lib1275-legnano-crocione

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redigio.it/BiblioV4/lib1275-legnano-crocione,html - Il testo esplora il profondo valore storico e spirituale del "Crocione" di Legnano, una riproduzione locale della celebre croce lobata medievale simbolo di vittoria per la contrada che vince il Palio  
  1. redigio.it/dati12/QGLC128-legnano-crocione.mp3 - Storia e simbolismi della croce lobata del Carrocio - Il Crocione, Copia dell'originale - Una descrizione dei dettagli dopo un accurato restauro. - l'originale mp3, xxx parole
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lib1275-legnano-crocione - Il testo esplora il profondo valore storico e spirituale del "Crocione" di Legnano, una riproduzione locale della celebre croce lobata medievale simbolo di vittoria per la contrada che vince il Palio.
 
Il testo esplora il profondo valore storico e spirituale del "Crocione" di Legnano, una riproduzione locale della celebre croce lobata medievale simbolo di vittoria per la contrada che vince il Palio. L'autore approfondisce le origini dell'originale milanese, commissionato dall'arcivescovo Ariberto da Intimiano nell'XI secolo, evidenziando il legame indissolubile tra questo oggetto sacro, la difesa della città e l'invenzione del Carroccio. Attraverso i dettagli emersi dai restauri, viene offerta un'analisi iconografica accurata che svela il simbolismo del Cristo in agonia, delle figure celesti e degli elementi geometrici che rappresentano l'universalità del sacrificio divino. In definitiva, il documento funge da guida culturale per comprendere come un manufatto artistico possa fondere fede religiosa e identità civica nel tessuto sociale del territorio. - QGLC128-legnano-crocione.mp3
 
 
lib1275-legnano-crocione - Storia e simbolismi della croce lobata del carroccio. La croce è il simbolo più ambito delle contrade cittadine. Il palio, un segno di vittoria. e orgoglio si mescolano negli animi del popolo che ha meritato di poter custodire nella propria chiesa per un anno intero la croce o come si dice affettuosamente da noi il crocione.
 
Storia e simbolismi della croce lobata del carroccio. La croce è il simbolo più ambito delle contrade cittadine. Il palio, un segno di vittoria. e orgoglio si mescolano negli animi del popolo che ha meritato di poter custodire nella propria chiesa per un anno intero la croce o come si dice affettuosamente da noi il crocione. È noto che il Cristo venerato delle legnanesi è stato realizzato con tanta buona volontà ed abilità artigianale da artisti locali all'inizio del veco, copiando l'originale del Museo del Duomo di Milano. Poiché questo simbolo nel novembre del 1997 è stato protagonista di una mostra allestita dopo un accurato restauro quadriennale, vorremmo avanzare qualche riflessione senza avere la pretesa di esprimere dei giudizi artistici. Il dibattito culturale suscitato dal grande evento metropolitano e le conferenze tenute anche nella nostra città dall'architetto Ernesto Brivio, curatore della veneranda fabbrica del Duomo, ci offrono doviziosa materia su cui meditare. Ci sono inoltre parecchi nuovi spunti messi in luce dalla pulitura e dal restauro, fino a qui sconosciuti, annegati in quella opaca patina nerastra che il tempo e la polvere hanno stratificato su tutte le opere d'arte. La croce ha sempre avuto una forte valenza per i cristiani, anche quando è solo suggerita o dalle lettere dell'alfabeto, la tuscola greca, la xormontata dalla rnate su antichi codici liturgici. o dagli oggetti d'uso comune, l'ancora, il tridente per i popoli marinari. Nel Medioevo, poi la diffusione di reliquie da frammenti di legno provenienti dalla croce di Cristo è comunissima. Al tesoro del Duomo appartengono, tra gli altri, oggetti liturgici preziosi in oro e smalti con rappresentazioni della passione di Cristo. Riberto di Intimiano presso Cantù di Ascendenza Longobarda è designato la cattedra di Sant'Ambrogio nel marzo del 1018 e diventa subito figura di primo piano nelle vicende militari, politiche e religiose. Il vescovo stesso ordina la croce per le chiese a lui più cara, quella di San Dionigi, ricordata anche nel lascito testamentario del 1034, chiesa ora soppressa. La datazione per il manufatto, secondo moderne osservazioni, si dovrebbe collocare tra il 1037 e il 139. Infatti, per contrastare nel 1038 l'assedio di Milano da parte dei seguaci dell'imperatore Corrado II, il vescovo non solo chiama il popolo a difesa della città, ma inventa e utilizza per la prima volta il carroccio. Le dimensioni del crocifisso sono complessivamente 2,57* 1,90 per 5 e doveva avere un impatto imponente sui fedeli, dato che era posizionato sopra la porta d'ingresso della chiesa. Il restauro ha evidenziato che è formato da diversi pezzi di lamine di rame argentato e dorato, già probabilmente tagliate e adattate in passato. Si vedono infatti le giunture non ben connesse. Queste sono affrancate sopra assi lobate in legno di pioppo, ridipinte almeno quattro volte di rosso, tre mani e di ocra con la cornice probabilmente blu. Partendo dall'alto vediamo i motivi consueti di simili raffigurazioni liturgiche che non mancano nelle rappresentazioni miniate o pittoriche dell'epoca. ad indicare che tutto il cosmo partecipa alla crocifissione, il sole e la luna, qui però posizionati in contrario rispetto alla tradizione. La luna, figura femminile, sulla sinistra di chi guarda, è ammantata e sorregge con una mano la fiaccola della sua luce. Il simbolo astrale posto sulla testa presenta le due punte rivolte verso l'alto a significare, secondo alcuni, Luna in eclisse. Di contro brilla il sole, figura maschile, con le sue sei faci accese sopra il capo e la settima impugnata con entrambe le mani. Stanno forse ad indicare che all'approssimarsi della morte del figlio dell'uomo dell'ora sesta all'ora non si fece buio su tutta la terra. È un Una delle tante suggestive chiavi di lettura. La figura di Cristo è colta al momento della sofferenza, non della morte e infatti non presenta la ferita di lancia sul costato. Ha gli occhi ancora socchiusi e una copiosa perdita di sangue evidente sulle mani e sui piedi in corrispondenza dei chiodi. Le braccia aperte con le mani spalancate sembra vogliono comprendere l'universo intero. Il torso è leggermente ruotato nello strazio dell'agonia. Un perizoma che cinge i fianchi ricade panneggiato. I piedi appoggiano su o sono iscritti in un quadrato i cui spigoli indicherebbero i punti cardinali per comprendere tutta la terra. In basso abbiamo la raffigurazione del committente che recita l'iscrizione Aribertus Indignus. Archiep, cioè Archiepiscopus, nell'atto donare la chiesa di San Dionigi da lui fatta costruire. Nelle posizioni all'estremità del braccio orizzontale della croce troviamo Maria con il capo velato e la mano destra indirizzata verso il figlio e Giovanni, l'apostolo prediletto che stringe nella sinistra il libro del suo Vangelo.
 
 
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