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lib1273-curiosi-documenti - Il brano analizza l'eccezionale valore storico di alcuni ritrovamenti documentari a Legnano, celebrando la perseveranza della ricerca archivistica capace di riportare alla luce opere considerate perdute.
Il brano analizza l'eccezionale valore storico di alcuni ritrovamenti documentari a Legnano, celebrando la perseveranza della ricerca archivistica capace di riportare alla luce opere considerate perdute. L'autore approfondisce in particolare due pergamene rinvenute in un archivio privato: un controverso testamento attribuito alla regina longobarda Manigunda, sospettato di essere una copia successiva, e un autentico diploma imperiale di Ludovico il Pio risalente all'822. Attraverso una meticolosa analisi diplomatica e paleografica, vengono descritti gli elementi formali di questi atti, come il monogramma imperiale e il sigillo in cera, che ne attestano l'autorità legale. Il testo sottolinea come lo studio delle discipline umanistiche offra una profonda soddisfazione intellettuale e morale, permettendo di ricostruire le trame del potere teocratico e la gestione dei diritti ecclesiastici nel Medioevo.
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Legnano storia. Importanti e curiosi documenti in antiche carte ed in un archivio legnanese. Uno è della regina Longobarda Manigunda che è dell'ottavo secolo, l'altro di Ludovico il Pio dell dell'822, Carmina Nond Dant Panem, cioè lo studio degli autori classici non ha assicura favolose secondo l'interpretazione che possiamo ricavare da un passo del satirricon di Petronio, scrittore latino del primo secolo dopo Cristo, fatto proprio dal filosofo inglese Giovanni di Salisburi, dal 1120 a circa 1180. Se prescindiamo però dal discutibile tornaconto materiale che si può ricavare dallo studio umanistico, è pur vero che lo stesso a qualche soddisfazione di ordine morale può riservare. Lo insegna la scoperta del codice delle comete, opera di Giovanni da Legnano, è dato per perso dal Thorn Djike. Inutile sottolineare la soddisfazione del ricercatore che non si è arreso fino a quando è riuscito. Inutile sottolineare la soddisfazione del ricercatore che non si è arreso fino a quando è riuscito a rintracciare il manoscritto presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, dove era fluito dalla soppressa marucelliana in modo da poter inserire il contenuto tratto dal microfin del volume Vita e opere di Giovanni D'Ano, scritto in collaborazione dal direttore della Martinella e dedicato al giurista. Non minore il godimento provato dall'autore di queste note nel riordino di un archivio privato lineanese dal coacervo di di antiche reperti e rinsecchite pergamene piegate a libero o arrotolate, sono emersi due documenti di indubbia curiosità e tali da far tremare le vene ai polsi a chi si aggiungeva la lettura. Il primo consiste in una pergamena dim49 x 37 contenente il testamento attribuito alla regina Manigunda nell'anno 23º del regno di Liut Prando e del Brando. re dei Longobardi. Con esso la testatrice, sull'esempio di quanto già fatto per Pavia da Liut Prando, esprime la volontà di far costruire un monastero nelle sue proprietà in prossimità dell'Olona. Il località la riade nel contado nel contado del Seprio. Previa consacrazione da parte del vescovo pavese Anastasio. La regina per di più si preoccupa che delle future monache siano assicurati anche vitto, vestiti, candele e qualche bottiglia di vino. E il testo risulta corroborato regolarmente da testimoni giudici del sacro palazzo e autenticato da Messi Imperiali. Ad un'attenta considerazione sorge però qualche dubbio sull'autenticità del documento. La pergamena sottilissima appare molto ben conservata perché si possa all'avo secolo. La scrittura non è quella longobarda, ma corsiva Carolina che con qualche vuoto tra una parola e l'altra dovuto probabilmente a difficoltà di interpretazione del testo originario, poiché inoltre non si evidenziano tracce di sigilli, pur trattandosi di una donna che testa, si ha l'impressione che l'atto, se non è un falso, si invece una coppia di originale sicuramente autentico è invece un altro documento sempre conservato nello stesso archivio legnanese. Si tratta di una pergamena di centimetri 45 x 45 in discreto stato di conservazione nonostante qualche lacerazione centrale e macchie di umidità specie sul verso. La scrittura corsiva cancelleresca di stampo ancora merovincico a prima vista al lettore sproveduto paleograficamente può sembrare illeggibile. Una volta però trovata la chiave di lettura, il testo appare più chiaro. È nota nel testo l'importanza attribuita agli insegnamenti della scuola di Alcuino riguardo alla buona scrittura e alle correttezze dei testi, di cui si incominciarono a sentire gli effetti sotto l'udo Vicol Pio, figlio di Carlo Magno, che lo associò alla dignità nell'anno 813 il testo si apre con l'invocazione divina che ha origine dei presenti. Il testo si apre con l'invocazione divina che ha origine dai precetti apostolici in nomine domini Gesù Cristi nel nome del Signore Gesù Cristo segue l'intitolazione tipica dei documenti pubblici chiamata generalmente salutatio che nel nostro caso suona Ludovicus divina Providentia Imperator con evidente significato teocratico e politico. Ludovico afferma la derivazione dell'autorità imperiale dal diritto divino e l'indipendenza di tale autorità rispetto al popolo, anche se non si può escludere un sentimento di devozione. Dopo il protocollo iniziale si entra nel vivo della questione con la notificazione Notum S volumus che fa da cerniera al fatto poi indicato ed è come l'anima del documento in quanto testimonianza storica. Ludovico si propone di notificare ai sudditi e fedeli presenti e futuri di essere stato informato dal vescovo Vittore di torti e violenze recate alla sua chiesa. Allo scopo di appurare la verità, l'imperatore è incaricato di Investigare Bernoldo, vescovo Magdeburghese, Gotifredo, abate del monastero di San Sisino, Roderico e Rocario, conti della provincia Rezia, corrispondente all'attuale Cantongrigioni. Appurate le effettive ingiurie e i danni arrecati alle chiese di San Sisino e San Colombano e allo Xenodocchio di San Pietro e alla corte di Azzurri. L'imperatore, rifacendosi alle concessioni elargite dei suoi predecessori ai menzionati enti, non esita in nome della sua autorità a restituire diritti già elergiti e violati. Quindi, a dar forma legale al fatto documentato occorrono opportune obbligazioni della forma precettiva, contenente il divieto assoluto di presumere controversie e creare impedimenti. E perché l'autorità imperiale rimanga inviolabile, l'imperatore sottoscrive di mano propria l'atto con la formula Signum domini Ludovici puissimi imperatoris augusti. Il segno è costituito da un monogramma o figura quadrata formata da lettere disposte in ordine simmetrico legate insieme con linee rette ricomposte in ordine convenientemente da il nome di Ludovico. Le lettere naturalmente sono di mano dello scrittore del documento o ufficiale della cancelleria. Al diploma dell'imperatore si fa da compimento la ricognizione della cancelleria eseguita dal notaio Ern Bardo su incarico del cancelliere Algilmar con lo scopo di riconoscere che il documento sia stato accuratamente scritto secondo l'intenzione del sovrano. Al lato del monogramma e della ricognizione si trova il sigillo che costituisce una componente importante anche per l'originalità dell'esemplare. Si tratta di un intero favo di cera flava che forma come una gobba sul verso del diploma. Il sigillo è attaccato alla pergamena con il sistema della incassatura. È rotondo. È fatto con l'impronta dell'anello regio che consisteva nel ritratto del sovrano, inciso rozzamente di profilo e a fatica si riesce ancora a distinguerlo. Con in giro l'iscrizione del nome e del titolo. Per l'applicazione del sigillo si effettuava un taglio in croce nella parte inferiore della pergamena a destra. L'anello da sigillare era custodito dal referendario Regio. A conclusione del escatollo si legge data Cled Augusto 9 anni anno propicio imperi domini Ludovici Puissimi. Imperatoris Augusti e Pacto indizione ter Strasburg Civitate. La data è completata dall'indicazione o ciclo di 15 anni numerati singolarmente per ciascun ciclo. da 1 a 15. Tre sono le ere di Carlo Magno, la prima delle quali data 768 del Regno dei Franchi, la seconda 774, la terza 800. Perciò ne aggiungiamo a 768 tre cicli di 15 anni e cioè anni 45. E tocchiamo l'indizione terza che corrisponde all'anno 813 in cui lo fu associato il potere. Nell'anno 822 è ancora in corso l'indizione terza. Quindi siamo nell'anno dell'impero di Ludovico, 822, ottava calende di agosto, quindi il luglio il 25 e siamo a Strasburgo. Segue la precazione o formula di augurio di origine romana che ha un certo rapporto con il saluto finale. ed è composta in tre parti: feliciter felicemente che è la base in de nomine in nome del Signore pari alla invocazione divina. E infine amen.
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