lib931.PE-1400-3

 
 
 
PE-1400-03
Leone da Perego
 
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PE-n1417-Leone-DaPerego.mm - Questo documento audio presenta una coinvolgente narrazione e discussione incentrata sulla figura storica di Leone da Perego, arcivescovo di Milano nel XIII secolo
 
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PE-1417-Leone-DaPerego.mm - Questo documento audio presenta una coinvolgente narrazione e discussione incentrata sulla figura storica di Leone da Perego, arcivescovo di Milano nel XIII secolo.
 
Questo documento audio presenta una coinvolgente narrazione e discussione incentrata sulla figura storica di Leone da Perego, arcivescovo di Milano nel XIII secolo. Il punto cruciale del dibattito è l'identificazione e la riabilitazione della sua salma, inizialmente sepolta in modo discreto fuori Milano a causa di controversie politiche e poi ritrovata a Rho. Lo studioso Piero Raghi e altri relatori illustrano il lungo processo di indagine, che ha incluso analisi antropologiche dei resti mummificati, comparazioni con antiche statue e, fondamentale, la datazione al radiocarbonio (C14) e il successivo test del DNA antico. Questi sforzi scientifici, culminati con la conferma della corrispondenza del DNA con un discendente della nobile famiglia Perego, hanno conferito certezza scientifica all'identità dei resti, superando secoli di confusione e ipotesi, con l'obiettivo finale di garantirgli una dignitosa risistemazione. - QGLE836-LeonedaPerego-arcivescovo.mp3
 
PE-n1418-Leone-DaPerego.mm - La conferenza
 
Siete comodi. Perfetto. Anzi tutto bene. Grazie di essere venuti. a questa presentazione. Guardate che è un pezzo di storia di Milano che grazie al nostro studioso Piero Raghi è stato ribaltato completamente come quello che in passati conoscevamo. Noi sapevamo che il nostro arcivescovo Leone d'Atergo, anzi per dire la per dirlo bene il suo nome Iudianus de Pico, poi modificato il Perego Leone. Leone è il nome che ha preso quando era frate, non era su nome di Vantesimo, sono era Giuliano. Ho eh ha avuto delle storie abbastanza complicate con il vescovo di Milano. Qui legnano è arrivato per morire in pratica, cioè si è spinto qui dopo varie vicissituri. di esili eccetera, ma ve ne parlerà meglio questo palazzo è suo, quindi quando vi dicono sta tornando a casa, non è che da roci mandano a casa lo sai ma che magari potrebbe anche essere interessante, sempre che gliinesi possono sapere dove si perché han fatto di quelle confusioni tra Santo Ambroggio, San Magio, se porto qui, se porto là, non esiste la tomba, c'è da che sono andati avanti per quasi 500 anni a confondere le idee dell'ignanesimo. Adesso direi che ce le ha chiarette con molta scientificità perché è arrivato al DNA, quindi ha fogato tutti i dubbi che potevano esserci sulla individuazione di quella persona. A Legnano era amato, non è stato un unico arcivescovo che ha girato per Legnano. Eh, attenzione a Nel 930 dopo CR qui c'era un castello dall'altra parte della del piazza San Magno che era il cotta e un cotta era cvescoo Milano nel 1930. Questo castello ci hanno ricevuto i reality Inghilterra e così via. Quindi è stata tutta una serie di di avvenimenti che hanno interessato l'anificio, subito dopo la pasarsi dio sepolto vendita fuori porta ecclesi quindi non era stato trattato molto bene. È arrivato invece con qualche traversia di nomina il suo successore, cioè Buna Visconti, quello di cui trovate lo stemma uscendo dal cortilera trovate fuori in consumo trovate lo stemma di questo altro frate per voglia di un Rugo la parola al al nostro ospite.
Ma piacere tutti
il quale mi dirà cose molto più importanti di quello che vi sto dicendo io. Perché? Perché alcune di queste cose che vi ho ricordato sono già nei libri di storia degliano. Magari manca il fatto che si chiamasse Giuliano, però eh ciella fresco a suo tempo altre storie che lo preparerà come Bosentino nel quale c'è un ritratto suo che si vede la pierica da frate ciuffo che sporge dalla dalla capello scovile con mano sopra la vitria e cioè pastorale non e potrete vedere nell'aspetto l'aspetto di Pinto in maniera abbastanza, come dire stilizzata, medievale perché Stiamo parlando di un affresco della fine del 1200, però è lui, è la sua faccia, quindi avrete magari questa opportunità di conoscerlo più profondamente rispetto a qui. I leganesi lo consideravano beato, cioè in odore di santità, ma per questioni politiche, come voi sapete che gli arcivescovi erano delle persone implicate comunque nel governo dalla città e quindi si avicinavano anche i problemi politici, quindi le lotte da una vita premia. Da una di queste è nata la sua esilianza temporanea, poi il ritorno a Legnano e alla morte stessa, quindi il diciamo che scomparso è stato sepolto perché Milano non lo considerava persona degna dell'arco se può rimanere nascosta. è stato nascosto fino a che non è stato preso in mano il lavoro sulla chiesa di Sant'Ambargio, la quale era talmente disastrata che a un certo punto ha dovuto per forza abbatterla e abbattendola hanno ricostruito la chiesa che noi vediamo adesso. Quando hanno fatti i lavori di restauro della chiesa sono state fatte le indagini archeologiche nei pavimenti ed è stato ritrovato il perimetro della Chiesa e il volto nel quale era stata messa la culla di legno, un albero scalato nella quale era conservato praticamente mummificato dal culto suo il corpo di Leone d'Aprio. Sparito arriva il problema di Radi cosaè successo a ce lo racconta. E grazie della bella introduzione. Mi fa piacere innanzitutto prima di perché uno giovanotto allora mi interessa. Io non avevo mai sentito parlarne solo che compariva fra i vescovi di Mil Esatto. Attorno agli anni 70 60 avevo letto sul giornale che l'ingegneri Widusme aveva scoperto una necropi qui dintori. Io incominciavo a interessarmi un po' di archeologia e feci di tutto per conoscere ingest alligine e così la nostra amicizia duro era un bel ventenio abbondante. Il suo libro una memoria storica della società tutti i padri parlava della moglia di Romo che si ipotizzava che fosse Leone da bere. Io non ne avevo mai sentito parlare della munghia di Roma e mi reputavo già all'età di quando si è giovani si pensa di sapere tutto e anche andando avanti si sa sempre meno e la vita, la bellezza della vita è questa. Allora incominciai a strarmi e arrivai a padre Senesi, qualcuno di voi una memoria storica dei frati cappuccini, perché nella guida, nel questa memoria edita dalle società Scuti e Patri, si parlava di padre Sevesi che fu lo storico di Leone da Pericop. Era presso il convento dei frati capucci via Piate a Milano. Dai trovare E dai cominciano le notizie. Allora, nella memoria pubblicata a Lnano su Leone d'Avo era una memoria che traeva gli studi fatti dai duttori della Mrosiana che il cardinal Schuster nominò per definire un po' chi fosse questa mentre invece nel libro di padri sefesi era più una una scritto che parlava un po' della vita di Leone d'Avero. Allora, Leone da Perego che sappiamo tutti che fino al torno al 1570 più o meno, rimase a Lignano. E poi in una visita pastorale di San Carlo Bomeo lo fece togliere da Legnano. Ed è bello quando quanto scrisse il vostro il vostro monsignore farro Pozzi che scrisse al mattino non vide più né il cardinale né il cardinale vivo perché anche Pozzi era andato per farti suo il cardinale di di allora San E nel vescovo spariremo tutte e due, San Carlo e la Mumbia di Leone da Per. Non si sa, non abbiam trovato notizie, non abbiamo trovato nessuna informazione che ci faccia capire come mai la presunta sanna di Leone Perego, la Mumbia, si fermò a Nel 1850, più o meno, a Roa fu demolita l'antica chiesa parrocchiale di San Vittore per costruire l'attuale che si trova nella piazza centrale. Dov nel demolirla trovarono una cassa sul solaio con dentro un cartoo che diceva salma di Leone da Perci vescovo di Milano e di La salma beato leone da Perugia era beato perché i francescani lo nominavano beato. La sanna di Leone d'Agoo finì ad avere una grande venerazione e fu posta nel cimitero in una cappellina dove la gente andava a chiedere grazie e non grazie. Addirittura c'è una nota del 1860 quando la deputazione di studi storici della provincia di Milano e provincia chiedeva ai sindaci quali fossero i monumenti più importanti che ci fossero nel loro comune. Leone d'Appiego è davanti a di R. Questo mi fa pensare un po' che importanza avesse avuto su la popolazione di Roma questo beato Leone. Arriviamo un pochino. Cosa accadde? Allora, 1850 fino al 1930 questa presunta salma. Allora dobbiamo dire presunta perché per il momento c'era un cartiglio dentro. Questa presunta sana aveva preso grande interesse di venerazione della popolazione. E allora padre Oblato missionario di padre giustizia Borgonovo invece stava lottando con tutte le sue possibilità per portare alla beatificazione padre Giorgio Maria Martinelli che era il padre che fondò i padri missionari di Roma. E questa venerazione verso la mumna lui voleva escluderla perché diceva dal pulpito: "Voi pregate una moglie che vi hanno detto che è il beato leone d'Abergo, ma non c'è certezza". Pregate padre Giorgio Maria Baltinelli che diventi beato o fatto sta che le parole di padre Giustino Gordonovo ebbero in seguito e la mummia fu tolta dalla sera al mattino ven con molto difficile come dalla sera al mattino la moglia scompare dal cimitero La gente si è chiesto dove, però con quattro parole di conditi via tutti quanti. Fortuna vuole che prima di porla in uno stadio del cimitero di Roma, parliamo degli anni 30, il sindaco di allora chiamò un bravo fotografo e fotografò la mummia. Questo ve lo dico perché A distanza di anni, quando Piero venne a sapere di questo fatto, cominciai a andare dal sindaco a dire "Ma qui a Rocco abbiamo pubblicazioni che esiste una mugia che qualcuno attribuisce a Leone da Perego? Dove si trova il sito dove? No, io non so niente. Allora, l'unico da poter cedere gloria è il custode del cimitero che arriva da molti anni. I custodi dei cimiteri sanno tutte vite i miracoli di prossimo stanno ogni Allora vado dai sospunti e le dico sempre per favore io ho notizia e lui un po' milanese mi disse che sapevo il fatto era una risposta che mi aspettavo. Ma vorrei studi No, là la ripusata la però andai dal sindaco e dissi ma la st Allora le cose riuscirono finalmente questi siamo negli anni 60 dopo molti anni a risolversi e il sindaco con assessori con marciallo dei Carabieri, con tutti quelli Una sera chiuso il cimitero, aprimmo il lotolo e vedemo la mugia. Però è accaduto una cosa, purtroppo, che la mumificazione si era persa perché la mugna l'avevano posto al piano terra delle dei loculi. Lì ci fu una inondazione e voi sapete benissimo che l'acqua è nemica delle bonificazioni. L'umidità sciolse la modificazione e abbiamo schede. Difatti nella mostra si vede tutto. Allora da lì partì. Avevo le fotografie, abbiamo fotografato lo spego. La prima cosa che feci andai al Museo Egizio, mumbia da collegare subito con le mummie egiziane. Al museo egizio mi sapranno dare qualche notizia. Il professor Don Giorgi che allora era il direttore, guardò le foto e mi disse "Oh, ma questa è una modificazione ad altissimo livello. Pertanto non è una modificazione che si può collegare a gente umile, a gente povera, perché quelli neanche subivano momificazione, ma è una mumificazione riservata a persone di alto rango. E la cosa comincia ciò è interessato. Allora, è di possibilità di conoscere il professor Cleco Cora che qualcuno di voi ricorda come uno dei più grandi antropologi esistenti in Italia ai suoi tempi. Cletto Cora fu, tanto per dirvi, lo studioso dei corpi de dei resti direi di Sant'Antonio Padova, di San Francesco Sisi e tanti altri. Credeto Corei Septi che doveva fare una conferenza a Milano e non c'è come avere passione in una cosa che uno rompe dopo. Io vado la conferenza, tutti se ne vanno e io bon addosso Clet non l'ho mollato più e lui mi diceva "Ma c'ho da fare che sì, ma però quella beh, mandami tutto." Io le mando tutto a Padova Lui insegnava antropologia all'Università di Pad. Fatto sta che dopo averlo tempestato di richiesta, Cletini dicevi si decise a vedere a Roma e a Roma abbiamo preso tutte le varie misure e confrontamo specialmente il volto di La moglia presunto leone d'Ago, con la bellissima statua che si trova in Santorio dedicata a San Pietro l'Embita, dove era figurato Leone d'Apro. Questa statua bellissima dei 1300, cioè pochi anni dopo la morte di Leone d'Apergo, raffigura in due formelle la bellissima figura di Lapero che Caletto Corain ai suo alle sue misure eccetera lì lo dico, disse c'è tanta probabilità che il teschio della mummia dieteronica corrisponda a quello scolpito su il monumento il sa storage. Un altro grande antropologo che prese cuore fu il professor Fornaciari, altro grande vennero anche lui, vero? In quegli anni, attorno agli anni 70 in Italia si cominciò a rendere un po' pubblica la possibilità di fare l'adattazione al radio carbonio. Iniziarono a Pisa, poi lì la cosa cambiò e tutto fu fu portato all'Università La Sapienza di Roma. C'era la dottoressa Cortesi, anche il nome mi ha fatto piacere perché una che porta il nome cortese. Non miaspettavo che fosse scortese. Assolutamente. Qualcuno dice che cognomi riflettono un po' anche ciò che è avvenuto, no? Eh, qualcosa. Allora in contatto e c'era una cifra da pagare per fare. Allora, in quei tempi le cifre erano alte, si parlava di eh quasi 500.000 lire, 1 milione, qualcosa del genere. Noi avevamo in quel periodo un sindaco, ragioniere che faceva i conti al millesimo di millesimo di di di centesimi. Pertanto Tu sei mat spendiamo i soldi per fare C14 a però ecco, dico sempre chi poi crede nelle cose continua qualcosa per Efti anche la dottoressa Coltesi accettò di farla gratuitamente, ma campane a testa,
allora bisognava Allora, per fare l'adattazione al radiocarbonio non è come La termoluminescenza, la terminoluminescenza tu l'osso non lo distruggi. L'adattazione al radio carbonio a quei tempetti devi far fatto sciogliendo la parte organica, distruggendola, poi bombardandola e poi facendo la natazione. Con vinti tutti quanti. Chiediamo un medico dell'ospedale di Rocch prelevassi delle ossa in modo che un domani non si potesse ancora ricostruire nella sua totalità lo scheletro, furono prelevati 500 g di ossa, perché questi era erano le ossa che ci avevano chiesto e partono per Roma e leone perico non solo a Lignano, ma arrivò a Milano come una parte, una piccola parte la dottoressa Cortese procede a fare tutte le analisi e allora dopo 4 mesi arriva il risultato, la data di morte 1247 di Leone d'Aperego e la datazione è 50 anni più 50 anni. È un range di eh di che si dà, insomma, perché non può essere proprio 12, però togliendo 50 anni in più, aggiungendo 50 anni e togliendo la datazione era precisa. Allora noi avevamo prevosto, monsignora Grati, una persona stupenda, ma sempre era molto timido, introverso, aveva dimoregnioni come quando arrivò la datazione dai premost qualcosa che si avvicina alla giusta è arrivata. Dobbiamo attuarci. Parlerò con l'arcipes con cardinale. Cardinale era Martini. Cardinale Martini logicamente dopo che loro loro pensano queste cose, sono sempre un pochino attenti che pensono. Dopo alcuni mesi mi arriva una richiesta di mettere assieme tutti la documentazione di Leone da Piere. e portargliela all'arcivescovale. Metto semutto, porto all'arcivescovale, passano i mesi, passa il Natale, arriva Pasquo e finalmente arriva una cartolina dal cardin una cosa lato apro come grande e dentro c' una bella cartolina buona non si e questo dire buon passa. Oh! È una bella cosa questa. Vado da dal prevosto, è arrivata una volta Pasco. Allora, telefono è prevosto e finalmente i rest mumia di Perico cominciano a avere una quasi identità ben precisa e viene posto in un lobbio di un certo tipo, con una bella piastra nel cimitero di tutto sospendo un momento su quella piastra da alcuni giorni abbia messo la lucardina al cimitere. Dalla prima morte è capitata una cosa del cielo. Abbiam posto la locandina e tutti mi chiedono "Ma cos'è venuto?" Niente. Quel signore lì domenica pomeriggio viene inaugurata la sua mostra per rimane aperta per un certo e l'ancora tesa. Eh, e l'acqua perché ha una grande venerazione. Nel cimitero tutti le portano fiori, accendono rumini, pertanto c'è una certa. Fatto questo, noi continuiamo a dire, noi dirò che col C14 eravamo arrivati tre fino a 3 anni fa ad un punto tale che doveva essere un po' tenuta in grande considerazione. l'adattazione del ciclo in questi ultimi anni all'Università di Bologna il professor Gruppioni dirige un laboratorio di studi del DNA antico. Cosa vuol dire? Allora, fino a tanti anni fa il DNA che noi abbiamo detto che è morbido, è vivo, è tutto attuale, se una dopo alcuni secoli e la nostra mia un po' di secoli, perde la sua caratteristica, diventa un po' duro, pietroso, come la pietra e bisogna riattivarlo per poterlo leggere eventualmente. Allora a Bologna i sol gruppioni benne a sapere della mugia di Roma e la Non, perché altrimenti dovevamo dire alla piastra fare tutti questi lavori. La dottoressa Cortesi di Roma quando fece il C14 avanzò qualche pezzettino d'osso e lo conservò per dargli. E io l'ho conservato religiosamente nel mio studio c'è un saccoro dove c'è il pezzettino di ossi. Allora il professor Gruppioni fa l'analisi l'analisi del DNA antico e stabilisce che il DNA che hanno ottenuto è un DNA che appartiene ad una persona che ha certe caratteristiche, che ha certi anni, pertanto molto attendibile, ma più di così non poteva dire per poter stabilire che il DNA fosse compatibile Con quello di Leoni d'Amergo bisognava che noi trovassimo un discendino. A Milano abbiamo trovato il nobile Perego. Abita in via vicino al via qualche parte e il professor e il nobile per vado a trovarlo lui gentilmente mi accetta, però lui mi disse giustamente, "Ma noi abbiamo da discendenza acquisito questo articolo e questo titolo, però non abbiamo una documentazione che dica che noi derivassimo un Allora, mi pare che in famiglia ci fu un po' di pro e contro. Lo faccio non lo faccio e lo capisco, insomma uno che da molti anni, una famiglia nobile, che ota questa bella discendenza logicamente e se non sono E se non sono loro hanno una bellissima gremaria, una villa a cremaria che è stupenda, una delle ville più belle lomban, una cosa stupida e a Milano C. Allora lo convinzi a farsi prelevare il DNA salivario. Prendiamo il DNA salivari, lo mandiamo a Bologna, professor Gtioni, Mettini Napoli e noi eravamo che noi un po' preoccupati e se non fosse mettiamo in crisi, mettiamo tutti in crisi sistema, finalmente arriva la il DNA del nobile Perego di Milano che lui diceva di essere discendente, ma adesso lo può pubblicare a tutto a tutto schiac 30 40 diciamo conferme con il DNA di Leone più di così non si E questo è una ulteriore, ma non è finita, non è finita. Leone d'apergo. È ormai anche con i frat cappuccini di Milano, un cosa che ogni tanto ricorre nei loro bolettini, nelle loro Allora, due professorti di antropologia l'anno scorso 24 anni, vogliono vollero vedere tutta la documentazione e fecero un bellissimo rapporto che lì è nella nell'ultimo dove passa con una medicolosità tutto ciò che è stato fatto per vedere se ci fosse qualcosa di anomo. E hanno fatto una bella relazione che ad oggi, perché la scienza andrà avanti chissà cosa fra 20-30 anni non so cosa potranno inventari ormai un campo scientifico che sicuramente è aperto a un'infinità di possibilità di datazioni di ogni tipo. hanno stabilito che si può ormai parlare di certezza. Allora, il cardinal Sala era stato informato in questo. Il cardinal Sala rispose dicendomi: "Preghiamo tutti che sia veri". quanto la scienza ha stabilito e siamo adesso abbiamo il vescovo del primo che io mi ero dimenticato quando il cardinal sana sola
Scola, scusate Scola quando il cardinal Scola mi mandò la lettera che era d'accordo su quello che era stato fatto, la lettera fu scritta da Delp Perché Delpini era il segretario di Scopetario
Pertanto Cin Delpini è informatissimo di tutta perché fu lui che andò a prendere informazioni precise e scrisse la lettera. Cardinalpini ebbe notizie del DNA ha detto "Vabbè, noi prendiamo atto e rimane gli altri io non mi sarei mai aspettato quando viene anche che all'inizio di queste mie di questa mia ricerca fosse arrivato oggi che parliamo di Leone d'Apro nella sua terra e nel suo luogo, dove c'è il suo palazzo e dove c'è anche tutta la sua non mi sarei mai e questo è un segno molto bello, è un segno che ci fa capire tante cose. In questi anni abbiamo parlato di Leone d'Apergo col professor Gianazza e con l'amico, caro amico Dian i quali erano respiri a tutti questi dati perché Loro sostenevano ancora che da qualche parte deve essere qui o qual mailario poi in un modo veramente con passione, con una grande passione che veramente se io avessi potuto fare un leone da nasconderglielo e poi farglielo trovare sarei stato felice perché lui l'ha cercato da tutte le parti. Mi ricordo il professor Genazza, se Qualcuno ha notizio di Giananza? Sta sempre bene, qualcuno lo conosce? Sta bene, salutatelo. Eh, una cara persona. Alcuni per alcuni anni Gianarza venne a Roc a tenere conferenze all'Università del Pest perché Gianar è molto bravo, sa esprimere tante belle cose e vi ricordo l'ultima volta che venne architata che mi ricordo dopo aver esposto questi dati che a me mi sembrano dati ben precisi, non sono dati che io mi sono fatto, non è tradizione, ma è scientificità. Questa mi ricordo che quando vennero tutte e due, parlo 7-8 anni fa, ci fu una bella discussione dopo Perché fui attaccato? Perché mi piacciono questi? Io quando sono attaccato sono felice perché dico valgo qualcosa. È meglio essere attaccati che ignoranti. Siamo d'accordo?
È vero.
E poi attaccati dicend Ma cosa vuoi? Hai visto la sintone come? Hai visto la sindone che ha dato un dato? La sindone però hanno fatto la term F C po trasformato alla Sor han prelevato un filo e poteva accadere di tutto, poteva aver subito incendi, toccato, non so. Mentre questa è tutto scientito da Cetin che fa le sue visure e stabilisce che il volto in questa bella scrittura in Santo Storchio corrisponde al volto di Leone, il C14 che c 1247 50 anni in più 50 anni il DNA di e la relazione di questi due docenti di antropologia che sta Allora, concludo fra poco dico una cosa. Qualcuno mi dice, "Ma come mai San Carlo Romeo fece togliere dobbiamo". San Carlo Romeo dice, "Quando voleva lui sad faceva". Era anche in un periodo triste peste aveva bisogno di dare un po' di di calore alla gente. Poveracci, siamo in un periodo terribile, ma diciamoci quando Entrava lui chiesa che aveva bisogno di fare processioni, i santi di arriva Legnano, trova questo leone da beato e non santificato da lui. Lo voleva forse portare a Milano e santificare. Non dimentichiamoci che San Carlo Colomeo era un francescano terzio. Pertant Leone d'ivo era francescato. Pertanto San Carlo Colomeo aveva una grande predilizione verso i francescani, cioè non ha voluto sottrarlo per chissà cosa. Non abbiamo niente che documenti questo, però dobbiamo riconoscere che i francescani terziani hanno delle regole ben precise che non avere una certa serietà. Pertanto io penso, ma io ho chiesto a San Carlo, a Leone da Perio, venite in sogno e dimmi qualcosa, ma mai nessuno si è fatto lui. Allora mi aspettano che vado io che vado io a parlare e poi vi manderò una email. Vi manderò unemail. Allora, fatto dire, abbiamo che si è fermato a Roc può essere dovuto tante cose. Eravamo in tempi molto difficili, non è che si è bucata la ruota, ma sarà accaduto qualcosa che provvisoriamente l'anno, poi Sacano Beromeo è morto dopo pochi anni. La cosa con tutti i problemi che avevano a quei tempi andò i indimenticatori perché anche nei registi della parola di Dio non risulta niente. Non c'è un minimo certo che Aò si fosse fermato niente. Pertanto noi oggi diciamo quando andate in chiesa, quando andrà in chiesa, preghiamo perché questo leone da possa trovare una sua sistemazione per il suo rango che è occupato e che Grazie. Beh, buonasera a tutti, grazie di essere intervenuti. Cosa dire? Innanzitutto benvenuto a casa Lorenda Perego che mi sembra già una bella cosa e poi un grazie perché proviamo a pensare alla all'amore, alla passione, alla perdicacia con cui si è inseguito questa si è inseguita questa storia, dalle costruzioni che sono ovviamente approssimative, infarcite di leggende, di di detti, di di cose, fino ad arrivare a certificazioni che sono una cosa completamente diversa, che ci confermano e a questo punto ne abbiamo la certezza, non c'è ness più nessun dubbio e questo lo dobbiamo a chi ha dato campo a tanti tanti studi con tanta tanta insistenza inseguendo i personaggi attaccandosi come una cozza agli antropologi per per riuscire a portare a casa questo risultato, un risultato straordinario che ci gratifica. E io dal punto di vista dell'amministrazione comunale cosa posso dire? Grazie, grazie per questa certezza storica e grazie per questa mostra che sicuramente susciterà grande interesse. Io dico grazie io grazie chi ha merito in questa cosa e grazie se lo pr se lo porta a casa. Comunque grazie a tutti della partecipazione e ancora grazie, grazie anche per la bellissima narrazione. Non è semplice perché ricostruire così abbraccio tutte questi avvenimenti, queste le date, le i personaggi è una cosa molto difficile, è facile che si ingruppisca via la lingua. Invece lui è riuscito a spiegarcelo con una chiarezza veramente notevole, per cui niente, soltanto una parola grande. Grazie. Andando avanti negli anni mi accorgo che ho una mente che funziona benissimo e un ginocchio che funziona. La mente mi funziona in un modo stupendo, ma addirittura non so, ricordo cose che le avevo messe forse in qualche cassetto e adesso Io ma con una produzione fantastica. Allora, ma il giro mamma mia. Allora, si diceva allenamento e allenamento. Io ho fatto tutte e due le cose perché correvo piedi, facevo tutte queste, però chissà per quale motivo il giro non ha reagito bene. E la Posso posso spiegarle il perché? Il perché sta sta nel fatto che che il nostro organismo è molto intelligente, quindi negli anni ha conservato la parte migliore, quindi lei ha una grande memoria perché ha un grande cervello. Quando andate a Roma passate nel cimitere,
magari custodi quando sono andato per dirle devo mettere una locandina su un Dobbiamo capire e la po che però non ho permesso un libro del comune non credo che farà altro pagare succede di tutto succede di tutto. Non ho messo che le cattive bisogna le ho detto "Guarda, fa niente, fa niente. Ma perché? Perché?" E come risposto ho visto che non erano tanto a conoscenza, ma questo lo capisco ci matericò direi una cosa. Ecco, chi di voi ha possibilità di portare avanti questa voce, di portarla al vostro prevosto, di farla giungere magari al vescovo attuale Milan. perché potessimo un giorno trovare veramente così una sistemazione perché io poi concludere e per oggi ho detto tutto. Io vorrei e ho dei dubbi che molti vescovi o arcivescovi vescovi arcivescovi cardinati che molti arcivescovi sepolti nelle cattedrali fossero documentati scientificamente è meglio di e io sono d'accordissimo. Lasciamol Ma questo è dovre Ma che il pezzo di carta, ma il pezzo di carta era così di Leone d'Abero presso l'Archivio di Stato abbiamo una documentazione di notev dottoressa Barroni, qualcuno di voi l'avrà sentita, una grande paleografa, una grande studiosa, ha qualche anno fa pubblicato tutte le pergamenti che esistenti all'Archivio di Stato da quando fu nominato arcivescovo Leone, è un libro fantastico. E si vede quanto lavoro ha fatto questo questo quest'uomo è stato un uomo di grande. Allora io ti arcivescovi da una parte la croce, dall'altra la spada e la i tempi non possiamo cambiarli, sono andati, ma anche oggi non è che siano molto buoni, sono tempi che accettiamo. Pertanto chi di voi oppure il comune qualcuno, oppure se volete la mia copia, vi faccio tutte le fotocopie di questo di questa bellissima raccolta perché ci sono tutti i documenti, diciamo, che sono scritti con tutte le abeliazioni, non abbelezione che sono poi riportati nella lingua italiana con una documentazione ben precisa il comune di Milan di Legnano dove De della professoressa Barroni, tutti i documenti di Leone da Perego, tutte le pergamele che ci sono nell'archivio di Stato di Milano. È stato un personaggio notevole che è anche bello leggere questi documenti perché ci fanno capire con tutta la pienezza il momento storico e le battaglie che ha fatto e per la battaglia di lagga. contro i vari eh diciamo personaggi che allora venivano e occupavano le nostre terre, no? Pertanto Leone anche dal lato come uomo, come eh un uomo che ha governato una città come Milano e tutta la dio oggisi crea un grande un grande rispetto. Andate a vedere la Grazie a tutti. Eh, vi ricordo che per gli iscritti di Alta Storia sono a disposizione gli ultimi bolletti fatti numero 34, per cui magari se vi rivolgete uscendo alla a Giuseppe, eccolo lì a lui, guardatelo bene, consegnarvi la copia che vi spetta in base a Eh, l'ultima cosa per eh non il du il tre, ma il 7, l'ot, poi vi daremo esattamente le date, gli orari, è prevista una visita al monastero a Cirate, quindi eh dovete, come dire, prendere nota della dell'avvenimento e partecipare a questa Sicuramente bella città che ci sarà anche illustrata dal curatore del resta della Prego. Ah, sì, qui c'è tanto per scherzare qualcosa da leggere. Queste sono comunicazioni alta storia.
Spero che possa ecco guardare qualche curiosità di
a proposito di una cosa, sapere che dato cardinale Martin mandato di Pasqua perché io gli avevo appena consegnato la relazione su Sant'Androgio con ritrovamento della della nicchia della tomba. Per cui no, ci stato un bel silenzio, un bel silenzio. Qui venivano a cancellare la bilato sullo fresco che c'era nella chiesa dei prati. Caribà da Milano. a cancellare la Bibbia e gli scrivono www.redigo.it e la storia continua.
 
PE-n1419-Vita-Leone.mm - Discussione: Vita Leone Perego.
 
La discussione su Vita Leone Perego, basata sulle informazioni fornite, rivela una figura storica complessa, un arcivescovo di Milano la cui identità e sepoltura sono state oggetto di controversie e intense ricerche scientifiche durate decenni.
 
Identità e Origini
Il nome di battesimo di Leone da Perego era Giuliano de Pico, successivamente modificato in Perego. Il nome "Leone" fu quello che adottò quando divenne frate. Egli fu arcivescovo di Milano. Egli era un francescano terziario.
 
Carriera Ecclesiastica e Politica
Leone da Perego era una persona coinvolta nel governo della città e nelle questioni politiche, come era comune per gli arcivescovi dell'epoca. Le sue storie con il vescovo di Milano furono piuttosto complicate. A causa delle lotte politiche, subì un temporaneo esilio.
Arrivò a Legnano, che possedeva il suo palazzo, essenzialmente per morire, dopo diverse vicissitudini e l'esilio. A Legnano era amato e considerato un beato, o in "odore di santità". La sua importanza come uomo e governatore di Milano e della diocesi gli conferisce un grande rispetto. I documenti, raccolti dalla professoressa Barroni, mostrano l'estensione del suo lavoro e le battaglie che condusse contro coloro che occupavano le terre della diocesi. Esiste un affresco della fine del 1200 a Bosentino che lo ritrae con la tonsura da frate che sporge dal cappello vescovile e una mano sul pastorale, un ritratto che mostra il suo aspetto in stile medievale stilizzato.
 
Sepoltura Iniziale e la Controversia
Inizialmente, dopo la sua morte, fu sepolto fuori dalla porta della chiesa ("fuori porta ecclesi") e non fu trattato molto bene. Milano non lo considerava una persona degna della sepoltura arcivescovile, e i suoi resti rimasero nascosti fino a quando la chiesa di Sant'Ambrogio a Legnano non fu abbattuta e ricostruita.
Durante i lavori di restauro della chiesa di Sant'Ambrogio a Legnano, furono eseguite indagini archeologiche che portarono alla scoperta del perimetro della chiesa antica e del sepolcro dove era stata posta la sua culla di legno (un albero scavato). In questa culla, il corpo di Leone da Perego era conservato, praticamente mummificato dal culto a lui dedicato.
Attorno al 1570, durante una visita pastorale, San Carlo Borromeo fece rimuovere la salma da Legnano. Non si sa come o perché la presunta salma si fermò a Ro'. Si ipotizza che San Carlo Borromeo, essendo un francescano terziario, avesse una predilezione per Leone da Perego (anch'egli francescano) e volesse portarlo a Milano per santificarlo, ma non ci sono documenti che lo attestino. San Carlo Borromeo morì pochi anni dopo, e la vicenda cadde nell'oblio.
 
Il Ritrovamento di Ro' e le Indagini
Attorno al 1850, durante la demolizione dell'antica chiesa parrocchiale di San Vittore a Ro', fu trovata una cassa nel solaio contenente un cartiglio che identificava la salma come quella di "Leone da Perego arcivescovo di Milano". I francescani lo chiamavano beato. La salma fu oggetto di grande venerazione a Ro', posta in una cappellina del cimitero dove la gente andava a chiedere grazie.
Negli anni '30, a causa della campagna di Padre Giustino Borgonovo che metteva in dubbio l'identità della mummia per favorire la beatificazione di Padre Giorgio Maria Martinelli, la mummia fu rimossa dal cimitero. Prima che venisse nascosta in un loculo, il sindaco di allora la fece fotografare.
 
La Conferma Scientifica dell'Identità
Negli anni '60, grazie alla perseveranza degli studiosi (in particolare Piero Raghi, come citato nei dialoghi), la mummia (ormai scheletrizzata a causa di un'inondazione e umidità che avevano sciolto la mummificazione) fu riscoperta nel cimitero di Ro'.
Le indagini scientifiche successive fornirono la certezza della sua identità:
1. Antropologia e Mummificazione: Il professor Don Giorgi del Museo Egizio stabilì che la mummificazione era di altissimo livello, riservata a persone di alto rango, e non a gente umile.
2. Confronto Facciale/Cranico: L'antropologo Cletto Corrain confrontò il teschio della mummia con la figura scolpita in due formelle sulla bellissima statua del 1300 dedicata a San Pietro Martire in Sant'Eustorgio, che raffigurava Leone da Perego. Corrain concluse che c'era una forte probabilità di corrispondenza tra i due volti.
3. Datazione al Radiocarbonio (C14): La dottoressa Cortesi, dopo analisi effettuate a Roma, stabilì che la data di morte era il 1247 con un margine di più o meno 50 anni, confermando la compatibilità storica.
4. Analisi del DNA Antico: Il professor Gruppioni dell'Università di Bologna analizzò il DNA antico ricavato dai resti. Per ottenere la certezza, fu prelevato il DNA salivare da un nobile Perego di Milano che si riteneva discendente. L'analisi mostrò 30-40 conferme con il DNA di Leone da Perego, eliminando ogni dubbio sulla sua identità.
Recenti relazioni di due docenti di antropologia hanno stabilito che si può parlare ormai di certezza scientifica riguardo all'identità di Leone da Perego.
Attualmente, i resti mummificati sono stati posti in un loculo specifico nel cimitero di Ro'. Il Cardinale Martini, Scola, e in particolare l'attuale Cardinale Delpini, sono stati informati e hanno preso atto delle scoperte scientifiche. La comunità di Ro' continua a venerare la sua figura, portando fiori e accendendo lumi sulla sua lapide.
Leone da Perego è stato un personaggio notevole, e l'auspicio è che possa trovare una sistemazione degna del suo rango.
 
PE-n1420-ricerca-DNA.mm - Discussione: Ricerca e DNA. - La discussione sulla Ricerca e DNA riguardante i resti di Leone da Perego rappresenta il culmine di decenni di indagini e sforzi volti a stabilire con certezza l'identità dell'arcivescovo.
 
La discussione sulla Ricerca e DNA riguardante i resti di Leone da Perego rappresenta il culmine di decenni di indagini e sforzi volti a stabilire con certezza l'identità dell'arcivescovo.
La ricerca, promossa con grande passione e perseveranza dallo studioso Piero Raghi, mirava a superare le incertezze storiche e le dicerie. L'obiettivo finale era quello di confermare l'identità della salma, precedentemente mummificata e ritrovata a Ro', come quella di Giuliano de Pico (Leone da Perego).
 
Le Fasi Preliminari della Ricerca Scientifica
Prima di arrivare all'analisi del DNA antico, furono condotte diverse indagini scientifiche per accreditare l'ipotesi che i resti scheletrizzati appartenessero a Leone da Perego:
1. Analisi della Mummificazione: Il professor Don Giorgi del Museo Egizio stabilì, esaminando le fotografie dei resti, che la mummificazione era di "altissimo livello". Questo indicava che non poteva trattarsi di resti di gente umile o povera, ma era riservata a "persone di alto rango", avvalorando quindi la possibilità che si trattasse di un arcivescovo.
2. Confronto Cranio-Facciale: L'antropologo Cletto Corrain (noto studioso dei resti di Sant'Antonio da Padova e San Francesco d'Assisi) confrontò il teschio della mummia con la figura scolpita in due formelle sulla statua di San Pietro Martire in Sant'Eustorgio, risalente al 1300, che raffigurava Leone da Perego. Corrain concluse che esisteva una "tanta probabilità" che il teschio della mummia corrispondesse a quello scolpito sul monumento.
3. Datazione al Radiocarbonio (C14): La dottoressa Cortesi, presso l'Università La Sapienza di Roma, eseguì la datazione sui campioni ossei prelevati (circa 500g). L'analisi stabilì che la data di morte era il 1247 con un margine di 50 anni in più o 50 anni in meno (un range tipico), dato che era storicamente compatibile con la morte di Leone da Perego.
 
L'Analisi del DNA Antico
L'ultima e decisiva fase della ricerca fu l'analisi del DNA antico (DNA antico).
• Il Laboratorio: Questa analisi fu diretta dal Professor Gruppioni presso l'Università di Bologna, che gestisce un laboratorio specializzato in studi sul DNA antico.
• La Sfida: Il DNA, dopo secoli, perde le sue caratteristiche attuali e diventa "duro" o "pietroso," richiedendo un processo di riattivazione per la lettura.
• Materiale Utilizzato: Per l'analisi, fu utilizzato un piccolo pezzetto d'osso che la dottoressa Cortesi aveva avanzato e conservato durante la precedente datazione al C14.
• Risultati Iniziali: Il Professor Gruppioni stabilì che il DNA apparteneva a una persona con certe caratteristiche, rendendo l'identificazione "molto attendibile".
• La Prova del Nove (Il Discendente): Per poter stabilire che il DNA fosse compatibile con quello di Leone da Perego, era necessario trovare un discendente vivente. Fu rintracciato un nobile Perego di Milano che, nonostante qualche dubbio sulla documentazione della sua discendenza, accettò di partecipare.
• La Conferma: Il nobile Perego fornì un campione di DNA salivare, che fu inviato a Bologna. L'analisi mostrò "30-40 conferme" di compatibilità tra il DNA del nobile e quello di Leone da Perego, eliminando ogni dubbio sulla sua identità.
 
La Certezza Scientifica
Grazie a tutte queste analisi, in particolare al DNA, si è giunti alla conclusione che l'identità di Leone da Perego è accertata.
Successivamente, due docenti di antropologia analizzarono tutta la documentazione raccolta (che includeva il confronto facciale di Corrain, il C14 e il DNA) e, nel loro rapporto, stabilirono che si può ormai parlare di "certezza scientifica".
Questi risultati sono stati notificati alle autorità ecclesiastiche, inclusi il Cardinale Martini, il Cardinale Scola e l'attuale Cardinale Delpini, che ne hanno preso atto. La ricerca scientifica, soprattutto attraverso la prova del DNA antico, ha permesso di chiudere definitivamente una controversia storica e di restituire a Leone da Perego un'identità certa.
 
PE-n1421-storia-Legnano.mm - Discussione; Storia di Legnano. - La storia di Legnano, come emerge dai documenti forniti, è strettamente intrecciata con la storia della diocesi di Milano e la presenza dei suoi arcivescovi, in particolare la figura di Leone da Perego.
 
La storia di Legnano, come emerge dai documenti forniti, è strettamente intrecciata con la storia della diocesi di Milano e la presenza dei suoi arcivescovi, in particolare la figura di Leone da Perego.
 
Legnano come Residenza Arcivescovile e Centro Storico
Legnano fu un luogo di rilievo per gli arcivescovi di Milano in diversi periodi storici:
• Presenza di un Castello e Nobile Residenza: Già nel 930 d.C., era presente a Legnano un castello sul lato opposto di Piazza San Magno, noto come il castello dei Cotta. Un membro della famiglia Cotta era arcivescovo di Milano in quell'epoca. Questo castello fu un luogo di accoglienza per personalità importanti, come i reali d'Inghilterra.
• Palazzo di Leone da Perego: Leone da Perego possedeva un suo palazzo a Legnano, e vi giunse, dopo varie vicissitudini e l'esilio, in pratica per morirvi.
 
La Figura di Leone da Perego a Legnano
Leone da Perego, pur avendo avuto storie complicate con il vescovo di Milano, era molto amato a Legnano.
• Venerazione: I legnanesi lo consideravano un "beato", ovvero in "odore di santità".
• Esilio e Ritorno: Le lotte politiche e il suo coinvolgimento nel governo della città portarono al suo esilio temporaneo, prima del ritorno a Legnano e della sua morte.
 
La Confusione Storica sulla Sepoltura
Un aspetto cruciale della storia di Legnano, legato a Leone da Perego, è la lunga controversia sulla sua sepoltura, che ha generato confusione per quasi 500 anni.
• Sepoltura Iniziale: Dopo la sua scomparsa, fu inizialmente sepolto "fuori porta ecclesi" e non fu trattato molto bene. Milano, infatti, non lo considerava una persona degna di una sepoltura arcivescovile, e i suoi resti rimasero nascosti.
• La Chiesa di Sant'Ambrogio: La sua salma rimase nascosta fino a quando non furono intrapresi i lavori sulla chiesa di Sant'Ambrogio. Questa chiesa era talmente disastrata che fu abbattuta e ricostruita.
• Ritrovamento e Culto: Durante i lavori di restauro della chiesa di Sant'Ambrogio, furono eseguite indagini archeologiche nei pavimenti. Queste indagini portarono al ritrovamento del perimetro della chiesa antica e, soprattutto, del sepolcro. Nel sepolcro fu trovata la sua culla di legno (un albero scavato), nella quale il corpo di Leone da Perego si era conservato, mummificato grazie al culto a lui dedicato.
 
La Successiva Scomparsa e la Documentazione
Il corpo di Leone da Perego rimase a Legnano fino all'incirca il 1570. Durante una visita pastorale, San Carlo Borromeo ordinò che la salma venisse tolta da Legnano.
La documentazione relativa a Leone da Perego è un elemento di grande importanza storica per la città:
• I documenti che attestano il suo lavoro, le sue battaglie contro coloro che occupavano le terre della diocesi, e gli atti della sua nomina ad arcivescovo, raccolti dalla studiosa paleografa dottoressa Barroni, sono conservati presso l'Archivio di Stato e sono disponibili presso il Comune di Legnano. Questa raccolta, definita un "libro fantastico", permette di comprendere appieno il momento storico e l'importanza dell'uomo che governò Milano e la sua diocesi.
 
PE-n1422-veatificazione-politica.mm - Discuss Beatificazione e politica. - La discussione su Beatificazione e Politica inerente alla figura di Leone da Perego si articola su due piani: la sua influenza e i suoi conflitti politici durante la vita e, successivamente, la politica ecclesiastica e il contrasto sorto attorno alla sua venerazione post-mortem.
 
 
La discussione su Beatificazione e Politica inerente alla figura di Leone da Perego si articola su due piani: la sua influenza e i suoi conflitti politici durante la vita e, successivamente, la politica ecclesiastica e il contrasto sorto attorno alla sua venerazione post-mortem.
 
Il Ruolo Politico di Leone da Perego in Vita
L'arcivescovo Leone da Perego, come era consuetudine per i prelati dell'epoca, era una persona implicata nel governo della città e, di conseguenza, coinvolta nei problemi politici e nelle lotte.
1. Conflitti e Esilio: A causa di queste lotte politiche, ebbe storie "abbastanza complicate con il vescovo di Milano". Una di queste lotte portò alla sua esilianza temporanea. Egli tornò a Legnano, dove possedeva un palazzo, in pratica per morirvi, dopo diverse vicissitudini di esili.
2. Mancata Dignità Arcivescovile a Milano: La situazione politica fece sì che, dopo la sua scomparsa, non fu trattato molto bene. Fu sepolto "fuori porta ecclesi", poiché Milano non lo considerava "persona degna dell'arco[vescovile]", e i suoi resti rimasero nascosti per un lungo periodo.
3. Governo e Battaglie: La sua importanza come uomo di governo è testimoniata da documenti che mostrano "quanto lavoro ha fatto questo quest'uomo", comprese le battaglie che condusse contro coloro che occupavano le terre della diocesi. I tempi richiedevano che gli arcivescovi avessero "da una parte la croce, dall'altra la spada".
 
Venerazione e Beatificazione Popolare
Nonostante i conflitti a Milano, Leone da Perego godeva di grande rispetto e venerazione a Legnano e, successivamente, a Ro':
• Beato in Odore di Santità: I legnanesi lo consideravano beato, ovvero in "odore di santità".
• Beato per i Francescani: Il suo nome di battesimo era Giuliano de Pico, ma adottò il nome Leone quando divenne frate. Era un francescano terziario. I francescani lo nominavano beato.
• Culto a Ro': Quando la salma fu ritrovata a Ro' attorno al 1850, essa ottenne grande venerazione e fu posta in una cappellina del cimitero dove la gente si recava per "chiedere grazie". L'importanza del "beato Leone" per la popolazione di Ro' era tale che, in una nota del 1860, fu classificato come il monumento più importante del comune.
 
La Politica della Santificazione (San Carlo Borromeo)
L'intervento di San Carlo Borromeo nel 1570 rappresenta un'interessante fusione di interessi politici, religiosi e personali:
• Rimozione della Salma: San Carlo Borromeo, durante una visita pastorale, fece togliere la presunta salma da Legnano.
• Ipotesi di Santificazione: Si ipotizza che San Carlo Borromeo, che era anch'egli un francescano terziario, volesse forse portarlo a Milano per santificarlo, poiché aveva una "grande predilizione verso i francescani".
• Contesto Storico: La rimozione avvenne in un periodo difficile (la peste), e San Carlo aveva bisogno di dare "calore alla gente" e, vedendo Leone da Perego venerato come beato ma non santificato da lui, potrebbe aver voluto farlo.
• Mancanza di Documentazione: Non esiste, tuttavia, alcuna documentazione che spieghi esattamente perché la mummia fu rimossa e si fermò provvisoriamente a Ro'. Con la morte di San Carlo Borromeo, pochi anni dopo, la questione cadde nell'oblio.
 
Il Conflitto Politico-Religioso a Ro' (1930)
Il caso più esplicito di scontro tra beatificazione (o venerazione) e politica interna ecclesiastica si manifestò nel 1930:
• Il Contendente: Padre Giustino Borgonovo, un padre Oblato missionario, stava lottando con ogni mezzo per portare alla beatificazione Padre Giorgio Maria Martinelli, fondatore dei padri missionari di Ro'.
• L'Ostacolo: La grande venerazione popolare di cui godeva la mummia di Leone da Perego (il presunto beato) era vista come un ostacolo agli sforzi di beatificazione di Martinelli.
• L'Attacco dal Pulpito: Padre Giustino Borgonovo decise di escludere questa venerazione e predicava dal pulpito, mettendo apertamente in dubbio l'identità della mummia: "Voi pregate una mummia che vi hanno detto che è il beato leone d'Abergo, ma non c'è certezza".
• Successo Politico: Le parole di Padre Giustino Borgonovo ebbero l'effetto desiderato, e la mummia fu "tolta dalla sera al mattino" dal cimitero, scomparendo in un loculo per decenni.
Questo episodio dimostra come la spinta verso la beatificazione di una figura (Padre Martinelli) abbia richiesto un'azione "politica" (la rimozione e la delegittimazione della venerazione) contro la figura di un altro beato (Leone da Perego).
 
PE-n1423-ritrovamento-mummia.mm - Discussione: Ritrovamento mummia. - Il ritrovamento della salma di Leone da Perego è una storia complessa e a più tappe
 
Il ritrovamento della salma di Leone da Perego è una storia complessa e a più tappe, che abbraccia secoli di oblio, venerazione e, infine, indagine scientifica, con Legnano e Ro' come luoghi centrali degli eventi.
 
La Prima Sepoltura e il Ritrovamento a Legnano
Inizialmente, dopo la sua scomparsa, Leone da Perego fu trattato con poco riguardo a Milano a causa delle lotte politiche, venendo sepolto "fuori porta ecclesi". I suoi resti rimasero nascosti per quasi 500 anni, poiché Milano non lo considerava "persona degna dell'arco[vescovile]".
Il primo ritrovamento avvenne a Legnano durante i lavori sulla chiesa di Sant'Ambrogio:
• La chiesa era talmente "disastrata" che fu necessario abbatterla e ricostruirla.
• Durante i lavori di restauro e le indagini archeologiche nei pavimenti, fu ritrovato il perimetro della chiesa antica.
• Fu scoperto il sepolcro nel quale era stata posta la sua "culla di legno" (un albero scavato).
• All'interno di questa culla, il corpo di Leone da Perego si era conservato, risultando praticamente mummificato dal culto che gli era stato dedicato. I legnanesi, infatti, lo consideravano "beato".
 
La Rimozione e la Sosta a Rho'
Attorno al 1570, San Carlo Borromeo, durante una visita pastorale, ordinò che la presunta salma fosse rimossa da Legnano. Sebbene si ipotizzi che Borromeo, essendo un francescano terziario come Leone da Perego, volesse portarlo a Milano per santificarlo, non ci sono documenti che lo attestino. La salma si fermò, per ragioni sconosciute, a Ro'.
 
Il Ritrovamento del 1850 a Ro'
Dopo la sua scomparsa dall'attenzione storica, i resti riemersero nel XIX secolo a Ro':
• Attorno al 1850, fu demolita l'antica chiesa parrocchiale di San Vittore a Ro'.
• Durante la demolizione, fu trovata una cassa sul solaio.
• All'interno della cassa c'era un cartiglio che recitava "salma di Leone da Perego arcivescovo di Milano".
• I resti, che i francescani chiamavano "beato leone da Perugia", iniziarono a godere di grande venerazione e furono posti in una cappellina nel cimitero di Ro', dove la gente andava a chiedere grazie.
 
La Scomparsa del 1930 e la Risparizione
Questa venerazione continuò fino al 1930, quando si verificò un nuovo atto di occultamento, motivato da ragioni politiche e religiose:
• Il missionario padre Giustino Borgonovo, che promuoveva la beatificazione di Padre Giorgio Maria Martinelli (fondatore dei padri missionari di Ro'), volle escludere la venerazione della mummia.
• Borgonovo mise in dubbio pubblicamente l'identità della salma, affermando dal pulpito: "non c'è certezza".
• Di conseguenza, la mummia fu "tolta dalla sera al mattino" dal cimitero e nascosta in un loculo.
• Fortunatamente, prima di essere nascosta, il sindaco dell'epoca chiamò un fotografo e la mummia fu fotografata.
 
La Riscoperta degli Anni '60 e la Scheletrizzazione
Negli anni '60, lo studioso Piero Raghi, inseguendo le notizie storiche, riuscì a convincere le autorità a riaprire il caso.
• Con l'aiuto del custode del cimitero di Ro', il loculo fu individuato e aperto (alla presenza del sindaco, assessori e carabinieri).
• Una volta aperto il loculo, si scoprì che la mummia aveva perso la mummificazione.
• Il corpo era stato posto al piano terra dei loculi e, a causa di una inondazione e dell'umidità, la mummificazione si era sciolta, lasciando solo resti scheletrici.
 
Le Analisi Scientifiche
Il ritrovamento di questi resti scheletrizzati, unito alle fotografie della mummia, diede il via alle indagini scientifiche decisive:
1. Analisi sulla Mummificazione: Il professor Don Giorgi del Museo Egizio stabilì dalle foto che la mummificazione era di "altissimo livello", riservata a persone di "alto rango".
2. Conferme Scientifiche: Le successive analisi sul teschio (confrontato con l'affresco del 1200 e la statua del 1300), la datazione al radiocarbonio (che stabilì la morte nel 1247 ± 50 anni), e l'analisi del DNA antico, prelevato da un pezzetto d'osso avanzato dal C14, portarono alla "certezza scientifica" dell'identità. Il DNA fu confrontato con successo con un discendente del nobile Perego di Milano.
Attualmente, i resti, che rappresentano una parte importante della storia di Legnano e della diocesi di Milano, sono stati posti in un loculo specifico nel cimitero di Ro'.
 
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PE-n1425-Leone-Arcivescovo.mp3 - Il dialogo raccontato a  voce
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PE-n1424-Leone-Arcivescovo.mm - dialogo su un intrigo storico lungo quasi otto secoli. Parliamo di Leone da Perego, arcivescovo di Milano nel 200. Una figura, beh, potente, sicuramente controversa
 
Benvenuti. Oggi eh ci addentriamo in una vicenda davvero incredibile, un intrigo storico lungo quasi otto secoli. Parliamo di Leone da Perego, arcivescovo di Milano nel 200. Una figura, beh, potente, sicuramente controversa. La sua identità, persino la sua tomba, sono state avvolte nel mistero tra venerazione e addirittura occultamenti. Per ricostruire questa storia così complessa ci basiamo su diverse fonti, principalmente estratti dal lavoro Leone d'Ago. scienza e storia di un arcivescovo. Questo materiale copre la sua vita che fu piuttosto turbolenta, le vicissitudini dei suoi resti e soprattutto le analisi scientifiche davvero sorprendenti che hanno cercato di mettere un punto fermo. L'obiettivo di questa nostra analisi, diciamo, è seguire le tracce di questa indagine che è durata decenni. Quasi un cold case medievale risolto però con tecniche modernissime. Vogliamo capire chi fosse davvero Leone e come si sia arrivati forse a una soluzione. Pronti a svelare questo enigma?
 
Direi che Il fascino qui è è palpabile. Sì, abbiamo la politica medievale milanese, le dinamica del potere della Chiesa, la devozione popolare che a tratti sfiora quasi la leggenda,
 
vero?
 
E poi all'improvviso irrompe la scienza più avanzata. Penso all'analisi del DNA antico, applicata a resti così così lontani nel tempo.
 
Incredibile.
 
È un caso esemplare, secondo me, di come passato e presente possano intrecciarsi in modi davvero inaspettati. Esattamente. Allora, per iniziare a orientarci, chi era questo leone da Perego? Le informazioni biografiche ci dicono che il suo nome di battesimo era Giuliano De Pico, della famiglia Perego.
 
Sì.
 
Poi scelse il nome Leone entrando nell'ordine francescano come terziario, se non sbaglio, prima di diventare arcivescovo di Milano. Una carriera ecclesiastica importante.
 
Assolutamente. Ma è fondamentale capire una cosa. Un arcivescovo di Milano nel 200 non era solo una guida spirituale. Ecco,
 
giusto?
 
Era una figura politica di primissimo piano, eh, molto coinvolta nel governo della città. Le fonti parlano di rapporti tesi di storia Bacanza complicate con il vescovo di Milano. Probabilmente si riferiscono alle lotte interne per il potere, per l'influenza,
 
capisco.
 
Tensioni che, tra l'altro lo costringero anche a periodi di esilio, quindi un ruolo molto complesso, direi, e calato proprio nelle dinamiche del suo tempo
 
e la sua vita finisce a Legnano. Aveva un palazzo lì, sembra ci sia arrivato quasi in fin quasi in fin di vita. E qui emerge un contrasto interessante, no? Sì,
 
perché a Milano la sua figura politica era discussa, magari anche osteggiata, mentre a Legnano, beh, a Legnano godeva di grande stima. L'agenta del posto lo considerava beato o comunque in odore di santità.
 
Esatto.
 
Già questo ci dà un'immagine di una personalità sfaccettata, politico discusso nel centro del potere, ma figura quasi venerata in periferia.
 
Proprio così. E non dobbiamo dimenticare il suo ruolo di amministratore. C'è una professoressa, la Barroni, che ha raccolto documenti che testimoniano proprio il suo impegno nel governare la diocesi, nel difenderne i beni, i diritti, spesso contro usurpatori potenti,
 
quindi non solo preghiere.
 
No, no, era un'epoca che richiedeva figure capaci di maneggiare, come suggeriscono un po' le ricostruzioni storiche, da una parte la croce, dall'altra la spada.
 
Un'immagine forte.
 
Sì. E abbiamo perso, un'immagine che ci aiuta a visualizzarlo. Un affresco della fine del 200 a Bosentino. Lo ritrae con la tonsura francescana, quella rasatura circolare dei religiosi che si vede sotto il cappello vescovile.
 
Ah, interessante dettaglio.
 
Un dettaglio iconografico che sottolinea proprio la sua doppia identità anche nel ruolo di vescovo.
 
Ma è dopo la sua morte che la storia si tinge davvero di giallo. A Milano, evidentemente, il suo passato politico pesava ancora molto.
 
Sembra di sì.
 
Stando alle ricostruzioni La sua prima sepoltura avvenne fuori porta ecclisi, cioè fuori dalla chiesa consacrata. Un trattamento onorevole per un arcivescovo, direi
 
decisamente.
 
I suoi resti, di fatto finiscono nell'oblio, quasi nascosti e da qui comincia un viaggio incredibile.
 
Il primo atto di questo viaggio si svolge proprio a Legnano, ma secoli dopo, eh durante importanti lavori di restauro della chiesa di Sant'Ambrogio che viene descritta come gravemente danneggiata, quasi disastrata, si fanno delle indagini archeologiche E scavando emerge non solo il perimetro della vecchia chiesa, ma anche un sepolcro particolare.
 
Particolare? In che senso? Cosa c'era di strano?
 
Beh, insolito perché dentro non c'era una bara normale, diciamo. Le descrizioni parlano di una specie di culla di legno fatta scavando un tronco d'albero.
 
Davvero? Un tronco d'albero?
 
Sì. E dentro questa culla il corpo di leone conservato in uno stato quasi quasi mummificato. Si che questa conservazione eccezionale sia stata favorita forse involontariamente proprio dal culto e dalla venerazione popolare che aveva a Legnano.
 
Incredibile, un corpo mommificato dentro un tronco, ma la storia non si ferma lì, vero? Arriva un altro personaggio chiave, San Carlo Borromeo. Siamo intorno al 1570.
 
Esatto. Durante una visita pastorale, Borromeo, che era una figura di enorme autorità nella chiesa dopo il Concilio di Trento, ordina di rimuovere la salma da Legnano.
 
E perché si sa il motivo?
 
Guarda, il motivo esatto non è documentato con certezza. L'ipotesi più diffusa, basata anche sul fatto che lo stesso Borromeo era francescano terziario come Leone.
 
Ah, ecco,
 
è che volesse portare i resti a Milano, forse per promuoverne la canonizzazione, magari in un momento difficile per la Chiesa. C'erano state anche pestilenze,
 
quindi un tentativo di riabilitazione, diciamo, di valorizzazione postuma.
 
Potrebbe essere sì. Fatto sta che questo trasferimento inizia, ma si interrompe a Raw, un comune qui vicino a Milano. Poco dopo, nel 1584, San Carlo Borromeo muore.
 
Ah!
 
E con la sua morte l'interesse per la Sarma di Leone svanisce di nuovo, cade nell'oblio per quasi tre secoli. È come se il destino continuasse a metterci lo zampino.
 
E infatti dobbiamo fare un altro salto nel tempo. Arriviamo al 1850 circa. Siamo sempre a Raw. Stanno demolendo la vecchia chiesa parrocchiale di San E degli operai trovano una cassa dimenticata nel solaio.
 
Incredibile.
 
Dentro un cartiglio, un semplice pezzo di carta con una scritta fondamentale: Salma di Leone da Perego al Raccivescovo di Milano. Un ritrovamento quasi casuale che riapre tutta la storia.
 
E a questo punto la salma che già la gente del posto e i francescani chiamavano Beato Leone diventa il centro di una nuova intensissima ondata di venerazione lì a Raw.
 
Ah sì
 
sì. La sistemano in una cappellina dedicata nel cimitero. Le cronache dell'epoca parlano di un vero pellegrinaggio, gente che va a chiedere grazie. Pensa che una nota ufficiale del Comune del 1860 definisce quella cappella con i resti come il monumento più importante del paese.
 
Sembrava finalmente una collocazione stabile e riconosciuta.
 
Sembrava. Eh già. Ma la storia di Leone è proprio un percorso a ostacoli. Negli anni 30 del 9 salta fuori un nuovo problema, stavolta nato all'interno della chiesa locale.
 
Ancora?
 
Sì. C'era un sacerdote, padre Giustino Borgonovo, molto impegnato a promuovere la causa di beatificazione di un'altra figura religiosa, padre Giorgio Maria Martinelli, che era il fondatore dei missionali di Roc.
 
Ok?
 
E questa devozione popolare così forte per Leone da Perego veniva vista un po' come un intralcio, sai, una specie di concorrenza spirituale. E qui le dinamiche interne, le politiche ecclesiastiche intervengono in modo beh, quasi brutale.
 
In che modo?
 
Guarda, padre Borgonovo sceglie una strategia molto diretta. Secondo le testimonianze raccolte, iniziò a predicare dal pulpito, mettendo pubblicamente in dubbio l'identità di quella mummia così venerata,
addirittura.
 
 
Sì, si riportano frasi tipo: "Voi pregate una mummia che vi hanno detto essere il beato leone, forse storpiando il cognome, indabergo, dicono le fonti, ma non c'è nessuna certezza". L'obiettivo era chiaro, minare la credibilità di quel culto per favorire l'altro.
 
Una mossa piuttosto spregiudicata. E funzionò.
 
Purtroppo per Leone. Sì, questa campagna denigratoria ebbe effetto. La pressione divenne tale che quasi all'improvviso, dalla sera al mattino, la mummia viene tolta dalla cappella del cimiterro e nascosta.
 
Nascosta in un loculo anonimo senza nessuna indicazione.
 
Incredibile. Leone da Perego scompare di nuovo.
 
Esatto. C'è però un dettaglio che si rivelerà fondamentale molti anni dopo.
 
Ah, sì. Quale?
 
Prima che la mummia sparisse, il sindaco di allora, forse presentendo qualcosa ebbe l'accortezza di farla fotografare. Quelle foto diventeranno una prova chiave.
 
Un sindaco previdente. E così arriviamo agli anni 60. La vicenda sembrava chiusa, dimenticata in un loculo senza nome, ma qui entra in scena un'altra figura decisiva, uno studioso locale, Piero Raghi. Le fonti lo indicano come l'anima di questa riscoperta.
 
Ah,
 
con tenacia, con passione, riesce a riaccendere l'interesse sul caso, convince le autorità. locali e religiose a cercare quel loculo anonimo nel cimitero di Raw.
 
E la ricerca ha successo. Trovano il loculo, lo aprono ufficialmente, c'erano le autorità civili, i carabinieri, ma all'apertura un'altra sorpresa. Amara, stavolta,
 
oddio, cosa?
 
La mummia non c'era più, o meglio, non era più una mummia. Il loculo era al piano terra e a causa di un'inundazione avvenuta anni prima e dell'umidità, beh, la mummificazione si è era completamente dissolta.
 
No,
 
restavano solo ossa, ossa scheletrizzate. Sembrava davvero la fine di ogni speranza di identificarlo.
 
Che colpo di scena terribile! Ma è proprio qui che la scienza moderna entra in gioco con prepotenza, trasformando una delusione in un'opportunità incredibile.
 
Già,
 
perché le ossa ritrovate e importantissimo quelle fotografie della mummia fatte negli anni 30 diventano il materiale per una serie di analisi scientifiche all'avanguardia.
 
È affascinante vedere come la tecnologia come dire, gettare un ponte sul tempo, no? La prima analisi riguarda proprio la mummificazione, studiata grazie alle foto storiche.
 
Ok?
 
C'è un professore, don Giorgi, esperto del Museo Egizio di Torino, che esaminando le immagini stabilì che si trattava di una tecnica di conservazione di altissimo livello, non comune, tipica di personalità di alto rango, quindi non una persona qualunque.
 
Esatto. Questo già rendeva molto più plausibile che fosse un arcivescovo. Un primo indizio importante.
 
Poi si è passati a confrontare il teschio, quello ritrovato nell'oculo con le immagini che abbiamo di Leone. Ma come si fa un confronto del genere? Beh, ci si è affidati a un antropologo, Cletto Corrain, uno studioso con grande esperienza nell'identificazione di resti di figure storiche come Sant'Antonio da Padova, per esempio.
 
Ah, ok. Un esperto.
 
Sì. Corrain ha confrontato il teschio con le sculture che raffigurano Leone da Perego sull'arca di San Pietro Martire nella Basilica di Santeustorgio a Milano. È un monumento coevo del 1300 circa.
 
E la conclusione,
 
la sua conclusione fu che c'era una tanta probabilità di corrispondenza morfologica tra il volto scolpito e il crano. Un indizio forte, certo, ma non ancora una prova definitiva.
 
Quindi, momificazione di alto livello, probabile corrispondenza facciale, cos'altro avete trovato?
 
L'adattazione con il metodo del radiocarbonio il C14. La dottoressa Cortesi dell'Università La Sapienza di Roma analizzò dei campioni ossei.
 
Eh,
 
e il risultato indicò una data di morte intorno al 1247 con un margine di incertezza di circa 50 anni, che è normale per questa tecnica su reperti così antichi.
 
Perfetto.
 
Questa finestra temporale era perfettamente compatibile con il periodo storico in cui visse e morì Leone da Pergo. Ogni pezzo del puzzle sembrava andare al suo posto. Ecco un primo, come dire, risultato importante. La datazione scientifica confermava che i resti erano dell'epoca giusta e ipotesi strane.
 
E poi si arriva alla prova che spesso è considerata decisiva in questi casi, l'analisi del DNA antico. Immagino non sia stato facile.
 
Tutt'altro. Questo è stato veramente il punto di svolta, ma anche la sfida più grande. Eh, il lavoro fu affidato al professor Gruppioni dell'Università di Bologna che è un pioniere in Italia nello studio del DNA antico.
 
Mh.
 
Bisogna capire che il DNA estratto da resti così vecchi è molto degradato, frammentato, duro da leggere. Come dicono gli specialisti, servono tecniche sofisticate per estrarlo, purificarlo e tentare di riattivarlo, diciamo, per l'analisi.
 
Da dove avete preso il campione di DNA?
 
Dalle ossa, da un piccolo frammento osseo che la dottoressa Cortesi aveva saggiamente conservato dopo le analisi del C14.
 
Ah, previdente anche lei.
 
Sì. Il laboratorio di Bologna riuscì, nonostante le difficoltà, a estrarre un profilo genetico da questo frammento. Però, sai, ottenere un profilo non basta. Serve un confronto per l'identificazione.
 
Ed è qui che entra in gioco la genealogia. Bisognava trovare un discendente.
 
Proprio così. Hanno avviato una ricerca per rintracciare un possibile discendente vivente della famiglia Peregoo. Alla fine hanno individuato un nobile milanese che pur con qualche beh qualche incertezza nella ricostruzione genealogica completa attraverso 8 secoli,
 
immagino.
 
Ha accettato di collaborare, ha fornito un campione di saliva per analizzare il suo DNA.
 
Un momento carico di aspettative, direi. Qual è stato l'esito di questo confronto?
 
L'esito è stato descritto come straordinario. Secondo quanto riportano gli studi, il confronto tra il DN antico, quello delle osse, e quello del discendente vivente ha rivelato un numero altissimo di corrispondenze. Si parla di 30-40 conferme su specifici marcatori genetici.
 
30-40 è tantissimo.
 
Esatto. Un livello di compatibilità così elevato, secondo i genetisti, elimina statisticamente quasi ogni dubbio residuo con afferma che i resti appartengono a un antenato del donatore e quindi a Leone da Perego.
 
Incredibile. Quindi questo è stato, diciamo, il sigillo scientifico sull'identità.
 
Possiamo considerarlo il risultato definitivo? Sì. Il DNA antico, così degradato, così fragile, ha parlato attraverso i secoli. Ha collegato direttamente l'arcivescovo del 200 a un suo discendente di oggi.
 
Che storia!
 
Mettendo insieme tutte le prove, la qualità della mummificazione, la compatibilità del crano, la datazione C14 e questa for evidenza genetica, la comunità scientifica ha raggiunto un consenso. Le fonti citano una relazione finale scritta da due docenti di antropologia che analizzando tutto il dossier parlano ormai di certezza scientifica.
 
Finalmente, dopo secoli di misteri, spostamenti, dubbi, l'identità di Leone da Perego confermata dalla scienza.
 
Esattamente.
 
Un risultato notevole davvero, frutto di un lavoro multidisciplinare durato anni. E cosa è successo dopo questa conferma scientifica?
 
Beh, I risultati di queste indagini così complesse sono stati comunicati formalmente alle autorità ecclesiastiche. Si menzionano i cardinali di Milano Martini e Scola e anche l'attuale arcivescovo Del Pini hanno preso atto delle conclusioni scientifiche.
 
E i resti dove sono ora?
 
Oggi i resti ossei di Leone d'Ago, identificati con certezza, riposano in un loculo specifico finalmente riconosciuto nel cimitaro di Rò.
 
E la devozione popolare è sopravvissuta a tutte queste vicissitudini, alle conferme scientifiche. Sembra di sì. Le fonti ci dicono che nonostante tutto la gente del posto continua a manifestare una forma di venerazione. Portano ancora fiori e accendono lumini sulla sua lapide. Evidentemente la figura di Leone ha lasciato un segno profondo in quella comunità.
 
Mh mh.
 
E rimane nell'aria quell'auspicio riportato anche nei materiali che abbiamo consultato che un giorno questi resti possano trovare una sistemazione degna del suo rango di arcivescovo di Milano.
 
Ripercorrendo tutta la vicenda. È stato davvero un viaggio affascinante. Siamo partiti da un potente arcivescovo medievale, figura politica complessa, molto complessa.
 
Abbiamo seguito i suoi resti attraverso sepolture precarie, ritrovamenti quasi casuali, momenti di grande venerazione, l'intervento di un santo come Carlo Borromeo, nuovi occultamenti dettati da gelosie interne alla Chiesa.
 
Incredibile, vero?
 
Fino ad arrivare alla soluzione dell'enigma grazie a tecnologie sofisticatissime come il sequenziamento del DNA antico. Una storia pazzesca, non trovi?
 
Assolutamente. È una dimostrazione potente, secondo me, di come la storia, l'archeologia, le scienze forensi possano dialogare per illuminare eventi lontanissimi, apparentemente perduti nel tempo.
 
Vero e mette anche in luce l'importanza della perseveranza nella ricerca. Penso alla figura di Piero Ragghi. Senza la sua tenacia, forse questo mistero sarebbe rimasto irrisolto. Ma come spesso succede, risolvere un mistero apre nuove domande.
 
Giusto.
 
Questa storia ci lascia con delle riflessioni importanti, credo. Cosa ci insegna sul modo in cui costruiamo, conserviamo e a volte manipoliamo o distruggiamo la memoria storica?
 
È bella domanda.
 
Ci dice qualcosa sulle dinamiche del potere, anche quello ecclesiastico, che possono influenzare il destino postmortem di una figura. E oggi che significato diamo ai resti fisici delle personalità del passato?
 
M
 
quell'auspicio di una sistemazione degna per Leone è solo una questione esteriore di decoro o tocca qualcosa di più profondo, magari il bisogno di riconoscere la complessità storica di una figura come la sua al di là delle semplificazioni o delle strumentalizzazioni che ha subito nei secoli. Ecco, forse è questa la domanda da portarsi via.
 
Esattamente. È un invito a guardare al passato con curiosità critica, consapevoli che ogni figura storica è un intreccio complesso di luci e ombre e che le storie che ci arrivano sono spesso il risultato di processi lunghi, non sempre lineari, un incentivo a continuare a scavare metaforicamente e non per comprendere meglio.