LA GIOVINE MULATTA

Nelle Indie occidentali spagnuole ella è chiamata la mulatica de catara o la ragazza dalle sciolte pianelle, e, per esprimerci col linguaggio di Darwin, appartiene alla specie quadrona dei mulatti. Ella non è più schiava, non ha padrone, ed è in tutta la forza della parola padrona di sè stessa. La nostra giovine mulatta impiega nel migliore dei modi possibili la sua preziosa e comperata libertà, menando la vita del dolce far niente.
Ella sa rendersi meno noiose le ore calde col sorseggiare il caffè, dormire la siesta e fumare sigaretti o lunghi avana. Voi potete vederla nelle ore infuocate del pomeriggio, davanti ad un ampio verrone aperto, seduta su di una butcoca o sedia oscillante, col suo inseparabile ventaglio di foglie di palma secche fra le mani.
Ella indossa una veste della più leggiera mussolina, scollata ed a maniche corte; la sua acconciatura consiste in un fazzoletto a smaglianti colori, intrecciato ed allacciato in modo fantastico, che nasconde compieta- mente la sua corvina e lucente capigliatura, se si eccettuino una coppia di treccie che le contornano il viso : la civetteria e gli adornamenti sono il suo debole. Nel praticare la prima ella trova un potente alleato nel suo fido ventaglio, che maneggia con arte soprafina ; il resto ci è rilevalo dalla sua smania di far pompa di una profusione di gingilli, di monili e di pendenti.
Se bramate ottenere un suo sguardo ed un suo lusinghiero sorriso, non avete che a presentarle qualche bagattella da voi comperata dal gioielliere, ma badate bene che sia di qualche valore e genuina, che altrimenti la vostra bruna diva non vorrà adornarsene.
II più bianco dei giovani bianchi darebbe il suo dito mignolo per mezz'ora di trattenimento colla seducente nostra mulatta, e per giungere allo scopo nel di lei giorno oncmastico, le fa un presente di dolciumi, di chicche e di ogni sorta di iecornie, canta le sue lodi in brevi canzoni, e la chiama La Zandunguera. Nei giorni di carnovale ed in altre occasioni festive la nostra mulatta è rallegrata dalle serenate dei suoi ammiratori, i quali, ad imprevedute ore della notte, si recano con uno stuolo di prezzolati suonatori alla di lei casa. Ordìnariamente uno della comitiva improvvisa una canzone in pochi versi, nella quale sono espressi i vanti e la crudeltà delia signora.
Ecco un esempio di tali canzoni :
Ay, ay, ay: quo mo estoy munendo, si!
Ay, ay ay: Por u,la ululata
Y ella està reyendose Que es cosa que me mata!
Amarillo ! suenamelo pinton.
Qualche volta la bruna signora riceve in casa i suoi notturni visitatori, ed allora i vicini della stessa schiatta, svegliati dal frastuono della serenata, indossano in fretta le vesti, e si affollano sul luogo della scena. Quando ognuno è rientrato in casa, i suonatori intuonano la dama cubana, specie di ballabile popolare a Cuba.
La musica fu scritta espressamente e dedicata alla nostra bruna beltà, e dal suo nome la musica della danza si chiama la Rafaelita.
I, compagni sono scelti, e l'affascinante ballo incomincia. Rafaelita è una silfide, e ce lo dicono il suo passo leggiero, la grazia, la voluttuosa cadenza delle sue movenze.
La danza è tult' altro che facile, dovendosi non solo adattare il passo alla musica, ma ben anco l'azione mimica al passo. Ma Rafaelita non si confonde, e mantiene perfettamente il tempo, e sfida le astruserie del ritmo stranissimo della musica della danza cubana. La nostra giovine mulatta ha auehe molte offerte di matrimonio , anche j da parte di giovani signori bianchi; ma j ella pensa che per il matrimonio ci è sempre tempo d'avanzo.
Ella non ha fretta di rendersi schiava una seconda volta, poiché tale ella crede ^ di divenire scegliendosi, sotto l'apparenza di marito, un nuovo signore e padrone.
Per ultimo faremo osservare che la nostra incisione è tolta da un dipinto originale del signor Gioachino Cuadros di Cuba, artista che gode bella






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