Mercallo dei Sassi.
 
Provincia di Varese - Sperficie Kmq. 5.34 - Altitudine 277 m.
Comuni limitrofi: Comabbio, Vergiate, Sesto Calende.
 
Mercallo e' posto sui terrazzamenti sud-occidentali del lago di Comabbio, con un territorio limitato a ovest dalle colline culminanti del Monte della Croce, a est dal lago e a sud dalla depressione che si spinge verso Oriano, paese limitrofo, frazione di Sesto Calende.
Gli studiosi di toponomastica danno per l'etimologia del nome due suggestive interpretazioni: secondo la prima, esso deriverebbe dal germanico Markt Halle", supponendo in epoca longobarda l'esistenza di un mercato: l'altra ipotesi si ricollega invece al termine "Mark", ossia limite, pensando al fatto che Mercallo, nell'alto medioevo,  fu luogo di confine fra il Comitato di Stazzona (Angera) e la Pieve di Angera con quella di Brebbia.  Oggi alla denominazione tradizionale e' stato aggiunto "dei Sassi", per ricordare come il territorio di Mercallo sia ricco di terreni Oligocenici e le colline mantengano ancora diversi "trovanti" o massi erratici.
Benche' le palafitte trovate nel lago di Comabbio non fossero situate lungo la riva mercallese, certamente l'origine del paese e' molto antica. Il ritrovamento di vari e ricchi corredi funebri risalenti all'epoca romana testimonia l'esistenza di un insediamento in quel periodo. D'importanza notevole e' la necropoli scoperta nel 1957 in localita' Vignaccia, sulla strada per Oriano. Le tombe, scavate nel 1957-59, hanno restituito un materiale di pregevole fattura, databile dalla prima meta' del I° secolo d.c.. Pezzi di eccezzionale valore sono: due ampolline di quarzo, ricavate da un unico cristallo (sono conosciuti nel mondo pochi esemplari analoghi), una statuina in ambra raffigurante un Erote, alta 5 cm., e vasetti antropomorfi.
D'origine medioevale e' la Parrocchiale di San Giovanni Evangelista. Ricordata nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del XIII secolo con dedicazione al Battista ("Marchallo, ecclesia sancti iohannis baptiste"), presenta il campanile, con specchiature ad archi ciechi, tipiche del romanico lombardo: esso e' databile all'XI secolo. La chiesa, situalta ai limiti orientali del paese, prospiciente al lago di Comabbio, ricevette una sostanziale modifica alla fine del seicento; il campanile fu mantenuto discosto dal corpo di fabbrica, sulla sinistra, ma venne sopraelevato per dotarlo di una cella campanaria, che ancora ricorda il rifacimento con la data 1690 incisa su un concio. Nel 1891 si decise una radicale trasformazione dell'edificio, con modifica dell'orientamento, cosi' che l'antica chiesa divenne il transetto dell'attuale e l'ex presbiterio venne a costituire la sagrestia. ma gli elementi strutturali della vecchiachiesa furono rispettati, cosi' che oggi si può vedere integra sul lato sinistro la facciata sei-settecentesca, decorata da due nicchie ai lati del portale d'ingresso, con a sinistra la statua di San Giovanni e a destra quella di S. Carlo. Sopra il portale un'aquila, simbolo di San Giovanni Evangelista.
Il nuovo temio fu consacratao dal Cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano. E' in stile neogotico con decorazioni in cotto; l'interno, a tre navate, presenta al centro l'altare maggiore con scagliola settecentesca di scuola intelvese e a sinistra del presbiterio un pregevole quadro della fine del XVII secolo raffigurante il battesimo di Cristo. L'altare in fondo alla navatella destra ha la statua lignea della madonna del Monte del Carmelo e la scagliola alla mensa. Nella sagrestia, un bel mobile settecentesco, attribuito al Maggiolini di Parabiago.
Il paese non presenta strutture abitative particolarmente rilevanti; lungo la principale Via Roma si allineano diverse case a corte tipiche dell'architettura settecentesca delle campagna lombarde.
I boschi circostanti ed il lago sono gli elementi naturali che caratterizzano il territorio di Mercallo. Interessante e' l'area paludosa nell'insenatura meridionale del lago, zona umida tra le piu' tipiche, adatta per la sosta degli uccelli di passo e popolata da diverse specie di malacofauna. Piu' a nord, sulla riva, la vecchia fornace Colombo impiantata all'inizio del secolo, dall'alta ciminiera in cotto, e' stata ristrutturata negli anni settanta come centro di un villaggio di vacanza, che si estende con roulottes fisse sul bordo del lago.
L'economia del paese, un tempo prevalentemente legata all'agricoltura, ha trovato nuovo impulso con la costruzione della superstrada Vergiate-Besozzo.
Lungo l'arteria sono sorte negli ultimi venti anni diverse aziende (Tessili e meccaniche) che danno ampio respiro all'occupazione e forza di lavoro, sempre però indirizzata per buona percentuuale verso i vicini centri di Vergiate (costruzioni aeronautiche Siai-Marchetti) e di Biandronno (elettrodomestici IRE-IGNIS).
La popolazione e' cresciuta notevolmente dagli inizi del secolo; da 801 abitanti nel 1901 si e' passati a 891 nel 1951, a 1051 nel 1961 e a 1365 nel 1971, per arrivare a 1539 nel 1981.
 
STORIA - La Cappella di S.Giovanni
 
STORIA - La primitiva Cappella di San Giovanni La prima notizia scritta relativa alla Chiesa parrocchiale di Mercallo si trova  nel "Liber notitiae sanctorum mediolani", attribuito a Goffredo da Bussero e  databile al 1285. Nel manoscritto è citata la "Ecclesia sancti iohannis  baptistae" nella località denominata "Marchallo". Una seconda citazione è  contenuta nel manoscritto "Notizia cleri mediolanensis de anno 1398 circa ipsius  immunitatem" nel quale è ricordata la "Capela de S. Iohannis de Marchalo".
A quei tempi, i territori rurali erano suddivisi in pievi (dal latino plebs  "popolo"), circoscrizioni ecclesiastiche con una chiesa principale (con annesso  battistero) da cui dipendevano delle cappelle o oratori (letteralmente "luogo  dove si prega"), in genere uno per ogni centro abitato. Grazie al patronato del Nobile del luogo (in genere, il maggior possidente terriero, non necessariamente  residente), ad ogni cappella era annesso un piccolo beneficio che consentiva la  presenza regolare, sia pur saltuaria, di un sacerdote per l'assistenza  spirituale della popolazione. Una di queste poteva essere la citata cappella di  San Giovanni; un'altra doveva essere situata al vertice del maggior agglomerato  urbano di allora, corrispondente alla parte più antica di Mercallo, esattamente  là dove ora sorge l'Oratorio dedicato alla Madonna Addolorata. Entrambe le  cappelle dipendevano dalla pieve di Angera alla quale Mercallo apparteneva.
La cappella di San Giovanni sorgeva quindi in un posto isolato, anche se non  lontano dall'abitato, ma ben visibile ed accessibile da un'importante via di  comunicazione che collegava i passi alpini alla pianura e attraversava Mercallo,  Oriano, il territorio di Lentate Verbano e della grande Abbazia benedettina di  San Donato. In ogni caso, Mercallo non aveva allora legami di carattere  ecclesiastico con la vicina Sesto Calende perché l'Abbazia, fondata nel IX  secolo da Liutardo, vescovo di Pavia, e tutto il territorio di Sesto, pur tra  ricorrenti contrasti con la diocesi di Milano, rimasero sotto la giurisdizione  dei vescovi di Pavia fino al 1821. Già due anni dopo, nel 1823, i parroci di  Comabbio, Lentate, Oriano e Mercallo chiedono di essere aggregati alla Pieve di  Sesto Calende ma la loro proposta sarà presa in considerazione solo nel 1946,  situazione ora superata con la recente costituzione del decanato di  Sesto-Angera.
Tornando ai primordi della Chiesa di San Giovanni, sempre all'interno delle  pievi, cominciavano allora ad apparire circoscrizioni meno estese che poi  sarebbero state chiamate parrocchie (dal greco paroikìa "vicinato" o paroikéin  "abitare vicino"), comunità di fedeli appartenenti allo stesso abitato o ad  abitati vicini la cui cura pastorale era affidata, sotto la diretta autorità del  vescovo diocesano, ad un presbitero stabilmente residente. Inoltre, dal XIV  secolo scomparve l'uso di costruire il battistero come edificio separato dalla  chiesa, uso motivato dal fatto che i neofiti, anche adulti, erano ammessi in  chiesa solo dopo il battesimo, e si cominciò ad amministrare il primo e  fondamentale dei Sacramenti nella chiesa stessa, collocando il fonte battesimale  in una cappella laterale, vicino alla porta d'ingresso della chiesa. La relativa  scarsità di clero secolare non consentiva allora di istituire una parrocchia in  ogni centro abitato di qualche importanza ma poi, specialmente per impulso di  San Carlo Borromeo, la nuova istituzione si diffuse rapidamente.
Probabilmente nel corso del XV secolo e certamente prima del 1472, per nomina  arcivescovile, la cappella fu eretta a parrocchia (o "rettoria", come si diceva  allora) di San Giovanni Evangelista con giurisdizione forse fino a Lentate  Verbano. Quando fu visitata da San Carlo Borromeo il 27 Giugno 1569, la  parrocchia comprendeva ancora gli abitati di Mercallo, Mirabella, Oriano e Oneda  ma, appena dieci anni dopo, con un decreto del 7 Giugno 1580, fu istituita la  parrocchia di Sant'Antonio ad Oriano. Dopo reiterate richieste, con il consenso  del parroco Carlo Prandoni, anche Oneda fu aggregata ad Oriano il 27 Gennaio  1898.
Delle antiche costruzioni precedenti la nuova chiesa di fine ottocento, abbiamo  notizie da qualche rara annotazione contenuta nei registri parrocchiali, tuttora conservati, dei nati (dal 1572), dei matrimoni (dal 1578) e dei morti (dal 1593)  ma soprattutto dagli atti delle visite pastorali conservati nell'Archivio  Storico Diocesano di Milano. Da San Carlo al 1918, anno della morte del Beato  Cardinal Ferrari, la pieve di Angera e le singole parrocchie della pieve furono  visitate ripetutamente dagli Arcivescovi di Milano i quali, tra gli altri, erano  accompagnati e, in qualche caso, sostituiti da delegati arcivescovili con  l'incarico di stilare minuziose relazione sulla situazione delle singole  parrocchie. Possiamo così riassumere il quadro delle visite pastorali alla pieve  di Angera:
  - San Carlo Borromeo nell'ottobre del 1567, il 27 giugno 1569 e nell'aprile    del 1579,
  - il Cardinale Federigo Borromeo il 19 gennaio del 1604, nel 1612 e nel 1619,    il Cardinale Cesare Monti nel 1641 e 1643 e il Cardinale Federico Visconti nel     1683,
  - il Cardinale Giuseppe Pozzobonelli nel giugno del 1749 e mons. Filippo    Visconti il 26 giugno 1785,   - il Cardinale Andrea Carlo Ferrari il 24 gennaio del 1896, il 25 agosto 1901    (per la consacrazione della nuova chiesa), il 27 gennaio del 1904 e, infine,    il 28 luglio del 1916 per la quarta e ultima visita pastorale.
Dell'antico edificio parrocchiale ancora esistente all'inizio del '600 abbiamo  notizie dagli atti delle tre visite pastorali di San Carlo. L'edificio  presentava ancora caratteristiche tipicamente romaniche: navata unica,  orientamento con l'altare maggiore ad oriente e la facciata ad occidente, abside  semicircolare con finestra e decorazioni, copertura lignea, forse a capriate. Vi  erano inoltre due altari minori, il primo dedicato a San Bernardo e l'altro alla  Beata Vergine Maria. All'esterno, sul lato sinistro (settentrionale) della  chiesa, sorgevano il campanile di forma quadrata con due campane (probabilmente  all'aperto) e con accesso dalla navata, e la casa parrocchiale e, sul lato  destro (meridionale), il cimitero. La sacrestia si trovava inizialmente sul lato  meridionale, dalla parte del cimitero, ma fu poi spostata sul lato  settentrionale.
Di queste antiche strutture rimangono ora la torre (fino alla cella campanaria)  databile al XI secolo, un basamento su cui poggiava la sacrestia meridionale, e,  fino a qualche decennio fa, la sacrestia settentrionale, poi demolita.
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