena avvertito e stavo a pelo ritto a unghie sfoderate contro l'incombere di una nuova retorica. Nuova retorica, quindi letteratura allineata ai dettami del partito, un po' l'intellettuale organico, insomma, secondo la definizione di Gramci. La mia reazione allora potrebbe essere enunciata così. Ah, sì, volete l'eroe socialista? Volete il romanticismo rivoluzionario? E io vi scrivo una storia di partigiani in cui nessun eroe, nessuno ha coscienza di classe. Vi rappresento il lumpen proletariato, se pronuncio bene è il sottoproletariato. Neanche il proletariato. Proletariato che ha coscienza di classe, di operai in sostanza. Ecco, il sottoproletariato, quel mondo di girovagi, dice, quel mondo di gente senza arte ne parte, quel mondo di giovani. Ecco, la che improvvisamente era cresciuto nell'Italia dell'epoca. Vi rappresento non il proletariato cosciente, coscienza di classe marxista, vi rappresento il sottoproletariato. Sottopretariato un po' i giovani delle borgate di di Pasolignana memoria, tanto per intenderci, e sarà l'opera più positiva, più rivoluzionaria di tutte quello che io scriverò. Che ce ne importa di chi è già un eroe, di chi la coscienza già ce l'ha. Dice così ragionavo in questa furia mi buttava a scrivere, scomponevo i tratti del viso e del carattere di persone che avevo ottenuto per carissimi compagni con cui per mesi avevo spartito la gabbetta di castagne e rischio della morte. Quindi lui ha in mente i volti di quei partigiani, però è come se operasse una sorta di deformazione psicologica e fisica. Quei partigiani che erano ottimi partigiani, ottimi uomini da tutte da tutti i punti di vista diventano un po' le figure del suo romanzo perché ha capito che il rischio era che la resistenza diventasse qualche cosa di celebrativo, qualche cosa di retorico che poi magari è diventato anche in parte, no? Io penso ai discorsi del 25 aprile molte volte sono un po' gonfi di retorica, densi di retorica. Sì, è vero che chi va in piazza 25 aprile vuole avere anche una speranza, essere animato eccetera, però insomma tante volte ecco la secondo me emergono un po' i limiti almeno dei discorsi del 25 aprile, ecco, non della resistenza partigiana che è stato un fenomeno assolutamente positivo.
 
Qua stiamo parlando di chi oggi cerca di rivivere la quegli ideali di 80 anni fa più o meno e eh magari davanti a un grande auditorio eccetera. Insomma, gli eroi sono tutti giovani e bellis. Ma rappresento un'altra canzone di Guccini, questa volta la locomotiva, che per me è proprio la l'inizio alla fine di tutte le canzoni, ecco, la nel senso che come canzone è perfetta, no? La non si può raccontare la resistenza. Tutti gli eroi sono giovani e belli perché poi alla fine in fondo un anno e mezzo erano uomini, uomini giovani, privi di esperienza politica, qualche errore l'avranno fatto anche loro. Ecco, quindi insomma la resistenza va raccontata più dal punto di vista storico, piuttosto che da un punto di vista puramente celebrativo. Ecco, questo naturalmente non conclude il discorso, quindi po' per la sintetizzare, quindi eh di fronte a coloro che dicevano i ben pensanti, no, gli elettori più o meno dei partiti di centro, i partigiani a tutti i delinquenti. Calvino, ecco, diceva in sostanza che il peggiore partigiano d'Italia, noi immaginiamo il peggior partigiano d'Italia, ci sarà stato uno idealmente il peggiore eccetera eccetera, era migliore rispetto al migliore di voi. Ecco che avete idolatrato Mussolini, ecco, e siete rimasti alla finestra per troppo tempo a guardare il vincitore. Quando avete visto che il vincitore stava da una parte, siete tutti saliti sul carro dei vincitori nel tentativo ho spesso riuscito di eludere le vostre responsabilità e poi nei confronti di chi già dicevano che gli eroi sono tutti giovani e belli, quindi tutti i partigiani, non possiamo dire nulla, che nessuno tocchi la resistenza, lui scrive un testo che è assolutamente antiretorico, come avete visto. Quindi è una resistenza vista proprio dal passo. Ecco, una formazione partigiana che poi scopriamo adesso tra un attimo che non era nata per caso e poi ci chiediamo perché È Pinna il protagonista. Pinna potrebbe essere, anzi lo dice lui stesso, è quella forma di straniamento che lui ha avvertito quando è arrivato il primo giorno nella banda partigian. Cioè, immaginiamo uno fino al giorno prima sta a casa, poi raggiunge dopo due o tre giorni, magari di marcia, raggiunge una banda partigiana a casa, acqua, corrente, tutto il resto, banda partigian, freddo, ecco, già questo poi si trova soprattutto immerso in un ambiente che non è suo. Perché Italo Cardilo aveva detto la studente universitario, forse ha anche terminato gli studi, viene da un mondo borghese, da un mondo, ecco, e lì nella baita partigiana, là in mezzo alle montagne trova giovani che vengono dal mondo contadino, che sono piccoli contadini, piccoli artigiani, che sono braccianti con la loro quinta elementare.
 
Difficile immaginare quindi un la mio padre che del 29 del 29 se più o meno potrebbe essere l'età partigiani qualche anno prima, magari 25 26 fare quinta elementare, quindi chi saliva, poi c'erano i giovani colti con il liceo classico, però la stragrande maggioranza dei partigiani erano operai, erano abbraccianti, eccetera. Quindi ti trovi in un ambiente dove si parla il dialetto, dove chi parla l'italiano lo parla male perché è una lingua che ha imparato, cioè è dal dialetto piemontese ligure che hanno imparato qualche parola di italiano. Quindi lo straniamento, lo straniamento che Calvino ha dovuto affrontare e superare per poter poi diventare partigiano a tutti gli effetti. Quindi questo mi sembra Ma che cosa dirà poi Calvino dei partigiani veri e propri che lui ha conosciuto combattendo per un anno almeno passandone di tutti i colori eccetera. Questo questi ritratti sono molto interessanti. Meno questo ritratto cos'è? 33 qua dice com'erano questi partigiani che ho conosciuto, un'attitudine a superare i pericoli e le difficoltà di slagio, un misto di fierezza guerriera e di autoironia sulla propria fierezza guerriera. Non si prendevano sul serio. Di senso di incarnare la vera autorità legale e di autoironia sulla situazione in cui si trovava a incarnarla. Un figlio talvolta un po' gradasso e trucculento, ma sempre animato da generosità, ansioso di far propria ogni causa generosa. A distanza di tanti anni devo dire che Questo spirito che permise ai partigiani di fare cose meravigliose che fecero, resta ancora oggi per muoversi nella contrastata realtà del mondo un atteggiamento umano senza pari. La mia vita in questo ultimo anno, pensando alla sua esperienza di partigiano, è stato un susseguirsi di peripezie. Sono passato attraverso una inennarrabile serie di pericoli e di disagi. Ho conosciuto la galera e la fuga. Sono stato più volte sull'orlo della morte, ma sono contento di tutto quello che ho fatto, del capitale di esperienze che ho accumulato, anzi avrei voluto fare di più. Quindi la sua esperienza è stata positiva, dice sono diventato uomo accanto a questi uomini, questi uomini che ammiravo perché rompevano i ponti nel giro di pochi giorni, cioè venivano da un ambiente, un ambiente totalmente nuovo, ostile, pericoloso, perché potevano benissimo essere arrestati o morire durante la prima notte là in Bite. Eppure avevano rotto i ponti con il pass con la moglie, con le fidanzate, con la mamma, con i genitori, con tutti, con una naturalezza, con una capacità di vivere, possiamo dire, che ogni volta ogni volta che arrivava qualcuno di nuovo, Calvino rimaneva a bocca aperto. Quindi, insomma, parole piene di ammirazione. Ecco, questo è la tessera di partigiano di Calvino. Seconda divisione d'assalto Garibaldi, Felice, Cascione, c'è scritto por Italo Calvino. Quinta brigata, secondo battaglione, quello che è. Eh, c'è un'altra piccola appendice però molto importante perché in questo romanzo ci sono naturalmente i partigiani veri, cioè non possiamo pensare che solamente la i partigiani di cui abbiamo parlato. I partigiani veri sono due, Kim e Ferriera.
 
Kim è un medico, o almeno è un giovane studente di medicina, mentre Ferriera è un operaio. un operaio specializzato che viene da una ferriera a coscienza di classe. Infatti uno è Kim commissario politico, mentre Ferriera è capo militare. In Kim potremmo riconoscere lo stesso Calvino. In quel momento entrano in scena Chim e Ferriera nel momento in cui vengono a sapere oppure vedono l'incendio del casolare, no? Vi ricordate Dritto che guarda gli occhi languidi di Gilia e non si accorge che insomma per andare a fuoco il casolare salgono per ripristinare la disciplina e magari decidere addirittura anche la fucilazione perché il dritto sa che per lui le cose si mettono molto male. Quello che lui ha fatto, l'incendio, seppore casuale del casolare potrebbe costargli la vita. Quindi salgono, ecco, per la riportare ordine all'interno di questa all'interno di questa la questo manipolo, ecco, di un po' particolare e Ferriera viene a sapere mentre salgono di notte che è stato Kim a volere quel distaccamento fatto di tipi bizzarri. È come quando in una scuola ci sono magari 10-1 alunni dello stesso anno un po' un po' difficili e i casi sono due. O il preside decide mettiamoli in 12 classi se ci sono oppure li mettiamo, come una volta è capitato anche a me, mettiamoli tutti insieme così evitano di fare danni. E chi mettiamo? commissionati, mettiamo Restelli che sarei il sottosesso. Quindi i casi insomma sono due. Quindi Kim ha voluto mettere insieme questi tipi bizzarri perché voleva scoprire come un esperimento scientifico perché è medico anche psicologo. Che che cosa succede quando mettiamo insieme tutta una serie di persone, ecco, che eh sarebbero bene dislocati in sette-8 bande diverse, però mettendoli tutti insieme, un po' come magari in una scuola, mettiamoli tutti insieme la il caso due. o ci bruciano l'intera scuola oppure magari scopriamo che hanno qualche qualità positive. Cioè, quindi per Kim è un esperimento psicologico. Kim ha fiducia in questi uomini, dice questi uomini, lui è capo commissario politico, non hanno coscienza di classe. Cioè, parlare di coscienza di classe, coscienza di classe del comunismo, parla di combattere in quanto operai sempre contro i capitalisti, non se ne parla proprio. Nepure loro sanno perché combattono. Perché combattere contro i fascisti? Cosa ci fanno gli tesischi in in Italia? È un problema che nessuno si è posto. Che cosa vuol dire Italia democratica? Combattiamo per un'Italia nuova, diversa, democratica. Anche qua la nessuno di quei quei partigiani sa di che cosa stiamo parlando. E poi Kim dice, "Potrebbero passare dall'altra parte con la massima naturalezza. Potrebbero per una un incidente qualunque un momento, potrebbero passare dall'altra parte, passare dalla parte dei fascisti senza quasi accorgersi che da un giorno all'altro combattere per i fascisti contro i partigiani, come ha fatto Pelle. Pelle che un giorno ha preso il suo arsenale, l'ha portato giù, si è presentato al comando fascista, ha detto "Io sono un partigiano, ecco, mi prendete?" E l'hanno preso e Pelle ha cominciato a combattere i partigiani.
 
Allora, a questo punto Ferriera chiede a Kim la "Ma perché allora combattono?" Ecco una bella domanda. Ma perché la non hanno coscienza di classe, non si pongono il problema di un'Italia diversa, anche del loro futuro, ma perché combattono? Qui casino dà una bella risposta. Dice "C'è qualcos'altro comune a Tusci?" Un furore. Parola chiave qua, un furore. Il distaccamento del dritto, la Druncoli, i carabinieri, militi, borsaneristi, girovaghi, gente che s'accomoda nelle piaghe della società e s'arrangia in mezzo alle storture che non ha niente da di difendere, niente da cambiare, oppure tarati fisicamente o fissati o fanatici, fissati, no? Pugino che dice "La guerra è scoppiata". Perché le donne, insomma, si le donne sono capaci di far scoppiare le guerre mondiali. Un'idea rivoluzionaria in loro non può nascere legate come sono alla ruota che li macina. Oppure nascerà storta, figlia della rabbia, dell'umiliazione, come negli sproloqui del cuoco estremista. Perché combattono? Allora non hanno nessuna patria né vera è inventata. Eppure tu sai che c'è coraggio, che c'è furore anche in loro. È l'offesa della loro vita. Frase chiave: il buio della loro strada, il sudicio della loro casa, le parole oscene imparate fin da bambini, la fatica di dover essere cattivi e basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell'anima e ci si trova dall'altra parte come pelle dal da dalla Brigata Nera, a sparare con lo stesso furore, con lo stesso odio contro gli o contro gli altri fa lo stesso. Quindi sparano perché vogliono vendicare l'offesa che hanno subito fin da quando sono nati. Sono nati una famiglia povera, poverissima. L'Italia allora era molto povera. Non hanno ricevuto che bastonate. Molto bastonate dei genitori, magari anche dei nonni e subito a 6 anni sono stati messi a lavorare, non hanno ricevuto nessuna istruzione, nessuna educazione, sono cresciuti un po' così, allo stato brado e adesso combattono perché c'è un furore, una rabbia dentro di loro che deve sfogarsi, deve sfogarsi contro qualcuno, dice la Kima, che ragiona come uno psicologo davanti a una situazione particolare. Ma allora dice Ferriera, i fascisti combattono come i partigiani perché anche in loro c'è lo stesso furore e la risposta che dà Kim è lo stesso. I fascisti combattono i partigiani con furore, con accadimento, con violenza, con episodi truculenti. Perché in loro c'è lo stesso furore, c'è lo stesso desiderio di vendetta. Vendetta non contro istituzioni delle politiche, vendetta contro la loro vita, perché anche dalla parte dei fascisti sì, c'erano i figli di papà, ma molti venivano dalle professioni più umili. Poi il fatto di stare da una parte, stare dall'altra dipendeva molto dall'educazione familiare che avevano ricevuto.
 
Qua vediamo come vengono tratteggiati i fascisti. Kim si è fermato, indica con un dito come se stesse la il leggendo la stessa cosa, ma tutto il contrario. Ecco, questo è un passo molto importante. Quindi i fascisti sparano, uccidono con lo stesso accanimento, con la stessa forza, lo stesso desiderio di vendetta dei partigiani. Però c'è una grande differenza perché qui noi si è nel giusto, là nello sbagliato, qui si risolve qualcosa noi partigiani, là si ribadisce la catena. L'Italia fascista sarebbe stata una catena enorme. Quel peso di male che grava sugli uomini del dritto, quel peso che grava su di noi, su me, e su te, quel furore antico che è in tutti noi e che si sfogga in spari, nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c'è la storia, c'è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto, noi partigiani, loro dall'altra. Da noi niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo pure uguale a loro. Come intendi? Uguale a loro va perduto. Tutto servirà se non a liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire unanità senza più rabbia, serena, in cui si possano essere cattivi. Quindi i partigiani possono essere anche la persone del tutto particolari, però sono nel giusto, operano nel giusto e stanno dalla parte della storia, della storia vera. Anche se non lo sanno, tutti i loro spari, i loro sforzi vanno nella direzione di un'Italia migliore da dall'altra parte la catena, perché se avessero vinto i fascisti Auschwitz, ecco, da Lager, Polacco eccetera, sarebbe stato esteso a tutta l'Europa. In fondo mancavano altri 5 milioni più o meno di ebrei da assassinare più altre categorie, di nazisti, eccetera. L'altra è la parte dei gesti perduti, i fascisti, degli inutili furori, perduti inutili, anche se vincessero perché non fanno storia, non servono a liberare, ma a ripetere e per effettuare quel furore. quell'odio, finché dopo altri 20 o 100000 anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restare schiavi. Quindi spariamo allo stesso modo. Le motivazioni per cui spariamo sono le stesse, però noi costruiamo la storia, loro invece costruiscono un presente che sarà uguale al a questo presente. Quindi la Nuova Italia, se vincessero loro, sarà un'Italia troppo simile, magari ancora peggiore rispetto all'Italia fascista. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali, una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo da tutte le nostre umiliazioni per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino della sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il Paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa per la nostra redenzione.
 
Così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria e l'uomo contro l'uomo. Quest, insomma, una pagina davvero benna scritta e benna motivata. Ecco, anche questo compare subito dopo. È una frase delle pagine successive, è sempre Kim a pensare perché poi la la salute Ferriera eccetera dice Forse domani morirò, forse prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire, la mia morte stessa, saranno pezzetti di storia. Mi viene in mente un'altra canzone stasera la citazione canzoni, il cuoco di Salò di Francesco De Gregori. Dalla parte sbagliata si muore. Ecco, il ritornello di questa canzone magari non molto famoso, è cuoco di Salò e cuoco di Mussolini. Ecco, un certo momento la, ecco, dalla parte si combatte eccetera, ma si muore dalla parte sbagliata. Ecco, questa è una curiosità. Kim è un personaggio vero e proprio che Calvino ha conosciuto. Era un medico, effettivamente, un medico che poi finita la guerra fu il pioniere della moderna medicina del lavoro. Si chiamava Ivan Oddone, credo che sia il personaggio sulla destra, esplorò l'uso didattico del web e anche dei videogame. Questo ha fatto un sacco di cose il commissario Kim Anche qua ribadisce quello che abbiamo detto un paio di minuti e poi finisco. Dietro il milite delle Bricate Nere, più onesto, più in buona fede, più idealista, c'erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le defortazioni loro causa. Quante volte abbiamo sentito dire però eh la nelle milizie fasciste di Salò c'era c'erano i giovani, giovani che magari sbagliavano, però erano in buona fede, agivano per un senso di patria che ritenevano che fosse stato gradito dall'8 settembre eccetera. Diamo pure per scontato che c'erano anche delle brave persone, non so quanti, ecco, nelle Brigate Nere, anche se ci fossero la operavano per i rastrellamenti, operavano per le operazioni di Terminio, operavano per l'olocausto, quindi operavano per una Europa che avrebbe perpetuato Auschwit. Dietro il partiano più ignaro, più ladro, vengono in mente un po' i quattro calabresi, più spiegato, c'era la lotta per una società pacifica e democratica. ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto. E di queste che di queste non ce ne sono. Quindi un po' per ribadire, per capire. E questo sono versi di quella canzone oltre il ponte scritta. Ecco, anche qua ribadisce questo concetto di una resistenza antiretorica. Non è detto che fossimo santi, l'eroismo non è sovrumano. È la canzone. Lui ha scritto le parole corri, abbassati del correato. Ogni passo che fai non vanno. Quindi l'ero non sono eravamo degli uomini degli uomini anche capaci di sbagliare, non eravamo distanti. Altre immagini di Pinna utilizzata anche come copertina.
 
Queste le tante copertine. Ecco, ma già questa sera qua abbiamo un florilegio di copertine. Questi invece sono altri romanzi la di Italo Calvino, forse nella stessa casa editrice, visto che sono molto simile. Poi Italo Calvino ha scritto tanti altri romanzi. Uno che a me piace molto è Marco Valdo, ecco, che è il il romanzo anti miracolo economico, no? Quante volte abbiamo sentito dire miracolo economico, bellissimo economico, tutti come se tutti gli italiani allora avessero conosciuto il benessere, avessero avuto l'automobile, prima la motoretta e poi no, il frigorifero e tutto il resto. Non era vero. C'erano gli emigranti, gli immigranti che da sud andavano al nord, andavano in Belgio, andavano Marsinella e del 1956 andavano a lavorare con migranti. di Svizzera trattati a bastonate, no? Perché il razzismo nei confronti degli italiani era più che palpabile. Quindi insomma Marco Valdo è un povero operaio torinese che vive con la famiglia quattro soldi, vorrebbe spendere, ma i soldi non li ha. Quindi, insomma, è un romanzo anche questo antiretorico contro la retorica del boom economico, contro l'Italia di volare, ecco, naturalmente arrivare a non a non avere più paura. Questa è la meta ultima dell'uomo. Ecco, bella anche questa frase che però Sì, compare vero nel sentiero di ranio, però non vi so dire dove, però è un'agitazione, quindi avere più paura, no? Un missile sulla testa, paura anche della disoccupazione, paura delle delle malattie, soprattutto se non hai i soldi per curarti, che è un discorso sono le malattie, d'accordo? Ecco, ma quando non hai i soldi per curarti, quindi non avere più queste paure che sono tante, vorrebbe dire che la vivremo tutti in un mondo migliore. E poi va questo sulla scuola credo che siamo tutti d'accordo. Un paese che distrugge la scuola non lo fa solo per i soldi, per risparmiare eccetera, perché le risorse mancano, i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere. Anche qua credo che il nostro casino abbia potentemente ragione. Più l'elettore, insomma, un po' mediocre e poi quando compaiono certi fenomeni come il fenomeno del mondo al contrario, non lo citiamo perché un po' specie citarlo per il mondo al contrario. Spero che non ci sia nessuno, ecco, che si senta un po' toccato, ecco, ma ora a questo punto verrebbe da dire, ecco, che insomma un po' di scuola. Ultima cosa che però la vi chiedo l'attenzione perché Calvino è veramente straordinario. La nel 1956 brevemente Calvino riceve un libro di poesie di autori palestinesi. Calvino era una persona sicuramente molto gentile. legge il libro, il libretto, sono autori palestinesi, se non sbaglio, del 56, l'anno di Suiz, una delle guerre, una delle quattro cinque guerre condotte da Israele.
 
Legge il libretto, scrive al curatore, notmente un palestinese e dice molto bella questa silloge, silloge di poesia eccetera, però ho notato che non c'è neanche un autore ebreo, un autore israeliano, eccetera. Calvino avrebbe voluto che ci fossero anche poeti israeliani. poeti ebrei eccetera. E poi continuando la lettera dice: "Io personalmente vedo la soluzione del problema palestinese, non nei due stati tanto e spesso inutilmente evocati, la soluzione del problema palestinese nella via rivoluzionaria, tanto nel mondo arabo quanto nelle masse israeliane. Rivoluzione degli israeliani poveri contro i loro governanti colonialisti ed espansionisti, quindi il proletariato israeliano che ci sono eh naturalmente operari israeliani, braccianti, contadini israeliani, ebrei, eccetera, non contro i palestinesi, ma contro i i netania dell'epoca, 1956, Mosche Dayan e gli altri, ma anche rivoluzione delle masse popolari dei paesi arabi contro le oligarchie reazionarie e militariste che sfruttano il problema palestinese per demagogia nazionalista, quindi masse popolari arabe contro i loro dirigenti, contro Amas, contro tutti i terroristi, contro la le Petro monarchie contro tutti i dirigenti spietati di tutti i paesi arabbi e non era un bolchevico, non era un comunista di quelli, insomma, che sperava che la rivoluzione d'ottobre tornasse in qualche modo fosse no, era una riformista. Ecco, però era arrivato, secondo me, nel 1956 a capire quello che allora pochissimi capivano e quello che magari oggi molti non vogliono capire perché pensano che la soluzione dei due stati sia quella, ecco, la Sì, sarebbe bello, ecco, ma le possibilità sono praticamente zero. Poi se volete, vi dico quello è il mio parere, ma è giusto a questo punto interromper. Ecco il nostro caldino. Credo che sia l'ultima. Sì, sorridente per aver detto la verità. Vi ringrazio.
 
PE-n1605-Italo-Calvino.mm - Allora, direi iniziamo. Questa sera, diciamo, finiamo in bellezza con un titolo famoso di Calvino, il sentiero dei nidi di Ragno.
 
Allora, direi iniziamo. Questa sera, diciamo, finiamo in bellezza con un titolo famoso di Calvino, il sentiero dei nidi di Ragno. L'argomento, il tema fondamentale legato al romanzo è la resistenza e vi posso assicurare, ecco, che il romanzo è più complesso di quello che sembra. Mente l'avete letto tutti la qualche anno fa, recentemente, avete avuto una certa impressione, però se non avete letto le eh le note che Calvino ha scritto su questo romanzo anni dopo che in genere adesso vengono presentate nelle introduzioni. Ecco, c'è il rischio di aver capito forse a metà il romanzo. Queste sono alcune copertine, però come vedete qua ci sono tante altre copertine, diciamo, una più bella, una più suggestiva dell'altra. Ecco, questo è l'autore, conosciamo benissimo, ecco, la sua ironia, la sua intelligenza. Poi avremo anche occasione di vedere alla fine almeno di ricordare qualche suo romanzo famoso. Ecco, cominciamo a parlare della vita di Itolo Calvino che è molto interessante, anche perché poi è legata ai romanzi, legato soprattutto al romanzo di questa sera. Allora, Calvino, come sappiamo, nasce a Cuba, nasce a Lavana nel 1923. Ecco perché nasce a Cuba, perché il padre è agronomo, padre italiano, è agronomo e in questo momento dirige una stazione sperimentale di agricoltura a Cuba. La madre invece è biologa, quindi un po' un caso, ecco, che Casino nasca proprio a Lavana. In ogni caso, qualche anno dopo, i genitori tornano con il piccolo Italo in Italia, in particolare a Sanremo. A Sanremo nel 1925, quindi 2 anni dopo. Quindi diciamo che lei primi 2 anni a Cuba non lasciarono per forza di cose nessun assegno la in Italo Calvino. Diventato adulto, Calvino preferì definirsi Sanremese o ligure. San mese perché Sanremo è la città di suoi genitori oppure Ligure. La famiglia di Calvino, la famiglia di Calvino, come è facile immaginare, è colta e benestante, quindi Giovan Calvino cresce in un ambiente intellettuale. Sono gli anni del fascismo. Quindi potremmo chiederci ma i genitori di Calvino che cosa dicevano? Che cosa facevano magari all'interno ecco di un'Italia dominata dalla dittatura fascista? I genitori non apprezzano il fascismo.
 
Molti non hanno neanche la tessera, però non vanno al di là di qualche espressione di dissenso in ambito familiare. Quindi parlare male di Mussolini, però sempre all'interno di un ambito familiare oppure in una ristretta cerchia di amici. E credo che il comportamento della stragrande maggioranza degli italiani dell'epoca sia stato questo. Sì, c'erano naturalmente la i fanatici che credevano, ecco, nei destini additati da Mussolini, però la tantissimi altri si limitavano a mugnare, ecco, muginare a esprimere tutta una serie di riserve su quello che sentivano, su quello che leggevano. Comunque nel 1941-42, quindi durante questa seconda guerra mondiale la consegue la licenza liceale, si iscrive all'università alla facoltà di agraria e beh, certo con il padre che è un agronomo, la madre biologa, quindi si iscrive alla facoltà di agraria di Torino e rimane estraneo all'ambiente dei GOF. I goof sono i gruppi universitari fascisti che organizzavano la gioventù intellettuale, perché se un giovane stava all'università voleva dire che sarebbe diventato parte della nuova classe dirigente, quindi era molto importante allevare i futuri intellettuali, i futori amministratori, i futuri politici, eccetera eccetera. E i GUF operavano naturalmente nell'ottica della propaganda a favore del fascismo. 8 settembre del 43, ecco, sappiamo che un momento di svolta all'interno della seconda guerra mondiale italiana. Il momento in cui l'Italia fino al giorno prima era alleata con la Germania, quindi Mussolini Hitler e dall'8 settembre del 43 il tutto viene rovesciato. Quindi l'armistizio chiesto da la chiesto da Badoglio nei confronti del generale Eisenhauer quindi cambia tutto la c'è gli angoloamericani che conquistano territori a partire dalla Sicilia sempre più in profondità nell'Italia centro meridionale ci sono i tedeschi che cadono dal Brennero, quindi è un momento di scelta, è un momento in cui ogni italiano, praticamente ogni giovane italiano deve chiedersi da che parte stare. Dovrebbe essere arruolato all'interno delle varie milizie della Repubblica di Salò, perché la Repubblica di Salò, di Mussolini, vuole dotarsi di milizie, di divisioni, ecco, divisioni capaci poi di combattere a fianco della eh dell'alleato tedesco, della rinnovata alleanza con la Germania di Inter, quindi dovrebbe essere intruppato e magari finire in una delle quattro divisioni volute dal generale Graziano. Invece diventa renitente, renitente alla leva per evitare di essere intruppato in un esercito di cui non riconosce la legittimità. Si nasconde, l'unica cosa che dove fare i renditenti era quello di nascondersi, certamente non a casa propria. perché i carabinieri, la polizia sarebbero arrivati rapidamente.
 
Nel 44, mentre ancora si nasconde, chiede a un amico di essere presentato al Partito Comunista Italiano ed entra, come già combattente, partigiano combattente in una formazione partigiana garibaldina. In questo momento il Partito Comunista Italiano ha impegnato nella resistenza a come punto di riferimento le brigate partigiane titolate a Garibaldi, come sappiamo, e combatte fino alla fine della guerra, quindi fino all'aprile del 45 nelle Alpi Marittime, finita la guerra, Calvino eh si dedica all'attività intellettuale, alla letteratura, cultura. Questa è la sua vera passione, molto abbandona gli studi di agraria e a Torino, che è un pervido ambiente intellettuale, conosce pavese ed entra fa parte della casa editrice E in Audi. La casa editrice Naudi, tra parentesi, ecco che ebbe poi una straordinaria importante nell'ambito della cultura italiana in questo momento è al centro della attività intellettuale italiana. All'interno della casa editrice in Audi abbiamo molti intellettuali tra i maggiori, tra cui Bobbio, per esempio, Vittorini. Pittorini che abbiamo ricordato l'altra volta, ecco, per quella sorta di aggiunta all'interno della sergente nella neve, lo storico Cantimori, Natalia Gisbon, ecco, che ebbe un in merito almeno uno, Natalia Gismur, perché rifiutò a Primo Levi che faceva parte anche lui di questo fervido ambiente torinese, la pubblicazione di se questo è un uomo, come si chiede come se questo è un uomo nel 1947 viene rifiutato dalla casa editrice in Audi. Oltretutto Primo Levi ebreo è amico di Natalia Gisbur che è la moglie di Leone Disbur che è stato poi ucciso dai nazisti. La risposta che dà Natalia Gisburg a Primo Levi in sostanza dice non possiamo pubblicare questo libro perché ci sono già tante pubblicazioni, tante memorie legate alla deportazione concentrazionaria. Ci sono troppi libri sulla deportazione ad Auschwitz, ad Aau, Mthausen, eccetera. Non possiamo pubblicare perché moltualmente poi rimarrebbe invenduto. Teniamo in considerazione che la pubblicazione dei libri risponde sempre a un criterio economico se si pubblicano i libri, sperando poi naturalmente di vendere una certa quantità di superare poi le spese più o meno inevitabili. Vabbè, questa è una una la una parentesi perché quando ho letto Natalia Ghismo mi sto ricordando attualmente ecco di questa situazione molto dolorosa vissuta da Primo Levi che avrebbe voluto la pubblicazione del suo romanzo che era strettamente legata alla agli orrori di Auschwitz a quello che lui aveva sopportato. Invece era stato dovrà aspettare il 58. Infatti la prima pubblicazione seria Il se questo uomo sempre con Enaudi, però è del 1958 circa 10 anni dopo. Comunque, insomma, in questo ambiente, tornando al nostro Calvino, pubblica il sentiero dei nidi di Ragno al 1947.
 
Ecco, la data è molto importante perché la guerra è terminata nell'aprile del 45, le memorie dei partigiani sono molto vivaci, ma forse un eufemismo perché i partigiani sono giovani, hanno combattuto e vogliono difendere la loro memoria, quindi viene pubblicato nel momento migliore. Il romanzo in effetti riscuote un buon successo di vendite e poi anche alcuni premi importanti. Andando avanti la nel tempo, ecco, questo è un momento molto drammatico, se vogliamo, per Calvino, perché il 1956 è un anno straordinariamente importante, ci sono degli anni in cui capita di tutto, magari l'anno prima più o meno può sembrare un anno normale. Che cosa capita nel 1956. Krusov denuncia i crimini di Stalin nel febbraio del 56. Poi abbiamo la crisi di Suiz che è una delle guerre combattute da Israele contro l'Egitto che è molto complessa la crisi di Suiz che magari ci interessa poco e poi soprattutto nel mese di novembre abbiamo l'invasione dell'Ungheria da parte dei carnati sovietici. Questo è l'avvenimento che ci interessa direttamente. La magari non eravamo nati come sottoscritto nel 1956, però sono avvenimenti che poi abbiamo recuperato. Quindi potremmo dire che Calvino passa da una situazione che eh positiva, quindi l'Unione Sovietica magari cambia strada perché Kurchov ha denunciato i crimini di Stalin. Forse potremmo parlare veramente, ecco, di un socialismo dal volto umano, qualcosa di simile. E poi qualche mese dopo Krusov ordina all'Armata Rossa di penetrare all'interno dell'Ungheria di Budapest eccetera e di stroncare con il sangue, ci saranno diverse migliaia di morti a Budapest l'insurrezione che era un'insurrezione antisovietica. E qua abbiamo un primo passo che non è tratto dal romanzo, al romanzo arriveremo presto, molto importante che ci fa comprendere anche un po' le contraddizioni che viveva Calvino e altri intellettuali comunisti in questo momento. Dice "Noi comunisti italiani eravamo schizofrenici." Sì, credo proprio che questo termine. Sì, esatto. Con una parte di noi eravamo e volevamo essere i testimoni della verità, i vendicatori dei torti subiti dai deboli, dagli oppressi, i defensori della giustizia contro ogni sopraffione. Giustamente, no, se sei comunista sei contro ogni ingiustizia, ogni sopraffione. Con un'altra parte di noi giustificavamo i torti, le sopraffazioni, la tirannide del partito Stalin, il nome della causa. Quindi eravamo dissociati. Da una parte guardavamo se da dire alla libertà di popoli, volevamo la libertà in Italia, dall'altra parte giustifichevamo giustificavamo quello che faceva Stalin. Schizofrenici, dissociati, ricordo benissimo che quando mi capitava di andare in viaggio in qualche paese del socialismo, mi sentivo profondamente a disagio, estraneo, ostile. Ma quando il treno mi riportava in Italia, quando ripassavo il confine, mi domandavo
 
"Ma qui in Italia, in quest'Italia, che cos'altro potrei essere se non comunista?" Quindi in Italia comunista perché di storture ce n'erano tante da raddrizzare. Quando andava in Bulgaria, se fosse andato in Bulgaria si sarebbe sentito a disagio. Ecco perché il disgelo, la fine dello stalinismo, la denuncia di Kruschop dei crimini di Stalin febbraio del detto del 56 ci toglieva un peso terribile dal petto, perché la nostra figura morale, la nostra personalità dissociata finalmente poteva ricomporsi, finalmente rivoluzione, verità tornavano a coincidere. Questo era in quei giorni il sogno e la speranza di molti di noi. Speranza vanificata perché quanti 6-7 mesi dopo c'è l'invasione sovietica della dell'Ungheria e in cui le speranze maturate di un socialismo moscovita diversa eccetera, insomma la vengono vanificate perché perché il Partito Comunista difende i carmati sovietici. Dice in sostanza che l'intervento dell'Armata Rossa a Budapest era eh doveroso perché lì c'era un controrivoluzione fascista, mentre in realtà non era vero. Non era vero perché gli insorti erano operai di Budapest e di tante altre città che si ribellavano allo sfruttamento in fabbrica ai cottimi, si ribellavano alla dittatura. La Calvino è uno dei pochi a capire e a uscire dal Partito Comunista. Ecco, questo è molto la direi coerente con il personaggio, una un intellettuale libero anche a costo magari di soffrire a livello personale, perché un intellettuale legato al Partito Comunista avrebbe avuto, vi ricordate, Rinascita che era la rivista ideologica del Partito Comunista, avrebbe avuto le case editrici a disposizione, eh la in Audi gli editori riuniti, avrebbe avuto festival letterari, avrebbe avuto premi cinematografici, era molto munifico il partito di di Togli. Chi stava fuori basta, tu sei uscito, la non era caso naturalmente di avere rapporti con te. Però ecco Calvino, vedete parla di inammissibile falsificazione della realtà. Quindi le pagine dell'unità per quanto riguarda l'Ungheria 1956 contengono inammissibili falsificazioni della realtà e nel 57 esce dal Partito Comunista. Sono pochi gli intellettuali che allora escono dal Partito Comunista appunto per una questione di opportunità, se non di opportunismo. Tu sei fuori, basta con noi la finito ogni rapporto e devi cavartela da solo, no? Per quanto riguarda la prospettiva di eh continuare i tuoi studi e la tua attività. Ecco, è interessante quello che dice la Nella eh 57 per giustificare poi questa presa di posizione piuttosto radicale. Dice penso oggi che la politica registri con molto ritardo cose che per altri canali la società manifesta e penso che spesso la politica compia operazioni abusive mistificanti. Ecco, quando ho letto questo passo e ho pensato di inserirlo pensato anche a alla politica di oggi, eh, naturalmente senza fare distinzioni di partire, quindi la politica arriva sempre tardi rispetto alla realtà. La migliore dell'ipotesi la politica rincorre la realtà, ma arriva sempre dopo. Nella migliore delle iipotesi, pure non ci arriva mai, perché per la pochezza naturalmente dei personaggi che agitano la politica e poi la politica non intendeva solamente il Partito Comunista, anche la Democrazia Cristiana, anche il Partito Socialista, anche il movimento sociale, sicuramente la politica compie operaz abusive eistificanti.
 
Quindi è un segnale, un messaggio, se vogliamo, lanciato anche a generazioni dopo, anche a decenni dopo. Poi ciascuno di noi, naturalmente può dire "No, non è vero". Ecco, però l'ha detto Calvino. A questo punto che cosa fa? Esce dalla politica attiva, ma continua la politica sotto altre vesti, sotto altre forme. Infatti, se volessimo ricordare tutto quello che Calvino poi ha scritto successivamente sulle tante riviste letterarie, culturali, politi se sui quotidiani la sarebbe un elenco veramente lunghissimo perché in questo momento negli anni 60 c'è la guerra del Vietnam, facile immaginare la posizione di Calvino. Poi ci sono tante guerre nel mondo, anche oggi non scherziamo, però anche allora c'erano guerre nel mondo. Poi c'era il terzo mondo eh che stava emergendo rispetto ai quei grandi blocchi Stati Uniti, Unione Sovietica, e poi soprattutto scrive anche recensioni di film, scrive recensioni letterarie, introduce romanzi di altri, scrive addirittura anche una canzone, una delle canzoni più belle, il testo naturalmente, non la musica, una delle canzoni più belle legate alla resistenza è oltre il ponte. Adesso non è il caso che io intonio perché sono stonato nella maniera veramente, ecco, vergognosa. Ecco, però magari tornando a casa, ecco, ascoltatelo che sicuramente l'avete già ascoltato. La musica è di un certo libero vici che comunque era un personaggio importante. Il testo è scritto da Calvino. Muore purtroppo improvvisamente in ottobre dell'85 per un ictus. Allora, vediamo il romanzo. Vediamo come inizia il romanzo, perché sono del parere che l'inizio e la fine dei romanzi, magari non sempre, non è una legge universale, però possono essere interessanti. Allora, così inizia il romanzo, quindi immaginate entroterra ligure, ma potrebbe benissimo essere Sanremo vecchia, è proprio il nucleo storico più vecchio di Sanremo. con le case tutte addossate dove il sole non entra, le case tutte addossate per evitare che il vento, no, il vento durante l'inverno imperversi. Per arrivare in fondo al vicolo i raggio del sole devono scendere diritti rasente le pareti fredde tenute discoste a forza di arcade che traversano la striscia di cielo azzurro carico. Ecco, per arrivare il sole in determinati momenti deve essere proprio allo Zenit perché altrimenti il sole, quindi vuol dire case umide, la tubercol tutte le malattie polmonari che possono essere legate a vivere in queste vecchie case umide, perennemente umide. Scendono diritti i raggi del sole giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali e la diguria e sottovesti stese appese a corde fin giù al secciato fatto di gradini a ciotoli con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli. A questo punto più Meno set Monta riga entra in gioco il protagonista e uno dice romanzo legato alla resistenza, un ventenne forte saldo che ha combattuto.
 
No, il protagonista è un bambino. Ecco, questo magari spiazza un po' il lettore, ma cercheremo poi di capire. È un bambino, un bambino, non so se vengono indicati gli anni, ma immaginiamo 8-9 anni, ecco, non di più. Basta un grido di PIN, Pinna è il nome della protagonista, un grido per incominciare una canzone. A naso all'aria, sulla soglia della bottega o un grido cacciato prima che la mano di Pietro Magro, il ciabattino, gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un eco di richiami e insulti. Quindi in questo piccolo centro, questo piccolo borgo, in questo piccolo quartiere, in queste poche case, ecco, quando sento la voce di Pinna, tutte le donne si affacciano, si affacciano per un motivo o per l'altro, perché sanno che è mordace il nostro bambino, ma è anche divertente. Pin Già quest'ora comincia ad angosciarci un'altra. Cantaccene un po' una pin meschinetto, cosa ti fanno? Pin muso di macacco, ti si seccassa la voce in gola una volta. Tu è quel rubagalline del tuo padrone. Tu e quel materasso di tua sorella. Vedremo dopo. Ma fine in mezzo al carrugio, con le mani nelle tasche della giacca troppo da uomo per lui che li guarda in faccia a uno per uno senza ridere. Dice Lestino e Pina a parlare. Sta un po' zitto. Bel vestito nuovo che hai e di quel furto di stoffa ai moli nuovi. Poi non si sa ancora chi sia stato. Beh, che c'entra? Ecco, intanto insomma quello se si prende la frecciata. Ciao Carolina, meno male quella volta. Sì, meno male quella volta tuo marito che non l'ha guardato sotto al letto. Naturalmente chi riceve la facciata rimane lì impietrito, un po' in imbarazzo. Gli altri ridono. Eh, per esempio Pascà adesso non ride. Anche tu Pascà mi hanno detto che è successo proprio al tuo paese. Sì che Garibaldone e i tuoi paesani se lo sono mangiato. Mangia sapone Pascà Moldo Boia. Ma lo sapete quanto costa il sapone? Pin ha una voce a rauca da bambino vecchio. Dice ogni battuta a bassa voce, serio. Poi tutto un tratto sbotta in una risata in i che sembra un fischio e le lentigini rosse nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo diverso. A canzonare fince sempre da rimettere. Conosce tutti i fatti del carruggio e non si sa mai che cosa va a tirar fuori. Mattina e sera sotto le finestre a sgolarsi in canzoni e gridi, mentre nella bottega di Pietro Magro la montagna di scarpe sfondate, tra poco seppellisce il deschetto e trapocchia in estrate. Cioè Pin dovrebbe lavorare per Pietro Magro, molto mette un soprannome che è il ciabattino. Ha una montagna tale di scarpe che quando le guarda Pietro Magro dice "No, non so neanche da che parte iniziare".
 
E allora tutti inveiscono contro Pietro Magro che non fa il suo lavoro e inveiscono dietro Pinna che anche lui dovrebbe lavorare e riparare in qualche modo le pantofole, le ciabatte eccetera. Pin macacco brutto muso gli grida qualche donna. Mi risuolassi quelle ciabatte invece di starci ad angosciare tutto il giorno. È un mese che le avete lì nel mucchio. Lo dirò un po' io al tuo padrone quando lo metteranno fuori. Quindi Pietro Magro che non era la era lì. Ecco, però insomma in qualche modo una un carcerato. Quindi, insomma, avete capito che fin dall'inizio il protagonista è Pinna, quindi un bambino, abbiamo detto, è il borgo vecchio di Sanremo, molto probamente, anche se romanzo non viene mai nominato. Pinna non ha più i genitori, la mamma è morta e il padre marinaio, siamo in Liguria, in giro per il mondo e vive con la sorella che fa la prostituta, è la nera del Carrugio lungo. M quindi i clienti in cerca proprio di lei, ecco, la chiedevano della nera del carruzio lungo. Pinna vive in una situazione un po' particolare, ecco perché è rifiutato dagli altri bambini. Non può giocare con gli altri bambini, neanche lui vuole giocare perché si sente più grande e contemporaneamente vorrebbe stare con i grandi, però i grandi lo respingono. Lo respingono perché è un bambino. Quindi anche lui, proviamo dire un po' dissociato, insomma, dovrebbe stare con i non vuole stare con i bambini. In ogni caso i bambini la lo sentono, ecco, come la non un parigrado, lo sentono un po' troppo Ulto. Poi oltretutto Pin conosce tutte le bestemmie in tutti i dialetti del mondo e le madri quando vedono che il proprio figlio sta giocando con PIN richiamano il proprio figlio perché non è caso che rimanga neanche qualche ora in compagnia di Pinna. Vorrebbe stare con i grandi Pinna, però è un bambino e viene rifiutato in quanto bambino, ma neanche lui capisce i grandi. Non capisce i grandi, come vedremo, perché appunto è un bambino. Ecco, questa immagine potrebbe essere così un po' la Sanremo che era povera e naturalmente non c'era ancora il festival, ecco, ad arricchire la città, non non so da che parte sia in Liguria, non ecco, però immaginiamo un ambiente di questo genere, le arcate di cui parla la Calvino all'inizio ha il sole che praticamente la non riesce drammaticamente ad entrare e con un po' di fantasia potrebbe essere questa la piccola abitazione di Pin. Pin vive con la sorella, la quale per guadagnarsi da vivere abbiamo detto lavora come prostituta. Quindi l'unico momento felice di Pinna è quando va in un luogo che solamente conosce lui, che è un grande conoscitore di tutte le zone dove gli altri bambini non ci vanno e non ci vanno neanche gli adulti perché non ci sarebbe ragione. Quindi è un luogo che conosce solamente lui in cui i ragni, così è convinto, fanno i nidi in lunghe gallerie sottoterra chiuse da una porticina. Qua il bambino, naturalmente i ragni non fanno i nidi sottoterra. e tantomeno lunghe gallerie chiuse da una porticina. I bambini anche noi molto veramente abbiamo anzi sicuramente abbiamo fantasticato quante volte, no? È tipico dei bambini. Poi un certo momento purtroppo le cose il fanciullino di Pascoli, no?
 
Ricorda quel fanciullino che sogna eccetera. Poi un cermento Pascoli diceva il fanciulino che abbiamo dentro di noi non lo sentiamo più e quando non sentiamo più ecco questo è piuttosto grave. È l'unico momento in cui Pin può essere veramente il bambino che è Poi la sera, eh, visto che la sorella gli dice chiaramente "Vai via". Ecco perché sono impegnata, la sera va all'osteria. C'è un'unica osteria dove ci sono i grandi i grandi gli adulti, ecco, all'interno dell'osteria. E lui per farsi un po' considerare a un certo momento comincia a raccontare, a raccontare come sta lui, conosce tutti i segreti della carrugio e poi quando magari non bastavano le frecciate, le battute Intonava delle canzonace, canzonace e subito l'atmosfera cambiava all'interno della dell'osteria. Questo è piuttosto divertente. Pin tutte quelle vecchie canzoni che gli uomini dell'osteria gli hanno insegnato, canzoni che raccontano fatti di sangue, quella che fa "Torna Caserio" e quella di Peppino che uccide il tenente. Vabbè, sono adulti. Poi d'atto quando tutti sono tristi e guardano nel viola dei bicchieri e scatarrano Pina fa una piro in mezzo al fumo dell'osteria e intona squarciagola. Sapeva che poi l'avrebbero guardato e ascoltato tutti e le toccai i capelli. Era è una canzone. E le toccai i capelli e lei disse "Non son quelli. Vai più giù che son più belli. Amore, se mi vuoi bene più giù devi toccare." Allora gli uomini danno pugli sullo zico e la serva mette in salvo i bicchieri e gridano uh e battono il tempo con le mani. E le donne che sono nell'osterie vecchi Iacone con la faccia rossa come la bersagliera ballonzolano accennando un passo di danza e Pin col sangue alla testa e una rabbia che gli fa stringere i denti si sgola nella canzonaccia fino a lasciarci l'anima e lei toccai il nasino e lei disse: "Brutto cretino, vai più giù che c'è un giardino". E tutti gli altri battendo il tempo con le mani alla vecchia bersagliera che ballonzola fanno il corpo. Amore, se mi vuoi bene più giù dovi toccare. Cantoni d'osteria. No, l'abbiamo sempre detto anche questa è proprio da osteria. Quando torna a casa intravede la sorella, cioè la intravede perché la sorella è impegnata. La certo non si può parlare di appartamento, eh, naturalmente naturalmente una stanza sola. La sorella ha messo un tramezzo, un tramezzo di legno, eccola. Però la non è proprio del tutto uniforme e lui è un bambino, ci mette l'occhio e vede qualcosa, ecco, della sorella che lavora con i clienti, però non capisce. non capisce, ecco, quei corpi nudi che intravede, non capisce, ecco, la queste giravolte sulla sul letto, non capisce quei la quel mugi, ecco, la quel mugolare, ecco, che che sente da parte della sorella e poi del, diciamo, della del cliente. Anche qua Calvino è molto bravo, ecco, nel dirci che da una parte è vero, è attratto da quello che fanno gli adulti, però non può capirli, non può capire quello che è stesso.
 
Oggi, diremmo. Un giorno all'osteria, ecco, c'è una svolta perché un uomo mai visto gli chiede di rubare una pistola, una pistola che un tedesco, un soldato tedesco, assiduo frequentatore della sorella aveva sempre così. Era un pistolone enorme, era la pistola in dotazione ai marinai tedeschi, arrivava dalla sorella sempre, naturalmente con la pistola di ordinanza. Quindi quest'uomo che è un partigiano gli dice tu che hai accesso l'incesso a casa tua approfitta. Ecco, quando la il tedesco è impegnato eccetera eccetera, tu ti avvicini, se sei un bambino sveglio, eccetera, sfili la pistola dalla custodia e la porti a noi. Questo Pinna lo fa, ecco, tranne una cosa, non consegna la pistola. La pistola che per lui è un giocattolo straordinariamente bello e affascinante, no? Perché sa che con la pistola poi la pistola spara eccetera, non la consegna ai partigiani, ma la nasconde lì dove sta lui, dove i I i ragni fanno il nido, è un posto magico, abbiamo detto, che conosce solamente lui. Ecco, un'altra breve lettura. Ecco perché qui emerge proprio il carattere infantile di Pin. E notte, quest un bambino dovrebbe stare a letto a dormire, invece no, il regno di Pin è proprio la notte. Quando tutti gli altri bambini stanno nel letto, impauriti, magari al freddo stanno a letto, lui eh gira, gira, ecco, senza nessuna paura. E notte, Pina scantonato fuori. dal mucchio delle vecchie case per le stradine che vanno tra orti e scoscendimenti ingombri di immondizie. Nel buio le reti metalliche che cintano in semenza gettano una maglia d'ombre sulla terra grigio lunare. Le galline ora dormono in fila sui pali dei pollai e le rane sono tutte fuor d'acqua e fanno cori per tutti tutto il torrente dalla sorgente alla foce. Chissà cosa succederebbe a sparare una rana. Forse resterebbe solo un una bava verde schizzata su qualche piede, vorrebbe quasi utilizzare la pistola, sparare una rana, vedere che cosa avviene. Pin va per i sentieri che girano attorno al torrente. Posti scoscesi dove nessuno coltiva. Ci sono strade che lui solo conosce e che gli altri ragazzi si struggerebbero di sapere. Un posto c'è dove fanno il nido i rani e solo Pinna lo sa ed è l'unico in tutta la vallata, forse in tutta la regione. Mai nessun ragazzo ha saputo di ragani che facciano il nido tranne Pina. Forse un giorno Pina troverà un amico, un vero amico, un adulto naturalmente, che capisca e che si possa capire e allora a quello, solo a quello, mostrerà il posto delle tane e dei ragni e una scorciatoia sassosa che scende al torrente tra due pareti di terra ed erbe. Lì, tra l'erba i ragni fanno delle tane, dei tunnel tappezzati di cemento d' erba secca.
 
Ma la cosa meravigliosa è che le tane hanno una porticina pure quella di poltiglia secca d'erba, una porticina tonda che si può aprire e chiudere. Poi qualche riga dopo fine è cattivo, cioè non dobbiamo immaginare che sia un bambino rispettoso della natura, degli animali, eccetera. Eh, come tutti i bambini è cattivo con le bestie, era convinto, sono esseri mostruosi e incomprensibili come gli uomini che lui non capisce le bestie. Deve essere brutto essere una piccola bestia, cioè essere verde e fare la cacca a gocce. e aver sempre paura che venga un essere umano come lui con un'enorme faccia piena di epeli rosse e nere e con dita capaci di fare a pezzi i grilli. Quindi un bambino che quando gli capita qualche animale, animaletto tra le mani lo fa letteralmente a pezzi. Ecco questo, visto che non c'è un film che racconta credo eh il sentiero dei nidi d'Iraneo, un po' ispirato al sentiero dei nidi di Ranio, in Ital immagine che potrebbe essere quindi insomma un partigiano, ecco. chiede, anzi no, questo è il tedesco a cui sottrae la pistola, visto che i partigiani hanno bisogno di armi. Pin viene arrestato facilmente dai tedesc, cioè immaginiamo il tedesco che dopo aver consumato il rapporto la si rimette alla divisa e non trova la pistola. La suda da freddo perché era un po' difficile presentarsi al comando dicendo "Mi hanno rubato la pistola". Rischiava chissà che cosa. Comunque va al comando e denuncia il nostro tedesco la scomparsa il furto naturalmente del la pistola e i tedeschi si mettono subito a caccia del del ladro che potrebbe essere naturalmente il il fratello della prostituta perché hanno paura che queste armi finiscono in mano ai partigiani, cioè in sostanza catturano Pinna, non ha la pistola, però il cinturone, porta il cinturone come magari noi maschi l'abbiamo fatto, no? Il cinturone dei cowboy quando eravamo bambini con i proiettili, finti naturalmente. Quindi lo prendono, lo portano in cas Miteleschi viene schiaffeggiato, ecco perché deve rivelare dove ha nascosto la pistola, però lui, nonostante gli schiaffi, nonostante le urla, omoni giganteschi e lui è un bambino, però la non rivela dove è nascosto la pistola e intanto lo mettono in carcere in una cella e in una cella incontra Lupo Rosso che è un partigiano, naturalmente è una uno pseudonimo, un soprannome che è un giovane coraggioso partigiano comunista che parla solo in termini ideologici. Cioè ha imparato quel frasario più o meno marxista, comunista, eccetera e quindi tutte le volte che parla parla e con un linguaggio che non è suo. Questo lupo rosso naturalmente è una bracciante, un contadino. Ecco, ha imparato a memoria tutta una serie di cose. Tutti e due riescono a fuggire perché il lupo rosso dice "Io ho un piano, un piano per fuggire da questo carcere. Se tu vuoi venire con me, bene, altrimenti faccio da solo." Pinna dice "Vabbè, ti seguo, l'importante è stare fuori dal carcere e ce la fanno."
 
Ce la fanno, quindi e vadono dal dal carcere, però quando si fermano per la notte per riposare, lupo rosso la mattina non c'è più e Pin, suo destino sembra eterno, si ritrova di nuovo da solo, maledicendo di nuovo, ecco quell'adulto che l'aveva tradito, perché lui è convinto che gli adulti sono traditori nei suoi confronti. Il giorno dopo, sempre di notte, sempre Pinna gira di notte, senza nessuna paura, incontra Cugino. Cugino è un partigiano, si muove di notte perché, insomma, era caso di evitare le ronde fasciste oppure i rastrellamenti eccetera. Cugino all'età che potrebbe essere di suo padre, quindi magari quei 35 40 anni eccetera. È un uomo solitario, cugino buono di poche parole. E cugino, vedendo sto bambino che sembra però più sveglio rispetto agli altri, gli dice: "Dai, vieni, vieni con me, andiamo da altre persone che sono come e lo porta alla sua banda partigiana, la banda partigiana del dritto. Dritto è il comandante e anche in questo caso un soprannome e qui PIN fa la conoscenza di un gruppo di partigiani, potremmo dire uno peggio dell'altro apparentemente. Ecco, ci sono quattro calabresi piuttosto ombrosi che parlano tra di loro un dialetto totalmente incomprensibile. Cosa ci fanno questi quattro calabresi a nord? Laggiù al nord verrebbe da dire erano Sono saliti al nord per sposare quattro donne calabresi che vivevano lì in Liguria con l'idea prendiamo queste quattro calabresi, torniamo giù, ecco, ci sposiamo e siamo tutti felici e contenti. Poi arriva l'8 settembre e si ritrovano bloccati lì. Devono decidere o si fanno catturare dei fascisti e dei tedeschi e finiranno in qualche formazione armata del fascismo, oppure diventano partigiani e loro han scelto di diventare partigiani, messo tra virgolette perché in questi quattro calabresi, ovvio, non c'è nessuna coscienza politica, non c'è, insomma, nessuna la sensazione di combattere per un'Italia diversa, eccetera, diventano partigiani perché, appunto, insomma non ci sono alternative. O arrestato dai tireschi, chissà dove finisce, o il partigiano, una terza via non c'era. Non potevi nasconderti in continuazione. La i quattro calabresi non sono gli unici un po' strani all'interno di questo raggruppamento. C'è anche Mancino, Mancino, altro soprannome e il Cuoco. Il Cuoco eh di questa sono una ventina di partigiani e Giglia è la moglie della eh del cuoco. Giglia è una bella donna intorno ai 40 anni, infatti è l'oggetto del desiderio di tutti. È l'unica donna all'interno dei eh di questo raggruppamento di partigian tutti uomini c'è una donna che è sposata con mancino che non è un bell'uomo, insomma sembra che sia un po' un po' in là con gli anni e tutti guardano Giglia, ecco, come oggetto del desiderio. Poi c'è Carabiniere carabiniere, eh soprannome è un ex carabiniere che era salito in montagna per evitare la deportazione dei lagarnazisti. In effetti i tedeschi, soprattutto all'inizio rastrellano un po' di carabinieri italiani perché perché i carabinieri italiani avevano fatto il giuramento nei confronti del re, il re che poi era fuggito a Brindisi, ecco, e animava l'Italia antiesca. Quindi ci furono la penso un 200 più o meno carabinieri italiani che vennero giudicati in qualche modo pericolosi per i tedeschi. Poi capirono che i carabinieri alla fine potevano essere utilizzati come repressione partigiana eccetera. Comunque insomma Carabini diventa partigiano non perché abbia anche lui maturato chissà quale idea nuova d'Italia eccetera, ma solamente per evitare di essere arrestato e di finire in un campo di concentramento in sostanza.
 
Poi c'è Pelle. Pelle è un altro partigiano che ha ama le armi in modo ossessivo, cioè lui è un rastrellatore. di armi, molto bravo, ecco, paragonisti di armi, di tedeschi e di fascisti, ma quando le ha non le vuole dare a nessuno, cioè aveva un arsenale personale che nessun altro aveva. Ecco, quindi ama le armi in modo ossessivo, poi improvvisamente pelle passa dalla parte dei fascisti, vengono a sapere quasi da un giorno all'altro la senza che pelle abbia espresso magari qualche qualche incomprensione nei confronti degli altri, che pelle la era sceso a valle, si era messo con fascisti era stato ben accolto con quell'arsenale di armi che si era portato dietro molto, quindi era passato dalla parte dei fascisti. Poi c'è Zena il lungo, detto anche Berretta di legno, detto anche Labra di bue. Diciamo che questo partigiano aveva tre soprannomi. È un partigiano che passa tutto il tempo sdraiato a leggere un solo libro, Il super giallo. Sì, forse aveva c'era un solo libro lì in questa banda, comunque insomma sembrava particolarmente attento che fosse Era già la 20esima volta che lo rileggeva. Dritto è il capo, come ogni raggruppamento partigiano. Qualcuno ha deciso dall'altro che dritto è il capo. Magari lui si salva, magari lui è un partigiano animato da nobili ideali e soprattutto magari anche da una perrea volontà di azione. Non è vero perché appare stanco, sfiduciato e ha perso il rispetto degli uomini, cioè fino a prova contraria dritto il capo, ma si rende conto che i suoi uomini non hanno nessuna stima nei suoi confronti perché l'hanno visto nelle azioni indietreggiare, essere pauroso, la magari mettere anche a repentaglio la vita degli altri partigiani. E poi c'è anche Cugino che fa parte un po' di questa compagnia perché Cugino è stato tradito da una donna, ecco, ma lui era convinto che la guerra, la seconda guerra mondiale era scoppiata per colpa delle donne. Idee un po' bislache, naturalmente. Quindi era convinto e quindi non voleva avere rapporti, forse era l'unico che non guardava G. No, con certi occhi, perché con le donne non si tratta, anzi le donne addirittura sono responsabili delle guerre, guerre mondiali, figuriamoci poi vivere e convivere con la donna. Quindi gli altri non sono da meglio. E qua il lettore si chiede come mai. Ecco la Calvino che ha fatto la resistenza in maniera molto la la serie, potremmo dire, la scrive un romanzo del 47 in cui questa banda di partigiani sembra un po' una sorta di armata brancaleone al contrario. Ecco, ma manca addirittura anche un Brancaleone che tra un altro era pugnace e animava gli altri, gli altri un po' raccogliticci, no? Il Brancaleone, i monicelli, eccetera. Comunque una sera dritto, come se non bastasse tutto, incendia senza voler il casolare dove stanno i partigiani. Cioè, in sostanza era così avvinto, così avviluppato a guardare gli occhi di Gilia, ecco, la stava accendendo il fuoco e non si rende conto che il fuoco si animava pure a dimettere paglia o altro. Il fuoco un certo momento Lui lui guardava solamente gli occhi di Gilia a un certo momento, insomma una fiamma che brucia il casolare.
 
Molto pericoloso perché i fascisti giù a valle, magari 200 m sotto, vedendo l'incendio avrebbero sospettato che lì c'era i partigiani e questo voleva dire che il raggruppamento deve spostarsi subito e andare non si sa bene dove, infatti poi trovano un altro casolare che però ha il tetto sfondato, quindi una sistemazione, se vogliamo, ancora peggiore. Arriva il giorno in cui devono tendere, in quanto partigiani una imboscata ai tedeschi. Arriva l'ordine, voi scenderete a valle in quella zona, di lì passeranno i tedeschi, formazione di battaglia, tutti armati dal primo all'ultimo, anche il cuoco naturalmente la E cosa fa Dritto? Dritto dovrebbe essere il primo a animare, a giustificare, a dire finalmente, insomma, la i nostri superiori ci utilizzano. Dritto si dà malato, dice io non me la sento Quindi la sono malato, la mesi e mesi qua il freddo e tutto il resto. In realtà Dritto non è malato perché vuole rimanere solo per rimanere con Giglia. Giglia e donna non partecipa ai combattimenti, non è una partigiana, ha seguito il marito così quasi per caso perché non sapeva dove andare, ma non è una partigiana combattente, quindi vuole rimanere solo con Giglia. È l'occasione che aspetta da chissà quanto tempo. Pinna, eh, lui dice vengo anch'io e dico "No, no, stai a caso, tu sei un bambino, altra delusione, no, perché lui vorrebbe essere come gli adulti." E quindi Pin rimane eh praticamente con giglia e con dritto e sapendo che cosa avvengono, quali cose avvengono tra uomini e donne, anche se non capisce il motivo eccetera, sta guardingo perché sta ecco che prima o poi da dritto che lo guarda male a dire "Ma diavolo non ha proprio niente da fare?" La sa benissimo ecco che cosa farà. di lì a poco. Quindi facile immaginare che Dritto ha poi un rapporto sessuale con la Giglia. Pin vede vede traveredo oppure capisce eccetera eccetera. A questo punto però tornano i partigiani. I partigiani si sono comportati onorevolmente, quindi hanno teso l'agguato e il tedeschio hanno sparato, magari non molto, comunque hanno sparato, forse qualche ferito, qualche morto da parte dei tedeschi e adesso sono ritornati tutti senza nessun ferito e questo ci fa capire che magari non abbia proprio combattuto al meglio. Comunque sono tornati di nuovo alla baita, contenti che tutto sia andato bene, nessun morto, nessun ferito. Ecco, a questo punto però ecco, Pinna sente dentro di sé, siamo quasi alla fine del sente dentro di sé, ecco, quel malumore che spesso lo che sentiva tutte le volte che stava con gli adulti. Deve tirar fuori questa rabbia di cui è inconsapevole, che però sente l'ancinante dentro di sé. Pinna ride fino alle la sono tutti intorno al fuoco, tutti contenti, è andato bene, eccetera. Quindi ride fino alle lacrime, allegro e decitato, si trova nella nel suo adesso in mezzo ai grandi, gente insieme, nemica e amica, gente da scherzarci insieme fino a sfogare quell'odio che ha contro di loro. Si sente spietato, li ferirà senza misericordia.
 
Anche la giglia ride, ma pensa che ride falso. È un ottimo psicologo, un bambino. Quindi la giglia ride perché che ha visto forse troppo quella risamo tutti contenti eccetera, ma Pinna che è uno psicologo nato, potremmo dire sa che ride falso, ha paura. Pinna le rivolge un'occhiata ogni tanto, lei non l'abbassa gli occhi, ma il sorriso le trema sulle labbra. Aspetta, pensa Pina, non riderai ancora per tanto. Carabiniere, intanto si gira attorno, tutti un po' tremano. Ecco, finché c'è carabiniere, tutti gli altri ridono, perché non è Ato adesso non tocca a me. Quindi, carabiniere, carabiniere papina. A ogni nuovo nome tirato in ballo gli uomini hanno soghigni sommessi pregustando già quel che Pin andrà a tirar fuori, però eh preso di mira è uno solo. A carabiniere daranno un distaccamento speciale dice Pin. Servizio d'ordine dice carabiniere per mettere le mani avanti. No, no, bello. Un distaccamento per prendere i genitori a ricordargli la facenda dei genitori di renitenti alla leva arrestati come ostaggio, carabiniere, va in bestia tutte le volte perché quando c'era un renitente alla leva, quando non si trovava il giovane da intruppare nelle milizie fasciste, tante volte arrestavano i genitori, come da dire "Torna a casa, arruolati, senò i genitori magari li mandiamo in Germania". Qualche volta capitava. Carabinere va in bestia. Non è vero, non ho mai preso dei genitori io. Pin parla con ironia, con punta, velenosa. Gli altri gli tengono bordone. Non ti arrabbiare, bello, non ti arrabbiare. Un distaccamento per prendere i genitori. Sei così bravo a prendere i genitori. Carabiniere da in sbaglio lasciarlo dire finché non si stanca e passa ad un altro, quindi era meglio non pungolarlo se non andava avanti chissà quanto. Adesso passiamo a E tutti tremano. Passiamo a Pin gira gli occhi intorno, poi si ferma con uno di quei sorrisi aggengive scoperte e occhi mangiati dal lentigini. Gli uomini hanno già capito di chi si tratta e tengono leer risa, le risasi. Duca davanti al ghigno di Pin rimane come ipnotizzato con i baffetti dritti e le mascelle tese. Duca è uno dei quattro calabresi, i quali non sono molto inclini a farsi prendere in giro. Io vi spacchi i corni, io vi sfondo i culi. È un italiano un po' così. Ecco quello di Duca dice tra i denti a Duca per niente intimorito. Moltamente era un omore. grosso, magari barbuto, però per niente intimorito. A Duca facciamo fare il distaccamento degli sgozza conigli mondo boia, tante parole che fai Duca, poi più che strozzare galline, spellare conigli non t'ho visto fare. Duca mette mano al pistolone austriaco e sembra che voglia dare una cornata col berretto di pelo. Io ti sgozzi panci, grida. Allora Mancino fa una mossa falsa, dice e a Pinna che cosa gli facciamo comandare a Pinna? Quindi lo guarda come se si accorgesse per la prima volta che è lui. Oh, mancino, sei tornato? Cominciava sempre così in maniera un po' mellqua, poi crescendo Rossignano. Sono successe tante cose mentre eri via allude la moglie Gilia, si volta lento, dritto e in un angolo serio.
 
Giglia è vicino alla porta con quel suo sorriso ipocrita incollato alle labbra. Indovina che distaccamento comanderai tu, Mancino. Mancino ride agro, vuole prevenirlo. Un Amento di marmitte, dice, giù a ridere come se avesse detto la cosa più spiritosa del mondo era il cuoco. Pin scuote il capo, serio, mancino batte gli occhi. Un distaccamento di parchetti fa e cerca ancora di ridere, ma fa un rumore strano con la gola perché aveva un parchetto che poi era stato ucciso. Un distaccamento di pacchetti, dice, per prevenire Pinna. E Pinna serio, facendo di no. Un distaccamento di Marina dice e la bocca gli rimane ferma alle lacrime, agli occhi. Pin, Pin ha preso quella sua espressione buffonescamente ipocrita. Parla lento, untuoso, vedi, il tuo distaccamento sarà un distaccamento quasi come gli altri. Solo potrà andare soltanto per i prati, per le strade lunghe, per le pianure coltivate a piante basse. Mancino riprende a ridere, prima silenzioso, poi sempre più forte. Non capisce ancora dove il ragazzo voglia parare, diremo, dove il ragazzo voglia arrivare, ma ride lo stesso. Gli uomini Dalle labbra dipina. Qualcuno ha già capito, ha già capito e ride. Potrà andare dappertutto il tuo distaccamento tranne che per i boschi, tranne dove ci sono dei rami. Dove ci sono dei rami. I boschi. Ah, i rami ridacchi a mancino. E perché ci rimarrebbe impigliato il tuo distaccamento? Il distaccamento dei cornuti. Gli altri si sfiattano in risate che sembrano ululati. Un po' l'atmosfera della dell'osteria. Il Fuoco si è alzato agro con la bocca contratta. Le risate si smorzano un poco. Il cuoco si guarda intorno, poi ripiglia a ridere con gli occhi gonfitti, la bocca storta, un riso forzato, sguaiato e a darsi manate sui ginocchi e a indicare pin col dito come per dire "Ne hai detta una delle tue". Mancino non vuole replicare, sennò chissà che cosa si sente dire. Va dire la bella la battuta. Peccato che però io non c'entro niente della però non dice io non c'entro niente. Quindi, insomma, la poi immaginiamo un attimo dopo prende di mira il dritto e Dritto ha capito benissimo che cosa potrebbe dire. Cerca di afferrare Pinna, di zittirlo, non vuole che si senta quello che tutti gli altri possono avere. Intuito, gli mette una mano, mette a Pino una mano davanti alla bocca. Pin morde la mano del dritto, il dritto lancia una un urlo di di dolore, eccetera e lui scappa. Ecco, scappa perché, insomma, si rende conto. che la situazione per lui è diventata ancora insostenibile, quindi è notte, si ritrova di nuovo per l'ennesima volta da solo. È stato tradito un'altra volta dalla dagli adulti. Gli adulti lo hanno deluso anche questa volta e abbandonato. Ecco questa l'altra immagine. Quindi Pinna, ecco, che si siede sconsolato chiedendosi, insomma, questo mondo di adulti che da una parte è attratto, dall'altra parte è rifiutato.
 
La questo mondo di adulti che nonna gli appartiene. Siamo alle battute finali del romanzo, quindi torna a casa, del resto casa sua, era a casa con la sorella, ma prima di passare dalla sorella va nella zona dove ci sono il sentiero dei nibi di ragno per prendere la pistola e vede che la pistola è stata sottratta. C'è la buca, la buca aperta, ecco, e la pistola non la non c'è più. Chi è stato a rubare la pistola è stato Pelle, il maniaco delle armi. quello, ecco, che aveva un arsenale solo per sé, era passato con i fascisti accolto a braccia larghe perché con quell'arsenale che aveva è stato Pelle che mammente ha anche lui frequentatore della sorella ha saputo dove Pinna aveva nascosto la pistola. Quindi va subito intuendo che la sorella sapesse qualcosa, va subito a casa della sorella e trova Pistof che Pelle aveva lasciato forse come segno d'amore alla sorella la pistola di Pinna, quindi la ritrova a casa. La sorella naturalmente non sa che farsene della pistola, però fin la sottrae, gliela ruba, è sua. Quella pistola è sua e di notte si ritrova quindi armato e incontra ancora cugino. Cugino che si trovava lì vicino al suo villaggio, non a caso perché era stato incaricato di uccidere la sorella di Pinna, perché la sorella di Pinna se la faceva, potremmo dire, con i tedeschi e spesso rivelava ai tedeschi quelle cose che più o meno giravano all'interno del carrugio e nei confronti delle spia è ovvio che non c'era nessuna pietà. Quindi Pugino incontra Pinna e di lì a poco sa che dovrebbe sparare alla sorella. Non può naturalmente rivelare queste cose alla a Pinna. Quindi cugino dice a Pinna che voleva andare a donne. Dice "Ma ma tu conosci qualcuna?" Ecco, vorrei andare a donne. la il bambino non sa che cosa voglia dire, andare a donna, eccetera, però dice "Sì, sì, io ne conosco una, eh, è mia sorella, ecco, è la nera del carruggio lungo e gli dice, guarda, lui cercava proprio quella" e dice, "Guarda, vai di lì, vai di là, eccetera, arrivi a casa e trovi mia sorella." Sicuramente, insomma, ecco, non eh in lontananza sente un colpo di pistola. Sent pistola perché cugino arriva, la deve ammazzare la ragazza e lo fa senza tentennare. Quindi Pin sento un colpo di pistola non può immaginare che cugino abbia ucciso sua sorella. Un attimo dopo arriva Pin e anzi arriva cugino e Pin è sorpreso a dire "Hai già fatto?" Cè lui sapevo che ste cose andavano avanti un po' ecco quindi a dire "Hai già fatto" e cugino dice "No, ho avuto un po' schifo, non ho rinunciato, non fa niente, fa niente, è andata così, a me va bene." E l'ultima immagine è molto bella. Ecco perché siamo nella notte, c'è solamente cugino con Pin. abbiamo detto potrebbe essere il padre che Pinna non ha mai avuto, non ha mai conosciuto e quindi l'ultima immagine è proprio il finale del romanzo è sicuramente una un'immagine poetica. Ecco, le ultime 10 righe più o meno un po' di più. Come mai così presto cugino? Già fatto a dire "Atanto sei tornato". Com'è possibile? Cugino scuote la testa con la sua aria sconsolata.
 
Sai, mi è venuto schifo. Me ne sono andato senza far niente. mondo boia cugino schifo te venuto a dire tu sei il primo, tutti gli altri figuriamoci è tutto contento. E davvero il grande amico, il cugino, ecco, un adulto che fa una cosa che gli altri adulti non fanno. Il cugino si rimette in mitra in spalla e restituisce la pistola a Pina, stessa pistola che ha sparato. Ora camminano per la campagna e Pina tiene la sua mano in quella soffice e calma del cugino, in quella gran mano di pane. La piccola mano viene stretta in una mano morbida. che la dà un senso di calore, di sicurezza. Pin, il buio è punteggiato di piccoli chiarori, ci sono grandi voli di lucciole intorno alle siepi. Tutte così le donne, cugino, dice Pin, eh, consente il cugino, ma non in tutti i tempi è così. Mia madre, te la ricordi tu, tua mamma? Chiese Pin. Sì, è morta che io avevo 15 anni, dice cugino. Era brava. Sì, fa cugino. Era brava. E anche la mia Era brava, dice Pinna. C'è pieno di lucciole, dice cugino. A vederle da vicino le lucciole dice Pin, sono bestie schifose anche loro rossicce. Sì, dice cugino, ma viste così sono belle. E continuarono a camminare l'omone e il bambino nella notte in mezzo alle lucciole tenendosi per mano. Ecco
questa immagine. Ecco, che mi ricorda un po' il vecchio e il bambino di cucini. Ecco, seppure un altro contesto eccetera eccetera, ecco, il vecchio è il bambino. No, ecco che vuole capire, vuole capire che cosa sta avvenendo intorno a lui. Il vecchio, ricorda ecco quella Landa dove adesso ci sono, se ricordo male, fabbriche inquinanti e dice qui un tempo la c'era la campagna, qui insomma più o meno, insomma la canzone di Puccini intramontabile. E così finisce il romanzo. Ecco, questa è un'altra immagine, le montagne, tutto intorno, i boschi, terreno d'azione di fine, naturalmente dei partigiani. Ecco, alcuni elementi di riflessione la è necessario un po' la vostra pazienza perché non abbiamo terminato, anziamo dire che un po' il bello arriva adesso. Quindi alla fine il lettore potrebbe essere deluso, dice "Ma la guerra partigiana è stato questa, cioè i quattro calabresi, quello che leggeva solamente super giallo, il dritto che fa l'amore con l'unica donna, il marito più o meno consenziente, no?" Ecco, sicuramente no, la lotta partigiana non può essere stata questo. Poi, oltretutto, Calvino ha partecipato la lotta partigiana ha scritto delle pagine mirabili sul carattere, sulla forza, sull'orgoglio di questi partigiani. Poi leggeremo qualcosa. E poi altra domanda, come mai Pin sceglie un bambino quale eh voce narrante? Un bambino che per forza di cosa non ha partecipato alla guerra perché non ha fatto di un pentenne aitante il protagonista, però avre dovuto cambiare tutta l'intellaiatura, tutta l'impostazione del romanzo. La risposta ce la dà lui stesso.
 
Credo che adesso tutte le edizioni abbiano questa introduzione eh senza la quale il rischio è di eh capire poco. Ora vediamo un po' che cosa ha scritto Calvino un po' per giustificare e non solamente giustificare la il suo romanzo. In una rivista letteraria, poi anni dopo dice direi che volevo combattere contemporaneamente su due fronti. Lanciare una sfida ai detrattori della resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti di una resistenza aggiografica ed edulcorata, quindi contro il detrattore, magari un po' tutti i mezzi fascisti, ma contro anche la retorica che stava già accompagnando la resistenza. Primo fronte, a poco più di un anno dalla liberazione, già la rispettabilità ben pensante era in piena riscossa e approfittava d' ogni aspetto contingente di quell'epoca, gli sbandamenti della gioventù postbellica, la recrudescenza della delinquenza, la difficoltà di stabilire una nuova legalità per affermare, ecco, l'avevamo sempre detto, questi partigiani tutti così, non ci vengono a parlare di resistenza. Sappiamo bene che razza di ideali. Fuoi in questo clima che io scrissi il mio libro con cui intendevo paradossalmente rispondere ai ben pensanti. D'accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili. Metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi impostosi. Ebbene, cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché ha agito un elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi 100.000 volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potete mai sognarvi di essere. Però Calvino, cioè dice nei confronti dei ben pensanti che dico ah questi partigiani ruba gallina, questi partigiani che hanno ammazzato a dritta e a manca che poi hanno la rovesciata l'Italia e tutto il resto. Lui dice che anche il peggiore dei partigiani è stato molto migliore di voi. Voi siete stati alla finestra, prima avete idealizzato Mussolini, poi alla finestra avete aspettato per vedere chi vinceva, gli americani o vincono i tedeschi, per poi diventare tutti filo americani, filo la partiti di sinistra, magari in ogni caso per la evitare, ecco, che la la propria il proprio passato fosse in qualche modo portato alla luce dal proprio passato fascista. Quindi il peggiore dei partigiani è stato migliore di voi. Voi che non avete fatto nulla m che avete accettato, immaginare, no? La dittatura fascista l'avete esaltata finalmente in Italia ordine, disciplina e quello che volevamo. Quindi ho scritto un romanzo contro di voi, però dice la anche contro la resistenza la manipolata ed ed 40. Infatti dice cominciava appena allora il tentativo di una direzione politica dell'attività letteraria. Si chiedeva allo scrittore di creare l'eroe positivo, di dare immagini normative, pedagogiche di condotta sociale di milizia rivoluzionaria. Tentativo da parte del Partito Comunista Italiano di dire agli intellettuali dovete operare secondo le nostre direttive un po' come gli intellettuali sovietici al tempo di Stalin.
 
Per cui se vuoi scrivere devi scrivere in un certo modo, altrimenti diventi nemico del popolo. e finisci in un gulag. Poi dice cominciava appena ho detto e devo aggiungere che neppure in seguito qui in Italia simili pressioni ebbero molto peso e molto seguito. Cioè dice in Italia non era a Mosca, però c'erano pressioni, tendenze da parte ecco, dei vertici dei partiti di sinistra ad avere un bel plotone di intellettuali affermati che portassero avanti determinate verità, verità, ecco, la congeniali al partito e Eppure il pericolo che la nuova letteratura fosse assegnata una funzione celebrativa e didascalica era nell'aria. Quando scrissi questo libro l'avevo appena avvertito e stavo a pelo ritto a unghie sfoderate contro l'incombere di una nuova retorica. Nuova retorica, quindi letteratura allineata ai dettami del partito, un po' l'intellettuale organico, insomma, secondo la definizione di Gramci. La mia reazione allora potrebbe essere enunciata così. Ah, sì, volete l'eroe socialista? Volete il romanticismo rivoluzionario? E io vi scrivo una storia di partigiani in cui nessun eroe, nessuno ha coscienza di classe. Vi rappresento il lumpen proletariato, se pronuncio bene è il sottoproletariato. Neanche il proletariato. Proletariato che ha coscienza di classe, di operai in sostanza. Ecco, il sottoproletariato, quel mondo di girovagi, dice, quel mondo di gente senza arte ne parte, quel mondo di giovani. Ecco, la che improvvisamente era cresciuto nell'Italia dell'epoca. Vi rappresento non il proletariato cosciente, coscienza di classe marxista, vi rappresento il sottoproletariato. Sottopretariato un po' i giovani delle borgate di di Pasolignana memoria, tanto per intenderci, e sarà l'opera più positiva, più rivoluzionaria di tutte quello che io scriverò. Che ce ne importa di chi è già un eroe, di chi la coscienza già ce l'ha. Dice così ragionavo in questa furia mi buttava a scrivere, scomponevo i tratti del viso e del carattere di persone che avevo ottenuto per carissimi compagni con cui per mesi avevo spartito la gabbetta di castagne e rischio della morte. Quindi lui ha in mente i volti di quei partigiani, però è come se operasse una sorta di deformazione psicologica e fisica. Quei partigiani che erano ottimi partigiani, ottimi uomini da tutte da tutti i punti di vista diventano un po' le figure del suo romanzo perché ha capito che il rischio era che la resistenza diventasse qualche cosa di celebrativo, qualche cosa di retorico che poi magari è diventato anche in parte, no? Io penso ai discorsi del 25 aprile molte volte sono un po' gonfi di retorica, densi di retorica. Sì, è vero che chi va in piazza 25 aprile vuole avere anche una speranza, essere animato eccetera, però insomma tante volte ecco la secondo me emergono un po' i limiti almeno dei discorsi del 25 aprile, ecco, non della resistenza partigiana che è stato un fenomeno assolutamente positivo.
 
Qua stiamo parlando di chi oggi cerca di rivivere la quegli ideali di 80 anni fa più o meno e eh magari davanti a un grande auditorio eccetera. Insomma, gli eroi sono tutti giovani e bellis. Ma rappresento un'altra canzone di Guccini, questa volta la locomotiva, che per me è proprio la l'inizio alla fine di tutte le canzoni, ecco, la nel senso che come canzone è perfetta, no? La non si può raccontare la resistenza. Tutti gli eroi sono giovani e belli perché poi alla fine in fondo un anno e mezzo erano uomini, uomini giovani, privi di esperienza politica, qualche errore l'avranno fatto anche loro. Ecco, quindi insomma la resistenza va raccontata più dal punto di vista storico, piuttosto che da un punto di vista puramente celebrativo. Ecco, questo naturalmente non conclude il discorso, quindi po' per la sintetizzare, quindi eh di fronte a coloro che dicevano i ben pensanti, no, gli elettori più o meno dei partiti di centro, i partigiani a tutti i delinquenti. Calvino, ecco, diceva in sostanza che il peggiore partigiano d'Italia, noi immaginiamo il peggior partigiano d'Italia, ci sarà stato uno idealmente il peggiore eccetera eccetera, era migliore rispetto al migliore di voi. Ecco che avete idolatrato Mussolini, ecco, e siete rimasti alla finestra per troppo tempo a guardare il vincitore. Quando avete visto che il vincitore stava da una parte, siete tutti saliti sul carro dei vincitori nel tentativo ho spesso riuscito di eludere le vostre responsabilità e poi nei confronti di chi già dicevano che gli eroi sono tutti giovani e belli, quindi tutti i partigiani, non possiamo dire nulla, che nessuno tocchi la resistenza, lui scrive un testo che è assolutamente antiretorico, come avete visto. Quindi è una resistenza vista proprio dal passo. Ecco, una formazione partigiana che poi scopriamo adesso tra un attimo che non era nata per caso e poi ci chiediamo perché È Pinna il protagonista. Pinna potrebbe essere, anzi lo dice lui stesso, è quella forma di straniamento che lui ha avvertito quando è arrivato il primo giorno nella banda partigian. Cioè, immaginiamo uno fino al giorno prima sta a casa, poi raggiunge dopo due o tre giorni, magari di marcia, raggiunge una banda partigiana a casa, acqua, corrente, tutto il resto, banda partigian, freddo, ecco, già questo poi si trova soprattutto immerso in un ambiente che non è suo. Perché Italo Cardilo aveva detto la studente universitario, forse ha anche terminato gli studi, viene da un mondo borghese, da un mondo, ecco, e lì nella baita partigiana, là in mezzo alle montagne trova giovani che vengono dal mondo contadino, che sono piccoli contadini, piccoli artigiani, che sono braccianti con la loro quinta elementare.
 
Difficile immaginare quindi un la mio padre che del 29 del 29 se più o meno potrebbe essere l'età partigiani qualche anno prima, magari 25 26 fare quinta elementare, quindi chi saliva, poi c'erano i giovani colti con il liceo classico, però la stragrande maggioranza dei partigiani erano operai, erano abbraccianti, eccetera. Quindi ti trovi in un ambiente dove si parla il dialetto, dove chi parla l'italiano lo parla male perché è una lingua che ha imparato, cioè è dal dialetto piemontese ligure che hanno imparato qualche parola di italiano. Quindi lo straniamento, lo straniamento che Calvino ha dovuto affrontare e superare per poter poi diventare partigiano a tutti gli effetti. Quindi questo mi sembra Ma che cosa dirà poi Calvino dei partigiani veri e propri che lui ha conosciuto combattendo per un anno almeno passandone di tutti i colori eccetera. Questo questi ritratti sono molto interessanti. Meno questo ritratto cos'è? 33 qua dice com'erano questi partigiani che ho conosciuto, un'attitudine a superare i pericoli e le difficoltà di slagio, un misto di fierezza guerriera e di autoironia sulla propria fierezza guerriera. Non si prendevano sul serio. Di senso di incarnare la vera autorità legale e di autoironia sulla situazione in cui si trovava a incarnarla. Un figlio talvolta un po' gradasso e trucculento, ma sempre animato da generosità, ansioso di far propria ogni causa generosa. A distanza di tanti anni devo dire che Questo spirito che permise ai partigiani di fare cose meravigliose che fecero, resta ancora oggi per muoversi nella contrastata realtà del mondo un atteggiamento umano senza pari. La mia vita in questo ultimo anno, pensando alla sua esperienza di partigiano, è stato un susseguirsi di peripezie. Sono passato attraverso una inennarrabile serie di pericoli e di disagi. Ho conosciuto la galera e la fuga. Sono stato più volte sull'orlo della morte, ma sono contento di tutto quello che ho fatto, del capitale di esperienze che ho accumulato, anzi avrei voluto fare di più. Quindi la sua esperienza è stata positiva, dice sono diventato uomo accanto a questi uomini, questi uomini che ammiravo perché rompevano i ponti nel giro di pochi giorni, cioè venivano da un ambiente, un ambiente totalmente nuovo, ostile, pericoloso, perché potevano benissimo essere arrestati o morire durante la prima notte là in Bite. Eppure avevano rotto i ponti con il pass con la moglie, con le fidanzate, con la mamma, con i genitori, con tutti, con una naturalezza, con una capacità di vivere, possiamo dire, che ogni volta ogni volta che arrivava qualcuno di nuovo, Calvino rimaneva a bocca aperto. Quindi, insomma, parole piene di ammirazione. Ecco, questo è la tessera di partigiano di Calvino. Seconda divisione d'assalto Garibaldi, Felice, Cascione, c'è scritto por Italo Calvino. Quinta brigata, secondo battaglione, quello che è. Eh, c'è un'altra piccola appendice però molto importante perché in questo romanzo ci sono naturalmente i partigiani veri, cioè non possiamo pensare che solamente la i partigiani di cui abbiamo parlato. I partigiani veri sono due, Kim e Ferriera.
 
Kim è un medico, o almeno è un giovane studente di medicina, mentre Ferriera è un operaio. un operaio specializzato che viene da una ferriera a coscienza di classe. Infatti uno è Kim commissario politico, mentre Ferriera è capo militare. In Kim potremmo riconoscere lo stesso Calvino. In quel momento entrano in scena Chim e Ferriera nel momento in cui vengono a sapere oppure vedono l'incendio del casolare, no? Vi ricordate Dritto che guarda gli occhi languidi di Gilia e non si accorge che insomma per andare a fuoco il casolare salgono per ripristinare la disciplina e magari decidere addirittura anche la fucilazione perché il dritto sa che per lui le cose si mettono molto male. Quello che lui ha fatto, l'incendio, seppore casuale del casolare potrebbe costargli la vita. Quindi salgono, ecco, per la riportare ordine all'interno di questa all'interno di questa la questo manipolo, ecco, di un po' particolare e Ferriera viene a sapere mentre salgono di notte che è stato Kim a volere quel distaccamento fatto di tipi bizzarri. È come quando in una scuola ci sono magari 10-1 alunni dello stesso anno un po' un po' difficili e i casi sono due. O il preside decide mettiamoli in 12 classi se ci sono oppure li mettiamo, come una volta è capitato anche a me, mettiamoli tutti insieme così evitano di fare danni. E chi mettiamo? commissionati, mettiamo Restelli che sarei il sottosesso. Quindi i casi insomma sono due. Quindi Kim ha voluto mettere insieme questi tipi bizzarri perché voleva scoprire come un esperimento scientifico perché è medico anche psicologo. Che che cosa succede quando mettiamo insieme tutta una serie di persone, ecco, che eh sarebbero bene dislocati in sette-8 bande diverse, però mettendoli tutti insieme, un po' come magari in una scuola, mettiamoli tutti insieme la il caso due. o ci bruciano l'intera scuola oppure magari scopriamo che hanno qualche qualità positive. Cioè, quindi per Kim è un esperimento psicologico. Kim ha fiducia in questi uomini, dice questi uomini, lui è capo commissario politico, non hanno coscienza di classe. Cioè, parlare di coscienza di classe, coscienza di classe del comunismo, parla di combattere in quanto operai sempre contro i capitalisti, non se ne parla proprio. Nepure loro sanno perché combattono. Perché combattere contro i fascisti? Cosa ci fanno gli tesischi in in Italia? È un problema che nessuno si è posto. Che cosa vuol dire Italia democratica? Combattiamo per un'Italia nuova, diversa, democratica. Anche qua la nessuno di quei quei partigiani sa di che cosa stiamo parlando. E poi Kim dice, "Potrebbero passare dall'altra parte con la massima naturalezza. Potrebbero per una un incidente qualunque un momento, potrebbero passare dall'altra parte, passare dalla parte dei fascisti senza quasi accorgersi che da un giorno all'altro combattere per i fascisti contro i partigiani, come ha fatto Pelle. Pelle che un giorno ha preso il suo arsenale, l'ha portato giù, si è presentato al comando fascista, ha detto "Io sono un partigiano, ecco, mi prendete?" E l'hanno preso e Pelle ha cominciato a combattere i partigiani.
 
Allora, a questo punto Ferriera chiede a Kim la "Ma perché allora combattono?" Ecco una bella domanda. Ma perché la non hanno coscienza di classe, non si pongono il problema di un'Italia diversa, anche del loro futuro, ma perché combattono? Qui casino dà una bella risposta. Dice "C'è qualcos'altro comune a Tusci?" Un furore. Parola chiave qua, un furore. Il distaccamento del dritto, la Druncoli, i carabinieri, militi, borsaneristi, girovaghi, gente che s'accomoda nelle piaghe della società e s'arrangia in mezzo alle storture che non ha niente da di difendere, niente da cambiare, oppure tarati fisicamente o fissati o fanatici, fissati, no? Pugino che dice "La guerra è scoppiata". Perché le donne, insomma, si le donne sono capaci di far scoppiare le guerre mondiali. Un'idea rivoluzionaria in loro non può nascere legate come sono alla ruota che li macina. Oppure nascerà storta, figlia della rabbia, dell'umiliazione, come negli sproloqui del cuoco estremista. Perché combattono? Allora non hanno nessuna patria né vera è inventata. Eppure tu sai che c'è coraggio, che c'è furore anche in loro. È l'offesa della loro vita. Frase chiave: il buio della loro strada, il sudicio della loro casa, le parole oscene imparate fin da bambini, la fatica di dover essere cattivi e basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell'anima e ci si trova dall'altra parte come pelle dal da dalla Brigata Nera, a sparare con lo stesso furore, con lo stesso odio contro gli o contro gli altri fa lo stesso. Quindi sparano perché vogliono vendicare l'offesa che hanno subito fin da quando sono nati. Sono nati una famiglia povera, poverissima. L'Italia allora era molto povera. Non hanno ricevuto che bastonate. Molto bastonate dei genitori, magari anche dei nonni e subito a 6 anni sono stati messi a lavorare, non hanno ricevuto nessuna istruzione, nessuna educazione, sono cresciuti un po' così, allo stato brado e adesso combattono perché c'è un furore, una rabbia dentro di loro che deve sfogarsi, deve sfogarsi contro qualcuno, dice la Kima, che ragiona come uno psicologo davanti a una situazione particolare. Ma allora dice Ferriera, i fascisti combattono come i partigiani perché anche in loro c'è lo stesso furore e la risposta che dà Kim è lo stesso. I fascisti combattono i partigiani con furore, con accadimento, con violenza, con episodi truculenti. Perché in loro c'è lo stesso furore, c'è lo stesso desiderio di vendetta. Vendetta non contro istituzioni delle politiche, vendetta contro la loro vita, perché anche dalla parte dei fascisti sì, c'erano i figli di papà, ma molti venivano dalle professioni più umili. Poi il fatto di stare da una parte, stare dall'altra dipendeva molto dall'educazione familiare che avevano ricevuto.
 
Qua vediamo come vengono tratteggiati i fascisti. Kim si è fermato, indica con un dito come se stesse la il leggendo la stessa cosa, ma tutto il contrario. Ecco, questo è un passo molto importante. Quindi i fascisti sparano, uccidono con lo stesso accanimento, con la stessa forza, lo stesso desiderio di vendetta dei partigiani. Però c'è una grande differenza perché qui noi si è nel giusto, là nello sbagliato, qui si risolve qualcosa noi partigiani, là si ribadisce la catena. L'Italia fascista sarebbe stata una catena enorme. Quel peso di male che grava sugli uomini del dritto, quel peso che grava su di noi, su me, e su te, quel furore antico che è in tutti noi e che si sfogga in spari, nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c'è la storia, c'è che noi nella storia siamo dalla parte del riscatto, noi partigiani, loro dall'altra. Da noi niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo pure uguale a loro. Come intendi? Uguale a loro va perduto. Tutto servirà se non a liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire unanità senza più rabbia, serena, in cui si possano essere cattivi. Quindi i partigiani possono essere anche la persone del tutto particolari, però sono nel giusto, operano nel giusto e stanno dalla parte della storia, della storia vera. Anche se non lo sanno, tutti i loro spari, i loro sforzi vanno nella direzione di un'Italia migliore da dall'altra parte la catena, perché se avessero vinto i fascisti Auschwitz, ecco, da Lager, Polacco eccetera, sarebbe stato esteso a tutta l'Europa. In fondo mancavano altri 5 milioni più o meno di ebrei da assassinare più altre categorie, di nazisti, eccetera. L'altra è la parte dei gesti perduti, i fascisti, degli inutili furori, perduti inutili, anche se vincessero perché non fanno storia, non servono a liberare, ma a ripetere e per effettuare quel furore. quell'odio, finché dopo altri 20 o 100000 anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restare schiavi. Quindi spariamo allo stesso modo. Le motivazioni per cui spariamo sono le stesse, però noi costruiamo la storia, loro invece costruiscono un presente che sarà uguale al a questo presente. Quindi la Nuova Italia, se vincessero loro, sarà un'Italia troppo simile, magari ancora peggiore rispetto all'Italia fascista. Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali, una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo da tutte le nostre umiliazioni per l'operaio dal suo sfruttamento, per il contadino della sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il Paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa per la nostra redenzione.
 
Così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria e l'uomo contro l'uomo. Quest, insomma, una pagina davvero benna scritta e benna motivata. Ecco, anche questo compare subito dopo. È una frase delle pagine successive, è sempre Kim a pensare perché poi la la salute Ferriera eccetera dice Forse domani morirò, forse prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire, la mia morte stessa, saranno pezzetti di storia. Mi viene in mente un'altra canzone stasera la citazione canzoni, il cuoco di Salò di Francesco De Gregori. Dalla parte sbagliata si muore. Ecco, il ritornello di questa canzone magari non molto famoso, è cuoco di Salò e cuoco di Mussolini. Ecco, un certo momento la, ecco, dalla parte si combatte eccetera, ma si muore dalla parte sbagliata. Ecco, questa è una curiosità. Kim è un personaggio vero e proprio che Calvino ha conosciuto. Era un medico, effettivamente, un medico che poi finita la guerra fu il pioniere della moderna medicina del lavoro. Si chiamava Ivan Oddone, credo che sia il personaggio sulla destra, esplorò l'uso didattico del web e anche dei videogame. Questo ha fatto un sacco di cose il commissario Kim Anche qua ribadisce quello che abbiamo detto un paio di minuti e poi finisco. Dietro il milite delle Bricate Nere, più onesto, più in buona fede, più idealista, c'erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le defortazioni loro causa. Quante volte abbiamo sentito dire però eh la nelle milizie fasciste di Salò c'era c'erano i giovani, giovani che magari sbagliavano, però erano in buona fede, agivano per un senso di patria che ritenevano che fosse stato gradito dall'8 settembre eccetera. Diamo pure per scontato che c'erano anche delle brave persone, non so quanti, ecco, nelle Brigate Nere, anche se ci fossero la operavano per i rastrellamenti, operavano per le operazioni di Terminio, operavano per l'olocausto, quindi operavano per una Europa che avrebbe perpetuato Auschwit. Dietro il partiano più ignaro, più ladro, vengono in mente un po' i quattro calabresi, più spiegato, c'era la lotta per una società pacifica e democratica. ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto. E di queste che di queste non ce ne sono. Quindi un po' per ribadire, per capire. E questo sono versi di quella canzone oltre il ponte scritta. Ecco, anche qua ribadisce questo concetto di una resistenza antiretorica. Non è detto che fossimo santi, l'eroismo non è sovrumano. È la canzone. Lui ha scritto le parole corri, abbassati del correato. Ogni passo che fai non vanno. Quindi l'ero non sono eravamo degli uomini degli uomini anche capaci di sbagliare, non eravamo distanti. Altre immagini di Pinna utilizzata anche come copertina.
 
Queste le tante copertine. Ecco, ma già questa sera qua abbiamo un florilegio di copertine. Questi invece sono altri romanzi la di Italo Calvino, forse nella stessa casa editrice, visto che sono molto simile. Poi Italo Calvino ha scritto tanti altri romanzi. Uno che a me piace molto è Marco Valdo, ecco, che è il il romanzo anti miracolo economico, no? Quante volte abbiamo sentito dire miracolo economico, bellissimo economico, tutti come se tutti gli italiani allora avessero conosciuto il benessere, avessero avuto l'automobile, prima la motoretta e poi no, il frigorifero e tutto il resto. Non era vero. C'erano gli emigranti, gli immigranti che da sud andavano al nord, andavano in Belgio, andavano Marsinella e del 1956 andavano a lavorare con migranti. di Svizzera trattati a bastonate, no? Perché il razzismo nei confronti degli italiani era più che palpabile. Quindi insomma Marco Valdo è un povero operaio torinese che vive con la famiglia quattro soldi, vorrebbe spendere, ma i soldi non li ha. Quindi, insomma, è un romanzo anche questo antiretorico contro la retorica del boom economico, contro l'Italia di volare, ecco, naturalmente arrivare a non a non avere più paura. Questa è la meta ultima dell'uomo. Ecco, bella anche questa frase che però Sì, compare vero nel sentiero di ranio, però non vi so dire dove, però è un'agitazione, quindi avere più paura, no? Un missile sulla testa, paura anche della disoccupazione, paura delle delle malattie, soprattutto se non hai i soldi per curarti, che è un discorso sono le malattie, d'accordo? Ecco, ma quando non hai i soldi per curarti, quindi non avere più queste paure che sono tante, vorrebbe dire che la vivremo tutti in un mondo migliore. E poi va questo sulla scuola credo che siamo tutti d'accordo. Un paese che distrugge la scuola non lo fa solo per i soldi, per risparmiare eccetera, perché le risorse mancano, i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l'istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere. Anche qua credo che il nostro casino abbia potentemente ragione. Più l'elettore, insomma, un po' mediocre e poi quando compaiono certi fenomeni come il fenomeno del mondo al contrario, non lo citiamo perché un po' specie citarlo per il mondo al contrario. Spero che non ci sia nessuno, ecco, che si senta un po' toccato, ecco, ma ora a questo punto verrebbe da dire, ecco, che insomma un po' di scuola. Ultima cosa che però la vi chiedo l'attenzione perché Calvino è veramente straordinario. La nel 1956 brevemente Calvino riceve un libro di poesie di autori palestinesi. Calvino era una persona sicuramente molto gentile. legge il libro, il libretto, sono autori palestinesi, se non sbaglio, del 56, l'anno di Suiz, una delle guerre, una delle quattro cinque guerre condotte da Israele.
 
Legge il libretto, scrive al curatore, notmente un palestinese e dice molto bella questa silloge, silloge di poesia eccetera, però ho notato che non c'è neanche un autore ebreo, un autore israeliano, eccetera. Calvino avrebbe voluto che ci fossero anche poeti israeliani. poeti ebrei eccetera. E poi continuando la lettera dice: "Io personalmente vedo la soluzione del problema palestinese, non nei due stati tanto e spesso inutilmente evocati, la soluzione del problema palestinese nella via rivoluzionaria, tanto nel mondo arabo quanto nelle masse israeliane. Rivoluzione degli israeliani poveri contro i loro governanti colonialisti ed espansionisti, quindi il proletariato israeliano che ci sono eh naturalmente operari israeliani, braccianti, contadini israeliani, ebrei, eccetera, non contro i palestinesi, ma contro i i netania dell'epoca, 1956, Mosche Dayan e gli altri, ma anche rivoluzione delle masse popolari dei paesi arabi contro le oligarchie reazionarie e militariste che sfruttano il problema palestinese per demagogia nazionalista, quindi masse popolari arabe contro i loro dirigenti, contro Amas, contro tutti i terroristi, contro la le Petro monarchie contro tutti i dirigenti spietati di tutti i paesi arabbi e non era un bolchevico, non era un comunista di quelli, insomma, che sperava che la rivoluzione d'ottobre tornasse in qualche modo fosse no, era una riformista. Ecco, però era arrivato, secondo me, nel 1956 a capire quello che allora pochissimi capivano e quello che magari oggi molti non vogliono capire perché pensano che la soluzione dei due stati sia quella, ecco, la Sì, sarebbe bello, ecco, ma le possibilità sono praticamente zero. Poi se volete, vi dico quello è il mio parere, ma è giusto a questo punto interromper. Ecco il nostro caldino. Credo che sia l'ultima. Sì, sorridente per aver detto la verità. Vi ringrazio.
 
 
 
 
 
PE-n1606-Italo-Calvino.mm - L'oratore introduce l'opera come l'ultimo di una serie di appuntamenti e ne discute in dettaglio la trama e l'ambientazione, che ruota attorno al protagonista bambino Pin durante il periodo della Resistenza.
 
Il testo è una trascrizione di una lezione o presentazione tenuta in una biblioteca, probabilmente a Legnano, focalizzata principalmente sul romanzo "Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino. L'oratore introduce l'opera come l'ultimo di una serie di appuntamenti e ne discute in dettaglio la trama e l'ambientazione, che ruota attorno al protagonista bambino Pin durante il periodo della Resistenza. La discussione copre anche la vita di Calvino, la sua esperienza nella Resistenza e le sue motivazioni per scrivere un romanzo antiretorico che mette in discussione sia la narrazione ufficiale sia le critiche alla lotta partigiana. Infine, l'oratore tocca le visioni politiche di Calvino, inclusa la sua rottura con il Partito Comunista e le sue riflessioni sul conflitto israelo-palestinese.
 
PE-n1607-Italo-Calvino.mm - Discussione: Vita Italo Calvino. - La vita di Italo Calvino è descritta come molto interessante e strettamente legata ai suoi romanzi. L'autore è conosciuto per la sua intelligenza e la sua ironia.
 
La vita di Italo Calvino è descritta come molto interessante e strettamente legata ai suoi romanzi. L'autore è conosciuto per la sua intelligenza e la sua ironia.
 
Nascita e Giovinezza
Italo Calvino nacque a L'Avana, Cuba, nel 1923. La sua nascita a Cuba fu dovuta al lavoro del padre, un agronomo italiano che all'epoca dirigeva una stazione sperimentale di agricoltura. La madre di Calvino era una biologa.
Qualche anno dopo, nel 1925, i genitori tornarono in Italia, stabilendosi a Sanremo. I suoi primi due anni a Cuba non lasciarono alcun segno su Calvino, che una volta adulto preferì definirsi Sanremese o Ligure.
La famiglia di Calvino era colta e benestante, permettendo al giovane Calvino di crescere in un ambiente intellettuale. Sebbene fossero gli anni del fascismo, i genitori non apprezzavano la dittatura fascista e non possedevano la tessera del partito. Tuttavia, il loro dissenso si limitava a espressioni in ambito familiare o in una ristretta cerchia di amici.
 
Formazione e Resistenza
Tra il 1941 e il 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, Calvino conseguì la licenza liceale e si iscrisse all'università, scegliendo la Facoltà di Agraria a Torino, coerentemente con la professione del padre agronomo e della madre biologa. Durante gli anni universitari, rimase estraneo ai GOF (Gruppi Universitari Fascisti).
L'8 settembre 1943 segnò un momento di svolta, richiedendo a ogni giovane italiano di scegliere da che parte stare. Per evitare di essere arruolato nelle milizie della Repubblica di Salò, Calvino divenne renitente alla leva e si nascose.
Nel 1944, chiese a un amico di essere presentato al Partito Comunista Italiano (PCI) e si unì come partigiano combattente a una formazione partigiana garibaldina. In quel momento, il PCI faceva affidamento sulle brigate partigiane titolate a Garibaldi. Calvino combatté nelle Alpi Marittime fino alla fine della guerra, nell'aprile del 1945. La sua tessera partigiana riportava: Seconda divisione d'assalto Garibaldi, Felice, Cascione, Quinta brigata, secondo battaglione. Calvino espresse la sua esperienza nella Resistenza come positiva, un periodo in cui si sentiva di aver accumulato un "capitale di esperienze" e si dichiarò "contento di tutto quello che ho fatto". Ammirava l'atteggiamento dei partigiani che superavano i pericoli e mostravano un senso di "fierezza guerriera" misto ad autoironia.
 
Carriera Letteraria e Lavoro Editoriale
Finita la guerra, Calvino abbandonò gli studi di Agraria per dedicarsi alla sua vera passione: la letteratura e la cultura. A Torino, un ambiente intellettuale fervido, conobbe Pavese ed entrò a far parte della casa editrice Einaudi. Einaudi era all'epoca al centro dell'attività intellettuale italiana, con figure come Bobbio e Vittorini.
Nel 1947, Calvino pubblicò Il sentiero dei nidi di ragno, un romanzo che riscosse un buon successo di vendite e ottenne premi importanti.
 
La Crisi Politica del 1956-1957
Il 1956 fu un anno drammatico per Calvino e altri intellettuali comunisti. A febbraio, Kruschev denunciò i crimini di Stalin, riaccendendo la speranza di un "socialismo dal volto umano". Questa speranza fu vanificata a novembre con l'invasione dell'Ungheria da parte dei carri armati sovietici per stroncare l'insurrezione antisovietica.
Calvino descrisse la condizione dei comunisti italiani in quel periodo come "schizofrenici" o dissociati. Da un lato, volevano essere "i testimoni della verità" e "i defensori della giustizia contro ogni sopraffazione"; dall'altro, giustificavano "la tirannide del partito Stalin, il nome della causa".
Il Partito Comunista Italiano difese l'intervento sovietico in Ungheria, sostenendo falsamente che si trattava di contrastare una controrivoluzione fascista. Calvino definì le pagine de L'Unità relative all'Ungheria come contenenti "inammissibili falsificazioni della realtà".
Nel 1957, Calvino fu uno dei pochi intellettuali a uscire dal Partito Comunista, una decisione che comportava un costo personale in termini di opportunità professionali e accesso a riviste e case editrici legate al partito. Egli giustificò la sua posizione radicale affermando che "la politica registra con molto ritardo cose che per altri canali la società manifesta" e spesso compie "operazioni abusive mistificanti".
 
Attività Successiva e Visioni
Nonostante l'uscita dalla politica attiva, Calvino continuò a impegnarsi politicamente in altre vesti e forme, scrivendo per riviste culturali e letterarie e quotidiani. Si espresse su temi come la guerra del Vietnam, le guerre nel mondo e l'emergere del Terzo Mondo.
Calvino fu anche autore di testi di canzoni, inclusa una delle più belle legate alla Resistenza, "Oltre il ponte" (la musica fu di Libero Vici). Egli scrisse anche recensioni letterarie e cinematografiche e introdusse romanzi di altri.
Tra i suoi altri romanzi famosi, viene citato Marcovaldo come un testo anti-retorico che si opponeva alla retorica del boom economico italiano (il "miracolo economico") e che metteva in luce la povertà e le difficoltà di molti italiani, come gli emigranti.
 
Calvino espresse anche importanti riflessioni sociali:
• Sulla Paura: Riteneva che la meta ultima dell'uomo fosse "non avere più paura".
• Sull'Istruzione: Sosteneva che un paese che distrugge la scuola "non lo fa solo per i soldi" ma è "già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere".
Sul Problema Palestinese (1956): In una lettera, Calvino propose una via rivoluzionaria per la soluzione, piuttosto che la soluzione dei due stati. Egli auspicava una "rivoluzione degli israeliani poveri contro i loro governanti colonialisti ed espansionisti" e una "rivoluzione delle masse popolari dei paesi arabi contro le oligarchie reazionarie e militariste" che sfruttavano il problema palestinese per demagogia nazionalista (riferendosi a figure come Hamas, i terroristi e le petro-monarchie). Calvino in questo contesto era descritto come un riformista.
 
Morte
Italo Calvino morì improvvisamente nell'ottobre del 1985 per un ictus.
 
 
PE-n1608-Italo-Calvino.mm - Discussione: Il sentiero dei nidi di ragno. - Il romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, è un'opera famosa che affronta come argomento e tema fondamentale la Resistenza. Pubblicato nel 1947
 
Il romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, è un'opera famosa che affronta come argomento e tema fondamentale la Resistenza. Pubblicato nel 1947, l'anno successivo alla fine della guerra (aprile 1945), il romanzo ottenne un buon successo di vendite e alcuni premi importanti.
Il romanzo è considerato più complesso di quanto sembri, specialmente se non si leggono le note che Calvino stesso scrisse anni dopo, le quali sono essenziali per comprenderlo appieno.
 
Contesto e Obiettivi di Calvino
Calvino, che aveva partecipato attivamente alla lotta partigiana, spiega nelle sue note introduttive che intendeva combattere su due fronti:
1. Contro i detrattori della Resistenza (i ben pensanti). Questi accusavano i partigiani di essere delinquenti e approfittavano degli sbandamenti post-bellici. Calvino risponde paradossalmente a loro, affermando: "D'accordo, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili". Egli sosteneva che anche il peggiore dei partigiani, animato da una spinta elementare di riscatto umano, era cento mila volte migliore di coloro che erano rimasti alla finestra durante il fascismo, aspettando il vincitore.
2. Contro i "sacerdoti" di una Resistenza agiografica ed edulcorata. Calvino si poneva in contrasto con la nascente "nuova retorica" e la richiesta del Partito Comunista Italiano di creare l'eroe positivo, fornendo immagini normative e didascaliche (un tentativo di direzione politica dell'attività letteraria).
La sua reazione fu quella di scrivere una storia di partigiani in cui nessuno è un eroe e nessuno ha coscienza di classe. Egli rappresentò il lumpen proletariato (sottoproletariato), persone senza arte né parte. Secondo Calvino, rappresentare questo elemento sarebbe stata l'opera "più positiva, più rivoluzionaria di tutte".
 
Il Protagonista: Pin
Il protagonista del romanzo è Pin, un bambino di circa 8-9 anni, la cui scelta come voce narrante è fondamentale per creare un effetto di straniamento.
• Vita e Ambiente: Pin vive nel borgo vecchio di Sanremo, in Liguria, in un ambiente di case addossate, umide e povere. È orfano di madre e il padre è un marinaio assente. Vive con la sorella, la "nera del carrugio lungo," che fa la prostituta.
• Isolamento: Pin è rifiutato dagli altri bambini e, pur volendo stare con i grandi, viene respinto in quanto bambino. Per questo si sente "un po' dissociato". Non capisce il mondo degli adulti e le attività sessuali della sorella che intravede.
• Il Luogo Segreto: L'unico momento felice di Pin è quando si reca in un luogo magico conosciuto solo da lui, dove crede che i ragni facciano i nidi in lunghe gallerie sotterranee chiuse da una porticina. È l'unico luogo in cui Pin può essere veramente il bambino che è.
 
La Trama e la Banda Partigiana
La svolta narrativa avviene quando Pin ruba una grande pistola (l'arma d'ordinanza di un soldato tedesco frequentatore della sorella) su richiesta di un partigiano. Pin non consegna l'arma, ma la nasconde nel suo posto magico, considerandola un giocattolo affascinante.
Catturato dai tedeschi, Pin viene imprigionato e incontra Lupo Rosso, un giovane partigiano comunista che parla solo in termini ideologici. Dopo la fuga dal carcere, Lupo Rosso abbandona Pin, rafforzando la sua convinzione che gli adulti siano traditori.
Pin viene poi accolto da Cugino, un partigiano solitario che lo porta alla sua banda, comandata da Dritto.
La banda è composta da personaggi bizzarri e raccogliticci:
• Dritto: Il comandante, stanco, sfiduciato, ha perso il rispetto dei suoi uomini per la sua paura e codardia in azione.
• I quattro calabresi: Partigiani senza coscienza politica, bloccati al Nord dopo l'8 settembre, che scelsero questa via per mancanza di alternative.
• Mancino e Giglia: Mancino è il cuoco, e Giglia, sua moglie, è l'unica donna e oggetto del desiderio di tutti.
• Carabiniere: Ex carabiniere che si unì per evitare la deportazione nazista, non per ideali.
• Pelle: Un partigiano ossessionato dalle armi che, a un certo punto, diserta e passa dalla parte dei fascisti, portandosi dietro il suo arsenale.
• Zena il lungo (Berretta di legno): Passa il tempo sdraiato a leggere solo un libro, Il super giallo.
Pin, in un momento di rabbia e frustrazione, sfoga il suo odio e malumore contro gli adulti riuniti attorno al fuoco. Con battute velenose e ironiche, espone i loro segreti e le loro debolezze, culminando con l'accusa di Mancino di essere un cornuto (il "distaccamento dei cornuti"), alludendo al rapporto tra Dritto e Giglia.
 
La Figura del Furore e il Finale
Nel romanzo compaiono anche due figure partigiane più consapevoli: Kim (commissario politico, studente di medicina, in cui si può riconoscere lo stesso Calvino) e Ferriera (capo militare, operaio specializzato con coscienza di classe). Kim rivela di aver voluto riunire questi "tipi bizzarri" in un unico distaccamento come un esperimento psicologico.
Ferriera chiede a Kim perché combattono, dato che non hanno coscienza di classe e potrebbero facilmente cambiare fazione, come ha fatto Pelle. Kim risponde che combattono a causa di un furore:
• Questo furore è la vendetta contro l'offesa della loro vita, il buio della loro strada, il sudiciume della loro casa, le umiliazioni subite fin dall'infanzia.
• Questo furore e il desiderio di riscatto li accomuna ai fascisti, i quali sparano con lo stesso accanimento e violenza, mossi dallo stesso desiderio di vendetta contro la propria vita.
Tuttavia, c'è una differenza fondamentale: i partigiani sono "dalla parte del riscatto" e della storia. I loro spari e gesti, anche se anonimi, serviranno a liberare loro stessi, i loro figli, e a costruire un'umanità serena. I fascisti, invece, sono dalla parte della catena; i loro sono "gesti perduti" e "inutili furori" che non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare la miseria e l'odio, restando schiavi.
Il romanzo si conclude dopo che Pin, fuggito dalla banda, incontra di nuovo Cugino, il quale è stato incaricato di uccidere la sorella di Pin, che fungeva da spia tedesca. Pin, ignaro, indica a Cugino dove trovarla e poco dopo sente uno sparo. Cugino torna e mente a Pin, dicendo di essersene andato senza far nulla per "schifo".
L'ultima immagine del romanzo è poetica e rappresenta un legame umano inatteso: Cugino e Pin camminano insieme nella notte, tenendosi per mano in mezzo alle lucciole. Cugino restituisce a Pin la pistola e viene percepito dal bambino come il "grande amico" e un surrogato del padre che non ha mai avuto.
 
 
PE-n1609-Italo-Calvino.mm - Discussione: Critica alla Resistenza. - Il romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato nel 1947, rappresenta una complessa e audace critica alla Resistenza, intesa sia come movimento storico che come rappresentazione letteraria successiva.
 
Il romanzo di Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato nel 1947, rappresenta una complessa e audace critica alla Resistenza, intesa sia come movimento storico che come rappresentazione letteraria successiva.
Calvino, che aveva partecipato attivamente alla lotta partigiana, ha esplicitato le sue intenzioni anni dopo in un'introduzione al romanzo, necessaria per comprenderne appieno il significato, altrimenti si rischia di capirlo "a metà".
Egli dichiarò di voler combattere contemporaneamente su due fronti:
 
1. Critica ai Detrattori della Resistenza (i "Ben Pensanti")
Il primo fronte era diretto contro la "rispettabilità ben pensante" che, già a poco più di un anno dalla Liberazione, era in piena ascesa. Questi detrattori sfruttavano gli aspetti contingenti dell'epoca (come la delinquenza o lo smarrimento della gioventù post-bellica) per affermare che i partigiani non fossero altro che delinquenti (ruba galline) e che non valesse la pena parlare di Resistenza.
 
Calvino rispose a questa critica in modo paradossale:
• Rappresentazione dei "Peggio Partigiani": L'autore dichiarò di aver scritto il romanzo intenzionalmente rappresentando i "peggiori possibili" partigiani, mettendo al centro un reparto composto interamente da "tipi impostosi".
• Superiorità del Peggiore Partigiano: Nonostante ciò, Calvino sosteneva che anche il peggiore dei partigiani che si era gettato nella lotta senza una chiara coscienza politica o un "chiaro perché" era stato spinto da un’elementare spinta di riscatto umano. Questa spinta li aveva resi "100.000 volte migliori" di coloro che avevano accettato la dittatura fascista e che avevano poi aspettato "alla finestra" per salire sul carro dei vincitori. Il loro furore e la loro miseria umana, utilizzati per la redenzione, li ponevano dalla parte giusta della storia.
 
2. Critica alla Retorica e all'Agiografia
Il secondo e più delicato fronte di critica era diretto contro i "sacerdoti di una resistenza aggiografica ed edulcorata". Calvino percepiva il tentativo, in particolare da parte del Partito Comunista Italiano (PCI), di imporre una direzione politica all'attività letteraria. Si chiedeva agli scrittori di creare l'"eroe positivo" e di fornire immagini normative e didascaliche della condotta rivoluzionaria.
 
Calvino reagì a questa minaccia di "nuova retorica":
• Rifiuto dell'Eroe Positivo: Egli si oppose al "romanticismo rivoluzionario" e all'idea dell'eroe socialista. Calvino riteneva che l'imminente pericolo fosse che la nuova letteratura assumesse una funzione puramente celebrativa e didascalica.
• Scelta del Sottoproletariato: Calvino decise di rappresentare il lumpenproletariato (sottoproletariato), un mondo di "girovaghi" e di gente senza coscienza di classe. Secondo il suo ragionamento, ciò avrebbe prodotto un'opera più rivoluzionaria di tutte, poiché non si doveva celebrare chi era già un eroe, ma mostrare la spinta rivoluzionaria in chi non aveva ancora consapevolezza politica.
• La Banda Partigiana: La banda partigiana del Dritto è ritratta in modo assolutamente antiretorico. È presentata come un manipolo di figure bizzarre e difettose, come Mancino (il cuoco), i quattro Calabresi privi di coscienza politica, o il capo Dritto, stanco e sfiduciato, che perde il rispetto dei suoi uomini. L'unica motivazione comune a molti di loro è un "furore", una rabbia che deve sfogarsi per vendicare le umiliazioni subite nella vita.
 
Pin e lo Straniamento
La scelta di Pin, un bambino che non ha partecipato attivamente alla guerra, come protagonista e voce narrante, è funzionale a questa critica antiretorica.
Pin incarna lo straniamento (alienazione) che Calvino stesso provò entrando nella banda partigiana, un ambiente completamente nuovo e ostile. Calvino, studente universitario proveniente da un mondo borghese e colto, si trovò immerso tra partigiani che erano braccianti, piccoli artigiani o contadini, che parlavano dialetto e avevano poca esperienza politica. Pin non capisce gli adulti e i loro segreti, e la sua prospettiva infantile permette di descrivere gli eventi bellici e l'ambiente partigiano dal basso, senza la mediazione dell'ideologia e della retorica.
Attraverso Pin e la banda sgangherata, Calvino riuscì a scrivere un testo antiretorico che, pur riconoscendo le debolezze umane dei combattenti, ne ribadiva la storica giustezza e l'aspirazione a un riscatto.
 
 
PE-n1610-Italo-Calvino.mm - Discussione: Ruolo del Partigiano. - Certamente. La tua richiesta riguarda il ruolo del partigiano come discusso e rappresentato nelle fonti, in particolare nel contesto del romanzo
 
Certamente. La tua richiesta riguarda il ruolo del partigiano come discusso e rappresentato nelle fonti, in particolare nel contesto del romanzo *IlCertamente. La tua richiesta riguarda il ruolo del partigiano come discusso e rappresentato nelle fonti, in particolare nel contesto del romanzo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino e dell'esperienza personale dell'autore nella Resistenza.
Il ruolo del partigiano viene affrontato nelle fonti da diverse prospettive: l'esperienza diretta e positiva di Calvino, la rappresentazione antiretorica della banda partigiana nel romanzo, e l'analisi sul significato storico e psicologico della loro lotta.
 
1. L'Esperienza Personale di Calvino nella Resistenza
Italo Calvino stesso è stato un partigiano combattente. Nel 1944, si unì a una formazione partigiana garibaldina, su indicazione di un amico, dopo essere stato renitente alla leva per evitare l'arruolamento nelle milizie della Repubblica di Salò. Combatté nelle Alpi Marittime fino all'aprile del 1945, la fine della guerra.
Calvino descrisse la sua esperienza nella Resistenza come positiva.
• Si sentiva di aver accumulato un "capitale di esperienze".
• Era "contento di tutto quello che ho fatto".
• Ammirava l'atteggiamento dei partigiani che dimostravano "un'attitudine a superare i pericoli e le difficoltà di disagio".
• Riconosceva in loro un "misto di fierezza guerriera e di autoironia sulla propria fierezza guerriera" e il "senso di incarnare la vera autorità legale".
• Lo spirito che permise ai partigiani di fare "cose meravigliose" è visto come un "atteggiamento umano senza pari" per muoversi nella realtà contrastata del mondo.
La sua tessera partigiana riportava: Seconda divisione d'assalto Garibaldi, Felice, Cascione, Quinta brigata, secondo battaglione.
 
2. La Rappresentazione Antiretorica nel Romanzo
Nonostante la sua ammirazione per i partigiani reali, nel suo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato nel 1947, Calvino scelse di rappresentare una banda partigiana atipica e tutt'altro che eroica. Questa scelta fu dettata dalla volontà di combattere su due fronti: contro i "detrattori della resistenza" e contro i "sacerdoti di una resistenza agiografica ed edulcorata".
Il Partigiano Antiretorico (La Banda del Dritto): Calvino mette al centro del suo romanzo un reparto composto da "tipi impossibili" o figure del "lumpen proletariato" (sottoproletariato), gente senza coscienza di classe.
• Il capo, Dritto, è stanco, sfiduciato e ha perso il rispetto degli uomini. Non è animato da nobili ideali e si dà malato per rimanere con Giglia, la moglie del cuoco.
• Mancino è il cuoco, e sua moglie Giglia è l'unica donna, oggetto del desiderio della banda.
• I quattro calabresi sono ombrosi, saliti al nord per sposarsi e sono diventati partigiani solo per evitare di essere catturati dai fascisti/tedeschi, senza alcuna coscienza politica.
• Carabiniere è un ex carabiniere che si è unito ai partigiani per evitare la deportazione nei lager nazisti.
• Pelle è ossessionato dalle armi e, improvvisamente, passa dalla parte dei fascisti portandosi dietro il suo arsenale.
Calvino affermava che, anche in chi si è gettato nella lotta "senza un chiaro perché", agiva un'elementare "spinta di riscatto umano". Egli sosteneva che il peggiore dei partigiani era stato 100.000 volte migliore dei "ben pensanti" che erano rimasti alla finestra, e che i partigiani, anche se imperfetti, erano diventati "forze storiche attive".
 
3. Il Ruolo del Partigiano secondo Kim e Ferriera
Nel romanzo, la discussione sul vero significato della lotta partigiana viene affidata a due figure di partigiani "veri" e più coscienti, Kim (commissario politico, studente di medicina) e Ferriera (capo militare, operaio specializzato). Kim, in particolare, aveva voluto il distaccamento di tipi bizzarri come un esperimento psicologico per scoprire cosa sarebbe successo.
Il dibattito si concentra sul "furore" che anima i partigiani (e anche i fascisti):
• Motivazione Sconosciuta: Ferriera si chiede perché questi uomini combattono, dato che non hanno coscienza di classe, non si pongono il problema di un'Italia democratica e potrebbero passare dall'altra parte con naturalezza.
• Il Furore e l'Offesa: Kim risponde che ciò che li unisce è "un furore", un senso di vendetta per "l'offesa della loro vita". Essi combattono contro il buio della loro strada, il sudicio della loro casa, e le umiliazioni subite. Questo furore è lo stesso che anima i fascisti, che pure sparano con lo stesso accanimento e desiderio di vendetta.
• La Differenza Storica: Nonostante le motivazioni personali possano essere simili, la grande differenza risiede nel fatto che i partigiani sono "nel giusto" e stanno dalla parte del riscatto e della storia. I gesti dei partigiani, a differenza di quelli dei fascisti, non vanno perduti: "Tutto servirà se non a liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire un’Italia senza più rabbia".
Il significato ultimo della lotta partigiana, secondo questa analisi, è una "spinta di riscatto umano, elementare, anonimo" dalle umiliazioni subite, che sia lo sfruttamento, l'ignoranza, o la corruzione.
In sintesi, il ruolo del partigiano, pur nella sua rappresentazione imperfetta e umana offerta da Calvino, è quello di un attore storico che, anche mosso da una rabbia personale (il "furore"), contribuisce in modo decisivo alla creazione di una "società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta".
 
 
PE-n1611-Italo-Calvino.mm - Discussione: Partito Comunista Italiano. - Certamente. Sulla base delle fonti fornite, è possibile discutere il ruolo e l'esperienza di Italo Calvino in relazione al Partito Comunista Italiano (PCI), evidenziando il contesto storico, le contraddizioni interne e la sua successiva rottura con il partito.
 
Certamente. Sulla base delle fonti fornite, è possibile discutere il ruolo e l'esperienza di Italo Calvino in relazione al Partito Comunista Italiano (PCI), evidenziando il contesto storico, le contraddizioni interne e la sua successiva rottura con il partito.
 
L'Adesione e il Ruolo nella Resistenza
Italo Calvino si iscrisse al Partito Comunista Italiano (PCI) nel 1944. Questa adesione avvenne in un momento cruciale della Seconda Guerra Mondiale in Italia, quando Calvino, per evitare l'arruolamento nelle milizie della Repubblica di Salò, divenne renitente alla leva e si nascose.
Entrò nel PCI come partigiano combattente in una formazione partigiana garibaldina. In quel periodo, il PCI faceva affidamento sulle brigate partigiane intitolate a Garibaldi come punto di riferimento nella Resistenza. Calvino combatté fino all'aprile del 1945.
Dopo la guerra, Calvino si dedicò all'attività intellettuale e letteraria. Pur essendo un uomo di cultura e un intellettuale affermato, la sua affiliazione al PCI gli avrebbe garantito l'accesso a importanti opportunità professionali, come riviste (es. Rinascita, la rivista ideologica del Partito Comunista), case editrici (es. Einaudi, Editori Riuniti) e festival letterari e premi cinematografici, poiché il partito era munifico verso i suoi intellettuali.
 
La Crisi del 1956 e le Contraddizioni Interne
Il 1956 fu un anno drammatico per Calvino e altri intellettuali comunisti, segnando il culmine delle contraddizioni tra gli ideali professati e la realtà politica del blocco sovietico.
A febbraio del 1956, la denuncia dei crimini di Stalin da parte di Kruschev aveva riacceso la speranza in un "socialismo dal volto umano" e nella ricomposizione della figura morale degli intellettuali comunisti. La fine dello stalinismo sembrava togliere un peso terribile, permettendo alla rivoluzione e alla verità di coincidere.
Tuttavia, queste speranze furono vanificate a novembre 1956 con l'invasione dell'Ungheria da parte dell'Armata Rossa per stroncare l'insurrezione antisovietica.
Calvino descrisse la condizione dei comunisti italiani in quel periodo come "schizofrenici" o "dissociati":
• Da un lato, volevano essere "i testimoni della verità" e "i defensori della giustizia contro ogni sopraffazione".
• Dall'altro lato, giustificavano i torti e la tirannide del partito di Stalin nel nome della causa.
Questa dissociazione era evidente quando, pur provando profondo disagio, estraneità e ostilità nei paesi del socialismo (come la Bulgaria menzionata come esempio), tornati in Italia gli stessi intellettuali si chiedevano cosa altro potessero essere se non comunisti, data la necessità di raddrizzare le storture presenti in Italia.
 
La Rottura con il Partito Comunista Italiano
In seguito all'invasione dell'Ungheria, il Partito Comunista Italiano difese l'intervento sovietico, sostenendo che fosse dovuto per contrastare una presunta "controrivoluzione fascista", affermazione che Calvino considerava falsa, poiché gli insorti erano operai e cittadini di Budapest che si ribellavano alla dittatura e allo sfruttamento.
Calvino definì le pagine de L'Unità (il quotidiano del PCI) relative all'Ungheria come contenenti "inammissibili falsificazioni della realtà".
Nel 1957, Calvino fu uno dei pochi intellettuali a uscire dal Partito Comunista. Questa decisione era considerata radicale e comportava un costo personale in termini di opportunità, poiché significava tagliare i rapporti con la rete di supporto e influenza del partito.
Giustificando la sua posizione, Calvino espresse una critica alla politica in generale, ritenendo che "la politica registri con molto ritardo cose che per altri canali la società manifesta" e che "spesso la politica compia operazioni abusive e mistificanti". Nonostante l'uscita dalla politica attiva di partito, Calvino continuò a impegnarsi politicamente attraverso altre forme, scrivendo su riviste culturali e quotidiani su temi come la guerra del Vietnam, le guerre nel mondo e l'emergere del Terzo Mondo.
 
L'Influenza del PCI sulla Letteratura
Calvino ha anche combattuto una battaglia contro le direttive del PCI in ambito letterario. Già nel 1947, all'epoca della pubblicazione de Il sentiero dei nidi di ragno, il PCI tentava di esercitare una "direzione politica dell'attività letteraria".
Il partito chiedeva agli scrittori di creare l'"eroe positivo" e di fornire immagini "normative, pedagogiche di condotta sociale di milizia rivoluzionaria" (un tentativo simile a quanto avveniva con gli intellettuali sovietici sotto Stalin, sebbene in Italia le pressioni fossero meno pesanti).
Calvino si pose contro l'incombere di una "nuova retorica" e rispose a questa richiesta scrivendo intenzionalmente una storia di partigiani in cui "nessun eroe, nessuno ha coscienza di classe", rappresentando invece il lumpen proletariato (sottoproletariato). Questa scelta fu una sfida diretta ai dettami del PCI, che auspicava l'intellettuale organico.
In sintesi, l'esperienza di Calvino con il PCI è stata caratterizzata da un iniziale impegno attivo nella Resistenza, seguito da un profondo disagio morale e politico culminato nella rottura del 1957, in difesa della libertà intellettuale e contro le mistificazioni del partito.
 
 
 
 
PE-n1612-Italo-Calvino.mm - un dialogo
 
L'analisi approfondita verte sul romanzo d'esordio di Italo Calvino, "Il sentiero dei nidi di ragno", ponendolo in netto contrasto con la retorica convenzionale sulla Resistenza. Il testo esplora la biografia di Calvino, dall'ambiente familiare antifascista alla sua cruciale esperienza come partigiano nelle brigate Garibaldi, fondamentale per la nascita del libro. Il fulcro dell'opera è la scelta antiretorica di Calvino, che rifiuta tanto l'immagine del partigiano bandito quanto quella dell'eroe immacolato, rappresentando invece un distaccamento di combattenti sbandati, imperfetti e spesso privi di coscienza politica. Questa visione viene veicolata attraverso gli occhi innocenti di Pin, un bambino orfano e irriverente che agisce da narratore "straniante," consentendo all'autore di esplorare la guerra in modo non ideologico. Infine, l'analisi sottolinea il concetto chiave del "furore", una rabbia esistenziale che spinge i combattenti, e la successiva coerenza intellettuale di Calvino, che lo portò ad abbandonare il PCI in seguito ai fatti d'Ungheria del 1956, rifiutando ogni forma di falsificazione della realtà.
 
 
 
 
 
 
 
PE-n1613-Italo-Calvino.mm - dialogo 2
 
Allora, oggi ci tuffiamo in un classico, il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Abbiamo qui una presentazione ehm bella densa che lo analizza insieme alla vita di Calvino, al suo impatto. Sai, sembra che questo libro, sì, parla di resistenza, ma ma è tutt'altro che una celebrazione eroica, come dire, convenzionale.
 
Esattamente. È un'opera che, beh, Calvino stesso quasi disse nata per caso, ma che fin da subito rivela una profondità e una volontà antiretorica davvero notevoli. L'analisi che abbiamo sottomano mette in luce proprio questa questa complessità.
 
Bene, la nostra missione allora è capire meglio questo romanzo, no? Collegarlo all'esperienza partigiana di Calvino e a come ha voluto raccontare la resistenza in modo così così controcorrente, diciamolo. Niente eroi patinati, vero? Pare che il protagonista sia addirittura un bambino. Mah, iniziamo a vedere che salta fuori.
 
Partiamo proprio da Calvino. Nasce a Cuba nel 23, ma cresce a Sanremo, Liguria. Un dettaglio, secondo me, interessante è l'ambiente familiare, genitori scienziati, persone colte, benestanti e sì, antifascisti, anche se non in modo, come dire, militante.
 
Ah, quindi un antifascismo vissuto più in privato, cioè niente manifestazioni pubbliche o o che so iscrizioni a partiti clandestini.
 
Proprio così. L'analisi sottolinea che non avevano nemmeno la tessera del partito fascista, il che non era scontato, eh, ma il loro dissenso restava, beh, tra le mura domestiche o con amici fidati. Era un atteggiamento, diciamo, abbastanza comune per molti italiani che non aderivano al regime, ma insomma evitavano lo scontro aperto.
 
E il giovane Calvino segue le orme di genitori, si iscrive ad Agraria a Torino, ma poi arriva l'8 settembre 43 l'armistizio. Mamma mia, un momento che deve aver sparigliato le carte per un sacco di gente.
 
Decisamente per Calvino o per tanti altri giovani si trattò di una scelta esistenziale proprio. La Repubblica di Salò chiamava alle armi l'alter era nascondersi, rischiare grosso oppure fare una scelta attiva, la resistenza. E Calvino scelse quest'ultima.
 
Diventa renitente alla leva di Salò, quindi tecnicamente un disertore per loro e poi si unisce ai partigiani. L'analisi dice nel 44: "Entra nel Partito Comunista e in una brigata a Garibaldi sulle Alpi Marittime, combatte fino alla fine. Deve essere stata un'esperienza pazzesca, fondamentale. Lui stesso ne parlerà come di un capitale di esperienze davvero. Raccontava di essere contento di tutto quello che ha fatto, ammirando molto nei compagni quella mescolanza di fierezza e allo stesso tempo autoironia nel fronteggiare pericoli e disagi. La sua tessera, sì, lo identificava nella seconda divisione d'assalto Garibaldi Felice Casione. Questa esperienza diretta è beh, è cruciale per capire il romanzo.
 
È finita la guerra a Molla Agraria, si vede che non era la sua strada e si lanza sulla letteratura. Entra in Eonaudi a Torino. Che ambiente doveva essere quello. Pavese, Vittorini, Natalia Ginsburg, mamma mia. E nel 47 a soli 24 anni pubblica il sentiero dei nidi di ragno ed è subito un successo.
 
Un successo immediato. Sì, vince anche il Premio Riccione. Però attenzione, l'analisi che stiamo vedendo ci ricorda una cosa importante. Calvino stesso anni dopo, è sentirà il bisogno di scrivere una prefazione fondamentale per spiegare le sue intenzioni. Senza quella prefazione c'è il rischio di fraintendere il libro. di leggerlo in modo un po' superficiale.
 
E qui veniamo alla prima grande stranezza del romanzo, no? Il protagonista non è un partigiano modello, ma un bambino, Pin, che avrà 8-9 anni e vive nei vicoli poveri di Sanremo. Com'è questo PIN? Che personaggio è?
 
È un personaggio incredibile, orfano di madre, il padre marinaio, chissà dove. Vive con la sorella che è una prostituta, conosciuta come la nera del carruggio lungo. È un bambino terribilmente solo. Sai, i coanei lo evitano perché perché sa troppe cose da grandi, cose magari un po' sconce e i grandi non li capisce, si sente continuamente tradito da loro.
 
Quindi cerca tensioni come può, tipo cantando canzonacce volgari all'osteria, immagino una cosa del genere.
 
Esatto. È scacciato e irriverente. Usa un linguaggio scurrile proprio per farsi accettare dagli adulti, ma in realtà ne resta escluso. L'analisi evidenzia bene questa sua condizione. Lui spia la sorella con i clienti tedeschi, senza capire davvero cosa succede. Desidera entrare nel mondo dei grandi, ma ne viene respinto. L'unico suo vero spazio è un luogo segreto, quasi immaginario.
 
Ah, il famoso sentiero dei nidi di ragno, dove lui crede che i ragni facciano tane sottoterra. Bello. Un rifugio fantastico per un bambino così solo.
 
Una fantasia che lo protegge. Sì. E la scelta di Pin come protagonista è beh, un colpo di genio narrativo. Permette a Calvino di usare quello che viene definito straniamento, raccontare la guerra. il mondo adulto attraverso uno sguardo ingenuo, non ideologico, quasi dal basso. Pin vede la violenza, la politica, la sessualità, ma senza i filtri le sovrastrutture di un adulto. È un po' forse lo sguardo dello stesso Calvino, no? L'intellettuale borghese catapultato in quel mondo popolare dei partigiani.
 
E la pistola P38, anche quella finisce nel sentiero segreto, giusto? La ruba un tedesco, glielo chiede un partigiano, ma poi se la tiene.
 
Proprio così. Per Pin non è tanto un'arma quanto un oggetto magico, potente, quasi un talismano, un simbolo di quel mondo adulto a cui lui ambisce, ma che non comprende fino in fondo e la nasconde lì, nel suo posto segreto.
 
Da lì però la sua storia si lega per forza alla resistenza. Viene arrestato, poi evade.
 
Sì, lo arrestano perché lo sospettano del furto, anche se lui aveva solo il cinturone. La pistola l'aveva già nascosta. In carcere incontra Lupo Rosso, un personaggio emblematico, giovane, eroico, sì, ma tutto preso dall'ideologia comun. parla quasi per slogan e vadono insieme, ma poi Lupo Rosso, preso dalla sua missione, dalla lotta, lo abbandona senza tante cerimonie. È l'ennesima delusione per Pin.
 
E poi finalmente incontra qualcuno che sembra diverso, Cugino, un partigiano più grande, più silenzioso.
 
Esatto. Cugino è forse la prima figura adulta che mostra un po' di di umanità verso Pin. È lui che lo porta al distaccamento partigiano comandato da questo dritto. Ed è qui, proprio qui, che l'analisi sotto con forza l'intento antiretorico di Calvino. Arriviamo al cuore del libro, secondo me.
 
Ecco, spieghiamolo bene. Antiretorico in che senso? Cosa voleva evitare Calvino? Che immagine non voleva dare?
 
Voleva evitare due opposte semplificazioni, come poi spiegherà lui stesso molto bene. Da un lato voleva contrastare la propaganda fascista e anche un po' ben pensante che dipingeva i partigiani come banditi, delinquenti comuni, insomma. Dall'altro però rifiutava anche l'immagine opposta. geografica quasi da Santini che iniziava già a circolare, gli eroi tutti giovani e belli, senza macchia, senza paura, quella roba lì.
 
E come lo fa? Mettendo in scena una banda di partigiani che, beh, definire pittoresca e dire poco.
 
Decisamente la banda del dritto sembra un'armata brancaleone. Calvino disse proprio di aver voluto rappresentare i peggiori partigiani possibili. L'analisi li descrive bene. Dritto il comandante è stanco, è sfiduciato, si finge pure malato per stare dietro a Giglia che è la moglie del cuoco mancino. Poi ci sono quattro calabresi finiti lì un po' per caso dopo l'8 settembre, parlano un dialetto quasi incomprensibile e non hanno la minima coscienza politica.
 
E poi c'era anche un ex carabiniere, mi pare.
 
Sì, carabiniere, che si è unito più per salvarsi la pelle che per vera scelta ideale. E Pelle, quel giovane ossessionato dalle armi che pensa solo ad accumularne per sé e che poi infatti finirà per tradire e passare ai fascisti portandosi via tutto l'Arsenale. E infine Zenè è lungo che passa il tempo leggendo sempre lo stesso romanzo giallo, insomma, non proprio l'immagine epica della resistenza. Ecco, sembra quasi una provocazione. Ma qual era il messaggio di Calvino nel rappresentarli così? Dove voleva arrivare?
 
Era una doppia sfida, molto coraggiosa per l'epoca. Primo ai ben pensanti diceva: "Guardate che anche nel più sbandato di questi uomini, persino nel traditore pelle, c'era una elementare spinta di riscatto umano, un bisogno di sentirsi uomini dopo anni di umiliazioni sotto il fascismo che gli rendeva comunque 100.000 volte migliori di chi era rimasto passivo. a guardare alla finestra.
 
È la seconda sfida. Era rivolta al suo stesso partito, al PCI.
 
Esattamente. Il Partito Comunista all'epoca chiedeva agli intellettuali una letteratura pedagogica che celebrasse gli eroi positivi per educare le masse. Calvino rifiuta nettamente questa che lui vede come una nuova retorica. Sceglie invece di rappresentare il sottoproletariato, il cosiddetto lumpen proletariato, con tutte le sue contraddizioni, affermando che proprio quella sarebbe stata l'opera più positiva, più rivoluzionaria. Un atto di grande onestà intellettuale, direi.
 
Però nel romanzo ci sono anche figure più consapevoli, più politiche. Kim, il commissario, e Ferriera, il comandante militare. Non sono come gli altri.
 
Sì, loro rappresentano l'altra faccia della resistenza, quella più organizzata, più cosciente. Kim è uno studente di medicina, forse c'è qualcosa di Calvino stesso in lui per la sua capacità di analisi lucida. Ferriiera invece è un operaio con coscienza di classe. Arrivano per rimettere un po' d'ordine dopo che dritto, distratto da G. ha fatto incendiare per sbaglio l'accampamento. Ed è proprio Kim a rivelare che quel distaccamento di sbandati in fondo l'ha voluto lui, quasi come un esperimento.
 
Un esperimento? E perché mai? Che senso aveva?
 
È qui che arriva il concetto chiave, potentissimo, che l'analisi metta giustamente al centro, il furore. Ferriera chiede a Kim: "Ma perché combattono questi uomini? Non hanno ideali, non sanno nemmeno bene perché sono lì, potrebbero cambiare bandiera da un momento all'altro, come ha fatto Pelle? Cosa li spinge veramente?"
 
E la risposta di Kim qual è? Cosa c'è dietro?
 
Kim risponde che a spingerli è un furore, una rabbia antica, profonda, che nasce dalloesa della loro vita. Capisci? La miseria, l'ignoranza, le umiliazioni subite, la sporcizia delle loro case, le parole oscene imparate fin da bambini, combattono non tanto per un'idea astratta, ma per sfogare questa rabbia esistenziale, questa voglia di riscatto personale e forse collettivo.
 
Un'interpretazione molto forte, quasi psicologica, direi.
 
Molto forte e anche scomoda. Perché Kim e quindi Calvino si spinge ancora oltre. Dice una cosa quasi scandalosa per l'epoca. Lo stesso identico furore, la stessa rabbia esistenziale anima i fascisti. È lo stesso furore, dice Kim. Sembra un'affermazione terribile, no? Che mette tutti sullo stesso piano.
 
Ma allora qual è la differenza se la spinta iniziale è la stessa? Dove sta il punto?
 
La differenza, dice Kim, è abissale e sta nel significato storico, nel senso che la storia dà le loro azi. Qui noi si è nel giusto, nello sbagliato. Anche senza saperlo, i partigiani, persino i più sbandati come quelli del dritto, combattono dalla parte del riscatto. I loro gesti, anche violenti, anche contraddittori, contribuiscono magari inconsapevolmente a costruire un futuro diverso, un'Italia senza più rabbia.
 
E i fascisti invece, il loro fure.
 
I loro sono gesti perduti, inutili furori. Anche la loro rabbia magari è autentica, ma è in malata dalla parte sbagliata della storia, dalla parte che vuole perpetuare l'odio, la divisione, la schiavitù. Combattono per restare schiavi, dice Kim. È una distinzione cruciale. La stessa emozione umana, lo stesso furore può portare a esiti storici diametralmente opposti. Dipende da che parte stai.
 
Questa onestà nel guardare le motivazioni profonde, anche quelle più scomode, mi sembra una cifra di Calvino che ritorna anche dopo, no? L'analisi che abbiamo qui dedica spazio anche al suo percorso politico successivo, in particolare alla rottura col PC.
 
Sì, ed è un percorso molto coerente con l'antiretorica e l'onestà intellettuale che vediamo già nel romanzo. Il 1956 è l'anno chiave. Prima c'è il rapporto Kuschov che denuncia i crimini di Stalin e molti comunisti, Calvino compreso, sperano in una svolta, sai, in un socialismo dal volto umano.
 
Ma poi arriva l'Ungheria, l'invasione sovietica che soffoca brutalmente la rivolta. Quello deve essere stato uno shock.
 
Esatto. E quella fu una definitiva per Calvino. Lui descrive la condizione dei comunisti italiani di allora come quasi schizofrenica, difensori della giustizia a parole, ma costretti poi a giustificare le azioni più ingiuste del partito in nome della causa. Il PC ufficiale, infatti difese l'intervento sovietico parlando di controrivoluzione fascista
 
e Calbino non ci sta, non può accettarlo.
 
Assolutamente no. Definisce quella posizione una inammissibile falsificazione della realtà. E nel 1957, con un gesto di grande coerenza e anche coraggio, perché significava isolarsi da un mondo culturale e politico per lui importante, esce dal Partito Comunista. L'analisi sottolinea come fu uno dei pochi intellettuali di spicco a farlo in quel momento. Non era facile,
 
però non smette di essere un intellettuale impegnato, giusto? Non si ritira.
 
No, affatto. Continua a scrivere su temi civili, firma testi di canzoni impegnate come quella bellissima Oltre il ponte sulla Resistenza che dice proprio non è detto che fossimo santi. L'eroismo non è soprumano. Vedi? prende proprio i temi del romanzo. Poi scrive Marco Valdo, che è una critica dolceamara alla retorica del boom economico e ci sono sue riflessioni importanti sulla paura come male da sconfiggere sul valore cruciale dell'istruzione.
 
C'è anche quella lettera del 56 sul conflitto israelo-palestinese menzionata nell'analisi. Una visione davvero particolare per l'epoca, direi quasi profetica per certi versi.
 
Sì, è interessante. Commentando una raccolta di poesie palestinesi e notando l'assenza di autori ebrei Lui propone una soluzione radicale alternativa ai due stati, una doppia rivoluzione interna, da una parte quella degli israeliani poveri contro i propri leader colonialisti e dall'altra quella delle masse arabe contro le oligarchie reazionarie che secondo l'interpretazione data nella fonte strumentalizzavano la causa palestinese. Una posizione quasi utopica, certo, ma che mostra bene la sua tendenza a cercare soluzioni complesse, non scontate, rifiutando sempre le narrazioni semplicistiche. Tornando al romanzo, come si chiude poi la storia di Pin? Ritrova la sua pistola? Che fine fa?
 
Sì, la ritrova, ma in circostanze traumatiche. Dopo essere scappato dalla banda del dritto, scopre che Pelle gli ha rubato la pistola dal nascondiglio segreto e l'ha data a sua sorella, la nera, che nel frattempo è diventata una spia, collabora con tedeschi e fascisti. Pin di nuovo solo, disperato, ma poi rincontra Cugino.
 
Ah, Cugino, il partigiano silenzioso che l'aveva aiutato. All'inizio.
 
Esatto. Solo che cugino è lì con un compito preciso. Deve giustiziare la sorella di Pin, la spia. Pin, che igno di tutto gli mostra persino dove trovarla. Poi sente uno sparo da lontano. Quando Cugino ritorna da lui gli mente, dice di essersene andato per schifo, senza aver fatto nulla e gli restituisce la pistola.
 
Una bugia fin di bene, forse per proteggerlo da una verità che sarebbe stata troppo pesante per un bambino, probabilmente. E l'immagine finale con la descrive l'analisi è molto potente davvero.
 
Sì, com'è
 
potentissima dice: "E continuarono a camminare l'uomone e il bambino nella notte in mezzo alle luciole tenendosi per mano. Cugino diventa finalmente quell'amico adulto, quasi una figura paterna che Pin ha sempre cercato disperatamente. È un finale che non è né lieto né tragico in senso classico, ma resta sospeso, pieno di ambiguità, certo, ma con un barlume di umanità, di connessione ritrovata in mezzo a tutta quella brutalità.
 
Quindi Tirando un po' le fila di tutto questo discorso, cosa ci lascia questa analisi di Calvino e del suo primo romanzo? Qual è il succo?
 
Beh, direi che ci lascia l'immagine di un autore che fin da subito, fin dal suo esordio, ha rifiutato le scorciatoie della retorica, sia quella denigratoria che quella celebrativa, ha avuto il coraggio enorme di rappresentare la resistenza nella sua complessità umana con le sue miserie, le sue contraddizioni, ma senza mai perdere di vista il senso storico profondo di quella lotta in incarnato forse proprio da quell'idea del furore che diventa riscatto. È un invito a guardare alla storia e anche all'impegno con onestà intellettuale, accettando le zone d'ombra senza semplificare.
 
Davvero affascinante e mi colpisce molto questa idea del furore di cui abbiamo parlato, quella rabbia che può animare fronti opposti. L'analisi suggerisce una riflessione finale, no? Quanto di quel meccanismo una stessa spinta emotiva magari che però porta a scelte storiche giuste o sbagliate. Possiamo forse riconoscerlo anche oggi nei conflitti, nelle divisioni che vediamo intorno a noi.
È una domanda potente. Sì, forse ci ricorda di guardare oltre le diclarazioni di principio, magari alle motivazioni più profonde, spesso non dette, che muovono le persone e i gruppi, e a chiederci sempre questa rabbia, questa spinta, questa energia da che parte della storia si colloca, verso quale futuro ci sta portando. È una riflessione pesante che Calvino ci ha lasciato in eredità fin da suo esordio.
 
 
 
 
PE-n1614-Italo-Calvino.mm - Discussione: Antiretorica di Calvino. - L'Antiretorica di Italo Calvino, evidente fin dal suo romanzo d'esordio Il sentiero dei nidi di ragno (pubblicato nel 1947), rappresenta una volontà profonda di complessità e onestà intellettuale nel raccontare l'esperienza della Resistenza italiana.
 
L'Antiretorica di Italo Calvino, evidente fin dal suo romanzo d'esordio Il sentiero dei nidi di ragno (pubblicato nel 1947), rappresenta una volontà profonda di complessità e onestà intellettuale nel raccontare l'esperienza della Resistenza italiana.
Questa impostazione antiretorica era così cruciale che, anni dopo la pubblicazione, Calvino stesso sentì il bisogno di scrivere una prefazione fondamentale per chiarire le sue intenzioni ed evitare fraintendimenti o letture superficiali del libro.
 
Il Doppio Rifiuto della Retorica
L'intento antiretorico di Calvino si manifesta nel suo rifiuto di due opposte semplificazioni narrative sulla Resistenza:
1. La Retorica Denigratoria: Calvino voleva contrastare la propaganda fascista (e quella di una parte della borghesia benpensante) che dipingeva i partigiani come "banditi" o "delinquenti comuni".
2. La Nuova Retorica Celebrativa: Rifiutava l'immagine opposta, che stava già iniziando a circolare, quella "agiografica quasi da Santini," che presentava i resistenti come "eroi tutti giovani e belli, senza macchia, senza paura".
L'opera, quindi, si propone come un'analisi della Resistenza nella sua "complessità umana" e con tutte le sue "miserie" e "contraddizioni".
 
L'Antiretorica nella Scelta dei Personaggi
Calvino impiega lo straniamento narrativo per raggiungere il suo obiettivo antiretorico:
• Il Protagonista Non-Ideologico: La storia è raccontata attraverso lo sguardo di Pin, un bambino di 8-9 anni, orfano e terribilmente solo. Pin vede la violenza e la politica in modo "ingenuo, non ideologico, quasi dal basso", privo dei filtri e delle sovrastrutture di un adulto.
• La Banda dei "Peggio Partigiani": L'intento antiretorico si focalizza con forza nella rappresentazione della banda partigiana del Dritto. Calvino dichiarò di aver voluto rappresentare i "peggiori partigiani possibili". Questo distaccamento sembra un'armata brancaleone, composta da figure profondamente imperfette:
    ? Dritto, il comandante, è stanco, sfiduciato e distratto dalla relazione con Giglia.
    ? Ci sono quattro calabresi senza minima coscienza politica.
    ? Figure opportuniste come l'ex carabiniere e Pelle, ossessionato dalle armi, che finirà per tradire e passare ai fascisti.
Nel rappresentare questi uomini sbandati (il lumpen proletariato), Calvino offriva la sua prima sfida ai benpensanti: anche nel più sbandato o persino nel traditore Pelle, c'era una "elementare spinta di riscatto umano," un bisogno di sentirsi uomini dopo le umiliazioni del fascismo, rendendoli comunque migliori di chi era rimasto passivo.
 
Il Rifiuto della Retorica del Partito e la Teoria del Furore
La seconda, e forse più coraggiosa, sfida antiretorica era rivolta al suo stesso Partito Comunista Italiano (PCI). All'epoca, il PCI chiedeva agli intellettuali una "letteratura pedagogica che celebrasse gli eroi positivi". Calvino, invece, rifiuta questa "nuova retorica" scegliendo di mostrare le contraddizioni del sottoproletariato.
Questo approccio portò alla discussione chiave sul concetto di furore, introdotta dal personaggio di Kim:
• La Scomoda Verità: Kim, il commissario, riconosce che gli uomini combattono mossi da un "furore," una "rabbia antica, profonda," che nasce dalle umiliazioni subite, dalla miseria e dall'ignoranza. Questo li spinge a cercare un riscatto personale e collettivo.
• Identico Furore: L'elemento più scomodo e antiretorico è l'affermazione che lo stesso identico furore e la stessa rabbia esistenziale possono animare anche i fascisti.
• La Differenza Cruciale: Sebbene la spinta emotiva sia la stessa, la differenza è "abissale" e risiede nel significato storico. I partigiani, pur inconsapevolmente, combattono dalla parte del riscatto e contribuiscono a costruire un futuro diverso. I fascisti, al contrario, combattono dalla parte sbagliata della storia, perpetuando l'odio e la schiavitù; i loro sono "gesti perduti, inutili furori".
 
Coerenza Politica e Antiretorica
Questa onestà intellettuale e la ricerca della verità al di là degli slogan sono una cifra coerente nel percorso di Calvino. La sua Antiretorica si manifestò anche in campo politico, in particolare nel 1957, quando uscì dal Partito Comunista.
Calvino non accettò la difesa ufficiale del PCI dell'intervento sovietico in Ungheria, definendola una "inammissibile falsificazione della realtà". Il suo gesto, compiuto in coerenza con la sua necessità di non giustificare azioni ingiuste in nome della causa, fu un atto di grande coraggio e coerenza intellettuale, in linea con il rifiuto della retorica che aveva già espresso nel suo romanzo d'esordio.
In sintesi, l'Antiretorica di Calvino fu un invito a guardare all'impegno e alla storia con onestà intellettuale, accettando le zone d'ombra senza mai semplificare. Continuò a portare avanti questo tema, per esempio scrivendo testi come Oltre il ponte che recita "non è detto che fossimo santi" e che l'eroismo non è sovrumano, riprendendo esplicitamente i temi del romanzo.
 
PE-n1615-Italo-Calvino.mm - Discussione: Analisi del romanzo. - L'analisi del romanzo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, pubblicato nel 1947, si concentra sulla sua volontà antiretorica e sulla profonda complessità con cui affronta il tema della Resistenza.
 
L'analisi del romanzo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, pubblicato nel 1947, si concentra sulla sua volontà antiretorica e sulla profonda complessità con cui affronta il tema della Resistenza.
 
Contesto e Intenzione Antiretorica
Il romanzo fu un successo immediato, vincendo il Premio Riccione. Tuttavia, Calvino stesso sentì il bisogno, anni dopo, di scrivere una prefazione fondamentale per chiarire le sue intenzioni, poiché c'era il rischio di fraintendere l'opera e di leggerla in modo superficiale.
L'intento cruciale del romanzo è l'antiretorica. Calvino intendeva evitare due opposte semplificazioni:
1. Contrastare la propaganda fascista (e quella benpensante) che dipingeva i partigiani come banditi o delinquenti comuni.
2. Rifiutare l'immagine agiografica e da "santini" degli eroi della Resistenza, privi di macchia e paura, che stava iniziando a circolare.
 
Il Protagonista: Pin e lo Straniamento
La prima "stranezza" del romanzo risiede nel protagonista, Pin, un bambino di circa otto o nove anni che vive nei vicoli poveri di Sanremo. Pin è un personaggio incredibilmente solo, orfano di madre e con un padre marinaio assente. Vive con la sorella, una prostituta conosciuta come "la nera del carruggio lungo".
Pin si sente escluso: i coetanei lo evitano perché "sa troppe cose da grandi" e lui non capisce gli adulti, dai quali si sente continuamente tradito. Egli cerca di farsi accettare cantando canzonacce volgari e usando un linguaggio scurrile, ma resta escluso dal mondo adulto. Spia la sorella con i clienti tedeschi senza comprendere appieno la situazione.
Il suo unico vero spazio è un luogo segreto e quasi immaginario: il sentiero dei nidi di ragno, dove crede che i ragni facciano tane sottoterra, un rifugio che lo protegge.
La scelta di Pin come protagonista è definita un "colpo di genio narrativo" che permette a Calvino di utilizzare lo straniamento. Attraverso lo sguardo ingenuo, non ideologico e "dal basso" di Pin, la guerra, la violenza, la politica e la sessualità sono raccontate senza i filtri e le sovrastrutture tipiche di un adulto. Questo sguardo riflette forse l'esperienza dello stesso Calvino, l'intellettuale borghese catapultato nel mondo popolare dei partigiani.
Nel suo sentiero segreto, Pin nasconde una pistola P38, rubata a un tedesco. Per Pin, l'arma non è tanto un oggetto militare, quanto un oggetto magico, potente, un talismano che simboleggia quel mondo adulto a cui aspira ma che non comprende fino in fondo.
 
La Banda Partigiana e la Sfida
La storia di Pin si lega alla Resistenza quando viene arrestato per il furto (anche se aveva solo il cinturone, avendo già nascosto la pistola). Dopo l'evasione con Lupo Rosso (un partigiano eroico ma troppo preso dall'ideologia che parla per slogan e lo abbandona), Pin incontra Cugino, forse la prima figura adulta a mostrare umanità nei suoi confronti.
Cugino lo porta al distaccamento partigiano comandato da Dritto. È qui che l'intento antiretorico di Calvino si manifesta con più forza, rappresentando quella che Calvino stesso definì la banda dei "peggiori partigiani possibili".
La banda di Dritto è descritta come un'"armata brancaleone":
• Dritto, il comandante, è stanco e sfiduciato, finge di essere malato per stare con Giglia (la moglie del cuoco).
• Ci sono quattro calabresi, finiti lì per caso, senza coscienza politica e che parlano un dialetto quasi incomprensibile.
• Un ex carabiniere si è unito più per salvarsi la pelle che per convinzione ideale.
• Pelle è ossessionato dalle armi e pensa solo ad accumularne per sé, finendo per tradire il gruppo, passare ai fascisti e portarsi via l'arsenale.
• Zenè il Lungo passa il tempo a leggere lo stesso romanzo giallo.
 
Calvino lancia con questa rappresentazione una doppia sfida:
1. Ai benpensanti: Afferma che anche nell'uomo più sbandato, persino nel traditore Pelle, risiedeva una spinta elementare di riscatto umano, un bisogno di sentirsi uomini dopo le umiliazioni del fascismo, rendendoli comunque migliori di coloro che erano rimasti passivi.
2. Al PCI: Rifiuta la richiesta del Partito Comunista di produrre una letteratura pedagogica che celebrasse eroi positivi. Sceglie invece di rappresentare il sottoproletariato (lumpen proletariato) con le sue contraddizioni, definendo questo atto come l'opera più positiva e rivoluzionaria.
 
Il Concetto di Furore e il Senso Storico
Nel romanzo compaiono figure più consapevoli, come Kim (il commissario, uno studente di medicina dotato di lucida analisi) e Ferriera (il comandante militare, un operaio con coscienza di classe).
Quando Ferriera chiede a Kim cosa spinga a combattere questi uomini privi di ideali, Kim risponde con il concetto chiave: il furore.
Questo furore è una rabbia antica e profonda, che nasce dalla miseria, dall'ignoranza, dalle umiliazioni subite e dalla sporcizia della loro vita. Essi combattono per sfogare questa rabbia esistenziale e per una voglia di riscatto personale e collettivo, più che per un'idea astratta.
L'analisi evidenzia il punto "scandaloso" per l'epoca: lo stesso identico furore anima i fascisti.
La differenza, cruciale e abissale, sta nel significato storico che la storia conferisce alle loro azioni. I partigiani, pur sbandati, combattono dalla parte del riscatto e contribuiscono, anche inconsapevolmente, a costruire un futuro diverso e un'Italia senza più rabbia. I fascisti, invece, canalizzano la loro rabbia in "gesti perduti, inutili furori," militando dalla parte sbagliata della storia, quella che perpetua l'odio e la schiavitù.
 
Conclusione del Romanzo
Pin, fuggito dalla banda di Dritto, scopre che Pelle ha rubato la sua pistola dal nascondiglio e l'ha data a sua sorella, La Nera, che nel frattempo è diventata una spia dei tedeschi e fascisti.
Pin rincontra Cugino, che in realtà si trova lì con il compito preciso di giustiziare la sorella, la spia. Pin, ignaro, gli mostra dove trovarla. Dopo aver sentito uno sparo, Cugino torna e mente a Pin, dicendo di essersene andato per schifo, restituendogli la pistola. Si presume che la bugia sia un tentativo di proteggere il bambino da una verità troppo pesante.
L'immagine finale è potente: "E continuarono a camminare l'uomone e il bambino nella notte in mezzo alle luciole tenendosi per mano". Cugino diventa finalmente la figura adulta e quasi paterna che Pin ha disperatamente cercato. Il finale non è lieto né tragico in senso classico, ma rimane sospeso, con un barlume di ritrovata umanità e connessione in mezzo alla brutalità.
Il romanzo, fin dal suo esordio, riflette l'onestà intellettuale di Calvino, il suo rifiuto delle scorciatoie e il coraggio di rappresentare la lotta partigiana nelle sue zone d'ombra, pur mantenendo ferma la visione del suo profondo senso storico.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PE-n1616-Italo-Calvino.mm - Discussione: Esperienza della Resistenza. - a discussione sull'Esperienza della Resistenza, in riferimento alle fonti fornite che si concentrano su Italo Calvino e il suo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno,
 
La discussione sull'Esperienza della Resistenza, in riferimento alle fonti fornite che si concentrano su Italo Calvino e il suo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno, deve necessariamente articolarsi su tre piani: l'esperienza personale di Calvino, l'esigenza narrativa di una rappresentazione antiretorica, e il significato profondo e complesso della lotta (il furore).
 
1. L'Esperienza Personale di Calvino
Italo Calvino, nato a Cuba nel 1923 ma cresciuto a Sanremo, proveniva da una famiglia colta e benestante, antifascista, anche se il loro dissenso era vissuto prevalentemente in privato, tra le mura domestiche.
L'esperienza della Resistenza per Calvino e per molti altri giovani fu una vera e propria "scelta esistenziale". In seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, Calvino divenne renitente alla leva della Repubblica di Salò, un atto che lo rendeva tecnicamente un disertore.
Nel 1944, Calvino si unì alla Resistenza, entrando nel Partito Comunista e combattendo in una brigata Garibaldi sulle Alpi Marittime fino alla fine della guerra. Quest'esperienza diretta fu "fondamentale" per lui. Egli stesso la definì un "capitale di esperienze" e ammirava nei suoi compagni partigiani la "mescolanza di fierezza e allo stesso tempo autoironia" nel fronteggiare i pericoli e i disagi.
 
2. L'Approccio Antiretorico alla Narrazione
Subito dopo la guerra, Calvino abbandonò gli studi di Agraria per dedicarsi alla letteratura. Quando pubblicò Il sentiero dei nidi di ragno nel 1947, il libro rivelò immediatamente una profonda "volontà antiretorica" nel raccontare l'esperienza partigiana in modo "controcorrente".
Calvino sentì il bisogno, anni dopo, di scrivere una prefazione fondamentale per spiegare le sue intenzioni, temendo che il libro potesse essere "frainteso" o letto in modo "superficiale".
L'intento antiretorico di Calvino si focalizzava sul rifiuto di due opposte "semplificazioni" della realtà:
1. Contrastare la propaganda fascista (e della borghesia benpensante) che denigrava i partigiani dipingendoli come "banditi, delinquenti comuni".
2. Rifiutare l'immagine opposta che stava emergendo, quella "agiografica quasi da Santini," che presentava i resistenti come "eroi tutti giovani e belli, senza macchia, senza paura".
Per evitare l'idealizzazione, Calvino scelse di raccontare la Resistenza attraverso:
• Lo Straniamento: Utilizzando lo sguardo ingenuo e "non ideologico" di Pin, un bambino di 8-9 anni, orfano e terribilmente solo. Pin osserva la violenza e la politica "quasi dal basso," privo dei filtri ideologici degli adulti.
• I "Peggio Partigiani": Calvino mise in scena quella che definì "i peggiori partigiani possibili". La banda del Dritto era descritta quasi come una "armata brancaleone". I membri erano stanchi, sfiduciati, privi di coscienza politica (come i quattro calabresi), o opportunisti (come l'ex carabiniere). Figure come Pelle, il giovane ossessionato dalle armi, dimostravano la fragilità morale, arrivando a tradire la causa e passare ai fascisti.
Questa rappresentazione era una doppia sfida: una ai "ben pensanti" (mostrando che anche in questi uomini c'era una "elementare spinta di riscatto umano") e l'altra al Partito Comunista, che all'epoca richiedeva una letteratura "pedagogica che celebrasse gli eroi positivi". Calvino rifiutò questa "nuova retorica" in nome di un'"onestà intellettuale".
 
3. La Teoria del Furore: La Motivazione Profonda
Nonostante la rappresentazione delle "miserie" e delle "contraddizioni" della lotta, Calvino non perse di vista il senso storico profondo della Resistenza. Attraverso il commissario Kim, il romanzo esplora la vera molla che spingeva questi uomini a combattere.
Quando il comandante Ferriera chiede a Kim perché combattono uomini privi di ideali, Kim risponde che la vera spinta è un "furore," una "rabbia antica, profonda," nata dalla miseria esistenziale, dall'ignoranza e dalle umiliazioni subite. Essi combattono non per un'idea astratta, ma per sfogare questa "rabbia esistenziale" e per una voglia di riscatto personale.
Il concetto di furore si spinge fino a un'affermazione "scomoda" e "quasi scandalosa per l'epoca": Kim riconosce che lo stesso identico furore e la stessa rabbia esistenziale animano anche i fascisti.
La differenza "abissale" tra le due fazioni non risiede quindi nell'emozione umana di base, ma nel "significato storico".
• I Partigiani (anche gli sbandati): Combattono dalla "parte del riscatto". I loro gesti, anche se contraddittori, contribuiscono inconsapevolmente a costruire un futuro diverso, un'Italia senza più rabbia, ponendosi dalla parte giusta della storia.
• I Fascisti: Il loro furore è espresso in "gesti perduti, inutili furori". La loro rabbia è inquadrata dalla "parte sbagliata della storia," quella che perpetua l'odio e la schiavitù, combattendo, di fatto, "per restare schiavi".
Questa riflessione sulla Resistenza, quindi, non è solo un racconto bellico, ma un'indagine sull'onestà e sul significato ultimo dell'impegno, accettando le "zone d'ombra senza semplificare". Calvino mantenne questa coerenza di pensiero anche in seguito, ad esempio uscendo dal Partito Comunista nel 1957 dopo l'invasione sovietica in Ungheria, rifiutando quella che definì una "inammissibile falsificazione della realtà".
 
 
 
 
 
PE-n1617-Italo-Calvino.mm - Discussione: Rifiuto delle semplificazioni. - Il rifiuto delle semplificazioni (o Antiretorica) è l'elemento centrale del romanzo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, fin dalla sua pubblicazione nel 1947.
 
Il rifiuto delle semplificazioni (o Antiretorica) è l'elemento centrale del romanzo Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, fin dalla sua pubblicazione nel 1947. La necessità di chiarezza su questo punto era tale che, anni dopo, Calvino sentì il bisogno di scrivere una prefazione fondamentale per prevenire che il libro venisse "fraintendere" o letto in modo "superficiale".
L'intento antiretorico di Calvino si configura come un rifiuto di due opposte narrazioni semplicistiche sulla Resistenza:
 
1. Rifiuto della Retorica Denigratoria
Calvino voleva contrastare la propaganda fascista (e quella di una parte della borghesia conservatrice) che tendeva a dipingere i partigiani come "banditi, delinquenti comuni". L'autore rispondeva a questa semplificazione mostrando che persino negli uomini più sbandati e imperfetti del sottoproletariato (il cosiddetto lumpen proletariato), c'era una "elementare spinta di riscatto umano," un bisogno di "sentirsi uomini" dopo le umiliazioni subite sotto il fascismo. Questo bisogno li rendeva, secondo la prospettiva di Calvino, migliori di coloro che erano rimasti passivi "a guardare alla finestra".
 
2. Rifiuto della Retorica Celebrativa
Parallelamente, Calvino rifiutava l'immagine opposta che cominciava a circolare, quella "agiografica quasi da Santini," che trasformava i resistenti in "eroi tutti giovani e belli, senza macchia, senza paura".
Per evitare questa nuova semplificazione, Calvino scelse di rappresentare la Resistenza nella sua profonda complessità e nelle sue contraddizioni, attraverso:
 
A. Lo Straniamento del Protagonista
Il romanzo non ha come protagonista un partigiano ideologico, ma Pin, un bambino di 8-9 anni, solo e orfano, che vive nei vicoli poveri di Sanremo. La scelta di Pin permette di usare lo straniamento, raccontando la guerra e il mondo adulto attraverso uno sguardo ingenuo, non ideologico, quasi dal basso. Pin vede gli eventi senza i "filtri" e le "sovrastrutture di un adulto," fornendo così una visione cruda e non edulcorata.
 
B. La Banda dei "Peggio Partigiani"
Per smontare l'idea dell'eroismo immacolato, Calvino dichiarò esplicitamente di aver voluto rappresentare i "peggiori partigiani possibili". La banda del Dritto è un distaccamento di sbandati che sembra una vera "armata brancaleone". I membri sono motivati da ragioni non politiche: ci sono quattro calabresi senza la minima coscienza politica, un ex carabiniere unitosi solo per "salvarsi la pelle", e figure opportuniste come Pelle, ossessionato dalle armi, che finirà per tradire e passare ai fascisti.
 
C. La Sfiducia nella Retorica del Partito
Il rifiuto delle semplificazioni si rivolgeva anche al Partito Comunista Italiano (PCI) che all'epoca chiedeva una "letteratura pedagogica che celebrasse gli eroi positivi per educare le masse". Calvino, invece, rifiutò questa "nuova retorica," scegliendo di rappresentare il sottoproletariato "con tutte le sue contraddizioni," un atto che considerava in sé "più rivoluzionario".
 
La Complessità del "Furore"
Il rifiuto più profondo della semplificazione si esprime attraverso la teoria del furore, introdotta dal commissario Kim. Kim spiega che questi uomini combattono non per ideali astratti, ma spinti da un "furore, una rabbia antica, profonda," nata dalla miseria, dalle umiliazioni subite e dall'ignoranza.
Questo concetto respinge la facile distinzione tra buoni e cattivi introducendo una scomoda verità: la stessa "rabbia esistenziale" può animare anche i fascisti.
La differenza cruciale, e il culmine del ragionamento antiretorico, non sta nella motivazione emotiva (che è identica), ma nel "significato storico". I partigiani, pur inconsapevolmente, combattono dalla "parte del riscatto" e contribuiscono a un futuro diverso; mentre i fascisti, anche se animati da rabbia autentica, combattono dalla "parte sbagliata della storia," con i loro che sono "gesti perduti, inutili furori" che perpetuano l'odio e la schiavitù.
 
Coerenza Intellettuale Successiva
Questa richiesta di onestà intellettuale e il rifiuto di giustificare le azioni in nome di una causa superiore rimasero una cifra costante nella vita di Calvino. Questa coerenza si manifestò politicamente nel 1957, quando uscì dal PCI in seguito all'intervento sovietico in Ungheria. Calvino definì la difesa ufficiale del partito come una "inammissibile falsificazione della realtà" e agì in coerenza con la sua necessità di non accettare narrazioni semplicistiche o ingiuste.
L'eredità del suo approccio è un invito a guardare all'impegno e alla storia con onestà intellettuale, accettando le "zone d'ombra senza semplificare".