lib925-2025-pensieri-corti-1200

 
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PE-n1200-Gattopardo-
PE-n1201-Gattopardo-
PE-n1202-Gattopardo-mp4 - Discuss Romanzo "Gattopardo".
PE-n1203-Gattopardo-mp4 - La Decadenza Aristocratica
PE-n1204-Gattopardo-mp4 - Discussione: Autore e successo.
PE-n1205-Gattopardo-  Il Rifiuto Editoriale e la Pubblicazione Postuma
PE-n1206-Gattopardo-  Discussione: Vittorini e rifiuto.
PE-n1206-Gattopardo.mp4 - -  Discussione: Vittorini e rifiuto.
PE-n1207-Gattopardo.mp4 -    Discussione:  Trasformismo politico.
PE-n1208-Gattopardo.mp4 -  - Discussione: Decadenza aristocrazia.
PE-1200-1
PE-n1209-castello-1400.mp4 -   Il brano descrive il turbolento periodo del Quattrocento
PE-n1210-attacchi-castello,mp4 - Attacchi al castello di Legnano.
PE-n1211-assedio-castello.mp4 -           Discuss Assedi ai castelli.
PE-n1212-vicende-politiche -  - Il brano descrive le turbolente vicende politiche della famiglia Lampugnani a Milano
PE-1213-Repubblica-milanese.mp4 -        Oldrado Lampugnani è ribelle alla Repubblica Milanese.
PE-n1214-Repubblica-Ambrosiana - Discussione; Repubblica Ambrosiana.
PE-n1215-ribellione-confisca - Discuss Ribellione e confisca.
PE-1200-2
PE-n1216-Oldrado-Lampugnani.mp4 - la figura di Oldrado Lampugnani e il suo potere politico nel distretto di Cremona,
PE-n1217-Oldrado-Lampugnani.mp4 - Oltrando Lampugnani come feudatario di Oscasale e signore di Farfengo.
PE-n1218-casate-Lampugnani.mp4 - Discussione: Dispute Casati Lampugnani.
PE-n1219-corredo-Orsina.mp4 - Discuss Corredo Orsina Lampugnani.
PE-n1220 - riscatto-feudo.mp4 - Discuss Riscatto feudo Legnano.
PE-1200-3
PE-n1221-asciugamano-robinia.mp4 - Il brano esplora l'origine e il duplice significato dell'espressione dialettale milanese "l'asciugamano di Robinia"
PE-n1222-asciugamano-robinia.mp4 - L'asciugamano di Robin
PE-n1223-storia-linguaggio.mp4 - Discussione: Storia e linguaggio.
PE-n1224-espressione-popolare.mp4 - Discussione: Significato espressione popolare.
PE-n1225-pianta-robinia.mp4 - Discussione: Uso pianta robinia.
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PE-n1227-crisi-industria.mp4 - Discussione: Crisi industria tessile.
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PE-n1228-maledizione-castello.mp4 - La maledizione del castello
PE-n1229-singolo-crimine.mp4 - A volte basta un singolo crimine per gettare un'ombra lunghissima, una macchia che non va più via,
PE-n1230-testamento-vincolante.mp4 - Discussione: Testamento vincolante.
PE-n1231-rovina-castello.mp4 - Discussione: Rovina del castello.
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PE-n1232-Santa-Lucia.mp4 - Il brano esplora le tradizioni e il significato storico della festa di Santa Lucia, celebrata il 13 dicembre,
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PE-n1234-Santa-Lucia.mp4 - Siamo a Santa Lucia, 13 dicembre - Discussione:: Santa Lucia.
PE-n1235-Calendario-avvento.mp4 - Discussione Calendario Avvento.
PE-n1236-regali-bambini.mp4 - Discussione: Regali bambini.
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PE-n1238-profeta-Ezechiele.mp3 -  introduzione alla figura del profeta Ezechiele e ne illustra la missione come portavoce di Dio e veggente, in grado di rivelare agli uomini ciò che è nascosto
PE-n1239-testo-Bibbia.mp3 - libro del profeta Ezechiele. Antichi dei. Bibbia
PE-n1240-profeta-Ezechiele.mp3 - Discussione: Profeta Ezechiele.
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PE-n1242-caduta-Gerusalemme.mp3 - Discussione Caduta Gerusalemme.
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PE-n1245-babbo-natale.xx - Babbo natale cosa raccontera' ai bambini di sei anni per intrattenerli a una festa'
PE-n1246-giochi-dimenticati.xx - Giochi Dimenticati dei Bambini Italiani negli anni ‘50 '60 '70
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PE-n1250-oggetti-gioco.xx - Discussione: Oggetti di Gioco.
PE-n1251-creativita-comunita.xx - Discussione: Creatività e Comunità.
PE-n1200-8
 
PE-n1252-Milano-Rattin.xx - Questo scritto commemora l'installazione del sistema di illuminazione originale all'interno della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano,
PE-n1253-rattin-Milano.mm - El Ratin della galleria Vittorio. Manuele.
PE-n1254-sistema-massare.mm - Discussione Sistema Massaré.
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PE-n1256-Giuseppe-Mengoni.mm - Discussione: Progetto Giuseppe Mengoni.
PE-n1257-inaugurazione-galleria.mm - Discussione: Inaugurazione galleria.
PE-n1258-incidente-Mengoni.mm - Discussione: Incidente Mengoni.
 
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PE-n1259-famiglia-Lampugnani.mm - le drammatiche conseguenze subite dalla famiglia Lampugnani in seguito all'assassinio del Duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476,
PE-n1260-Casato-Lampugnani.mm - Il Casato Lampugnani in ribasso temporaneo per l'uccisione del Duca.
PE-n1261-assassinio-Sforza.mm - Discussione: Assassini duca Sforza.
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PE-n1263-confisca-beni.mm - Discussione: Confisca beni esilio.
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PE-n1268-cappelle-gentilizie.mm - Discussione: Cappelle Gentilizie.
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PE-n1272-vita-eterna.mm - La Grande illusione della vita eterna: spinoza rivela perché ti hanno fatto diffidare di questa vita
PE-n1273-vita-eterna.mm - strana sensazione che arriva ogni volta che inizi davvero a goderti qualcosa: la via eterna.
PE-n1274-vita-eterna.mm - Discussione: Illusione vita eterna.
PE-n1275-filosofia-Spinoza.mm - Discussione: Filosofia di Spinoza.
PE-n1276-amore-vitra.mm - Discussione: Amore per la vita.
PE-n1277-controllo-religione.mm - Discussione: Controllo e religione.
PE-n1278-eternita-presente.mm - Discussione: Eternità del presente.
 
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PE-n1279-mussulmani-ebrei.mm - Perché i Musulmani e gli Ebrei non Mangiano CARNE DI MAIALE, ma i Cristiani sì
 
PE-n1280-regole-divieti.mm - fin dagli albori della civiltà l'umanità ha istituito regole e divieti che hanno definito la sua identità culturale e spirituale
 
PE-n1281-religione-filosofia.mm - I quattro testi forniscono prospettive diverse su temi storici, religiosi e filosofici. I primi due estratti da YouTube presentano una critica filosofica e teologica basata sul pensiero di Baruch Spinoza,
 
PE-n1282-proibizione-maiale.mm - Discussione: Proibizione carne maiale.
 
PE-n1283-proibizione.Islam.mm - La Proibizione nell'Islam
 
PE-n1284-regole-alimentari.mm - Discussione Regole alimentari religiose.
PE-n1285-cristianesimo-testamento.mm - Discussione: Cristianesimo Nuovo Testamento.
 
 
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PE-n1288-Augusto-Marinoni.mm - Questo passaggio è la dedica di Augusto Marinoni a una ristampa di un volume delle "Memorie" del Sutermeister, promosso dal Lions Club di Legnano Cisalpino.
 
PE-n1289-Augusto-Marinoni.mm - Qui è la dedica di Augusto Marinoni a questo libro del Memorie numero 8 dei Sutermeister
 
PE-n1290-storia-Legnanese.mm - Discussione: Storia Legnanese antica.
 
PE-n1291-memorie-Sutermeister.mm - Discussione: Memorie Sutermeister.
 
PE-n1292-pubblicazione-Lions.mm - Discussione: Pubblicazione Lions Club.
 
PE-n1293-Augusto-Marinoni.mm - Discussione: Augusto Marinoni dedica.
 
PE-n1294-castello-ricostruito.mm - Discussione: Castello Visconteo ricostruito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PE-n1200-Gattopardo-     Questo testo analizza in dettaglio il romanzo "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, un'opera considerata un capolavoro della cinematografia e della letteratura mondiale. La discussione inizia con un profilo dell'autore, un aristocratico siciliano che iniziò a scrivere solo in tarda età, in particolare dopo un incontro rivelatore con il poeta Montale nel 1954, portandolo a completare il romanzo in circa un anno. Il tema centrale è l'arrivo di Garibaldi in Sicilia nel 1860 e le sue conseguenze, viste attraverso gli occhi del principe Fabrizio Cordera di Salina, un uomo di scienza che incarna l'aristocrazia in declino. Un punto cruciale è la celebre frase del nipote Tancredi: "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi", che riassume la filosofia del gattopardismo—ovvero il trasformismo e l'ipocrisia nel preservare il potere aristocratico dietro un velo di cambiamento. Il testo evidenzia anche il conflitto sociale tra la vecchia aristocrazia e l'ascesa della nuova borghesia, simboleggiata dal "nuovo uomo" Calogero Sedara, che manipola gli eventi, come i risultati plebiscitari, a proprio vantaggio. Infine, si discute il giudizio anti-risorgimentale del romanzo, che causò inizialmente il rifiuto delle grandi case editrici, per la sua visione critica dell'Unità d'Italia come fondata sull'inganno e sulla fine inevitabile di un'intera classe sociale.
 
PE-n1201-Gattopardo.mp4 - -    Eh, ho preparato un file di slide, ecco, utilizzando anche alcuni fotogrammi di questo film Celeberrimo che sicuramente tutti abbiamo visto nel corso della nostra vita. È uno dei grandi capolavori, se vogliamo, della cinematografia mondiale e del 1963 Il gatto pardo di Luchino Biscotti con un cast assolutamente eccezionale. Bartalancaster, Alen Delon, Claudia Paolo Stoppa, Ran e poi tanti altri. Allora, vediamo qualche cosa prima di iniziare con anche un po' la lettura del romanzo. Chi è? Ecco, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Allora, possiamo dire che nacque a Palermo nel 1896 e morì a Roma nel 1957 e di famiglia principesca. La sua è una in questo momento una delle famiglie più importanti alle all'interno del panorama dell'aristocrazia italiana e in particolare dell'aristocrazia siciliana. Si dedica alla letteratura, però fino al 1954 il nostro Tomassi di Lampedusa in realtà non scrive nulla al di là di qualche saggio critico sulla letteratura francese e inglese. Parlava benissimo francese, parlava benissimo di inglese, quindi diventa un cultore di particolari filoni della letteratura francese, inglese. Scrive qualche saggio critico, ma più che Teatro per gli amici, niente di impegnativo. La svolta letteraria di Tomasi di Lampedusa avviene nel 54, 1954 quando accompagna il cugino che si chiama Lucio Piccolo che è uno scrittore la neanche tanto famoso, comunque insomma è uno scrittore, il cugino Lucio Piccolo lo accompagna un premio letterario. Infatti la durante questo premio letterario la i due si vedevano chiaramente perché erano vestiti da aristocr Poi Tomasi Lampedusa era un uomo gigantesco e vestiva, ecco, secondo appunto una moda che in quel periodo nell'Italia degli anni 50 apparteneva al passato. Comunque Tomaso Lampedusa è come se avesse una rivelazione durante questo premio letterario perché conosce Montale e conosce altri grandi scrittori. Quando torna a casa, a casa sua a Palermo potremmo dire che è un po' gasato, utilizzando un'espressione un po' così molto comune. e si mette a scrivere il gatto pardo. Molto probabilmente aveva già in testa la l'idea del gatto pardo come romanzo, però forse non presumeva di avere le capacità per scrivere un romanzo di alto livello. Quando torna a casa non ha dubbi. Diventerà uno scrittore e comincerà con quello che gli frulla in testa, ovvero la storia del gatto paro. Si mette subito a scrivere il gattopardo e riesce ad eh la concludere. nel giro di un annetto circa. Infatti nel 1956 il romanzo è pronto e il nostro Tomassi di Lampedusa con tutto l'entusiasmo, il fervore del neofita, vo dire, manda, come tutti gli scrittori del resto, manda la il romanzo alla Mondadori e alla Einaudi, due grandi case editrici dell'epoca che praticamente da sole dominavano gran parte del panorama letterario italiano e sia La Mondadori che la in Audi rifiutano un romanzo, cioè dicono in sostanza questo romanzo non sa da pubblicare. Grande scoramento da parte di Tomaszi di Lampedusa. E adesso cercheremo di capire chi ha dato questo giudizio negativo e perché. Poi invece nel 58-158 il romanzo viene pubblicato da Feltrinelli. Qua c'è un lettore eccellente che è Giorgio Bassani, quello del giardino dei Pinzi Contini, il quale legge il romanzo e dice questo è un romanzo significativo, più che significativo, dobbiamo pubblicarlo. 1958. Infatti il romanzo poi vinse il premio Strega nel 1959 e ottenne subito un grande successo. 100.000 copie, cioè nell'Italia della fine degli anni 50 100.000 copie voleva dire anche un grande successo editoriale la pensando al business, quindi pensando alla casa editrice Feltrinelli, quindi possiamo dire il nostro Tomassi contento per la il premio Strega, no? Perché era morto 2 anni prima, sfortunato, ecco, da questo punto di vista era morto nel 1957,
 
abbiamo detto, a Roma e quindi non può godere del successo del successo Premio Strega, grandi riconoscimenti, tutti scrivono che è un romanzo eccezionale che la dà uno sguardo diverso, uno sguardo più profondo alla nostra storia nazionale, in particolare al Risorgimento e eccetera. Purtroppo per il nostro Tomasi Lampedusa è l'unico romanzo che scrive, abbiamo detto in tarda età. Poi i lettori dopo il premio Strega divennero curiosi di Tomasi Lampedus, chi è magari ha scritto altre cose, vennero pubblicati dei saggi critici che però potevano magari piacere proprio ai cultori della letteratura francese e ai cultori della letteratura inglese. Quindi a questo punto ci chiediamo, ma come Feltrinelli pubblica con grande clamore il romanzo, mentre Mondadori ed inaudi dicono "No, com'è possibile?" Ecco, come vedremo adesso, la politica conta molto in questo momento perché a rifiutare il romanzo per due volte è Elio Vittorini. Conosciamo tutti, no? Elio Vittorini negli anni 50 è una, diciamo, degli intellettuali più importanti d'Italia. È il fondatore del Politecnico che è una rivista, è colui che aveva scritto durante gli anni del fascismo conversazioni in Sicilia, è colui che aveva partecipato alla resistenza, aveva scritto uomini e no. Uomini e no è dedicato ai gap, ovvero ai partigiani che eh combattevano in città contro i fascisti naturalmente e contro i nazisti. Quindi è uno scrittore, scrittore di successo. Come mai Vittorini dice no alla pubblicazione di questo la romanzo? Vittorini non è uno scrittore avulso dalla situazione, è un intellettuale che è legato al Partito Comunista Italiano. Negli anni 50, come Pavese, come Calvino, eccetera, anni 50 voleva dire il partito di Togliatti. È un intellettuale organico, no? Secondo un po' la definizione data da Gramsi. Quindi, in sostanza, quando Vittorini legge il romanzo dice "La scrittura si sente, ecco che la scrittura è di un grande scrittore, però non possiamo pubblicare perché dà un'immagine diversa rispetto a quella che noi vorremmo dare noi, ecco, come cultura di sinistra, cultura italiana, vorremmo dare del Risorgimento. Quindi, molto probabilmente, Vittorini, tanto per capirci, poi avremo occasione naturalmente di approfondire, giudica romanzo, un romanzo di destra, un romanzo di destra che nell'Italia della seconda metà degli anni 50 non si poteva pubblicare visto che sia Mondadori soprattutto e in Audi avevano un orientamento politico ben definito, quindi un romanzo di destra, però la lasciamo scorrere un po' di considerazioni Prima di capire è il romanzo di una famiglia. Tomasi nel suo romanzo ricorda il bisnonno, quindi un romanzo di famiglia. Ricorda bisnonno il principe Giulio Fabrizio Tomasi vissuto durante il Risorgimento. Infatti il bisnonno era famoso per l'osservatorio astronomico e ricorderete che il protagonista è un astronomo e in particolare il bisnonno era famoso per la sua passione, per la scienza, così come Fabrizio Cordera che è il protagonista della Gattopardo. Allora, cominciamo a vedere la trama, poi il romanzo di destra un po' alla volta. Ecco, ci arriviamo. Allora, il romanzo inizia, se dovessimo aprire il romanzo, inizia il 12 maggio del 1860. 1860, sappiamo, no? È la spedizione di Garibaldi, è la spedizione dei 1000, anzi il 12 maggio del 1860 GDI è appena sbarcato a Marsala. Sono arrivati i briganti un po' in tutta la Sicilia, naturalmente la Sicilia degli aristocratici, dei proprietari terrieri. I garibaldini sono briganti arrivati per depredare, rubare, c'era. Chiaramente viene dato una connotazione subito negativa a questa spedizione a Palermo. A Palermo c'è un grande fermento negli ambienti aristocratici, cioè da Marsala a Palermo non dico che c'è un piero di schioppo, ma siamo molto eh vicini. Quindi a Palermo, nei grandi palazzi nobiliari, c'è una grande eccitazione, una grande paura. Che cosa faranno questi garibaldini? La violenteranno le donne?
 
Eh, assalteranno i nostri palazzi, li bruceranno tutti quei maledetti con la camicia rossa, eccetera. E entra subito in gioco il protagonista Fabrizio Cordera, principe di Salina. Breve ripasso di storia. Garibaldi parte da quarto vicino a Genova, si ferma a Talamone, che però era territorio del Regno di Sardegna per rifornirsi di armi, perché se non hai le armi naturalmente non puoi fare nulla. E poi sbarco a Marsala, protetto dagli inglesi, dagli inglesi che hanno così una loro logica e pensano che forse l'Italia unita oppure mezzo unita sia preferibile rispetto al dominio alla presenza navale francese nel Mediterraneo. Comunque sono questioni che non affrontiamo seò Andiamo la direzione comunque insomma il nostro Garibaldi sbarca a Marsala. C'è la prima battaglia che non è facile a Calatafimi a poca distanza da Marsala. Garibaldi vince con un po' di morti di feriti, vince contro l'esercito Borbonico, naturalmente combatte contro il re di Napoli. Francesco II, Franceschiello, così soprannominato per la sua Ignavia, la E dopo Calatafini punta su Palermo. È ovvio che se Garibaldi entra a Palermo conquista la città, una buona parte della conquista dell'isola sarà possibile. Poi la sappiamo come vanno le cose, conquista Palermo, poi Milazzo, la supera lo stretto tra Sicilia e Calabria e poi quasi una marcia trionfale fino ad arrivare a Napoli dove appunto Franceschiello aveva la abbandonato la reggia nei giorni precedenti. Ecco chi è Fabrizio Cordera, principe di Salina, che è il è lui il gatto pardo. Perché nel la nello stemma di famiglia c'è appunto il gatto padre. È un uomo di 45 anni, così viene presentato nel romanzo, è colto, intelligente, burbero, ha un forte carattere, un fortissimo carattere che gli serve anche per tenere sotto controllo la famiglia, che non è proprio una famiglia facile, e poi le enormi proprietà terriere che ha un po' in tutta la Sicilia. Anche Fabrizio è preoccupato perché teme che i nuovi arrivati, se vinceranno e magari non sarà difficile vincere contro l'E esercito borbonico che non era più in grado, insomma, di difendere il territorio. Quindi anche Fabrizio preoccupato. Che cosa faranno i nuovi venuti che agiscono in nome di un re che sta lontanissimo da noi, è il re di Torino, Vittorio Emanuele II. Quindi, come si comporteranno? La rispetteranno i nostri privilegi di aristocratici, butteranno tutto a mare? Ecco qua la han detto che utilizziamo dei fotogrammi della film anche un po' per visualiz Bar Lancaster con il suo la binocolo oppure con la sua strumentazione astronomica. Infatti era visto un po' male, se vogliamo, come tipo bizzarro, perché gli altri aristocratici siciliani cultura zero, cultura scientifica meno che zero. Lui invece era la un esperto di matematica perché altrimenti non sarebbe stato in grado di fare tutti i calcoli necessari e aveva scritto anche degli opuscoli ben accettati all'interno di alcune accademie. Questa è la è la famiglia del principe Salina, c'è la moglie, poi sono tre femmine e tre maschite, tra cui anche un bambino molto piccolo con due giovani già di una certa età. Il 13 maggio, quindi inizia il 12 maggio, paura che cosa accadrà. Il 13 maggio nel palazzo di Fabrizio c'è un colloquio importante. È un colloquio fondamentale, se Vogliamo per l'economia, tra virgolette del romanzo. È un colloquio tra il principe Fabrizio e il nipote che si chiama Tancredi Falconieri, cioè Alen Del in sostanza all'interno della del film. Trazy anche lui è aristocratico. I falconieri rappresentano una delle famiglie più importanti della Sicilia già dai tempi dell'età moderna, forse dei tempi del Medioevo. L'unica differenza che Fabrizio è molto ricco, mentre Tangredi è poverissimo. È poverissimo perché il padre aveva sciallaquato tutto il patrimonio con la molilmente con investimenti che poi erano andati a finire male oppure indonnine champagne. Insomma, infatti Tomassi Lampedusa dice che la vecchia aristocrazia siciliana spesso la non era in grado di badare ai propri patrimoni e grandi patrimoni erano finiti in fumo. Tancredi però vive visto che nipote di Fabrizio vive all'interno del Palazzo di Salina, perché Fabrizio è convinto che il nipote abbia doti intellettuali che i figli i figli maschi non hanno.
 
Quindi convinto, insomma, di avere due figli maschi che, insomma, da un punto di vista intellettuale, intellettivo lasciano un po' desiderare, ecco, mentre guarda con grande con grande la simpatia il nipote, perché gli sembra veramente scaltro, furbo e particolarmente intelligente. Ecco, questo è Alen Delon, credo forse alla primissima esperienza cinematografica scelto, ecco, da Luchino Visconti per la sua avvenenza, la sua bellezza, ecco, ma anche per le grandi capacità. Allora, nei giorni dell'arrivo di Garibaldi in Sicilia, Tancredi, abbiamo detto Tancredi Falconieri, erede di una grande un grande nome nobiliare, però veste la camicia rossa di Garib. Quindi immaginate Fabrizio che si sta facendo la barba. Ecco, si gira e vede il nipote Tancredi vestito con la camicia rossa. Dice tu, un falconieri, sono tutti mafiosi imbroglioni. Un falconieri deve essere con noi per il re. Come ti sei abbigliato? Ti sei messo la camicia rossa come quei faccinorosi, quei mafiosi, i garibaldini naturalmente. Come ti sei vestito? Pensa che sia una mattana da parte della nipote. It Credy praticamente la loela con una affermazione che avrà un ruolo importante all'interno del romanzo e gli dice se non ci siamo anche noi quelli ti combinano la Repubblica. Quindi Garibaldi, se non ci siamo noi a controllare Garibaldi eccetera, quello fa la Repubblica. La Repubblica vuol dire che qualunque monarchia verrà buttata a mare. Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi. sono spiegato, ecco, dice di fronte a un allibito Fabrizio, perché non si aspettava questa risposta. Ecco, ripeto, se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi. Quindi dice in sostanza la presenza di Garibaldi in Sicilia la sarà una commedia tutto sommato. Dobbiamo però essere all'interno del movimento. Noi vogliamo che tutto rimanga com'è, quindi dovrà cambiare tutto, ma solo nelle apparenze. La società siciliana dovrà rimanere com'è, quindi lui ragiona come un aristocratico. Quindi in sostanza dice la che l'unità d'Italia quando si farà eccetera dovrà essere una commedia, ecco, una commedia ben recitata, l'importante è che chi comandava prima continui a comandare anche dopo. Ecco la, visto che è molto importante per capire un po' la logica del romanzo, qua ho ribadito, ecco, questa frase: "Se non ci siamo anche noi, ecco, al a cercare di condizionare il processo. Quelli ti combinano la Repubblica e quindi buttano per aria tutto. Chissà la i garibaldini, chissà che cosa accadrà. Se vogliamo che tutto rimanga com'è, ovvero i nostri poteri, i nostri privilegi, eccetera, è necessario che tutto cambi naturalmente apparentemente, solo apparentemente. Mi sono spiegato?
 
Fabrizio è una eh è un uomo di particolare intelligenza, non ha bisogno, ecco, che qualcuno gli ripeta 10 volte quello che ha ascoltato e eh Fabrizio che sta continuando a farsi la barba, anzi aveva interrotto con la lametta praticamente così perché era rimasto basito di fronte a questa risposta. Quando Tancredi un attimo dopo se ne va dice "Ah, Tancredi un granduomo, l'ho sempre detto che Tancredi che il mio nipote, il mio amato nipote è un granduomo, l'ho sempre pensato. E qui nasce un sostantivo, un aggettivo, eccetera. che ancora oggi fa parte del nostro vocabolario, ovvero il gattopardismo. Se qualcuno dovesse dire a noi, naturalmente è una battuta, sei un gatto paro, un atteggiamento gatto pardesco, non è che uno torna a casa dicendo, "Eh, sai, mi hanno mi hanno detto questo, ecco, sono contento, no?" Ha un'accezione negativa, cioè la il gatto parardismo in sostanza è un sinonimo di trasformismo, di ipocrisia, cioè nascondere quello che Uno pensa, immaginate i politici che magari lasciano un partito per andare in un altro, uno dice "Beh, hanno cambiato casacca". E no, invece stando dalla parte perché magari vogliono salire sul carro dei vincitori, però mantenendo le loro idee, le loro opinioni, però ufficialmente sono dall'altra parte. Quindi verrebbe da chiedersi la anche a livello individuale quanto il gattopardismo è diffuso oggi in Italia. Questo atteggiamento per cui, insomma, uno nasconde le reali intenzioni, nasconde le sue idee, tutto il resto. Ecco, fondamentalmente è l'ipocrisia. M però eh non rispondiamo a questa domanda perché anche questo ci porterebbe un po' troppo lontani dal percorso. In realtà eh sembra che abbia ragione Tancredi, quindi non cambia nulla. Non cambia nulla perché c'è la conquista di Palermo, abbiamo detto poi la grande battaglia di Milazzo, poi arrivano a Messina, poi sul continente, eccetera. Quindi tutta l'Italia viene, anzi l'Italia meridionale viene conquistata dai garibaldini che all'inizio sono 1030 e qualche cosa, poi diventeranno 10.000 e anche di più perché arriveranno i contadini, la arriveranno anche i proprietari terrieri che cominciano a capire che la parte vincente è opportuno stare sul carro del vincitore e il re di Napoli non potrà far altro che recarsi a Gaeta. Gaeta che però allora era sotto il controllo del Papa, regno della papà. Quindi non cambia nulla apparentemente. Infatti il principe, come vedete, agosto del 60, sono passati pochi mesi, maggio, giugno, luglio, agosto, agosto del 60 il principe di Salina fa quello che aveva sempre fatto in tutti gli anni precedenti, avevano sempre fatto i suoi antenati, ovvero andare in vacanza, tra virgolette, quindi lascia la Palermo accaldata del mese di agosto e va a donna fugata. Donna fugata che non esiste. Se voi andate a cercare Google Map, la Sicilia, zona fugata, non esiste. Comunque è una località più o meno al centro della Sicilia dove eh la le varie generazioni, ecco, della famiglia si recavano lì per tutti i mesi estivi, quindi agosto, settembre, magari anche ottobre, quando poi il clima cambiava tornavano a Palermo. Tutto sembra normale, anche il viaggio che è un bel viaggio, in carrozza arrivano che sono bianchi con come non so il detersivo, no? Perché la polvere arrivano la però erano abituati in questo, quindi arrivano in condizione.
 
La prima cosa da fare è un bagno prima ancora di ricevere qualcuno, di cominciare a pensare, a organizzare la vita a donna fugata. Infatti il principe, nonostante fosse accaldato, sudato, bianco come la polvere, dice "Non c'è da dire. Tutto è come prima, meglio di prima, perché quando arriva a donna fugata non è che arriva in piena notte, no? arriva di giorno, c'è la banda del paese, c'è il sindaco che la lo sta aspettando, c'è tutto il paese e quando arriva con la moglie, con i figli, tutto il i servitori applaudono. Quindi dice non è successo nulla. Sì, adesso la Sicilia fa parte della anzi farà parte del Regno d'Italia che nascerà nel 1861, però la aveva ragione i Tancredi, ecco, non è accaduto nulla. Ecco, la visto che siamo parlando della storia di una famiglia. Questo è il palazzo vero e proprio. Vero e proprio. Siamo a Santa Margherita del Belice o Belice, qualche dubbio. Comunque siamo in provincia di Agrigento. Questo è il palazzo gigantesco, un po' a metà tra il palazzo e il castello che ehm molto probamente ancora oggi appartiene alla famiglia la agli aredi ecco della di Tomasi di Lampedusa. Come vedete ci sono la decine e decine distanze. Infatti nel romanzo quando Tancredi e poi adesso vedremo Angelica, la passano giornate intere a rincorrersi perché sono innamorati eccetera, in alcuni momenti si perdono all'interno della del palazzo. Quindi eh arrivano a donna fugata, tutto sembra andare per il meglio, però c'è una novità importante. Il sindaco della paese Il sindaco di Donna Fugata si chiama Calogero Sedara ed è un personaggio simbolo dei tempi nuovi. Calogero Sedara è un borghese, un borghese di famiglia contadina. È un borghese che nel giro di pochi mesi, approfittando della di questa novità Garibaldi in Sicilia con un certo ribaltamento di ruoli sociali è diventato ricchissimo. Ha messo insieme una fortuna enorme. Sembra un personaggio verghiano, no? Pensando in voglia mascolo don Gesualdo. Quindi con grande scaltrezza, con grande furbizia, con grande intelligenza, Calogero Sedara ha messo insieme una fortuna enorme in quella zona. Siamo nel cuore della Sicilia perché è un uomo furbissimo, scaltro e privo di scrupoli e a lui piace trattare con gli aristocratici perché è convinto, giustamente, dal suo punto di vista, che gli aristocratici di affari non capiscono niente, infatti li chiama uomini pecore, cioè fare affari con gli aristocratici vuol dire guadagnarci, perché gli aristocratici, si sa, non hanno il senso del denaro, non conoscono bene le leggi, non stanno lì a discutere magari sul centesimo che poi lo voleva dire magari anche parecchio denaro della dell'epoca. Ecco, vediamo come viene tratteggiato il nostro Calogero Sedara. Vediamo un po', scusate, eh, pagina 59. Ecco qua. Poi vennero le notizie private che sia avano attorno al grande fatto dell'annata, la continua rapida scesa della fortuna di don Calogero Sedara. 6 mesi fa era scaduto il mutuo concesso al barone Tumino ed egli si era incamerata la terra. Mercè 1000 onze prestate possedeva adesso una nuova proprietà che ne rendeva 500 l'anno.
 
Prestato del denaro, ecco, è in camera tutta la terra della del barone. In aprile aveva potuto acquisire acquistare due salme di terreno per un pezzo di pane e in quella piccola proprietà vi era una cava di pietra ricercatissima che gli si proponeva di sfruttare. Aveva concluso vendite di frumento quanto mai profittevoli nei momenti di disorientamento e di carestia che avevano seguito lo sbarco. Quindi compra il frumento prima sapendo che poi alla fine ci saranno problemi e compra prima a basso prezzo e vende poi a prezzo più alto. La voce di Donnofrio si riempore, sta parlando con il principe eh Fabrizio. Ho fatto un conto sulla punta delle dite delle dita. Le renditi di don Calogero eguaglieranno fra poco quelle di vostra eccellenza qui a Donna Fugata e questa in paese è la minore delle sue proprietà e insieme alla ricchezza cresceva anche la sua influenza politica. Era diventato il capo dei liberali a donna fugata ed anche nei borghi vicini. Quando ci sarebbero state le elezioni era sicuro di essere inviato deputato a Torino. Torino, prima capitale d'Italia. Non era vero che allora che la nulla era mutato, Don Calogero ricco quanto lui, ecco, gli viene da pensare a Fabrizio, ma queste cose in fondo erano previste, era il prezzo da pagare. Quindi Fabrizio, come vedete, rimane convinto che nonostante la novità di Calogero Sidara che in quella zona quasi ha più terre, più ricchezze rispetto a lui, in fondo non è successo niente di particolarmente gra. Cioè i rapporti sociali sono rimasti eh tale quali. La società siciliana è rimasta tale quale. In realtà Fabrizio ha torto, come poi vedremo, e se ne accorgerà se ne accorgerà amaramente nella negli anni successivi. Ecco qua abbiamo Paolo Stoppa, ce lo ricordiamo, abbiamo tutti una certa età, tranne i più giovani che insomma magari lo incontrano per la prima volta, grandissimo attore di teatro e non solamente di teatro, ecco Paolo Scoppa. Luchino Visconte lo sceglie. Credo che in quel periodo attore migliore non ci fosse. Ecco un attimo. Eh, il nostro la il nostro Calogero Sedara ha una figlia che è l'asso nella manica che vuole giocare perché è un uomo molto ambizioso, non gli basta essere ricco, vuole la politica. Abbiam detto no deputato a Torino, non perché amasse la politica, perché deputato a Torino voleva dire essere ancora più forte. in Sicilia e magari anche altrove. È venuto dal basso, ha conosciuto la miseria, adesso vuole praticamente tutto e ha un asso nella manica che è la figlia Angelica. Perché è un asso nella manica? Perché Angelica è bellissima, è straordinariamente bella e lui intuendo che la figlia quando era una ragazzina, intuendo che la sua bellezza era veramente la strepitosa, potremmo dire, la manda la figlia in un collegio svizzero perché lui è consap che come padre non sarebbe stato in grado di educare più di tanto. Poi la madre invece di Angelica è proprio una contadina, una contadina che parla solamente il dialetto, quindi manda spende del denaro, dirvizzera perché in Svizzera, in questo collegio le fanciulle verranno educate secondo certi criteri e devi imparare le buone maniere perché Calogero Rossidara già pregusta un matrimonio, dovrà essere un matrimonio molto importante. un matrimonio con un tipo danaroso, meglio un aristocratico, perché questo matrimonio sarà un ulteriore trampolino per lui, per diventare ancora più importante.
 
Quindi, insomma, un matrimonio di alto livello che lo proietti ancora più in alto. Un certo momento Angelica viene invitata per la prima volta nel palazzo di Donna Fugata perché non c'erano la le fotografie, quindi il padre non poteva dire "Questa è mia figlia". la si sapeva, ecco, che era di straordinaria bellezza, però, insomma, la famiglia di Fabrizio nessuno l'aveva mai vista. E c'è il momento che anche nel film è particolarmente importante quando Angelica fa per la prima volta, quindi la giovanissima Claudia Cardenale fa per la prima volta eh entra nel palazzo e viene accolta nella sala da pranzo. Ecco, vediamo un po' perché è un momento molto importante. Qui tutti rimangono a bocca aperta tutti gli uomini, le donne cominciano a provare naturalmente un po' di risentimento nei confronti, invidia eccetera e Tancred rimane folgorato. Poi la porta si aprì ed entrò Angelica. La prima impressione fu abbagliata sorpresa. I Salina rimasero con il fiato in gola. Tancredi sentì addirittura come li pulsassero le vene delle tempie. Sotto l'impeto della sua bellezza, gli uomini rimasero incapaci di notare analizzandoli i non pochi difetti che questa bellezza aveva. Molte dovevano essere le persone che di questo lavorio critico non furono mai capaci, quindi è bellissima, però qua e là magari qualche difettuccio, però la gli uomini che guardavano lei, anche le donne eccetera, vedevano ecco la non notavano questi piccoli difetti. Com'era fatta? Era alta e ben fatta in base a generosi criteri. La carnagione sua doveva possedere il sapore della crema fresca. alla quale rassomigliava la bocca infantile a quello delle fragole. Sotto la massa dei capelli color di notte avvolti in suave ondulazione, gli occhi verdi albeggiavano immoti quelli delle statue e commessi un po' crudeli. Procedeva l'entra facendo roteare intorno a sé l'ampia gonna bianca e recava nella persona la paatezza, l'invincibilità della donna di sicura bellezza. Molti mesi dopo, soltanto si sep che al momento di quel suo ingresso trionfale essi era stato sul punto disenire per l'ansia, quindi poi dirà che insomma mancava poco che cadeva per terra per l'emozione, però insomma sembra quasi l'ingresso di una dea e tutti rimangono la esterrezzati. Ecco qua, eh Calogero Sedara, Tancredi, Tancredi che Perzzo ha una fascia sull'occhio perché lui dice eh abbiamo combattuto eccetera, insomma, fino a un certo punto. E poi la nostra Claudia Cardinale. Ecco, anche questa è una fotografia bellissima perché quando Tancredi che vede Angelica dice, insomma, sente palpitare il sangue e anche Angelica, insomma, sente amore nei suoi confronti, però vedremo adesso che non c'è solamente l'amore, non è solamente una bella storia d'amore, no, c'è qualcosa d'altro. Comunque passano settimane e settimane a rincorrersi all'interno del palazzo di donna fugate in cui ci sono tanti piani, ci sono centinaia di stanze e quando lei si nascondeva lui non riusciva a trovare matalmente lui vorrebbe possederla, però lei la pensa che è opportuno non farlo, è opportuno anche per quello che è in testa è importante arrivare in Libata al matrimonio. Altra immagine perché poi in questo palazzo di donna fugata c'erano i saloni frequentati dalla famiglia, ma c'era un sacco di sale di cui Fabrizio non aveva neanche cognizione, un sacco di sale quella con tanti mobili naturalmente di pregio, più o meno abbandonati sotto grandi lenzuola.
 
Quindi altra immagine qua significativa dei due. Potremmo dire che Angelica e Tancredi si amano perché sono giovani e sono bellissimi, però in realtà non è così. Giustamente Tomassi Lampedusa mette in evidenza l'arrivismo di tutte e due, il carrierismo di Tangredi e l'ambizione di Angelica. Ecco perché il carrierismo da parte di Tancredi perché abbiamo detto Tancredi è povero, vive bene grazie al denaro dello zio che l'ha preso sotto tutela perché il padre aveva scialacquato tutto il patrimonio, però è povero e senza denaro anche allora non si faceva nulla. Anche Tancredi ha ambizioni politiche e in effetti poi diventerà anche lui deputato, forse senatore, chissà la a Roma, no? Che poi la capitale nel giro di pochi anni diventerà Roma. Quindi ha bisogno di denaro. Il lo zio gli può dare denaro, ma fino a un certo punto ha bisogno di un matrimonio eccellente e capisce subito che il padre è ricco, che il padre vede la di buon grado e poi anche c'è Angelica, l'ambizione. Che cosa vuol dire per Angelica? Angelica nasce in una famiglia di contadini, contadini poveri. Ha visto la miseria per la nella sua vita eccetera, vuole uscire per sempre da questa dimensione, da questo mondo. Quindi il matrimonio con addirittura Tancredi, falconieri, eccetera potrebbe essere per lei finalmente, ecco, l'occasione per uscire definitivamente da un mondo modestro. Carrozze, abiti firmati, oggi diremmo i migliori sarti di Parigi e di Londra si sarebbero quasi prostrati ai piedi di Angelica, visto che il patrimonio sarebbe stato molto pingue. Quindi sì, si amano eccetera, ma insomma la tutti e due, essendo persone furbe, scaltre, hanno in testa qualcosa di più solamente l'amore. A un certo momento i due cominciano a parlare di matrimonio e questo avviene nel giro di poche settimane, sempre a donna fugata e Fabrizio vede volentieri questo matrimonio perché da una parte c'è il l'amato nipote Tancredi e dall'altra parte c'è Angelica. Certo, Angelica è la nipote di Beppe m****, scusate il termine, è una citazione letteraria, cioè in sostan Il nonno era proprio, insomma, un contadino che viveva nella totale sporcizia. Non avrebbe mai pensato il principe di Salina, ecco, che l'amato nipote, un Falconieri sposasse addirittura la nipote di Beppe m****, eccetera. Però Fabrizio dice, "Ma in fondo non è accaduto nulla. La le classi sociali rimangono al loro posto, gli aristocratici, i proprietari iteri, i contadini stanno al loro posto e nessun uno pensa di rivoluzionare alcunché eccetera. E poi pensa Fabrizio ingenuamente, noi aristocratici siamo in grado di dialogare, di avere buoni rapporti anche con coloro che non sono aristocratici come la famiglia Sedara eccetera. Certo, avrebbe mai pensato che un Falconieri potesse sposare addirittura la nipote, ecco, di una eh di un contadino che in quella zona tutti conoscevano per l'eccessiva sporcizia. Anzi, che cosa fa Calogia? Sedara, ad un certo momento, visto che quella personaggio gli poteva creare problemi, un giorno la lo trovarono sparato, credo che si dica così in Sicilia, cioè qualcuno aveva ammazzato il nonno, ecco, di Angelica, magari lo stesso Calogero, chissà, così non se lo trovava tra i piedi. Nessuno gli avrebbe detto "Ma come tu punti a Torino eccetera? Ma ti rendi conto? Ecco, che il nonno la di tua figlia, eccetera. Comunque, insomma, il matrimonio secondo Fabrizio sa da fare, non è una situazione che può mettere in difficoltà nessuno. La tranne sono tutti convinti, attualmente sarà un grande matrimonio, felice, tanti figli eccetera. L'unico che non è convinto di questo matrimonio è don Ciccio Tumeo. Don Ciccio Tumeo che nel film è Serge Reciani. Ecco la Mente di origine siciliana, la Romolovia.
 
 
Ah, Romolovia. Ecco, sì, sì. Allora, è un altro Quello era l'organista è il principio è della persona questa persona che abita e che compensa con arrivo. Sì, sì, sì, sì, sì, sì, sì. Vabbè, Romolovali è vero, altro grande attore dell'epoca. Ecco, vediamo che cosa dice don Ciccio Tumeo nel momento in cui la il principe Fabrizio dice e stavano facendo una battuta di caccia, qualche cosa di simile, gli dice che il matrimonio si farà e lui è contento. Don Ciccio Tumeo, questa eccellenza è una porcheria. Un nipote, quasi un figlio vostro, non doveva sposare la figlia di quelli che sono i vostri nemici e che vi che sempre vi hanno tirato i piedi, quelli che sono i vostri nemici. Dice, cercare di sedurla come credevo io era un atto di conquista. Così è una resa senza condizioni. È la fine dei Falconieri e anche dei Salina. Detto questo Don Ciccio chinò il capo e desiderò angosciato che la terra si aprisse sotto i suoi piedi. Il principe urtato da queste parole, nessuno aveva mai parlato in questo modo. Il principe era diventato paonazzo, financo le orecchie, financo i globi degli occhi sembravano sangue, strinse i magli dei suoi pugni e fece un passo verso Don Ciccio. Cioè, immaginate Bart Lancaster, ecco, che sta per percuotere il povero Eh, don Ciccio Tumeo, quindi strinse in maglio, aveva una forza gigantesca, ecco, ma era un uomo di scienza, abituato dopotutto a vedere il pro e il contro delle cose. Inoltre, sotto l'aspetto leonino, era uno scettico, quindi abituato, insomma, ad a porsi dei dubbi su quello che avveniva. E Tumeo aveva ragione e lui parlava la tradizione schietta, però era uno stupido. Così pensa Fabrizio, questo matrimonio non era la fine di niente, ma il principio di tutto. era nell'ambito delle secolari consuetudini. Quindi Fabrizio, nonostante la rampogna di don Ciccio, dice in sostanza che questo matrimonio eh non altra per nulla le tradizioni degli aristocratici capaci qualche volta, ecco, di scendere un po' in basso se proprio era necessario. Quindi non è cambiato nulla. Mentre don Ciccio dice attenzione, vi state alleando con quelli che sono i vostri nemici, nemici di classe, la borghesia, la borghesia imprenditoriale, la borghesia del denaro, la borghesia teriera, i vostri nemici. Aveva ragione don Ciccio, mentre Fabrizio fa fatica a capire, capirà dopo. Comunque, comunque adesso la scena si sposta di 2 anni dopo, come vedete siamo nel 1862, è nata l'Italia, è nato il regno d'Italia. 1862 la capitale è ancora Torino, poi qualche anno Firenze che poi dopo la breccia di Portapia 1870 la capitale da questo momento in avanti sarà sicuramente Roma. 1862 a Palermo l'aristocrazia si incontra nei grandi balli estivi. Era una tradizione che i grandi palazzi si aprissero per invitare naturalmente gli altri aristocratici. Tutto in fondo stava andando bene. L'Italia è unita, non c'è più il re di Napoli, c'è un re che sta con grandi baffi a manubrio che sta là sopra, immaginate anche la distanza, la eh che sta a Torino, però nulla è cambiato, tutto rimaneva come prima e Fabrizio è convinto, è convinto e contento. Siamo a Palazzo Pantaleoni. I pantaleoni, almeno nel romanzo, sono una grande famiglia aristocratica. Un palazzo gigantesco, un salone da ballo la lungo, immaginate un centinaio di metri, eccetera. I Salina sono invitati, figuriamoci se non fosse invitato il principe e Salina. E per Angelica è la prima occasione per apparire in pubblico. In fondo solamente Isalina, solamente Fabrizio, la sua famiglia l'avevano conosciuta. Questo è un altro fotogramma, come vedete di nuovo la Tancredi di nuovo bellissimo, attualmente l'abito costosissimo, però Sedara non va dalle spese perché abbiamo detto ha un'idea in testa e se è necessario spendere spende volentieri. Ecco, questo è il momento più importante. Non Calogeroara sta guardando il soffitto Eh, è un momento che poi ritroveremo tra poco. Apparentemente sembra che stia guardando il soffitto, magari gli affreschi sul soffitto oppure magari i fregi dorati eccetera, no? Sta valutando il costo che potrebbe avere in quel momento tutti quei fregi d'oro dicendo con quello che costa oggi l'oro, l'oro zecchino. Quindi sta facendo una valutazione di ordine monetario perché per Sedara non esiste il bello, non esiste l'arte, non esiste il bello artistico. Il bello casomai si coniuga con il denaro, quindi il valore monetario. Quindi apparentemente invece sta valutando quanto potrebbe costare oggi un palazzo di questo genere oppure solamente quella soffitto. Comunque ritorneremo, eh è un momento fondamentale questo, torneremo tra poco. E intanto ecco il ballo. Il ballo, come vedete la ci sono i membri dell'aristocrazia più importanti. Ecco, notate quei personaggi che hanno quella fascia azzurra. Ecco, quelli sono ufficiali dell'esercito italiano perché sappiamo che la spedizione dei 1000 un certo momento finisce. Quando Garibaldi arriva a Napoli basta. Sì, c vorrebbe continuare arrivare anche a Roma e scalzare il domino del Papa, però almeno in quel momento non lo può fare. Poi ci sarà la Spromonte e tutto il resto. Quindi sono ufficiali dell'esercito italiano. Eh, magari tra di loro ci sono anche ex garibaldini. Ecco qua il trasformismo, no? Il gatto ismo e ci sono anche personaggi come Tancredi. Tancredi che anche lui è diventato ufficiale dell'esercito italiano come trampolino di lancio per la sua carriera politica.
 
 
Si inizia a ballare e un certo momento un po' per l'avvenizia di Angelica, dall'altra parte invece c'è un grande personaggio che tutti conoscono che è il principe di Salina. A un certo momento tutti fanno spazio come vedete E in questa scena memorabile della del film, il principe di Salina balla con Angelica e tutti guardano. Come vedete i volti sono significativi, alcune donne sorridono, magari quelle che hanno un po' una certa età non possono competere con Angelica, mentre la notate appena dietro il principe ci sono due giovani donne, ecco, che potrebbe avere l'età di Angelica che guardano con astio, anche perché Per queste giovani donne aristocratiche, Angelica è una parvenù, non appartiene al loro mondo. Sanno benissimo quella la storia di Angelica che viene dal mondo contadino e questo se la per loro è intollerabile, ecco, che ci sia una persona che venga da un mondo così abietto, così inferiore dal loro punto di vista. Però Angelica è protetta da Tancredi, è protetta dal principe di Quindi nessuno si azzarda a dire mezza parola. Quindi, insomma, la festa procede. Sono feste che andavano avanti fino alle 6:00 del mattino. Eh, si ballava, si beveva, gli uomini magari parlavano raramente di politica perché il livello medio dell'aristocrazia, lo dice Tomasi Lampedusa, era veramente mediocre. La le donne parlavano di argomenti frivoli, di pettegolezzi, soprattutto le donne più giovani. Si beveva molto al alle 6:00 del mattino, insomma, le persone devono essere un po' aiutate dai servitori eccetera. Fabrizio a un certo momento non balla più perché sente un malessere, sente dentro di sé un malessere che non deriva dal fatto che è bevuto forse un bicchiere in più di champagne, sente dentro di sé, nonostante il clima festoso, nonostante la musica, perché c'è l'orchestra, nonostante gli abit sente dentro di sé avanzare un senso di morte addirittura. Ecco, e questo senso di morte, visto che è un uomo di scienza, cerca di raffigurarlo, cerca di interpretarlo e questo è un momento molto importante all'interno del romanzo. Bello principe, bello. Vi ricordate la scena precedente quando Calogerosidara guarda ammirato il soffitto non per il valore artistico, ma per il valore monetario. Quindi bello principe, bello. Cose così non se ne fanno più adesso al prezzo attuale dell'orochino. Sedara si era posto vicino a lui. I suoi occhietti svegli percorrevano l'ambiente, insensibili alla grazia, attenti solamente al valore monetario. Don Fabrizio, ad un tratto sentì che lo odiava. Era all'affermarsi di lui, dicendo altri suoi simili, ai loro oscuri intrighi, alla loro tenacia, avarizia e vidità che era dovuto il senso di morte che adesso incupiva questi palazzi. Si doveva lui, ai suoi compari, ai loro rancori. ai loro al loro senso di inferiorità, a loro non essere riusciti a fiorire. Se adesso anche lui, don Fabrizio, gli abiti neri dei ballerini ricordavano le cornacchie che planavano alla ricerca di prete utride al di sopra dei valloncelli sperduti, ebbe voglia di rispondergli malamente, di invitarlo ad andarsene fuori, ma non si poteva. Era un ospite, era il padre della cara angelica, era forse un infelice come gli altri. Ecco qua comincia a capire il principe di Salina, nonostante la sua indubbia intelligenza, che forse qualcosa era cambiato, qualcosa stava cambiando in Sicilia e questo cambiamento non era per niente positivo.
 
Avanzavano i Sedara, in tutta Italia naturalmente, ma in questo caso in Sicilia, quindi gente priva di scrupoli, gente attenta solamente al valore monetario, gente assolutamente non incline a qualunque valutazione che non fosse il denaro e il valore del al denaro. Principe Salin invece è convinto di appartenere a una classe sociale, l'aristocrazia, dove il bello ha il suo valore, dove l'arte, la letteratura, la cultura, eccetera, mentre i sedara rappresentano la negazione di tutto questo. Tutto in quella festa gli ricorda la morte è la fine inevitabile della sua classe sociale, cioè quel senso di morte eccetera che lui proietta all'interno della sala in cui tutti ballano. riguarda non tanto se stesso, ma riguarda la morte della sua classe sociale. Lui si rende conto che la sua classe sociale sta morendo, che morirà tra non molto, che il mondo sarà poi occupato dai sedare. E in effetti ha ragione Tomasi Lampedusa, noi molto nessuno di noi frequenta i più alti nomi dell'aristocrazia italiana, ma penso che saremo in difficoltà ad ricordare i nomi di qualche aristocratico italiano oggi. Ricordiamo naturalmente i nomi dei grandi banchieri dei grandi imprenditori, dei politici naturalmente, ma non certamente gli aristocratici. Pure un tempo governavano loro. Nella Milano del 1700, al tempo di Parini eccetera, il potere era nelle mani degli aristocratici, dei conti, dei marchesi, dei baroni, eccetera. E tutta questa classe sociale che cosa è successa? È scomparsa. È scomparsa lasciando un vuoto dietro di loro, no? Perché subito è arrivato una nuova classe sociale che è la borghesia, borghesia imprenditoriale. eccetera, che poi eh rapidamente ha cominciato a porre le basi del potere politico e del potere economico. Comunque, continuando questo senso di morte che lui proietta su quello che vede, le giovani donne che lui vede lì a chiacchierare di pettegolezzi, gli sembrano piccole e brutte. E in effetti erano piccole e brutte quelle giovani donne perché c'era l'abitudine di sposarsi tra cugini per mantenere i patrimoni eh intatti. C l'abitudine, ecco, che da un punto di vista biologico non è un grande successo, di sposarsi tra cugini, quindi saltavano fuori, insomma, individui magari non particolarmente belli e neanche particolarmente intelligenti. Guarda gli anziani, gli anziani che cominciano un po' a traballare perché a furia di coppie di champagne eccetera e gli sembrano ignoranti, ignoranti e incoscienti di quello che sta accadendo. E questo era vero perché gli aristocratici la avrebbero avuto anche il tempo per formarsi una bella cultura eccetera, però Poi in realtà poi la dedicavano gran parte del tempo alle feste, ai ritrovi e solo vagamente ai loro affari e i giovani commissioni i giovani quindi che dovrebbero rappresentare la nuova classe dirigente aristomatica, vi sembrano sfaccendati e poco intelligenti. Sfaccendati perché ormai le grandi leve dell'economia siciliana sono nelle mani dei vari Sedara che si sono impadroniti come Mastro Don Gesuale No, molto la Tomasi di Lampedusa, come i grandi scrittori siciliani anche successivamente sa bene qual è la lezione verghiana, sa bene, ecco, come interpretarlo. Tutti i romanzi di Verga, grosso modo sono lì, ecco, un po' prima, un po' dopo del Risorgimento. Poi il la romanzo si sposta un po' di anni dopo, 1883, quindi rispetto al 1860 sono passati un correggete se sbaglio, 23 anni. Eh, aveva 45 anni nel 1860, ora ne ho ne ha 68 ed è arrivata la sua ultima ora. Ecco, notate che nessuno si sorprende del fatto che a 68 anni il nostro principe di Salina muore. Era normale, anzi aveva vissuto molto di più rispetto ai contadini dell'epoca. Quindi la l'anno, il giorno e mese della morte di Fabrizio era gigantesco, una forza Hercule eccetera, ma è arrivato su ultimo la giorno. Aveva fatto un viaggio a Napoli perché sembrava che ci fosse un luminare che la sapeva come fare per la sua malattia, però niente da fare. Forse anche un po' gli strapazzi questo viaggio in nave da Napoli a Palermo eccetera gli sarà esiziale, quindi muore. La moglie è morta ed era morto anche il figlio più grande in questi 23 anni. Naturalmente insomma le cose sono cambiate. Tancredi che fine ha fatto? Tancredi ci dice l'autore ha fatto carriera nella vita politica. così come voleva, grazie al denaro del suocero Calogero Sedara, è diventato deputato prima a Torino poi a Firenze per qualche anno, capitale d'Italia e poi a Roma. Ha fatto carriera come voleva la e molto probmente anche nel mondo degli affari. Tancredi aveva tradito innumerevoli volte Angelica, ci dice l'autore, ma lo stesso Angelica. Angelica aveva a sua volta tradito più volte il marito e Angelica 23 anni dopo si trova bene nel suo ruolo di baronessa. Nessuno potrebbe dire che era nata in una famiglia di contadini che era la nipote di Beppe, no? Vi ricordate quella soprannome un po' così.
 
 
Quindi ha imparato bene le costumanze degli aristocratici, moltamente ha imparato bene il francese, si muove con grande disinvoltura, non ha nessun imbarazzo, veste bene, carrozze, era quello che voleva in quanto arrampicatri sociale, oggi diremo era quello che voleva. Quindi Salina è debole, sono le ultime ore di vita prima di morire, però la mente è ancora lucida e quindi vede bene la come le cose si sono messe. L'ultimo gattopardo, c'è niente da fare, sarebbe stato lui. Non ci sono eredi nella sua famiglia, né Tancredi e neanche il figlio di lui, perché Tancredi ha avuto un figlio con Angelica, sarebbero stati in grado di rinnovare quella tradizione aristocratica tipica della famiglia Salina, quell'amore per l'arte, quell'amore per la cultura, per il bello, eccetera. Tancredi in fondo è un borghese se vogliamo. E con lui ormai è chiaro, 23 anni dopo stava morendo, se non era già morta, l'aristocrazia siciliana, perché intorno a lui vede solamente macerie di un mondo che fu il mondo dell'aristocrazia. La non che in Sicilia ci sia un vuoto totale, no? La il vuoto non esiste in politica, non esiste nella società, non esiste nella fisica. Il vuoto lasciato dagli aristocratici è stato preso dalla borghesia, dai sidar. Da sidara in sostanza. Ecco, questo è un po' l'epigrafe finale quando dice lui stesso aveva detto che Salina sarebbero rimasti sempre i Salina anche tre generazioni dopo, cinque generazioni eccetera aveva avuto torto, dice l'autore. L'ultimo era lui, l'ultimo gatto pardo. Quel Garibaldi, quel barbuto vulcano, aveva dopotutto vinto, quindi si rende conto, ecco, di aver sbagliato, quindi tutto stava cambiando con l'arrivo di Garibaldi. Non sembrava, ma tutto stava cambiando. Si rende conto che aveva sbagliato in sostanza e anni dopo col suo rammarico. Eh, naturalmente Ecco, di nuovo la slide precedente per riportare alla memoria, no? Se vogliamo che tutto rimanga com'è necessario che tutto cambi. Ecco, sembrava una frase facile, quindi la in realtà il Risorgimento sarà una commedia, sarà una messa in scena, sarà un'opera teatrale, poi finita, naturalmente si torna. Ecco, in realtà il l'arrivo di Garibaldi e poi naturalmente le trasformazioni successive sono il segno, ecco, che una società sta tramontando e un'altra società non per nulla migliore sta nascendo. Poi il romanzo finisce, siamo alle battute finali nel 1910, 1860, quindi sono passati esattamente 50 anni, quindi il principe Salino è morto già da un pezzo, la moglie eccetera. Quindi il romanzo si conclude in maniera molto triste, quasi per sottolineare ancora di più la morte dell'aristocrazia, perché l'autore Tomassi Lampedusa inquadra la vita molto triste, se vogliamo, delle tre figlie eh del principe aveva tre femmine. Ecco, sono tre eh figlie, sono tutte molto anziane lì le lì vicino alla morte, tutte tre nubili, nessuna di loro si era sposata e vivono ancora all'interno dell'enorme palazzo dei Lampedusa a Palermo. I Salina non hanno discendenti, ecco, più decadenza di così. Ecco, quindi il i fili maschi non hanno avuto fili. la le femmine non hanno avuto figli quindiomma i Sarina sono morti con lui con il gattopardo. Veniamo a sapere che Tankreid appena morto è morto un po' prima del 1910 dopo una vita ricca di successi, quindi ha ottenuto quello che lui voleva. Angelica invece è ancora viva, ancora viva. Forse aveva 20 anni quando compare. Quindi adesso è una donna anziana, una donna ancora bella, avvenente. Ci dice l'autore, però con un pizzico di cattiv Sì, Angelica è ancora viva, ma ancora per pochi anni e vive nel suo mondo dorato, fatto di carrozze, fatto di servitori, di lacchè, come si diceva un tempo, veste elegantemente, è molto sciolta nelle relazioni la con altre donne appartenenti al mondo della aristocrazia, abiti raffinati, quindi insomma la aveva visto giusto, no? Quando la si era innamorata la un mezzo amore direi nei confronti di Tancredi. Quello era il suo mondo. Il Tancredi era la porta aperta che gli avrebbe permesso di vivere come voleva. Lei abbiam detto figlia di contadini in sostanza. L'ultima immagine per Concetta. Concetta è proprio l'ultima dei Salina, è l'ultima delle tre figlie. Le altre due sono morte nel frattempo.
 
È la maggiore delle figlie di donna Fabrizio e la sua è una vecchiaia triste perché in realtà lei era innamorata di Tancredi. avrebbe voluto sposarlo, aspettava che lui si decidesse, secondo un po' le costumanze dell'epoca, rimaneva in silenzio, però lei era affascinata di Tancredi e anche il padre, bene o male, insomma, poteva vedere bene questo matrimonio, però Tancredi incontra Angelica e quando vede Angelica la prima volta dimentica completamente la Concetta. Certo, Concetta avrebbe avuto altre occasioni per sposarsi perché in fondo era un grande nome, un grande patrimonio, però ricordando questo sgarbo che aveva subito, ovvero il rifiuto da parte di Tancredi con il padre che ha dato ragione a Tancredi, a questo punto decise di non sposarsi più e adesso sembra quasi chiedersi se questo orgoglio smisurato sia stato favorevole alla sua vita non sia stato un grande errore. Quindi è l'ultima che vive in questo palazzo gigantesco che già era la incredibilmente grande per la famiglia tutta intera. Adesso c'è solamente lei con qualche la cameriera. Oltretutto si sono riempiti anche di reliquie che sono la le figlie sono molto religiose, per non dire bigotte e eh qualche furbacchione aveva venduto una grande quantità di presunte reliquie di santi alla eh alle tre donne che loro avevano pagato fior di denaro per avere che so l'osso del naso di San Rocco, per dire, non so bene quali siano i santi siciliani oppure per avere un dente della interessante un giorno arriva il vescovo, credo che fosse il vescovo, comunque un altro prelato della chiesa di Palermo perché aveva sentito parlare ecco di questa grande enorme collezione di reliquie di santi e di uomini e di sante donne. Voleva vederla la capisce subito che in gran parte, anzi totalmente non c'entrava nulla. Ecco la presunta reliqua. Infatti poi arrivò un sacerdote, credo, un sacerdote che però la molto la intelligente che sapeva benissimo, ecco, con tanto di lente, di ingrandimento eccetera, certifica che praticamente, tranne due o tre pezzi di centinaia tutto era da buttare nella spazzatura. Quindi immaginate la delusione di Concetta e delle altre due sorelle, quando sacerdote addirittura, non uno qualunque, gli dice in sostanza, guarda, prendete tutto questo, buttate nella spazzatura la salvate unicamente queste tre cose che forse v la pena la salvaguardare. Quindi anche questo fa parte della decadenza dell'aristocrazia. Quindi insomma solamente alla fine della sua vita Concetta si rende conto ecco che d'accordo era stata in qualche modo tradita da Tancredi, però avrebbe avuto la possibilità di raddrizzare la sua vita. Però era stato il suo orgoglio, l'orgoglio smisurato di lei, la principessa di Salina. Quindi, insomma, con la dolente figura di Concetta che di lì a poco morirà anche lei, l'autore rappresenta nel romanzo l'irreparabile decadenza dell'aristocrazia siciliana, abbiamo detto, e direi anche italiana. Ormai Sedara hanno preso il potere in tutta l'Italia. Poi ribadiamo, non era vero che con Garibaldi e l'unità d'Italia tutto sarebbe rimasto così com'era. Ecco come il principe di Salina si era illuso. illuso anche decenni dopo. Ecco, vediamo un po' il gattopardo anti risorgimento, no? Perché abbiamo detto Vittorini, tornando un po' indietro, no? All'inizio abamo detto Vittorini, Elio Vittorini, grande scrittore, la una delle elementi più interessanti della cultura italiana eccetera, per due volte dice "No, questo romanzo non sa da pubblicare". Oppure dà un giudizio un po' ambiguo per cui alla fine chi doveva decidere, attualmente i dirigenti della Mondadori della dicono, beh, insomma
 
 
Forse non è il caso di pubblicare, ecco perché Elio Vittorini, nonostante eh la le capacità che indubbiamente aveva nel campo della letteratura, eccetera, da questo giudizio, perché in realtà nel romanzo c'è una vera e propria vena, avete capito, sicuramente antirisorgimentale, cioè il Risorgimento era stato raccontato dal fascismo prima dall'Italia liberale, no? Topo Cabur, l'Italia di Crispi, Crispi era anche uno dei 1000, se vogliamo, era stata raccontata sul finire dell'800 il Risorgimento come grande epoca, grande epoca di grandi eroi che si erano sacrificati per la patria a partire da Mameli, da Pistacane fino ad arrivare ai fratelli Bandiera eccetera. Io ricordo che alle elementari, alle diamicis, tanto, ecco, la sapevo tutto del Risorgimento, ma in termini eroici, perché magari la è difficile raccontare ai bambini in maniera diversa, però ci raccontavano in termini eroici. Anche il fascismo aveva raccontato il Risorgimento Un attimo che approfittiamo per una pausa. Vediamo. Un tempo quando insegnavo la voce era sempre ottima perché in classe tutti i giorni la voce. Adesso in pensione. Questo tono non lo uso in classe, anzi non lo uso a casa. Questo tono un po' alto e quindi può dare qualche problema. Mi scusa, ma adesso facciamo in modo tale che la voce ricompaia. Comunque, insomma, avete capito che è una narrazione ben diversa rispetto a quella tradizionale di un Risorgimento fatto di eroi. gli eroi da Cavur a Mazzini, eh fino ad arrivare a coloro che sono morti per l'unità italiana. Qua non c'è nessun eroismo. Il Risorgimento viene analizzato da Tomasi di Lampedusa sulla base dei rivolgimenti sociali, politici che ha portato, ovvero qui diciamo che la narrazione di Tomassi Lampedusa ci dà un'immagine più vera, unaimmagine sicuramente suggestiva e significativa per capire un fenomeno molto importante, quale il Risorgimento che non può essere raccontato ancora oggi solo dal punto di vista degli eroi e degli eroismi eccetera. Ecco, per esempio, c'è un momento in cui eh e sono quei momenti che moltamente hanno fatto un po' traballare la volontà da parte di Vittorini di pubblicare il romanzo. Siamo nel mezzo della narrazione e don Ciccio Tumeo, che abbiamo già incontrato in precedenza, sta facendo con don Fabrizio, con Fabrizio, una partita di una battuta di caccia. In una pausa Fabrizio chiede: "Ma voi come avete votato al plebiscito per l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia? Perché dopo la spedizione dei 1000 tutta l'Italia meridionale viene chiamata a votare per decidere se dovrà far parte del Regno d'Italia, sì o no. Si tengono questi plebisciti un po' in tutta Italia. Nel 1860, attualmente i mesi successivi c'è questo plebiscito. Tutti vanno a votare, le donne no sicuramente, però gli uomini vanno a votare perché don Fabrizio era rimasto colpito. Anche lui aveva votato per l'unità d'Italia, perché i risultati a donna fugata erano stati questi. Gli iscritti 515 perché donna fugata è un piccolo villaggio, i votanti 512, i sì 512 e i no all'unità d'Italia zero. Don Ciccio si arrabbia, dice "Io avevo votato no" e dice "Non ero l'unico". Non ero l'unico a donna fugata ad aver votato, no, però il mio voto non è stato contato. Contato da chi? Da Caloggero Sedar che in quanto sindaco in quel momento aveva manipolato il voto per fare in modo che a donna fugata tutti i votanti si fossero espressi per l'unificazione della Sicilia, per l'unificazione, ecco, di quel piccolo comune alla Italia unita. Ecco, questo è il momento in cui un po' con un po' di retorica emozionato Calogero Sidara, vedete che la coi suoi sgherri, potremmo dire, annuncia al popolo di donna fugata che la Sicilia eh si unirà al più presto al Regno d'Italia e lui è felice, orgoglioso di tutto questo, anzi legge i numeri, Diablo potremmo dire, 512 votanti, 512 sì. Nessuno aveva nostalgia dei Borboni, perebbe da chiedersi, i Borboni sono stati complet dimenticati perché don Ciccio aveva votato o no? Perché lui dice "Io nel passato sono stato beneficiato da voi, voi Salina che mi avete fatto studiare, avete fatto in modo che io potessi imparare la musica, diventare organista e avere un ruolo, avere del denaro, insomma, per non morire di fame." E anche quando avevamo bisogno, noi eh la noi, la nostra famiglia siamo stati aiutati da voi, voi che voi Salina che rappresentate, se vogliamo, il potere del re di Napoli, i Borboni. Quindi è stato normale votare contro questi che sono arrivati improvvisamente dal nord.
 
 
E questo è un momento molto centrale che secondo me ha spinto Vittorini a dire no, non possiamo pubblicare questo testo così chiaramente anti risorgimentale in un periodo storico, come vedremo, eh piuttosto difficile. per, diciamo, il mondo della sinistra. Comunque don Ciccio Tomeo dice io, eccellenza, avevo votato no, 100 volte no. Ricordavo quello che mi avevate detto, la necessità, l'inutilità, l'unità, l'opportunità, v dire, cerchiamo di capire in quale mondo stiamo andando, la cerchiamo un po', ecco, di agevolare questo mondo, quindi la benvenga, insomma, il nuovo re d'Italia. Avete ragione voi, ma io di politica non me ne sento Lascia queste cose agli altri, ma Ciccio Tumeo è un galantuomo povero e miserabile, con i calzoni sfondati e percuoteva sulle sue chiappe gli accurati rattoppi dei pantaloni da caccia e il beneficio ricevuto non lo avevo dimenticato e quei porci in municipio singhiottono la mia opinione, la masticano e poi la caco, via trasformata come vogliono loro. Io ho detto nero e loro mi fanno dire bianco. Per una volta che potevo dire quello che Avo, quel succhia sangue di Sedara mi annulla, fa come se non fossi mai esistito, come se fossi niente mischiato con nessuno. Io che sono Francesco Tumeo, la manna fu Leonardo, organista della madre chiesa di donna fugata, padrone suo, mille volte. A questo punto la calma discese su don Fabrizio che finalmente aveva sciolto l'enigma. Adesso sapeva chi era stato strangolato a donna fugata e in centro altri luoghi nel corso di quella nottata di vento l'ercio, quando erano stati la diffusi i risultati, era stata quindi strangolata una neonata, la buona fede, proprio quella creaturina che più si sarebbe dovuto curare. Il voto negativo di don Ciccio, 50 voti simili a donna fugata, 100.000 no in tutto il regno, non avrebbero mutato in nulla il risultato, lo avrebbero reso più significativo e si sarebbe evitata la scorpiatura delle anime. In sostanza Tomasi Lampedusa dice, ed è vero che l'Italia unita nasce attraverso il raggiro, nasce attraverso l'imbroglio, attraverso l'imbroglio appunto della del primo atto, i plebisciti. Perché se andiamo a vedere sui libri di storia i plebisciti, nei piccoli ducati dell'Italia centrale, poi in tutti i territori annessi, la le votazioni sono bulgare, cioè praticamente tutti quelli che sono andati a votare, cioè i no sono pochissimi, tutti hanno votato a favore della re eh la Sabaudo, del re piemontesi, le cose sono andate così, è ovvio che non c'era nessuno che controllava. Oggi nelle eh nelle cabine elettorali, insomma, c'è qualcuno che controlla, grazie a Dio. Però allora figuriamoci a donna fugata, no? Sedara quando c'era una scheda il no, la stracciava oppure il no diventava sì, non c'era nessuno. Quindi insomma è un attesto importante. Dice l'Italia unita, l'Italia nostra che nasce nel 1861 dopo il Risorgimento eccetera nasce sull'inganno. Quindi il nostro Elio Vittorini fa un salto sulla sedia molto probamente quando arriva a questo punto. Poi, insomma, nasce con le elezioni manipolate. I Senara di tutta Italia erano arrivati al potere grazie appunto a Garibaldi, grazie a questa nuova opportunità. Ecco, questo è Ser Ser Serge Regani, grande attore dell'epoca, ecco, che interpreta la don Ciccio Tumeo che e dice in sostanza il mio voto, il mio voto avrei voluto che fosse AT invece io ho votato no perché ecco e con me molto c'erano anche altre decine, come vedete il principe un po' sterrefatto di fronte a questa affermazione. Il principe aveva votato sì. Ecco il gatto pardismo, lui che avrebbe dovuto votare no. Vota sì perché dice in fondo saliamo sul carro dei vincitori. I vincitori sono questi, ecco, che vengono dal nord che fino adesso non c'hanno non hanno provocato chissà quali sfracelli. Qui, insomma, il gatto par avete capito un po' l'anti orgimento eccetera. Alla fine il giudizio di Tumeo su Sedara e sulla sua classe sociale, la borghesia lapidario. Questo è don Calogero, Eccellenza, dice a un attonito Fabrizio, l'uomo nuovo come deve essere? È peccato però che debba essere così, cioè l'uomo nuovo che rappresenta la nuova Italia, che rappresenta quindi la è un personaggio di una nuova fase della storia italiana, anzi della prima storia italiana, no?
 
 
Visto che prima del 1861 non esiste storia unitaria. Adesso ecco l'uomo nuovo che tutti eh avevamo auspicato è Calogero Sedar che non è per niente nuovo, ecco, nel senso migliore della termine. E ho aggiunto questa mia riflessione che l'uomo nuovo sarà colui che poi porterà l'Italia in guerra nel 1915. La classe dirigente italiana che porterà l'Italia in guerra nel 1915. 650.000 morti contando solamente i morti della prima guerra mondiale. L'uomo nuovo, i Sedara, saranno quelli che foraggeranno il fascismo nel momento della marcia su Roma. Saranno quelli che nel Sud collaboreranno con la mafia e diventeranno mafiosi loro stessi. Qu il le tinte attraverso le quali Tommaso Lampedusa tratteggia questa nuova Italia che sono vere secondo me perché insomma la storia è andata in questa direzione, però poteva urtare coloro che invece avrebbero preferito un'altra narrazione. eccetera. Poi ecco c'è un altro momento in cui, ecco, gatto pardo antirisorgimento è quando Tancredi ricompare a Palermo alcuni mesi dopo, quindi c'è lo sbarco di 1000. Tancredi dice "Devo andare con loro, no? Se vogliamo che tutto cambi", eccetera. Ritorna nel novembre del 60, ritorna con una benda sull'occhio vera oppure vuole fare un po' di scena. La in sostanza dice abbiamo combattuto, però quando ritorna nel novembre del 60 non ha più la camicia rossa. garibaldina ha una bella divisa militare di buon panno, mentalmente fornita dal nuovo esercito regio unitario che si sta componendo in questo momento. Infatti sappiamo che sono state le cose quando Garibaldi arriva a Napoli e vorrebbe continuare verso Roma, scende Vittorio Emanuele attraverso tutta l'Italia a dire fermati perché qua provochiamo qualcosa di più di un incidente internazionale. I francesi non accetteranno mai, ecco che noi conquistiamo Roma. E cosa fa Garibaldi? Obbedisco, in sostanza, anche se obbedisco viene pronunciato in un'altra occasione, comunque dice obbedisco e va a Caprera, quindi la sua spedizione è terminata e così vengono congedati tutti i garibaldini. Però è curioso, se vogliamo, il giudizio che Tancredi che ha fatto parte dell'esercito garibaldino, dà, appunto, della sua esperienza. Ecco, diciamo, credo che sia l'ultimo passo, però anche questo vale la pena per capire. Qua è Tancredi, eh adesso è ufficiale dell'esercito italiano. Con quelli lì non si poteva restare. Non è così Cavriaghi, che è un giovane aristocratico che lo segue, anche lui nobile, viene dalla Brianza, insomma. Mamma mia che gentaglia, uomini da colpi di mano, buoni a sparacchiare e basta. Adesso siamo fra le persone come si deve, siamo ufficiali sul serio, insomma. E solleva i baffetti in una smorfia di adolescente disgusto. A che mondo i garib proprio la rubagalline ci hanno tolto un grado, sai, zione, così chiamava sempre lo zio. Tanta poca stima avevano della serietà della nostra esperienza militare. Io da capitano sono diventato tenente e mostrava gli intrighi dei fiori, i fregi. Lui da lui da tenente a sottotenente, il Cabriaghi. Ma siamo contenti come se ci avessero promossi. Siamo rispettati in tutt'altro modo adesso con le nostre divise Sfido io, interruppe Gabriaghi. La gente non ha più paura che rubiamo le galline ora. Questo questi sono giudizi molto pesanti su Garibaldi, sull'esercito Garibaldino che a una lettura politica come quella che dà Pittorini, ecco, la scuotevano e spingono, appunto, ripetiamo, la il nostro Vittorini a rifiutare. Oltretutto verrebbe da dire che il nostro povero Tomassi Lampidus attualmente non poteva saperlo, ma eh vorrebbe che il suo romanzo venisse pubblicato in un anno che è il 1956 che non è un anno semplice, è un anno estremamente intricato, soprattutto per il mondo della sinistra perché nel 1956 c'è la rivolta ad Ungheria, i cararmati sovietici entrano in Ungheria a Budapest e ci sono 3-4.000 morti eccetera. Sì, poi si diceva erano tutti fascisti gli ungheresi, no?
 
 
Erano operai. Operai che erano scesi in piazza per lottare contro il totalitarismo sovietico, contro la dittatura sovietica, contro i bassi salari soprattutto praticati all'interno delle aziende ungheresi. Quindi, insomma, vedete, quello è Stalin, eh, quindi hanno prima dell'arrivo dei cararmati hanno abbattuto le statue, la statue, ecco, che erano state edificate in precedenza. Infatti il l'Ungheria fu un trauma, un trauma. Cioè, Calvino esce dal PC e cioè esce dal Partito Comunista, ha avuto il coranzio di uscire e la La Vittorini in questo momento prende una posizione del tipo pensiamoci bene, ecco, ragioniamo, poi uscirà anche lui dal Partito Comunista successivamente. Ma il 56 è anche l'anno prima dei patti di Bucarest, di Budapest, è il momento, ecco, della denuncia dei crimini di Stalin da parte di Cruschop. Stalin era morto nel 1953, 3 anni prima. Per esigenze politiche il successore Krusov pensa che sia importante denunciare a almeno alcuni dei crimini commessi da Stalin, dallo stalinismo, dal comunismo sovietico, che è un momento estremamente forte. Qualcuno ha detto "È come se domani mattina il Papa si affacciasse dalle sue finestre dicendo Dio non esiste". Cioè l'impatto di Kruschov in quel momento potrebbe essere tanto per capirci, perché è ovvio che Stalin era assolutamente un intoccabile. Quindi anche qua nel mondo della sinistra c'è qualcosa di più di una lacerazione, c'è uno shock culturale. Poi nel giro di pochi mesi addirittura, l'invasione della di Budapest, l'invasione dell'Ungheria con migliaia di morti, un momento difficile forse per pubblicare un libro che poteva essere sgradito, però insomma il nostro la Vittorini, però grande scrittore per carità, la c'è anche un altro momento per lui negativo quando rifiuta il dottor Shivago di Pastern perché è un attesto che poteva benissimo essere eletto in chiave antibolseviche, in chiave anticomunista, perché il giudizio di Pasternak sulla rivoluzione d'ottobre del 1917 è un giudizio negativo. Che avesse ragione Pasternak o meno, questo naturalmente non siamo in grado adesso di dirlo, però il romanzo suona, ecco, contrario a quello che è la direttrice ideologica che Vittorini in quanto intellettuale organico al Partito Comunista vuole seguire. Però pensate al denaro che ha fatto perdere fatto perdere alle case editrici, no? Perché poi quando verrà pubblicato il dottor Shivago sarà un grande successo da cui poi il film che abbiamo visto tutti. Quindi insomma la per arrivare un po' alla fine ancora un paio di minuti, la lettura del Risorgimento eh di Tomassi di Lampedusa direi ecco che era corretta allora, ma è corretta oggi perché per fortuna gli storici quando parlano del Risorgimento lo parlano in termini ben la don Ania dall'idea, ecco, gli eroi sono tutti belli, ecco, parafrasando una famosa canzone di Guccini, no? Ecco, in cui si dice "Gli eroi sono tutti giovani e belli, anzi". Quindi oggi la lettura che gli storici danno del Risorgimento è una lettura critica. Per esempio, mettono in evidenza che quando Garibaldi stava in Sicilia, sapete dei fatti di Bronte, no? La novella libertà di Verde, mentre la Garibaldi sta in Sicilia e avanza da Palermo verso Milato eccetera, ci sono ribellioni in tutta la Sicilia perché i contadini Quindi dicono "È la volta buona che avremo la terra". Però questo non piaceva a Garibaldi perché non voleva dare l'idea arriviamo noi, c'è l'anarchia. Era necessario riportare l'ordine e l'ordine venne riportato da Nino Bixio. La c'è anche una un film degli anni 70, Bronte cronaca di un massacro che i libri di scuola non hanno mai, che libri non hanno mai raccontato di Sebastiano Vancini anni 70. Quindi ci sono anche i massacri, i massacri dei contadini. adopera dei garibaldini, perché non c'è un esercito borbonico, c'è il patto di Bronte, siamo le pendici dell'Etna, ma in tante altre località perché i contadini dicono in fondo Garibadi è venuto per portare la libertà, no? Libertà di verga, la novella, portare la libertà. La libertà per noi, per noi contadini è la terra. Ci prendiamo la terra, se non ce la danno, ce la prendiamo.
 
Eh eh e c'è un massacro di cappelli, sono gli aristocratici, i propri interier rispetto a chi porta la coppola. Quindi c'è un massacro, un po' di aristocratici a Bronte e anche in altre località. Arrivano i garebaldini e fucilano, sparano la e riportano l'ordine. Anche questi sono aspetti che per lungo tempo nessuno aveva mai parlato perché avrebbero gettato un'immagine critica, non negativa, del Risorgimento. Se volete il la mia opinione, il Risorgimento è stato un periodo estremamente importante, cioè l'Italia unita l'unione del mercato nazionale, l'unione di tutti gli italiani è stato un fatto positivo, su questo non c'è alcun dubbio. I grandi uomini di cultura in quel momento eh sono tutti dalla parte dell'Italia unita. Però dire che l'Italia unita è stato un momento positivo non vuol dire poi che le magaglie le mettiamo come la polvere sotto il tappeto, almeno chi si occupa di storia la sono momenti molto importanti questi dire Risorgimento d'accordo l'unità italiana è stato importante. Su questo non c'è dubbio, però è avvenuta in un certo modo, cosa che la non si faceva più di tanto, però negli ultimi la decenni l'atteggiamento è cambiato. Quindi, insomma, il gattopardo oggi che cosa potremmo dire? È un grande romanzo storico, su questo non c'è alcun dubbio, un grande affresco storico, un grande esercizio di introspezione psicologica perché i personaggi vengono presi da Tommaso Lampedusa e vengono analizzati. Lui scava nel loro animo. Sembra Tomas Lampedusa, un autore già di 10 romanzi, invece no, era il primo, quindi aveva grandi potenzialità perché non è facile entrare nell'animo contraddittorio di personaggi che sono già complessi. E poi quello che sorprende, è il caso magari di rileggere se volete, sorprende è la tessitura linguistica. Ecco, l'italiano di Tomasi Lampedusa è straordinario, libro bello anche solamente da leggere, la eh la le parole, la tornitura della dei periodi e tutto il resto. Quindi, insomma, direi che unanimemente possiamo considerare il nostro romanzo come uno dei grandi capolavori della letteratura italiana e non solamente italiana della 900 nella seconda metà del 9. Ecco qua il nostro la con l'immancabile sigaretta che forse insomma ha un po' accelerato la sua dipartita la Tomasi di Lampedusa in alcune fotografie. Ecco, questa è interessante, una bella scena. Questo è il film, naturalmente questo è Luchino Visconti, ecco, con una sorridente Bart Lancaster, ecco, nelle pause della del film. Anche questo un film abbiamo un detto celebririmo. E questa è l'ultima immagine, lo stemma, ecco, con il gattopardo. Venivano da Lampedusa e forse un tempo, secoli e secoli fa, la c'era una grande vegetazione sull'isola e molto C'erano anche animali di questo genere. Credo di aver capito. Va bene, io vi ringrazio. Avevo detto ancora un quarto, ma sapevo già che sarei andato oltre.
 
PE-n1202-Gattopardo-mp4 - Discuss Romanzo "Gattopardo".
Il romanzo "Il Gattopardo" è considerato uno dei grandi capolavori della letteratura italiana e mondiale del Novecento.
L'Autore e la Nascita del Romanzo
L'autore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nacque a Palermo nel 1896 e morì a Roma nel 1957. Appartenente a una delle famiglie più importanti dell'aristocrazia siciliana e italiana, visse in un contesto principesco. Era un uomo colto, parlava fluentemente francese e inglese, e si dedicò alla critica letteraria su autori francesi e inglesi.
Tomasi di Lampedusa non scrisse nulla di impegnativo fino al 1954, quando avvenne la sua svolta letteraria. Questa "rivelazione" si verificò dopo aver accompagnato il cugino, lo scrittore Lucio Piccolo, a un premio letterario, dove conobbe Montale e altri grandi scrittori. Tornato a Palermo, si sentì incoraggiato e, pur non presumendo di avere le capacità per scrivere un romanzo di alto livello, si mise subito a scrivere Il Gattopardo, concludendolo nel giro di circa un anno (nel 1956).
Pubblicazione, Rifiuti e Successo Postumo
Nonostante l'entusiasmo, il romanzo fu inizialmente rifiutato sia dalla Mondadori che dalla Einaudi, le due grandi case editrici che all'epoca dominavano il panorama letterario italiano.
Il rifiuto fu opera principalmente di Elio Vittorini. Vittorini, uno degli intellettuali più importanti degli anni '50 e legato al Partito Comunista Italiano (PCI), riconosceva la qualità della scrittura ma riteneva che il romanzo non potesse essere pubblicato perché offriva un'immagine del Risorgimento diversa da quella promossa dalla cultura di sinistra. Egli giudicò il romanzo come un "romanzo di destra". Questo accadeva nel 1956, un periodo difficile per la sinistra italiana a causa di eventi come la rivolta ungherese e la denuncia dei crimini di Stalin.
Il Gattopardo fu infine pubblicato nel 1958 da Feltrinelli. Il merito fu di Giorgio Bassani, un lettore eccellente (autore de Il giardino dei Finzi Contini), che lo ritenne un romanzo significativo.
Il romanzo ottenne un successo immediato, vincendo il Premio Strega nel 1959 e vendendo subito 100.000 copie. Tuttavia, Tomasi di Lampedusa morì sfortunatamente nel 1957 e non poté godere di tale successo.
 
Trama e Temi Centrali
Il Gattopardo è il racconto di una famiglia. Il protagonista è Fabrizio Cordera, Principe di Salina (il "Gattopardo," simbolo presente nello stemma di famiglia), un uomo di 45 anni, colto, intelligente, ma burbero, noto anche per la sua passione per l'astronomia e la matematica. La figura del principe è ispirata al bisnonno dell'autore, Giulio Fabrizio Tomasi.
L'azione si apre il 12 maggio 1860, con lo sbarco di Garibaldi a Marsala, un evento che provoca eccitazione e paura tra gli aristocratici palermitani, che vedono i garibaldini come "briganti".
Il momento cruciale si svolge nel colloquio tra il Principe Fabrizio e il nipote, Tancredi Falconieri (aristocratico ma poverissimo, che ha aderito alla spedizione garibaldina indossando la camicia rossa). Tancredi esprime la famosa massima che diventerà il fulcro ideologico del romanzo:
"Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi."
Fabrizio, sebbene inizialmente sbigottito, riconosce la scaltrezza del nipote. Questa frase è alla base del concetto di gattopardismo, inteso come trasformismo e ipocrisia, ovvero cambiare casacca (le apparenze) per salire sul carro dei vincitori e mantenere il potere e i privilegi.
L'Ascesa della Borghesia (I Sedara)
Con l'arrivo dei Garibaldini, sembra che nulla sia cambiato superficialmente. Tuttavia, emerge la figura di Don Calogero Sedara, sindaco di Donnafugata (località fittizia). Sedara è l'uomo simbolo dei tempi nuovi: un borghese di origini contadine che è diventato ricchissimo con avidità e astuzia, privo di scrupoli e attento solo al valore monetario. Fabrizio inizialmente minimizza la minaccia di Sedara, considerandolo il prezzo da pagare.
L'ambizione di Sedara si concentra sulla figlia, Angelica, straordinariamente bella ed educata in collegio in Svizzera per sposare un aristocratico e proiettare il padre in alto (verso un posto da deputato a Torino).
Tancredi si innamora di Angelica, ma il loro amore è contaminato dall'arrivismo: Tancredi, povero, necessita del denaro di Sedara per la sua carriera politica, mentre Angelica, figlia di contadini, cerca di uscire dalla sua condizione modesta per accedere a un mondo dorato e raffinato. Fabrizio approva il matrimonio come mezzo per dialogare con i nuovi ricchi, nonostante la ripugnanza per le origini contadine di Angelica (nipote di "Beppe m****").
Solo Don Ciccio Tumeo, l'organista, si oppone al matrimonio, vedendolo come un'alleanza con il nemico (la borghesia) e una "resa senza condizioni," presagendo la fine dei Salina e dei Falconieri.
 
PE-n1203-Gattopardo-mp4 - La Decadenza Aristocratica
Nel 1862, durante il celebre ballo a Palazzo Pantaleoni, Fabrizio Cordera sperimenta un profondo senso di morte e si rende conto che la sua classe sociale sta tramontando, e che il mondo sarà occupato dai Sedara. Egli osserva Sedara valutare il costo degli affreschi anziché la loro grazia, un simbolo della borghesia attenta solo al valore monetario. Fabrizio comprende che la sua classe è mediocre: le giovani donne aristocratiche sono "piccole e brutte" (spesso frutto di matrimoni tra cugini per conservare i patrimoni) e i giovani sono sfaccendati e poco intelligenti.
Ventitré anni dopo (1883), Fabrizio muore a 68 anni. L'autore lo definisce l'"ultimo gattopardo," riconoscendo che Garibaldi aveva, dopotutto, vinto, e che l'aristocrazia siciliana era già morta o morente. Il vuoto lasciato dagli aristocratici fu preso dalla borghesia.
Il romanzo si conclude nel 1910 con l'immagine decadente delle tre figlie anziane e nubili di Fabrizio, che vivono in solitudine nel palazzo di Palermo. La loro collezione di presunte reliquie, poi rivelatesi false, simboleggia la decadenza irreparabile dell'aristocrazia.
La Vena Anti-Risorgimentale
Uno degli aspetti che rese il romanzo controverso fu la sua narrazione anti-risorgimentale, lontana dalla visione eroica promossa fino ad allora.
Lampedusa svela come l'Unità d'Italia sia nata sull'inganno e il raggiro. Questo è evidenziato dall'episodio del plebiscito del 1860, in cui Don Ciccio Tumeo rivela a Fabrizio di aver votato No, ma il suo voto (e quelli di altri) fu manipolato e annullato dal sindaco Calogero Sedara, il quale annunciò un risultato bulgaro (512 Sì su 512 votanti). Fabrizio stesso aveva votato Sì per salire sul carro dei vincitori, mostrando il "gattopardismo".
Inoltre, Tancredi, dopo aver vestito la camicia rossa, si unisce all'esercito italiano e mostra disgusto per i garibaldini, definendoli "gentaglia" e "rubagalline," e lamentando il declassamento ricevuto quando passò all'esercito regio.
Questa rappresentazione critica del Risorgimento, che enfatizza i rivolgimenti sociali e l'ascesa di uomini nuovi come i Sedara (che porteranno l'Italia in guerra nel 1915 e foraggeranno il fascismo), urtò profondamente Vittorini.
Valore Letterario
Il Gattopardo è riconosciuto come un grande romanzo storico e un grande affresco che offre uno sguardo profondo alla storia nazionale. L'autore eccelle nell'introspezione psicologica dei personaggi complessi. La sua tessitura linguistica e il suo stile sono considerati straordinari.
Dal romanzo fu tratto un celeberrimo film nel 1963, diretto da Luchino Visconti.
 
PE-n1204-Gattopardo-mp4 - Discussione: Autore e successo.
Certamente, posso discutere l'autore e il successo del romanzo "Il Gattopardo" basandomi sulle informazioni fornite nelle fonti.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa: L'Autore Aristocratico e la Tarda Vocazione
L'autore de Il Gattopardo è Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nato a Palermo nel 1896 e morto a Roma nel 1957. AppGiuseppe Tomasi di Lampedusa**, nato a Palermo nel 1896 e morto a Roma nel 1957. Appartenente a una famiglia principesca, la sua era una delle famiglie più importanti nel panorama dell'aristocrazia italiana, in particolare quella siciliana.
Tomasi di Lampedusa era un uomo colto, parlava benissimo il francese e l'inglese, e si dedicava alla letteratura. Fino al 1954, tuttavia, non scrisse nulla di impegnativo, al di là di qualche saggio critico sulla letteratura francese e inglese.
La svolta letteraria avvenne nel 1954, dopo aver accompagnato suo cugino, lo scrittore Lucio Piccolo, a un premio letterario. Durante questo evento, Tomasi di Lampedusa conobbe Montale e altri grandi scrittori, vivendo una sorta di "rivelazione". Tornato a Palermo, si sentì incoraggiato ("gasato") e, pur non presumendo di avere le capacità per scrivere un romanzo di alto livello, decise di mettersi subito a scrivere Il Gattopardo, una storia che probabilmente aveva già in mente. Riuscì a concludere il romanzo nel giro di circa un anno, nel 1956.
Il romanzo è, in parte, la storia della sua famiglia, in quanto Tomasi di Lampedusa ricorda il suo bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi, vissuto durante il Risorgimento e noto per la sua passione per l'astronomia e la scienza, caratteristiche riprese dal protagonista, Fabrizio Cordera.
 
PE-n1205-Gattopardo-  Il Rifiuto Editoriale e la Pubblicazione Postuma
Nonostante l'entusiasmo, il romanzo fu inizialmente rifiutato dalle due maggiori case editrici dell'epoca, la Mondadori e la Einaudi, che dominavano gran parte del panorama letterario italiano.
Il giudizio negativo fu dato principalmente da Elio Vittorini, uno degli intellettuali più importanti d'Italia negli anni '50, fondatore de Il Politecnico e legato al Partito Comunista Italiano (PCI). Vittorini riconosceva la qualità della scrittura di Tomasi di Lampedusa, ma decise di non pubblicarlo perché il romanzo offriva un'immagine del Risorgimento diversa da quella che la cultura di sinistra voleva promuovere. Vittorini giudicò Il Gattopardo come un "romanzo di destra".
Questo rifiuto avvenne in un periodo storico complesso (1956), caratterizzato da eventi difficili per il mondo della sinistra, come la rivolta in Ungheria contro il totalitarismo sovietico e la denuncia dei crimini di Stalin da parte di Krusciov. Pubblicare un testo ritenuto anti-risorgimentale e anti-eroico era sgradito in quel contesto. Il romanzo infatti mette in luce gli inganni del Risorgimento, come la manipolazione dei plebisciti (ad opera di personaggi come Calogero Sedara) e il disprezzo per i garibaldini (definiti "gentaglia" e "rubagalline" da Tancredi).
Il Successo Postumo
Il Gattopardo venne infine pubblicato nel 1958 dalla casa editrice Feltrinelli. Il merito fu di Giorgio Bassani (Il giardino dei Finzi Contini), che, leggendo il manoscritto, lo ritenne un romanzo significativo e ne caldeggiò la pubblicazione.
Il successo fu immediato: il romanzo vinse il Premio Strega nel 1959 e vendette subito 100.000 copie.
Tomasi di Lampedusa, purtroppo, morì nel 1957, l'anno prima della pubblicazione, e perciò non poté godere del grande successo che il suo unico romanzo ottenne. Dopo il Premio Strega, i lettori manifestarono curiosità per l'autore e vennero pubblicati anche i suoi saggi critici sulla letteratura francese e inglese.
Il Gattopardo è unanimemente considerato uno dei grandi capolavori della letteratura italiana e non solo italiana del Novecento. È riconosciuto come un grande romanzo storico, un affresco profondo che dà uno sguardo diverso e significativo alla storia nazionale, in particolare al Risorgimento. Inoltre, l'opera è apprezzata per l'eccellente introspezione psicologica dei personaggi e per la sua tessitura linguistica straordinaria.
Dal romanzo fu tratto anche un film celeberrimo nel 1963, diretto da Luchino Visconti, con un cast eccezionale (come Burt Lancaster, Alain Delon, e Claudia Cardinale).
 
PE-n1206-Gattopardo.mp4 - -  Discussione: Vittorini e rifiuto.
Certamente, la questione del rifiuto de Il Gattopardo da parte di alcune importanti case editrici, e il ruolo cruciale di Elio Vittorini in tale decisione, è un punto fondamentale nella storia del successo del romanzo.
Il Rifiuto da Parte delle Case Editrici
Quando il romanzo fu pronto nel 1956, l'autore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, lo inviò alla Mondadori e alla Einaudi, le due grandi case editrici che, all'epoca, dominavano gran parte del panorama letterario italiano. Entrambe le case editrici rifiutarono il romanzo.
Il Ruolo di Elio Vittorini
L'esito negativo fu opera principalmente di Elio Vittorini, il quale rifiutò il romanzo per ben due volte.
• Vittorini e la sua Posizione Intellettuale: Elio Vittorini era uno degli intellettuali più importanti d'Italia negli anni '50. Era noto come fondatore de Il Politecnico, una rivista, e come autore di opere significative come Conversazioni in Sicilia (scritto durante il fascismo) e Uomini e no (dedicato ai partigiani GAP che combattevano nelle città). Vittorini era un intellettuale organico, legato al Partito Comunista Italiano (PCI).
• Motivazione del Rifiuto (Vena Anti-Risorgimentale): Vittorini, pur riconoscendo che la scrittura di Tomasi di Lampedusa era quella di un grande scrittore, riteneva che il romanzo non potesse essere pubblicato. Il motivo era di natura politica e ideologica: Il Gattopardo offriva un'immagine del Risorgimento diversa da quella che la cultura di sinistra voleva promuovere.
   - Vittorini giudicò il romanzo come un "romanzo di destra".
   - Il romanzo svelava una vena antirisorgimentale, criticando la narrazione eroica del Risorgimento che era stata promossa fino ad allora.
   - In particolare, Il Gattopardo mostrava l'unità d'Italia come nata sull'inganno e sul raggiro, come dimostrato dalla manipolazione dei plebisciti da parte di figure emergenti come Don Calogero Sedara. Il voto negativo (o i "No") di persone come Don Ciccio Tumeo veniva "annullato" per garantire risultati "bulgari" (come 512 Sì su 512 votanti).
   - Inoltre, il romanzo conteneva giudizi molto pesanti sui garibaldini, che Tancredi, pur avendone fatto parte, definiva "gentaglia" e "rubagalline", e lamentava di essere stato declassato passando all'esercito regio. Questa rappresentazione critica scuoteva e spingeva Vittorini al rifiuto.
Il Contesto Storico del 1956
Il rifiuto avvenne nel 1956, un anno particolarmente difficile e intricato per il mondo della sinistra italiana:
• C'era stata la rivolta in Ungheria a Budapest, dove i carri armati sovietici entrarono per reprimere la rivolta degli operai contro il totalitarismo sovietico.
• Era anche l'anno (o il periodo) della denuncia dei crimini di Stalin da parte di Krusciov, un evento che provocò uno "shock culturale" e una lacerazione all'interno del mondo della sinistra.
• In questo contesto difficile, pubblicare un libro sgradito o "di destra" e così chiaramente anti-risorgimentale poteva essere rischioso.
Conseguenze del Rifiuto di Vittorini
Il rifiuto di Vittorini e l'orientamento politico delle case editrici in quel momento portarono allo scoramento di Tomasi di Lampedusa.
Tuttavia, Il Gattopardo fu infine pubblicato nel 1958 da Feltrinelli grazie all'intervento di Giorgio Bassani, il quale, leggendo il manoscritto, lo ritenne un romanzo significativo. Il romanzo ottenne un successo immediato, vincendo il Premio Strega nel 1959.
È interessante notare che Vittorini ebbe un altro momento negativo quando rifiutò anche Il dottor Zivago di Pasternak, ritenendolo anticomunista e antibolscevico. Questo rifiuto fece perdere alle case editrici un altro potenziale grande successo economico.
 
Silenzio, posso discutere il tema del trasformismo politico, o "gattopardismo," come viene definito nel contesto del romanzo Il Gattopardo, basandomi esclusivamente sulle informazioni fornite dalle fonti.
Origine e Definizione del "Gattopardismo"
Il concetto di trasformismo politico nel romanzo è cristallizzato nella famosa frase pronunciata da Tancredi Falconieri, nipote del Principe Fabrizio Cordera. Durante un colloquio con lo zio, nei giorni immediatamente successivi allo sbarco di Garibaldi in Sicilia nel maggio 1860, Tancredi, pur essendo aristocratico, si presenta vestito con la camicia rossa garibaldina.
Tancredi giustifica questa sua adesione al movimento rivoluzionario con una logica di conservazione:
"Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi."
Tancredi spiega a Fabrizio che la sua partecipazione al movimento è necessaria per evitare che "quelli ti combinano la Repubblica", un esito che avrebbe buttato a mare ogni forma di monarchia. La sua intenzione è di controllare il processo, facendo in modo che l'Unità d'Italia sia una "commedia," o una "messa in scena". L'obiettivo finale è che chi comandava prima continui a comandare anche dopo, mantenendo i poteri e i privilegi dell'aristocrazia.
Questa affermazione dà origine al sostantivo "gattopardismo," che oggi fa parte del vocabolario e ha un'accezione negativa. Il gattopardismo è descritto come un sinonimo di trasformismo e ipocrisia, ovvero cambiare casacca (le apparenze) per salire sul carro dei vincitori, pur mantenendo le proprie idee e le reali intenzioni nascoste.
Il Principe Fabrizio Cordera, sebbene inizialmente sbigottito, è un uomo di "particolare intelligenza" e capisce subito la scaltrezza del nipote, definendolo un "granduomo".
Manifestazioni del Trasformismo nel Romanzo
Il trasformismo è un elemento centrale che modella le azioni dei personaggi e la critica al Risorgimento:
1. Carriera di Tancredi: Tancredi, dopo aver vestito la camicia rossa, passa rapidamente all'esercito italiano unitario. Nel novembre 1860, ricompare a Palermo con una bella divisa militare del nuovo esercito regio, dismettendo la camicia rossa garibaldina.
   - Egli esprime disgusto per i garibaldini, definendoli "gentaglia" e "rubagalline," e si lamenta di essere stato declassato (da capitano a tenente) a causa della scarsa stima per la loro esperienza militare. Ora, come ufficiale dell'esercito italiano, si trova tra "persone come si deve" e viene rispettato.
   - Tancredi usa il matrimonio con Angelica Sedara, figlia del borghese arricchito Don Calogero Sedara, come ulteriore trampolino di lancio per la sua carriera politica e affaristica, grazie al denaro del suocero.
2. L'Aristocrazia e il "Carro dei Vincitori": Fabrizio stesso mostra un atteggiamento gattopardesco. Nonostante le sue riserve, aveva votato Sì al plebiscito per l'unità d'Italia, riconoscendo l'opportunità di "saliamo sul carro dei vincitori". Nel 1862, egli è convinto che nulla sia cambiato: l'Italia è unita, ma "tutto rimaneva come prima".
3. Sedara e il Potere Borghese: Il vero cambiamento, tuttavia, si manifesta non con gli aristocratici che cambiano casacca (il trasformismo), ma con l'ascesa di uomini nuovi come Don Calogero Sedara, un borghese arricchito privo di scrupoli. Sedara incarna la nuova classe dirigente, salita al potere anche grazie alla manipolazione politica.
   - L'episodio del plebiscito del 1860 è l'esempio più lampante dell'inganno su cui si fonda il nuovo ordine. Sedara, in quanto sindaco di Donnafugata, manipola i voti, trasformando i "No" (come quello di Don Ciccio Tumeo) in "Sì," annunciando un risultato bulgaro (512 votanti, 512 Sì).
   - L'autore, attraverso la riflessione del Principe, suggerisce che questa nuova classe dirigente (i Sedara), salita al potere grazie a Garibaldi e alle nuove opportunità, sarà quella che porterà l'Italia alla guerra nel 1915 e foraggerà il fascismo, collaborando anche con la mafia nel Sud.
La Critica Anti-Risorgimentale
Il gattopardismo e il trasformismo svelati nel romanzo sono alla base della sua vena anti-risorgimentale. Il romanzo descrive un Risorgimento privo di eroismo e sacrificio, nato attraverso il raggiro e l'imbroglio, dove i cambiamenti sono solo apparenti per permettere alle vecchie classi di conservare il potere, o, più realisticamente, per favorire l'ascesa di una nuova borghesia cinica.
Fu proprio questa immagine critica e anti-eroica del Risorgimento che spinse l'intellettuale di sinistra Elio Vittorini a rifiutare la pubblicazione del romanzo, giudicandolo un "romanzo di destra" che dava un'immagine del Risorgimento contraria a quella promossa dalla cultura di sinistra dell'epoca.
 
PE-n1208-Gattopardo.mp4 -  - Discussione: Decadenza aristocrazia.
La decadenza dell'aristocrazia, in particolare quella siciliana, è il tema centrale e la vera tragedia narrata nel romanzo Il Gattopardo, vista attraverso gli occhi del protagonista, Fabrizio Cordera, Principe di Salina.
Il Principe e il Sentimento di Morte Imminente
Il Principe Fabrizio, uomo colto e intelligente, sebbene burbero, vive un profondo senso di malessere che proietta sulla sua intera classe sociale. Egli si rende conto, in particolare durante il celebre ballo a Palazzo Pantaleoni nel 1862, che la sua classe sta morendo o morirà tra non molto.
Questo senso di morte è causato dall'avanzare di una nuova classe sociale: la borghesia, rappresentata da Don Calogero Sedara. Fabrizio osserva Sedara guardare gli affreschi del soffitto del palazzo non per la loro grazia artistica, ma per valutarne il valore monetario. Fabrizio "sentì che lo odiava", attribuendo a Sedara e ai suoi simili, con la loro "tenacia, avarizia e avidità," la responsabilità del senso di morte che pervadeva i palazzi aristocratici.
Decadenza Biologica e Intellettuale
Tomasi di Lampedusa descrive la mediocrità e il declino della classe nobiliare non solo sul piano economico e politico, ma anche su quello biologico e intellettivo:
• Matrimoni tra Cugini: Le giovani donne aristocratiche appaiono a Fabrizio "piccole e brutte", a causa dell'abitudine di sposarsi tra cugini per mantenere i patrimoni intatti. Questa pratica aveva prodotto individui non particolarmente belli e neanche "particolarmente intelligenti".
• Mediocrità e Incoscienza: Gli anziani appaiono ignoranti e incoscienti di ciò che sta accadendo, mentre i giovani aristocratici sono sfaccendati e poco intelligenti, poiché le leve dell'economia siciliana sono ormai nelle mani dei vari Sedara.
La Resa e il Trasformismo
La necessità di mantenere intatti i privilegi spinge l'aristocrazia al trasformismo e all'alleanza con il nemico, come illustrato dal matrimonio di Tancredi Falconieri, nipote di Fabrizio, con Angelica Sedara, figlia del ricco borghese. Tancredi stesso è un aristocratico di "grande nome nobiliare" ma poverissimo, poiché il padre aveva scialacquato il patrimonio.
Nonostante la ripugnanza di Fabrizio per le origini di Angelica (nipote di "Beppe m****"), egli approva il matrimonio come un modo per "dialogare" con i nuovi ricchi. Solo l'organista, Don Ciccio Tumeo, comprende lucidamente la situazione, definendo il matrimonio come una "resa senza condizioni" e la "fine dei Falconieri e anche dei Salina," vedendola come un'alleanza con il nemico di classe: la borghesia del denaro. Fabrizio, sebbene scettico e abituato a considerare il pro e il contro delle cose, inizialmente minimizza, ritenendo il matrimonio nell'ambito delle "secolari consuetudini".
La Conclusione Irreparabile
Il romanzo si sposta in avanti per mostrare la completa estinzione e decadenza dei Salina:
1. La Morte del "Gattopardo": Fabrizio muore nel 1883 a 68 anni. L'autore lo definisce l'"ultimo gattopardo," riconoscendo che non ci sarebbero stati eredi, nemmeno Tancredi o suo figlio, in grado di rinnovare la tradizione aristocratica di amore per l'arte e la cultura. Il vuoto lasciato dall'aristocrazia è stato preso dalla borghesia, dai Sedara.
2. L'Epilogo nel 1910: Il romanzo si conclude nel 1910 con l'immagine dolente e triste delle tre figlie anziane e nubili di Fabrizio, che vivono in solitudine nell'enorme palazzo a Palermo. I Salina non hanno discendenti maschi, sancendo la totale decadenza.
3. Le False Reliquie: La vecchiaia di Concetta, una delle figlie, è caratterizzata dal bigottismo e dall'acquisto di una vasta collezione di presunte reliquie di santi, pagate a caro prezzo. Un sacerdote, con tanto di lente d'ingrandimento, certifica che, salvo due o tre pezzi, centinaia di queste reliquie erano false e da buttare nella spazzatura. Anche questo dettaglio simboleggia l'irreparabile decadenza dell'aristocrazia siciliana. Concetta stessa riflette sulla propria vita, domandandosi se il suo orgoglio smisurato, che le impedì di sposarsi dopo il rifiuto subito da Tancredi, non sia stato un grande errore.
 
PE-n1209-castello-1400.mp4 -   Il brano descrive il turbolento periodo del Quattrocento
QGLA196-castello-6270-7059.mp3 - Il brano descrive il turbolento periodo del Quattrocento in bassa Lombardia, caratterizzato da continue contese tra signorotti e capitani di ventura, con episodi quotidiani di sopruso e vendetta, in contrasto con la relativa calma della Lombardia sopra Milano. La narrazione si concentra sull'ingresso personale di Francesco Sforza nel 1447 nelle dinamiche territoriali, evidenziando come i suoi movimenti agitassero tutta l'area periferica di Milano, rendendo strategico il Castello di Legnano. Seguono i dettagli degli attacchi e delle campagne militari, in particolare la ribellione del capitano Francesco Piccinino contro lo Sforza e la conseguente campagna nel Piacentino e nel Seprio, culminata nell'assedio di Fiorenzuola. Infine, il testo riporta le vicende politiche interne a Milano, dove i nuovi magistrati, amici dei nobili, meditano di offrire il dominio della città allo Sforza, e si conclude con la conquista strategica del Castello di Pizzighettone da parte del Conte.
 
PE-n1210-attacchi-castello,mp4 - Attacchi al castello di Legnano.
La prima del 1400 era molto agitata per la bassa Lombardia, per le continue contese fra signorotti e capitani di Ventura che se ne disputavano il possesso. La sorpresa, il sopruso, il sospetto e la vendetta anche ingiustificata erano fatti quotidiani. Invece la Lombardia sopra Milano, trovandosi in un certo qual modo appartata dalle direzioni delle grandi lotte fratricide Poi basti eh pensare alle lotte quelle con Brescia, Cremona, Bologna, Genova. Rimase quindi più calma e sentiva generalmente a distanza le ripercussioni dei fatti che agitavano Milano. Ma quando col terzo ritorno in campo di Francesco Sforza e questa volta in conto assolutamente personale, nel 1447 i suoi movimenti toccavano tutto il territorio perifericamente. ubicato intorno a Milano. E non solo quello, allora anche Legnano palpitò maggiormente dell'atmosfera agitata ed il castello di Legnano potè mostrare la sua utilità. Sepur non tutte le azioni ci sono note che ivi si svolsero in tali periodi. Abbiamo notizie di un attacco mossogli dal capitano Francesco Piccindino. Nel periodo che gli era avverso al conte Francesco Sforzal. Notizie non larghe di particolare sul fatto, benché prolisse su altri avvenimenti e sgrammaticate nella forma che togliamo dalla sforziade di Joe Simonetta stampata nel 1494, cioè circa 50 anni dopo i fatti. Così scrisse: "Composte le cose di Vigevano il Conte Francesco Sforza radunò gran numero di guastatori e tornò, e siamo nel maggio del 1449 milanese a tagliare i frumenti. Ma mentre che esso era vigevano Francesco Piccino, fu mandato da milanese a infestare il paese del Seprio, sperando che quando il conte sentisse tal cosa lascerebbe l'impresa dei Vigevano. Nella sua tenuta il piccinino, forse prese senza fatica San Giorgio Castello che aveva edificato Oltrando da Lampugnano, perché chi lo custodiva lo diede. Poi la rocca di Castiglione edificata da Branna Castiglione cardinale, di grande autorità nella Chiesa romana, la quale il conte aveva lasciata la guardia loro. E con questo i Varesini e quelli di Valli di Lugano e gli altri che sono appresso al Lago Maggiore, eccetto che Franchino rusca si ribellarono i milanesi, ma il ventimiglia che alloggiava Cantù e molto e per le lettere e per i mandati lo sollecitava proponendogli etio, premi che tornasse a Milanesi, ma niente mai rispose, ma fece pigliare gli altri mandatari e mandògli al conte e è gli fece impiccare. Carlo da Gonzaga e Jacopo Piccino. Cavalcarono in su quel di Pavia, di qua del Po e presero e arresero Villantero e tutto il paese che chiamano campagna e gravissimamente lo afflissero, ragioni, da Pavia ogni giorno riceveva il conte mentre era Vigevano. e riceveva lettere che soccorresse ai danni dei suoi e reprimesse ai nemici, i quali scorrevano dappertutto. Ma il conte i milanesi contavano di levarlo da Vigevano, né si partì da tal campo, né volle ridurre le genti, perché sapeva che presa quella terra facilmente potrebbe reprimere tutte le scorerie dei nemici. A seguito dell'aperta ribellione del Piccinili al Conte Questi dichiarava che tutte le castelle che per sua eredità paterna aveva nel piacentino dovessero venire in sua sottomissione. Ragunò perciò molte cerne con 800 cavalli di là dal Po comandati da Giovanni Conte da Roma, Pier Maria Rossi e Tommaso Legato, bolognese, i quali ebbero ordine di assegnare Castel d'Arquisa. Il castello era guardato dal marchese da Varese e da Giovanni Pazzaglia e grazie alle sue buone mura resistente alcuni giorni, ma poi fu preso il Varese, mentre il Pazzaglia riuscì a fuggire a Fiore zuora del castello dei Pincinini che era sole 5 miglia. In frattempo il capitano San Vitale, che era già al servizio del conteinatamente passava a Fiorenzuola al servizio del Picino. Ma le altre castelle del gruppo si erano in frattempo sottomesse al conteva che quello di Fiorenzola in mano al piccino. Il Conte, non avendo cavalli abbastanza, chiamò il suo genero Giovanni da Tolentino. il quale era soldo dei fiorentini con 700 cavalli e fece capitano generale di tutte le sue genti il fratello suo Alessandro che era Pesaro. Questi venne, ma non avendo bombarde, l'assedio di Fiorenzuola durò a lungo e si risolvette dopo una quarantina di giorni, quando gli assediati capirono che non avrebbero avuto aiuto da refonso, come il piccino, aveva fatto credere. Se volse quindi Alessandro attendoli alla volta di Parma per le rivalità che Re Alfonso aveva suscitate contro il conte e le azioni IVI durarono tutta l'estate col successo del capitano. Così raccontò Joe Simonetta nel 1494 e questi racconti sono di 50 anni prima. Poi nell'edizione del 1530 la stessa sforzia del Simonetta troviamo questa descrizione non poco differente. Così dice il contegliate tutte le biade e Carlo Gonzaga ed ambedue i piccinini tornati a Melano senza aver fatto alcuna cosa asseg San Giorgio, qual quel qual castello e di mura ed fossi erano forte e da molta gente melanese ben guardata. Erano vi concorsi molti villani con bestiame e con le masserizie. Questo poi che tre giorni fu con le bombarde e con ogni artilleria combattuta. Questo poi che tre giorni fu con le bombarde e con ogni artiglieria combattuto Quelli della terra, ridotti in somma pericolo, si diedono liberamente al conteendosi nella clemenza e della mansuetudine sua. Et egli, come principe misericordioso, gli conservò da ogni ingiuria. Poi saccheggiò il borgo di Castiglione con le sue bombarde, combatte la Rocca dove erano giunti dei milanesi e il quinto giorno la prese. I varesini impaurit. tornarono alla fede. Roberto da San Severino e il Ventimiglia con 4000 cavalli andarono verso il Val di Lugano perché erano ostinati in non voler darsi al Duca, ai quali si aggiunge Franchino Rusca. Il perché Giovanni della Noce da Crema, capitano di quel luogo, si fuggì a Como. I nostri volsero in preda tutta quella e ridunsola a divotione del conte. Frattanto vennero le calende di luglio, nel qual giorno si doveva eleggere quelli che avevano sommo magistrato. In perrochè, dei passati mesi, Giovanni da Ossoda, per la sua temerità ed audacia, l'aveva arrogantissimamente tenuto il magistrato ed amministrato ogni cosa secondo il suo appetito. era tenuto audacissimo sopra tutti per la qualcosa tutti quelli che desideravano ben vivere et Massime Ighibellini gli portavano sommo odio. Il perché egli e Giovanni da Piano, usciti dal magistrato furono incarcirati. I nuovi magistrati, benché tenevano le parti di tutti, erano molto amici dei nobili. Essi erano: Guero da Castiglione, Pietro da Pusterla e Galeotto Toscano, tutti nobili. Questi fecero molte le imprese per la salute e dignità della Repubblica ed erano per la maggior parte del parere che al Conte si desse l'imperio della città. Ma nessuno ardì riferire però questo nel pubblico consiglio del popolo perché ognuno temeva il tumulto del volgo. Piuttosto fu commesso ad arrivo Pan di Garola, il quale in quel tempo faceva mercanzia a Venezia, che vada in Senato di quella città e preghi quello che essendo essi i primi d'Italia amatori della libertà non vogliono per la loro la Repubblica milanese e che sia soggiogata a Francesco Sforza. Costui, proponendosi molte promesse, fece con diligenza quanto gli era stato commesso. Im perrochè spesso o di segreto o apertamente era stato ammesso al Senato e si incittava umilmente ai piedi di Francesco Foscaro, sapiantissimo Doge. E perché era uomo calido e sagace, alzava le mani al cielo e sospirava, piangeva e con la lunga orazione pregava che non volessero più né con genti né con denari aiutare il conte, ma che favorissero della Repubblica che se ciò facessero i milanesi avrebbero in perpetuo i veneziani come padri. I veneziani ascoltarono ciò e vi meditarono chiedendo anche consiglio ad Rigo e invitarono il Panigarola a restare in Venezia per ricevere la loro decisione. Il conte finita la campagna del Seprio e lasciato il Ventimiglia con 1000 cavalli e 500 falli fanti a Canturio, cavalcò verso il Ludigiano e il quinto giorno venne a Sant'Angelo Ludigiano. Questo castello è fra quello di Pavia e Lodi, posto sull'ambro, ben fortificato di mura e di fossi. Vi erano a guardia assai delle genti di Milano e volendo accamparsi in questo luogo, mando Barile coi suoi 300 cavalli, dovettero alloggiare di là. dell'ambro della trversare il fiume a cavallo incespicò e manuò barile che era coperto di corazza, vi annegò. Benché santaduenne la perdita di Mano Barile fu grave per il conte sue grandi qualità ed egli ne fu molto commosso. Sant'Angelo, tuttavia dopo due giorni si dava in possesso del conte e il conte si volse poi a quella zona miladese. dove detta la martesana e cavalcando dal lodigiano ebbe avviso da Antonio Crivelli, il quale era castellano della Rocca di Pizzighettone e da Ugolino, suo fratello più anziano, che da poco era uscito da Milano occultamente per venirvi, che essi volevano dargli quella fortezza e per questo pregavano, volesse mandarvi il confidato col quale trattassero di questa cosa. Ecco che qui finisce l'altra parte del racconto. Desiderando il conte usare celerità in questo perché era d'avviso che l'acquisto di tal luogo gli era più necessario in questa guerra per indurre i milanesi alle sue volontà, in quanto che con tale occupazione toglieva i milanesi la possibilità di rifornimenti di vetovaglie. Trovò conveniente di fermarsi all'ODI vecchio per preparativi e mandò al castello di Pizzighet il suo fidatissimo Giovanni Caimi, nobile milanese, a ringraziare due fratelli Crivelli ed intendersi. Siccome i Pincinini tenevano dai borghi del castello a guardia del luogo 500 cavalli e 300 fanti, i crivelli lasciarono la cura al conteo poi ubbidire tranquill al conte come erano disposti. Il conte mandò segretamente Roberto con mille cavalli altrettanti fanti, di cui molti chiamati dal tremese, i quali il di seguente li assaltarono e li spogliarono di tutto. Per questo i crivelli ebbero il dono Castella, pecugne e da basso stato salirono a gran ricchezza di stato. L'opera conquista del Conte Proseguì poi in altre località con analoghi successi.
 
PE-n1211-assedio-castello.mp4 -           Discuss Assedi ai castelli.
Gli "Assedi ai castelli" (Attacchi al castello) sono documentati nelle fonti prevalentemente in riferimento ai violenti e agitati anni del 1400 in Bassa Lombardia.
Le fonti fornite offrono diversi esempi di attacchi e assedi a roccaforti nel contesto delle contese tra signorotti e capitani di ventura, in particolare durante le campagne di Francesco Sforza.
Contesto degli Attacchi ai Castelli (XV secolo)
              Il primo periodo del 1400 fu particolarmente turbolento nella bassa Lombardia a causa delle continue contese tra i signorotti e i capitani di ventura che si disputavano il possesso dei territori. In quel periodo, la sorpresa, il sopruso, il sospetto e la vendetta (anche ingiustificata) erano eventi quotidiani. Sebbene la Lombardia a nord di Milano fosse inizialmente più calma, le ripercussioni delle grandi lotte fratricide (come quelle con Brescia, Cremona, Bologna, Genova) si fecero sentire a distanza.
              Quando Francesco Sforza tornò in campo per la terza volta nel 1447, i suoi movimenti toccarono l'intero territorio periferico intorno a Milano, e in quel momento anche il castello di Legnano poté dimostrare la sua utilità.
       Attacchi Specifici
Le fonti riportano notizie su diversi attedi, fornendo dettagli a volte contrastanti o lacunosi, tratti principalmente dalla Sforziade di Giovanni Simonetta.
       1. Attacco al Castello di Legnano:
       Si ha notizia di un attacco al castello di Legnano mosso dal capitano Francesco Piccinino nel periodo in cui era avverso a Francesco Sforza.
       Successivamente, durante l'esilio di Oldrado e Cristoforo Lampugnani (fedeli a Ludovico il Moro) a cavallo tra il 1499 e il 1507, il castello di Legnano subì un incendio appiccato dal capitano Teodoro Trivulzio, condottiero dei francesi e nemico dei Lampugnani.
       2. Castello di San Giorgio e Rocca di Castiglione:
   ._  Francesco Piccinino fu inviato dai milanesi a infestare il paese del Seprio, sperando che Sforza abbandonasse l'impresa di Vigevano.
   ._  In una prima narrazione (1494), si dice che Piccinino forse prese senza fatica San Giorgio Castello, edificato da Oldrado da Lampugnano, perché chi lo custodiva lo consegnò. In seguito, prese anche la Rocca di Castiglione, edificata dal cardinale Branda Castiglione.
   ._  Una descrizione successiva (1530) della stessa Sforziade racconta diversamente: San Giorgio, fortificato con mura e fossati e ben difeso da truppe milanesi e rifugiati villani, fu combattuto per tre giorni con bombarde e ogni artiglieria. Gli assediati, ridotti in pericolo, si arresero a Sforza. Sforza poi saccheggiò il borgo di Castiglione, combatté la Rocca con le sue bombarde e la prese il quinto giorno.
       3. Assedio di Castel d’Arquisa e Fiorenzuola:
   ._  In seguito alla ribellione di Piccinino, Sforza ordinò a sue truppe di assediare Castel d’Arquisa nel piacentino. Il castello, difeso dal marchese da Varese e da Giovanni Pazzaglia, resistette per alcuni giorni grazie alle sue buone mura, ma fu poi preso.
   ._  Per quanto riguarda Fiorenzuola, Alessandro Sforza (fratello di Francesco) condusse l'assedio, ma la mancanza di "bombarde" (artiglieria) ne prolungò la durata. L'assedio si risolse solo dopo una quarantina di giorni, quando gli assediati si resero conto che non avrebbero ricevuto l'aiuto promesso dal Re Alfonso.
       4. Castello di Sant'Angelo Lodigiano:
              Questo castello, ben fortificato con mura e fossati sul Lambro, era difeso dalle genti di Milano. Nonostante la presenza di truppe a guardia, si arrese al Conte Sforza dopo due giorni.
       5. Assedio del Castello di Monza (1452):
               Nel 1452, il castello di Monza serviva da carcere per i repubblicani catturati (Ossona, Piani, D'incino).
              Un tentativo di fuga permise ai detenuti di liberarsi e Ossona assunse temporaneamente le funzioni di Castellano.
              Il castellano Andrea Simonetta, scoperto l'accaduto, radunò rapidamente armati e iniziò l'assedio al castello. Gli assediati combatterono con i mezzi trovati all'interno. Si arresero la sera stessa, anche in seguito a un messaggio della duchessa Bianca Maria che offriva loro salva la vita se avessero ceduto la rocca.
       Tecniche e Dettagli sugli Assedi
              Le fonti mettono in luce alcuni aspetti rilevanti delle tecniche di assedio e difesa del periodo:
Ruolo delle Fortificazioni: Castelli come San Giorgio furono descritti come forti per le loro mura e fossati. Castel d’Arquisa resistette per "alcuni giorni" grazie alle sue buone mura. Oldrado Lampugnani, previdente, aveva fatto fortificare il castello di Legnano con fossato, muraglione e torri appena quattro anni prima di raccoglierne il frutto in un momento di agitazione.
              Artiglieria (Bombarde): L'uso delle "bombarde" (artiglieria) è menzionato negli assedi, come a San Giorgio. Al contrario, l'assedio di Fiorenzuola durò a lungo proprio perché gli assedianti non disponevano di bombarde sufficienti.
              Tradimenti e Rese: Talvolta, i castelli venivano presi senza fatica perché il custode cedeva la fortezza, come forse accadde a San Giorgio Castello la prima volta.
              Obiettivi Strategici: La conquista di un luogo come Pizzighettone era fondamentale per Sforza poiché toglieva ai milanesi la possibilità di rifornimenti di vettovaglie. La ribellione o la sottomissione di castelli e borghi confinanti aveva un effetto domino sulle città vicine (es. Varesini impauriti tornarono alla fede dopo la caduta di Castiglione)
 
 
PE-n1212-vicende-politiche -  - Il brano descrive le turbolente vicende politiche della famiglia Lampugnani a Milano
QGLA197-castello-6270-7060.mp3 - Il brano descrive le turbolente vicende politiche della famiglia Lampugnani a Milano durante il passaggio dalla Repubblica Ambrosiana al ducato di Francesco Sforza tra il 1447 e il 1457. Inizialmente, alcuni membri come Giorgio Lampognani sostennero la Repubblica, mentre altri, in particolare Oldrado Lampognani, si schierarono a favore di Francesco Sforza, che stava conquistando il territorio in un'epoca di crisi e conflitto con i Veneziani e i Francesi. Questa scissione portò molti Lampugnani a essere dichiarati ribelli e a subire la confisca dei beni quando i repubblicani ripresero brevemente il potere nel 1449, ma il trionfo finale di Sforza nel 1450 riabilitò Oldrado e altri alle cariche ducali. Infine, il testo evidenzia la complessa dinamica politica della nuova signoria, inclusa l'interrogatorio dei prigionieri repubblicani da parte di Oldrado e un successivo tentativo di evasione che coinvolse Gerolamo Lampugnano, prima che Oldrado si ritirasse in una posizione di riposo e influenza politica.
 
PE-1213-Repubblica-milanese.mp4 -        Oldrado Lampugnani è ribelle alla Repubblica Milanese.
Fra i promotori della Repubblica ambrosiana era il dottore in legge Giorgio Lampognani che è fratello minore dell'Oldrado. Vatti a vedere la genealogia. Poi Rolando Lampugnani che è una personalità colta e influente ed è il principale Lampugnani, pure dottore in legge, nipote del Lodrado, essendo figlio di suo fratello Pietro. Pure il dottore in legge. Anche Ambrogio Lampugnani aderiva al nuovo governo con la carica di priore della comunità per la quale sedeva nella rengo con altri sei magistrati pari. Fra gli aderenti meno effettivi abbiamo un Corrado Lampugnani che sin dall'agosto dello stesso anno che è del 1000 del 27 agosto del 1447 è investito dai capitani difensori della libertà di trovare degli alloggi per i villici che dall'incalzare dei veneti del nel Ducato venivano sbalzati dai loro borghi. I capitani e i difensori avevano nominato Francesco Sforza a loro capitano generale. Non che allora occorresse difendere l'ordinamento della Nuova Repubblica Ma perché i veneti incalzavano da un lato e i francesi dall'altro? E il ducato che era già minato prima dalla morte di Filippo Maria Visconti andava verso la distruzione. Francesco Sforza si mise nell'opera un po' per il mandato avuto e un po' eh un po' più per i reconditi progetti che erano in cuor suo e sagaccemente con una tenacia che tutti sanno si mise alla conquista di quanto territorialmente era già perduto. L'opera era dura e lunga, troppo lunga per il popolo milanese, che doveva alimentare di denaro e di genti gli eserciti in campo. Venne il giorno che essi reclamarono si facesse la pace coi nemici pur di smettere la guerra. Ma siccome lo sforza non era di tal parere, ed i nobili lo appoggiavano si formò netta una scissione fra nobili e repubblicani. Infine divenne compito dello sforza che aveva sempre considerato il Ducato come un diritto suo ereditario per la sua qualità di genero del defunto di Filippo Maria Visconti. E infine divenne il compito dello sforzo di conquistare a sé tale vasto territorio, liberandolo non solo dei nemici di fuori, ma anche quelli interni, cioè dei repubblicani. E quando in questa seconda fase delle operazioni dello sforza, il grande capitano comincia a far sentire il suo approssimarsi alla metropoli ed in Milano un gruppo di 12 nobili si rige al potere come i difensori della libertà. Taluni dei lampugnani che avevano già servita la causa della Repubblica si schierano per il nuovo partito, ma subiranno poi i rigori dei repubblicani, questi appena riusciranno a sbalzare via i nobili dal governo. È nella primavera del 1449 che diversi di essi vengono dichiarati ribelli e i loro beni vengono notificati per la confisca. Oltrado Lampugnani è il primo della serie. Egli aveva fattivamente aiutato gli sforza nelle imprese che svolgeva per conto dei suoi mandanti. ma non lo poteva rinnegare quando il governo repubblicano si mostrò di altro parere. Infatti il 19 aprile 1449 Oldrado è dichiarato ribelle. Il 17 aprile emettono contro di lui l'ordinanza di notifica dei beni onde si possa procedere alla confisca in suo danno. E il 20 dello stesso mese del 1449 Il notaio camerale raccoglie le notifiche e il 30 maggio con altro proclama e gli è riconfermato ribelle al nuovo ordinamento politico. In frattempo il dottore in legge Rolando, che si era volto con Nobili era pure stato dichiarato ribelle e seguirono altri otto membri della famiglia, fra cui ultimo il dottore in legge principale, il nipote dello Ado Lampugnani, dichiarato ribelle il 3 dicembre dello stesso anno, 1449, poiché tutti o quasi tutti questi membri lampugnani avevano rapporti di parentela con l'Oldrado ed a ed ogni modo egli era l'avanguardia del loro settore. Non possiamo a meno di pensare in tali agitati momenti all'asilo sicuro che era per loro la corte di Legnano. e il ben munito castello. Appena 4 anni erano trascorsi da che con l'autorizzazione che vedremmo il castello era stato fortificato col fossato, col muraglione e con le torri e raggiunto il momento per lo grado di raccogliere, se occorrose, il frutto della sua previdenza. Ma non durò molto a lungo che Francesco Sforza compisse l'opera sua di conquista, sempre con l'appoggio de Nobili e nel 1450 al suo definitivo ingresso a Milano, Lodrado Lampognani con Scaramuccia Visconti Icardi di San Giorgio Sulegnano ed altri venne nominato Conte. Parecchi altri membri delle famiglie lampugnani ritornano alle cariche ducali, anche taluni che avevano servito la Repubblica sotto mentite spoglie. Accolto Francesco Sforza I festosamente in Milano dai suoi partigiani e dal popolo affamato, si di a sistemare la sua posizione con un governo saggio e volenteroso, ma non tralasciò tuttavia di colpire duramente coloro che avevano avuto parte della Repubblica. Ambrosiana. Fra questi mandò alle carceri Ossona Giovanni, a Piani Giovanni e Michele D'incino che fece rinchiudere nel castello di Monza. 10 mesi dopo il suo ingresso in Milano, solo dopo 10 mesi, manda egli su Olgrado ad interrogarli. E qui l'interrogatorio. Lettera del segretario al Castellano di Monza, cioè di Simonetta e al fratello Andrea Simonetta, tratto dall'Archivio di Stato missive Regio 3 Foglio 113, così si disse. Castellano Modietie, venendo lì il magnifico Meser Oldrado da Lampuniano o mandando doi o trielli suoi per parlare con Joanne de Ossona et compagni suoi. Volemmo li lassi pensare, essendoli tu sempre de presente ad tutto quello si dirà fra loro. Laude 21 gennaio 1451, così è stato scritto. Non sappiamo l'esito immediato di tale interrogatorio, ma è certo che gravissimi elementi non sfuggirono alla bocca dei detenuti, perché la loro posizione rimane poi ancora lungo. la stessa. La prigionia non mutò né in peggio né in meglio. Invece il 20 settembre del 1452 un'occasione insperata, benché lungamente attesa, per poco non permetteva loro di fuggire. Mentre il castellano Andrea Simonetta era uscito dalla Rocchetta per recarsi a pranzo nella Rocca Grande, un suo famiglio traditore e un garzone Colto il momento opportuno, calavano la serra cinesca, alzavano il ponte della Rocchetta e, rompendo usci e serrature delle carceri, liberarono i detenuti. Ossona assunse le funzioni di Castellano per un'uscita armata, ma il fatto fu troppo presto scoperto da Andrea Simonetta che per fortuite circostanze potè rapidamente avere alcuni armati e iniziò l'assedio al castello e fug assegnati iniziarono la battaglia coi mezzi trovati all'interno, ma sia perché la schiena fuori ingrossava continuamente e sia per il messaggio che la duchessa Bianca Maria aveva loro mandato per indurre la resa offrendo la vita salva se cedevano la rocca di Monza. Nella stessa sera si arresero e furono immediatamente avviate a Milano sotto buona scorsa. Ma ad appena un miglio da Monza, taluni della scorta costrinsero violentemente il domestico del castellano a uccidere l'ossona. Senedolse la duchessa quando lo seppe e scrisse al duca Francesco il 21 settembre del 1452 che fra coloro che agirono contro le sue volontà erano Gerolamo Lampugnano, figlio di principale, oratore del Luca e nipote del Giorgio, che era un sostenitore della Repubblica Ambrosiana che era stato trucidato nel 1448 dai suoi stessi partigiani. Fu strano il contegno umanitario della duchessa verso questi nobili, il cui tentativo era più quello di unirsi ai cospiratori contro il Duca e in modo particolare adcenzo Cotta e ai veneziani. che invece di fuggire dalla prigione. Si intuisce che un dramma fremeva nell'animo della duchessa, desiderosa di salvarli, ma anche timorosa che essi avessero a nuocere allo stesso suo stato. Ma anche Oldrado è ormai vecchio e continua a ritirarsi nel castello di Legnano. Qui sono annessi ben 2000 pertiche di terra e due mulini sull'olode. Nella buona pace che ormai aveva a portato Francesco Sforza del Ducato, anche nell'opera sua stessa, gode un meritato riposo negli agi delle tante rendite di Legnano, del feudo di Trecate e della sua minore proprietà di Annico Cremonese. Ma non è ancora un ritiro definitivo. Nel 1457 lo troviamo delegato del Duca a stipulare una lega. Fra esso Francesco Sforza e i nobili di Reggio.
 
PE-n1214-Repubblica-Ambrosiana - Discussione; Repubblica Ambrosiana.
La Repubblica Ambrosiana è discussa nelle fonti principalmente in relazione al contesto delle lotte per il Ducato di Milano nel XV secolo, in particolare durante le campagne di Francesco Sforza, e al coinvolgimento della famiglia nobile dei Lampugnani.
Contesto e Istituzione - La Repubblica Ambrosiana nacque in un periodo estremamente agitato, in seguito alla morte di Filippo Maria Visconti. Il Ducato, minato dalla morte del Duca, si avviava verso la distruzione a causa degli attacchi incalzanti dei Veneti da un lato e dei Francesi dall'altro. - I Capitani e Difensori della nuova Repubblica nominarono Francesco Sforza loro capitano generale, sebbene non fosse il loro scopo primario difendere l'ordinamento repubblicano, ma contenere le minacce esterne.
Figure Chiave e Adesione
Diversi membri della famiglia Lampugnani parteciparono attivamente alla Repubblica Ambrosiana:
• Giorgio Lampugnani, dottore in legge e fratello minore di Oldrado, fu tra i promotori.
• Rolando Lampugnani, nipote di Oldrado e anche lui dottore in legge, fu un altro promotore.
• Ambrogio Lampugnani aderì al nuovo governo, ricoprendo la carica di Priore della Comunità e sedendo nell'Arengo con altri sei magistrati pari.
• Corrado Lampugnani (aderente meno effettivo) fu incaricato, già nell'agosto del 1447, di trovare alloggi per i villani sfollati dai loro borghi a causa dell'avanzata dei Veneti.
Il governo della Repubblica fu talvolta manipolato internamente, come testimonia il fatto che Giovanni da Ossoda tenne arrogantissimamente la carica di magistrato e amministrò ogni cosa secondo il suo appetito, prima di essere incarcerato (insieme a Giovanni da Piano e Michele D'incino) dai nuovi magistrati.
Il Conflitto con Francesco Sforza
L'opera di Sforza come Capitano Generale si rivelò dura e lunga. Egli agiva sia per il mandato ricevuto, sia per i suoi reconditi progetti, considerando il Ducato suo diritto ereditario in quanto genero del defunto Duca.
L'eccessiva durata della guerra, che richiedeva ingenti risorse finanziarie e umane, portò il popolo milanese a reclamare la pace con i nemici. Tuttavia, poiché Sforza (e i nobili che lo appoggiavano) non erano di tale parere, si formò una netta scissione fra nobili e repubblicani.
Con l'avvicinarsi di Sforza alla metropoli, un gruppo di 12 nobili si erse al potere come difensori della libertà. Alcuni Lampugnani, pur avendo servito la Repubblica, si schierarono con questo nuovo partito.
Tuttavia, quando i repubblicani riuscirono a scalzare i nobili dal governo, reagirono duramente:
• Nella primavera del 1449, diversi membri della famiglia Lampugnani, che avevano precedentemente sostenuto Sforza, furono dichiarati ribelli.
• Oldrado Lampugnani fu dichiarato ribelle il 19 aprile 1449, e contro di lui fu emessa un'ordinanza di notifica dei beni per procedere alla confisca. Fu riconfermato ribelle il 30 maggio dello stesso anno. Anche Rolando Lampugnani, schieratosi con i Nobili, fu dichiarato ribelle.
La Repubblica, tuttavia, non ricevette il supporto esterno sperato. Nel 1449, i nuovi magistrati, sebbene amici dei nobili e propensi a dare l'imperio della città a Sforza (non osando però proporlo nel pubblico consiglio per timore del tumulto popolare), commisero ad Arrigo Panigarola di recarsi al Senato di Venezia per pregare che non aiutassero più Sforza con genti o denaro, ma che invece favorissero la Repubblica Milanese.
La Fine della Repubblica e la Repressione Sforzesca
Sforza completò la sua opera di conquista, liberando il territorio non solo dai nemici esterni, ma anche da quelli interni (i repubblicani).
Nel 1450, con l'ingresso definitivo di Francesco Sforza a Milano, l'aristocrazia fu riabilitata: Oldrado Lampugnani fu nominato Conte. Tuttavia, Sforza non tralasciò di colpire duramente coloro che avevano fatto parte della Repubblica Ambrosiana.
• Tra i puniti vi furono Giovanni Ossona, Giovanni Piani e Michele D'incino, che Sforza fece rinchiudere nel Castello di Monza.
• Dieci mesi dopo l'ingresso di Sforza a Milano (1451), Oldrado Lampugnani fu inviato a Monza per interrogarli.
• Nel settembre 1452, Ossona e i suoi compagni tentarono una fuga dal castello di Monza, assumendo per breve tempo le funzioni di Castellano. L'assedio al castello fu subito iniziato dal castellano Andrea Simonetta, e gli assediati si arresero la sera stessa. Nonostante la Duchesa Bianca Maria avesse promesso salva la vita, Ossona fu costretto ad essere ucciso da un suo famiglio a un miglio da Monza. Tra coloro che agirono contro la volontà della Duchesa in quell'occasione c'era Gerolamo Lampugnani, nipote di Giorgio Lampugnani, sostenitore della Repubblica (che era stato trucidato nel 1448 dai suoi stessi partigiani).
 
PE-n1215-ribellione-confisca - Discuss Ribellione e confisca.
Certamente. La discussione su Ribellione e confisca può essere trattata facendo riferimento sia ai contesti storici italiani del Risorgimento (come illustrato nel romanzo Il Gattopardo) sia alle vicende quattrocentesche della Bassa Lombardia che coinvolsero la famiglia Lampugnani.
1. Ribellione e Confisca nel Contesto della Repubblica Ambrosiana (XV secolo)
Durante il periodo turbolento immediatamente successivo alla morte di Filippo Maria Visconti e la conseguente nascita della Repubblica Ambrosiana (1447), la ribellione e la confisca dei beni erano strumenti politici usati per colpire gli avversari del regime.
La Ribellione dei Lampugnani:
• Contesto politico: Dopo che Francesco Sforza fu nominato Capitano Generale della Repubblica, la lunga e costosa guerra portò a una netta scissione tra nobili e repubblicani. Quando Sforza si avvicinò alla metropoli, un gruppo di 12 nobili prese il potere, e alcuni membri della famiglia Lampugnani si schierarono con questo nuovo partito.
• La reazione repubblicana: Non appena i repubblicani riuscirono a sbalzare i nobili dal governo, reagirono duramente, dichiarando ribelli i loro oppositori.
• Il caso di Oldrado Lampugnani: Oldrado Lampugnani, che aveva attivamente aiutato gli Sforza nelle loro imprese, fu dichiarato ribelle il 19 aprile 1449 dal governo repubblicano.
• La Confisca: In conseguenza di tale dichiarazione, fu emessa contro Oldrado l'ordinanza di notifica dei beni il 17 aprile 1449, per procedere alla confisca. La sua posizione di ribelle fu riconfermata il 30 maggio 1449. Anche suo nipote Rolando, dottore in legge, e altri otto membri della famiglia Lampugnani furono dichiarati ribelli nello stesso anno, e i loro beni vennero notificati per la confisca.
• Prevedibilità della Confisca: La confisca dei beni e l'esilio erano le sorti subite dai fedeli sostenitori degli Sforza (come Oldrado II e Cristoforo Lampugnani) quando Ludovico il Moro cadde e Luigi XII di Francia prese il Ducato Milanese nel 1499.
2. Ribellione e Confisca dopo l'Uccisione del Duca Galeazzo Maria Sforza (XV secolo)
Un altro episodio di "ribellione" che portò a conseguenze punitive si verificò dopo la tragica fine del duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476, ucciso da tre congiurati, tra cui i Visconti, gli Olgiati e i Lampugnani.
• Disgrazia della Casata: Nonostante un senso di orrore pervasse la città e le campagne, tutti i membri delle famiglie dei congiurati caddero in disgrazia, anche se innocenti.
• Revisione e Vessazioni: Il governo ducale iniziò una dura revisione della posizione dei singoli. I Lampugnani furono costretti a sottostare a inquisizioni e vessazioni camerali, tanto che i vari rami della famiglia tentarono di dimostrare di non avere affinità di sangue con l'uccisore. Vi furono tentativi di ripudio della parentela, arrivando persino a sostenere che il ramo dell'uccisore fosse in realtà "Litti" e non Lampugnani.
• Conseguenze Immediate: Persino Principivalle, ambasciatore ducale alla Spezia e fratello dell'uccisore Giò Andrea Lampugnani, dovette lasciare immediatamente la carica.
3. Esilio e Confisca al Tempo di Ludovico il Moro (Inizio XVI secolo)
La lotta per il Ducato portò nuovamente a confische:
• Esilio Volontario e Confisca: Con l'avvento di Luigi XII di Francia nel Ducato Milanese (1499), Oldrado II e Cristoforo Lampugnani, fedeli sostenitori degli Sforza e padroni del Castello di Legnano, subirono la confisca dei beni e l'esilio (ritenuto volontario, in quanto facenti parte del seguito di Ludovico il Moro a Parigi).
• Vendita dei Beni: La Regia Camera vendette i beni confiscati a Bernabò Visconti, stretto parente dei confiscati (era il fratello della loro madre, Lucrezia Visconti). I Lampugnani riacquistarono i beni nel 1507/1508, sborsando 1200 scudi, quando Ludovico Sforza tornò brevemente al potere.
• Esclusione di Legnano: È interessante notare che l'azione di confisca non si estese al Castello di Legnano, ma solo su alcuni beni legnanesi.
4. Ribellione e Rivolgimenti nel Contesto del Risorgimento (XIX secolo)
Il concetto di ribellione (o rivoluzione) è centrale nel romanzo Il Gattopardo, sebbene non porti a confische di beni in senso stretto per la classe dominante, ma piuttosto a un ribaltamento (o trasformazione) dei ruoli sociali.
• La "Ribellione" Garibaldina: La spedizione dei Mille (1860) e l'arrivo dei Garibaldini (inizialmente visti come "briganti" arrivati per depredare e rubare) generarono grande fermento e paura tra l'aristocrazia siciliana, che temeva che i nuovi venuti potessero assaltare i palazzi e non rispettare i privilegi aristocratici.
• Il Trasformismo come Meccanismo di Sopravvivenza (Gattopardismo): L'atteggiamento centrale di fronte ai rivolgimenti è espresso dal nipote di Don Fabrizio, Tancredi Falconieri: "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi". Questo concetto, noto come gattopardismo, è un sinonimo di trasformismo e ipocrisia, volto a nascondere le reali intenzioni (mantenere il potere aristocratico) salendo sul carro dei vincitori.
• La Confisca/Trasformazione Sociale (Il Ruolo dei Sedara): Sebbene non vi sia una confisca statale diretta, i rivolgimenti portano all'ascesa di una nuova classe, la borghesia, che di fatto "confisca" il potere economico. Calogero Sedara, approfittando del disorientamento successivo allo sbarco di Garibaldi, accumula un'enorme fortuna, a volte sfruttando finanziariamente la vecchia aristocrazia (es. incamerando le terre del Barone Tumino a seguito di mutui non ripagati). Fabrizio Cordera si rende conto che l'avanzare dei Sedara e dei loro intrighi, avarizia e avidità è responsabile del "senso di morte" che incupisce i palazzi aristocratici, segnando la fine inevitabile della sua classe sociale.
• La Ribellione dei Contadini e la Repressione: Nel contesto dei rivolgimenti, i contadini in Sicilia, credendo che la libertà portata da Garibaldi includesse la terra, si ribellarono, prendendosi la terra. Questa "ribellione" fu repressa duramente dai Garibaldini (guidati da Nino Bixio), come avvenne nei fatti di Bronte, dove i contadini furono fucilati per ristabilire l'ordine ed evitare l'anarchia.
 
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PE-n1216-Oldrado-Lampugnani.mp4 - la figura di Oldrado Lampugnani e il suo potere politico nel distretto di Cremona,
 
QGLA198-castello-6270-7061.mp3 - Il testo analizza la figura di Oldrado Lampognani e il suo potere politico nel distretto di Cremona, focalizzandosi in particolare su una lunga disputa sulla proprietà del feudo di Oscasale con la famiglia Casati, risolta da un accordo che ne esonerò la giurisdizione vescovile. L'episodio evidenzia l'influenza di Oldrado, un fedele sostenitore dei Visconti e poi degli Sforza, che accumulò vasti possedimenti terrieri, inclusi 5.000 pertiche e il Castello di Farfengo. La fonte fornisce anche un elenco dettagliato della ricca dote nuziale di Orsina Lampugnani del 1457, offrendo uno spaccato del lusso dell'epoca. Infine, il documento tratta della successione di Oldrado al nipote Giò Andrea nel 1460, attraverso un testamento che lasciava grandi proprietà e prevedeva fondi per beneficenza, e menziona come i Lampugnani successivamente si opposero all'infeudazione di Legnano sotto il governo spagnolo, arrivando a riscattare il borgo con fondi anticipati.
 
PE-n1217-Oldrado-Lampugnani.mp4 - Oltrando Lampugnani come feudatario di Oscasale e signore di Farfengo.
 
Una lite era sorta da tempo fa dado lampognani e il galeotto da Casate, circa il dominio sul feodo di Oscasale, nel distretto di Cremona. I casati erano milanesi e la comproprietà su tale terre, quale risulta da un documento che citeremo, deve provenire da rapporti di parentela non ancora sufficientemente definiti, come il lampognan abbia raggiunto dei diritti nel cremonese e non solo su queste terre. Si può intuire ricordando che Filippo Maria Visconti aveva dato a Cremona in dote a sua figlia Bianca Maria la moglie di Francesco Sforza, mentre non occorre più ripetere che Loldrado, dopo essere stato il fido uomo di Filippo Maria fu altrettanto sostenitore e servizievole per Francesco Sforza. e che per essi compì più volte azioni nel cremonese. Nell'atto numero 26 di alcuni allegati che sono datati il primo dicembre 1455 ci informa dunque che una lunga vertenza era sorta fra Gale 8 Casati e Londrado Lampugnani che morto il galeotto era proseguita da Scipione. Casati fu Giovanni, abitante a Milano, in parrocchia San Giovanni alle quattro facce, e che le due parti, decise a regolare definitivamente i propri diritti su tali terre, chiedevano ed ottenevano dal vescovo di Cremona piena licenza e baglio di disporre di tale terre secondo gli accordi che fra essi avrebbero preso.
 
Con tale decisione il Il vescovo di Cremona riconosceva di considerare fuori dalla sua giurisdizione tale terre, il che non è poca cosa perché il piccolo feudo di Annico restava una piccola macchia nel mezzo del cremonese e a lui soggetto. La potenza politica dell'Oldrado è assai lumeggiata da questo episodio. Mancano altri documenti che allarghino le nostre nozioni su quel dellodrado, ma un successivo documento del 1460 ci informa di un altro grandissimo possesso dell'odrado nella sua zona. Ben 5.000 pertiche di quei fertilissimi e irrigui terreni siti in Zanengo e Farfengo che erano assai vicini ad Andico, nei quali sono compresi a lui acquisiti il castello di Farfengo, un mulino, una taverna taverna e vari sedemi. Il corredo nuziare di una sposa Lampugnani del 1457. Un documento del gruppo già esistente in Castello di Legnano è straordinariamente interessante per l'elenco completo del corredo che Orsina Lampugnani, figlia del Fu Giovanni e sorella del vivente Andrea, ricevette con annato notarile steso il giorno del matrimonio. Detto incidentalmente, Orsina non doveva avere altrettanta salute quanta ricchezza se il fratello si preoccupava di prescrivere al marito la resa del corredo, nel caso che in certe condizioni si avverassero. Ed Dorsina, dopo solo 2 anni di matrimonio muore e il fratello Andrea rientra in possesso del ricco corredo che le aveva fatto preparare un nuovo fiamengo et lavorato ad laboratorio plu pulcerrime etasque. Non è il caso di rifare qui l'elenco esatto delle pelande lussuose e a colori differenti con maniche. Maniche strapontate d'ore d'argento in lega suprafina e super aureata.
 
Col collare ricamato d'argento super aureato fino o fatto a telaio. Poi anche delle maniche separate eseguite in zetonino vellutato di vario colore e nuove lucente. Delle cinghie in pelle per mettere in vita con fibbia maz. spranga in argento e di buona lega e dorato con placchetta d'argento niellata. Poi la biancheria da camere e da sala trinciante e forchettone con manico d'osso rosso e lama d'argento dorata pesante, bacille d'ottone, cassoni in legno dipinti o con guarnizioni di ottone e relativi cuscini. Recipienti d'ottone e di peltro, poi il necessario per la pettinatura. dal mobiletto Stefania al pettine forbici e perfino una libra di forcine bistorte di diversi colori e tutto si può leggere la stesso. Il documento dà una bella luce sul modo di vestire dell'epoca e sulle massime aspirazioni Mugie Brinta al campo. A questo documento grafico fa riscontro nel museo di Legnano la bella collezione di affreschi dai costumi dell'epoca che abbiamo salvato dalla famosa casa Desvi Vismara del 1475 e che in gran parte abbiamo riprodotti nel fascicolo delle memorie numero 3, memorie numero 3 del 1936. Il confronto fa la descrizione minuziosa e tali figure dà un'idea esatta del lusso che concedevasi dalle primarie famiglie di Legnano nell'epoca del lo splendore della Pugnani. La successione dell'Oldrado Lampugnani. L'Oldrado settantenne circa aveva ormai perduti i fratelli suoi Pietro, Mafiolo, Giovanni e Giorgio. E da lungo anche il suo figlio maschio legittimato Marco. e conviveva col nipote Giò Andrea in Milano in Porta Vercellina nella parrocchia di San Nicolao, rispettivamente nel castello di Legnano. Col testamento depositato presso il notaio Lazzaro da Caerate, che fu poi datato il 7 gennaio del 1460, alla sua morte assegnava la sua associazione generale al nipote Jò Andrea, prescrivendo alcune beneficenze a poveri, anzielle per il corredo matrimoniale e a membri poveri delle famiglie lampugnani che volle fossero ricavate dai redditi delle possessioni di Trecate e di Anico Cremonese e per le quali prescrive che venga costituito un collegio erogatore costituito dall'erede predetto, dal suo fattore Pedrolo Gambara, da un anziano della famiglia e dai deputati del Consorzio della Misericordia di Milano.
 
Il castello di Legnano e redditi annessi li passa al nipote Giò Andrea Lampognani che per censo e per atavismo continuerà la sua partecipazione al governo del Ducato. Anche la casa in Milano e Porta Vercellina passa al nipote e Lodrado avrà nella chiesa della Madonna del Carmine il suo lussuoso sepolcro del quale sono conservate ancora oggi le lapidi, di cui già parlammo nella memoria numero due. Il Giovanna Andrea entrò tosto in possesso della pingua eredità e però non tralasciò di continuare il commercio di preziosi cui era dedicato benché grande signore. Egli si farà anche riconfermare dalla Camera Ducale le esenzioni delle gabelle che aveva goduto lo zio e anche i suoi fratelli se le faranno confermare malgrado la protesta delle genti di Legnano, perché perdurerà il rispetto morale verso la casata che vanta un diritto avito. Ma verranno i tempi poveri del governo spagnolo a mettere un freno a tale esenzioni. Torna qui opportuno di aggiungere che sotto questo governo più volte per il bisogno di denaro era stato decretato di vendere in feudo le terre di Legnano e le cedole relative erano state esposte all'albo delle aste, ma i legnanesi si opposero fieramente con petizioni firmate dai maggiorenti del borgo, fra cui naturalmente figurava una grossa schiera dei lampugnani. Uno di questi, nel deporre la sua firma, aggiungeva: "Mi riservo tutti i diritti della mia casa" ed era una frase minacciosa e roboante. Ma l'amministrazione spanuola non tanto si commosse delle minacce quanto della decisione più pratica presa dal legnanesi di offrire tosto alla Camera delle Entrate una somma immediata quale prezzo del riscatto delle infeazione. Uno dei lampognani aveva anticipato de proprio la somma di 6800 lire per tutta la comunità con l'intesa che ne avrebbe poi esatta la restituzione con uno scomparto sulle famiglie o fuochi e com'era poi questo, se non una tassa sulle persone emessa da un feudatario. In tal modo Legnano restò esente dalla infeazione rinnovando il governo spagnolo al ritornello più volte questa fatta: "Oni volta ciò che piacque alla Camera delle Entrate."
 
Queste fonti offrono una panoramica completa sulla storia del Castello Visconteo di Legnano e sulla influente famiglia Lampugnani che lo possedette per secoli. I testi, principalmente costituiti da estratti di memorie storiche e di un'opera ristampata del Sutermeister, tracciano in dettaglio le vicende del casato Lampugnani, concentrandosi in particolare su figure chiave come Oldrado I e Oldrado II, le loro controversie feudali, i ricchi corredi nuziali e i problemi successori legati al castello, incluso il complesso fidecommesso che portò a duecento anni di contese legali. Un segmento illustra la disgrazia del casato in seguito all'omicidio del Duca Galeazzo Maria Sforza e il successivo esilio di alcuni membri, mentre l'ultima sezione narra l'acquisizione del castello da parte della famiglia Cornaggia e il suo declino fisico come masseria. L'ultima fonte, in netto contrasto tematico, fornisce consigli pratici sulla sicurezza del giardino per prevenire i furti, suggerendo di mantenere bassa la vegetazione ed eliminare oggetti che possano aiutare i ladri.
 
PE-n1218-casate-Lampugnani.mp4 - Discussione: Dispute Casati Lampugnani.
 
La vertenza tra i Casati e i Lampugnani fu una lunga lite concernente il dominio sul feudo di Oscasale, situato nel distretto di Cremona.
 
I dettagli principali della disputa sono:
Le Parti Coinvolte e l'Oggetto della Contesa
• Oldrado Lampugnani: Figura centrale nella disputa, era feudatario di Osc Casale e signore di Farfengo.
• Galeotto da Casate: La lite era sorta inizialmente tra Oldrado Lampugnani e Galeotto da Casate.
• Successori: Dopo la morte di Galeotto, la vertenza fu proseguita da Scipione Casati fu Giovanni, che risiedeva a Milano, nella parrocchia San Giovanni alle quattro facce.
• Contesto delle Terre: Le terre erano nel Cremonese. I Casati erano milanesi, e la comproprietà su tali terre sembrava derivare da rapporti di parentela non ancora ben definiti. Il feudo in questione è anche descritto come il piccolo feudo di Annico.
 
Il Contesto Politico e l'Influenza di Oldrado
La posizione politica di Oldrado Lampugnani è rilevante in questa vicenda. Oldrado era stato un uomo fedele a Filippo Maria Visconti e successivamente un sostenitore e servizievole di Francesco Sforza, compiendo per loro diverse azioni nel Cremonese.
Si può intuire l'influenza di Oldrado ricordando che Filippo Maria Visconti aveva dato Cremona in dote a sua figlia Bianca Maria, moglie di Francesco Sforza.
 
La Risoluzione della Vertenza
Le due parti (Londrado Lampugnani e Scipione Casati) decisero di regolare definitivamente i propri diritti sulle terre.
• Data e Documento: Il primo dicembre 1455, un atto (il numero 26 di alcuni allegati) informa che le parti chiedevano e ottenevano dal Vescovo di Cremona piena licenza e baglio per disporre di tali terre secondo gli accordi che avrebbero preso tra di loro.
• Significato della Decisione: Con tale decisione, il Vescovo di Cremona riconosceva di considerare tali terre fuori dalla sua giurisdizione. Questo fatto è significativo poiché il piccolo feudo di Annico (presumibilmente Oscasale) restava una piccola "macchia" nel mezzo del Cremonese e a lui soggetto. Questo episodio sottolinea la potenza politica dell'Oldrado.
Oldrado I Lampugnani è anche citato come "feudetario di Oscase" in un indice che riassume i contenuti storici. Successivamente, nel 1460, un altro documento informa di un vasto possesso di Oldrado nella stessa zona: 5.000 pertiche di terreni fertilissimi e irrigui a Zanengo e Farfengo, compreso il castello di Farfengo, un mulino, una taverna e vari sedimi, tutti acquisiti da lui.
 
PE-n1219-corredo-Orsina.mp4 - Discuss Corredo Orsina Lampugnani.
 
Il corredo di Orsina Lampugnani è un argomento di straordinario interesse che emerge da un documento datato 1457. Questo atto, facente parte del gruppo di documenti già esistente nel Castello di Legnano, fornisce un elenco completo del corredo nuziale di Orsina.
 
L'Identità di Orsina e il Contesto Familiare
Orsina Lampugnani era la figlia del fu Giovanni e sorella di Andrea. Il documento notarile che attesta il corredo fu redatto il giorno stesso del matrimonio.
Il fatto che il fratello, Andrea, si fosse preoccupato di prescrivere al marito la resa del corredo nel caso in cui si fossero avverate determinate condizioni suggerisce che Orsina "non doveva avere altrettanta salute quanta ricchezza".
Effettivamente, Orsina morì dopo solo due anni di matrimonio. A seguito della sua morte, il fratello Andrea rientrò in possesso del ricco corredo.
 
Il Lusso del Corredo
Il documento sul corredo nuziale di Orsina illumina il modo di vestire dell'epoca e le aspirazioni delle primarie famiglie di Legnano durante il periodo di splendore dei Lampugnani. Il corredo era estremamente ricco e lussuoso, descritto in parte come "un nuovo fiamengo et lavorato ad laboratorio plu pulcerrime etasque".
L'elenco esatto dei beni comprendeva dettagli minuziosi di pelande e accessori:
1. Vestiario Lussuoso:
    - Pelande lussuose di differenti colori.
    - Maniche trapuntate (strapontate) d'oro e d'argento in lega super-fine e super-aureata.
    - Collarino ricamato d'argento super aureato fino o fatto a telaio.
    - Maniche separate, eseguite in zetonino vellutato (satin vellutato) di vario colore e nuove lucenti.
2. Accessori e Gioielli:
    - Cinghie in pelle per la vita con fibbia e spranga in argento, di buona lega e dorata, e con placchetta d'argento niellata.
    - Perfino una libra di forcine bistorte di diversi colori era inclusa nel necessario per la pettinatura.
3. Biancheria e Posate:
    - Biancheria da camere e da sala.
    - Posate come trinciante e forchettone con manico d'osso rosso e lama d'argento dorata pesante.
4. Arredi e Oggetti Domestici:
    - Bacili d'ottone.
    - Cassoni in legno, dipinti o con guarnizioni di ottone, e i relativi cuscini.
    - Recipienti d'ottone e di peltro.
    - Il necessario per la pettinatura, che andava "dal mobiletto Stefania al pettine forbici".
Il confronto tra questa descrizione minuziosa e la collezione di affreschi salvati dalla famosa Casa Desvi Vismara (1475), conservati nel museo di Legnano, offre un'idea esatta del lusso concesso dalle primarie famiglie in quell'epoca.
 
PE-n1220 - riscatto-feudo.mp4 - Discuss Riscatto feudo Legnano.
 
Il Riscatto del Feudo di Legnano è un episodio significativo avvenuto sotto il governo spagnolo, legato alla necessità del governo di procurarsi denaro.
Contesto e Minaccia di Infeudazione
L'amministrazione spagnola aveva più volte decretato di vendere in feudo le terre di Legnano per bisogno di denaro. A tal fine, le relative cedole (documenti) erano state esposte all'albo delle aste.
Questa minaccia di infeudazione, che avrebbe sottoposto Legnano a un nuovo feudatario, incontrò una feroce opposizione da parte degli abitanti di Legnano (i legnanesi).
 
L'Opposizione e l'Iniziativa del Riscatto
I legnanesi risposero con petizioni firmate dai maggiorenti del borgo. Tra i firmatari figurava una grossa schiera dei Lampugnani.
Un membro della famiglia Lampugnani aggiunse alla sua firma una frase "minacciosa e roboante": "Mi riservo tutti i diritti della mia casa".
Tuttavia, l'amministrazione spagnola (l'amministrazione spanuola) fu mossa non tanto dalle minacce, quanto da una decisione più pragmatica presa dai legnanesi: l'offerta di una somma immediata alla Camera delle Entrate come prezzo del riscatto delle infeazione.
Il Ruolo dei Lampugnani nel Pagamento
Il riscatto fu reso possibile grazie all'intervento economico di uno dei Lampugnani che anticipò de proprio la somma di 6.800 lire per conto di tutta la comunità.
Questo anticipo avvenne con l'intesa che egli ne avrebbe poi esatta la restituzione mediante "uno scomparto sulle famiglie o fuochi". La fonte sottolinea che tale modalità di restituzione equivaleva a una tassa sulle persone emessa da un feudatario.
 
Conseguenze
Grazie a questo pagamento, Legnano restò esente dalla infeazione.
È importante notare che, per il governo spagnolo, questa non fu un'azione isolata, ma una tattica ripetuta: il governo rinnovò "più volte questo fatta" (la minaccia di vendita e il successivo riscatto), "ogni volta ciò che piacque alla Camera delle Entrate".
 
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PE-n1221-asciugamano-robinia.mp4 - Il brano esplora l'origine e il duplice significato dell'espressione dialettale milanese "l'asciugamano di Robinia"
rvg-060-asciugamano-robinia.mp3 - Il brano esplora l'origine e il duplice significato dell'espressione dialettale milanese "l'asciugamano di Robinia" o "sugamande de Rubinia," notando come essa sia diventata difficile da comprendere oggi. Inizialmente, l'espressione denotava una "bastonatura" o "sferzata," derivando dall'uso dei rami lunghi e flessibili della robinia per colpire, spesso in modo scherzoso. Il testo rivela anche un significato meno noto legato alla fibra tessile ottenibile dalla robinia, un'antica conoscenza agricola che evidenziava la necessità dei nostri antenati di filare qualsiasi materiale disponibile, come l'ortica o la canapa, prima che le fibre sintetiche e l'industrializzazione cambiassero radicalmente l'industria tessile, portando alla potenziale perdita di queste antiche arti e conoscenze.
 
PE-n1222-asciugamano-robinia.mp4 - L'asciugamano di Robin
quella sulla di Rubinia è una battuta che tutti hanno ascoltato almeno una volta qui a Milano i dintorni. Una di quelle frasi impossibili da tradurre o quantomeno che lo sono diventate col tempo. Una cosa del genere molto italianizzata, per farsi capire da tutti. Beh, quasi per quello lì ci vorrebbe il sugamande de Rubinia. Purtroppo il dialetto non lo parla più nessuno e la vita quotidiana è ormai tutta fatta di oggetti. di plastica e di conseguenza oggi dovrò mettere giù un bel po' di spiegazioni. Si capisce al volo che il significato non va preso alla lettera. La robinia è una pianta ad alto fusto, quasi un albero. Come molte altre piante più o meno simili, il salice, ligusto, ligustro, per esempio. La rubinia produce rami giovani che sono molto lunghi e flessibili. Rami che una volta venivano usati per fare cesti, gerle, persino bauli. Un ramo giovane di robine o di salice può servire anche come sferza o magari come bastone, beh, dipende dal diametro e da quanto flessibile. E l'asciugamano in Robini è dunque una bastonatura, una sferzata. Per quello lì ci vuole l'asciugamano in Robin ed è dunque l'espressione rivolta a qualche giovane un po' troppo come si dice viva.
 
Per fortuna lo si dice quasi sempre scherzando. E la cosa curiosa è che con la rubina si può davvero ottenere una fibra tessile non molto diversi dalla cana o dall'aiuta. Lasciando a macero i rami si ottengono delle fibre molto lunghe e molto flessibili che possono essere filate e poi tessute. Il tessuto così ottenuto non è ovviamente paragonabile per morbide. la sete al cotone e quindi è un altro significato l'espressione sugamanda rubin che era sicuramente noto ai nostri antenati. Nei secoli più lontani da noi fibre e tessuti erano molti difficili da ottenere e richiedevano molto lavoro, quasi sempre lavoro duro. E solo con la rivoluzione industriale, con le introduzioni di telai e orditori meccanici che i tessuti e filati cominciarono a diventare un po' più facili da ottenere. Oggi poi è diventato tutto facilissimo e a basso costo e da una parte c'è da esserne contenti. Dall'altra però c'è sempre un altro lato della medaglia e mai dimenticarsene. Con l'invenzione delle fibre sintetiche gran parte dell'industria tessile, soprattutto l'industria della lana è andata in crisi e si che di perdere l'arte e la conoscenza che vi sono connesse. Invece, fino a tutto il 7 si faceva di necessità virtù e si filava tutto filabile. Pochi sanno, per esempio, che non solo la robinia, ma anche l'ortica può essere infilata. Le piante di ortica possono arrivare ad altezze anche superiori a 2 m e il loro fusto contiene fibre lunghe e flessibili. E dopo la macerazione battitura come per la cannapa e la rubina rubinia si ottengono le fibre, ma poi anche la canapa è diventata una realità e talvolta per una ragione curiosa la pianta della canapa e quella dell'ashis cannabisativa e cannabis indica sono molto simili e per evitare dubbi forono entrambe proibite dato che nel frattempo sono state inventate le fibre sintetiche e fa bisogno di canapa per l'industria è ormai quasi inesistente.
 
PE-n1223-storia-linguaggio.mp4 - Discussione: Storia e linguaggio.
Le fonti fornite offrono diversi spunti di discussione sul rapporto tra storia e linguaggio, sia inteso come manipolazione onomastica a fini di sopravvivenza sociale, sia come evoluzione e perdita di espressioni dialettali e delle conoscenze ad esse connesse.
1. Linguaggio e Manipolazione Onomastica nel Contesto Storico
Una sezione delle fonti illustra come il linguaggio, in particolare l'uso dei cognomi, sia stato oggetto di manipolazione in seguito a un evento storico traumatico: l'uccisione del duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476.
La Disgrazia dei Lampugnani
Dopo la tragica fine del duca Sforza, per opera di tre congiurati (Visconti, Olgiati, e Lampugnani), un senso di orrore pervase Milano, e una luce sinistra cadde su tutti i membri delle famiglie coinvolte. Il governo duale avviò severe inquisizioni e vessazioni camerali.
Per sfuggire a queste ritorsioni e dimostrare di non avere affinità di sangue con l'uccisore, ogni ramo della famiglia Lampugnani si sforzò di "tagliar corto" con il parente congiurato.
Lo Stratagemma dei "Litti"
Fu adottato uno stratagemma "originale" per salvare la propria casata. Questo consisteva nel dimostrare o creare l'idea che il ramo dei Lampugnani a cui apparteneva l'uccisore non fosse in realtà Lampugnani, bensì andasse chiamato "Litti".
A sostegno di questa tesi, alcuni testimoni deposero che Pietro, detto da L'Ampugnano (padre di Princisvalle e del "quello scellerato che sconvolse l'ordine in Milano," cioè Giò Andrea), non appartenesse a quella famiglia ma fosse un Litti. Egli avrebbe assunto il cognome Lampugnani solo grazie a un favore procuratogli dal magnifico Oldrado da Lampugnano.
Una curiosa deposizione di Ambrogio de Cagnoli riferiva che il padre gli aveva raccontato che Pietro fosse "nato da un petto," riferendosi a un episodio in cui un bambino creduto morto, durante la tumulazione, emise un suono (un petto) che ne rivelò la sopravvivenza. Oldrado Lampugnani si sarebbe interessato al giovane sino a farlo chiamare col suo cognome, sebbene fosse un Litti.
Gli autori delle fonti ritengono che questa storia fosse costruita su qualche scambio di persona, fidandosi di una quasi perfetta omonimia e sul fatto che le persone citate erano lontane nel tempo e defunte, al fine di portare in errore l'autorità inquirente. Tuttavia, il gioco non ebbe successo, e i documenti confermarono la legale origine del Pietro fu Uberto (padre dell'uccisore Giò Andrea).
2. Storia e Mutamento Linguistico: La Perdita del Dialetto
Un altro aspetto del rapporto tra storia e linguaggio emerge dall'analisi di una specifica espressione dialettale milanese: "L'asciugamano di Robinia" (sugamande de Rubinia).
L'Espressione e il Dialetto
Questa è descritta come una di quelle frasi che a Milano e dintorni tutti hanno ascoltato, ma che sono diventate "impossibili da tradurre" o almeno lo sono diventate col tempo, in parte perché "il dialetto non lo parla più nessuno".
L'espressione non va presa alla lettera:
1. Significato Storico Primario: L'asciugamano in Robinia significa una bastonatura o una sferzata. Questo deriva dal fatto che la robinia è una pianta ad alto fusto i cui rami giovani, lunghi e flessibili, potevano essere usati come sferza o bastone. L'espressione, rivolta a un giovane "un po' troppo vivo," oggi è usata quasi sempre scherzando.
2. Significato Storico Secondario (Conoscenza Perduta): La robinia può effettivamente fornire una fibra tessile, simile alla canapa o alla iuta, ottenuta macerando e filando i rami. Sebbene il tessuto fosse ruvido, questo significato era probabilmente noto agli antenati.
La Crisi della Conoscenza e del Linguaggio
Le fonti notano che, nei secoli più lontani, fibre e tessuti richiedevano molto lavoro, spesso duro. La crisi dell'uso di queste fibre naturali, e la conseguente perdita della conoscenza linguistica associata, è collegata alla Rivoluzione Industriale. L'introduzione di telai e orditori meccanici, seguita dall'invenzione delle fibre sintetiche, ha mandato in crisi l'industria tessile tradizionale, portando al rischio di perdere "l'arte e la conoscenza che vi sono connesse".
Questo dimostra come il cambiamento storico ed economico abbia un impatto diretto sul linguaggio parlato e sulla comprensione di antiche espressioni che codificavano conoscenze specifiche.
3. La Storia come Raccolta di Testimonianze
Infine, il contesto del linguaggio storico è fondamentale per la conservazione della storia stessa. Le memorie della Società Arte e Storia hanno raccolto una massa di notizie "preziose" che hanno illuminato le vicende di Legnano. Si evidenzia l'importanza dello studio sistematico, dello scavo e della raccolta delle testimonianze antiche.
In particolare, la storia del Castello Visconteo (e la sua successione di possessori come i Lampugnani e poi i Cornaggia) è stata ricostruita e chiarita sulla base di una vasta documentazione d'archivio. Questi studi sono cruciali per mettere a disposizione del pubblico la conoscenza storica.
 
PE-n1224-espressione-popolare.mp4 - Discussione: Significato espressione popolare.
Certamente. Basandomi sulle fonti fornite, è possibile discutere il significato di un'espressione popolare specifica, la sua evoluzione e la perdita di conoscenza storica e linguistica ad essa collegata.
L'espressione popolare in questione è "L'asciugamano di Robinia" (sugamande de Rubinia), una battuta che è stata ascoltata a Milano e dintorni.
Questa frase è un esempio di espressione che è diventata "impossibile da tradurre" nel tempo, in parte perché "il dialetto non lo parla più nessuno".
Significato Primario: Bastonatura
Il significato dell'espressione L'asciugamano di Robinia non va preso alla lettera.
1. Origine Vegetale: La robinia è una pianta ad alto fusto, quasi un albero. Come altre piante simili (salice, ligustro), produce rami giovani che sono molto lunghi e flessibili.
2. Uso dei Rami: Questi rami giovani possono essere utilizzati come sferza o come bastone, a seconda del diametro e della flessibilità.
3. Significato Metaforico: Di conseguenza, l'asciugamano in Robinia significa una bastonatura o una sferzata.
L'espressione viene rivolta a un giovane "un po' troppo vivo" e, fortunatamente, viene usata quasi sempre scherzando oggi.
Significato Secondario e Storico: Tessitura
Oltre al significato metaforico di punizione fisica, l'espressione aveva un altro strato di significato, probabilmente noto agli antenati, legato alla produzione tessile.
La cosa curiosa è che con la robinia si può davvero ottenere una fibra tessile, non molto dissimile dalla canapa o dalla iuta.
• Processo: Macerando i rami, si ottengono fibre molto lunghe e molto flessibili che potevano essere filate e poi tessute.
• Qualità del Tessuto: Il tessuto risultante non era ovviamente paragonabile, in termini di morbidezza, alla seta o al cotone.
• Contesto Storico: Nei secoli più lontani, ottenere fibre e tessuti era molto difficile e richiedeva spesso lavoro duro.
La Perdita di Conoscenza (Linguistica e Tecnica)
Le fonti evidenziano come il mutamento storico abbia inciso sulla comprensione di tali espressioni:
• Rivoluzione Industriale: Solo con l'introduzione di telai e orditori meccanici (durante la Rivoluzione Industriale) i tessuti e i filati sono diventati più facili da ottenere.
• Fibre Sintetiche: L'invenzione delle fibre sintetiche ha reso la produzione tessile "facilissima e a basso costo". Questo ha causato una crisi nell'industria tessile tradizionale, portando al rischio di perdere "l'arte e la conoscenza che vi sono connesse".
• Altri Esempi: Fino al Settecento, si faceva "di necessità virtù e si filava tutto filabile". Pochi sanno, per esempio, che anche l'ortica può essere filata, poiché il suo fusto contiene fibre lunghe e flessibili, ottenute dopo la macerazione e battitura, come per la canapa e la robinia. Anche l'uso della canapa è quasi inesistente oggi, in parte perché proibita a causa della somiglianza con la pianta dell'hashish (cannabis sativa e indica) e data l'invenzione delle fibre sintetiche.
In sintesi, l'espressione L'asciugamano di Robinia è una traccia linguistica che codifica una duplice conoscenza storica (sia la disciplina che l'uso delle fibre naturali), gran parte della quale è andata persa con l'evoluzione dei costumi e delle tecniche produttive.
 
PE-n1225-pianta-robinia.mp4 - Discussione: Uso pianta robinia.
La discussione sull'uso della pianta di Robinia è strettamente legata all'analisi di una vecchia espressione dialettale milanese, dato che le fonti ne descrivono le applicazioni storiche in relazione al linguaggio e alle tradizioni perdute.
La Robinia (Robinia) è descritta come una pianta ad alto fusto, quasi un albero. Le sue caratteristiche fisiche—in particolare i rami giovani che sono molto lunghi e flessibili—hanno permesso storicamente diversi utilizzi.
Usi Non Tessili della Robinia
Nei tempi passati, i rami della Robinia venivano impiegati nella produzione di oggetti di uso comune e anche come strumenti per la disciplina:
1. Manufatti: I rami giovani della Robinia (come quelli del salice) venivano usati per costruire cesti, gerle e persino bauli.
2. Strumento di Disciplina (Metaforico): A seconda del diametro e della flessibilità, un ramo giovane poteva servire come sferza o come bastone.
Questo secondo uso è fondamentale per comprendere l'espressione popolare "sugamande de Rubinia" (L'asciugamano di Robinia), che significa metaforicamente una bastonatura o una sferzata.
Uso Tessile della Robinia
Un aspetto meno noto, ma sicuramente conosciuto dagli antenati, è che con la Robinia si può davvero ottenere una fibra tessile.
• Qualità della Fibra: La fibra ottenuta dalla Robinia è molto lunga e flessibile. Essa non è molto dissimile dalla canapa o dalla iuta.
• Processo: Per ottenere queste fibre, era necessario lasciare a macero i rami. Successivamente, le fibre potevano essere filate e poi tessute.
• Prodotto Finale: Il tessuto ricavato, pur essendo un vero e proprio tessuto, non era ovviamente paragonabile, per morbidezza, alla seta o al cotone.
Declino e Perdita di Conoscenza Storica
L'esistenza di questo uso tessile dimostra che, nei secoli più lontani, l'ottenimento di fibre e tessuti era un processo molto difficile e richiedeva spesso lavoro duro.
La conoscenza pratica, come quella di filare la Robinia o anche l'ortica (il cui fusto contiene fibre lunghe e flessibili dopo macerazione e battitura), è andata in crisi con i cambiamenti storici e tecnologici:
• L'introduzione di telai e orditori meccanici durante la Rivoluzione Industriale ha reso i tessuti più facili da ottenere.
• L'invenzione delle fibre sintetiche ha reso la produzione "facilissima e a basso costo".
Questi sviluppi hanno causato una crisi nell'industria tessile tradizionale, portando al rischio di perdere "l'arte e la conoscenza che vi sono connesse", come quelle relative alla lavorazione della Robinia.
 
PE-n1226-fibre-tessili.mp4 - Discussione: Fibre tessili naturali.
Le fonti fornite, in particolare quelle relative all'analisi di antiche espressioni dialettali, offrono diversi dettagli sulle fibre tessili naturali,Le fonti fornite, in particolare quelle relative all'analisi di antiche espressioni dialettali, offrono diversi dettagli sulle fibre tessili naturali, concentrandosi in particolar modo su quelle meno comuni, la loro lavorazione storica e la loro crisi in epoca moderna.
La Robinia come Fibra Tessile Naturale
Un esempio specifico di fibra tessile naturale trattato dalle fonti è quello ottenuto dalla pianta di Robinia:
• Realtà Storica: Con la robinia si può davvero ottenere una fibra tessile.
• Somiglianza: Questa fibra non è molto dissimile dalla canapa o dalla iuta.
• Processo di Estrazione: Per ottenerla, era necessario lasciare a macero i rami. Questo processo produceva fibre molto lunghe e molto flessibili che potevano essere filate e poi tessute.
• Qualità: Il tessuto risultante non era paragonabile, per morbidezza, alla seta o al cotone.
Questo significato, legato alla tessitura della Robinia, era sicuramente noto ai nostri antenati.
Altre Fibre Tessili Naturali Menzionate
Oltre alla Robinia, le fonti fanno riferimento ad altre fibre naturali che venivano lavorate in passato:
1. Canapa: Viene citata in paragone alla fibra di Robinia e Iuta. Storicamente, la canapa richiedeva un processo di macerazione e battitura per ottenere fibre lunghe e flessibili. Le fonti notano che l'uso della canapa è quasi inesistente oggi, in parte perché la sua pianta è molto simile a quella dell'hashish (cannabis sativa e cannabis indica), portando alla proibizione di entrambe, e data l'invenzione delle fibre sintetiche che hanno eliminato il bisogno industriale di canapa.
2. Iuta: Menzionata come standard di paragone per la fibra ottenibile dalla Robinia.
3. Ortica: Pochi sanno che anche l'ortica può essere filata. Le piante di ortica possono raggiungere altezze superiori a 2 metri e il loro fusto contiene fibre lunghe e flessibili. Queste fibre si ottengono dopo la macerazione e battitura, analogamente a quanto avveniva per la canapa e la Robinia.
4. Seta e Cotone: Menzionate come standard di riferimento per la morbidezza, rispetto ai tessuti ruvidi ottenuti dalla Robinia.
Il Contesto Storico della Lavorazione delle Fibre
Nei secoli più lontani, l'ottenimento di fibre e tessuti era molto difficile e richiedeva molto lavoro, quasi sempre lavoro duro. Si può riassumere che fino a tutto il Settecento, "si faceva di necessità virtù e si filava tutto filabile".
La Crisi delle Fibre Naturali Tradizionali
La storia del lavoro con le fibre naturali è cambiata radicalmente con l'avvento dell'era moderna:
• Rivoluzione Industriale: L'introduzione di telai e orditori meccanici ha reso i tessuti e i filati più facili da ottenere.
• Fibre Sintetiche: L'invenzione delle fibre sintetiche ha reso la produzione tessile "facilissima e a basso costo".
Questo sviluppo ha avuto un lato negativo, in quanto gran parte dell'industria tessile tradizionale è andata in crisi, portando al rischio di perdere "l'arte e la conoscenza che vi sono connesse". Questo rischio riguarda sia la conoscenza tecnica della lavorazione di piante meno convenzionali (come la Robinia e l'ortica) sia la comprensione delle espressioni dialettali che codificavano tale conoscenza.
 
PE-n1227-crisi-industria.mp4 - Discussione: Crisi industria tessile.
La crisi dell'industria tessile, come delineata dalle fonti, è primariamente una crisi delle produzioni tradizionali e delle fibre naturali, innescata dall'innovazione tecnologica e dall'introduzione delle fibre sintetiche.
Il Contesto Storico della Produzione
Nei secoli più lontani (fino a tutto il Settecento), ottenere fibre e tessuti era molto difficile e richiedeva molto lavoro, quasi sempre lavoro duro. In questo periodo, "si faceva di necessità virtù e si filava tutto filabile". Ad esempio, venivano utilizzate piante come la Robinia e persino l'Ortica per ricavarne fibre lunghe e flessibili, attraverso processi come la macerazione e la battitura, analoghi a quelli usati per la canapa.
In un contesto pre-crisi e pre-industriale, il commercio di fibre tessili era una fonte di ricchezza. Ad esempio, Bartolomeo Cornaggia, installatosi a Legnano nel 1598, fece una discreta fortuna commerciando con le importazioni di cotone dall'estero.
Le Cause della Crisi
La crisi dell'industria tessile tradizionale è stata guidata da due fasi principali di innovazione:
1. La Rivoluzione Industriale: L'introduzione di telai e orditori meccanici permise di ottenere i tessuti e i filati in modo più facile.
2. L'Invenzione delle Fibre Sintetiche: Questo fu il fattore determinante. L'invenzione delle fibre sintetiche rese la produzione tessile "facilissima e a basso costo".
Le Conseguenze della Crisi
L'impatto di queste innovazioni fu profondo, specialmente per i settori più tradizionali:
• Settori Colpiti: Gran parte dell'industria tessile, in particolare l'industria della lana, andò in crisi.
• Declino delle Fibre Naturali Alternative: La facilità e il basso costo delle fibre sintetiche hanno ridotto drasticamente il bisogno di utilizzare le fibre naturali meno convenzionali.
    - L'uso della canapa è divenuto quasi inesistente. Sebbene la canapa fosse storicamente utilizzata, il suo declino è stato accelerato dalla sua somiglianza con la pianta dell'hashish (cannabis sativa e indica), portando alla proibizione di entrambe, dato che il bisogno industriale di canapa era ormai quasi inesistente grazie alle alternative sintetiche.
• Perdita di Conoscenza Storica: Il rovescio della medaglia della produzione "facilissima" e a basso costo è il rischio di perdere "l'arte e la conoscenza che vi sono connesse". Questa conoscenza include la capacità di lavorare e filare piante come la Robinia e l'Ortica, competenze che erano comuni nei secoli passati.
 
 
 
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PE-n1228-maledizione-castello.mp4 - La_maledizione_del_castello
Il testo narra la tragica e complessa saga della famiglia Lampugnani, la cui rovina ebbe inizio con l'assassinio del Duca Galeazzo Maria Sforza a Milano nel 1476, un atto di violenza scaturito da un movente sorprendentemente personale legato all'orgoglio ferito e a dispute economiche. Questo singolo crimine gettò un'ombra permanente sul nome della casata, scatenando una spietata vendetta ducale che costrinse i parenti innocenti a ripudiare l'assassino, arrivando a inventare storie assurde per riscrivere il proprio passato. La narrazione prosegue con il disperato tentativo di Oldrado II Lampugnani di preservare il patrimonio attraverso un fedecommesso, uno strumento legale rigidissimo che vincolava i beni all'erede maschio, trasformandosi però in una vera e propria maledizione legale che alimentò oltre duecento anni di costose battaglie giudiziarie interne. Questo meccanismo di controllo assoluto, concepito per garantire la gloria eterna, condusse invece al totale fallimento della dinastia: il patrimonio fu dissolto dalle liti legali e la famiglia si estinse nel 1729, lasciando il loro magnifico castello a un destino inglorioso, convertito infine in una semplice fattoria.
 
PE-n1229-singolo-crimine.mp4 - A volte basta un singolo crimine per gettare un'ombra lunghissima, una macchia che non va più via,
 
A volte basta un singolo crimine per gettare un'ombra lunghissima, una macchia che non va più via, una condanna che si estende per generazioni. Beh, questa è proprio la storia di una famiglia potente, di un omicidio che ha segnato il loro nome per sempre e del disperato, disperatissimo tentativo di controllare il proprio destino che alla fine li ha condotti dritti alla rovina. E allora partiamo proprio da qui. Stiamo per addentrarci nella storia di un castello, certo, ma anche di un delitto efferato e delle conseguenze incredibili di un testamento, un documento che doveva garantire la gloria eterna e che invece, ironia della sorte, si è trasformato in una vera e propria maledizione. E tutto comincia, pensate un po', con un atto di violenza scioccante, un momento preciso che segna di fatto l'inizio della fine per la famiglia Lampugnani. Proviamo a immaginare la scena. Torniamo indietro nel tempo. Siamo a Milano, nel pieno del Rinascimento.
 
È il 26 dicembre 1476, il giorno di Santo Stefano. L'atmosfera è ancora quella delle feste, ma sta per essere squarciata da una violenza che nessuno si aspetta. E chi sono i protagonisti di questo dramma? Beh, sono tre nobili milanesi, Giovanni e Andrea Lampugnani, un Visconti e un Olgiati. Insieme hanno un piano, un piano tanto audace quanto terribile, assassinare il duca di Milano, galeazzo Maria sforza. Quello che ancora non sanno è che l'ombra di quel gesto si allungherà su intere generazioni a venire. E qui viene da chiedersi, no? Cosa può portare un uomo di quel rango? Un nob ha un gesto così estremo, questione di potere, politica. La risposta, vedrete, è molto più personale. E qui la storia prende una piega davvero inaspettata. Lasciamo perdere le grandi cospirazioni politiche. Il movente di Lampugnani era incredibilmente terra a terra. Una questione di soldi e di orgoglio ferito. Una disputa economica per l'abbazia di Morimondo, dove il Duca si era rifiutato di dargli una mano.
 
Un affronto che ai suoi occhi era così grave da meritare la morte. L'omicidio del Duca, come potete immaginare, ha conseguenze immediate e devastanti. Adesso vediamo come un'intera casata, quella dei lampugnani, finì per pagare il prezzo del gesto di un solo uomo. La vendetta del potere ducale fu spietata, immediata. Da un giorno all'altro il nome Lampugnani divenne sinonimo di tradimento. Pensate che persino il fratello di Giovanni Andrea, un uomo totalmente innocente e rispettato, fu costretto a dimettersi di colpo dalla sua carica di ambasciatore. La colpa di uno divenne il fardello di tutti e nella disperazione più totale per salvarsi. Alcuni rami della famiglia arrivarono a inventarsi delle storie, beh, a dir poco, incredibili, per dimostrare di non avere legami di sangue con l'assassino. E qui la vicenda diventa quasi surreale. E sentite questa perché è pazzesca. Per prendere le distanze alcuni parenti arrivarono a sostenere che il ramo dell'assino non fosse nemmeno di veri lampugnani e la prova una leggenda secondo cui un loro antenato, creduto morto da bambino, si salvò perché emise un petto proprio dentro la Una storia assurda, disperata, pur di riscrivere il proprio passato. E come se non bastasse, piove sul bagnato.
 
I nemici della famiglia, ovviamente colgono la palla al balzo. Teodoro Trivulzio, un condottio al servizio dei francesi, approfitta della situazione e dà fuoco al loro castello. Le fiamme non divorarono solo le mura, ma il simbolo stesso del loro potere, riducendolo in cenere. E ora passiamo alla fase successiva, quella in cui la famiglia, nel tentativo disperato di risorgere, finisce per infliggersi da Solo è il colpo di grazia e qui entra in scena un nuovo protagonista, Oldrado II Lampugnani. Allora, Oldrado II è ossessionato da un'idea, preservare il patrimonio e il nome della famiglia a qualunque costo. Per farlo ricorre a uno strumento legale potentissimo per l'epoca, il fede commesso. Che cos'è in parole povere? È un vincolo che lega i beni alla discendenza per sempre, rendendo impossibile venderli o dividerli. Un'idea che sulla carta sembrava geniale, ma che si rivelerà una trappola mortale. Il suo piano era di una rigidità direi assoluta. Le regole erano scolpite nella pietra. L'eredità doveva passare solo all'erede maschio, legittimo e più vicino in grado di parentela, ed era severamente assolutamente proibito vendere, dividere o cedere qualsiasi proprietà, un sistema pensato per l'eternità che però si scontrò ben presto con la realtà imprevedibile della vita. E infatti quello che doveva essere il collante della famiglia si trasformò nel suo veleno. Da qui inizia un'era di conflitti inter che sembra non avere mai fine.
 
Oltre 200 anni non è un numero a caso. Per più di due secoli i vari rami della famiglia Lampugnani si sono dati battaglia nei tribunali. Immaginiamo anni e anni di accuse, veleni, spese legali che hanno letteralmente dissanguato il patrimonio. Tutto per colpa di quel testamento che in teoria doveva proteggerli. E la bomba a orologeria legale esplose quasi subito. Pensate, siamo nel 1533, pochi anni dopo la morte di I suo figlio Ferdinando muore senza lasciare eredi maschi ed è quella la scintilla che scatena l'inferno. Le clausole rigidissime del testamento si attivano e inizia una vera e propria guerra per la successione tra i parenti. L'ironia più grande è che il piano indivisibile fallì quasi all'istante. Già nel 1554, meno di 30 anni dopo la sua stesura, il caos era tale che un tribunale dovette imporre un accordo per dividere una parte dei beni, esattamente l'incubo che Oldrado aveva cercato in tutti i modi di scongiurare. E così siamo arrivati all'epilogo di questa saga familiare, al destino finale del castello e di quella dinastia che aveva cercato in modo così disperato di proteggersi. La fine arriva e ha delle date precise, inesorabili. 1729 muore l'ultimo erede maschio, il conte Francesco Maria. La dinastia si estingue. Il castello, rimasto senza padrone, viene donato all'ospedale maggiore di Milano.
 
Poi, attorno al 1800 passa alla famiglia Corn. fino all'ultimo atto, all'inizio del 9 la nobile fortezza viene convertita in una semplice fattoria. Il sipario cala per sempre sui lampugnani. Se ci fermiamo un attimo, il paradosso è tragico. Il sogno era quello di una dinastia eterna protetta da un testamento di ferro con un castello magnifico come simbolo del loro potere. La realtà, invece, è una famiglia estinta, un patrimonio dissolto in cause legali e un castello trasformato in una stalla, il simbolo definitivo di un fallimento totale. L'abbandono fu completo. Le fonti dell'epoca descrivono uno stato di degrado assoluto. Tetti sfondati, muri abbattuti per recuperare mattoni da usare altrove. Dello splendore di un tempo non restava che un guscio vuoto, fatiscente. E allora questa storia dei lampugnani ci lascia con una domanda, una domanda bella grossa. Il tentativo di Oldrado secondo di scolpire il futuro nella pietra ha finito per creare una prigione, una maledizione che ha divorato la sua stessa famiglia e ci fa chiedere quando controllo possiamo davvero avere sul nostro lascito. Forse a volte il desiderio di controllare tutto è semplicemente il modo più sicuro per perdere ogni cosa
 
PE-n1230-testamento-vincolante.mp4 - Discussione: Testamento vincolante.
Certamente. Sulla base delle fonti fornite, la discussione sul Testamento vincolante si concentra sull'istituto del Fedecommesso utilizzato dalla famiglia Lampugnani nel tentativo, disperato e fallimentare, di preservare il proprio patrimonio e nome.
L'Istituzione del Fedecommesso
Il protagonista di questa mossa legale fu Oldrado II Lampugnani. Oldrado II, ossessionato dall'idea di preservare il patrimonio e il nome della famiglia a qualunque costo, ricorse a uno strumento legale potentissimo per l'epoca: il fedecommesso.
• Definizione: Il fedecommesso è descritto come un vincolo che lega i beni alla discendenza per sempre, rendendo impossibile venderli o dividerli. Era uno strumento che sulla carta sembrava "geniale", un tentativo di "scolpire il futuro nella pietra".
• Obiettivo: L'obiettivo di Oldrado II era quello di assicurare alla stirpe Lampugnani il suo patrimonio materiale (molti beni terrieri) e quello spirituale (il castello di Legnano). Doveva garantire la "gloria eterna".
 
Le Clausole Rigidissime del Testamento
Oldrado II istituì il Fidecommesso sul castello e sui beni annessi con il suo testamento del 1507. Il suo piano era di una rigidità assoluta e le regole erano "scolpite nella pietra":
1. Erede Maschio: L'eredità doveva passare solo all'erede maschio, legittimo e più vicino in grado di parentela. La successione era prevista solo per i figli e discendenti maschi legittimi, nati e procreati in linea maschile e di legittimo matrimonio.
2. Esclusione: Erano esclusi i legittimati "in virtù di qualunque privilegio, anche se fosse per volontà del pontefice o dell'imperatore," o "legittimati per susseguente matrimonio," salvo in caso di assenza totale di legittimi nati da legittimo matrimonio.
3. Proibizione di Alienazione: Era severamente e assolutamente proibito vendere, dividere o cedere qualsiasi proprietà. Oldrado II comandava e voleva che i beni si conservassero per i discendenti maschi legittimi, e in loro assenza, per i fratelli e i loro discendenti, sempre maschi e legittimi.
 
Le Conseguenze Devastanti del Vincolo
Quello che doveva essere il "collante della famiglia si trasformò nel suo veleno". Il testamento, pur ideato per l'eternità, si scontrò "ben presto con la realtà imprevedibile della vita".
1. La Scintilla del Conflitto
La "bomba a orologeria legale esplose quasi subito".
• 1528: Muore Oldrado II.
• 1533: Suo figlio, Ferdinando I Lampugnani, muore senza lasciare eredi maschi. Ferdinando, che aveva condotto una vita signorile, aveva già dissipato non solo la dote della moglie ma anche parte dei beni del castello.
• Inizio della Guerra: La morte di Ferdinando, privo di maschi per la successione, attivò le clausole rigidissime, dando inizio a una vera e propria guerra per la successione tra i parenti. La nuora di Oldrado II, Bianca Giuditta Visconti, rimase vedova e priva di figli maschi, subendo subito le conseguenze della concezione legislativa "assurda".
2. La Maledizione Legale e la Dissoluzione del Patrimonio
Il vincolo, pensato per essere indivisibile, fallì quasi all'istante:
• Divisioni Forzate: Già nel 1554, meno di 30 anni dopo la stesura del testamento, il caos era tale che un tribunale dovette imporre un accordo per dividere una parte dei beni. Questo concordato, che assegnò il castello al collaterale legale Giò Bernardino e parte dei beni al Conte Alessandro, segnò la prima crepa nell'esecuzione delle volontà testamentarie di Oldrado.
• Contese Interminabili: Il testamento scatenò contese interminabili fra parenti. Le liti, che sorsero sulla proprietà del castello e dei beni annessi, ebbero le più svariate complicazioni, facendo scorrere "rivoli di inchiostro nelle sedi legali e fiele in petto ai litiganti".
• Durata e Costi: Queste contese durarono oltre 200 anni. Anni e anni di accuse, veleni e spese legali dissanguarono letteralmente il patrimonio.
3. L'Epilogo
Le contese si chiusero solo con l'estinguersi della famiglia intera, che si verificò nel 1729 con la morte dell'ultimo superstite maschio, il Conte Francesco Maria Lampugnani.
Paradossalmente, fu proprio questo ultimo erede a rompere definitivamente il vincolo, facendo legato del castello all'Ospedale Maggiore di Milano alla sua morte, unitamente a parte delle terre. Questo atto segnò "l'inesorabile verdetto del tempo" sul fedecommesso.
In conclusione, il testamento vincolante, ideato per proteggere la dinastia e il patrimonio, si rivelò una "trappola mortale" e una "maledizione" che accelerò la rovina e l'estinzione della famiglia.
 
PE-n1231-rovina-castello.mp4 - Discussione: Rovina del castello.
Certamente. La discussione sulla rovina del castello di Legnano, noto anche come Castello Visconteo, è centrale nelle fonti, che ne descrivono il degrado come conseguenza diretta di eventi storici violenti e, soprattutto, di un disastroso strumento legale.
1. La Distruzione Iniziale: Violenza Storica
Il primo colpo inferto alla fortezza fu un atto di violenza militare e vendetta politica:
• Contesto: Dopo l'assassinio del duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476, ad opera, tra gli altri, di Giò Andrea Lampugnani, l'intera famiglia Lampugnani cadde in disgrazia e subì una vendetta spietata da parte del potere ducale.
• L'Incendio: I nemici della famiglia approfittarono della situazione. Teodoro Trivulzio, un condottiero al servizio dei francesi e acerrimo nemico dei Lampugnani, approfittò della situazione e diede fuoco al loro castello.
• Danno Simbolico: Le fiamme non divorarono solo le mura, ma distrussero "il simbolo stesso del loro potere, riducendolo in cenere". Si ritiene che questo incendio sia avvenuto durante l'esilio di Oldrado II, in un periodo successivo al 1499.
2. La Rovina Legale: Il Fedecommesso
Sebbene il castello fosse stato danneggiato dal fuoco, la rovina definitiva non fu opera di un nemico esterno, ma del disperato tentativo della famiglia di preservarlo.
Oldrado II Lampugnani (figlio di Giò Andrea, proprietario dal 148 al 1507), ossessionato dal preservare il patrimonio e il nome, istituì un rigido Fedecommesso sul castello e sui beni annessi con il suo testamento del 1507. Il vincolo era inteso a legare i beni alla discendenza maschie per sempre, rendendo impossibile venderli o dividerli.
• Il Veleno Familiare: Quello che doveva essere il "collante della famiglia si trasformò nel suo veleno". Il vincolo si scontrò presto con la realtà, in quanto il figlio di Oldrado II, Ferdinando I, morì senza eredi maschi nel 1533.
• Contese Interminabili: L'attivazione delle clausole rigidissime scatenò una "guerra per la successione tra i parenti". Queste contese sulla proprietà del castello e dei beni annessi ebbero le più svariate complicazioni e durarono oltre 200 anni.
• Dissanguamento Economico: Anni e anni di accuse, veleni e spese legali dissanguarono letteralmente il patrimonio.
Il piano indivisibile fallì quasi all'istante: già nel 1554, meno di 30 anni dopo la stesura del testamento, un tribunale dovette imporre un accordo per dividere una parte dei beni, segnando la prima crepa nel progetto di Oldrado II.
3. L'Abbandono e la Conversione in Fattoria
Le contese si chiusero solo con l'estinguersi della famiglia intera nel 1729, con la morte dell'ultimo superstite maschio, il Conte Francesco Maria Lampugnani.
• Passaggio di Proprietà: Francesco Maria II (l'ultimo erede), benché fosse riuscito a riunire molte delle unità sparse del patrimonio e avesse abitato signorilmente il castello, morendo senza eredi maschi, fece legato del castello all'Ospedale Maggiore di Milano (con testamento del 1717).
• Acquisto da Parte dei Cornaggia: Attorno al 1800, il marchese Carlo Cristoforo Cornaggia acquistò il castello con la grande tenuta annessa dall'Ospedale Maggiore. Inizialmente, i Cornaggia ripristinarono lo splendore della dimora, usandola come soggiorno estivo.
La Trasformazione in Stalla
La rovina definitiva si verificò all'inizio del 1900, quando nuove mode e aspirazioni portarono la famiglia Cornaggia a rinunciare a usare il castello come soggiorno estivo.
• Nuova Funzione: A causa della predominanza dei terreni irrigui, i Cornaggia decisero di installare un vasto allevamento di bovini da latte e da riproduzione. Questo allevamento invase tutto l'immobile, convertendo l'antica nobile fortezza in una semplice fattoria. Le stalle furono ampliate per contenere 50 grossi capi di bovini, e i locali furono ridotti a piccoli alloggi affittati ai contadini.
• Degrado Assoluto: Lo stato di "apparente miseria" divenne la nota predominante dell'ambiente, caratterizzato da trascuratezza e luridume. Le fonti dell'epoca descrivono uno stato di degrado assoluto.
    - I tetti erano sfondati e si lasciavano vuoti dei locali pur di non affrontare la spesa per ripristinarli.
    - I muri venivano abbattuti qua e là allo scopo di recuperare mattoni da usare altrove.
Il castello, una volta simbolo del potere dei Lampugnani, si trasformò in una stalla, il "simbolo definitivo di un fallimento totale". Lo stato odierno della corte del castello è simile, nonostante lo splendore passato.
 
 
 
 
 
 
PE-n1232-Santa-Lucia.mp4 - Il brano esplora le tradizioni e il significato storico della festa di Santa Lucia, celebrata il 13 dicembre,
 
rvg-024-santa-lucia.mp3 - Il brano esplora le tradizioni e il significato storico della festa di Santa Lucia, celebrata il 13 dicembre, sottolineando il suo legame con il ciclo solare prima del solstizio d'inverno. Anticamente associata alla divinità Belenos, questa data è particolarmente significativa nei paesi nordici, come la Svezia, dove una ragazza vestita di bianco e incoronata di candele porta luce e doni alla famiglia. In Italia, soprattutto nella bassa padana, la tradizione vede i bambini scrivere lettere a Santa Lucia per ricevere regali, in cambio di pane, arance e latte lasciati per lei, evidenziando il ruolo di dispensatrice di doni della Santa. Questa usanza si collega anche all'origine del calendario dell'Avvento, rivelando come la celebrazione sia intrisa di simbolismo legato alla luce, alla purezza e all'attesa del Natale.
 
PE-n1233-santa-Lucia.mp4 - Siamo a Santa Lucia, 13 dicembre,
 
Siamo a Santa Lucia, 13 dicembre, anche se mancano 9 mesi per Però vi dirò che Santa Lucia le più kurt che sia e il proverbio lombardo utilizzato per questo giorno particolare. Il sole tramonta qualche minuto prima rispetto agli altri giorni per poi ricominciare la sua risalita al soltizio d'inverno, quando il sole sembra rinascere a nuova vita. Anticamente questo giorno era dedicato a una divinità in particolare Belenos. Nei paesi nordici sono soliti festeggiare il Natale in questo giorno, quando il sole porta una luce nuova, più chiara e decisa. In Svezia, ad esempio, la ragazza più giovane indossa una veste bianca che simboleggia la purezza. Si cinge capo con una coroncina verde con sette candele si reca a distanza in stanza a portare il caffè, il latte, i biscotti a tutta la famiglia che ancora sta dormendo sotto il tepore delle coperte. Questi regali si chiamano Joe Clapar, una tradizione che è presente anche da noi, anche se con modalità differenti. C'è da sapere che il calendario dell'Avvento che noi e bambini aprono di giorno in giorno, risale a questa antica usanza. Nelle nostre terre, in particolare nella bassa padana, i bambini scrivono le letterine a Santa Lucia facendo l'elenco dei giochi che vorrebbero, spiegandole che sono stati molto buoni. Santa Luizia lascia i regali sotto le finestre e in altre case suona a campanello per avvisare il suo arrivo. per poter nascondere in casa i regali e per ringraziarle i bambini le lasciano del pane con arance e mandarini da bere del latte che è simbolo di purezza. www.reddigio.it e la storia continua.
 
PE-n1234-Santa-Lucia.mp4 - Siamo a Santa Lucia, 13 dicembre - Discussione:: Santa Lucia.
 
La discussione su Santa Lucia si basa sulle tradizioni e consuetudini associate a questa figura, celebrate il 13 dicembre.
Secondo il proverbio lombardo citato nelle fonti, questo giorno è noto per essere "Santa Lucia le più kurt che sia" (Santa Lucia è la più corta che ci sia).
 
Significato Astronomico e Storico:
• Sebbene il sole tramonti alcuni minuti prima rispetto agli altri giorni, il 13 dicembre precede il solstizio d'inverno, momento in cui il sole sembra rinascere a nuova vita e ricominciare la sua risalita.
• Anticamente, questo giorno era dedicato alla divinità Belenos.
Tradizioni Nordiche:
• Nei paesi nordici, è consuetudine festeggiare il Natale in questo giorno, poiché il sole porta una luce nuova, più chiara e decisa.
• In Svezia, in particolare, la ragazza più giovane si veste con una veste bianca, simbolo di purezza.
• Ella si cinge il capo con una coroncina verde con sette candele e si reca stanza per stanza a portare caffè, latte e biscotti a tutta la famiglia che sta ancora dormendo.
• Questi doni sono chiamati Joe Clapar. Il calendario dell'Avvento che i bambini aprono giorno per giorno risale a questa antica usanza.
Tradizioni nella Bassa Padana:
• Nelle terre della bassa padana, i bambini scrivono letterine a Santa Lucia, elencando i giochi che desiderano e specificando di essere stati molto buoni.
• Santa Lucia lascia i regali sotto le finestre.
• In altre case, suona il campanello (suona a campanello) per avvisare del suo arrivo, in modo da consentire ai regali di essere nascosti in casa.
• Per ringraziarla, i bambini le lasciano del pane con arance e mandarini e da bere del latte, che è simbolo di purezza.
Discuss Tradizioni nordiche.
 
Le tradizioni nordiche relative alla celebrazione di Santa Lucia, che ricorre il 13 dicembre, sono ricche di simbolismo e legate al concetto di luce.
Nei paesi nordici, è consuetudine festeggiare il Natale proprio in questo giorno, poiché si ritiene che il sole porti una luce nuova, più chiara e decisa.
In Svezia, in particolare, la tradizione prevede un rituale specifico:
• La ragazza più giovane della famiglia indossa una veste bianca, la quale simboleggia la purezza.
• Ella si cinge il capo con una coroncina verde ornata da sette candele.
• Il suo compito è recarsi di stanza in stanza per portare caffè, latte e biscotti a tutta la famiglia, che è ancora a letto sotto il tepore delle coperte.
• Questi doni sono chiamati Joe Clapar.
È interessante notare che il calendario dell'Avvento, che i bambini aprono giorno per giorno, risale a questa antica usanza nordica.
 
PE-1235-Calendario-avvento.mp4 - Discussione Calendario Avvento.
 
Certamente. Discutendo il Calendario dell'Avvento, le fonti a disposizione lo collegano strettamente alle antiche usanze nordiche celebrateCertamente. Discutendo il Calendario dell'Avvento, le fonti a disposizione lo collegano strettamente alle antiche usanze nordiche celebrate in occasione di Santa Lucia, il 13 dicembre.
Specificamente, le fonti affermano che:
• Il Calendario dell'Avvento che i bambini aprono giorno per giorno risale a questa antica usanza.
• Tale usanza è quella legata alle celebrazioni in Svezia per Santa Lucia, dove la ragazza più giovane vestita di bianco e con una coroncina di candele, porta caffè, latte e biscotti (chiamati Joe Clapar) alla famiglia che dorme.
Pertanto, il calendario dell'Avvento moderno trova le sue radici storiche in questa tradizione nordica di portare doni e simboli di luce all'inizio del periodo natalizio, il 13 dicembre, giorno che anticamente era considerato come l'inizio di una luce nuova e più decisa.
 
PE-n1236-regali-bambini.mp4 - Discussione: Regali bambini.
 
La discussione sui regali destinati ai bambini si concentra principalmente sulle tradizioni legate alla celebrazione di Santa Lucia (13 dicembre), come descritte nelle fonti, distinguendo tra usanze nordiche e quelle della bassa padana.
Regali nella Tradizione Nordica (Svezia):
Nei paesi nordici, dove in questo giorno si festeggia il Natale, i doni sono principalmente alimentari e simbolici. La tradizione svedese prevede che la ragazza più giovane si vesta di bianco e si rechi in ogni stanza per portare:
• Caffè.
• Latte.
• Biscotti.
Questi regali, portati alla famiglia che sta ancora dormendo sotto le coperte, sono chiamati Joe Clapar. Inoltre, le fonti evidenziano che l'usanza del Calendario dell'Avvento, che i bambini aprono giorno per giorno, risale a questa antica tradizione nordica.
Regali nella Bassa Padana:
Nelle terre della bassa padana, la tradizione è più focalizzata sui desideri dei bambini:
• I bambini scrivono le letterine a Santa Lucia.
• Nelle letterine, fanno l'elenco dei giochi che vorrebbero.
• Per assicurarsi di ricevere i doni, i bambini specificano di essere stati molto buoni.
• Santa Lucia lascia i regali sotto le finestre.
• In altre case, Santa Lucia suona a campanello per avvisare del suo arrivo, in modo che i regali possano essere nascosti in casa.
Dono di Ringraziamento per Santa Lucia:
In queste terre, la tradizione prevede anche che i bambini lascino dei doni per Santa Lucia come ringraziamento:
• Lasciando del pane con arance e mandarini.
• Lasciando da bere del latte, che è simbolo di purezza.
 
PE-n1237-soltizio-inverno.mp4 - Discussione: Solstizio inverno.
 
Il solstizio d'inverno viene menzionato nelle fonti in relazione al giorno di Santa Lucia, che ricorre il 13 dicembre.
Specificamente, le fonti spiegano che:
• Il 13 dicembre è un giorno caratterizzato dal tramonto del sole qualche minuto prima rispetto agli altri giorni.
• Subito dopo questa data, il sole ricomincia la sua risalita.
• Il solstizio d'inverno è il momento in cui il sole sembra "rinascere a nuova vita".
 
 
 
 
 
PE-n1238-profeta-Ezechiele.mp3 -  introduzione alla figura del profeta Ezechiele e ne illustra la missione come portavoce di Dio e veggente, in grado di rivelare agli uomini ciò che è nascosto
 
rvg-026-ezechiele.mp3 - Il brano presenta una profonda introduzione alla figura del profeta Ezechiele e ne illustra la missione come portavoce di Dio e veggente, in grado di rivelare agli uomini ciò che è nascosto. Il testo chiarisce che le profezie di Ezechiele, sacerdote e guida degli esuli a Babilonia, si concentrano sulla caduta di Gerusalemme, esortando al pentimento prima del disastro e offrendo consolazione e la promessa di un regno messianico dopo la deportazione. La parte centrale e più vivida del testo è dedicata alla visione divina avuta da Ezechiele presso il fiume Chebar, descrivendo dettagliatamente la manifestazione della Gloria del Signore attraverso un turbine tempestoso, quattro esseri animati con molteplici volti e ali, e le enigmatiche ruote piene di occhi che si muovono con lo spirito degli esseri viventi, culminando nell'apparizione di una figura dalle sembianze umane seduta su un trono di zaffiro.
 
PE-n1239-testo-Bibbia.mp3 - libro del profeta Ezechiele. Antichi dei. Bibbia
 
Questo è tratto dal libro del profeta Ezechiele. Antichi dei. Bibbia, testi sari, indù, cinesi, mitologia greca, cultura egizia, maia e americana e ebraica, Sumera e Mesopotamica, astronomia e archeastronomia, scienza attuale, fisica moderna. Bah, mettiamoci dentro anche, eh. Harry Potter e Star War dall'esoterismo ec. Ma facciamo una nota introduttiva. Profeta in senso biblico 620 A.C. È colui che ricevuta una particolare missione da Dio e dotato a tal fine di particolari carismi, parla agli uomini in nome di Dio. È quindi il portavoce di Dio. Il profeta è inoltre colui che vede ciò che è nascosto agli uomini e che Dio a lui mostra, rivela. Affinché ne parli agli uomini è il veggente. Ezechiele di stirpe sacerdotale fu la guida spirituale dei deportati in Babilonia. Il centro del suo libro è la caduta di Gerusalemme. Prima della caduta della città santa. Le sue profezie hanno lo scopo di esortare i Giudei al pentimento ad avere fiducia in Dio e non nell'Egitto e negli altri popoli e insistono sul trionfo dei Babilonesi e la caduta del regno di Giuda. Dopo la caduta di Gerusalemme le sue profezie hanno lo scopo di consolare gli esuli con la promessa della liberazione, del ritorno in patria e del regno messianico. Ebbene, Ezechiere nel capitolo 1 alcuni punti. Uno. Nell'anno 30o del quarto mese, il 5 del mese, mentre mi trovavo fredd portati sulle rive del fiume Cevar, i cieli si aprirono ed ebbi visione divina. Due era l'anno quinto della deportazione del re Loakin, il 5 del mese. Tre. La parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechiele, figlio di Buzzi, nel paese dei Caldei, lungo il fiume Kebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore. Quattro. Lo guardavo ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco che splendeva tutti intorno e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Cinque. Al centro una figura composta di quattro esseri animati di sembianza umana. Sei con quattro volti e quattro ali ciascuno. 7. Le loro gambe erano diritte, i loro piedi come gli zoccoli di un vitello, splendenti come un cuccito bronzo. Otto. Sotto le ali ai quattro lati avevano mani di uomo. Tutti a quattro tutti e quattro avevano le proprie sembianze e le proprie ali. Nove. E queste ali erano unite l'una all'altra. Quando avanza ciascuno andava diritto davanti a sé senza voltarsi indietro. 10 Quanto alle loro fattezze avevano facce di uomo.
 
Poi tutte e quattro facce di leone a destra, tutti e quattro facce di Toro a sinistra e tutti e quattro facce di aquila. 11. Le loro ali erano spiegate verso l'alto. Ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. 12 Ciascuno andava dritto a sé. Andavano là dove lo spirito li sospingeva e avanzando non si voltavano indietro. 13 Tragli esseri si vedevano come dei carboni ardenti simile a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. 14 Gli esseri andavano e venivano con come una saita. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al fianco di tutti e quattro. 16. Le ruote avevano l'aspetto la struttura come di topazio e tutte e quattro la medesima forma. Il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un'altra ruota. 17. Potevano muoversi in quattro direzioni e procedevano e procedendo non si voltavano. 18 Avevano dei cerchioni molto grandi e i cerchioni di tutte e quattro erano pieni di occhi. 19 Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto loro e quando gli esseri si alzavano da terra, anche il si alzavano. 20. Dunque, lo spirito le avesse sospinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. 21 Quando essi si muovevano, anche esse si muovevano. Quando essi si fermavano, si fermavano anche esse.
 
E quando essi si alzavano da terra, anch'essi egualmente si alzavano perché nelle ruote vi era lo spirito degli esseri viventi. 22 Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento simile a un cristallo splendente. 23 E sotto il firmamento erano le loro ali distese l'una verso l'altra. Ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. 24 Essi muovevano. Io odivo il rombo delle ari, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto di un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. 25 Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. 26 Sopra il firmamento, che era tutto sulle loro teste, apparre qualcosa come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono in alto una figura delle sembianze umane. 27 Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e dai suoi fianchi in giù mi appare come il fuoco. Era circondato da uno splendore. 28 simile a quello dell'arcobaleno tra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepì la visione in visione la gloria del Signore. E quando la vidi caddi con la faccia a terra e udì la voce di uno che parlava. www.reigo.it e la storia continua.
 
 
PE-n1240-profeta-Ezechiele.mp3 - Discussione: Profeta Ezechiele.
 
Il Profeta Ezechiele (Ezechiele) è una figura biblica centrale, di stirpe sacerdotale, la cui attività profetica si colloca intorno al 620 a.C.. Egli è descritto come la guida spirituale dei deportati in Babilonia.
 
Il Ruolo del Profeta
In senso biblico, un profeta è colui che ha ricevuto una particolare missione da Dio e, dotato di speciali carismi, parla agli uomini in nome di Dio, agendo come Suo portavoce. Il profeta è anche un veggente, poiché vede ciò che è nascosto agli uomini e che Dio gli rivela affinché ne parli all'umanità.
 
Le Profezie di Ezechiele
Il centro del suo libro è la caduta di Gerusalemme.
1. Prima della Caduta di Gerusalemme: Le sue profezie erano volte a esortare i Giudei al pentimento e ad avere fiducia in Dio, senza riporre speranze nell'Egitto o in altri popoli. Ezechiele insisteva sul trionfo dei Babilonesi e la conseguente caduta del regno di Giuda.
2. Dopo la Caduta di Gerusalemme: Il suo scopo divenne quello di consolare gli esuli con la promessa della liberazione, del ritorno in patria e dell'avvento del regno messianico.
 
La Visione (Capitolo 1)
Il testo biblico riportato descrive una visione divina avuta da Ezechiele mentre si trovava tra i deportati sulle rive del fiume Kebar (o Cevar).
Contesto della Visione: La parola del Signore fu rivolta a Ezechiele, figlio di Buzzi, sacerdote, nel paese dei Caldei. L'evento si verificò nell'anno quinto della deportazione del re Ioakin, il 5 del quarto mese (il 30° anno). Durante questa esperienza, i cieli si aprirono ed egli ebbe una visione divina, sentendo su di sé la mano del Signore.
La Manifestazione Iniziale: Egli vide avanzare dal settentrione un vento tempestoso, una grande nube e un turbinio di fuoco che splendeva tutt'intorno. In mezzo al fuoco si scorgeva qualcosa di simile a un balenare di metallo incandescente.
Gli Esseri Animati (Cherubini): Al centro si trovava una figura composta da quattro esseri animati di sembianza umana.
• Aspetto Fisico: Ciascuno aveva quattro volti e quattro ali. Le loro gambe erano diritte, e i loro piedi erano come gli zoccoli di un vitello, splendenti come bronzo lucidato (cuccito bronzo). Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani di uomo. Le loro ali erano unite l'una all'altra, e quando avanzavano, andavano diritto davanti a sé senza voltarsi indietro.
• I Volti: Avevano facce di uomo; inoltre, tutti e quattro avevano facce di leone a destra, facce di toro a sinistra e facce di aquila.
• Movimento e Suono: Erano sospinti dallo spirito (là dove lo spirito li sospingeva). Tra gli esseri si vedevano come carboni ardenti (simili a torce) che si muovevano in mezzo a loro, sprigionando bagliori. Gli esseri si muovevano velocemente, andando e venendo come una saetta. Quando si muovevano, il rombo delle ali era simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, o come il fragore della tempesta e il tumulto di un accampamento.
 
Le Ruote (Ophanim): Accanto ai quattro esseri, sul terreno, Ezechiele vide quattro ruote.
• Aspetto: Avevano l'aspetto e la struttura simili al topazio, e tutte e quattro avevano la medesima forma. La loro struttura era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota.
• Movimento: Potevano muoversi in quattro direzioni e non si voltavano procedendo. I loro cerchioni erano molto grandi ed erano pieni di occhi.
• Connessione Spirituale: Le ruote si muovevano e si alzavano accanto agli esseri viventi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.
Il Firmamento e il Trono: Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso un firmamento simile a un cristallo splendente.
• Sopra questo firmamento si manifestò qualcosa di simile a una pietra di zaffiro in forma di trono.
• Su questa specie di trono, in alto, apparve una figura dalle sembianze umane.
• La Gloria del Signore: La figura, dai fianchi in su, appariva splendida come metallo incandescente, e dai fianchi in giù, appariva come il fuoco. Era circondata da uno splendore simile all'arcobaleno tra le nubi in un giorno di pioggia.
Ezechiele percepì in questa visione la gloria del Signore. Quando la vide, cadde con la faccia a terra e udì la voce di uno che parlava.
 
PE-n1241-visione-divina.mp3 - Discussione Visione divina.
 
La "Visione divina" a cui si fa riferimento nelle fonti è quella descritta nel Capitolo 1 del Libro del profeta Ezechiele, che costituisce il racconto della sua chiamata e manifestazione iniziale della gloria di Dio.
Ezechiele, che era un sacerdote, ebbe questa visione mentre si trovava tra i deportati (esuli) sulle rive del fiume Kebar (o Cevar), nel paese dei Caldei. L'evento si colloca cronologicamente nell'anno trentesimo, il 5 del quarto mese, che corrispondeva all'anno quinto della deportazione del re Ioakin. Durante questa esperienza, i cieli si aprirono ed egli ebbe la visione divina, sentendo su di sé la mano del Signore.
 
La Manifestazione Iniziale e gli Esseri Animati
La visione prese avvio con l'avanzare dal settentrione di un vento tempestoso, una grande nube e un turbinio di fuoco che splendeva tutt'intorno. Nel mezzo del fuoco appariva qualcosa di simile a un balenare di metallo incandescente.
Al centro di questa apparizione c'era una figura composta da quattro esseri animati di sembianza umana.
 
Caratteristiche degli esseri animati:
• Volti e Ali: Ciascuno aveva quattro volti e quattro ali. I volti erano: faccia di uomo, faccia di leone (a destra), faccia di toro (a sinistra) e faccia di aquila.
• Corpo: Le loro gambe erano diritte, e i loro piedi assomigliavano agli zoccoli di un vitello, risplendendo come bronzo lucidato (cuccito bronzo). Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani di uomo.
• Movimento: Le loro ali erano unite l'una all'altra. Quando avanzavano, andavano diritto davanti a sé senza voltarsi indietro, poiché erano sospinti là dove lo spirito li conduceva.
• Fenomeni Interni: Tra gli esseri erano visibili oggetti simili a carboni ardenti (o torce) che si muovevano tra loro, emanando splendore e bagliori. Gli esseri andavano e venivano rapidamente, come una saetta.
• Suono: Il rombo delle ali degli esseri in movimento era descritto come simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, il fragore della tempesta, o il tumulto di un accampamento. Quando si fermavano, ripiegavano le ali.
 
Le Ruote (Ophanim)
Accanto ai quattro esseri animati, sul terreno, Ezechiele vide quattro ruote.
• Aspetto: Le ruote avevano l'aspetto e la struttura simili al topazio e condividevano la medesima forma. La loro configurazione era come quella di una ruota in mezzo a un'altra ruota.
• Caratteristiche: Potevano muoversi in quattro direzioni e non dovevano voltarsi mentre procedevano. I loro cerchioni erano estremamente grandi ed erano pieni di occhi.
• Connessione Spirituale: Quando gli esseri viventi si muovevano o si alzavano da terra, le ruote si muovevano e si alzavano con loro. Ciò accadeva perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.
 
Il Trono e la Gloria del Signore
Al di sopra delle teste degli esseri viventi si stendeva una specie di firmamento, descritto come simile a un cristallo splendente.
• Sopra questo firmamento apparve qualcosa che aveva la forma di un trono, simile a una pietra di zaffiro.
• Su questo trono in alto apparve una figura dalle sembianze umane.
• La Gloria Divina: Dalla vita in su, questa figura appariva splendida come metallo incandescente, mentre dai fianchi in giù appariva come il fuoco. Era circondata da uno splendore simile a quello dell'arcobaleno che appare tra le nubi in un giorno di pioggia.
Ezechiele riconobbe in questa manifestazione la gloria del Signore. In risposta alla visione, egli cadde con la faccia a terra e udì la voce di uno che parlava.
 
PE-n1242-caduta-Gerusalemme.mp3 - Discussione Caduta Gerusalemme.
 
La discussione sulla Caduta di Gerusalemme nelle fonti fornite è strettamente legata alla missione del Profeta Ezechiele.
La Caduta di Gerusalemme (chiamata nelle fonti la "città santa") è considerata il centro del Libro del profeta Ezechiele.
Ezechiele, di stirpe sacerdotale, fu la guida spirituale dei deportati in Babilonia. Il contesto della sua attività profetica si svolge tra i Giudei esuli, tanto che la sua visione divina avvenne nel paese dei Caldei, lungo il fiume Kebar, nell'anno quinto della deportazione del re Ioakin.
Il messaggio profetico di Ezechiele si divide in due fasi distinte, a seconda che preceda o segua la caduta della città:
1. Prima della Caduta: In questo periodo, le profezie avevano un obiettivo esortativo e di avvertimento. Ezechiele si prefiggeva di esortare i Giudei al pentimento e a riporre fiducia in Dio. Egli sconsigliava di confidare nell'Egitto o in altri popoli. In questo periodo iniziale, il profeta insisteva sul trionfo dei Babilonesi e sulla conseguente caduta del regno di Giuda.
2. Dopo la Caduta: Una volta che Gerusalemme fu caduta, lo scopo delle sue profezie cambiò, divenendo un messaggio di consolazione per gli esuli. Ezechiele annunciò la promessa della liberazione, il ritorno in patria e l'avvento del regno messianico.
Le altre fonti, che trattano prevalentemente delle vicende storiche del Castello di Legnano e della famiglia Lampugnani (dal XV al XIX secolo), non contengono informazioni relative alla caduta biblica di Gerusalemme.
 
PE-n1243-esseri-viventi.mp3 - Discussione: Esseri viventi.
 
Gli "Esseri viventi" (o esseri animati) sono una componente fondamentale della visione divina ricevuta dal profeta Ezechiele (Ezechiele, Capitolo 1) sulle rive del fiume Kebar.
Questa figura centrale della visione era composta da quattro esseri animati di sembianza umana.
Caratteristiche Fisiche e Aspetto
Ciascuno di questi esseri era dotato di quattro volti e quattro ali.
• Volti: I loro volti erano:
    1. Faccia di uomo.
    2. Faccia di leone (a destra).
    3. Faccia di toro (a sinistra).
    4. Faccia di aquila.
• Corpo: Le loro gambe erano diritte. I loro piedi erano simili agli zoccoli di un vitello e splendenti come cuccito bronzo (bronzo lucidato). Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani di uomo.
• Ali: Le ali erano unite l'una all'altra. Ciascuno aveva due ali che si toccavano, e altre due ali che coprivano il corpo.
 
Movimento e Fenomeni Associati
Gli esseri erano sospinti dallo spirito e si muovevano in modo coordinato e rapido:
• Ciascuno avanzava diritto davanti a sé, senza voltarsi indietro.
• Essi andavano e venivano velocemente, come una saetta.
• Elementi di fuoco: Tra gli esseri erano visibili oggetti simili a carboni ardenti (o torce) che si muovevano in mezzo a loro, risplendevano e sprigionavano bagliori.
Quando gli esseri si muovevano, Ezechiele udiva il rombo delle ali, descritto come simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, o come il fragore della tempesta e il tumulto di un accampamento. Quando si fermavano, ripiegavano le ali.
Relazione con le Ruote (Ophanim)
Accanto agli esseri viventi, sul terreno, c'erano quattro ruote, la cui connessione con gli esseri era di natura spirituale:
• Quando gli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro.
• Quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano.
• Questo legame era dovuto al fatto che lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote.
Posizionamento Superiore
Al di sopra delle teste degli esseri viventi si trovava un firmamento, descritto come simile a un cristallo splendente. Sopra questo firmamento appariva il trono e la figura dalle sembianze umane che rappresentava la gloria del Signore.
 
PE-n1244-gloria-Signore.mp3 - Discussione: Gloria Signore.
 
La discussione sulla Gloria del Signore (o Gloria del Signore) nelle fonti fornite si riferisce specificamente all'apice della visione divina ricevuta dal Profeta Ezechiele, come narrata nel Capitolo 1 del suo libro.
Ezechiele percepì la "gloria del Signore" dopo una complessa sequenza di manifestazioni celesti.
 
La Manifestazione della Gloria
La visione della gloria si collocò al di sopra degli esseri viventi (cherubini) e del firmamento:
1. Il Firmamento: Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso uno strato descritto come una specie di firmamento, simile a un cristallo splendente.
2. Il Trono: Sopra questo firmamento apparve qualcosa che assomigliava a una pietra di zaffiro e che aveva la forma di un trono.
3. La Figura Divina: Su questo trono, in alto, apparve una figura dalle sembianze umane.
L'aspetto di questa figura, che rappresentava la gloria, era caratterizzato da un intenso splendore e fuoco:
• Dalla parte che sembrava essere i suoi fianchi in su, la figura appariva splendida come metallo incandescente.
• Dalla parte dei suoi fianchi in giù, appariva come il fuoco.
• Questa figura era circondata da uno splendore che Ezechiele descrisse come simile a quello dell'arcobaleno che si vede tra le nubi in un giorno di pioggia.
 
La Reazione di Ezechiele
Fu vedendo questa manifestazione di luce, fuoco e zaffiro che Ezechiele percepì in visione la gloria del Signore.
In risposta a questa visione imponente, il profeta:
• Cadde con la faccia a terra.
• Udì la voce di uno che parlava.
Il contesto in cui si verifica questa visione è l'inizio della missione di Ezechiele, sacerdote, nel paese dei Caldei, sulle rive del fiume Kebar (o Cevar), mentre si trovava tra i deportati in Babilonia. Egli sentì su di sé "la mano del Signore".
 
 
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PE-n1245-babbo-natale.xx - Babbo natale cosa raccontera' ai bambini di sei anni per intrattenerli a una festa'
 
Che meraviglia! Babbo Natale ha a disposizione un repertorio di storie affascinanti, ricche di fantasia e semplicità, perfette per intrattenere i bambini di sei anni. I racconti ideali si concentrerebbero sui giochi del passato, dimostrando come la creatività possa trasformare oggetti semplici in avventure indimenticabili.
Ecco cosa Babbo Natale potrebbe raccontare, attingendo ai materiali forniti:
 
1. I Giochi della Fantasia e della Semplicità
Babbo Natale potrebbe iniziare raccontando ai bambini come i loro nonni o bisnonni giocavano, quando non esistevano né tablet né videogiochi. L'elemento chiave è la straordinaria creatività che trasformava il nulla in tutto.
• La magia di un gesso e un sasso: Babbo Natale potrebbe descrivere la Campana, un gioco in cui bastava un pezzo di gesso o una pietra appuntita per disegnare a terra delle caselle. I bambini dovevano saltare su un piede solo, unendo agilità, concentrazione e tanta allegria.
• Musica e risate col filo: Potrebbe raccontare di come una semplice corda, magari presa dalla legnaia, diventasse la protagonista di momenti di pura gioia collettiva, con le bambine che inventavano rime e filastrocche mentre saltavano in gruppo.
• Le macchine da corsa in miniatura: Babbo Natale potrebbe svelare il segreto di una vera e propria Formula 1 in miniatura: i bambini riempivano i tappi di bottiglia con cera o piombo per farli pesare e creavano circuiti a terra per simulare corse di auto.
• La Caccia all'Amico Bendato: Per un racconto pieno di suspense e risate, c'è il gioco della Mosca Cieca. Un bambino veniva bendato e cercava di acchiappare gli altri, guidato solo dai loro rumori e dalle loro risate, rendendo l'emozione di scappare irresistibile.
• Il Telefono che fa Ridere: Un gioco che dimostra quanto sia divertente la confusione è il Telefono senza fili. Mettendosi in cerchio e sussurrando una frase, il risultato finale era quasi sempre una frase deformata e comica, capace di far ridere tutti a crepapelle.
 
2. Le Storie di Oggetti e Sfide
Babbo Natale può anche concentrarsi sugli oggetti particolari che animavano i giochi, enfatizzando come venissero creati con materiali poveri e semplici.
• Le Trottole dei Nonni: Potrebbe descrivere le trottole, spesso intagliate dai padri o dai nonni. Erano fatte di legno con una punta di ferro e si lanciavano con uno spago. La sfida era farle girare più a lungo o colpire quelle degli avversari, richiedendo grande abilità.
• Le Bambole di Pezza: Per le bambine, una storia sulle bambole di pezza fatte in casa è perfetta. Non erano bambole costose, ma erano cucite a mano con stracci, bottoni e lana, diventando compagne di avventure e custodi di segreti, un vero simbolo di un'infanzia ricca di immaginazione.
• Il Gioco della Bandiera o 1, 2, 3 Stella: Questi sono giochi che richiedevano velocità e riflessi. Il 1, 2, 3 Stella è particolarmente coinvolgente per i bambini, con la tensione di doversi restare immobili per non essere scoperti e la gioia di arrivare al traguardo.
 
3. La Storia Speciale del "Ratin" di Milano
Se Babbo Natale volesse raccontare una storia su un oggetto meccanico davvero unico, potrebbe parlare del "Ratin" (Il Ratto) di Milano.
Il Ratin era un carrello meccanico che correva su rotaia lungo la circonferenza della cupola della Galleria Vittorio Emanuele II (inaugurata nel 1867). Il suo scopo era incredibile: serviva ad accendere i 600 lampioni a gas della galleria. Immaginate un piccolo veicolo (alto 50 cm, largo 10 cm, lungo 50 cm) che si muove in alto, andando in presa contro una striscia imbevuta di liquido infiammabile per accendere tutti i becchi delle lampade a gas. Questo racconto unisce storia, tecnologia antica, e un nome divertente e memorabile.
 
PE-n1246-giochi-dimenticati.xx - Giochi Dimenticati dei Bambini Italiani negli anni ‘50 '60 '70
 
Si celebra i 25 giochi dimenticati dei bambini italiani negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, un'epoca caratterizzata dalla semplicità e dalla ripresa post-bellica. Il testo enfatizza come i bambini, pur con scarse risorse materiali, usassero la fantasia per trasformare oggetti comuni come gessetti, corde o tappi di bottiglia in intrattenimento memorabile. Vengono descritti in dettaglio giochi come la campana, il nascondino, la palla avvelenata e il gioco delle biglie, evidenziando come queste attività stimolassero l'agilità, la concentrazione e lo spirito di squadra. La fonte conclude sottolineando che questi giochi non erano semplici passatempi, ma un linguaggio dell'infanzia che insegnava ai bambini a socializzare e a superare la povertà attraverso la creatività.
 
chiudete gli occhi un momento e immaginate una strada polverosa di campagna o un vicolo cittadino negli anni 50 non c'erano tablet videogiochi o televisioni a colori bastava un pezzo di gesso una corda un pallone sgonfio o persino un tappo di bottiglia per trasformare un pomeriggio qualunque in un'avventura indimenticabile i bambini italiani di quegli anni cresciuti in un paese che si rialzava dalla guerra e che aveva ancora poco da offrire in termini materiali possedevano un dono immenso la fantasia e fu proprio quella fantasia a creare i giochi che hanno segnato un'epoca oggi riscopriremo insieme i 25 giochi dei bambini italiani negli anni 50 un tuffo nella memoria che profuma di semplicità e spensieratezza il primo gioco che ci viene in mente è la campana disegnata a terra con un pezzo di gesso o una pietra appuntita bastava saltare da una casella all'altra su un piede solo cercando di mantenere l'equilibrio un gioco che univa agilità concentrazione e tanta allegria giocato soprattutto nei cortili delle scuole e nelle strade di paese un altro passatempo amatissimo era la corda per saltare le bambine passavano ore a inventare rime e filastrocche mentre saltavano in gruppo sfidandosi a chi resisteva più a lungo bastava una semplice corda magari presa dalla legnaia per creare momenti di pura gioia collettiva tra i giochi più diffusi troviamo anche la palla avvelenata giocata in piazze e cortili un pallone spesso di pezza o di stracci cuciti diventava un arma da lanciare contro gli avversari se il colpo andava a segno il giocatore colpito usciva dal gioco era un modo per sfogare energia e competizione sempre con tanto divertimento la lippa conosciuta in molte regioni italiane era un gioco semplice ma molto coinvolgente bastavano due pezzi di legno un bastone più lungo e uno più corto appuntito alle estremità con un colpo ben assestato bisognava far volare in aria il pezzo corto e poi colpirlo di nuovo vinceva chi riusciva a lanciarlo più lontano molto amato era anche il gioco delle biglie che all'epoca non erano di plastica colorata ma di vetro o persino fatte con l argilla i bambini disegnavano percorsi sulla terra e cercavano di mandare le proprie biglie in buca con un colpo secco delle dita ogni biglia era un piccolo tesoro da custodire gelosamente le figurine facevano già la loro comparsa soprattutto quelle legate al calcio i bambini le scambiavano le collezionavano e spesso giocavano a Celja mi manca o a lanciarle contro un muro chi riusciva a farle cadere più vicine prendeva quelle degli altri
 
un gioco amatissimo nei vicoli cittadini era il nascondino bastava contare fino a 10 con la faccia rivolta a un muro e poi correre a cercare gli amici nascosti dietro porte scale e alberi un gioco senza tempo che riempiva di risate i pomeriggi estivi la campanella una variante del nascondino prevedeva la corsa verso un punto stabilito che fungeva da base vinceva chi riusciva a toccarla senza essere visto un mix di strategia e velocità che teneva i bambini impegnati per ore in molte regioni si giocava con i cerchi di ferro spesso ricavati dalle ruote vecchie di biciclette con un bastone i bambini li facevano correre lungo le strade sfidandosi a chi riusciva a farli andare più lontano senza farli cadere un gioco che richiedeva abilità e coordinazione non mancavano le piste per le trottole realizzate in terra battuta le trottole spesso intagliate dai padri o dai nonni erano fatte di legno con una punta di ferro si lanciavano con uno spago e vinceva chi riusciva a farle girare più a lungo o a colpire quelle degli altri un altro passatempo erano i tappi di bottiglia riempiti con cera o con un pezzetto di piombo per farli pesare di più con questi i bambini creavano circuiti a terra simulando corse di auto e biciclette una vera e propria Formula 1 in miniatura fatta con materiali poverissimi tra i giochi da cortile troviamo anche la bandiera un gioco di squadra che richiedeva velocità e riflessi due file di bambini si fronteggiavano e al segnale partivano per conquistare un fazzoletto posto al centro un gioco che accendeva rivalità e amicizie
 
allo stesso tempo molto popolare era il gioco delle sedie musicali soprattutto durante le feste bastava una fisarmonica o un grammofono qualche sedia e un gruppo di bambini pronti a ridere e correre ogni volta che la musica si fermava qualcuno restava senza posto la suspense era pura gioia la mosca cieca è un altro gioco senza tempo un bambino bendato cercava di acchiappare gli altri guidato solo dai rumori e dalle risate degli amici la paura di essere presi e l'emozione di scappare rendevano il gioco irresistibile nei campi e nei prati i bambini inventavano anche il gioco della palla prigioniera una variante della palla avvelenata divisi in due squadre cercavano di colpire gli avversari con la palla facendo prigionieri quelli eliminati più che competizione era un modo per sentirsi parte di una squadra un gioco amatissimo dalle bambine era quello della settimana disegnato a terra con quadrati numerati saltando a piedi uniti o su un piede solo bisognava completare il percorso senza sbagliare un gioco che univa coordinazione e divertimento spesso accompagnato da chiacchiere e risate infine chiudiamo questa prima parte con un classico il gioco dell'elastico bastava un semplice elastico lungo spesso ricavato dalle mercerie o dalle vecchie mutande cucite per inventare infinite varianti di salti e combinazioni le bambine passavano pomeriggi interi a sfidarsi con acrobazie sempre più difficili questi primi giochi ci fanno già capire quanto fosse ricca e vivace la infanzia italiana degli anni 50 nonostante la povertà materiale bastava davvero poco un pezzo di strada un oggetto improvvisato e tanta voglia di ridere insieme nella prossima parte esploreremo altri giochi che hanno reso indimenticabili le giornate dei bambini di quell'epoca proseguiamo
 
il nostro viaggio nella memoria tra i cortili assolati le strade polverose e i vicoli pieni di voci allegre ogni angolo negli anni 50 poteva trasformarsi in un parco giochi e i bambini con la loro fantasia inesauribile inventavano sfide e avventure che ancora oggi fanno sorridere chi le ricorda uno dei giochi più popolari era il telefono senza fili bastava mettersi in cerchio e sussurrare una frase all'orecchio del compagno la frase passava di bocca in bocca fino ad arrivare all'ultimo che la pronunciava ad alta voce il risultato era quasi sempre una frase deformata e comica capace di far ridere tutti a crepapelle un altro gioco diffuso era la mura o guardie e ladri due squadre si sfidavano una rappresentava i ladri che cercavano di scappare e nascondersi l'altra le guardie che li inseguivano le strade diventavano prigioni e rifugi improvvisati era un gioco di astuzia e velocità che stimolava lo spirito di squadra molto amato era anche il gioco della campanella legata alla caviglia un bambino la indossava e cercava di muoversi senza farsi sentire mentre gli altri tentavano di afferrarlo seguendo il suono un mix di agilità e risate che rendeva i pomeriggi indimenticabili non possiamo dimenticare i giochi con i bottoni con i bottoni recuperati dai vecchi vestiti i bambini inventavano corse su piste disegnate a terra ogni bottone diventava una macchina e le dita erano il motore che li spingeva una Formula 1 fatta di fantasia e semplicità molto diffuso era anche il gioco dei quattro cantoni quattro bambini occupavano i vertici di un quadrato mentre uno restava al centro al segnale dovevano scambiarsi di posto senza farsi prendere un gioco di astuzia e velocità che teneva tutti con il fiato sospeso
 
tra le bambine era amatissimo il gioco con le bambole di pezza non erano bambole costose ma spesso cucite a mano con stracci bottoni e lana quelle bambole diventavano compagne di avventure e custodi di segreti simbolo di un'infanzia fatta di immaginazione i bambini invece si divertivano con il soldatino di piombo o di latta spesso ereditato dai fratelli maggiori con pochi pezzi si inventavano battaglie epiche che trasformavano il pavimento in un campo di guerra non c'era bisogno di tanti giocattoli bastava uno solo per creare mondi interi un altro passatempo era il gioco delle figurine schioccate a terra i bambini si sfidavano a farle capovolgere con un colpo secco delle dita chi ci riusciva prendeva le figurine degli altri una sfida semplice ma capace di accendere rivalità e risate nei giorni di pioggia quando non si poteva uscire i bambini si dedicavano ai giochi da tavolo artigianali dama con tappi di bottiglia scacchi improvvisati con sassi bianchi e neri o semplici giochi di carte la creatività non mancava mai un altro gioco molto diffuso era la campana con la pietruzza una variante in cui bisognava lanciare un sasso dentro la casella giusta e poi completare il percorso saltellando la precisione era fondamentale e ogni errore diventava una nuova occasione per ridere insieme le bambine si divertivano anche con il gioco della campanella sulle dita infilando piccoli anelli o elastici e cercando di farli muovere senza farli cadere sembrava un passatempo banale ma occupava interi pomeriggi un altro gioco popolare era il gioco dell'oca disegnato a mano fatto su cartoncini recuperati da vecchi imballaggi bastavano dadi improvvisati e pedine ricavate da sassolini per passare ore a giocare in famiglia il tiro alla fune era il gioco delle feste due squadre si affrontavano con una corda lunga spesso ricavata dai lavori nei campi vinceva chi riusciva a trascinare l'altra parte oltre una linea segnata a terra un gioco di forza e spirito di squadra che faceva ridere anche i più piccoli
 
mancava il gioco delle biglie al mare che negli anni 50 iniziò a diffondersi sulle spiagge italiane con piste scavate nella sabbia i bambini correvano con biglie di vetro o persino tappi colorati le sfide duravano giornate intere un altro ricordo vivo era il gioco con le carte napoletane o piacentine briscola scopa tresette i bambini imparavano dai grandi e spesso giocavano di nascosto tra una risata e l'altra le carte erano un ponte tra generazioni in molte regioni italiane i bambini si divertivano con il gioco della cavallina uno si piegava e gli altri saltavano sopra la sua schiena vinceva chi resisteva più a lungo o saltava con più agilità un gioco che univa forza resistenza e tanto divertimento tra i giochi di gruppo spiccava anche il 1 2 3 Stella che oggi conosciamo tutti uno si voltava verso un muro gli altri avanzavano in silenzio quando si girava bisognava restare immobili la tensione di essere scoperti e il divertimento di arrivare al traguardo rendevano il gioco irresistibile infine c'era il gioco delle corse improvvisate che fosse con carretti di legno biciclette senza freni o semplici sacchi di uta usati come slitte ogni oggetto diventava occasione per sfidarsi ridere e condividere la fatica e così arriviamo alla fine del nostro viaggio tra i 25 giochi dei bambini italiani degli anni 50 giochi fatti di niente eppure capaci di tutto unire divertire insegnare far crescere oggi possono sembrare ingenui ma custodiscono un valore immenso quello della comunità della fantasia e della semplicità questi giochi non erano solo passatempi erano il linguaggio dell'infanzia il modo in cui i bambini imparavano a conoscere il mondo a socializzare a superare la fatica della vita quotidiana erano un modo per affrontare la povertà con il sorriso trasformando la mancanza di oggetti in abbondanza di creatività se questo viaggio nel passato ti ha emozionato iscriviti al canale attiva la campanella e unisciti a noi per riscoprire insieme la storia le tradizioni e i ricordi che hanno fatto grande l'Italia e ora tocca a te qual è il gioco della tua infanzia che ricordi con più affetto scrivilo nei commenti e condividi con noi la tua memoria perché solo così possiamo continuare a far vivere l'Italia che ricordiamo
 
PE-n1247-giochi-italiani.xx - Discussione: Giochi Italiani Anni Cinquanta.
 
Certamente. Basandomi esclusivamente sui testi forniti, posso discutere in dettaglio i "Giochi Italiani Anni Cinquanta", un periodo caratteriale. Certamente. Basandomi esclusivamente sui testi forniti, posso discutere in dettaglio i "Giochi Italiani Anni Cinquanta", un periodo caratterizzato da semplicità, fantasia e creatività.
Negli anni '50 (e anche '60 e '70), i bambini italiani crescevano in un paese che si stava risollevando dalla guerra e che offriva ancora poco in termini materiali. Non esistevano né tablet, né videogiochi, né televisioni a colori. La fantasia era il "dono immenso" che permetteva di trasformare oggetti poveri e comuni in avventure indimenticabili.
Ecco un'analisi dei giochi più significativi che hanno segnato quest'epoca, come descritti nelle fonti:
 
Giochi che Richiedevano Agilità e Coordinazione
Questi giochi venivano praticati in cortili, strade polverose di campagna o vicoli cittadini:
• La Campana (o Settimana): Un classico disegnato a terra con un pezzo di gesso o una pietra appuntita. Richiedeva di saltare da una casella all'altra su un piede solo, unendo agilità, concentrazione e allegria. Una variante menzionata è la Campana con la pietruzza, dove si doveva lanciare un sasso nella casella giusta e poi completare il percorso saltellando, mettendo alla prova la precisione.
• La Corda per Saltare (o L'Elastico): Le bambine passavano ore a inventare rime e filastrocche mentre saltavano in gruppo, sfidandosi a chi resisteva più a lungo. Bastava una corda semplice, magari recuperata dalla legnaia. Il gioco dell'elastico utilizzava un elastico lungo, spesso ricavato dalle mercerie o dalle vecchie mutande cucite, permettendo di inventare infinite varianti di salti e acrobazie.
• I Cerchi di Ferro: Spesso ricavati dalle ruote vecchie delle biciclette. I bambini li facevano correre lungo le strade con un bastone, sfidandosi a farli andare più lontano senza farli cadere, richiedendo abilità e coordinazione.
• La Cavallina: Un gioco in cui uno si piegava e gli altri gli saltavano sulla schiena, richiedendo forza, resistenza e agilità.
 
Giochi di Squadra e Strategia
Molti passatempi erano basati sulla socializzazione e sullo spirito di squadra:
• Nascondino e Campanella (Variante): Il Nascondino era un gioco amatissimo nei vicoli cittadini: si contava fino a 10 con la faccia rivolta a un muro, poi si correva a cercare gli amici. La Campanella era una variante che prevedeva la corsa verso un punto stabilito (la base), vincendo chi riusciva a toccarla senza essere visto, un misto di strategia e velocità.
• 1, 2, 3 Stella: Un giocatore si voltava verso un muro mentre gli altri avanzavano in silenzio. Quando si girava, bisognava restare immobili. La tensione di essere scoperti e il divertimento di arrivare al traguardo lo rendevano irresistibile.
• Palla Avvelenata e Palla Prigioniera: Nella Palla Avvelenata, giocata in piazze e cortili, un pallone (spesso di pezza o stracci cuciti) veniva lanciato contro gli avversari, eliminando chi veniva colpito. La Palla Prigioniera era una variante, giocata da due squadre che cercavano di colpire gli avversari per farli prigionieri. Era più un modo per sentirsi parte di una squadra che una mera competizione.
• La Bandiera: Un gioco di squadra che richiedeva velocità e riflessi. Due file di bambini si fronteggiavano e al segnale dovevano correre per conquistare un fazzoletto posto al centro, accendendo rivalità e amicizie.
• Guardie e Ladri (La Mura): Due squadre si sfidavano: i ladri cercavano di scappare e nascondersi, e le guardie li inseguivano. Le strade si trasformavano in prigioni e rifugi improvvisati, stimolando l'astuzia e lo spirito di squadra.
• Tiro alla Fune: Gioco tipico delle feste, vedeva due squadre affrontarsi con una corda lunga (spesso ricavata dai lavori nei campi), vincendo chi riusciva a trascinare l'altra squadra oltre una linea.
 
Giochi con Oggetti Artigianali
La povertà materiale stimolava la trasformazione di materiali poverissimi in giocattoli:
• Le Biglie: All'epoca non erano di plastica, ma di vetro o persino fatte con l'argilla. I bambini disegnavano percorsi sulla terra, cercando di mandare le biglie in buca con un colpo secco delle dita; ogni biglia era un piccolo tesoro. Esisteva anche il gioco delle biglie al mare, dove le piste venivano scavate nella sabbia.
• Le Trottole: Spesso intagliate dai padri o dai nonni. Erano fatte di legno con una punta di ferro e si lanciavano con uno spago. La sfida era farle girare più a lungo o colpire quelle degli avversari.
• I Tappi di Bottiglia (Formula 1 in Miniatura): I tappi venivano riempiti con cera o piombo per farli pesare. Con questi, i bambini creavano circuiti a terra per simulare corse di auto e biciclette, una vera Formula 1 fatta con materiali poverissimi. Anche i bottoni recuperati dai vecchi vestiti venivano usati per corse su piste disegnate a terra, con le dita come motore.
• Le Bambole di Pezza: Per le bambine, erano amatissime. Non erano costose, ma cucite a mano con stracci, bottoni e lana, diventando compagne di avventure e custodi di segreti.
• Figurine: Oltre a essere collezionate, si giocava a lanciarle contro un muro, con chi le faceva cadere più vicine che prendeva quelle degli altri ("Celja mi manca"). Un altro gioco era farle capovolgere a terra con un colpo secco delle dita.
• La Lippa: Molto coinvolgente, richiedeva due pezzi di legno – un bastone più lungo e uno più corto appuntito. Con un colpo ben assestato si doveva far volare in aria il pezzo corto e poi colpirlo di nuovo, vincendo chi lo lanciava più lontano.
 
Giochi di Inganno e Intrattenimento
• Mosca Cieca: Un bambino bendato cercava di acchiappare gli altri, guidato solo dai loro rumori e dalle risate. La paura di essere presi rendeva il gioco irresistibile.
• Telefono senza Fili: I bambini si mettevano in cerchio e sussurravano una frase all'orecchio del compagno. La frase, passando di bocca in bocca, arrivava all'ultimo quasi sempre deformata e comica, facendo ridere tutti a crepapelle.
• Quattro Cantoni: Quattro bambini occupavano i vertici di un quadrato, uno stava al centro. Al segnale, dovevano scambiarsi di posto senza farsi prendere, un gioco di astuzia e velocità.
• Sedie Musicali: Popolare durante le feste, richiedeva una fisarmonica o un grammofono e sedie. Quando la musica si fermava, qualcuno restava senza posto, creando suspense e gioia.
Questi giochi erano il "linguaggio dell'infanzia", attraverso cui i bambini imparavano a socializzare e superavano la povertà materiale con la creatività. Nei giorni di pioggia, quando non si poteva uscire, la creatività si spostava sui giochi da tavolo artigianali, come la dama con i tappi di bottiglia, scacchi improvvisati o giochi di carte. Anche il gioco dell'oca veniva disegnato a mano su cartoncini di recupero.
 
PE-n1248-infanzia-fantasia.xx - Discussione: Infanzia e Fantasia.
 
Certamente. Le fonti fornite offrono una prospettiva ricca e suggestiva sul legame tra Infanzia e Fantasia, specialmente nel contesto dei bambini italiani negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.
La Fantasia come "Dono Immenso" e Strumento di Trasformazione
La fantasia viene descritta come un "dono immenso" posseduto dai bambini italiani di quell'epoca, cresciuti in un paese che si stava rialzando dalla guerra e che, in termini materiali, "aveva ancora poco da offrire".
In assenza di giocattoli costosi o tecnologia moderna (non c'erano "tablet, videogiochi o televisioni a colori"), era la fantasia l'elemento chiave che permetteva di trasformare oggetti poveri e quotidiani in strumenti di gioco e avventura:
• Oggetti in Avventure: Bastava "un pezzo di gesso, una corda, un pallone sgonfio o persino un tappo di bottiglia per trasformare un pomeriggio qualunque in un'avventura indimenticabile".
• Creatività contro la Povertà: La fantasia era il modo per "affrontare la povertà con il sorriso, trasformando la mancanza di oggetti in abbondanza di creatività". La ricchezza e la vivacità dell'infanzia italiana di quegli anni erano evidenti "nonostante la povertà materiale".
 
Esempi di Fantasia Applicata ai Giochi
La creatività inesauribile dei bambini trasformava ogni luogo e oggetto in un potenziale scenario di gioco:
• La Strada come Parco Giochi: "Ogni angolo negli anni 50 poteva trasformarsi in un parco giochi" grazie alla "fantasia inesauribile" dei bambini, che inventavano "sfide e avventure che ancora oggi fanno sorridere chi le ricorda".
• Il Tappo come Auto da Corsa: I semplici tappi di bottiglia, appesantiti con cera o piombo, si trasformavano in macchine per una "vera e propria Formula 1 in miniatura fatta con materiali poverissimi", con i circuiti disegnati a terra.
• I Bottoni come Motori: I bottoni recuperati dai vecchi vestiti diventavano piccole "macchine" in corse su piste disegnate, con "le dita [che] erano il motore che li spingeva", un esempio di "Formula 1 fatta di fantasia e semplicità".
• Le Bambole Artigianali: Le bambine amavano le bambole di pezza, che non erano costose ma "cucite a mano con stracci, bottoni e lana". Queste diventavano "compagne di avventure e custodi di segreti, simbolo di un'infanzia fatta di immaginazione".
• I Soldatini e i Mondi Epici: Non servivano molti giocattoli; i soldatini di piombo o di latta bastavano a "inventare battaglie epiche che trasformavano il pavimento in un campo di guerra". "Bastava uno solo per creare mondi interi".
• Giochi di Comunicazione e Comicità: Il Telefono senza fili è un esempio di gioco basato sulla fantasia uditiva e l'intrattenimento, dove il risultato era "quasi sempre una frase deformata e comica capace di far ridere tutti a crepapelle".
 
Il Valore della Semplicità e della Comunità
La fantasia si fondeva con la necessità di socializzare e condividere. Questi giochi, pur potendo sembrare ingenui oggi, custodivano un "valore immenso": quello della comunità, della fantasia e della semplicità.
In sostanza, i giochi di quell'epoca erano il "linguaggio dell'infanzia", il modo in cui i bambini imparavano "a conoscere il mondo, a socializzare, a superare la fatica della vita quotidiana". Bastava "davvero poco un pezzo di strada un oggetto improvvisato e tanta voglia di ridere insieme" per rendere indimenticabili i pomeriggi.
 
PE-n1249-Passatempi-popolari.xx -Discussione: Passatempi Popolari.
 
Certamente. Attingendo alle fonti fornite, possiamo analizzare in dettaglio i Passatempi Popolari che hanno caratterizzato l'infanzia italianaCertamente. Attingendo alle fonti fornite, possiamo analizzare in dettaglio i Passatempi Popolari che hanno caratterizzato l'infanzia italiana negli anni '50, '60 e '70. Questi passatempi riflettevano un'epoca di semplicità materiale e grande creatività, in cui la fantasia trasformava oggetti comuni in fonti inesauribili di divertimento.
I passatempi popolari si possono suddividere in diverse categorie:
 
1. Giochi di Abilità, Equilibrio e Movimento
Questi erano passatempi che si svolgevano all'aperto, nei cortili delle scuole, nelle strade polverose di campagna o nei vicoli cittadini.
• La Campana (o Settimana): Passatempo diffuso che consisteva nel saltare su un piede solo tra caselle disegnate a terra con un pezzo di gesso o una pietra appuntita. Richiedeva agilità, concentrazione e allegria. Una variante era la Campana con la pietruzza, dove si doveva lanciare un sasso in una casella specifica e poi completare il percorso saltellando, mettendo alla prova la precisione.
• La Corda per Saltare (o L'Elastico): Amatissimo passatempo, specialmente dalle bambine, che passavano ore a inventare rime e filastrocche saltando in gruppo. Il gioco dell'elastico utilizzava un elastico lungo, spesso ricavato dalle mercerie o dalle vecchie mutande cucite, e permetteva di inventare infinite varianti di salti e acrobazie sempre più difficili.
• I Cerchi di Ferro: Spesso ricavati dalle ruote vecchie delle biciclette. I bambini li facevano correre lungo le strade con un bastone, in una sfida che richiedeva abilità e coordinazione per non farli cadere.
• La Cavallina: Un passatempo di gruppo che univa forza, resistenza e divertimento, dove un bambino si piegava e gli altri gli saltavano sulla schiena.
 
2. Giochi di Competizione, Strategia e Inseguimento
Molti passatempi popolari erano basati sulla socializzazione, la velocità e l'astuzia:
• Nascondino: Amatissimo nei vicoli cittadini. Si contava fino a 10 rivolti a un muro, poi si cercavano gli amici nascosti dietro porte, scale e alberi, un gioco "senza tempo che riempiva di risate i pomeriggi estivi".
• La Campanella (Variante del Nascondino): Passatempo che prevedeva una corsa verso un punto base stabilito, dove vinceva chi riusciva a toccarla senza essere visto, un mix di strategia e velocità.
• 1, 2, 3 Stella: Un gioco di gruppo in cui un giocatore, voltato verso un muro, permetteva agli altri di avanzare in silenzio. Quando si girava, gli altri dovevano restare immobili. La tensione e il divertimento rendevano il gioco "irresistibile".
• La Bandiera: Un gioco di squadra che richiedeva velocità e riflessi. Due file di bambini si fronteggiavano e partivano al segnale per conquistare un fazzoletto posto al centro, un passatempo che accendeva "rivalità e amicizie allo stesso tempo".
• La Mura (o Guardie e Ladri): Un gioco di astuzia e velocità dove due squadre si sfidavano. I ladri cercavano di scappare e nascondersi, e le guardie li inseguivano, trasformando le strade in prigioni e rifugi improvvisati, stimolando lo spirito di squadra.
• I Quattro Cantoni: I bambini occupavano i vertici di un quadrato mentre uno stava al centro. Al segnale, dovevano scambiarsi di posto senza farsi prendere, tenendo tutti "con il fiato sospeso".
 
3. Passatempi con Oggetti Fatti in Casa e Collezionismo
Molti passatempi erano creati artigianalmente, sfruttando la fantasia e la semplicità dei materiali:
• Tappi di Bottiglia (Formula 1 in Miniatura): I tappi venivano riempiti con cera o piombo per appesantirli. I bambini creavano circuiti a terra, simulando corse di auto e biciclette, una vera e propria "Formula 1 in miniatura fatta con materiali poverissimi".
• Bottoni: I bottoni recuperati dai vecchi vestiti venivano usati per corse su piste disegnate a terra, con le dita che fungevano da motore.
• Biglie: All'epoca erano fatte di vetro o persino con l'argilla, non di plastica. I bambini disegnavano percorsi sulla terra, cercando di mandare le biglie in buca. Ogni biglia era un "piccolo tesoro". Esisteva anche il gioco delle biglie al mare, con piste scavate nella sabbia sulle spiagge italiane.
• Lippa: Semplice ma coinvolgente, si giocava con due pezzi di legno – un bastone più lungo e uno più corto appuntito – cercando di lanciare il pezzo più corto il più lontano possibile.
• Trottole: Spesso intagliate da padri o nonni, erano fatte di legno con una punta di ferro e si lanciavano con uno spago, vincendo chi le faceva girare più a lungo o colpiva quelle degli avversari.
• Figurine: Oltre alla collezione (soprattutto quelle legate al calcio), si giocava a lanciarle contro un muro (Celja mi manca) o a farle capovolgere a terra con un colpo secco delle dita, una sfida capace di accendere "rivalità e risate".
• Bambole di Pezza: Amatissime dalle bambine, erano cucite a mano con stracci, bottoni e lana, diventando "compagne di avventure e custodi di segreti".
• Soldatini: I bambini si divertivano con soldatini di piombo o di latta, spesso ereditati, per inventare "battaglie epiche che trasformavano il pavimento in un campo di guerra".
 
4. Giochi di Gruppo e Intrattenimento Collettivo
Questi passatempi erano basati sull'interazione e sul divertimento condiviso, ideali per le feste o i momenti di relax:
• Sedie Musicali: Molto popolare durante le feste, bastavano una fisarmonica o un grammofono e delle sedie. La suspense creata quando la musica si fermava era "pura gioia".
• Mosca Cieca: Un passatempo "senza tempo" in cui un bambino bendato cercava di acchiappare gli altri, guidato dai rumori e dalle risate. La paura di essere presi rendeva il gioco "irresistibile".
• Telefono senza Fili: Un gioco diffuso in cui una frase veniva sussurrata da un compagno all'altro in cerchio. Il risultato finale era "quasi sempre una frase deformata e comica capace di far ridere tutti a crepapelle".
• Palla Avvelenata e Palla Prigioniera: Nella Palla Avvelenata, giocata in piazze e cortili, un pallone (spesso di pezza) eliminava gli avversari se li colpiva. La Palla Prigioniera era una variante di squadra giocata nei campi e prati, più un modo "per sentirsi parte di una squadra che competizione".
• Tiro alla Fune: Gioco tipico delle feste, che vedeva due squadre affrontarsi con una corda lunga, richiedendo forza e spirito di squadra.
• Giochi di Carte: I bambini imparavano dai grandi a giocare a briscola, scopa e tresette, spesso "giocando di nascosto".
Questi passatempi popolari, sebbene oggi possano sembrare ingenui, "custodiscono un valore immenso: quello della comunità, della fantasia e della semplicità". Erano il "linguaggio dell'infanzia" che insegnava a socializzare e a "superare la fatica della vita quotidiana".
(Si noti che le fonti sul Castello di Legnano, sui Lampugnani e sul "Ratin" di Milano sono irrilevanti per la discussione sui passatempi popolari dell'infanzia.)
 
PE-n1250-oggetti-gioco.xx - Discussione: Oggetti di Gioco.
 
Certamente. Le fonti fornite offrono un catalogo dettagliato degli Oggetti di Gioco utilizzati dai bambini italiani negli anni '50, '60 e '70. Questi oggetti riflettono un'epoca in cui la fantasia era il "dono immenso" che permetteva di trasformare la "povertà materiale" in "abbondanza di creatività".
Ecco una disamina degli oggetti di gioco più popolari, divisi per tipologia, direttamente supportati dalle fonti:
 
1. Oggetti per Giochi Disegnati e di Precisione
Questi oggetti erano essenziali per delimitare gli spazi di gioco o per le sfide di mira:
• Gesso o Pietra Appuntita: Erano fondamentali per disegnare a terra le caselle per giochi come La Campana (o Settimana).
• Pietruzza (Sasso): Utilizzata nella variante Campana con la pietruzza, dove si lanciava il sasso nella casella giusta, mettendo alla prova la precisione.
• Biglie: All'epoca non erano fatte di plastica colorata, ma di vetro o persino fatte con l'argilla. Ogni biglia era considerata un "piccolo tesoro da custodire gelosamente". Venivano usate per percorsi disegnati sulla terra o per le sfide sulla sabbia, come nel gioco delle biglie al mare.
• Dadi e Pedine Improvvisate: Nei giorni di pioggia, per i giochi da tavolo artigianali come il gioco dell'oca (disegnato a mano su cartoncini recuperati), venivano usati dadi improvvisati e pedine ricavate da sassolini.
 
2. Oggetti Ricavati da Materiali di Scarto o Poveri
La creatività trasformava materiali comuni e di scarto in giocattoli:
• Tappi di Bottiglia: Venivano riempiti con cera o con un pezzetto di piombo per aumentarne il peso. Con questi tappi, i bambini creavano circuiti a terra, simulando corse di auto e biciclette, una "vera e propria Formula 1 in miniatura fatta con materiali poverissimi". Erano usati anche come pedine per la dama con tappi di bottiglia.
• Bottoni: I bottoni recuperati dai vecchi vestiti erano utilizzati per inventare corse su piste disegnate a terra; ogni bottone diventava una macchina e le dita il motore che li spingeva.
• Vecchi Vestiti e Stracci: Essenziali per creare le Bambole di Pezza, cucite a mano con stracci, bottoni e lana, diventando simbolo di un'infanzia fatta di immaginazione. Il pallone per la Palla Avvelenata era spesso fatto di pezza o di stracci cuciti.
• Bastone e Pezzi di Legno: Necessari per la Lippa, che richiedeva un bastone più lungo e uno più corto appuntito alle estremità.
• Cerchi di Ferro: Spesso ricavati dalle ruote vecchie di biciclette. Venivano fatti correre con un bastone.
 
3. Oggetti di Fabbricazione Artigianale o Semi-Artigianale
Questi oggetti richiedevano una certa lavorazione, spesso da parte di adulti:
• Trottole: Erano fatte di legno con una punta di ferro. Spesso venivano intagliate dai padri o dai nonni e lanciate con uno spago.
• Soldatini: Si giocava con soldatini di piombo o di latta, spesso ereditati dai fratelli maggiori, trasformando il pavimento in un "campo di guerra".
• Figurine: Principalmente quelle legate al calcio. Venivano collezionate, scambiate, o utilizzate per giochi come il Celja mi manca (lanciate contro un muro) o schioccate a terra.
• Carretti di Legno: Usati nelle corse improvvisate.
 
4. Oggetti Tessili, Corde e Spaghi
Questi materiali erano alla base di molti giochi di movimento:
• Corda: Bastava una semplice corda, magari presa dalla legnaia, per creare momenti di pura gioia collettiva come il salto della corda. La corda lunga era anche l'oggetto centrale per il Tiro alla Fune.
• Elastico: Il gioco dell'elastico utilizzava un elastico lungo, spesso ricavato dalle mercerie o dalle vecchie mutande cucite, permettendo alle bambine di inventare infinite varianti di salti.
• Fazzoletto: Oggetto fondamentale nel gioco della Bandiera, posto al centro per essere conquistato dalle squadre avversarie.
• Sacchi di Iuta: Usati nelle corse improvvisate come "slitte".
5. Oggetti per l'Intrattenimento e Giochi al Chiuso
• Carte Napoletane o Piacentine: Utilizzate per giochi come briscola, scopa e tresette, spesso imparati di nascosto dai grandi e che fungevano da "ponte tra generazioni".
• Sedie: Necessarie per il popolare gioco delle Sedie Musicali.
• Fisarmonica o Grammofono: Servivano per fornire la musica durante le Sedie Musicali.
Questi oggetti, da un semplice pezzo di gesso a un tappo di bottiglia, erano tutto ciò che serviva per "creare mondi interi" e per insegnare ai bambini a socializzare e "superare la fatica della vita quotidiana".
 
PE-n1251-creativita-comunita.xx - Discussione: Creatività e Comunità.
 
Silenzio.
La Creatività e la Comunità sono due pilastri fondamentali dell'infanzia italiana descritta nelle fonti, specialmente per quanto riguarda i Giochi Dimenticati negli anni '50, '60 e '70. In quell'epoca, dove la "povertà materiale" era diffusa e mancavano "tablet, videogiochi o televisioni a colori", l'ingegno e la necessità di stare insieme hanno dato vita a passatempi ricchi di valore.
 
La Creatività come "Dono Immenso"
La fantasia viene esplicitamente definita un "dono immenso" posseduto dai bambini. Questa creatività era la chiave per affrontare la mancanza di oggetti, "trasformando la mancanza di oggetti in abbondanza di creatività" e permettendo di "affrontare la povertà con il sorriso".
La creatività si manifestava nella trasformazione di oggetti semplici e comuni in strumenti per avventure indimenticabili:
• Oggetti di Scarto che Generano Mondi: Bastava "un pezzo di gesso, una corda, un pallone sgonfio o persino un tappo di bottiglia per trasformare un pomeriggio qualunque in un'avventura indimenticabile". Ogni angolo, negli anni '50, poteva diventare un "parco giochi" grazie alla "fantasia inesauribile" dei bambini.
• Formula 1 della Semplicità: La creatività dava vita a una "vera e propria Formula 1 in miniatura fatta con materiali poverissimi", utilizzando tappi di bottiglia riempiti con cera o piombo per le corse. Similmente, i bottoni recuperati dai vecchi vestiti venivano usati per inventare corse su piste disegnate a terra, con "le dita [che] erano il motore che li spingeva".
• Artigianato e Affetti: La creatività non era solo nel gioco, ma anche nella creazione di giocattoli come le bambole di pezza, che non erano costose ma "spesso cucite a mano con stracci, bottoni e lana", e che diventavano "compagne di avventure e custodi di segreti, simbolo di un'infanzia fatta di immaginazione".
• Mondi Epici e Minimalismo: Per i bambini, bastava un "soldatino di piombo o di latta" per "inventare battaglie epiche che trasformavano il pavimento in un campo di guerra". Non c'era bisogno di tanti giocattoli; "bastavano uno solo per creare mondi interi".
• Giochi Improvvisati: La creatività si estendeva ai giorni di pioggia, quando non si poteva uscire, con i "giochi da tavolo artigianali", come la dama con tappi di bottiglia o il gioco dell'oca disegnato a mano su cartoncini recuperati, utilizzando "dadi improvvisati e pedine ricavate da sassolini".
 
La Comunità come Lingua dell'Infanzia
I passatempi popolari erano intrinsecamente legati alla comunità e alla socializzazione. I giochi non erano solo svago, ma il "linguaggio dell'infanzia", il modo in cui i bambini imparavano "a conoscere il mondo" e "a socializzare".
L'interazione e la condivisione erano al centro di quasi tutti i passatempi:
• Gioia Collettiva e Socialità: La corda per saltare creava "momenti di pura gioia collettiva" con le bambine che inventavano rime e filastrocche mentre saltavano in gruppo.
• Competizione e Amicizia: Il gioco della Bandiera accendeva "rivalità e amicizie allo stesso tempo". Anche la Palla Prigioniera era, più che una competizione, un modo "per sentirsi parte di una squadra".
• Spirito di Squadra e Astuzia: Giochi come Guardie e Ladri (La Mura) stimolavano lo "spirito di squadra", così come il Tiro alla Fune, un "gioco di forza e spirito di squadra che faceva ridere anche i più piccoli".
• Il Riso come Collante: La comunità trovava sfogo nella comicità condivisa, come nel Telefono senza fili, dove la frase deformata era "capace di far ridere tutti a crepapelle", e nelle Sedie Musicali, dove la suspense e il ridere erano "pura gioia". Anche le figurine accendevano "rivalità e risate".
• Ponte tra Generazioni: I giochi di carte (briscola, scopa, tresette), imparati "di nascosto" dai grandi, fungevano da "ponte tra generazioni".
• L'Immensità del Valore: I giochi, pur potendo sembrare "ingenui" oggi, "custodiscono un valore immenso: quello della comunità, della fantasia e della semplicità".
In conclusione, la Creatività permetteva ai bambini di "superare la fatica della vita quotidiana" trasformando il poco in tanto, mentre la Comunità forniva il contesto essenziale per imparare a vivere, a ridere insieme, e a condividere le sfide.
 
PE-n1252-Milano-Rattin.xx - Questo scritto commemora l'installazione del sistema di illuminazione originale all'interno della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano,
 
rvg-025-rattin.mp3 - Questo scritto commemora l'installazione del sistema di illuminazione originale all'interno della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, concentrandosi sull'ingegnoso meccanismo di accensione noto come "El Ratin." Il progetto della Galleria, approvato nel 1862 e inaugurato nel 1867, fu opera dell'ingegnere bolognese Giuseppe Mengoni, la cui vita fu tragicamente interrotta da un incidente fatale alla fine del 1877. "El Ratin" era un carrello meccanico che correva su rotaie lungo la circonferenza della cupola per accendere i 600 lampioni a gas della Galleria, dimostrando una notevole innovazione ingegneristica prima dell'arrivo dell'elettricità. Il testo descrive dettagliatamente la costruzione, l'inaugurazione e i meccanismi del sistema di illuminazione, concludendo con il destino del "Ratin," messo a riposo dopo l'elettrificazione e ora conservato al Museo di Milano.
 
PE-n1253-rattin-Milano.mm - El Ratin della galleria Vittorio. Manuele.
 
El Ratin in Milano. El Ratin della galleria Vittorio. Manuele. Questo scritto vuole ricordare il primo impianto di illuminazione della galleria Vittorio Emanuele II Milano e in particolare l'ingegnoso sistema di accensione Massaré. Beh, per parlare del rain occorre andare un po' in del tempo e Sol dal 7 settembre del 1962 il Comune di Milan e decide di approva il progetto dell'ingegnere bolognese Giuseppe Mengoni, progetto che riguardava la costruzione della galleria Vittorio Emanuele II in Milano. In stess anincia tra Jo che è lì in turnna e fra questi anche i c i porti che di Figin 400 e l'isola del Rebecchin e il 7 de marzo del 1965 Vittoria Emanuele II e il metò la prima preia e il 15 del settembre del 1267 a l'inaugurazion finì festeggiamento alla presenza del re, del sindicarchetto di rappresentante della società inglese che l'aveva iniziale opera e del notar Alberti se permette alla popolazione di visitare la galleria e ammirà in tutta la sua bellezza l'intera opera dopo aver pizzato tutti i lampad a gas. I lampadi della cupola si impizzavan ad un strani intrachin un carel meccanic che correva su rotaia e faceva tutta la circonferenza della cupra e andando in presa contro una scia de feniva assicurata da uno stupino imbevu contro un liquido infiammabile e pinzava i bechit di lampada gas e stenades subito chiamatin per via dalla similitudine i misur del latin eran quinta centimetri di altezza, des di larghezza e 50 di lunghezza. Avevam portato il diretturnic di Laura del galleria Giuseppe Chizolini e un operario dell'officina del gas Battista Morandi. I du aveva messo in sema un vero e proprio Giel meccanic contanto del sistema del controllo della velocità della frenada di per i curvi e de ma anche gli antivent in grandi occasion ai 600 fug a gas che la galleria se ne giuntava di altente e ratin funziona par da sdolan per arrivare l'elettricità il ratin la dov andare in deposit e in un fa veder al museo da Milan in quel gennar del 1274 una tremenda grandinata desf della cupola e il t della galleria rimosturà avvenì in febbraio 1978 in del tempo che si lavorava per sistemarsi un del tech e della cupera Vers verse la del dicembre del 1277 l'architetto il Mengoni che andadura per controllare laurà e il burlagù il proprio nella zona dell'arco d'entrata in galleria dalla parte del dom. I giornali de Kemp là parlavano dei suicidi o peggiam dei omicidi. Certe leche pesanti erano in perplessità incidente sul laurà chi i dubbi sa fanno am più importante e propria lui che prima di tutte si preoccupava della sicurezza di sua maestranza, si tramanda che in quell'isolato si trovasse l'usteria detta del Rebecchino, cioè del suonatore della Rebecca o Rebecca. Strumento musicale ad arco tipo viola. www.reigio.it e la storia continua.
 
PE-n01254-sistema-massare.mm - Discussione Sistema Massaré.
 
Il Sistema Massaré è descritto nelle fonti come un ingegnoso sistema di accensione utilizzato per illuminare la Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.
Punti chiave riguardanti il Sistema Massaré:
1. Funzione e Contesto Storico: Il sistema Massaré era specificamente progettato per l'accensione dei lampioni a gas (lampad a gas) della Galleria Vittorio Emanuele II. La galleria fu inaugurata il 15 settembre 1867, dopo che Vittorio Emanuele II pose la prima pietra il 7 marzo 1865.
2. Il Meccanismo (El Ratin):
   - Il sistema era un dispositivo meccanico che fu subito soprannominato "El Ratin" (Il Topo) per via della sua somiglianza.
   - Questo meccanismo era cruciale per l'accensione dei lampioni posti nella cupola.
   - Il Ratin consisteva in un carrello meccanico (un carel meccanic) che correva su rotaia lungo l'intera circonferenza della cupola (tutta la circonferenza della cupra).
   - Funzionava andando "in presa" contro una striscia (scia de feniva) assicurata da uno stoppino (stupino) imbevuto in un liquido infiammabile.
   - Il contatto accendeva i becchi dei lampioni a gas (pinzava i bechit di lampada gas).
3. Design e Sviluppo:
   - Le misure del Ratin erano: 15 centimetri di altezza, 10 di larghezza e 50 di lunghezza.
   - Il sistema fu messo a punto dal direttore unico dei lavori della galleria, Giuseppe Chizolini, insieme a Battista Morandi, un operaio dell'officina del gas.
   - Essi crearono un vero e proprio "gioco meccanico" che includeva un sistema per il controllo della velocità e della frenata nelle curve, e persino degli "antivent" (paravento).
   - In occasioni speciali, il Ratin operava per accendere i 600 fuochi a gas della galleria.
4. Durata e Conservazione:
   - Il Ratin funzionò per un certo periodo ("da sdolan").
   - Quando arrivò l'elettricità, il Ratin fu messo in deposito (dov andare in deposit).
   - Oggi è esposto e visibile presso il Museo di Milano.
 
PE-n1255-galleria-Emanuele.mm - Discussione: Galleria Vittorio Emanuele.
 
Certamente, posso discutere la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano basandomi sulle informazioni disponibili nelle fonti, in particolare per quanto riguarda la sua costruzione e l'originale sistema di illuminazione.
La Galleria Vittorio Emanuele II a Milano è un'opera di importanza storica, di cui le fonti menzionano i seguenti dettagli:
 
1. Contesto e Avvio dei Lavori:
   - Nel settembre del 1862, il Comune di Milano approvò il progetto dell'ingegnere bolognese Giuseppe Mengoni per la costruzione della Galleria.
   - Nello stesso anno, iniziarono i lavori che interessarono anche l'area circostante, inclusi i portici di Figin 400 e l'Isola del Rebecchin.
   - La prima pietra fu posata da Vittorio Emanuele II il 7 marzo 1865.
 
2. Inaugurazione e Illuminazione:
   - L'inaugurazione della Galleria avvenne il 15 settembre 1867.
   - I festeggiamenti si tennero alla presenza del Re, del sindaco, del rappresentante della società inglese che aveva iniziato l'opera e del notaio Alberti.
   - In quell'occasione, fu permesso alla popolazione di visitare la Galleria e ammirare la sua bellezza dopo che tutti i lampioni a gas (lampad a gas) erano stati accesi.
 
3. Il Sistema di Accensione Originale (Sistema Massaré / El Ratin):
   - Per l'illuminazione dei lampioni della cupola (i lampadi della cupola), fu utilizzato un ingegnoso sistema di accensione chiamato Sistema Massaré, noto anche come "El Ratin" (Il Topo).
   - Il soprannome "El Ratin" derivava dalla sua similitudine.
   - Il meccanismo era un carrello meccanico (un carel meccanic) che correva su rotaia lungo tutta la circonferenza della cupola (tutta la circonferenza della cupra).
   - Funzionava andando "in presa" (in presa) contro una striscia (scia de feniva) assicurata da uno stoppino (stupino) imbevuto in un liquido infiammabile, che accendeva i becchi dei lampioni a gas (pinzava i bechit di lampada gas).
   - Le sue misure erano: 15 centimetri di altezza, 10 di larghezza e 50 di lunghezza.
   - Il sistema fu messo a punto da Giuseppe Chizolini, il direttore unico dei lavori della galleria, e da Battista Morandi, un operaio dell'officina del gas.
   - I due crearono un vero e proprio "gioco meccanico" con sistemi per il controllo della velocità e della frenata in curva e anche degli "antivent" (paravento).
   - In occasioni speciali, il Ratin era operativo per accendere i 600 fuochi a gas della galleria.
   - Il Ratin funzionò per un certo periodo (par da sdolan), ma con l'arrivo dell'elettricità, fu messo in deposito (dov andare in deposit). Attualmente, è esposto al Museo di Milano.
 
4. Episodi Successivi e la Morte di Mengoni:
   - Nel gennaio 1874, una tremenda grandinata danneggiò la cupola e il tetto della galleria.
   - Mentre erano in corso i lavori di riparazione del tetto e della cupola (febbraio 1878), l'architetto Mengoni cadde (o fu buttato giù) nella zona dell'arco d'entrata della galleria, dalla parte del Duomo.
   - I giornali dell'epoca parlarono di suicidio o, peggio, di omicidio. C'era perplessità se fosse stato un incidente sul lavoro, poiché lo stesso Mengoni si preoccupava particolarmente della sicurezza delle maestranze.
   - Si tramanda che in quell'isolato si trovasse l'osteria detta "del Rebecchino" (ovvero, del suonatore di Rebecca, uno strumento musicale ad arco tipo viola).
 
PE-n1256-Giuseppe-Mengoni.mm - Discussione: Progetto Giuseppe Mengoni.
 
Il Progetto Giuseppe Mengoni si riferisce alla concezione e alla costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Mengoni è identificato nelle fonti come l'ingegnere bolognese il cui progetto fu approvato.
Ecco i dettagli del suo progetto e del suo ruolo, secondo le fonti:
 
1. Approvazione e Inizio dei Lavori:
   - Il 7 settembre 1862, il Comune di Milano approvò il progetto presentato dall'ingegnere Giuseppe Mengoni per la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II.
   - Nello stesso anno, iniziarono i lavori, i quali interessarono anche l'area circostante, inclusi i portici di Figin 400 e l'Isola del Rebecchin.
   - La prima pietra fu posta dal re Vittorio Emanuele II il 7 marzo 1865.
 
2. Inaugurazione e Illuminazione:
   - L'inaugurazione ufficiale della Galleria avvenne il 15 settembre 1867.
   - Durante i festeggiamenti, alla presenza del re, del sindaco, del rappresentante della società inglese che aveva avviato l'opera e del notaio Alberti, fu permesso alla popolazione di visitare la Galleria.
   - L'opera fu ammirata in tutta la sua bellezza dopo l'accensione di tutti i lampioni a gas. I lampioni della cupola venivano accesi tramite l'ingegnoso Sistema Massaré, soprannominato "El Ratin".
 
3. Eventi Successivi e la Morte di Mengoni:
   - La Galleria subì danni nel gennaio del 1874, quando una tremenda grandinata ne sfasciò la cupola e il tetto.
   - Nel febbraio 1878, mentre erano in corso i lavori di sistemazione e riparazione del tetto e della cupola, l'architetto Mengoni cadde (o fu buttato giù) nella zona dell'arco d'entrata della Galleria, dalla parte del Duomo.
   - La sua morte fu oggetto di grande dibattito; i giornali dell'epoca parlavano di suicidio o peggio, omicidio. Vi era molta perplessità riguardo alla possibilità di un incidente sul lavoro, poiché Mengoni era noto per preoccuparsi in particolar modo della sicurezza delle sue maestranze.
   - Si tramandava che in quell'isolato si trovasse l'osteria detta "del Rebecchino" (ovvero, del suonatore della Rebecca, uno strumento musicale ad arco tipo viola).
 
PE-n1257-inaugurazione-galleria.mm - Discussione: Inaugurazione galleria.
 
Certamente, basandomi sulle fonti fornite, l'inaugurazione della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano fu un evento significativo e ben documentato:
 
1. Data dell'Inaugurazione:
   - L'inaugurazione della Galleria avvenne il 15 settembre 1867.
   - Questo evento seguì la posa della prima pietra da parte di Vittorio Emanuele II il 7 marzo 1865.
   - Il progetto della Galleria, ideato dall'ingegnere bolognese Giuseppe Mengoni, era stato approvato dal Comune di Milano il 7 settembre 1862.
 
2. Cerimonia e Partecipanti:
   - L'inaugurazione fu accompagnata da festeggiamenti.
   - Alla cerimonia erano presenti figure importanti, tra cui il Re (Vittorio Emanuele II), il sindaco, il rappresentante della società inglese che aveva iniziato l'opera, e il notaio Alberti.
3. Ammissione del Pubblico e Illuminazione:
 
   - Dopo i festeggiamenti, fu permesso alla popolazione di visitare la Galleria.
   - L'intera opera fu ammirata "in tutta la sua bellezza" dopo che tutti i lampioni a gas (lampad a gas) erano stati accesi.
 
4. L'Innovazione dell'Accensione (Sistema Massaré):
   - Un elemento chiave legato all'inaugurazione e al funzionamento iniziale della Galleria fu il suo ingegnoso sistema di illuminazione. I lampioni a gas posti nella cupola (i lampadi della cupola) venivano accesi tramite un meccanismo strano (strani intrachin) soprannominato "El Ratin" (Sistema Massaré).
   - Questo sistema era un carrello meccanico (carel meccanic) che correva su rotaia lungo l'intera circonferenza della cupola.
   - Il Ratin, messo a punto da Giuseppe Chizolini (direttore unico dei lavori) e dall'operaio del gas Battista Morandi, consisteva in un "gioco meccanico" che si innescava (andando in presa) contro una striscia (scia de feniva) assicurata da uno stoppino (stupino) imbevuto di un liquido infiammabile, accendendo così i becchi dei lampioni a gas.
   - In occasioni di grande rilievo, come presumibilmente l'inaugurazione, questo sistema era utilizzato per accendere i 600 fuochi a gas della Galleria.
 
PE-n1258-incidente-Mengoni.mm - Discussione: Incidente Mengoni.
 
Rispondendo alla sua richiesta di discutere l'Incidente Mengoni, le fonti  forniscono dettagli sulla morte improvvisa e controversa dell'ingRispondendo alla sua richiesta di discutere l'Incidente Mengoni, le fonti forniscono dettagli sulla morte improvvisa e controversa dell'ingegnere Giuseppe Mengoni, progettista della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano.
 
I punti chiave relativi all'incidente sono:
1. Contesto e Data:    - L'incidente avvenne nel febbraio 1878.    - In quel periodo, erano in corso i lavori di sistemazione e riparazione del tetto e della cupola della Galleria, che era stata danneggiata da una tremenda grandinata nel gennaio del 1874.
 
2. L'Evento:    - L'architetto Mengoni si trovava in Galleria.    - Si tramanda che fosse andato lì per controllare i lavori.    - Mengoni cadde (o fu buttato giù, burlagù) proprio nella zona dell'arco d'entrata della Galleria, dalla parte del Duomo.
 
3. Dibattito e Controversia:    - La sua morte suscitò un grande scalpore e dibattito all'epoca.    - I giornali del tempo (I giornali de Kemp là) parlavano di suicidio o, peggio, di omi idio.    - Vi era molta perplessità (certi leche pesanti erano in perplessità) sul fatto che potesse essere stato un incidente sul lavoro.    - I dubbi erano resi ancora più importanti dal fatto che era proprio Mengoni che, prima di tutti, si preoccupava della sicurezza delle sue maestranze (si preoccupava della sicurezza di sua maestranza).
 
4. Dettagli Aggiuntivi del Luogo:    - Si tramanda che nell'isolato dove avvenne la caduta si trovasse l'osteria detta "del Rebecchino", ovvero l'osteria del suonatore della Rebecca (o Rebecca), uno strumento musicale ad arco tipo viola. In sintesi, la fine di Giuseppe Mengoni nel 1878, avvenuta durante i lavori di riparazione della Galleria da lui progettata, fu un evento tragico e circondato dal mistero, con le fonti che citano speculazioni di suicidio o omicidio.
 
PE-n1259-famiglia-Lampugnani.mm - le drammatiche conseguenze subite dalla famiglia Lampugnani in seguito all'assassinio del Duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476,
 
Il brano esamina le drammatiche conseguenze subite dalla famiglia Lampugnani in seguito all'assassinio del Duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476, un evento che scatenò un'ondata di orrore e repressione a Milano. A causa del coinvolgimento di Giò Andrea Lampugnani nella congiura, il casato subì inquisizioni e vessazioni camerali, spingendo i membri innocenti a tentare disperatamente di dissociarsi dall'uccisore, talvolta ricorrendo a testimonianze fasulle che sostenevano che il ramo del congiurato non fosse in realtà un Lampugnani. La fonte rivela anche come l'intransigenza del governo costrinse persino i parenti innocenti a dimettersi e come le successive vicende politiche, inclusa la caduta degli Sforza e l'esilio volontario di Oldrado e Cristoforo Lampugnani, portarono alla confisca temporanea di alcuni loro beni, anche se non del Castello di Legnano, venduti a un parente stretto in un atto di apparente clemenza o lungimiranza politica. QGLA199-castello-6270-7062.mp3
 
PE-n1260-Casato-Lampugnani.mm - Il Casato Lampugnani in ribasso temporaneo per l'uccisione del Duca.
 
Il Casato Lampugnani in ribasso temporaneo per l'uccisione del Duca. Dopo la tragica fine del duca Galeazzo Maria Sforza, nel giorno di Santo Stefano del 1476 per opera di tre nobili congiurati che erano i Visconti, gli Olgiati e Lampugnani, tutti appartenenti alle rinnomate famiglie milanesi, mentre un senso di orrore aveva pervaso la città e campagne, ad una sinistra luce cadeva su tutti i membri di tale famiglie, ancorché innocenti. Il governo duale aveva iniziato una dura revisione della posizione dei singoli. Anche i lampugnani dovettero sottostare a inquisizioni e vessazioni camerali, quindi ogni ramo d'essi si sforzava per tagliar corto, di dimostrare che di non avere neppure affinità di sangue, benché portasse la stessa parentela dell'uccisore. Vi furono casi di ripudio della propria parentela con strataggiemme originali anche da parte di membri autorevoli ed il più curioso è quello illustrato da un documento riportato in allegato per il quale si teneva a salvare la propria casata, creando o cercando di dimostrare che il ramo dei lampugnani dell'uccisore non era dei lampugnani, ma andava chiamato litti. Lo traduciamo brevemente più avanti. Il governo era stato così intransigente che persino il magnifico principale ambasciatore alla Spezia aveva dovuto lasciare immediatamente la carica, solo colpevole di essere fratello dell'uccisore. Il giò Andrea Lampugnani, congiurato ed esecutore principale, non aveva speciali relazioni con Legnano, per quanto si consta.
 
Egli aveva i suoi interessi sulla badia di Morimondo e fu precisamente per la non curanza che il du aveva dimostrato suo riguardo nel non appoggiarlo in certe contese economiche e che su tale abbazia egli aveva contro il vescovo di Como, che egli gli si innemicò sino a con a congiungersi con logiati e il visconti per trucidarlo. Il principale invece aveva relazioni con Legnano perché vi possedeva dei beni ieri e precisamente intorno al castello, visto che essi erano irrigati con le acque dell'Olona. La loro ubicazione fa ritenere che si tratti di una qualche parte del possesso lasciato a Londrado da Londrado II che malgrado le disposizioni testamentarie non ne viavano la divisione, aveva già subito qualche spartizione. Fra gli interrogatori che l'autorità eseguiva per accertare le Ali ramificazioni dei congiurati. Troviamo dunque questo. Depongono alcuni testi che Pietro, detto da L'Ampugnano, padre di Princip Valle, e di quello scellerato che sconvolse l'ordine in Milano non fosse di quella famiglia, ma dei litti e che assunse tale cognome per un favore procurategli dal magnifico Oldrado da Lampugnano. Pietro e Princisvalle avevano anche essi dei suffissi nobiliari, ma in questo momento in cui ci si arriva a dubitare della loro integrità morale gli sono omessi intenzionalmente. Continua il testo. Tali testi sono Giovanni da Lampugnano del Fu Erasmo, abitante in parrocchia Santa Babila, commissario ducale a Novara e nobile Giovanni da Lampugnano del Fu Ambrogio, abitante in San Pietro della vigna. Disse poi Ambrogio de Cagnoli, del fu Andreolo, di essere a conoscenza di aver sentito dire dal defunto padre suo che il sapiente dottore in ambo leggi Pietro da Lampugnano, che era del collegio dei 12 di provvisione di Milano, nacque con riverenza da un petto. Infatti, mentre portavano la tumolazione un bambino ritenuto morto. I parenti udirono mentre si stava per calarlo nella fossa, un petto. E avendo avuta la sensazione sicura che era partito dal presunto morto, decisero di aprire il feretro. Constatato che il morto viveva, lo portarono a casa, ove, dopo le adeguate cure riprese vita regolare e sposatosi gli nacque poi anche il Pietro predetto. Da qui la testimonianza di mio padre che il Pietro fosse nato da un petto. Lodrado Lampugnani si interessò tanto di questo giovane sino a farlo chiamare col suo cognome, ma egli non era Lampugnani, bensì un litti.
 
Noi crediamo che tutta questa storia faccia segnatamente su qualche scambio fra persone, fidandosi su una omonimia quasi perfetta e sul fatto che esse erano mai lontane del tempo e defunte come puro lontano era ciò per portare in errore l'autorità inquirente, ma il gioco non valse, costa da vari atti qui allegati che l'oldrado avesse una predilazione per un Pietro Lampugnani che levò a suo segretario e collaboratore. Ma questi non era il figlio del fu Giovanni, non era il padre del suo nipote principale e dello scellerato Giò Andrea, il cui padre fu Pietro Lampugnani, fu Uberto. Tale Pietro, fu Giovanni non è preso in causa dalla curiosa izione, mentre Del Pietro fuerto, troppi documenti confermano la legale origine. Fu dunque anche una falsa e ben originale deposizione. Non possiamo quindi sulle vicende passate in tal periodo dalle famiglie imparentate dai nobili congiurati. In taluo è di una straordinaria efficacia il volume di Bortolo Bellotti Olgiati sopraccitato. Un lavoro storico che merita di essere letto dai legnanesi. Oltrado II è Cristoforo Lampugnani, esiliato in Francia con la presenza di Ludovico Moro nel 1499, esiliato in Francia per l'avvento di Luigi X, re di Francia. Al Ducato milanese Oldrado e Cristofero Lampugnani, figli di Giò Andrea, padroni del castello di Legnano e fedeli sostenitori degli sforza, essi subirono le sorti dei loro signori, confisca dei beni ed esilio. In vero, il loro esilio va considerato volontario, quali facenti parte del seguito che Ludovico si scelse per la sua compagnia a Parigi, ma la confisca dei beni Vi sono documenti certi. La reggia Camera vendette i beni confiscati a Bernabò Visconti del Fu Azzone, un loro zio che si era presentato all'asta. I lampugnani edi milanesi dovevano sapere o speravano in segreto che l'avvento francese dovesse essere di breve durata, ma nelle amministrazioni dello Stato l'appellativo di Ducale era Sì, stato sostituito con quello di Regio don più ducale, ma l'animo era rimasto ducale. Così solo si può spiegare che la reggia Camera vendesse i beni ad uno stretto parente dei confiscati, cioè Bernò Visconti, che era fratello della loro madre Lucereia Visconti. Ed infatti quando nel 1507 Ludovico ritorna sia pur fuga al potere. Olrado e Cristoforo, pure rientrati in Milano, riacquistano i beni di Bernabò Visconti, sbursando scudi 1200. L'azione di Confisca non si non si era però estesa a Castello di Legnano, ma solo su alcuni beni legnanesi. Non sappiamo il perché di ciò. Forse non tutti gli atti relativi giunsero a nostra conoscenza. Dobbiamo ritenere che sia stato durante l'assenza dello nell'esilio che il castello ha sofferto l'incendio fatto appiccare dal capitano Teodoro Trivulzio, condottiero dei francesi e da Ceremo nemico dei Lampugnani
 
PE-n1261-assassinio-Sforza.mm - Discussione: Assassini duca Sforza.
 
La discussione sull'assassinio del Duca Sforza, basata sui documenti forniti, si concentra principalmente sulle conseguenze che l'atto ebbe sulla famiglia dei congiurati, in particolare i Lampugnani.
L'Uccisione del Duca Galeazzo Maria Sforza
L'evento tragico riguardò la fine del duca Galeazzo Maria Sforza. L'uccisione avvenne nel giorno di Santo Stefano del 1476.
I responsabili furono tre nobili congiurati appartenenti a rinomate famiglie milanesi:
1. I Visconti.
2. Gli Olgiati.
3. I Lampugnani (o Lampugnani/Lampognani).
 
Il principale congiurato ed esecutore fu Giò Andrea Lampugnani.
Il Movente
 
La causa che portò Giò Andrea Lampugnani a congiurare con gli Olgiati e i Visconti per trucidare il Duca fu legata a contese economiche.
Giò Andrea aveva i suoi interessi sulla badia di Morimondo. La sua inimicizia verso il Duca nacque dalla noncuranza che il Duca aveva dimostrato nel non appoggiarlo in queste contese che egli aveva contro il vescovo di Como relative a tale abbazia.
Le Conseguenze per i Congiurati
L'uccisione suscitò un senso di orrore che pervase la città e le campagne. A causa di questo crimine, una sinistra luce cadde su tutti i membri delle famiglie dei congiurati, anche su quelli ritenuti innocenti.
Il governo duale (ducale) rispose con estrema durezza, avviando una dura revisione della posizione dei singoli.
 
Le conseguenze furono immediate e drastiche, specialmente per i Lampugnani:
1. Inquisizioni e Vessazioni: Anche i Lampugnani dovettero sottostare a inquisizioni e vessazioni camerali.
2. Esilio di Parenti: Il governo fu così intransigente che persino il magnifico principale ambasciatore alla Spezia fu costretto a lasciare immediatamente la carica, solo per essere fratello dell'uccisore.
3. Disgrazia del Casato: La Casata Lampugnani cadde in disgrazia.
Tentativi di Dissociazione (I Litti)
Per sfuggire alle conseguenze, ogni ramo della famiglia Lampugnani si sforzò di dimostrare di non avere neppure affinità di sangue con l'uccisore, benché portassero la stessa parentela.
Vi furono casi autorevoli di ripudio della propria parentela con stratagemmi originali. Il caso più curioso, documentato, fu il tentativo di salvare la propria casata cercando di dimostrare che il ramo dei Lampugnani dell'uccisore non era effettivamente Lampugnani, ma doveva essere chiamato Litti.
Alcuni testimoni deposero che Pietro, detto da L'Ampugnano, padre di Princisvalle e del "scellerato che sconvolse l'ordine in Milano" (Giò Andrea), fosse in realtà un Litti. Assunse il cognome Lampugnano grazie a un favore procuratogli dal magnifico Oldrado da Lampugnano. La testimonianza si basava su una storia singolare secondo cui Pietro nacque da un "petto" (un suono emesso da un bambino ritenuto morto durante la tumulazione), per cui Lodrado Lampugnani si interessò a lui sino a fargli assumere il suo cognome, ma "egli non era Lampugnani, bensì un litti".
Tuttavia, gli autori dei testi credono che questa storia fosse una manovra orchestrata, basata su qualche scambio di persona e un'omonimia quasi perfetta, per portare in errore l'autorità inquirente, ma tale stratagemma non ebbe successo ("il gioco non valse"). I documenti confermarono infatti che il padre del "scellerato Giò Andrea" era Pietro Lampugnani, figlio di Uberto (Pietro, fu Uberto), confermando la sua legale origine, e che la deposizione era "falsa e ben originale".
Un lavoro storico che tratta delle vicende passate in quel periodo dalle famiglie imparentate con i nobili congiurati, specificatamente gli Olgiati, è il volume di Bortolo Bellotti Olgiati.
 
PE-n1262-congiura-Lampugnani.mm - Discussione: Congiura Lampugnani Visconti.
 
La Congiura Lampugnani Visconti fa riferimento all'atto culminante della cospirazione che portò all'assassinio del Duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476.
Questa cospirazione vide la partecipazione di membri di alcune delle più rinomate famiglie milanesi, tra cui appunto i Lampugnani e i Visconti.
 
L'Assassinio e i Congiurati
L'atto fu consumato nel giorno di Santo Stefano del 1476. I tre nobili congiurati erano rappresentanti delle famiglie:
1. Visconti.
2. Olgiati.
3. Lampugnani.
Il principale congiurato ed esecutore materiale dell'assassinio fu Giò Andrea Lampugnani.
Il Movente di Giò Andrea Lampugnani
Il movente primario che spinse Giò Andrea Lampugnani a congiurare con gli Olgiati e i Visconti per trucidare il Duca era di natura economica.
Giò Andrea aveva interessi specifici sulla badia di Morimondo. La sua inimicizia verso il Duca Sforza nacque dal fatto che il Duca aveva dimostrato noncuranza nel non appoggiarlo in determinate contese economiche che egli aveva contro il vescovo di Como relative a tale abbazia.
Le Conseguenze per i Lampugnani e il Legame con i Visconti
L'uccisione del Duca suscitò un profondo senso di orrore in città e nelle campagne. Una sinistra luce cadde su tutti i membri delle famiglie dei congiurati, anche su coloro che erano ritenuti innocenti.
Il governo duale rispose avviando una dura revisione della posizione dei singoli. I Lampugnani, in particolare, dovettero sottostare a inquisizioni e vessazioni camerali. L'intransigenza del governo fu tale che anche il magnifico principale ambasciatore alla Spezia fu costretto a lasciare immediatamente la sua carica, essendo colpevole solo di essere fratello dell'uccisore (Giò Andrea Lampugnani).
La relazione tra le due famiglie, Lampugnani e Visconti, non era solo criminale ma anche matrimoniale, e ciò ebbe ripercussioni chiare sulle generazioni successive:
• Lucrezia Visconti era la madre di Oltrado II e Cristoforo Lampugnani, e quindi il loro zio materno era Bernabò Visconti del Fu Azzone.
• Quando i beni dei Lampugnani furono confiscati in seguito all'esilio (successivo alla caduta di Ludovico il Moro, ma legato alla loro fedeltà agli Sforza, una famiglia che i Lampugnani avevano precedentemente offeso con l'assassinio), fu proprio Bernabò Visconti, stretto parente dei confiscati (fratello della loro madre), ad acquistare i beni venduti dalla Regia Camera.
• Questa vendita a un parente stretto dei confiscati (Bernabò Visconti) si spiega con la speranza segreta o la consapevolezza da parte degli eredi milanesi che l'avvento francese sarebbe durato poco, e che l'animo delle amministrazioni era rimasto "ducale" (nonostante il cambio in "regio"). Infatti, quando Oltrado e Cristoforo Lampugnani tornarono in Milano, riacquistarono i beni da Bernabò Visconti sborsando 1200 scudi.
 
Tentativi di Dissociazione della Famiglia Lampugnani
Per cercare di sfuggire alle severe conseguenze che cadevano sulla loro Casata, ogni ramo della famiglia Lampugnani si sforzò di dimostrare di non avere neppure affinità di sangue con l'uccisore, benché portassero la stessa parentela.
Vi fu un tentativo documentato di salvare la casata cercando di dimostrare che il ramo dei Lampugnani dell'uccisore andava chiamato Litti, non Lampugnani. La deposizione, ritenuta falsa e originale, sosteneva che Pietro, padre dello "scellerato che sconvolse l'ordine in Milano" (Giò Andrea), fosse in realtà un Litti che aveva assunto il cognome Lampugnano grazie a un favore di Oldrado da Lampugnano. Questo stratagemma, tuttavia, non ebbe successo, poiché i documenti confermavano la legale origine di Pietro Lampugnani, figlio di Uberto.
 
PE-n1263-confisca-beni.mm - Discussione: Confisca beni esilio.
 
Certamente. La discussione sulla Confisca dei beni e l'Esilio si riferisce principalmente alle conseguenze che toccarono i membri della famiglia Lampugnani, in particolare Oldrado II e Cristoforo, in seguito alla caduta di Ludovico il Moro e all'avvento francese nel Ducato milanese.
È importante distinguere l'esilio/confisca post-1499, che colpì Oldrado II e Cristoforo, dall'esilio e dalle vessazioni camerali che seguirono l'assassinio del Duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476.
Conseguenze Immediate Dopo l'Assassinio (1476)
In seguito all'uccisione del Duca Galeazzo Maria Sforza, compiuta nel giorno di Santo Stefano del 1476 da Giò Andrea Lampugnani (il principale congiurato ed esecutore), insieme a Olgiati e Visconti:
• Il governo ducale iniziò una dura revisione della posizione dei singoli.
• I Lampugnani dovettero sottostare a inquisizioni e vessazioni camerali.
• L'intransigenza del governo fu estrema: persino il magnifico principale ambasciatore alla Spezia, fratello dell'uccisore Giò Andrea Lampugnani, fu costretto a lasciare immediatamente la carica.
Queste conseguenze immediate sulla Casata Lampugnani non vengono esplicitamente definite come "confisca totale dei beni" in questo momento, ma piuttosto come vessazioni camerali e una generale caduta in disgrazia.
 
Confisca dei Beni ed Esilio Sotto Luigi XII (1499)
La confisca dei beni e l'esilio di cui si trova documentazione certa e dettagliata avvennero più tardi, nel 1499, in seguito al cambio di potere nel Ducato di Milano:
• Esiliati: Oldrado II e Cristoforo Lampugnani, figli di Giò Andrea (l'assassino del Duca), furono i principali colpiti.
• Causa dell'Esilio/Confisca: Essi erano i padroni del castello di Legnano e fedeli sostenitori degli Sforza. Quando Ludovico il Moro cadde e vi fu l'avvento di Luigi XII, Re di Francia, al Ducato milanese nel 1499, Oldrado e Cristoforo subirono le sorti dei loro signori.
• Natura dell'Esilio: Sebbene l'esito fosse la perdita dei beni, l'esilio di Oldrado II e Cristoforo è considerato volontario, in quanto facevano parte del seguito che Ludovico il Moro si scelse per la sua compagnia a Parigi. Oldrado II fece testamento a favore del figlio Ferdinando prima di partire, il 10 novembre 1507.
 
La Confisca e la Vendita dei Beni
Per quanto riguarda la confisca dei beni, vi sono documenti certi che attestano questo evento:
• La Regia Camera vendette i beni confiscati.
• L'acquirente fu Bernabò Visconti del Fu Azzone.
• Bernabò Visconti era uno stretto parente dei confiscati, in quanto era fratello della loro madre, Lucrezia Visconti.
Questa vendita a un parente stretto è un fatto notevole:
• Si spiega con la possibilità che gli eredi milanesi (i Lampugnani) sapessero o sperassero in segreto che l'avvento francese dovesse essere di breve durata.
• Nonostante la sostituzione dell'appellativo "Ducale" con "Regio" nelle amministrazioni, l'animo delle amministrazioni era rimasto "ducale". Solo così si può spiegare che la Regia Camera vendesse i beni a un parente stretto.
 
Il Riacquisto dei Beni
Quando Ludovico Sforza ritornò al potere (sia pure "in fuga") nel 1507 (o 1508, dopo la sua morte), Oldrado e Cristoforo Lampugnani rientrarono a Milano.
• Essi riacquistarono i beni da Bernabò Visconti.
• Per il riacquisto, sborsarono 1200 scudi.
I Beni Interessati
È importante notare che l'azione di confisca non si estese al Castello di Legnano, ma riguardò solo alcuni beni legnanesi. Non è noto il motivo per cui non tutti gli atti relativi giunsero a conoscenza degli autori, ma ciò potrebbe essere collegato anche al fatto che il castello fosse stato precedentemente donato all'Oldrado I da Filippo Maria Visconti.
Durante l'assenza e l'esilio dei Lampugnani, il castello subì un incendio, fatto appiccare dal capitano Teodoro Trivulzio, condottiero dei francesi e nemico dei Lampugnani.
 
PE-n1264-controversia-cognome.mm - Discussione: Controversia cognome Litti.
 
Certamente. La Controversia sul cognome Litti è un episodio singolare emerso durante le inquisizioni condotte dalle autorità milanesi inCertamente. La Controversia sul cognome Litti è un episodio singolare emerso durante le inquisizioni condotte dalle autorità milanesi in seguito all'assassinio del Duca Galeazzo Maria Sforza nel 1476. L'obiettivo di questa controversia era dissociare il ramo della famiglia Lampugnani coinvolto nell'omicidio dal resto del casato.
Ecco una discussione dettagliata basata sulle fonti:
 
Origine della Controversia
Dopo la tragica fine del Duca Galeazzo Maria Sforza, avvenuta nel giorno di Santo Stefano del 1476 per opera di tre nobili congiurati, tra cui i Lampugnani, un senso di orrore pervase la città.
Una sinistra luce cadde su tutti i membri delle famiglie dei congiurati, anche su coloro ritenuti innocenti. Il governo duale iniziò una dura revisione della posizione dei singoli. Per sfuggire alle conseguenze, i Lampugnani dovettero sottostare a inquisizioni e vessazioni camerali.
Di conseguenza, ogni ramo della famiglia si sforzò di dimostrare di non avere neppure affinità di sangue con l'uccisore, benché portassero la stessa parentela.
 
Lo Stratagemma Litti
Il tentativo più curioso di ripudiare la parentela e salvare la casata fu quello di cercare di dimostrare che il ramo dei Lampugnani dell'uccisore, Giò Andrea Lampugnani (il congiurato ed esecutore principale), non appartenesse in realtà ai Lampugnani, ma dovesse essere chiamato Litti.
Questo stratagemma originale fu illustrato da un documento emerso durante gli interrogatori condotti dalle autorità:
1. Deposizione dei Testimoni: Alcuni testimoni deposero che Pietro, detto da L'Ampugnano, padre di Princisvalle e del "scellerato che sconvolse l'ordine in Milano" (Giò Andrea), non fosse di quella famiglia (Lampugnani), ma dei Litti.
2. L'Origine del Cognome Lampugnano: Secondo la deposizione, Pietro assunse il cognome Lampugnano grazie a un favore procuratogli dal magnifico Oldrado da Lampugnano.
3. La Storia di Pietro "Nato da un Petto": Per supportare questa tesi, si ricorse a una narrazione singolare: un certo Pietro (che in realtà era il sapiente dottore in ambo leggi Pietro da Lampugnano, del collegio dei 12 di provvisione di Milano) nacque, "con riverenza", da un "petto". Mentre un bambino, ritenuto morto, veniva portato alla tumulazione, i parenti udirono un "petto" (un suono) proprio mentre stavano per calarlo nella fossa.
4. L'Intervento di Oldrado: Constatato che il presunto morto viveva, lo riportarono a casa e, dopo le cure, riprese una vita normale. Quando si sposò, gli nacque il Pietro in questione. Il padre di uno dei testi disse di essere a conoscenza che il Pietro fosse nato "da un petto". Per questo motivo, Lodrado Lampugnani si interessò a questo giovane sino a fargli assumere il suo cognome, ma, secondo il racconto, "egli non era Lampugnani, bensì un litti".
 
Esito della Controversia
Gli autori dei testi ritengono che l'intera storia fosse orchestrata, basandosi su qualche scambio fra persone, su una omonimia quasi perfetta e sulla distanza temporale degli eventi (erano "lontane del tempo e defunte"). Lo scopo era quello di portare in errore l'autorità inquirente.
Tuttavia, "il gioco non valse":
• Documenti allegati confermarono che, sebbene Oldrado avesse una predilezione per un Pietro Lampugnani che levò a suo segretario e collaboratore, questi non era il padre dello "scellerato Giò Andrea".
• Il padre del "scellerato Giò Andrea" era invece Pietro Lampugnani, figlio di Uberto (fu Uberto).
• Troppi documenti confermavano la legale origine di Pietro fu Uberto.
La deposizione fu quindi considerata "falsa e ben originale". La controversia si chiuse dunque con la conferma dell'appartenenza del ramo di Giò Andrea alla famiglia Lampugnani.
 
PE-n1265-vendita-riacquisto.mm - Discusssione:Vendita riacquisto beni.
 
Certamente. La discussione sulla Vendita e il Riacquisto dei beni si concentra sul periodo successivo all'esilio di Oldrado II e Cristoforo Lampugnani nel 1499, a causa della caduta di Ludovico il Moro e dell'avvento francese nel Ducato di Milano.
 
La Confisca e la Vendita dei Beni (1499)
Oldrado II e Cristoforo Lampugnani, padroni del castello di Legnano e fedeli sostenitori degli Sforza, subirono le sorti dei loro signori: confisca dei beni ed esilio.
L'esilio, sebbene comportasse la perdita dei beni, è descritto come volontario, in quanto essi fecero parte del seguito di Ludovico il Moro verso Parigi. Oldrado II, ad esempio, fece testamento a favore del figlio Ferdinando prima di partire, il 10 novembre 1507.
La confisca dei beni è attestata da documenti certi:
1. L'Ente Venditore: La Regia Camera (l'amministrazione francese subentrata) vendette i beni confiscati.
2. L'Acquirente: L'acquirente fu Bernabò Visconti del Fu Azzone, il quale si presentò all'asta.
3. Il Legame Familiare: Bernabò Visconti era uno stretto parente dei confiscati: era il fratello di Lucrezia Visconti, madre di Oldrado e Cristoforo.
 
La Spiegazione della Vendita a un Parente
Il fatto che la Regia Camera vendesse i beni a un parente stretto dei confiscati è notevole e viene spiegato dalla persistenza di un "animo ducale" nell'amministrazione, nonostante il cambio di regime:
• Gli eredi milanesi (i Lampugnani) dovevano sapere o sperare in segreto che l'avvento francese dovesse essere di breve durata.
• Nelle amministrazioni dello Stato, sebbene l'appellativo "Ducale" fosse stato sostituito con "Regio", l'animo (l'atteggiamento) era rimasto ducale.
Questa logica è l'unica che spiega come la Regia Camera poté vendere i beni a Bernabò Visconti, uno stretto parente dei confiscati.
 
Il Riacquisto dei Beni
Il riacquisto dei beni avvenne in coincidenza con un cambiamento politico:
• Il Ritorno: Nel 1507 (o 1508, dopo la morte di Ludovico), quando Ludovico Sforza ritornò al potere (sia pure "in fuga"), Oldrado e Cristoforo rientrarono a Milano.
• La Transazione: Essi riacquistarono i beni da Bernabò Visconti.
• Il Prezzo: Per il riacquisto, Oldrado e Cristoforo sborsarono 1200 scudi.
Portata della Confisca
È importante sottolineare che l'azione di confisca e la successiva vendita e riacquisto non si estesero al Castello di Legnano. La confisca riguardò solo alcuni beni legnanesi.
Il castello di Legnano, durante l'assenza e l'esilio dei Lampugnani, subì comunque dei danni, poiché il capitano Teodoro Trivulzio (condottiero dei francesi e nemico dei Lampugnani) fece appiccare un incendio.
 
PE-1200-10
 
PE-n1266-cappelle-gentilizie.mm - appelle-gentilizie
 
Il testo esplora la storia e le caratteristiche di diverse cappelle gentilizie e private ancora esistenti a Legnano, focalizzandosi in particolare su quattro esempi significativi. La trattazione inizia con la Cappella di San Giorgio, la più antica, annessa al Castello Visconteo, evidenziandone i molteplici cambi di dedicazione nel corso dei secoli, l'utilizzo come oratorio privato e tomba di famiglia e le testimonianze archeologiche al suo interno. Successivamente, vengono descritte la Cappella di Casa Morganti, dedicata alla Madonna Assunta e frequentata un tempo anche da una comunità di monache, e la Cappella di Casa Mocchetti, costruita nel 1932 e notevole per il pregevole mosaico della Madonna del Buon Consiglio e la presenza di una copia della croce lobata del Carroccio. Infine, l'ultima sezione è dedicata alla Cappella dell'Istituto Barbara Melzi, fondata nel 1850 e poi spostata e riconsacrata nel 1952 alla fondatrice delle Canossiane, Maddalena di Canossa, che ha anche ricevuto importanti visite arcivescovili.
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Le cappelle gentilizie in residenze private e in un istituto religioso. La più antica è quella del castello Visconteo. Le altre tre sono parzialmente aperte al culto, le cappelle delle case Morganti e Mocchetti e la cappella dell'Istituto Barbara Melzi. Esaurite nella nostra trattazione le chiese parrocchiali e ausiliarie di Legnano, ci occupiamo delle cappelle gentilizie o private ancora esistenti nella nostra città e che sono una dozzina. Cominciamo dalla più antica, quella annessa al Castello Visconteo di Legnano, intitolata San Giorgio, anche se eh come vedremo qualche documento antico la menziona con altre denominazioni. Afferma infatti Marco Turri in profilo storico della città di Legnano e dice: "Tutto ci porta a credere che la chiesina del castello con quegli strani ambienti contorti e vecchissimi che li stanno a fianco sia sorta nel 1440 sulle fondazioni dell'antico convento. di San Giorgio, esistente prima del 1231 ed a lungo tempo disatteso. Gli agostiniani, infatti, lo avevano abbandonato nel 1262 a causa della prepotenza dei toriani. Se i toriani avessero aperto al culto o utilizzato la chiesa è difficile dirlo, ma certamente lo dovette fare Ottone Visconti, in quanto come sacerdote aveva necessità di un oratorio. Questo luogo di culto del castello Visconteo è citato in un documento datato 1580 che lo definisce appunto oratorio di San Maiolo che era Nabate di Clony. In documenti successivi del 1686 e 1779 la Chiesa è menzionata col nome di San Giorgio. Nel 1845 gli elenchi eh delle chiese di Legnano, la riportano ancora una volta col nome cambiato di Sant'Angelo.
Questo disordine di varie dedicazioni attribuite alla Chiesina è tuttavia indice del fatto che la stessa fosse utilizzata. Nel pavimento della chiesa abbastanza angusta uno dei proprietari del castello si era fatto seppellire già attorno al 1450. La tomba di 70 cm* 2 m pochi resti ossei, alcuni brandelli di stoffa e una ciotola con 74 monete bronze più due d'argento. Dalla data delle monete si può ipotizzare che il defunto fosse Mafiolo Lampugnani o il figlio di costui Giovanni Andrea che alla morte del padre affiancò lo zio Oltrado II nella conduzione del castello. Giovanni Andrea farà anche apporre le iniziali del suo nome sullo stemma Moreo ancora oggi esistente nel torione centrale. La chiesina era quindi usata fin d'allora quale oratorio privato e tomba di famiglia, come comprovano le iscrizioni tombali rimaste dell'antica cappella, pur dopo il rifacimento delle volte e della facciata, nel 1800, per mano dei cornaggia. Unico quadro presente della chiesa era una tela ovale con un San Giorgio a cavallo di fattura piuttosto rozza, risalente agli inizi del X secolo. Tutti gli altri arredi e ornamenti, compreso l'altare, le balaustre in marmo scolpito, sono andate disperse o asportate, così come l'antica campanella del piccolo campanile inglobato nell'edificio. Le cappelle delle case Morganti e Mocchetti. In alcune case Patrizie di Legnano, co esistenti, siano essere state residente permanenti o solo sedie estive delle famiglie milanesi, sono rimaste alcune capelle gentilizie.
 
Ed è il caso di Casa Morganti sulla somità di via Canazza, dove esiste un piccolo luogo di culto che era sicuramente operante sin dal X secolo. Dai documenti in possesso della famiglia Morganti. Risulta infatti che nell'ambito della residenza Patrizia vivesse nel 700 anche una modesta comunità di monaca che si avvaleva dalla cappella. La chiesina è dedicata alla Madonna Sunta e figgiata in un quadro collocato a modi palla d'altare. La cappella di 4 m 7,5 m si trova sulla destra del cortile d'ingresso alla residenza Morganti e ha sul tetto un piccolo arco con campana, il che fa ritenere fosse utilizzata anche dagli abitanti dell'antica Cascina Canazza per quelle funzioni religiose domenicali o di solennità particolari come la festa dell'Assunzione che ricorre al 15 agosto. Il 19 di tale mese del 1899, esattamente il sabato successivo alla solennità della sunta, si ebbe anche un'illustre visita, quella del cardinale Andrea Ferrari. come a testa una lapide collocata sulla destra dell'altare. Un'altra targa marmorea ricorda la visita del 14 luglio 1934 del cardinale Schuster. Nella cappella vi sono infine un dipinto con le figie della Madonna, firmato dal pittore e Tomio, datato 1982. È un'antica formella di pietra con alto rilievo della Vergine con bambino. Pregevole anche la balaustria in marmoosa. La famiglia Morganti che oggi ha come discendenti noti architetti esercitanti in Milano, era inserita nell'8 anche nella vita politica e amministrativa di Legnano. Anselmo Morganti fu sindaco di questo comune due volte, nel 1865 e dal 1871 al 1874.
 
La terza cappella Izia degna di note è quella di Casa Mucchetti, situata in via Bramante, Angolo via Dante. Fu costruita nel 1932 su progetto dell'architetto Giorgio Lave per iniziativa di Carlo Mochetti, la cui nipote Orsolina, suora laica, abitò per molti anni nell'attigua residenza. L'aula interna della chiesa Oratorio è rettangolare, ha un soffitto a cassettoni ben conservato a destra dell'alt che è in marmo bianco finalmente scolpito. Un piccolo vano funge da sacrestia. Sopra il tabernacolo come palla d'altare vi è un pregevole mosaico raffigurante la Madonna del Buon Consiglio, alla quale il tempietto è dedicato. Le pareti sono affrescate e ornate da 14 medaglioni con simboli sacri, opera di un pittore varesino e da una via crucis in legno scolpita da un artigiano dell'al Adig sulla somità della cornice architettonica in corrispondenza della palaustra e appeso una croce lobata del carroccio in legno e con cinque elementi modellati di formelle di gesso, sulle quali era stato riportato uno strato di rame brunito e dorato. Si tratta della prima copia dell'originale conservato nel Duomo di Milano, eseguita nel 1934 su disegno del pittore Gers Sam Turri, ma non per essere perfettamente riuscita nell'esecuzione. Quando due anni dopo il comitato organizzatore della sagra del Carroccio affidò all'artigiano legnanese Luigi Sai l'incarico di un completo rifacimento del sacro simbolo, stavolta in sbalzo di rame, Pino Mochetti, che in quell'anno era capitano della contrada di Legnanello, sostenne quasi tutto l'onere della realizzazione. e ritirò la vecchia copia per collocarla appunto nella chiesina di via Bramante. La cappella dell'Istituto Barbara Melzi esisteva all'interno di casa di Legnanello delle suore canosiane fino dal 1850, cioè quando la comunità fu fondata. La cappella era situata sulla sinistra dell'ingresso principale prospicente al Sempione in un locale con soffitto a cassettone e aveva due finestroni che si affacciavano sull'arteria stessa. L'aumento del traffico e il conseguente disturbo delle funzioni religiose indussero a prevedere nello spostamento all'inizio degli anni 50.
 
Si decise così di trasformare due ampie sale interne ricavando di 90 posti. Il 22 febbraio 1952 monsignor Carlo Pirelli, alla presenza anche di monsignor Luigi Carlo Borromeo, vescovo ausiliario di Lodi, potè consacrare l'altare della nuova cappella dedicandola alla fondatrice delle cannosiane, Maddalena di Canossa. La vetrata dell'apside rappresenta Maria Santissima che accoglie sotto il suo manto, ma Padre Maddalena e donna Barbara Mel. L'architetto Tonacca, che aveva curato il progetto volle inserire anche una cupola per dare maggior luce all'altare. Il 6 marzo dello scorso anno e siamo nel 1999 fu benedetta da monsignor Bottafava, un'artistica via crucis in legno, scolpito e intarsiato, opera di una madre canosiana. Successivamente furono aggiunti un grande quadro di circa 4 m4 ispirato alla cena di Emmaus e due altre tele ai lati dell'altare raffiguranti rispettivamente il sacro cuore di Gesù e di Maria tutte realizzate dal pittore Moscatelli. La cappella venne utilizzata oltre che per le funzioni religiose della stessa comunità e delle varie scuole dell'istituto, anche per gruppi di preghiera di lavoro. Il 27 marzo 1957 Monsignor Montini, arcivescovo di Milano, effettuò una visita alla cappella, come a testa una targa murata.
 
PE-n1268-cappelle-gentilizie.mm - Discussione: Cappelle Gentilizie.
 
Le cappelle gentilizie (o private) sono luoghi di culto ancora esistenti nella città di Legnano, e le fonti ne menzionano circa una dozzina. Tre di queste, in particolare, sono parzialmente aperte al culto: le cappelle delle case Morganti e Mocchetti, e quella dell'Istituto Barbara Melzi. La più antica fra quelle trattate è la cappella annessa al Castello Visconteo.
Di seguito una discussione dettagliata delle quattro cappelle gentilizie presenti nelle fonti:
 
1. La Cappella del Castello Visconteo
La cappella, annessa al Castello Visconteo di Legnano, è la più antica tra quelle menzionate.
Origini e Dedicazioni Variabili
• È intitolata a San Giorgio, sebbene alcuni documenti antichi la menzionino con altre denominazioni.
• Si ipotizza che la chiesina sia sorta nel 1440 sulle fondazioni dell'antico convento di San Giorgio, che esisteva prima del 1231 ma era rimasto a lungo disatteso. Gli Agostiniani avevano infatti abbandonato il convento nel 1262 a causa della prepotenza dei Toriani.
• Ottone Visconti, in quanto sacerdote, dovette utilizzare questo luogo di culto come oratorio.
• Un documento datato 1580 la definisce come oratorio di San Maiolo, abate di Cluny.
• Documenti successivi (1686 e 1779) la menzionano come Chiesa di San Giorgio.
• Negli elenchi del 1845, è riportata come Sant'Angelo.
• Questa varietà di dedicazioni attribuite alla chiesina è considerata indice del fatto che la stessa fosse costantemente utilizzata.
 
Funzione e Struttura
• Fin dai tempi antichi, la cappella fu utilizzata come oratorio privato e tomba di famiglia.
• Attorno al 1450, uno dei proprietari del castello si fece seppellire nel pavimento angusto della chiesa. I pochi resti ossei e le 74 monete bronzee (più due d'argento) trovati nella tomba (70 cm x 2 m) fanno ipotizzare che il defunto fosse Mafiolo Lampugnani o suo figlio Giovanni Andrea, che affiancò lo zio Oldrado II nella gestione del castello.
• Il rifacimento delle volte e della facciata avvenne nel 1800 per opera dei Cornaggia.
• L'unico quadro presente era una tela ovale con un San Giorgio a cavallo di "fattura piuttosto rozza", risalente all'inizio del XIX secolo.
• Gli arredi e gli ornamenti, tra cui l'altare e le balaustre in marmo scolpito, sono andati dispersi o asportati, così come l'antica campanella del piccolo campanile, che era inglobato nell'edificio.
 
2. La Cappella di Casa Morganti
Questa cappella si trova in Casa Morganti, situata sulla sommità di Via Canazza, all'interno di una delle case patrizie di Legnano usate come residenze permanenti o sedi estive dalle famiglie milanesi.
• Funzionamento e Comunità: È documentato che fosse operante sin dal XVIII secolo.
• Utilizzo: Nel Settecento, una modesta comunità di monache risiedeva nella casa patrizia e si avvaleva della cappella.
• Struttura e Dedica: La cappella misura 4 metri per 7,5 metri. Si trova sulla destra del cortile d'ingresso. È dedicata alla Madonna Assunta, raffigurata in un quadro come pala d'altare.
• Utilizzo Pubblico: Presenta un piccolo arco con campana sul tetto, che fa supporre fosse usata anche dagli abitanti dell'antica Cascina Canazza per funzioni religiose domenicali o solennità particolari, come la festa dell'Assunzione (15 agosto).
• Visite e Memorie: Sono registrate due illustri visite: quella del cardinale Andrea Ferrari il 19 agosto 1899 (attestata da una lapide) e quella del cardinale Schuster il 14 luglio 1934 (ricordata da una targa marmorea).
• Arredi: Contiene un dipinto della Madonna firmato dal pittore Tomio (datato 1982), un'antica formella di pietra con alto rilievo della Vergine con Bambino e una pregevole balaustra marmorea.
 
3. La Cappella di Casa Mocchetti
Situata in Via Bramante, angolo Via Dante, questa cappella fu costruita nel 1932 su iniziativa di Carlo Mocchetti e progetto dell'architetto Giorgio Lave.
• Dedicazione e Interni: Il tempietto è dedicato alla Madonna del Buon Consiglio. L'aula interna è rettangolare e presenta un soffitto a cassettoni ben conservato. L'altare è in marmo bianco finemente scolpito, sormontato da un pregevole mosaico raffigurante la Madonna del Buon Consiglio. Un piccolo vano funge da sacrestia.
• Decorazioni: Le pareti sono affrescate e ornate da 14 medaglioni con simboli sacri (opera di un pittore varesino) e da una Via Crucis in legno scolpita da un artigiano dell'Alto Adige.
• La Croce del Carroccio: Appesa sulla sommità della cornice architettonica, in corrispondenza della balaustra, si trova una croce lobata del Carroccio in legno. Si tratta della prima copia dell'originale (custodito nel Duomo di Milano), eseguita nel 1934 su disegno del pittore Gers Sam Turri. Questa copia fu ritirata e collocata nella chiesina quando si decise di commissionare un rifacimento completo, sostenuto quasi interamente da Pino Mocchetti, all'epoca capitano della contrada di Legnanello.
 
4. La Cappella dell'Istituto Barbara Melzi
Questa cappella esisteva all'interno della casa delle suore canosiane a Legnanello fin dal 1850, anno di fondazione della comunità.
• Trasferimento: Originariamente era situata sulla sinistra dell'ingresso principale prospiciente al Sempione, con un soffitto a cassettoni e due finestroni che si affacciavano sulla strada. A causa dell'aumento del traffico e del disturbo alle funzioni religiose, si decise di spostarla all'inizio degli anni '50.
• Nuova Struttura e Consacrazione: Due ampie sale interne furono trasformate per ricavare la nuova cappella di 90 posti. L'altare fu consacrato il 22 febbraio 1952 da Monsignor Carlo Pirelli e dedicato a Maddalena di Canossa, fondatrice delle canosiane.
• Architettura e Arte: L'architetto Tonacca, curatore del progetto, inserì una cupola per dare maggiore luce all'altare. La vetrata dell'abside raffigura Maria Santissima che accoglie Madre Maddalena e donna Barbara Melzi sotto il suo manto.
• Arredi Aggiuntivi: Il 6 marzo 1999, Monsignor Bottafava benedisse una Via Crucis artistica in legno (scolpito e intarsiato, opera di una madre canosiana). Successivamente, furono aggiunti un grande quadro (circa 4 m x 4 m) ispirato alla Cena di Emmaus e due tele laterali raffiguranti i Sacri Cuori di Gesù e Maria, tutte opere del pittore Moscatelli.
• Uso e Visite: La cappella viene utilizzata per le funzioni religiose della comunità, delle scuole dell'istituto e per gruppi di preghiera. Il 27 marzo 1957, Monsignor Montini, Arcivescovo di Milano, visitò la cappella (attestato da una targa murata).
 
PE-n1269-castello-Visconteo.mm - Discussione: Castello Visconteo.
 
Il Castello Visconteo è un complesso di Legnano con una storia ricca, caratterizzata da importanti passaggi di proprietà, lunghissime controversie legali e una progressiva trasformazione del suo utilizzo, specialmente dopo l'era delle grandi famiglie nobiliari.
 
1. Origini e Primi Abitanti
Sebbene la compulsazione dei documenti non permetta di ottenere dati storici certi sul possesso del castello prima del 1426, a causa delle molteplici distruzioni degli archivi milanesi più antichi, è possibile tracciarne la storia a partire da quest'epoca.
• Proprietà Visconti: Il fabbricato principale apparteneva ai Visconti, signori di Milano.
• Acquisizione da parte dei Lampugnani: Nel 1426, Oltrado II acquistò il complesso di case e casupole che circondavano il fabbricato principale.
• Capitano Oldrado I Lampugnani: Conosciuto come "il magnifico," divenne il padrone effettivo di tutto il castello a partire dal 1437, in seguito a una donazione della costruzione signorile trecentesca da parte del duca Filippo Maria Visconti. Egli lo godette fino alla sua morte nel 1460.
• Abitanti: Gli abitatori pro tempore del castello furono principalmente i Lampugnani, a partire da Oldrado II. Tra gli altri abitanti menzionati, vi furono membri del clero, notai e magistrati, come il notaio Bossi, il magistrato Daniele Caimi, e il prevosto Giò Antonio De Giussano.
 
2. Il Fidecommesso e Due Secoli di Contese
La storia del castello fu dominata per oltre duecento anni dalla contesa civile per il suo possesso.
• Istituzione del Fidecommesso: Nel 1507, Oltrado II Lampugnani, capitano ducale (morto nel 1528), istituì un Fidecommesso (un vincolo ereditario) sul castello e sui beni annessi. Il suo intento era assicurare che il patrimonio materiale e "spirituale" (il castello di Legnano) passasse all'erede maschio più prossimo che potesse assicurare il proseguimento della stirpe Lampugnani.
• Clausole Ereditarie: Le disposizioni testamentarie erano molto specifiche: il possesso doveva rimanere ai figli e discendenti maschi legittimi, nati e procreati in linea maschile. In assenza di questi, la successione doveva passare ai fratelli (Cristoforo e Nicola) e ai loro discendenti maschi legittimi. Era esplicitamente ordinato che i beni si conservassero per i discendenti legittimi nati da legittimo matrimonio e di linea maschile, escludendo i legittimati (anche per volontà del pontefice o dell'imperatore), salvo in caso di assenza totale di legittimi nati da matrimonio legittimo.
• L'inizio dei contrasti: La vedova di Ferdinando I, Bianca Giuditta Visconti, rimase vedova nel 1533 senza figli maschi, rendendo evidente "l'assurdità di una tale concezione legislativa". I cognati portarono subito i loro diritti al tribunale del Senato milanese.
• La durata delle liti: Le contese tra parenti furono interminabili e durarono oltre 200 anni, chiudendosi solo con l'estinzione dell'intera famiglia nel 1729. Tali complicazioni legali "fecero scorrere rivoli di inchiostro nelle sedi legali e fiele in petto ai litiganti".
• Ultimo Erede: Il Conte Francesco Maria Lampugnani (l'ultimo superstite), che morì nel 1729 senza eredi maschi, era riuscito nel 1696 a rimuovere gli ostacoli e a radunare molte delle unità sparse dell'antico lotto di terre, e abitava signorilmente il castello. In onore al donatore, l'Ospedale Maggiore fece eseguire un ritratto a figura intera che è conservato nella quadreria dell'ospedale.
 
3. Passaggio all'Ospedale Maggiore e ai Cornaggia
• Donazione: Non avendo eredi maschi, il Conte Francesco Maria II Lampugnani fece legato del castello, insieme a 729 pertiche di terre, all'Ospedale Maggiore di Milano nel suo testamento del 30 settembre 1717. Questo evento segnò il verdetto inesorabile del tempo sulla famiglia e sul Fidecommesso.
• Acquisto dei Cornaggia: Nel 1800, il marchese Carlo Cristoforo Cornaggia acquistò il castello con tutta la grande tenuta annessa dall'Ospedale Maggiore di Milano al prezzo di 124.620 lire. I Cornaggia erano una famiglia benestante che si era installata a Legnano nel 1598.
 
4. Declino e Trasformazione sotto i Cornaggia
• Restauro e Utilizzo Estivo: I Cornaggia restaurarono lo splendore della dimora, utilizzandola come soggiorno di campagna durante la stagione favorevole. Le grandi sale, con le loro finestre monumentali, corrispondevano appieno al gusto dell'epoca.
• Trasformazione Agricola: Il soggiorno dei Cornaggia durò fino all'inizio del 1900. La predominanza dei terreni irrigui acquisiti spinse la famiglia a installare un vasto allevamento di bovini da latte e da riproduzione.
• Degrado: L'allevamento invase tutto l'immobile, divenendo la sola ragione della sua conservazione. Le stalle furono ampliate per contenere fino a 50 capi di bovini, e il castello stesso fu ridotto a piccoli locali affittati ai contadini. L'ambiente divenne caratterizzato da apparente miseria, trascuratezza e luridume, tipici dei grandi esercizi agricoli gestiti a distanza, con una cronica assenza delle riparazioni più elementari.
 
5. La Cappella Annessa (Oratorio di San Giorgio)
All'interno del complesso del Castello Visconteo si trova la cappella gentilizia (chiesina), la più antica tra quelle ancora esistenti a Legnano.
• Origini Ipotizzate: Si ritiene che sia sorta nel 1440 sulle fondazioni dell'antico convento di San Giorgio, esistente prima del 1231.
• Funzione: Fin dai tempi antichi, la chiesina fu usata come oratorio privato e tomba di famiglia.
• Sepolture: Attorno al 1450, uno dei proprietari si fece seppellire nel pavimento angusto. I pochi resti e le 74 monete bronzee (più due d'argento) trovate nella tomba fanno ipotizzare che il defunto fosse Mafiolo Lampugnani o suo figlio Giovanni Andrea.
• Dedicazioni Multiple: Nonostante sia intitolata a San Giorgio, documenti antichi la definiscono anche come Oratorio di San Maiolo (1580), Chiesa di San Giorgio (1686 e 1779) e Sant'Angelo (1845), indice del suo costante utilizzo.
• Ristrutturazione: Il rifacimento delle volte e della facciata avvenne nel 1800 per opera dei Cornaggia.
• Arredi: L'unico quadro presente era una tela ovale con un San Giorgio a cavallo di "fattura piuttosto rozza," risalente all'inizio del XIX secolo. Gli arredi e gli ornamenti originali, inclusi l'altare e le balaustre in marmo scolpito, sono stati dispersi o asportati, così come l'antica campanella del piccolo campanile.
 
PE-n1270-Cappella-Mocchetti.mm - Discussione: Cappella Mocchetti.
 
Certamente, la Cappella Mocchetti è una delle cappelle gentilizie o private di Legnano che è tuttora parzialmente aperta al culto [Certamente, la Cappella Mocchetti è una delle cappelle gentilizie o private di Legnano che è tuttora parzialmente aperta al culto.
Ecco una discussione dettagliata basata sulle informazioni fornite:
 
Posizione e Costruzione
• La Cappella Mocchetti è situata a Legnano in Via Bramante, angolo Via Dante.
• Fu costruita nel 1932.
• La realizzazione fu promossa da Carlo Mocchetti.
• Il progetto architettonico fu curato da Giorgio Lave.
• L'attigua residenza fu abitata per molti anni da Orsolina Mocchetti, nipote di Carlo, che era una suora laica.
Struttura e Dedicazione
• Il tempietto (chiesa-oratorio) è dedicato alla Madonna del Buon Consiglio.
• L'aula interna è di forma rettangolare.
• Il soffitto è a cassoni ed è ben conservato.
• Un piccolo vano, situato a destra dell'altare, funge da sacrestia.
 
Arredi e Opere d'Arte
• Altare e Pala: L'altare è realizzato in marmo bianco e finemente scolpito. Sopra il tabernacolo, come pala d'altare, si trova un pregevole mosaico che raffigura la Madonna del Buon Consiglio.
• Affreschi e Medaglioni: Le pareti interne sono affrescate. Sono anche ornate da 14 medaglioni che rappresentano simboli sacri, opera di un pittore originario di Varese.
• Via Crucis: È presente una Via Crucis in legno che fu scolpita da un artigiano dell'Alto Adige.
La Croce del Carroccio
Un elemento notevole all'interno della cappella è la presenza di una croce lobata del Carroccio:
• Posizione: La croce è appesa sulla sommità della cornice architettonica, in corrispondenza della balaustra.
• Descrizione: Si tratta di una croce lobata in legno, decorata con cinque elementi modellati di formelle di gesso, sui quali era stato riportato uno strato di rame brunito e dorato.
• Originalità: Questa croce costituisce la prima copia dell'originale, il quale è conservato nel Duomo di Milano.
• Esecuzione: Fu eseguita nel 1934 su disegno del pittore Gers Sam Turri. Tuttavia, l'esecuzione non fu considerata "perfettamente riuscita".
• Collocazione: Due anni dopo, il comitato della Sagra del Carroccio commissionò un rifacimento completo (in sbalzo di rame) all'artigiano legnanese Luigi Sai. Pino Mocchetti, che era capitano della contrada di Legnanello in quell'anno, sostenne quasi interamente l'onere della nuova realizzazione. Fu lui a ritirare la vecchia copia e a collocarla nella chiesina di Via Bramante.
 
PE-n1271-istituto-Melzi.mm - Discussione: Istituto Barbara Melzi.
 
L'Istituto Barbara Melzi ospita una delle cappelle gentilizie di Legnano che è parzialmente aperta al culto. La storia di questa cappella è strettamente legata alla fondazione della comunità religiosa che risiede nell'istituto.
 
Storia e Trasferimento della Cappella
• La cappella esiste all'interno della casa delle suore canosiane di Legnanello fin dal 1850, anno in cui la comunità fu fondata.
• Posizione Originaria: Inizialmente, la cappella era situata sulla sinistra dell'ingresso principale, prospiciente al Sempione.
• Struttura Originaria: Il locale aveva un soffitto a cassettoni e disponeva di due finestroni che si affacciavano direttamente sull'arteria stradale.
• Necessità di Spostamento: A causa dell'aumento del traffico e del conseguente disturbo arrecato alle funzioni religiose, all'inizio degli anni '50 si rese necessario prevederne lo spostamento.
• Nuova Collocazione: Si decise di ricavare la nuova cappella trasformando due ampie sale interne, ottenendo così un luogo di culto con 90 posti.
Consacrazione e Dedicazione
• L'altare della nuova cappella fu consacrato il 22 febbraio 1952.
• La cerimonia fu officiata da Monsignor Carlo Pirelli, alla presenza anche di Monsignor Luigi Carlo Borromeo, vescovo ausiliario di Lodi.
• La nuova cappella fu dedicata a Maddalena di Canossa, la fondatrice delle suore canosiane.
 
Architettura e Arredi
• Progetto Architettonico: L'architetto Tonacca curò il progetto della nuova cappella. Egli scelse di inserire una cupola per assicurare maggiore luce all'altare.
• Vetrata: La vetrata dell'abside raffigura Maria Santissima che accoglie sotto il suo manto la Madre Maddalena di Canossa e donna Barbara Melzi.
• Opere Successive:
    - Il 6 marzo 1999, Monsignor Bottafava benedisse un'artistica Via Crucis in legno, scolpita e intarsiata, opera di una madre canosiana.
    - Successivamente furono aggiunti: un grande quadro (circa 4 metri per 4 metri) ispirato alla Cena di Emmaus, e due tele laterali all'altare raffiguranti rispettivamente il Sacro Cuore di Gesù e il Sacro Cuore di Maria. Tutte queste tele furono realizzate dal pittore Moscatelli.
 
Utilizzo e Visite Illustri
• La cappella è utilizzata per le funzioni religiose della comunità delle suore, delle varie scuole dell'istituto e anche per gruppi di preghiera.
• Una targa murata attesta la visita effettuata da Monsignor Montini, Arcivescovo di Milano, il 27 marzo 1957.
Collegamenti Storici (Donna Barbara Melzi e il Castello Visconteo)
Il nome dell'Istituto rimanda a donna Barbara Melzi, che fu l'erede dei conti Melzi.
• Attraverso i legami di sangue con i conti Melzi, donna Barbara Melzi (fondatrice della Pia Casa Melzi a Legnano) ereditò parte dei beni che erano stati staccati dal lotto del Castello Visconteo.
• Nello specifico, due dei quattro mulini che erano stati distaccati dai beni del Castello Lampugnani sin dal 1554 (e che erano rimasti alla casa Corio e poi passati ai Melzi) giunsero alla Pia Casa Melzi (oggi Pia Donna Melzi di Legnano).
 
 
PE-n1200-11
 
PE-n1272-vita-eterna.mm - La Grande illusione della vita eterna: spinoza rivela perché ti hanno fatto diffidare di questa vita
 
Il video si concentra sulla critica radicale del filosofo ebreo Baruch Spinoza alla dottrina della vita eterna, sostenendo che essa non è nata per consolare dalla morte, ma come un raffinato strumento di controllo per svalutare e manipolare la vita presente. L'autore delinea come le credenze religiose abbiano inculcato un senso di colpa per la gioia e la felicità terrena, spingendo gli individui a sacrificare il presente per una ricompensa celeste indimostrabile. Attraverso la logica implacabile di Spinoza, il testo smantella le contraddizioni teologiche, dimostrando che l'idea di un'esistenza perfetta dopo la morte rende intrinsecamente priva di valore la vita terrena, servendo così a mantenere l'ordine sociale e l'ingiustizia. La vera rivelazione di Spinoza è che questa vita è l'unica eternità, esortando ad amare l'esistenza con pienezza e a trovare il divino nell'intensità del presente, un atto che si configura come la forma più radicale di libertà e spiritualità.
 
PE-n1273-vita-eterna.mm - strana sensazione che arriva ogni volta che inizi davvero a goderti qualcosa: la via eterna.
 
hai mai fatto caso a quella strana sensazione che arriva ogni volta che inizi davvero a goderti qualcosa quella voce sottile che ti sussurra che è sbagliato che stai esagerando che dovresti pensare a cose più alte più pure più spirituali come se amare questa vita fosse un errore morale Ma quella voce non nasce da te è stata piantata dentro di te quando eri solo un bambino e oggi scopriremo chi l'ha messa lì e per quale scopo Per 10 anni ho inseguito una domanda che mi tormentava fin da adolescente Perché mi hanno convinto che la vita fosse una prova da superare e non un dono da vivere perché ogni volta che provavo gioia un senso di colpa mi ricordava che stavo peccando solo per il fatto di essere felice Dopo anni di studio di letture di confronto con i pensatori più lucidi della storia ho trovato la risposta e quella risposta ha cambiato tutto un nome e un cognome Baruk Spinoza il filosofo ebreo del X secolo che osò dire una verità tanto scomoda da pagare un prezzo altissimo una verità che ancora oggi dopo 400 anni molti preferiscono tenere sepolta perché una volta che la vedi non puoi più tornare indietro ti hanno insegnato a diffidare della vita per poterla controllare e oggi non useremo le parole prudenti del rispetto imposto Oggi faremo qualcosa di più rischioso Guarderemo dentro le grandi credenze religiose come un investigatore osserva una scena del crimine Cercheremo le impronte del potere le contraddizioni i motivi nascosti e ciò che troveremo cambierà il modo in cui comprendi non solo la religione ma anche il tuo diritto alla felicità all'amore per te stesso e alla libertà di esistere Perché la promessa della vita eterna non nacque per consolarti della morte nacque per farti dimenticare quanto è preziosa la vita non fu creata per darti speranza ma per toglierti il presente
 
parte 2
E quando capisci il meccanismo psicologico dietro questa illusione quando riconosci la programmazione che ti ha spinto a sacrificare la tua felicità per una promessa che nessuno può dimostrare allora la catena si spezza Tutto comincia in una piccola sinagoga di Amsterdam Nel 1156 un giovane di 24 anni Spinozza si alza e pone una domanda che farà tremare i muri della teologia del suo tempo Se Dio è perfetto infinito e eterno perché avrebbe bisogno di creare esseri imperfetti solo per punirli per ciò che sono Il silenzio che seguì fu pesante come pietra perché Spinoza aveva colpito il punto più fragile e più nascosto dell'intera dottrina occidentale Se esistesse davvero un regno perfetto dopo la morte e questa vita fosse solo un esame per accedervi allora il disegno dell'universo sarebbe il più crudele dei giochi Un essere onnipotente che crea creature capaci di soffrire le getta in un mondo pieno di desideri e paure dona loro istinti naturali che poi dichiara peccaminosi e infine le condanna per aver seguito la natura che lui stesso ha imposto Questo è amore questa è giustizia o è solo un modo raffinato di esercitare il potere Spinoza comprese qualcosa di rivoluzionario La dottrina dell'aldilà non descrive la realtà ma il sogno di dominio assoluto È il paradiso dei tiranni persone che obbediscono non solo in vita ma anche nella speranza della morte grate per le loro catene perché credono che portino alla salvezza E tu ti sei mai chiesto perché quasi tutte le religioni concordano nel dirti che la vita è sofferenza che la gioia è pericolosa che il piacere è sospetto e la felicità va rimandata a un dopo che nessuno ha mai visto Raccontamelo nei commenti Voglio sapere se anche tu hai sentito quel conflitto tra ciò che ti hanno insegnato e ciò che sentivi davvero quando eri vivo libero presente Ma il punto più affascinante arriva adesso capire come funziona davvero questo meccanismo della vita eterna Perché non è solo una credenza è un software mentale un virus che infetta la percezione del presente e quando impari a riconoscerlo sviluppi automaticamente l'immunità Pensa se ti promettessi che lavorando 60 anni in un impiego che detesti a 80 anni riceverai il dono più grande dell'universo ma non potrei darti nessuna prova che quel dono esista davvero Non potrei mostrarti chi lo ha ricevuto né offrirti un solo indizio concreto Non penseresti che è una truffa Eppure quando lo stesso schema viene proiettato sull'intero universo sacrifica la tua vita terrena per una ricompensa celeste che nessuno ha mai visto improvvisamente diventa fede
 
parte 3
È il colpo di genio più sottile della storia umana Trasformare l'assenza di prove in una virtù far diventare il dubbio un peccato trasformare la ragione in arroganza è come se un truffatore ti dicesse: "Il segno che la mia truffa è reale è che non posso dimostrelo Se ci fossero prove non servirebbe la fede e senza fede niente ricompensa." Spinoza capì che questa logica non è un errore è il sistema perfetto per creare dipendenza mentale Quando ti insegnano che chiedere è peccato che dubitare è debolezza che ragionare è mancanza di fede ti tolgono l'arma più potente che possiedi la tua capacità di pensare la libertà di vedere E poi arriva la parte più oscura del programma quella in cui ti insegnano che goderti la vita è un pericolo per la tua salvezza che il piacere è una tentazione che la felicità è frivola che amare il mondo significa tradire Dio Ti condizionano così a fondo che ogni volta che provi una gioia autentica nasce in te un senso di colpa Ti abituano a sentire che la pienezza è sospetta che la serenità è una colpa che la tua stessa natura è qualcosa da reprimere È la forma più raffinata di controllo mai ideata Un addestramento invisibile che ti fa sentire in colpa per ciò che è naturale Ogni volta che la tua mente si apre alla felicità un allarme interno ti richiama all'ordine Non dovresti essere felice Sei un essere caduto Questa vita è solo una parentesi Non ti attaccare troppo È come insegnare a un animale che mangiare è sbagliato che soddisfare i propri bisogni è peccato Così a forza di colpe e punizioni impara ad associare la gioia al dolore Ma la domanda più importante è: chi ci guadagna da tutto questo Chi trae vantaggio se vivi insoddisfatto eternamente in debito con un paradiso che non hai mai visto Chi prospera se deleghi la tua felicità a qualcun altro consegnando il tuo potere a chi dice di sapere la strada verso la salvezza eterna La risposta una volta che la vedi è lampante Ci guadagnano coloro che hanno bisogno che tu non sia indipendente emotivamente che tu non creda alla tua capacità di dare senso e scopo alla tua vita Ci guadagnano le istituzioni che si nutrono della tua ricerca di consolazione del tuo bisogno di maestri della tua paura di morire e di essere irrilevante So che queste parole possono far male So che scuotono qualcosa di profondo soprattutto se sei cresciuto dentro una tradizione che ti ha insegnato a non mettere in discussione ma resta con me perché dopo la disillusione arriva qualcosa di meraviglioso La libertà di vivere questa vita come se fosse davvero l'unica che hai perché lo è Se quello che stai ascoltando risuona dentro di te se una parte della tua coscienza ha sempre saputo che c'era qualcosa di strano in tutto questo allora ti invito a fare una cosa Iscriviti a questo canale non per aumentare un numero ma per dimostrare che là fuori ci sono ancora persone disposte a sfidare l'indiscutibile Persone che hanno smesso di aspettare la felicità futura e vogliono vivere una vita piena adesso
 
parte 4
 
E nei commenti dimmi cosa senti in questo momento Voglio leggerti Voglio sapere se anche tu hai provato quella frattura tra ciò che ti è stato insegnato a venerare e ciò che in silenzio faceva davvero vibrare il tuo cuore Adesso entriamo nella parte più affilata di questa indagine Smantelleremo la struttura teologica pezzo dopo pezzo usando la logica implacabile di Spinoza Perché intuire che qualcosa non torna è solo l'inizio Comprendere dove si nascondono le crepe del sistema è tutta un'altra storia Spinoza partì dal principio più semplice la perfezione divina Se Dio è perfetto diceva non può desiderare nulla perché desiderare significa mancare di qualcosa un essere che a tutto non può volere di più Eppure l'intera teologia della vita eterna si regge sull'idea che Dio voglia qualcosa da noi la nostra obbedienza il nostro amore il nostro riconoscimento Ma un Dio che ha bisogno di adorazione non è un Dio completo è un riflesso dell'essere umano ingrandito e deificato Poi Spinoza aggiunge: "Se Dio è eterno e infinito allora per lui non esistono un prima e un dopo Non può esserci un momento in cui crea un altro in cui giudica un altro ancora in cui premia o punisce Tutta la narrazione della creazione della caduta del giudizio e dell'aldilà si basa su un concetto di tempo umano applicato a un essere che per definizione è fuori dal tempo e se Dio è onniscente allora sa già tutto da sempre Chi sarà salvato Chi sarà condannato In questo caso la vita non è altro che un teatro di cui conosce già il finale Un Dio che osserva giudica e punisce azioni che lui stesso ha previsto È come un regista che incolpa gli attori per aver recitato la parte scritta da lui Ma la crepa più profonda che Spinoza mise in luce è un'altra Se davvero esistesse una vita eterna infinitamente migliore di questa allora questa vita sarebbe per definizione priva di valore E un Dio buono non avrebbe mai creato qualcosa di così inferiore Avrebbe creato direttamente la vita perfetta L'idea di un'esistenza temporanea imperfetta e dolorosa come preludio di una vita perfetta è una contraddizione È come se un architetto perfetto costruisse apposta una casa difettosa sapendo di poter creare quella ideale fin da subito Perché generare sofferenza inutile Perché inventare un percorso di dolore quando si può creare solo gioia La conclusione di Spinoza è tanto semplice quanto sconvolgente Questa vita non è una sala d'attesa non è un esame non è il preludio di niente Questa vita è la realtà stessa è l'espressione del divino è tutto ciò che esiste tutto ciò che abbiamo tutto ciò che siamo E una volta che lo capisci tutto cambia Perché se questa vita è l'unica allora ogni attimo è sacro ogni gesto d'amore è eterno ogni respiro di felicità è una preghiera Non devi più rimandare la tua gioia a un domani incerto Non devi più sacrificare il presente per una promessa lontana
 
Parte 5
 
Questa vita è la tua eternità Vivila adesso Non devi più sentirti in colpa per amare la tua esistenza per apprezzare il tuo corpo celebrare i tuoi sensi cercare il piacere creare bellezza provare passione Se questa vita è davvero l'unica allora amarla non è un tradimento dello spirito è l'atto più spirituale che tu possa compiere Prendersi cura del corpo non è vanità è riconoscere la sacralità del veicolo che ti permette di vivere e sentire Cercare la felicità non è superficialità è onorare il senso più profondo dell'essere Spinoza lo disse con parole che ancora oggi risuonano come una rivelazione Nessuno sa cosa può fare il corpo Per secoli abbiamo disprezzato questa meraviglia vivente trattandola come un ostacolo come il nemico dell'anima Ma il corpo non è la prigione dello spirito è lo spirito stesso che si manifesta nella materia Quando lo comprendi davvero non solo con la mente ma nelle ossa accade qualcosa di straordinario Smetti di vivere diviso smetti di combattere contro te stesso smetti di rimandare la vita a un futuro che non arriverà mai Inizia a vivere come se ogni giorno fosse allo stesso tempo il primo e l'ultimo E qui avviene il paradosso più liberatorio di tutti Quando smetti di aggrapparti all'idea della vita eterna quando lasci andare la paura di perdere te stesso oltre la morte scopri qualcosa che solo la parola eternità può descrivere ma non l'eternità come tempo infinito l'eternità come profondità infinita del presente Spinoza la chiamava subspecie a eternitatisva dell'Eterno Significa vivere per sempre significa vivere così pienamente da toccare ciò che è fuori dal tempo Quando ami davvero quando contempli la bellezza quando senti compassione autentica per un attimo il tempo si ferma ed è lì che sfiori l'Eterno Questa è la vera eternità non quella promessa dopo la morte ma quella che si apre dentro di te Adesso in questa vita in questo corpo in questo mondo l'eternità non è più tempo è intensità è la capacità di essere così presenti così vivi che il mondo intero si espande nel respiro di un solo istante Quando Spinoza fu scomunicato cacciato dalla sua comunità abbandonato da amici e famiglia non reagì con rabbia o disperazione Continuò a vivere con una serenità che lasciava tutti senza parole Aveva trovato qualcosa che nessuno poteva togliergli la libertà di essere felice qui e ora Visse i suoi 44 anni come se fossero eterni amò ogni giorno come se fosse infinito E quando morì lo fece senza rimpianti senza debiti con la vita senza il tormento di chi ha rinviato la felicità a un dopo perché aveva smesso di odiare questa vita e aveva imparato finalmente a viverla e vivere davvero scoprì è la cosa più vicina all'eternità che un essere umano possa sperimentare Ma dietro questa rivelazione si nascondeva una verità ancora più profonda il motivo per cui ci è stato insegnato a disprezzare la vita terrena
 
parte 6
Se guardi alla storia scopri che la dottrina della vita eterna è sempre fiorita dove pochi detenevano la ricchezza e il potere mentre le masse sopravvivevano nella miseria Non è un caso Se io controllo tutto e voglio che tu accetti la tua povertà quale messaggio mi conviene che tu creda Esattamente questo Non importa se ora soffri la tua ricompensa arriverà dopo la morte Non importa se lavori tutta la vita per arricchire altri Non importa se non vedrai mai la bellezza l'arte la conoscenza Questa vita è solo un passaggio Chi gode troppo del mondo è in pericolo spirituale Chi soffre invece è puro È il sistema di controllo più perfetto mai concepito Far sì che gli oppressi non solo accettino la propria condizione ma la considerino un privilegio divino Far credere a chi ha poco di essere moralmente superiore perché non ha nulla Far sì che chi soffre si consoli pensando che la sua sofferenza ha uno scopo sacro Spinoza vide tutto questo con lucidità spietata Capì che la dottrina della vita eterna non era teologia era ingegneria del potere non spiritualità ma strategia non un dono divino ma uno strumento umano per mantenere l'ordine Perché ecco la logica nascosta Se questa vita non conta allora non importa se è ingiusta Non importa chi nasce nei palazzi e chi nelle baracche Non importa chi vive nell'oro e chi nella fame Se il mondo terreno è solo un test nessuno deve cambiarlo nessuno deve ribellarsi Ed è proprio qui che il pensiero di Spinosa diventa rivoluzionario Amare questa vita viverla pienamente godere della propria esistenza è l'atto più radicale di libertà che un essere umano possa compiere Non importa se alcuni hanno accesso alle scuole migliori ai libri ai viaggi e alla cultura mentre altri non imparano nemmeno a leggere perché costretti a lavorare da bambini Non importa se alcuni vivono circondati dall'arte e dalla bellezza mentre altri sopravvivono in condizioni che nessun essere umano dovrebbe conoscere Tutto questo ti dicono è solo temporaneo La vera giustizia dicono è in cielo È una formula perfetta un'ingiustizia travestita da speranza un anestetico per la coscienza il più efficace vaccino contro la ribellione Se riesco a convincerti che la tua sofferenza di oggi è la porta per la tua felicità eterna non solo accetterai il dolore lo abbraccerai non solo tollererai l'ingiustizia la difenderai E qui arriva il lato più oscuro Lo stesso sistema che predica rassegnazione ai poveri insegna trionfo e compiacimento ai ricchi Chi vive nell'abbondanza viene spinto a credere che la propria ricchezza sia segno della benevolenza divina Dio mi ha benedetto Il mio successo è volontà del cielo Il mio potere è prova della mia purezza spirituale Così la stessa dottrina che paralizza gli oppressi alimenta l'arroganza dei privilegiati E finché continueremo a credere che questa vita sia solo una tappa che la vera vita sia altrove non lotteremo mai per rendere questa giusta bella prospera e dignitosa per tutti Perché impegnarsi a costruire paradisi sulla terra se il vero paradiso è promesso altrove
 
parte 7
 
Ma quando ti rendi conto che questa vita è l'unica che c'è che è sacra proprio perché è finita preziosa proprio perché fragile divina proprio perché terrena allora tutto cambia Non puoi più chiudere gli occhi davanti all'ingiustizia perché non ci sarà un'altra vita in cui verrà riparata Non puoi più tollerare la sofferenza inutile perché non ci sarà un altro mondo dove i buoni verranno premiati Se questa è l'unica vita allora rendere il mondo giusto diventa un dovere sacro Se questo è l'unico pianeta allora proteggerlo non è ideologia è spiritualità Se questo corpo è l'unico che avrai allora amarlo curarlo guarirlo non è vanità è un atto di venerazione Quando smetti di guardare al cielo e inizi a guardare la terra accade qualcosa di miracoloso Il paradiso comincia a nascere qui ora dentro la realtà quotidiana Quando smetti di rimandare la vita dopo la morte inizi finalmente a viverla prima che finisca Quando smetti di aspettare una salvezza esterna cominci a salvare te stesso e con te anche il mondo Questo in fondo è il vero insegnamento di Spinoza non l'ateismo ma un amore così profondo per l'esistenza da non aver più bisogno della stampella dell'immortalità non il materialismo ma una spiritualità così adulta da trovare il divino nel concreto l'eterno nel presente l'infinito nel finito Questa comprensione non toglie senso alla vita glielo restituisce non cancella lo scopo lo definisce L'unico scopo reale è rendere questa vita l'unica che hai la più piena la più luminosa la più amorevole possibile Non ti separa da Dio ti mostra che sei parte del divino stesso Fratello sorella se sei arrivato fin qui se qualcosa in queste parole ha risvegliato una scintilla nel tuo cuore non lasciare che resti solo un pensiero interessante Lascia che diventi trasformazione Iscriviti a questo canale non come spettatore ma come complice in questo risveglio collettivo E nei commenti raccontami cosa succede dentro di te quando inizi ad amare questa vita senza sentirti in colpa Come cambia la tua percezione del mondo quando smetti di rimandare la felicità dopo la morte Quali temi vuoi esplorare con me La tua esperienza non è solo tua è una medicina per chi sta vivendo lo stesso risveglio Ora arriviamo al punto più bello e più pericoloso di tutto questo viaggio Bello perché scopriremo cosa resta quando crollano tutte le illusioni sulla vita eterna Pericoloso perché una volta che lo vedrai non potrai più tornare indietro Quando Spinoza eliminò l'idea di un'altra vita e dissolse la barriera artificiale tra sacro e profano tra corpo e anima tra temporale ed eterno non trovò il vuoto Trovò qualcosa di così meraviglioso che cambiò per sempre il suo modo di esistere la consapevolezza che siamo già nell'eternità siamo già nel paradiso siamo già alla presenza del divino non come promessa futura ma come realtà che abbiamo imparato a non riconoscere Il problema non è che siamo separati dal sacro è che cerchiamo il sacro nei luoghi sbagliati Ti hanno detto che Dio è in cielo quando Dio è il cielo Ti hanno detto che il divino è dopo la morte quando il divino è la vita stessa Ti hanno detto che devi meritarti il paradiso quando il paradiso è già qui sotto i tuoi piedi Fermati un attimo e guarda davvero cosa vedi Se guardi con gli occhi di chi aspetta un'altra vita vedrai solo un mondo imperfetto provvisorio doloroso Ma se guardi con gli occhi di Spinozza capirai che questo è tutto la meraviglia assoluta dell'esistenza Un pianeta blu che danza nel vuoto ospitando milioni di forme di vita intrecciate in un equilibrio impossibile Corpi umani capaci di trasformare la luce in colori l'aria in musica la materia in sapore e profumo menti in grado di immaginare di creare di amare con una forza che sfida ogni legge della fisica
 
parte 8
Questo è il paradiso Non dopo adesso Dentro di te Quale paradiso potrebbe superare questo Quale paradiso potrebbe offrire un'esperienza più grande dell'essere vivi qui e ora dentro un corpo umano che respira sente ama La risposta è semplice: nessuno Perché questo è già il miracolo questo è già l'impossibile che si è fatto realtà Questo mondo questa carne questo istante sono già la manifestazione più straordinaria di qualunque cosa tu voglia chiamare Dio universo esistenza o vita E quando lo capisci non solo con la mente ma con ogni cellula accade qualcosa di straordinario Non hai più bisogno di tempo perché ogni attimo diventa eterno Non cerchi più altre esperienze perché ogni esperienza diventa totale Non desideri più altra vita perché questa stessa vita diventa infinita È il paradosso più bello dell'esistenza Smetti di aggrapparti alla vita proprio nel momento in cui inizi davvero a viverla quando accetti la sua impermanenza quando rinunci al bisogno che sia eterna scopri di aver toccato l'eternità Non l'eternità come durata senza fine ma come intensità senza limiti Spinoza la chiamava Amor intellettualis day l'amore intellettuale di Dio ma non intellettuale nel senso freddo o cerebrale Intellettuale come comprensione totale come sapienza incarnata come lucidità che diventa amore È l'amore che nasce quando capisci chi sei dove sei e cosa significa davvero esistere Un amore che non ha bisogno di un oggetto esterno perché tu stesso sei la forma vivente di ciò che ami un amore che non ha bisogno di durata perché la sua intensità dissolve il tempo Un amore che non ha bisogno di garanzie perché ciò che prova è già assoluto È l'amore per ciò che è così com'è senza desiderio di cambiarlo E quando lo provi anche solo per un istante capisci come Spinozza poter stare sereno di fronte alla scomunica alla solitudine all'esilio aveva trovato una libertà che nessuno poteva togliergli la capacità di essere felice in ogni circostanza non perché la sua vita fosse perfetta ma perché aveva capito che lui stesso era la perfezione che cercava riflessa nel mondo imperfetto E tu che ascolti queste parole adesso sei quella stessa perfezione che prende coscienza di sé Sei l'universo che si osserva Sei la vita che sente se stessa Sei la realtà che riflette sulla propria natura Non sei un errore cosmico in attesa di redenzione Non sei un'anima smarrita in cerca di salvezza Sei il modo esatto in cui il divino ha scelto di essere te qui ora con la tua storia i tuoi limiti le tue possibilità e quando lo realizzi le domande cambiano Non chiedi più come posso guadagnarmi la vita eterna ma come posso onorare questa vita temporanea che mi è stata donata Non chiedi più come posso raggiungere il paradiso ma come posso crearlo qui adesso con ciò che ho?" E la risposta è semplice ma rivoluzionaria
 
parte 9
Vivi come se ogni giorno fosse sacro perché lo è Ama come se ogni persona fosse divina perché lo è Crea come se ogni gesto avesse valore eterno perché lo ha Prenditi cura di questo pianeta come dell'unica casa che esiste perché è davvero l'unica Non devi aspettare la morte per toccare l'Eterno Non devi uscire dal corpo per sentire il divino Non devi abbandonare il mondo per scoprire il paradiso Devi solo svegliarti completamente a ciò che già sei a ciò che già hai a dove già sei Questo è il vero insegnamento di Spinozza Questa è la grande menzogna che ha smascherato Non ci hanno insegnato ad amare l'eternità per consolarci della morte ma per impedirci di amare la vita Ora tu conosci la verità hai gli strumenti per vivere libero da quella manipolazione antica Puoi amare questa vita senza scuse senza sensi di colpa senza riserve perché questa vita esattamente com'è in questo momento è il miracolo più grande che tu possa mai sperimentare E questa comprensione questa libertà questa gioia che nasce dal vivere pienamente qui e ora è la cosa più vicina all'immortalità che l'essere umano possa conoscere Perché quando ami il presente così intensamente quando celebri ogni istante con tutto ciò che sei il tempo si ferma L'eternità non è più una durata è una qualità dell'esperienza in cui ogni secondo contiene l'infinito Ma voglio essere sincero con te questo risveglio non è una curiosità intellettuale da aggiungere alla collezione delle tue idee È una trasformazione reale Cambierà il modo in cui vivi ami lavori guardi gli altri perché una volta che inizi a vivere da questa consapevolezza non puoi più tornare indietro Vedrai chi ti circonda ancora intrappolato nella menzogna persone care che continuano a rimandare la propria felicità a un domani che non arriverà e questo all'inizio farà male Vorrai scuoterli gridare loro: "Questo è tutto ciò che abbiamo Vivete ora Ma molti non saranno pronti Molti preferiranno la sicurezza della menzogna alla responsabilità della libertà E allora la tua missione sarà una sola: continuare a vivere come testimonianza silenziosa che il paradiso è già qui In secondo luogo qualcosa dentro di te inizierà a muoversi Non metterai più in discussione solo le dottrine religiose ma ogni struttura della tua vita costruita sull'idea di rimandare la felicità quel lavoro che detesti ma mantieni per sicurezza quelle relazioni che ti prosciugano ma che conservi per paura della solitudine quelle scelte che non nascono da ciò che ti fa stare bene ora ma da ciò che forse ti renderà felice un giorno Quando realizzi che il futuro non è garantito che l'unico momento reale è questo istante tutto quel meccanismo comincia a sgretolarsi Ti accorgi che l'attesa è una trappola e che vivere rinviando la gioia è l'illusione più grande di tutte Poi accade qualcosa di ancora più profondo Nasce un bisogno urgente e meraviglioso di vivere in modo autentico Non potrai più fingere di essere chi non sei né mentire a te stesso su ciò che desideri davvero Questo impulso non viene dalla paura ma dall'amore Un amore così profondo per la vita che non vuoi più sprecarne nemmeno un frammento vivendo la storia di qualcun altro Terzo la tua percezione della morte cambierà radicalmente Non la vedrai più come un nemico o una porta da attraversare per raggiungere un altrove migliore Capi è il limite stesso a dare significato a ogni cosa È perché la vita finisce che ogni istante vale È perché non c'è una seconda occasione che ogni esperienza diventa sacra La morte non sarà più il problema sarà la cornice che rende la vita un capolavoro
 
Parte 10
E da questa consapevolezza nascerà una nuova compassione una compassione radicale per te stesso e per ogni essere umano perché comprenderai che siamo tutti temporanei tutti in cammino tutti alle prese con la stessa incertezza tutti alla ricerca di significato in un universo che non dà istruzioni E davanti a questa verità il giudizio perde senso L'odio diventa inutile Certo questa trasformazione non sarà semplice Ci saranno momenti di smarrimento vertigini nostalgia per la falsa sicurezza di un paradiso promesso Ti mancherà l'illusione di un piano eterno A volte la responsabilità di creare da solo la tua felicità ti sembrerà troppo pesante ma poi arriveranno istanti di libertà così pura di presenza così intensa che capirai Capirai perché Spinoza riusciva a sorridere anche in esilio perché scoprirai qualcosa che nessuno potrà portarti via la capacità di essere felice qui ora con ciò che hai così come sei Non serve aspettare che cambino le circostanze che arrivi la persona giusta che il conto in banca cresca o che la vita si sistemi E soprattutto non serve morire per essere completi La pienezza è disponibile adesso se sei disposto a riceverla Ma c'è un punto cruciale da comprendere Vivere pienamente il presente non significa ignorare il futuro Al contrario quando ami davvero la vita quando la consideri preziosa nasce spontaneo il desiderio di proteggerla di migliorarla di onorarla non perché temi un giudizio ultraterreno ma perché riconosci la sacralità di ciò che esiste Vuol dire prenderti cura del corpo non come un guscio temporaneo da sopportare ma come il solo strumento che hai per fare esperienza del mondo Vuol dire coltivare le relazioni non come investimenti per l'eternità ma come occasioni uniche di amare ed essere amato Vuol dire proteggere questo pianeta non per obbedienza religiosa ma per gratitudine verso l'unica casa che condividiamo Quando vivi così ogni scelta diventa un atto d'amore verso l'esistenza stessa Non scegli la carriera per collezionare punti in paradiso ma quella che onora i tuoi talenti e serve gli altri nel modo più autentico Non cerchi un partner che ti garantisca la salvezza ma qualcuno con cui condividere la più bella esperienza d'amore possibile Non metti al mondo figli per obbedire a un dogma ma per condividere il miracolo di essere vivi E allora inevitabilmente accade qualcosa di magico Smettendo di vivere per l'al di là inizia a creare qualcosa che lo trascende davvero Non l'immortalità del tuo ego ma quella delle tue azioni L'eredità invisibile del bene che hai fatto dell'amore che hai seminato della saggezza che hai trasmesso Tutto ciò continuerà a vivere nelle menti e nei cuori che hai toccato
 
parte 11
Questo è ciò che Spinoza chiamava vera eternità Non la sopravvivenza del corpo ma la continuità di ciò che è stato vero bello vitale Spinoza è morto più di tre secoli fa eppure la sua voce continua a parlare le sue idee vivono liberano ispirano e tu fratello sorella puoi fare lo stesso non vivendo per un altro mondo ma vivendo in questo con tale intensità autenticità e amore da lasciare una traccia che superi la tua morte individuale Questa è la vera immortalità la vita che continua a espandersi attraverso la tua Non più tempo speso a proteggere l'ego ma energia dedicata a nutrire la tua eredità Non la sopravvivenza del singolo ma il contributo di un essere che partecipa a qualcosa di più vasto non l'immortalità personale ma l'appartenenza consapevole a un flusso che trascende tutti noi Quando arrivi a questa comprensione la morte smette di essere una minaccia diventa il coronamento naturale di una vita vissuta fino in fondo È il momento in cui tutto ciò che hai amato costruito condiviso e sognato si fonde con il ritmo eterno dell'universo non muori ti trasformi non finisci continui dentro tutto ciò che vive cresce evolve E mentre sei ancora qui prima che arrivi quella trasformazione ti è stato dato un dono incredibile Giorni ore respiri di pura esistenza momenti di amore di creazione di pensiero di consapevolezza L'impossibile miracolo di essere cosciente in un corpo umano su questo pianeta che fluttua nel vuoto Non sprecarne nemmeno uno aspettando una vita migliore Questa è la vita migliore Non rimandare la tua felicità sperando in un'eternità garantita Questo istante è l'eternità Non rinunciare a un solo gesto d'amore aspettando la perfezione immortale perché questo amore fragile e terreno è già perfetto così com'è Fratello mio sorella mia ciò che hai ascoltato non è un concetto da archiviare nella mente è un invito Un invito a vivere in modo completamente nuovo a vivere ogni giorno come sacro proprio perché è limitato a vedere ogni esperienza come preziosa proprio perché è unica a riconoscere la divinità in ogni persona proprio perché è temporanea Se questo messaggio ha risuonato in te se una parte profonda del tuo essere ha sempre saputo che doveva esserci un modo più vero di vivere allora è il momento Non c'è più tempo da rimandare non c'è più vita da aspettare Inizia oggi inizia adesso inizia qui Ama questa vita come se fosse l'unica che hai perché lo è E questa consapevolezza lungi dall'essere una condanna è il dono più meraviglioso che tu possa ricevere La menzogna della vita eterna è finita La tua vera vita la vita reale quella che si misura in respiri in sorrisi in attimi di presenza Quella vita comincia adesso So
 
parte 11
Questo è ciò che Spinoza chiamava vera eternità Non la sopravvivenza del corpo ma la continuità di ciò che è stato vero bello vitale Spinoza è morto più di tre secoli fa eppure la sua voce continua a parlare le sue idee vivono liberano ispirano e tu fratello sorella puoi fare lo stesso non vivendo per un altro mondo ma vivendo in questo con tale intensità autenticità e amore da lasciare una traccia che superi la tua morte individuale Questa è la vera immortalità la vita che continua a espandersi attraverso la tua Non più tempo speso a proteggere l'ego ma energia dedicata a nutrire la tua eredità Non la sopravvivenza del singolo ma il contributo di un essere che partecipa a qualcosa di più vasto non l'immortalità personale ma l'appartenenza consapevole a un flusso che trascende tutti noi Quando arrivi a questa comprensione la morte smette di essere una minaccia diventa il coronamento naturale di una vita vissuta fino in fondo È il momento in cui tutto ciò che hai amato costruito condiviso e sognato si fonde con il ritmo eterno dell'universo non muori ti trasformi non finisci continui dentro tutto ciò che vive cresce evolve E mentre sei ancora qui prima che arrivi quella trasformazione ti è stato dato un dono incredibile Giorni ore respiri di pura esistenza momenti di amore di creazione di pensiero di consapevolezza L'impossibile miracolo di essere cosciente in un corpo umano su questo pianeta che fluttua nel vuoto Non sprecarne nemmeno uno aspettando una vita migliore Questa è la vita migliore Non rimandare la tua felicità sperando in un'eternità garantita Questo istante è l'eternità Non rinunciare a un solo gesto d'amore aspettando la perfezione immortale perché questo amore fragile e terreno è già perfetto così com'è Fratello mio sorella mia ciò che hai ascoltato non è un concetto da archiviare nella mente è un invito Un invito a vivere in modo completamente nuovo a vivere ogni giorno come sacro proprio perché è limitato a vedere ogni esperienza come preziosa proprio perché è unica a riconoscere la divinità in ogni persona proprio perché è temporanea Se questo messaggio ha risuonato in te se una parte profonda del tuo essere ha sempre saputo che doveva esserci un modo più vero di vivere allora è il momento Non c'è più tempo da rimandare non c'è più vita da aspettare Inizia oggi inizia adesso inizia qui Ama questa vita come se fosse l'unica che hai perché lo è E questa consapevolezza lungi dall'essere una condanna è il dono più meraviglioso che tu possa ricevere La menzogna della vita eterna è finita La tua vera vita la vita reale quella che si misura in respiri in sorrisi in attimi di presenza Quella vita comincia adesso So
 
PE-n1275-filosofia-Spinoza.mm - Discussione: Filosofia di Spinoza.
 
La filosofia di Baruch Spinoza, così come emerge dalle fonti, è incentrata su una critica radicale e implacabile della dottrina della vita eterna e sulle conseguenze etiche e spirituali derivanti dalla piena accettazione della realtà terrena.
Spinoza (vissuto nel XVII secolo ebreo di Amsterdam) mise in discussione la teologia del suo tempo, una verità scomoda che gli costò un prezzo altissimo. La sua logica non mirava a una discussione teologica, ma a smantellare ciò che lui vedeva come un sistema di controllo e "ingegneria del potere".
1. La Critica all'Illusione della Vita Eterna
Spinoza ha smascherato la promessa della vita eterna, definendola una "grande illusione" e un "software mentale, un virus che infetta la percezione del presente".
 
Contraddizioni Teologiche:
• La Perfezione Divina: Spinoza si chiese perché un Dio perfetto, infinito ed eterno avrebbe avuto bisogno di creare esseri imperfetti solo per punirli per ciò che sono. Egli argomentava che un essere che ha tutto non può desiderare nulla, come la nostra obbedienza o adorazione. Un Dio che ha bisogno di adorazione è visto come un riflesso deificato dell'essere umano.
• Tempo e Giudizio: Se Dio è eterno e infinito, per lui non esistono un prima e un dopo. Pertanto, l'intera narrazione della creazione, caduta, giudizio, premio o punizione si basa sull'applicazione di un concetto di tempo umano a un essere che è fuori dal tempo.
• Contraddizione di Valore: La critica più profonda è che se esistesse una vita eterna infinitamente migliore di questa, la vita terrena sarebbe per definizione "priva di valore". Per Spinoza, l'idea di un'esistenza temporanea e dolorosa come preludio a una vita perfetta è una contraddizione. Un Dio buono avrebbe creato direttamente la vita perfetta, senza bisogno di generare sofferenza inutile.
 
Meccanismi di Controllo e Potere:
La dottrina dell'aldilà, secondo Spinoza, non è spiritualità ma strategia umana per mantenere l'ordine.
• Obiettivo del Controllo: La promessa della vita eterna non nacque per consolare dalla morte, ma per far dimenticare quanto è preziosa la vita e per togliere il presente. È stata insegnata la diffidenza verso questa vita al fine di poterla controllare.
• Il Paradiso dei Tiranni: La dottrina descrive il "sogno di dominio assoluto" e il "paradiso dei tiranni," dove le persone obbediscono, grate per le loro catene, credendo che portino alla salvezza.
• Soppressione della Gioia: Il sistema più oscuro insegna che godersi la vita è un pericolo, che la felicità è frivola, e che amare il mondo significa tradire Dio. Questo addestramento invisibile condiziona a sentire un senso di colpa per la gioia autentica e a reprimere la propria natura.
• Trasformazione della Fede: L'illusione convince a sacrificare la vita terrena per una ricompensa celeste che nessuno ha mai visto, trasformando l'assenza di prove in una virtù e il dubbio in un peccato. Questo è il sistema perfetto per creare dipendenza mentale, togliendo la capacità di pensare e la libertà di vedere.
• Stratificazione Sociale: Storicamente, la dottrina fiorì dove pochi detenevano ricchezza e potere, mentre le masse vivevano nella miseria. Il messaggio è: "Non importa se ora soffri, la tua ricompensa arriverà dopo la morte". In questo modo, l'ingiustizia è travestita da speranza, un "anestetico per la coscienza" e un "vaccino contro la ribellione".
 
2. La Vita Reale e l'Eternità del Presente
La conclusione di Spinoza è "tanto semplice quanto sconvolgente": "Questa vita è la realtà stessa, è l'espressione del divino, è tutto ciò che esiste". Non è una sala d'attesa, un esame o un preludio.
• Sacralità del Presente: Se questa vita è l'unica, ogni attimo è sacro, ogni gesto d'amore è eterno, e ogni respiro di felicità è una preghiera. Amare l'esistenza, apprezzare il corpo e cercare il piacere non è tradimento dello spirito, ma "l'atto più spirituale che tu possa compiere".
• Unità Corpo-Spirito: Spinoza rifiutò la visione tradizionale che disprezzava il corpo, trattandolo come un ostacolo o una prigione dello spirito. Invece, "il corpo non è la prigione dello spirito è lo spirito stesso che si manifesta nella materia". La pienezza è disponibile adesso.
• Sub Specie Aeternitatis (Sotto l'aspetto dell'Eterno): Quando si rinuncia all'idea di una vita eterna come tempo infinito, si scopre l'eternità come "profondità infinita del presente". Vivere pienamente, contemplare la bellezza o sentire compassione fa sì che il tempo si fermi, sfiorando l'Eterno in questo istante. L'eternità è intensità, non durata.
• Amor Intellectualis Dei: Questo è l'amore intellettuale di Dio, inteso non in senso freddo, ma come "comprensione totale," "sapienza incarnata" e "lucidità che diventa amore". È l'amore per ciò che è, così com'è, senza il desiderio di cambiarlo. Significa realizzare che l'individuo è "la perfezione che cercava riflessa nel mondo imperfetto".
 
3. Le Conseguenze Etiche e la Vera Immortalità
Quando l'illusione svanisce, la vita si trasforma.
• Libertà e Responsabilità: Vivere libero significa amare questa vita "senza scuse, senza sensi di colpa, senza riserve". Questa consapevolezza è un invito a vivere in modo completamente nuovo.
• Azione Sociale: La realizzazione che questa vita è l'unica comporta che non si può più chiudere gli occhi davanti all'ingiustizia. Rendere il mondo giusto diventa un "dovere sacro". Non si deve più aspettare che la vera giustizia sia in cielo.
• Eredità e Immortalità: La vera immortalità non è la sopravvivenza del corpo, ma la "continuità di ciò che è stato vero, bello, vitale". Questa è l'eredità invisibile del bene, dell'amore e della saggezza lasciata nelle menti e nei cuori degli altri. Spinoza, vivendo intensamente e senza rimpianti, lasciò una traccia che supera la sua morte individuale.
• La Morte come Cornice: La morte non è più vista come un nemico, ma come il limite che dà significato a ogni cosa, la cornice che rende la vita un capolavoro.
 
PE-n1276-amore-vitra.mm - Discussione: Amore per la vita.
 
Certamente. Discutere l'Amore per la Vita (o Amare questa vita) secondo la prospettiva della filosofia di Baruch Spinoza, così come delineata nelle fonti, significa esplorare il concetto centrale della sua etica, che è in netta contrapposizione con la dottrina dell'Illusione della Vita Eterna.
 
1. Il Rifiuto del Senso di Colpa e la Riabilitazione della Gioia
La filosofia di Spinoza pone un'enfasi radicale sull'amare l'esistenza terrena come l'atto più spirituale che si possa compiere.
• Il Virus del Senso di Colpa: Le fonti spiegano che l'amore per la vita e la gioia sono stati sistematicamente soppressi. Una "voce sottile" sussurra che è sbagliato godersi qualcosa, che si sta esagerando, e che si dovrebbe pensare a "cose più alte, più pure, più spirituali". Questa voce non è innata ma è stata "piantata dentro di te quando eri solo un bambino".
• La Repressione della Natura: Il programma più oscuro dell'illusione eterna insegna che godersi la vita è un pericolo per la salvezza, che il piacere è una tentazione e che amare il mondo significa tradire Dio. Questo addestramento invisibile condiziona l'individuo a sentire un senso di colpa ogni volta che prova una gioia autentica.
• La Liberazione: Spinoza rovescia questo paradigma: se questa vita è l'unica che abbiamo (perché "è la realtà stessa, è l'espressione del divino, è tutto ciò che esiste"), allora amare questa vita non è un tradimento dello spirito, è l'atto più spirituale che tu possa compiere.
 
2. La Sacralità e l'Eternità del Presente
L'amore per la vita deriva dalla consapevolezza che il presente non è un passaggio o un esame, ma è la totalità dell'esistenza.
• Fine del Rinvio: Se questa vita è l'unica, "ogni attimo è sacro, ogni gesto d'amore è eterno, ogni respiro di felicità è una preghiera". Non si deve più sacrificare il presente per una promessa lontana. La vita attuale "è la tua eternità; vivila adesso".
• Unità Corpo-Spirito: Spinoza rifiutò la denigrazione del corpo, che era trattato come un ostacolo o una prigione dell'anima. Al contrario, egli affermò che "il corpo non è la prigione dello spirito è lo spirito stesso che si manifesta nella materia". Prendersi cura del corpo non è vanità, ma riconoscere la sacralità del veicolo che permette di vivere e sentire.
• L'Eternità come Intensità (Sub Specie Aeternitatis): Quando si smette di aggrapparsi all'idea di una vita eterna come tempo infinito, si scopre l'eternità come "profondità infinita del presente". L'eternità non è durata, ma intensità. Quando si ama, si contempla la bellezza, o si sente compassione autentica, "il tempo si ferma" e si sfiora l'Eterno in quell'istante.
 
3. Amor Intellectualis Dei: L'Amore che è Comprensione
Il culmine dell'amore per la vita è ciò che Spinoza definiva Amor Intellectualis Dei (Amore intellettuale di Dio).
• Lucidità e Saggezza: Questo non è un amore freddo o cerebrale, ma è "comprensione totale," "sapienza incarnata," e "lucidità che diventa amore". È l'amore che nasce dalla profonda comprensione di "chi sei, dove sei e cosa significa davvero esistere".
• Accettazione Assoluta: È l'amore per ciò che è, "così com'è, senza desiderio di cambiarlo". Realizzare questo amore significa comprendere che l'individuo "è la perfezione che cercava riflessa nel mondo imperfetto". Non si è un errore cosmico in attesa di redenzione, ma "il modo esatto in cui il divino ha scelto di essere te qui ora".
 
4. Conseguenze Etiche dell'Amore per la Vita
Amare questa vita porta a un'etica basata sulla realtà e sull'azione immediata:
• Dovere Sacro di Giustizia: Rendersi conto che non ci sarà un'altra vita in cui le ingiustizie saranno riparate fa sì che rendere il mondo giusto diventi un "dovere sacro". La sofferenza inutile non può più essere tollerata.
• L'Atto Radicale: Amare la vita, viverla pienamente e goderne l'esistenza è descritto come "l'atto più radicale di libertà che un essere umano possa compiere".
• Impegno Quotidiano: Vivere pienamente il presente non significa ignorare il futuro, ma prendersi cura di ciò che esiste per gratitudine e non per paura di un giudizio ultraterreno. Questo si traduce nel prendersi cura del corpo, coltivare relazioni come occasioni uniche di amore e proteggere il pianeta come l'unica casa che condividiamo.
• La Vera Immortalità: L'amore intenso per la vita porta alla vera immortalità: la continuità di ciò che è stato "vero, bello, vitale", l'eredità invisibile del bene, dell'amore e della saggezza lasciata negli altri.
In sintesi, l'amore per la vita in Spinoza è un invito a vivere "senza scuse, senza sensi di colpa, senza riserve", riconoscendo che la pienezza e l'eternità sono disponibili "adesso se sei disposto a riceverla".
 
PE-n1277-controllo-religione.mm - Discussione: Controllo e religione.
 
La discussione sul tema Controllo e religione nelle fonti a disposizione si concentra principalmente sull'analisi critica di Baruch Spinoza riguardo la dottrina della vita eterna, vista non come un fatto spirituale, ma come una strategia umana per l'esercizio del potere e per il mantenimento dell'ordine sociale.
Le fonti evidenziano diversi meccanismi attraverso cui la religione (specificamente la promessa dell'aldilà e, in un contesto secondario, le norme alimentari) è stata utilizzata come strumento di controllo.
 
1. Il Controllo Attraverso l'Illusione della Vita Eterna (Critica Spinoziana)
Secondo Spinoza, la dottrina dell'aldilà è una forma raffinata di ingegneria del potere, concepita per manipolare la percezione e l'azione umana nel presente.
 
A. Manipolazione Psicologica e Soppressione della Vita Terrena
L'obiettivo primario di questa dottrina non era la consolazione, ma la repressione della gioia e del valore della vita attuale:
• Diffidare della Vita: Hanno insegnato a diffidare della vita stessa "per poterla controllare". La promessa della vita eterna è nata per far dimenticare quanto è preziosa la vita e per "toglier[ti] il presente".
• Creazione del Senso di Colpa: La parte più oscura del "programma" insegna che godersi la vita è un pericolo per la salvezza, che il piacere è una tentazione e che amare il mondo significa tradire Dio. Questo addestramento invisibile condiziona l'individuo a sentire un senso di colpa ogni volta che prova una gioia autentica. Questo è definito come la "forma più raffinata di controllo mai ideata".
• Dipendenza Mentale: La logica dell'illusione è il sistema perfetto per creare dipendenza mentale. Insegnando che chiedere è peccato, che dubitare è debolezza e che ragionare è mancanza di fede, si toglie all'individuo l'arma più potente: la sua "capacità di pensare" e la "libertà di vedere".
 
B. Mantenimento dell'Ordine Sociale e del Dominio
La dottrina dell'aldilà è interpretata da Spinoza come un meccanismo storico per preservare la disuguaglianza e prevenire la ribellione:
• Il Paradiso dei Tiranni: La dottrina descrive "il sogno di dominio assoluto" ed è "il paradiso dei tiranni". In questo sistema, le persone obbediscono "nella speranza della morte," e sono "grate per le loro catene" credendo che portino alla salvezza.
• Giustificazione della Sofferenza: Storicamente, questa dottrina è fiorita dove pochi detenevano potere e ricchezza mentre le masse vivevano nella miseria. Il messaggio è: "Non importa se ora soffri, la tua ricompensa arriverà dopo la morte". Facendo credere che il mondo terreno sia solo un "test" o una "parentesi," si rimuove la necessità di cambiarlo o di ribellarsi contro l'ingiustizia.
• Anestetico contro la Ribellione: Questa formula è definita un'ingiustizia "travestita da speranza," un "anestetico per la coscienza" e il "più efficace vaccino contro la ribellione". Se si convince l'oppresso che la sofferenza di oggi è la porta per la felicità eterna, egli non solo accetta il dolore, ma "lo abbraccerà" e "difenderà" l'ingiustizia.
• Doppia Morale: Lo stesso sistema che predica rassegnazione ai poveri insegna "trionfo e compiacimento ai ricchi," i quali credono che la propria ricchezza sia segno della benevolenza divina.
 
2. Controllo Attraverso le Norme e l'Identità (Regole Alimentari)
Le fonti discutono anche come regole religiose specifiche, come i divieti alimentari, funzionino come mezzi di controllo sull'identità e sull'obbedienza all'interno delle comunità religiose.
• Obbedienza e Consacrazione: Per gli ebrei e i musulmani, rispettare le leggi alimentari (come il divieto di consumare carne di maiale) è un modo per dimostrare obbedienza e consacrazione a Dio. Tali restrizioni non si limitavano all'igiene, ma rappresentavano la distinzione tra il sacro e il profano.
• Identità Culturale: Queste restrizioni esprimevano una chiara "identità spirituale e culturale". Essere un "popolo santo per il Signore" significava seguire una dieta che riflettesse questa santità.
• Sottomissione: Nell'Islam, il divieto della carne di maiale (considerata haram, proibita) è visto come una disobbedienza diretta alle leggi di Allah, e l'osservanza di queste leggi rappresenta una "espressione tangibile di fede e sottomissione al loro creatore".
• Unità Comunitaria: Tali pratiche alimentari fungono da legame di unità, consolidando la fratellanza e il senso di appartenenza all'interno delle comunità.
In sintesi, mentre i divieti alimentari controllano la purezza esterna e definiscono l'identità comunitaria, la critica di Spinoza è diretta contro l'illusione della vita eterna come lo strumento di controllo più potente e pervasivo, capace di anestetizzare la coscienza e impedire la libertà di esistere nel presente.
 
PE-n1278-eternita-presente.mm - Discussione: Eternità del presente.
 
Certamente. La discussione sull'Eternità del Presente è un concetto cardine della filosofia di Baruch Spinoza, così come interpretata nelle fonti, e rappresenta l'alternativa liberatoria all'Illusione della Vita Eterna.
L'Eternità del Presente è la realizzazione che la vera immortalità non risiede in un futuro post-mortem promesso, ma nella profondità e intensità dell'esperienza vissuta in questo preciso momento.
1. La Natura del Presente: Realtà Assoluta
Spinoza giunge alla conclusione che il presente non è una semplice attesa, ma la totalità dell'esistenza.
• Non un Preludio: Questa vita "non è una sala d'attesa, non è un esame, non è il preludio di niente".
• Manifestazione del Divino: La vita attuale è definita come "la realtà stessa, è l'espressione del divino, è tutto ciò che esiste".
• Sacralità Immediata: Se questa è l'unica vita che abbiamo, allora "ogni attimo è sacro, ogni gesto d'amore è eterno, ogni respiro di felicità è una preghiera". Non si deve più sacrificare o rimandare la gioia per una promessa incerta.
2. Sub Specie Aeternitatis: L'Eternità come Intensità
Il concetto spinoziano di vivere sub specie aeternitatis (sotto l'aspetto dell'Eterno) definisce l'eternità non in termini di durata, ma di qualità dell'esperienza.
• Profondità, non Durata: L'eternità non è intesa come "tempo infinito," ma come "profondità infinita del presente". È la capacità di essere "così presenti, così vivi che il mondo intero si espande nel respiro di un solo istante".
• Vivere Per Sempre: Vivere in questo modo significa "vivere così pienamente da toccare ciò che è fuori dal tempo". Quando si ama veramente, si contempla la bellezza o si sente compassione autentica, "il tempo si ferma" e si "sfiora l'Eterno" in quell'istante.
• Il Paradosso della Libertà: Il paradosso più liberatorio si verifica quando si smette di aggrapparsi all'idea della vita eterna e si lascia andare la paura della morte: in quel momento si scopre l'eternità. Accettando l'impermanenza della vita e rinunciando al bisogno che sia eterna, si tocca l'eternità.
3. Amor Intellectualis Dei: La Pienezza nel Qui e Ora
L'Eternità del Presente culmina nell'Amor Intellectualis Dei (Amore intellettuale di Dio).
• L'Amore che è Comprensione: Questo amore non è freddo o cerebrale, ma è la "comprensione totale," la "sapienza incarnata" e la "lucidità che diventa amore". Nasce dalla comprensione di "chi sei, dove sei e cosa significa davvero esistere".
• Il Paradiso Già Raggiunto: Riconoscere l'eternità del presente significa rendersi conto che "siamo già nell'eternità, siamo già nel paradiso, siamo già alla presenza del divino", non come una promessa futura ma come una realtà che abbiamo imparato a non riconoscere. Il "problema non è che siamo separati dal sacro è che cerchiamo il sacro nei luoghi sbagliati".
• La Meraviglia dell'Esistenza: Il mondo attuale, con i suoi corpi umani capaci di sentire, creare e amare, è descritto come "la meraviglia assoluta dell'esistenza" e "la manifestazione più straordinaria" del divino. Non c'è nessun paradiso che potrebbe superare l'esperienza di essere vivi qui e ora.
• Pienezza Immediata: La pienezza è disponibile "adesso se sei disposto a riceverla".
4. Le Implicazioni Etiche del Vivere nel Presente
La realizzazione dell'eternità del presente trasforma l'etica e l'azione umana:
• Vivere Autenticamente: Quando si accetta che l'unico momento reale è l'istante, il meccanismo di rimandare la felicità si sgretola, e nasce il bisogno "urgente e meraviglioso" di vivere in modo autentico, senza più fingere o vivere la storia di qualcun altro.
• La Morte come Cornice: In questa prospettiva, la morte non è più un nemico, ma "la cornice che rende la vita un capolavoro". È il limite che dà significato a ogni istante, rendendolo sacro e prezioso.
• Azione e Gratitudine: Vivere pienamente il presente non significa ignorare il futuro, ma prendersi cura di ciò che esiste (il corpo, le relazioni, il pianeta) per gratitudine, e non per paura di un giudizio ultraterreno.
• Vera Immortalità: Smettendo di vivere per l'aldilà, si inizia a creare un'eredità che trascende davvero la morte individuale: la continuità di ciò che è stato "vero, bello, vitale", che vive nelle menti e nei cuori che sono stati toccati. Questa è l'immortalità delle proprie azioni e del proprio contributo.
 
 
PE-1200-12
 
PE-n1279-mussulmani-ebrei.mm - Perché i Musulmani e gli Ebrei non Mangiano CARNE DI MAIALE, ma i Cristiani sì
 
Il video esplora l'antica e persistente proibizione del consumo di carne suina nel giudaismo e nell'Islam, confrontandola con l'approccio divergente del cristianesimo. Il divieto per ebrei e musulmani ha radici nell'Antico Testamento (Libro del Levitico) dove il maiale è dichiarato "immondo" per motivi sia pratici (rischio di malattie nei climi caldi) che, soprattutto, spirituali, servendo come simbolo di purezza e identità per il "popolo santo" di Dio. L'Islam mantiene questa proibizione con rigore inalterato, considerandola un atto di sottomissione ad Allah. Al contrario, il cristianesimo, con l'avvento del Nuovo Testamento, abolisce queste leggi cerimoniali; gli insegnamenti di Gesù, come nel Vangelo di Marco, spostano il concetto di impurità dal cibo che entra nel corpo alle intenzioni e azioni che provengono dal cuore, liberando i cristiani dall'obbligo dietetico. Il testo conclude evidenziando come queste diverse pratiche alimentari siano espressioni tangibili di fede, disciplina e identità culturale per ciascuna religione.
 
PE-n1280-regole-divieti.mm - fin dagli albori della civiltà l'umanità ha istituito regole e divieti che hanno definito la sua identità culturale e spirituale
 
Tra queste norme una delle più enigmatiche che persiste ancora oggi è il rifiuto del consumo di carne di maiale Per ebrei e musulmani questa carne è considerata impura e prebita da precetti divini Tuttavia il cristianesimo nel suo percorso evolutivo ha scelto di discostarsi da questa regola Qual è il significato profondo di questo divieto quali misteri si celano dietro questa antica usanza il fascino di questa norma ancestrale ci porta a esplorare i testi sacri le tradizioni religiose e la storia per scoprire verità poco conosciute Prima di continuare ti invitiamo a lasciare un mi piace a questo video se apprezzi il contenuto e a iscriverti al nostro canale per non perdere le prossime pubblicazioni Ora entriamo nel vivo dell'argomento Iniziamo con l'Antico Testamento base della religione ebraica e rispettato anche nell'Islam Nel libro del Levitico 11 7/8 Dio stabilisce con chiarezza il maiale pur avendo l'unghia spaccata e il piede forcuto non rumina è immondo per voi Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri Sono immondi Questo comando è diretto Ma perché il maiale è stato dichiarato impuro la ragione di questo divieto a radici sia spirituali che pratiche Nell'antichità il maiale era percepito come un animale sporco che si nutriva di rifiuti e carogne Inoltre in climi caldi la sua carne poteva essere veicolo di malattie come la trichinosi per il popolo di Israele che attraversava il deserto Questa restrizione era anche una questione di sopravvivenza ma la proibizione andava oltre l'aspetto igienico Il maiale divenne un simbolo di impurità spirituale Nella Bibbia il concetto di puro ed impuro non si limitava all'aspetto fisico ma rappresentava il sacro e il profano Il popolo di Israele era chiamato a essere santo distinto dalle altre nazioni Rispettare queste leggi alimentari era un modo per dimostrare obbedienza e consacrazione a Dio
 
parte -2
 
Nel Deuteronomio 14 e 21 troviamo un'altra specificazione di queste norme Non mangerete alcun animale morto da sé Potete darlo allo straniero che risiede nelle vostre città affinché lo mangi o venderlo a uno straniero perché voi siete un popolo santo per il Signore vostro Dio Questo passaggio sottolinea che tali restrizioni non erano solo una questione di igiene ma esprimevano un'identità spirituale e culturale Essere un popolo santo per il Signore significava seguire una dieta che riflettesse tangibilmente questa santità non mangiare carne di maiale così come osservare altre leggi Era un costante promemoria della speciale relazione con Dio e del dovere di evitare contaminazioni con le usanze dei popoli vicini Questo principio di santità e identità radicato nell'Antico Testamento è fondamentale per comprendere perché religioni come il giudaismo e l'Islam che rispettano la Torà continuano a mantenere questo divieto ancora oggi Tuttavia la storia non si ferma con l'Antico Testamento Guardando all'Islam scopriamo che questa preizione rimane in vigore con una severità inalterata Nel Corano il libro sacro dei musulmani la carne di maiale è esplicitamente vietata Vi sono proibiti gli animali morti il sangue la carne di maiale e tutto ciò che è stato sacrificato invocando un altro nome che non sia Allah Corano 2173 Per i musulmani il maiale è aram cioè proibito e considerato impuro Come nel giudaismo anche nell'Islam questa norma ha motivazioni sia spirituali che pratiche Mangiare carne di maiale è considerato nell'Islam una disobbedienza diretta alle leggi di Allah E per i fedeli musulmani l'osservanza di queste leggi rappresenta un'espressione tangibile di fede e sottomissione al loro creatore Oltre al significato spirituale esiste anche un risvolto pratico Come già accennato la carne di maiale se non trattata correttamente può essere veicolo di malattie Nelle regioni dove è nato l'Islam caratterizzate da climi caldi simili al contesto biblico il rischio era particolarmente elevato Per questo motivo la proibizione serviva anche come misura di protezione fisica per la comunità Nel contesto islamico questa legge è inalterabile non ammette eccezioni La sua osservanza simboleggia purezza disciplina e una devozione assoluta verso Dio Ma se ebrei e musulmani condividono questa preizione sorge una domanda inevitabile: perché i cristiani consumano carne di maiale esploriamo come questa storia prenda una piega sorprendente con l'arrivo del Nuovo Testamento con la nascita del cristianesimo e l'introduzione del Nuovo Testamento Molte leggi dell'Antico Testamento hanno assunto un nuovo significato
 
parte-3
 
È qui che la narrazione cambia radicalmente I cristiani hanno smesso di osservare il divieto di consumare carne di maiale Questo cambiamento è strettamente legato agli insegnamenti di Gesù Cristo e dei suoi apostoli Nel Vangelo di Marco 7_19 Gesù enuncia un concetto rivoluzionario Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dall'esterno non può contaminarlo con queste parole Gesù dichiarò puri tutti gli alimenti Questo passaggio è cruciale perché sposta l'attenzione L'impurità non deriva dal cibo che entra nel corpo ma dalle intenzioni e dalle azioni che provengono dal cuore umano Questo insegnamento modifica completamente la prospettiva spirituale sulle leggi alimentari per i cristiani Questo messaggio viene ulteriormente confermato nel libro degli Atti degli Apostoli L'apostolo Pietro riceve una visione straordinaria Un grande lenzuolo discende dal cielo pieno di animali considerati impuri tra cui il maiale Una voce gli ordina: "Alzati pietro uccidi e mangia" Pietro risponde: "Signore no perché non ho mai mangiato nulla di impuro o contaminato ma la voce replica: "Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo impuro." Atti 10 131 In questa visione Dio comunica a Pietro che le leggi di purezza dell'Antico Testamento non sono più obbligatorie per i seguaci di Cristo Questo messaggio non si limita alle leggi alimentari ma trasmette anche un insegnamento più ampio Il Vangelo è destinato a tutte le nazioni non solo al popolo ebraico Con questo cambiamento la carne di maiale ha cessato di essere considerata impura nel cristianesimo Gli insegnamenti di Gesù e degli apostoli mettono in risalto una verità spirituale più profonda La fede e la purezza del cuore hanno maggiore importanza rispetto alle regole esteriori Così mentre ebrei e musulmani continuano a osservare il divieto come un atto di obbedienza e purezza i cristiani ritengono che il sacrificio di Cristo sulla croce abbia liberato l'umanità da queste leggi cerimoniali Tuttavia questa differenza solleva una domanda significativa In che modo queste preizioni alimentari influenzano l'identità culturale e spirituale di ciascuna religione abbiamo visto come i divieti legati al consumo di carne di maiale abbiano origine nelle leggi dell'Antico Testamento e come queste siano tutt'ora osservate nell'Islam mentre il cristianesimo ha adottato una prospettiva diversa Ma alila delle regole e delle pratiche alimentari cosa rappresentano queste usanze per ogni religione entriamo ora in un territorio più profondo l'identità culturale e spirituale Per il giudaismo la dieta coser è molto più di una semplice questione di salute o tradizione Consumare solo alimenti permessi come stabilito dalla Torà è un atto di obbedienza e santità La parola coser significa adatto o puro e osservare queste norme alimentari mantiene il popolo ebraico legato al patto con Dio Ogni alimento consentito ricorda agli ebrei che sono un popolo santo per il Signore
 
parte-4
 
Questa disciplina alimentare li distingue come una nazione separata con valori e costumi unici che hanno resistito nel tempo nonostante la dispersione e le persecuzioni Nel caso dell'Islam il divieto di consumare carne di maiale ha un significato culturale e spirituale altrettanto profondo Il termine chiave qui è alal che significa allecito Seguire le leggi alimentari del Corano è un'espressione di fede e sottomissione alla volontà di Allah Per i musulmani la purezza è sia interiore che esteriore Consumare cibi al non solo preserva il corpo ma simboleggia anche disciplina spirituale e rispetto verso Dio Evitare la carne di maiale rappresenta una prova costante di devozione e rafforza l'identità dei credenti Inoltre in molte comunità islamiche queste pratiche alimentari fungono da legame di unità Condividere solo cibi permessi e evitare ciò che è proibito consolida la fratellanza e il senso di appartenenza D'altro canto nel cristianesimo la libertà di consumare qualsiasi alimento segna un cambiamento radicale L'attenzione si sposta dall'esterno verso l'interiorità Come spiegato nel Nuovo Testamento Gesù ha insegnato che nulla di ciò che entra nell'uomo può contaminarlo Per i cristiani questa libertà rappresenta la fine delle leggi cerimoniali dell'Antico Testamento L'enfasi è posta sulla condizione del cuore e sulla relazione con Dio Il regno di Dio non è cibo né bevanda ma giustizia pace e gioia nello Spirito Santo Romani 14:17 Tuttavia questa libertà comporta anche una responsabilità L'apostolo Paolo ammonisce che sebbene tutto sia permesso non tutto è utile e bisogna evitare di diventare motivo di scandalo per gli altri Così le pratiche alimentari seppur diverse rivelano un obiettivo comune: l'obbedienza a Dio la crescita spirituale e la creazione di un'identità unica Che si tratti di un divieto o di una libertà ogni religione utilizza il cibo come un mezzo per esprimere i propri valori più profondi Ma cosa ci insegna tutto questo nel mondo di oggi in un'epoca in cui le culture e le religioni convivono come mai prima Comprendere queste differenze ci aiuta non solo a rispettare gli altri ma anche a riflettere sul significato della purezza e della fede nelle nostre vite Alla fine ciò che mangiamo rappresenta molto più di semplici abitudini È uno specchio della nostra fede della nostra identità e del nostro rapporto con il divino Le differenze nelle pratiche alimentari ci insegnano a onorare ciò che ognuno considera sacro e ci invitano a riflettere su cosa realmente definisca la nostra essenza Non ciò che entra nel nostro corpo ma ciò che esce dal nostro cuore Se questo viaggio ti ha fatto riflettere non dimenticare di lasciare un mi piace e di iscriverti per continuare a esplorare tradizioni e credenze che ci uniscono e ci distinguono Grazie per averci accompagnato in questo percorso Alla prossima Tutti abbiamo avuto giorni difficili e a volte tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un consiglio o una parola amica Hai mai pensato di poter aprire il tuo cellulare e ricevere questo sostegno in qualsiasi momento ti presentiamo il nostro ebook speciale che contiene 100 messaggi ispiratori basati su insegnamenti biblici per illuminare il tuo cammino quotidiano Clicca sul link nel primo commento fissato e dai un'occhiata
 
PE-n1281-religione-filosofia.mm - I quattro testi forniscono prospettive diverse su temi storici, religiosi e filosofici. I primi due estratti da YouTube presentano una critica filosofica e teologica basata sul pensiero di Baruch Spinoza,
 
I quattro testi forniscono prospettive diverse su temi storici, religiosi e filosofici. I primi due estratti da YouTube presentano una critica filosofica e teologica basata sul pensiero di Baruch Spinoza, sostenendo che la dottrina della vita eterna fu creata come uno strumento di controllo politico e psicologico per dissuadere le persone dall'apprezzare e agire per migliorare la vita terrena. Il secondo estratto di YouTube confronta le restrizioni alimentari riguardanti la carne di maiale nelle tradizioni ebraica e musulmana—dove è proibita per ragioni sia igieniche che spirituali—con la libertà adottata dal Cristianesimo, sottolineando come le pratiche alimentari definiscano l'identità culturale e spirituale di ogni fede. Gli ultimi due estratti audio e la dedica di Augusto Marinoni offrono una dettagliata storia del Castello di Legnano, focalizzandosi sulle intricate contese legali e sulla successione della famiglia Lampugnani dal XV secolo fino all'acquisto da parte della famiglia Cornaggia, evidenziando anche il lavoro dello storico Guido Sutermeister.
 
PE-n1282-proibizione-maiale.mm - Discussione: Proibizione carne maiale.
 
La proibizione del consumo di carne di maiale rappresenta una delle norme più enigmatiche e persistenti, istituita fin dagli albori della civiltà per definire l'identità culturale e spirituale di diverse comunità.
Questa restrizione, che affonda le sue radici nell'Antico Testamento, è mantenuta con severità sia nell'Ebraismo che nell'Islam, sebbene il Cristianesimo abbia scelto di discostarsi da tale regola.
 
La Proibizione nell'Ebraismo e nell'Antico Testamento
L'Antico Testamento, che è la base della religione ebraica ed è rispettato anche nell'Islam, stabilisce chiaramente il divieto nel Libro del Levitico (11:7-8). Dio stabilisce che il maiale, pur avendo l'unghia spaccata e il piede forcuto, non rumina ed è perciò immondo. Il comando è diretto: "Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri. Sono immondi".
Le ragioni di questo divieto sono sia spirituali che pratiche:
1. Ragioni Pratiche e Igieniche: Nell'antichità, il maiale era visto come un animale sporco che si nutriva di carogne e rifiuti. Nei climi caldi, la sua carne poteva veicolare malattie come la trichinosi, e per il popolo di Israele che attraversava il deserto, questa restrizione era anche una questione di sopravvivenza.
2. Ragioni Spirituali e Identitarie: La proibizione andava oltre l'aspetto igienico; il maiale divenne un simbolo di impurità spirituale. Nella Bibbia, i concetti di puro e impuro rappresentavano il sacro e il profano. Il popolo di Israele era chiamato ad essere santo, distinto dalle altre nazioni. Rispettare queste leggi alimentari, come non mangiare carne di maiale, era un modo per dimostrare obbedienza e consacrazione a Dio.
3. Santità e Distinzione: Il Deuteronomio (14:21) specifica ulteriormente queste norme, sottolineando che tali restrizioni esprimono un'identità spirituale e culturale. Essere un popolo santo per il Signore significava seguire una dieta che riflettesse tangibilmente tale santità, evitando contaminazioni con le usanze dei popoli vicini. Nell'Ebraismo, la dieta kosher (adatta o pura) lega il popolo ebraico al patto con Dio e lo distingue come nazione separata.
 
PE-n1283-proibizione.Islam.mm - La Proibizione nell'Islam
 
Nell'Islam, la proibizione del maiale rimane in vigore con una severità inalterata. Nel Corano, la carne di maiale è esplicitamente vietata, insieme agli animali morti, al sangue e a tutto ciò che è stato sacrificato invocando un nome diverso da Allah (Corano 2:173).
Il maiale è considerato haram (proibito) e impuro per i musulmani. Anche nell'Islam, le motivazioni sono spirituali e pratiche:
1. Obbedienza a Dio: Mangiare carne di maiale è considerato una disobbedienza diretta alle leggi di Allah. L'osservanza di queste leggi (halal, lecito) è un'espressione tangibile di fede e sottomissione al loro creatore.
2. Purezza e Disciplina: La purezza è sia interiore che esteriore. Evitare il maiale simboleggia disciplina spirituale e devozione assoluta verso Dio.
3. Protezione Fisica: Similmente al contesto biblico, nelle regioni calde dove è nato l'Islam, la carne di maiale non trattata correttamente può essere veicolo di malattie.
Nel contesto islamico, questa legge è inalterabile e non ammette eccezioni.
 
Il Cambiamento nel Cristianesimo
Mentre Ebrei e Musulmani mantengono la proibizione, i Cristiani hanno smesso di osservare il divieto di consumare carne di maiale. Questo cambiamento è strettamente legato agli insegnamenti di Gesù Cristo e all'introduzione del Nuovo Testamento, dove molte leggi dell'Antico Testamento hanno assunto un nuovo significato.
1. L'Insegnamento di Gesù: Nel Vangelo di Marco (7:19), Gesù enuncia un concetto rivoluzionario: "Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dall'esterno non può contaminarlo". Con queste parole, Gesù dichiarò puri tutti gli alimenti. L'attenzione si sposta: l'impurità non deriva dal cibo che entra nel corpo, ma dalle intenzioni e dalle azioni che provengono dal cuore umano.
2. La Visione di Pietro: Questo messaggio è confermato nel libro degli Atti degli Apostoli. L'apostolo Pietro riceve una visione di un lenzuolo pieno di animali impuri, incluso il maiale. Una voce gli ordina di mangiare, e quando Pietro rifiuta, la voce replica: "Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo impuro" (Atti 10:13). Questa visione comunica che le leggi di purezza dell'Antico Testamento non sono più obbligatorie per i seguaci di Cristo.
3. Nuova Prospettiva Spirituale: Il Vangelo è destinato a tutte le nazioni, non solo al popolo ebraico. Per i cristiani, l'enfasi è posta sulla condizione del cuore, sulla fede e sulla purezza interiore, ritenendo che il sacrificio di Cristo abbia liberato l'umanità dalle leggi cerimoniali. La Bibbia afferma che "il regno di Dio non è cibo né bevanda ma giustizia pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17).
Nel Cristianesimo, questa libertà comporta comunque una responsabilità. L'apostolo Paolo ammonisce che, sebbene tutto sia permesso, non tutto è utile e bisogna evitare di diventare motivo di scandalo per gli altri.
In sintesi, sia il divieto (Giudaismo e Islam) che la libertà (Cristianesimo) utilizzano il cibo come mezzo per esprimere valori profondi e un obiettivo comune: l'obbedienza a Dio, la crescita spirituale e la creazione di un'identità unica.
 
PE-n1284-regole-alimentari.mm - Discussione Regole alimentari religiose.
 
Le regole alimentari religiose sono state istituite fin dagli albori della civiltà per definire l'identità culturale e spirituale dell'umanità. Queste norme, che includono divieti specifici come quello relativo al consumo di carne di maiale, persistono ancora oggi e svolgono un ruolo fondamentale nel delineare l'obbedienza a Dio, la crescita spirituale e la creazione di un'identità unica per le diverse fedi.
Di seguito viene discussa l'applicazione e il significato di queste regole nelle tre principali religioni abramitiche, basandosi sui precetti del divieto di consumo di c
 
1. Giudaismo e Antico Testamento: Santità e Identità
L'Antico Testamento, che funge da base per la religione ebraica ed è rispettato anche nell'Islam, stabilisce con chiarezza le leggi alimentari.
• Il Divieto del Maiale: Nel Libro del Levitico (11:7-8), Dio stabilisce che il maiale, pur avendo l'unghia spaccata e il piede forcuto, non rumina ed è perciò dichiarato immondo. Il comando è diretto: "Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri. Sono immondi".
• Motivazioni Pratiche e Spirituali: La proibizione aveva radici sia pratiche che spirituali. Nell'antichità, il maiale era visto come un animale sporco che si nutriva di carogne e rifiuti e, in climi caldi, la sua carne poteva essere veicolo di malattie (come la trichinosi). Per il popolo di Israele che attraversava il deserto, tale restrizione era anche una questione di sopravvivenza.
• Simbolo di Impurità: Spiritualmente, il maiale divenne un simbolo di impurità spirituale, dove il concetto di puro e impuro rappresentava il sacro e il profano.
• Identità e Consacrazione: Il popolo di Israele era chiamato ad essere santo, distinto dalle altre nazioni. Rispettare queste leggi alimentari (come non mangiare carne di maiale) era un modo per dimostrare obbedienza e consacrazione a Dio.
• Dieta Kosher: La dieta coser (che significa "adatto o puro") è per il Giudaismo molto più di una tradizione; è un atto di obbedienza e santità che mantiene il popolo ebraico legato al patto con Dio. Osservare queste norme distingue gli ebrei come una nazione separata, seguendo una dieta che riflette tangibilmente la loro santità e il dovere di evitare contaminazioni con le usanze dei popoli vicini.
 
2. Islam: Sottomissione e Purezza (Halal)
Nell'Islam, la proibizione della carne suina (così come di altre sostanze e animali) rimane in vigore con una severità inalterata.
• Il Divieto nel Corano: La carne di maiale è esplicitamente vietata (insieme a sangue, animali morti e ciò che è stato sacrificato invocando un nome diverso da Allah). Per i musulmani, il maiale è haram (proibito) e considerato impuro.
• Obbedienza e Fede: Similmente al Giudaismo, questa norma ha motivazioni sia spirituali che pratiche. Mangiare carne di maiale è considerato una disobbedienza diretta alle leggi di Allah. L'osservanza delle leggi alimentari (alal, lecito) è un'espressione tangibile di fede e sottomissione alla volontà di Allah.
• Disciplina Spirituale: La purezza, sia interiore che esteriore, è fondamentale. Evitare la carne di maiale simboleggia disciplina spirituale e devozione assoluta verso Dio, e funge da prova costante di devozione.
• Unità: Le pratiche alimentari halal in molte comunità islamiche fungono da legame di unità, consolidando la fratellanza e il senso di appartenenza tra i credenti.
3. Cristianesimo: La Trasformazione della Prospettiva
Il Cristianesimo ha scelto di discostarsi dalla regola della proibizione del maiale. Questo cambiamento radicale è legato all'introduzione del Nuovo Testamento, dove molte leggi dell'Antico Testamento hanno assunto un nuovo significato.
• La Purificazione degli Alimenti: Gesù Cristo enunciò un concetto rivoluzionario nel Vangelo di Marco (7:19), dichiarando puri tutti gli alimenti. Egli spostò l'attenzione: l'impurità non deriva dal cibo che entra nel corpo, ma dalle intenzioni e dalle azioni che provengono dal cuore umano.
• La Visione di Pietro: Questo insegnamento è confermato nel libro degli Atti degli Apostoli, dove l'apostolo Pietro ha una visione di animali impuri, e una voce divina gli ordina di mangiare, replicando: "Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo impuro" (Atti 10:13). Questa visione comunica che le leggi di purezza alimentare dell'Antico Testamento non erano più obbligatorie per i seguaci di Cristo, e che il Vangelo era destinato a tutte le nazioni.
• Libertà Spirituale: Per i cristiani, questa libertà segna la fine delle leggi cerimoniali. L'enfasi è posta sulla condizione del cuore, sulla fede e sulla purezza interiore. La Bibbia sottolinea che "il regno di Dio non è cibo né bevanda ma giustizia pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17).
• Responsabilità: Sebbene vi sia libertà di consumare qualsiasi alimento, l'apostolo Paolo ammonisce che, anche se "tutto sia permesso, non tutto è utile," e si deve evitare di diventare motivo di scandalo per gli altri.
In conclusione, le differenze nelle pratiche alimentari, che si manifestano in un divieto rigoroso (Giudaismo e Islam) o in una libertà d'azione (Cristianesimo), riflettono valori spirituali profondi e sottolineano che il cibo è uno specchio della fede, dell'identità e del rapporto con il divino.
 
PE-n1285-cristianesimo-testamento.mm - Discussione: Cristianesimo Nuovo Testamento.
 
Il Nuovo Testamento segna un cambiamento radicale nella narrazione storica e spirituale del Cristianesimo rispetto all'osservanza di molte leggi dell'Antico Testamento. Con la nascita del Cristianesimo e l'introduzione del Nuovo Testamento, molte norme hanno assunto un nuovo significato.
A differenza del Giudaismo e dell'Islam, che mantengono il divieto di consumare carne di maiale, il Cristianesimo ha scelto di discostarsi da questa regola. I cristiani ritengono che il sacrificio di Cristo sulla croce abbia liberato l'umanità dalle leggi cerimoniali.
Questo cambiamento è strettamente legato agli insegnamenti di Gesù Cristo e dei suoi apostoli.
 
1. L'Insegnamento Rivoluzionario di Gesù
Nel Vangelo di Marco (7:19), Gesù enuncia un concetto fondamentale che modifica completamente la prospettiva spirituale sulle leggi alimentari:
• Gesù dichiarò puri tutti gli alimenti.
• Egli insegnò: "Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dall'esterno non può contaminarlo".
Questo passaggio è cruciale perché sposta l'attenzione dall'esterno all'interiorità. L'impurità non deriva dal cibo che entra nel corpo, ma dalle intenzioni e dalle azioni che provengono dal cuore umano.
 
2. La Conferma degli Apostoli
Questo messaggio viene ulteriormente confermato nel libro degli Atti degli Apostoli attraverso una visione straordinaria ricevuta dall'apostolo Pietro:
• Pietro vide un grande lenzuolo discendere dal cielo pieno di animali considerati impuri, incluso il maiale.
• Una voce gli ordinò di mangiare, ma Pietro rispose di non aver mai mangiato nulla di impuro o contaminato.
• La voce replicò: "Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo impuro" (Atti 10:13).
Questa visione comunica che le leggi di purezza dell'Antico Testamento non sono più obbligatorie per i seguaci di Cristo.
 
3. La Nuova Prospettiva Spirituale
L'abolizione delle leggi alimentari cerimoniali nell'Antico Testamento simboleggia un insegnamento più ampio: il Vangelo è destinato a tutte le nazioni, non solo al popolo ebraico.
Nel Cristianesimo del Nuovo Testamento, l'enfasi è posta su una verità spirituale più profonda:
• La fede e la purezza del cuore hanno maggiore importanza rispetto alle regole esteriori.
• La libertà di consumare qualsiasi alimento segna la fine delle leggi cerimoniali.
• L'attenzione è posta sulla condizione del cuore e sulla relazione con Dio.
• L'apostolo Paolo afferma che "il regno di Dio non è cibo né bevanda ma giustizia pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17).
4. Libertà e Responsabilità
Nonostante la libertà di consumare qualsiasi alimento, il Nuovo Testamento sottolinea che questa libertà comporta anche una responsabilità. L'apostolo Paolo ammonisce che sebbene tutto sia permesso, non tutto è utile, e i cristiani devono evitare di diventare motivo di scandalo per gli altri.
Per i cristiani, questa libertà rappresenta un'identità spirituale che pone il valore sull'obbedienza a Dio, sulla crescita spirituale e su ciò che esce dal cuore, piuttosto che su ciò che entra nel corpo.
 
PE-n1286-identita-culturale.mm - Discussione: Identità spirituale culturale.
 
Certamente. Le regole alimentari religiose rivestono un ruolo fondamentale nella definizione dell'identità culturale e spirituale di diverse comunità, sin dagli albori della civiltà. Queste norme, come il divieto di consumo di carne di maiale, stabiliscono un legame speciale con il divino, distinguendo un popolo da un altro.
Di seguito, si analizza come le restrizioni alimentari (e la loro con il divino, distinguendo un popolo da un altro.
Di seguito, si analizza come le restrizioni alimentari (e la loro abolizione nel caso del Cristianesimo) influenzino l'identità spirituale e culturale nelle principali fedi abramitiche: Giudaismo, Islam e Cristianesimo.
 
1. Giudaismo: Santità e Distinzione
Nel Giudaismo, l'identità spirituale è intrinsecamente legata all'obbedienza ai precetti della Torà.
• Atto di Santità: La dieta coser (che significa "adatto" o "puro") è considerata molto più di una semplice tradizione o questione di salute; essa è un atto di obbedienza e santità.
• Legame con Dio: Osservare queste norme alimentari mantiene il popolo ebraico legato al patto con Dio.
• Identità Unica: Ogni alimento consentito funge da costante promemoria per gli ebrei del fatto che sono un popolo santo per il Signore. Questa disciplina alimentare li distingue come una nazione separata con valori e costumi unici, un'identità che ha resistito nel tempo nonostante la dispersione e le persecuzioni.
• Evitare la Contaminazione: Regole come non mangiare carne di maiale (dichiarata immonda nel Levitico 11:7-8) erano un dovere per evitare contaminazioni con le usanze dei popoli vicini.
 
2. Islam: Sottomissione e Purezza Assoluta
Anche nell'Islam, la proibizione del maiale (haram) e l'osservanza delle leggi alimentari (halal, lecito) sono pilastri dell'identità spirituale e culturale.
• Espressione di Fede: Seguire le leggi alimentari del Corano (che esplicitamente vieta la carne di maiale) è un'espressione tangibile di fede e sottomissione alla volontà di Allah. Mangiare carne di maiale è visto come una disobbedienza diretta alle leggi divine.
• Purezza Interiore ed Esteriore: Per i musulmani, la purezza è sia interiore che esteriore. Consumare cibi halal non solo preserva il corpo ma simboleggia anche disciplina spirituale e rispetto verso Dio.
• Devozione e Unità: Evitare la carne di maiale rappresenta una prova costante di devozione e rafforza l'identità dei credenti. Inoltre, queste pratiche alimentari fungono da legame di unità in molte comunità islamiche, consolidando la fratellanza e il senso di appartenenza attraverso la condivisione di cibi permessi e l'evitamento di ciò che è proibito.
 
3. Cristianesimo: Libertà e Interiorità
Nel Cristianesimo, l'identità spirituale si è sviluppata discostandosi dalle leggi alimentari cerimoniali dell'Antico Testamento.
• Il Cambiamento Radicale: La libertà di consumare qualsiasi alimento segna un cambiamento radicale. L'attenzione si sposta dall'esterno verso l'interiorità.
• Priorità del Cuore: Gesù insegnò che nulla di ciò che entra nell'uomo può contaminarlo. Per i cristiani, questa libertà rappresenta la fine delle leggi cerimoniali. L'enfasi è posta sulla condizione del cuore e sulla relazione con Dio.
• Identità basata sulla Grazia: La fede e la purezza del cuore hanno una maggiore importanza rispetto alle regole esteriori. Il sacrificio di Cristo è ritenuto aver liberato l'umanità da queste leggi cerimoniali.
• Regno Spirituale: L'identità cristiana è definita dal principio che "il regno di Dio non è cibo né bevanda ma giustizia pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17).
• Responsabilità: Nonostante la libertà, l'identità spirituale richiede responsabilità. I cristiani devono evitare di diventare motivo di scandalo per gli altri, anche se "tutto sia permesso".
In sintesi, le pratiche alimentari, sebbene diverse (un divieto rigoroso o una libertà), rivelano un obiettivo spirituale comune in tutte le religioni: l'obbedienza a Dio, la crescita spirituale e la creazione di un'identità unica. Il cibo in questo contesto è uno specchio della fede, dell'identità e del rapporto con il divino. La vera essenza è definita da ciò che esce dal cuore, non da ciò che entra nel corpo.
 
 
PE-1200-13
 
PE-n1288-Augusto-Marinoni.mm - Questo passaggio è la dedica di Augusto Marinoni a una ristampa di un volume delle "Memorie" del Sutermeister, promosso dal Lions Club di Legnano Cisalpino.
 
Marinoni elogia le preziose notizie raccolte in precedenza da queste memorie, che hanno illuminato la storia di Legnano oltre la celebre battaglia. Sottolinea il contributo fondamentale dell'ingegnere Guido Sutermeister, che non solo promosse lo studio sistematico e la raccolta delle testimonianze più antiche della Legnano romana (ora conservate nel Museo Civico), ma si dedicò anche alla storia medievale e rinascimentale, inclusa la ricostruzione della storia del castello Visconteo basata su vasta documentazione d'archivio. La decisione di ripubblicare questi scritti, finora poco noti e in parte esauriti, è considerata lodevole per renderli accessibili a un più vasto pubblico, con l'aggiunta di documenti recenti sul castello. QGLA202-castello-6270-1.mp3
 
PE-n1289-Augusto-Marinoni.mm - Qui è la dedica di Augusto Marinoni a questo libro del Memorie numero 8 dei Sutermeister
 
Così Augusto Marinoni scrive. Le memorie della società Arte e Storia hanno raccolto nel corso di alcuni decenni una massa di notizie preziose che hanno illuminato le vicende della nostra città in epoche lontane e prima sconosciute. Della storia legnanese del secolo scorso si conosceva soltanto la battaglia grazie all'entusiasmo dei patrioti e poeti del Risorgimento che ne avevano fatto un simbolo delle virtù italiche. Solo alcuni nostri concittadini, o meglio compaesani, come il maestro Pirovano, cominciavano a raccogliere qualche cimeglio dell'età romana, di cui il suolo legnanese a poca profondità celava in quantità notevoli. Dobbiamo però la all'azione assidua e appassionata dell'ingegnere Guido Sutermeister, lo studio sistematico, lo scavo e la raccolta delle testimonianze più antiche che sono poi conservate nel Museo Civico. Agli studi archeologici il suo termist aggiunge con profitto anche quelli della legnano medievale rinascimentale moderna, pubblicati via via nelle memorie. In particolare la storia del castello Visconteo fu da lui ricostruita e chiarita sulla base di una vasta documentazione d'archivio. Purtroppo dette memorie sono poco note e diversi numeri sono esauriti. L'odevolissima è dunque la decisione del benimerito, Lions Club di Legnano Cisalpino, di ripresentare gli iscritti del Sutermeister contenuti nelle memorie numero 8 in una nuova veste tipografica e mettere a disposizione di un più vasto pubblico. Ai testi del Sutermeister si aggiungono anche in appendice anche alcuni documenti sul castello recentemente estratti dall'Archivio di Stato di Milano e già dal sottoscritto pubblicati nel volume Profilo storico della città di Legnano. Benché il testo sia alquanto ostico alla lettura, il contenuto appare molto interessante. Augusto Marinoni.
 
PE-n1290-storia-Legnanese.mm - Discussione: Storia Legnanese antica.
 
La storia legnanese antica è stata oggetto di studi sistematici, in particolare grazie all'azione appassionata e assidua dell'ingegnere Guido Sutermeister.
Le fonti evidenziano diversi aspetti della storia di Legnano, spaziando dalle epoche più remote fino al periodo rinascimentale e moderno, sebbene le informazioni più dettagliate si concentrino sulla storia del Castello Visconteo a partire dal XV secolo.
 
Testimonianze Antiche e Ricerca Archeologica
Relativamente all'epoca più antica:
• Si conosceva tradizionalmente solo la Battaglia di Legnano (1176), divenuta simbolo delle virtù italiche grazie all'entusiasmo dei patrioti e poeti del Risorgimento.
• Il suolo legnanese celava, a poca profondità, "qualche cimeglio dell'età romana" in quantità notevoli, che il maestro Pirovano aveva iniziato a raccogliere.
• Guido Sutermeister si è dedicato allo studio sistematico, allo scavo e alla raccolta di queste "testimonianze più antiche", le quali sono oggi conservate nel Museo Civico.
Sutermeister ha integrato gli studi archeologici con quelli sulla Legnano medievale, rinascimentale e moderna, pubblicando i suoi risultati nelle memorie della società Arte e Storia.
 
Storia Medievale e del Castello
Gran parte delle informazioni storiche più antiche contenute nelle fonti riguardano lo sviluppo e la proprietà del Castello di Legnano, noto anche come Castello di San Giorgio.
• La documentazione storica più remota sul possesso del castello risulta di difficile reperimento a causa delle "molteplici distruzioni degli archivi più antichi milanadesi", rendendo pressoché impossibile ottenere dati storici prima del 1426.
• L'indice di un trattato menziona argomenti di interesse storico antico e medievale, tra cui le Origini del castello di Legnano, la sua denominazione come Castello di San Giorgio, e i legami tra Ottone, Visconti, Legnano e Castel Seprio.
• Si fa riferimento alla presenza del Lampugnani a Legnano e nella zona "agli albori del 1400".
 
I Lampugnani e la Prima Proprietà del Castello
La storia del castello è strettamente legata alla famiglia Lampugnani a partire dal XV secolo:
• Il Capitano Oldrado Lampugnani I, detto il magnifico, divenne padrone effettivo di tutto il castello dal 1437, in seguito alla donazione della costruzione signorile trecentesca da parte del duca Filippo Maria Visconti.
• Lodrado I aveva acquistato, a partire dal 1426, tutto il complesso di case e casupole che circondavano il fabbricato principale, il quale apparteneva invece ai Visconti Signori di Milano.
• Oldrado I godette del castello fino alla sua morte nel 1460, prima in convivenza con Cristoforo Lampugnani e poi con il nipote Conte Giò Andrea.
Le vicende dei Lampugnani proseguono con Oldrado II Lampugnani, che fu fedele seguace di Ludovico il Moro, e godette del castello dal 1488 al 1507. La sua vicenda personale interseca momenti storici rilevanti, come l'esilio a Parigi e il ritorno a Milano dopo la morte di Ludovico. L'indice menziona anche il suo ruolo di precettore e poi capitano di Filippo Maria Visconti, i suoi rapporti con il conte di Carmagnola e Gabrino Fondulo, e il fatto che divenne padrone del castello e lo fortificò.
 
Le Disputi Ereditarie del XVI-XVIII Secolo
Un elemento centrale della storia successiva (tardo rinascimentale e moderna) del castello è la contesa civile per il suo possesso.
• La controversia ebbe origine dal testamento del 1507 di Lodrado II Lampugnani (morto nel 1528), il quale istituì un Fide commesso sul castello e sui beni annessi. Il suo intento era assicurare il patrimonio (beni terrieri e il castello) alla stirpe Lampugnani attraverso l'erede maschio più prossimo, ma questa previdenza si rivelò impraticabile.
• La disposizione testamentaria era estremamente rigorosa, prevedendo la successione solo ai figli e discendenti maschi legittimi, nati in linea maschile da legittimo matrimonio.
• La vedova di Ferdinando I Lampugnani, Bianca Giuditta Visconti, si ritrovò vedova nel 1533 e priva di figli maschi per la successione, evidenziando l'assurdità della concezione legislativa.
• Le contese sulla proprietà durarono oltre 200 anni, facendo scorrere "rivoli di inchiostro nelle sedi legali e fiele in petto ai litiganti".
• Le dispute si chiusero solo con l'estinguersi dell'intera famiglia Lampugnani nel 1729, con l'ultimo superstite, il Conte Francesco Maria Lampugnani. Questi lasciò il castello e 729 pertiche di terre in legato all'Ospedale Maggiore di Milano.
Questo evento (la donazione del castello all'Ospedale Maggiore nel 1729) e la successiva acquisizione da parte dei nobili Cornaggia nel 1800 segnano la fine di un lungo capitolo della storia legnanese legata ai Lampugnani.
 
PE-n1291-memorie-Sutermeister.mm - Discussione: Memorie Sutermeister.
 
Le Memorie Sutermeister si riferiscono a una serie di pubblicazioni storiche fondamentali per la ricostruzione delle vicende di Legnano, in particolare quelle relative a epoche remote e sconosciute.
L'Autore e il Contesto delle Memorie
Le Memorie sono strettamente legate all'opera dell'ingegnere Guido Sutermeister, la cui azione assidua e appassionata ha rappresentato un punto di svolta per la conoscenza della storia legnanese.
• Scopo della Raccolta: Le Memorie della società Arte e Storia hanno raccolto nel corso di alcuni decenni una massa di notizie preziose che hanno fatto luce sulle vicende della città in epoche lontane e prima sconosciute.
• Contributo di Sutermeister: Prima degli studi di Sutermeister, della storia legnanese si conosceva tradizionalmente soltanto la battaglia (di Legnano). L'ingegnere si è dedicato allo studio sistematico, allo scavo e alla raccolta delle testimonianze più antiche (come i "cimegli dell'età romana" che il suolo celava a poca profondità), reperti che sono oggi conservati nel Museo Civico.
• Ambito di Studio: Agli studi archeologici, Sutermeister ha aggiunto con profitto anche quelli sulla Legnano medievale, rinascimentale e moderna, pubblicando i risultati via via nelle Memorie.
Il Focus Storico: La Storia del Castello Visconteo
Un tema centrale trattato da Sutermeister nelle Memorie è la storia del Castello Visconteo, che fu da lui ricostruita e chiarita basandosi su una vasta documentazione d'archivio.
L'indice di uno specifico trattato (identificato come il Memorie numero 8 di Sutermeister da Augusto Marinoni) evidenzia la profondità delle sue ricerche, coprendo temi come:
• Le Origini del castello di Legnano e la sua denominazione come Castello di San Giorgio.
• I passaggi sotterranei verso i luoghi vicini e la descrizione del castello.
• I legami tra Ottone, Visconti, Legnano e Castel Seprio.
• L'avvento e le vicende della famiglia Lampugnani, inclusi Uberto e Oldrado Lampugnani I.
• Dettagli su Oldrado I Lampugnani come precettore e poi capitano di Filippo Maria Visconti, e su Oldrado II Lampugnani e i suoi rapporti con figure storiche come il conte di Carmagnola e Gabrino Fondulo.
• L'analisi di come Oldrado II divenne padrone del castello e lo fortificò.
• Le vicende di Oldrado II come ribelle della Repubblica Ambrosiana e il suo esilio in Francia con il duca Ludovico.
• La lunga contesa civile per il possesso del castello di Legnano.
• La donazione del castello all'ospedale maggiore nel 1729 e il suo successivo acquisto da parte dei nobili Cornaggia nel 1798.
Accessibilità e Ristampa
Nonostante l'importanza del lavoro di Sutermeister, le sue Memorie erano poco note e diversi numeri sono esauriti.
Per ovviare a questo problema, il Lions Club di Legnano Cisalpino ha preso la "lodevolissima decisione" di ripresentare gli scritti di Sutermeister contenuti nelle Memorie numero 8 in una nuova veste tipografica, rendendoli disponibili a un pubblico più vasto.
Augusto Marinoni ha contribuito a questa riedizione aggiungendo in appendice alcuni documenti sul castello recentemente estratti dall'Archivio di Stato di Milano, che egli stesso aveva precedentemente pubblicato nel volume Profilo storico della città di Legnano. Marinoni avverte che, sebbene il testo di Sutermeister possa risultare "alquanto ostico alla lettura", il contenuto appare "molto interessante".
 
PE-n1292-pubblicazione-Lions.mm - Discussione: Pubblicazione Lions Club.
 
La pubblicazione promossa dal Lions Club di Legnano Cisalpino rappresenta un'iniziativa significativa volta al recupero e alla diffusione di opere storiche fondamentali sulla città di Legnano.
 
La Decisione e l'Obiettivo
Il Lions Club di Legnano Cisalpino ha preso la "lodevolissima decisione" di ripresentare gli scritti dell'ingegnere Guido Sutermeister.
Questa iniziativa si è resa necessaria poiché le Memorie della società Arte e Storia, che contenevano la vasta documentazione e i risultati delle ricerche di Sutermeister, erano poco note e diversi numeri risultavano esauriti.
L'obiettivo principale della pubblicazione era mettere a disposizione di un più vasto pubblico il contenuto di questi studi storici.
Contenuto della Pubblicazione
L'iniziativa del Lions Club si è concentrata in particolare sugli scritti di Sutermeister contenuti nelle Memorie numero 8.
Questi scritti sono stati riproposti in una nuova veste tipografica. Il lavoro di Sutermeister è cruciale perché basato su una vasta documentazione d'archivio che ricostruisce e chiarisce, in particolare, la storia del Castello Visconteo. Le Memorie in generale contengono una massa di notizie preziose che hanno illuminato le vicende di Legnano in epoche lontane e prima sconosciute.
 
Contributo Aggiuntivo di Augusto Marinoni
Alla pubblicazione dei testi di Sutermeister si aggiunsero contributi in appendice curati da Augusto Marinoni.
Marinoni incluse alcuni documenti sul castello che erano stati recentemente estratti dall'Archivio di Stato di Milano. Questi documenti erano già stati precedentemente pubblicati da Marinoni stesso nel volume Profilo storico della città di Legnano.
Nonostante Marinoni avverta che il testo di Sutermeister possa risultare "alquanto ostico alla lettura", egli ribadisce che il contenuto appare "molto interessante".
 
PE-n1293-Augusto-Marinoni.mm - Discussione: Augusto Marinoni dedica.
 
La "dedica di Augusto Marinoni" si trova all'inizio della riedizione del Memorie numero 8 di Guido Sutermeister, curata dal Lions Club di Legnano Cisalpino.
In questa dedica, Augusto Marinoni svolge una riflessione sul valore storico delle Memorie della società Arte e Storia e sull'importanza dell'opera di Sutermeister.
Riconoscimento dell'Opera Storica
Marinoni sottolinea come le Memorie abbiano raccolto una massa di notizie preziose che hanno illuminato le vicende della città di Legnano in epoche lontane e prima sconosciute.
Prima dell'azione di Sutermeister, della storia legnanese si conosceva tradizionalmente soltanto la battaglia (del secolo scorso), un evento reso celebre come simbolo delle virtù italiche grazie all'entusiasmo dei patrioti e poeti del Risorgimento. Sebbene alcuni concittadini, come il maestro Pirovano, avessero iniziato a raccogliere "qualche cimeglio dell'età romana" celato a poca profondità nel suolo legnanese, è all' azione assidua e appassionata dell'ingegnere Guido Sutermeister che si deve:
• Lo studio sistematico, lo scavo e la raccolta delle testimonianze più antiche, che sono oggi conservate nel Museo Civico.
• Gli studi sulla Legnano medievale, rinascimentale e moderna.
• In particolare, la storia del castello Visconteo che fu da lui ricostruita e chiarita sulla base di una vasta documentazione d'archivio.
 
La Necessità della Ristampa
Marinoni spiega che la decisione di ripubblicare gli scritti si è resa necessaria perché le Memorie di Sutermeister erano poco note e diversi numeri risultavano esauriti.
Marinoni definisce "lodevolissima" la decisione del Lions Club di Legnano Cisalpino di ripresentare gli scritti contenuti nelle Memorie numero 8 in una nuova veste tipografica, al fine di metterli a disposizione di un più vasto pubblico.
 
Contributo di Marinoni
Augusto Marinoni conclude la dedica specificando il proprio contributo alla pubblicazione:
• Ai testi di Sutermeister sono aggiunti in appendice alcuni documenti sul castello.
• Questi documenti sono stati recentemente estratti dall'Archivio di Stato di Milano.
• Tali documenti erano stati precedentemente pubblicati da Marinoni stesso nel volume Profilo storico della città di Legnano.
Infine, Marinoni avverte i lettori che, benché il testo di Sutermeister possa risultare "alquanto ostico alla lettura", il contenuto complessivo appare "molto interessante".
 
PE-n1294-castello-ricostruito.mm - Discussione: Castello Visconteo ricostruito.
 
Il Castello Visconteo, noto anche come Castello di San Giorgio, è un elemento centrale della storia di Legnano. La sua storia è stata oggetto sia di una ricostruzione storica e archivistica da parte degli studiosi, sia di fasi di ripristino fisico dopo periodi di trascuratezza.
La Ricostruzione Storica di Sutermeister
La storia del Castello Visconteo fu ricostruita e chiarita sulla base di una vasta documentazione d'archivio dall'ingegnere Guido Sutermeister. Le sue ricerche sistematiche hanno permesso di far luce su epoche lontane e prima sconosciute. Sutermeister ha trattato specificamente:
• Le Origini del castello di Legnano.
• La denominazione come Castello di San Giorgio.
• I legami tra Ottone, Visconti, Legnano e Castel Seprio.
• La storia e l'avvento della famiglia Lampugnani.
Le Origini e le Fortificazioni
La documentazione più remota sul possesso del castello prima del 1426 è difficile da reperire a causa delle molteplici distruzioni degli archivi più antichi milanadesi.
• Il fabbricato principale apparteneva ai Visconti Signori di Milano.
• Il Capitano Oldrado Lampugnani I, detto il magnifico, divenne padrone effettivo di tutto il castello dal 1437 in seguito alla donazione della costruzione signorile trecentesca da parte del duca Filippo Maria Visconti. Oldrado I aveva acquistato, dal 1426 in avanti, l'intero complesso di case e casupole che contornavano il fabbricato principale.
• Successivamente, Oldrado II Lampugnani divenne padrone del castello e lo fortificò.
Il Ripristino Operato dai Cornaggia
Dopo oltre due secoli di contese civili legate al Fide commesso istituito da Lodrado II Lampugnani, il castello fu lasciato in legato all'Ospedale Maggiore di Milano nel 1729 dal Conte Francesco Maria Lampugnani.
La successiva fase di ripristino si lega all'acquisto da parte della famiglia Cornaggia:
• Nel 1800, il marchese Carlo Cristoforo Cornaggia fece acquisto dall'Ospedale Maggiore di Milano del Castello, insieme alla grande tenuta annessa.
• Il Cornaggia riprestinò lo splendore della bella dimora.
• La famiglia Cornaggia utilizzò il castello come soggiorno durante la stagione favorevole. Le grandi sale inferiori e superiori dalle finestre monumentali corrispondevano appieno al gusto dell'epoca per i soggiorni di campagna.
 
Il Declino Successivo
Il periodo in cui i Cornaggia godettero del castello come soggiorno estivo durò sino al giungere del 1900.
La predominanza dei terreni irrigui acquisiti indusse i Cornaggia all'installazione di un vasto allevamento di bovini da latte e da riproduzione. Questo allevamento, a poco a poco, invase tutto l'immobile.
Questa conversione del castello a funzione agricola portò a un evidente declino:
• L'ambiente era caratterizzato da apparente miseria, trascuratezza e luridume.
• Vi era assenza delle riparazioni più elementari: si lasciavano vuoti dei locali per non ripristinare il tetto, e si demoliva qua e là allo scopo di recuperare qualche mattone.
• Simile era lo stato odierno della corte del castello che vide tanti splendori.
 
 
 
 
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PE-1200-14
 
PE-n1295-solzenicyn-1.mm - la vita e l'opera di Aleksandr Solženicyn, scrittore e Premio Nobel, ponendo in risalto il suo ruolo di testimone dei crimini sovietici.
 
PE-n1296-Aleksandr-Solženicy.mm - Il romanzo non dice molto, però l'autore sì, Alexandra Sorgenizzi, per chi magari una certa età, ecco, ricorda il premio Nobel
 
PE-n1297-Alexsandr-Solženicyn .mm - Discuss Alexsandr Solženicyn. - Solženicyn (o Sorgenizzin, come menzionato in fonte) è una figura cruciale del XX secolo, noto per essere stato insignito del Premio Nobel e per le sue traversie legate all'espulsione dall'Unione Sovietica.
 
PE-n1298-Glag-sovietici.mm - Discussione: Gulag sovietici. Discutiamo i Gulag sovietici (o Gulash, come erroneamente menzionato in un aneddoto, ma il cui nome corretto è Gulag).
 
PE-n1299-una-giornata.mm - Discussione:  Una giornata. Discutiamo del racconto lungo di Aleksandr Solženicyn, "Una giornata di Ivan Denisovic" (o Una giornata, come abbreviato nella sua richiesta).
 
PE-n1300-seconda-guerra.mm - Discuss Seconda guerra mondiale. L'Unione Sovietica e l'Operazione Barbarossa
 
PE-n1301-critica-letteraria.mm - Discussione: Critica letteraria. sono strettamente legate alla figura di Aleksandr Solženicyn e alla sua visione del ruolo dello scrittore nella società sovietica.
 
PE-n1303-Solženicyn-restelli.mp3 -  cosi' la raccontail prof. Restelli
 
PE-n1302-Solženicyn-UnaGiornata.mp3 - Una libera interpretazione. Un file vocale riassuntivo
 
PE-n1304-Solženicyn-UnaGiornata.mm - tratto da una libera interpretazionbe (testo) (PE-n1302)
 
PE-n1305-Solženicyn-UnaGiornata.mm - tratto da una libera interpretazionbe (testo) (PE-n1302)
 
 
 
PE-n1295-solzenicyn-1.mm - la vita e l'opera di Aleksandr Solženicyn, scrittore e Premio Nobel, ponendo in risalto il suo ruolo di testimone dei crimini sovietici.
 
Il brano analizza la vita e l'opera di Aleksandr Solženicyn, scrittore e Premio Nobel, ponendo in risalto il suo ruolo di testimone dei crimini sovietici. La discussione prende avvio dal contesto storico, in particolare la Prima Guerra Mondiale, per poi focalizzarsi sui Gulag, i campi di lavoro forzato sovietici, dove Solženicyn trascorse otto anni a causa di una critica verso Stalin. Viene dettagliatamente esplorata la pubblicazione de Una giornata di Ivan Denisovic nel 1962, resa possibile dalla destalinizzazione voluta da Chrušcëv, che permise all'autore di dare voce alla brutale esperienza della prigionia, caratterizzata da freddo estremo, fame e duro lavoro forzato. Infine, il testo sottolinea come la denuncia del sistema dei Gulag, culminata con la scrittura di Arcipelago Gulag, valse a Solženicyn il Nobel per la Letteratura e la successiva espulsione dall'Unione Sovietica.
 
PE-n1296-Aleksandr-Solženicy.mm - Il romanzo non dice molto, però l'autore sì, Alexandra Sorgenizzi, per chi magari una certa età, ecco, ricorda il premio Nobel
 
Il romanzo non dice molto, però l'autore sì, Alexandra Sorgenizzi, per chi magari una certa età, ecco, ricorda il premio Nobel, poi ricorda le traversie quando è stato espulso, adesso vedremo dalla dall'Unione Sovietica, poi è rientrato, ma è rientrato era la Russia, quindi vedremo anche alcuni aspetti legati alla storia. La prima lezione era sulla metamorfosi di CA, quindi grande romanzo che abbiamo interpretato sulla base, insomma, delle tante valenze del romanzo, ma soprattutto la seconda parte Ricorderete la mia idea, visto che il romanzo è stato pubblicato nel 1916 nel bel mezzo alla prima guerra mondiale, perché non interpretare la metamorfosi di Cafaka come metamorfosi della società europea dalla Bellepoca che sembrava preannunciare un infinito sviluppo sociale, economico, anche umano dell'Europa alle ai campi di battaglia, ai tremendi campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale. Mh. eh una prospettiva dire, insomma, in qualche modo suggestiva, quindi dalla dal borghese raffinato, colto di tanta pittura, tanta letteratura, crust, eccetera eccetera della della bell'epoca che precede il 1914, si passa poi all l'uomo macchina destinato a uccidere, a essere ucciso a sua volta nel carnaio della prima guerra mondiale. Contesto storico direi totalmente diverso questo di Sorgenizzin, perché parleremo dei Gulag. dei gulag sovietici, ecco, dove sorgeizia ha passato 8 anni, tanto per intenderci. Ecco, questo è l'autore di cui adesso cercheremo di tracciare un breve profilo. Allora, Alexander Isaevic Sorgenizzin, se pronuncio bene, correrebbe mia moglie, no, che ha studiato russo all'Università di Napoli. Ecco, meno male che non c'è, sono dire, guarda che non si dice così, ecco, cerca di metterci, vabbè, noi che siamo un po' così, ecco, c accontentiamo. Allora, più o meno la pronuncia è questa. Comunque il nostro personaggio nasce nel 1918, naturalmente in Russia. 1918 è il momento in cui, insomma, la Russia si trasforma poi rapidamente in Unione Sovietica, la finita la Prima Guerra Mondiale, perché c'è il il colpo di stato, diciamo, la presa del potere da parte dei bolsiki, gli enni, trosche eccetera e dallo zarismo si passa poi al comunismo. Sor Genizzi si laurea in matematica e fisica, ma la sua vocazione, come è facile immaginare, è la letteratura. In questi anni l'autore è pienamente comunista e ateo, poi cambierà, cambierà radicalmente, vedremo nella parte finale. Siamo negli anni dell'Unione Sovietica era difficile essere diversi rispetto alla stragrande maggioranza dei cittadini, quindi è comunista e ateo. Viene arruolato come un qualunque dato nei primi giorni del giugno 1941 che sapete che a un certo momento inizia l'operazione Barbarossa attraverso la quale la Germania nazista invade l'Unione Sovietica e il      Sì, sì, se riuscite a spegnere, ecco, la non problema se se va bene se a voi va bene così perché magari la mattina uno dice magari faccio ancora sonnellino approfitto. non rimane spento. Rimane spento o acceso, non c'è la via di mezzo.
 
parte2
 
Comunque viene arruolato in un momento molto difficile dall'Unione Sovietica di Stalin, quando il paese viene invaso dalle armate tedesche. È l'operazione Barbarossa il 22 giugno del 1941 e il nostro Alexander Sorgenizzin è un soldato, un soldato sovietico e deve difendere la patria, la patria che è stata invasa dal novembre del 42, niente niente, per carità, è comandante di una batteria di artiglieria, quindi insomma fa il suo dovere, il suo dovere di soldato, di ufficiale a difesa della patria sovietica, che è la sua patria, potremmo dire, in un momento estremamente difficile quando sembra che Hitler possa arrivare a Mosca. Se fosse arrivato a Mosca è ovvio che la guerra sarebbe terminata, però poi c'è la resistenza dell'Unione Sovietica, eccetera. Sorgeniz ine arrestato dal Kegebé e sappiamo benissimo che cos'è il Kegebé nel febbraio del 45 e da qui poi scattano 8 anni di gulag deportato nell'Asia centrale. Perché viene arrestato nonostante il suo valore di soldato e di ufficiale perché in una lettera una lettera a un amico aveva dilegiato Stalin pensando che l'amico fosse un amico. Ecco, si era preso un po' la libertà così come noi dileggiamo, prendiamo in giro i nostri politici, perché tante volte, insomma, diciamola la francamente fanno ridere o quasi così lui questa lettera privata scrive qualche cosa. Adesso non so esattamente che cosa avesse scritto di Stalin, però è probabile che fosse così, è una un moto di umorismo. Che cosa fa questo amico che si rivela non amico? Va dalle autorità dicendo la mi è arrivata questa lettera la questo Alexand Sorgenizin eccetera è un nemico del popolo. Ecco, tenete conto che era molto diffuso nell'Unione Sovietica, in questo periodo e poi anche nel periodo successivo, la il fatto di denunciare denunciare molte volte a torto la altre persone per presunte simpatie, per il troschismo oppure per gli avversari di Stalin. Voleva dire mettersi in una luce positiva di fronte alle autorità politiche che potevano a loro volta arrestare proprio questa persona perché gli arresti avvenivano senza nessuna tutela a livello giuridico una persona improvvisamente si trovava davanti un ufficiale del kegbé ed era una situazione estremamente antipatica. Quindi io denuncio il vicino di casa, denuncio magari il fratello che mi sta antipatico, denuncio una persona, la ha ragione o ha torto, a questo punto costruisco un piccolo capitale, tra virgolette, che posso utilizzare nel momento in cui qualcuno denuncerà me. Ecco perché la delazione era molto diffusa all'interno dell'Unione Sovietica, quindi insomma la Sorge Nizzin che pensava insomma una cosa da niente eccetera eccetera, viene condannato a 8 anni di lager, 8 anni quindi di campo di correzione, come vogamo chiamare 8 anni di gulag per aver la un moto di spirito, potremmo dire nei confronti di Stalin. Ecco, questo è il nostro Sor Genizi, come vedete dalla faccia non sembra particolarmente contento, ecco, di trovarsi in un campo di concentramento Ecco, notate che nei campi di concentramento sovietici, come nei campi di concentramento nazisti, uno perdeva totalmente il proprio nome e il cognome. Nel caso di Primo Levi, quando arriva ad Auschwitz, alla mattina durante, diciamo, un po' la cerimonia dell'Appella, quando tutti i deportati erano conteggiati, nessuno urlava Primo Levi e a urlare poteva essere un capò polacco o meglio magari un capò tedesco.
 
parte3
 
Veniva urlato il suo numero in Telesco, se ricordo male, era il 500, no, il 217.514. Comunque erano sei numeri. Sei numeri che sono l'identità di la di Primo Levi urlato interisco, quindi già dal giorno dopo doveva fare un passo in avanti e dire, cioè sono io. Perché altrimenti arrivavano botte nel momento in cui uno era individuato dai capò, armati di bastone e non aveva fatto il passo in avanti, veniva picchiato. Picchiato. Ecco, spesso anche piuttosto violentemente. Lo stesso sistema vale per i gulag sovietici. Come vedete nessuno lo avrebbe mai chiamato, tranne gli amici, i pochi amici all'interno della baracca con il suo nome. Lui è eh il numero 262, ecco, stampigliato sul cappello all'altezza del cuore e poi se non bastasse anche sul pantalone. La ed erano queste le dimensioni in modo che una guardia anche in lontananza potesse prendere il numero, annotarlo. Perché magari una guardia notava che c'era un comportamento anomalo, la mentre il deportato stava lontano, quindi prendeva nota, a meno che non fosse orbo, prendeva nota del numero e poi sapeva che cosa fare. E anche nei lagher nazisti c'era una situazione, il triangolo, il triangolo, no, identificava se uno era un politico, un omosessuale, anche un testimone di Geova, un associale, un criminale l'ha arrivato all'interno del dell'Ager. Quindi dopo un primo anno di reclusione Continuiamo a narrare un po' la vita di Sorgenizzin. Eh, la viene trasferito una struttura dove lavoravano ingegneri e tecnici di alto grado perché lui è laureato in matematica. Avere un matematico che supporta gli ingegneri per determinate opere, poi vedremo, no, le grandi realizzazioni di Gulag era molto importante. Quindi fa un anno da Manovale da qualche parte nell'arcipelo Gulag, poi viene trasferita una struttura dove si mangia meglio, si dorme meglio, si vestiti un po' meglio perché lì lavorano ingegneri tecnici di alto eh grado, di alto livello. Anche loro deportati e sono tutti deportati per motivi politici veri qualche volta e presunti la maggior parte delle volte. La dopo 5 anni 5 anni di di Gulag ed è portato in un campo comune per i politici e i criminali nel Kazakistan dove è ambientato Ramano. La Sorgen Genizzi poteva rimanere in questa struttura in qualche modo protetta, era prigioniero, deportato, però era trattato bene in quanto matematico era utile, ecco, per le opere ingegneristiche del potere sovietico, però a un certo momento dice "No, io non posso collaborare con il potere sovietico che mi ha condannato ingiustamente." Quindi fare esistenza, che cosa fanno le autorità? Lo prendono, avrebbero potuto anche fucilarlo, eh, ci voleva poco. Comunque lo prendono e lo trasferiscono in un campo comune. dove la sua situazione peggiora perché ci sono i politici, diciamo, gli avversari di st, ma ci sono anche i criminali, cioè i criminali sono deportati sovietici presi dalle carceri, avevano ammazzato la moglie, avevano ammazzato il vicino di casa, avevano rubato, ecco, la eccetera eccetera, deportati eh in questi campi di concentramento dove naturalmente questa violenza di che loro avevano dentro, si tratta quindi insomma di eh di argastolani eccetera, poi la esprimevano all'interno del campo di concentramento, quindi la sua situazione peggiora. Oltretutto il Kazakistan è una regione enorme, ecco, dove distante fa un caldo pazzesco, mentre d'inverno un freddo tremendo e lì lavora come muratore, manovale e fonditore.
 
parte4
 
Poi nel 53, facendo 4553 gli 8 anni sono terminati e uno potrebbe immaginare il povero Sorgenizzi dopo 8 anni finalmente torna a casa. sua a Rostov sul don, no? Era previsto che ci fossero altri anni, ecco, in cui la l'ex deportato era sotto controllo, cioè non poteva tornare a casa, potevano essere 3 anni, potevano essere 5 anni, 6 anni e poi sarebbe tornato. Erano la anni aggiuntivi, cioè il potere sovietico arbitrariamente decideva, qualcuno, qualche giudice eccetera, decideva che era il caso di prolungare 3 anni, poi magari a altri 3 anni, finché uno dava perfette garanzie di essere un cittadino pienamente reintegrato e lui viene trasferito in una sorta in un altro lagger in una sorta di conferno e rimane fino al 56, quindi vuol dire che si è fatto 456 11 anni. Certo gli ultimi 3 anni sono un po' eh meglio perché in quel villaggio non è in un campo in una baracca, in un villaggio a una a una una camera individuale e guadagna da vivere insegnando matematica e fisica nella scuola elementare del paese. E intanto matura la sua vocazione di scrittore. Scrive molto, però ha paura a far vedere quello che ha scritto perché già una frase su Stalin gli era costata 8 + 3 11 anni lontano da casa sua in condizioni davvero terribili, inimmaginabili. Se poi adesso fa leggere a qualcuno uno scritto più corposo che può are come antistalinista eccera chissà che cosa gli capita. Quindi scrive e tiene rigorosamente nel cassetto, anzialmente nasconde i manoscritti per evitare che qualcuno possa trovarli, però nel 61 nell'Unione Sovietica la situazione cambia a livello politico perché è morto Stalin, adesso vedremo, e la nuova dirigenza rappresentata da Krusov, personaggio che di cui tutti ci ricordiamo per la sua irruenza, il suo caratteraccio, eccetera. eccetera, però Kuschov vuole dare l'idea di una nuova fase, di una fase di maggiore libertà. Se l'Unione Sovietica sotto Stalin era un paese, ecco, la chiaramente dittatoriale, adesso Kruschov vuole dare l'idea, ecco, di un paese, l'Unione Sovietica capace di riformarsi. E l'autore, Sorgenizzi ne approfitta per tentare di pubblicare questo testo che aveva nel cassetto, eh aveva già eh pronto che che è una un racconto lungo piuttosto che un romanzo che è una giornata di Vanisovicc che viene pubblicata nel 1962 il testo. Vediamo un attimo. Quindi 5 marzo 1953 abbiamo letto letteratura e storia, no? Questo passaggio. Muore Stalin, c'è una lotta molto aspraedità di Stalin. Chi dovrà dominare? L'Unione Sovietica, perché la figura principale era il segretario del Partito Comunista. Quindi chi arrivava a questa carica aveva nelle sue mani una buona parte del potere. Quindi c'è una lotta la importante tra diciamo i boss più importanti della dell'entourage di Stalin. Si afferma si afferma Kruschov e per dare l'idea della discontinuità Kuschov nel 1956 ricorderete c'è la denuncia al 20o congresso del CUS, ovvero del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, c'è la denuncia dei crimini di Stalin, la il mondo comunista a livello internazionale è esterrefatto perché pensava che Stalin fosse l'uomo migliore del mondo, l'uomo, ecco, che eh solo i sovietici avevano avuto la fortuna di avere. Invece Kruschov denuncia non tutto quello, ecco, che era la responsabilità di Stalin, però una buona parte di quello, ecco, i crimini di Stalin, tra cui naturalmente anche i campi di concentramento 1957 che ha bisogno in qualche modo di dare una scossa al paese, ha bisogno Bogo, quindi di una linea riformista che poi non verrà attuata. Eh, la l'Unione Sovietica di Krusov, la i cambiamenti non ci saranno o saranno di facciata, poi Bresnev, la Gorbachov e poi la fine dell'Unione Sovietica. Ecco, comunque il mondo crede un po' in Kuschov, nella volontà di riformare il sistema sovietico, introdurre un po' di libertà, addirittura il time, ecco, la copertina, una copertina dedicato a Crus. e al suo chiodo fisso che era quello di migliorare l'agricoltura, l'agricoltura sovietica che era molto deficitaria.
 
parte5
 
Oggi la Russia esporta esporta anche la notevoli quantità di grano, la situazione è migliorata, però allora per non morire di fame era necessario che arrivassero anche dagli Stati Uniti grandi quantità di cereali. Comunque insomma nel 1962 viene pubblicato una giornata di Vanisovicc da una rivista di Mirra abbastanza diffusa. Era una rivista di letteratura, di poesia che si trovava nelle edicole eccetera. Però tenete conto che prima di arrivare a pubblicazione immaginate le cautele di Sorgenizzin. Sorgenizzin si rivolge a un'amica la quale deve contattare il direttore di Novimir quando il direttore che si chiamava Tarkowski legge il testo una giornata, dice però insomma magari possiamo pubblicare, ma prima di pubblicare La attraverso tutta una serie di passaggi arriva Kurov. Krusov legge il romanzo e gli piace. Si può pubblicare Makruschov che l'onestalin ha bisogno dell'autorizzazione del comitato centrale. Viene riunito il comitato centrale del Partito Comunista all'ordine del giorno. C'è un solo punto, pubblichiamo o non pubblichiamo il romanzo di questo perfetto sconosciuto. Perché allora nell'Unione Sovietica Sorge Nizzin non era conosciuto la non aveva mai pubblicato nulla e il Comitato Centrale del Partito Comunista eccetera eccetuto al Cop decide che si poteva fare che il romanzo si può pubblicare, viene pubblicato dalla rivista, la rivista va a ruba e viene pubblicato l'anno dopo in volume in volumetto. Perché va a ruba? Perché ci sono un sacco di ex deportati nei gulag i quali quando leggono il romanzo dicono "Questa è la realtà che ho vissuto io" e quindi eh la leggono. cominciano ad arrivare tante lettere, decine, centinaia di lettere a Sorgenizzin, che poi utilizzerà, ecco, queste testimonianze di altri perfetti sconosciuti per scrivere arcipelago Gulag. Ecco, a questo punto noi potremmo pensare che inizia la carriera letteraria di Sorgenizzi, no? Perché poi all'interno del Partito Comunista Sovietico cermento c'è una sorta di resa dei conti nei confronti di Kruschov che viene pensionato un certo momento dopo Cuba il fallimento di missili a Cuba eccetera eccetera. Comunque qualche anno dopo eh Sorgenizzi si rende conto che c'è meno spazio per le sue pubblicazioni e poi a un certo momento interviene KGB m che lo arresta e poi soprattutto sequestra una buona parte del suo archivio. Quindi insomma la libertà in Unione Sovietica dura veramente pochi anni. La la moltamente avevano paura di questa libertà oppure vabbè è un po' complicato perché ci sono eh la giochi politici all'interno del Partito Comunista, per cui se prevaleva una corrente poi imponeva il la propria visione politica rispetto magari ad altre correnti. Comunque diciamo che questa ventata di presunta libertà dura veramente poco. Nel 1970 Sorgenizzi ottiene il Nobel, il Nobel per la letteratura per arcipelo Gulag di cui abbiamo parl noi ricordiamo Sorgeniz soprattutto per arcipelago Gulac che comunque, insomma, come vedete è una volume enorme, anzi questo è una parte viene pubblicato in due grossi volumi in cui raccoglie gran parte delle testimonianze raccolte tramite lettere. Quando gli ex deportati leggono la una giornata di Ivan Denisovicc, scrivono a Sor Genizzi dicendo "Bravo, ecco, hai dato voce la nostra esperienza e intanto ne approfittano per raccontare in 3 4 10 20 paginette scritti a mano, ecco, la loro storia. Quindi Sorgenizzi ottiene il Nobel non può uscire dall'Unione Sovietica perché naturalmente non gli avrebbero dato il passaporto, oppure se gli avessero dato il passaporto il rischio era di non tornare più, ecco, quella in quanto elemento pericoloso eccetera eccetera. Quindi il Nobel lo può ritirare solo nel 74, quindi 4 anni dopo, quando viene espulso dall'Unione Sovietica, viene espulso diciamo che è fortunato, no? Perché magari per la altre persone finiscono in carcere e rimangono in carcere. La Certo, un premio Noble è difficile metterlo in carcere e poi buttar via la chiave, come si suola dire.
 
parte6
 
Comunque viene espulso dall'Unione Sovietica, si reca negli Stati Uniti, ecco, e lìomma un po' anche con la fama di dissidente eh di avversario dello stalinismo, dell'Unione Sovietica, eccetera, negli Stati Uniti ottiene un grande successo a livello di pubblico di pubblicazioni, eccetera, anche se poi il rapporto con gli Stati Uniti, con la cultura occidentale eccetera, sarà un rapporto piuttosto difficile, no? Perché Sorgenizzin rappresenta un po' l'anima russa, rappresenta ecco quella cultura ortodossa molto religiosa, perché Sogenizzi è cambiato, eh abbiamo detto all'inizio che era comunista e ateo, poi cambia, diventa molto religioso la e la sua religione naturalmente religione ortodossa, cristianoortodossa come oggi in Russia. Quindi il rapporto con la cultura americana sarà più piuttosto conflittuare, però a un certo momento può tornare in Russia, nella sua amata Russia che non aveva mai dimenticato, e ritorna in Russia, ma dobbiamo utilizzare il termine Russia e non più Unione Sovietica, perché nel 1994 l'Unione Sovietica non esiste più. Vedremo alla fine se c'è tempo, la dopo la caduta del muro di Berlino eh la la implode la l'Unione Sovietica, l'ultimo giorno di vita l'Unione Sovietica il 26 dicembre del 1991 e da quel momento in avanti non c'è più Gorbaciofa, c'è Jelzin, nasce la Russia vera e propria, quindi torna pienamente reintegrato e muore nel 2008. Ecco, questa è una bella citazione di Sorgenizzi, io sono d'accordo. 1967 al quarto congresso degli scrittori sovietici, verrà espulso qualche anno dopo, dice una letteratura che non è l'aria della società a lei contemporanea che non osa trasmettere alla società il proprio dolore e la propria ansia. Prevvertire a tempo debito dei pericoli mortali e sociali incombenti non merita neanche il nome di letteratura, ma solo quello di cosmesi, ecco, di abbellimento della società. Quindi, insomma, Sorgenizzin è fautore di una letteratura che dica qualcosa, una letteratura capace di trasmettere il dolore del presente o del passato, una letteratura capace di interpretare Ecco, il passato oppure il presente, non magari i romanzetti rosa, più o meno, ecco, ma una letteratura capace di confrontarsi con i drammi, con le tragedie della presente. Una bella citazione. Allora, vediamo la trama del romanzo. Una giornata di Van Denisovicc. È proprio una giornata, una delle 3600 eccetera eccetera del personaggio dietro Ivan Denisovicc e naturalmente c'è in gran parte Sorgenizzin. Il protagonista del romanzo si chiama Ivan Denisovic Schukov. Dietro il personaggio probabile c'è proprio l'esperienza, abbiam detto 8 anni di Gulag dello stesso autore. Ecco, c'è un aspetto leggendo il romanzo, non ci sono violenze, non ci sono violenze all'interno del campo dove lavora Schukov, perché la molto probabilmente sapeva Sorgenizzi che non doveva esagerare nella descrizione della vita quotidiana, perché se avesse narrato anche delle violenze nei confronti degli Zec, così sono chiamati i deportati, la perdeva l'occasione della vita, cioè l'occasione di pubblicare il romanzo. Quindi quello che emerge è la fatica, è il lavoro, è il freddo, il freddo tremendo di cui adesso parleremo. È un'alimentazione molto carente, ma non ci sono le violenze. Le violenze che invece sappiamo accompagnavano come i lagger nazisti. In sostanza nei lagger nazisti le violenze sono esercitate dai capò. Capò che in genere erano tedeschi, ergastolani, pluriomicidi messi lì apposta per tenere l'ordine, tedeschi oppure polachi.
 
parte7
 
Eh, anche nei campi, naturalmente c'erano violenze, violenze che poi spiegano anche il 600.000 morti di cui parleremo. Quindi la giornata, una giornata appunto inizia alle 5:00 del mattino. 5:00 del mattino, pieno inverno, però comincia la giornata. Siamo in pieno inverno, siamo nel Kasakistan. Poi vedremo anche un po' la posizione geografica del Kazakistan. E questo è proprio l'inizio. Così inizia il romanzo. Alle 5:00 del mattino, come sempre, diedero il segnale della sveglia picchiando il martello contro un pezzo di rotaia appeso alla baracca Comando. Quindi c'era qualcuno che tutto inrizzito, il primo che si alza, ha il compito di vicino alla baracca comando c'è un pezzo di ferro con un martello picchiare nel silenzio del dell'enorme campo. Si. sentiva e questo è un parallelo anche con i lager nazisti, perché in molti campi, adesso non vorrei dire tutti, eh, magari sbaglio, però in molti campi c'era ecco questa barra di ferro dove c'era qualcuno che doveva battere battere più volte in modo che tutti sentissero. Era il segno che la giornata era stava iniziando. Il sonno intermittente penetrò a fatica i vetri, attutito dalle due dita di ghiaccio che li coprivano e cessò in fretta. Con quel freddo nemmeno il sorvegliante aveva voglia di stare a martellare a lungo. Il segnale tacque fuori era buio pesto, come nel cuore della notte, quando Schukov protagonista si alzava per andare al Bugliolo, per andare quindi in bagno oggi diremo, ma naturalmente era un secchio dove tutti, ecco, all'interno della baracca, anche qua un parallelo con i lageristi dove il bugliolo era la all'interno, immaginate gli odori, oppure immediatamente a all'esterno, chissà perché non erano ancora venuti ad aprire la baracca, né si sentivano i detenuti di piantone caricare sulle stanghe il bidone che serviva da Bugliolo per portarlo fuori. Quella prima operazione era prendere il bidone della degli scrementi eccetera e portarlo fuori fuori in attesa poi di portarlo da un'altra parte. Di solito Schukov era già in piedi al segnale. Alla dunata mancava un'oretta e mezza di tempo tutto suo, non dello stato, quindi c'era un un'ora e mezza prima, ecco, della dunata e poi il lavoro. Chi conosceva la vita dell'ager sapeva che si poteva sempre impegnarlo per qualche lavoretto extra, cucire un paio di manopole da una fodera vecchia, passare a qualche ricco compagno di squadra i valenchi asciutti. I valenchi erano quelle scarpe invernali di feltro, molto funzionali per difendere i piedi dalla dal gelo, avvicinandogli al tavolaccio di risparmi di di girare scalza, saltelloni tutti intorno alla pila o sceglierli o invece fare una scappata ai depositi dove si poteva servire qualcuno, poteva servire qualcuno per spazzare o per i lavori di fatica. Ecco perché lui vuole fare tutte queste cose, perché avrebbe ricavato una ciotola di di miglio, una ciotola di polentina, che è l'alimento principale. Eh, visto che questa polentina non ha sicuramente ha pochissime proteine e vitamine, però in ogni caso era calda e poi era meglio mettere qualcosa in più nello stomaco. Quindi con questi piccoli favori, lavoretti, le scarpe te le prendo io, non preoccuparti, te le metto lì. Ecco, c'era la possibilità di avere magari anche un pezzo di pane in più. La all'interno del dei lager, anche dei lagger nazisti, la eventuali favori non si pagano in moneta, anche perché non c'era niente da comprare. Cosa volevi comprare ad Auschwitz? Tanto per intenderci. Invece la merce di scambio è la zuppa. Anche in Primo Levi è proprio la zuppa, una mezza razione, un unazione, due razioni impegnando la zuppa anche del giorno successivo, eh, oppure ancora andare alla mensa a sparecchiare le scodelle portandole impilate fino all'acquario. Se vai in mensa, prendi tutte le scodelle, aiuti chi lavora in mensa, magari ti dà una mezza mestolata oppure un po' di pane. Anche lì un un boccone lo si rimedia, ma per questo incarico sai quanti volontari ci sono? Senza contare che se nella scodella c'è ancora qualcosa Non ce la fai a trattenerti, comincia a leccarla.
 
parte8
 
A Schukov erano rimaste ben impresse in mente le parole di Kuzemin, il suo primo caposquadra, un vecchio lupo del lagher, uno che nel 43 aveva già scontato 12 anni. Una volta intorno al falò acceso in mezzo a un varco tra gli alberi, aveva detto i nuovi arrivati dal fronte mandati come rinforzo alla sua squadra. Qui, ragazzi, è la legge della Taiga, ma anche qui si può campare nei lager. I primi a crepare sono quelli che leccano le scodelle, quelli che contano sul marcar visita in infermeria e quelli che vanno a spifferare è il capoccia. Quindi un vecchio lupo dell'Agra dice si può sopravvivere anche anni e anni, però ci sono certe cose che non vanno fatte. Uno è quello di leccare le scodelle perché non puoi ridurti così in basso, perché se ti metti a leccare le scodelle degli altri vuol dire che la tua dignità non c'è più. Conseguenze poi ecco sul piano della vita quotidiana. Non puoi marcare visita tutti i giorni perché in un certo momento al terzo giorno prendono e ti sbattono in carcere. Non puoi andare in infermeria dicendo "Ogi non posso lavorare perché mi sento un dolore qua". La prima volta magari, ma la seconda volta la la ti riempionano di botte in sostanza e poi spifferare qualcosa ai capoccia perché la prima occasione ti tagliano la gola, cioè durante la notte se uno voleva vendicarsi di un compagno eccetera eccetera, insomma un temper non lo trovava, gli tagliava la gola. Quindi la se non fai queste tre cose puoi vivere, puoi vivere nonostante le condizioni di vita davvero brutali, come possiamo immaginare. Ecco perché Schukov è finito in un lager, che cosa ha fatto di male? Naturalmente questo è nel racconto, non appartiene a Sorgenizi, cioè nel febbraio del 42 è un momento molto difficile perché i tedeschi hanno invaso l'Unione Sovietica nel 41, nel 42 riprendono la marcia la non tanto verso Mosca, ma verso Stalin. in grado. La sua armata era stata cerchiata dai tedeschi, la capitava nel 41 e anche nel 42 e Schukov viene catturato, ma dopo pochi giorni Schukov riesce a fuggire perché sono così tanti prigionieri che i tedeschi non riescono moltamente a tenerli tutti sotto controllo. E cosa fa il soldato Schukov dell'Armata rossa? Torna verso le proprie linee. Eh, non era il caso, naturalmente, di avanzare verso il territorio tedesco. E qui le autorità militari avevano un comportamento un po' particolare, diciamo, molto molto sospettoso. Tu sei riuscito a fuggire addirittura dalla prigionia, non sarà che tu sei in combutta con i tedeschi, ti hanno fatto fuggire perché tu a questo punto darai a loro tutta una serie di informazioni in qualche modo. Quindi non era infrequente che il soldato russo sfuggito alla prigionia la trovasse un plotone di esecuzione. Ecco, ma si parla di decine e decine di migliaia di fucilati oppure una forte ostilità perché eh era sospetto alle autorità sovietiche il fatto che il soldato era riuscito a liberarsi. Quindi i suoi superiori non credono la sua ricostruzione. Sono stato catturato e sono riuscito la a a liberarmi, a fuggire, a tornare indietro. Sono convinti che Schukov si incombutta con i tedeschi per fare la spia. È condannato a 8 anni. Un paradosso, non ha fatto il suo dovere perché avrebbe potuto rimanere in prigionia con i tedeschi. Certo. rimanere in prigione tedeschi, poi eh la moriranno alcuni milioni di soldati sovietici di fame, di freddo. Fa il suo dovere il soldato che è quello di fuggire per dare il suo contributo alla patria. Non viene creduto 8 anni di eh la di Gulag. Quando inizia il romanzo alle 5:00 del mattino con la campana aveva già fatto 7 anni 7 anni di eh di di lager di gulag. Adesso vedremo che cosa vuol dire la la par Ola e aveva una bella esperienza, però era riuscito a sopravvivere. Che cosa ha fatto nei primi 3 anni? La Schukov poi racconta in altre pagine, avevo ogni giorno tagliato gli alberi nella foresta e uno dice però aria aperta, aria pura, vuoi mettere l'aria pura della Siberia rispetto a Legnano? Ecco, alle 8:00 del mattino. Sì, però l'aria pura veniva pagata con una quantità di neve enorme dove si sprofondava magari addirittura fino alla vita. Temperature bassissime. Non c'erano macchinari, gli alberi non c'era motosega, naturalmente venivano abbattuti, poi dovevi tagliarli a pezzi. Era un lavoro tremendo. Chi lavorava al chiuso era fortunato. Come primo leggo in un certo momento trova ad Auschwitz, lui è chimico, ingegnere chimico, trova lavoro in un capannone, magari a 0°, però era meglio stare a 0° piuttosto che stare a 15° sotto 0.
 
parte9
 
Quindi 3 anni a tagliare la eh legname, il prezioso legname che poi veniva venduto anche all'estero. Naturalmente e poi quando era arrivato in questo lagger trasferito, aveva passato altri anni, 4 anni di duro lavoro. Schukov è ancora vivo perché si è adattato al lager, ha saputo adattarsi al lagger, ecco, ma non perché è diventato brutale. In quelle condizioni chiunque sarebbe diventato un ossesso, sarebbe diventato violento, avrebbe esercitato la violenza contro i più deboli. Lui non ha perso la sua dignità e la sua umanità. Ecco, questo è molto importante. E in tutte le pagine ciucco dimostra simpatia nei confronti dei suoi compagni, tranne le spie. Ecco, le spie se avesse potuto le avrebbe ammazzate con le sue mani, però con i suoi compagni che conosce da tempo, ha un rapporto di profonda umanità, di simpatia. Lui tutti quei favori, lavoretti eccetera sì, li fa per avere una ciotola di eh la di minestra in più, ma lo fa anche perché sente sente ecco questa trasporto verso gli altri. Infatti, secondo alcuni critici dietro Schukov, dietro la sua umanità eccetera, c'è l'anima del popolo russo che naturalmente va distinto rispetto a Putin e alla sua cricca di sanguinario, cioè una cosa sono i politici e un'altra cosa è il popolo. Quindi è un'interpretazione che ho trovato leggendo qualche cosa, quindi insomma questa anche perché personaggi come Schukov si trovano in Dostoche, si trovano in Tastoi, si trovano nei grandi scrittori. Ecco la un uomo che con conserva la propria religiosità, perché Schukov prega, che conserva la propria bonomia nei confronti degli altri, anche perché è un contadino. Quindi l'anima russa da tanta letteratura la è ben espressa dai contadini, non certamente dagli uomini d'affari, non certamente dai militari, non certamente dai politici, sia eh stalinisti oppure zaristi. Quindi in qualche modo, insomma, è riuscito ad adattarsi alle durissime condizioni della del campo. Ecco come vive Schukov, eh, la quotidianità. Sa come si deve mangiare in un lagher e uno dice, "Ma come vuoi mangiare? Ti danno eh la quel poco, lo mandi giù. Ecco, no, invece nel lag, anche qua, primo levi, bisognava mangiare lentamente, lentamente il pezzo di pane, bisognava sentirlo in bocca, scioglierlo, sentire un po' il gli umori quasi del pezzo di pane oppure della ringa, magari mezza marcia, quindi andare lentamente perché mangiare voracem voleva dire che tutto finiva nello stomaco, però lo stomaco poi dopo pochi minuti era vuoto, ecco, almeno la sensazione era vuoto, invece mangiare lentamente, ecco, evitando però di cadere in basso. Per esempio, quasi tutti i giorni c'erano delle aringhe, siamo in Russia, delle aringhe mezze marce, un po' puzzolenti. Molti mangiavano anche gli occhi. Lui invece e con la dignità lui gli occhietti delle aringhe non li aveva mai mangiati. Poi sa che è importante fare qualche favore a qualche prominenti. Prominenti nei lagri sono deportati anche loro che però hanno qualche hanno un ruolo migliore, cioè immaginate chi lavora come impiegato in una baracca riscaldata, quindi fare un favore, un prominente, la non so riscaldare le scarpe, la hai bisogno la è stato via un bottone, te lo cucio io. Voleva dire avere qualche porzione in più di minestre oppure costruendo coltellini, cucchiai, forchette con materiali trovate nei cantiere. Era vietatissimo, eh, vietatis trovare magari una lametta e poi portarla nel campo perché era vietatissimo, perché si pensava che il deportato potesse utilizzare la lametta per tagliare la gola a qualcuno durante la notte, però la lametta, la lui che conosce bene il mestiere, poteva diventare un coltellino, poteva diventare una forchetta, un cucchiaio. Un cucchiaio voleva dire che la brodaglia, invece di berla così come magari fanno un po' gli animali, no, che mettono il muso, eccetera eccetera, la potevi prendere con i il cucchiaio, quindi era eh senza rischio di sprecare, perché questo movimento voleva dire che si se ti sbrodolavi alla fine perdevi magari anche una parte del contenuto, cioè l'alimentazione estremamente carente non deve andar perduto nulla. Il cucchiaio ti consente di arrivare proprio fino al fondo, magari con un po' di pane raccogliere proprio anche le ultime briciole, quindi insomma oppure fare la fila per i piccoli lavori. Per esempio, ogni giorno arrivavano i pacchi, era possibile da da parte dei genitori, eventualmente la moglie oppure i fratelli, mandare dei pacchi, pacchi con dentro marmellata, salame, quello che volete voi.
 
parte10
 
Una metà zucchero, ecco, una metà veniva saccheggiata da chi apriva i pacchi per vedere che non ci fossero le armi. Però non era sicuro che tutti i giorni arrivasse un pacco, però tu dovevi fare la fila lo stesso, magari un'ora e mezza per arrivare là e poi non c'era niente per te. Schukov faceva volentieri la fila. per qualcuno, perché se poi era fortunato, arrivava al pacco, era buona norma dividere il pacco e quindi magari un quarto del pacco l'avrebbe avuto lui, quindi magari un'ora e mezza al freddo, poi arrivava lì e il pacco per quella persona non c'era. Tabacco, ecco, il tabacco è un'altra perché tutti fumano e la il tabacco e la pipa eh arrivava arrivava molto lentamente. Il suo nome, abbiamo detto non è eh Schukov, Ivan Schukov ec, ma esce 854. Non abbiam detto che perdono anche ne lag naziste la loro identità, diventano numeri, numeri facili, ecco, da in qualche modo contabilizzare all'interno della burocrazia del campo. Il suo numero è importato all'altezza del cuore, abbiamo visto prima, ecco, la fotografia di Sorgenizzi sul berretto, perché se ti togli il berretto alla fine come fai a essere individuato? Allora, ecco, ci sono No, quindi sulla gamba magari ti sei tolto anche la giacca perché fa caldo la d'estate, però i pantaloni te li tieni. Ecco, quindi come vedete era un sistema fatto in maniera tale per cui anche se uno la si toglieva il cappello, si toglieva la giacca era identificato. Quel giorno la colonnina all'esterno indica 27° sotto 0 inizia il romanzo. Tutti vanno a vedere la colonnina all'esterno della baracca perché sapevano che se avesse indicato 40 sotto 0 sarebbero rimasti nella baracca. Quindi se la colonnina indicava 40° sotto 0 dovevano uscire a lavorare. Se erano 42 o 41 rimanevano nella baracca. Una cosa terrorizzante, no? Io che quando la non so 2 3° sopra lo zero, io già comincio a pensare di essere in Siberia, qua addirittura 27° sotto zero. Sanno benissimo quali sono le regole, eh. Non è che dicono "Fa freddo, figuriamoci", no? se c'era la possibilità sarebbero stati dilegiati come minimo. Quindi, insomma, la giornata di Ivan Denisovicc inizia quando il buio ancora presto con la sua squadra. Lui ha una squadra di lavoro, anche nei lagger nazisti tutti avevano una squadra di lavoro. La sua è la 104 e quel giorno l'organizzazione del campo ha previsto che debbano andare alla centrale elettrica. Eh, stanno costruendo un'enorme centrale elettrica per erigere un muro, cioè il loro compito sarà quello di erigere un muro, però immaginate centrale elettrica vuol dire che non ci non ci sono non c'è il tetto, eh entrano spifferi, vento da tutte le parti e soprattutto i i muri già costruiti sono tutti coperti di neve e di ghiaccio. Come funzionava il lavoro? Il campo squadra doveva essere abile, il capo squadra in questo caso della 104 perché doveva contattare con la direzione del campo la costruzione del muro, cioè stabilire l'altezza, stabilire la lunghezza la perché se non eh c'era qualcuno che controllava che se alla fine della giornata il muro era stato eretto a metà invece non so di 8 m, immaginiamo 4 m e l'altezza non aveva raggiunto i 2 m quello che era, ricevevano metà della razione. Quindi c'era un sistema accottimo, se vogliamo, di funzionamento, perché uno dice vabbè andiamo là nella centrale elettrica, troviamo un angolino, seppure 27° sotto zero ci mettiamo lì, ecco. E Aspettiamo che arrivi. No, no, non funzionava in questo modo. Quindi il capo squadra contatta sulla base degli uomini che ha, conoscendo gli uomini, la loro capacità, perché non tutti erano muratori. Schukov è un muratore, gli altri non sapevano niente. Quindi, sapendo che molti saro stati diimpaccio, la stabilisce la norma e deve essere rispettata. La norma deve essere la più alta possibile, anche magari per avere un incentivo in più, per avere un di più di minestre, cioè l'obiettivo è quello di avere avere un di più di minestra alla sera, un di più di pane eccetera e non la metà, perché avere la metà voleva dire la fame, indebolirsi e in quelle condizioni se uno si indeboliva perdeva peso era fregato. Ecco, c'è un un film su una giornata di Ivan Denisovic eh del 1970 che è lo stesso anno in cui Sorge Nizzin ha il Nobel e questo film, se lo volete, se volete, ecco.
 
parte11
 
Eh No, c'era. Ecco qua. E questa è un'immagine del film. Questa è l'enorme colonna dei prigionieri che esce dalla dal campo la dopo i vari conteggi eccetera e poi ciascuno sa benissimo dove andare a lavorare. Guai. Queste sono le guardie armate. La era molto importante neanche cadere per terra perché se uno magari ondeggiava un po' e usciva dalla fila rischiava una mitragliata perché sembrava un tentativo di Quindi chi stava all'esterno doveva fare molta attenzione a mantenere la fila, perché altrimenti le guardie che erano tutti giovani, inesperte, impaurite anche dalla responsabilità ci mettevano poco. Eh, una mitragliata. Questa è un'immagine del film. Comunque se volete il film si può vedere su YouTube, basta cliccare. Avete avuto questo file. Ecco, sì. Quindi basta cliccare lì. Ecco, è in russo con sotto con sottotitoli in inglese, cioè il mio inglese è un po' così, però si riesce a capire. Eh, Vabbè, non c'è una eh non era un film che poi nell'Italia dell'epoca avrebbe avuto un grande successo. Comunque, come passano la giornata? Schukova lavora con una ventina di uomini in questo modo che sono i suoi compagni di baracca e cercano di riattivare una vecchia stufa perché senza quella stufa sarebbero, non dico morti congelati quasi. Stiamo parlando di temperature -27 che poi magari durante la giornata arrivano a -20, tanto per intenderci. E poi o trovare carta catramata per coprire finestroni che da lì entra dalla centrale elettrica un vento là davvero micidiale. Quindi la mattina non fanno niente perché la stufa deve essere attivata e è una vecchia stufa eccetera e poi la carta catramata non è che ce l'hanno a disposizione, ma la devono trovare devono sguinzagliarsi all'interno centrale elettrica per trovare la carta catramata e una volta trovata devono la metterla ai finestroni perché altrimenti muoiono le Naturalmente di freddo. A mezzogiorno hanno una mezz'ora per il pranzo. Pranzo tra virgolette, ricevono la solita polentina di avena. Avena che il genere si dà ai cavalli, credo. Ecco, polentina di avena che che viene la preparata lì. Ecco, sealtro era calda, c'è una una stanzetta, c'è un locale dove stanno tutti dentro, quindi immaginate anche gli odori perché poi il sudore nonostante ecco, qu stanno tutti dentro, quasi uno sopra l'altro. Perché non ci stanno tutti a dormire la tentare di dormire a riposarsi perché dopo aver mangiato c'era subito la ripresa e la polentina di Avena non è che aiutava più di tanto. Schukov è un elemento importante, gli altri riconoscono perché sa fare il muratore, è uno dei pochi all'interno della sua squadra che sa fare, ha imparato a fare il muratore all'interno del lagher perché prima era un contadino Schukov nel suo villaggio, poi era stato arrestato AT abbiamo detto nel 42 l'accusa di essere passato i tedeschi e poi nel campo di concentramento aveva imparato a fare il muratore, quindi superando notevoli difficoltà nel pomeriggio perché dopo mezz'ora devono riprendere il lavoro. C'è il caposquadra che è inflessibile, nessuno poteva tardarsi perché altrimenti sarebbero arrivati bastonate e poi la denuncia la denuncia di comportamento antisovietico, no? Il fatto di non lavorare, tutto il resto. Quindi il lavoro è duro e è molto pesante perché devono togliere il muro è già stato eh iniziato, devono completarlo, però sul muro si è formato uno strato di ghiaccio notevole, come facile immaginare. Quindi devono togliere il ghiaccio e devono eh iniziare a lavorare. E il lavoro è reso difficile dal fatto che la calcina ci vuole un attimo per solidificarsi sempre a causa del freddo. Quindi se non avessero avuto Schukov Moramente avrebbero combinato niente perché eh Sa benissimo che ci vuole poco, magari un minuto o anche di meno. Cioè la calcina una volta pronta deve essere stesa sul muro rapidamente. Devono essere poi messi il i mattoni il più rapidamente possibile, cercando di fare attenzione che il muro venga diritto e solido, perché poi i controllori avrebbero verificato se il muro era tutto storto o mezzo cadente, il lavoro era da rifare e la sera non avrebbero ricevuto niente. niente da mangiare.
 
parte12
 
Ecco, lavora alla cremente con perizia, scordandosi del luogo in cui si trovava. Cioè a un certo momento lui si mette a lavorare con una precisione come se stesse costruendo un muro per casa sua. Ed era una di quelle cose che Primo Levi, per esempio, non riusciva a capire perché vedeva, cioè, nei campi di concentramento, al di là naturalmente degli degli ebrei oppure magari anche tra di loro c'erano o per operai, operai specializzati, moratori ecera che avevano un vero e proprio culto del lavoro. Io ricordo anche mio padre, anche lui a casa il lavoro essere fatto benissimo, non bene, ecco, benissimo. Io gli dicevo ma lascia perdere, insomma, ecco, no, no, no, il lavoro benissimo. Quindi queste tradizioni operaie per cui il lavoro doveva essere fatto bene in qualunque situazione. Quindi Primo Levi vedeva operai polacchi anche loro deportati, la operai italiani eccetera che eh lavoravano con grande precisione, grande impegno, nonostante fossero ad Auschwitz. E si chiedeva "Ma perché, ecco, ti impegni così tanto? Perché getti via tutte queste energie sapendo No, era una questione proprio di etica del lavoro e Schukov si mette a lavorare così alla cremente, dimenticandosi che sta in un gulag, che quel muro lo sta costruendo per il potere sovietico, quel potere sovietico che lo ha ingiustamente condannato al lagger. Anzi, addirittura, visto che quando suona alla il segnale della fine della giornata. Tutti dovrebbero immediatamente lasciare quello che stanno facendo e correre per il conteggio. Lui invece rimane alcuni minuti eh a lavorare perché c'era ancora della calcina fresca e non voleva sprecarla, quindi vietatissimo. Eh rimane qualche minuto ancora rischiando una punizione severa. Ecco, questa è un'immagine della del film. Il nostro Schukov credo che sia il personaggio, ecco, sul la sulla destra, ecco, almeno uno di questi, ecco la, come vedete la casacca, la casacca è quella di Sorgenizzi nella fotografia iniziale. È inutile dire che questi giacconi la non tenevano caldo oppure in maniera molto molto insufficiente. Cioè, l'imbottitura all'interno non c'era più perché poi era passata quasi di generazione in generazione. Erano tutti sdrucciti, anche il berretto di lana che doveva essere un berretto di lana, naturalmente la lana la alla fine non c'è nera più, quindi il freddo era notevole. Quindi sta finendo la giornata di succo. La mattina per sistemare eh la la centrale elettrica e evitare morire di freddo, il pomeriggio per rigere il muro, sono riusciti eh a mantenere la norma, quindi vuol dire che la sera nessuno potrà negare a loro la il cibo previsto. Quindi il rientro nelle baracche però è reso difficile dal fatto dei conteggi perché eh la tutte le squadre si radunano a un certo punto e ci sono centinaia, centinaia di persone che devono aspettare che le squadre vengano conteggiate perché sono entrati a lavorare, immaginiamo 1234 deportati, adesso devono entrare nel campo 1234 e se i conti non tornano tutti rimangono lì fermi, immobili nella nel freddo. Le guardie sono molto attente, ecco, che nessuno la sera abbia lame, lamette, magari trovate per terra, eccetera, perché eh la lametta Che cosa ti serve per tagliare la gola a qualcuno, magari a un sorvegliante addirittura? Mentre alla mattina la preoccupazione delle guardie, infatti i giacconi devono essere aperti nonostante il freddo, eh è l'eventuale presenza di quantità, diciamo, eccessive di pane. Tutti avevano magari un pezzo di pane la che la sera non avevano mangiato, anche Primo Levi faceva così. Mai mangiare tutto quello che avevi. Era sempre meglio tenere qualcosa per il dopo. Però una quantità maggiore di pane voleva dire che tu stai vuoi fuggire, puoi scappare, il pane ti serve. Quindi le guardie erano molto attente che il che il pane fosse un pezzetto e non magari una pagnotta intera.
 
parte13
 
Eh, professora, chiedo scusa a tutti, ma avevo un impegno preso un po' di Mi dispiace, infatti tantissimo. Buongiorno a tutti.
Sì, buongiorno. Grazie. Quindi, insomma, le cose vanno avanti un po' per le lunghe quella sera con questa è un'altra immagine della del film. Era molto odioso. quello di aprire il giaccone, che sarebbe una cosa da niente per noi, no? Perché aprire il giaccone voleva dire che poi ti arrivava tutto il freddo, anche la mattina la stavi nelle baracche a mangiare la colazione, tra virgolette, poi aprire il giaccone voleva dire. E al di là del giacone non potevi avere un pullover che magari all'interno del mercato nero del lagher, magari un golf tutto sdruccito eccetera, lo potevi trovare, magari sei razioni di minestra, qualcuno ti dava un pullover, però era vietato Quindi tutti dovevano avere la divisa del capo che prevedeva una maglia di lana, credo. Ecco, e qualcosa sopra la maglia di lana e poi il giaccone. Niente di più. I guanti, d'accordo? Gli stivali, il berretto e basta. Quindi la perdono molto tempo la in questo conteggio che è infinito perché bastava un numero in meno o un numero in più e tutto doveva ricominciare il conteggio. Però nonostante la stanchezza e il ritardo di unora e mezza rispetto al solito. Schukov riesce ad avere un paio di porzioni in più di pane e di minestra di avena, facendo piccoli lavori. Piccoli lavori per gli altri. 7 anni di lagri, sa benissimo come avvengono la le giornate, piccoli lavori, è lui che va a contattare al in mensa. Era molto importante evitare nella ressa della mensa che le ciotole per la sua squadra fossero di meno, cioè 11 uomini, per dire, eh avevano diritto a 11 ciotole, seppure piene di polentina. La Quindi fare molta attenzione e magari cercare anche un po' di rubacchiare se era possibile, cioè approfittando della calca, la un certo momento Schukov una una ciotola la fa sparire e dice a chi è al di là, "Guarda che me ne hai date 10, non me ne hai date, ma io te ne ho date 11, ma guarda qua, contare." E vabbè, l'altro non molto convinto, comunque gli dà una ciotola in più, quindi una ciotola in più che poi mangia metà lui e metà agli altri, eh, perché si faceva così in sostanza, per sopravvivere. Eh, il romanzo termina, il racconto lungo, termina nel momento in cui prima di addormentarsi fa una sorta di bilancio e il bilancio è positivo, non è morto, le sue condizioni di salute sono anzi leggermente migliorate perché quel giorno è riuscito a mangiare di più grazie a una certa furbizia, una certa accortezza, ma mai con violenza, è riuscito a mangiare di più. La non si ha malato e quindi può affrontare il giorno dopo un'altra giornata, un'altra giornata così e i brividi corrono lungo la nostra schiena, no? Pensando a una vita quotidiana. Ecco, questo è il finale, il finale della romanzo. Vediamo un po'. 166, no, 16. Ecco qua. Allora, proprio le ultime 15 righe. Schukov si addormentò soddisfatto. Gli erano capitate numerose fortune quel giorno. Non l'avevano messo in cella di rigore, che poteva capitare perché ero arrivato un po' tardi all'appello per finire il muro. Non avevano condotto la squadra al villaggio socialista perché lì sarebbe stato ancora peggio, perché la centrale elettrica voleva dire chiudere i finestroni. Villaggio socialista non c'era niente, tutto il lavoro doveva essere svolto all'aperto. A a pranzo si era beccata una razione doppia di casa, cioè la casa è proprio la minestrina. di Avena. Il caposquadra aveva chiuso la faccenda della norma come meglio non si poteva. Il capo squadra è riuscito ad avere qualche ciotola di di miglio di miglio avena in più. Aveva tirato su allegramente un muro. Si era anche divertito e costruendo il muro. Durante la perquisizione non gli avevano trovato addosso la lama del seghetto. Ecco, questo non l'ho detto, ma trova per terra una lama così abbandonata, se la mette in tasca perché pensa che potrebbe essere utile per fare un coltellino, qualche cosa, però se l'avessero trovato con questa l'avrebbero sbattuto in cella di rigore che voleva dire meno pane e cibo freddo per tre giorni.
 
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Ogni tre giorni c'era una ciotola calda, quindi uno stanzone con temperatura ancora più bassa. Mangiare cibo freddo voleva dire uscire ammalato e eh in una struttura come il gulag, se uno è ammalato, difficilmente sarebbe riuscito a riprendere le sue forze. La sera si era guadagnato un extra da Cesar e aveva potuto comprarsi del tabacco. Addirittura non si era ammalato, aveva tenuto duro. Era trascorsa un'altra giornata che niente aveva guastato, una giornata quasi felice. Di giornate così, dalla mattina alla sera, la sua pena ne contava 3653. A causa degli anni bisestili bisognava aggiungere ancora tre, cioè la sua pena 3653 36 56 giorni in questo modo, ecco, vissuti in questo modo. Questa, appunto, è una delle 3600, ecco, che Ivan Ivan Denisovicc doveva sopportare in qualche modo per continuare a vivere e avere la speranza di poter ritornare a casa. Ma spesso poi trovavano famiglie diagnate perché la moglie, se non è stata deportata anche lei, la aveva divorziato, anche perché il marito era un nemico del popolo. Tu continua a rimanere sposato. con un nemico del popolo. Pericoloso, anche tu potresti donna finire in un campo di correzione. Quindi quando tornava a casa la famiglia non c'era più. La moglie era altrove, i figli magari sparsi in giro o addirittura arrestati anche loro. Cioè un un vero inferno. Ecco, questa è un po' la situazione nel film. Vedete il momento della mensa lì c'è anche abbastanza caldo perché tutti questi corpi la e arrivava il caposquadra oppure ecco Schukov che porta le ciotole, però facendo questo questo lavoro eccetera poteva magari ritagliarsi una mezza ciotola in più. Sono tutti caldi, tutti naturalmente non tanto. Ecco, sembrano tutti vecchi, eh, sembrano tutti settantenni, no? In realtà sono giovani, certo, le condizioni di vita erano tali, per cui anche nei lagger chi aveva 30 anni sembrava che ne avesse 60. Ecco, questa è un'altra immagine. Ecco, letti a castello, baracche di legno, come ad Auschwitz. Direi che non ci sono differenze. Molto probabilmente però c'era almeno una stufa perché altrimenti non sarebbero sopravvissuti. M perché se all'esterno ci sono -27 all'interno il la temperatura è sicuramente sotto zero. Quindi c'era una stufa che funzionava sì, funzionavano la letti a castello. Ecco, come una coperta una coperta la spesso di di lanetta che non aiutava più di tanto. Non c'era il pigiama, mi sembra ovvio, non c'erano i cuscini, anzi uno utilizzava magari il giaccone. Il giacone era vietato a dormire con il giaccone. Il giaccone arrotolato diventava il cuscino. Ecco, vediamo un po' più da vicino adesso. Ecco, che cosa erano i Gulag, perché oggi, insomma, per fortuna non ci sono più, ecco, nella Russia attuale, però ci sono le prigioni, ecco, su questo non c'è dubbio, le prigioni dove sono stati arrestati molti giovani russi che hanno voluto evitare la guerra. questo che hanno disertato la guerra e questo mi sembra un positivo, cioè la diserzione non che sio stati messi in car per carità, la diserzione così come è positivo che molti uccraini abbiano disertato, sono un milione più o meno, ecco, abbiano disertato andando in un altro paese, paesi vicini, non credendo nella guerra di Zelenski, eccetera. Allora, che cosa vuol dire Gulag? È un acronimo in russo, impronunciabile, comunque vuol direzione generale dei lagher, cioè vuol direzione generale dei lager. Eh, vi racconto anche un po' per ridere, senza fare il i nomi. Anni fa c'era un esponente politico che ancora oggi più o meno, insomma, agisce che durante un comizio eh la rivolgendosi al pubblico, naturalmente alla folla che lo osannava, politico italiano eh diceva: "Noi con la nostra storia, con la nostra eccetera, noi siamo contro il gulash". Applausi, applausi. Anche lì sul palco tutti applaudire.
 
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Certo, uno potrebbe anche dire questo qua, vabbè, ha sbagliato, voleva dire gulag, ha detto Gulash. Dopo un attimo noi con la nostra storia lasciamo stare il partito, il Forse sapete chi era ecco sì. Ecco, noi con la nostra storia, noi siamo a favore della libertà, siamo a favore della giustizia, noi siamo contro i gulash. Anche lì applausi. Nessuno che gli ha detto, guarda che insomma il gulash è quello che che mangi tu in pizzeria la sera? Ecco la che mangia a casa tua, cioè per dire. Vabbè, questo era così tanto per ridere un po'. Cosa sono i gulag? Non i gulash, naturalmente sono campi di lavoro forzato, potremmo definirli così, dove vengono rinchiusi detenuti comuni e oppositori politici. Oppositori politici a Stalin, naturalmente, ma credo che fossero di più i detenuti comuni. Ecco, questo è appunto l'arcipielo Gulac, come verrà definito da sorgenizi. Tutti i puntini rossi sono campi di lavoro, tante volte campi di lavoro giganteschi. Ecco, qua c'è un po' un mito, se vogliamo, un po' da sfatare. Avevamo sempre detto hanno sempre detto campi siberiani, certo, in Siberia, come vedete, ci sono questi campi, ma sono soprattutto nella parte più occidentale dell'Unione Sovietica, dove c'è KIV, che allora era Unione Sovietica, l'Ucraina, Mosca, Leningrado. Ecco perché quella zona perché è la zona più industri industrializzata della Russia degli anni 30 e degli anni 40, quindi campi di lavoro in cui il lavoro viene utilizzato per la presunta edificazione del socialismo, mentre in realtà, insomma, secondo me era capitalismo di stato, però sono aspetti che magari vedremo la prossima volta con la fattoria degli animali. Ecco il dove si trova il campo di Schukov e anche di Solgenizzi. Ecco, guardate lì, Caraganda, quello è il Kazakistan, quindi siamo nella parte meridionale perché sotto c'è l'Afghanistan, la Persia di un tempo che oggi è l'Iran eccetera. Una enorme regione, il Kazakistan, dove i sovietici facevano gli esperimenti atomici, cioè le bombe atomiche dove esplodevano nei deserti del Kazakistan. E lì, ecco, c'erano grandi campi di lavoro per valorizzare le le ricchezze, le ricchezze del sottosuolo, perché la Siberia era un luogo inabitabile per l'uomo, ma era uno scrigno di materie rime fondamentali. C'era oro, c'era argento, c'era piombo, c'era ferro, c'era il e tante altre materie prime. Per esempio là, vedete Magadan, là l'estremo eh oriente. Magadan, quello è l'arcipelago della Colima e lì c'erano le miniere d'oro. Miniere d'oro laddove deportati e deportati lavoravano in condizioni estreme senza nessuna retribuzione perché poi l'oro serviva a Stalin per poter commerciare, acquistare macchinari. in Germania, avere rapporti commerciali con gli Stati Uniti, cioè l'oro diventa subito moneta, ma molto apprezzato naturalmente rispetto al rublo che poteva essere più o meno inflazionato. Ecco, questa è un'altra immagine che è la stessa in sostanza per dare l'idea, ecco, della dell'enorme quantità di campi di concentramento. Adesso vediamo quanti milioni di uomini e quanti morti. Ecco, quando inizia la storia di Gulag, come vedete, Vedete, inizia nel 1930, grosso modo, e poi c'è passano gli anni, c'è una continua crescita dei deportati, cioè nel 1930 i deportati sono meno di 250.000, poi il picco verrà raggiunto, penso nel 1950. Sì, nel 1950 con poco più di 2 milioni e mezzo, cioè in quell'anno 1950 Stalin ancora 3 anni di vita, eh più di 2 milioni e mezzo all'interno. Ecco. di questa enorme galassia. Poi notate durante gli anni della guerra il numero di deportati aumenta perché all'interno di queste strutture produce le armi, tutto quello che può servire per la vittoria che poi ci sarà dell'Unione Sovietica contro i nazisti, quindi un po' con alti e bassi, però come vedete il numero di di deportati e di campi è davvero impressionante.
 
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Ci dicono gli storici che i detenuti dal 1930 fino alla fine della dei gulag, cioè in sostanza quando muore Stalin ci si rende conto che il sistema non era molto economico, cioè all'inizio era economico perché tu prendi un'enorme massa di persone, non le paghi, non gli dai naturalmente nulla, gli dai poco da mangiare, condizioni di vita estreme e questi lavorano, potremmo dire profitti di alto livello, però poi la la situazione non è così profittevole e dopo la morte degli stan qualcuno fa quattro cancelli, dice "Ma in tutto questo sistema ci posta, non ci guadagniamo, è una perdita, cioè rischiamo di di spendere più rubli per il mantenimento di tutto questo rispetto a quello che guadagniamo. Quindi via vennero, soprattutto con Cruschov, vennero praticamente chiusi quasi tutti, quindi 18 milioni di in 20 anni grosso modo e il numero di morti, anche qua ci sono ricerche storiche, la precise da parte di storici, la eh russi che naturalmente sono anche un po' oppositori anche di Putin oggi, comunque ricerche storiche a livello internazionale 1 mil06.748 numero molto preciso. Adesso non so se veramente ecco corrisponda magari qualcuno in più, qualcuno in meno. Ecco, però l'ordine eh la visto che la storia purtroppo ha anche bisogno di quantificare le vittime, il numero delle vittime è di 1.ion 600.000 e il periodo peggiore dove si muore maggiormente è durante la guerra, perché durante la guerra la in Unione Sovietica la situazione è estrema. Le grandi città sono assediate. Leningrado, Stalingrado, Mosche eccetera. Non c'è da mangiare per la popolazione e spesso anche per i soldati al fronte, figuriamoci poi per i deportanti all'interno dei campi di concentramento, altro che la polentina di Avena di cui abbiamo parlato. Quali sono le grandi realizzazioni delle dei Gulag? Perché uno si chiede d'accordo, tu deporti un totale di 18 milioni di persone, ma che cosa gli fai fare? Ecco, in queste situ Una la prima grande realizzazione è il canale dal Mar Bianco, ecco, vedete? Al Mar Baltico, 227 km di canale, 150.000 lavoratori. Potete immaginare poi il numero dei morti, cioè l'idea era quello di creare un grande canale utilizzando questi laghi, il Lago Nega, il lago Ladoga, eccetera, per unire San Pietroburgo eh al Mar Bianco e magari valorizzare in qualche modo il eh l'estremo nord dell'Unione Sovietica, anche perché sono zone dove ci sono materie prime, dove è importante lavorare, ma devi avere delle vie per portare, visto che eh le strade in quelle zone, come fai a costruire strade quando per 9 mesi la tutto è imbiancato e ghiacciato dalla neve? Quindi un enorme canale profondo 4 m che però è passato la vita a tantissime persone, anche perché guardando bene questi immagini. Questo è proprio siamo all'inizio degli anni 30. Non c'è una gru, non c'è una una macchina utilizzata nella nelle edilizie di movimento la diciamo quelle quelle macchine che vengono utilizzate, tutto viene utilizzato grazie alla manodopera. Perché qual è il discorso? Come mai non ci sono non ci sono gru, non ci sono macchine per il movimento dei sassi eccetera? Perché nei momenti in in cui tu hai una enorme quantità di persone che lavorano, la tecnologia viene penalizzata, cioè la tecnologia viene introdotta quando c'è magari penuria di manodopera, quando hai bisogno di lavorare, eh la manodopera è ridotta, allora tu utilizzi la tecnologia. È un aspetto che anche gli antichi romani avevano verificato, cioè l'antica Roma 2000 anni fa si basava sulla schiavitù, i tanti schiavi a disposizione avevano escluso la tecnologia. Certo la tecnologia di 2000 anni fa, ma perché c'era una forte esuberanza di manodopera. Se tu introduci la tecnologia di tanti deportanti non sai che cosa fanno. Quindi sono fotografie che si trovano in internet fatto con la forza delle braccia e nel momento in cui il canale venne inaugurato c'era naturalmente la presenza di di Stalin che percorse tutto una buona parte della del canale. Tra il 31 e il 33 e ci dicono agli storici 25.000 morti, certo fame, freddo e tutto il resto, ma chissà anche quanti incidenti sul lavoro che non erano assolutamente registrati. Uno Stalin tranquillo, ecco, che che si attribuisce moltamente i meriti. Altra grande realizzazione del Gulag, del popolo dei Gulag, la ferrovia Baikal Amur 4223 che unisce Mosca a Vladivostock. che ancora oggi, no, se uno vuole fare un viaggio un po' particolare, prende il treno a Mosca 7 giorni con tanto di fermate e arriva a Vladivostock. Vladivostock è un passo dalla Corea, un passo dal Giappone. Chi ha costruito questa enorme ferrovia in territori assolutamente deserti, in condizioni? Ecco, i lavoratori, quindi 200.000 lavoratori con, come vedete c'è anche una diammazione più settentrionale. Tutto territorio naturalmente dell'Unione Sovietica e oggi della Russia. Le minere d'oro della Colima la siamo, come vedete l'estremo oriente, canale di Bering.
 
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Dall'altra parte c'è l'Alaska, l'Alasca, la statunitense. Ecco, in questa zona la c'è un vecchio detto che diceva Colima, Colima, 9 mesi d'inverno e il resto è inferno. Quindi 9 mesi d'inverno perché è inferno 3 mesi perché esplode l'estate e uno dice "Ah, finalmente, insomma, potranno respirare prendere un po' di sole. Sì, ma in queste zone molto acquitrinose arrivano mosche, zanzare, moscerini a milioni che rendono la la quotidianità difficile quanto il il freddo. C'era nulla da fare per difendersi e poi il caldo presupponeva anche di avere acqua, molta acqua a disposizione, acqua pulita, che questo era un problema. Però qui alla Colimba ci sono grandi miniere d'oro, miniere d'oro che vengono sfruttate perché, insomma, l'oro serve per le transazioni internazionali per acquistare macchinari dalla Germania, acquistare i macchinari dovunque, ecco. E naturalmente bisogna pagare per avere i macchinari. Quindi i deportati arrivavano a Magadan che non esisteva nulla, eh Magadan non esisteva prima della valorizzazione della della Colima. Arrivavano a Magadan dopo un viaggio per nave estenuante, 10-15 giorni, perché venivano da chissà quale zone. Arrivavano a Magdalan, venivano poi trasferiti in, credo in treno oppure in camion fino ad arrivare alle zone dove c'erano le miniere d'oro. Ecco, tenete conto che in queste zone non c'è il filo spinato perché in genere alla parola lagger uno pensa le torrette, il filo spinato e eh la il personale di guardi, cani lupo e tutto il resto. Non c'erano spesso il il filo spinato perché dove andavi? Cioè un certo momento tu ti allontanavi e magari poteva anche andarti bene. Ma dove andavi e che cosa mangiavi? Ecco, c'è un qualcosa un po' di raccapricciante, se riesco, dopo. Quindi addirittura erano così enormi, così giganteschi, molto di più, ecco, della grandezza di Auschwitz, dove la se uno voleva ecco, certo, poi non c'era nulla da mangiare, d'inverno cosa mangi nella taiga, ecco, e d'estate cosa mangi? I frutti selvatici che tu vedi ti sembrano buoni e poi muori, muori. Funghi, chissà quanti funghi da quelle parti, visto che piove e tanto. Ecco, funghi che in gran parte sono velenosi.
Ciao. Ciao. la metropolitana di Mosca, che oggi è una delle cose più belle, insomma, in Europa. 250 stazioni, 435 km di lunghezza, la metropolitana di Milano, quella di Roma, poi figuriamocelo dal rapporto, ecco, non so quanti chilometri siano quella quella di Roma, ecco, è stata costruita dai deportati nel corso degli anni 30. Questa è l'Università di Mosca, gigantesco edificio, ancora oggi punto di riferimento della nuova mosca in sembra Milano, City, no? Ecco là sopra così si presenta. Questo enorme edificio è stato costruito dai deportati praticamente a gratis, no? Come si dire gratis. Anche questa è una fotografia secondo me un pubblicitaria perché nella Russia di Stalin erano milioni i deportati e naturalmente milioni erano i padri, madri, le madri, i fratelli, eccetera e non era possibile non parlare di quello che accadeva. Quindi sui giornali qualche volta comparivano delle immagini, delle immagini un po' edulcorate per dire "Guardate che i vostri familiari stanno bene". Perché credo che questa sia proprio un'immagine pubblicitaria, cioè si vede un uomo. Ecco, notate che la camicia bianca sembra pulita, è bello robusto.
 
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Sì, bello,
bello robusto. La è anche un mezzo sorriso, dire il lavoro a me non fa paura. Era un'immagine, maamente è un capot, ecco, è un guardiane. L'hanno messo lì, magari uno se la divisa, il mitra l'ha messo lì dietro l'angolo perché la propaganda la propaganda nell'Unione Sovietica, ma ma anche negli Stati Uniti, eh per carità, anche nella Germania di Ital, figuriamoci no la propaganda è sempre stato un veicolo molto importante per il consenso nell'Italia di Mussolini. Anche oggi naturalmente la propaganda naturalmente ogni partito cerca di tirare dalla sua parte attraverso immagini, concetti, idee che spesso non stanno né in cielo né in terra e anche allora erano molto attenti alla propagande. Ecco, anche qua vedete e sempre deportante con le cariole, ecco, mai un mezzo meccanico che potesse aiutare un bulldozer, qualcosa di simile che allora c'erano. Questa è un'immagine che è stata utilizzata in un testo eh famoso, non sono molte le pubblicazioni in italiano sui gulag, però la qualcosa di buono c'è. Questa è la copertina di un libro molto importante, come vedete era brevidente, una cariola di legno, di legno con delle ruote sotto. Sembra la preistoria, no? Quando l'uomo primitivo scopre la ruota eccetera eccetera, un enorme masso che fatto per caricarlo, ecco, che deve essere buttato giù perché deve riempire qualcosa perente la costruzione di un canale, qualcosa di simile, non so coloro che costruivano le grandi qualche minuto lasciamo l'aula. Scus Abbiamo 5 minuti. Coloro che costruivano le ferrovie però messi peggio perché vedete lavorare nel gelo, nel freddo non c'erano baracche. Pure se c'erano le baracche erano costruite un po' alla belle e meglio. Abbiamo parlato della della ferrovia Mosca la Divostock, ma non solamente quella. Queste sono donne, sono donne all'interno delle baracche. Può anche là che anche questa sia un'immagine un po' propagandistica, come vedete uno dice, beh, insomma, la c'è chi è seduto alla a un tavolo, le altre sono sdraiate, non sembra. Quindi è probabile che sia. Anche questa è un'immagine che poi compariva sulle varie riviste. Questa invece molte non l'hanno fatta vedere perché sembra una stalla, anzi è una stalla, è un canile. Ecco, così si si dormiva, così si viveva, si cercava di sopravvivere. Anche ad Auschwitz. Eh, le baracche erano esattamente così, quindi costruite la con materiali, la certamente non di particolare importanza perché a questo punto eh c'è un grosso risparmio. Se tu costruisci le baracche con il legno che marcisce dopo un paio di anni senza fondamenta e tutto il resto spendi di meno rispetto alla una costruzione muratura vera e propria. E questo vuol dire che quando i deportati lavorano i profitti sono molto elevati perché i costi di gestione sono tutto sommato ridotti mentre i deportati lavorano. Li puoi far lavorare di domenica 16 ore al giorno, 14. Se muoiono muoiono, poi tanto arrivano a Questo è un po' il calcolo.
 
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Quindi, come vedete, dietro ai lagher nazisti, dietro i gulan sovietici la ci sono cioè l'economia ha la sua importanza e con il lavoro forzato vengono costruite città dove non c'era niente, strade, pozzi petroliferi, complessi industriali, ponti, dighe, eh miniere di ferro aperte miniere di ferro, di carbone, furono abbattute intere foreste per ricavare legname. Tante volte il legname pregiato che poi veniva venduto al all'estero. Chi sono da dove arriva questa grande manovalanza? Contadini, operai in gran parte, arrestati così perché magari non avevano i documenti in ordine, perché erano arrivati tardi sul posto di lavoro, cioè oggi magari c'è una multa che comunque non giustifica poi il provvedimento. Allora arrivavi tardi al lavoro, una volta ancora eh prendevano e ti mandavano a lavorare perché qual era l'alternativa di Stalin? Eh L'alternativa potrebbe essere, noi abbiamo bisogno di tanta manodopera, però la paghiamo perché altrimenti i giovani di Leningrado mai verranno a lavorare qua in queste condizioni. Gli diamo tre volte lo stipendio. In genere si fa così anche oggi la tu vai a lavorare da qualche parte, vai a lavorare in Afghanistan con tutti i disagi e i pericoli. Ecco, però noi azienda ti diamo la tre volte il tuo stipendio. Speriamo che poi naturalmente tutto vada al quindi qualcuno accetta ingegnere, tecnico, operaio e va a lavorare in situazioni pericolose. Però a questo punto se tutti gli ingegneri, tutti gli operai milioni avessero avuto tre volte di più e particolari condizioni abitative, alla fine il Gulag non avrebbe avuto nessun vantaggio perché i costi sarebbero stati esorbitanti. Se tu invece la prendi milioni di persone, le accusi di qualche cosa che è inesistente, riduci al minimo le spese per il vitto, l'alimentazione, la sopravvivenza eccetera, hai sicuramente un grande guadagno. e la dirigenza nazista, la dirigenza sovietica fanno esattamente lo stesso ragionamento. Beh, qua c'è ci sarebbe una lettura da arcipelo Gulag, però non tra poco ci buttarò fuori, quindi non Ecco, è interessante anche questo, i racconti della colima perché se siete interessati alla al tema gulag, oltre ad arcipelago gulag di Sorgenizzi, però attenzione sono due volumi così, questo è solamente il terzo e Ci sono anche le 1200 pagine di Shalamov, i racconti della Colima. La Colima è l'estremo nord oriente. Dall'altra parte c'è l'Alasca dove ci sono le miniere d'oro e qui Varlam Shalamov ha passato una buona parte della sua gioventù, anche lui accusato di nulla e ha raccontato 1200 pagine. Sono racconti racconti brevi, che però danno un'immagine agghiacciante. L'ultima cosa che dico Perché è uno, un altrimento ho letto queste pagine, c'è un racconto che per me la è indimenticabile che si chiama La munca. Cioè, in sostanza Sharamov dice che quando due amici decidevano di fuggire si portavano dietro un terzo che uno dice, insomma, se siete in due a fuggire, forse si fugge meglio in due, eh piuttosto che eh con una terza persona. E convincevano, doveva essere giovane, dove essere magari anche un po' in carne. Convincevano qualcuno un po' ingenuo dicendo "Senti, noi abbiamo un piano, il piano andrà benissimo, fidati, fuggiremo, arriveremo alla città più vicina, lì prenderemo un treno in qualche modo e torniamo a casa". Questo giovane ingenuo ci credeva e effettivamente fuggono tutti e tre da questi campi dove non c'era la recinzione, dove fuggire non era difficile. Poi nel momento in cui sarebbe subentrata la fame i due sapevano Ecco, dove trovare la carne travidente? Ecco, succedeva così. Vabbè, mi spiace che l'ultima immagine che non è molto gratta, però poi ci sono, se volete, ecco, ci sono altre immagini. Mi rendo conto, ecco, che il file ce l'avete, quindi ci sono altre immagini un po' troppo ricco di Però a caso, se avete un po' di pazienza potete andare avanti e vedere. Ecco, la nuova Russia quando torna sorgenizzi non è più l'Unione Sovietica, c'è la Russia, infatti c'è anche una fotografia a colloquio con Putin prima di di morire. Va bene, io vi ringrazio, ringrazio. Ci vediamo alla prossima volta
 
PE-n1297-Alexsandr-Solženicyn .mm - Discuss Alexsandr Solženicyn. - Solženicyn (o Sorgenizzin, come menzionato in fonte) è una figura cruciale del XX secolo, noto per essere stato insignito del Premio Nobel e per le sue traversie legate all'espulsione dall'Unione Sovietica.
 
Aleksandr Isaevic Solženicyn (o Sorgenizzin, come menzionato in fonte) è una figura cruciale del XX secolo, noto per essere stato insignito del Premio Nobel e per le sue traversie legate all'espulsione dall'Unione Sovietica.
 
Vita e Formazione Iniziale
Solženicyn nacque in Russia nel 1918, un periodo in cui il paese si stava trasformando rapidamente in Unione Sovietica, passando dallo Zarismo al comunismo. Nonostante la sua vocazione per la letteratura, si laureò in matematica e fisica. Durante i suoi anni giovanili, l'autore era pienamente comunista e ateo, un'ideologia che cambiò radicalmente in seguito. Solženicyn divenne infatti molto religioso, seguendo la fede cristiano-ortodossa.
 
Servizio Militare e Arresto
Fu arruolato come soldato nei primi giorni del giugno 1941, all'inizio dell'Operazione Barbarossa (l'invasione nazista dell'Unione Sovietica). Si distinse, diventando comandante di una batteria di artiglieria dal novembre 1942, assolvendo al suo dovere di soldato e ufficiale in difesa della patria sovietica in un momento estremamente difficile.
Nonostante il suo valore, Solženicyn fu arrestato dal KGB (Kegebé) nel febbraio del 1945. Il motivo dell'arresto fu l'aver "dileggiato Stalin" in una lettera privata a un amico che si rivelò infedele e lo denunciò alle autorità, etichettandolo come "nemico del popolo". Questo atto, che poteva essere considerato un semplice "moto di spirito," gli costò la condanna a 8 anni di lager (Gulag).
 
L'Esperienza del Gulag
Deportato in Asia centrale, Solženicyn visse gli 8 anni in un campo di correzione. Durante la reclusione, i deportati perdevano il loro nome e cognome, diventando numeri. Il suo numero era 262, stampigliato sul cappello e sui pantaloni, identificazione che permetteva alle guardie di annotare il numero anche da lontano.
Inizialmente trascorse un anno come manovale. In seguito, grazie alla sua laurea in matematica, fu trasferito in una struttura più "protetta" dove lavoravano ingegneri e tecnici di alto livello, sebbene anch'essi deportati per motivi politici. Tuttavia, egli si rifiutò di collaborare con il potere sovietico che lo aveva ingiustamente condannato, e dopo cinque anni fu trasferito in un campo comune in Kazakistan, dove condivideva la prigionia con politici e criminali. In Kazakistan, una regione caratterizzata da caldo pazzesco d'estate e freddo tremendo d'inverno, lavorò come muratore, manovale e fonditore.
Terminati gli 8 anni nel 1953, fu costretto a subire anni aggiuntivi di controllo prima di poter tornare a casa, rimanendo in esilio fino al 1956, per un totale di 11 anni lontano da casa. Durante questo esilio, insegnò matematica e fisica in una scuola elementare e maturò la sua vocazione di scrittore.
 
Opere e Riconoscimenti Letterari
Temendo le autorità (una frase su Stalin gli era costata 11 anni), Solženicyn scrisse e tenne rigorosamente nascosti i suoi manoscritti. La situazione politica cambiò con la morte di Stalin nel 1953 e l'ascesa di Krusciov, che nel 1956 denunciò i crimini staliniani, dando un'illusione di maggiore libertà.
Approfittando di questo clima, nel 1962 riuscì a pubblicare il suo racconto lungo, "Una giornata di Ivan Denisovic". Krusciov stesso approvò la pubblicazione, che doveva essere autorizzata dal Comitato Centrale del Partito Comunista. Il testo ebbe un successo clamoroso ("va a ruba") perché molti ex deportati si riconobbero nella realtà descritta, inviando a Solženicyn centinaia di lettere di testimonianze. Queste testimonianze furono poi utilizzate per scrivere "Arcipelago Gulag".
Per "Arcipelago Gulag" ottenne il Premio Nobel per la Letteratura nel 1970. Non potendo ritirarlo immediatamente poiché le autorità non gli avrebbero concesso il passaporto, lo ritirò solo nel 1974, anno in cui fu espulso dall'Unione Sovietica.
 
L'Espulsione e il Ritorno
Dopo l'espulsione, si recò negli Stati Uniti. Qui ottenne grande successo come dissidente e avversario dell'Unione Sovietica, anche se il suo rapporto con la cultura occidentale e americana fu difficile e conflittuale, poiché egli incarnava l'anima russa ortodossa e profondamente religiosa.
Tornò in Russia (non più Unione Sovietica, che implose nel 1991) nel 1994, pienamente reintegrato, e morì nel 2008.
 
Filosofia Letteraria
Solženicyn sosteneva una letteratura impegnata, come espresse nel 1967: una letteratura che non sia l'aria della società, che non osi trasmettere il proprio dolore e la propria ansia o che non avverta in tempo dei pericoli sociali e mortali, non merita il nome di letteratura, ma solo quello di "cosmesi" o abbellimento della società.
 
Il Contesto del Gulag (Arcipelago Gulag)
Il termine Gulag è l'acronimo russo che sta per Direzione Generale dei Lager, ovvero campi di lavoro forzato destinati a detenuti comuni e oppositori politici.
Gli storici stimano che dal 1930 fino alla fine del sistema (dopo la morte di Stalin, quando Krusciov li chiuse quasi tutti) i detenuti furono circa 18 milioni, con un picco di oltre 2,5 milioni nel 1950. Il numero di morti è stimato intorno a 1.600.748.
Il lavoro forzato dei Gulag fu impiegato per la costruzione di grandi realizzazioni, spesso in condizioni estreme e con il solo impiego della forza lavoro, evitando la tecnologia per via della sovra-abbondanza di manodopera. Queste includevano:
• Il Canale dal Mar Bianco al Mar Baltico (227 km), che causò 25.000 morti.
• La Ferrovia Baikal-Amur (BAM) (4.223 km), costruita da 200.000 lavoratori.
• Le miniere d'oro della Kolyma (Magadan), nella zona dell'estremo oriente, dove le condizioni erano proverbialmente estreme ("9 mesi d'inverno e il resto è inferno").
• La Metropolitana di Mosca e il gigantesco edificio dell'Università di Mosca.
Il lavoro nei Gulag era economicamente vantaggioso per il regime perché si basava sull'accusa inesistente contro milioni di persone e sulla riduzione al minimo delle spese per il vitto, l'alimentazione e la sopravvivenza dei deportati, consentendo di ottenere un grande guadagno grazie ai bassi costi di gestione.
 
PE-n1298-Glag-sovietici.mm - Discussione: Gulag sovietici. Discutiamo i Gulag sovietici (o Gulash, come erroneamente menzionato in un aneddoto, ma il cui nome corretto è Gulag).
 
Certamente. Discutiamo i Gulag sovietici (o Gulash, come erroneamente menzionato in un aneddoto, ma il cui nome corretto è Gulag).
I Gulag erano un sistema centrale e brutale nell'Unione Sovietica, noto per aver imprigionato milioni di persone, tra cui la figura cruciale di Aleksandr Solženicyn.
 
Definizione e Funzionamento del Sistema Gulag
Il termine Gulag è un acronimo russo (impronunciabile) che sta per Direzione Generale dei Lager (campi). Erano essenzialmente campi di lavoro forzato dove venivano rinchiusi sia i detenuti comuni che gli oppositori politici di Stalin.
 
Cronologia e Numeri dei Deportati:
• La storia dei Gulag inizia grosso modo nel 1930.
• Il numero di deportati crebbe costantemente, raggiungendo il picco intorno al 1950 con poco più di 2 milioni e mezzo di persone contemporaneamente detenute.
• In totale, dal 1930 fino alla fine del sistema, gli storici stimano che i detenuti furono circa 18 milioni.
• Il numero di morti è stimato intorno a 1.600.748.
• Il periodo peggiore per le morti fu durante la Seconda Guerra Mondiale (anni della guerra) a causa delle condizioni estreme e della carenza di cibo anche per la popolazione civile e i soldati.
 
La Fine del Sistema:
• I Gulag furono chiusi quasi tutti con l'ascesa di Krusciov, in quanto il sistema si rivelò non molto economico nel lungo periodo.
 
L'Economia del Lavoro Forzato
Il lavoro forzato nei Gulag era inizialmente considerato economicamente vantaggioso per il regime sovietico:
1. Si basava sull'accusa inesistente contro milioni di persone.
2. I deportati erano ridotti al minimo in termini di spese per il vitto, l'alimentazione e la sopravvivenza.
3. I prigionieri lavoravano senza retribuzione, spesso 16 ore al giorno o 14 ore, anche di domenica.
4. La sovra-abbondanza di manodopera escludeva la necessità di introdurre la tecnologia (come gru o macchine) nei cantieri, dato che il lavoro era interamente svolto con la forza delle braccia.
Se gli ingegneri o gli operai fossero stati pagati tre volte il loro stipendio e avessero ricevuto condizioni abitative speciali per lavorare in quelle zone remote, i costi sarebbero stati esorbitanti. Invece, accusando milioni di persone e riducendo al minimo le spese, il sistema garantiva un grande guadagno. Il calcolo era cinico: se i lavoratori morivano, ne arrivavano altri.
 
Le Grandi Realizzazioni del Gulag
Il lavoro forzato dei detenuti fu impiegato per la costruzione di progetti di gigantesca entità:
• Canale dal Mar Bianco al Mar Baltico: Un canale di 227 km, costruito da 150.000 lavoratori tra il 1931 e il 1933. Si stima che abbia causato 25.000 morti.
• Ferrovia Baikal-Amur (BAM): Lunga 4223 km, costruita da 200.000 lavoratori per unire Mosca a Vladivostok.
• Miniere d'oro della Kolyma (Magadan): Situate nell'Estremo Oriente (vicino all'Alaska), dove le condizioni erano proverbialmente estreme: "9 mesi d'inverno e il resto è inferno" a causa delle zanzare e del caldo estivo nelle zone acquitrinose. L'oro estratto era vitale per Stalin per commerciare e acquistare macchinari all'estero. Spesso in queste zone non c'era filo spinato, ma la fuga era impossibile a causa dell'ambiente inospitale.
• Metropolitana di Mosca: Con 250 stazioni e 435 km di lunghezza, fu costruita dai deportati negli anni '30.
• Università di Mosca: Un gigantesco edificio costruito anch'esso dai deportati.
• Furono costruite strade, pozzi petroliferi, complessi industriali, ponti, dighe, e furono abbattute intere foreste per ricavare legname pregiato da vendere all'estero.
 
La Vita Quotidiana nel Gulag (come descritta da Solženicyn)
Aleksandr Solženicyn, arrestato nel febbraio del 1945 per aver "dileggiato Stalin" in una lettera privata, fu condannato a 8 anni di lager. La sua esperienza fu cruciale per la sua opera "Arcipelago Gulag".
Le Condizioni di Vita:
• I deportati perdevano la propria identità, diventando numeri. Il numero di Solženicyn era 262, stampigliato sul cappello e sui pantaloni per l'identificazione a distanza.
• Solženicyn visse in Kazakistan, una regione caratterizzata da caldo pazzesco d'estate e freddo tremendo d'inverno.
• Le baracche erano simili a quelle di Auschwitz, costruite con materiali che marcivano in fretta (legno), per risparmiare sui costi. I letti erano a castello.
• Le temperature erano estreme; il romanzo Una giornata di Ivan Denisovic inizia quando la colonnina indica 27° sotto zero. Se la temperatura avesse raggiunto i 40° sotto zero, i prigionieri sarebbero rimasti nella baracca.
• I prigionieri dovevano aprire i giacconi per la perquisizione, nonostante il freddo, per evitare di nascondere lame o pane in eccesso (che poteva indicare un tentativo di fuga). I giacconi erano spesso sdruciti e l'imbottitura insufficiente.
• L'alimentazione era molto carente, basata su una polentina di avena (casa). Molti deportati cercavano razioni extra attraverso piccoli lavori o favori ai compagni prominenti.
• Chi sopravviveva, come il protagonista del racconto, Ivan Denisovic Šukov, si era adattato al lager, evitando le tre cose che portavano alla morte rapida, secondo un "vecchio lupo del lagher": leccare le scodelle, marcare visita in infermeria, e fare la spia.
 
L'esperienza di Solženicyn:
• Dopo un primo anno come manovale, fu trasferito in una struttura "protetta" per ingegneri e tecnici (in quanto laureato in matematica). Tuttavia, egli rifiutò di collaborare con il potere sovietico e fu trasferito in un campo comune in Kazakistan, dove lavorò come muratore, manovale e fonditore.
• Dopo gli 8 anni di condanna, dovette affrontare anni aggiuntivi di esilio e controllo (fino al 1956, per un totale di 11 anni lontano da casa). Durante questo esilio, maturò la sua vocazione di scrittore.
 
Impatto Culturale:
• La pubblicazione del racconto Una giornata di Ivan Denisovic (1962), autorizzata da Krusciov, ebbe un successo clamoroso perché molti ex deportati riconobbero la realtà descritta e inviarono centinaia di lettere di testimonianza, che Solženicyn utilizzò per scrivere Arcipelago Gulag.
• Per una discussione approfondita sui Gulag, oltre all'opera di Solženicyn, i critici raccomandano anche le 1200 pagine di Varlam Šalamov ne I racconti della Kolyma, che offrono un'immagine agghiacciante del sistema.
 
PE-n1299-una-giornata.mm - Discussione:  Una giornata. Discutiamo del racconto lungo di Aleksandr Solženicyn, "Una giornata di Ivan Denisovic" (o Una giornata, come abbreviato nella sua richiesta).
 
Certamente. Discutiamo del racconto lungo di Aleksandr Solženicyn, "Una giornata di Ivan Denisovic" (o Una giornata, come abbreviato nella sua richiesta).
Questo testo, che è più un racconto lungo che un romanzo, è un'opera fondamentale nella carriera di Solženicyn, in quanto segnò l'inizio della sua notorietà letteraria e fornì la base per la denuncia del sistema Gulag.
 
Pubblicazione e Contesto Storico
"Una giornata di Ivan Denisovic" venne pubblicato nel 1962. La sua pubblicazione fu un evento straordinario, reso possibile dal clima di relativa libertà seguito alla morte di Stalin (1953) e alla successiva denuncia dei crimini staliniani operata da Krusciov al XX Congresso del Partito Comunista nel 1956.
Solženicyn, che aveva paura di mostrare i suoi scritti, temendo che anche una sola frase su Stalin potesse costargli altri anni di prigionia, approfittò di questa nuova fase politica. Il manoscritto fu letto da Krusciov stesso, che ne approvò la pubblicazione. Tuttavia, per l'autorizzazione era necessario il consenso del Comitato Centrale del Partito Comunista, che si riunì per decidere se pubblicare o meno il testo di questo "perfetto sconosciuto" (poiché Solženicyn non aveva mai pubblicato nulla prima in Unione Sovietica).
Il testo fu pubblicato da Novij Mir, una rivista di letteratura piuttosto diffusa. La rivista "andò a ruba".
 
Il Contenuto e la Reazione del Pubblico
Il racconto descrive una singola giornata, una delle 3653 (più tre anni bisestili) che il protagonista doveva sopportare in prigione. Il protagonista è Ivan Denisovic Šuchov.
Il romanzo ottenne un successo clamoroso perché molti ex deportati nei Gulag vi si riconobbero. Essi inviarono a Solženicyn decine, centinaia di lettere di testimonianze, raccontando le loro storie. Queste testimonianze furono poi utilizzate da Solženicyn per scrivere il suo capolavoro più vasto, "Arcipelago Gulag".
 
Trama e Ambientazione (Una Giornata Tipo)
Il racconto è ambientato in un campo di correzione (Gulag) nel Kazakistan, una regione caratterizzata da un caldo pazzesco d'estate e un freddo tremendo d'inverno. Schukov, che in realtà è il numero Šc-854, sta scontando una condanna di 8 anni (che si prolungheranno in 11 anni di esilio). Quando il romanzo inizia, ha già scontato 7 anni. L'accusa mossa contro di lui è infondata: dopo essere fuggito dalla prigionia tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale (febbraio 1942), fu sospettato dalle autorità sovietiche di essere una spia tedesca, e condannato a 8 anni di lager.
 
Inizio della Giornata (Ore 5:00)
La giornata di Šuchov inizia alle 5:00 del mattino in pieno inverno. Il segnale della sveglia è dato picchiando un martello contro un pezzo di rotaia appeso alla baracca Comando. C'è grande attesa per la temperatura: se la colonnina all'esterno avesse indicato 40° sotto zero, i prigionieri sarebbero rimasti nella baracca. Se la temperatura era 42° o 41° sotto zero, non dovevano uscire a lavorare. Il giorno del racconto, la colonnina indica 27° sotto zero.
Šuchov sfrutta l'ora e mezza prima dell'appello (la dunata) per fare lavoretti extra per altri, come cucire guanti o passare i valenchi (scarpe invernali di feltro) asciutti ai compagni ricchi, al fine di guadagnare una ciotola extra di miglio o polentina.
Il Lavoro al Campo
Il compito assegnato alla sua squadra (la 104) è costruire un muro presso una centrale elettrica. Il capo-squadra, figura cruciale, negozia la "norma" di lavoro. Rispettare la norma era vitale per ricevere l'intera razione di cibo serale, altrimenti si otteneva solo metà razione, il che significava debolezza e fame.
Šuchov, che nel campo ha imparato il mestiere del muratore (prima era un contadino), lavora con estrema perizia e impegno, quasi con un culto del lavoro. Per lui, lavorare bene, anche per il potere sovietico che lo aveva ingiustamente condannato, è una questione di dignità. Lavorare bene era particolarmente difficile perché la calcina si solidificava rapidamente a causa del freddo, richiedendo velocità e precisione.
 
Strategie di Sopravvivenza
Per sopravvivere, Šuchov adotta diverse strategie:
• Mangiare lentamente: Bisognava assaporare e far sciogliere il cibo in bocca per sentirsi pieni più a lungo.
• Mantenere la dignità: A differenza di molti, lui non mangiava gli occhi delle aringhe (che erano spesso mezze marce e puzzolenti).
• Non perdere nulla: Si procurava un cucchiaio (vietatissimo) per mangiare la brodaglia, al fine di non sprecarne nemmeno una goccia.
• Non fare la spia: Ricorda l'ammonimento di un vecchio lupo del lager: "I primi a crepare sono quelli che leccano le scodelle, quelli che contano sul marcar visita in infermeria e quelli che vanno a spifferare è il capoccia".
 
Finale del Racconto
Nonostante la fatica e il ritardo accumulato nei conteggi (che potevano durare ore nel freddo), Šuchov riesce a ottenere porzioni extra di pane e minestra di avena.
Il racconto si conclude con Šuchov che si addormenta soddisfatto, facendo un bilancio positivo della giornata:
1. Non è stato messo in cella di rigore.
2. La squadra non è stata mandata al "villaggio socialista" (un luogo ancora peggiore).
3. Ha ricevuto una razione doppia di kasa (minestra di avena).
4. Il capo-squadra ha gestito bene la norma.
5. Si è divertito a costruire il muro.
6. Durante la perquisizione non gli hanno trovato addosso la lama del seghetto che aveva trovato.
7. Ha guadagnato un extra da un compagno e ha comprato del tabacco.
8. Non si è ammalato.
La sua conclusione è che "Era trascorsa un'altra giornata che niente aveva guastato, una giornata quasi felice".
 
PE-n1300-seconda-guerra.mm - Discuss Seconda guerra mondiale. L'Unione Sovietica e l'Operazione Barbarossa
 
 
La Seconda Guerra Mondiale (nota nel contesto sovietico come la Grande Guerra Patriottica) fu un periodo estremamente difficile per l'Unione Sovietica e costituì lo sfondo degli eventi che portarono all'incarcerazione di Aleksandr Solženicyn e alla descrizione delle condizioni dei Gulag.
 
L'Unione Sovietica e l'Operazione Barbarossa
Il conflitto iniziò per l'Unione Sovietica con l'invasione da parte della Germania nazista, nota come Operazione Barbarossa, il 22 giugno 1941.
Aleksandr Solženicyn fu arruolato come soldato nei primi giorni del giugno 1941. Egli fece il suo dovere di soldato e ufficiale in difesa della patria sovietica in un momento estremamente critico, quando sembrava che Hitler potesse arrivare a Mosca. Solženicyn si distinse, diventando comandante di una batteria di artiglieria dal novembre 1942.
 
La Prigionia e l'Ostilità delle Autorità
Nonostante il valore dimostrato sul campo, il conflitto ebbe conseguenze paradossali per molti soldati sovietici:
• Il caso di Ivan Denisovic Šuchov (il protagonista del racconto di Solženicyn, che riflette le esperienze di molti): La sua armata era stata circondata dai Tedeschi nel febbraio del 1942. Šuchov venne catturato, ma riuscì a fuggire dopo pochi giorni e tornò verso le proprie linee.
• Le autorità militari sovietiche erano però estremamente sospettose e non credevano alla sua ricostruzione. Era diffuso il sospetto che i soldati che riuscivano a fuggire dalla prigionia tedesca fossero in combutta con i Tedeschi e fossero stati fatti fuggire appositamente per agire come spie.
• Nonostante avesse fatto il suo dovere di soldato fuggendo (anche perché milioni di soldati sovietici morirono di fame e freddo nella prigionia tedesca), Šuchov fu condannato a 8 anni di Gulag. Questo tipo di ostilità portò decine di migliaia di soldati russi sfuggiti alla prigionia a trovare plotoni di esecuzione.
Solženicyn stesso fu arrestato dal KGB nel febbraio del 1945 (verso la fine della guerra), sebbene il motivo diretto del suo arresto fosse l'aver "dileggiato Stalin" in una lettera privata a un amico, che lo denunciò come "nemico del popolo".
 
L'Impatto della Guerra sui Gulag
La guerra influì notevolmente sul sistema dei campi di lavoro forzato:
• Aumento del Lavoro Forzato: Durante gli anni del conflitto, il numero di deportati aumentò, poiché le strutture dei Gulag venivano utilizzate per produrre le armi e tutto ciò che era necessario per la vittoria contro i nazisti.
• Aumento della Mortalità: Il periodo peggiore per le morti nei Gulag (che, secondo le stime, ammontarono in totale a circa 1.600.748 vittime) fu proprio durante la guerra. La situazione in Unione Sovietica era estrema: le grandi città erano assediate (Leningrado, Stalingrado, Mosca) e la carenza di cibo colpiva la popolazione civile e i soldati al fronte; di conseguenza, i deportati all'interno dei campi subivano condizioni ancora più estreme.
 
PE-n1301-critica-letteraria.mm - Discussione: Critica letteraria. sono strettamente legate alla figura di Aleksandr Solženicyn e alla sua visione del ruolo dello scrittore nella società sovietica.
 
Attingendo dalle fonti fornite, le informazioni relative alla "Critica letteraria" o alla filosofia della letteratura sono strettamente legate alla figura di Aleksandr Solženicyn e alla sua visione del ruolo dello scrittore nella società sovietica.
 
La Filosofia Letteraria di Solženicyn
Aleksandr Solženicyn era un sostenitore di una letteratura impegnata. La sua visione sul ruolo della letteratura fu espressa chiaramente nel 1967, in occasione del Quarto Congresso degli scrittori sovietici.
Secondo Solženicyn, una letteratura non merita questo nome se:
1. Non è "l'aria della società" a lei contemporanea.
2. Non osa trasmettere alla società il proprio dolore e la propria ansia.
3. Non avverte in tempo debito dei pericoli mortali e sociali incombenti.
Se la letteratura fallisce in questi compiti, essa non è altro che "cosmesi" o "abbellimento della società".
Pertanto, Solženicyn era fautore di una letteratura che fosse capace di dire qualcosa di significativo, di trasmettere il dolore del presente o del passato, e di confrontarsi con i drammi e le tragedie della realtà.
 
Il Ruolo del Letterato e del Critico (Implicazioni)
Sebbene le fonti non contengano una sezione esplicita sulla critica letteraria come disciplina, si possono trarre conclusioni sul ruolo dello scrittore e, per estensione, del critico nel valutare le opere:
• Critica della "Cosmesi": La critica letteraria, secondo la prospettiva di Solženicyn, dovrebbe respingere le opere che fungono solo da abbellimento o propaganda sociale ("cosmesi").
• Valutazione dell'Impegno: Un'opera significativa è quella che riesce a interpretare il passato o il presente e che è in grado di esprimere il dolore e l'ansia della società.
Lo stesso Solženicyn si dedicò a una letteratura di denuncia, come dimostra la sua opera Una giornata di Ivan Denisovic, che, sebbene non contenesse descrizioni esagerate di violenze per paura di precludere la pubblicazione, aveva lo scopo di far emergere la fatica, il freddo, il lavoro e l'alimentazione carente nel Gulag. L'enorme successo di Una giornata di Ivan Denisovic fu dovuto al fatto che molti ex deportati riconobbero la realtà descritta, confermando l'importanza di una letteratura che desse voce a esperienze dolorose e nascoste.
 
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PE-n1303-Solženicyn-restelli.mp3 -  cosi' la raccontail prof. Restelli -
E' un file vocale .mp3
 
PE-n1302-Solženicyn-UnaGiornata.mp3 - Una libera interpretazione. Un file vocale riassuntivo
E' un file vocale .mp3
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PE-n1304-Solženicyn-UnaGiornata.mm - tratto da una libera interpretazionbe (testo) (PE-n1302)
 
Il brano esplora la figura e l'opera di Aleksandr Solženicyn, focalizzandosi sulla sua esperienza nel sistema repressivo dei Gulag sovietici e sulla genesi del suo capolavoro Una giornata di Ivan Denisovic. Solženicyn, inizialmente comunista, subì una trasformazione radicale dopo essere stato arrestato nel 1945 per aver criticato Stalin in una lettera privata, il che lo portò a scontare undici anni di reclusione e confino. Il testo evidenzia come il suo romanzo, pubblicato grazie al disgelo di Krusciov, sia stato un evento epocale che ha dato voce a migliaia di ex-detenuti, fornendo il materiale per la successiva opera monumentale, Arcipelago Gulag. Infine, l'analisi descrive la giornata tipo del prigioniero Ivan Denisovic Šuchov, sottolineando come la sua sopravvivenza sia basata su piccole strategie quotidiane e sul tentativo di mantenere un minimo di dignità, riducendo la felicità alla semplice assenza di ulteriori disgrazie in un sistema disumano e orientato allo sfruttamento economico attraverso il lavoro forzato.
 
PE-n1305-Solženicyn-UnaGiornata.mm - tratto da una libera interpretazionbe (testo) (PE-n1302)
 
Andiamo a un sistema ideologico che cercava di controllare non solo i beni, ma le vite, milioni di vite. Parliamo di Alexandr Solgenitzin e dei Gulag.
Un salto enorme, ma vedremo che ci sono dei fili che si toccano. Solgenitzin nasce nel 1918 in piena rivoluzione. Studia materie scientifiche, matematica e fisica, ma la sua vera passione è la letteratura.
E all'inizio, le fonti lo sottolineano, era comunista convinto, ateo.
Sì, questo è importante. La sua trasformazione avverrà dopo. Viene arruolato nel 41, operazione Barbarossa. Combatte, diventa comandante d'artiglieria, si distingue pure,
ma nel febbraio del 45, quasi alla fine della guerra, viene arrestato dal KGB.
Il motivo è quasi assulto, se ci pensi, aver criticato Stalin, forse anche solo con un moto di umorismo, in una lettera privata a un amico.
Una lettera privata?
Sì. Intercettata dalla censura militare. E pare che l'amico stesso o presunto tale l'abbia denunciato.
Terribile la delazione.
Esatto. Un fenomeno diffusissimo nell'urse di Stalin. Denunciare gli altri per mettersi in buona luce, per salvarsi. E per questa critica in una lettera Solgenizzin si prende 8 anni di Gulag. 8 anni.
E non è finita lì?
No, per niente. Finiti gli 8 anni di campo di lavoro, ne seguono altri tre di confakistan.
Quindi 11 anni in totale, lontano da da casa fino al 56.
11 anni. Durante il confino insegna matematica e fisica, ma soprattutto scrive. Scrive in segreto nascondendo tutto. Era quasi un'ossessione.
La svolta arriva con la morte di Stalin nel 53 e poi la denuncia dei suoi crimini da Krusov nel 56 al 20o congresso. Il famoso Disgelo.
Sì. Una finestra che si apre anche se poi si richiuderà. E sul Genitzin con mille cautele prova a far uscire qualcosa.
Non deve essere stato facile
per niente. passa attraverso un'amica fidata, poi arriva al direttore della rivista Nove, Tarvardowski. Lui capisce subito il valore di quello che è in mano, ma anche il rischio enorme.
E come fa a pubblicarlo?
La storia è incredibile. Il manoscritto arriva addirittura a Kruschov. Lui lo legge e contro ogni previsione dà il suo consenso. Serve però lo che è finale del comitato centrale del partito
che arriva.
 
parte1
 
È un evento epocale.
Immagino.
La rivista va a rubetto più dirompente è un altro. Mi Migliaia di ex deportati leggono, si riconoscono in quella storia e iniziano a scrivere a Solgenizzin.
Gli mandano le loro testimonianze,
esatto. Le loro storie, i loro ricordi. Un fiume di materiale che diventerà la base per l'opera successiva, quella monumentale, Arcielago Gulag.
Però questa apertura, questa ventata di presunta libertà, come dice una fonte, dura poco.
Dura pochissimo. Krusov cade, il regime si richiude a Riccio. Solgenizzi intorno a sondopressione. subisce perquisizioni, gli sequestrano l'archivio.
Nel 70 vince il Nobel per la letteratura.
Sì, ma non può andare a ritirarlo. È diventato troppo scomodo, un simbolo della dissidenza.
Fino all'espulsione.
Esatto. Nel 1974. Arrestato, privato della cittadinanza, espulso dall'Unione Sovietica. Va in esilio, Svizzera, poi Stati Uniti. Lì diventa famoso, ma il suo rapporto con l'occidente non è semplice,
perché
lui era profondamente russo. Era tornato alla fede ortodossa durante la prigione. Criticava anche il materialismo occidentale, sentiva una distanza culturale. Rientrerà in Russia solo nel 94, dopo il crollo dell'URS, ormai anziano. Mi colpisce molto la sua idea di letteratura, non come cosmese, come abbellimento,
non tutt'altro,
ma come qualcosa che deve trasmettere il dolore e l'ansia della società, che deve avvertire dei pericoli, quasi una missione,
una visione forgiata dal fuoco, potremmo dire, nata direttamente da quell'esperienza estrema e quell'esperienza è distillata proprio in un Giornata di Ivan Denisovic.
Entriamo in quella giornata. Allora, il protagonista è Ivan Denisovicc Schuhov, numero SH 854.
Un nome e un numero. Già questo dice molto sulla personalizzazione. È un uomo qualunque, un ex soldato finito nel Trettacne.
E il romanzo cosa fa?
Racconta una sua giornata tipo nel lagher, una sola. Dall'alba al tramonto.
Una giornata qualunque ma emblematica. Inizia alle 5 del mattino. Buio pesto. Il segnale è un ell che batte su una rotaia e un freddo cane -27°.
La speranza dei prigionieri è che arrivi a -41. Sotto quella soglia non si lavora all'aperto, ma quel giorno no, si lavora.
E come c'è finito Schukovli? Anche la sua storia è assurda.
Assurda e comune a molti. Era un soldato catturato dai tedeschi nel 42. Riesce a scappare, torna dai suoi e cosa succede?
Lo sospettano di essere una spia.
Esatto. La paranoia del regime. Chiunque fosse stato prigionier era potenzialmente un traditore condannato, semplice.
Il romanzo è quasi un manuale di sopravvivenza, vero? Assolutamente. Descrive tutte le piccole strategie quotidiane. Mangiare la polentina d'avena lentamente per assaporarla, per farla durare, raccogliere ogni briciola,
ma con un limite, c'è un dettaglio sulla dignità.
 
Parte2
 
Sì, Schukov non mangia gli occhi delle aringhe marce che a volte danno. Altri lo fanno, lui no. È un piccolo confine che si pone.
E poi l'importante dei lavoretti extra.
Fondamentale cucire uno strappo per qualcuno, fare la fila per ritirare un pacco per un altro, portare le scarpe ad asciugare vicino alla stufa, tutto per una briciola di pane in più, un po' di tabacco.
L'arte di arrangiarsi. Costruisce un cucchiaio di nascosto, trova un pezzetto di lama.
Una lama di seghetto. Sì, un tesoro pericolosissimo. La nasconde con mille astuzie perché se gliela trovano sono guai seri. La cella di rigore.
E poi Ci sono le regole non scritte, quelle che ti insegnano i vecchi lupi del lagher,
quelle per non morire prima del tempo. Mai meccare le scodelle degli altri è umiliante e inutile. Mai marcar visita, cioè fingere malattie troppo spesso perché i medici ti scoprono. E soprattutto mai fare la spia, mai bussare dal padrino.
Chi fa queste cose?
Crepa prima gli dice un compagno più anziano. È la legge non scritta della sopravvivenza.
Quel giorno la squadra di Schuhov, la 104, dove lavora
devono costruire un muro in una centrale. elettrica in costruzione, ma prima devono combattere il freddo lì dentro, riattivare una stufa, tappare le finestre con della carta catramata che trovano in giro.
E Schuhov lavora bene. È un bravo muratore, l'ha imparato nel lager.
Sì, lavora con perizia, quasi con foga. Si dimentica quasi dove si trova, il freddo, la fame. C'è quella scena significativa alla fine.
Quando rischia?
Sì, rischia una punizione per restare qualche minuto in più, per non sprecare la malta che era rimasta. È un residuo quasi assurdo di etica del lavoro in un Contesto che nega ogni umanità.
Poi il rientro, i conteggi infiniti al gelo, le perquisizioni
umilianti. Sì, alla sera cercano lame e oggetti proibiti, al mattino cercano pane nascosto. Ma Schukof è furbo, accorto, riesce a portare dentro una razione di pane in più e con un piccolo scambio ottiene una doppia porzione di zuppa.
E arriva la sera in bilancio della giornata.
Esatto. Prima di addormentarsi pensa com'è andata e conclude che è stata una giornata quasi felice.
Quasi felice in quelle condizioni.
Sì. E perché? Perché non è finito in cella, non l'hanno mandato ai lavori forzati più duri. Ha rimediato un po' di cibo extra. Ha lavorato bene, allegramente, dice quasi. Non gli hanno trovato la lama, ha ottenuto un po' di tabacco, non si è ammalato. La felicità ridotta all'osso, l'assenza di ulteriori disgrazie.
E la frase finale, quella è terribile,
quella mette brividi. Di giornate così la sua pena ne contava 3653, 10 anni. A causa degli anni bisestili bisognava aggiungere ancora tre.
La quantificazione matematica dell'orrore, la monotonia che uccide.
È la riduzione della vita a numero, a tempo da scontare. Ma appunto questa era solo una giornata di un uomo. Il sistema era immenso. Igulag,
che significa l'acronimo?
 
Parte3
 
Direzione generale dei lagher. Era una rete, un vero arcipelago, come l'ha chiamato Solgenizzin, sparso ovunque. solo in Siberia, quindi sfattiamo questo mito.
Assolutamente no. Anzi, molti erano nella Russia europea più industrializzata. Poi, certo, Siberia, Kazakistan, dove era finito Solgenizzin e l'estremo oriente la Colima, una mappa piena di puntini.
E chi ci finiva dentro?
Di tutto, detenuti comuni, certo, ma soprattutto oppositori politici o presunti tali. Spesso gente arrestata per motivi ridicoli, un ritardo al lavoro ripetuto. Documenti non in regola, una parola di troppo.
I numeri sono spaventosi,
impressionanti. Si stima circa 18 milioni di persone passate per i Gulag tra gli anni 30 e la morte di Stalin nel 53, con un picco nel 1950 di 2 milioni e mezzo di detenuti presenti nello stesso momento.
E i morti,
le stime parlano di almeno 1.600.000 morti, soprattutto durante la seconda guerra mondiale, quando le condizioni, se possibile, peggiorarono ulteriormente. E qual era lo scopo di tutto questo? Non solo punire, immagino.
No, lo scopo era principalmente economico, fornire manodopera a costo zero, schiavizzata, per i grandi progetti di edificazione del socialismo
o capitalismo di stato, come suggerisce una fonte.
Esatto. Uno sfruttamento brutale. Perché investire in macchinari, in salari, quando hai milioni di persone che puoi far lavorare fino alla morte senza pariare?
Qualche esempio di queste grandi realizzazioni?
Ce ne sono tante. Il canale Mar Bianco, Mar Baltico, il Belom Morcanal, 227 km scavati quasi interamente a mano con pale e carriole, costato decine di migliaia di vite, forse 25.000 morti.
Incredibile.
Poi la ferrovia Baikalamur, la BAM, oltre 4.000 km in condizioni climatiche estreme. Le miniere d'oro della Colima nell'estremo oriente.
 
Partre4
 
La colima era terribile, vero?
Terrificante. Dicevano 9 mesi d'inverno, il resto è inferno. L'oro serviva a Stalin per il commercio inter Ale lì spesso non c'era nemmeno bisogno del filo spinato. Dove scappavi? Eri circondato dal nulla gelato
e addirittura opere più vicine.
Sì, parti della famosa metropolitana di Mosca o l'imponente Università Statale di Mosca, costruite in parte significativa dai deportati, lavoro forzato ovunque.
E le condizioni di vita le abbiamo intraviste con Schukov.
Disumane, freddo glaciale, cibo scarso e sempre uguale, la polentina d'avena, zuppe accuose, vestiti inadeguati. Giacconi sdruciti, baracche sovraffollate, letti a castello di legno grezzo, una coperta lurida, igiene zero, il bugliolo per i bisogni,
la perdita diidentità col numero, il lavoro massacrante senza paga
e la propaganda che mostrava immagini edulcorate, campi modello che non esistevano, una menzogna colossale, racconti della cola, racconti forse ancora più scarni, più secchi, più agghiaccianti di Solenitzin.
Viene citato un racconto in particolare, La lenta.
Sì. suggerisce persino episodi di cannibalismo tra fuggitivi disperati, due che scappano portandosi dietro un terzo più giovane come riserva di cibo ambulante. L'orrore puro, l'abisso della degradazione umana a cui quel sistema poteva portare.
Storie che lasciano senza fiato.
Assolutamente.
Abbiamo davvero attraversato due mondi oggi, dalle liti per un castello lombardo, simbolo di un potere familiare che alla fine svanisce.
All'immensità disumana dei gulag, raccontata da chi c'è stato dentro.
Due storie che sembrano non avere nulla in comune. Eppure,
eppure, come dicevamo all'inizio, emergono dei fili. La tenace umana, per esempio, ostinata, quella dei lampugnani nelle loro cause infinite e quella disperata quotidiana di Schukov per strappare un giorno in più alla morte.
E l'arbitrarietà del potere, che sia la clausola assurda di un testamento che incatena generazioni
o la condanna senza senso di un regime paranoico per una battuta in una lettera
e poi l'eredità. Cosa resta alla fine? Delfide Commesso resta un castello in rovina trasformato, che porta i segni del tempo, dei cambi d'uso.
Dei Gulag resta la memoria, fragile per milioni di vittime senza nome, ma resta anche l'eredità potentissima della testimonianza scritta. Solgenizzin, Shalamov hanno trasformato quell'orrore in parole che non si possono cancellare, che ci parlano ancora oggi.
Forse questo costamento ci dice proprio questo, che la grande storia, quella con la S maiuscola, è fatta anche di infinite microrie. e che anche nelle tragedie più grandi l'esperienza umana si gioca lì, nel quotidiano,
nella lotta per un minimo di dignità, nel valore incredibile di una singola giornata quasi felice.
E questo ci porta a un'ultima riflessione, forse come convivono queste storie nella nostra memoria, quelle locali, quasi intime, e quelle dei grandi eventi mondiali?
Quali narrazioni scegliamo di ricordare e perché?
E in che modo raccontare queste storie, che sia quella di un castello conteso o quella di un arcipelago. dier continua a parlarci del potere, della resistenza e di cosa significa alla fine lasciare un'eredità nel mondo in cui viviamo oggi.