2024-th200
th#200-introduzione-prefazione.mp3 - Il frammento audio introduce il dialetto come espressione vitale e immediata del popolo, superiore alla lingua standard per la sua capacità di veicolare sia dolcezza poetica che invettiva. L'osteria viene presentata come l'ultimo baluardo e "ateneo" del dialetto, un luogo dove si commentano liberamente gli eventi quotidiani, la politica e la società, dando vita a una filosofia popolare autentica e spontanea. Infine, una prefazione in rima, anch'essa in dialetto, anticipa un contenuto che si propone di essere leggero ma profondo, accessibile a tutti e lontano dalle accademie, con l'obiettivo di celebrare e mantenere viva la tradizione del dialetto milanese, in particolare attraverso la poesia.
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th#201-abort-acqua.mp3 - Questo brano esplora l'origine e l'uso di espressioni idiomatiche popolari in italiano, concentrandosi in particolare su quelle che ruotano attorno ai concetti di "aborto" e "acqua." L'autore spiega come l'espressione "brutto come un aborto" derivi dal tedesco e sia usata per descrivere persone o cose di cattivo gusto o sgraziate. Inoltre, il testo critica come la discussione sulla legge sull'aborto sia spesso distorta e affrontata anche da chi non la comprende appieno. La seconda parte si concentra sulle espressioni legate all'acqua, come "chiaro come l'acqua dell'Ambro," che in realtà indica qualcosa di poco chiaro o una persona bugiarda, a causa dell'antica reputazione inquinata del fiume. Infine, viene menzionata l'espressione "allungare anche l'acqua" per descrivere una persona eccessivamente avara, collegandosi all'idea che persino un elemento essenziale come l'acqua può essere degradato o adulterato.
th#201-storie-osterie-2.mp4
th#202-storie-osteria.mp3 - Questo brano sembra essere una narrazione orale che esplora la storia e le tradizioni di un "paese" non specificato, enfatizzando racconti popolari e figure archetipiche. L'oratore introduce l'idea di una "lamentazione petulante e continua," forse riferendosi alla lamentazione di Geremia, suggerendo un tema di sfortuna persistente o lamentele senza fine. La narrazione si sposta poi verso la storia di un individuo sfortunato, soprannominato il "diavolo," che non riesce a realizzare nulla di buono e alla fine si ritrova senza lavoro, cedendo al bere e persino "camuffandosi da angelo custode," evidenziando un destino di fallimento e disillusione che si lega alle credenze popolari sulla "farina del diavolo."
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th#203-storie-milanesi.mp3 - Questo frammento audio, parte di una serie intitolata "Storie milanesi", esplora la trasformazione di Milano da un "paesotto" a una "megalopoli caotica". Il narratore, in omaggio alla città di un tempo, cita una poesia di Francesco Girolamo Corio che rievoca una Milano semplice e provinciale, contrastandola con l'immagine moderna. L'audio include anche una sezione che interpreta espressioni idiomatiche milanesi legate agli occhi, come "occhi di Caino" o "occhi di pesce in carpione", evidenziando come queste espressioni, seppur ripetute, decadano nel tempo e vengano derise dalle nuove generazioni. Il frammento si conclude con un aneddoto umoristico che utilizza una di queste espressioni in un contesto moderno, suggerendo come il passato e le sue tradizioni fatichino a connettersi con il presente.
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th#204-storie-milanesi.mp3 - Questo frammento audio esplora le espressioni idiomatiche milanesi, svelando il loro significato e le loro origini. Si concentra su tre frasi popolari: "il quadrel," che illustra come la proprietà e la cura delle case generino ricchezza, e riflette sulla grandezza architettonica di Milano; "il 48," che indica grande confusione e fa riferimento alle storiche Cinque Giornate di Milano del 1848; e "la Quaresima," usata per descrivere una persona lenta o indigente. Il testo sottolinea come queste espressioni, radicate nella storia e nella vita quotidiana milanese, offrano uno spaccato della cultura e delle difficoltà sociali di epoche passate.
th#205-orfanotrofio-Gilardelli.mp3 - La mostra "L'orfanotrofio Gilardelli: il sogno realizzato di un generoso parroco" è stata inaugurata a Legnano il 28 settembre 2024 e rimarrà aperta fino al 13 ottobre. L'esposizione, organizzata dalla Parrocchia di San Magno, celebra un'importante istituzione cittadina che ha fornito cura e formazione a numerosi minori dal 1934 al 1994. Questo evento culturale si inserisce nelle celebrazioni del centenario della città, ricordando la collaborazione tra l'amministrazione comunale e la parrocchia nell'affrontare le emergenze educative e sociali del tempo. La mostra mette in luce non solo l'evoluzione dell'orfanotrofio, ma anche la figura del generoso parroco che ne fu l'ideatore, un presule la cui dedizione è testimoniata dalle opere realizzate e dai riconoscimenti civili.
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th#206-giro-Legnano.mp4 - Il brano è la trascrizione di un evento incentrato sulla storia e l'identità di Legnano, in occasione del suo centenario come città. L'incontro, organizzato dall'associazione Liceali Sempre, prevede due appuntamenti principali: il primo, tenuto dal professor Giorgio Vecchio, ripercorre la "biografia" di Legnano attraverso i suoi momenti di trasformazione più significativi dagli anni '20 agli anni '90, evidenziando il passaggio da "paesone" a città moderna. Il secondo appuntamento, "Legnano 2024: Uno sguardo giovane al futuro", coinvolgerà i giovani di Polix Hub per offrire una prospettiva sulle sfide e le opportunità future della città, stimolando una riflessione sull'identità legnanese in evoluzione, tra passato industriale e nuove vocazioni di servizio.
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th#208-orfanotrofio-gilardelli-1.mp3 - Questo podcast ripercorre la storia di Legnano e l'importante figura di Monsignor Eugenio Gilardelli, in occasione del centenario dell'elevazione a città di Legnano e di una mostra organizzata dal Centro Culturale di San Magno. La prima parte descrive Legnano circa cento anni fa, evidenziando la sua rapida crescita come centro industriale con un conseguente aumento demografico e miglioramento delle infrastrutture sociali e culturali. La seconda parte si concentra su Monsignor Gilardelli, parroco per 32 anni, illustrando la sua vita, la sua vocazione sacerdotale e il suo profondo impegno per la comunità, sia nel restauro della Basilica di San Magno che nella promozione di opere sociali, come l'istituzione di un orfanotrofio maschile, frutto della sinergia tra forze religiose e civili.
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th#209-orfanotrofio-gilardelli-2.mp3 - Il podcast narra la storia dell'Orfanotrofio Gilardelli, un'istituzione nata dalla visione di Monsignor Gilardelli nel 1932 per affrontare un'urgente emergenza socio-educativa e fornire assistenza a minori orfani o in condizioni di indigenza nella Legnano industrializzata. Viene descritto il processo di fondazione, dalla creazione di un comitato promotore che includeva autorità civili e religiose, alla scelta del terreno e all'approvazione del progetto architettonico. I finanziamenti provennero da donazioni personali, aziendali e pubbliche sottoscrizioni. Dalla primavera del 1934, l'orfanotrofio, gestito da un consiglio di amministrazione con la cura quotidiana affidata alle suore Ancelle del Santuario, iniziò ad accogliere ragazzi tra i 6 e i 14 anni, estendendo poi l'assistenza anche a figli di madri nubili o padri emigrati, soprattutto nel dopoguerra, distinguendosi per ordine, pulizia e un'educazione completa che includeva istruzione, assistenza sanitaria e integrazione sociale.
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th#210-orfanotrofio-gilardelli-3.mp3 - Il podcast descrive la trasformazione dell'orfanotrofio Gilardelli, inizialmente fondato da un parroco, in risposta ai mutati contesti sociali e culturali dagli anni '70 in poi. Si evidenzia una revisione dello statuto che ha portato alla sua rinominazione come "Casa Gilardelli per l'accoglimento educativo dei minori", con un'enfasi su un servizio sociale personalizzato e la collaborazione con enti esterni. A causa di crescenti complessità gestionali e difficoltà economiche, l'istituzione ha poi cessato la sua funzione originaria, evolvendosi nella scuola materna Monti Roveda. Questa scuola, nata per accogliere un numero crescente di bambini, ha continuato a mantenere una forte attenzione allo sviluppo psicofisico e relazionale, offrendo attività innovative pur conservando i valori cristiani e civili che avevano ispirato l'orfanotrofio originale.
th#211-signora-comete.mp3 - Il documento è una trascrizione di un evento pubblico a Canegrate, focalizzato su "uomo e spazio" con due illustri relatrici: la professoressa Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e "signora delle comete", e la professoressa Negrini, fisiologa. La discussione verte principalmente sugli effetti biologici e psicologici del volo spaziale prolungato sull'essere umano, affrontando temi come l'impatto della microgravità sul sistema cardiovascolare, scheletrico, muscolare e nervoso, nonché i rischi delle radiazioni cosmiche e lo stress dell'isolamento. Viene anche esplorata la preparazione degli astronauti e la ricerca per mitigare questi problemi. L'evento culmina con il conferimento della cittadinanza onoraria ad Amalia Ercoli Finzi, un riconoscimento del suo straordinario contributo alla scienza e al ruolo delle donne in campi tradizionalmente maschili, sottolineando l'importanza della competenza, della collaborazione e della fiducia nel futuro per affrontare le sfide dell'esplorazione spaziale e della vita sulla Terra.
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th#212-rvg-box016-20231104-40-3.mp4 -
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th#215-rvg-box030-sigla.mp4 - -Il frammento video saluta sia i villeggianti che i residenti, promettendo un'offerta diversificata di contenuti. Il suo scopo principale è quello di fornire informazioni, opinioni, proposte, amenità e curiosità, oltre a offrire un passatempo al pubblico. Attraverso la piattaforma www.redigo.it, il video suggerisce che la storia continua, indicando una trasmissione regolare e un impegno a mantenere il pubblico coinvolto e aggiornato su vari argomenti.
th#216-rvg-box038-sigla-2.mp4 - Il frammento audio saluta sia i "Villiggianti e residenti", annunciando un contenuto che si rivolge a un pubblico ampio e diversificato. Il sito web "www.redigio" è presentato come la fonte di questo materiale, che include un'ampia gamma di offerte: "informazione, informative, opinioni, proposte, amenità, curiosità e passatempo". La frase ripetuta "E la storia continua" suggerisce un aggiornamento regolare e una narrazione in corso, posizionando il contenuto come una risorsa costante e coinvolgente per la comunità.
th#217-rvg-box039-sigla-4.mp4 - Il video "th#217-rvg-box039-sigla-4 .mp4" saluta sia i visitatori che gli abitanti, promettendo un contenuto vario e interessante. L'emittente, identificandosi con il sito web www.redigo.it, si impegna a fornire quotidianamente informazioni, opinioni, proposte, amenità, curiosità e passatempi. Questo suggerisce che il canale mira a essere una risorsa completa e coinvolgente per il suo pubblico. L'espressione "la storia continua" implica un impegno a lungo termine nella produzione di contenuti, puntando a mantenere l'interesse e la rilevanza nel tempo.
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th#223-rvg11-071bis-1.mp3 - Il programma "Regijo.it" offre un approfondimento sulla musica italiana del Novecento, concentrandosi su tre figure chiave che hanno portato lo swing e il jazz nel panorama nazionale: Alberto Rabagliati, Natalino Otto ed Ernesto Bonino. Si analizzano le loro carriere individuali, evidenziando come Rabagliati abbia assimilato lo swing in America nonostante un fallimento cinematografico, Otto abbia introdotto il jazz dopo esperienze oltreoceano e Bonino abbia avuto un successo più effimero. Il programma sottolinea le sfide che questi artisti hanno affrontato, inclusa l'ostilità del regime fascista verso la musica "negroide", e celebra il loro duraturo impatto sull'evoluzione della canzone italiana.
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th#224-rvg11-071bis-2.mp3 - Il brano analizza la storica difficoltà di Milano a governarsi autonomamente, evidenziando come la città sia stata spesso sotto il controllo di non-milanesi o potenze straniere. Si sottolinea l'abilità dei milanesi nel creare ricchezza e grandezza in ambito economico e culturale, ma una mancanza di "senso dello Stato" che li ha portati a delegare la politica ad altri, accettando il ruolo di "sudditi". Nonostante questo, il testo riconosce il contributo di molte famiglie milanesi allo sviluppo della città e un equilibrio politico che ha permesso una "realtà liberal socialista". Tuttavia, persiste la sottorappresentazione di Milano a livello politico e culturale, spesso ignorata anche dai propri rappresentanti una volta eletti.
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th#225-rvg11-072bis-1.mp3 - Il brano esplora la scomparsa silenziosa delle immagini sacre—affreschi, edicole votive, crocefissi—dalle mura di Milano, un tempo punteggiatura visibile della città che invitava alla riflessione e custodiva ricordi di fede. Nonostante l'incuria del tempo, l'inquinamento e il disinteresse moderno, queste opere d'arte "povera" ma commissionate dal cuore persistono, talvolta protette o restaurate, e continuano a offrire un legame tangibile con la storia e la spiritualità dei milanesi, fungendo da testimonianza di una fede umile e genuina. La fonte documenta la loro presenza e il loro significato, sottolineando come, nonostante la loro fragilità, resistano come simboli ostinati di un passato che merita di essere ricordato e protetto, non cancellato.
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th#226-rvg11-073bis-1.mp3 - Il comune di Baggio, oggi parte del municipio 7 di Milano, affonda le sue radici in un borgo romano del IV secolo d.C., con il suo nome che potrebbe derivare da "Badalocum" (torre militare romana) o "Badia a Geris" (abbazia o torre del terrapieno). La prima menzione scritta risale all'873 d.C. in un documento che cita la famiglia da Baggio, dalla quale discende anche Papa Alessandro II. La sua storia è ricca di eventi e personaggi significativi, dalla costruzione del monastero degli Olivetani nel 1400 (oggi sede municipale) alla presunta visita di Francesco Petrarca presso la Cascina "ad infernum". Baggio è anche ricordato per essere stato il punto di partenza della sfortunata spedizione al Polo Nord di Umberto Nobile nel 1928, e la sua storia è talmente radicata nella cultura milanese che l'espressione dialettale "andà a Badg a su l'orgen" è tutt'oggi usata per allontanare persone importune.
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th#227-rvg11-073bis-2.mp3 - Il brano esplora le tradizioni e leggende legate al mese di aprile in Lombardia, soffermandosi in particolare sulle origini del "pesce d'aprile". Vengono presentate due principali teorie sull'usanza: una leggenda che la attribuisce alla regina Teodolinda nel 590 d.C., e un'altra, sostenuta da Graziano Ballinari, che la colloca intorno al 1560 legandola alle benedizioni di San Carlo Borromeo ai pescatori del Lago Maggiore. Il testo prosegue illustrando le tradizioni pasquali, i proverbi popolari legati al tempo e all'agricoltura, come la preparazione dei campi e la semina delle zucche, e si conclude con racconti folcloristici su San Giorgio e San Marco, includendo anche una curiosa leggenda legata a Sant'Eustorgio e alla protezione contro l'emicrania. L'obiettivo è tracciare un quadro ricco e variegato della cultura popolare lombarda, tra storia, agricoltura e devozione.
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th#228-rvg11-074bis.mp3 - Il brano esplora le tradizioni e leggende legate al mese di aprile in Lombardia, soffermandosi in particolare sulle origini del "pesce d'aprile". Vengono presentate due principali teorie sull'usanza: una leggenda che la attribuisce alla regina Teodolinda nel 590 d.C., e un'altra, sostenuta da Graziano Ballinari, che la colloca intorno al 1560 legandola alle benedizioni di San Carlo Borromeo ai pescatori del Lago Maggiore. Il testo prosegue illustrando le tradizioni pasquali, i proverbi popolari legati al tempo e all'agricoltura, come la preparazione dei campi e la semina delle zucche, e si conclude con racconti folcloristici su San Giorgio e San Marco, includendo anche una curiosa leggenda legata a Sant'Eustorgio e alla protezione contro l'emicrania. L'obiettivo è tracciare un quadro ricco e variegato della cultura popolare lombarda, tra storia, agricoltura e devozione.
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th#229-rvg24-075bis-1.mp3 - Il brano esplora la storia e le trasformazioni della piazza del mercato di Varese, intrecciandole con eventi significativi della storia italiana. Inizialmente, si accenna alla breve vita del cinematografo "Cinema Italia", sorto dalle ceneri di una sala da ballo. Il fulcro del racconto si sposta poi sul monumento ai caduti in guerra di Enrico Butti, trasferito nella piazza negli anni '30 e descritto come un capolavoro che esalta l'eroismo e l'equilibrio tra spirito e materia. Questo monumento diventa lo sfondo per un momento cruciale: il raduno della popolazione varesina il 10 giugno 1940 per ascoltare l'annuncio dell'entrata in guerra da parte del Duce, un evento ricordato con un senso di disillusione nel dopoguerra. Infine, il testo narra il ritorno malinconico a Varese nel 1946 da parte di un prigioniero di guerra, trovando la piazza svuotata e il monumento stesso un simbolo ambiguo in una nuova Repubblica.
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th#230-rvg24-075bis-2.mp3 - Il testo descrive in modo dettagliato la vita e l'organizzazione dei "cortili" in una regione italiana, probabilmente la "Verghera" o un'area simile. Un cortile era ben più di un semplice spazio fisico; era un microcosmo autonomo e autosufficiente, una "piccolo paese in miniatura" con proprie tradizioni, relazioni e topografia specifica. L'autore enfatizza le caratteristiche architettoniche delle case, spesso a due piani con cucine ampie e camini massicci, e la presenza di orti, stalle, pollai e conigliere, sottolineando l'importanza dell'agricoltura e dell'allevamento per la sussistenza. Viene anche evidenziato il forte senso di comunità, con rituali sociali come le conversazioni pomeridiane femminili ("Tredon, Mercada Saron") dove venivano condivise notizie e pettegolezzi, contrapposto al ruolo più defilato degli uomini. Infine, il testo elenca e descrive alcuni dei cortili più antichi e famosi, spesso nominati in base ai loro fondatori o ai personaggi più celebri che vi avevano abitato, offrendo uno spaccato vivido della storia e della cultura locale.
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th#231-rvg24-076bis-1.mp3 - Il brano racconta due episodi significativi avvenuti sull'Isola dei Pescatori durante la Conferenza di Stresa del 1935, che misero in luce la sua rinomata cucina. Inizialmente, il ministro degli Esteri francese Laval propose al Presidente del Consiglio di gustare i saporiti filetti di pesce persico in una trattoria locale, un piatto che egli già conosceva e apprezzava profondamente. Questo portò a una visita inaspettata che generò grande entusiasmo tra gli abitanti, con i due statisti fotografati con bambini in divisa. Successivamente, anche il Duce, informato della cena di Laval, decise di recarsi sull'isola per assaggiare gli stessi celebri filetti, confermando il successo e la fama della specialità. L'articolo conclude esprimendo preoccupazione per il grave inquinamento attuale del lago, che minaccia la sopravvivenza di queste e altre prelibatezze locali.
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th#232-rvg24-076bis-2.mp3 - Il brano dipinge un vibrante affresco della vita sociale e commerciale di Verghera prima della Seconda Guerra Mondiale, in particolare negli anni '30. Attraverso la descrizione dettagliata di osterie, trattorie, negozi di alimentari e attività ricreative come i giochi della morra e delle bocce, l'autore evoca un senso di comunità e tradizione profondamente radicato. Viene sottolineata la maestria degli abitanti in giochi popolari e l'importanza di luoghi di ritrovo come il Circolino, sede della banda musicale, e la cooperativa di consumo "La Nazionale", che svolgeva un ruolo sociale cruciale. Il testo si conclude con una riflessione malinconica sulla scomparsa di queste realtà tradizionali a causa del progresso e dei supermercati, rimpiangendo la qualità e l'autenticità di un tempo ormai perduto.
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th#233-rvg24-077bis-1.mp3 - Il brano esplora l'impatto culturale e sociale della radio in Italia, concentrandosi in particolare sugli anni '30 e sulla sua percezione come fenomeno affascinante e misterioso da parte di una popolazione in gran parte analfabeta. Viene evidenziato come la "scatola parlante" abbia riunito le famiglie e influenzato le abitudini, a differenza della televisione che, pur suscitando grande interesse, non ha generato lo stesso repertorio di canzoni popolari ispirate al mezzo stesso. Il testo richiama anche simboli iconici dell'epoca radiofonica, come l'"uccellino della radio" che divenne un simbolo della Rai, e analizza brani musicali popolari che fanno riferimento alla radio, tra cui "Abbassa la tua radio per favore" e "Quando la radio", sottolineando il ruolo della musica e delle voci radiofoniche nel plasmare l'immaginario collettivo e la vita quotidiana degli italiani.
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th#234-rvg24-077bis-2.mp3 - Il brano esplora la ricchezza nascosta dei cortili milanesi, presentandoli non solo come elementi architettonici, ma come veri e propri custodi della storia e dell'anima della città. Si evidenzia come questi spazi, dal più sontuoso al più modesto, siano testimoni silenziosi di vicende grandi e piccole, dalle glorie monumentali alle curiosità quotidiane e persino al pettegolezzo. L'autore sottolinea l'importanza dei cortili come documenti viventi, capaci di evocare eventi e personaggi illustri, citando esempi che vanno da Ludovico il Moro a Manzoni. La fonte fa riferimento anche a volumi fotografici e guide che documentano e invitano alla scoperta di questi angoli spesso inaccessibili ma ricchi di fascino, che si sono evoluti attraverso stili architettonici diversi, dal Rinascimento al Liberty.
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th#235-rvg-lib01-01.mp3 - Radio Fornace presenta un programma che esplora la ricchezza del dialetto, elevando l'osteria a "ateneo" dove la filosofia popolare fiorisce liberamente. L'autore sottolinea come il dialetto sia un'espressione immediata del popolo, capace di spaziare dalla poesia all'invettiva, e come l'osteria rimanga un luogo vitale per commentare la vita quotidiana e discutere di politica, tasse e costumi. Il testo poi offre un'analisi umoristica e sagace di espressioni dialettali milanesi, come "porco dei porci" o "magro come un venerdì," rivelando il profondo legame tra linguaggio e cultura popolare e criticando sarcasticamente problematiche sociali come la povertà e il fisco, paragonando quest'ultimo alla "lamentazione di Geremia".
th#236-racconti-vari.mp4
th#236-rvg-lib01-02.mp3 - La trasmissione radiofonica, "Radio Fornace," intrattiene gli ascoltatori con un tradizionale intrattenimento giornaliero, esplorando vari temi con un tono scherzoso e satirico. Si concentra inizialmente sui "matent", i matti patentati, descrivendo la follia umana e la chiusura dei manicomi, con una velata critica alla psichiatria moderna. Successivamente, la narrazione si sposta su Napoleone a Milano, dipingendolo come un conquistatore che, pur promettendo libertà, ha spogliato la città di beni e opere d'arte. Infine, l'attenzione si volge alle "ombre cinesi" e alla comunità cinese di Milano, descrivendo la loro integrazione e l'evoluzione da venditori ambulanti a imprenditori, evidenziando la loro presenza e il loro contributo alla città.
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th#237-rvg-lib01-03.mp3 - Radio Fornace offre un intrattenimento quotidiano, esplorando il linguaggio figurato e i modi di dire dialettali per dipingere vividi ritratti della natura umana. La trasmissione distingue tra diverse tipologie di "ruffiani", approfondendo le loro tattiche ingannevoli, in particolare come irretiscono le donne con false promesse di denaro. Vengono poi introdotte figure simboliche come le "tre scimmie sorde, mute e cieche" per criticare la corruzione e l'ipocrisia dei pubblici amministratori che si spartiscono i beni comuni. Infine, vengono descritte figure femminili emaciate attraverso un linguaggio iperbolico e colorito, per rappresentare metaforicamente la futilità di azioni insensate o l'inganno celato.
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th#238-rvg-lib01-04.mp3 - Questa trasmissione radiofonica, "Radio Fornace," intrattiene gli ascoltatori con una rassegna di tradizionali tiritere e filastrocche milanesi. Ogni canzoncina, apparentemente semplice, è accompagnata da un ricco contesto storico e aneddotico, spesso legato a personaggi e leggende locali. Vengono illustrate le origini di queste cantilene, da aneddoti che coinvolgono artisti come Caravaggio e storie di faide familiari, a episodi quasi manzoniani di rapimenti e trionfi della virtù. Il programma rivela come queste filastrocche siano non solo un divertimento, ma anche un deposito vivente di eventi e personaggi della Milano antica, offrendo uno sguardo affascinante sulla cultura popolare e le sue radici profonde.
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th#239-rvg-lib01-05.mp3 - Radio Fornace offre un intrattenimento quotidiano presentando filastrocche tradizionali milanesi, alcune delle quali con origini antiche e significati complessi. Il programma esplora il legame tra queste rime e la storia della città, come la filastrocca "La pecora la canta", che conduce a un viaggio immaginario attraverso i mestieri e i luoghi storici di Milano, come la contrada dei Magnani. Viene anche spiegata la storia di "Cicca berlica", un'antica filastrocca che esalta le gesta di un avventuriero crociato, e "Tog Tog per Rogn", che narra le vittorie del capitano Antoniolo Landriani. Il programma offre così uno spaccato della cultura popolare e della storia locale, intrecciando leggende e personaggi in un formato accessibile.
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th#240-rvg-lib01-06.mp3 - Il frammento audio di Radio Fornace offre un vivace approfondimento sul dialetto milanese, esplorando l'etimologia e l'uso di espressioni colloquiali. Il tema principale ruota attorno alla critica sociale e politica, veicolata attraverso metafore come "scaldare la cadrega", che stigmatizza l'ozio e il carrierismo dei politici. Vengono inoltre analizzati termini come "i coon" (creduloni) e "i cuyad" (azioni sciocche), enfatizzando la critica alla credulità e alla stupidità diffusa. Infine, si discute il significato di "c***" come modo per mandare via qualcuno e l'espressione "i dané" (il denaro), collegandola indissolubilmente a Milano e alla corruzione associata allo sfruttamento e al gioco d'azzardo.
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th#241-rvg-lib01-07.mp3 - Il frammento radiofonico, presentato da Radio Fornace come "intrattenimento tradizionale giornaliero", narra una disavventura idrica domestica con toni umoristici e caricaturali. Il protagonista, Annibale, lamenta la mancanza d'acqua nel suo appartamento, imputandola a vicine che la utilizzano in modo ritenuto eccessivo o insolito. Inizialmente, il problema sembra causato da una certa Laura, e in seguito da una "svedese" vedova che conserverebbe lo yogurt per il marito nella vasca da bagno, scatenando in Annibale il desiderio di intervenire con una "spedizione punitiva" per far valere i propri diritti sull'uso dell'acqua. Il dialogo mette in luce la frustrazione per la gestione comune delle risorse in un contesto abitativo, esagerando i difetti dei vicini per creare un quadro comico e stereotipato delle dinamiche condominiali.
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th#242-rvg-lib01-08.mp3 - Questa trasmissione radiofonica, "Radio Fornace," si presenta come un momento di tradizionale intrattenimento quotidiano, offrendo agli ascoltatori un approfondimento su espressioni milanesi e proverbi popolari. Il programma esplora il significato e l'origine di frasi colloquiali legate a concetti come la bellezza e la bruttezza ("brut aborto"), la chiarezza ("acqua dell'Ambro") e la parsimonia eccessiva ("allungare anche l'acqua"). Particolarmente rilevante è l'attenzione posta alla trasformazione del significato di parole e tradizioni, come l'acqua che da elemento indispensabile diventa "puttanabile" a causa dell'inquinamento, o l'usanza di celebrare la vita in osteria dopo un funerale. Il filo conduttore è un'analisi linguistica e culturale che rivela la saggezza popolare e le sfumature della vita quotidiana milanese, toccando temi universali come l'amore ("mal d'amor") e la malinconia con un tono spesso ironico e disincantato.
th#245b-Santa-Teresa.mp3 - Il podcast esplora la storia dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Legnano, iniziando da una domanda centrale: cosa ci faceva una chiesa carmelitana in quella località, dato che i Carmelitani arrivarono molto più tardi? La ricerca, condotta da Gianni Pedrotti, ha rivelato che l'oratorio nacque originariamente come cappella di San Giovanni Battista, eretta dalla famiglia Gismara all'interno della loro "casa forte" a Cascina Mazzafame. Nel corso del tempo, e con il subentro della famiglia Prata come proprietari, la cappella si trasformò nell'attuale oratorio, come documentato da catasti e visite pastorali, svelando le diverse fasi costruttive e le modifiche architettoniche, come la facciata in cemento che contrasta con il retro in mattoni.
th#245c-Santa-Teresa.mp3 - Questo passaggio esplora la ricca storia di Legnano, concentrandosi sull'Oratorio di Santa Teresa d'Avila alla Mazzafame. Si discute dell'origine del toponimo "Mazzafame", legato a un antico forno e alla distribuzione di pane ai poveri da parte dei frati francescani. L'analisi si estende all'altare maggiore dell'oratorio, esaminando una crocifissione poco visibile e ipotizzando che la pala d'altare attuale, raffigurante l'estasi di Santa Teresa, sia successiva al 1761 e ispirata a opere di Sebastiano Ricci, evidenziando come gli elementi strutturali della chiesa possano celare strati di storia precedente
th#245d-Santa-Teresa.mp3 - Questo podcast esplora la storia e il significato dell'oratorio di Santa Teresa d'Avila a Legnano, intrecciando cultura, fede e comunità. Si discute il ruolo dei Carmelitani e delle Carmelitane nella diffusione della devozione a Santa Teresa in città, fin dal Settecento, e come il loro carisma abbia plasmato la presenza religiosa locale. Viene evidenziata la vitalità di questi luoghi ecclesiali come punti d'incontro tra la fede e la vita quotidiana, superando la tradizionale distinzione tra pubblico e privato. Infine, si suggeriscono piste di ricerca storica, come l'indagine dei documenti notarili, per colmare lacune sulla nascita e l'evoluzione di queste fondazioni e comprendere meglio la diffusione del culto teresiano nella Lombardia del Settecento.
th#245e-Santa-Teresa.mp3 - Questo brano presenta le introduzioni di diversi relatori in un evento dedicato alla storia di Legnano e all'Oratorio di Santa Teresa d'Avila. Renato Sesler, un collaboratore della ricerca, chiarisce la proprietà della chiesa, sottolineando i vari interventi di restauro e ringraziando coloro che hanno supportato lo studio. Successivamente, l'architetto Marco Giaci condivide il suo legame personale e professionale con la chiesa, risalente al suo battesimo e approfondito durante gli studi universitari di restauro. Infine, Alberto Centinaio, ex sindaco di Legnano, introduce la sua prospettiva sulla storia locale e sull'oratorio, evidenziando il coinvolgimento della comunità nella narrazione di questi luoghi.
th#245f-Santa-Teresa.mp3 - Questo podcast esplora la storia della comunità di Legnano, in particolare l'oratorio di Santa Teresa d'Avila, focalizzandosi sulla vita dei poveri contadini della zona intorno agli anni '40. Rivela l'importanza della chiesetta come luogo di ritrovo e di riti religiosi e pagani, e del forno comune come simbolo di cooperazione. La narrazione si concentra poi sugli eventi drammatici successivi alla caduta del fascismo nel 1943, quando un circolo giovanile a Mazzafame, inizialmente sorvegliato, si impegna in atti di resistenza, culminando nella battaglia di Mazzafame. L'esperienza di Samuele Turconi, un giovane che ha affrontato la persecuzione e ha lottato per la libertà, viene evidenziata come esempio di coraggio e sacrificio. Il podcast sottolinea infine l'importanza della memoria storica di questi eventi e delle persone che hanno lottato per la libertà, come mezzo per comprendere il futuro.
th#245g-Santa-Teresa.mp3 - Questo testo è una trascrizione di un segmento audio che celebra la storia di Legnano, focalizzandosi sull'Oratorio di Santa Teresa d'Avila. L'intervento iniziale ringrazia per un libro sulla storia della chiesetta e di un partigiano, sottolineando l'importanza di mantenere vivo lo spirito comunitario e di preghiera che l'associazione "Completamente Tuoi" continua a promuovere. Successivamente, una donna di 88 anni, nata a Legnano nel 1936, condivide i suoi ricordi personali della guerra, descrivendo la povertà e le difficoltà quotidiane come l'uso degli zoccoli e la fame, ma anche la resilienza e i giochi innocenti dei bambini. I suoi racconti vividi delle sirene, dei rifugi e della vita in cascina durante i bombardamenti offrono una testimonianza toccante di un passato doloroso ma anche di forte legame comunitario.
th#245h-Santa-Teresa.mp3 - Questo estratto cattura l'inizio di un evento, probabilmente una presentazione o una conferenza a Legnano, incentrato sulla storia della città e, in particolare, sull'Oratorio di Santa Teresa d'Avila. L'intervento di Padre Edoardo rivela come la curiosità scaturita da semplici domande e la ricerca del dialogo lo abbiano portato a scoprire l'antica chiesetta e la sua inaspettata connessione con l'ordine Carmelitano a Legnano. Sottolineando l'importanza di comprendere il passato per affrontare il futuro, l'evento celebra la collaborazione tra le persone, come Tiziano, e mira a valorizzare i "sassi che parlano" della storia locale, concludendosi con un invito a una visita alla chiesetta e una raccolta fondi per beneficenza.
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th#246-STeresa-avila-1.mp3 - Il brano esplora la storia e le caratteristiche dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila e della vicina cascina a Legnano, conosciuta anche come Santa Teresa. Viene fornita una vivida descrizione dell'edificio, con i suoi cortili, la chiesa con un grande quadro della santa e un crocifisso ritenuto miracoloso, oltre a dettagli sull'usura del tempo e sull'uso devozionale, come le foto dei soldati appese durante la guerra. La testimonianza di Rachele Passoni Ottolini, che visse nella cascina, offre un'autentica prospettiva storica, collegando il luogo alla sua denominazione antica "Mazzafame" e alla figura di Santa Teresa d'Avila, mistica e riformatrice. Infine, il testo accenna alla presenza dei Carmelitani a Milano e Legnano fin dal XIII secolo, suggerendo possibili legami storici, seppur non confermati, tra l'ordine e la località attraverso la dinastia Torriani.
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th#247-STeresa-avila-2.mp3 - Il brano esplora la storia e le caratteristiche dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Legnano, specificamente nella località "Massafame" o "Cassin ammazzafame." Viene chiarito che la dedicazione a Santa Teresa non è legata a Maria Teresa d'Austria, nata successivamente, e si ipotizza una devozione del fondatore. Si evidenziano discrepanze sulla data di costruzione, con documenti che attestano l'esistenza dell'oratorio già nel 1708 e 1722, suggerendo che il 1779 fosse un anno di rifacimento o ampliamento. Infine, si delinea l'importanza degli oratori privati per le famiglie nobiliari, non solo per l'abbellimento religioso ma soprattutto come luogo di sepoltura e cura spirituale dei propri defunti, inserendo l'Oratorio di Santa Teresa in un contesto più ampio di cappelle rurali menzionate già a partire dal 1569.
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th#248-STeresa-avila-3.mp3 - Il documento traccia la storia della cappella privata di San Giovanni Battista a Mazzafame, Legnano, legata alla famiglia Vismara. Attraverso testimonianze documentali che vanno dal XIII al XVII secolo, emerge come la cappella, inizialmente in San Salvatore e poi in San Magno, fosse di jus patronato Vismara, evidenziando il loro forte legame e patrocinio. Si ipotizza che questa piccola cappella servisse come luogo di preghiera privato per la famiglia e i frati, specialmente durante epidemie o periodi di villeggiatura, rafforzando l'idea di una profonda religiosità familiare. La tassazione elevata nel 1564 conferma lo status di edificio privato e l'importanza della cappella, distinguendola da altre chiese locali.
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th#249-STeresa-avila-4.mp3 - Il brano traccia la storia dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Massafame, Legnano, a partire dalla sua presunta esistenza già nel 1570 come parte della Cascina Mazzafame, un luogo inizialmente privo di chiesa. Attraverso una ricerca documentale meticolosa che spazia tra registri del 1620, relazioni del 1649 e testamenti del 1708, si ricostruisce la progressiva configurazione ecclesiastica del sito, compresa la proprietà condivisa e le dedicazioni religiose antecedenti al 1708. Un momento cruciale è l'arrivo della reliquia autenticata di Santa Teresa d'Avila nel 1720, donata al conte Camillo Prata, evento che probabilmente catalizzò la ridedicazione e la restaurazione dell'oratorio, consolidandone l'identità e la funzione liturgica.
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th#250-STeresa-avila-5.mp3 - Il brano traccia la storia e le condizioni dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Legnano, focalizzandosi in particolare sulla sua proprietà e sulle vicende legate alla famiglia Prata. Si evidenzia come il conte Giovanni Prata ereditò la proprietà, che includeva l'oratorio e la Cascina Mazzafame, dal padre Camillo, il quale ne fu il fondatore nei primi anni del '700. Le visite pastorali, in particolare quelle del 1742 e del 1756, rivelano un deterioramento della struttura e il mancato rispetto degli obblighi di celebrazione delle messe, nonostante i lasciti testamentari. La narrazione sottolinea la mancanza di documentazione ufficiale per il passaggio di proprietà e la persistente influenza della famiglia Prata sul patronato dell'oratorio, concludendosi con l'anticipazione di ulteriori dettagli dalla visita del cardinale Pozzo Bonelli del 1761.
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th#251-STeresa-avila-6.mp3 - Il brano offre una descrizione dettagliata dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Mazzafame, a Legnano, focalizzandosi sulla sua architettura interna, gli arredi sacri e le importanti reliquie custodite. Viene evidenziata la sacra immagine di Santa Teresa trafitta da un dardo di fuoco sull'altare e la conservazione di un frammento osseo della Santa, trasportato solo in occasioni festive. Una parte significativa del testo si concentra sui legati di messe annuali, inizialmente 128 dalla signora Giuseppa Bonaldi Guanzaga e poi aumentati a 160 dal conte Antonio Prata, con assegnazioni vitalizie a reverendi come Gio Battista Gilardi e successivi sviluppi che coinvolgono la famiglia Prata, sottolineando l'importanza delle donazioni e delle disposizioni testamentarie nella storia dell'oratorio.
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th#252-STeresa-avila-7.mp3 - Il brano narra la complessa storia dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Legnano, focalizzandosi sulle disposizioni testamentarie per le messe e le successive vicende amministrative e legali. Inizialmente, vengono dettagliate le numerose messe annuali richieste da Maria Giuseppa Bonade Guanzati e dal Conte Prata, con riduzioni successive dovute a nuove valutazioni. Il testo evidenzia il deterioramento dell'oratorio a seguito della riduzione delle messe domenicali e della manutenzione, un problema che il Conte Cesare Prata cercherà di risolvere con restauri e contributi finanziari. Infine, il racconto si addentra nelle modifiche legislative e amministrative riguardanti il clero e la gestione dei beni ecclesiastici, culminando con il reclamo della Curia Arcivescovile di Milano sulla rendita della Pia causa Bonalda destinata alle celebrazioni.
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th#253-STeresa-avila-8.mp3 - Il brano descrive la complessa storia patrimoniale e funzionale dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Legnano, specificamente nella località Mazzafame, dal 1833 fino all'inizio del XX secolo. Inizialmente, la proprietà passò per eredità, con i fratelli del conte Cesare Prata che cedettero l'oratorio all'ingegner Michele Calderini. Sebbene non vi fosse un obbligo legale, Calderini si assunse l'onere delle spese per le messe, ma le difficoltà finanziarie e la scarsità di sacerdoti portarono a un progressivo degrado e alla sospensione delle celebrazioni festive. La situazione si complicò con vari passaggi di rendita e tentativi di finanziamento per la manutenzione, fino alla vendita della proprietà nel 1892 e i successivi cambi di patronato tra diverse famiglie. Infine, l'oratorio passò sotto la giurisdizione della nuova parrocchia dei Santi Martiri all'inizio del '900, periodo in cui fu eretto un campanile che, purtroppo, crollò nel 1930 a causa dei materiali scadenti.
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th#254-STeresa-avila-9.mp3 - Il brano ripercorre la storia e le vicissitudini dell'Oratorio di Santa Teresa d'Avila a Legnano, concentrandosi sulle sue diverse fasi di restauro, proprietà e utilizzo. Si evidenziano i passaggi di proprietà e i contratti di comodato che hanno permesso le funzioni religiose, nonché i danni e i successivi interventi di ripristino, inclusi quelli dopo il crollo del campanile nel 1930 e i più recenti distacchi di intonaco. Il testo sottolinea anche il ruolo del centro pastorale Mazzafame, delle battaglie partigiane avvenute nel territorio della cascina e l'importanza di figure come Padre Antonio Rocco e i coniugi Sesler, che hanno sostenuto l'oratorio e le opere caritatevoli per orfani, fino all'attuale gestione da parte del gruppo di preghiera "Comunità Casa di Maria".
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th#265-storielle-milanesi-dialetto.mp3 - Questo frammento di storiella milanese in dialetto affronta il tema del divorzio in Italia, esplorando con ironia le difficoltà legali e le assurdità sociali legate all'indissolubilità del matrimonio. L'audio presenta diverse soluzioni umoristiche e paradossali per aggirare le restrizioni, come l'idea di proibire direttamente il matrimonio o ricorrere a scappatoie legali come la mancata consumazione. Il racconto culmina con la bizzarra storia di un uomo che tenta di istituire un "piccolo matrimonio" attraverso un contratto notarile a scadenza triennale, modellato sui contratti d'affitto, ma che fallisce a causa del blocco degli sfratti.
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th#266-storielle-milanesi-dialetto.mp3 - Questo vivace dialogo in dialetto milanese affronta temi di progresso, attualità e medicina attraverso un tono umoristico e sarcastico. Il fulcro della conversazione è il concetto di "pillola", non solo quella medica, come la nuova pillola contro l'infarto, ma anche come metafora del progresso incontrollato e delle soluzioni rapide a ogni problema, dalle nascite alla felicità. Gli interlocutori divagano tra notizie sui giornali — come gli scioperi nei ristoranti e pettegolezzi politici — criticando l'eccessiva medicalizzazione della vita e la fiducia cieca nelle soluzioni farmaceutiche, culminando in un aneddoto comico e sfortunato sull'uso sbagliato di pillole veterinarie. Il testo evidenzia una satira sul progresso moderno, suggerendo che per ogni "pillola" risolutiva ne esiste un'altra che crea nuove, inaspettate complicazioni.
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th#267-storielle-milanesi-dialetto.mp3 - Questo vivace estratto in dialetto milanese narra le disavventure di una donna esasperata dal marito, soprannominato "Feo," la cui singolare mania è quella di aggiustare ogni cosa rotta, purtroppo con esiti spesso catastrofici. La moglie descrive una serie di disastri domestici causati dai tentativi di riparazione di Feo, tra cui l'allagamento della casa dovuto a un rubinetto maldestramente sistemato e l'episodio in cui ha quasi distrutto l'auto del cugino. Il racconto culmina quando una vicina, ammirando l'abilità di Feo nel riparare, gli chiede aiuto per sistemare il suo "secondo canale" della televisione, portando Feo a passare troppo tempo nell'appartamento della vicina, finché la moglie lo scopre intento ad aggiustare la TV nella sua camera da letto, dimostrando l'inesorabile, seppur fallace, dedizione di Feo al bricolage.
th#268-parole-radio.mp3 - Il brano analizza l'impatto culturale e sociale della radio in Italia, presentandola come una rivoluzione nelle abitudini familiari e un fenomeno inizialmente percepito come misterioso e affascinante da una popolazione in gran parte analfabeta. Viene enfatizzato come la "scatola parlante" di Guglielmo Marconi abbia unito le persone e come la figura dell'"uccellino della radio" sia diventata un immediato e duraturo simbolo della radiofonia italiana. Inoltre, l'autore esplora il modo in cui la radio ha ispirato la musica popolare, citando canzoni come "Silenzioso Slow" —noto anche come "Abbassa la tua radio"— che fungevano persino da velato invito all'ascolto di stazioni proibite come Radio Londra, e analizza brani che facevano riferimento esplicito alle varie stazioni radiofoniche italiane e al loro significato simbolico.
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th#268-storielle-milanesi-dialetto.mp3 - Questo frammento sonoro in dialetto milanese cattura una vivace discussione domestica centrata sulla lamentela di un uomo riguardo a piccoli disagi quotidiani, in particolare il suo forte disgusto per il cibo in scatola e l'acqua fredda mattutina. La conversazione si trasforma in un sarcastico confronto tra il comfort della vita moderna e i sacrifici estremi affrontati dagli astronauti nello spazio, che la sua interlocutrice usa continuamente per sminuire le sue lamentele. L'uomo, chiamato Annibale, viene deriso per la sua ricerca di comodità e la sua riluttanza ad accettare i sacrifici, venendo etichettato come "ridicolo" e "pantofolaio," finché non reagisce comicamente gettando una scatola di fagioli nel frigorifero e restando con la lingua incollata al congelatore, mettendo fine in modo surreale alla disputa.
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th#269-storielle-milanesi-dialetto.mp3 - Questo frammento audio in dialetto milanese narra una disavventura vacanziera ricca di colpi di scena e umorismo. Il protagonista, Armando, intende inizialmente andare a Rapallo su invito di sua zia, ma un incontro con l'amico Betoni lo spinge verso una "crociera" alternativa. L'ambizioso viaggio in Turchia fallisce a causa di uno sciopero dei marittimi a Genova, portando i due a un cambio di programma improvviso: una gita a Cernobbio. L'avventura si conclude comicamente con un tentativo di pesca sul lago di Como utilizzando un canotto di gomma che viene squarciato da un pesce, un incidente che si risolve fortunatamente con l'arrivo del battello per Cernobbio che li trae in salvo, sebbene l'epilogo a Cernobbio li veda multati per la pesca e il bagno vietati.
th#270-1-sagre-biscotti.mp3 - Questo racconto in dialetto milanese narra le origini e la storia delle Offelle di Parona, un delizioso biscottino ovale la cui fama è legata alle sorelle Pasqualina ed Elena Colli che, alla fine dell'Ottocento, iniziarono a produrle e venderle con una ricetta segreta. A differenza di altre varianti regionali di dolci chiamati "offelle," quelle di Parona sono semplici biscottini lievitati a base di ingredienti comuni, ma resi speciali dal dosaggio e dalla cottura. La grande popolarità di questo prodotto portò alla creazione, nel 1969, della Sagra dell'Offella, un evento annuale che celebra il dolce e la cultura locale, che ha portato la Pro Loco a brevettare la ricetta per tutelarne l'autenticità. La sagra, che si svolge la prima domenica di ottobre, attira molti visitatori con intrattenimento e le specialità enogastronomiche lomelline.
th#270-proverbi-milanesi.mp3 - Questo frammento audio presenta una raccolta di proverbi milanesi che offrono intuizioni sulla vita, le relazioni intergenerazionali e la saggezza popolare. Un tema ricorrente è l'invecchiamento, illustrato dal detto che paragona il vino alla "tetta dei vecchi", suggerendo che il vino offre conforto e ritorno a uno stato di innocenza; inoltre, la credenza popolare sulla "luna vecchia" che "fa male alla vista" viene interpretata come metafora del disagio che i vecchi, spesso poco indulgenti, possono causare ai giovani. Altri proverbi usano metafore ortofrutticole, come "Zucch e melon, ogni frut stagion", per sottolineare che ogni età ha comportamenti appropriati, e che il valore non si misura in grandezza fisica, poiché "vale di più un grano di pepe che una zucca". Infine, alcuni detti esplorano le difficoltà del lavoro, citando ortaggi impegnativi come i "cetrioni e meloni" che fanno perdere la pazienza, e la natura incontrollabile della conversazione, dove "le parole son come le ciliege", una tira l'altra, concludendo con l'avvertimento che cedere ai capricci "paga di tasca sua".
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th#270-sagre-biscotti.mp4 - Questo racconto in dialetto milanese narra le origini e la storia delle Offelle di Parona, un delizioso biscottino ovale la cui fama è legata alle sorelle Pasqualina ed Elena Colli che, alla fine dell'Ottocento, iniziarono a produrle e venderle con una ricetta segreta. A differenza di altre varianti regionali di dolci chiamati "offelle," quelle di Parona sono semplici biscottini lievitati a base di ingredienti comuni, ma resi speciali dal dosaggio e dalla cottura. La grande popolarità di questo prodotto portò alla creazione, nel 1969, della Sagra dell'Offella, un evento annuale che celebra il dolce e la cultura locale, che ha portato la Pro Loco a brevettare la ricetta per tutelarne l'autenticità. La sagra, che si svolge la prima domenica di ottobre, attira molti visitatori con intrattenimento e le specialità enogastronomiche lomelline.
th#271-tortellini-valligiani.mp3 - Il brano descrive dettagliatamente i Tortelli Valligiani, conosciuti localmente come Scarpinoc de Par, evidenziando come il loro nome derivi ironicamente dalle tradizionali calzature in stoffa dell'Alta Valseriana. Questa specialità culinaria è così importante per la comunità da essere protetta da uno specifico disciplinare di produzione, che ne regola meticolosamente la ricetta, gli ingredienti, gli utensili e le modalità di commercializzazione, stabilendo che la denominazione è intraducibile e deve essere utilizzata inalterata. Gli Scarpinoc, che si presentano come tortelli vegetariani a forma di mezza luna con ripieno sostanzioso di formaggio Grana e varie spezie, vengono tradizionalmente gustati durante la ricorrenza di San Pietro (29 giugno) o la terza domenica di agosto, e sono consigliati in abbinamento a un Pinot Grigio bergamasco o a uno Chardonnay dell'Oltrepò Pavese.
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th#271-tortelli-valligiani.mp4- Il testo descrive gli Scarpinoc de Par, una specialità culinaria della Val Seriana, enfatizzando come il nome, che letteralmente si riferisce a calzature tradizionali, debba essere usato invariabilmente per indicare questi tortelli caratteristici. Questi ravioli vegetariani a forma di mezzaluna, con una specifica ammaccatura centrale, hanno un ripieno ricco di Grana grattugiato e numerose spezie aromatiche, come anice stellato e cannella. La loro importanza è tale da essere protetta da uno specifico disciplinare di produzione che ne regola dettagliatamente la ricetta, le materie prime, e la commercializzazione, garantendo la loro genuinità e tipicità in tutta la provincia di Bergamo. Sono tradizionalmente serviti al dente, conditi con burro, salvia e un'abbondante spolverata di Grana, e il testo suggerisce di gustarli abbinati a vini locali come il Pinogrigio IGT bergamasco.
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th#273-rvg-box106-milano.mp4 - Il brevissimo estratto video, intitolato "th#273-rvg-box106-milano.mp4", presenta una sequenza ritmica e vocale molto basilare, caratterizzata dalla ripetizione ossessiva della parola "Heat" (calore). Questa ripetizione funge da richiamo o enfasi, stabilendo un tono energico o forse febbrile. La seconda parte del frammento introduce un semplice conteggio da uno a quattro, ripetuto due volte, probabilmente scandendo il tempo o un movimento ritmico. Nel complesso, il testo suggerisce una registrazione che cattura un momento di intensa eccitazione o una prova di un ritmo musicale o coreografico elementare, enfatizzata da un'interiezione ("Woo!") che ne sottolinea l'energia.
th#274-rvg-box107-volantini-11-19.mp4 - Questo frammento video molto breve, intitolato "th#274-rvg-box107-volantini-11-19.mp4," è composto quasi interamente da espressioni vocali ripetitive, specificamente "??-?-? He." La natura di questo estratto suggerisce che potrebbe trattarsi di una registrazione sonora grezza o di un test audio, poiché manca di qualsiasi contenuto discorsivo o narrativo sostanziale. L'enfasi è posta sulla ripetizione del suono, forse per un effetto ritmico o come parte di un'introduzione in un contesto più ampio, benché il suo scopo esatto rimanga indeterminato a causa della sua brevità.
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th#284-QGLI089-dialetto-latiismi.mp3 - Questo testo esplora le radici e l'evoluzione del dialetto del Varesotto, tracciando la sua discendenza dal latino e la sua ricchezza derivante dai tecnicismi legati all'industrializzazione precoce, in particolare nei settori della tornitura e dell'aviazione a Vergiate. L'analisi si sofferma su termini specifici come Calisvar (alesatore) che riflette l'attività di fabbrica, e su espressioni legate al ruolo pionieristico dell'aviazione locale, come sguate aviatore (volare intensivamente). Inoltre, il testo evidenzia la profondità storica di parole come Calima (rugiada) e propone interpretazioni affascinanti per antiche denominazioni di malattie o difetti congeniti (Petavra, forse riferito alla spina dorsale bifida), oltre a toccare tecnicismi artigianali e termini che descrivono comportamenti umani e oggetti della vita quotidiana, spesso con un'eco ironica o un retaggio etimologico complesso.
th#285-GLI189-magi-legnano.mp3 - Questa traccia audio esplora il culto dei Re Magi, tracciandone l'evoluzione dal Vangelo alla leggenda popolare e al significato simbolico. Il testo chiarisce che il Vangelo non ne specifica il numero o i nomi, ma la tradizione consolidata li identifica come sacerdoti persiani, probabilmente adoratori del fuoco e del sole, noti per la loro saggezza e l'astrologia, che spiega il loro interesse per la Stella di Betlemme. Viene anche menzionata l'ipotesi di Keplero, che identificò la stella come una congiunzione planetaria straordinariamente luminosa. Infine, il racconto descrive la tradizione successiva che attribuì loro i nomi di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre e come le loro presunte reliquie, dopo vari trasferimenti da Gerusalemme e Costantinopoli, giunsero a Milano per mano di Eustorgio, prima di essere trafugate da Federico Barbarossa.
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th#286-QGLI190-dialoghi-libro.mp3 - Questo testo esplora le radici e l'evoluzione del dialetto del Varesotto, tracciando la sua discendenza dal latino e la sua ricchezza derivante dai tecnicismi legati all'industrializzazione precoce, in particolare nei settori della tornitura e dell'aviazione a Vergiate. L'analisi si sofferma su termini specifici come Calisvar (alesatore) che riflette l'attività di fabbrica, e su espressioni legate al ruolo pionieristico dell'aviazione locale, come sguate aviatore (volare intensivamente). Inoltre, il testo evidenzia la profondità storica di parole come Calima (rugiada) e propone interpretazioni affascinanti per antiche denominazioni di malattie o difetti congeniti (Petavra, forse riferito alla spina dorsale bifida), oltre a toccare tecnicismi artigianali e termini che descrivono comportamenti umani e oggetti della vita quotidiana, spesso con un'eco ironica o un retaggio etimologico complesso.
th#287-dialoghi-analfabetismo.mp4
th#287-QGLI191-dialoghi-analfabetismo.mp3 - Il frammento analizza la stretta correlazione tra alfabetizzazione, energia e sviluppo sociale nel mondo preindustriale e moderno. In passato, la scarsa produttività del lavoro agricolo limitava la società a sostenere solo un numero esiguo di studiosi e rendeva l'istruzione un lusso riservato a pochi, specialmente nelle città rispetto alle campagne. L'avvento della scuola di massa e la conseguente diffusione dell'istruzione sono stati possibili solo grazie a una società tecnologica ad alta intensità energetica che ha liberato i giovani dal lavoro. Infine, l'autore sottolinea che l'attuale accesso massivo all'informazione (soprattutto tramite Internet), pur avendo un potenziale enorme, richiede un pensiero critico e formazione culturale per distinguere il vero dal falso, una sfida che la società deve ancora affrontare.
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th#288-QGLI193-barbarossa-tremagi.mp3 - Il brano narra il significativo evento del trafugamento delle sacre reliquie dei Magi da Milano a Colonia per opera di Federico Barbarossa e dell'Arcivescovo Rinaldo von Dassel nel 1164. Questo atto non fu un semplice furto, ma un'azione di profondo significato politico, volta a rafforzare la pretesa di investitura divina e regalità terrena del Sacro Romano Impero, poiché i Magi erano visti come i primi re riconosciuti da Cristo. Le reliquie, simbolo della missione spirituale dell'Impero, giunsero a Colonia e furono poste nella chiesa che sarebbe poi divenuta il Duomo; i milanesi continuarono il loro culto nonostante i rifiuti di restituzione, e una parte delle reliquie è infine tornata a Milano solo nel 1904. La sottrazione rafforzò ulteriormente la venerazione dei Magi a Milano, ispirando anche celebrazioni religiose e tradizioni storiche come quella di Legnano.
th#289-boschi-Comabbio.mp4
th#289-QGLI1197-boschi-Comabbio-01.mp3 - Il territorio di Comabbio è profondamente caratterizzato dai suoi boschi, che, insieme al lago, ne costituiscono l'emblema distintivo, occupandone circa metà della superficie. Queste aree boschive hanno un'origine glaciale, come spiegato dall'autore Bossi, il quale descrive l'estensione dei ghiacciai alpini in epoche remote e la successiva formazione della vegetazione spontanea con il loro ritirarsi. L'analisi del bosco si concentra sulla sua ricca flora, distinguendo tra latifoglie come il castagno e conifere come il pino silvestre, e sottolineando l'abbondanza di specie protette nel sottobosco. Oltre alla vegetazione e alla diffusa presenza di funghi, l'ecosistema boschivo ospita una fauna che include mammiferi stanziali come la volpe e un gran numero di uccelli, molti dei quali sono migratori, completando così la descrizione di questo importante patrimonio naturalistico.
th#290-boschi-Comabbio.mp4
th#290-QGLI1198-boschi-Comabbio-02.mp3 - Questa narrazione esplora il rapporto storico e attuale tra la comunità di Comabbio e i suoi boschi, evidenziando un drammatico cambiamento nell'interazione nel tempo. In passato, la gente dipendeva profondamente dalla foresta per la sopravvivenza quotidiana, utilizzando la legna come fonte primaria di riscaldamento, raccogliendo foglie per il bestiame e ricavando risorse essenziali; questo legame economico era intrinsecamente legato a una profonda intesa e rispetto per l'ambiente. Oggi, il rapporto è degenerato in una relazione di passatempo e turismo, a causa della modernizzazione come l'uso del gasolio per il riscaldamento, portando all'abbandono delle pratiche tradizionali e a conseguenze ecologiche negative, come l'accumulo di foglie morte che ostacola la fauna selvatica. L'autore conclude auspicando che le scuole, le amministrazioni e le associazioni naturalistiche si impegnino a risvegliare l'interesse per il bosco, riconoscendolo come un potenziale prezioso alleato anche in futuro.
th#291-diritti-pesca.mp4
th#291-QGLI1199a-diritti-pesca-01.mp3 - Questo documento traccia la complessa storia dei diritti di pesca e degli usi civici sui laghi di Comabio e Monate, a partire dalla loro vendita nel 1652. Un momento cruciale fu il 1902, quando un decreto riconobbe alla ditta Borghi il diritto esclusivo di pesca, pur mantenendo intatti gli usi civici come la pesca dalla riva e la navigazione. La tensione crebbe dopo il 1923, quando le acque furono dichiarate pubbliche da Re Vittorio Emanuele II, innescando una serie di ricorsi legali e proteste popolari contro i tentativi della Società Agricola Immobiliare di Luigi Borghi di limitare tali diritti. Il contenzioso si risolse formalmente nel 1935, con una convenzione che riconosceva gli usi civici, e definitivamente nel 1938, con una sentenza che riconobbe tali diritti su tutta la riva del lago.
th#292-diritti-pesca.mp4
th#292-QGLI1199b-diritti-pesca-02.mp3 - Il testo fornisce un resoconto storico dettagliato sui diritti di pesca e la gestione dei laghi di Comabio e Monate, focalizzandosi in particolare sul periodo dal 1900 al 1981. Inizialmente, il Lago di Comabio era rinomato come il più pescoso della penisola, con una notevole presenza di pesce persico. La gestione Borghi, affidata al famoso studioso Besana (1905-1928), segnò un periodo di massima produzione grazie all'introduzione di nuove specie ittiche e alla pratica meticolosa della costruzione e manutenzione delle "legnaie" per la deposizione delle uova, superando i 400 quintali annui a Comabio. Tuttavia, la successiva gestione Salvadè ridusse drasticamente le spese, portando a un inevitabile calo del pescato che, insieme allo sfruttamento continuo, ha ridotto i laghi allo stato critico attuale, spingendo alla costituzione di consorzi per la costruzione di un collettore circumlacquale per contrastare l'inquinamento.
th#293-QGLL440-comabbio-SanRocco-01.mp3 - Il brano descrive la Cappella di San Rocco a Comabbio, un edificio religioso di minore importanza rispetto ad altri santuari locali, la cui origine risale presumibilmente al X secolo. Il culto di San Rocco, protettore dalla peste, era estremamente diffuso nel Nord Italia a causa delle epidemie, e il santo era venerato per aver dedicato la sua vita al soccorso degli appestati. Storicamente, questa cappella fungeva da riparo per i viandanti lungo un'antica via di comunicazione, come attestato dalla raffigurazione di San Cristoforo all'interno, protettore dei viaggiatori. Tuttavia, l'edificio originale del XV secolo fu abbattuto tra il 1961 e il 1965 per far posto alla strada provinciale; l'attuale cappella è una copia, priva di valore storico autentico, sebbene gli affreschi e la statua originali siano stati trasferiti nella nuova costruzione.
th#293-SanRocco-Comabbio.mp4
th#294-QGLL441-comabbio-SanRocco-02.mp3 - Il testo fornisce una dettagliata descrizione della Cappella di San Rocco a Comabio, focalizzandosi sull'architettura esterna e sui preziosi affreschi interni, che costituiscono l'elemento artistico più rilevante. Vengono descritte le caratteristiche della facciata, inclusi il porticato e l'ingresso, per poi concentrarsi sui tre principali dipinti murali che raffigurano San Rocco, San Cristoforo e la Madonna in trono con santi. Sebbene gli affreschi non siano considerati di altissimo pregio artistico, essi sono importanti in quanto autentica testimonianza dello stile pittorico del XV e XVI secolo e presentano interessanti dettagli iconografici, come la rappresentazione di Sant'Antonio Abate e un accenno di prospettiva nel trono della Madonna. La chiesetta, infine, è presentata come un simbolo duraturo di un'epoca ricca di tradizioni religiose.
th#294-SanRocco-Comabbio.mp4
th#295-lago-Comabbio.mp4
th#295-QGLL442-comabbio-ilLago.mp3 - Questa risorsa audio esplora in dettaglio il Lago di Comabbio, un bacino di origine glaciale situato nelle prealpi varesine, evidenziandone l'importanza come ambiente naturale da conservare. Il testo descrive le sue caratteristiche fisiche—come la profondità massima di 7,7 metri e l'ampia superficie—che lo classificano come un tipico lago stagno con una ricca vegetazione ripariale. Inoltre, sottolinea l'interrelazione idrologica con il vicino Lago di Monate e l'importanza della sua fauna ittica, in particolare l'introduzione della Sandra, che ha costituito il popolamento più significativo in Italia. Nonostante un passato di inquinamento e la recente diminuzione della fauna ittica, l'obiettivo principale rimane la tutela ecologica del lago e la promozione di attività ricreative che non ne compromettano l'integrità.
th#296-lago-Monate.mp4
th#296-QGLL443-Monate-ilLago.mp3 - Il Lago di Monate, situato in provincia di Varese, è un bacino di origine glaciale noto per le sue dimensioni relativamente ridotte, la sua notevole profondità e, in particolare, per la sua peculiarità di non gelare mai, suggerendo un’alimentazione da sorgenti sublacustri. Nonostante sia considerato uno dei laghi lombardi meno inquinati, soprattutto in assenza di scarichi industriali, il testo evidenzia un equilibrio estremamente delicato, minacciato dagli scarichi cloacali domestici e dall'aumento del carico organico, specialmente durante la stagione estiva a causa dell'affollamento turistico e della popolazione costiera. La ricchezza di ossigeno nelle acque superficiali favorisce una ittiofauna stabile e apprezzata, dominata dal coregone, mentre l'importanza storica del lago è legata alla scoperta di reperti preistorici di insediamenti palafitticoli. Il documento conclude sottolineando la necessità di proteggere questo patrimonio ecologico, che forma una riserva naturale con il vicino Monte Pelada, attraverso vincoli precisi per limitare l'impatto antropico
th#297-presentazione-SanRocco.mp4
th#297-QGLL444-sanRocco-pubblicita.mp3 - Questo frammento audio promuove un pellegrinaggio alla cappella di San Rocco a Comabio, invocando la sua storica reputazione di protettore dalle pandemie. L'oratore suggerisce che, a fronte della recente crisi sanitaria, è necessario un atto di fede basato sulle tradizioni secolari e sulla saggezza delle generazioni antiche per ricevere protezione. Sebbene il percorso sia breve e facilmente accessibile, l'obiettivo primario è suggellare completamente la pandemia del Covid portando la propria fede e, curiosamente, un contributo finanziario da depositare in una scatola collegata all'IBAN dell'oratore. La motivazione è duplice: onorare la cultura locale e ottenere la protezione da qualsiasi epidemia per l'eternità.
th#298-giazzere-Corgeno.mp4
th#298-QGLL495-giazzere-corgeno-01.mp3 - Questo frammento audio promuove un pellegrinaggio alla cappella di San Rocco a Comabio, invocando la sua storica reputazione di protettore dalle pandemie. L'oratore suggerisce che, a fronte della recente crisi sanitaria, è necessario un atto di fede basato sulle tradizioni secolari e sulla saggezza delle generazioni antiche per ricevere protezione. Sebbene il percorso sia breve e facilmente accessibile, l'obiettivo primario è suggellare completamente la pandemia del Covid portando la propria fede e, curiosamente, un contributo finanziario da depositare in una scatola collegata all'IBAN dell'oratore. La motivazione è duplice: onorare la cultura locale e ottenere la protezione da qualsiasi epidemia per l'eternità.
th#299-giazzere-perche.mp4
th#299-QGLL496-giazzere-ghiaccio-02.mp3 - Il brano esplora la storica diffusione e l'importanza delle ghiacciaie in Italia, strutture cruciali per la conservazione di alimenti deperibili come carne, pesce e prodotti caseari, che rimasero in uso fino agli anni '50. Si sottolinea come il numero effettivo di queste fosse ben superiore a quanto registrato nei catasti storici, poiché spesso quelle per uso personale, come quelle annesse a ville padronali o monasteri, non erano censite a differenza di quelle destinate alla locazione e al reddito. Parallelamente, il testo descrive la straordinaria pescosità dei laghi settentrionali e la rilevanza della pesca per le comunità rivierasche e le mense, in particolare quelle monastiche, specialmente in un'epoca in cui le prescrizioni canoniche limitavano il consumo di carne per gran parte dell'anno. Infine, l'uso del ghiaccio come risorsa preziosa e commerciabile è evidenziato attraverso l'esempio di nevai naturali utilizzati per la raccolta del ghiaccio fino a tempi recenti.
Discussione:Cantilene milanesi.
Le Cantilene milanesi, o tiritere e filastrocche, insieme a proverbi e modi di dire in dialetto, rappresentano l'espressione viva e immediata del popolo, superando la lingua stessa nella sua dolcezza poetica e nelle apostrofazioni. L'osteria è considerata un "ateneo del dialetto", forse l'unico luogo sopravvissuto all'ingiuria del tempo dove si commentano i fatti della vita quotidiana, le glorie e le miserie dei personaggi politici e mondani, e dove nasce una filosofia popolare collettiva.
Di seguito alcune delle cantilene, tiritere e modi di dire milanesi menzionati nelle fonti:
Cantilene, Tiritere e Filastrocche Milanesi
1. "La crapa pelada la fai turte ganadaming. i sofradei i sofradei fala laciada che gandà minga alla crapa pelata."
- Questa cantilena, notissima e molto diffusa, racconta di una situazione precisa e inequivocabile: la "crapa pelada" (testa pelata) e i suoi fratelli non vanno d'accordo, negandosi reciprocamente tortelli e focaccia ogni volta che li cucinano.
- Si dice che abbia ascendenze lontane e persino artistiche, legata alla figura di Caravaggio e Peppa Muggia, una giovane milanese che perse i capelli per amore del pittore. Quando Caravaggio dovette lasciarla, Peppa, una volta tornato il pittore, gli preparò i tortelli. I fratelli di Peppa, arrivando, non trovarono più nulla, scatenando una lite furiosa e il rifiuto, mantenuto nei secoli, di consolare Peppa con una fetta di focaccia.
2. "Bellara discesa cornara dell'ora e del fin del conte marin strapazza bardoc dente fera tripito tripesit e una masera queste le dent E queste le fera"
- Questa tiritera è ispirata a un episodio di gusto quasi manzoniano, avvenuto secondo la tradizione nel Cinquecento. Racconta di Bellara, figlia del gentiluomo Cornaro, rapita dai bravi del conte Marino. I bravi, chiamati "strapazza bardoc" dai milanesi, si dice che abbiano lottato strenuamente per difendere la loro preda.
- Alla fine, la virtù di Bellara trionfò, e sposò il conte Marino, il quale fece costruire per lei un sontuoso palazzo (oggi sede del municipio).
3. "Sotto al ponte de CF, dove sta Bargnif Bargnaf con la veste verdesina, gran dodorinduina."
- Questa tiritera evoca l'immagine di Bargnif Bargnaf, una sorta di mago vestito di verde che vagava tra il fango sotto il ponte delle "piopette" a Porta Ticinese.
- La sua abilità era predire l'avvenire, attirando verginelle ingenue nella sua casa per poi venderle a un ricco spagnolo.
4. "Migo Famia un scagno e scagno è durat mangia il rat il cur mangia l'amour."
- Significa "Se hai un lavoro, mangi, se sei innamorato, il tuo cuore mangia amore", ovvero l'amore ti fa dimenticare la fame.
5. "Quest le quel can che ha fa scap gat che ha capa quel rat che ha resign la cordetta tu cada alla ciavetta del portel, del castel del cunt paradel."
- Questa è una complicatissima filastrocca, dal ritmo di uno scioglilingua, che si ricollega a fatti e personaggi della Milano seicentesca. Al centro della storia vi è la rivalità tra le famiglie Ratti e Gatti.
- Una fanciulla dei Ratti, di grande bellezza e virtù, amava un marchese Cane della Scala. Un Gatti, innamoratosi della dolce Matilde, la chiese in sposa ma fu rifiutato. Fece quindi assalire i Ratti da un suo amico, il Baradello, proprietario del castello omonimo vicino a Como, noto per i suoi bravi. Il povero Ratti fu rinchiuso nella torre più alta. Un giovane povero ma onesto, Ser Giovanni, innamorato segretamente di Matilde, avvertì il Cane della Scala, il quale corruppe un servo di Baradello per aiutare Ratti a fuggire rosicchiando una corda e usando le chiavi appese. Il Gatti fu sconfitto, e la figlia di Ratti sposò il Cane.
6. "La pecora la canta. la canta in sul suo re, va a domandare al peguré e peguré a lei a messa va a domanda la contessa e la contessa nel giardin va e domanda il Luisin e Luisinla va domanda la cavalla la cavalla lì su il tchò perch malà men all'ospedale. L'ospedale Lontan a reincontrada di Magnan."
- Questa filastrocca fa riferimento alla "contrada dei Magnani", una delle molte vie edificate dalle corporazioni delle arti e dei mestieri intorno al Duomo, in Piazza Mercanti, come testimoniano ancora oggi le vie Spadari, Speronari, Armorari.
7. "Cicca berlica la forca impica le sperun rest induina sale questica Berlic."
- Un'antichissima filastrocca che esalta le gesta dell'avventuriero Chicca, figlio illegittimo di un nobile signore dell'epoca dei Visconti. Dopo una vita scapestrata, con l'aiuto del diavolo Berlica, riuscì a ottenere persino gli speroni d'oro dal Papa come riconoscimento del suo valore nelle Crociate. Tornato a Milano, finì sulla forca per un tragico scambio di persona.
8. "Tog Tog per Rogn e la Fig, capitani di Furmig, capitani di Suldà. Induina chi le sta Toni."
- Si riferisce ad Antoniolo Landriani, detto "capitano formica" perché, essendo stato chierico, vestiva di nero. I "Rogn e i figano" sarebbero i Bolognesi e i Fiorentini sconfitti in battaglia da Landriani.
9. "Pin pin cavalin sotto al pé del taulin pan pos pan fresc induina che le questan del santustorio."
- Una rima legata a Sant'Eustorgio.
10. "una calcat trappola con 33 calcrapolit la calcrapula calcaren 33 calcrapolit San Lorenz in sedes le contai senza ti il fenda Colona 20 colonna 2. Colona 3, colonna 4 colona 5 colonna 6 colona 7 cola vot colona colona 10 colonas colonas colona tras colona quas colona quas colona sedas mo ti il f"
- Una filastrocca di conteggio, probabilmente un scioglilingua, legata a San Lorenzo.
Proverbi e Modi di Dire Milanesi
• "San Marc una bella gesa": Un detto milanese ironico che viene pronunciato dai vecchi milanesi quando viene proposta una cosa che all'inizio sembra un buon affare ma alla fine si rivela costare molto.
• "Se pie a San Maren e a San Greg Luga la battuta in Cavri" e "tra San Marquet Cruset un invernet": Due proverbi legati all'andamento stagionale, specificamente ai giorni di San Marco (25 aprile) e San Gregorio (9 maggio), che predicono l'andamento della vite o un ritorno di freddo ("invernin de San Giorgio").
• "Aprile, tutti i giorni una spruzzatina" ("April prilet aprile tutti i giorni una spruzzatina"): Un detto che evidenzia l'instabilità delle giornate di aprile e la frequenza delle piogge, considerate benefiche.
• "Aprile freddo, tanto frumento e poca uva" ("april freschin, tanto pan e poco vin"): Indica l'alternarsi di freddo e tepore in questo mese, con un avvertimento sulle conseguenze per i raccolti.
• "Magro come un venerdì" ("Il venerdì se mager come un venerdì"): Si dice di una persona magra e malandata.
• "Gli manca qualche venerdì" ("manca un quai venerdì"): Si riferisce a una persona che ha un "tocco di cervello", un demente.
• "Lamentazione di Geremia": Un lamento petulante e continuo.
• "Matti patentati" ("matent"): Pazzie veramente alienate mentalmente.
• "Matto da legare" ("mat delig"): Un pazzo furioso.
• "Malato del male dei matti" ("malà del mal di Mat"): Uno squilibrato vicino alla follia.
• "Napoleon a liberare Milan e quel po che ga avevo Galatolt de man": Un detto che si riferisce all'incursione napoleonica a Milano, che portò via quel poco che i milanesi possedevano.
• "Le ombre non hanno odore" ("Iberud, le ombre non hanno odore"): Un'espressione che significa che le ombre non si debbono temere.
• "Fare le ombre cinesi" ("Fa vedere umb cinese"): Significa dare spettacolo, a volte con tono minaccioso.
• "Scimmiotto di pezza" ("scimbiotte de pezza"): Una persona arida e insensibile.
• "Le scimmie hanno quattro mani, ma rubano anche con la coda" ("I scimbi gan quatman, ma roben anche con la cua"): Un proverbio sarcastico.
• "Magra come un manico di scopino" ("Uscuin secca me un maniche de squin"): Si riferisce a una persona estremamente magra.
• "Il peto, anche quando è blando, non odora di lavanda" ("La scorengia, la scorengia anche quando le blanda la spusaminga de lavanda"): Un detto che usa un'immagine umoristica.
Questi esempi mostrano la ricchezza del dialetto milanese e come attraverso cantilene, tiritere e proverbi si siano tramandate storie, tradizioni e osservazioni sulla vita e sulla società.
Discussione: Decreto Legnanello.
Legnano 1620-195. 13 agosto 1898. Decreto delle erezione della parrocchia di Legnanello. Il 13 agosto con un decreto il cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, smembra il territorio di Legnanello da Legnano ed esige in parrocchia autonoma la chiesa di Legnanello, assegnando la parrocchia a tutti i terreni posti al lato sinistro dell'Olona. Il decreto fu eseguito a una petizione inviata all'arcivescovo di Milano con la richiesta di istituire la parrocchia di Legnanello per meglio provvedere alle necessità spirituali della comunità situata al di qua dell'Olona. La petizione era firmata sia dal prevosto di San Mario da circa 600 capi famiglia, da sindaco di Legnano ingegner Borghi, dai dottori Borsani, Bossi, Giovanelli e dal marchese Cornaggia e da altri nobili e notabili di Legnano. Il cardinal Ferrari, che era già a conoscenza della situazione non si oppose e ha fatto difficoltà la richiesta. Il 28 agosto del 1898 è il sacerdote don Gerolo Mosaroli, già coadutore del curato di Legnanello, che prende possesso della nuova parrocchia come primo parroco. Il 21 novembre 1898 la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno, delibera e acconsente alla divisione della congrua assegnando al nuovo parroco il quarto che era assegnato alla coadutoria di Legnanello nella riunione del 22 dicembre 1898 alle ore 19:30 la fabbriceria della chiesa prepositorale di San Magno, con la presenza dei due parrocici delibera la costituzione del re di da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Un certificato al 3% a favore della chiesa della purificazione in legnanello della rendita lorda di lire 39 un certificato 5% a favore della rendita lorda di lire 50 tre certificati al 5% a favore della rendita lorda di lire 5 un certificato al 5% a favore della rendita l'orda di lire 150, nonché dei cespiti presumibili di questa fabbricieria e cioè per offerta grano lire 100, per offerta bozzoli lire 220, peremos nelle cassette lire 100 per provento sedie lire 60 e considerato che le spese pure presumibili potranno pareggiare le entrate con la divisione delle due parrocchie da ambedue curati e relativi parrocchiani si dà conclusione a una situazione precaria in cui il curato di Legnanello preposto alla coadatoria di Legnanello rimaneva con una proma alle dipendenze prevosto di San Bagno.-?
Un evento
Le trascrizioni audio e video presentano un evento culturale a Canegrate, dove la Professoressa Amalia Ercoli Finzi, "la signora delle comete" e prima donna italiana laureata in ingegneria aeronautica, riceve la cittadinanza onoraria. La serata include una discussione sugli effetti biologici e psicologici dei viaggi spaziali sull'uomo, tenuta dalla Professoressa Negrini, evidenziando i problemi legati alla microgravità, alle radiazioni cosmiche e all'isolamento. La Professoressa Finzi condivide anche le sue esperienze personali e professionali, inclusa la sua battaglia per l'emancipazione femminile e dettagli affascinanti sulle missioni spaziali e la scoperta di comete. Le brevi clip video sono sigle di apertura che annunciano la continuazione della storia attraverso informazioni e curiosità offerte da un sito web.
Discussione: Cantilene milanesi.
Le Cantilene milanesi, o tiritere e filastrocche, insieme a proverbi e modi di dire in dialetto, rappresentano l'espressione viva e immediata del popolo, superando la lingua stessa nella sua dolcezza poetica e nelle apostrofazioni. L'osteria è considerata un "ateneo del dialetto", forse l'unico luogo sopravvissuto all'ingiuria del tempo dove si commentano i fatti della vita quotidiana, le glorie e le miserie dei personaggi politici e mondani, e dove nasce una filosofia popolare collettiva.
Di seguito alcune delle cantilene, tiritere e modi di dire milanesi menzionati nelle fonti:
Cantilene, Tiritere e Filastrocche Milanesi
1. "La crapa pelada la fai turte ganadaming. i sofradei i sofradei fala laciada che gandà minga alla crapa pelata."
- Questa cantilena, notissima e molto diffusa, racconta di una situazione precisa e inequivocabile: la "crapa pelada" (testa pelata) e i suoi fratelli non vanno d'accordo, negandosi reciprocamente tortelli e focaccia ogni volta che li cucinano.
- Si dice che abbia ascendenze lontane e persino artistiche, legata alla figura di Caravaggio e Peppa Muggia, una giovane milanese che perse i capelli per amore del pittore. Quando Caravaggio dovette lasciarla, Peppa, una volta tornato il pittore, gli preparò i tortelli. I fratelli di Peppa, arrivando, non trovarono più nulla, scatenando una lite furiosa e il rifiuto, mantenuto nei secoli, di consolare Peppa con una fetta di focaccia.
2. "Bellara discesa cornara dell'ora e del fin del conte marin strapazza bardoc dente fera tripito tripesit e una masera queste le dent E queste le fera"
- Questa tiritera è ispirata a un episodio di gusto quasi manzoniano, avvenuto secondo la tradizione nel Cinquecento. Racconta di Bellara, figlia del gentiluomo Cornaro, rapita dai bravi del conte Marino. I bravi, chiamati "strapazza bardoc" dai milanesi, si dice che abbiano lottato strenuamente per difendere la loro preda.
- Alla fine, la virtù di Bellara trionfò, e sposò il conte Marino, il quale fece costruire per lei un sontuoso palazzo (oggi sede del municipio).
3. "Sotto al ponte de CF, dove sta Bargnif Bargnaf con la veste verdesina, gran dodorinduina."
- Questa tiritera evoca l'immagine di Bargnif Bargnaf, una sorta di mago vestito di verde che vagava tra il fango sotto il ponte delle "piopette" a Porta Ticinese.
- La sua abilità era predire l'avvenire, attirando verginelle ingenue nella sua casa per poi venderle a un ricco spagnolo.
4. "Migo Famia un scagno e scagno è durat mangia il rat il cur mangia l'amour."
- Significa "Se hai un lavoro, mangi, se sei innamorato, il tuo cuore mangia amore", ovvero l'amore ti fa dimenticare la fame.
5. "Quest le quel can che ha fa scap gat che ha capa quel rat che ha resign la cordetta tu cada alla ciavetta del portel, del castel del cunt paradel."
- Questa è una complicatissima filastrocca, dal ritmo di uno scioglilingua, che si ricollega a fatti e personaggi della Milano seicentesca. Al centro della storia vi è la rivalità tra le famiglie Ratti e Gatti.
- Una fanciulla dei Ratti, di grande bellezza e virtù, amava un marchese Cane della Scala. Un Gatti, innamoratosi della dolce Matilde, la chiese in sposa ma fu rifiutato. Fece quindi assalire i Ratti da un suo amico, il Baradello, proprietario del castello omonimo vicino a Como, noto per i suoi bravi. Il povero Ratti fu rinchiuso nella torre più alta. Un giovane povero ma onesto, Ser Giovanni, innamorato segretamente di Matilde, avvertì il Cane della Scala, il quale corruppe un servo di Baradello per aiutare Ratti a fuggire rosicchiando una corda e usando le chiavi appese. Il Gatti fu sconfitto, e la figlia di Ratti sposò il Cane.
6. "La pecora la canta. la canta in sul suo re, va a domandare al peguré e peguré a lei a messa va a domanda la contessa e la contessa nel giardin va e domanda il Luisin e Luisinla va domanda la cavalla la cavalla lì su il tchò perch malà men all'ospedale. L'ospedale Lontan a reincontrada di Magnan."
- Questa filastrocca fa riferimento alla "contrada dei Magnani", una delle molte vie edificate dalle corporazioni delle arti e dei mestieri intorno al Duomo, in Piazza Mercanti, come testimoniano ancora oggi le vie Spadari, Speronari, Armorari.
7. "Cicca berlica la forca impica le sperun rest induina sale questica Berlic."
- Un'antichissima filastrocca che esalta le gesta dell'avventuriero Chicca, figlio illegittimo di un nobile signore dell'epoca dei Visconti. Dopo una vita scapestrata, con l'aiuto del diavolo Berlica, riuscì a ottenere persino gli speroni d'oro dal Papa come riconoscimento del suo valore nelle Crociate. Tornato a Milano, finì sulla forca per un tragico scambio di persona.
8. "Tog Tog per Rogn e la Fig, capitani di Furmig, capitani di Suldà. Induina chi le sta Toni."
- Si riferisce ad Antoniolo Landriani, detto "capitano formica" perché, essendo stato chierico, vestiva di nero. I "Rogn e i figano" sarebbero i Bolognesi e i Fiorentini sconfitti in battaglia da Landriani.
9. "Pin pin cavalin sotto al pé del taulin pan pos pan fresc induina che le questan del santustorio."
- Una rima legata a Sant'Eustorgio.
10. "una calcat trappola con 33 calcrapolit la calcrapula calcaren 33 calcrapolit San Lorenz in sedes le contai senza ti il fenda Colona 20 colonna 2. Colona 3, colonna 4 colona 5 colonna 6 colona 7 cola vot colona colona 10 colonas colonas colona tras colona quas colona quas colona sedas mo ti il f"
- Una filastrocca di conteggio, probabilmente un scioglilingua, legata a San Lorenzo.
Proverbi e Modi di Dire Milanesi
• "San Marc una bella gesa": Un detto milanese ironico che viene pronunciato dai vecchi milanesi quando viene proposta una cosa che all'inizio sembra un buon affare ma alla fine si rivela costare molto.
• "Se pie a San Maren e a San Greg Luga la battuta in Cavri" e "tra San Marquet Cruset un invernet": Due proverbi legati all'andamento stagionale, specificamente ai giorni di San Marco (25 aprile) e San Gregorio (9 maggio), che predicono l'andamento della vite o un ritorno di freddo ("invernin de San Giorgio").
• "Aprile, tutti i giorni una spruzzatina" ("April prilet aprile tutti i giorni una spruzzatina"): Un detto che evidenzia l'instabilità delle giornate di aprile e la frequenza delle piogge, considerate benefiche.
• "Aprile freddo, tanto frumento e poca uva" ("april freschin, tanto pan e poco vin"): Indica l'alternarsi di freddo e tepore in questo mese, con un avvertimento sulle conseguenze per i raccolti.
• "Magro come un venerdì" ("Il venerdì se mager come un venerdì"): Si dice di una persona magra e malandata.
• "Gli manca qualche venerdì" ("manca un quai venerdì"): Si riferisce a una persona che ha un "tocco di cervello", un demente.
• "Lamentazione di Geremia": Un lamento petulante e continuo.
• "Matti patentati" ("matent"): Pazzie veramente alienate mentalmente.
• "Matto da legare" ("mat delig"): Un pazzo furioso.
• "Malato del male dei matti" ("malà del mal di Mat"): Uno squilibrato vicino alla follia.
• "Napoleon a liberare Milan e quel po che ga avevo Galatolt de man": Un detto che si riferisce all'incursione napoleonica a Milano, che portò via quel poco che i milanesi possedevano.
• "Le ombre non hanno odore" ("Iberud, le ombre non hanno odore"): Un'espressione che significa che le ombre non si debbono temere.
• "Fare le ombre cinesi" ("Fa vedere umb cinese"): Significa dare spettacolo, a volte con tono minaccioso.
• "Scimmiotto di pezza" ("scimbiotte de pezza"): Una persona arida e insensibile.
• "Le scimmie hanno quattro mani, ma rubano anche con la coda" ("I scimbi gan quatman, ma roben anche con la cua"): Un proverbio sarcastico.
• "Magra come un manico di scopino" ("Uscuin secca me un maniche de squin"): Si riferisce a una persona estremamente magra.
• "Il peto, anche quando è blando, non odora di lavanda" ("La scorengia, la scorengia anche quando le blanda la spusaminga de lavanda"): Un detto che usa un'immagine umoristica.
Questi esempi mostrano la ricchezza del dialetto milanese e come attraverso cantilene, tiritere e proverbi si siano tramandate storie, tradizioni e osservazioni sulla vita e sulla società.
La chiesa di Legnanello
Legnano 1620-195. 13 agosto 1898. Decreto delle erezione della parrocchia di Legnanello. Il 13 agosto con un decreto il cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, smembra il territorio di Legnanello da Legnano ed esige in parrocchia autonoma la chiesa di Legnanello, assegnando la parrocchia a tutti i terreni posti al lato sinistro dell'Olona.
Il decreto fu eseguito a una petizione inviata all'arcivescovo di Milano con la richiesta di istituire la parrocchia di Legnanello per meglio provvedere alle necessità spirituali della comunità situata al di qua dell'Olona.
La petizione era firmata sia dal prevosto di San Mario da circa 600 capi famiglia, da sindaco di Legnano ingegner Borghi, dai dottori Borsani, Bossi, Giovanelli e dal marchese Cornaggia e da altri nobili e notabili di Legnano. Il cardinal Ferrari, che era già a conoscenza della situazione non si oppose e ha fatto difficoltà la richiesta. Il 28 agosto del 1898 è il sacerdote don Gerolo Mosaroli, già coadutore del curato di Legnanello, che prende possesso della nuova parrocchia come primo parroco. Il 21 novembre 1898 la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno, delibera e acconsente alla divisione della congrua assegnando al nuovo parroco il quarto che era assegnato alla coadutoria di Legnanello nella riunione del 22 dicembre 1898 alle ore 19:30 la fabbriceria della chiesa prepositorale di San Magno, con la presenza dei due parrocici delibera la costituzione del re di da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Un certificato al 3% a favore della chiesa della purificazione in legnanello della rendita lorda di lire 39 un certificato 5% a favore della rendita lorda di lire 50 tre certificati al 5% a favore della rendita lorda di lire 5 un certificato al 5% a favore della rendita l'orda di lire 150, nonché dei cespiti presumibili di questa fabbricieria e cioè per offerta grano lire 100, per offerta bozzoli lire 220, peremos nelle cassette lire 100 per provento sedie lire 60 e considerato che le spese pure presumibili potranno pareggiare le entrate con la divisione delle due parrocchie da ambedue curati e relativi parrocchiani si dà conclusione a una situazione precaria in cui il curato di Legnanello preposto alla coadatoria di Legnanello rimaneva con una proma alle dipendenze prevosto di San Bagno.
Discussione: Decreto Legnanello.
Il Decreto di Legnanello fu emesso il 13 agosto 1898 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano.
Questo decreto sanciva lo smembramento del territorio di Legnanello da Legnano, erigendo la chiesa di Legnanello a parrocchia autonoma. La nuova parrocchia fu assegnata a tutti i terreni situati sul lato sinistro del fiume Olona.
L'iniziativa per l'istituzione della parrocchia di Legnanello nacque da una petizione inviata all'arcivescovo di Milano. Lo scopo principale era quello di provvedere meglio alle necessità spirituali della comunità residente "al di qua dell'Olona". La petizione fu firmata da numerose personalità e enti, tra cui:
• Il prevosto di San Magno.
• Circa 600 capi famiglia.
• Il sindaco di Legnano, ingegner Borghi.
• I dottori Borsani, Bossi, Giovanelli.
• Il marchese Cornaggia.
• Altri nobili e notabili di Legnano.
Il cardinal Ferrari, essendo già a conoscenza della situazione, non si oppose e non sollevò difficoltà alla richiesta.
Le conseguenze immediate del decreto furono:
• Il 28 agosto 1898, il sacerdote don Gerolo Mosaroli, che era già coadiutore del curato di Legnanello, prese possesso della nuova parrocchia come primo parroco.
• Il 21 novembre 1898, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua, assegnando al nuovo parroco il quarto che era precedentemente destinato alla coadiutoria di Legnanello.
• In una riunione successiva, il 22 dicembre 1898, la fabbriceria di San Magno, in presenza dei due parroci, deliberò la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questa rendita includeva:
- Un certificato al 3% a favore della chiesa della Purificazione in Legnanello con una rendita lorda di lire 39.
- Un certificato al 5% a favore della rendita lorda di lire 50.
- Tre certificati al 5% a favore della rendita lorda di lire 5.
- Un certificato al 5% a favore della rendita lorda di lire 150.
- Cespiti presumibili dalla fabbriceria, quali 100 lire per offerta grano, 220 lire per offerta bozzoli, 100 lire per elemosine nelle cassette e 60 lire per provento sedie. Si stimava che le spese presumibili potessero pareggiare le entrate.
Il Decreto di Legnanello risolse una situazione precaria in cui il curato di Legnanello, preposto alla coadiutoria, rimaneva con una congrua alle dipendenze del prevosto di San Magno.
Discussione: Divisione parrocchiale.
La divisione parrocchiale a cui le fonti fanno riferimento è specificamente quella avvenuta a Legnano il 13 agosto 1898, con il Decreto di erezione della parrocchia di Legnanello. Questo decreto fu un atto significativo che sancì lo smembramento del territorio di Legnanello da Legnano, erigendo la chiesa di Legnanello a parrocchia autonoma.
Ecco i dettagli salienti di questa divisione parrocchiale:
• Data e Autorità: La divisione fu formalizzata il 13 agosto 1898 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano.
• Territorio interessato: La nuova parrocchia di Legnanello fu assegnata a tutti i terreni posti sul lato sinistro del fiume Olona.
• Motivazione: L'iniziativa per questa divisione nacque da una petizione inviata all'arcivescovo di Milano. L'obiettivo era provvedere meglio alle necessità spirituali della comunità residente "al di qua dell'Olona".
• Promotori e Sostenitori: La petizione fu firmata da un ampio gruppo di personalità e cittadini, inclusi il prevosto di San Magno, circa 600 capi famiglia, il sindaco di Legnano (ingegner Borghi), i dottori Borsani, Bossi e Giovanelli, il marchese Cornaggia, e altri nobili e notabili di Legnano. Il cardinal Ferrari, già consapevole della situazione, non sollevò obiezioni.
• Conseguenze Immediate:
- Il 28 agosto 1898, don Gerolo Mosaroli, che era già coadiutore del curato di Legnanello, prese possesso della nuova parrocchia come primo parroco.
- La fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò la divisione della congrua il 21 novembre 1898, assegnando al nuovo parroco il quarto che precedentemente spettava alla coadiutoria di Legnanello.
- Il 22 dicembre 1898, la stessa fabbriceria, in presenza dei due parroci, deliberò la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questa includeva diversi certificati di rendita (al 3% e al 5% per un totale di 39, 50, 5, e 150 lire lorde) e cespiti presumibili da offerte (100 lire per offerta grano, 220 lire per offerta bozzoli, 100 lire per elemosine nelle cassette e 60 lire per provento sedie), stimando che le spese potessero pareggiare le entrate.
• Problema risolto: La divisione parrocchiale pose fine a una situazione precaria in cui il curato di Legnanello, preposto alla coadiutoria, rimaneva con una congrua dipendente dal prevosto di San Magno.
In sintesi, la divisione parrocchiale di Legnanello rappresentò un importante riassetto amministrativo e spirituale, volto a migliorare l'assistenza religiosa di una porzione della comunità che, per la sua posizione geografica (al di là dell'Olona), aveva esigenze specifiche non pienamente soddisfatte dalla parrocchia preesistente.
Discussione: Sostegno comunità.
Il sostegno alla comunità è un tema centrale nel contesto del Decreto di erezione della parrocchia di Legnanello del 13 agosto 1898. Questo decreto rappresenta una risposta diretta e concreta alle esigenze di una parte della comunità di Legnano.
Ecco come si manifesta il sostegno alla comunità secondo le fonti:
1. Iniziativa e mobilitazione comunitaria: Il bisogno di sostegno nasce dalla comunità stessa. Un'importante petizione fu inviata all'arcivescovo di Milano con la richiesta di istituire la parrocchia di Legnanello. Questa petizione fu firmata da un numero significativo di persone, inclusi circa 600 capi famiglia, il sindaco di Legnano (ingegner Borghi), dottori, il marchese Cornaggia e altri nobili e notabili. Questa mobilitazione dimostra una chiara espressione della comunità che cerca di migliorare le proprie condizioni.
2. Obiettivo del sostegno: necessità spirituali: Lo scopo principale della petizione e, di conseguenza, del decreto, era "meglio provvedere alle necessità spirituali della comunità situata al di qua dell'Olona". Questo evidenzia un sostegno mirato al benessere religioso e morale dei residenti, che evidentemente sentivano un distacco o una carenza di assistenza dalla parrocchia principale di San Magno.
3. Accoglimento istituzionale: L'arcivescovo di Milano, cardinale Andrea Carlo Ferrari, che era già a conoscenza della situazione, non si oppose e non sollevò difficoltà alla richiesta. Questa prontezza nell'accogliere la petizione da parte dell'autorità ecclesiastica rappresenta un fondamentale atto di sostegno istituzionale verso le istanze della comunità.
4. Sostegno organizzativo e gestionale: Con l'erezione della nuova parrocchia, il sacerdote don Gerolo Mosaroli divenne il primo parroco di Legnanello, assicurando una guida spirituale dedicata. Inoltre, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua, assegnando al nuovo parroco la sua quota. Questo gesto fu essenziale per garantire la sostenibilità economica della nuova entità parrocchiale.
5. Sostegno economico e finanziario continuativo: Il 22 dicembre 1898, fu deliberata la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questo includeva vari certificati di rendita con diversi tassi di interesse (3% e 5%) e una stima di cespiti presumibili da offerte (grano, bozzoli, elemosine in cassette, provento sedie). Questi fondi erano cruciali per permettere alla nuova parrocchia di operare e fornire servizi alla comunità, garantendo che le spese potessero pareggiare le entrate.
In sintesi, il "sostegno comunità" si manifesta attraverso l'azione congiunta della popolazione (petizione), l'apertura e l'intervento delle autorità ecclesiastiche (decreto arcivescovile) e la messa in atto di strutture organizzative ed economiche (nuova parrocchia, divisione delle rendite) volte a migliorare la vita spirituale e sociale dei residenti di Legnanello, ponendo fine a una "situazione precaria".
Discussione: Nomina parroco.
La nomina del parroco è un elemento chiave nel processo di istituzione della nuova parrocchia di Legnanello.
Secondo le fonti:
• Il 28 agosto 1898, il sacerdote don Gerolo Mosaroli fu nominato e prese possesso della nuova parrocchia di Legnanello come primo parroco.
• Don Gerolo Mosaroli non era una figura nuova per la comunità, in quanto era già stato il coadiutore del curato di Legnanello.
• La sua nomina avvenne a seguito del Decreto di erezione della parrocchia di Legnanello, emesso il 13 agosto 1898 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, che smembrò il territorio di Legnanello da Legnano e istituì la chiesa di Legnanello come parrocchia autonoma.
• La creazione di questa nuova parrocchia, e di conseguenza la nomina di un parroco dedicato, mirava a "meglio provvedere alle necessità spirituali della comunità situata al di qua dell'Olona".
• La nomina del nuovo parroco risolse una situazione precaria in cui il curato di Legnanello, preposto alla coadiutoria, dipendeva per la sua congrua dal prevosto di San Magno.
• A supporto del nuovo parroco e della parrocchia, il 21 novembre 1898 la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua, assegnando al nuovo parroco il quarto che era precedentemente destinato alla coadiutoria di Legnanello. Successivamente, il 22 dicembre 1898, fu deliberata la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia per garantirne il sostentamento economico.
Discussione: Gestione finanziaria.
La gestione finanziaria relativa all'istituzione della parrocchia di Legnanello è descritta con precisione nelle fonti, evidenziando come siano state affrontate le necessità economiche della nuova entità parrocchiale.
Prima dell'erezione della parrocchia autonoma, il curato di Legnanello, che era preposto alla coadiutoria, si trovava in una situazione precaria, con una congrua che dipendeva dal prevosto di San Magno. L'istituzione della nuova parrocchia ha quindi richiesto un nuovo assetto finanziario per garantire la sua autonomia e il suo sostentamento.
I passaggi chiave della gestione finanziaria furono i seguenti:
1. Divisione della Congrua: Il 21 novembre 1898, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua. Questa decisione prevedeva l'assegnazione al nuovo parroco di Legnanello del quarto che in precedenza era destinato alla coadiutoria di Legnanello. Questo fu un primo passo essenziale per garantire un reddito di base al parroco della nuova parrocchia.
2. Costituzione della Rendita per la Nuova Parrocchia: In una riunione successiva, il 22 dicembre 1898, tenutasi alle 19:30, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno, alla presenza dei due parroci (presumibilmente quello di San Magno e il neo-parroco di Legnanello, don Gerolo Mosaroli), deliberò la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questa rendita era composta da diverse fonti:
- Certificati al 3%: Un certificato a favore della chiesa della Purificazione in Legnanello con una rendita lorda di lire 39.
- Certificati al 5%:
- Un certificato con una rendita lorda di lire 50.
- Tre certificati con una rendita lorda di lire 5 ciascuno.
- Un certificato con una rendita lorda di lire 150.
- Cespiti presumibili dalla fabbriceria (offerte):
- Per offerta grano: lire 100.
- Per offerta bozzoli: lire 220.
- Per elemosine nelle cassette: lire 100.
- Per provento sedie: lire 60.
La finalità di questa complessa riorganizzazione finanziaria era che le spese, anch'esse presumibili, potessero pareggiare le entrate, garantendo così la sostenibilità economica della neonata parrocchia. Questo processo risolse definitivamente la situazione di dipendenza finanziaria del curato di Legnanello dal prevosto di San Magno, conferendo autonomia alla nuova parrocchia e al suo parroco.
th609-Parrocchia-legnanello.mp4 - #Legnano #tradizionieracconti #redigio #Legnanello - Questo brano descrive la fondazione della parrocchia di Legnanello il 13 agosto 1898, quando l'arcivescovo di Milano, cardinale Andrea Carlo Ferrari, ne decretò l'autonomia, separandola da Legnano. Questa decisione, sollecitata da una petizione della comunità locale e di figure importanti, rispondeva all'esigenza di migliore assistenza spirituale. Il testo illustra inoltre i dettagli successivi, come la presa di possesso del primo parroco, don Gerolo Mosaroli, e la deliberazione della fabbriceria di San Magno per la ripartizione delle risorse economiche destinate alla nuova parrocchia.
Il Decreto di Legnanello
Il Decreto di Legnanello fu emesso il 13 agosto 1898 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano.
Questo decreto sanciva lo smembramento del territorio di Legnanello da Legnano, erigendo la chiesa di Legnanello a parrocchia autonoma. La nuova parrocchia fu assegnata a tutti i terreni situati sul lato sinistro del fiume Olona.
L'iniziativa per l'istituzione della parrocchia di Legnanello nacque da una petizione inviata all'arcivescovo di Milano. Lo scopo principale era quello di provvedere meglio alle necessità spirituali della comunità residente "al di qua dell'Olona". La petizione fu firmata da numerose personalità e enti, tra cui:
• Il prevosto di San Magno.
• Circa 600 capi famiglia.
• Il sindaco di Legnano, ingegner Borghi.
• I dottori Borsani, Bossi, Giovanelli.
• Il marchese Cornaggia.
• Altri nobili e notabili di Legnano.
Il cardinal Ferrari, essendo già a conoscenza della situazione, non si oppose e non sollevò difficoltà alla richiesta.
Le conseguenze immediate del decreto furono:
• Il 28 agosto 1898, il sacerdote don Gerolo Mosaroli, che era già coadiutore del curato di Legnanello, prese possesso della nuova parrocchia come primo parroco.
• Il 21 novembre 1898, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua, assegnando al nuovo parroco il quarto che era precedentemente destinato alla coadiutoria di Legnanello.
• In una riunione successiva, il 22 dicembre 1898, la fabbriceria di San Magno, in presenza dei due parroci, deliberò la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questa rendita includeva:
- Un certificato al 3% a favore della chiesa della Purificazione in Legnanello con una rendita lorda di lire 39.
- Un certificato al 5% a favore della rendita lorda di lire 50.
- Tre certificati al 5% a favore della rendita lorda di lire 5.
- Un certificato al 5% a favore della rendita lorda di lire 150.
- Cespiti presumibili dalla fabbriceria, quali 100 lire per offerta grano, 220 lire per offerta bozzoli, 100 lire per elemosine nelle cassette e 60 lire per provento sedie. Si stimava che le spese presumibili potessero pareggiare le entrate.
Il Decreto di Legnanello risolse una situazione precaria in cui il curato di Legnanello, preposto alla coadiutoria, rimaneva con una congrua alle dipendenze del prevosto di San Magno.
Discuss Divisione parrocchiale.
La divisione parrocchiale a cui le fonti fanno riferimento è specificamente quella avvenuta a Legnano il 13 agosto 1898, con il Decreto di erezione della parrocchia di Legnanello. Questo decreto fu un atto significativo che sancì lo smembramento del territorio di Legnanello da Legnano, erigendo la chiesa di Legnanello a parrocchia autonoma.
Ecco i dettagli salienti di questa divisione parrocchiale:
• Data e Autorità: La divisione fu formalizzata il 13 agosto 1898 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano.
• Territorio interessato: La nuova parrocchia di Legnanello fu assegnata a tutti i terreni posti sul lato sinistro del fiume Olona.
• Motivazione: L'iniziativa per questa divisione nacque da una petizione inviata all'arcivescovo di Milano. L'obiettivo era provvedere meglio alle necessità spirituali della comunità residente "al di qua dell'Olona".
• Promotori e Sostenitori: La petizione fu firmata da un ampio gruppo di personalità e cittadini, inclusi il prevosto di San Magno, circa 600 capi famiglia, il sindaco di Legnano (ingegner Borghi), i dottori Borsani, Bossi e Giovanelli, il marchese Cornaggia, e altri nobili e notabili di Legnano. Il cardinal Ferrari, già consapevole della situazione, non sollevò obiezioni.
• Conseguenze Immediate:
- Il 28 agosto 1898, don Gerolo Mosaroli, che era già coadiutore del curato di Legnanello, prese possesso della nuova parrocchia come primo parroco.
- La fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò la divisione della congrua il 21 novembre 1898, assegnando al nuovo parroco il quarto che precedentemente spettava alla coadiutoria di Legnanello.
- Il 22 dicembre 1898, la stessa fabbriceria, in presenza dei due parroci, deliberò la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questa includeva diversi certificati di rendita (al 3% e al 5% per un totale di 39, 50, 5, e 150 lire lorde) e cespiti presumibili da offerte (100 lire per offerta grano, 220 lire per offerta bozzoli, 100 lire per elemosine nelle cassette e 60 lire per provento sedie), stimando che le spese potessero pareggiare le entrate.
• Problema risolto: La divisione parrocchiale pose fine a una situazione precaria in cui il curato di Legnanello, preposto alla coadiutoria, rimaneva con una congrua dipendente dal prevosto di San Magno.
In sintesi, la divisione parrocchiale di Legnanello rappresentò un importante riassetto amministrativo e spirituale, volto a migliorare l'assistenza religiosa di una porzione della comunità che, per la sua posizione geografica (al di là dell'Olona), aveva esigenze specifiche non pienamente soddisfatte dalla parrocchia preesistente.
Discuss Sostegno comunità.
Il sostegno alla comunità è un tema centrale nel contesto del Decreto di erezione della parrocchia di Legnanello del 13 agosto 1898. Questo decreto rappresenta una risposta diretta e concreta alle esigenze di una parte della comunità di Legnano.
Ecco come si manifesta il sostegno alla comunità secondo le fonti:
1. Iniziativa e mobilitazione comunitaria: Il bisogno di sostegno nasce dalla comunità stessa. Un'importante petizione fu inviata all'arcivescovo di Milano con la richiesta di istituire la parrocchia di Legnanello. Questa petizione fu firmata da un numero significativo di persone, inclusi circa 600 capi famiglia, il sindaco di Legnano (ingegner Borghi), dottori, il marchese Cornaggia e altri nobili e notabili. Questa mobilitazione dimostra una chiara espressione della comunità che cerca di migliorare le proprie condizioni.
2. Obiettivo del sostegno: necessità spirituali: Lo scopo principale della petizione e, di conseguenza, del decreto, era "meglio provvedere alle necessità spirituali della comunità situata al di qua dell'Olona". Questo evidenzia un sostegno mirato al benessere religioso e morale dei residenti, che evidentemente sentivano un distacco o una carenza di assistenza dalla parrocchia principale di San Magno.
3. Accoglimento istituzionale: L'arcivescovo di Milano, cardinale Andrea Carlo Ferrari, che era già a conoscenza della situazione, non si oppose e non sollevò difficoltà alla richiesta. Questa prontezza nell'accogliere la petizione da parte dell'autorità ecclesiastica rappresenta un fondamentale atto di sostegno istituzionale verso le istanze della comunità.
4. Sostegno organizzativo e gestionale: Con l'erezione della nuova parrocchia, il sacerdote don Gerolo Mosaroli divenne il primo parroco di Legnanello, assicurando una guida spirituale dedicata. Inoltre, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua, assegnando al nuovo parroco la sua quota. Questo gesto fu essenziale per garantire la sostenibilità economica della nuova entità parrocchiale.
5. Sostegno economico e finanziario continuativo: Il 22 dicembre 1898, fu deliberata la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questo includeva vari certificati di rendita con diversi tassi di interesse (3% e 5%) e una stima di cespiti presumibili da offerte (grano, bozzoli, elemosine in cassette, provento sedie). Questi fondi erano cruciali per permettere alla nuova parrocchia di operare e fornire servizi alla comunità, garantendo che le spese potessero pareggiare le entrate.
In sintesi, il "sostegno comunità" si manifesta attraverso l'azione congiunta della popolazione (petizione), l'apertura e l'intervento delle autorità ecclesiastiche (decreto arcivescovile) e la messa in atto di strutture organizzative ed economiche (nuova parrocchia, divisione delle rendite) volte a migliorare la vita spirituale e sociale dei residenti di Legnanello, ponendo fine a una "situazione precaria".
Discussione: Nomina parroco.
La nomina del parroco è un elemento chiave nel processo di istituzione della nuova parrocchia di Legnanello.
Secondo le fonti:
• Il 28 agosto 1898, il sacerdote don Gerolo Mosaroli fu nominato e prese possesso della nuova parrocchia di Legnanello come primo parroco.
• Don Gerolo Mosaroli non era una figura nuova per la comunità, in quanto era già stato il coadiutore del curato di Legnanello.
• La sua nomina avvenne a seguito del Decreto di erezione della parrocchia di Legnanello, emesso il 13 agosto 1898 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, che smembrò il territorio di Legnanello da Legnano e istituì la chiesa di Legnanello come parrocchia autonoma.
• La creazione di questa nuova parrocchia, e di conseguenza la nomina di un parroco dedicato, mirava a "meglio provvedere alle necessità spirituali della comunità situata al di qua dell'Olona".
• La nomina del nuovo parroco risolse una situazione precaria in cui il curato di Legnanello, preposto alla coadiutoria, dipendeva per la sua congrua dal prevosto di San Magno.
• A supporto del nuovo parroco e della parrocchia, il 21 novembre 1898 la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua, assegnando al nuovo parroco il quarto che era precedentemente destinato alla coadiutoria di Legnanello. Successivamente, il 22 dicembre 1898, fu deliberata la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia per garantirne il sostentamento economico.
Discuss Gestione finanziaria.
La gestione finanziaria relativa all'istituzione della parrocchia di Legnanello è descritta con precisione nelle fonti, evidenziando come siano state affrontate le necessità economiche della nuova entità parrocchiale.
Prima dell'erezione della parrocchia autonoma, il curato di Legnanello, che era preposto alla coadiutoria, si trovava in una situazione precaria, con una congrua che dipendeva dal prevosto di San Magno. L'istituzione della nuova parrocchia ha quindi richiesto un nuovo assetto finanziario per garantire la sua autonomia e il suo sostentamento.
I passaggi chiave della gestione finanziaria furono i seguenti:
1. Divisione della Congrua: Il 21 novembre 1898, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno deliberò e acconsentì alla divisione della congrua. Questa decisione prevedeva l'assegnazione al nuovo parroco di Legnanello del quarto che in precedenza era destinato alla coadiutoria di Legnanello. Questo fu un primo passo essenziale per garantire un reddito di base al parroco della nuova parrocchia.
2. Costituzione della Rendita per la Nuova Parrocchia: In una riunione successiva, il 22 dicembre 1898, tenutasi alle 19:30, la fabbriceria della Chiesa prepositurale di San Magno, alla presenza dei due parroci (presumibilmente quello di San Magno e il neo-parroco di Legnanello, don Gerolo Mosaroli), deliberò la costituzione della rendita da assegnare alla nuova parrocchia di Legnanello. Questa rendita era composta da diverse fonti:
- Certificati al 3%: Un certificato a favore della chiesa della Purificazione in Legnanello con una rendita lorda di lire 39.
- Certificati al 5%:
- Un certificato con una rendita lorda di lire 50.
- Tre certificati con una rendita lorda di lire 5 ciascuno.
- Un certificato con una rendita lorda di lire 150.
- Cespiti presumibili dalla fabbriceria (offerte):
- Per offerta grano: lire 100.
- Per offerta bozzoli: lire 220.
- Per elemosine nelle cassette: lire 100.
- Per provento sedie: lire 60.
La finalità di questa complessa riorganizzazione finanziaria era che le spese, anch'esse presumibili, potessero pareggiare le entrate, garantendo così la sostenibilità economica della neonata parrocchia. Questo processo risolse definitivamente la situazione di dipendenza finanziaria del curato di Legnanello dal prevosto di San Magno, conferendo autonomia alla nuova parrocchia e al suo parroco.