PE-1400-9
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PE-1468-osterie-Saronno.mm - Il frammento esplora la ricca storia delle osterie di Saronno fino agli anni '40 del Novecento, evidenziando come la loro proliferazione fosse legata alla vicinanza del mercato e all'afflusso di mercanti forestieri,
PE-1469-osterie-Saronno.mm - Le osterie di Saronno. Fino agli anni 40 del secolo scorso Saronno era costellata di osterie dove si poteva gustare un bicer de quel boom
PE-n1470-osterie-Saronno-.mm - Discuss Osterie Saronno. - Le osterie di Saronno rappresentavano un elemento centrale e caratteristico della vita cittadina fino agli anni '40 del secolo scorso, quando la città ne era "costellata".
PE-n1471-ubriachezza-Borromeo-.mm - Discussione: Ubriachezza Borromeo. - Il tema della "Ubriachezza Borromeo" si riferisce alla ferma condanna del vizio dell'ubriachezza pronunciata da Carlo Borromeo, in un contesto storico e geografico legato alla frequenza delle osterie a Saronno.
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PE-n1473-guida-umoristica-.mm - Discuss Guida umoristica. - La discussione sulla "Guida umoristica" si concentra su un'opera letteraria dialettale del tardo Ottocento che documenta un viaggio lungo il percorso del tramvai tra Milano e Varese, passando per Saronno e altre località.
PE-n1474-poesia-popolare-.mm - Discussione: Poesia popolare. - La discussione sulla Poesia popolare nelle fonti fornite è strettamente legata a un testo specifico risalente alla fine del XIX secolo, che offre uno spaccato umoristico e documentario della Lombardia.
PE-n1475-vino-saronno-.mm - dialogo
PE-1468-osterie-Saronno.mm - Il frammento esplora la ricca storia delle osterie di Saronno fino agli anni '40 del Novecento, evidenziando come la loro proliferazione fosse legata alla vicinanza del mercato e all'afflusso di mercanti forestieri,
Il frammento esplora la ricca storia delle osterie di Saronno fino agli anni '40 del Novecento, evidenziando come la loro proliferazione fosse legata alla vicinanza del mercato e all'afflusso di mercanti forestieri, con circa quaranta locali nel centro storico. Queste osterie, frequentate dal popolo per bere dopo il lavoro, contribuirono alla cattiva fama degli abitanti tanto da attirare la condanna di Carlo Borromeo. Il testo descrive i vini e i liquori disponibili, sottolineando che il vino prodotto a Saronno era di proprietà dei possidenti e non destinato al popolino. Infine, si analizzano le cause della scomparsa delle osterie e dei vigneti locali, tra cui l'espansione edilizia, le malattie delle viti e, soprattutto, i furti devastanti poco prima della vendemmia, che insieme alla crescente facilità di acquistare vino altrove, decretarono la fine della viticoltura nella campagna saronnese -. .QGLG352--osterie-vino-pt02.mp3
PE-1469-osterie-Saronno.mm - Le osterie di Saronno. Fino agli anni 40 del secolo scorso Saronno era costellata di osterie dove si poteva gustare un bicer de quel boom
Le osterie di Saronno e Ulvend de Busti continua dalla puntata precedente. Le osterie di Saronno. Fino agli anni 40 del secolo scorso Saronno era costellata di osterie dove si poteva gustare un bicer de quel boom. Solo nel vecchio centro ristrettissimo, ce n'era almeno una quarantina. E questo affollamento era dovuto alla vicinanza del mercato che si teneva tre volte alla settimana, frequentato da mercanti forestieri che riempivano locande e stallazzi. C'erano osterie nel centro e lungo la statale varesina, molte delle quali con le pergole adatte a riparare con un po' d'ombre viandanti e vetturini, osterie di gran passaggio o margini o ai margini dell'abitato con tanto di segni notone e il gioco delle voce. Erano locali per il popolo, disponibile ad alzare il gomito dopo una giornata di duro lavoro. Anzi, proprio alla sidua frequentazione dell'osteria era dovuta alla cattiva fama dei sarunat. Tanto che in una predica Saronno il 7 giugno 1583 Carlo Borromeo tronò contro il turpe vizio del ubriachezza. Numerose mescite antiche avevano nomi affascinanti: osterie delle due spade, della frascata, del leoncino, della bosotta, della corona, della fontana. Nella seconda metà dell'800 si beveva un po' di tutto: vini piemontesi, pugliesi e siciliani, compreso il liquore saronese di mandorle a mare. L'amaret, prodotto dall'antica drogheria a vago. Ma il vino prodotto a Saronno, quello non era per il popolino e difficilmente finiva sui tavoli delle osterie. Era vino dei Posidenti riservato alla tavola dei benestanti. Osterie e vigne oggi sono scomparse, condannate a morte dallo sviluppo edilizio, ma per le viti non fu l'unica causa. Dopo l'attacco della crittogramma, spiega Vittorio vini ci fu un recupero delle vigne con vitigno americano, ma non si andò oltre alla stesa di qualche filare di gelso, da Gelso a Gelso. Poi ci si accorse che i filari disturbavano il giro d'Aro coi cavalli e qualcuno cominciò a toglierli. Un'altra piaga erano i furti ripetuti, inarrestabili, devastanti, poco prima della vendemia per rubare una sgrassa duga. a fan più 6 anni che che tu scors scotevano il capo dei vecchi del paese e questa dei furti insieme alla crescente facilità di acquistare il vino altrove fu la causa definitiva della scomparsa dell'uva della campagna di di Saronno. Come si presentava alla fine del secolo scorso la campagna che correva da Milano a Varese lungo la strada del Sempione passando per Musocco, Ospiate, Castellazzo, Saronno, Mozzate e Tradate. Ce lo racconta un un ignoto autore dialettale che tra il serio e il faceto scrisse nel 1881 una guida dei tanti SIT e paes che si incontravano passando in tramvai da Milan a Sarot, Muzà e Tradà. Si trattava della guida ballografo umoristica edita D la tipografia Alessandro Lombardi, un viaggio all'insegna del buon umore. L'anonimo scrittore osserva dal finestrino del tram e commenta argutamente invernacolo bosino, i volti, i palazzi, i paesi che scorge e via. È poesia popolare lombarda, godibilissima che documenta la presenza di abbondanti vigneti ai confini tra Milano e Varese. Ed ecco Ate, distresa tra ronchi e vallette, disposta in pianura sul lattopiano in collina e il poeta verseggia. Basta, basta andà a vedere i videti in un run su sul assaggia e scufia i bonvin de roc di run di albin de quei de baragon. Papà a fabbrican del gran vin e un poco più là si apre la pianura coltivata a furmente furmenton e si levano i terrazzamenti di cui in primavera se i vent annette nel cielo e l'atmosfera e si vedono il resegone il monte generoso, il bisbino che il parde estende la man saludai e ave pauraagg Il tranvai il tranvai arranca verso Varese e la campagna si fa ondulata. Ed ecco carbonate con le vigne di casa Viscontina e locato varesineo dove i roncin di qui bu massim bianca capace di fare vivere un morto. Niente manc Adabbiate guazone de beve più indica che la scudella e si trova più facilmente vino da bere nel calice che vino ordinario da bere nella scodella e finalmente tradate da luga buona e bella famoso per il vin bianco che quando beve sedre se mai alle ass
PE-n1470-osterie-Saronno-.mm - Discuss Osterie Saronno. - Le osterie di Saronno rappresentavano un elemento centrale e caratteristico della vita cittadina fino agli anni '40 del secolo scorso, quando la città ne era "costellata".
Le osterie di Saronno rappresentavano un elemento centrale e caratteristico della vita cittadina fino agli anni '40 del secolo scorso, quando la città ne era "costellata".
Diffusione e Ubicazione Storica
Fino a quel periodo, solo nel ristrettissimo centro storico di Saronno si contavano almeno una quarantina di osterie. Questa notevole concentrazione era dovuta principalmente alla vicinanza del mercato, che si teneva tre volte alla settimana, attirando mercanti forestieri che riempivano locande e stallazzi.
Le osterie si trovavano sia nel centro abitato che lungo la statale varesina. Molte di queste strutture presentavano le pergole, che servivano per offrire un po' d'ombra e riparo a viandanti e vetturini. Erano considerate locali di gran passaggio o si trovavano ai margini dell'abitato, spesso segnalate da insegne notorie, e vi si praticava anche il gioco delle bocce (indicato come "gioco delle voce" nel testo).
Funzione Sociale e Reputazione
Le osterie erano essenzialmente locali per il popolo, luoghi dove le persone potevano "alzare il gomito" dopo una giornata di duro lavoro. L'assidua frequentazione di questi luoghi contribuiva, tuttavia, alla cattiva fama degli abitanti, i "sarunat".
Tale fama negativa legata all'abuso di bevande era così radicata che già il 7 giugno 1583, Carlo Borromeo, durante una predica a Saronno, tuonò contro il "turpe vizio dell'ubriachezza".
Nomi e Bevande
Molte mescite antiche possedevano nomi suggestivi e affascinanti. Tra i nomi noti si citano:
• Osterie delle due spade.
• Della frascata.
• Del leoncino.
• Della bosotta.
• Della corona.
• Della fontana.
Nella seconda metà dell'Ottocento, l'offerta di bevande era varia e includeva vini piemontesi, pugliesi e siciliani. Nelle osterie si poteva gustare anche l'amaret, il liquore saronese di mandorle amare, che veniva prodotto dall'antica drogheria "a vago".
È importante notare che il vino prodotto localmente a Saronno (il vino dei Posidenti) era generalmente riservato alla tavola dei benestanti e difficilmente finiva sui tavoli delle osterie a disposizione del popolino.
Scomparsa
Oggi, sia le osterie che le vigne sono purtroppo scomparse. La loro scomparsa è stata condannata a morte dallo sviluppo edilizio. Per quanto riguarda le vigne, che in passato contribuivano al paesaggio circostante (sebbene il loro vino non fosse consumato nelle osterie popolari), la causa definitiva della loro sparizione fu attribuita ai furti ripetuti, inarrestabili e devastanti poco prima della vendemmia, insieme alla crescente facilità di acquistare vino altrove..
PE-n1471-ubriachezza-Borromeo-.mm - Discussione: Ubriachezza Borromeo. - Il tema della "Ubriachezza Borromeo" si riferisce alla ferma condanna del vizio dell'ubriachezza pronunciata da Carlo Borromeo, in un contesto storico e geografico legato alla frequenza delle osterie a Saronno.
Il tema della "Ubriachezza Borromeo" si riferisce alla ferma condanna del vizio dell'ubriachezza pronunciata da Carlo Borromeo, in un contesto storico e geografico legato alla frequenza delle osterie a Saronno.
Contesto a Saronno:
Saronno era una località caratterizzata da una notevole presenza di osterie. Fino agli anni '40 del secolo scorso, il vecchio centro, pur ristrettissimo, ne contava almeno una quarantina. Questa concentrazione era alimentata dalla vicinanza del mercato, che si teneva tre volte a settimana e richiamava mercanti forestieri che riempivano locande e stallazzi.
Le osterie, alcune delle quali avevano nomi suggestivi come "delle due spade," "della frascata," o "della corona," erano essenzialmente locali per il popolo, frequentati da coloro che erano disponibili ad "alzare il gomito" dopo una giornata di lavoro faticoso.
Il Vizio e la Reputazione:
Proprio a causa della assidua frequentazione dell'osteria, gli abitanti di Saronno (sarunat) avevano sviluppato una cattiva fama.
Fu in risposta a questa situazione e alla diffusa intemperanza che Carlo Borromeo intervenne:
• Durante una predica tenuta a Saronno.
• La data specifica dell'evento fu il 7 giugno 1583.
• In tale occasione, Carlo Borromeo "tronò contro il turpe vizio del ubriachezza".
La discussione sull'ubriachezza di Borromeo evidenzia quindi il tentativo del cardinale di contrastare un vizio popolare ampiamente diffuso e socialmente visibile a Saronno, strettamente legato alla cultura delle osterie e del consumo di vino.
È interessante notare come, benché a Saronno si bevessero vini provenienti da diverse regioni (piemontesi, pugliesi, siciliani) e l'Amaretto (liquore saronese di mandorle amare), il vino prodotto localmente dai possidenti era riservato alle tavole dei benestanti e difficilmente finiva sui tavoli delle osterie frequentate dal popolino.
PE-n1472-scomparsa-vigneti-.mm - Discussione: Scomparsa vigneti. - La scomparsa dei vigneti a Saronno è un fenomeno descritto nelle fonti come definitivo, con diverse concause che hanno portato alla fine della produzione di uva nella campagna circostante.
La scomparsa dei vigneti a Saronno è un fenomeno descritto nelle fonti come definitivo, con diverse concause che hanno portato alla fine della produzione di uva nella campagna circostante.
Cause della Scomparsa dei Vigneti
Le vigne, così come le osterie, sono oggi "scomparse" dalla zona di Saronno. Sebbene lo sviluppo edilizio ("sviluppo edilizio") sia stato un fattore che ha "condannato a morte" sia le osterie sia le vigne, per queste ultime lo sviluppo abitativo non fu l'unica causa.
Le ragioni specifiche del declino e della scomparsa dei vigneti includono:
1. L'Attacco della Crittogramma: Vi fu un attacco da parte della crittogramma. Nonostante ciò, si tentò un recupero dei vigneti utilizzando un "vitigno americano".
2. L'Interferenza dei Filari: Il tentativo di recupero non andò oltre la stesa di alcuni filari di gelso. Ci si accorse che questi filari disturbavano il "giro d'Aro coi cavalli", spingendo alcuni agricoltori a rimuoverli.
3. I Furti Devastanti: Una "piaga" significativa era rappresentata dai "furti ripetuti, inarrestabili, devastanti". Questi furti avvenivano poco prima della vendemmia, atti che facevano scuotere il capo ai vecchi del paese.
4. La Competizione Commerciale: L'altra causa definitiva della scomparsa dell'uva nella campagna di Saronno fu la "crescente facilità di acquistare il vino altrove".
Questi due ultimi elementi, i furti uniti alla facilità di reperire vino altrove, furono la causa definitiva che portò alla scomparsa dell'uva.
Contesto Storico del Vino a Saronno
È interessante notare che storicamente il vino prodotto a Saronno (il cosiddetto "vino dei Posidenti") era destinato alla tavola dei benestanti ed era difficile che finisse nei tavoli delle osterie a disposizione del popolino.
Vigneti Limitrofi (Contrasto)
Nonostante la scomparsa dei vigneti nella campagna di Saronno, le fonti documentano la presenza di abbondanti vigneti nelle aree confinanti tra Milano e Varese alla fine del secolo scorso (fine XIX secolo). Ad esempio, lungo la strada del Sempione, un autore dialettale anonimo del 1881 descriveva:
• La zona di Arese, dove si potevano vedere i vigneti e assaggiare i "bonvin de roc" (buoni vini di roccia).
• Carbonate, nota per le "vigne di casa Viscontina".
• Locate Varesino, descritta come un luogo con "roncin di qui bu massim bianca capace di fare vivere un morto".
• Tradate, famosa per il suo vino bianco.
PE-n1473-guida-umoristica-.mm - Discuss Guida umoristica. - La discussione sulla "Guida umoristica" si concentra su un'opera letteraria dialettale del tardo Ottocento che documenta un viaggio lungo il percorso del tramvai tra Milano e Varese, passando per Saronno e altre località.
La discussione sulla "Guida umoristica" si concentra su un'opera letteraria dialettale del tardo Ottocento che documenta un viaggio lungo il percorso del tramvai tra Milano e Varese, passando per Saronno e altre località.
Identità e Contesto dell'Opera
• Titolo: L'opera è una guida ballografo umoristica.
• Autore e Pubblicazione: Fu scritta nel 1881 da un ignoto autore dialettale che procedeva "tra il serio e il faceto". Fu edita dalla Tipografia Alessandro Lombardi.
• Obiettivo: Si trattava di un "viaggio all'insegna del buon umore".
• Percorso Documentato: La guida descrive i molti luoghi (SIT e paes) che si incontravano percorrendo il tragitto in tramvai (tramvai) da Milano (Milan) verso Saronno (Sarot), Mozzate (Muzà) e Tradate (Tradà).
Stile e Contenuto
L'anonimo scrittore osserva il paesaggio dal finestrino del tram e ne commenta argutamente gli elementi. Lo stile utilizzato è il vernacolo bosino.
Il testo è descritto come "poesia popolare lombarda, godibilissima", che offre un quadro della vita e del paesaggio dell'epoca.
Documentazione Geografica e Vinicola
La guida è particolarmente significativa perché documenta la presenza di abbondanti vigneti ai confini tra Milano e Varese, in contrasto con la successiva scomparsa delle vigne della campagna di Saronno stessa (dovuta a furti e sviluppo edilizio).
L'autore dialettale descrive con versi i paesi incontrati lungo il percorso:
• Arese (Ate): Viene descritta come un luogo disteso tra valli e colline, dove si possono vedere i vigneti (videti) e assaggiare i "bonvin de roc" (buoni vini di roccia).
• Carbonate: Famosa per le "vigne di casa Viscontina".
• Locate Varesino: Un luogo i cui piccoli vigneti (roncin) producono un vino massim bianca (bianco) che si dice sia "capace di fare vivere un morto".
• Tradate: Menzionata come un paese "buona e bella" e famoso per il suo vin bianco.
Attraverso gli occhi dell'autore della Guida umoristica, si ha una testimonianza poetica che, tra umorismo e serietà, cattura l'aspetto della campagna di fine Ottocento lungo la strada del Sempione.
PE-n1474-poesia-popolare-.mm - Discussione: Poesia popolare. - La discussione sulla Poesia popolare nelle fonti fornite è strettamente legata a un testo specifico risalente alla fine del XIX secolo, che offre uno spaccato umoristico e documentario della Lombardia.
La discussione sulla Poesia popolare nelle fonti fornite è strettamente legata a un testo specifico risalente alla fine del XIX secolo, che offre uno spaccato umoristico e documentario della Lombardia.
Definizione e Contesto
Le fonti identificano un esempio di "poesia popolare lombarda, godibilissima".
Questa poesia popolare è contenuta in una pubblicazione del 1881 intitolata "guida ballografo umoristica". Fu edita dalla tipografia Alessandro Lombardi.
L'opera documenta un viaggio all'insegna del buon umore lungo la strada che correva da Milano a Varese, in particolare il percorso in tramvai ("tramvai da Milan a Sarot, Muzà e Tradà") che toccava Musocco, Ospiate, Castellazzo, Saronno, Mozzate e Tradate.
Autore e Stile
L'autore è descritto come un "ignoto autore dialettale".
Egli scriveva "tra il serio e il faceto", e il suo metodo consisteva nell'osservare i dintorni dal finestrino del tram.
Il commento arguto dell'autore, che descrive volti, palazzi e i paesi che scorge, era espresso nel vernacolo bosino.
Contenuto e Rilevanza Documentaria
La poesia popolare è considerata un'importante fonte che documenta la presenza di "abbondanti vigneti" ai confini tra Milano e Varese. Questo contrasta con la successiva scomparsa dei vigneti nella campagna di Saronno.
L'autore verseggia su diverse località:
1. Arese: Viene descritta distesa tra "ronchi e vallette" e disposta in pianura e in collina. Il poeta incoraggia ad andare a vedere i vigneti e ad assaggiare i "bonvin de roc" (buoni vini di roccia).
2. Carbonate: Menzionata per le sue "vigne di casa Viscontina".
3. Locate Varesino: Descritta poeticamente per i suoi "roncin di qui bu massim bianca capace di fare vivere un morto".
4. Tradate: Famosa per il suo "vin bianco".
Attraverso la "poesia popolare lombarda", l'autore anonimo del 1881 non solo offre intrattenimento, ma fissa anche un'immagine del paesaggio e della cultura vitivinicola dell'epoca in quell'area, prima che lo sviluppo edilizio e altri fattori portassero alla scomparsa di vigne e osterie a Saronno e dintorni.
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La registrazione audio tratta estesamente della storia e della cultura delle osterie a Saronno, notando che fino agli anni '40 del secolo scorso la città era piena di questi locali popolari, spesso a causa della vicinanza al mercato e della conseguente necessità di ospitare mercanti forestieri. Si esplorano anche le ragioni della scomparsa delle vigne nella campagna di Saronno, attribuita allo sviluppo edilizio, alle malattie delle piante e ai furti. Infine, l'audio cita una guida umoristica dialettale del 1881 che descrive in modo arguto il viaggio in tramvai da Milano verso Varese, documentando la presenza di abbondanti vigneti e la qualità del vino in diverse località lungo il percorso. La fonte, proveniente dal sito www.reijio.it, collega la storia delle tradizioni vinicole e dei luoghi di ristoro nella regione.
Bentrovati. Oggi facciamo un viaggio, beh, un viaggio particolare nel tempo e nello spazio. Ma restando qui in Lombardia andremo a esplorare l'area di Saronno e, diciamo, la direttrice verso Varese per riscoprire due cose che una volta definivano la vita quotidiana e che oggi beh, sono quasi sparite. Parlo delle osterie popolari e delle vigne locali.
Esatto. Un mondo quasi perduto.
E per questa esplorazione usiamo delle fonti direi affascinanti. Da un lato abbiamo dei risoconti storici che ci raccontano di Saronno e delle sue tantissime osterie.
Li abbiamo trovati su regio.
E dall'altro lato una cosa un po' diversa. Una guida turistica dell'800.
Ah,
sì, ma non una guida normale, una guida umoristica che racconta un viaggio in tram da Milano verso Tradate.
Interessante questa combinazione,
eh? Sì. E l'obiettivo qual è? Non solo vedere com'era il passato, ma capirà un po' le dinamiche sociali, no? Quelle legate al vino, alle osterie, vedere come è cambiato il paesaggio agricolo e chiederci alla fine cosa ci dice tutto questo sul nostro presente, sulla velocità con cui cambiano le cose.
È proprio questo il punto, secondo me. Spesso ci concentriamo sui grandi eventi, ma sono queste microstorie, questi dettagli, lo steriallancolo, i filari di vite che ci danno una prospettiva unica sui cambiamenti sociali, economici. È anche una fonte come una guida umoristica che può sembrare leggera, in realtà diventa preziosa. Ci fa capire come la gente viveva, come vedeva il proprio mondo.
Perfetto. Allora, partiamo da Saronno, dalle osterie. Una delle fonti ci dà un'immagine, beh, sorprendente. Fino agli anni 40 del 9 Saronno era letteralmente, dice, costellata di osterie.
Sì, ne ho letto anch'io.
Si parla di almeno 40 locali, 40 solo nel centro storico che non era grand all'epoca.
Ah, no.
E allora vien da chiedersi, ma come mai così tante?
Beh, la spiegazione principale che emerge dalle fonti è legata a un fattore economico molto pratico. C'era il mercato trisettimanale, un evento importantissimo che richiamava a Saronno un sacco di gente, mercanti forestieri li chiamano, gente da fuori, insomma, che aveva bisogno di mangiare, bere qualcosa e spesso anche di un posto per dormire per sé e magari per i cavalli. Quindi, ecco che fioriscono locande, stallazze Possiamo immaginarci il via e che tipo di locali erano. La descrizione è molto colorita. C'erano quelle nel centro, nel cuore della città, altre sulla statale Varesina che era già una strada importante.
Certo.
Molte avevano la pergola, no? Per l'ombra fondamentale per chi viaggiava, per i vetturini, mh
mh per ripararsi dal sole.
Alcune erano solo di passaggio, altre più nascoste ai margini del paese. E poi le insegne, i segni notone, come li chiamano. magari un disegno, un oggetto e quasi sempre il campo da bocce. Immancabile. Erano davvero, come dice la fonte, locali per il popolo.
Esattamente. Erano i centri della vita sociale popolare, luoghi dove ci si trovava. Sì, per bere, ma non solo, per chiacchierare, giocare a carte, sfogarsi un po' dopo il lavoro, il famoso alzare il gomito, insomma. Però questa frequentazione così assidua pare abbia contribuito anche a una certa fama, diciamo, non proprio Lusinghiera, la fonte parla della cattiva fama dei sarunat.
Addirittura c'è un aneddoto che mi ha colpita. Pare che San Carlo Borromeo in visita a Saronno nel 1583, parliamo del 500, eh
ah sì. Mh
mh. Abbia sentito il bisogno di predicare contro il turpe vizio dell'ubriachezza. Evidentemente era già un tema caldo.
Segno che il problema o comunque l'abitudine era ben radicato
e i nomi di queste osterie sono bellissimi. Osteria delle due spade, la frascata, il leoncino, la Busotta, la corona, la fontana, sembrano usciti da un romanzo,
veramente suggestivi. E cosa si beveva lì dentro, diciamo, nella seconda metà dell'800? Le fonti dicono un po' di tutto. Il vino ovviamente era re, ma è interessante notare che non era per forza vino locale, anzi, arrivava vino dal Piemonte, dalla Puglia, addirittura dalla Sicilia, segno che c'era già un commercio.
Un bel giro già. Allora,
esatto. Ma non solo vino, c'era anche un prodotto simbolo di Saronno, l'amaretto. Lo chiamano liquore saronese di mandorle amare e lo legano a quella che la fonte definisce l'antica drogheria vago. Chiaramente un riferimento a Lazzaroni, no? La storica azienda.
Ecco, a proposito di vino locale, qui emerge una cosa strana, quasi un paradosso. Abbiamo detto Saronno piena di osterie, vino che scorreva a fiumi, però la fonte è chiara. Il vino fatto proprio lì, nelle vigne di Saronno. Beh, Quello non era per il popolino. Sembra una contraddizione, no?
Eh, sì, a prima vista sì, ma è una contraddizione che ci dice tanto sulla società di allora. Quel vino era il vino dei posidenti, cioè delle famiglie ricche, dei proprietari terrieri. La classe agiata. Difficilmente lo trovavi nelle osterie popolari. Ero considerato migliore, forse più curato, destinato alle tavole buone. Era uno status symbol, potremmo dire.
Incredibile.
Anche un bicchiere di vino poteva segnare una differenza sociale netta, persino in un paese.
Impressionante come un semplice bicchiere racconti così tanto. Peccato che però di tutte quelle osterie e anche delle vigne locali oggi sia rimasto ben poco. Le fonti sono piuttosto dirette. Osterie e vigne oggi sono scomparse e la causa principale per entrambe sembra essere la stessa. Lo sviluppo edilizio.
Ah, il cemento.
L'espansione delle città, case, strade e fabbriche hanno mangiato via i campi e cambiato proprio il modo di nei paesi, vero, lo sviluppo edilizio è stato un fattore chiave, non c'è dubbio, ma per le vigne la storia è beh, un po' più articolata. Non è stato solo il cemento. Le fonti, specialmente attraverso la testimonianza di un certo Vittorio Fini, ci raccontano una serie di cause concatenate ed è una storia emblematica, secondo me.
Ah, quindi non solo le case costruite sui campi. Cosa c'è stato d'altro?
No, no, è stata, diciamo, una specie di tempesta perfetta. Prima è arrivata la malattia, la fillossera. La fonte la chiama Crittogama. Era un parassita terribile che ha distrutto vigne in tutta Europa. C'è stato un tentativo di ripresa, eh, si innestavano le viti locali su radici di vite americana che resisteva, ma è stato un recupero così limitato, magari qualche filare steso da gelso a gelso, come si usava una volta, non più vigneti estesi.
Capisco. E dopo la malattia
poi è subentrato un conflitto con l'agricoltura che cambiava, ci si è resi conto che i filari tradizionali, messi magari in mezzo ai campi, davano fastidio. Disturbavano il girodalogo ai cavalli, dice la fonte, cioè rendevano difficile arare prima con gli animali, poi con i trattori, erano un ostacolo all'efficienza e quindi molti contadini hanno iniziato a toglierli semplicemente per lavorare meglio la terra per altre colture.
È quasi un simbolo il progresso tecnico che cancella un pezzo di paesaggio. In un certo senso, sì, ma non basta. Si è aggiunta un'altra piaga, questa volta sociale, e forse la più demoralizzante, i furti d'uva. Le fonti li descrivono come ripetuti, inarrestabili, devastanti. Pensa la scena, l'uva è quasi matura, pronta e di notte ti rubano tutto.
Ma davvero?
Sì, bastava poco, dice la fonte, per rubare una sgrassa duga, un bel grappolo. C'è anche il lamento dei vecchi contadini in in dialetto. Noda fan più 6 anni che tu scorsei scotevano il capo, che significa più o meno sono più le annate in cui ce la rubano che quelle in cui la raccogliamo e scuotevano la testa rassegnati.
Ma è terribile
furti così frequenti da spingere la gente a smettere? Sembra proprio di sì. Metti insieme tutto, la malattia, l'intralcio ai lavori agricoli, i furti continui e aggiungi un ultimo fattore, quello economico. Con i trasporti che miglioravano diventava sempre più facile e conveniente comprare vino buono da altre regioni, magari più specializzate. A quel punto, per il piccolo contadino locale, coltivare l'uva era faticoso, rendeva poco e in più c'era la frustrazione dei furti. Questa miscela, dicono le fonti, è stata la causa definitiva, fine della storia per la viticoltura locale.
Davvero una fine malinconica per le vigne, ma proviamo a fare un salto indietro nel tempo. Com'era quel paesaggio prima, visto magari con gli occhi di chi ci viaggiava in mezzo? E qui cambiamo prospettiva, saliamo su un tram, un tram dell'800.
Ah, la guida.
Esatto. La guida ballografo umoristica del 1881, un libricino stranissimo pubblicato dalla tipografia Lombardi. Non era una guida seria, eh, era il racconto ironico di un viaggio in tramvai, come lo chiamavano, da Milano a Saronno, Mozzate e Fino a Tradate. L'autore anonimo guardava fuori dal finestrino e commentava tutto. Facce, case, campagne, paesi con uno stile acuto, pieno di battute, spesso in dialetto varesotto Il vernacolo Bosino. La fonte dice che è poesia popolare lombarda, godibilissima e credo abbia ragione.
E al di là dell'umorismo, che la rende piacevole anche oggi, questa guida è un documento pazzesco. È una fotografia del 1881, ci conferma che c'erano vigneti ovunque in quelle campagne tra Milano e Varese. Ci restituisce un paesaggio segnato dalla vite che oggi, beh, facciamo fatica persino a immaginare percorrendo quelle stesse strade.
Assolutamente. Senti Per esempio, come descrive abbiate Guazzone, un paese distesa tra ronchi e vallette, cioè adagiato tra colline e piccole valli. L'autore nota subito le vigne. Basta, basta, andà a ved'è i videtti in un ransul sulla saggia. Quasi un invito a scendere e andare ad assaggiare.
Bello.
E loda i vini locali e scufia i bonvin de rock di run, di Albin, di quei di Baragon. Un elenco orgoglioso. dei vini di quelle colline.
Fantastico, come il dialetto renda tutto più vivo.
E poi continua, osserva la pianura coltivata a furmente, furmenton, grano e mais, nota i terrazzamenti, poi guarda le montagne in una giornata limpida e si vedono il resegone, il monte generoso, il bisbino, le nostre montagne.
Esatto. E qui c'è una cosa buffa. Immagina che queste montagne siano quasi intimidite dal tram, dal simbolo del Modernità il parivarde stende la man salut e av tramvai come se le montagne salutassero il tram con un po' di timore. Fa sorridere.
Fa sorridere ma è significativo. Mostra come il tram fosse visto come qualcosa di nuovo, potente che si inseriva in un mondo ancora molto rurale, dominato dalla vite. È proprio l'incontro tra vecchio e nuovo.
Il viaggio va avanti e la guida continua a regalare perle a carbonate, per dire, cita Le vigne di casa Viscontina, segno che al Alcune tenute erano famose. Passando da Late Varesino, l'autore si entusiasma per il vino. Parla dei ronchi di qui bumassi in bianca, capaci di far vivere un morto. A ah un'ottima recensione.
La scudella è un po' oscuro, ma sembra voler dire che lì era più facile trovare vino buono da bere nel bicchiere. L'indica forse indeca nel calice che vino sfuso da osteria da bere nella scodella.
Ah, quindi suggerisce una qualità superiore, una certa reputazione. Pare di Sì. E alla fine tre date. Famosa per Luca buona e bella dice, e per il suo vino bianco descritto in modo efficace, famoso per il vin bianco che quando beve sedre semai alle ass.
Cioè,
cioè un vino così buono che quando ti siedi a berlo non ti alzeresti più. Meraviglioso. Quello che trovo incredibile in questa guida è proprio come con leggerezza, con l'umorismo, con il dialetto ci dia un quadro così così capillare dell'importanza della vite in quel territorio. Non era solo paesaggio. Era economia, era vita sociale, era identità dei paesi, ognuno col suo vino, la sua fama e il confronto con l'oggi è beh è forte. Quel mondo lì, descritto meno di 150 anni fa, fatto di ronchi, videti, vini miracolosi, è sparito, travolto dalle dinamiche di cui parlavamo prima.
Allora, cosa ci portiamo a casa da questo viaggio tra osterie e vigne perdute? Abbiamo visto la vitalità delle osterie di Saronno, veri centri della vita popolare. Mh.
Abbiamo seguito il declino delle vigne, una storia complessa fatta di malattie, progresso, furti, mercato, giusto?
E abbiamo intravisto, grazie a quella guida un po' matta, un paesaggio lombardo che non c'è più, visto da un tram dell'800.
Sì. E se colleghiamo i pezzi, quello che emerge con forza è la rapidità, a volte la brutalità, con cui paesaggi, economie e tradizioni possono essere cancellati. Lo sviluppo, la tecnologia, il commercio sono forze enormi. Queste fonti però sono preziose, sono come finestre aperte su quei mondi scomparsi. Ci fanno sentire le voci, immaginare i luoghi, capire le vite di chi c'era prima. Ci restituiscono una memoria che altrimenti silenzio.
E questo ci porta all'ultima riflessione. Chissà, chissà quale cose della nostra vita di oggi, quali luoghi che magari attraversiamo senza farci caso, quali abitudini che ci sembrano eterne, un giorno sembreranno lontane, strane, affascinanti, come ci sembrano Oggi le oosteria con la pergola e le bocce o i filari di vite tra i campi di mais. Quali storie si stanno perdendo proprio adesso, mentre noi parliamo sotto la spinta di cambiamenti che forse nemmeno vediamo bene.